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L’asse verticale e i tre mondi

Novembre 11, 2018 by admin Lascia un commento

L’asse verticale è rappresentato dall’alto (Mondo dell’Alto), dal basso (Mondo del Basso) e il centro (Mondo di Mezzo). Tale struttura costituisce il proiettore della realtà virtuale che si espande in quest’universo multidimensionale. È la squadra operativa che dirige la commedia della vita prodotta da una parte della mente nel tentativo di prendersi gioco di se stessa. Non possiamo lamentarci riguardo tale compagine poiché, sebbene sia facile dimenticarsene o entrare nel ruolo della vittima, noi stessi abbiamo contribuito a realizzarla e a metterla nella posizione in cui si trova. Ebbene, talvolta il tutto appare come un pandemonio colossale. Tuttavia, in questo caos dimora una logica insana di cui possediamo le chiavi. La nostra funzione è di districarci da questo pandemonio poiché ci siamo resi conto che più vi ci entriamo, più troviamo putiferio. Abbiamo commesso un errore e fatto una scelta sbagliata. Eppure possiamo scegliere ancora. […]

Il tratto principale del lavoro astrosciamanico è l’esperienza di stati sciamanici di coscienza e il rapporto diretto con gli Spiriti Guida e ogni tipo d’entità e realtà, ordinaria e non, di cui i Settori del Sacro Cerchio e la carta astrologica costituiscono il perimetro di riferimento. Le norme del rapporto con queste realtà ci sono giunte in modo piuttosto frammentario attraverso le culture tradizionali sopravvissute alla periferia del globo, l’opera segreta di certe scuole misteriche, gli insegnamenti di pochi maestri illuminati e, soprattutto, tramite il rapporto con lo stato di coscienza sciamanica accessibile a chi è disposto ad avere tal esperienza. La cosmologia astrosciamanica impiega la classica divisione in asse orizzontale e asse verticale tipica delle culture sciamaniche e delle principali tradizioni religiose ed esoteriche del pianeta. L’asse verticale è tradizionalmente composto di Tre Mondi: il Mondo dell’Alto, il Mondo di Mezzo, il Mondo del Basso.[1]

Il Mondo dell’Alto, altrimenti chiamato Mondo Superiore, Cielo, Paradiso o Regno Spirituale, ecc., è popolato da maestri spirituali, divinità, pianeti, stelle, esseri cosmici d’altre dimensioni. Il viaggio in questo mondo offre l’opportunità di riscoprire il passato più remoto e ricevere informazioni sull’effettivo motivo della propria presenza sulla Terra. Per alcune tradizioni sciamaniche l’universo fisico è una proiezione, o contraffazione del Mondo dell’Alto. Questo significa che quest’ultimo non è collocabile nell’universo delle stelle e delle galassie osservabili attraverso i telescopi, ma in un’altra dimensione. Nel Mondo dell’Alto è possibile provare sensazioni di leggerezza e connessione con il Tutto, e ricevere visioni, indicazioni e consigli spirituali riguardo alla realizzazione della propria missione sul pianeta.

Il Mondo del Basso è tradizionalmente il regno della conoscenza istintiva, il luogo in cui dimorano i poteri animali, vegetali, minerali e tutte le entità associate ai misteri più arcani del pianeta e altre dimensioni similari. Qui è possibile ottenere aiuto e indicazioni sulla realtà percepita dalla maggioranza degli esseri umani che dimorano sulla Terra. Il viaggio sciamanico nel Mondo del Basso è sovente intrapreso per rapportarsi con spiriti animali e guide ataviche. Secondo il tipo di prospettiva, questo mondo è anche il luogo in cui gli spiriti umani generalmente si dirigono dopo aver lasciato i loro corpi fisici o dove i corpi fisici procedono quando la matrice degli esseri umani che li abita se ne va altrove.

Il Mondo di Mezzo corrisponde sia alla cosiddetta realtà ordinaria, nel modo in cui è percepita dalla maggior parte degli uomini, sia a una sua trasposizione in chiave non-ordinaria, nella quale è possibile viaggiare sciamanicamente avanti e indietro attraverso la storia del pianeta. L’esplorazione di questo mondo permette di spaziare lungo i territori della realtà quotidiana per localizzare piante, pietre, strumenti di potere, oggetti, luoghi ideali, e stabilire comunicazioni telepatiche, individuare fonti di disturbo, ecc. Il Mondo di Mezzo contiene spesso entità intrappolate, forme pensiero distruttive e rancori concernenti esperienze passate che hanno bisogno di essere rilasciate.

