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Il Carro – Cancro: Viaggio astrosciamanico nei Tarocchi

Febbraio 13, 2015 by admin

chariotDopo l’Imperatore, il Papa e gli Amanti, il nostro viaggio attraverso gli Arcani Maggiori continua e raggiunge il Carro. Questa carta dà un senso immediato di vigilanza, controllo e solidità, che sembra prevalere sul senso di mobilità e parata suggerita dal nome della carta.

Secondo il sistema esoterico del Golden Dawn (Ordine Ermetico dell’Alba Dorata), il Carro è assegnato al Cancro, il cui glifo appare sulla cintura dell’Auriga, assieme alla Luna, raffigurata anche su entrambe le spalle.

Nei Tarocchi di Rider Waite il Carro è condotto da una figura che indossa una robusta corazza con un quadrato bianco al centro, che enfatizza la qualità di un cuore pratico e concreto. La parte frontale del carro mostra il simbolo indù del lingam (il pene maschile) che penetra la yoni (genitali femminili) e una sfera alata. Ai suoi piedi, al posto dei cavalli, vi sono due sfingi, una bianca e una nera,[i] leggermente girate una da una parte e una dall’altra, come se tirassero in direzioni diverse. L’Auriga regge una bacchetta magica e nelle sue mani non vi sono redini per governare le sfingi, che egli sembra controllare semplicemente con la sua forza interiore. Sullo sfondo sono visibili una città fortificata e un fiume.

Il Carro è la settima carta degli Arcani Maggiori, ed enfatizza l’ordine cosmologico delle sette direzioni, esemplificando da un lato un trionfante dominio su tale ordine e la liberazione dallo stesso, mentre dall’altro l’incapacità di andare oltre questa struttura e uno stato di tragica cattività. Come settima carta, in un contesto in cui ogni stadio comprende sette delle 21 carte (escluso il Matto che è zero), il Carro rappresenta la piena maturazione del primo stadio del Rituale di Base del Sacro Cono, e l’acquisizione delle medicine spirituali delle carte precedenti, rappresentate tutte nel Carro.

Questa carta è anche l’accesso al secondo stadio, compresa la sequenza dall’ottava (la Forza o la Giustizia, dipende dal tipo di mazzo) alla quattordicesima carta (la Temperanza), che implica il rilascio dell’ego cosciente e del sé esteriore. Dopo aver completato il primo stadio la coscienza raggiunge la sua massima espansione, tuttavia questa superiorità si riferisce alla nostra realtà umana separata e non coinvolge necessariamente il Sé superiore.

Il Carro rappresenta una zona di transizione, dove sia la nostra mente multidimensionale, o Cristo stesso (il cui compito è liberarci dalla nostra identità separata), sia l’ego, che follemente ci tiene bloccati e prigionieri, coesistono. Questa, come dice l’autore di Meditazione sui Tarocchi, è la prova della quarta tentazione, la più intima e sottile.

Qui il ricercatore che ha trionfato sulle tre tentazioni dei voti tradizionali di povertà (possedere tutto senza essere attaccati a niente), castità (amare con la totalità del proprio essere) e obbedienza (unità con Dio),[ii] è tentato dalla sua stessa vittoria. È la lusinga di agire “nel proprio nome”, di percepire se stesso come il maestro invece che come il servitore, che porta all’arroganza spirituale, alla superbia e infine alla megalomania mistica, la più catastrofica delle sventure, che il Carro intende svelare e guarire.

Nello stesso testo, l’autore descrive dettagliatamente la chimica esoterica del processo che conduce alla quarta tentazione,[iii]che è il risultato della maestria sugli elementi che segue la vittoria sulle tre tentazioni. Questo processo è esemplificato da sette miracoli di grande importanza nel Vangelo di Giovanni [iv] e dai sette aspetti del nome del Maestro, o Arcobaleno della Gloria di Dio: “Io sono la vera vite”, “Io sono la via, la verità e la vita”, “Io sono la porta”, “Io sono il pane della vita”, “Io sono il buon pastore”, “Io sono la luce del mondo” e “Io sono la resurrezione e la vita”.

Il rischio è che ci si può identificare con questi aspetti, o farsi sedurre da essi e dai loro affascinanti effetti, e allo stesso tempo incoraggiare il proprio ego gonfio e fomentare inconsciamente la separazione. Questo è il pericolo maggiore per mistici, sciamani e tutti coloro che sono impegnati sul sentiero spirituale. Ciò che genera questo mondo separato, con tutte le sue miserie e rancori, prospera in una matrice molto sottile, priva di ogni apparente relazione con i suoi effetti dolorosi. È una zona spirituale pericolosa, un surrogato della presenza di Dio, intenzionalmente destinata a causare confusione e mettere alla prova coloro che aspirano sinceramente a connettersi con la vera presenza di Dio.

Gli aspetti più eclatanti della separazione, come guerre, violenza, odio o malattie, sono semplicemente il frutto di una radice mascherata, il cui processo di manifestazione si dispiega silenziosamente, velato da un baldacchino di falsa sacralità, che la maggior parte degli esseri umani sono incapaci di scoprire.

Solo ricercatori profondamente impegnati possono percepire questa matrice di separazione, ed essere in condizione di purificarla e guarirla, nella misura in cui non cedono alla quarta tentazione, che gonfia inconsciamente i loro ego come risultato della loro apparente superiorità.

