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Carnevale

Febbraio 12, 2015 by admin

n44471338710_1473815_7816732Durante i giorni carnevaleschi l’ordine sociale era tradizionalmente sospeso, concedendo l’espressione di configurazioni alternative. Le persone mettevano da parte i loro ruoli sociali, prendendo identità alternative. Era una celebrazione del misteri dei regni multidimensionali, in cui gli esseri umani potevano trasformarsi in altre entità o in qualunque forma desideravano.

Nonostante la separazione da altre dimensioni e la perdita della capacità di mutare effettivamente forma fisica, che come esseri di luce avevamo prima della frammentazione della nostra anima, questa possibilità è ancora preservata dall’impiego di maschere e costumi durante il Carnevale.

Il Carnevale era un periodo di purificazione da tutti i ruoli, operato mediante la sospensione temporanea dell’ordine sociale. Durante tale periodo la realtà era messa sottosopra e le persone potevano liberarsi dai loro ruoli consueti, lasciando andare la loro personalità quotidiana.

Persona deriva dal greco πρόσωπον (prósōpon) cioè maschera. La personalità è una finzione teatrale. Per confezionare alcune maschere ci vuole più tempo, altre sono già pronte per l’uso, ma alla fine si tratta sempre di maschere. Possiamo indossare una maschera attraente, seducente, deprimente, luminosa, buia. Ma a lungo andare si sciuperà, e non si potrà più usare, e anche ora da un momento all’altro, potrebbe cadere o esserci tolta. Quindi può essere utile imparare ad usare altre maschere, o molto meglio capire chi c’è dietro la maschera.

Franco Santoro

Scambio di corpi: il tabù più grande

Febbraio 12, 2015 by admin

shadowkaliEsiste un presupposto comune alla base di tutte le interazioni umane. Tutta la nostra percezione è basata su questo presupposto. Da esso dipende ogni aspetto della vita umana, senza distinzione di cultura, età, genere e razza. Per la nostra realtà ordinaria tale presupposto è così cruciale che se mancasse, la vita umana, così come l’abbiamo sperimentata finora, non avrebbe alcun senso. Ma che cos’è?

È la convinzione che il corpo fisico, così come lo percepiamo, ci appartenga e rappresenti la nostra identità. Questa è una credenza che la maggior parte delle persone dà per scontata. Ma sei davvero sicuro che il tuo corpo sia tuo? Come puoi realmente determinare la differenza tra quello che credi essere il tuo corpo e i corpi degli altri?

Possibili risposte a tali domande sono state esplorate da sciamani e ricercatori spirituali attraverso la storia dell’umanità, così come da alcuni scienziati. Per esempio, alcuni neurologi del Karolinska Institutet, una delle più grandi università di medicina d’Europa, hanno reso noti degli esperimenti sull’induzione della consapevolezza di uno scambio di corpi, in cui dei soggetti percepivano il corpo di un’altra persona come appartenente a sé stessi. Servendosi di circuiti televisivi chiusi per creare la percezione illusoria, hanno indotto nei volontari uno scambio di corpi virtuale, facendo credere addirittura alle donne di essere nel corpo di un uomo e viceversa.[1]

La cosa più sorprendente del corpo fisico, quando lo osserviamo da una prospettiva scientifica, è che non c’è un singolo istante in cui esso sia così come sembra essere. Non c’è nulla di separato, solido o fisso nel corpo. È un’aggregazione di infinite unità che si muovono e si trasformano a una velocità che la mente ordinaria si rifiuta di riconoscere. L’impressione illusoria di una forma statica è il prodotto del presupposto umano di essere confinati nei nostri corpi e che questi corpi ci appartengano come proprietà private fisse per tutta la vita.

Come risultato di questa privatizzazione della realtà, ogni proprietà deve essere confezionata secondo una data forma per distinguerla da altre proprietà. Ha bisogno anche di recinzioni che delimitano i confini tra una proprietà e l’altra. Esiste una quantità enorme di articoli di legge che regolano tutti questi accordi di proprietà, una serie intricata di contratti (altrimenti chiamati relazioni). Questi contratti producono la nostra realtà separata.

Non c’è nulla di sbagliato nell’aderire alla percezione di un corpo separato. Ognuno è libero di credere quello che vuole, tuttavia quando una credenza è indiscussa e diventa l’unica possibile realtà, ogni libertà è inevitabilmente perduta. Poiché molte persone continuano a soffrire e a lottare a causa di questa credenza, è legittimo domandarsi se ha senso crederci così ostinatamente.

La scienza oggigiorno dimostra che il 99 per cento del nostro corpo è composto di spazi vuoti. Il mondo fisico è essenzialmente un sistema spaziale e il fatto che lo percepiamo come solido e separato è il risultato di un condizionamento culturale. Questa è comune conoscenza scientifica. L’atomo è fondamentalmente vuoto tranne che per alcuni minuscoli frammenti di materia. Poiché l’universo intero è composto di atomi, il mondo fisico che vedi e tocchi è costituito quasi totalmente di spazi vuoti. Anche il pavimento su cui poggia il tuo corpo è essenzialmente vuoto. Non ci cadi dentro semplicemente perché questi frammenti di materia ruotano a tale velocità che ti danno l’illusione di essere solidi. Credi in questa illusione per preservare la falsa percezione dell’integrità del tuo corpo fisico e impedire che si disintegri, muti forma e si mischi con altri corpi, che è ciò che fa comunque, malgrado l’illusione. Ma è quest’illusione che genera il mondo in cui la maggior parte degli esseri umani crede di vivere.

Questa è ancora conoscenza scientifica che ha sempre avuto senso per la maggior parte delle prospettive spirituali o filosofiche. Allora come mai c’è una tale drammatica contraddizione tra l’acume della nostra conoscenza scientifica e spirituale e l’idiozia illusoria dei nostri sistemi di credenza sulla separazione?

Il folklore e la mitologia della maggior parte delle culture abbondano di storie sull’inizio del tempo, quando gli animali potevano parlare e gli uomini mutavano con facilità forma in animali o piante e viceversa. Poi qualcosa cambiò e tutto questo gradualmente divenne tabù. Secondo molte tradizioni il cambiamento, che ha prodotto i nostri attuali sistemi di credenza, è stato il risultato dell’attività di predatori invisibili. Sono questi ad aver creato la nostra percezione illusoria della realtà per renderci schiavi e realizzare i loro intenti rapaci. La consapevolezza di questi esseri predatori è comune a molti sentieri sciamanici ed esoterici, sebbene i nomi e le caratteristiche usate per descriverli siano differenti.

Don Juan e gli sciamani dell’antico Messico, come racconta nei suoi libri Carlos Castaneda, chiamano queste entità voladores. Essi si nutrono regolarmente della consapevolezza umana e sembra che si installino sulla sommità del capo, dove operano come i tentacoli di una piovra, estraendo la nostra energia. Castaneda diceva che secondo gli sciamani dell’antico Messico, i voladores erano responsabili di aver impiantato la nostra mente separata, e i relativi sistemi di credenza, e che tutto questo ebbe luogo circa 10.000 anni fa. Prima di allora gli uomini erano esseri interi e completi, poi la loro consapevolezza fu separata e furono trasformati in schiavi catalettici.

