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Archivi per Agosto 2016

Volere tutto

Agosto 31, 2016 by admin

La mente separata è selettiva e discriminante. Desideriamo, vogliamo o otteniamo qualcuno o qualcosa di specifico e ci fissiamo su di esso, escludendo così tutto il resto.
Vogliamo e otteniamo qualcosa o qualcuno di specifico al fine di tagliarci fuori dal resto dell’esistenza, e crogiolarci nella separazione.
Cerchiamo e ci procuriamo il nostro proprio partner, i nostri propri figli, il nostro proprio maestro, la nostra propria professione, il nostro proprio percorso spirituale, così che possiamo separarci da tutti i possibili partner, figli, maestri, professioni, percorsi spirituali.
Ci ritiriamo in una realtà autistica in cui esiste solo quello che vogliamo e otteniamo come nostro, mentre tutto il resto è evirato dall’universo. Questo ci dona l’allucinazione della nostra sicurezza e del nostro potere. Ma si tratta di una sicurezza e potere dal sapore amaro, perché per conseguirlo ci separiamo dalla vera fonte di sicurezza e potere, che è rappresentata dall’apertura al tutto.
Quando ci apriamo al tutto identifichiamo noi stessi e ogni cosa o essere con il tutto, per cui non ci fissiamo più su qualcuno o qualcosa, siamo semplicemente aperti a tutti i possibili qualcosa e qualcuno. Non viviamo più nell’aspettativa di ottenere qualcosa o qualcuno, né nell’ostinazione a preservarlo.
La situazione in cui ci troviamo di momento in momento determina chi siamo. Siamo aperti a tutto, nel presente, e tutto ciò che c’è nel presente può essere il nostro partner, figlio, maestro, professione, percorso spirituale.
Quando cessiamo di volere o ottenere qualcuno o qualcosa, iniziamo a volere o ottenere tutto.

(6.5) 310816

© Franco Santoro

Ostaggio

Agosto 29, 2016 by admin

La principale difficoltà per l’uomo contemporaneo consiste nel discriminare tra la consapevolezza della vita derivata dalla sua esperienza diretta e le definizioni e idee sulla vita istigate da altri.

In continuazione siamo indotti a negare e reprimere quello che sentiamo effettivamente per conformarlo a quanto dobbiamo sentire secondo modelli esistenziali sociali, politici, filosofici, religiosi, dietetici, etici, sia ortodossi sia alternativi.

Puoi capire cosa sta accadendo davvero nella tua vita solo se riesci a fare tacere tutte quelle idee che definiscono incessantemente, dentro e fuori di te, ciò che è giusto o sbagliato, vero o falso.

La tua vera natura, la coscienza originale della tua esperienza di vita, è stata presa in ostaggio.

Non sai più dov’è e forse nemmeno chi è. Magari è morta da tempo.

Ma se ne senti la mancanza, puoi star certo che essa è ancora viva.

Per recuperarla puoi accettare condizioni dettate da altri e pagare un riscatto. Solo l’esperienza ti dirà se ti puoi fidare o meno.

Puoi anche negoziare, trovare un accordo. Puoi pure rifiutare ogni condizione, individuare dove si trova, fare un’irruzione e liberarla tu stesso dalle sue pastoie.

Qualunque cosa scegli di fare, prima di tutto hai da creare silenzio, mettere a tacere tutte quelle idee che definiscono chi e cosa sei, prima che sia troppo tardi, prima che tu ti trasformi in un replicante di quelle idee, in uno smart-phone organico.

 

© Franco Santoro

La vita è il ritardo della morte

Agosto 28, 2016 by admin

Il mondo in cui viviamo si fonda sulla negazione della morte e sull’esaltazione della vita. La morte tuttavia arriva sempre puntualmente, facendo ogni volta cessare la vita. Ma poiché la morte è negata, è qualcosa che non deve esserci, ecco che i vivi se la prendono con i morti, che sono morti, e che non dovevano morire, o con altri vivi, che hanno provocato la morte di morti che non dovevano morire.

Puoi difendere la vita fino all’ultimo, prendere le massime precauzioni per preservarla, ma la morte avrà sempre la meglio su tutto e tutti. La vita è solo il ritardo della morte.

