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Archivi per Maggio 2017

Portale della felicità

Maggio 30, 2017 by admin

Sei giunto al portale della felicità eterna quando sei in grado di sorridere di fronte alla tua più grande infelicità.
 
Se vuoi essere felice, davvero felice, hai da apprendere l’arte di essere felice nelle più avverse circostanze. Questa è la chiave della felicità. Chiunque è capace di essere felice quando tutto va bene nella vita.
 
Hai successo, sei in perfetta salute, con abbondanti risorse finanziarie, in un lavoro che ti piace, nella relazione dei tuoi sogni, con tutto quel che desideri e in armonia interiore con te stesso, gli altri, l’ambiente e pure Dio!
 
Certo, questa è felicità! Ma è una felicità provvisoria, che potrebbe venire a mancare in qualunque momento. E questa provvisorietà induce ansia, paura, dolore e sotto sotto anche rabbia verso ciò che a un certo punto sai bene che perderai.
 
Sei felice per qualcosa, non sei semplicemente felice.
 
Ora, qui non ti sto invitando a pretendere da te stesso di essere felice in qualunque momento, di vedere tutto in positivo e di sfoggiare un sorriso da pubblicità di dentifricio in ogni momento.
 
Se ti senti tanto infelice, triste, arrabbiato, frustrato, deluso e pure disperato, accetta quel che provi…
 
Ma ricorda pure che potresti essere giunto al portale della vera felicità, di quella eterna, se solo provi a sorridere di fronte alla tua più grande infelicità. Provaci, anche perché a quel punto non hai proprio nulla da perdere.

Uguali

Maggio 30, 2017 by admin

In natura, siamo tutti uguali, gli uni con gli altri. All’inizio nasciamo, poi respiriamo, svolgiamo le stesse funzioni, proviamo le stesse emozioni e abbiamo gli stessi pensieri, e alla fine muoriamo.

Le differenze e i conflitti ci sono stati insegnati dalle nostre culture, risiedono nella diversità dei linguaggi, delle credenze e della comunicazione.
Viviamo le stesse esperienze, siamo uniti nella natura di ciò che sentiamo durante tutta la nostra esistenza. Ciò che ci separa sono i linguaggi e le comunicazioni.
Le differenze e i conflitti, i linguaggi e le comunicazioni, sono artificiali.
Per questo è vitale ritornare alla natura, mettere da parte le credenze e i linguaggi fittizi, ritornare a comunicare nel modo originario, con autenticità e trasparenza.
 

Chi credi di essere

Maggio 28, 2017 by admin

Sei sicuro che chi credi di essere sia davvero chi sei? Sei certo che gli altri siano veramente ciò che credi che siano?

Se hai qualche dubbio a proposito, e l’hai da diverso tempo, tanto che la vita comincia a non avere per te più molto senso, allora forse è giunto il momento di non dare più nulla per scontato riguardo te stesso e gli altri.

Non si tratta qui di rimpiazzare la tua idea, definizione, credenza di te stesso e quella degli altri con un’altra idea, definizione, credenza.

Questo forse l’hai fatto altre volte. Credevi di essere in un modo, poi ti sei reso conto di essere diverso. Pensavi che quella data persona fosse in un certo modo poi ti sei avveduto che non era vero. Di conseguenza le tue idee, le tue visioni, le tue amicizie, i tuoi partner, le tue attività sono probabilmente più volte cambiate.

Se nonostante tutto seguiti ad avere il sentore che quello che pensavi prima, pensi adesso o potresti pensare in futuro, che tutte le risposte che puoi darti o che gli altri possono darti, proprio non ti quadrano, allora forse si tratta di cessare di cercare delle risposte, di pensarle e di crederle, o meno.

Si tratta di domandarti decisamente e senza alcun imbarazzo: chi sono? Chi siete? Chi siamo?

Rimani nella domanda.

Non sentirti a disagio se non ti giunge una risposta.

Non è un quiz, non è un cruciverba da riempire.

Forse si tratta di lasciare tutto vuoto.

