(della serie Provocazioni letterarie)
La funzione più controversa e luminosamente sovversiva delle restrizioni derivate dal Covid-19 è di permettere ad alcune anime di rinfrescare le loro memorie. Ciò al fine di prendere atto che in questa realtà, fondata sull’identificazione con un corpo fisico separato, siamo da sempre in quarantena.
Prova a immaginare un mondo in cui le presenti restrizioni siano la norma del vivere umano. Ognuno vive chiuso all’interno della sua casa, uscendo solo per procurarsi cibo e medicinali, anche se la maggior parte delle persone per timore del contagio preferisce usare la consegna a domicilio. I pochi che escono devono disporre di lasciapassare, munirsi di maschere e guanti protettivi e mantenere una rigorosa distanza con qualunque persona. L’uscita è inoltre consentita solo nel raggio di pochi chilometri e a condizione di non essere positivi al virus. Solo coloro che tutelano l’ordine e il rispetto della quarantena possono uscire, insieme a quanti provvedono alla cura dei malati e al sostentamento alimentare. Non sono mai possibili incontri con altre persone fuori della propria abitazione, mentre all’interno della stessa è consentito vivere solo con quanti fanno parte del proprio nucleo famigliare. Tutte le frontiere sono chiuse. Ogni viaggio o spostamento all’estero, e pure fuori dal proprio comune di residenza, è proibito.
Questa è ora la realtà da diverse settimane e potrebbe continuare a esserla ancora per un po’. Tuttavia abbiamo ben vivido il ricordo delle libertà precedenti. Inoltre confidiamo che tra poche settimane tutto tornerà normale. Prova però a immaginare un mondo in cui questa situazione dura da molto tempo, addirittura da generazioni, tanto che nessun essere vivente ha avuto esperienza di come si viveva prima. Le uniche testimonianze restano solo nella letteratura e nei documenti di epoche antiche. Mettiamo però che per motivi politici e di ordine pubblico, tutti questi documenti siano stati eliminati, o siano considerati opere di mitologia, fantasia o fantascienza. Non esiste proprio nulla fuori dalla propria casa e i pochi chilometri intorno, e credere che ci sia qualcosa è solo una fantasia o superstizione. Non si può andare in altre nazioni, paesi, città non a causa delle restrizioni, ma perché questi luoghi sono inesistenti. Quindi rimani dentro la tua piccola casa. Se sei giovane puoi procreare e fare crescere la tua prole, in modo che la razza umana continui a sopravvivere. Se sei anziano ci pensa il virus o altri acciacchi a toglierti al più presto di mezzo. In ogni modo comunque vadano le cose sei destinato a morire. Poi può succedere che cercherai un’altra casa in cui rinascere e ripetere tutto come prima.
La funzione più controversa e luminosamente sovversiva delle restrizioni derivate dal Covid-19 è di permettere ad alcune anime di rinfrescare le loro memorie. Ciò al fine di prendere atto che in questa realtà, fondata sull’identificazione con un corpo fisico separato, siamo da sempre in quarantena. E onde evitare di essere troppo sovversivo mi fermo qui.
Archivi per Marzo 2020
Ritiro di Quaresima
Quando questo succede allora non c’è più bisogno di stare in quarantena. La Quaresima si conclude ed è Pasqua di Resurrezione.
L’Imperatore V.
Alcuni bambini lo chiamano “il Re dei Virus” e la sanno lunga, perché proprio di un monarca si tratta, e precisamente di Sua Maestà Imperiale Virus. L’Imperatore V. ha conquistato tutto il globo e regna incontrastato, imponendo ai suoi sudditi il regime più restrittivo della storia umana.
Ma qual è la caratteristica più precisa di questo monarca e il dato più distintivo del suo dominio?
Si tratta di un sovrano invisibile, indubbiamente un Imperatore Virus, ma più propriamente un Imperatore Vuoto, poiché esercita il suo potere mediante il riconoscimento e l’imposizione di sé stesso, in quanto Vuoto.
In verità il Vuoto ci domina dall’inizio dei tempi, sebbene l’abbia fatto finora con molta discrezione, passando del tutto inosservato. Dal Vuoto è sempre dipesa la nostra esistenza, a cominciare dall’aria invisibile che respiriamo.
Eppure come esseri umani portiamo attenzione solo al visibile, al pieno, mentre l’invisibile non lo vediamo, per cui lo riteniamo irreale, niente, nulla. Entrando in un luogo vuoto, traiamo l’immediata conclusione che non ci sia niente e nessuno. Diciamo “è tutto vuoto, è un deserto, non c’è anima viva!” Nessuno si prende la briga di riconoscere questo Vuoto, di relazionarsi con esso, appunto perché non esiste, non è vivo.