Sebbene quanto sopra possa apparire come una favola mitologica o una teoria cospiratoria, sottolineo qui che la maggior parte degli sciamani sono fondamentalmente persone pratiche, indifferenti a miti o condizionamenti filosofici, religiosi e sociali. Se li interroghi sulla realtà di questo mondo, chiedendo una risposta onesta, potrebbero non parlarti di un universo fondato su libertà, armonia, amore, pace o altri slogan pubblicitari spirituali. Naturalmente, se si accorgono che stai dormendo e queste sono le uniche cose che puoi ascoltare, non interferiranno con i tuoi sedativi e potrebbero assecondarli. Ma se sei abbastanza sveglio per ricevere almeno una piccolissima parte della loro esperienza, probabilmente ti diranno che le cose sono radicalmente differenti da come sembrano essere e che quanto hai creduto nella vita è ben lungi dall’essere reale.

Ciò che alcuni ricercatori o sciamani ci direbbero suonerebbe spaventoso e inaccettabile, perfino se siamo aperti ad ascoltarli. Ed è per questo che è molto improbabile che ci raccontino qualcosa. La loro conoscenza dimora al di fuori dei linguaggi ordinari. È basata su una sincera esperienza pragmatica, priva di qualsiasi connotazione culturale e linguistica. Quest’esperienza è il linguaggio dimenticato, che i linguaggi ordinari occultano regolarmente.

La verità non può essere comunicata attraverso linguaggi finalizzati a promuovere falsità. Con quei linguaggi puoi tuttavia trasmettere descrizioni strategiche, in grado di creare un varco nelle menti sedate e consentire un’esperienza diretta della verità. Queste descrizioni sono ancora false e non pretendono di essere la verità. Hanno lo scopo di generare paradossi e destabilizzare gli effetti stagnanti delle falsità. Questo viene fatto con la fiducia pragmatica che, in alcune circostanze eccezionali, i paradossi possono causare una breccia nella nostra mente addormentata, consentendo quindi all’esperienza provvisoria della verità di emergere. La speranza è che l’accumulo graduale di quelle esperienze provvisorie guidi più esseri umani verso una comprensione cosciente del modo in cui opera l’universo.

Nella loro esperienza quotidiana alcuni ricercatori sono consapevoli delle testimonianze inquietanti e spaventose che riguardano la vita umana, un sinistro scenario nascosto che è esistito sin dall’inizio dei tempi. Esiste una grande varietà di esseri. Alcuni di questi esseri sembrano comportarsi con dignità, rispetto e sollecitudine, mentre altri appaiono crudeli, sprezzanti e spietati.

Ciò che principalmente distingue gli sciamani dagli esseri umani ordinari è il fatto di avere uno spirito guida, o alleato, e una ferma connessione con i loro sé multidimensionali. Nella loro conoscenza questo è l’unico modo per acquisire la forza necessaria a spostarsi oltre il confine del corpo fisico e della realtà separata.

Finché il corpo fisico continua a essere considerato la nostra identità, non c’è modo di venir fuori dalla separazione. Il problema non è il corpo fisico in sé. È piuttosto l’idea di avere “il tuo corpo fisico” opposto a quelli dei presunti altri. È questa credenza che crea un recinto nelle nostre menti e impedisce loro di espandersi nella più vasta realtà della vita, inclusa la vera natura del mondo fisico.

Nel corso della storia gli sciamani hanno mantenuto una consapevolezza alternativa della realtà fisica. La nozione esperienziale principale dello sciamanesimo è l’interrelazione e l’unità di tutto ciò che esiste. Questo pragmaticamente implica la capacità di andare oltre l’identificazione con il proprio corpo fisico, e la relativa storia personale, spostandosi o trasformandosi in altre forme fisiche, anche a livello cellulare. È la nostra percezione del corpo fisico separato dalla totalità dell’esistenza che causa tutte le sofferenze e i rancori che incontriamo nella vita. Ed è questa percezione che deve in primo luogo essere corretta prima che qualunque guarigione possa aver luogo.

Ognuno ha la capacità di mutare forma a livello fisico, attuare uno scambio di corpo e diventare qualsiasi possibile forma esistente. Il muta-forma non è un’abilità magica che si sviluppa dopo anni di pratica. Il muta-forma avviene continuamente sotto i tuoi occhi, sia che l’accetti o meno. Accade quando bevi, mangi, respiri, vai al bagno, fai sesso, ecc. Per esempio, quando mangi, quello che prima era una mela o un pesce diventa te stesso (o tu diventi lui?). Scambi evidenti di corpi accadono in tutti gli aspetti della vita. Mentre la tua attenzione è focalizzata nel promuovere il culto della personalità e il suo corpo separato, questo corpo continua a cambiare ed è sempre collegato alla rete della vita.

Il muta-forma quindi è svegliarsi e uscire dalla trance di essere in un corpo fisico fisso. È divenire consapevoli di ciò che accade oltre le nostre allucinazioni.

Quando ti rendi conto che sei fisicamente uno con ogni cosa, allora pace e rispetto per tutti gli aspetti del tuo ambiente possono realmente avere luogo. Siamo in grado di recuperare la capacità di sperimentare con gli altri un senso di empatia più profondo, che oltre a permetterci di sentire le emozioni o lo stato mentale di un altro essere, ci consente di diventare pienamente il suo corpo. Questo è il culmine dell’empatia, come anche il tabù più grande.

[1] “If I Were You: Perceptual Illusion of Body Swapping”, PLoS One, dicembre 2008.

Franco Santoro, 2007

In: Franco Santoro, Pronto soccorso multidimensionale: emergenze spirituali, mondi paralleli e identità alternative, Institutum Provisorium, 2020, pp. 49-55.

Uno studio sull’astrosciamanesimo: nuovo paradigma di spiritualità e religione (di MaryCatherine Burgess)

Febbraio 12, 2015 by admin

indexMaryCatherine Burgess, Cappellano Associato all’Università di Edimburgo, ha pubblicato  New Paradigm of Spirituality and Religion: Contemporary Shamanic Practices in Scotland (Nuovo Paradigma di Spiritualità e Religione: Pratiche Sciamaniche Contemporanee in Scozia), edito da Continuum, in cui illustra un campo di ricerca e una casistica su tre gruppi che praticano lo sciamanesimo in Scozia, tra cui l’astrosciamanesimo.

Nel suo libro, Burgess esplora la difficile relazione tra religione e spiritualità, applicando elementi multiculturali di sciamanesimo e il modello analitico di Religion as a Chain of Memory (La Religione come Catena della Memoria) di Daniele Hervieu-Leger. Attraverso uno studio meticoloso, l’autore scopre una visione sciamanica del mondo che porta nella sua memoria e pratica un lignaggio di spiritualità, non un credo. Questa distinzione sparge luce critica su un nuovo paradigma di spiritualità e religione che riflette come molti, nelle società occidentali, attualmente riconoscono la religione istituzionale.

Il risultato della sua ricerca “mostra che tre gruppi di praticanti sciamanici contemporanei, e le loro comunità in Scozia, riflettono elementi centrali del modello sciamanico. Comunque, sebbene somiglino strettamente al modello religioso, in effetti accedono ad un lignaggio centrale di spiritualità, non di religione. La loro spiritualità è globale, ed essi riflettono tutti i fattori che contribuiscono alla trasformazione della religione.”

Per quanto riguarda l’astrosciamanesimo, Burgess descrive la sua esperienza durante due seminari di Franco Santoro tenuti nel 2003, The East Gate (Il Portale dell’Est) tenuto a Edimburgo e Original Quest: An Astroshamanic Journey into Time and Space al Cluny Hill College, presso la Findhorn Foundation (Forres, Moray). Il libro contiene un resoconto dettagliato di entrambi i seminari, interviste con molti partecipanti e un’ampia descrizione dell’approccio sciamanico di Santoro, inclusi i suoi primi anni e l’iniziazione.