Chi sono? Chi siete? Chi siamo?

Forse la risposta è nel vuoto. Forse la risposta è nella domanda stessa.

Forse hai solo da domandare e domandare.

 

 

Domande

Maggio 27, 2017 by admin

L’ego è alla continua ricerca di una definizione di se stesso e degli altri. L’ego è avido di qualsiasi informazione che gli permette di avere un’identità definita, in grado di spiegare il perché, il come, il dove e il quando. L’ego si nutre di risposte, di affermazioni e negazioni riguardo se stesso e gli altri. L’ego non accetta domande prive di risposte, perché la domanda senza risposta lascia tutto in sospeso, non concede nulla.
 
L’ego è la risposta che diamo alle domande “chi sono? chi sono gli altri? qual è il senso della vita?” e a ogni possibile domanda. L’ego è formato da tutte le risposte e le idee che abbiamo di noi stessi, degli altri e della vita.
 
Quando lasciamo andare queste idee, quando cessiamo di interpretare il mondo, dentro e fuori di noi, allora entriamo in quello spazio misterioso che esiste oltre l’ego.
 
Non c’è nulla di male o di sbagliato nell’identificarsi con l’ego. Non ti sto invitando a negare l’ego o andare oltre. Se sei soddisfatto, se la tua vita ne trae benefici, se le idee che hai di te stesso e del mondo che ti attornia seguitano a essere per te significative, reali e piene di valore, per quale motivo dovresti negarle o trascenderle? Solo perché qualcuno ti dice che sono illusorie o che non servono a niente? Anche questa è un’idea, un’interpretazione.
 
Se al contrario riconosci che le idee che hai di te stesso e degli altri, insieme a tutte le altre idee alternative che potresti avere non hanno più senso, se proprio non riesci più a trovare risposte alle domande che ti poni, allora rilassati, perché forse sei pronto per entrare nel portale delle domande, quello che ti consente di accedere al mistero della vita.
 
Il mistero inizia a rivelarsi quando ti poni la domanda senza ricercare più la risposta, quando la tua vita cessa di essere un punto a capo o un punto esclamativo, quando la tua vita diventa un punto interrogativo.
 
Ci sono tante tecniche per chi vuole andare oltre l’ego, raggiungere la liberazione, o altre velleità similari. Alcune tecniche sono molto complesse e ci sono intere organizzazioni e sistemi di conoscenza che ci marciano.
 
La tecnica più semplice che puoi usare è la seguente.
 
Poniti domande in continuazione, senza ricevere alcuna risposta, rimanendo nel silenzio che segue a ogni domanda.
 
Da un lato noterai l’ego che cerca affannosamente delle risposte, dall’altro un silenzio imbarazzante che man mano che l’accetti diventa sempre più profondo.
 
L’ego è un’entità predatoria che si nutre di risposte, definizioni, pensieri e anche emozioni relative a pensieri. Il suo ruolo è utile nella misura in cui non ti identifichi solo con esso. Lascia che l’ego si nutra delle risposte alle tue domande, mentre tu poni attenzione alla domanda e al silenzio che la precede.
 
In quel silenzio via via inizierai a ritrovare la tua anima, il tuo centro, quel che sei oltre all’ego, quel che sei che comprende anche l’ego.
 
Il compito dell’ego è liberarti di tutto ciò che ti separa dall’anima, dal tuo centro. Quindi non combattere l’ego, proprio non ha senso, lascialo lavorare. Continua a porti domande.
 
?
Franco Santoro

Parti del tutto

Maggio 26, 2017 by admin

Ricorda che ogni espressione della tua vita, da quelle più felici a quelle più dolorose, fa parte del tutto.

C’è il giorno e la notte, l’estate e l’inverno non solo nella loro alternanza temporale ma anche simultaneamente. Mentre in una parte del pianeta è giorno o estate nell’altra è notte o inverno. Questa è una nozione di geografica fisica molto elementare, che si applica anche alle emozioni, alla mente e all’anima. La vita è un tutto che comprende anche la morte. E ogni parte del tutto contribuisce al resto del tutto.

