Arcangeli
L’arcangelo Michele, raffigurato con una spada, nella tradizione cristiana, è il protettore per eccellenza da attacchi psichici, intrusioni e altre energie dissonanti. Egli infonde forza, coraggio e spiana la via verso la luce nei momenti oscuri e turbolenti della vita. Il suo scudo rappresenta le doti di protezione e assistenza, laddove la spada evidenzia la capacità di recidere i cordoni con legami velenosi e situazioni che abbiamo bisogno di lasciare andare.
Oggi è la festa tradizionale dedicata all’arcangelo Michele, e agli altri arcangeli. È un’occasione per affrontare con coraggio le aree oscure della nostra vita, per lasciare andare il passato, per affilare la spada e liberarci da quello che non serve più con amore e fermezza. Vi sono situazioni che non possiamo affrontare da soli e che si aggravano appunto perché insistiamo nel separarci dalle fonti che ci possono sostenere. Non importa quanto ci sentiamo intrappolati, chiusi, indegni e non all’altezza, chiedere protezione e aiuto è il primo passo nel processo di guarigione. Da un punto di vista energetico e multidimensionale tutto può essere perdonato e liberato, anche le azioni più gravi. Il sostegno da parte delle forze di luce, e in molti casi da esseri umani sensibili, rimane regolarmente disponibile. Sebbene talvolta vi possano essere dei ritardi, l’aiuto giunge sempre. L’unico contesto in cui non arriva è quando ci rifiutiamo, o non ci sentiamo degni, di riceverlo. Ecco perché in molte tradizioni non esiste un peccato che non può essere perdonato, a eccezione del peccato di non volersi aprire all’aiuto degli esseri di luce o di Dio.
In questo giorno, possiamo iniziare una pagina nuova della nostra vita, in cui lasciamo andare i rimpianti e le amarezze del passato, i sensi di colpa per quello che abbiamo fatto o che avremmo potuto fare, il rancore per quello che ci è stato fatto o quel che ci avrebbero dovuto fare. Un giorno in cui chiediamo e ci apriamo a ricevere da ora in poi aiuto da forze di luce, quali quelle angeliche. Abbiamo già pagato il prezzo del dolore e ora ci attende una vita nuova in cui possiamo apprendere quello che ancora non abbiamo imparato, e insegnare quello che abbiamo appreso lasciando andare “lu passatu maledettu” come canta il suonatore di tamburello tarantato.
Pasqua nell’Era del Corona Virus
Con la Domenica delle Palme, il 5 aprile 2020, inizia la Settimana Santa che si concluderà con la Pasqua. Questa è la prima Pasqua dell’Era del Corona Virus. Nel confidare che sia anche l’ultima, la possibilità che il mondo a partire dal 2020 non sarà più quello di prima pare essere un’ipotesi piuttosto plausibile. Prima ancora dello scoppio della pandemia eravamo già alle prese con l’anticipazione di cambiamenti ambientali senza precedenti in questo secolo. Questo sviluppo ci ha preso alla sprovvista, ma non troppo. Da un lato è importante seguitare a insistere che “andrà tutto bene”, dall’altro si tratta di prendere atto che questo “andare bene” potrebbe essere assai diverso da quello che intendiamo convenzionalmente come benessere. Siamo forse davvero all’alba di una nuova era.
Con l’inizio dell’era cristiana il calendario ripartì da 1 e ogni anno a seguire fu chiamato “anno del Signore” o “d.C.” (dopo Cristo). Il calendario cristiano però entrò in uso solo dopo più di 700 anni, per cui quando iniziò l’anno 1 nessuno sapeva che era il primo anno. Magari ci troviamo di fronte all’inizio di una nuova era, per cui gli anni in un futuro remoto potrebbero di nuovo ricominciare da 1, e in questo caso sarebbe sempre un “d.C.”, o meglio un “d.Cv” per indicare “dopo il Corona virus”.