Includiamo di seguito alcuni estratti presi dal Capitolo 6 (Esplorazione delle connessioni tra elementi interculturali sciamanici e espressioni neosciamaniche in Scozia). Qui Burgess adopera un modello basato su sette elementi chiave esistenti interculturalmente nella maggior parte delle comunità sciamaniche, ossia “vocazione e iniziazione, cosmologia, volo dell’anima/viaggio, coscienza, spiriti alleati, guarigione dell’anima e supporto comunitario). Nella sua ricerca scientifica Burgess esplora dapprima l’approccio e la comprensione dello sciamanesimo per ciascun praticante (Definizione e prima scoperta dello sciamanesimo), e poi applica i sopraccitati sette elementi mediante rispettive domande.

 

Definizione e prima scoperta dello sciamanesimo

Franco considera lo sciamanesimo come un antico e diffuso metodo spirituale o sistema di guarigione – in cui sciamani, familiari con stati di coscienza che permettono la comunicazione e collaborazione con spiriti guida nell’esplorazione delle dimensioni spirituali della realtà, aiutano se stessi, le loro comunità e il pianeta, a raggiungere un senso esperienziale diretto dell’unità e dell’interconnessione di tutta la vita. Franco definisce l’astrosciamanesimo come “un sistema spirituale di guarigione inteso ad espandere la percezione umana attraverso l’integrazione dei principi base dello sciamanesimo con l’astrologia esperienziale, le antiche religioni misteriche, le tradizioni pagane e cristiane nell’ambito della società contemporanea”. Lo sciamanesimo per Franco, in particolare l’astrosciamanesimo, offre un’alternativa ai sistemi di credenza di separazione prevalenti nel mondo, rivelando un modo sacro per ricevere informazioni sull’unità originale del mondo, una via che aiuta gli individui a conoscere il loro sé multidimensionale. […]

 

 

Vocazione sciamanica e iniziazione

La vocazione e l’iniziazione sciamanica possono procedere in modi che includono tipicamente l’eredità o una chiamata spontanea, malattia o/e sogni; esperienze di morte e resurrezione; e il conseguimento d’alleati spirituali o canti di potere.

Cresciuto cristianamente in Italia e in seguito attirato dallo studio dello yoga e dell’astrologia, Franco iniziò a comprendere come esperienze apparentemente sconnesse della sua infanzia erano in realtà parte di un lungo processo d’iniziazione e apprendimento. Una di queste esperienze era la capacità di “passare attraverso” una porta e lasciare i genitori senza che essi lo sapessero. Quando ciò accadeva, egli provava un forte senso di déjà vu, che ciò era qualcosa di consueto per lui.

Quando era ancora bambino, cominciò a notare cose che gli adulti sembravano non vedere, o che avevano deciso di non rivelare. Tra queste “cose” che vedeva c’erano i Bhi Jinah, esseri spirituali che divennero amici e alleati nella sua vita. A circa quattro o cinque anni, iniziò a fare giochi spontanei che comportavano trascorrere tempo in mondi paralleli, uno di questi con 12 stati, di cui disegnò varie mappe. In queste mappe, la sua casa di famiglia diventava la sovrapposizione di un mondo parallelo, e le varie stanze si trasformavano in città e paesi. La conformazione di quest’altro mondo creò una sua mitologia. C’erano pure squadre di calcio con interi campionati. Ciascuno dei settori di questo mondo aveva un nome, che Franco creava come variazione di nomi di parenti o conoscenti. Sebbene questa fosse per lui una maniera creativa per integrare ciò che apprendeva a scuola, e per provare gioia e divertimento, era chiaro per Franco che si trattava di un gioco di fantasia.

Tra sedici e diciotto anni, iniziò a mettere in discussione ciò che faceva, specialmente quando si rese conto che gli altri non condividevano quest’entusiasmo per il suo gioco. Questa presa di coscienza comportò un senso d’inadeguatezza nei rapporti con la realtà ordinaria, così che Franco decise di distruggere le mappe. A diciassette anni ebbe un’esperienza molto potente dopo la lettura di un libro di Alan Watts, che evocò nuovi orizzonti in lui. In seguito trascorse otto anni esplorando ciò che lui chiama “la parte oscura”, il “Provisional Order”, ossia ciò che mantiene in vita la realtà ordinaria e la separa dalla realtà non ordinaria. Tutte queste esperienze dall’infanzia alla vita adulta si unirono per dare forma ad un’iniziazione sciamanica per Franco. Tra le sfide che egli continuò a vivere c’era la capacità di vedere il potere e altre parti del suo sé multidimensionale, in un ambiente in cui nessuno aveva questo tipo di esperienze. […]

 

Cosmologia sciamanica

La cosmologia sciamanica si riferisce inizialmente alla distinzione tra realtà ordinaria e non ordinaria, e in seguito divide la realtà non ordinaria, o i regni spirituali, in una geografia generale che include mondo dell’alto, basso e medio. Questi regni non ordinari sono in genere accessibili da un punto di partenza nella realtà ordinaria terrena. Questi punti sono spesso associati con l’asse del mondo, l’albero della vita, poiché queste nozioni sembrano ritrarre la connessione tra tutti i “mondi”.

La realtà non ordinaria, in base alla formazione astrologica di Franco, è un Sacro Cerchio, che include una struttura di settori, energie e archetipi che aiutano a diventare consapevoli dell’unità che sottende l’esistenza. In questa struttura “transitoria” ci sono livelli fisici, mentali e spirituali. Esiste pure un livello verticale che riflette il mondo alto, basso e medio, e un asse orizzontale che contiene le quattro direzioni di est, sud, ovest e nord. La struttura possiede dodici settori, che sono i segni zodiacali. Questa intera cosmologia è descritta nel libro di Franco, Epic of the Sacred Cone. Franco dice di poter viaggiare in ogni parte del Sacro Cerchio per apprendere importanti dati sulla vita. Egli crede che ogni parte del Sacro Cerchio rappresenta una via per condurre al Centro ed è pure un’emanazione dal Centro, poiché non esiste vera separazione. Come praticante sciamanico, astrologo ed esploratore spirituale, Franco vede come queste dimensioni sono messe insieme, e viaggia agevolmente in queste realtà. […]

 

 

Viaggio sciamanico e volo dell’anima

Il volo sciamanico dell’anima, o viaggio sciamanico, si riferisce all’esperienza estatica del viaggio in regni non ordinari del mondo spirituale e al ritorno successivo alla realtà ordinaria. Chi viaggia in genere ascende o discende, sebbene I viaggi nel mondo medio comportano viaggi nella dimensione spirituale di ciò che appare come realtà ordinaria. In questi viaggi focalizzati e interattivi, lo sciamano incontra e lavora con alleati spirituali che fungono come partner e fornitori di guarigione e informazioni.