Morirai, questo è certo, e insieme a te moriranno tutti. Puoi raccontartela sull’esistenza di altre vite, sulla vita dopo la morte, sulla presenza di Dio, o sull’identità multidimensionale, così come pure io me la racconto, o la racconto ad altri. Questo è ciò che ho fatto per tutta la vita, sia per sincera convinzione sia per motivi puramente strategici. E finché vivo continuerò probabilmente a farlo, ma quel che ti posso dire, in totale trasparenza, che io alla propaganda sociale sulla vita non ho mai creduto, anzi è ciò che mi ha schifato maggiormente.

La vita termina sempre con la morte, è il ritardo della morte stessa, e un mondo che nega la morte, che prova paura, imbarazzo, ribrezzo e vergogna nei suoi riguardi, è un mondo che nega la vita stessa, che prova paura, imbarazzo, ribrezzo e vergogna per la vita.

Tutte le aree della vita verso cui proviamo paura, imbarazzo, ribrezzo e vergogna sono indicative della nostra negazione della vita.

Puoi raccontartela sulla bellezza e i piaceri della vita, sulla sua sacralità, sull’esistenza della vita dopo la morte, ma se non sei in grado di accettare la cruda realtà della morte, della morte e basta, senza alcun sotterfugio o sviluppo a lieto fine, ti stai solo prendendo in giro.

Questo può sembrare un post privo di speranza e in effetti lo è. Ma questo è pure un post di massimo potere e suprema libertà perché nel momento in cui non ti attacchi più ad alcuna speranza, ideologia, credenza, pregiudizio, ecco che sei pronto veramente ad accettare quello che c’è, la verità pura qualunque essa sia. Non ti attacchi più a nulla. Sei finalmente libero.

Il massimo potere che hai sulla vita e sulla morte consiste nel lasciare andare l’attaccamento alla speranza, al lieto fine, alla propaganda, alle ideologie, a ogni isteria sociale, politica e religiosa.

La morte arriva e spazzerà via tutte le tue illusioni, insieme alle storie che racconti su te stesso e gli altri.

Il massimo potere che hai sulla morte, consiste nell’accettarla pienamente, nell’anticiparla, morendo ogni giorno, facendo morire l’attaccamento alla tua storia personale, ai pensieri che ti ossessionano su di te e gli altri…

(6.4) 280816

© Franco Santoro

Nota: Gli articoli che appaiono in questo sito sono intesi a stimolare la consapevolezza e le intuizioni del lettore, e non a sostituire la sua ricerca ed esperienza diretta. I miei scritti non costituiscono l’enunciazione di verità assolute, bensì di punti di vista limitati, che fanno parte di una visione olistica più ampia, o di messaggi strategici intesi a scuotere la coscienza dall’assuefazione a pregiudizi e idee fisse. Non appoggio necessariamente alcuna delle idee e delle opinioni espresse in questi scritti, incluse le mie. Non sono interessato a dibattere queste idee e sono potenzialmente d’accordo con qualunque idea a favore o contraria.

Accetta la fine

Agosto 27, 2016 by admin

Sarai sempre deluso e frustrato nelle tue relazioni di amore a meno che non comprendi la differenza tra relazioni umane e relazioni multidimensionali. Non importa quali espedienti o tecniche impieghi per trovare un partner ideale, o per fare in modo che una volta che l’hai trovato esso rimanga con te, la tua relazione è destinata al fallimento se seguiti a confondere la realtà fisica con quella multidimensionale.

Una cosa che hai da metterti in testa, perché è matematica, inevitabile ed è sempre accaduta sin dall’inizio dei tempi è il fatto che le relazioni umane, tutte le relazioni umane, senza esclusioni, finiscono sempre.

Se non sei in grado di accettare che una relazione umana finisce, sarai sempre deluso e frustrato, perché non accetti qualcosa che fa parte della realtà fisica, che proprio non si può cambiare.

La relazione finisce perché il tuo partner ti lascia, o perché lo lasci tu, o perché lui muore o tu muori. Non importa in che modo finisce, la sostanza è che la relazione finisce sempre.

Sia che finisca dopo un giorno, una settimana, un mese, un anno, dieci anni, 50 anni, nel momento in cui la relazione finisce, se non l’accetti sarai sempre frustrato e deluso indipendentemente da quanto tempo la relazione è durata.

La chiave per essere felice nelle tue relazioni umane consiste nell’accettare la loro fine. Anche se passi 50 anni di felicità con qualcuno, allorché la relazione finisce, e non accetti che è finita, sarai inevitabilmente frustrato e deluso, e quei 50 anni di felicità non conteranno più nulla perché tutta la tua attenzione sarà rivolta al fatto che è finita, e poiché non accetti che è finita, sarai deluso e frustrato.

