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Il Carro – Cancro: Viaggio astrosciamanico nei Tarocchi

Febbraio 13, 2015 by admin

chariotDopo l’Imperatore, il Papa e gli Amanti, il nostro viaggio attraverso gli Arcani Maggiori continua e raggiunge il Carro. Questa carta dà un senso immediato di vigilanza, controllo e solidità, che sembra prevalere sul senso di mobilità e parata suggerita dal nome della carta.

Secondo il sistema esoterico del Golden Dawn (Ordine Ermetico dell’Alba Dorata), il Carro è assegnato al Cancro, il cui glifo appare sulla cintura dell’Auriga, assieme alla Luna, raffigurata anche su entrambe le spalle.

Nei Tarocchi di Rider Waite il Carro è condotto da una figura che indossa una robusta corazza con un quadrato bianco al centro, che enfatizza la qualità di un cuore pratico e concreto. La parte frontale del carro mostra il simbolo indù del lingam (il pene maschile) che penetra la yoni (genitali femminili) e una sfera alata. Ai suoi piedi, al posto dei cavalli, vi sono due sfingi, una bianca e una nera,[i] leggermente girate una da una parte e una dall’altra, come se tirassero in direzioni diverse. L’Auriga regge una bacchetta magica e nelle sue mani non vi sono redini per governare le sfingi, che egli sembra controllare semplicemente con la sua forza interiore. Sullo sfondo sono visibili una città fortificata e un fiume.

Il Carro è la settima carta degli Arcani Maggiori, ed enfatizza l’ordine cosmologico delle sette direzioni, esemplificando da un lato un trionfante dominio su tale ordine e la liberazione dallo stesso, mentre dall’altro l’incapacità di andare oltre questa struttura e uno stato di tragica cattività. Come settima carta, in un contesto in cui ogni stadio comprende sette delle 21 carte (escluso il Matto che è zero), il Carro rappresenta la piena maturazione del primo stadio del Rituale di Base del Sacro Cono, e l’acquisizione delle medicine spirituali delle carte precedenti, rappresentate tutte nel Carro.

Questa carta è anche l’accesso al secondo stadio, compresa la sequenza dall’ottava (la Forza o la Giustizia, dipende dal tipo di mazzo) alla quattordicesima carta (la Temperanza), che implica il rilascio dell’ego cosciente e del sé esteriore. Dopo aver completato il primo stadio la coscienza raggiunge la sua massima espansione, tuttavia questa superiorità si riferisce alla nostra realtà umana separata e non coinvolge necessariamente il Sé superiore.

Il Carro rappresenta una zona di transizione, dove sia la nostra mente multidimensionale, o Cristo stesso (il cui compito è liberarci dalla nostra identità separata), sia l’ego, che follemente ci tiene bloccati e prigionieri, coesistono. Questa, come dice l’autore di Meditazione sui Tarocchi, è la prova della quarta tentazione, la più intima e sottile.

Qui il ricercatore che ha trionfato sulle tre tentazioni dei voti tradizionali di povertà (possedere tutto senza essere attaccati a niente), castità (amare con la totalità del proprio essere) e obbedienza (unità con Dio),[ii] è tentato dalla sua stessa vittoria. È la lusinga di agire “nel proprio nome”, di percepire se stesso come il maestro invece che come il servitore, che porta all’arroganza spirituale, alla superbia e infine alla megalomania mistica, la più catastrofica delle sventure, che il Carro intende svelare e guarire.

Nello stesso testo, l’autore descrive dettagliatamente la chimica esoterica del processo che conduce alla quarta tentazione,[iii]che è il risultato della maestria sugli elementi che segue la vittoria sulle tre tentazioni. Questo processo è esemplificato da sette miracoli di grande importanza nel Vangelo di Giovanni [iv] e dai sette aspetti del nome del Maestro, o Arcobaleno della Gloria di Dio: “Io sono la vera vite”, “Io sono la via, la verità e la vita”, “Io sono la porta”, “Io sono il pane della vita”, “Io sono il buon pastore”, “Io sono la luce del mondo” e “Io sono la resurrezione e la vita”.

Il rischio è che ci si può identificare con questi aspetti, o farsi sedurre da essi e dai loro affascinanti effetti, e allo stesso tempo incoraggiare il proprio ego gonfio e fomentare inconsciamente la separazione. Questo è il pericolo maggiore per mistici, sciamani e tutti coloro che sono impegnati sul sentiero spirituale. Ciò che genera questo mondo separato, con tutte le sue miserie e rancori, prospera in una matrice molto sottile, priva di ogni apparente relazione con i suoi effetti dolorosi. È una zona spirituale pericolosa, un surrogato della presenza di Dio, intenzionalmente destinata a causare confusione e mettere alla prova coloro che aspirano sinceramente a connettersi con la vera presenza di Dio.

Gli aspetti più eclatanti della separazione, come guerre, violenza, odio o malattie, sono semplicemente il frutto di una radice mascherata, il cui processo di manifestazione si dispiega silenziosamente, velato da un baldacchino di falsa sacralità, che la maggior parte degli esseri umani sono incapaci di scoprire.

Solo ricercatori profondamente impegnati possono percepire questa matrice di separazione, ed essere in condizione di purificarla e guarirla, nella misura in cui non cedono alla quarta tentazione, che gonfia inconsciamente i loro ego come risultato della loro apparente superiorità.

È per questo che, attraverso i secoli, l’esperienza di molti santi e guaritori spirituali indica la qualità dell’umiltà come un antidoto fondamentale sul sentiero. Per questo motivo, sin dai tempi antichi la maggior parte degli ordini monastici e comunità spirituali hanno fondato le loro pratiche sullo sviluppo di questa qualità, esemplificata dal detto ora et labora (prega e lavora), l’unico rimedio preventivo contro il flagello della megalomania spirituale. L’immunità da questo grave rancore deriva anche dall’aver avuto un’esperienza diretta del Divino.

“L’esperienza autentica del divino rende umile; colui che non è umile non ha avuto un’autentica esperienza del divino”. È questa connessione che dà il dono dell’umiltà, non importa se la persona ricorda, o parla dell’esperienza o meno.

Vorrei ora aggiungere che un altro importante aspetto della megalomania, alla quale il suddetto autore non sembra far riferimento, si trova anche in tutte le forme di fondamentalismo, letteralismo e dogmatismo. Questo, secondo me, è tipico di quelle religioni e chiese, i cui rappresentanti umani hanno la pretesa di essere le più alte autorità in materia di spiritualità, morale e fede.

Mentre il segno del Cancro possiede la luminosa consapevolezza delle nostre ancestrali tradizioni e dottrine, può esprimere anche i loro lati ombra, che emergono ogni qualvolta prevalgono intolleranza, fanatismo, e ristrettezza di vedute. Il Carro rappresenta il mistero esteriore dell’antica alleanza, le leggi il cui scopo è condurre sulla soglia dell’iniziazione al mistero interiore, che è il sentiero che guida alla vera liberazione. Tuttavia il Carro non ci porta oltre la soglia, e quando non riesce a svelare l’accesso al mistero interiore diventa il principale ostacolo al piano di salvezza.

Il Carro mostra sia il trionfo della megalomania dell’ego sia il vero Trionfo dell’allineamento con il proprio vero Sé. La carta può anche rappresentare qualcuno ossessionato da grandiosità, intransigenza e stravaganza ad ogni livello, incluso quello spirituale, o l’uomo integrato, il maestro di se stesso, che tiene sotto controllo le quattro tentazioni, come pure i quattro elementi.

Nei Tarocchi dei Santi di Robert Place, il Carro è rappresentato da San Cristoforo (il patrono di viaggiatori, pellegrini e guidatori), con un’immagine che raffigura Gesù bambino mentre lascia la città e attraversa un fiume sulle spalle del santo, come fosse il suo carro. Il Sé lascia il regno della terza dimensione (città-terra) e attraversa la quarta dimensione (acqua) per raggiungere le dimensioni più elevate. Qui il Carro opera come la Merkabah (la parola ebraica per “Carro” e “Trono di Dio”), descritta in Ezechiele 1:4-26 come il veicolo con quattro ruote guidato dai quattro angeli mistici ebraici (chayot), rappresentati da uomo, leone, toro e aquila, che nella cristianità sono associati ai quattro evangelisti e in astrologia ai quattro elementi e direzioni.

Il termine Mer-ka-bah è una trinità di parole (Mer “Luce”, Ka “Spirito”, Bah “Corpo”) che si trova, in questa o in altre forme, in molte culture. È il carro usato dall’umanità per raggiungere Dio, il divino veicolo usato presumibilmente dai maestri ascesi per permettere al corpo umano e all’anima di passare dalla terza dimensione alla realtà multidimensionale. Tutte le pratiche di guarigione spirituale sono finalizzate a riattivare questo carro, un sinonimo del Sacro Cono, lo strumento del piano di salvezza e liberazione dalla nostra realtà separata.

Nella lettura dei Tarocchi il Carro può indicare un importante punto di svolta sul cammino spirituale in cui è vitale domandarsi come ci stiamo muovendo sul sentiero, mettendo alla prova i nostri pregiudizi e modelli routinari, e assicurandoci di essere veramente connessi con il nostro Intento allineato alla Funzione.

Il Rituale di Base del Sacro Cono con i suoi tre stadi è un’implementazione di questo processo, che opera come test di revisione dell’auto, allo scopo di permettere al Carro di continuare in tutta sicurezza il suo viaggio attraverso il secondo stadio. Il veicolo può apparire nelle sue migliori condizioni, proprio come la carta esemplifica forza di volontà, controllo e fiducia in sé, tuttavia mediante la verifica del suo stato si possono scoprire difetti nascosti e quant’altro si cela oltre l’apparenza.

Tratto da Franco Santoro, Viaggio astrosciamanico nei Tarocchi (clicca qui per accedere all’opera)

[i] Platone nel Fedro descrive la mente come un carro tirato da un cavallo bianco e uno nero.
[ii] Vedi il precedente articolo di questa serie.
[iii] A coloro che si sentono in sintonia con questi insegnamenti raccomando di leggere il libro, e in particolare i riferimenti al moto verticale e alla respirazione degli Angeli (vedi Meditazione sui Tarocchi, p. 201).
[iv] Questi miracoli sono la trasformazione dell’acqua in vino (Giovanni 2), la moltiplicazione dei pani e il camminare sulle acque (6), la guarigione del figlio del nobile (4), del paralitico alla piscina (5), dell’uomo nato cieco (9), e di Lazzaro (11).

L’Imperatore – Ariete: Un Viaggio astrosciamanico nei Tarocchi

Febbraio 13, 2015 by admin

L'Empereur-The-EmperorNel mazzo di Rider-Waite-Smith, L’Imperatore è raffigurato come uno stabile e austero sovrano che regge uno scettro, saldamente seduto su un trono ornato da quattro sculture raffiguranti l’ariete, su un solforoso sfondo rosso. Nei tarocchi questa carta è la quarta degli Arcani Maggiori, tradizionalmente associata alla lettera ebraica Heh, (finestra) ed al segno astrologico dell’Ariete.

L’Imperatore regge la croce egizia, o ankh, come uno scettro, che in altri mazzi è il globus cruciger, il simbolo dell’autorità degli imperatori e dei re cristiano-romani e che rappresenta il dominio della loro religione sul pianeta. Nei Tarocchi dei Santi di Robert Place, l’Imperatore è interpretato da San Costantino che regge il labarum, l’emblema che aveva sognato udendo la voce “In hoc signo vinces” (in questo segno vincerai), e che successivamente ordinò di apporre sugli scudi dei suoi soldati per vincere la battaglia contro l’imperatore anti-cristiano Massenzio. In seguito a questa vittoria la religione cristiana divenne la religione ufficiale dell’Impero Romano.

Nei Tarocchi di Thoth di Aleister Crowley l’Imperatore è raffigurato con le gambe incrociate, una caratteristica che questa carta ha in comune soltanto con un altro Arcano Maggiore, L’Appeso (associato con Nettuno). In questo come in tutti gli altri mazzi, l’Imperatore non ha con sé alcuna arma e il segno del suo potere è dato semplicemente da una profonda autorità sacra, e non dalla minaccia delle armi.

emperor crowleyUna descrizione dettagliata dell’autorità dell’Imperatore appare nella Meditazione sui Tarocchi, uno degli studi più profondi sull’esoterismo occidentale. Il libro, scritto da un autore anonimo (identificato con Valentin Tomberg), è stato molto apprezzato nell’ambiente cristiano e cattolico e presenta anche una postfazione del Cardinale Hans Urs von Balthasar, uno dei più grandi teologi cattolici del ventesimo secolo.

Per l’Amico Sconosciuto (il termine che l’anonimo autore usa riferendosi a se stesso) Dio, similmente all’Imperatore, è potente soltanto quando la sua autorità, lungi dall’essere imposta con la forza, è liberamente riconosciuta e accettata. “La preghiera è l’atto di questo riconoscimento e accettazione. Ognuno è libero di credere o non credere. Niente e nessuno può obbligarci ad avere fede – né scoperte scientifiche, né argomenti logici, né torture fisiche possono costringerci a credere, ovvero riconoscere ed accettare liberamente l’autorità di Dio. Ma d’altra parte, una volta che quest’autorità è riconosciuta e accettata, l’impotente diventa potente. Allora il potere divino può manifestarsi – ed è per questo che si dice che un granello di fede è sufficiente a muovere le montagne”

La pratica spirituale è indicata qui come il modo per risvegliare la coscienza addormentata e svelare il mistero della nostra vera natura. Gli Arcani Maggiori dei Tarocchi, analogamente ai Vangeli o alla Cabbala, sono esercizi spirituali che devono essere praticati profondamente, anziché esplorati intellettualmente. Il Tarocco come pratica spirituale non è intesa a fornire la conoscenza di nuovi elementi, bensì a permettere l’acquisizione della conoscenza solo quando è necessaria. Questa conoscenza è conservata nel profondo serbatoio del Possente Varco (vedi articolo sopra), fino a quando arriva il momento di manifestarsi e diventare visibile attraverso l’Ariete, l’Imperatore e l’inizio del nuovo ciclo dell’anno. L’inverno custodisce il seme della conoscenza, che emerge infine in primavera.

“L’iniziato è uno che sa come raggiungere il potere, ovvero sa come chiedere, cercare e mettere in pratica i mezzi appropriati per avere successo. I soli esercizi spirituali glielo hanno insegnato – nessuna teoria o dottrina, sebbene luminosa, avrebbe potuto in alcun modo renderlo capace di ‘sapere come sapere’… La filosofia ermetica pertanto non insegna che cosa si dovrebbe credere riguardo a Dio, l’uomo e la natura, ma insegna piuttosto a chiedere, cercare e bussare per arrivare all’esperienza mistica, all’illuminazione gnostica ed al magico effetto di ciò che si cerca di sapere su Dio, l’uomo e la natura. Ed è dopo aver chiesto, cercato e bussato – e dopo aver ricevuto, trovato e ottenuto l’accesso – che si sa. Questo tipo di sapere… è l’Imperatore; questo è l’insegnamento pratico della quarta carta dei Tarocchi.”

Per conseguire la vera conoscenza la nostra mente, che è l’organo apparente della conoscenza, necessita infine di arrendersi completamente al cuore, che è l’organo dell’amore, inteso come conoscenza completa. Quest’atto di arrendersi è implementato dalla pratica spirituale, ma in un modo, come il solido e pragmatico aspetto dell’Imperatore esemplifica, che è pienamente radicato nella realtà. La pratica spirituale è in questo caso un impegno risoluto con la realtà. Un individuo pragmatico è totalmente rispondente alla realtà, che è anche il vero significato dell’essere radicato. Questo implica muoversi e stare nel mondo fisico con il fermo intento di scoprire il mistero della vita e della morte, perseguendo incessantemente la ricerca del significato e della verità.

“Ebbene io vi dico, chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto. Perchè chi chiede ottiene; chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto” (Luca 11:9-10)

Il vero pragmatismo non è avere a che fare con ambizione, carriera, soldi o altri aspetti provvisori della vita. Significa cercare, chiedere e bussare sistematicamente per rivelare il vero significato della vita e il mistero supremo, che qui chiamo Dio. Questo Dio è il centro di tutta la realtà, inclusa la realtà della nostra identità. Attraverso la pratica spirituale ci radichiamo nella realtà e ci liberiamo di tutte le illusioni. Conformarsi alle attese degli altri e a quello che loro considerano reale non ha niente a che vedere con l’essere radicato nella realtà. Con la pratica spirituale abbraccio attivamente il mistero della realtà e scelgo di ancorarmi fermamente nel suo potere.

È la via suprema della liberazione o, come dice Osho, “la prima e l’ultima libertà”. La pratica spirituale ha il potere di dissipare tutte le paure. L’amore spazza via tutte le paure. Ed è quest’amore, che è Dio, che la pratica spirituale intende svelare nella profondità del nostro essere.

Il primo mese di primavera, col Sole in Ariete, è un periodo eccellente per iniziare e per impegnarsi in una pratica spirituale. In Wikipedia la “pratica spirituale” è definita come qualsiasi attività associata al coltivare la spiritualità. La “spiritualità” è descritta come concernente argomenti spirituali, vale a dire quelli “che implicano la natura originale, non solo come organismi biologici materiali, ma come esseri la cui unica relazione è con ciò che è al di là sia del tempo che del mondo materiale.”

La pratica spirituale è un vero impegno con l’essenza della realtà e l’autentica dedizione per quello che è davvero importante nella vita. È ciò che consente di sperimentare direttamente, coltivare e far emergere visibilmente lo Spirito in questo mondo. Attraverso la pratica spirituale lascio andare le mie idee rigide e prevenute, incluse quelle relative alla spiritualità e a Dio. Entro nel deserto interiore, la Nube della Non-conoscenza (Cloud of Unknowing), dove il mio cuore è purificato e recupera il suo genuino senso di stupore. L’accesso al mistero richiede la meraviglia di un bambino, lo stupore radicato nell’esperienza della bellezza estatica, ciò che gli antichi iniziati cercavano di conseguire attraverso ricerche filosofiche e spirituali.

Abbracciare la natura priva di pregiudizi di un bambino emerge come il requisito assoluto per penetrare il mistero della spiritualità. “Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite, perché a chi è come loro appartiene il regno di Dio. In verità vi dico: chi non accoglie il regno di Dio come un bambino non vi entrerà.” (Luca 18:16-17)

L’eminente Cardinale Von Balthasar precedentemente menzionato, autore di 16 pesanti volumi enciclopedici e molte altre complesse opere teologiche, in uno dei suoi ultimi libri (Unless You Become Like This Child – A meno che non diventi come questo bambino), scritto come una sorta di testamento spirituale, descrive la semplicità cristiana di un bambino come “paradossalmente la più alta maturità possibile per l’uomo”, ammettendo che il messaggio centrale e il mistero del cristianesimo, “è la nostra trasformazione da saggi, autosufficienti, adulti in perenni bambini del Padre di Gesù con la grazia del loro Spirito. Tutto nel Vangelo – l’incarnazione di Dio, le sue vite segrete e pubbliche con i loro silenzi, miracoli e prediche, la sua Passione, la Croce e la Resurrezione: tutto è stato per questo.”

Il senso di meraviglia è una parte innata dell’infanzia. I bambini si meravigliano continuamente per quello che gli adulti danno per scontato. Vivono come pionieri in un mondo nuovo, dove ogni cosa, non importa se grande o piccola, diventa fonte di rivelazione e stupore. E quest’attitudine innocente è anche la caratteristica fondamentale dell’Ariete, il primo bambino emergente dello zodiaco.

Iniziando questo nuovo ciclo dell’anno, abbiamo l’opportunità di tornare bambini e recuperare il nostro istintivo bisogno di svelare il mistero dell’esistenza. Abbracciare la semplicità e la natura indagatrice di un bambino richiede gran coraggio in un mondo focalizzato su produttività, acquisizione, ambizione e rigidi presupposti. Tuttavia l’Ariete è il primo passo di un nuovissimo viaggio e, quando il vecchio viaggio è finito, regolarmente ritorna ad annunciare una nuova opportunità.

L’Ariete insegna che possiamo mantenere l’innocente integrità del nostro cuore come una via per muoverci genuinamente attraverso tutte le sfide della vita. E una volta che l’Ariete apre il suo cuore innocente di bambino e riconosce il Dio interiore, la sua autorità è destinata a regnare suprema. L’Imperatore dimora fermamente sul suo lucente trono, reggendo lo scettro del suo unico sacro Intento e celebrando l’inizio e la fine del Gioco.

Tratto da Franco Santoro, Viaggio astrosciamanico nei Tarocchi (clicca qui per accedere all’opera)

Gli Amanti – Gemelli: Un Viaggio astrosciamanico nei Tarocchi

Febbraio 13, 2015 by admin

loversNel nostro viaggio attraverso gli Arcani Maggiori raggiungiamo ora una delle carte convenzionalmente più attraenti. A prima vista la carta degli Amanti tende a suscitare in molte persone una sensazione piacevole, associata inevitabilmente anche a storie d’amore. Poiché tali temi si collocano al primo posto nella cartomanzia mondana, o previsione del futuro, questa carta ovviamente gode di una reputazione di prima classe. Tuttavia, nonostante le sue correlazioni romantiche, la carta enfatizza trasparenza, innocenza e sacralità in ogni tipo di relazioni, incluse quelle che non hanno nulla a che vedere con le storie d’amore romantico.

La qualità di una relazione pura e santa è rappresentata in particolare nei Tarocchi Rider Waite, dove, in uno scenario da Giardino dell’Eden, una trinità, un uomo e una donna senza veli, sono presieduti e benedetti dall’Arcangelo Raffaele (associato con l’Aria e Mercurio) con le ali spiegate. Il sole splende allo zenith mentre in basso c’è una montagna, e ai lati, dietro l’uomo e la donna, l’ Albero della Vita con dodici frutti e l’Albero della Conoscenza del Bene e del Male con il serpente.

Nei Tarocchi dei Santi di Robert Place, sono apparentemente evidenziate implicazioni convenzionali nelle relazioni mediante l’associazione degli Amanti a San Valentino, il patrono degli innamorati celebrato il 14 febbraio. Nella carta il santo interpreta la parte dell’angelo che benedice gli amanti dall’alto. Valentino fu un prete martire dei primi periodi del cristianesimo. Fu giustiziato perché univa in matrimonio segretamente i soldati e le loro spose contro la volontà dell’Imperatore, che aveva ordinato ai soldati di rimanere celibi per non creare attaccamenti che interferissero con i loro doveri.

6_The_LoversIn mazzi più tradizionali, come i Tarocchi di Marsiglia, la carta è chiamata L’Innamorato (L’Amoureux) e raffigura un giovane uomo che sta per essere colpito dalla freccia di Cupido. Sta in piedi tra due donne: una donna matura dai capelli scuri che indossa un vestito rosso, gli poggia la mano sinistra sulla spalla, mentre avvicina la destra ai genitali, e una giovane donna bionda vestita di blu, che indica con la mano sinistra il cuore dell’uomo e con la destra la sua stessa pancia. Questa carta esemplifica il confronto con una scelta, che a livello esoterico implica la scelta tra l’ordinario e il non ordinario, il buio e la luce, la separazione e l’unità.

Secondo la tradizione ermetica del Golden Dawn, il sistema zodiacale che impieghiamo in questi articoli, la carta degli Amanti è associata ai Gemelli. Questa corrispondenza consente all’idea degli amanti di trascendere le sue connotazioni romantiche o sociali.

I Gemelli suggeriscono immediatamente un rapporto luminoso, innocente e giocoso tra le parti coinvolte, e una relazione gemellare, tra fratello e sorella, piuttosto che un tradizionale rapporto di coppia. È la fratellanza e la sorellanza che l’angelo sembra benedire come l’impegno supremo. È anche ciò che col tempo rimane in una relazione, una volta che tutti gli strati esteriori sono stati eliminati e la coppia si rivela infine nella sua autentica nudità. È la discriminazione tra quelle che Un Corso in Miracoli chiama relazioni speciali, che sono rapporti egocentrici basati sulla separazione e la paura di Dio, e le relazioni sante, connessioni fondate sull’unità, l’amore incondizionato e Dio.

Quando questa carta compare in una lettura, è spesso un invito a fidarsi del cuore, non importa quanto sembra irrazionale o paradossale. Gli Amanti ci mostrano l’apertura di una porta, spingendoci gentilmente a varcarla. Qui c’è all’opera una profonda purezza, che può facilmente essere contaminata da implicazioni convenzionali del termine “cuore” e causare confusione.

Ciò che ispira il cuore degli Amanti non è un orientamento romantico, sessuale o terreno. È uno stato di pristina trasparenza, una resa gentile e naturale alla volontà di Dio, attraverso la quale il vero Amore è spontaneamente destinato a fiorire.

Gli Amanti enfatizzano un nudo e benedetto riconoscimento delle polarità, il cui scopo è la loro armonizzazione e anche, infine, la loro dissoluzione. Da una prospettiva esoterica la divisione in generi sembra essere la caratteristica tipica della realtà separata e della nostra configurazione umana arbitraria. Poiché l’ego è basato sulla credenza nella separazione, proietta la sua convinzione nel mondo, sperimentato come una realtà di dualità.

L’incapacità o il rifiuto di percepire l’unità, ci confina in un mondo frammentato dove le relazioni rappresentano la principale strategia d’imprigionamento. Un modo in cui questa prigionia viene promossa è descritto in un saggio di Marnia Robinson (clicca qui), che menziono per riconoscere un prospettiva significativa, con cui non mi riconosco necessariamente.