Intanto, in questi giorni ci troviamo nella settimana più importante dell’era cristiana culminante nella sua massima festività: la Pasqua.
Questa settimana è di grande importanza strategica, perché ci confronta con la morte, con la fine dell’identità separata, l’ego, e la sua crocifissione inevitabile.
I sogni dell’ego non possono fare a meno d’infrangersi, perché sono appunto sogni e come tali finiscono. Quando terminano è doloroso e straziante per l’identità ordinaria, ed è necessario riconoscere tale dolore, perché solo così l’ego muore.
L’identità separata è regolata da un programma dualistico, per cui dietro ai suoi sogni c’è sempre la relazione con qualcuno o qualcosa che è separato, che si unisce a noi e poi si separa, e così via con cicli incessanti di unità e separazione, incontro e abbandono, amore e rancore.
Gesù entra trionfante a Gerusalemme, che rappresenta sia la Gerusalemme Celeste, quella unificata e luminosa, sia la Gerusalemme ordinaria, separata e conflittuale.
È accolto trionfante in entrambe le Gerusalemme, con la differenza che dopo solo cinque giorni in quella ordinaria sarà crocifisso dalle stesse persone che lo avevano osannato in precedenza, laddove in quella celeste seguiterà a essere osannato.
Chi muore sulla croce è l’identità separata, i cui sogni sono sogni, dettati da una percezione illusoria fondata sul rancore e il dolore, sull’idea di essere un corpo fisico scisso dal Tutto e in competizione con altri corpi.
Quando un sogno dell’ego si infrange la sofferenza è tangibile, la sentiamo sulla pelle, ci possiede dentro e fuori, questo perché il programma dell’ego fa presa sulla mente confondendoci con l’identificazione con il corpo. La testa in quei momenti ci tortura e brucia. I pensieri cercano di ucciderci, fomentati da emozioni devastanti. Eppure in quei momenti drammatici, può accadere il salto, l’apertura del Cuore.
Laddove il programma dell’ego è dualistico, separante, distingue sempre tra lui e lei, quello del Cuore unifica.
Attenzione però! Questo Cuore non è necessariamente quello emotivo, il cuore delle infatuazioni e fantasie romantiche, quello disegnato con i fiorellini e nei cioccolatini, fondato sul possesso, la gelosia, il controllo e in definitiva sulla morte.
Il Cuore in questo caso è l’organo di percezione multidimensionale, che ci tiene allineati con la coscienza priva di separazione, incapace di dividere e fondata sull’amore incondizionato.
Nei momenti più duri, quando accettiamo pienamente che un sogno si è infranto, non sollevando le spalle e facendo i distaccati, senza dare la colpa a qualcuno o a noi stessi, sentendone forte il dolore, ma comprendendo intimamente che esso non è reale, e che anzi la sua fine ci può permettere di aprirci alla realtà e al vero amore, ecco che può accadere il salto.
Dapprima è come la crocifissione, tutti ci abbandonano in apparenza, e i chiodi fanno male. Il sogno si è infranto, non c’è più, ci ha abbandonati, e non possiamo fare a meno di rimpiangerlo profondamente. Ci ritroviamo da soli.
L’amore vero lo scopriamo in solitudine, e all’inizio fa male, ferisce, ci rende totalmente aperti e vulnerabili, perché è l’anticamera tra la realtà e l’allucinazione dell’ego. Da un lato c’è la parte crocifissa, dall’altro quella che se la ride, immune a ogni dolore e pienamente nella Luce.
Questo è il rilascio, una forma brutale di svuotamento di ogni sogno dell’ego.
Tuttavia in questo svuotamento, se perseveriamo a restare aperti, se non attribuiamo colpe a nessuno, ecco che qualcosa emerge, un mondo estatico, la realtà che sottende il sogno, quella del Cuore, della Luce.
In ogni rapporto umano il Cuore è all’opera, ma è solo quando giunge il momento della fine, che si decide il prossimo passaggio con due opzioni: il riciclaggio nel dualismo e nei rancori dell’ego oppure totalmente nel Cuore, nella Luce.