Ma che sarebbe finita, se sei un po’ sveglio, lo sapevi sin dall’inizio, perché questo è successo a tutti coloro che ti hanno preceduto ed è accaduto anche a te in tutte le altre relazioni che hai avuto prima.

Una relazione umana ti permette, nella linearità del tempo che implica un inizio e una fine, di avere esperienza di ciò che esiste oltre il tempo, che non ha mai fine. Quest’ultima è la sfera delle relazioni multidimensionali, che seguitano a esistere anche quando la relazione umana si conclude.

La fine di una relazione umana rappresenta il parto della relazione multidimensionale. La relazione umana con qualcuno serve per sviluppare la relazione multidimensionale, che è la capacità di relazionarsi con qualcuno oltre i limiti della forma fisica, della materia e del tempo.

La fine di una relazione umana è il momento più importante e cruciale di una relazione perché in quel momento può nascere o abortire la relazione multidimensionale.

Ogni volta che non accetti la fine di una relazione umana, che ti senti tradito, deluso e frustrato, la relazione multidimensionale è abortita.

Certo, hai sempre la possibilità di rimetterla in gestazione e di provare a farla nascere un’altra volta. Ma il momento più cruciale ha luogo sempre alla fine. E la nascita ha luogo solo se accetti la fine.

 

Mancanza

Agosto 26, 2016 by admin

Quando troviamo qualcosa o qualcuno che amiamo proviamo una grande gioia e soddisfazione. Quando invece perdiamo qualcuno o qualcosa ne deriva per molti una grande tristezza e sofferenza.

Se è così che ti senti ora, sappi che è legittimo provare dolore se ti manca qualcosa o qualcuno che ami, a meno che il tuo scopo nella vita non sia quello di dimostrare a te stesso e agli altri di non avere bisogno di nessuno. Quindi se ti manca qualcosa o qualcuno, domandati dapprima se il tuo scopo nella vita è dimostrare di essere forte, autonomo e di non aver bisogno di nessuno. Se la risposta è affermativa il senso di mancanza che provi fa parte del tuo addestramento e si tratta quindi di superarlo. Se tuttavia riconosci che il tuo scopo nella vita non è dimostrare di essere forte e di non avere bisogno di nessuno, allora occorre prima di tutto che accetti questa mancanza, che ti permetti di essere debole e vulnerabile. Hai perso qualcuno o qualcosa di cui avevi bisogno e il tuo dolore è giustificato. Accettalo!

Il dolore ti giunge in questo caso non per essere represso o trasceso, bensì per consentirti di riconoscere che ti manca qualcuno o qualcosa.

Questo dolore può trasformarsi in un’esperienza di grande potere quando scegli di usarlo come stimolo per andare alla ricerca di ciò che hai perso. Se hai perso qualcosa o qualcuno puoi decidere di ritrovarlo. Se quel qualcosa o qualcuno è ancora disponibilie allora si tratterebbe di rivolgersi direttamente a quel qualcosa o qualcuno. In caso contrario, è necessario che tu sia creativo. Qui occorre che tu trova qualcosa d’altro o qualcun altro che sostituisca il qualcosa o qualcuno precedente, o meglio l’esperienza derivata da quel qualcosa o qualcuno precedente.

Il senso di mancanza ti giunge o per essere trasceso o per stimolarti a ricercare non tanto qualcuno o qualcosa in particolare, bensì l’esperienza derivata da quel qualcuno o qualcosa.

 

© Franco Santoro

Morte e vita

Agosto 25, 2016 by admin

“Morte e vita sono una cosa sola, così come il fiume e il mare.” (Kahlil Gibran)