Quando viene chiesto a Gesù qual è il più gran comandamento della Legge, egli risponde “Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il più grande e il primo dei comandamenti.” Poi aggiunge un secondo comandamento, “Amerai il prossimo tuo come te stesso.” Sottolineando che “da questi due comandamenti dipende tutta la Legge e i Profeti.” (Matteo 22:36-40).

Come parte della loro sfida iniziale, gli Amanti si confrontano con il ruolo unico che ognuno di noi deve ricoprire a questo proposito. Questo primo comandamento sull’amore per Dio è intrecciato al secondo sull’amore per gli altri, che è legato all’amore per se stessi, come in “Ama il prossimo tuo come te stesso.” (Matteo 19:19).

Il primo passo degli Amanti è l’amore incondizionato per se stessi, che inevitabilmente implica l’allineamento con la fonte d’amore incondizionato dentro di sé: il Dio cui si fa riferimento nel primo comandamento. Lasciando andare inesorabilmente la percezione separata di noi stessi diventiamo sempre più capaci di vedere noi stessi negli altri e camminare insieme su un sentiero di guarigione comune.

La fase dell’amore per se stessi è un processo continuo, che procede insieme alla fase gemella dell’amore per il prossimo. Procedendo sul sentiero spirituale di guarigione, aumentiamo quest’amore di sé, rendendoci conto gradualmente e profondamente col passar degli anni, “che Dio realmente ti ama di un amore senza fine. Sei amato e sei degno d’amore. Ogni qualvolta provi ad acquisire o approfondire quest’attitudine verso te stesso, stai cooperando con la grazia di Dio”.

Allo stesso tempo l’amore di sé aumenta attraverso la profonda connessione con gli altri, “ascoltando e fidandosi, amando e (cosa più difficile) permettendo a te stesso di essere amato, perdonando sinceramente e (cosa difficilissima) cercando il vero perdono personale, allargando il proprio cerchio di compassione fino ad abbracciare tutte le creature viventi e la totalità della natura nella sua bellezza.”[i]

Finché stiamo in questo mondo separato, ci confrontiamo inevitabilmente con ciò che vediamo o sentiamo con i nostri corpi, non importa se indulgiamo nel loro uso o proviamo a negarli. Nella nostra vita umana, Dio, sé e gli altri sono parti dello stesso scenario nell’espressione del nostro Amore. E qui gli altri rivestono un ruolo speciale, perché è attraverso loro che possiamo trovare una sincera e profonda comprensione di chi è Dio. “Chi non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede.” (Prima Lettera di Giovanni 4:20).

Molte relazioni umane sono dipendenti, egoistiche e distruttive. Tuttavia questo è quello che abbiamo in questo mondo, e lo scopo è guarirle indipendentemente da come sono, confidando che attraverso lo Spirito Santo “queste relazioni possono diventare la cosa più santa sulla terra – i miracoli che indicano il cammino verso il ritorno al Cielo.” Proprio come l’ego impiega relazioni speciali per favorire la separazione, “lo Spirito Santo le trasforma in lezioni perfette di perdono e risveglio dal sogno. Ciascuna di esse è un’opportunità per guarire le percezioni e correggere gli errori. Ciascuna di esse è un’altra opportunità di perdonare se stessi perdonando l’altro. E ciascuna di esse diventa ancora un altro invito per lo Spirito Santo e per ricordare Dio.” (UCIM, Cosa dice? p.10).

Gli Amanti lungi dal negare i propri corpi, li espongono nella loro immacolata nudità e alla luce del Sole. Ribaltano anche il processo della caduta in Gemelli, perché qui sono benedetti dall’angelo, ed è lui che la donna guarda, voltando le spalle al serpente, mentre l’uomo guarda fiducioso la donna.

La benedizione in questo caso è sulle relazioni genuine e fiduciose, che non hanno necessariamente bisogno di essere sessuali o romantiche. I veri amanti svelano ogni segreto, la loro nudità non è intesa ad esprimere erotismo o attrarre il partner. È un segno di trasparenza verso Dio e l’altro.

Questo implica un impegno che non richiede automaticamente di essere fisico. In quanto tale, può non avere niente a che fare con quello che gli amanti o le coppie fanno in senso convenzionale. Poiché il loro impegno non riceve riconoscimento ufficiale nella realtà ordinaria, coloro che lo sperimentano possono sentirsi confusi o fuori posto. E tuttavia è questo vincolo senza etichetta che ha continuato a ispirare e a generare vero amore attraverso tutte le epoche della nostra realtà separata.

Gli Amanti esemplificano una connessione multidimensionale, che da una parte va oltre la nostra comprensione umana, mentre dall’altra è profondamente ancorata nella qualità del nostro cuore umano. E inevitabilmente scatena un conflitto tra le due parti della nostra natura, e tuttavia la sua funzione è incoraggiarle a comunicare e a riunirsi infine nella loro interezza originaria.

L’associazione con i Gemelli enfatizza la comunicazione sacra, il profondo bisogno dell’anima di contattare il suo gemello, recuperando il sé frammentato nella consapevolezza evidente della sua immacolata originale concezione.

In Meditazione sui Tarocchi, una delle più importanti opere della Cristianità esoterica, gli Amanti sono collegati ai tre voti di obbedienza, povertà e, soprattutto, castità, in quanto opposti alle tre corrispettive tentazioni, per un totale di sei, che è il numero di questa carta. Questo rivisita l’origine dell’umanità, così com’è descritta nella Genesi, e colloca la scelta all’incrocio tra i tre voti e le tre tentazioni.

Tenendo presente che le tre tentazioni non sono altro che l’opposto dei voti e che conducono alla separazione e ad un mondo frammentato, i tre voti seguono i modelli del Giardino dell’Eden. Obbedienza sta per unità con Dio, povertà significa possedere ogni cosa senza essere attaccati a niente, e castità è avere un buon rapporto con la propria compagna, che è allo stesso tempo moglie, amica, sorella e madre.

Castità significa amare con la totalità del proprio essere ed è l’espressione dell’amore nella sua interezza, ed è quello che, secondo lo sconosciuto autore, caratterizza gli Amanti. Naturalmente, c’è roba più pesa qui, tuttavia non tratterò altri temi, perché grazie a Dio siamo in Gemelli!

Gli Amanti, come ho detto più succintamente una decina di anni fa in uno scritto apparentemente meno canonico, è la carta degli amanti multidimensionali, delle anime gemelle e dell’amore incondizionato nelle relazioni. Qui l’amore, lungi dall’essere governato dal regno acquatico delle emozioni, è associato alla luminosità aerea dei Gemelli.

La carta insegna che l’amore è in primo luogo un atto di comunicazione sacra e allineamento con la rete della vita. Si tratta di rispondere alla propria autentica chiamata di vita e a chi o a che cosa sinceramente e appassionatamente ci attrae, incuranti se questo concorda con i condizionamenti, le dottrine o i sistemi di credenza. Si tratta di rimanere coraggiosamente fedeli alla propria natura multidimensionale e recuperare pienamente il luminoso sentiero verso la totalità.

[i] The Essential Catholic Handbook: A Summary of Beliefs, Practices and Prayers, p. 15.

Tratto da Franco Santoro, Viaggio astrosciamanico nei Tarocchi (clicca qui per accedere all’opera)

Luna – Pesci: Viaggio astrosciamanico nei Tarocchi

Febbraio 13, 2015 by admin

MoonLa Luna è la diciottesima carta degli Arcani Maggiori, che nella maggior parte dei mazzi tradizionali è associata ai Pesci. Nei Tarocchi di  Rider Waite la carta raffigura un cane e un lupo che abbaiano alla Luna, mentre un granchio emerge dall’acqua e muove il primo passo su un sentiero che conduce oltre un ampio passaggio fra due torri. Il paesaggio è buio e cupo, con una luna crescente piuttosto accigliata che brilla con 16 raggi principali e sedici raggi secondari, e sparge gocce di luminosa rugiada.

In La Chiave Pittorica dei Tarocchi, A.E. Waite descrive la Luna come la rappresentazione della vita dell’immaginazione oltre alla vita dello spirito. Lo scenario appare desolato e oscuro, illuminato soltanto dalla luce della Luna, che essendo il risultato di un riflesso è perciò illusoria e facilmente ingannevole.

Questa luce illumina e scatena la nostra natura animale inconscia, il lato lunatico, rappresentato dal cane, dal lupo e, come dice Waite “da colui che giunge dagli abissi, l’innominabile e l’orribile tendenza che è addirittura più bassa della bestia selvaggia. La lotta per manifestarsi è simbolizzata dall’avanzare strisciando fuori dagli abissi dell’acqua verso la terra, ma di regola affonda di nuovo da dove è arrivato.”

Nonostante questa evidente angoscia, la Luna è una zona di grande potere e un importante sentiero di apprendimento, se non si viene spazzati via dall’intensa tempesta emozionale che questa carta può potenzialmente manifestare. È un’area in cui la struttura della nostra configurazione umana arbitraria, e tutte le illusioni che caratterizzano questa realtà separata, semplicemente si frantumano e si dissolvono. Tuttavia le alternative possono essere la follia, la dipendenza, la disperazione e la maggior parte delle forme drammatiche di problemi psichici, a meno che l’individuo non è fermamente radicato sul sentiero di guarigione.

La Luna attiva processi di enorme rilascio di energia inconscia che drasticamente dissolvono l’identità egoica, e che possono comportare il muta-forma e altre radicali trasformazioni, che appartengono al regno degli sciamani. Si tratta di un’area proibita accessibile soltanto a coloro che riescono ad andare oltre la loro identificazione con la realtà consensuale. In caso contrario la Luna provoca conseguenze devastanti dalla prospettiva illusoria del sé egoico, e tuttavia questo è ciò che può provocare anche una crisi di guarigione, un’iniziazione sciamanica, se l’individuo coinvolto non soccombe.

Quando la Luna si mostra in una lettura può indicare una sfida emozionale, uno stato di profonda confusione, paura, eccitazione incontrollata e desiderio ardente, che può portare all’evasione e a varie pericolose dipendenze.

Questa carta indica un momento di elevata sensibilità emozionale e psichica, quando siamo come spugne, e assorbendo qualsiasi cosa ci circonda diventiamo confusi e instabili. D’altro canto, la carta può implicare anche un’apertura creativa verso l’inconscio e i regni nascosti, rivelando l’evoluzione di un grande potere intuitivo e creativo, aprendo la via ad un grande spazio di potere e all’ottenimento della pace profonda. Come scrive A.E. Waite “il messaggio è: Pace, sii quieta e può darsi che giungerà la calma sulla natura animale, mentre l’abisso sottostante cesserà di cedere alla forma.”

Lo scenario della carta potrebbe sembrare alquanto spaventoso, tuttavia i rischi veri si sviluppano soltanto se perdiamo la nostra consapevolezza e diventiamo troppo reattivi o passivi. Le cose cambiano immediatamente quando invece di essere vittime dell’ambiente della Luna, decidiamo di riconoscere e dirigere la sua forza. La Luna non è là per spaventarci o confonderci. È una fonte di energia immensa, che normalmente causa confusione semplicemente perché la nostra cultura e la struttura sociale è basata sul suo continuo diniego.

La Luna semplicemente rivela uno dei due lati del nostro essere, e causa problemi soltanto quando non riconosciamo quel lato. Tuttavia quei problemi sono semplicemente il risultato della nostra ignoranza e percezione limitata di chi siamo. La Luna esemplifica tutto ciò che è inconscio, l’ignoto, il buio, e questo include anche il regno dei sogni e del sonno.

La Luna annuncia l’emergere di una straordinaria quantità di energia, che può sia sopraffare e distruggere sia conferire potere e fortificare. Dipende fondamentalmente da ciò che facciamo con quell’energia. E in questo caso la cosa migliore per rapportarsi con la Luna è essere consapevoli del nostro intento. Lavorare con un intento è la migliore protezione per ogni tipo di disordine emozionale. Questo stabilisce un punto focale, che non solo ci protegge da forze indesiderate, ma attira anche le energie più benefiche nel perseguire il nostro intento.

Fondamentalmente ci sono due cose che possono accadere quando la Luna è all’opera. Possiamo reagire con comportamenti dipendenti, distruttivi e asociali o abbracciare il potere della Luna con attività creative e guaritrici.

La Luna è semplicemente l’altro lato del Sole, la forza della notte in opposizione all’energia della luce. Entrambi condividono un’uguale influenza nella nostra vita, tuttavia se il lato lunare viene negato, come spesso accade, una volta che riesce ad erompere nella nostra coscienza, appare estremamente devastante.

A lungo andare la Luna non può essere trascurata, e troverà il suo modo per farsi ascoltare. In realtà tutte le sensazioni represse sfoceranno in un’aperta e innegabile crisi, un vero e proprio esaurimento lunare. Questo è il caso di persone che sono focalizzate principalmente sul lato solare. Il Sole offre soltanto una parte del quadro, e c’è molto di più nel nostro temperamento individuale che continua a sentire ed agire, sebbene venga in genere ignorato, finché non se ne può più fare a meno.

Ci sono anche molte persone per le quali l’energia della Luna prevale ampiamente su quella del Sole. Esse sono governate dalla Luna e tuttavia non ne sono consapevoli, o sono costrette a venire a patti con un mondo che non si addice alla loro forte natura emozionale. Essere un tipo Lunare in un Mondo Solare, che è il titolo di un libro ispirato di Donna Cunninghan, è certamente una sfida, e tuttavia quando il lato Lunare è infine riconosciuto e padroneggiato, è destinato a diventare un’importante fonte di potere.

Nei Tarocchi dei Santi di Robert Place, la Luna è rappresentata da Maria, la Madonna. Il culto di Maria fu inizialmente scoraggiato dalla Chiesa per paura che avrebbe sorpassato Gesù. Poi dal sesto secolo le fu dato pieno riconoscimento e fu denominata ufficialmente “Regina del Cielo”. In quanto tale è raffigurata con la luna sotto i piedi e una corona di dodici stelle.

Si tratta di un riferimento all’Apocalisse 12:1, e a rappresentazioni più antiche della dea lunare. Maria è anche riconosciuta come la “Madre di Dio” (Theotokos) e la matrice della grazia e del perdono di Dio. È il mondo lunare che produce il mondo solare, che sono costantemente correlati anche se può sembrare che un mondo prevalga sull’altro. Nonostante venga ritratta con la Luna, Maria spesso è circondata anche da un’aura solare (come nell’immagine di Nostra Signora di Guadalupe), che la identifica con la Suprema Divinità Solare, piuttosto che con la classica patriarcale rappresentazione delle qualità lunari femminili.

Verso la fine del romanzo Le Nebbie di Avalon, quando Morgana visita un convento cristiano dice “è ad Avalon ma è qui. È ovunque. E coloro che hanno bisogno di un segno in questo mondo lo vedranno sempre”. Il principio lunare vive in eterno e sarà sempre là, cambiando forma in tutti i ruoli disponibili.

Nella miniserie televisiva basata sul romanzo, Morgana dice questo mentre guarda le persone pregare la Vergine Maria, e aggiunge “La esiliano come possono, ma ella prevarrà. La Dea non si allontanerà mai dall’umanità”. Oltrepassando l’illusione della dualità, le due polarità si uniranno infine in un terzo polo, che gloriosamente le comprende e le abbraccia entrambe.

Tratto da Franco Santoro, Viaggio astrosciamanico nei Tarocchi (clicca qui per accedere all’opera)

 

 

Palcoscenico

Febbraio 13, 2015 by admin

012In termini astrosciamanici ogni problema che abbiamo nelle nostre relazioni con gli altri e con noi stessi è in definitiva irrisolvibile fin quando non comprendiamo chi siamo secondo una prospettiva multidimensionale.

Ogni dialogo, negoziazione, conflitto, unione, separazione, incontro, addio o qualsivoglia tipologia di relazione umana, così come la percepiamo nella realtà fisica, è fondamentalmente l’effetto di processi che accadono altrove.

Il nostro corpo fisico e la personalità che associamo a esso è un burattino, una maschera teatrale, a tutti gli effetti, laddove la realtà fisica è il palcoscenico e la scenografia dove procedono i drammi e le commedie di un palinsesto multidimensionale.

La nostra realtà psicofisica umana, incluso il suo contesto sociale e ambientale, è un elemento di intermediazione tra una realtà parallela di spettatori disposti ai piedi del palcoscenico e un’altra realtà di registi che operano dietro le quinte.

I personaggi che recitiamo, le relative maschere e i costumi che indossiamo sul palcoscenico della realtà psicofisica umana, sono destinati a cambiare in base al procedere dei cicli temporali di una programmazione pressoché eterna.

Nella cattività del tempo lineare abbiamo recitato tutte le parti, uomo, donna, padre, madre, figlio, figlia, marito, moglie, santo, peccatore e ogni variante possibile

Tutto ogni volta è diverso, sebbene il mutamento è solo l’alternanza tra un copione e un altro, entrambi incessantemente ripetuti e avvolti da uno spesso involucro di amnesia.

Niente effettivamente cambierà nella nostra vita fino a quando non siamo disposti a riconoscere cosa succede oltre la realtà con la quale tenacemente seguitiamo a identificarci.

Quello che ti accade ora, i tuoi problemi, le tue gioie, sono il risultato di qualcosa che è già successo sia nel passato sia nel futuro.

Puoi iniziare a capire chi sei solo quando sei disposto a gettare le maschere, a rimanere nudo sul palcoscenico, intendo dire nudo completamente, denudandoti pure del tuo corpo fisico, finché proprio non rimane nulla.

Allora scoprirai che cosa c’è, chi sono i tuoi doppi, nell’alto e nel basso, chi sta al di sopra, tirando i fili e illuminando le scene, e chi è sotto a godersi lo spettacolo.

Se scopri questo, anche per un solo istante, potrai continuare ancora a recitare altre infinite parti, fingendo in modo esemplare, ma da quel momento saprai intimamente chi sei.

Franco Santoro

Lezione Due, Primo Livello Base

Febbraio 12, 2015 by admin

Lezione Uno, Primo Livello Base

Febbraio 12, 2015 by admin

TESTO GUIDA PROVVISORIO IN LINGUA ITALIANA PER IL PRIMO LIVELLO BASE DELLA FORMAZIONE OPERATIVA IN ASTROSCIAMANESIMO E SPIRITUALITÀ INTERDIMENSIONALE

©  1996,  2015 (ed. 9), Franco Santoro, Provisional Institute of Astroshamanism, www.astroshamanism.org

LEZIONE UNO

Permettiti di trovare uno spazio e un momento tranquillo prima di passare alla lettura di questo testo. In seguito, porta l’attenzione al respiro e lascialo fluire coscientemente in ogni parte del corpo. Concedi al tuo Intento di emergere spontaneamente attraverso il respiro. Crea una connessione con il tuo Spirito Guida, o Identità Multidimensionale Centrale (IMC). Senti il collegamento sottile che esiste tra il respiro e la Guida. Mantienilo per l’intera durata della lettura. Evita di lasciarti distrarre dalle parole e dai segni che incontri in questo testo. Inoltre, per rendere più vigile il lavoro, puoi fare un respiro cosciente e profondo al termine di ciascun paragrafo.

Oh Spirito Cerchio, Spirito Guida, Grande Forza di Amore ed Estasi Che Si Muove Per Ogni Dove. Io chiamo le sette Direzioni e i dodici Settori. Io proclamo che questo lavoro sia asservito all’Illuminata Risoluzione del Gioco e del mio Intento connesso alla Funzione. Kahesha Opa!

00logosnewct1IL SACRO CERCHIO

Qualsiasi idea, persona o oggetto, può essere per l’uomo una Ruota di Medicina, uno specchio: può esserlo un fiore minuscolo, oppure un lupo, una storia, un contatto, una religione o la cima di una montagna. Per esempio, può capitare che una persona abbia paura trovandosi da sola di notte sulla cima di una montagna, mentre magari un’altra può provare un senso di pace e di calma, una terza sentirsi sola e una quarta non provare alcuna sensazione: in ciascun caso, è chiaro che la cima della montagna è sempre la stessa, ma viene percepita in maniera diversa in quanto riflette le sensazioni delle persone che ne hanno fatto esperienza (Hyemeyohsts Storm)[1].

Le idee riportate in questo testo possono causare un’ampia varietà di reazioni. Potrebbero essere difficili da digerire, strane, ovvie, ingenue, banali, sconcertanti, rivelatrici, affascinanti, assurde, notevoli, prive di senso, intelligenti, ispiratrici, ecc. Mettiamo nuovamente in chiaro che non è assolutamente necessario condividerle o accettarle. Il contenuto di queste pagine si riferisce a esperienze che, per loro natura, non possono essere definite o rappresentate mediante i linguaggi umani ordinari. Nel tentativo di esternarle impieghiamo una prospettiva di osservazione limitata e questo implica l’uso di espressioni che sono comprensibili in base alla visione parziale e provvisoria di uno specifico essere umano. Non si tratta di verità assolute. Sono semplicemente i pezzi di un puzzle che per essere completato richiede il contributo delle parti derivate dalle tue visioni ed esperienze.

Le cause delle difficoltà e dei problemi che sperimentiamo nella vita quotidiana sono la conseguenza di uno stato allucinatorio, definito in astrosciamanesimo con il termine CUA (Configurazione Umana Arbitraria)[2]. I produttori di quest’abbaglio – che, in tempi arcaici e a lungo dimenticati, noi stessi creammo – dimorano in una dimensione occulta e sottile. La realtà ordinaria, o CUA, è un immenso e intricato schermo virtuale operante a diversi livelli. Le sue origini e sviluppi si estendono ben oltre la comprensione e la prospettiva corrente delle nostre menti. Intrappolati nel recinto del sistema binario e dell’identificazione con i loro corpi fisici, gli esseri umani si nutrono di un foraggio composto di peccati, colpa e paura, mentre assistono alla telenovela di un’esistenza replicata incessantemente. Tuttavia tale miraggio è così insano e irreale che occhi attenti non possono fare a meno di scoprire varchi per ogni dove. Nonostante gli operatori nella cabina di proiezione facciano del loro meglio per rappezzarla, l’assurda illusione di questa fallace percezione può rivelarsi in ogni istante. È come uno spavaldo blocco di ghiaccio che esibisce solidità finché la temperatura rimane sotto zero, per poi cedere e sciogliersi definitivamente allorché il clima è più caldo.

Acquisire consapevolezza riguardo quest’allucinazione e le energie che la supportano, creare un dialogo con esse e affrancarle è il primo compito che si propone l’astrosciamanesimo. Solo se consentiamo a codeste energie di essere viste nella loro verace prospettiva, possiamo permetterci di riconoscerle e riappropriarcene. Per compiere quest’operazione, adoperiamo i dodici Settori, ossia dodici insiemi concentrati di energia che costituiscono l’asse orizzontale o circonferenza del Sacro Cerchio, e un asse verticale e centrale di collegamento tra circonferenza e Centro.

L’asse verticale è rappresentato dal Mondo dell’Alto, dal Mondo del Basso e dal Mondo di Mezzo. Lo Spirito Cerchio[3] costituisce il proiettore della realtà virtuale che abbonda in questo universo multidimensionale. È la squadra operativa che dirige la commedia della vita prodotta da una parte della mente nel tentativo di ingannare sé stessa. Non possiamo lamentarci riguardo tale squadra poiché, sebbene sia facile dimenticarsene ed entrare nel ruolo della vittima, una parte di noi ha contribuito a realizzarla e a metterla nella posizione in cui si trova. Ebbene, talvolta il tutto appare come un pandemonio colossale. Tuttavia, in esso dimora una logica insana di cui possediamo le chiavi. La nostra funzione è districare questo pandemonio e ciò è inevitabile allorché ci avvediamo che più vi entriamo, più troviamo putiferio. Abbiamo commesso un errore e fatto una scelta sbagliata. Eppure, possiamo scegliere ancora, ed è ciò che facciamo, nel momento in cui ci apriamo alla nostra Funzione e ci avviamo lungo il viaggio di ritorno verso casa.

Ciascun Settore del Sacro Cerchio descrive una forma specifica di energia primaria o archetipo. L’esame della carta astrologica può fornire ulteriori elementi rispetto a come queste energie si esprimono e in quali circostanze sono più accentuate. Tuttavia questo processo, seppure utile e illuminante, non è una priorità, soprattutto nel Primo Livello Base della Formazione. Un Settore designa un’entità organica vivente primaria con cui è possibile interagire per stabilire una relazione diretta. Il rapporto con quest’entità non richiede necessariamente conoscenze astrologiche o particolari capacità intellettuali. Se esistono problemi di dialogo con un Settore, o se avverti rabbia e disagio verso di esso, in genere si tratta di un tipo di energia che hai represso, separato o espulso dalla tua consapevolezza. Per ritrovare la tua totalità, alla fine necessiti di rapportarti con lui.

Lo scopo originario della struttura dei dodici Settori consiste nel facilitare la guarigione dalla sofferenza generata dal senso di separazione. Ciò comporta l’accettazione, il riconoscimento e l’integrazione di ciascuna parte così come è rappresentata da ogni Settore del Sacro Cerchio. Il modo di raggiungere quest’obiettivo consiste nel fare esperienza di ogni componente dei Settori, sia positiva sia negativa. Qui non si tratta tanto di riconoscere e accettare una verità filosofica o spirituale: quella dell’unità dell’essere e dell’universo. Ciò sicuramente può aiutare, ma fino a quando non hai una diretta esperienza della tua natura, delle sue paure e desideri più profondi, di quel che sussiste oltre la realtà ordinaria, degli strati di menzogne e stupidità che intasano la tua percezione, non potrai raggiungere la piena consapevolezza di questa verità.