Il Vuoto serve a evidenziare i contorni di ciò che è pieno, per cui ne deriva che senza il Vuoto niente di ciò che è pieno sarebbe visibile. Senza il Vuoto non potremmo essere visibili come entità separate. Quindi il Vuoto si rende (o è reso) invisibile per consentirci di continuare a essere riconosciuti come entità separate.
Il Vuoto è il più grande tabù, perché nel Vuoto esiste la prova che la nostra realtà fisica è un’allucinazione, che ogni aspetto della vita umana si fonda sulla negazione di altre dimensioni e della realtà effettiva stessa.
Non percepiamo i collegamenti esistenti nel Vuoto tra i nostri corpi fisici. Non li vediamo perché la loro consapevolezza minerebbe l’intero paradigma della nostra vita umana.
In queste settimane non possiamo fare a meno di riconoscere il Vuoto. Siamo costretti a rispettare il Vuoto e a prendere le distanze dal pieno. Adesso il Vuoto domina in tutti quei luoghi in cui credevamo di esserci solo noi. E il Vuoto continuerà a dominarci incontrastato, sempre, finché forse non ci rendiamo conto che il Vuoto siamo noi.
Conteggio dei morti
Ogni giorno nel mondo muoiono in media 155000 persone, mentre in un anno trapassano circa cinquanta milioni di esseri umani. Sono morti prive d’interesse a meno che non si tratti del decesso di una persona famosa o di stragi, catastrofi, crimini, attentati e, come per le presenti circostanze, di corona virus. Allora il conteggio dei morti diventa l’elemento dominante nelle notizie, insieme a quello degli ammalati e contagiati.
Da diverse settimane nei titoli quotidiani dei mass media primeggiano aggiornamenti di conteggi di morti e ammalati a livello mondiale, continentale, nazionale, regionale, provinciale, comunale. Da un lato ci sono questi numeri che attirano l’attenzione, dall’altro quelli di morti e di ammalati ordinari, che non fanno notizia e che nessuno si prende la briga di contare.
Ci sono morti e ammalati speciali, con la corona, che ostentiamo come macabra classe nobiliare. e morti e ammalati ordinari che non interessano a nessuno.
Ma la morte e la malattia, alla fine dei conti, sia blasonata sia plebea, continua a essere morte e malattia per tutti. E così è sempre stato e seguiterà a esserlo, finché forse non riusciamo a comprendere il senso di questa vita: che statisticamente, nel modo più assoluto, culmina sempre nella morte.
Nella linearità del tempo l’unica certezza di ogni essere umano è la morte. Possiamo passare l’intera vita investendo tutte le nostre risorse nel tentativo disperato di ritardare il più possibile la malattia e la morte. Possiamo anche chiederci che senso abbia una vita fondata su questo proposito.
Possiamo anche domandarci, con tutto il rispetto, quale forma di orgoglio ci sia nello “sconfiggere” una malattia o nel dimostrare di essere in grado di vivere più a lungo di altri. Quel che conta sono qui allora i numeri: la quantità di anni di vita, la cifra dei morti, dei contagiati, dei guariti.
Possiamo anche notare che laddove il numero dei morti e degli ammalati può essere conteggiato, questi numeri non ci dicono nulla riguardo la quantità di sofferenza, terrore e disperazione derivati dalla malattia e dalla morte. Non è possibile contare il dolore, per cui un guarito (che non ha più il virus) è tale anche se sta soffrendo per altri motivi assai più gravi, ma che non fanno né numero né notizia. Quel che importa sono solo i numeri che contano: morti, ammalati, guariti.
Se questa è la misura del successo, ne deriva che ogni persona che si ammala e muore è un fallito e un perdente. Magari è proprio così, per cui si tratta di seguitare a lottare contro le malattie e la morte, anche se alla fine siamo tutti perdenti. Se la sopravvivenza e il ritardo a tutti i costi della morte sono la priorità della vita, possiamo chiederci che razza di vita sia mai questa. Possiamo anche provocatoriamente chiederci se siamo effettivamente vivi, se magari siamo già morti.
Ritualità nell’epoca pandemica
di Luna Pedrini
Uno sguardo antropologico è sempre utile. Soprattutto in momenti di sospensione dove è difficile prevedere cosa accadrà. È utile perché consente di mettere l’attenzione su cosa caratterizza veramente una comunità, su cosa la rende tale e su quali strumenti può contare superata la crisi. Perché si, ci vogliono delle basi, ci vuole un terreno comune per ricostruire partendo da vecchi saperi ma integrando le nuove esperienza portatrici di – si spera – rinnonavata conoscenza. Questa è la sfida che da sempre le società si trovano a compiere. Essere capaci di mantenere una tradizione mantenendosi aperte al cambiamento ed all’integrazione di ciò che mano mano viene acquisito. Questo fonda una cultura. Che non è mai chiusa. È sempre aperta al flusso della vita che è in costante divenire.