La morte accade sempre, in ogni momento, così come la vita. Possiamo chiuderci in una casetta e riempirla solo di vita, sbarrando porte e finestre, per impedire che entri la morte. Ma non importa cosa facciamo per evitarla, la morte seguita a essere con noi. La morte era già lì prima che ci chiudessimo in quella casetta.
Neghiamo e sfuggiamo la morte, ne proviamo orrore, e cerchiamo rifugio solo nella vita, per difenderci a tutti i costi dalla morte. Allora chi muore diventa un perdente, perché non ha avuto la forza di continuare a vivere, o un traditore verso i viventi perché li ha lasciati, o una vittima, perché qualcuno o qualcosa ha causato la sua morte e così la nostra vita può trovare vigore alla ricerca di una vendetta.
Se non siamo in grado di accettare e percepire la presenza della morte, se ci focalizziamo solo sulla vita e consideriamo la morte come un’anomalia, una disgrazia e un evento da evitare o condannare, questo è un dato preoccupante a livello dell’anima, poiché significa che siamo già morti.
Questa è la condizione di buona parte del genere umano, uno stato di focalizzazione sulla vita, che implica la negazione della morte, che poi alla fine giunge sempre inevitabile, semplicemente perché c’era sempre stata.
La morte non è qualcosa che arriva alla fine della vita, la morte è all’interno della vita, così come la vita è dentro alla morte.
Allorché la morte ci riguarda da vicino, mediante la scomparsa o le malattie gravi di persone care, o quando a morire siamo noi stessi, ecco che allora non è più possibile negarla. Ma si tratta tuttavia di un evento personale, che non riguarda il resto della gente, che invece continua a “vivere” e negare la morte.
In certi momenti della vita, la morte diventa visibile per tutti, ma solo quando accadono terremoti, epidemie, atti terroristici, catastrofi o guerre.
Ma i più grandi disastri nella storia dell’umanità impallidiscono in confronto alla cosiddetta morte naturale. La morte naturale prende una media di 52 milioni di vite ogni anno. Durante il tempo che impieghi a leggere questo articolo 150 persone moriranno su questo pianeta…
Se separi la vita dalla morte e la morte dalla vita, cessi di esistere, sei decisamente morto, nel peggiore senso che puoi dare alla morte e alla vita.

“Nuestras vidas son los ríos, que van a dar en la mar, que es el morir.” (Le nostre vite sono i fiumi che vanno a gettarsi nel mare, che è il morire) (Jorge Manrique)

Terremoti

Agosto 24, 2016 by admin

imagesLa tendenza più diffusa tra noi esseri umani è di incolpare noi stessi o i nostri simili per tutto quello che di spiacevole accade nelle nostre vite e in quelle degli altri.

Sono sempre gli esseri umani ad essere colpevoli, mentre la terra, la natura, gli animali, le piante, e ovviamente Dio, sono tutti candidi e innocenti.

Questa tendenza a ritenerci responsabii per tutto ciò che di marcio succede nella vita è talmente forte che anche quando a provocare morte e dolore sono terremoti, tsunami e altri disastri naturali siamo tentati a dare la colpa a noi stessi, ai nostri peccati o a qualche essere umano che si è comportato male.

Ma ci imbarazza davvero così tanto dichiararci, almeno una volta, totalmente innocenti?

 

© Franco Santoro

Oltre la cessazione

Agosto 24, 2016 by admin

La paura, il dolore, la malattia, la morte e tutto ciò che cerchiamo il più possibile di evitare giunge regolarmente nella vita e prima o poi ha la meglio. L’idea che l’uomo ha della salute e del benessere è secondo una prospettiva multidimensionale la principale e forse l’unica malattia che affligge l’umanità.

La paura, il dolore, la malattia, la morte e tutto ciò che cerchiamo il più possibile di evitare nella vita sono il tentativo disperato della nostra anima di farci uscire dall’autismo perverso dell’entità predatoria che ci ostiniamo a considerare come la nostra effettiva identità.

Questa identità si fonda sulla ricerca ossessiva della prestanza e bellezza fisica, e sulla negazione e orrore verso ciò che esiste oltre la loro cessazione. Ma quello che esiste oltre la cessazione della prestanza e bellezza fisica, non importa quali regimi dietetici o stili di vita salutisti adottiamo, ci attende inevitabile e, in barba a tutti, trionferà.

Se attraversi una crisi, se sei malato, se perdi qualcosa di valore, se ti senti debole, in cattiva forma, sappi che questo tuo stato fa parte della vita ed è una tappa obbligata per tutta l’umanità. Se sei pieno di energia, in forma eccellente, colmo di salute, non aspettare che questa tua condizione cambi, prima di riconoscere la condizione opposta.

Impara ad accettare gli spazi di crisi, ad aprirti a essi come esperienze di conoscenza e verità. Circondati di persone e luoghi che non hanno paura di questi spazi e che si rapportano con te non per la tua prestanza o bellezza fisica, per i ruoli di potere che hai o per ciò che possiedi, ma per quello che tu sei veramente, oltre la cessazione della prestanza e bellezza fisica, oltre tutto quanto puoi perdere.