L’abilità di un ricercatore spirituale consiste nell’essere in grado di viaggiare effettivamente nei vari Settori del Sacro Cerchio, passando da un Mondo all’altro e mantenendo la connessione con l’asse verticale. Un tempo, nell’età mitica, secondo le leggende di molte tradizioni antiche, questo tipo di esperienza era ampiamente accessibile. Poi accadde qualcosa che determinò una separazione e la conseguente rottura del dialogo tra gli esseri umani, i tre Mondi e i dodici Settori. Scrive Mircea Eliade:

Dopo il venir meno delle comunicazioni facili che all’alba dei tempi esistevano fra Cielo e Terra, fra gli umani e gli dei, certi esseri privilegiati (e in primo luogo gli sciamani), hanno conservato il potere di realizzare, per conto proprio personale, il collegamento con le regioni superiori[4].

Si può discutere a lungo riguardo la realtà oggettiva di questi spazi e dei loro contenuti: se si tratta di proiezioni dell’inconscio o di estensioni di un sé superiore. Secondo Michael Harner, lo sciamano non considera le realtà multidimensionali come una proiezione della sua mente; piuttosto, la mente stessa è impiegata per varcare l’accesso di una porta che conduce in un’altra realtà, che esiste indipendentemente dalla mente[5].

La conoscenza sciamanica si fonda sulla comprensione dei misteri relativi ai varchi o passaggi dimensionali, e sull’esperienza che nell’universo esiste qualcosa che va al di là della sfera fisica e mentale. “Solo gli sciamani sanno compiere l’ascensione attraversando l’<apertura centrale>; essi solo trasformano una concezione cosmo-teologica in una esperienza mistica concreta[6]”.

Ciò che conta quindi non è l’accettazione fideista di una determinata cosmologia o visione dell’universo, ma l’impiego esperienziale di tale visione e la verifica diretta della sua validità sulla base dei risultati ottenuti. Per lo sciamano e per il ricercatore spirituale, in definitiva, l’obiettivo del viaggio nel Sacro Cerchio non è il viaggio in sé stesso o la definizione di un particolare modello, ma l’applicazione delle conoscenze e dei poteri acquisiti in quel contesto per apportare guarigione e armonia nella realtà ordinaria.

L’esistenza delle cosiddette realtà non-ordinarie, o non-CUA, è sempre stata considerata ed esperita nel corso di tutta la storia del genere umano. Alce Nero (Black Elk), uomo di medicina Lakota, le descrive come “il vero mondo che sta dietro a questo”, per cui “ogni cosa che noi vediamo qui è simile ad un’ombra di quel mondo[7]”.

Per gli sciamani, queste realtà sono autentiche dimensioni site nello spazio e nel tempo o costituiscono qualcosa che esiste oltre lo spazio e il tempo. Esse sono abitate da entità tanto reali (e sovente più reali o meno illusorie!) quanto gli uomini, le donne, gli animali e le piante che popolano la terra. Nel corso della storia dell’umanità e in ogni tipo di cultura, diversi individui hanno avuto esperienze concrete di queste realtà. Le descrizioni che essi hanno fornito sono state talvolta manipolate, o occultate, dai modelli di interpretazione delle loro tradizioni o culture di origine, e ci sono pervenute mediante diversi tipi di espressione. Queste distinte descrizioni dell’esperienza della realtà sono definite nell’astrosciamanesimo come i Tre Livelli.

I Tre Livelli

L’astrosciamanesimo considera strategicamente tre Livelli di base di cui offriamo qui alcune indicazioni rudimentali. Secondo questa visione, ogni essere umano si relaziona con tutti i tre Livelli con differenti gradi di consapevolezza. Nel considerare i Livelli, occorre tenere conto che ognuno di loro consiste in ulteriori sottolivelli (che tendono a ripetere il modello dei tre Livelli principali). Il Primo Livello Base della Formazione tratta fondamentalmente informazioni sul Livello Uno.

Il Livello Uno è in rapporto con il regno fisico, l’identificazione con i relativi corpi e la Configurazione Umana Arbitraria (CUA). Esso costituisce il prodotto finale dell’illusione creata dall’ego e l’ultima manifestazione del pensiero di separazione proiettato dal Livello Due. Secondo la natura dei suoi sottolivelli, esso impiega diverse forme di espressione. La percezione umana corrente è fondamentalmente geocentrica e si riferisce alla Terra, la sua coscienza tribale e tradizioni dominanti (religiose, culturali, sociali, politiche, etc.). Essa comprende tutti i condizionamenti terrestri ereditati dagli antenati di questo pianeta e in particolare ciò che è prevalente nella specifica collocazione spazio-temporale dell’ego in questione, ossia il suo CUA. Solitamente esclude e ignora quanto è sito al di là del piano fisico terrestre, qualsiasi considerazione avversa ai relativi condizionamenti e la consapevolezza della vita in altre dimensioni, regni, pianeti o galassie (almeno per il momento), ossia il non-CUA. Rappresenta il livello della personalità e la realtà convenzionale CUA, così com’è esperita dalla maggior parte degli esseri umani, e anche nel modo in cui particolari forme di ego dominanti o esseri non-CUA desiderano che essa sia vissuta (sebbene quest’ultima affermazione è inconcepibile secondo il livello corrente dell’umanità prevalente). Il suo scopo è proteggere e perpetuare l’esperienza di questa realtà CUA. Questo Livello corrisponde al processo di Prima Attenzione, ossia l’attenzione focalizzata sul piano fisico e identificata con la parte che opera nella vita quotidiana CUA (quella che è chiamata “io”), e può essere astrologicamente associata ai segni zodiacali o ai governatori tradizionali dei pianeti e spiritualmente all’ultimo stadio del processo di separazione. Espressioni avanzate o sottolivelli del Livello Uno posseggono prospettive eliocentriche, galattiche, universali o multidimensionali e si relazionano con il sistema solare, la galassia, l’universo e le realtà parallele, di cui la Terra è semplicemente un minuscolo frammento.

Il Livello Due è associato con il regno mentale e con la mente separata, che domina o condiziona la maggior parte degli esseri visibili e invisibili di quest’universo. Esso include il sistema di pensiero dell’ego fondato sull’illusione della separazione e le memorie residue del sistema di pensiero basato sull’unità. Il Livello Due costituisce la fonte causativa del Livello Uno e l’agente di scelta tra la preservazione o espansione, e il recupero o disfacimento dell’universo frammentato prodotto dal sistema di pensiero dell’ego. Esso comprende tutte le forme pensiero ereditate e distribuite nell’universo fisico e in tutte le sue possibili dimensioni. Tende a escludere, o a essere in conflitto con ciò che non si relaziona con il processo di espansione e preservazione dell’illusione di separazione. È anche incline a operare per il rilascio di quest’illusione specialmente allorché ciò comporta uno stato di antagonismo con l’illusione stessa. Il Livello Due rappresenta il livello transpersonale, o dell’anima, e la realtà così com’è esperita da entità superiori, o non-CUA, e da una minoranza di esseri umani sulla Terra (sciamani, maghi, iniziati, geni, alieni o mutanti, ordini esoterici, Provisional Order, ecc.). Questo Livello corrisponde al processo dell’Attenzione Secondaria – vale a dire l’attenzione focalizzata su ciò che è normalmente tralasciato o considerato irrazionale, soggettivo, basato sui piani multidimensionali della realtà (spesso esperito come fonte di disturbo, problema fisico o di relazione, dipendenza, distrazione, ecc.) – e può essere astrologicamente associato alle case o ai governatori non ortodossi dei pianeti secondo l’astrologia esoterica. Astrosciamanicamente coincide con l’Epica del Sacro Cono. Si colloca tra il Livello Uno e il Tre, e costituisce sia la base segreta di proliferazione della separazione che l’itinerario spianante la via verso il sentiero divino o la consapevolezza originaria dell’unità.

Il Livello Tre è in relazione con il regno spirituale e rappresenta l’accesso alla dimensione sita oltre l’illusione della separazione e del sistema dell’ego, così come è rappresentato dal Livello Uno e Due. La sua realtà si fonda su unità, amore, pace, gioia e altri termini che vanno ben oltre ogni tentativo di descrizione tramite i linguaggi umani. È il puro eco della nostra natura originaria come esseri autenticamente divini, Figli di Dio, Tribù Spirituale, Luce del Mondo, ecc. Esso rappresenta il programma o itinerario finale nel viaggio di ritorno verso la piena consapevolezza della nostra natura, il processo terminale del disfacimento o rilascio dell’universo fondato sulla separazione, e il portale che immette in ciò che esiste oltre l’illusione di tale universo. Questo Livello corrisponde alla Terza Attenzione – vale a dire, la consapevolezza dell’interconnessione di tutta la vita e l’esperienza dell’unità (il centro del ciclone, una parte in grado di essere cosciente sia della prima che della seconda attenzione) – e può essere astrologicamente associato con i pianeti o governatori non ortodossi dell’Ordine Gerarchico secondo l’astrologia esoterica.

Per riassumere quanto sopra ed esprimerlo distintamente:

Il Livello Uno considera la sua area di riferimento come il solo possibile spazio. Questo significa che ciò che non costituisce parte di tale area, ebbene, non esiste, è negato, represso, combattuto o trattato diplomaticamente per essere liquidato dalla consapevolezza. Ciascun pianeta possiede il suo Livello Uno, così come ogni paese, tradizione, sesso, religione, gruppo o individuo. Il Livello Uno è uno strumento simbolico provvisorio inteso a servire un Intento connesso con la Funzione (vedi oltre), o un intento che si separa dalla Funzione e genera confusione tra simbolo e realtà. Allorché il Livello Uno ha servito il suo Intento, esso necessita di essere rilasciato, disfatto o perdonato (che sono tutti sinonimi) al fine di dare spazio al Livello Due.

Il Livello Due è associato alla tua specifica visione o, in altri termini, a ciò che si connette con una tradizione che non è riconosciuta a Livello Uno, o CUA, e che esiste a un livello di consapevolezza più ampio, o non-CUA. Anche il Livello Due è inteso a essere rilasciato alla fine onde permettere al Livello Tre di avere la meglio. Questo terzo Livello è l’ultimo simbolo e rappresenta il portale multidimensionale verso la realtà, o un’altra norma di Gioco. Tale processo, qui descritto approssimativamente in modo lineare, possiede un movimento circolare a spirale. È simile a un ascensore che si muove sopra e sotto, trasportando a ogni passaggio nuove persone o materiale. La caratteristica distintiva degli sciamani è di essere in grado di spostarsi e sostare in tutti e tre i Livelli e di percepirli spesso simultaneamente.

index

Mercurius Trismegistus mostra i tre livelli di coscienza umana e i tre Principi Filosofici dell’Alchimia (Incisione da Pierre Mussard, Historia Deorum fatidicorum, Venezia) 1675.

L’asse verticale e i tre Mondi

Il tratto principale del lavoro astrosciamanico è l’esperienza di stati sciamanici di coscienza e il rapporto diretto con lo Spirito Guida, o Identità Multidimensionale Centrale (IMC), e ogni tipo di entità e realtà, ordinaria e non, di cui i Settori del Sacro Cerchio e la carta astrologica costituiscono il perimetro di riferimento. Le modalità del rapporto con queste realtà ci sono giunte in modo piuttosto frammentario attraverso le culture tradizionali sopravvissute alla periferia del globo, l’opera segreta di alcune scuole misteriche, gli insegnamenti di pochi maestri illuminati e, soprattutto, tramite il rapporto con specifiche dimensioni e stati di coscienza accessibili a coloro che sono disposti ad avere questo tipo di esperienza. La cosmologia astrosciamanica impiega la classica divisione in asse orizzontale e asse verticale tipica delle culture sciamaniche e delle principali tradizioni religiose ed esoteriche del pianeta. L’asse verticale è tradizionalmente composto da tre Mondi: il Mondo dell’Alto, il Mondo di Mezzo, il Mondo del Basso.

Il Mondo dell’Alto, altrimenti chiamato Mondo Superiore, Cielo o Nazione della Grande Stella, è composto di vari strati popolati da maestri spirituali, dei e dee, pianeti, stelle, esseri cosmici di altri sistemi solari, galassie o universi, e generazioni future. Il viaggio in questo Mondo offre l’opportunità di riscoprire il passato più remoto e di ricevere informazioni sull’effettivo motivo della propria presenza sulla Terra. Per alcune tradizioni sciamaniche l’universo fisico è una proiezione, o contraffazione, del Mondo dell’Alto. Questo significa che quest’ultimo non è collocabile nell’universo delle stelle e delle galassie osservabile attraverso i telescopi, ma in un’altra dimensione. Nel Mondo dell’Alto è possibile provare sensazioni di leggerezza e forte connessione con il Tutto, e ricevere visioni, indicazioni e consigli spirituali riguardo la realizzazione della propria missione sul pianeta.

Il Mondo del Basso è tradizionalmente il regno della conoscenza istintiva, il luogo in cui dimorano i poteri animali, vegetali, minerali, gli antenati, e tutte le entità vicine ai misteri più reconditi di codesto pianeta e altre dimensioni. Qui è possibile ottenere aiuto e indicazioni sulla realtà percepita dalla maggioranza degli esseri umani che dimorano sulla Terra, su aspetti più sottili di tale realtà e sulle sfere del tempo passato. Il viaggio sciamanico nel Mondo del Basso è sovente intrapreso per rapportarsi con spiriti animali e guide ancestrali. Secondo il tipo di prospettiva, questo mondo è anche il luogo in cui gli spiriti umani generalmente si dirigono dopo aver lasciato i loro corpi fisici, o dove i veicoli materiali procedono quando la matrice degli esseri umani che li abita se ne va altrove.

Il Mondo di Mezzo corrisponde alla cosiddetta realtà ordinaria, o CUA, nel modo in cui è percepita dalla maggior parte degli uomini. Esso coincide pure con una trasposizione multidimensionale di tale realtà, in cui è possibile viaggiare sciamanicamente avanti e indietro attraverso la storia dell’umanità e del pianeta, o in universi e terre parallele collocati nella stessa unità di tempo. L’esplorazione di questo mondo permette di spaziare lungo i territori della realtà quotidiana al fine di localizzare piante, pietre, strumenti di potere, oggetti, luoghi ideali, stabilire comunicazioni telepatiche, individuare fonti di disturbo, ecc. Il Mondo di Mezzo contiene spesso entità intrappolate, forme pensiero distruttive e rancori relativi a esperienze passate che necessitano di essere rilasciate onde liberare il blocco di comunicazione tra i due mondi.

Secondo l’Epica del Sacro Cono, il Mondo di Mezzo rappresenta la base circolare di due spirali coniche site una sopra l’altra. Il cono superiore è associato al Mondo dell’Alto, mentre quello inferiore corrisponde al Mondo del Basso. La cosmologia dei Tre Mondi delinea strategicamente la realtà multi-dimensionale in cui il nostro pianeta, il sistema solare, la galassia e tutto l’universo conosciuto e sconosciuto si collocano. Questa realtà è definita con il termine Sfera Grigia, o Sfera di Luce e Buio, e costituisce una delle tre sfere multi-dimensionali della cosmologia del Sacro Cono. La Sfera Grigia e i suoi tre mondi rappresenta l’area di connessione tra due ulteriori sfere: Sfera Bianca, o Sfera di Luce, e Sfera Nera, o Sfera di Buio. La funzione epica della Sfera Grigia consiste nel facilitare la connessione tra la Sfera Bianca e la Sfera Nera, e nel dissolversi gradualmente per consentire la loro unione finale. La Sfera Grigia incorpora aree specificatamente finalizzate a tale scopo. In questo contesto l’Epica identifica tre zone strategiche principali: Handor per la Sfera Bianca, Rodnah per la Sfera Nera e Pahai per la Sfera Grigia. Le prime due aree rappresentano il Picco, o punto di accesso, alla sfera a cui fanno riferimento e l’apice dei due coni della Sfera Grigia. La terza area (Pahai) è il sistema di connessione tra tali coni e spiana la via verso l’asse verticale.

Epica Cosmologia

La cosmologia del Sacro Cono

A grandi linee, in astrologia, il Mondo di Mezzo è rappresentativo dei sette pianeti tradizionali (Sole, Luna, Mercurio, Venere, Marte, Giove, Saturno), mentre quello dell’Alto è in relazione con Urano e Nettuno, e quello del Basso con Plutone. Tuttavia non esistono identificazioni esclusive poiché nell’ambito di ogni Settore e pianeta si propone la stessa divisione in tre parti.

La struttura verticale della cosmologia del Sacro Cerchio è rappresentata dai tre Mondi e dalla loro connessione per mezzo di un asse centrale. Quest’asse è posto al Centro del Sacro Cerchio ed è definito con ampie varietà di termini: asse verticale, Albero del Mondo, Grande Albero, Montagna Cosmica, Asse del Mondo, Albero della Vita, monte Meru, monte Sinai, piramide, croce, Yggdrasil, ecc.

Tutte le principali tradizioni mistiche, sciamaniche ed esoteriche di questo pianeta hanno impiegato cartografie relative all’asse verticale e ai diversi stadi della sua esplorazione. Nella tradizione indiana, per esempio, l’asse verticale è rappresentativo del percorso spinale attraverso cui scorre l’energia conosciuta come kundalini. Quest’energia, secondo la tradizione indiana dello yoga e del tantra, è paragonata a un serpente femmina che giace arrotolato su sé stesso alla base della colonna vertebrale, o primo chakra. Nella maggioranza delle persone essa rimane dormiente, mentre nei pochi in grado di risvegliarla, la kundalini sale verso l’alto passando attraverso i sei chakra. Se il canale è libero e non vi sono ostruzioni l’energia ascende fino a raggiungere il settimo chakra sito nella sommità della testa. Tale conseguimento rappresenta l’illuminazione, la liberazione o reintegrazione con il Tutto o Sé universale e il rilascio dell’illusione fondata sulla separazione. Affinché ciò possa accadere, per le suddette tradizioni, è tuttavia necessario ricorrere a difficili tecniche e ad una lunga preparazione interiore che richiede sovente numerose vite. Se durante il suo percorso la kundalini incontra la resistenza di blocchi e rancori condensati nei diversi chakra, essa continua a esercitare una pressione fino a quando l’individuo in questione si libera del problema legato al blocco e prosegue la risalita. Se non ci riesce, inizierà a manifestare stati di malessere associati con quel chakra specifico.

Molti operatori mettono in guardia dal risveglio prematuro della kundalini poiché quando essa è forzata a salire, senza la comprensione e la liberazione dei blocchi nelle varie parti del suo percorso, si possono avere gravi danni sul piano fisico, emotivo, mentale e spirituale. Nonostante questi rischi, per numerosi ricercatori, sia orientali che occidentali, il risveglio della kundalini è un processo essenziale per la crescita spirituale.

La struttura dell’asse verticale si riflette nel corpo umano attraverso lo scambio tra le due polarità della sommità del capo, o testa (Mondo dell’Alto), e della base della colonna vertebrale, o pancia (Mondo del Basso). Queste aree sono in relazione con forze che sfuggono alla percezione dell’uomo comune. La chiave di collegamento tra questi spazi è rappresentata dalla zona cardiaca, o cuore (Mondo di Mezzo). Questo spazio opera come ponte tra Mondo dell’Alto e Mondo del Basso, tra testa e pancia. È il luogo in cui siamo venuti e in cui ci troviamo ora. Esso ci consente di fungere da canali tra Cielo e Terra. È nel cuore che sciamanicamente si gioca la vera partita dell’uomo: lo scambio equilibrato tra le due polarità e non l’asservimento o la fuga verso una di loro.

In questo contesto il corpo fisico appare come una veste spazio-temporale o rappresentazione simbolica di un simbolo di un ulteriore simbolo e così via, fin tanto che qualcosa che non è un simbolo è individuato. Ciò può essere simbolicamente descritto come amore, luce, unità, estasi, Dio. Talvolta questo lungo itinerario simbolico si sviluppa in tempi brevi. Spesso segue una lunga catena di sequenze simboliche che richiede molto tempo per essere affrancata. La tua esperienza diretta con i viaggi sciamanici ti consentirà di comprendere quanto sopra. Non ha alcun senso cercare di afferrare con la mente ordinaria ciò che è oltre la sua portata. Qualunque tentativo di spiegare quanto sopra in termini ordinari è destinato a inquinare l’oggetto della spiegazione. Uno strumento di apprendimento ideale per comprendere l’asse verticale è il corpo fisico. Il corpo funziona come una mappa astrosciamanica e può inviare preziose informazioni quando imparo ad ascoltarlo. Inoltre è necessario essere consapevoli che quel che accade a un livello fisico tende a essere il risultato diretto di ciò che succede nella sfera mentale. Alla fine è quest’ultimo livello che richiede la massima attenzione.

imagesL’asse orizzontale e i 12 settori

E mi trasportò in spirito sopra un monte grande e alto, e mi mostrò la città santa di Gerusalemme, che scende dal cielo da presso a Dio, avendo in sé la gloria di Dio. Il suo lume è simile ad una pietra preziosissima, come pietra di diaspro dall’aspetto cristallino. Ha mura grandi e alte, ha dodici porte, e alle porte dodici angeli, e dei nomi sono scritti sopra, che sono i nomi delle dodici tribù d’Israele. Ad oriente tre porte, a settentrione tre porte, a mezzogiorno tre porte, e ad occidente tre porte. E le mura delle città hanno dodici basamenti, e su questi i dodici nomi dei dodici apostoli dell’agnello. – Apocalisse, 21, 10-14

Accanto all’asse verticale, rappresentato dai tre Mondi, si estende l’asse orizzontale raffigurato da un cerchio con quattro Direzioni o punti cardinali e dodici Settori. Ogni Direzione (Est, Sud, Ovest, Nord) è in allineamento con una certa stagione dell’anno, con un particolare elemento, con specifici percorsi spirituali, con tre Settori e segni zodiacali, con determinati Spiriti (nella forma di Guide, divinità, arcangeli, evangelisti, animali, piante, minerali, colori, ecc.) e con appositi demoni (nell’aspetto di mostri, nemici, forze antagoniste, rancori, veleni, malattie, ecc.). Esistono diverse tipologie di Sacro Cerchio e ciascuna di loro ha caratteristiche distintive. Le denominazioni impiegate per identificare le corrispondenze con ciascuna Direzione mutano secondo la tradizione di riferimento, così come cambiano le assegnazioni agli elementi.[8]

In questo testo impieghiamo un modello di corrispondenza caratteristico di alcune tradizioni esoteriche e sciamaniche, sia occidentali sia orientali. Resta inteso che, per quanto ci riguarda, non esiste un modello giusto o sbagliato. In genere le corrispondenze cangiano semplicemente in base alla natura geografica dei luoghi o alle caratteristiche locali dei venti: per esempio, laddove il mare è sito a ovest, questa direzione diventa quella dell’elemento acqua. Ciascun modello direzionale ha la sua saggezza e si articola in base alle energie di coloro che lo hanno definito. Di conseguenza è piuttosto futile impiegare argomentazioni tese a sostenere la superiorità di un modello rispetto a un altro. Nell’astrosciamanesimo possono essere usati diversi modelli. Quello che è impiegato in questo testo appartiene a una delle principali tradizioni di riferimento dell’Epica ed è pure comune ad altri sistemi. Sebbene vi siano dei motivi per supportarlo, consideriamo questo modello solo strategicamente al fine della Formazione di Primo Livello.

Dividendo ogni Direzione, elemento o stagione per tre, si ottengono i dodici Settori. Ciascuno di loro rappresenta un segmento temporale dell’anno solare e può riferirsi a una delle ipotetiche dodici eliche originarie del DNA umano[9].

L’espressione maggiormente conosciuta per identificare questa suddivisione per dodici è chiamata Zodiaco. Questo termine deriva dal greco zo (“animale” come nella parola zoo) e significa probabilmente “cerchio di animali”. Lo Zodiaco è il simbolo universalmente più diffuso. In tutte le epoche e le culture, lo troviamo quasi identico, e ovunque nel mondo esso è associato ai più importanti templi e luoghi sacri. Nella numerologia antica, il dodici rappresentava la struttura e il numero delle divisioni spazio-temporali, vale a dire il prodotto delle quattro Direzioni e dei tre Mondi. In tutte le tradizioni vi sono abbondanti testimonianze di questo sistema.

Secondo le tradizioni africane dei Dogon e Bambara del Mali, il quattro e il tre sono considerati principi opposti (come il femminile e il maschile). La loro somma porta al sette (principio dell’uomo e dell’universo), mentre la loro moltiplicazione produce il dodici (il divenire umano e lo sviluppo perpetuo dell’universo). Secondo questo stesso pensiero, la vibrazione sonora che presiede alla genesi, “comincia col visitare, cioè definire, i quattro punti cardinali, eseguendo su ciascuno di essi tre giri in spirale. L’insieme spazio-tempo si definisce perciò all’origine con questo matrimonio del tre e del quattro, che dà il dodici, numero d’azione e non principio statico come il sette[10]”.

Secondo Erodoto, furono gli Egiziani a dividere l’anno solare in dodici parti e “a istituire per primi i nomi di quelle dodici divinità che i Greci successivamente appresero da loro[11]”.