È per questo che, attraverso i secoli, l’esperienza di molti santi e guaritori spirituali indica la qualità dell’umiltà come un antidoto fondamentale sul sentiero. Per questo motivo, sin dai tempi antichi la maggior parte degli ordini monastici e comunità spirituali hanno fondato le loro pratiche sullo sviluppo di questa qualità, esemplificata dal detto ora et labora (prega e lavora), l’unico rimedio preventivo contro il flagello della megalomania spirituale. L’immunità da questo grave rancore deriva anche dall’aver avuto un’esperienza diretta del Divino.

“L’esperienza autentica del divino rende umile; colui che non è umile non ha avuto un’autentica esperienza del divino”. È questa connessione che dà il dono dell’umiltà, non importa se la persona ricorda, o parla dell’esperienza o meno.

Vorrei ora aggiungere che un altro importante aspetto della megalomania, alla quale il suddetto autore non sembra far riferimento, si trova anche in tutte le forme di fondamentalismo, letteralismo e dogmatismo. Questo, secondo me, è tipico di quelle religioni e chiese, i cui rappresentanti umani hanno la pretesa di essere le più alte autorità in materia di spiritualità, morale e fede.

Mentre il segno del Cancro possiede la luminosa consapevolezza delle nostre ancestrali tradizioni e dottrine, può esprimere anche i loro lati ombra, che emergono ogni qualvolta prevalgono intolleranza, fanatismo, e ristrettezza di vedute. Il Carro rappresenta il mistero esteriore dell’antica alleanza, le leggi il cui scopo è condurre sulla soglia dell’iniziazione al mistero interiore, che è il sentiero che guida alla vera liberazione. Tuttavia il Carro non ci porta oltre la soglia, e quando non riesce a svelare l’accesso al mistero interiore diventa il principale ostacolo al piano di salvezza.

Il Carro mostra sia il trionfo della megalomania dell’ego sia il vero Trionfo dell’allineamento con il proprio vero Sé. La carta può anche rappresentare qualcuno ossessionato da grandiosità, intransigenza e stravaganza ad ogni livello, incluso quello spirituale, o l’uomo integrato, il maestro di se stesso, che tiene sotto controllo le quattro tentazioni, come pure i quattro elementi.

Nei Tarocchi dei Santi di Robert Place, il Carro è rappresentato da San Cristoforo (il patrono di viaggiatori, pellegrini e guidatori), con un’immagine che raffigura Gesù bambino mentre lascia la città e attraversa un fiume sulle spalle del santo, come fosse il suo carro. Il Sé lascia il regno della terza dimensione (città-terra) e attraversa la quarta dimensione (acqua) per raggiungere le dimensioni più elevate. Qui il Carro opera come la Merkabah (la parola ebraica per “Carro” e “Trono di Dio”), descritta in Ezechiele 1:4-26 come il veicolo con quattro ruote guidato dai quattro angeli mistici ebraici (chayot), rappresentati da uomo, leone, toro e aquila, che nella cristianità sono associati ai quattro evangelisti e in astrologia ai quattro elementi e direzioni.

Il termine Mer-ka-bah è una trinità di parole (Mer “Luce”, Ka “Spirito”, Bah “Corpo”) che si trova, in questa o in altre forme, in molte culture. È il carro usato dall’umanità per raggiungere Dio, il divino veicolo usato presumibilmente dai maestri ascesi per permettere al corpo umano e all’anima di passare dalla terza dimensione alla realtà multidimensionale. Tutte le pratiche di guarigione spirituale sono finalizzate a riattivare questo carro, un sinonimo del Sacro Cono, lo strumento del piano di salvezza e liberazione dalla nostra realtà separata.

Nella lettura dei Tarocchi il Carro può indicare un importante punto di svolta sul cammino spirituale in cui è vitale domandarsi come ci stiamo muovendo sul sentiero, mettendo alla prova i nostri pregiudizi e modelli routinari, e assicurandoci di essere veramente connessi con il nostro Intento allineato alla Funzione.

Il Rituale di Base del Sacro Cono con i suoi tre stadi è un’implementazione di questo processo, che opera come test di revisione dell’auto, allo scopo di permettere al Carro di continuare in tutta sicurezza il suo viaggio attraverso il secondo stadio. Il veicolo può apparire nelle sue migliori condizioni, proprio come la carta esemplifica forza di volontà, controllo e fiducia in sé, tuttavia mediante la verifica del suo stato si possono scoprire difetti nascosti e quant’altro si cela oltre l’apparenza.

Tratto da Franco Santoro, Viaggio astrosciamanico nei Tarocchi (clicca qui per accedere all’opera)

[i] Platone nel Fedro descrive la mente come un carro tirato da un cavallo bianco e uno nero.
[ii] Vedi il precedente articolo di questa serie.
[iii] A coloro che si sentono in sintonia con questi insegnamenti raccomando di leggere il libro, e in particolare i riferimenti al moto verticale e alla respirazione degli Angeli (vedi Meditazione sui Tarocchi, p. 201).
[iv] Questi miracoli sono la trasformazione dell’acqua in vino (Giovanni 2), la moltiplicazione dei pani e il camminare sulle acque (6), la guarigione del figlio del nobile (4), del paralitico alla piscina (5), dell’uomo nato cieco (9), e di Lazzaro (11).

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