Secondo l’Epica del Sacro Cono, il Mondo di Mezzo rappresenta la base circolare di due spirali coniche disposte una sopra l’altra. Il cono superiore è associato al Mondo dell’Alto, mentre quello inferiore corrisponde al Mondo del Basso. La cosmologia dei Tre Mondi delinea strategicamente la realtà multi-dimensionale in cui il nostro pianeta, il sistema solare, la galassia e tutto l’universo conosciuto e sconosciuto, si colloca. Questa realtà è qui definita con il termine Sfera Grigia, o Sfera di Luce e Buio, e costituisce una delle tre sfere multi-dimensionali della cosmologia del Sacro Cono.

La Sfera Grigia e i suoi Tre Mondi rappresentano l’area di connessione tra due successive sfere: Sfera Bianca, o Sfera di Luce, e Sfera Nera, o Sfera di Buio. La funzione epica della Sfera Grigia consiste nel facilitare la connessione tra la Sfera Bianca e la Sfera Nera e nel dissolversi gradualmente per consentire la loro unione finale. La Sfera Grigia incorpora aree finalizzate a tale scopo. Qui, l’Epica identifica tre zone strategiche principali: Handor per la Sfera Bianca, Rodnah per la Sfera Nera e Pahai per la Sfera Grigia. Le prime due aree rappresentano il Picco, o punto di accesso, alla sfera cui fanno riferimento e l’apice dei due coni della Sfera Grigia. La terza area (Pahai), il sistema di connessione tra i due coni, spiana la via verso l’asse verticale.

A grandi linee, in astrologia, il Mondo di Mezzo è rappresentativo dei sette pianeti tradizionali (Sole, Luna, Mercurio, Venere, Marte, Giove, Saturno), mentre quello dell’Alto è in relazione con Urano e Nettuno, e quello del Basso con Plutone. Tuttavia non esistono identificazioni esclusive poiché nell’ambito d’ogni Settore e pianeta si propone la stessa divisione in tre parti. La struttura verticale della cosmologia del Sacro Cerchio è rappresentata dai Tre Mondi e dalla loro connessione per mezzo di un asse centrale. Quest’asse è posto al Centro del Sacro Cerchio ed è definito con ampie varietà di termini: asse verticale, Albero del Mondo, Grande Albero, Montagna Cosmica, Asse del Mondo, Albero della Vita, monte Meru, monte Sinai, piramide, croce, Yggdrasil, ecc.

Tutte le principali tradizioni mistiche, sciamaniche ed esoteriche di questo pianeta hanno impiegato cartografie concernenti l’asse verticale e ai diversi stadi della sua esplorazione. Nella tradizione indiana, per esempio, l’asse verticale è rappresentativo del percorso spinale attraverso cui scorre l’energia conosciuta come kundalini. Quest’energia, secondo la tradizione indiana dello yoga e del tantra, è paragonata a un serpente femmina che giace arrotolato su se stesso alla base della colonna vertebrale o primo chakra. Nella maggioranza delle persone essa rimane dormiente, mentre nei pochi in grado di risvegliarla, la kundalini sale verso l’alto passando attraverso i sei chakra. Se il canale è libero e non vi sono ostruzioni, l’energia ascende fino a raggiungere il settimo chakra sito nella sommità della testa. Tale conseguimento rappresenta l’illuminazione, la liberazione o reintegrazione con il Tutto o Sé universale e il rilascio definitivo dell’illusione fondata sulla separazione. Affinché ciò accada, per le suddette tradizioni, è tuttavia necessario ricorrere a difficili tecniche e a una lunga preparazione che richiede sovente numerose vite. Se durante il suo percorso la kundalini incontra la resistenza di blocchi e rancori condensati nei diversi chakra, essa continua a esercitare una pressione finché l’individuo in questione si libera del problema e prosegue la risalita. Se non ci riesce, inizierà a manifestare stati di malessere associati con quel chakra specifico.