Gli Ebrei erano divisi in dodici tribù e la città per eccellenza, la Gerusalemme celeste, è descritta nei loro testi con dodici porte distribuite per tre su ognuno dei quattro lati, in armonia con i punti cardinali e i segni zodiacali, ma anche, con i dodici frutti dell’albero della vita e con i dodici aspetti solari, e cioè i dodici Aditya della tradizione indù[12].

Il numero dodici è inoltre ampiamente usato per suddividere gli stadi dei percorsi di iniziazione e le prove che gli aspiranti sciamani devono affrontare per risvegliare il loro potere. Le dodici fatiche di Ercole, i dodici riti di passaggio di molte culture tribali e i dodici stadi della scala dello sciamano sono solo alcuni esempi di questi percorsi. Essi, ben lungi dall’essere lineari e definitivi, hanno sempre una natura circolare e seguono l’andamento del movimento a spirale. Come il passaggio del Sole nei dodici segni zodiacali, le dodici prove si ripetono ciclicamente, ma possono essere vissute ogni volta con maggiore saggezza e accresciuto potere.

Nelle tradizioni e nell’etnografia di ogni continente sono presenti tuttora numerosissime tracce della struttura dei dodici Settori impiegata un tempo nell’antichità. I Malgasci moderni continuano ancora a invocare le dodici Montagne Reali o Colline Sacre che circondano Tananarive, anche se le montagne suddette non raggiungono attualmente questa cifra. I nomi e i caratteri di queste colline corrispondono ai dodici segni zodiacali, e anche la classica abitazione malgascia segue gli stessi parametri astrologici, tanto che la proiezione sul suolo domestico impone d’obbligo la ripartizione dei mobili della capanna in rapporto ai dodici segni[13].

Nell’attuale Wisconsin il popolo nativo dei Winnebago è composto da due gruppi: uno, denominato quelli del Cielo, si suddivide in quattro sottogruppi, l’altro, quelli della Terra, in otto, così che l’insieme dei due gruppi evoca l’unione tra Cielo e Terra, e lo schema del dodici. I Crow del Montana sono suddivisi in tredici clan, rappresentanti le dodici Lune dell’asse orizzontale e la zona centrale dell’asse verticale. Le leggende dei Cherockee, una delle grandi tribù del sud-est degli Stati Uniti, raccontano dei poteri straordinari di dodici teschi di cristallo di quarzo disposti intorno a un teschio di ametista. Ognuno di loro rappresentava una sorta di computer oleografico, programmato per contenere informazioni antichissime sul mistero della vita umana, e corrispondeva a uno specifico pianeta[14].

indexIl numero dodici è inoltre ampiamente impiegato nella simbologia cristiana. Quando Gesù sceglie i dodici apostoli, egli esprime apertamente la volontà di eleggere un nuovo popolo in nome di Dio (Matteo, 10, 1). Il dodici è citato anche nell’Apocalisse (dodici tribù, dodici fondamenta, dodici apostoli). Oltre che essere la base per la misurazione del tempo, il sistema duodecimale struttura numerose unità di misurazione dello spazio, tra cui il sistema inglese dei pesi e il raggruppamento delle uova. Tra altri innumerevoli esempi citiamo, per concludere, la divisione in dodici città (dodecapoli) degli Etruschi (imitata da Romolo con l’istituzione dei dodici littori), i dodici avvoltoi scorti da Romolo sul colle Palatino, le dodici verghe del fascio littorio romano, il modello preistorico del cosiddetto Tempio delle Stelle o Zodiaco di Glastonbury in Inghilterra, quello più recente delle dodici porte delle mura medievali di Bologna e delle dodici porte dell’armadio a muro della mia camera d’infanzia.

Le caratteristiche di ciascun Settore dello Zodiaco sono state rappresentate in astrologia attraverso i simboli e i geroglifici dei dodici segni, mentre nell’ambito di molte tradizioni sciamaniche, come quelle dei nativi d’America, sono stati impiegati i totem. Nei linguaggi algonchini questo termine corrisponde a otem, <segno> o <famiglia, tribù>, preceduto dal pronome possessivo <t>. Il totem è un sensore energetico che attraverso una forma fisica (pianta, animale, minerale, oggetto, corpo celeste, ecc.) facilita la comprensione delle forze non fisiche. Poiché un totem rappresenta le proprietà di un essere vivente, esso costituisce spesso un ausilio più diretto e comunicativo rispetto a un geroglifico o a un simbolo geometrico. L’impiego di questi ultimi simboli è tipico delle tradizioni esoteriche occidentali che, a causa delle persecuzioni di cui furono oggetto, si trovarono costrette a impiegare un linguaggio più occulto. La sostanza tuttavia rimane la stessa ed è apparente anche in superficie allorché osserviamo che, così come nelle Ruote di Medicina degli indiani d’America ogni Settore è in relazione con un totem animale, anche la maggior parte dei segni zodiacali occidentali hanno nomi e immagini di animali, mentre il termine Zodiaco stesso è tradotto abitualmente come cerchio di animali.

Una delle differenze tecniche più evidenti tra il cerchio zodiacale e il Sacro Cerchio è che nel primo i Settori si succedono in senso antiorario, mentre nel secondo essi si muovono in senso orario. I Sacri Cerchi sono legati precipuamente ai cicli stagionali della Terra, mentre lo Zodiaco, poiché rappresenta la fascia immaginaria che circonda la Terra, è più in relazione con il Cielo e con la misurazione del moto apparente dei corpi celesti così com’è visto dalla Terra. Questa distinzione di prospettiva è sufficiente a evidenziare la profonda diversità tra la visione spirituale delle antiche tradizioni sciamaniche e quella delle filosofie o religiosità prevalenti ora nel mondo occidentale. La prima sembra favorire il trasferimento dello Spirito sulla Terra e l’osservazione del Sacro Cerchio dall’alto verso il basso.

Nelle culture sciamaniche il Sacro Cerchio viene, infatti, messo a terra e ciò contribuisce a radicare l’energia celeste nella sfera terrestre. In realtà, secondo questa stessa visione, l’energia, una volta giunta a Terra, sale verso il Cielo e così procede attraverso uno scambio continuo e indiscriminato tra le dimensioni dell’alto e del basso. Gli approcci spirituali prevalenti nel mondo occidentale privilegiano invece il processo di ascesa verso lo Spirito e l’osservazione dal basso verso l’alto. Purtroppo, negli ultimi tempi, tale enfasi ha finito con l’escludere il processo di discesa e si è trasformata in una tendenza unilaterale a ritornare al Cielo dandosela a gambe al più presto dalla Terra. I modelli di vita occidentali sembrano essere fondati sul rifiuto di vivere sulla Terra. Le concezioni spirituali che sono prevalse negli ultimi millenni ci danno in genere informazioni su come fuggire da questo pianeta, laddove quelle delle culture sciamaniche c’insegnano che dobbiamo prima di tutto amare e diventare tutt’uno con lui. Come dice Ur Kraab: “possiamo ritornare da Padre Cielo solo se ci portiamo dietro Madre Terra”.

L’asse verticale è anche in relazione con il mistero del Tredicesimo Settore, o Tredicesima Luna. L’energia del Tredicesimo Settore è molto potente poiché ci consente di muoverci dalla circonferenza dell’asse orizzontale verso il Centro del Sacro Cerchio, laddove dimora il nostro vero Intento di luce. In breve, il numero 13 rappresenta il punto di passaggio dall’asse orizzontale all’asse verticale e corrisponde a un varco dimensionale in grado di aprirci a un nuovo movimento circolare della spirale. “In linea generale il tredici, come elemento eccentrico, marginale, erratico, si distacca dall’ordine e dai ritmi normali dell’universo: dal punto di vista cosmico l’iniziativa del tredici è negativa perché l’azione della creatura non armonizzata con la legge universale è cieca e insufficiente; essa serve all’evoluzione dell’individuo, ma turba l’ordinamento del macrocosmo e la sua quiete; è una unità che scuote l’equilibrio dei vari rapporti del mondo (12+1)[15]”.

Il motivo di questo scuotimento è dato dal ritrovamento di una percezione che rivela la natura illusoria della realtà ordinaria e ci apre a una prospettiva dimensionale radicalmente diversa. Tale condizione, identificabile nel 13, mette in gioco la sopravvivenza dei baluardi stessi dell’ego. Per questo motivo, nel corso dei tempi, il numero 13 è stato oggetto di paure e sospetti, fino al punto di essere apertamente osteggiato ed eliminato. Le tradizioni, le vicende e i miti che raccontano di un tredicesimo componente che viene tradito o soppresso e che in qualche modo risorge o si trasforma sono innumerevoli. Tra le più note: Gesù e i dodici apostoli, re Artù e i dodici Cavalieri della Tavola Rotonda, il dio scandinavo Baldur e i dodici dei del Walhalla, o la vicenda di Filippo di Macedonia che, dopo aver aggiunto la sua statua a quella dei dodici dei del pantheon greco, morì assassinato. Alcuni astrologi sostengono che originariamente lo Zodiaco era composto da tredici segni e che in seguito (nell’epoca dell’Impero Romano) venne ridotto a dodici poiché si riteneva che il tredicesimo segno fosse fonte di destabilizzazione e pericolo[16].

In realtà, per le tradizioni del Sacro Cerchio tale soppressione, ben lungi dall’essere riconducibile a motivazioni di carattere politico, non è in realtà mai avvenuta. Il tredicesimo segno è rappresentativo dell’asse verticale e non può essere percepito da un’ottica limitata all’asse orizzontale. Il fatto che alcuni si domandino in quale fascia orizzontale dello Zodiaco si trovi il tredicesimo segno potrebbe essere indicativo di una percezione che, per sua natura, è causa effettiva di quella soppressione stessa che s’intende attribuire ad altri. “La scienza astrologica exoterica non prende in considerazione che gli elementi circonferenziali della ruota zodiacale, mentre la scienza astrologica sacra (esoterica), la quale può rivelare il senso iniziale e integrale dell’Astrologia, lavora con e per mezzo dell’elemento centrale della ruota[17]”.

In breve, il lavoro astrosciamanico consiste nel riconoscere il tuo Intento e il Centro da dove esso emana, così che tu possa muoverti in ciascun Settore per trovare l’accesso al Centro. È un’operazione sistematica e ciclica che può essere praticata sia consapevolmente sia inconsapevolmente. Ogni creatura vivente prende parte in questo processo. Alcuni scelgono di impegnarsi coscientemente e di lavorare attivamente a proposito o di arrendersi al fluire degli eventi, mentre altri fingono di non essere coinvolti o assumono il ruolo di vittime. Tutti gli itinerari portano inevitabilmente al Centro e in quanto tali sono ugualmente rispettati e onorati. Le lezioni sono ripetute fino a quando non sono comprese pienamente. Da questa prospettiva non esiste alcuna pressione e tu possiedi ampia scelta per stabilire il tempo di durata del viaggio, sebbene in certi momenti la tua autentica natura multidimensionale può impiegare qualsiasi mezzo per velocizzare il percorso. Per esempio, talvolta succedono eventi imprevisti e drammatici che consentono di liberare situazioni di blocco, stagnazione e paura. Anche se questi episodi possono apparire dolorosi o sfortunati, essi sono cruciali per aprire i portali della coscienza e accelerare il viaggio spirituale di molti individui. Ovviamente è possibile scegliere lezioni più dolci e lavorare in cooperazione con gli Spiriti Guida e gli Spiriti Totem.

Esistono molte metodologie di lavoro con il Sacro Cerchio e ognuna merita rispetto e onore. Il fatto che è talvolta preferibile riferirsi a un solo modello, non implica che gli altri modelli sono sbagliati. Un modello è una struttura strategica e, come tale, non può pretendere di essere superiore. Il sistema che impiego, oltre a essere il risultato di un’attenta ricerca esperienziale, deriva da una delle tradizioni dell’Epica. Suggeriamo il suo impiego non perché si tratta del modello giusto, ma in quanto permette di stabilir una struttura comune riconosciuta da coloro che prendono parte alla Formazione (tu, il tuo Mentore e gli altri Praticanti). In seguito, attraverso la tua diretta esperienza e pratica, puoi elaborare ulteriormente questo modello o impiegarne altri.

imagesIl sistema astrosciamanico dei dodici Settori

Nell’astrosciamanesimo i dodici Settori rappresentano i diversi principi di espressione del Centro. In questo Centro la chiarezza è totale e non esiste alcun senso di separazione, poiché si consegue la conoscenza dell’unità. I Settori raffigurano specifiche emanazioni del Centro con la funzione di renderlo comprensibile. Uno dei modi in cui si potrebbe spiegare quanto sopra è che, poiché si è creato uno stato di separazione (in cui i Settori sono percepiti come separati gli uni dagli altri e dal loro Centro) e l’uomo è diventato quello che è, possiamo accedere al Centro solamente nell’ambito di un sistema a noi comprensibile. Di conseguenza, il Centro ha creato una sorta di piano di recupero che, partendo dalla nostra distorsione di prospettiva (i Settori separati), ci riporta alla sua reale visione (l’unità del Tutto). In quest’ottica potremmo affermare che all’interno di ciascun Settore esiste un passaggio, in parte segreto, che ci conduce verso il Centro e la sua reale consapevolezza. Nell’ambito di ogni Settore possiamo inoltre fare esperienza di un principio particolare. Esso rappresenta uno dei dodici Spiriti Totem al servizio del Centro.

I Settori sono rappresentativi di tutte le situazioni possibili nell’ambito dell’esperienza umana e non umana, CUA e non-CUA: ogni aspetto di ciò che può essere conosciuto ed esperito. Qualunque situazione esistenziale è sempre inquadrabile all’interno di questo sistema, e ciò significa che esiste sempre una possibilità di accesso al Centro, se siamo disposti a trovarne la via. In breve, il sistema di lavoro astrosciamanico consiste nel riconoscere il proprio Intento di luce e il Centro da cui esso emana, per poi intervenire su ogni Settore al fine di conquistarne la relativa porta di accesso. È un lavoro sistematico e ciclico che può essere praticato in modo consapevole o inconsapevole. Ognuno di noi inevitabilmente lo svolge. Alcuni s’impegnano a svolgerlo in modo cosciente, mentre altri rinunciano a parteciparvi direttamente e sembrano rimanere legati a un ruolo di vittima. Ciascuno segue un suo preciso percorso di trasformazione con cui non è possibile interferire.

Le lezioni della vita sono ripetute fino a quando non sono interamente comprese. A questo riguardo non esiste urgenza e la scelta di accelerare o no il nostro processo di crescita spetta solo a ognuno di noi. In certe circostanze, tuttavia, come accennato prima, la nostra anima arriva a usare qualunque mezzo, anche estremo, per costringerci a fare questa scelta. Per esempio, se nella vita siamo bloccati in una situazione priva di possibilità di sviluppo e di crescita, da cui non vogliamo, o non siamo in grado di, sganciarci, a volte, accade un evento imprevedibile o un fatto grave, che apre un varco nella nostra consapevolezza e avvia il processo di guarigione.

“Ognuno è responsabile della propria esistenza, e nessuno ha il diritto di rimettere ad altro o ad altri questa sua responsabilità: l’astrologia originaria ha in sé ben radicato questo concetto, e ogni analisi astrologica conduce a una sola conclusione di fondo: che tu, e tu soltanto, sei il padrone del tuo destino, di te stesso e dell’intero universo. Tutto quello che puoi fare è far finta che non sia vero[18]”.

Il vantaggio del sistema dei dodici Settori è che, oltre a essere antichissimo e diffuso, costituisce ancora la struttura simbolica più facilmente comprensibile per la maggioranza di persone. Tutti – non importa la cultura, la tradizione o la razza di appartenenza – conoscono i dodici segni zodiacali. Similmente, pressoché ogni essere umano si riferisce ai dodici mesi dell’anno e guarda con frequenza un orologio composto da un cerchio di dodici numeri.

Esistono diversi sistemi di lavoro con il Sacro Cerchio e ciascuno presenta caratteristiche particolari. Come accennato precedentemente, non c’interessa stabilire chi ha ragione o argomentare in favore di un sistema o a sfavore di un altro.

Carta di riferimento provvisoria delle quattro Direzioni

Direzioni Elementi e Regno Animali Minerali Piante Colori Stagioni Totem Spirit Parte del giorno
Est Fuoco,

spirituale

lupo, aquila, animali predatori ferro tabacco Rosso primavera Ruha alba
Sud Terra, fisico ghiro, cervo, animali pacifici serpentino, diaspro salvia,

patchouli

Verde estate Ratah mezzodì
Ovest Acqua, emotivo serpente, rettili, pesci, animali acquatici ossidiana,

pietre di fiume

cedro, sandalo, canfora Blue autunno Rogah Tramonto
Nord Aria, mentale gabbiano, uccelli cristallo lavanda, sweetgrass Giallo inverno Riallah Mezzanotte

 

Carta di riferimento provvisoria dei Dodici Settori

Settore Segno Pianeti Raggi Elementi Animali Minerali Totem Spirit Colori
1 Ariete

‘

Marte (1)

Mercurio (2)

uno, sette Fuoco falco,

tasso

diaspro rosso Kahe Pah rosso
2 Toro

’

Venere (1)

Vulcano (2)

quattro Terra castoro,

toro

diaspro verde Rata Sahe Pah rosso-arancione
3 Gemelli

“

Mercurio (1)

Venere (2)

due Aria cervo,

scimmia, gazza

occhio di tigre Mahe Rahe Tahe arancione
4 Cancro

”

Luna (1)

Nettuno (2)

tre, sette Acqua granchio,

coniglio

cornelia Quiushade giallo-arancio
5 Leone

•

Sole (1/2) uno, cinque Fuoco leone,

pavone

citrino, ambra Surahim Tahe giallo
6 Vergine

–

Mercurio (1)

Luna (2)

due, sei Terra scoiattolo,

orso

avventurina Kahesepoh Sadeh giallo verde
7 Bilancia

—

Venere (1)

Urano (2)

tre Aria corvo,

civetta

quarzo rosa Ataherah verde
8 Scorpione

˜

Marte (1)

Plutone (1/2)

quattro Acqua scorpione malachite, ematite Harassadoah blue verde
9 Sagittario

™

Giove (1)

Terra (2)

quattro, cinque, sei Fuoco alce, cavallo, delfino zaffiro Nivaya Sadhu blue
10 Capricorno

š

Saturno (1/2) uno, tre

sette

Terra oca selvaggia, capra onice, tormalina verde Sauter Kitaya blue viola
11 Acquario

›

Saturno (1) Urano (1)

Giove (2)

cinque Aria lontra argento, azurite Uriah Tapeh viola
12 Pesci

œ

Giove (1)

Nettuno (1)

Plutone (2)

due, sei Acqua balena, puma turchese, fluorite Taepeh viola rosso

Per quanto concerne le tabelle riportate sopra, è necessario tenere conto del fatto che vi sono idee divergenti riguardo l’assegnazione di animali, minerali, stagioni, colori o elementi alle Direzioni o ai Settori. Queste possono variare secondo le tradizioni, dei popoli e degli individui. Le corrispondenze fornite in questo testo non pretendono di essere più potenti o importanti di altre e sono descritte solo com’esempio. I pianeti indicati nella carta si riferiscono ai governatori essoterici (1) e esoterici (2) secondo l’astrologia di Alice Bailey.

INTENTO E FUNZIONE [19]

Il termine Intento ricorre con notevole frequenza in questo libro poiché rappresenta un ingrediente di base del lavoro astrosciamanico. In questo contesto esso indica l’espressione più pura del nostro scopo nella vita, o in una certa situazione, così come risulta comprensibile nella realtà di separazione creata dall’ego. La definizione dell’Intento crea un campo di energia che consente di assumere totale responsabilità e di attirare le forze di cui abbisogni.

“Il valore di decidere in anticipo ciò che vuoi che succeda è semplicemente che percepirai la situazione come un mezzo per farlo accadere. Quindi farai ogni sforzo per guardare al di là di ciò che interferisce col raggiungimento del tuo obiettivo, e ti concentrerai su tutto ciò che ti aiuta a raggiungerlo” (UCIM, Testo, p. 390).

L’Intento è lo strumento di base per la trasformazione interiore quando si allinea con la Funzione, vale a dire allorché cessi di usare la volontà per alimentare l’ego e la usi per contribuire alla realizzazione del tuo effettivo scopo su questo pianeta.

Il termine Funzione, anch’esso ampiamente impiegato, s’identifica qui con il perdono, inteso come rilascio, disfacimento o guarigione delle illusioni di separazione create dall’ego. Il perdono è il massimo fine perseguibile a livello umano e rappresenta, nelle parole di Un corso in miracoli, la chiave per la vera felicità. In quanto tale, si tratta di un compito che si basa su una tua scelta e che non dipende da Dio.

“Dio non perdona perché non ha mai condannato. E ci deve essere condanna prima che si renda necessario il perdono. Il perdono è il grande bisogno di questo mondo, ma ciò avviene perché questo è un mondo di illusioni. Coloro che perdonano si stanno così liberando delle illusioni, mentre coloro che negano il perdono si stanno legando a esse. Dal momento che condanni solo te stesso, così perdoni solo te stesso” (UCIM, Libro degli esercizi, p. 75).

L’Intento è un requisito di base nei viaggi sciamanici e in ogni pratica spirituale poiché permette di rendere chiara la vera motivazione nell’intraprendere una o più azioni. In questo modo le forze evocate sono messe in condizione di operare. Il fatto che l’Intento debba essere collegato alla Funzione non significa che i loro contenuti sono gli stessi. Per l’astrosciamanesimo l’Intento è semplicemente ciò che, allo stato della tua attuale consapevolezza, senti onestamente di volere. Non importa di cosa si tratta, o se può sembrare banale o egoistico. Quello che conta è determinare con precisione ciò che vuoi e quello che sei disposto a dare in cambio.

“L’obiettivo deve essere formulato chiaramente ed essere tenuto in mente.” (UCIM, Testo, p. 82).

Quando sei chiaro e onesto riguardo l’Intento, e t’impegni sin dall’inizio a realizzarlo responsabilmente, i risultati non si fanno attendere. Qualsiasi lavoro sciamanico si fonda su questa premessa. L’ego non s’impegna mai veramente perché prima di tutto non sa che cosa vuole. L’ego conosce solo ciò che non vuole, questa è l’unica cosa su cui è molto chiaro. E questo è il motivo per cui la maggior parte delle persone, continuando a pensare a quello che non vuole, perde di vista il proprio scopo nella vita e alimenta ciò che teme maggiormente.

L’aderenza all’Intento ti permette di confrontare subito la tua operatività, di mettere in moto le energie e di accettare di fare degli errori per poi correggerli in base allo sviluppo graduale della tua percezione. Il pensiero è creativo e dà forma alla realtà della tua vita. Le persone di successo conoscono il potere della mente e sanno come impiegarlo. Questo non vuol dire che il loro percorso sia necessariamente spirituale. Talvolta, se t’impegni, puoi ricevere delle ricompense da parte dell’ego. Tuttavia, se esse non hanno nulla a che fare con la tua vera natura, questi doni si dissolvono presto come nubi. A questo riguardo è difficile stabilire dei valori generali riguardo la qualità e il contenuto dell’Intento. Ciò che rende l’Intento sacro non è il suo contenuto, ma la sua disponibilità a collegarsi con la Funzione. È come la seguente preghiera:

“O Spirito, la mia percezione è limitata e sono consapevole di non essere pienamente a conoscenza di ciò che voglio. Per quello che in questo momento percepisco della parte più luminosa che è in me, io sento che voglio …… e sono pronto a darmi da fare per realizzarlo. Questo è il mio Intento che collego alla Funzione, a significare che, in qualsiasi momento, sono disposto ad abbandonarmi alla Tua più alta volontà”.

Il sistema dell’ego

Solo noi stessi possiamo scegliere se usare il mondo per rimanere intrappolati in uno stato di paura, dove siamo vittime delle circostanze, o se considerarlo come un percorso di apprendimento, per raggiungere la pace interiore e ricordarci chi siamo veramente. Per favorire quest’ultima scelta, impieghiamo essenzialmente un unico strumento di liberazione: la Funzione del perdono. Attraverso la pratica del perdono, si lascia andare il passato e, con esso, tutti i pregiudizi, le paure e gli ostacoli che l’ego ha posto tra noi e la nostra natura divina. Dio è l’amore che è dentro di noi, la nostra vera fonte in cui ci riconosciamo come parte del Tutto. L’ego è il nostro io separato, fondato sulla paura e sull’illusione riguardo ciò che siamo veramente. Per meglio comprendere cosa s’intende effettivamente per perdono, è necessario soffermarsi più a lungo sulla struttura dell’ego così com’è descritta da Un corso in miracoli.

Il sistema dell’ego ruota attorno a tre concetti chiave: peccato, colpa e paura. Il peccato è definito come mancanza di amore. Poiché, secondo Un corso in miracoli, l’amore è l’unica realtà, il peccato non è un’azione negativa da punire, ma un errore o allucinazione da correggere. In breve, il peccato è il senso di separazione, la credenza di essere separati dagli altri e da Dio.