La tua salute e bellezza è data dalla capacità di riconoscere e accettare pienamente il destino inevitabile di malattia e decadenza fisica che caratterizza ogni essere umano.

Se oltre la cessazione della salute e bellezza fisica, oltre la perdita dei ruoli di potere che ricopri e di ciò che possiedi in questo mondo, non esiste altra salute, potere, valore e bellezza, ogni salute, potere, valore e bellezza che hai avuto è completamente vana.

 

© Franco Santoro

Attaccamento

Agosto 19, 2016 by admin

Molti credono che per evolversi sia necessario superare l’attaccamento e la possessività verso le persone amate, che si tratta di un’emozione di cui sbarazzarsi, coltivando invece la propria e altrui individualità e autonomia, insieme a un atteggiamento di trascendenza verso ogni tipo di emozione intensa.
Altri, pur volendolo, non riescono proprio a sbarazzarsi dell’attaccamento e di tutte le emozioni intense che ne derivano.
Forse non c’è nulla di sbagliato nel provare attaccamento verso coloro che ami, soffrendo quando sono assenti o non disposti a relazionarsi con te. Questo perché secondo la tua anima gli altri sono parte di te.
Quindi se provi attaccamento e possessività verso certe persone, a livello dell’anima, si tratta di un’emozione nobile e legittima. Queste persone sono davvero parte di te, e staccarsi da loro può essere doloroso proprio come un’amputazione.
L’emozione che provi è giusta, solo il contesto in cui la esprimi può essere non idoneo alla sua espressione.
Nella realtà fisica è inevitabile che ci stacchiamo a un certo punto dalle persone amate. Questo può essere solo accettato. Ma ciò non significa che si tratta di convincerci di essere delle entità separate, effettivamente scisse da tutto e tutti.
Il tuo attaccamento e le emozioni forti che provi verso certe persone sono un segno che non ti identifichi con la tua identità separata e che riconosci ancora di fare parte del tutto.
Non rinunciare al tuo attaccamento, rimani collegato agli altri perché sono una parte di te. Accetta solo di lasciare andare l’attaccamento ai loro corpi fisici. I loro corpi fisici sono sussidi didattici che ti permettono di riconoscere la loro essenza nel mondo delle forme.
Quell’essenza è tua, ti appartiene, è una parte di te.

Dichiarare apertamente

Agosto 19, 2016 by admin

Dichiarare apertamente ciò che desideriamo genera paura, una grande paura. Perché? Abbiamo paura delle conseguenze, sia del rifiuto da parte dell’oggetto del desiderio sia della sua accettazione.

Se ciò che desideriamo ci rifiuta, ci sentiamo male, se ci accetta, il rischio è di entrare in confusione, che per l’ego è fatale.

L’ego non sopporta la confusione, perché essa crea una crisi per la sua identità illusoria. L’ego si basa sulla separazione, sulla discriminazione costante, sul dualismo. In altre parole, quando ci confrontiamo con un desiderio l’ego lo accetta solo se quel desiderio ne nega un altro. Se desideri X non puoi desiderare Y. Tuttavia il desiderio è desiderio e basta. Il desiderio non discrimina tra X e Y. Il desiderio desidera chi gli pare, e non solo X e Y, ma pure A, B, C, ecc.

Di conseguenza quando dichiariamo apertamente un desiderio verso Y, per esempio, l’ego prova confusione perché allora bisogna rinunciare a X, e anche ad A, B, C, ecc. E siccome solo uno di questi è accettabile per l’ego, l’ego va in confusione.

La confusione è un’emozione letale per l’ego perché quando sei confuso sei nella “con” “fusione”, ossia nella fusione con il tutto, laddove l’ego separa e discrimina.

Allora, se vuoi davvero guarire il senso di separazione, e andare oltre all’ego, cessa di fare discorsi altisonanti, e vai subito al sodo.

Dichiara apertamente ciò che desideri, sfidando le tue paure. Accetta di essere confuso, perchè nella confusione privi l’ego della sua capacità di separare, discriminare, sacrificare qualcosa per dare spazio a qualcosa d’altro.

Nella confusione ti fondi con il tutto, accetti l’imbarazzo e la vergogna dell’ego di fronte al tutto.

Dichiara apertamente ciò che desideri, senza curarti delle conseguenze.

Le conseguenze ti porteranno forse confusione e in quella confusione avrai l’opportunità di capire chi sei e di essere confuso insieme ad altri.

 

© Franco Santoro

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