Molti operatori mettono in guardia dal risveglio prematuro della kundalini poiché quando essa è forzata a salire, senza la comprensione e la liberazione dei blocchi nelle varie parti del suo percorso, si possono avere gravi danni sul piano fisico, emotivo, mentale e spirituale. Nonostante questi rischi, per numerosi ricercatori, orientali e occidentali, il risveglio della kundalini è un processo essenziale per la crescita spirituale.

La struttura dell’asse verticale si riflette astrosciamanicamente nel corpo umano attraverso lo scambio tra le due polarità della sommità del capo o testa (Mondo dell’Alto) e della base della colonna vertebrale o pancia (Mondo del Basso). Queste aree sono in relazione con forze che sfuggono alla percezione dell’uomo comune. La chiave di collegamento tra questi spazi è rappresentata dalla zona cardiaca o cuore (Mondo di Mezzo). Questo spazio opera come ponte tra Mondo dell’Alto e Mondo del Basso, tra testa e pancia. È il luogo dove siamo venuti e in cui ci troviamo ora. Esso ci consente di fungere da canali tra Cielo e Terra.

È nel cuore che sciamanicamente si gioca la vera partita dell’uomo: lo scambio equilibrato tra le due polarità e non l’asservimento o la fuga verso una di loro. Qui il corpo fisico appare come un costume spazio-temporale o rappresentazione simbolica di un simbolo di un altro simbolo e così via, fin tanto che qualcosa che non è un simbolo è individuato. Ciò può essere simbolicamente descritto come amore, luce, unità, estasi, Dio. Talvolta questo lungo itinerario simbolico si sviluppa in tempi brevi. Spesso segue una lunga catena di sequenze simboliche che necessitano molto tempo per essere affrancate.

L’esperienza diretta con i viaggi sciamanici consentirà di comprendere quanto sopra. Non ha alcun senso cercare di afferrare con la mente ordinaria ciò che è oltre la sua portata. Qualunque tentativo di spiegare quanto sopra in termini ordinari è destinato a inquinare l’oggetto della spiegazione. Uno strumento d’apprendimento ideale per comprendere l’asse verticale è il corpo fisico. Il corpo funziona come una mappa astrosciamanica e può inviare preziose informazioni quando imparo ad ascoltarlo. Inoltre è necessario essere consapevoli che quello che accade a un livello fisico tende a essere il risultato diretto di ciò che succede nella sfera mentale. In definitiva è quest’ultimo livello che richiede la massima attenzione.

Nell’astrosciamanesimo si considerano i due assi (orizzontale e verticale) con due polarità. ciascuno, rappresentanti identità parallele e doppi di noi stessi, visibili o invisibili fisicamente. Essi sono: Doppio Orizzontale Visibile (Ascendente) – il nostro corpo fisico e identità ordinaria; Doppio Orizzontale Ombra (Discendente) – il corpo fisico di altri e identità proiettata; Doppio Verticale/Basso (Immum Coeli) – il corpo multidimensionale del basso; Doppio Verticale/Alto (Medium Coeli): il corpo multidimensionale dell’Alto.

 

Da: Franco Santoro, Astrosciamanesimo: un viaggio nell’universo interiore, Amazon Kindle, 2013.

[1] Per favore, sii consapevole che l’associazione di questi mondi con specifiche posizioni verticali è puramente strategica.

L’anima

Novembre 11, 2018 by admin

L’anima può essere definita come quella parte che anela a congiungersi allo spirito non perché ne sia realmente separata, ma perché è ancora vittima dell’illusione di esserlo o perché ha a che fare con un ego che concepisce solo la separazione. Di conseguenza, l’anima è un’entità strategica atta a confrontare l’ego con la sua controparte immortale e immateriale. L’anima funge da mediatrice tra l’illusione dell’ego e la realtà dello spirito.

L’astrologia esoterica e tradizionale raffigura sovente lo spirito con il cerchio e con il simbolo del Sole, mentre l’anima viene identificata con il semicerchio e la Luna. L’astrologo Marc Edmund Jones definisce il semicerchio come “un carattere dell’anima nella sua forma pura, cioè quella che per natura è in parte spirito e in parte spiritualmente incompleta, per cui nella necessità di realizzarsi”. Il semicerchio è una parte del cerchio, così come l’anima è una parte dello spirito. L’anima è incompleta fino a quando non ritrova la sua originaria identificazione nello spirito. L’impulso primario dell’anima è l’unione con lo spirito, vale a dire l’unione con Dio e la connessione con il Tutto. Ogni essere vivente separato ha quindi un’anima. Essa esiste prima della nascita e continua ad essere presente anche dopo la morte del corpo fisico.