Franco viaggia in tutti i regni descritti nella sua cosmologia del Sacro Cono e in questo processo lavora con una varietà di spiriti alleati. Egli sottolinea e insegna alle persone l’importanza di mantenere un intento chiaro prima e durante il viaggio, e offre la descrizione del suo metodo nel libro Astroshamanism, Book I. In questo testo egli discute non solo l’intento, ma illustra pure una metodologia di viaggio similare a quella di Michael Harner . […]

 

Coscienza sciamanica

Musica ritmica, tambureggiamento, canti e danza sono modi tipici per raggiungere stati di coscienza sciamanica che facilitano il viaggio in realtà non ordinarie. Altri modi per assistere questo processo includono l’uso di costumi e il digiuno.,

Tutti i praticanti usano tamburi, sonagli, campane e altri strumenti ritmici, rituali, costumi e oggetti sacri, musica, canti, danza e incenso o salvia. Franco usa pure il disegno, la meditazione, il silenzio, la glossolalia, il movimento fisico, posture del corpo e gli elementi della natura (terra, aria, acqua, fuoco) […]

 

 

Alleati spirituali sciamanici

Gli alleati spirituali in un contesto sciamanico sono vissuti in molti modi. Questi alleati formano relazioni protettive e di supporto, diventando fonti di potere e guide verso informazioni e guarigioni. Essi appaiono in genere in forma umana, animale o vegetale, e in alcuni casi, si uniscono con partner umani in una sorta di matrimonio spirituale.

Quando lavora sciamanicamente Franco tende a trarre dall’energia spirituale del Sacro Cono, la cosmologia completa che connette i mondi della realtà non ordinaria. Secondo lui, essa include tutte le guide spirituali, che sono sempre interconnesse e parte del tutto. Quando lavora con gruppi egli fa riferimento a qualunque elemento abbia senso per i partecipanti in modo da aiutarli a trovare supporto spirituale. Nel suo lavoro egli usa spesso i santi cristiani, e in particolare la Madonna, che fanno parte del suo retaggio religioso. Franco impiega inoltre i pianeti, il sole e la luna, come parte del suo riferimento astrologico. Inoltre, la sua esperienza con l’Epica del Sacro Cono lo porta a contattare i Bhi Jinah, gli esseri che popolano gli spazi vuoti e mantengono in vita tutto ciò che esiste.nel mondo visibile […]

 

Guarigione sciamanica dell’anima

Come dottori dell’anima, i praticanti sciamanici operano a livello dell’anima per aiutare le persone nei loro processi di guarigione. Alcuni dei metodi classici di guarigione dell’anima includono: divinazione di importanti informazioni, recupero dell’animale di potere, recupero dell’anima, estrazione; preparazione per la morte e attività di psicopompo per coloro che sono già deceduti.

Franco ha avuto esperienza lui stesso di guarigione spirituale e ha aiutato gli altri in questo processo. Per lui, la cosa più importante nella guarigione è creare una relazione con ciò che la malattia rappresenta, come nella tradizione di Pitagora. Egli s’adopera per estrarre luminosità dal buio, e fa riferimento alle tradizioni dei templi di Apollo e alle caverne sotterranee dove coloro che cercavano guarigione si recavano immergendosi nel buio, per poi ritrovare la luce autentica e confrontare la realtà. Sebbene Franco impieghi il metodo sciamanica dell’estrazione, non lo considera come parte della sua tradizione, perché perpetua l’illusione del senso di separazione e e frammentazione. […]

 

Supporto comunitario

Incluso nel concetto di supporto comunitario vi sono aspetti di un sistema sciamanica in cui i membri di una comunità riconoscono in qualche modo la chiamata che giunge ad uno sciamano potenziale, supportandone il lavoro, incoraggiandone la formazione e ricercando assistenza qualificata da questa persona, osservando e valutando allo stesso tempo l’efficacia dei suoi servizi. Questo può aver luogo in modi diversi, secondo la natura, le dimensioni e la collocazione della comunità.

Franco dice che la comunità riflette l’interrelazione e l’interdipendenza di tutta la vita. La sua visione è che tutto è uno, e che quindi le persone sono attirate spontaneamente a supportarsi reciprocamente nel loro lavoro individuale di rilascio del senso di separazione e di scoperta delle loro mutue connessioni. […]

L’intenzione onorevole

Febbraio 12, 2015 by admin

L’intenzione onorevole nel contesto astrosciamanico indica l’espressione distillata del tuo proposito nella vita, o in una specifica situazione nello spazio e nel tempo, come può essere compresa nella realtà ordinaria dell’ego.

La definizione dell’Intento crea un campo di energia che permette di assumere piena responsabilità e attrarre le forze necessarie. L’intenzione serve il proposito di creare un obiettivo attraverso il quale la realtà può essere modellata e generata.

L’intenzione può essere a lungo termine e richiedere molto tempo per manifestarsi, e può anche essere a breve termine, con il potenziale di manifestarsi in pochi minuti. L’intento determina un punto focale che consente la concentrazione di tutte le energie disponibili.

Un’intenzione è onorevole quando supporta, ed è allineata con il Tutto, una realtà più vasta del livello personale o ordinario. Il presupposto di un intento onorevole è riconoscere il Tutto, sia nei suoi aspetti ordinari sia in quelli non-ordinari.

Un’intenzione è onorevole, quando mi assumo completa responsabilità e invito la partecipazione di una configurazione più vasta. Assumersi la responsabilità significa rispondere ad una realtà più ampia e interagire con essa.

Quando assumo responsabilità, automaticamente sostengo una realtà multidimensionale e spirituale perché tale realtà è basata sull’essere responsabile. Questo significa che, perfino se faccio la scelta cosciente di essere separato, con un intento che sembra essere soltanto mio e che non ha apparentemente niente a che fare con la coscienza globale, se mi assumo la responsabilità di questo atteggiamento mi allineo con il contesto più ampio e, di conseguenza, il mio intento sarà onorevole.

La prospettiva multidimensionale implica la consapevolezza che la scelta è sempre possibile. Implica la comprensione esperienziale che la realtà non è qualcosa che sta lì da qualche parte e che devo accettare così com’è senza possibilità di intervenire.

La prospettiva multidimensionale comporta la presa di coscienza che sono io a creare la realtà secondo le mie scelte. Non ha importanza cosa scelgo di creare purché io sia consapevole che la realtà è basata sulla mia scelta.

La realtà multidimensionale, proprio come la nostra realtà ordinaria, è basata su transazioni e contratti. Una volta che tutte le parti sono consapevoli delle implicazioni del contratto e scelgono di attenervisi, la transazione è onorata. I problemi sorgono quando non sono consapevole dello scopo e delle condizioni del contratto, ed è quando non so che cosa ho chiesto e che cosa ho concordato di dare in cambio.

Questo causa confusione, malintesi e perdita di credibilità ad un livello sia ordinario sia multidimensionale. Se questo però è il risultato di una mia scelta cosciente, sono ancora allineato con il livello multidimensionale e rimango nella rete della vita, per cui la transazione è onorata.

Quello che non è accettabile, in un contesto multidimensionale, è essere inconsapevole delle mie scelte.

L’ostacolo principale nel perseguire intenzioni onorevoli è che il sistema di credenze che domina la realtà consensuale è basato su cambiamenti inconsapevoli tra unità e separazione. In definitiva i sistemi di credenza della realtà ordinaria sono fondati sull’evitare responsabilità ed essere vittima. Questo significa che ogni volta che mi assumo la responsabilità, da una parte acquisisco chiarezza per quanto riguarda il mio intento, dall’altra mi scontro con un sistema di credenze che nega l’esistenza di tale responsabilità.

Il risultato sarà che quella parte di me che s’identifica con la realtà ordinaria soffrirà, provocando uno stato di crisi che rilascerà alla fine responsabilità e intenzioni. Nel processo di chiarimento delle intenzioni, devo essere consapevole delle due parti che agiscono dentro di me. Una evita la responsabilità, mentre l’altra se la prende.

Queste due parti interagiscono costantemente. La soluzione è trovare un accordo tra loro. Questa è l’arte di manifestare intenzioni onorevoli.