Buona domenica delle Palme.
Ritiro di Quaresima
Quando questo succede allora non c’è più bisogno di stare in quarantena. La Quaresima si conclude ed è Pasqua di Resurrezione.
Pentecoste eretica
La Pentecoste è una solennità assai importante nel calendario liturgico cristiano.
Nel cristianesimo ufficiale vi sono tre festività per eccellenza. Due (Natale e Pasqua) sono molto popolari e conosciute da tutti, cristiani e non-cristiani. La terza, la Pentecoste è meno nota tanto che spesso passa inosservata. Questo anche perché cade di domenica e a differenza delle altre feste non comporta giorni supplementari di vacanza (a eccezione di alcuni paesi, come la Germania), né associazioni culinarie, come il panettone e la colomba.
In effetti, la Pentecoste è associata al consumo di cibi, perché originariamente celebrava la fruizione ebraica del raccolto e delle primizie. Nel linguaggio simbolico cristiano si riferisce anche a Gesù come “primizia di coloro che sono morti” (Prima Lettera ai Corinzi 15:20) esemplificato da “Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà più sete.” (Giovanni 6:35), che può suonare come lo slogan di un servizio di ristorazione non interessato al consumismo. Ne consegue che non c’è molta vendita di alimenti durante la Pentecoste. La Pentecoste è la chiave di accesso a un’alimentazione alternativa al ciclo bocca-ano, cibo-sterco.
Il motivo per cui questa festa non è molto nota risiede nel fatto che essa riguarda la figura più enigmatica e controversa della Trinità, ossia lo Spirito Santo. Lo Spirito Santo è indicativo del massimo tabù della realtà consensuale, quanto è maggiormente proibito e indicibile, tuttavia poiché è indispensabile non è possibile ometterlo anche nelle religioni convenzionali.
Lo Spirito Santo implica la conoscenza dell’aspetto femminile di Dio, e la distinzione tra l’uso dei genitali convenzionali per la produzione di corpi usa e getta e l’impiego di genitali alternativi per scopi di nascita multidimensionale intesi a dare vera vita. Si rapporta anche con l’uso della bocca alternativo all’entrata di cibo ordinario con successiva uscita di sterco dall’ano. Si relaziona con il rilascio della nostra funzione umana di trasformatori di cibo in sterco, e di seme in feti ed esseri umani. Questa affermazione costituisce il massimo scandalo possibile, per cui me ne dissocio formalmente.
Nel Vangelo di Tommaso, Gesù dice: “Mia madre mi ha dato un corpo, ma la mia vera Madre (lo Spirito Santo) mi ha dato la vita”.
La Pentecoste celebra la venuta dello Spirito Santo, predetta da Gesù prima della sua risurrezione. Nella tradizione cristiana il ciclo mitico dell’anno liturgico iniziato con l’Avvento e termina con la Pentecoste, per cui dalla Pentecoste fino al prossimo Avvento procede il Tempo Ordinario, in cui non accadono eventi “straordinari”. Dalla prospettiva dello Spirito Santo dalla Pentecoste fino all’Avvento hanno luogo invece gli eventi più significativi ed occulti.
Dopo la discesa dello Spirito Santo seguono 12 anni di attività soppresse dalla tradizione convenzionale, tra cui l’Apostolato di Maria Maddalena e il ciclo mitico del potere femminile rappresentato nella discesa, sofferenza e assunzione di Sophia.
La Pentecoste è l’inizio del ciclo del femminile sacro, che è stato epurato dalla consapevolezza spirituale e religiosa dell’umanità.