Per molte tradizioni l’uomo ha spesso più anime con funzioni diverse. Talvolta una sola sale al Cielo dopo la morte mentre le altre, si reincarnano sotto forma di insetti ed altri animali, o vagano per la Terra come spiriti persecutori. L’anima è il corpo di energia che consente allo spirito di esprimersi ad un livello conscio, subconscio, e superconscio, un sistema di espressione che conserva l’essenza delle esperienze rilevanti della vita. In molte filosofie essa rappresenta l’essenza o principio vitale di tutti gli organismi viventi, mentre nell’accezione cristiana convenzionale è la parte immateriale e immortale dell’uomo distinta da quella mortale e materiale del corpo. Il termine anima nella sua derivazione greca significa <vento, soffio>, mentre in quella latina è inteso come <principio vitale>.

Nello sciamanismo l’anima viene considerata generalmente come principio vitale. Questo principio può essere rappresentato da particolari organi del corpo, dal respiro, dall’ombra, da un oggetto, oppure da un bambino, da un animale, ecc. Nel mondo sciamanico, tra le diverse concezioni riguardo le cause delle malattie o della sofferenza, quella che predomina nettamente è costituita dalla perdita dell’anima. Ciò significa che “la malattia viene riferita ad uno smarrirsi dell’anima ovvero ad un furto dell’anima – e la cura, nel complesso, consiste nel cercare quest’anima, nel catturarla e nel reintegrarla nel corpo del malato”. Ogni volta che noi abbiamo dei traumi, una parte della nostra anima si separa da noi per sopravvivere e per sfuggire dalla situazione di dolore. Sulla Terra la maggior parte delle nostre energie viene usata o sprecata nella ricerca continua di questi pezzi perduti di noi stessi. Ciò avviene in genere inconsciamente e nei modi più diversi: formando relazioni di amore o di odio, sognando ad occhi chiusi o aperti, acquistando oggetti e proprietà, inseguendo carriere e obiettivi, lavorando, viaggiando o cambiando residenza, facendo sesso, mangiando, seguendo maestri o percorsi spirituali, partecipando a sessioni o gruppi terapeutici, ecc.

Nelle pratiche sciamaniche, per poter ritrovare le parti perdute del nostro essere, è essenziale prima di tutto sapere dove si trovano. A questo scopo esiste una specifica topografia che descrive le realtà non ordinarie e che permette di individuare sia le componenti separate che gli strumenti di guarigione. In questi spazi, lo sciamano si sposta in compagnia della sua Guida e compie il lavoro di guarigione. La carta astrologica rappresenta un’elaborazione tecnica di questa topografia dell’anima. Nell’astrosciamanismo essa assume la forma di Sacro Cerchio e diventa un campo di esplorazione in cui sia il facilitatore astrosciamanico che il paziente si muovono direttamente. Nelle apposite sessioni, il ricercatore è un protagonista attivo a cui viene richiesto di essere pienamente consapevole. Nella maggioranza dei casi, attraverso l’aiuto e la conoscenza del facilitatore (e delle sue Guide), egli stesso viene stimolato a entrare in rapporto con la sua propria Guida, per poi riconoscere e riprendere progressivamente il dialogo con le parti da cui si è separato. In altri casi, quando vi sono difficoltà, è il facilitatore che interviene e procede egli stesso alla liberazione dei rancori. Il termine liberazione dei rancori, di frequente uso in questo testo, equivale qui al recupero dell’anima, e corrisponde al lavoro che, mediante l’ausilio delle Guide, ci consente di ritrovare l’unità originaria con gli Spiriti di ogni Settore del Sacro Cerchio.