Nel tutto non sei mai solo, non puoi essere mai solo. Fai parte sempre del tutto e la tua parte così come ogni parte possibile ha esperienza di ogni aspetto del tutto.

Nel tutto non ci sono pronomi personali. Condividi te stesso con gli altri e gli altri condividono se stessi con te, e tu diventi gli altri e loro diventono te.

Non importa come ti senti, sia che stai bene o male, hai sempre qualcosa da condividere con gli altri, doni da offrire e ricevere. Una delle verità più profonde del lavoro di guarigione astrosciamanica è che i tuoi più grandi malesseri possono essere usati come concime per promuovere le più grandi situazioni di benessere.

Si tratta di imparare a condividere la tua esperienza, qualunque essa sia, perché fa parte del tutto. Ci può essere la primavera da una parte, perché c’è l’autunno dall’altra. Ogni parte è utile all’altra, niente è in competizione. Ciò che prima di tutto necessitiamo comprendere è che siamo sempre utili a qualcuno o qualcosa così come qualcuno o qualcosa è sempre utile per noi. Si tratta di apprendere e vivere questo ogni giorno, perché ciò è vitale per tutti e per il tutto.

Pausa

Maggio 25, 2017 by admin

Tutto il tuo malessere, insieme a quello degli altri, potrebbe essere in definitiva dovuto alla frustrazione e disperazione derivante dall’impossibilità di adeguarti a idee e credenze impossibili, in vero illusioni totali, riguardo come dovresti essere e ciò che dovrebbe succedere nella tua vita.

Allo stesso tempo il tuo benessere, insieme a quello degli altri, potrebbe essere dovuto alla soddisfazione parziale, fugace e provvisoria di queste idee, che inevitabilmente sono destinate a essere frustrate e a fallire miseramente.

Queste idee e credenze, queste illusioni, ti obbligano a essere e diventare a tutti i costi ciò che non sei e non potrai mai essere. Di conseguenza, nelle tue relazioni, con te stesso e gli altri, non ti rapporti con te stesso e gli altri, bensì con l’illusione e l’idea falsa di te stesso e gli altri.

Tanto è stato e seguita forse a essere l’effetto devastante di queste idee e illusioni su te stesso e gli altri che l’unica cosa saggia che potresti fare è mettere da parte almeno per un po’ tutto quanto hai creduto finora riguardo te stesso e gli altri e prenderti una pausa.

Chiediti chi sei e chi sono gli altri!

Sei l’idea che credi di avere di te stesso? Gli altri sono l’idea che credi avere degli altri?

E se questa idea fosse una totale follia, un’allucinazione, una credenza perversa il cui scopo è solo quello di alimentare dolore e miseria, o chissà che cosa?

Se finora hai considerato queste idee, lottando con te stesso e gli altri per realizzarle, fallendo regolarmente, incolpando te stesso e gli altri, soffrendo e facendo soffrire, forse è il momento di prenderti una pausa.

Chiediti chi sei e chi sono gli altri.
Seguita a chiedertelo, perché l’idea che hai di stesso e degli altri forse non te lo ha mai permesso.
La risposta a questo tuo chiedere risiede al di là dell’idea che hai di te stesso e degli altri.
Non è un’idea, non è una credenza, è una realtà.
Una realtà che nessuno potrà mai comunicare né comunicarti, perché semplicemente è.
Magari tutto questo discorso è un’illusione campata in aria e non vale proprio la pena perderci del tempo.
Ma io non ti invito a crederci, ti invito solo a prendere una pausa.

Non di questo mondo

Maggio 22, 2017 by admin

Non ti senti di questo mondo, fai una fatica tremenda ad andare avanti ogni giorno, ad accettare di vivere in una realtà dove ti senti sempre più alieno? Non ce la fai a comportarti come la maggioranza delle persone che ti circondano, proprio non ce la fai a vivere una vita normale?