La conseguenza diretta e inevitabile del peccato è la colpa: un’esperienza di malessere dovuta a qualcosa di sbagliato che abbiamo fatto o a qualcosa di giusto che non abbiamo fatto. La colpa non si limita solo ad alcuni episodi della nostra vita, ma comprende anche tutto il nostro passato di emozioni, pensieri ed esperienze negative, sia consce che inconsce. È una sensazione di forte disagio che ci fa ritenere sbagliati e immeritevoli, un’inadeguatezza di base derivante dalla nostra credenza nel principio di scarsità, vale a dire, la convinzione che dentro di noi manca qualcosa di fondamentale. È questa stessa credenza a provocare ogni tipo di sensazione spiacevole.

Una caratteristica tipica del senso di colpa è che, una volta che lo sentiamo e ci crediamo, di riflesso iniziamo a convincerci che alla fine riceveremo una punizione. Chi ha commesso un grave reato, è condannato o vive nel terrore di essere arrestato. Allo stesso modo, quando sperimentiamo la colpa, sentiamo intimamente di meritarci una punizione. La minaccia di questo castigo è all’origine di ogni tipo di paura. In breve, una volta che crediamo nel peccato, cioè di essere separati da Dio, passiamo direttamente dal peccato alla colpa, dalla colpa alla punizione, per arrivare infine alla paura, con tutta l’ansia e l’odio per noi stessi che ne deriva. Poiché crediamo di aver peccato contro Dio e di esserci separati da Lui, iniziamo a temere che sarà Lui stesso a punirci per quello che supponiamo di avergli fatto. Le nostre colpe e paure sono proiettate su Dio, che si trasforma così nella classica figura punitiva che ci aspetta sulla soglia pronta a castigarci per i nostri peccati.

Il ciclo di peccato, colpa e paura, una volta messo in moto, crea una ripetizione continua, una specie di vortice da cui l’ego trae il suo vitale nutrimento. Sembra non esistere via d’uscita a questa situazione. La paura e lo sconforto che ne derivano sono terribili e per liberarsene l’uomo ha bisogno di aiuto. Il punto è che, fino a quando rimaniamo all’interno di questo vortice, non è possibile chiedere aiuto a Dio. Nel sistema dell’ego, infatti, è proprio da Lui che dobbiamo difenderci. Qui Dio è visto come un nemico e l’idea che Egli ci punirà per ciò che abbiamo fatto, è la vera causa della nostra paura. Per trovare sollievo, l’unica strada aperta rimane quella dell’ego. La sua disponibilità a soccorrerci è subito evidente. Ovviamente, essa deriva da un’unica esigenza: quella di garantire la propria esistenza. Un corso in miracoli definisce l’ego come quella parte della mente che crede nella separazione. Quindi, il lavoro di base dell’ego consiste nel farci credere che la separazione, e il conseguente ciclo di peccato, colpa e paura, sia un dato reale. Da questa credenza dipende la sopravvivenza dell’ego e su questa chiave si articola il suo intero sistema di pensiero. Finché crediamo nella colpa, l’ego può continuare i suoi giochi, e qualsiasi aiuto che ci giungerà all’interno di questo sistema servirà sempre a perpetuare la stessa colpa da cui ci vogliamo liberare.

La repressione è il primo aiuto che l’ego ci offre. Essa consiste nel prendere in blocco ogni sensazione negativa, spingerla giù nell’inconscio, e poi fare finta che non ci sia. In questo modo, non facendo apparire il problema, si dimostra che il problema non esiste. È la soluzione più popolare, anche se in genere regge per poco. Una parte di noi continua, infatti, a rendersi conto che il problema è rimasto. È come rinchiudere i rifiuti della casa in un’unica stanza. Per un po’ di tempo funziona. Poi lo sporco, a forza di accumularsi, inizia a premere contro la porta e a emanare esalazioni insopportabili, finché arriva il momento in cui travolge l’intera casa. Lo stesso accadrà con la colpa che abbiamo represso. Per evitare questo tipo di inconveniente, l’ego fornisce uno strumento più ricercato: la proiezione. Essa consiste nel prendere la colpa che abbiamo dentro e rovesciarla addosso a qualcun altro.

In questo modo, la colpa che non vogliamo vedere in noi, la vediamo in lui, lei o loro. È come scaricare i rifiuti domestici nella casa del vicino, per poi accusare quest’ultimo di essere sporco ed emanare odori sgradevoli. Il punto è che la proiezione è un sistema di smaltimento così istantaneo e segreto da farci dimenticare che siamo noi ad avere prodotto i rifiuti che ora vediamo nella casa accanto. Qualcun altro diventa quindi responsabile per la miseria, la sofferenza, il dolore che c’è nella nostra vita. Non ha alcuna importanza chi è l’oggetto della proiezione. Può essere una persona, molte persone, un partito, una razza, una nazione, una religione o anche Dio stesso. Ciò che conta, per l’ego, è solo riuscire a trovare qualcuno su cui scaricare la responsabilità per quel che abbiamo dentro.

La proiezione è il metodo più efficace impiegato dall’ego per liberarci dalla colpa. Ovviamente, è anche il modo migliore per trattenerla ed esaltarla. È un trucco dell’ego per farci sentire diversi dagli altri e per rinforzare così la nostra credenza nella separazione. In realtà, quando accusiamo qualcuno di essere la causa dei nostri dolori, a un certo livello, ci rendiamo conto che stiamo solo sfuggendo dalla responsabilità per la colpa e il rancore che proviamo verso noi stessi. Creando questa dinamica di aggressione, mettiamo in moto un circolo vizioso di colpa e attacco. Più ci sentiamo in colpa, più forte sarà il bisogno di negare questa colpa in noi stessi, per proiettarla all’esterno attaccando qualcuno. Più l’attacchiamo, più forte sarà la nostra colpa, perché intimamente sappiamo che l’attacco non è giustificato, e che in realtà stiamo solo aggredendo noi stessi.

Una forma più insidiosa di proiezione è quella che Un corso in miracoli definisce relazione di amore speciale. Si tratta di una relazione che, pur apparendo molto diversa da quella precedente, è solo l’altra faccia della medaglia. Abbiamo visto come l’uomo, nel sistema dell’ego, non possa rivolgersi a Dio per ricevere aiuto e amore. Questa situazione lo fa sentire incompleto e genera il bisogno di trovare una persona speciale con cui potersi sentire bene. Si tratta di stabilire un accordo per cui, se qualcuno fa una tal cosa per me, allora io lo amo, e in cambio, posso fare qualcosa per lui. Quando le persone parlano di amore ideale, in genere, si riferiscono a questo tipo di rapporto. Una relazione destinata inevitabilmente ad alimentare il solito circolo vizioso di colpa e attacco.

Da un lato, il rapporto soddisfa le mie esigenze, e questo mi fa sentire molto bene. Dall’altro, esso rinforza la mia dipendenza, il bisogno esclusivo che ho del partner e la paura di perderlo. E alla fine si ravviva il ricordo della colpa che inconsciamente ha causato la nascita della relazione stessa. Poiché è proprio la colpa che più di ogni altra cosa mi spaventa, e il partner me la fa ricordare, allora finirò con l’attaccare e odiare anche lui. A causa della colpa, tutte le relazioni speciali possiedono componenti di paura. Per questo motivo cambiano così di frequente. Quando in una relazione esiste paura, non c’è più spazio per l’amore e ciò che rimane è solo la colpa. In questo modo, sia nelle relazioni di amore come in quelle di odio, la colpa si ricicla di continuo, e ciò permette ancora all’ego di sopravvivere.

In breve, l’ego, dopo aver generato il ciclo di peccato-colpa-paura, ci fornisce mezzi di soccorso, come la repressione e la proiezione. Questi strumenti in realtà contribuiscono solo a rafforzare la situazione di dolore da cui pretendono di salvarci e ad alimentare un circolo vizioso che, a differenza del movimento a spirale del Sacro Cerchio, non consente alcuna via d’uscita.

La Funzione del perdono

La risposta al circolo vizioso innescato dall’ego è il perdono. A questo termine è data una definizione diversa da quella cui siamo convenzionalmente abituati. Qui perdonare non significa sentirsi superiori e tollerare chi ci fa del male. Questo è ancora un trucco dell’ego, il cui risultato è sempre quello di farci sentire separati e diversi l’uno dall’altro. Perdonare vuol dire correggere l’idea stessa che sia stato l’altro a farci del male. È un perdono per ciò che l’altro non ha mai fatto, non per quello che ha fatto. Con il perdono, gli stessi strumenti usati dall’ego per intrappolarci nel mondo della separazione e della colpa, sono impiegati per liberarci. Attraverso la proiezione all’esterno su persone o situazioni, abbiamo la possibilità di vedere la colpa che è stata repressa in noi. È un’opportunità per osservare la colpa all’esterno, e poi renderci conto che essa è dentro di noi e che non esiste separazione tra interno ed esterno. In quest’ottica, le situazioni più difficili e dolorose della vita, si trasformano in occasioni decisive che ci consentono di vedere ciò che altrimenti non riusciremmo a vedere.

Il processo del perdono si articola in tre stadi. Il primo stadio consiste nel richiamare la proiezione dall’esterno per riportarla all’interno. Si tratta di usare il processo inverso dell’ego e di riconoscere che il problema non è all’esterno, ma è dentro. Il motivo per cui sono infelice è una mia responsabilità. Continuando a credere che le responsabilità sono al di fuori di me, proseguirò a impiegare le mie energie da altre parti alla ricerca di soluzioni impossibili. Il gioco dell’ego consiste proprio nel confonderci con una miriade di problemi apparenti al fine di impedirci di affrontare l’unico problema reale: quello della separazione. In questo modo, l’ego, superando un problema fittizio dopo l’altro, si rinforza sempre di più, mentre la nostra vera essenza viene meno.

Nel secondo stadio, accettiamo la nostra responsabilità e riportiamo la colpa nella nostra mente. Riconosciamo che essa è dentro di noi, la osserviamo, e ci rendiamo conto di avere fatto un errore di scelta. La colpa si rivela il risultato di una decisione presa nel passato: quella di considerarci figli dell’ego invece che figli di Dio, di credere nella paura invece che nell’amore. Una decisione che riguarda il passato, e che, nel presente, possiamo scegliere di cambiare. La consapevolezza del nostro potere di scelta è uno dei punti più importanti. La nostra stessa mente ha creato il mondo che percepiamo come reale, e solo essa può scegliere di cambiarlo.

Abbiamo fatto di tutto per costruire un mondo infernale sulla Terra, in cui l’estasi e la gioia sono miraggi o eventi passeggeri. Nonostante ciò continuiamo a insistere a rimanere attaccati a questo mondo e a fingere di sapere in che cosa consiste la realtà. Quando siamo disposti a perdonare, a lasciare andare il passato, la paura, le nostre idee distorte sulla vita, e a rinunciare al desiderio di separazione, ecco che il sistema dell’ego comincia a cedere. A questo punto s’inserisce il terzo stadio del perdono, di cui non siamo più responsabili. Non spetta a noi toglierci la colpa. Siamo intrappolati da ciò che noi stessi abbiamo creato e ci occorre un aiuto esterno. Ma ora non siamo più preda dei falsi soccorsi dell’ego. Abbiamo scelto di ricercare subito un aiuto reale, invece di accettare soluzioni effimere o di aspettare di raggiungere una perfezione che non arriverà mai. In questo modo dimostriamo di essere pronti a ricevere l’aiuto di cui prima avevamo paura: quello di Dio.

Egli risponde con la rimozione della colpa e il rilascio dei suoi effetti. Il vecchio sogno finalmente si dissolve per rivelare l’amore, la pace e la beatitudine che sempre erano state presenti. Questo è ciò che Un corso in miracoli intende per miracolo. Non significa moltiplicare i pesci o camminare sull’acqua, ma mutare in modo radicale la nostra percezione del mondo. “Quindi, non cercare di cambiare il mondo, ma scegli di cambiare la tua mente riguardo al mondo” (UCIM, Testo, p.445).

Quest’operazione rappresenta un processo profondo di trasformazione, che comporta la rivelazione di tutto ciò che hai deciso di sottrarre all’attenzione della tua coscienza. Piuttosto che ignorare i rancori e le sensazioni nascoste più disperate, provando a eliminarle focalizzandoti solo sul positivo o impiegando la volontà per affossarle nell’inconscio, qui impari ad aprirti alla loro reale natura. Allora inizi a sentirle e accettarle per quello che sono, invece di confinarti in un’illusione convenzionale di benessere, lasciandoti ingannare dalla luce artificiale o interpretando il ruolo di vittima.

L’astrosciamanesimo implica assumere responsabilità per la tua presenza sul piano materiale, riconoscendo quel che esiste sul pianeta e smontando pazientemente la separazione. Il vero perdono e rilascio ha luogo quando hai pienamente visto e compreso ciò che lasci andare. Coloro che accettano onestamente di esplorare le loro ombre, ritirando le loro proiezioni dagli altri e integrandole nell’interezza cui appartengono, offrono un servizio di gran valore a questo pianeta.

imagesIl Sole e la Luna

La Luna rappresenta tradizionalmente la notte, il buio, la parte femminile, il lato ombra, l’istinto, la passività, ciò che riflette, l’Anima, il Livello Due. Il Sole è il giorno, la luce, la parte maschile, il lato guida, la ragione, l’attività, ciò che crea, lo Spirito, il Livello Uno. Il ciclo lunare descrive le fasi del rapporto tra questi due corpi celesti così come viene visto dalla Terra (il corpo ed il veicolo della nostra esperienza). Da questa prospettiva essi sembrano entrambi muoversi intorno al nostro pianeta. Sole e Luna appaiono nel cielo con dimensioni pressoché identiche, anche se quest’ultima, quando raggiunge la sua pienezza, riduce gradualmente la sua forma fino a scomparire del tutto, per poi aumentarla di nuovo e ritornare così periodicamente al suo aspetto completo.

Il rapporto tra Sole e Luna è indicativo della relazione tra il nostro Intento e la nostra Funzione. L’Intento corrisponde in questo caso al Sole e rappresenta l’espressione della forza di luce che muove l’universo e, nell’ambito della percezione terrestre, la volontà creativa dell’individuo e la sua via di realizzazione. La focalizzazione sul Sole crea un campo di energia che consente di attirare le forze e il potere, di cui abbiamo bisogno per esprimere il nostro Intento. Il modo in cui ciascun individuo sulla Terra comprende e vive l’Intento determina la sua capacità di scelta tra la strada estatica dell’unità e il ciclo ripetitivo e separante dei rancori. L’Intento diventa volontà di liberazione quando si allinea con la Funzione, vale a dire allorché cessi di usare l’energia solare per alimentare l’ego e la impieghi per creare unità e amore.

La Funzione del perdono, come abbiamo visto, è il massimo fine perseguibile a livello umano e s’identifica con il perdono, inteso come rilascio, liberazione, disfacimento o guarigione di tutte le illusioni separanti create dall’ego. La Luna custodisce le memorie passate del processo di separazione ed evidenzia l’insieme degli schemi ripetitivi che sono stati fecondati da quelle esperienze. Essa mi confronta costantemente con il lato ombra, con il demone, con ciò che ho negato e con le mie reazioni a riguardo. Di conseguenza mi pone di fronte alla scelta di applicare o no la Funzione.

Quando la Luna è dominante, le circostanze esterne e gli attaccamenti al passato prendono sovente il sopravvento e fanno perdere di vista l’Intento e la Funzione. Posso diventare vittima di schemi ripetitivi che, sebbene dolorosi e frustranti, offrono sicurezza e conforto in un mondo sconosciuto e pieno di pericoli. Quando il Sole prevale disarmonicamente, l’Intento perde la connessione con la realtà circostante e l’ego cerca di sottometterla a tutti i costi alla sua volontà. S’instaura uno stato di guerra che richiede uno sforzo costante e che accentua la separazione e tutta l’inevitabile sofferenza che ne deriva.

Al di là del contenuto della tua volontà o ideale soggettivo (Sole), per liberarti e ritornare all’unità originaria è necessario fare i conti con le varie parti in cui percepisci la realtà oggettiva. Questo insieme di parti (Luna) continua a ruotarti intorno, a turbarti con le sue apparenti diversità e a sconvolgere i tuoi piani, fino a quando non viene totalmente riconosciuto e perdonato. La capacità di gestire il rapporto tra Sole e Luna determina la qualità della vita sulla Terra e tutto ciò che da essa posso derivare. Per esempio, se guidi l’automobile per arrivare puntuale a un appuntamento di lavoro (Intento) e trovi la strada bloccata a causa di un ingorgo (realtà oggettiva), le tue reazioni (Luna) possono variare enormemente e di conseguenza influenzare il resto della giornata o anche quello della tua vita. Puoi irritarti leggermente, preoccuparti, farti prendere dall’ansia, arrabbiarti, compiere gesti gravi e inconsiderati, oppure rilassarti, liberare le paure riguardo le conseguenze del ritardo, relazionarti in modo armonico con l’ambiente e perdonare te stesso e gli altri.

Il tuo intento, se sei un uomo d’affari, è essere puntale e aver successo. Questo significa che sarai difficilmente felice se qualcosa accade che impedisce di realizzare questo proposito. Se una tale evenienza ha luogo hai due possibilità di base: rimanere sulla frequenza relativa all’insoddisfazione con tutto quello che ne deriva o aprirti a un’altra possibilità esperienziale. Potresti a questo punto scegliere di entrare in una frequenza distinta. Magari v’è una parte di te che vuole affrettarsi per arrivare puntuale, mentre un’altra parte vuole semplicemente prendersi una pausa. La vita su questo pianeta può essere definita dall’interazione costante tra Sole e Luna, giorno e notte, Intento e Funzione. Questo processo è descritto strategicamente dal ciclo lunare e dalla relazione di Sole e Luna con i distinti segni zodiacali del loro transito. È quindi utile essere consapevoli dei transiti del Sole e della Luna nei segni. Tale attenzione consente di identificare le energie in gioco e di impiegarle per il lavoro astrosciamanico.

PRATICHE E RITUALI

Nell’astrosciamanesimo impieghiamo esercizi e pratiche rituali individuali e di gruppo. Gli esercizi consistono in giochi o modi operativi che generalmente non richiedono l’uso di spazi formali. Le pratiche rituali si svolgono invece all’interno di specifici spazi cerimoniali (Sacro Cerchio, templi, luoghi di potere, ecc.) e comprendono procedure che è necessario rispettare fedelmente. Le tecniche descritte nel testo possono essere impiegate da chiunque sia sinceramente interessato allo sviluppo dei suoi potenziali interiori. Per praticarle con successo non è necessario ricorrere a un insegnante, anche se, per agevolare il lavoro, può essere utile farsi seguire inizialmente da un facilitatore qualificato od operare a contatto diretto con altri ricercatori.

sufiI rituali

Ognuno di noi possiede al suo interno le energie di ciascun Settore e ciclicamente le esprime, anche se spesso si trova a reprimerle o a viverle in modo eccessivo. I rituali ci consentono di entrare in sintonia con queste energie e di lasciare che si creino i giusti equilibri per la nostra trasformazione e quella del pianeta. Ogni atto della vita è di per sé una pratica rituale, sia che ne siamo consapevoli o meno. L’intera esistenza terrestre si basa sui riti. Noi li celebriamo quotidianamente seguendo diverse tradizioni. Alcune di queste sono basate sulla comunione spirituale, l’amore e il perdono, altre su miti di miseria, competizione, relazioni speciali, vendetta, e altri rancori. L’elemento di differenziazione nei rituali è dato dalla qualità dell’Intento: il seme di ogni pratica, sia si tratti di solenni cerimonie religiose che di semplici attività quotidiane.

L’Intento si esprime attraverso la mente e il nostro modo di pensare. La cosa più spiacevole a questo riguardo è che, senza rendersene conto, la maggior parte delle persone impiega buona parte del tempo per celebrare riti distruttivi. Questi riti non sono tanto quelli della magia nera o del satanismo. Tali pratiche sono inezie se confrontate con ciò che viene svolto abitualmente dalle persone cosiddette ordinarie. I riti distruttivi sono celebrati ogni volta che alimentiamo la mente con pensieri di colpa, vendetta, separazione e altri rancori. Questi pensieri contribuiscono a rafforzare la credenza in una realtà negativa di cui fingiamo di essere vittima quando in realtà ne siamo i diretti creatori.

Le pratiche rituali del Sacro Cerchio ci consentono di fare esperienza di quel potere che è sempre in noi. Esse ci collegano con la nostra parte più autentica e con l’Intento di luce. Creando uno spazio sacro e uno stato di protezione, in cui non siamo preda delle paure e follie quotidiane, i rituali agiscono come catalizzatori di esperienze di luce che gradualmente possiamo estendere nella vita fino a farne l’elemento predominante. Queste esperienze sono frutto di una relazione sacra che creiamo con ciò che incontriamo durante i rituali (altri partecipanti, Guide, Spiriti, rancori, ecc.). Si tratta di relazioni in cui si dà e si riceve, in uno scambio alla pari che comporta il reciproco riconoscimento della nostra sacralità. In particolare, le situazioni di paura e rancore sono importanti poiché ci consentono di mettere in evidenza ciò che abbiamo bisogno di liberare. Nei rituali è questo il vero lavoro che siamo chiamati a svolgere: diventare consapevoli dei nostri rancori per poi liberarli e aprirci al miracolo che ne consegue.

I momenti ideali per un rituale sono in relazione con i ritmi della Terra e del sistema solare (stagioni, lunazioni, transiti planetari), e con quelli individuali o di gruppo (accordi, relazioni, nascite, morti, inizi di attività, ecc.). I giorni più rilevanti sono in genere quelli corrispondenti a inizi di cicli stagionali (equinozi e solstizi), festività di mezza stagione, lune nuove e piene, e ingressi del Sole in un segno

Le Parti del Sacro Cerchio

La creazione dello spazio sacro è fondamentale per le pratiche rituali. Una delle funzioni di queste pratiche è proprio quella di renderci pienamente consapevoli della natura dello spazio che ci circonda. A questo riguardo non è necessario disporre di grandi spazi fisici. L’area del Sacro Cerchio, in virtù della sua sacralità, diventa rappresentativa di estensioni immense anche se è confinata in una zona di piccole dimensioni.

Nella sua forma fisica il Sacro Cerchio è in genere composto da un certo numero di pietre o altri materiali disposti circolarmente per terra. In passato i Sacri Cerchi erano costruiti in aree di grande potere dove era possibile sentire intensamente le forze della Terra e del Cielo. Attraverso il continuo impiego, questi luoghi acquisivano ancora più potere e diventavano dei coni energetici in grado di apportare trasformazioni significative per chiunque si avvicinasse a essi con rispetto e devozione. Tra gli innumerevoli Sacri Cerchi esistenti un tempo sul nostro pianeta, molti sono andati perduti o sono stati ridotti al ruolo di attrazioni turistiche. Alcuni di questi luoghi potrebbero essere riscoperti e riattivati alle loro funzioni originarie. Tuttavia le concezioni e le norme prevalenti riguardo la gestione dei territori rendono spesso difficili queste operazioni. È quindi preferibile costruire nuovi Sacri Cerchi e, a questo riguardo, qualsiasi luogo o situazione, in cui è possibile operare indisturbati e nel pieno rispetto delle leggi in vigore, può servire allo scopo. Non ha molto senso aspettare di andare in luoghi remoti o con rare caratteristiche energetiche e rimandare così il proprio lavoro di trasformazione. Gli sciamani hanno una mentalità molto pratica e fanno di tutto per evitare rinvii e complicazioni. Se siamo disposti veramente a svolgere il lavoro, il luogo ideale possiamo trovarlo nella nostra casa o nel parco cittadino.

Le Parti del Sacro Cerchio rappresentano il materiale di base per la costruzione del Sacro Cerchio e uno dei principali strumenti di potere. Per realizzarlo s’impiegano 12 pezzi di cartone o legno (o 12 pietre, cristalli, pigne, ecc.) per i 12 Settori. Altri 5 pezzi di dimensioni differenti vengono usati per le 4 direzioni e il Centro. La qualità o il tipo di materiale impiegato non ha eccessiva importanza. Ciò che conta è che esso ti attragga o parli in qualche modo al tuo cuore. Se usi delle pietre, puoi acquistarle in un negozio o andarle a ricercare nella natura. In quest’ultimo caso è necessario comportarsi con rispetto, rivolgendosi a Madre Terra per chiedere il permesso di prelevarle, avendo cura di non creare danni all’ambiente e lasciando un’offerta (semi di cereali, un proprio capello, ecc.) come ringraziamento.

Quando possiedi il materiale necessario puoi cominciare a predisporlo per il lavoro. Dapprima si attivano i pezzi corrispondenti alle direzioni e al Centro. In questo modo puoi disporre di una circonferenza completa con cui cominciare subito a svolgere le prime pratiche. In seguito, ogni volta che durante un viaggio si affronta uno dei 12 Settori, si procede ad attivare il relativo pezzo. L’attivazione consiste nel pitturare o disegnare il materiale in base alla propria intuizione e alle visioni ricevute. Si può anche semplicemente trascrivere il numero del Settore, il simbolo astrologico, dipingere le immagini di Spiriti, animali, piante, minerali, ecc., o fare collage usando ritagli da riviste. Se impieghi delle pietre, queste possono essere dipinte, incise o lasciate così come sono e attivate per mezzo di un rituale. Alcuni ricercatori usano un apposito telo che impiegano come base per il Sacro Cerchio. Le immagini e i segni dei Settori e delle direzioni sono talvolta dipinte o ricamate sul telo stesso.