 

L’altare

Novembre 11, 2018 by admin Lascia un commento

L’altare rappresenta il punto più prominente e dominante nei templi e nelle chiese. A livello verticale corrisponde all’area centrale della spirale, o Sacro Cono. In quel punto, connesso al cuore, l’energia converge e si diffonde in ogni possibile direzione. È un catalizzatore di forze sacre e riproduce la struttura del Sacro Cerchio stesso. Nelle pratiche rituali l’altare costituisce il luogo centrale di mediazione tra Cielo e Terra, il punto che consente gli scambi multidimensionali. Può essere paragonato a una tavola imbandita dove gli Spiriti Totem e altre entità consumano le offerte donate dagli esseri umani, per poi lasciare a questi i loro doni. La costruzione o l’allestimento dell’altare è spesso l’aspetto centrale nella creazione di uno spazio sacro. Come per tutti gli strumenti di potere, le sue caratteristiche cambiano secondo le culture, la sensibilità del suo possessore e le esigenze di spazio o praticità.

L’altare del mio santuario a Bologna, per esempio, era un massiccio comò che apparteneva a mia nonna materna, con quattro ampi cassetti (uno per ciascun elemento) e una forma rustica, semplice e solida, che emana un senso immediato di radicamento. Come altare puoi impiegare tavoli, pietre, assi o scatole di legno, bauli, piani pensili, tappeti, e qualsiasi cosa che t’ispira veramente.

In molti templi e cattedrali l’altare maggiore è spesso posto sul lato orientale, a indicare il levarsi del Sole e la direzione del paradiso. Quando faccio uso di un altare (che non è, quindi, strettamente necessario), tendo a sistemarlo ad Est, a Nord oppure nel mezzo del Sacro Cerchio. In alcune versioni più elaborate esiste un altare per ogni Direzione, mentre a un livello più semplice il Sacro Cerchio stesso può essere impiegato come altare. Per diverse tradizioni è importante che l’altare sia sistemato in una zona cerimoniale riservata e accessibile solo a pochi. Si tratta di un oggetto molto potente ed è fondamentale prenderne atto. Questo non significa tuttavia che la potenza derivi dal suo aspetto formale.

Se vivi insieme con altre persone e in uno spazio ristretto, puoi impiegare, per esempio, un comodino, e sistemarvi un fazzoletto con sopra un oggetto significativo (una pietra, una statua, ecc.) oppure, se vuoi essere più discreto, usare un cassetto che apri e chiudi all’occorrenza. Puoi svolgere regolarmente le pratiche rituali davanti a questo spazio e avere cura di fermarti qui per qualche istante ogni giorno. Non è importante che gli altri sappiano qual è il tuo altare. Affinché esso acquisti potere basta che ne sia consapevole io. Quando raggruppi in un punto degli oggetti di potere con lo scopo di onorarli e ravvivare il tuo Intento, riconosci la sacralità che esiste dentro e fuori di te. Quest’attitudine ti consente di rafforzare l’Intento e di rendere disponibile la tua connessione alla Funzione.

È importante non diventare rigidi o fanatici riguardo all’altare o qualsiasi altro strumento rituale. Il suo scopo è di agevolare il lavoro e non di creare complicazioni e rancori. Sii consapevole inoltre che per svolgere il lavoro astrosciamanico non è obbligatorio disporre di un altare. Impiegalo solo se ti aggrada o se la tua Guida lo suggerisce.

L’altare viene in genere impiegato per onorare gli Strumenti Sacri e altri oggetti intesi a relazionarti con lo Spirito Guida e il Cerchio. Alcuni di questi oggetti rappresentano i Quattro Elementi, i Tre Mondi, i Dodici Settori e le Medicine Spirituali. Per gli elementi, alcuni esempi di oggetti indicati sono i seguenti: candele, lampade, scatole di fiammiferi, pezzi di pietra focaia (Fuoco); ventagli, piume, campane, libri, diari, incenso (Aria); sale, piatti, pietre, grani, cristalli, vasi con sabbia.

Da: Franco Santoro, Astrosciamanesimo: un viaggio nell’universo interiore, Amazon Kindle, 2013.

Corpi multidimensionali: appunti introduttivi di Tocco Astrosciamanico

Ottobre 22, 2018 by admin

Prima di iniziare con le pratiche di AstroshamanicHealing Touch è importante chiarire chi sono gli agenti del tocco, chi tocca e chi viene toccato. A tale scopo introduciamo alcuni elementi base di anatomia multidimensionale, così come si articolano strategicamente nell’esemplificazione dei quattro corpi primari.

Il corpo fisico, o corpo di terza dimensione, è una realtà incontestabile, percepita da tutti gli esseri umani. Di questo corpo, se siamo dotati dell’organo della vista, la parte cui facciamo primariamente attenzione è la faccia e in particolare gli occhi.