Se c’è una cosa che certamente sta sconvolgendo la nostra cultura è l’assenza di ritualità collettiva. E questo colpisce molto. Su questo dovremmo davvero interrogarci. È un processo che in realtà è in atto da tempo. Basta pensare al sempre più raro festeggiarsi di celebrazioni. Dalle processioni alla feste popolari è ogni anno in calo il numero di coloro che ne prendono parte. Affidarsi a qualcosa è eresia. Mangiare salsiccia e polenta è leghista. Presi sempre più da una idealizzazione di quelle gesta che ci hanno accompagnato per secoli, ci allontaniamo dal fare e dallo stare. Riteniamo populista persino cucinare i tortellini insieme. Cose da vecchi. Che noia. Io voglio stare su Facebook! Scherziamo! Al massimo scarico una app per imparare a cucinare. Da sola. Nella mia casa. Ciao nonna. Ciao zia. Ciao mamma.
Ma veniamo ad ora. Tutti siamo rimasti colpiti da corpi morti senza un funerale. Ebbene, non si sono fermati solo i funerali. Anche i matrimoni. Anche i battesimi. E via via le sagre, i concerti, gli spettacoli ed il resto. Tutto ciò che ci definisce come cultura è sparito. Così. Da un giorno all’altro. È proprio questa assenza del rito, della celebrazione e dell’unione che mina la nostra comunità. Da millenni accompagnamo i morti con preghiere. Da millenni celebriamo una nascita con una grande festa. Da millenni festeggiamo un matrimonio a suon di cin-cin. Questi siamo Noi. Al di là di tutto. Della politica. Della religione. Essere privati di tali momenti è una bomba ad orologeria. Passaggi fondamentale per la vita di ciascuno questi riti hanno l’enorme forza di connettere l’individuo al collettivo. Praticamente ci manifestano, nutrendoci, la nostra essenza più profonda: siamo Io e siamo Noi. E questo è un fondamento. Non è una variabile. Nel Noi ci sono tutti. Grandi e piccoli. Ricchi e poveri.
Non ci è dato sapere che impatto avrà questo sul nostro Spirito e sulla nostra Anima. Ma quello che si possiamo fare è comprendere – e velocemente – come sostituire quel rito in questo momento. Che gesti compiere per tener vivo quel filo che ci connette tutti. Nessuno escluso. Perché questo fa una cultura. Quando qualcosa le viene strappato via trova il modo di rimanere salda e forte. Trova il modo di resistere a quel momento unendosi agli altri. Certo serve creatività. Ma ancor più importante è la volontà e la necessità di riconoscersi come tale. Perché quando si è al limite della sofferenza si capisce davvero che soli non siamo nulla. Si intuisce chiaramente che l’altro è mio pari. Con lui condivido questa Terra benedetta. Solo insieme possiamo amarla, onorarla e godere dei suoi frutti.
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Luna Pedrini
Luna Nuova in Ariete
La Luna Nuova in Ariete ha luogo il 24 marzo 2020 alle 10:28 ora italiana, a 4°12′ dell’Ariete. Il Sole e la Luna sono in Ariete, per cui è una lunazione all’insegna dell’azione, del coraggio, dell’iniziativa e del cambiamento.
Quando il Sole e la Luna si trovano congiunti nel primo segno dello Zodiaco, raggiungono la massima unità possibile. Si tratta di una Luna Nuova delicata poiché facilita il rapporto con la nostra essenza profonda nella sua autonomia totale verso la rete delle relazioni con persone, luoghi e situazioni.
Questa Luna Nuova emerge come l’invadente suoneria di una sveglia, che all’improvviso ci desta per richiamare l’attenzione sulla realtà o sull’illusione in cui ci troviamo. “È ora di svegliarsi! Hai una missione!” diceva la psichica Dolores Cannon, “È ora di cominciare. Smettila di sprecare tempo! Il tempo per realizzare ciò che sei venuto a fare sulla terra si sta esaurendo!” .