Franco Santoro

Astrologia originaria

Febbraio 12, 2015 by admin

imagesL’astrologia originaria degli antichi non si occupava della personalità, né della predizione del futuro, elementi allora del tutto inconcepibili e privi di senso. Essa era intesa come strumento di comunicazione multidimensionale da parte di esseri che identificavano se stessi come parti del tutto e non come individualità separate in competizione o alleanza tra loro.

In quei tempi, non occorreva eseguire calcoli complessi per accostarsi ai misteri dell’universo. Gli astri non si trovavano solo in alto nel Cielo: le loro energie erano accessibili qui, sulla Terra, e gli abitanti del pianeta potevano sentirle liberamente nel corpo, nella mente e nel cuore.

Essi erano in rapporto diretto con i pianeti, li percepivano in ogni cosa e li esprimevano in modi diversi. Cercare di comprendere l’astrologia sulla base delle concezioni successive a quelle originarie, raramente potrà consentirci di afferrarne l’essenza.

Sfortunatamente, non sembrano essere disponibili documenti esaurienti relativi a quell’età primordiale descritta da molte tradizioni del pianeta. Del resto, questa epoca, ben lungi dal possedere radici storiche effettive, potrebbe corrispondere semplicemente ai residui di memoria riguardo a una dimensione esistente oltre i limiti della percezione umana ordinaria. In questo caso, avrebbe poco senso pensare di incontrarla attraverso scavi archeologici o ritrovamenti d’antichi documenti.

Ciò che resta invece alla portata di tutti è la possibilità di recuperarla mediante il lavoro sciamanico, l’accesso diretto alla visione, priva di mediazioni da parte di un’autorità umana. L’astrologia originaria, insieme alle genti e ai luoghi in cui era applicata, non è qualcosa di passato. Essa dimora al di fuori del tempo, ed esiste ancora nell’eterno presente. Questa astrologia, astrosciamanica, vibrante e vivente, e pure sensuale ed erotica, è disponibile sempre, ma solo per coloro che hanno il coraggio di rapportarsi direttamente con le stelle che splendono dentro di noi.

 

Siamo nati dalle stelle

Febbraio 10, 2015 by admin

250px-Supernova&galaxiaSecondo molte leggende c’è una stella che brilla per ognuno di noi durante la vita e mostra anche la via del ritorno a casa quando la vita qui è finita.

La connessione con le stelle dimora nelle radici più profonde della nostra natura. I nostri corpi fisici sono il risultato di una fusione generata dall’esplosione di una grande stella, una supernova che ha prodotto infine tutti gli ingredienti del mondo fisico. L’ossigeno che respiriamo, il calcio nelle nostre ossa, e il ferro nel nostro sangue sono prodotti delle stelle.

Siamo nati dalle stelle, e la connessione con il regno delle stelle ci consente di essere collegati alla nostra dimora originale, da dove proveniamo noi e il nostro autentico intento. Il potere delle stelle è l’elemento di trasformazione dell’universo intero e le stelle operano come insegnanti, educandoci ad andare avanti e a rinnovarci.

L’astrosciamanesimo in sintesi è proprio questo.

Franco Santoro

Clicca qui per l’articolo completo.

 

La Stella – Acquario: Viaggio astrosciamanico nei Tarocchi

Febbraio 10, 2015 by admin

indexLa Stella è la diciassettesima carta degli Arcani Maggiori, che nella maggior parte dei mazzi tradizionali è associata con l’Acquario.

Nei Tarocchi di Rider Waite la Stella raffigura una donna nuda inginocchiata presso una pozza d’acqua, con un piede nell’acqua e l’altro sul terreno. Tiene due brocche: una con la mano destra, dalla quale versa un liquido nell’acqua, e una con la sinistra, che usa per versare il liquido sulla terra. Sullo sfondo si vede un uccello su un albero, mentre al di sopra della donna c’è una grande stella a otto punte, insieme a sette stelle più piccole, per un totale di otto stelle.

Da una prospettiva gnostica le otto stelle rappresentano le otto sfere stellate al di là dei pianeti visibili, la  porta del Cielo e ciò che esiste oltre la consapevolezza umana. A questo riguardo la donna nuda è collegata a Sophia, una rappresentazione dell’anima umana nella sua purezza, l’estrema e più bassa emanazione di Dio, e la mistica Sposa di Cristo. Versando acqua sulla terra e nella pozza la donna mostra maestria nell’arte sciamanica di combinare le polarità, che è ciò che permette alla fine la vera ascensione ai regni più elevati.

Dopo le figure burrascose del Diavolo e della Torre, la Stella porta un radicale e sereno cambiamento, che dona un inevitabile senso di calma e sollievo. Annuncia la fine di un periodo di turbolenza e il ritorno di pace e stabilità.

Questo mi ricorda una famosa poesia di Giacomo Leopardi, intitolata La quiete dopo la tempesta “Passata è la tempesta: odo augelli far festa, e la gallina, tornata in su la via, che ripete il suo verso. Ecco il sereno rompe là da ponente, alla montagna; sgombrasi la campagna…” Questo specialmente perché la vera calma a cui Leopardi si riferisce alla fine della poesia, lungi dal risiedere nella cessazione provvisoria di problemi e sofferenze, dimora in una dimensione che esiste oltre la nostra mortale consapevolezza, generalmente fornita solo con la morte. “il duolo spontaneo sorge e di piacer, quel tanto che per mostro e miracolo talvolta nasce d’affanno, è gran guadagno. Umana prole cara agli eterni! Assai felice se respirar ti lice d’alcun dolor: beata se te d’ogni dolor morte risana”.

La morte in questo caso è la morte della personalità, l’identità egoica basata sulla falsa percezione e la separazione. Non è una morte fisica, ma piuttosto un momento di epifania in cui ciò che era offuscato dall’ego finalmente emerge, procurando un senso di inaspettato sollievo, equilibrio e armonia. Il temporale può arrivare di nuovo, e tuttavia la Stella porta l’accresciuta consapevolezza che lo spazio di calma tornerà e che la sua presenza può essere continua se impariamo a rimanere connessi.

La Stella è generalmente una delle carte più attraenti, che la maggior parte delle persone ama, perché dà un’immediata sensazione di guarigione e pace, suggerendo un aiuto inaspettato, o un dono che spesso arriva all’improvviso. Di conseguenza è gradita nelle letture, specialmente in momenti di sofferenza e buio. Poiché la Stella è molto lontana nel cielo, non fornisce necessariamente soluzioni pratiche ai problemi terreni, che probabilmente resteranno tali se non si agisce in modo pragmatico.

Tuttavia la Stella porta il dono della speranza, della benedizione e dell’ispirazione, che sono sicuramente argomenti molto motivanti al fine di promuovere azioni pratiche. Per questo quando la Stella arriva in una lettura può essere un segno che siamo sulla pista giusta e anche che le nostre intenzioni sono benedette. E tuttavia, al fine di manifestare queste intenzioni abbiamo bisogno di andare oltre, abbracciare la benedizione e fare ciò che è necessario.

La Stella ha una profonda connessione con i misteri della Vergine Maria, alla quale si fa riferimento anche con il titolo di Stella Maris, Stella del Mattino e Regina del Cielo. Maria è spesso tradizionalmente raffigurata con una corona di 12 stelle sul capo (Apocalisse 12:1).