Vi sono diversi elementi nel corpo, tutti sovente ricoperti da vestiti corrispondenti, quali giacche, pantaloni, cappelli, ecc.

Il volto rimane invece sempre visibile.

È attraverso le caratteristiche del volto che identifichiamo fondamentalmente il corpo di un individuo, e non attraverso la sua schiena, il suo piede, o il sedere.

Per questo motivo nei documenti d’identità figura l’immagine del volto, e non quella di altre parti del corpo.

Di conseguenza, il volto è sempre tenuto scoperto, a differenza delle altri parti del corpo, che possono non esserlo, laddove alcune non lo sono mai, o quasi mai.

È verso queste parti, che sono in genere occultate, che si sofferma l’attenzione secondaria, quella ombra.

Proviamo allora, per un momento, a staccare la testa, ad eliminarla interamente dal nostro campo visivo. A considerare le altre parti del corpo, ciò che rimane quando la testa è stata rimossa.

Osserviamo quel che c’è in basso, sotto la testa.

A tale riguardo le donne sono avvantaggiate, poiché possiedono la capacità di osservare in maniera più espansa. Le donne possono guardare contemporaneamente sia la faccia sia il resto del corpo di una persona, combinando attenzione primaria e secondaria in un colpo solo.

Gli uomini invece hanno una visione a tunnel, per cui osservando i loro occhi è possibile individuare che cosa stanno osservando. Quindi un uomo che guarda la scollatura o le gambe di una donna, è inevitabilmente sempre scoperto, a meno che non proceda in un momento in cui non è osservato.

In un’ottica strategica multidimensionale è importante cessare di dare tanta importanza al volto, in quanto esso è il tiranno del corpo fisico, di cui detiene il monopolio ufficiale dell’attenzione primaria. Similmente si tratta di smettere di dare troppa importanza ai genitali, poiché essendo la parte più nascosta, rappresentano il tiranno avverso, quello che conserva il monopolio dell’attenzione secondaria.

In una realtà fondata sulla separazione, come quell’umana, la separazione esiste sia tra i quattro corpi, sia all’interno di ognuno di essi. Laddove secondo una prospettiva olistica tutta la realtà fisica è unita, nella percezione separata ogni forma fisica è distaccata, dotata di confini che la dividono da altre forme.

Ciascuna di queste forme fisiche ha una sua precisa identità, riconosciuta legalmente a tutti gli effetti. Esiste la separazione tra ogni essere umano, in quanto identità fisica a se stante, tra piante, minerali, animali, oggetti, e anche nazioni, regioni, comuni, proprietà private, ecc. La consapevolezza di queste separazioni è alla base della vita umana, laddove da una prospettiva multidimensionale esse sono inesistenti.

In una realtà separata non è permesso toccare, e pure guardare a lungo, altri corpi a meno che non vi sia un preciso accordo tra gli individui in questione. In una realtà multidimensionale toccare o guardare un altro corpo è lecito quanto toccare o guardare una parte del nostro corpo. Di conseguenza, ogni essere umano vive un costante conflitto tra una parte separata, che non può toccare e guardare, o essere toccata o guardata, e una parte multidimensionale che invece sente naturale toccare e guardare, essere toccata e guardata. Tale conflitto è alla base della sofferenza umana. Si tratta di un conflitto insanabile, poiché derivato da una percezione arbitraria, quella della separazione.

La separazione non solo esiste tra il nostro corpo fisico e quello degli altri, essa si espande anche nel nostro stesso corpo. Umanamente non riconosciamo un corpo nella sua totalità. Al contrario ne individuiamo arbitrariamente parti distinte, sebbene queste parti siano tutte unite tra loro. Ogni parte ha una specifica denominazione, con regole che ne governano la sua esposizione, così come la possibilità di essere toccate o toccare, guardare ed essere guardate, agire o non agire.

Cessiamo per qualche minuto di identificare queste parti, e prendiamo in considerazione il nostro corpo nel suo insieme, senza alcuna suddivisione. In particolare soffermiamoci ad allineare le parti che più comunemente sono percepite come separate, per esempio, permettiamo alla testa di essere tutt’uno con le spalle e il seno. Consentiamo al seno di essere tanto naturalmente visibile quanto lo è la testa. Fingiamo di non sapere cosa vuol dire seno e testa, e immaginiamo di essere in una realtà in cui sia la testa che il seno sono esibiti pubblicamente, aggiungiamo anche la pancia, i genitali, le gambe. Permettiamo a ogni parte del corpo di essere visibile, priva di vergogne, occultazioni, tabù o ruoli privilegiati. I genitali, il seno, il deretano non hanno nulla di speciale o proibito, e sono allo stesso livello di altre zone del corpo come il collo, le mani, i capelli.