Lascia che i propositi più sacri e arditi del cuore siano annunciati apertamente nel profondo del tuo essere, con impeto invadente, proprio come il segnale pungente di una sveglia, prevalendo sopra tutte le ansietà, tensioni e illusioni del mondo. Questa Luna Nuova apre il portale della primavera del cuore e del trionfo crescente della luce. Di questo portale tu possiedi le chiavi! Sii consapevole che le circostanze attuali contengono in parti uguali luce e buio. Accetta pienamente il buio, perché è in queste tenebre che si rivela la luce, è nella notte che nasce il giorno. Concedi a ogni notte e buio di fungere da utero divino per l’emergenza di tuoi intenti luminosi. Permetti ai propositi più sacri e arditi del tuo cuore di essere annunciati apertamente, prevalendo sopra tutte le paure di questo mondo. Tu possiedi le chiavi del portale! Le hai ricevute come tuo diritto di nascita, per poterle usare, per entrare nel santuario del cuore, per ritrovare la tua vera luce e condividerla in tutto ciò che fai e sei.
Oltre le idee che hai assorbito sin dall’infanzia, i traumi e le vicende della vita, con tutte le opinioni che tu e gli altri si sono fatti di te, esiste un seme primordiale, che rappresenta il vero motivo per cui tu esisti, la tua natura più autentica, un’immagine innata che non ti abbandona mai. Lo psicanalista James Hillman la descrive con la “teoria della ghianda”, ossia l’idea che “ciascuna persona sia portatrice di un’unicità che chiede di essere vissuta e che è già presente prima di poter essere vissuta” . Ognuno di noi è emerso in questo mondo con un’immagine innata che ci definisce, per cui non importa quanto insisti a forzare la tua natura, se sei una ghianda il tuo destino è diventare una quercia. Quest’immagine ha un’intenzione angelica, è una scintilla di coscienza che ha “a cuore il nostro interesse perché ci ha scelti per il proprio” .
Apprezzamento
Dinanzi a ciò che sta accadendo ora i problemi e i limiti nella nostra vita, tutte le cose di cui ci lamentavamo prima della diffusione del Covid-19, sembrano non avere alcun senso. I nostri problemi di poche settimana fa si sono eclissati. In confronto alla situazione attuale ci rendiamo conto di quanto stavamo bene prima. Magari ci pentiamo di non averlo mai ammesso.
Allo stesso tempo i limiti e i problemi che viviamo ora potrebbero risultare del tutto insignificanti nel caso ci fossero sviluppi assai più gravi della situazione attuale.
Quindi, nonostante i limiti e i problemi di questo momento, non guasterebbe riconoscere e apprezzare adesso quanto ancora ci permette di stare bene o almeno molto meglio di come potremmo sentirci in circostanze peggiori.
Primavera perduta?
È iniziata finalmente la primavera! Addio al buio, al freddo e alla chiusura dell’inverno, e un gran benvenuto al trionfo progressivo della luce e del calore! La primavera è la stagione più dinamica e frizzante, quella che maggiormente promuove il movimento, la vita all’aria aperta, l’eccitazione di nuovi incontri, la libertà di realizzare i propri desideri, l’esuberanza, lo splendore. La primavera è la stagione per eccellenza della crescita, dell’acquisizione, dello sviluppo, dell’aumento.
La primavera del 2020 è piuttosto originale e ci offre soprattutto la prospettiva della crescita di ciò che umanamente preferiremmo non crescesse e la perdita di tutto il resto. Questa primavere ci confronta con la sola unica certezza della vita: quella di perdere tutto. E questo proprio non c’entra nulla con il Covid-19
Non importa che cosa hai acquisito, vinto, guadagnato: successo, denaro, proprietà, relazioni, amicizie, famiglia, salute. A un certo punto perderai tutto definitivamente, e il Covid-19 non ha alcuna responsabilità a riguardo.
E ogni volta che perdi qualcosa o qualcuno, prima di perdere tutto, questo è solo una preparazione, un allenamento inteso a insegnarti a “saper perdere”. La primavera è un inizio e una preparazione. La primavera del 2020 gradualmente ti insegna a perdere.
Perdere non è un’anomalia, qualcosa che capita solo alle persone sfortunate o a intere popolazioni quando c’è una pandemia. È il destino inevitabile di ogni essere umano. Ed è proprio per questo motivo che la cosa più importante che hai da apprendere nella vita è “saper perdere”.
Tra le tante perdite possibili, quelle più dolorose e più difficili da accettare e apprendere riguardano la salute, le relazioni, la libertà di muoversi fisicamente. Queste perdite, come le altre, sono inevitabili.
L’unica certezza che esiste sul piano fisico riguardo la tua salute è che a un certo punto ti ammalerai o avrai un incidente e morirai. Per tutta la vita puoi apprendere tanti modi per mantenerti in buona salute fisica. Questo è importante. Ma è altrettanto importante imparare ad accettare la perdita della salute, a gestire una malattia o una situazione che ti porta alla morte.
Quindi ogni volta che ti ammali, che perdi la salute, anche solo provvisoriamente, questa è una grande occasione per imparare la cosa più importante e inevitabile nella vita: saper perdere.