Durante il recente Ritiro di Fine Anno, abbiamo celebrato un rituale il primo gennaio, che nel calendario cattolico è una solennità dedicata a Maria, Madre di Dio.  Questo rituale è stato accompagnato dal suono di diverse versioni di Stella Splendens, un popolare canto polifonico dal Llibre Vermell de Montserrat. In quell’occasione ogni partecipante ha stabilito una connessione con la propria stella.

Secondo molte leggende c’è una stella che brilla per ognuno di noi durante la vita e mostra anche la via del ritorno a casa quando la vita qui è finita.

La connessione con le stelle dimora nelle radici più profonde della nostra natura. I nostri corpi fisici sono il risultato di una fusione generata dall’esplosione di una grande stella, una supernova che ha prodotto infine tutti gli ingredienti del mondo fisico.

Come fa notare Robert Kirshner, professore di astronomia di Harvard, “le supernove hanno creato gli elementi che diamo per scontati – l’ossigeno che respiriamo, il calcio nelle nostre ossa, e il ferro nel nostro sangue sono prodotti delle stelle”.

Siamo nati dalle stelle, e la connessione con il regno delle stelle ci consente di essere collegati alla nostra dimora originale, da dove proveniamo noi e il nostro autentico intento. Il potere delle stelle è l’elemento di trasformazione dell’universo intero e le stelle operano come insegnanti, educandoci ad andare avanti e a rinnovarci.

Dedico il canto “Stella Splendens” a tutti i lettori e a tutti coloro che non cessano di essere innamorati della Stella, e delle stelle, sostenendo costantemente il suo, e loro, tenero appassionato abbraccio con la Terra.

Lo dedico anche a coloro che hanno momentaneamente perduto il loro amore per la Stella e le stelle, sapendo che quest’amore continua ad essere disponibile sempre, su nel cielo e nel riflesso delle stelle giù sulla terra, e dentro di noi. Dopo tutto, come canta Des’ree “in questo grande meraviglioso universo, siamo le stelle sulla terra”.

Amo assai “Stella Splendens”! Al solo udire un piccolo frammento della sua musica le stelle iniziano a vibrare dentro e fuori di me, spontaneamente, senza alcuno sforzo. Sì, perché, che ci piaccia o non, siamo fatti di stelle, e anche quando siamo impantanati in pensieri cupi, le stelle continuano a far brillare la luce di chi siamo veramente.

E allora, per l’amor di Dio, godiamoci queste stelle!

E poi, se ci mettiam a danzarla questa musica, ebbene, quello che arriva è ciò che vogliamo sapere sulle stelle (ma abbiamo paura di ascoltare e sentire).

Tratto da Franco Santoro, Viaggio astrosciamanico nei Tarocchi (clicca qui per accedere all’opera)

Tecniche olistiche

Febbraio 9, 2015 by admin

Non importa che tecniche olistiche o di qualunque altra natura impieghiamo per la crescita personale o guarigione spirituale, se non siamo disposti ad andare oltre la percezione della realtà ordinaria e di ciò che diamo per scontato di essere, non ci sarà di fatto alcuna crescita e guarigione.
Franco Santoro

La ferita

Febbraio 6, 2015 by admin

wound-by-mark-ryden-i-miserabile-di-t-hooper-rossella-farinotti-labrougeNascosi la mia ferita sotto i vestiti, per cui nessuno poteva vederla e pure io ne persi il ricordo.

Poi incontrai qualcuno, che straripante d’amore mi strinse forte in quel punto.

Provai un dolore atroce, e allora odiai, oh quanto odiai chi mi toccò, la causa di ogni mio male.

Poi incontrai qualcuno splendidamente vestito e quanto lo amai, stringendolo forte con grande passione.

E questi soffrì e mi odiò, oh quanto mi odiò, la causa di ogni suo male.

Così continuò la storia fin quando incontrai qualcuno che si spogliò, mostrandosi completamente nudo, con tutte le sue orribili ferite.

Allora mi spogliai anch’io e vidi le mie orribile ferite, e le vide pure lui.

E poi…

Il primo passo della guarigione olistica e spirituale è il più paradossale, perché in termini ordinari non guarisce proprio niente, anzi tutto ciò che c’è di orribile e doloroso emerge alla luce del sole.

Il primo passo della guarigione è l’accettazione di come siamo nella nostra nudità oltre le vesti e le maschere che abbiamo usato per nasconderci. Tanto è forte l’identificazione con queste maschere, che le spacciamo per noi stessi, e diventiamo ignari del corpo che le sottende, fin tanto che accade qualcosa per cui la maschera si rompe.

Il primo passo nella guarigione è togliersi la maschera e dare spazio a quello che abbiamo occultato, così com’è, accettandolo, senza intervenire per cambiarlo, confidando che l’esposizione della ferita di per sé porterà alla guarigione.

La ferita non è qualcosa di sbagliato, è un processo naturale dell’esistenza. Non è un segno che abbiamo fatto qualcosa di male, che siamo deboli. Così come il nostro corpo si ferisce e si ammala, e a un certo punto muore, anche a livello emotivo e mentale succede la stessa cosa.

La causa del male e del dolore umano deriva esclusivamente dal credere che le ferite, la malattia e la morte siano dovuti ad una colpa, dal non accettare che sono processi naturali.

Non esistono in questo mondo persone prive di ferite, e immuni alla malattia e alla morte. Coloro che pretendono di esserne al di sopra, che sostengono di poter guarire le ferite altrui, avendo conseguito uno stato di assenza di ferite, sono le maschere più spesse, quelle che nascondono le ferite più grosse.

Allora il primo passo è accettare le nostre ferite, non come qualcosa che non dovrebbe esserci, paragonandoci a maschere che ci mostrano l’assenza di ferite, ma come il primo passo verso la guarigione.

È un passo coraggioso e per trovare sostegno l’ideale è stabilire contatti con altri individui che stanno compiendo lo stesso passo, che sono pronti a togliersi la maschera…

E in effetti, compiuto questo passo, tutti gli altri vengono da soli…

Franco Santoro

Immagine: La ferita di Mark Ryden

Il vecchio rudere

Febbraio 6, 2015 by admin

376500_a_1172088Sono nato a Bologna in una vecchia casa in via Santa Margherita, molto vicino a Piazza Maggiore e nel pieno centro cittadino. Non posseggo memorie vivide riguardo la mia casa natale poiché i miei genitori si spostarono in una nuova casa quando avevo due anni. Per quanto concerne la mia vita nella casa originaria, faccio riferimento unicamente alle informazioni fornite dai miei genitori.

Essi non amavano molto parlare di quella casa. Ciò era forse dovuto al fatto che quel luogo ricordava a loro tempi difficili, in cui dovevano lavorare duramente e affrontare ristrettezze economiche. Magari esistevano pure ragioni oscure, almeno questo è ciò che io percepisco in base alla mia natura fortemente Scorpione.

In vero la mia casa natale l’avvertivo come circondata di profondi misteri. In effetti diventò presto un sito piuttosto macabro e deprimente. Nessuno vi abitava più e nell’elegante zona in cui si trovava la casa rappresentava un ingombrante relitto. Tale presenza deturpava la signorilità dell’ambiente circostante, tanto che varie petizioni furono promosse al fine di eseguirne l’abbattimento. Tuttavia, quella casa continuava a restare al suo posto.

Era situata a pochi metri dalla nuova casa in via de’ Griffoni. Spesso, quando uscivo, solevo passarci proprio di fronte. In vero, la memoria più antica che sono in grado di riesumare riguarda un episodiche ebbe luogo allorché mi trovai a passeggiare davanti alla vecchia casa.