Per rendere più efficace l’attivazione si può procedere nei momenti astrologici propizi al Settore su cui si lavora, o durante lune piene e nuove, equinozi e solstizi. Per attivare le Parti del Sacro Cerchio vi sono diverse possibilità, alcune complesse, altre molto semplici come: aprire il Sacro Cerchio, fumigare brevemente le pietre o soffiare su di loro. La cosa importante è non cadere in complicazioni e ricordarsi che il primo requisito essenziale è sempre l’Intento.

Una volta terminato ciascun pezzo, siediti di fronte a esso, porta l’attenzione al respiro e apriti a ciò che ti arriva. Dopo aver chiamato la Guida, puoi anche dialogare con lo Spirito del Settore, esprimere gratitudine, confidare bisogni o timori, cantare o danzare. Fai quello che ti viene spontaneo e prendi nota di ciò che accade. In qualunque momento, quando hai bisogno di rapportarti con quel Settore o di fare un viaggio al suo interno, puoi sempre posizionarti dinanzi esso. È come andare a trovare un amico. Si tratta solo di ricordare l’indirizzo e imparare la strada. Le Parti svolgono questa funzione. Completate tutte le Parti, dopo aver avuto un’esperienza per ciascun Settore, potrai disporre di un potente strumento e avrai realizzato la circonferenza di base per comporre il Sacro Cerchio, o cerchio sul pavimento[20].

La protezione

Il lavoro con il Sacro Cerchio è inteso a toccare diverse parti del nostro essere. Alcune ci sono familiari, altre meno, altre ancora possono apparire pericolose. Una stessa pratica può provocare reazioni diametralmente opposte nelle persone. Quando si esplorano i Settori è facile incontrare, oltre a zone di estasi e bellezza, zone di disagio e repulsione. Di solito, in questi spazi, si nascondono lezioni importanti. Se, con le necessarie protezioni, riusciamo ad accedervi, possiamo ottenere risultati incredibili. L’utilità delle zone d’ombra è quella di tenerci lontano da situazioni che ancora non siamo in grado di affrontare. Il loro svantaggio è che spesso la paura verso l’ombra, e non verso ciò che esiste effettivamente, c’impedisce di accedere a esperienze importanti per la nostra crescita. È cosa buona rischiare, ma è anche importante non fare violenza a sé stessi. In certi momenti occorre fermarsi e valutare cosa accade. Se una pratica provoca forti disagi o se non ci sentiamo abbastanza protetti, non ha alcun senso essere masochisti: possiamo evitare di continuare o chiedere esplicitamente protezione. Anche il più potente sciamano non muove un passo in una zona di pericolo senza l’aiuto del suo Spirito Guida. Ed è anzi proprio questa capacità di chiedere e ottenere aiuto che lo rende potente.

La prima lezione da imparare in ogni percorso spirituale è sempre la protezione. Prima di tutto, cerchiamo di essere onesti con noi stessi e di prenderci responsabilità per le nostre sensazioni. Proviamo a lasciarle uscire, a esprimerle fisicamente e verbalmente. È normale avere paura. È umano essere arrabbiati, piangere, disperarsi, sentirsi timidi o bloccati. È altrettanto naturale come andare in bagno e mangiare. Purtroppo questi bisogni sono spesso repressi e mascherati da atteggiamenti della cui falsità non riusciamo neanche più a essere consapevoli. È assolutamente necessario trovare lo spazio e il supporto che può consentirci di esprimere questi stati d’animo senza fare del male né a noi stessi né agli altri.

Quando si lascia il mondo delle credenze ordinarie per avventurarsi alla ricerca delle realtà che dimorano dentro di noi, i nostri corpi fisici, emotivi, mentali e spirituali diventano vulnerabili. Ciò costituisce una minaccia per l’ego e provoca forti paure agli aspetti di condensazione del nostro essere. “La loro energia è molto densa ed è radicata nel mondo fisico. La loro funzione è di tenerci radicati al mondo fisico. Noi siamo esseri spirituali, e lasceremmo il corpo se non avessimo qualcosa che ci ancora mentre facciamo esperienza dell’incarnazione fisica. Eseguendo un atto di protezione, informiamo il nostro bambino interiore e il nostro ego che ci prendiamo cura di loro proteggendo il corpo fisico. Inoltre, ci sono molte forme di energie nei regni non fisici. Tutte queste energie possono essere d’aiuto al percorso della nostra anima. Tuttavia, alcune possono essere pericolose se non siamo in grado di impiegare il loro potere. Chiedere protezione significa assicurarsi che solo le energie appropriate al percorso attuale della nostra anima ci influenzeranno[21]”.

L’apertura e la chiusura del Sacro Cerchio

Vi sono diversi modi, strumenti e procedure per chiedere protezione, e lo stesso Sacro Cerchio svolge fondamentalmente questa funzione. È come un utero di supporto che ci permette di sentire l’amore incondizionato e l’assistenza di tutte le forze che ci circondano mentre affrontiamo le prove del nostro viaggio. Il Sacro Cerchio è di per sé sempre presente, ma poiché raramente ne siamo consapevoli, occorre adoperare delle procedure che ci consentono di portarlo alla nostra attenzione. All’inizio di ogni pratica rituale è utile attivare questa memoria attraverso un’apposita cerimonia di apertura. A questo scopo si possono impiegare preghiere, movimenti, danze, canti o altre procedure rituali.

Le procedure di apertura corrispondono al momento in cui lo spazio sacro è riconosciuto come tale. Il Sacro Cerchio è una dimensione vivente e tutte le sue componenti energetiche hanno la capacità di interagire e relazionarsi con noi. In un rituale entriamo in rapporto con la capacità naturale di rapportarci con queste energie. L’energia procede in genere attraverso movimenti circolari a spirale. L’apertura del Sacro Cerchio consiste spesso nel modellare l’energia nella forma di un doppio cono: il Sacro Cono. Dapprima si tratta di chiamare le quattro direzioni orizzontali (base del cono)  e poi le tre direzioni verticali (gli apici dei coni e il Centro del cerchio comune di base).

Prima di iniziare la cerimonia di apertura, predisponi gli oggetti e i materiali necessari allo scopo e, se ti è possibile, procedi alla fumigazione. Per chiamare le direzioni puoi usare la voce, la danza, le mani, o un sonaglio, un tamburo, una campana, ecc. Una cosa importante da ricordare è che non si deve rinunciare all’apertura del Sacro Cerchio solo perché non si dispone degli strumenti necessari. L’unica cosa veramente indispensabile è sempre l’Intento.

Se ti senti di farlo, puoi rivolgerti fisicamente verso ogni direzione. Molte tradizioni cominciano da Est, anche se questo non è obbligatorio. Batti le mani, i piedi, il tamburo o agita il sonaglio. Puoi anche usare una frase di saluto del tipo “Io chiamo lo Spirito dell’Est”. Una volta che hai terminato con l’Est, spostati in senso orario verso le tre direzioni successive (Sud, Ovest, Nord) finché non le hai chiamate tutte. In seguito rivolgiti verso il Centro e inizia ad aprire l’asse verticale. Guarda in l’alto e chiama il Cielo o Mondo dell’Alto, poi tocca il suolo con le mani e chiama la Terra o Mondo del Basso, infine entra nello spazio del Centro: quello del Mondo di Mezzo. Questa procedura di apertura è già di per sé un lavoro di guarigione poiché tende a compensare e armonizzare eventuali squilibri che puoi avere nel rapporto con i quattro elementi e i tre mondi dell’asse verticale.

Durante la fase di apertura, così come in altre occasioni rituali, può essere utile impiegare la frase tutti i miei parenti. Si tratta di una formula, in uso a molti nativi d’America, che evidenzia la volontà di onorare tutti gli esseri e le persone, vicine e remote, che hanno avuto o stanno avendo un’influenza nella nostra vita. Queste relazioni – insieme a quelle del regno animale, vegetale e minerale – vengono considerate come rapporti di parentela. Siamo tutti parte della stessa unità e ogni relazione è un rapporto sacro di guarigione e insegnamento.

Di seguito forniamo un’invocazione d’apertura che puoi adottare inizialmente fino a quando non sei in grado di far parlare liberamente il tuo cuore. Ricorda sempre che non esiste un modello giusto per aprire il Sacro Cerchio. Le parole, i nomi delle entità, le gestualità e le procedure ben lungi dall’essere rigide e prestabilite, si aprono all’energia del momento presente e a ciò che risuona nel cuore di chi sta invocando.

Oh Spirito Cerchio, Guida, Grande Forza di Amore ed Estasi Che Si Muove Per Ogni Dove. Io chiamo le sette Direzioni e i dodici Settori. Io proclamo che questo lavoro sia posto al servizio del Piano di Salvezza e del mio Intento connesso alla Funzione. Kahesha Opa!

Chiamo i Tenutari dell’Est, Direzione del Fuoco, della primavera e dell’alba, luogo dello spirito, dell’illuminazione, dei nuovi inizi, della volontà, dell’ispirazione, degli animali predatori. Resta con noi, donaci supporto e guidaci lungo il Tuo sentiero.

Convoco i Tenutari del Sud, Direzione della Terra, dell’estate e del mezzogiorno, luogo della vitalità, della crescita, della stabilità, della passione e degli animali pacifici della Terra. Resta con noi, donaci supporto e guidaci lungo il Tuo sentiero.

Mi rivolgo ai Tenutari dell’Ovest, Direzione dell’Acqua, dell’autunno e del tramonto, luogo delle emozioni, dell’introspezione, della profondità, degli animali dell’acqua, dei rettili e dei pesci. Resta con noi, donaci supporto e guidaci lungo il Tuo sentiero.

Invito i Tenutari del Nord, Direzione dell’Aria, dell’inverno e della notte, luogo della mente, della saggezza, della chiarezza, degli uccelli. Resta con noi, donaci supporto e guidaci lungo il Tuo sentiero.

Elevo lo sguardo e le mani verso il Cielo e mi rivolgo al Sole, alla Luna, a tutti i Pianeti del Sistema Solare, alle Stelle e alle Galassie dell’Universo, al Mondo dell’Alto, alla Terra d’Origine, e a nostro Padre Celeste. Resta con noi, donaci supporto e guidaci lungo il Tuo sentiero.

Mi inchino al suolo, pongo le mani sulla Terra, le affondo nelle Sue Radici, e saluto il Mondo del Basso, la Gente Umana, Animale, Vegetale, Minerale. Resta con noi, donaci supporto e guidaci lungo il Tuo sentiero.

Infine mi rivolgo al Sacro Centro, luogo del Cuore, del Seme del Sacro Cono, del vero Intento connesso all’unica Funzione. Resta con noi, donaci supporto e guidaci lungo il Tuo sentiero.

Chiedo che questo lavoro sia in accordo con la Sacra Funzione. Kahesha Opa!

Se senti attrazione per questo modello e non ne possiedi uno tuo, senti la libertà di adoperarlo all’inizio o di cambiarlo secondo le tue esigenze. In seguito, t’invito a sviluppare il tuo modo di chiamare le Direzioni. Abbi fiducia in te e in ciò che ricevi mediante la tua Guida. Un modo ideale è essere spontanei e permettere a parole e suoni di uscire dal tuo cuore. “In senso stretto le parole non giocano alcun ruolo nella guarigione. Il fattore motivante è la preghiera, ossia il chiedere. Ricevi ciò che chiedi. Ma questo si riferisce alla preghiera del cuore, non alle parole che usi nella preghiera. Talvolta le parole e la preghiera si contraddicono., talvolta concordano. Non importa. Dio non comprende le parole, poiché esse sono state fatte da menti separate per mantenerle nell’illusione della separazione. Le parole possono essere utili, particolarmente per il principiante, nell’aiutare la concentrazione e facilitare l’esclusione, o almeno il controllo, dei pensieri estranei. Non dimentichiamo, però, che le parole non sono altro che simboli di simboli. E quindi sono doppiamente lontane dalla realtà[22]”.

Molte tradizioni fanno uso di sonagli, tamburi o altri utensili per chiamare le Direzioni. Sebbene questo possa essere utile, il suono o il sussurro della tua voce sono altrettanto efficaci. Una semplice parola di benvenuto o saluto come “Salve”, “Ciao”, “Ave” può essere tutto quello che occorre.

Quando hai concluso l’apertura del Sacro Cerchio, puoi iniziare il viaggio interiore, l’esplorazione del Settore, la pratica rituale o qualsiasi altro lavoro per cui hai deciso di chiedere protezione. Una volta che hai terminato, è atto onorevole liberare le Direzioni e procedere alla chiusura del Sacro Cerchio. A questo riguardo esistono di nuovo numerose possibilità. Tradizionalmente esso è chiuso, rilasciando ciascuna Direzione con un movimento in senso antiorario, oppure impiegando un’invocazione appropriata. Per esempio:

O Spirito Cerchio, Spirito Guida, Grande Forza di Amore ed Estasi! Grazie perché mi doni protezione mentre applico il mio Intento e Funzione. Libero le Direzioni e i 12 Settori. Chiedo che codesto lavoro proceda in armonia con l’Illuminata Risoluzione del Gioco e l’Intento connesso alla Funzione. Kahesha Opa!

La fumigazione e la purificazione

La fumigazione o smudging è una procedura tradizionale di purificazione impiegata nella maggior parte dei rituali. Oltre a essere tipica delle culture sciamaniche, essa è impiegata nelle celebrazioni di numerose religioni. Attraverso questa pratica, si usa il fumo derivato dalla combustione di erbe o incensi per pulire l’energia di persone, luoghi od oggetti.

Il fumo è una sostanza eterica in grado di passare dalla sfera più densa dell’esistenza a quella più sottile. Il nostro corpo fisico è circondato da vari corpi sottili. La loro consistenza energetica è definita da diverse tradizioni con il termine aura. L’aura è influenzata regolarmente dal contatto con agenti esterni e interni, così come il nostro corpo fisico è soggetto a sporcarsi o a subire alterazioni, sia attraverso il rapporto con l’esterno che come conseguenza di processi organici interni. Gli agenti che influenzano i corpi sottili sono di carattere emotivo, mentale e spirituale. La fumigazione consiste nel ripulire l’aura dagli agenti indesiderati così da rendere le persone, il luogo e le cose disponibili a operazioni rituali. È un modo efficace per disperdere emozioni, stati d’animo o pensieri che potrebbero essere di ostacolo e, allo stesso tempo, per attirare energie di supporto e protezione.

In genere, le erbe tradizionali a questo riguardo sono vari tipi di salvia (artemisia tridentata, salvia apiana e salvia officinalis) e cedro (thuja occidentalis, thuja plicata¸ calocedrus descurrens), lavanda (lavendula officinalis), copale (bursera odorate) e pino (pinus sylvestris). Altrimenti, qualunque altra erba o incenso, con un buon profumo e corrispondente all’energia del Settore che si intende attivare, può andar bene. È preferibile impiegare piante che crescono localmente poiché ciò onora la consuetudine sciamanica di usare quello che è disponibile nell’ambiente circostante. Ciò che rende potente ed efficace l’atto di fumigazione è il nostro Intento connesso alla Funzione. Le piante servono ben poco e addirittura possono avere effetti indesiderati, quando l’Intento non è chiaro o privo di connessione con la Funzione.

Una delle procedure classiche di fumigazione consiste nel mettere una porzione di erbe direttamente su un braciere o carboncino[23].  Dopo aver rivolto un atto di ringraziamento verso la pianta e aver focalizzato l’Intento, si accende la fiamma. Se non possiedi le erbe in questione, puoi usare dei bastoncini o coni d’incenso naturali. Una volta acceso, il fumo viene rivolto nelle quattro direzioni, muovendolo tre volte verso ciascuna di esse, poi verso l’alto, il basso e il centro. In seguito, si lasciano passare le mani tra il fumo, strofinandole delicatamente come nell’atto di lavarle sotto una sorgente. Si può anche adoperare una penna di uccello facendola passare attraverso il fumo. Poi si pone il braciere vicino a sé e, usando le mani o la penna, s’inizia a muovere il fumo verso il cuore, la testa e la pancia, quattro volte per ciascun’area. Infine il fumo è riportato nuovamente davanti al cuore, il punto in cui si conclude la fumigazione. Oltre alle aree indicate, il fumo può essere rivolto anche verso altre parti del corpo, in direzione di oggetti di potere e persone.

È consigliabile procedere alla fumigazione di sé stessi almeno due volte al giorno. Similmente, anche la casa e, in particolare, i luoghi di meditazione e gli oggetti di potere andrebbero puliti con regolarità. Oltre alla fumigazione, vi sono anche altre forme di pulizia dei corpi sottili, tra cui l’acqua e il suono. Di conseguenza anche una doccia o un bagno, può tramutarsi in un rituale di purificazione. L’acqua che scorre sul corpo porta via le impurità, i residui di energia e i rancori trattenuti dal nostro sistema. Anche il suono può essere impiegato con la stessa funzione: usando sonagli, tamburi o altri strumenti e lasciandoli suonare dalla testa fino ai piedi. Ogni elemento ha specifici strumenti per la purificazione. Per l’aria, oltre alla fumigazione di erbe e incensi, si possono usare ventagli, bandiere, campane, fischi, piume, dondoli, ecc. Per l’elemento terra: sabbia, pietre, cenere, cristalli, sale, gesso, farina, riso, ecc. Per l’acqua, oltre all’acqua stessa, da alcuni popoli sono impiegati olio, saliva, sangue, sperma, e urina. Per il fuoco: candele, torce, pire, braci ardenti, lampade a olio.

Per favore, sii consapevole che la fumigazione e altre pratiche che comportano l’uso di agentie sterni per la purificazione o la guarigione sono forme di magia[24] e perciò fondamentalmente illusori. Questi materiali non possiedono un reale potere di guarigione poiché sono essi stessi parte della malattia. Ciò nuovamente significa che il fattore di base dimora nella connessione tra Intento e Funzione. Allo stesso tempo, l’impiego di tali pratiche magiche è in talune circostanze la migliore soluzione strategica. “Tutti i mezzi materiali che accetti come rimedi per i mali fisici sono riformulazioni di principi della magia. Questo è il primo passo nel credere che il corpo faccia le proprie malattie. Tentare di guarirlo tramite agenti non creativi è un secondo passo falso. Tuttavia non ne consegue che l’uso di tali agenti per scopi correttivi sia male. Talvolta la malattia ha una presa sulla mente sufficientemente forte da rendere la persona temporaneamente inaccessibile all’Espiazione. In questo caso può essere saggio utilizzare un approccio di compromesso tra la mente ed il corpo, nel quale si crede temporaneamente che qualcosa di esterno possa guarire. Questo avviene perché un aumento di paura è l’ultima cosa che può aiutare coloro che non sono nella mente corretta, ovvero i malati. Essi sono già in uno stato indebolito dalla paura. Se sono esposti prematuramente ad un miracolo, possono precipitare nel panico. Questo è probabile che succeda quando la percezione capovolta ha indotto a credere che i miracoli facciano paura” (UCIM, T37).

La pratica individuale

Le pratiche astrosciamaniche sono momenti di forte catalizzazione energetica che consentono l’attivazione, il ricevimento e l’invio di grandi quantitativi di informazioni. Per incoraggiare questi processi e consentirne un effettivo radicamento nella vita quotidiana, è importante dedicare tempo regolare al lavoro sciamanico e all’esplorazione del mondo interiore. A questo scopo è ideale individuare subito una pratica da svolgere una volta al giorno o almeno tre volte alla settimana. Può trattarsi di una meditazione, un viaggio sciamanico, una preghiera, una danza, un canto, ecc. Come minimo, puoi accendere una candela o un incenso, impiegare la procedura di fumigazione descritta in precedenza, aprire il Sacro Cerchio, portare l’attenzione al tuo Intento e Funzione o entrare nello Spirito Cerchio e incontrare la tua Guida. dedicarlo allo Spirito e chiudere il Sacro Cerchio. Non importa che tipo di procedura adotti, ciò che conta è che essa sia connessa al tuo Intento e che ti apporti piacere. Qualsiasi momento della giornata può essere adatto per le pratiche, anche se al principio è consigliabile stabilire orari fissi o momenti precisi (per esempio, al mattino dopo il risveglio o alla sera prima di coricarsi).

a marchio circleIl Rituale di Base del Sacro Cono

Il Rituale di Base del Sacro Cono è una pratica classica dell’astrosciamanesimo che può essere svolta sia in gruppo che individualmente, sia attraverso il movimento che l’immobilità fisica. Essa comprende generalmente tre stadi cui corrispondono tre specifici Settori del Sacro Cerchio. All’inizio si può procedere con una fumigazione (smudging) e l’apertura delle Direzioni del Sacro Cerchio, poi si porta l’attenzione sull’Intento. Nella versione dinamica il partecipante comincia in seguito a camminare in senso orario intorno al Sacro Cerchio. Dopo diversi giri, si ferma davanti a un Settore verso cui prova attrazione. Quel punto è in risonanza con il suo Intento e consente di assaporarne al massimo l’essenza. In genere si tratta del Settore più allineato con la volontà e i desideri della persona. Astrologicamente è talvolta in rapporto con il Sole, l’Ascendente e i loro pianeti governatori. In quel punto egli è invitato a entrare nell’espressione più alta dei propri desideri e a focalizzarsi su ciò che vuole per sé e per gli altri. Si tratta, come per ogni altro stadio del rituale, di aprirsi a sensazioni, immagini, parole, suoni, o qualunque cosa si verifica, senza giudicare né premeditare. L’Intento, una volta maturato, viene in seguito espresso attraverso gesti, danza, espressioni verbali, canti, suoni o rimanendo immobili in silenzio.

Terminato lo stadio dell’Intento, il ricercatore inizia a ruotare in senso antiorario. L’esternazione dell’Intento è destinata ad attrarre l’energia necessaria alla manifestazione, sovente attraverso forme apparentemente contrastanti, e a creare le basi per il secondo stadio: quello della Funzione. Il partecipante si lascia di nuovo guidare verso un Settore. Quel punto è in risonanza con l’energia che richiede di essere liberata. Spesso è percepita come limite, blocco, eccesso, problemi o pulsioni inespresse. Astrologicamente è talvolta in rapporto con la Luna, Saturno, l’Immum Coeli, il Discendente, il Nodo Sud, i punti medi, o i pianeti in situazione critica. L’energia di quel Settore si può evidenziare mediante sensazioni, pensieri, emozioni, ricordi, immagini di persone, o qualunque cosa accade in quel momento, non importa se di natura apparentemente negativa o positiva. Il modo di esprimere l’energia è simile a quello usato nello stadio dell’Intento, anche se in questo caso è richiesta una partecipazione più intensa.

Il secondo stadio rappresenta il momento chiave della pratica. Qui il ricercatore si apre a dare il contributo energetico per il sacrificio rituale. Sacrificare significa compiere un’azione sacra che, in questo caso, consiste nel liberare, o rinunciare a, qualcosa per donarla agli Spiriti. Nell’astrosciamanesimo il sacrificio rituale è considerato come offerta dei rancori. Il rancore o graha è qui inteso come ogni tipo di malessere fisico, emotivo, mentale e spirituale, incluso qualsiasi situazione o atteggiamento, anche di apparente benessere, che alimenta l’ego e il senso di separazione. Al contrario di ciò che comunemente si pensa, i rancori sono qui l’offerta preferita dagli Spiriti. Nelle attività di scambio con le realtà non ordinarie, essi rappresentano il materiale di maggiore valore. Ogni situazione in cui ne siamo carichi è sempre un momento di grande potere. “In quel momento” dice Ur Kuran “ti trovi di fronte a una tremenda scelta. È la scelta decisiva che ha caratterizzato l’umanità sin da quando mosse i suoi primi passi …. Sia che ne sei consapevole o meno, una parte di te sa bene quanto valore hanno i rancori. Per questo motivo, quando ne sei pieno, ti è automatico trattenerli. Ma ogni volta che fai questo, tradisci la tua chiamata originaria e in te accresce il dolore. Si tratta inoltre di un atto scriteriato, poiché i rancori non ti apportano alcuna ricchezza se li tieni per te e nemmeno se li vendi sui mercati della Terra. Il loro valore traspare solo quando accedi all’asse verticale e ai mercati delle altre dimensioni. E puoi fare questo solo se ti rifiuti di continuare a custodirli o farli circolare sulla Terra …. Il secondo stadio del rituale di base ti offre quest’opportunità. Se, anche per un solo istante, hai successo in questa impresa, la gratitudine degli Spiriti giungerà traboccante a te[25]”.

Nel terzo stadio, detto della Ricezione, il ricercatore, dopo essersi mosso in senso orario, si posiziona in un altro punto del Sacro Cerchio. Qui si tratta unicamente di ricevere e abbandonarsi a tutto quello che arriva come frutto del lavoro e del sacrificio precedente. Una volta che abbiamo offerto i rancori agli Spiriti, possiamo aprirci a ricevere. La posizione scelta a questo proposito è spesso in rapporto con il Settore da cui si può ottenere maggiore energia. Per esempio, può essere il Medium Coeli, un pianeta angolare, il Nodo Nord o un pianeta con caratteri alieni o mutanti[26]. A conclusione del rituale, è importante annotare e riconoscere i fatti salienti di ogni sequenza. È inutile cercare subito di interpretare o dare spiegazioni: occorre avere pazienza e consentire alle informazioni ricevute di essere elaborate e trovare spazio gradualmente nella nostra consapevolezza.

Il rituale può essere svolto efficacemente come regolare pratica sciamanica individuale, sia adottando una versione dinamica che immobile (in posizione eretta, seduta o sdraiata).