L’unica certezza che esiste sul piano fisico nelle relazioni con gli altri è che finiranno. A un certo punto perderai le persone care, esse ti lasceranno o le lascerai tu. Quindi ogni volta che perdi qualcuno o qualcosa, anche solo provvisoriamente, questa è una grande occasione per imparare la cosa più importante e inevitabile nella vita: saper perdere.
Certo, non è affatto facile imparare a perdere in un mondo che esalta la vittoria, il successo, la nascita e biasima la sconfitta, la fine, la morte, l’ombra. E il Covid-19 in questo caso è un sussidio didattico.
Buona primavera!
Il varco
Tra Pesci e Ariete c’è un varco, un Grande Varco, il salto quantico da un regno a un altro, un bivio che può portare sia a una gioiosa e radicale ridefinizione della nostra natura, sia a un altro vano cambiamento dentro la stessa ripetitiva storia. Ed è in questo varco che l’umanità apparentemente continua a perdere la sua opportunità di redenzione, come alcune civiltà che, raggiunto il loro apice, ripiombano nuovamente nell’oscurità.
I Pesci rappresentano sia l’apice della coscienza umana sia la più profonda ignoranza, proprio come l’Ariete rappresenta sia l’inizio di una nuova era di luce che la perdita della consapevolezza o il ritorno all’ignoranza.
Pesci e Ariete sono rispettivamente l’ultimo e il primo dei 12 segni. I 12 segni sono in termini sciamanici le 12 parti frammentate della nostra anima o, nel linguaggio cristiano, i 12 apostoli. Con i Pesci la sequenza dei segni è completa, il che significa che ho avuto un’esperienza di tutte le 12 parti. Ciò non implica che queste parti siano state pienamente recuperate e integrate. E persino se sono riuscito a recuperarle, posso ancora perderle di nuovo.
Il processo di recupero è esemplificato dalla sequenza di numeri progressivi dall’1 (Ariete), 2 (Toro) fino al 12 (Pesci). Tuttavia quando raggiungo il 12 (Pesci), la sequenza lineare viene sfidata e invece di continuare con il 13, ritorno all’1 (Ariete).
In questo Grande Varco tra Pesci e Ariete esiste una zona di dissoluzione. La sequenza tradizionale non può andare oltre il 12 e non c’è spazio per il tredicesimo, che è destinato ad essere sacrificato, così che l’1 può ritornare e aprire la strada ad un’altra ripetizione del ciclo precedente.
Questa è la natura della nostra realtà separata: un ciclo continuo, la stessa soap opera replicata ripetutamente, un sogno di inevitabile cattività senza possibilità di liberazione a meno che non ci svegliamo dal sogno.
Il tredicesimo è il segno del risveglio, e come tale non appartiene al sogno. Non appena emerge riconosco il sogno come un sogno, e non è possibile nessun compromesso: o abbraccio il tredicesimo ed esco dal sogno, o continuo a dormire, ed il tredicesimo cambia in 1 (Ariete). Qui l’Ariete rappresenta sia il tredicesimo che il primo.
Nell’antica numerologia il numero 12 rappresenta la struttura che crea la nostra realtà separata, mentre il numero 13 è il portale del regno multidimensionale. In quanto tale, il tredicesimo esemplifica la dissoluzione della realtà ordinaria ed un radicale cambiamento di paradigma che frantuma le leggi convenzionali del mondo.
Il 13 è il risveglio di una percezione che drasticamente rivela la natura illusoria della nostra realtà separata, minacciando la sopravvivenza dell’ego. È perciò che il numero 13 è stato considerato con sospetto e paura attraverso i secoli. Ci sono numerose tradizioni e miti che narrano di un tredicesimo membro di un gruppo che è stato tradito, oppresso, sacrificato, ucciso o trasfigurato. I più noti, oltre a Gesù e i suoi 12 apostoli, sono Re Artù e i 12 Cavalieri della Tavola Rotonda, il dio Baldur e le 12 divinità del Valhalla, Mitra, Filippo II il Macedone, ecc.
Nei segni dello zodiaco il cambiamento tra ciascun segno e il loro numero è sequenziale, ossia 1-2-3-4-ecc., fino a 12 dove la sequenza finisce e tutto ritorna all’1. È in questo cambiamento che dimora il mistero del tredicesimo.
È qui che l’invisibile provvisoriamente si svela e diventa disponibile solo per coloro che hanno orecchie per udire e occhi per vedere.