Quella esperienza marca inoltre la mia prima esperienza riconosciuta di natura non-ordinaria e francamente anche la più potente. Cercherò di descrivere parte di essa.

Un giorno, Nonno Sandrino, vale a dire mio nonno materno, mi portò fuori per fare una passeggiata. Egli viveva a San Venanzio di Galliera, un piccolo paese rurale nella bassa bolognese, e usava venire di tanto in tanto in città per fare visita ai miei genitori e a me. Poiché il cambiamento dalla città alla campagna era in quei tempi assai radicale, queste visite credo fossero per mio nonno un’occasione molto speciale ed eccitante.

Il suo carattere era diverso da quello della maggior parte degli adulti che avevo conosciuto fino a quel momento. Seppure egli si sforzasse di assumere un comportamento adulto, quando eravamo insieme mi sembrava che la sua natura fosse assai simile alla mia. Ciò mi faceva sentire molto a mio agio.

In quel giorno decidemmo di uscire per visitare il parco cittadino. Mio nonno mi prese per mano e quindi iniziammo a procedere lungo le piccole strade del vecchio centro. Dopo poco passammo di fronte alla casa in via Santa Margherita.

Immediatamente fui colpito dalla porta di quella casa. Essa era grande e molto vecchia. Sebbene fosse chiusa, e questo era chiaro alla mia vista, mi giungeva pure, con la stessa nitidezza, l’immagine di quello che c’era al di là della porta.

Mio nonno si fermò e iniziò a scambiare alcune chiacchiere con l’edicolante che aveva il suo chiosco proprio dinanzi alla porta. Ciò mi permise di fissarla con più attenzione. Qualcosa mi attirava magneticamente verso quella porta. Mi pareva di essere sia fuori che dentro l’edificio, mentre la porta rappresentava un ponte tra due mondi in cui dimoravo contemporaneamente. Fuori c’era la strada con tutte la sua vita: mio nonno, l’edicola, il portico, la gente, il traffico, i rumori della strada. Dentro c’era un ambiente totalmente diverso: incantato, dolce, caldo, silenzioso, misterioso e pure molto famigliare.

Ciò che maggiormente mi stupiva di tutta questa esperienza era il fatto che questa situazione non sembrava affatto nuova per me. Mentre mi trovavo tra le due realtà esistenti dentro e fuori la porta, provavo un gran senso di eccitazione e meraviglia.

Decisi di avvicinarmi onde cogliere un debole suono che sembrava emanare dalla porta. Mi spostai solo pochi passi e questo mi permise di udirlo distintamente. Era una voce che parlava in un linguaggio inusuale. Non era l’italiano, non era il dialetto bolognese che mio nonno e mia madre solevano impiegare, nemmeno si trattava del dialetto siciliano usato da nonno Francesco, il mio nonno paterno. Potevo udire un idioma totalmente fuori dal consueto e, allo stesso tempo, assai famigliare, tanto che riuscivo a capire tutto.

In quei tempi avevo problemi ad apprendere l’italiano. Il mio vocabolario era molto limitato e mi risultava faticoso comprendere la maggior parte delle parole contenute in una frase. Inoltre avevo notevoli difficoltà a pronunciare correttamente alcune consonanti.

Il linguaggio che proveniva dalla porta, al contrario, era molto facile. La voce diceva qualcosa che potrei tentare di tradurre coem segue:

“O bel del figlio del Cielo, ritorna ad Handor, il tuo luogo di origine. Ti stiamo aspettando”.

Seppure tutto ciò poteva apparire strano, la voce e il suo messaggio non mi sorprese affatto. Non era la prima volta che la sentivo, seppure non fossi capace di ricordare quando l’avevo udita anteriormente. Ero certo di aver già ricevuto questa chiamata in altre occasioni e proprio davanti alla porta.

La prima volta che la riconobbi con chiarezza fu quella volta, tuttavia tale momento si sovrapponeva ad altri di cui mi sfuggiva il ricordo e questo creava una misteriosa spirale di incastri che in vero costituiva l’aspetto più potente dell’esperienza.

“Passa attraverso la porta” diceva la voce e poi si arrestava come per attendere una qualche risposta o azione da parte mia. Guardai attentamente la porta.

Notai una peculiare forma emergente come un alone attorno agli infissi. Sembrava una specie di grande cono gelato. Pure quel cono mi apparve immediatamente famigliare. L’avevo visto altre volte. Era simile al cappello usato dai Bigini, gli esseri che popolavano i miei giochi e le mie fantasie.

I coni gelato costituivano una delle leccornie maggiormente celebrate dai bambini. Poiché io non nutrivo alcun interesse per i cornetti e per tutti i gelati in generale, quello che mi attraeva in quel cono era ben altro.

“Mi rendo conto della porta e del fatto che essa mi conduce alla mia vera casa” risposi infine, sorprendendomi per il tono disinvolto e sicuro della mia espressione. In rapporto alla mia consueta timidezza e indecisione, tutto ciò appariva alquanto stupefacente. Al che la voce rispose:  “Perché non entri allora?”

L’invito mi giunse molto allettante. Allo stesso tempo mi sembrava troppo semplice e impulsiva. Decisi di prendermi una pausa per ponderare.

“In effetti non ci sono poi così tante cose interessanti fuori. Talvolta mi annoio e inoltre ci sono tante cose che mi spaventano e non mi piacciono affatto. Potrei proprio ritornare a questo posto chiamato Handor. Si tratta solo di passare attraverso la porta. E’ molto facile. Mio nonno non se ne accorgerà nemmeno”.

Stavo quasi per precipitarmi verso la porta quando un’altra voce mi giunse.

“E i tuoi genitori che ti aspettano nell’altra casa?”.

Mi bloccai preso da un senso totale di sorpresa. Mi era completamente dimenticato di loro. Ma la cosa che mi sorprendeva e imbarazzava maggiormente era il fatto che, dopo aver recuperato la memoria riguardo i miei genitori, l’attrazione verso la porta continuava ad essere tanto forte quanto prima.

“Questa porta deve essere davvero molto potente”, riflettei, “Non riesco nemmeno ad andare a letto o nel bagno senza che essi siano presenti. E ora è come se non me importi nulla. Che cosa mi sta accadendo? Forse potrei tornare a casa e raccontare tutta questa storia al babbo e alla mamma”.

Non appena considerai questa opzione, mi arrivo il ricordo di precedenti tentativi di spiegare situazioni similari, come i Bhi Jinah e i loro cappelli a forma conica. In quelle occasioni i miei genitori fingevano di non ascoltarmi o cambiavano il tema della conversazione. All’inizio reagivano comprandomi un gelato cornetto. La prima volta che lo fecero, fu una tale delusione. Mi trovavo lì con quella roba zuccherosa e appiccicante tra le mani. Ciò mi causò un gran malumore. Dissi loro che non era quello il cono a cui mi riferivo. I miei genitori, solitamente molto disponibili nei miei riguardi, cercarono immediatamente di trovare un maniera per soddisfare i miei desideri.

Procedettero a comprarmi un altro tipo di cornetto gelato. Questo a prima vista apparve piuttosto interessante. A differenza del precedente, esso era avvolto completamente da una carta dorata. Quando però aprii la confezione e vi trovai semplicemente un’altra versione del gelato precedente, mi irritai molto. I miei genitori si arrabbiarono pure perché pensarono che li stessi prendendo in giro.

Ebbene, ritorniamo alla porta. Nonno Sandrino, il quale forse mi avevo osservato durante la  mia interazione con la porta, mi chiese che stava accadendo.