Nel giorno della Pentecoste i discepoli e la Vergine Maria “si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo, e riempì tutta la casa dove si trovavano. Apparvero loro lingue come di fuoco che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro; ed essi furono tutti pieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue come lo Spirito dava loro il potere d’esprimersi.” (Atti degli Apostoli 2:1-4)
I discepoli sono pieni dello Spirito Santo e, come conseguenza, iniziano a parlare lingue che non conoscono e a esprimere una passione e centratura senza precedenti. Ed era, in effetti, questa capacità di entrare in uno stato non ordinario di coscienza, abbandonare il proprio corpo e la propria mente interamente a Dio, e riceverne la forza, il fuoco, che rappresentava il sine qua non per ottenere l’ammissione nella Chiesa originaria.
Prima di quest’evento i seguaci di Gesù erano sparpagliati e impauriti, ma dopo la discesa dello Spirito Santo furono pieni di entusiasmo, si riunirono e cominciarono a stabilire le loro pratiche e insegnamenti. Questo segnò la nascita della Chiesa, che rappresenta anch’essa, in questo caso ufficialmente, l’espressione del femminile.
Di quello che accadde dopo la discesa dello Spirito Santo è stato fatto man bassa. Qualche frammento è rimasto nelle tradizioni gnostiche, ma il resto della matassa è dentro di noi, negli archivi della mente, in ciò che genera terrore alla mente ordinaria.
Lo Spirito Santo è la Cenerentola della Santa Trinità. I testi biblici sono strapieni di riferimenti al Padre e al Figlio, i protagonisti centrali, e ad altre figure di primo piano, mentre allo Spirito Santo sono dedicate solo poche righe. Lo Spirito Santo è in rapporto con qualcosa che esiste oltre il lnguaggio delle vicende bibliche, di ciò di cui è possibile parlare, è un paradosso totale.
Lo Spirito Santo è il respiro di Dio in noi.
Mentre il Logos (la Parola) rappresenta la polarità maschile, il respiro è femminile. Il respiro non è quello di ossigeno, che alimenta il corpo fisico. Si tratta di un respiro assai più vitale che alimenta il corpo multidimensionale, quello che ci è stato insegnato a non vedere né sentire.
Il riconoscimento dell’aspetto femminile di Dio non ha niente a che vedere col femminismo, le pari opportunità e altre storie politiche di questo mondo. Non è in rapporto con questo mondo inevitabilmente fondato sulla separazione e l’abuso dei genitali. Esso è in relazione con l’uso di questo mondo come rappresentazione simbolica di altri mondi, che coesistono in parallelo, che rappresentano il mistero indicibile.
Rosario cristiano
Il rosario (lat. rosārium ‘rosaio’) è una preghiera devozionale e contemplativa di natura tipica della Chiesa cattolica che comporta la ripetizione di diverse preghiere, tra cui primeggia l’Ave Maria. Il riferimento alle rose è dato dall’usanza medioevale di porre una corona di rose sulle statue di Maria, come simbolo della bellezza delle preghiere, da cui derivò l’idea di usare una collana di grani per guidare la meditazione.
Il vantaggio di una preghiera convenzionale è che non hai bisogno di ricercare le parole. Basta che usi parole già stabilite per poi portare attenzione sull’energia della tua espressione. Non ti esprimi mentalmente, non compi uno sforzo intellettuale, usi dei suoni, delle parole prestabilite, che ti permettono di accedere al silenzio.
Un aspetto potente del rosario è il tocco. A ogni perlina è legata una preghiera. Tocchi la perlina mentre reciti ciascuna preghiera.
Il rosario è presente in tutte le tradizioni spirituali ed è antichissimo. Nelle religioni indiane si chiama mālā, nel mondo islamico è il tasbih (تسبيح), nel buddismo giapponese è il
juzu, ecc. Ci sono anche i rosari planetari.
Il rosario cattolico è strutturato in due parti: verticale e orizzontale. La parte verticale consiste in una croce e cinque perline, corrispondenti rispettivamente al segno della Croce, la preghiera del Credo, il Padre Nostro, tre Ave Maria e un Gloria al Padre. Questo è l’asse verticale.