Intramundi – Statuto
STATUTO ASDM
DENOMINATA “INTRAMUNDI”
ART. 1 – (Denominazione e sede)
In riferimento alla costituzione ed allo statuto della Associazione denominata “INTRAMUNDI”, avvenuta in data 24 febbraio 2017, con sede in Colonna (RM), Via del Teatro n.4 e nel rispetto dell’art. 36 e sgg. del Codice Civile, viene modificato lo statuto associativo tenuto conto che la medesima come su identificata, potrà esplicare la propria attività sull’intero territorio nazionale, dell’Unione Europea e di altri Continenti. Con delibera del Consiglio Direttivo può essere modificata la sede legale ed operativa senza necessità di integrare la presente scrittura. La durata dell’Associazione è a tempo indeterminato come già specificato nell’atto costitutivo.
ART. 2 – (Finalità)
L’associazione ha come scopo quello di sviluppare attività culturali, organizzare varie attività di promozione sociale e del benessere in genere al fine di migliorare la qualità di vita dei propri associati. Nel conseguire le finalità assistenziali verso i propri associati e/o tesserati dell’organizzazione nazionale di appartenenza, l’Associazione potrà mettere in atto, nei loro confronti, tutti quei servizi strettamente complementari che comportino la somministrazione di alimenti e bevande, anche di supporto fisiologico, l’intrattenimento attraverso l’uso di videogiochi e l’organizzazione di viaggi e soggiorno turistici; tutti i servizi sociali e/o complementari potranno essere fruiti verso il pagamento di corrispettivi specifici in relazione alla maggiore o diversa prestazione alla quale danno diritto. Eventuali utili, così come eventuali avanzi di gestione istituzionale, andranno in ogni caso reinvestiti interamente nell’Associazione per il perseguimento esclusivo dell’attività istituzionale.
L’Associazione ha finalità di carattere sociale, civile, culturale, di ricerca etica e spirituale per favorire nell’individuo la ricerca della consapevolezza attraverso la conoscenza di sé ed il miglioramento delle relazioni umane. L’Associazione si propone di favorire lo studio, la sperimentazione, la pratica e la divulgazione – per mezzo di conferenze ed incontri individuali di gruppo – delle seguenti attività e discipline:
Astrosciamanesimo; Costellazioni Familiari Sistemiche; Astrologia; Tarocchi; Metagenealogia; Counselling; Discipline Olistiche per la Salute, Arti Olistiche Orientali, tra cui a titolo esemplificativo non esaustivo: Reiki, Fiori di Bach, Kinesiopatia, pilates yoga, schiatsu, naturopatia, ayurveda, riflessologia, tecniche energetiche, Pranoterapia, Craniosacrale, Cristalloterapia, Qi-Gong, tecniche di meditazione secondo vari insegnamenti e maestri; stabilire dei rapporti di collaborazione con le associazioni operanti nello stesso settore e con operatori olistici in genere; promuovere, organizzare viaggi itineranti, soggiorni, sia in Italia sia all’estero; proporsi come luogo d’incontro e di aggregazione nel nome di interessi culturali per orientare l’utilizzazione del tempo libero alla crescita fisica, spirituale e culturale di ciascun individuo.
Tutte le attività citate non costituiscono alternativa alle terapie mediche convenzionali e non intendono interferire con terapie o pareri medici convenzionali. Tutte le attività sopra elencate sono destinate a gruppi di bambini, ragazzi, adulti ed anziani, anche diversamente abili. Le attività dell’Associazione possono essere realizzate in diversi ambiti: centri olistici, associazioni, aziende, scuola, doposcuola, centri estivi, ludoteche, biblioteche, centri sociali, bar e palestre. Essa può, inoltre, svolgere in via accessoria e strumentale al perseguimento dei fini istituzionali attività commerciali e/o professionali, anche con riferimento al settore dell’editoria multimediale, nei limiti delle leggi vigenti, della diffusione a mezzo world wide web.
Organizzare e rappresentare manifestazioni culturali, spettacoli di danza, teatrali e musicali, rassegne, saggi, seminari, convegni, mostre d’arte e fotografia, di animazione e cinematografici, in spazi e presso enti pubblici e privati, all’aperto o al coperto. Diffondere ed editare riviste, opuscoli, prontuari, vademecum ed ogni tipo di pubblicazione connessa alle attività svolte nell’Associazione. Organizzare convegni, eventi, manifestazioni ed attività a sfondo sociale a favore di famiglie e ceti meno abbienti e di persone diversamente abili, autonomamente o in collaborazione con altri enti aventi finalità similari.