Ora portiamo l’attenzione alle mani, che in effetti è una delle poche parti del corpo che è lecito esporre in ogni cultura. Osserviamole. Ci sono molti tipi di mani. Ma anche osservando le mani è sempre la testa che prevale, perché appunto è con gli occhi della testa che guardiamo le mani, così come ogni altra parte del corpo.

Poi facciamo qualcosa che manda in pausa la testa. Chiudiamo gli occhi e usiamo unicamente le nostre mani per prendere atto di ciò che ci circonda. Guardiamo, annusiamo, ascoltiamo, sentiamo esclusivamente con le mani. Fingiamo di esseri privi della testa e di disporre solo delle mani per poterci orientare e capire cosa c’è nello spazio in cui ci troviamo.

Nel momento in cui facciamo ciò, ecco che forse subitamente cominciamo a sentire una leggera vibrazione intorno alle mani. Questa vibrazione c’è sempre, tuttavia ne siamo coscienti solo quando vi portiamo attenzione.

Usando la nostra fantasia immaginiamo il mondo delle mani, entriamoci totalmente.

Ora ritorniamo qui aprendo gli occhi. Osserviamo il cambiamento o contrasto tra la nostra precedente percezione e quello che accade ora

Vi invito a mantenere la consapevolezza della vibrazione nelle mani. Questa vibrazione esiste intorno alle mani e nelle mani, e indica la presenza di un altro corpo, che è in effetti molto più reale di quello fisico, che vediamo in base alla percezione separata dei nostri occhi. Questo corpo è in relazione con il corpo astrale, o emotivo, o corpo di quarta dimensione.

Sulla scia di Gurdjieff possiamo paragonare il corpo fisico a una carrozza, o auto, laddove il corpo emotivo è il cavallo, o la benzina. Il corpo mentale è l’autista, o il cocchiere

Il corpo fisico senza benzina non ha vita, non è in grado di muoversi. Il corpo emotivo fornisce l’energia, sebbene non contribuisce l’intento, l’idea di dove e come muoversi. Il corpo fisico è sospinto dal corpo emotivo, che a sua volta è guidato dal corpo mentale, quello di quinta dimensione, l’autista. Esiste poi un quarto corpo, che possiamo definire come corpo spirituale, o corpo di sesta dimensione, che identifichiamo come il proprietario dell’auto, che può essere presente nell’auto o meno.

Il proprietario dell’auto dispone di diverse auto, che possono essere guidate dallo stesso autista o da più autisti.

La suddivisione in quattro corpi (fisico, emotivo, mentale e spirituale) è tipica della maggior parte delle tradizioni esoteriche, sebbene i nomi per indicarli sono distinti.

Il corpo fisico è in rapporto con la Terra, e astrologicamente, a grandi linee, si riferisce all’Ascendente.

Il corpo emotivo è in relazione con la Luna.

Il corpo mentale è associato con il Sole.

Il corpo spirituale è rappresentato dall’intero cerchio astrologico, poiché unisce tutte le parti, è un corpo unificato, privo di separazione.

Il codice natale, che raggruppa la posizione di Sole, Luna e Ascendente, fornisce un’idea base delle caratteristiche dei primi tre corpi.

Tradizionalmente l’uomo è composto potenzialmente di questi quattro corpi. Questo significa che non tutti gli uomini dispongono effettivamente di tutti questi quattro corpi.

La maggior parte degli individui si riconosce solo nel corpo fisico, e non possiede la consapevolezza degli altri, che di conseguenza cessano di appartenergli, diventano a loro estranei.

L’essere umano ordinario è messo in movimento da impulsi emotivi di diversa natura che arrivano e vanno. Le emozioni si manifestano mediante desideri e repulsioni.