“Forse è meglio che faccio finta di niente e continuo a passeggiare” pensai. Così feci e quindi ci incamminammo verso il parco. Questa mi parve la migliore soluzione poiché mi permetteva di riflettere sul da farsi.

“Una volta tornati dal parco, passerò nuovamente davanti alla porta. Quindi prima di allora ho tempo sufficiente per riflettere e decidere che fare”.

Quando giunsi al parco, mi diressi subito verso l’albero più grande che usavo chiamare Albero Grande. Chiesi all’albero un consiglio riguardo la situazione della porta.

“Tu sai bene ove si trova la porta” rispose l’albero “e vi puoi andare quando vuoi. Rifletti ora. Sei proprio sicuro di volerci passare adesso e da solo? Ti ci è voluto molto tempo per arrivare e quindi a svolgere il Gioco da queste parti”.

“Quale Gioco?” domandai.

“Il Gioco del Cono” replicò l’albero.

“Cosa significa?” chiesi.

“Si tratta di mettere insieme la gente” spiegò l’albero.

A questo punto diventai alquanto curioso riguardo al Gioco che mi appariva come un insieme di elementi molto famigliari con altri piuttosto misteriosi. Interrogai nuovamente l’albero al fine di ottenere maggiori ragguagli.

“Guardati attorno” aggiunse l’albero. Lo feci e vidi il cielo, l’erba del prato, altri alberi, una bicicletta, un gruppo di uccelli, alcuni bambini che giocavano con una palla, le loro madri sedute a chiacchierare sulle panchine, un gatto, mio nonno e altre cose il cui nome non mi era chiaro. Poi con l’immaginazione mi vennero in mente altre persone e cose, come i miei genitori, la nonna, i cugini, gli zii, i miei giocattoli.

“Ho da passare attraverso la porta con tutta questa gente e cose?” domandai.

“Sì, e anche qualcosa in più, se vuoi” rispose l’albero. “Dove?” chiesi.

“Guarda nuovamente a quello che vedi attorno a te nel caso hai dimenticato qualcosa”.

Non appena l’albero suggerì questa possibilità, mi resi conto che si stava riferendo ai Bhi Jinah. In quel momento quindi iniziai a rendermi conto della loro presenza negli spazi vuoti esistenti tra le forme piene.

“Devo prendere anche loro?”, chiesi con una certa esitazione. […]

“Certamente” rispose l’albero, “E’ con i Bhi Jinah che avrai modo di mettere tutti insieme”. […]

“Mi pare un gran bel gioco” commentai “In questo modo ce ne andremo tutti oltre la porta e saremo molto felici. Che bello! Ora che ho compreso bene come stanno le cose, posso dirlo certamente al nonno,  poi alla mamma e al babbo, ecc.”.

A questo punto l’albero mi fece notare che forse sarebbe stato difficile per loro capire la situazione. Riflettendoci mi resi conto che i miei parenti così come tutti gli altri esseri umani che avevo conosciuto fino a quel momento avevano la tendenza a parlare solo tra di loro.

“Essi non hanno alcuna conversazione con gli alberi, gli animali, le cose, per non parlare dei Bhi Jinah. Essi chiamano i Bhi Jinah niente e dicono che i grandi non perdono tempo con niente. […] Come posso mai spiegare tutto ciò?”

“Come per ogni buon gioco l’uso della pazienza è indispensabile” rispose l’albero.

“La prima parte del Gioco consiste nel fingere di diventare un essere umano. Si tratta di acquisire familiarità riguardo le costumanze umane. Quando hai conseguito questo obiettivo, la seconda parte concerne la ricerca della porta”.

“Ma che senso ha?” Io so già dove si trova la porta?” obiettai.

“Sì, certo, lo sai.” rispose l’albero “Ma una volta che poni tutta la tua attenzione nel comportarti come un essere umano è molto probabile che ti dimenticherai della porta. Come tu sai bene, gli esseri umani parlano solo tra di loro e non vedono i Bhi Jinah… La seconda parte del Gioco è estremamente eccitante poiché comporta una serie di trucchi. Non mi dilungo oltre su questo tema. Mi limito a dirti che la seconda parte del Gioco si conclude con il ritrovamento della porta. Ebbene, una volta che trovi la porta, la terza parte del Gioco ha inizio. Essa riguarda il passaggio attraverso la porta sia da parte tua che degli altri. E’ la fase cruciale del Gioco e, in quanto tale, pure la più difficile. Poiché nell’atto di coinvolgere gli altri può capitare di perdere di vista nuovamente la porta, spesso succede che occorre ritornare nuovamente nella seconda parte onde ripetere la fase di ritrovamento della porta. Questo è il Gioco del Cono. E’ un vecchio gioco ed è assai divertente. Inoltre finisce sempre  bene. Questo non significa che si tratta di un gioco facile. Sovente non sembra affatto un gioco Ed è proprio ciò che lo rende così stimolante ed eccitante. Questa è la sfida del gioco. Un’altra cosa qui è il fatto che più commetti errori, maggiormente impari, e ti viene sempre data una possiblità di correzione. Proprio non ho mai visto un gioco simile!”

Le parole dell’albero mi conquistarono totalmente. Quest’albero era una vecchia quercia e possedeva quindi conoscenze molto profonde riguardo al Gioco. Vi era una cosa che d’improvviso mi preoccupò: “Se gli umani comunicano solo tra di loro” feci notare “allora significa che quando divento uno di loro, tu non parlerai più con me, e così pure gli animali, le pietre, i giocattoli e i Bhi Jinah. E allora come farò senza di voi?”

L’albero chiarì come segue: “In vero le cose non stanno proprio così. Per quanto mi riguarda, in qualità di rappresentante anziano degli alberi, sono sempre disponibile a parlare con te, e così pure sono certo i Bhi Jinah. Il punto è che uno degli sviluppi più frequenti del gioco comporta la perdita di memoria della connessione con noi. Ricordati che questo fa parte del gioco e non durerà per molto. In questo modo impari molte cose. Inoltre contribuirai al recupero di qualcosa di cui c’è molto bisogno dall’altra parte della porta. Abbi fiducia. Riceverai tutte le istruzioni necessarie a tempo dovuto. Inoltre un contingente di Bhi Jinah ti resterà accanto in ogni momento per accompagnarti nelle tue imprese. […]”.

Bene, francamente, ciò che l’albero disse non fu proprio esposto letteralmente in questi termini. V’era qualcosa in più che egli disse e anche qualcosa in meno. E, in vero, il linguaggio impiegato non era l’italiano o l’inglese. Tuttavia, sento che, per quanto riguarda il mio livello di comprensione corrente, ciò che ho fornito qui è la migliore traduzione possibile, per il momento.

Alcuni anni fa, durante una  breve visita a Bologna. decisi di visitare la mia vecchia casa natale, onde verificare se l’edificio era ancora al suo posto o meno. Con grande stupore trovai la casa meravigliosamente ristrutturata e trasformata in un lussuoso albergo (Hotel Novecento).

Quella che era un tempo considerato il relitto deprimente della zona, se ne stava ora lì orgoglioso come l’edificio più elegante e attraente in assoluto.

Ravvisai immediatamente una connessione riguardo la mia vita e mi resi conto che lo stato della casa natale rifletteva un mio processo di trasformazione. Mi fece sorridere inoltre il fatto che, oltre ad aver lavorato nel settore alberghiero per molti anni e a vivere attualmente in una struttura di tale natura (Findhorn Foundation Cluny Hill), ora posso dire pure di essere nato in un albergo.

Franco Santoro

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