Una registrazione di accompagnamento al Rituale di Base (Drumming for the Astroshamanic Voyage) è stata prodotta da Franco Santoro ed è disponibile in CD o MP3 presso l’autore.

In accordo con la tradizione del Sacred Cone Circle le informazioni sul rituale sono fornite per uso esclusivamente individuale. L’impiego di questo rituale nel lavoro di gruppo o in eventi pubblici richiede una specifica iniziazione e addestramento.

Gli spostamenti e le posizioni nel Sacro Cerchio

Vi sono molti metodi per spostarsi nel Sacro Cerchio e nessuno può essere preso come modello unico di riferimento. Qualunque spostamento va bene nella misura in cui ci si muove e non si rimane radicati in una sola posizione. Per esempio, puoi muoverti in senso orario o antiorario, esplorando progressivamente ogni Settore e direzione, o visitare i Settori di ciascun elemento o in polarità. In quest’ultimo caso, secondo i ritmi preferiti, si visita prima una posizione per poi passare a quella esattamente opposta. Le posizioni in polarità si complementano e questo significa che, avendo esperienza di ciascuna di loro, puoi creare lo scambio necessario per portare equilibrio e liberazione.

Negli incontri di gruppo del Sacro Cerchio, i ricercatori si siedono in un Settore specifico. All’inizio trascorrono qualche minuto respirando in silenzio. Il silenzio consente al gruppo di abbandonare il mondo delle chiacchiere e delle distrazioni per fare ingresso nello spazio sacro. In seguito, dopo la fumigazione, sono invocati gli Spiriti attraverso canti, preghiere, musiche o danze. Al termine s’impiega una forma di consiglio del Sacro Cerchio. A ognuno è data la possibilità di esprimersi e ricevere attenzione totale. Ciò avviene in genere lasciando passare un pezzo parlante. Questo strumento – che secondo le occasioni può essere un bastone, una sfera di cristallo, una coppa con acqua, ecc. – identifica chi ha la parola e il potere di canalizzare l’energia in quel momento. Tutti i ricercatori sono tenuti a rivolgergli la massima attenzione, senza alcun intervento o interruzione, fino a quando il pezzo parlante non è passato di mano. Chi tiene questo strumento, dopo aver detto il suo nome, può esporre un’idea, condividere esperienze, comunicare visioni, emettere suoni, fare gesti o rimanere in silenzio. Si tratta di lasciare parlare il cuore, essere rispettosi dello spazio sacro e dell’attenzione di cui si è oggetto, e esprimersi spontaneamente con chiarezza e concisione.

Quando i ricercatori si siedono nel Sacro Cerchio tendono a esprimersi, spesso senza accorgersene, sia a nome loro che secondo le modalità del Settore in cui sono posizionati. Ciò ha di solito effetti intensi ed esilaranti. Se un ricercatore desidera affrontare un varco e aprirsi a un lavoro di liberazione più diretto, può chiedere di entrare nella zona centrale. In questo modo egli può impiegare l’energia del Sacro Cerchio per ottenere supporto e guarigione. Se vi sono situazioni di blocco, chi è nel centro, può rivolgersi verso un Settore o ricercatore in cui identifica, strategicamente o effettivamente, una dinamica da guarire, e interagire apertamente con lui. Se in quel Settore è individuata una persona con cui vi sono problemi (un genitore, coniuge, partner, ecc.), chi è nel centro è invitato a esprimere ciò che sente. L’interlocutore può a sua volta replicare, così come le altre persone del Cerchio. In genere, se l’energia del gruppo è forte, s’innescano processi di guarigione e trasformazione notevoli. Talvolta l’intero gruppo entra in comunione totale con chi si trova al centro e il processo di liberazione diventa così collettivo e unitario. In questo contesto iniziamo a comprendere che i nostri problemi hanno le stesse radici, e che possiamo aiutarci gli uni con gli altri, semplicemente esponendo l’energia che transita dentro di noi in quel momento.

Oltre alle sessioni di gruppo nel Sacro Cerchio, esistono altre possibilità per spostarsi nei Settori. Nella pratica individuale puoi formare un Sacro Cerchio usando l’apposito Set, sia fuori nella natura che in casa. Se non possiedi tale spazio, o non sei in grado di impiegarlo in condizioni di protezione, puoi visualizzare un Sacro Cerchio con la mente ed eseguire gli spostamenti in quell’ambito.

Per trovare la propria posizione nel Sacro Cerchio si tratta spesso di muoversi attorno a esso finché non si è attratti da un Settore particolare. Per alcuni ciò può essere avvertito per mezzo di una vibrazione del corpo o di un magnetismo, per altri può trattarsi di un suono, colore, odore, luce, immagine, ecc. Talvolta, lo spostamento e la consapevolezza della posizione non necessita della struttura convenzionale del Sacro Cerchio. Per esempio, se osservando il cielo vedi che le nubi hanno assunto la forma di un toro o di una freccia, questo può essere un segnale che la tua posizione in quel momento è connessa con il Settore 2 (Toro) o il Settore 9 (Sagittario). Similmente, mentre fai una passeggiata, puoi notare l’inconsueta presenza di animali, piante, minerali, situazioni o persone in relazione con un Settore. La stessa cosa può accadere durante sogni, visioni o qualsiasi momento della vita. Si tratta di stare all’erta, sempre pronti a raccogliere ogni segnale in grado di farci capire dove siamo e dove stiamo andando.

Cluny Shaman Dar (Mainstairs)jSPIRITO GUIDA E IDENTITÁ MULTIDIMENSIONALE CENTRALE

“Dio ci parla. Noi non Gli parleremo? Egli non è distante. Egli non fa alcun tentativo di nascondersi da noi. Noi cerchiamo di nasconderci da Lui, e soffriamo per l’inganno. Egli rimane completamente accessibile. Egli ama Suo Figlio. Non c’è altra certezza che questa, ma questa è sufficiente. Egli amerà Suo Figlio per sempre. Quando la sua mente rimane addormentata. Egli continua ad amarlo. E quando la sua mente si risveglia, Egli lo ama di Amore eterno” – Un corso in miracoli, Libro degli esercizi, p. 323

Nell’astrosciamanesimo il lavoro di base si fonda sul recupero del contatto con lo Spirito Guida, o Identità Multidimensionale Centrale (IMC), e sullo sviluppo o mantenimento di questa relazione. Il rapporto con la Guida, ben lungi dall’essere accessibile solo a persone dotate di facoltà particolari, è un’esperienza alla portata di chiunque abbia il sincero desiderio di averla. Non è un lavoro difficile, poiché questo contatto è sempre esistito e si tratta soltanto di diventarne consapevoli, riottenerne la memoria e riconoscerne le chiavi di identificazione. L’aspetto più complesso del rapporto con la Guida entità è rappresentato proprio dalla sua estrema semplicità. “Viviamo in un mondo in cui s’insegna che una cosa, per avere valore o significato, deve essere difficile e richiedere molto tempo per la sua realizzazione …. La Guida aspetta ognuno di noi a volte anche per una vita intera. La nostra credenza che il piano materiale esterno è più valido e reale di quello interno blocca il nostro contatto con la Guida. Le Guide sono così facili da raggiungere che ci siamo dimenticati come farlo. Nel passato la relazione con lo Spirito Guida era forse così scontata che nessuno ha mai pensato di scrivere qualcosa su come realizzarla[27]”.

Le esperienze della Guida variano secondo le tradizioni e i lignaggi spirituali. Non si tratta di aderire a un particolare modello, ma di aprirsi semplicemente al modo che la Guida impiega per comunicare con noi. Seppure in questo campo le opinioni sono discordi, in sostanza gli effetti pratici dell’esperienza sono gli stessi.

Da un punto di vista puramente psicologico, la Guida è rappresentativa di qualità buone che sono state represse o separate dalla mente conscia durante la vita. L’integrazione, in questo caso, avviene attraverso il recupero di tali qualità e il confronto analitico con la figura su cui sono proiettate. Un altro approccio considera le Guide come disgiunte dalla storia personale dell’individuo e corrispondenti a figure di archetipi dell’inconscio collettivo. Nei suoi Ricordi, sogni, riflessioni Jung descrive i rapporti con alcune Guide, tra cui Filemone. “Nelle mie fantasie conversavo con lui, e mi diceva cose che io coscientemente non avevo pensato, e osservai chiaramente che era lui a parlare, non io. […] A volte mi sembrava reale proprio come se fosse una persona viva. Passeggiavo con lui  su e giù per il giardino, ed era per me ciò che gli indiani chiamano come un guru[28]”. Questo tipo di relazione con la Guida, descritto più approfonditamente da autori come Edwin C. Steinbrecher, dimostra come è possibile accedere alla propria saggezza interiore in modo diretto e senza dipendere da figure esterne (analisti, maestri, guru, sacerdoti, partner, ecc.).

Nello spiritualismo e nell’occultismo, secondo la visione di molti medium, tra cui Edgar Cayce, le Guide sono considerate come entità ben definite che, vissute un tempo sulla Terra, hanno ora il compito di aiutarci spiritualmente. In genere si ritiene che tale aiuto faccia parte del loro stesso percorso di crescita e che, di conseguenza, la relazione tra uomini e Guide apporta benefici reciproci. Secondo certi modelli è possibile avere rapporti con più Guide: alcune hanno specifiche responsabilità o mansioni, mentre altre appaiono saltuariamente o per periodi determinati. Solo una rimane sempre al suo posto. A questa Guida nella tradizione cristiana è dato spesso il nome di angelo guardiano o custode. È una Guida permanente che funge da collegamento tra la realtà terrestre dell’individuo e il mondo dello spirito e delle realtà multidimensionali, una sorta di guardiano della porta tra i due mondi. Tale Guida, controlla i rapporti con altre Guide o Spiriti. Nelle recenti evoluzioni dello spiritualismo, tra cui il channeling  e il contattismo, le Guide, come esse stesse tengono spesso a precisare, si esprimono con linguaggi, messaggi e strutture di riferimento che appaiono diversi solo perché si adattano al livello di consapevolezza di chi li riceve.

Un modo per individuare i tratti astrologici della Guida, impiegati per adeguarsi alla nostra percezione, consiste nel considerare il proprio tema natale domificato dalla nona casa. La cuspide della nona casa, il segno in cui si trova e i pianeti limitrofi sembrano in genere identificare l’aspetto e i modi di fare della Guida soprattutto all’inizio, quando siamo nelle prime fasi del rapporto.

In Un corso in miracoli la Guida è identificata nella figura dello Spirito Santo. Esso viene definito come “la Risposta di Dio all’ego” con “il compito di disfare quello che l’ego ha fatto” (UCIM, T95) o come la Mente di Cristo consapevole della conoscenza dimorante  oltre i limiti della percezione umana. Lo Spirito Santo è considerato come una sorta di ponte tra l’illusione e la realtà, tra la paura e l’amore. È la “parte della mente che sta tra l’ego e lo spirito, mediando tra loto sempre in favore dello spirito” (UCIM, T150), una forza di trasformazione che opera all’interno della nostra coscienza per guidarci verso una percezione estatica della vita. “Hai messo in piedi questa strana situazione così da rendere impossibile sfuggire ad essa senza una Guida Che sappia davvero cos’è la tua realtà. Lo scopo di questa Guida è semplicemente ricordarti ciò che vuoi. Non sta cercando di importi una volontà aliena. Sta semplicemente facendo ogni sforzo possibile, nei limiti che tu Gli imponi, per ristabilire nella tua consapevolezza la tua volontà” (UCIM, T179). Essa fu creata in concomitanza con la separazione per ispirare l’Espiazione, che secondo Un corso in miracoli è il Piano di Salvezza o correzione inteso a disfare l’ego e a guarire la credenza nella separazione onde recuperare pienamente l’esperienza dell’unità e dell’amore. “Salvezza è disfare, nel senso che non fa nulla, in quanto non sostiene il mondo dei sogni e della malvagità. Così, lascia andare le illusioni. Non sostenendole, lascia semplicemente che diventino polvere.” (UCIM, L409). Lo Spirito Santo è motivato da questo Piano, poco importa la forma o i modi che usa per conseguirlo. L’elenco delle denominazioni e delle sembianze che Egli ha impiegato nel corso della storia dell’universo sono indicibili. La sua Funzione è tuttavia rimasta sempre la stessa.

Nello gnosticismo lo Spirito, o Dio Trascendente, si rivela mediante frammenti di luce esistenti negli esseri umani che formano un ponte tra questo mondo e quello del Vero Dio. Questo Dio dimora al di là di ogni universo e non ha creato nulla, bensì ha emanato da Sé la sostanza di tutto ciò che esiste nel mondo visibile e invisibile. Nel processo di emanazione la proiezione della Sua essenza si è spinta assai lontano e ha subito notevoli mutazioni, talvolta di natura aliena e corrotta. I miti gnostici collocano diversi strati di divinità o esseri superiori esistenti tra il Vero Dio e noi. Uno di questi esseri (Sofia) generò un’entità dalla coscienza pervertita (Ialdabaoth, o il Demiurgo) che, ignaro delle sue origini, s’immaginò come l’ultimo Dio e divenne il creatore dell’universo materiale e psichico in cui viviamo. Gnosi significa “conoscenza interiore”, ossia la capacità di vedere l’essenza divina attraverso vari strati di realtà apparente. La Guida in questo caso svolge la funzione di filtro e si rivela diversamente secondo la natura di ciascun individuo.

“Vi sono diversità di ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diversità di operazioni, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. E a ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per l’utilità comune: a uno viene concesso dallo Spirito il linguaggio della sapienza; a un altro invece, per mezzo dello stesso Spirito, il linguaggio di scienza; a uno la fede per mezzo dello stesso Spirito; a un altro il dono di far guarigioni per mezzo dell’unico Spirito; a uno il potere dei miracoli; a un altro il dono della profezia; a un altro il dono di distinguere gli spiriti; a un altro le varietà delle lingue; a un altro infine l’interpretazione delle lingue. Ma tutte queste cose è l’unico e il medesimo Spirito che le opera, distribuendole a ciascuno come vuole.” (Corinzi 1, 12-5-11).

Nell’astrosciamanesimo lo Spirito Guida è definito pure come Identità Multidimensionale Centrale e la relativa sigla IMC. Questa locuzione mira a collocare fermamente la Guida e la nostra autentica natura su un piano multidimensionale, evitando i fraintendimenti che il termine Spirito Guida sovente genera a causa dei condizionamenti culturali della nostra dimensione separata. L’IMC risiede oltre la realtà separata, o Configurazione Umana Arbitraria (CUA), e allo stesso tempo è in grado di comprenderla. L’IMC è il centro nevralgico che unisce tutte le nostre possibili identità presenti nel CUA di codesta realtà, in quello di altri universi paralleli o spazi temporali, e in ogni possibile dimensione.

Nell’astrosciamanesimo esistono diverse tipologie di Guide. La prima distinzione è quella tra Guide verticali e Guide orizzontali. Le Guide verticali sono in numero di tre e rappresentano le figure tutelari di base. Ognuna è associata a uno dei tre mondi dell’asse verticale. Quella che comunemente consideriamo in questo testo è denominata Spirito Guida, Guida del Mondo di Mezzo o Identità Multidimensionale Centrale (IMC). Con l’assistenza di questa Guida, che è collocata presso il centro del cuore, è possibile operare con sicurezza nelle realtà multidimensionali. Le Guide orizzontali o Guide ausiliarie sono figure con specializzazioni che corrispondono alle quattro direzioni, ai dodici Settori e a ulteriori suddivisioni dell’asse orizzontale. Il loro compito è guidarci nell’ambito di specifici territori o aree di competenza e di fornirci assistenza nello sviluppo dei relativi talenti. Esse appaiono spesso all’inizio dei viaggi nei Settori per accompagnarci o scortarci nel luogo in cui dimora lo Spirito Totem. Ulteriori distinzioni tra Guide riguardano la loro natura, l’età o l’aspetto. Questo può riferirsi al regno animale, vegetale, minerale, e a qualsiasi altro oggetto o forma percepibile a livello umano.

Le guide false

Nell’astrosciamanesimo le guide false sono forze che rappresentano i livelli di espressione dell’ego e del programma mentale di credenze individuale e collettivo. La guida falsa è una rappresentazione del Demiurgo gnostico, l’usurpatore divino che, ignaro delle sue effettive origini, si è immaginato e spacciato per il Vero Dio. Uno degli aspetti più importanti del lavoro consiste nel distinguere tra Guida vera e guida falsa. A questo riguardo, il test principale è in genere quello dell’amore incondizionato. Una guida falsa non riesce a dare amore incondizionato e non è in grado di accettarti pienamente. Se dinanzi alla Guida non provi accettazione, energia, amore, pace e gioia, hai probabilmente a che fare con una guida falsa o con qualche altra entità che hai scambiato a prima vista per la tua Guida. Se nutri qualche sospetto, domanda in modo diretto e inequivocabile: “Sei tu la mia Spirito Guida?”. Qualora essa dice di sì è necessario permettergli di mostrare il suo amore. Se la Guida è autentica, proverai sensazioni inconfondibili di amore e accettazione. In caso contrario – quando la guida risponde di no, sparisce, cerca un modo per distrarti o cambia discorso – significa forse che sei con una guida falsa. Questo non vuol dire nulla di catastrofico. Al contrario, può essere un segnale che stai lavorando bene. Il sistema dell’ego, in questo caso, ha dovuto scomodare una sua rappresentazione per depistarti e allontanarti da una zona di estremo pericolo per la sua sopravvivenza. A questo punto è necessario non cadere nella trappola: questo significa che bisogna evitare la tentazione di provare sensi di colpa, sentirsi inadeguati o chissà quale altra sciocchezza. Quando s’incontra una guida falsa, la Spirito Guida è sempre nelle immediate vicinanze. Steinbrecher suggerisce di ricercarla subito a destra della guida falsa. Si tratta quindi di ritornare alla situazione e al punto in cui hai visto la guida falsa per la prima volta, osservare a destra e permettere alla vera Guida di mostrarti a te.

Il fatto che la Guida è piena di amore e accettazione, non significa che essa incoraggia o giustifica comportamenti dettati dall’ego e contrari al nostro percorso di luce. L’amore della Guida è verso l’essenza del tuo essere, non nei confronti dell’ego. Un’ulteriore caratteristica delle guide false è che, se da un lato esse hanno talvolta un atteggiamento rigido e severo, dall’altro tendono a inflazionare l’ego con complimenti e lusinghe smisurate. In certi casi possono attribuire ruoli di superiorità nei confronti di altri esseri umani e invitare a manipolarli in nome di farneticanti disegni superiori. Le guide false, inoltre, esprimono spesso giudizi e formulano previsioni future su noi e gli altri, fanno confronti e alimentano il senso di separazione. Esse scoraggiano in definitiva ogni tipo di cambiamento reale e fanno in modo di preservare lo stato delle cose. Di conseguenza, un ulteriore metro di verifica della Guida consiste nel fare attenzione all’impatto del rapporto con lei. Se, dopo un certo periodo di assiduo lavoro insieme, non noti cambiamenti profondi nella tua vita, sei probabilmente con una guida falsa.

Gli Spiriti Guida sono sempre presenti accanto a noi, ma sono molto rispettosi del nostro spazio. Essi non comunicano informazioni o consigli, né si mostrano apertamente, salvo che ciò non sia espressamente richiesto. Al contrario, le guide false sono sempre pronte a dire cosa devi fare e come devi essere, e non hanno scrupoli nell’invadere il tuo spazio interiore. Quindi, nel rapporto con la Guida, una regola di base è chiedere e valutare con attenzione i consigli non preceduti da un’espressa richiesta in tal senso.

Infine, così come l’aspetto e la personalità iniziale dello Spirito Guida s’identifica generalmente con la cuspide della nona casa, le caratteristiche della guida falsa sembrano essere rappresentate dalla terza casa e dal tema domificato da quel punto. Per esempio, se la nona casa è in Cancro, la terza casa sarà in Capricorno. In questo caso e a grandi linee, la Guida, nelle fasi iniziali del suo rapporto, può apparire protettiva, romantica, tenace, piena di immaginazione, pronta a dare nutrimento e supporto, mentre la guida falsa può sembrare austera, inflessibile, fredda, molto ambiziosa e con un forte senso di disciplina. Il fatto che la terza casa sia in relazione con la guida falsa non significa che questa casa ha delle connotazioni negative: al contrario essa svolge l’importante servizio di fornirci gli elementi di base per focalizzare i tratti salienti della Guida e distinguerli da altri a essa estranei. Inoltre, anche la guida falsa svolge una funzione importante nel lavoro astrosciamanico. In certi casi può essere utile lavorare con la guida falsa. Ciò che conta è che la vera Guida abbia la supremazia e rimanga sempre al suo posto. In questo caso, invece di combattere, ignorare o temere la guida falsa, la porti nei tuoi viaggi e impari a capire anche i suoi segreti e, soprattutto, a non perderla d’occhio. Fino a quando sai quali sono le parti in gioco e dove si trovano, sei sempre in una posizione di privilegio.

L’ostacolo più arduo da superare nei primi stadi del lavoro non consiste tanto nel riuscire a incontrare lo Spirito Guida, o nel distinguerlo dalla guida falsa, ma nel gestire il potere che deriva allorché l’incontro con la Guida è già avvenuto. In genere, una volta che abbiamo avuto i primi successi nel rapporto con la Guida, il sistema dell’ego entra nella sua fase di emergenza e comincia ad assalirci con un vasto repertorio di dubbi e razionalizzazioni riguardo a ciò che stiamo facendo. Questa fase dura talvolta diversi mesi e ha la funzione di mettere alla prova la purezza del nostro Intento. Per la maggior parte di persone è molto facile incontrare la Guida e ottenere subito importanti risultati e trasformazioni. Ciò che sembra più difficile è superare la fase successiva in cui il nostro sistema mentale entra in allarme. In questo contesto si tratta di: essere costante nel rapporto con la Guida, applicare con attenzione e buon senso le pratiche e i consigli da lei donati, riconoscere i risultati ottenuti, mantenere riservatezza riguardo il contenuto delle esperienze e, soprattutto, evitare di entrare in conflitto con la parte razionale. Ben lungi dall’essere un nemico da sconfiggere, questa parte è un prezioso alleato con cui occorre imparare a convivere e dialogare. Nell’astrosciamanesimo il lavoro consiste sempre nel riconoscere la natura delle motivazioni originarie di ogni parte, per poi liberarle e trasformarle secondo quelle del nostro Intento presente.

GUIDA AGLI ESERCIZI

La Guida agli esercizi e le pratiche o domande ivi contenute servono unicamente a radicare e incorporare in profondità il lavoro svolto durante la Formazione. Non sono impiegate per mettere alla prova, dare voti o giudicare il tuo grado di preparazione o intelligenza. La loro esecuzione è un modo per riconoscere e integrare il tuo lavoro sciamanico. Usali dolcemente come un sacro atto di accettazione delle varie parti del tuo viaggio. Una volta ricevuto il fascicolo della lezione, è preferibile che tu legga questa Guida al più presto, in modo da poterti organizzare durante il mese. Sei invitato a impiegare le pratiche e a inviare gli esercizi scritti mensilmente (se ciò non è possibile, per favore stabilisci un accordo a riguardo con il tuo Mentore). Questo è un requisito solo se aspiri alla Certificazione di Primo Livello. La Formazione può essere frequentata anche senza svolgere gli esercizi.

La pratica individuale. Da ora in poi t’invitiamo a dedicare del tempo ogni giorno per lavorare sciamanicamente mediante una tua specifica pratica. Questo tempo potrebbe essere usato per la meditazione, il viaggio sciamanico, la preghiera, la danza, il canto, il tambureggiamento, le posture, ecc. Al minimo puoi accendere una candela, aprire il Sacro Cerchio, impiegare le procedure di fumigazione, focalizzarti sul tuo Intento e Funzione e contare la tua Guida. La letteratura della Formazione contiene esercizi che sei invitato a provare, tuttavia questo non devono sostituire la tua pratica regolare. Non importa che tipo di pratica scegli. Quello che conta è che ti impegni a svolgerla regolarmente. Questo è un segno della tua volontà di espandere la tua percezione e aprirti alla relazione con lo Spirito Guida. Sin dall’inizio è utile usare qualcosa che ti piace. Una votla che trovi più che puoi. Evita di farti distrarre da altri metodi e continua con la pratica che hai scelto per un minimo di 28 giorni.

1. Siediti immobile per 10 minuti ogni giorno nel corso di una settimana e osserva le ombre che vedi nella tua stanza. Prendi nota di quello che vedi e percepisci. Riporta nel tuo diario quello che vedi nelle mutazioni della forma delle ombre, dei loro colori e misure, e della tua esperienza con l’esercizio.

2. Scegli un albero e osservalo per 10 minuti, in un giorno della settimana in cui svolgi la pratica precedente. Scrivi qualunque cosa vedi o senti riguardo all’albero e scrivi un elenco delle tue percezioni riguardo alla forma dell’albero: un’antenna, un ombrello, un drago, ecc.

3. Un giorno, durante la settimana, dopo la pratica degli esercizi 1 e 2, osserva una sedia della tua camera o i piani della tua libreria, o qualunque altro oggetto. Disegna con attenzione i dettagli degli spazi vuoti che vedi intorno all’oggetto che hai scelto. Non disegnare la sedia, ma disegna la forma degli spazi vuoti che vedi intorno alla sedia.