Eppure paradossalmente questo mondo potrebbe avere un bisogno disperato della tua presenza, di ciò che sai e puoi fare. Il mondo non ha bisogno che tu sia normale, perché è proprio questa normalità che seguita a preservare la sua pena e miseria. La tua anormalità, il tuo sentirti fuori dal mondo potrebbe essere il più grande dono che puoi offrire a questo mondo, e la dimostrazione che sei in rapporto intimo con questo mondo, che ti appartiene fino in fondo.

Allora fai qualcosa, mettiti in mostra, prendi qualche iniziativa, fai sentire la tua voce.

 

Stop!

Maggio 18, 2017 by admin

Corri da una parte e dall’altra. Il tuo corpo, i tuoi pensieri e le tue emozioni si muovono e agitano senza sosta per paura di perdere o non ottenere qualcosa, per negare quel che accade nel momento in cui ti fermi,

A un certo punto, e questo lo sai bene, tutto quello che rincorri nella vita ti verrà a mancare, così come ciò da cui sfuggi ti si parerà davanti e non potrai più scappare. Verrà inevitabile il momento in cui sarai costretto a fermarti!

Allora, se ti rendi conto che nonostante ciò seguiti a correre e sfuggire, perché del resto lo fanno tutti ed è quanto ti è stato sempre insegnato, fai qualcosa di originale, alternativo e rivoluzionario.

Prenditi in contropiede! Datti uno stop! Fermati prima!

Comincia subito adesso anche per un attimo, poi, se vuoi, continua pure a correre.

Ma questo lo sai che non basta, un attimo non è sufficiente. Prenditi più tempo. Un giorno, due giorni, una settimana, un mese. Sei qui in questo mondo per fermarti, per domandarti effettivamente che cosa ci stai a fare, senza affrettare risposte, anzi liberandoti di tutte le risposte che ti sei e hanno dato per paura di domandare. Questa è la tua responsabilità primaria.

Per questo motivo il più grande dono che puoi fare a te stesso è prenderti un periodo di sosta e ritiro.

Ci sono tanti luoghi in cui puoi ritirarti. Personalmente suggerisco luoghi in cui vi sono persone simili a te, che sono insieme per farsi delle domande e non per dare delle risposte, spazi in cui il mistero dell’esistenza si rivela mediante l’esperienza diretta e non attraverso credenze e giudizi prestabiliti.

Per informazioni sui ritiri clicca qui.

 

Identificazioni

Maggio 17, 2017 by admin

Smettila di lamentarti e di stare male per quel che ti accade nella vita, per ciò che hai o non hai, e piantala pure di farti illusioni riguardo un ipotetico benessere presente o futuro, quel che di bello ti accade o potrebbe accadere!

Se seguiti a identificarti con quanto consideri essere il tuo corpo fisico il tuo destino è segnato e ogni crisi di cui hai esperienza è semplicemente l’anticipazione di una certezza inevitabile.

Sii realistico e guardati attorno, considera quello che succede regolarmente in questo mondo, anche se fai finta che non ci sia o ti illudi che non potrà mai capitare a te. La gente a un certo punto muore, si ammala, perde qualcosa e alla fine senza alcuna eccezione perde tutto, incluso il proprio corpo fisico.

Se ti identifichi con il corpo fisico il tuo malessere e la tua depressione sono completamente giustificati. Anzi, ben lungi dall’essere segnali preoccupanti, sono sintomi di salute della tua coscienza, che ti sta mettendo semplicemente di fronte a una realtà che hai preferito negare. Questa realtà è quella dell’inevitabile perdita, malattia e morte del tuo corpo fisico e anche di ogni altro possibile corpo fisico con cui hai identificato te stesso e gli altri.

Certo, per coloro che seguitano a negare questa realtà, il tuo malessere, la tua depressione sono imbarazzanti, scomode, qualcosa da rimuovere al più presto. A questo scopo ci sono tante droghe e attività di evasione che ti consentono di farlo. In effetti, l’intera vita umana ordinaria si basa proprio sul promuovere attività di evasione intese a evitare il confronto con la realtà inspiegabile della perdita, della malattia e della morte.