Poi c’è l’asse orizzontale, con le cinque decadi, in tutto cinquanta perline. Ogni sequenza è legata a un Mistero. Vi sono tre misteri, ognuno per ciascuno dei tre stadi. Il Rosario completo è di 150 Ave Marie, quindi si fanno tre giri completi, ma in genere tradizionalmente se ne fa solamente uno in corrispondenza col mistero che c’è nel giorno. Ci sono tre misteri che sono recitati, il primo è il mistero della Gloria, della gioia in rapporto alla natività, e questo è il mistero legato all’Intento.
Il secondo mistero è quello del rilascio, dell’agonia, del dolore, della crocifissione.
Il terzo mistero è quello legato alla redenzione, la resurrezione, la Pentecoste e l’assunzione della Vergine Maria.
Papa Giovanni Paolo II nel 2002 ne ha inserito un altro, e ora sono quattro. Inserendo un quarto mistero, ecco che abbiamo anche il quattro e l’asse orizzontale.
Nel rosario abbiamo la rappresentazione dei tre stadi e tre misteri. E il rapporto con questi misteri, per questo si chiamano misteri, è esperienziale, non è legato alla parola. L’accesso ai misteri è disponibile solo a coloro che sono pronti ad entrare nella pratica stessa, che poi è inenarrabile, perché è un mistero, e non si può divulgare a parole.
Il rapporto con questi strumenti è inconscio, dentro di noi. Il quarto mistero è quello della luce. Esso tratta il livello orizzontale, ciò che il Cristo ha fatto effettivamente nella sua vita. Gli altri tre misteri sono solamente verticali: nascita, morte e risurrezione. E il quarto narra ciò che Cristo ha fatto in questa realtà: l’istituzione dell’Eucarestia, i miracoli, ecc. Il quarto mistero è in rapporto effettivamente con la guarigione in questa realtà. Si recita in genere il giovedì.
Questo è solo un esempio per mostrare i paralleli tra la tradizione cristiana e la cosmologia astrosciamanica.
Ogni decade del rosario, inoltre, è composta in realtà da dodici preghiere, che sono un Padre Nostro, dieci Ave Marie e un Gloria al Padre. C’è anche una tredicesima preghiera, che non è ufficiale, ma è tuttavia assai impiegata, la preghiera di Fatima.
Quindi abbiamo il dodici per ogni decade, dodici preghiere più la tredicesima, che non è rappresentata nel rosario stesso, ma che è impiegata ugualmente.
Sophia
Principio divino femminile, Dea della Saggezza, traduzione greca del termine ebraico Chokmah, che significa Saggezza, personaggio biblico reale con molti riferimenti nelle scritture cristiane. Il suo genere era femminile in greco ed ebraico, fino a quando non fu assimilata al concetto maschile di Logos, e al latino Spiritus Sanctus (Spirito Santo). Dimora in ogni essere umano come Scintilla Divina, che Cristo fu inviato per attivare, con lo scopo di risvegliare gli uomini dall’illusione della separazione del mondo creato dal Demiurgo. Nelle scritture gnostiche è descritta come la più giovane delle emanazioni divine, l’ultimo degli Eoni, che dimora nel regno dell’unità e della Pienezza (pleroma). S. incorpora due aspetti: (Alta Sophia) fa parte dell’unità ed è pienamente consapevole della connessione con Dio, (Bassa Sophia) si identifica con un corpo separato da Dio (ego). La Bassa Sophia (Achamoth) manifestò le energie che hanno dato vita alla separazione, generando il Demiurgo, che avendo perso la connessione con il Padre, crede di essere il Dio assoluto e crea il suo proprio regno (kenoma), una realtà separata, manifestazione imperfetta del pleroma, che si compone di sette sfere, ciascuna delle quali corrisponde a un pianeta e angelo, ed è presieduto da sette governatori (Arconti), mentre la Bassa Sophia, o Achamoth, è bloccata agonizzante nell’ottava sfera. Come risposta alla sua sofferenza, il Padre crea una nuova coppia per redimere Sophia: Cristo e lo Spirito Santo. Nel mito gnostico Gesù è il salvatore della Bassa Sophia, sua sorella e amante. Vergine Maria e Maria Maddalena sono associate spesso con Alta e Bassa Sophia rispettivamente. La Croce rappresenta il confine tra pleroma e kenoma. Il Cristo riporta Achamoth nel pleroma, mentre lo Spirito Santo rimane per recuperare i restanti frammenti ancora intrappolati nel kenoma. Passo dopo passo il processo di recupero ha luogo, mentre Sophia ascende verso la luce della Pienezza, muovendosi attraverso 12 regioni o strati di separazione che ha oltrepassato durante la caduta verso il caos. Per superare questi strati essa recita 12 pentimenti o affermazioni poetiche, che le permettono di ascendere lungo 12 portali, focalizzandosi sulla Luce. Dopo aver chiamato ripetutamente la Luce, i poteri del buio si dissipano e Sophia entra nel regno della Luce infinita.