Per il perseguimento dei propri scopi l’Associazione potrà, inoltre, aderire anche ad altri organismi di cui condivide finalità e metodi, collaborare con enti pubblici e privati al fine del conseguimento delle finalità statutarie, promuovere iniziative per raccolte occasionali di fondi al fine di reperire risorse finanziarie finalizzate solo ed esclusivamente al raggiungimento dell’oggetto sociale. Promuovere, organizzare e gestire iniziative di servizi, attività culturali, ricreative e ludiche atte a soddisfare le esigenze dei soci, anche organizzando un servizio interno di somministrazione di bevande ed alimenti in favore dei soci e di aderenti ad altre associazioni che appartengano alle stesse organizzazioni nazionali di riferimento, al fine di costituire uno spazio di libero incontro e di occasioni di confronto interpersonali.
ART. 3 – (Associati)
Sono ammesse all’Associazione tutte le persone fisiche che ne condividano gli scopi e che accettino il presente statuto e l’eventuale regolamento interno.
L’organo competente a deliberare sulle domande di ammissione è il Consiglio Direttivo.
Il diniego sull’ammissione di nuovi associati va motivato. Il richiedente, nella domanda di ammissione dovrà specificare le proprie complete generalità impegnandosi a versare la quota associativa.
Sono previste 3 categorie di associati:
ordinari: sono coloro che versano la quota di iscrizione annualmente stabilita dall’Assemblea in € 200,00;
sostenitori: sono coloro che erogano contribuzioni volontarie straordinarie e non hanno diritto di voto in assemblea. Dette contribuzioni volontarie possono avvenire sia in denaro che in natura secondo il principio “affectio vel benevolentiae causa”, apportando in associazione la propria opera in base alle proprie competenze e predisposizioni;
benemeriti: sono persone nominate tali dall’Assemblea per meriti particolari acquisiti a favore dell’Associazione. Non hanno diritto di voto in assemblea.
L’ammissione ad associato è a tempo indeterminato, fermo restando il diritto di recesso, tranne che per i soci ordinari in caso di morosità nel pagamento della quota ordinaria annuale.
L’associazione prevede l’intrasmissibilità della quota o contributo associativo ad eccezione dei trasferimenti a causa di morte e la non rivalutabilità della stessa.
ART. 4 – (Diritti e doveri deGLI ASSOCIATI)
Gli associati hanno diritto di eleggere gli organi sociali e di essere eletti negli stessi.
Essi hanno diritto di essere informati sulle attività dell’associazione e di essere rimborsati per le spese effettivamente sostenute nello svolgimento dell’attività prestata.
Gli associati devono versare nei termini la quota sociale e rispettare il presente statuto e l’eventuale regolamento interno.
Gli aderenti svolgeranno la propria attività nell’associazione prevalentemente in modo personale, volontario e gratuito, senza fini di lucro, anche indiretto, in ragione delle disponibilità personali.
ART. 5 – (Recesso ed esclusione dell’associato)
L’associato può recedere dall’associazione mediante comunicazione scritta al Consiglio Direttivo.
L’Associato che contravviene ai doveri stabiliti dallo statuto può essere escluso dall’Associazione.
L’esclusione è deliberata dall’Assemblea con voto segreto e dopo avere ascoltato le giustificazioni dell’interessato.
E, comunque ammesso ricorso al giudice ordinario.
ART. 6 – (Organi sociali)
Gli organi dell’associazione sono:
- Assemblea degli associati,
- Consiglio direttivo,
Tutte le cariche associative sono assunte a titolo gratuito
ART. 7 – (Assemblea)
L’Assemblea è l’organo sovrano dell’associazione ed è composta da tutti gli associati.
E convocata almeno una volta all’anno dal Presidente dell’associazione o da chi ne fa le veci mediante avviso scritto da inviare almeno 10 giorni prima di quello fissato per l’adunanza e contenente l’ordine del giorno dei lavori.
L’Assemblea è inoltre convocata a richiesta di almeno un decimo degli associati o quando il Consiglio Direttivo lo ritenga necessario.
L’Assemblea può essere ordinaria o straordinaria. È straordinaria quella convocata per la modifica dello statuto e lo scioglimento dell’associazione. E’ ordinaria in tutti gli altri casi.
ART. 8 – (Compiti dell’Assemblea)
L’assemblea deve:
- approvare il rendiconto consuntivo e preventivo;
- fissare l’importo della quota sociale annuale;
- determinare le linee generali programmatiche dell’attività dell’associazione;
- approvare l’eventuale regolamento interno;
- deliberare in via definitiva sulle domande di nuove adesioni e sulla esclusione degli associati;
- eleggere il Presidente e il Consiglio Direttivo;
- deliberare su quant’altro demandatole per legge o per statuto, o sottoposto al suo esame dal Consiglio direttivo.