Non si tratta di uscire dal malessere, né dalla depressione. Sono sintomi legittimi dovuti esclusivamente a una causa: la tua identificazione con il corpo fisico.

Ogni volta che stai male, e sei depresso, è perché ti sei identificato con il tuo corpo fisico o hai identificato qualcuno con il suo corpo fisico. Di conseguenza soffri per quanto quel corpo fisico fa o non fa, se si comporta malamente, se ti abbandona, così come pure puoi rallegrarti se accade l’opposto. Tuttavia poiché alla fine dei conti sai bene quel che accadrà al tuo corpo e a quello degli altri, il tuo malessere e la tua depressione sono giustificati, nella misura in cui ti identifichi con il corpo.

Quindi accetta il tuo malessere e la tua depressione, come un invito a cambiare qualcosa nella tua coscienza.

Comincia per gradi. Di tanto in tanto immagina di essere qualcosa di diverso dal tuo corpo fisico: per esempio, un albero, un cristallo, una stella, l’acqua del mare. Puoi anche immaginare di essere un’altra persona, qualcuno che ti piace o che ammiri.

Stai male semplicemente perché hai imprigionato la tua coscienza nell’idea di essere il tuo corpo fisico. E starai sempre male se seguiti con questa idea, se la tua coscienza è in effetti libera, eterna, senza limiti.

Non ti sto invitando a negare il corpo fisico, non fraintendere. Al contrario, prenditene cura e accettalo pienamente in ogni aspetto della sua esistenza, dalla vita alla morte, dalla salute alla malattia.

Considera le cose più ovvie dell’esistenza del corpo fisico. Esso vive come conseguenza della respirazione. L’aria è fuori, esterna al tuo corpo fisico e poi diventa parte del tuo corpo fisico. Qual è la differenza tra il tuo corpo fisico e l’aria? Il corpo per vivere necessita di alimenti. Dapprima vedi una torta, con una sua propria forma ben distinta da quella del tuo corpo, e poi la mangi e la torta non c’è più, e nel tuo corpo. Qual è la differenza tra la torta e il tuo corpo?

Il tuo corpo si è formato nel ventre materno e poi è uscito fuori quando è nato. Quando morirà ritornerà alla terra.

Insomma, queste cose le sai bene! Sono ovvie.

Stai male perché sei convinto o ti sei lasciato convincere di essere esclusivamente il tuo corpo fisico.

Se ciò è vero il tuo malessere è giustificato, per cui non prendertela, accetta il tuo destino e goditi quanto di più piacevole può darti la vita.

Se invece sei qualcosa di più del corpo fisico, scopri che cos’è, vai alla ricerca di che altro sei o scegli di essere.

Segnali indicatori

Maggio 16, 2017 by admin

Lo sciamanesimo è l’arte più difficile e facile da insegnare allo stesso tempo. Difficile, o più onestamente, impossibile da insegnare perché proprio non c’è nulla da apprendere, anzi si tratta proprio di apprendere a non apprendere, a non acquisire conoscenze, a lasciare andare tutto quanto abbiamo appreso.
 
Tutto quanto abbiamo appreso, imparato, che ci hanno insegnato, non importa il livello degli insegnamenti, sia che si tratti di equazioni matematiche, materie economiche, giuridiche o testi sacri, tecniche di meditazione, percorsi spirituali, nello sciamanesimo va lasciato andare, a un certo punto, incluse le pratiche sciamaniche stesse.
 
In particolare modo va lasciato andare l’attaccamento alle figure degli insegnanti, sciamani, maestri, leader spirituali.
 
“Se incontri il Buddha per la strada, uccidilo!” 仏に逢えば仏を殺せ
 
Queste parole fanno parte di un koan Zen attribuito al maestro Linji Yixuan e usato come titolo di un libro di Sheldon B. Kopp pubblicato nel 1975.
 