Fede in Dio
Avere fede, in Dio è uno dei segni più rappresentativi delle religiosità tradizionali. Ma se guardiamo le cose fino in fondo questo “avere fede in Dio” significa avere fede verso ciò che altri hanno detto riguardo Dio piuttosto che avere fede in Lui. Certo qualcuno può sostenere che è stato Dio a dire certe cose e quindi la fede è in Dio e non verso qualcuno che ha riferito quelle cose. E a questo punto non si può più discutere, si può avere solo fede. Il problema nasce quando vi sono diverse persone in contraddizione tra loro riguardo ciò che Dio ha detto. A quel punto non basta solo aver fede, si tratta pure di scegliere una fede tra le tante possibili.
Quindi la fede è sempre verso quello che altri hanno riferito riguardo Dio, e poiché sono state riferite cose diverse si tratta di avere fede in coloro che sono più convincenti.
Esiste poi un’altra fede, che è quella nella tua esperienza diretta di Dio o di ciò che è vero, significativo in base a quel che hai vissuto, provato davvero nella vita, anche se non si chiama necessariamente Dio.
Spesso coloro che hanno fede ini Dio o in qualunque verità traggono la conclusione che tutti devono avere fede in ciò in cui loro hanno fede. Di conseguenza fanno di tutto per convincere e convertire altre persone, o per combattere e distruggere eventuali infedeli.
Altri si accontentano di coltivare la loro fede senza la necessità che ci siano altri a farlo come lo fanno loro.
Danza di Gesù
Gli Atti di Giovanni sono un testo apocrifo del Nuovo Testamento, scritto in greco nella seconda metà del II secolo. Il passo più celebre e controverso di questi scritti riferisce alcuni particolari di una danza rotatoria che Gesù e gli apostoli eseguirono in occasione dell’ultima cena, il giovedì santo. La scena prende la forma di un sermone eseguito da Giovanni dinanzi a una folla di fedeli. Secondo i vangeli canonici, Gesù, terminata la cena con i suoi apostoli, si avvia verso il monte degli Ulivi e poi sosta in un podere, chiamato Getsèmani, invitando i discepoli a sedere mentre lui prega. Gli apostoli si addormentano mentre Gesù prega ed accetta la passione.
Negli Atti di Giovanni, Gesù invita invece gli apostoli a danzare intorno a lui, cantando una serie di inni e chiedendo agli apostoli di rispondere con “Amen” ad ognuno dei versi, tra cui:
Io sono luce per te che mi guardi.
Io sono specchio per te che mi contempli.
Io sono porta per te che bussi.
Io sono strada per te che passi.
Il numero 8 canta lodi con noi.
Il numero 12 danza in alto.
Il Tutto in alto prende parte nella nostra danza.
Colui che non danza, non conosce quel che succede.
Gesù invita poi i discepoli a mantenere il segreto sul mistero di questa danza.