ART. 9 – (Validità Assemblee)
L’assemblea ordinaria è regolarmente costituita in prima convocazione se è presente la maggioranza degli iscritti aventi diritto di voto; in seconda convocazione, da tenersi anche nello stesso giorno, qualunque sia il numero dei presenti, in proprio o in delega.
Le deliberazioni dell’assemblea ordinaria vengono prese a maggioranza dei presenti e rappresentati per delega, sono espresse con voto palese tranne quelle riguardanti le persone e la qualità delle persone.
L’assemblea straordinaria approva eventuali modifiche allo statuto con la presenza di 3/4 degli associati e con decisione deliberata a maggioranza dei presenti; scioglie l’associazione e ne devolve il patrimonio col voto favorevole di ¾ dei soci.
ART. 10 – (Verbalizzazione)
Le discussioni e le deliberazioni dell’assemblea sono riassunte in un verbale redatto dal segretario e sottoscritto dal presidente.
Ogni socio ha diritto di consultare il verbale e di trarne copia.
ART. 11 – (Consiglio direttivo)
Il consiglio direttivo è composto da numero tre membri eletti dall’assemblea tra i propricomponenti.
Il consiglio direttivo è validamente costituito quando è presente la maggioranza dei componenti. Nel caso in cui il consiglio direttivo fosse composto da soli tre membri, è validamente costituito quando sono presenti tutti. Esso delibera a maggioranza dei presenti.
Il Consiglio direttivo compie tutti gli atti di ordinaria e straordinaria amministrazione non espressamente demandati all’Assemblea; redige e presenta all’assemblea il rapporto annuale sull’attività dell’associazione, il rendiconto consuntivo e preventivo.
Il consiglio direttivo dura in carica per tre anni e i suoi componenti possono essere rieletti per un numero illimitato di mandati.
ART. 12 – (Presidente)
Il Presidente ha la legale rappresentanza dell’associazione, presiede il Consiglio Direttivo e l’assemblea; convoca l’assemblea degli associati e il Consiglio Direttivo sia in caso di convocazioni ordinarie che straordinarie.
ART. 13 – (Risorse economiche)
Le risorse economiche dell’associazione sono costituite da:
- quote e contributi degli associati;
- contributi di privati,
- eredità, donazioni e legati;
- altre entrate compatibili con la normativa in materia.
L’associazione ha il divieto di distribuire, anche in modo indiretto, utili e avanzi di gestione nonchè fondi, riserve o capitale durante la vita dell’ente, in favore di amministratori, associati, partecipanti, lavoratori o collaboratori e in generale a terzi, a meno che la destinazione o la distribuzione non siano imposte per legge, ovvero siano effettuate a favore di enti che per legge, statuto o regolamento, fanno parte della medesima e unitaria struttura e svolgono la stessa attività ovvero altre attività istituzionali direttamente e specificamente previste dalla normativa vigente.
L’associazione ha l’obbligo di reinvestire gli eventuali utili e avanzi di gestione esclusivamente per lo sviluppo delle attività funzionali al perseguimento dello scopo istituzionale di solidarietà sociale.
ART. 14 – (Rendiconto economico-finanziario)
Il rendiconto economico-finanziario dell’associazione è annuale e decorre dal primo gennaio di ogni anno. Il conto consuntivo contiene tutte le entrate e le spese sostenute relative all’anno trascorso. Il conto preventivo contiene le previsioni di spesa e di entrata per l’esercizio annuale successivo.
Il rendiconto economico-finanziario è predisposto dal Consiglio direttivo e approvato dall’assemblea generale ordinaria con le maggioranze previste dal presente statuto, depositato presso la sede dell’associazione almeno 20 gg. prima dell’assemblea e può essere consultato da ogni associato.
Il conto consuntivo deve essere approvato entro il 30 aprile dell’anno successivo alla chiusura dell’esercizio sociale.
ART. 15 – (Scioglimento e devoluzione del patrimonio)
L’eventuale scioglimento dell’Associazione sarà deciso soltanto dall’assemblea con le modalità di cui all’art. 9.
L’associazione ha l’obbligo di devolvere il patrimonio dell’ente non commerciale in caso di suo scioglimento per qualunque causa, ad altro ente non commerciale che svolga un’analoga attività istituzionale, salvo diversa destinazione imposta dalla legge con finalità analoghe o ai fini di pubblica utilità, sentito l’organismo di controllo di cui all’articolo 3, comma 190, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, e salvo diversa destinazione imposta dalla legge.
ART. 16 – (Disposizioni finali)
Per tutto ciò che non è espressamente previsto dal presente statuto si applicano le disposizioni previste dal Codice civile e dalle leggi vigenti in materia.
Firmato:
Valenti Giorgia (Presidente)
Pedrini Stefania (Vice-Presidente)
Santoro Franco (Tesoriere)