L’incontro con lo Spirito Guida

Quando ti prepari a incontrare la Guida per la prima volta, è importante evitare di rendere la cosa difficile pensando di non esserne all’altezza o di non potercela fare. La Guida può essere contattata attraverso un’ampia varietà di pratiche, sia spontanee sia volontarie, come meditazione, viaggi interiori, canto, danza, preghiera, sogni, ecc. All’inizio, per evitare confusione, è preferibile seguire una procedura specifica. L’esempio che segue serve solo a fornire un modello per coloro che contattano per la prima volta lo Spirito Guida. Questa procedura si ispira al lavoro di esplorazione dei Settori del Sacro Cerchio. Essa non costituisce un processo obbligato e può essere sostituita da una struttura più adatta alla persona in questione.

1) Inizia impiegando l’intera sequenza di apertura descritta nei punti da 1 a 7 della “Sequenza di apertura e chiusura per il viaggio interiore” (vedi capitolo 5).

2) Una volta che ti trovi nel Sacro Cerchio, avvicinati al Grande Albero posto al centro e chiama il tuo Spirito Guida. Concentrati sull’obiettivo di incontrarla e dagli il permesso di mostrarsi a te. Se ti distrai e non vedi più il Sacro Cerchio, ritorna al momento in cui l’hai visto per l’ultima volta e ricomincia da quel punto ad aprirti nuovamente all’incontro con la Guida. Se chiami la Guida e gli dai il permesso di venire da te, la vedrai immediatamente. Talvolta essa si trova proprio accanto al Grande Albero. La Guida può apparirti in vari modi (persona, animale, luce, sfera, ecc.). Chiedigli di assumere una forma umana e ricevi la prima immagine che ti arriva. Qualora incontri difficoltà e non riesci a vedere nulla, chiama un animale (non domestico) e chiedigli ti condurti nel punto in cui si trova lo Spirito Guida.

3) Quando ti appare una figura, osservala in tutti i suoi particolari cominciando dai piedi. Salvo che essa non si mostri direttamente, evita di insistere nel cercare di vedere a tutti i costi il suo volto. Spesso, all’inizio, il volto della Guida è raramente visibile. Domanda se si tratta della tua Guida e se ha il potere di proteggerti nei viaggi interiori. In genere, dopo questa richiesta, una Guida autentica risponde affermativamente usando le parole o un semplice cenno del capo. La Guida è inoltre distinguibile perché provoca subito sensazioni molto forti di amore, protezione e supporto incondizionati. Se non provi accettazione totale e amore, sei probabilmente con una guida falsa. Secondo alcune tradizioni, una Guida si riconosce inoltre come autentica quando è vista almeno tre volte durante uno stesso viaggio.

4) Allorché hai ricevuto la conferma di essere dinanzi alla tua Guida, chiedigli di prendere entrambe le tue mani nelle sue o di abbracciarti, e dagli il permesso di farti sentire i suoi sentimenti per te. Apriti più che puoi a questo contatto energetico. Se invece non hai avuto alcuna conferma, prova a guardare sulla destra e dai il permesso alla tua Guida di mostrarsi a te. Invitala apertamente e rilassati. Continua ancora ripetutamente fino a quando ricevi la conferma di essere dinanzi alla tua Guida[29].

5) Comincia a fare conoscenza, fai domande e chiedigli il suo nome. Esso sarà il primo nome che ti giunge. Accettalo così come ti arriva, anche se ti può sembrare strano. Ricordalo e la prossima volta che decidi d’incontrarla, usa semplicemente quel nome.

6) Quando hai terminato, saluta e ringrazia la Guida. Usa la sequenza di chiusura per il viaggio interiore indicata nel capitolo 5.

7) Fai tre profondi respiri, prendi contatto con la terra, senti pienamente il tuo corpo e l’ambiente circostante. Prendi nota dei fatti salienti dell’incontro con la Guida.

Nei giorni successivi continua a relazionarti con la Guida. Una volta che l’hai contattata, si tratta di mantenere e approfondire il rapporto. Puoi chiamarla usando il nome che ti ha dato, o ritornare nello stesso punto del Sacro Cerchio in cui l’hai vista per la prima volta. A ogni tuo incontro con la Guida, prima di rivolgere domande o ascoltare le sue risposte, dedica qualche minuto per stabilire un rapporto energetico. Per esempio: puoi porre la tua mano destra nella sua mano sinistra e permettergli così di ricevere le tue energie in eccesso. In questo modo, ti liberi dei blocchi e delle condensazioni di rancore che ostruiscono i tuoi canali e ti apri a ricevere ciò che la Guida ha da darti.

Ricorda sempre che per contattare la Guida non occorre assolutamente essere puri, immacolati o raggiungere chissà quali livelli di vibrazione spirituale. Se fossimo in tali stati non avremmo affatto bisogno di questo contatto. Molte persone rinunciano a incontrare la loro Guida solo perché non si sentono bene o credono di aver fatto qualcosa di negativo per cui non sono degne di un tale rapporto. Al contrario, è proprio quella la condizione migliore per relazionarsi con le Guide. Il dono più bello che puoi dare loro sono i tuoi rancori e tutte quelle energie che creano malessere nella tua vita quotidiana. È questa la natura dello scambio che s’instaura con le Guide. Uno scambio alla pari in cui da un lato dai le tue energie in eccesso e dall’altro ricevi quelle risorse di cui sei privo e che nelle Guide invece abbondano. Così, dopo che hai donato i rancori alla Guida, crei quel vuoto che ti consente di ricevere. A questo punto puoi porre la tua mano sinistra nella sua destra e aprirti a ciò che la Guida ha da darti.

Come forse hai già avuto occasione di notare, la connessione con lo Spirito Guida è facile da realizzare. Ciò che può essere difficile è continuare a mantenere attiva la connessione. A questo proposito vi sono vari strumenti. Se già hai avuto successo con alcuni di essi, prosegui a impiegarli e adattali eventualmente nel contesto della struttura che segue.

Inizia impiegando la Sequenza di Apertura descritta nella Lezione Introduttiva. Una volta che sei nello Spirito Cerchio, vai verso il Grande Albero e chiama la tua Guida. Quando arriva, stabilisci una connessione energetica (tenendola per mano o abbracciandola) e dagli il permesso di esprimere l’amore che prova per te. Apriti ad uno scambio di energia per almeno 5 minuti. In seguito, se hai delle domande, falle. Al termine del viaggio, trova il tuo modo di ringraziare, saluta e usa la Sequenza di Chiusura. Scrivi nel tuo Diario i dettagli della tua esperienza. Pratica questa sequenza regolarmente (quotidianamente od ogni due giorni) per un minimo di 28 giorni. Ricordati sempre che al fine di contattare la Guida non devi essere in uno stato di armonia, purezza o raggiungere una condizione di elevata vibrazione spirituale. Se tu fossi in tali stati, non avresti bisogno di collegarti con la Guida. Molte persone rinunciano a rapportarsi con lo Spirito Guida poiché non si sentono all’altezza e pensano di non meritarsi tale rapporto a causa di qualcosa di negativo che sentono o hanno fatto. Al contrario, questi stati sono sovente i migliori per relazionarsi con la Guida. Infine, tieni le informazioni riguardo la Guida riservate per almeno un ciclo lunare e condividile solo con persone in grado di onorarle.

4. Le Parti del Sacro Cerchio. Prepara la matrice delle Parti del Sacro Cerchio così come indicato nella sezione Le Parti del Sacro Cerchio (vedi pp. 21-22).

5. Per favore invia un riassunto delle tue esperienze riguardo le pratiche che hai svolto. Se non ti senti di scrivere puoi anche disegnare qualcosa.

6. Domande

1) Definisci che cosa significano per te l’asse verticale e l’asse orizzontale.

2) In base alla tua percezione, come descrivi i tre Livelli.

3) Spiega in breve ciò che hai compreso riguardo i termini Intento e Funzione.

4) Qual è il tuo Intento nel collegarti con lo Spirito Guida? Che cosa ne ricavi?

5) Quale pratica ti sei impegnato a usare regolarmente per connetterti con la tua Guida?

NOTE:
[1] Hyemeyohsts Storm, Sette frecce, le storie e la saggezza degli Indiani d’America: un messaggio universale di spiritualità e armonia, Corbaccio, p. 15.

[2] Il CUA (Configurazione Umana Arbitraria) è la realtà umana basata sulla separazione e la negazione di altre realtà (non-CUA). Nell’astrosciamanesimo il CUA è definita come una realtà simulata, popolata da duplicati provvisori che emulano gli esseri originali dimoranti in non-CUA, operando in modi capricciosi e imprevedibili. Il termine non-CUA identifica altre realtà coesistenti con CUA. CUA fa parte di un universo parallelo separato situato nella Sfera Grigia o Sfera di Luce e Tenebre, una delle tre sfere multidimensionali o multiversi (insieme di molti universi) della cosmologia rappresentata nell’Epica del Sacro Cono..

[3] Lo Spirito Cerchio appartiene alla realtà sciamanica, non-CUA, interiore o multidimensionale ed è percepibile solo a Livello Due e Tre (vedi in seguito), mentre il Sacro Cerchio è visibile sul piano fisico ordinario, riconosciuto al Livello Uno e eventualmente anche al Livello Due e Tre. Tali descrizioni costituiscono semplicemente una strategia linguistica. Da una prospettiva puramente astrosciamanica non esistono distinzioni tra realtà non-ordinaria e realtà ordinaria, CUA e non-CUA, o tra i vari Livelli, poiché essi fanno parte della stessa unità. Questa distinzione è uno strumento didattico impiegato per creare un ponte di accesso alla percezione fondata sulla separazione tipica delle culture e condizionamenti umani.

[4] Mircea Eliade, Lo sciamanismo e le tecniche dell’estasi, Ed. Mediterranee, p. 289.

[5] Shirley Nicholson, Shamanism: an Expanded View of Reality, Theosophical Publishing House, p. 2.

[6] Eliade, op. cit., p. 289.

[7] John C. Neihardt, Black Elk Speaks: Being the Life Story of a Holy Man of the Oglala Sioux, Simon & Schuster, p. 71.

[8] Per esempio, il modello fornito dall’Ordine Ermetico della Golden Dawn attribuisce all’Est l’aria, al Sud il fuoco, all’Ovest l’acqua e al Nord la terra. Secondo lo schema astrologico classico le Direzioni sono invece in relazione con gli angoli (Ascendente, Medium Coeli, Discendente, Immum Coeli) e i segni cardinali, per cui all’Est corrisponde il fuoco (Ariete), al Sud la terra (Capricorno), all’Ovest l’aria (Bilancia) e al Nord l’acqua (Cancro). Quando s’impiega il cerchio zodiacale in senso orario, le posizioni di Cancro e Capricorno si invertono, per cui a Sud abbiamo l’acqua e a Nord la terra. Nelle Ruote di Medicina amerindiane sono diffusi tre modelli principali: 1) Est – fuoco, Sud – acqua, Ovest – terra, Nord – aria; 2) Est – aria, Sud – acqua, Ovest – fuoco, Nord – terra; 3) Est – fuoco, Sud – terra, Ovest – acqua, Nord – aria. Quest’ultimo, denominato a disposizione polare, è quello impiegato generalmente in questo testo.

[9] Secondo una specifica chiave di lettura dell’Epica del Sacro Cono, l’attuale molecola del DNA umano è limitata a due eliche o Settori, a causa del blocco provocato dal Paheka Rubhe. Questo termine, che può essere tradotto in “la rete binaria  degli Spiriti Totem”, indica le 1quattroquattro combinazioni dei dodici Paheka (così come sono epicamente definiti) o delle doppie polarità degli Spiriti Totem che bloccano l’espansione della percezione umana. Sciogliere queste combinazioni e ritornare alla forma originaria del sistema a dodici eliche è uno dei principali obiettivi strategici delle pratiche astrosciamaniche avanzate.

[10] Jean Chevalier; Alain Gheerbrant, Dizionario dei simboli: miti, sogni, costumi, gesti, forme, figure, colori, numeri, Rizzoli, p. 393.

[11] Erodoto, Le Storie, II, 4.

[12] Gli Aditya sono i figli di Aditi, dea vedica dello spazio. Essi rappresentano l’intera gamma delle manifestazioni fenomeniche. Nei testi rituali vedici si dice siano dodici come i mesi dell’anno solare. Quando il mondo svanirà, gli Aditya si manifesteranno come dodici soli; per questo è detto che il sole ha dodici anime (Mahabharata, 3, 3, 26).

[13] Henri-Charles Puech, Storia delle religioni, Vol. VI: I popoli senza scrittura, Laterza, p. 73.

[14] Per ulteriori informazioni vedi: Chris Morton & Ceri L. Thomas, The Mystery of the Crystal Skulls: Unlocking the Secrets of the Past, Present and Future, Thorsons.

[15] René Allendy, Le symbolisme des nombres citato in Jean Chevalier; Alain Gheerbrandt, Dizionario dei simboli, Rizzoli, p. 491.

[16] A questo riguardo l’astrologo americano J. Vogh (in Bioastrologia: l’influsso degli astri sulla salute fisica e psichica, Mursia) ha definito il tredicesimo segno con il nome di Aracne (dal greco aráchnê, ovvero ragno) e il simbolo della croce celtica, che è anche il simbolo astronomico della Terra. Per l’autore questo segno, collocabile tra Toro e Gemelli, è connesso con le esperienze paranormali e i poteri non ordinari.

[17] Marceline Senard, Lo zodiaco applicato alla psicologia, Basaia, p. 54.

[18] Haram, Manuale laico di astrologia, Savelli, p. 21.

[19] Il sistema di pensiero che principalmente ispira questo capitolo e ulteriori passaggi del Testo Guida è quello espresso in Un corso in miracoli (sovente abbreviato qui con la sigla UCIM). L’obiettivo di base di UCIM consiste nel lasciare andare la percezione della separazione. Questo è pure l’obiettivo dell’astrosciamanesimo e di altri percorsi spirituali. Con ciò non si intende significare che l’astrosciamanesimo è associato necessariamente con UCIM. Le idee di UCIM sono fornite perché esse mi hanno ispirato in passato e costituiscono parte del mio cammino spirituale. Tutti i riferimenti a UCIM che compaiono in questo Testo Guida sono frutto della mia comprensione e non sono necessariamente in armonia con i tenutari del copyright di UCIM. Le citazioni da Un corso in miracoli, Armenia, Milano, 1999 sono riportate dietro permesso della Foundation for A Course in Miracles (www.facim.org). Tutti i diritti riservati.

[20] Nel lavoro astrosciamanico avanzato, oltre ai pezzi della circonferenza di base, ne sono spesso usati altri che rappresentano ulteriori componenti del Sacro Cerchio (direzioni secondarie o punti medi degli angoli, pianeti, case astrologiche, nodi, ecc.)

[21] Davis-Wolfe; Thomson, “In the Beginning…”, p. 18, in op. cit.

[22] Un corso in miracoli, Manuale per insegnanti, p. 57.

[23] Nota bene che anche i bastoncini di incenso sono un’alternativa valida e sovente più pratica allorché si opera in un luogo chiuso.

[24] La Magia è qui la pratica principale adoperata dall’ego. Essa consiste nel curare un problema che esiste nella mente (Livello Due) tramite l’impiego di agenti fisici (Livello Uno). I rancori sono proiettati dalla mente separata, che li genera, alle forme materiali, che sono il prodotto della mente stessa, e cerca di guarirli al livello fisico invece di farlo a quello mentale. Un corso in miracoli descrive la magia come “l’uso irragionevole o malcreativo della mente” (UCIM, T38). Il primo impiega agenti esterni (come le medicine fisiche) per operare guarigioni nel corpo o nella mente, mentre il secondo implica l’uso della mente stessa per manifestare risultati esterni.

[25] Trasmissioni orali da Ur Kuran.

[26] I caratteri alieni e mutanti sono potenziali di qualità non ordinarie o doti sciamaniche identificabili attraverso la presenza dei pianeti lenti in alcuni punti chiave della carta natale. Il tema è trattato in: Franco Santoro, Astroshamanism: A Journey Into the Inner Universe, Findhorn Press, 2003.

[27] Edwin Steinbrecher, The Inner Guide Meditation: A Transformational Journey to Enlightenment and Awareness, The Aquarian Press, 1982, pp. 61-62.

[28] Carl Gustav Jung, Ricordi. sogni, riflessioni, Rizzoli, p. 226.

[29] Nel caso in cui, dopo diversi tentativi, tu non riesca ancora a contattare la Guida, evita di esprimere giudizi sulle tue capacità o di abbatterti in qualsiasi modo. Continua a leggere il testo per ottenere ulteriori chiarimenti e sii costante nella pratica. La tua determinazione è il fattore più importante. Se procedi indefesso per almeno un ciclo di 28 giorni e hai cura di riconoscere quello che ti succede, prendendone nota accuratamente, i risultati sono destinati a giungere alla tua consapevolezza. Qualora persistano le difficoltà, contatta il tuo Mentore.

Viaggio astrosciamanico nei Tarocchi

Febbraio 12, 2015 by admin

t-rideroriginI Tarocchi sono un mazzo di carte che comprende un gruppo aggiuntivo di 22 carte (Arcani Maggiori), ed una figura supplementare per ogni seme oltre al numero delle carte da gioco ordinarie. Gli Arcani Maggiori sono forze archetipali che esistono nella coscienza di tutti gli esseri umani, sebbene tendano ad essere proiettate su personaggi importanti, autorità e anche persone ordinarie che incontriamo nella nostra vita personale. Essi rappresentano la matrice originale dalla quale derivano tutte le nostre percezioni umane.

Ogni personaggio negli Arcani Maggiori rappresenta uno specifico aspetto della nostra Identità Multidimensionale Centrale, come appare dalla limitata prospettiva della nostra realtà separata. Nell’astrosciamanesimo sono chiamati Spiriti Totem, o Paheka, e fungono da tenutari delle parti frammentate dell’anima che il ricercatore recupera durante il suo viaggio di guarigione. Il lavoro astrosciamanico perciò implica stabilire una connessione con ogni Spirito Totem e, tramite l’assistenza dello Spirito Guida, riconoscere, recuperare e integrare le loro qualità. I Tarocchi offrono una versione di questo sentiero di guarigione verso il recupero e l’unificazione. Il loro proposito è innanzi tutto isolare le parti frammentate in modo da poterle vedere nella loro forma essenziale, e in secondo luogo, assisterci nella restaurazione di questi frammenti e guidarci a poco a poco fino a ricondurli alla loro unità originale.

Unicamente attraverso l’esperienza diretta è possibile comprendere la natura di queste carte. Le informazioni qui fornite sono semplicemente un assaggio e l’invito è di procurarsi il pasto completo. Se desideri ricevere ulteriori dettagli sugli Spiriti Totem e su come contattarli, puoi fare riferimento a Astroshamanism Book One e Book Two.

Sin da quando ero bambino i tarocchi mi hanno sempre riempito di gran meraviglia. Nella mia cerchia bolognese di parenti, il cibo e le carte costituivano la maggiore fonte di divertimento e celebrazione.

Le riunioni familiari solitamente avvenivano il sabato sera o la domenica pomeriggio nella casa di mia nonna a San Venanzio in provincia di Bologna.

Prima c’era il mistero esteriore di un abbondante e lungo pasto a base di tortellini, lasagne e carni fumanti. Questo era qualcosa cui ero ammesso e che comprendevo pienamente., ovvero si trattava di mangiare.

Poi il tavolo da pranzo era sgomberato, come sottile anticipazione di un imminente mistero interiore, di cui proprio capivo ben poco: le carte da gioco. Questa pratica non era permessa ai bambini, sebbene potessero guardare, a condizione che stessero buoni e in silenzio.

Il rituale era ufficialmente annunciato da nonna Jole o da un altro anziano della famiglia che gridava Bestia! (più precisamente, Bistia!) pronunciata con la “s” sibilante tipica del dialetto bolognese.

Il tavolo era coperto con una tovaglia verde, dove i partecipanti vi sedevano intorno in solenne eccitazione, costruendo delle minuscole cittadelle formate da pile di monete. Poi erano distribuite le carte in tre giri.

Dopo un momento di fervente silenzio, alcuni giocatori picchiavano le nocche sul tavolo tre volte. Questo gesto sembrava comunicare il diritto a un privilegio, dato che coloro che non avevano “bussato” sembravano piuttosto contrariati.

Ma alla fine d’ogni partita, un’insoddisfazione ben più consistente era visibile in coloro che dovevano rinunciare a parti della loro cittadella e darla al giocatore che aveva gridato Bestia, il quale d’altra parte era felice di poter incrementare le dimensioni della sua cittadella.

Gridare “Bestia” era ovviamente associato con il potere. Poiché non riuscivo a vedere nessuna bestia nella stanza, supponevo che solo gli adulti potessero scorgerla. Nelle mie riflessioni da bambino sul gioco congetturavo che un partecipante fosse autorizzato a dire “Bestia” soltanto quando era toccato da questo misterioso animale, o forse era il contrario, se uno era toccato dalla bestia il primo che lo vedeva poteva dire “Bestia” e prendersi parte della sua cittadella.

Beh, francamente non lo so. Come ho spiegato, ero solo un bambino e non avevo ricevuto l’iniziazione delle carte. Tutto questo avveniva nel territorio di Bologna, che storicamente è considerato uno dei luoghi di nascita dei Tarocchi (in provincia di Bologna, a Riola di Vergato, accanto a una chiesa presso Montovolo esiste tra l’altro un Museo dei Tarocchi).

Questo gioco chiamato Bestia, era complesso e vietato ai bambini, che potevano però fare altri giochi, come Briscola e Scopa. È stato da mio nonno Francesco in Sicilia che ho ricevuto la prima iniziazione a quei giochi.

Le carte usate a San Venanzio (carte piacentine) e in Sicilia erano differenti. Le figure umane delle carte sicule avevano le gambe, mentre in quelle bolognesi c’era solo il busto. In effetti, c’erano due busti, uno sopra con la testa in alto e uno sotto con la testa in basso, e secondo come si giravano le carte una delle due figure doveva sostenere con il capo il peso dell’altra.

Sia le carte siciliane che quelle bolognesi avevano tuttavia lo stesso numero e semi (40 carte e quattro semi che andavano da 1 a 7 più tre figure).

Più tardi vidi pure mazzi con 52 carte e due jolly, finché un giorno, all’età di 12 anni scoprii un mazzo più enigmatico con 22 carte aggiuntive chiamate Arcani Maggiori.

Questa fu una delle scoperte più stupefacenti della mia infanzia. Non avevo mai visto quelle carte e nessuno in famiglia ne sapeva niente, o forse non volevano far vedere che lo sapevano. Quelle carte sembravano molto familiari, e dal quel momento il mio interesse per i Tarocchi crebbe.

Questo articolo è il primo di una serie dedicata agli Arcani Maggiori. Ne seguiranno altri che potete trovare nell’indice per argomenti sotto la voce “tarocchi”.

Per informazioni generali sui Tarocchi e gli Arcani Maggiori, si può fare riferimento al sito che considero decisamente come il più significativo, ossia Leggere i Tarocchi per crescere (clicca qui). Tra i testi consigliati segnalo Il tarocco intuitivo: una chiave di lettura tra psicologia e magia degli stimatissimi Swami Prem Bodhi & Swami Anand Rajendra e Meditazione sui Tarocchi di Anonimo.

In questa serie intendo trattare soltanto gli elementi mistici e astrosciamanici dei Tarocchi. A questo proposito userò a volte tre mazzi: Rider-Waite-Smith, I Tarocchi di Thoth e i Tarocchi dei Santi.

Tratto da Franco Santoro, Viaggio astrosciamanico nei Tarocchi (clicca qui per accedere all’opera)

 

Protetto: Acquario Intensivo, 24-25 gennaio 2015

Febbraio 12, 2015 by admin

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Asse verticale e orizzontale

Febbraio 12, 2015 by admin

indexCiò che accade sul piano orizzontale, nella vita ordinaria, costituisce l’effetto e non la causa dei nostri malesseri o piaceri. La causa dimora nel piano verticale, quello multidimensonale.

Nell’astrosciamanesimo si considerano due assi: orizzontale e verticale, ordinario e multidimensionale, ciascuno con due polarità. Ognuna di queste parti è un doppio di noi stessi, un’identità parallela

Quando accade qualcosa di negativo all’esterno, abbiamo quattro possibilità di scelta, una per ciascun doppio dei due assi

Doppio Orizzontale Visibile (Ascendente): accusare noi stessi.

Doppio Orizzontale Specchio (Discendente): accusare gli altri o l’ambiente esterno.

Doppio Verticale/Basso (Immum Coeli): prendere atto delle nostre emozioni e bisogni in presenza di un accadimento negativo.

Doppio Verticale/Alto (Medium Coeli): prendere atto dei bisogni e delle emozioni che sottendono a ciò che accade di negativo.

Prendere atto, riconoscere, accettare le nostre vere emozioni e bisogni, insieme a quelle degli altri, è il primo passo verso il risveglio della nostra natura multidimensionale. Accusare noi stessi o gli altri ci mantiene fermi in una realtà separata, fondata sul giudizio e la colpa.

L’accettazione e il riconoscimento dei nostri bisogni e le relative emozioni, è il primo passo, indipendentemente dal fatto che i bisogni siano soddisfatti o meno, o che le nostre emozioni ci piacciano o meno.

L’accettazione apre le porte del multidimensionale. E una volta che le porte sono aperte, segue il secondo passo…

Franco Santoro

Immagine: mosaico Basilica Sant’Apollinare

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