Ascensione di Sophia
Il 15 agosto la Chiesa Cattolica e Ortodossa celebrano l’Assunzione di Maria in Cielo. Questa è anche la data in cui nelle tradizioni gnostiche si ricorda l’Ascensione di Sophia, il Femminile Divino.
Il tema è piuttosto complesso e quanto segue sono solo alcune brevi e incomplete informazioni sulla figura di Sophia e il suo mito di ascensione. Il mito di Sophia è uno dei dodici riferimenti tradizionali cui si ispira l’astrosciamanesimo ed è particolarmente calzante per l’enfasi gnostica sui dodici segni zodiacali e i sette pianeti.
Sophia, la traduzione in greco dell’ebraico “Chokmah”, che denota saggezza, era un personaggio biblico presente con molti riferimenti nelle scritture cristiane. Uno dei motivi per cui il suo nome non è molto rilevante nella Bibbia è perché esso è tradotto di solito con il termine “Saggezza”. Nella Chiesa Cattolica, la figura di Sophia è stata pressoché dimenticata, sebbene alcuni santi, come Santa Ildegarda di Bingen, ne hanno scritto in varie occasioni.
Nello gnosticismo, Sophia è l’aspetto femminile di Dio, ed è associata con lo Spirito Santo della Trinità. Sophia dimora in ogni essere umano come Scintilla Divina, che Cristo fu inviato per attivare, con lo scopo di risvegliare gli uomini dall’illusione del mondo separato creato dal Demiurgo.
Nelle scritture gnostiche Sophia è descritta come la più giovane delle emanazioni divine, l’ultimo degli Eoni, che dimora nel regno dell’unità e della Pienezza (pleroma). Sophia, come gli esseri umani, incorpora due aspetti: il primo (Alta Sophia) fa parte dell’unità ed è pienamente consapevole della connessione con Dio, mentre il secondo (Bassa Sophia) si identifica con un corpo separato da Dio (l’ego).
La Bassa Sophia (Achamoth) manifestò le energie che hanno dato vita al regno della separazione, generando un essere che diventa il creatore del cosmo materiale e psichico in cui come esseri umani ci troviamo. Questo essere, chiamato Demiurgo, avendo perso la connessione con il Padre, crede di essere il Dio assoluto. Di conseguenza, ha creato il suo proprio regno (kenoma), una realtà separata, che è una manifestazione imperfetta del pleroma.
Questo cosmo falso e arbitrario si compone di sette sfere, ciascuna delle quali corrisponde a un pianeta e a un angelo, ed è presieduto da sette governatori (Arconti), mentre la Bassa Sophia, o Achamoth, è bloccata agonizzante nell’ottava sfera. Come risposta alla sua sofferenza, il Padre crea una nuova coppia con lo scopo di redimere Sophia: Cristo e lo Spirito Santo. Nel mito gnostico Gesù è il salvatore della Bassa Sophia, sua sorella e amante.
Nella tradizione cristiana la Vergine Maria e Maria Maddalena sono associate spesso con l’Alta e la Bassa Sophia rispettivamente.
La Croce rappresenta il confine tra il pleroma e il kenoma. Il Cristo riporta Achamoth nel pleroma, mentre lo Spirito Santo rimane per recuperare i restanti frammenti ancora intrappolati nel kenoma.
Non possiamo ritornare alla dimora originale fino a quando non troviamo e recuperiamo quelle parti intrappolate. Come figli di Sophia, siamo gli intermediari tra il cielo e la terra. Passo dopo passo il processo di recupero ha luogo, mentre Sophia ascende verso la luce della Pienezza, muovendosi attraverso le dodici regioni o strati di separazione che ha oltrepassato durante la sua caduta verso il caos. Al fine di superare questi strati essa recita dodici pentimenti o affermazioni poetiche, che le permettono di ascendere lungo i dodici portali, focalizzandosi sulla Luce. Dopo aver chiamato ripetutamente la Luce, i poteri del buio finalmente si dissipano e Sophia entra nel regno della Luce infinita.