Questo koan è ripreso pure da Saiyūki, manga e anime di Kazuya Minekura del 1997:
 
“<Se incontri un Buddha, uccidilo. Se incontri un tuo antenato, uccidilo. Non avere legami, non essere schiavo di nessuno. Vivi semplicemente per la tua vita.> È l’unico insegnamento che mi è stato trasmesso dal mio predecessore. Ecco perché continuerò ad uccidere senza alcuna pietà… CHIUNQUE MI SI PARERÀ DI FRONTE! Che si tratti del nemico o di qualcun altro, non fa differenza.”

Un kōan è un dialogo, una domanda, indovinello o affermazione paradossale usato nella pratica Zen per mettere alla prova l’allievo e creare un varco nella sua mente logica e condizionato, al fine di provocare momenti di illuminazione.

Un koan non è spiegabile, altrimenti non è più un koan.

Quindi quella che segue non è la spiegazione del koan, ma una spiegazione inspiegabile del koan.

 Uccidere il Buddha, quando lo incontri, significa andare oltre l’illusione dell’insegnante, dello sciamano, del guru, del maestro, ma anche dell’anima gemella, del partner fedele, dell’amico per la pelle, del genitore devoto. Vuol dire riprendere tutto quanto abbiamo proiettato sugli altri e assumerci piena responsabiità di quello che percepiamo sia fuori sia dentro di noi.
 
Tutto quello che percepiamo all’esterno è la proiezione di qualcosa che esiste dentro o da un’altra parte di noi che abbiamo negato. L’unica possibilità per quella parte negata di farsi riconoscere è mediante quello che c’è fuori, ossia persone e situazioni esterne.
 
Uccidere il Buddha per la strada, significa dapprima riconoscerlo, identificarlo come Buddha, ossia una proiezione esterna di quanto esiste dentro di noi, un segnale che indica la strada, ma che non è la strada, poi si tratta appunto di lasciarlo andare, e di seguire la strada.
 
Ti è mai capitato di perderti mentre stai facendo un viaggio per raggiungere un luogo lontano. Lungo la strada incontri tanti segnali che indicano luoghi diversi e non sai più in che direzione andare. Poi alla fine vedi un segnale con il nome della località che vuoi raggiungere con la freccia puntata nella direzione in cui andare. Che sollievo! Ma si tratta solo di un segnale e magari per raggiungere quel luogo occorrono ancora tanti chilometri. Non ti fermi quindi davanti al segnale e termini il tuo viaggio.
 
Oppure puoi vedere una fotografia di un luogo che ti piace, ma la fotografia non è quel luogo.
 
Se vuoi raggiungere quel luogo occorre che ci vai. Il punto è che non lo troverai mai in questo mondo, perché questo è un mondo di segnali. I segnali sono utili nella misura in cui sei in grado di usarli per raggiungere la destinazione, non sono il fine della tua ricerca.
 
Gli insegnanti, i maestri, i compagni, i partner, gli amanti sono figure provvisorie, il cui scopo è segnalare la via. Non hanno il potere di darti quello che cerchi o di portarti dove vuoi. Quello che tuttavia accade regolarmente è che ci attacchiamo a queste figure, rimaniamo di fronte a un segnale, senza muoverci più, senza cambiare nulla della nostra vita. E allora a un certo punto la nostra gioia, il nostro amore per loro si tramuta in odio e rabbia, perché non otteniamo ciò che vogliamo, ci rendiamo conto che il segnale era solo un segnale, ci sentiamo ingannati.
 
Ma il segnale è sempre stato un segnale e nello sciamanesimo questo è chiarito sin dall’inizio.
 
Quindi se incontri un segnale, prendine atto, e ringrazia questo segnale, e chi l’ha costruito. Non fermarti al segnale, vai avanti per la tua strada. Allontanandoti da quel segnale troverai forse altri segnali che seguiteranno ad indicarti la stessa direzione. Continua ad andare avanti fino a quando raggiungi la direzione finale, che è quella in cui alla fine dei conti eri sempre stato, forse.
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