Se un individuo prova delle emozioni ciò non significa necessariamente che egli dispone di un corpo emotivo. Ogni essere umano, per il fatto che vive, è attivato regolarmente da emozioni, tuttavia la stragrande maggioranza delle persone continua a identificarsi unicamente con il suo corpo fisico ordinario. La sua identità è definita da un nome, cognome, una data di nascita, il suo aspetto fisico e le vicende della sua storia personale.

Le emozioni sono in rapporto con numerose identità, corpi emotivi che di tanto in tanto prendono il controllo di corpi fisici. Queste emozioni vengono e vanno, possedendo temporaneamente gli esseri umani. Fin tanto che un individuo interpreta le emozioni come parte della sua storia personale, della sua identità fisica, egli non possiede un corpo emotivo, ma è semplicemente posseduto da corpi emotivi che vanno e vengono. La sua condizione è paragonabile a quella di un robot, che si muove in base ad impulsi esterni, di cui non è consapevole.

A livello emotivo ci sono tantissime identità che prendono il potere per un tempo determinato, spostando il corpo in diverse direzioni. Il corpo è qui una carrozza, laddove le emozioni sono i cavalli.

Quando noi recuperiamo il corpo emotivo siamo in grado di ancorare il corpo fisico ad una precisa frequenza emozionale. Diventiamo capaci anche di operare su altri corpi fisici.  Nella sfera emotiva il corpo è come un vestito, per cui il corpo emotivo può indossare diversi corpi fisici.

Per recuperare la padronanza del corpo emotivo è necessario essere consapevoli delle emozioni che proviamo, senza identificarci immediatamente con esse. Si tratta di identificare le emozioni come corpi, così come siamo abituati a identificare le persone e noi stessi attraverso il loro corpo. Esiste una sostanziale differenza tra la forma del corpo fisico e quella del corpo emotivo. Una persona può continuare ad avere lo stesso corpo fisico, laddove invece il suo corpo emotivo cambia.

Un carrello della spesa può essere spinto da diversi clienti di un supermercato. Il carrello è lo stesso, i clienti cambiano in continuazione. Come esseri umani facciamo in genere attenzione solo al carrello.

In effeti l’uomo è un carrello della spesa, che passa di mano in mano, riempiendosi e svuotandosi di continuo.

L’uomo è un carrello della spesa incatenato ad altri carrelli della spesa, finché non arriva un corpo multidimensionale che, tramite un euro, provvisoriamente lo “libera”. Il corpo multidimensionale guida il carrello lungo il supermercato, con un intento preciso, caricandolo di merci talvolta allettanti, di cui il carrello si compiace per la breve durata della spesa, per poi essere incatenato nuovamente alla fine delle compere e svuotato di tutto, anche dell’euro. E così procede incessante il sonno del carrello, che passa da un sogno all’altro, ma continua sempre a dormire.

Si tratta di imparare a svegliarsi!

Alcuni di noi hanno il vantaggio di riuscire a risvegliarsi momentaneamente, di svincolarsi per alcuni istanti dalle mani di chi guida il carrello, che mentre è preso dalla spesa, si dimentica di dove lo ha messo, oppure lo lascia nel parcheggio senza incatenarlo, dimenticandosi di riprendersi l’euro.

Tale risveglio è un’epifania, in cui il carrello comprende quello che potrebbe succedere una volta che conquista la libertà. Poi il carrello si riaddormenta, è riacciuffato o nuovamente incatenato dal custode del parcheggio e privato dell’euro.

Non conta nulla risvegliarsi per poi addormentarsi di nuovo e continuare ad essere riempito e svuotato.

Quando il carrello si impegna a conquistare la sua libertà, cessa di prestare attenzione alle merci con cui viene riempito, non si attacca più ad esse, perché sa che gli verranno portate via tutte, come è sempre accaduto. Non perde tempo a rimpiangere le merci che furono, o ansimare per l’arrivo del prossimo cliente con l’euro affrancatore.

Il carrello che  opera per la sua liberazione, sia incatenato sia libero, svolge il lavoro che ha deciso di perseguire quando era sveglio, si adopera fermamente a realizzarlo e non pensa ad altro. Svolge il lavoro, senza farsi distrarre dalle merci che entrono ed escono. Svolge il lavoro penetrando il Graha (entità di quarta dimensione, corpo emotivo), raggiungendo la sua mente operativa, il Paheka (entità di quinta dimensione, corpo mentale), trattando con essa, permettendo alla sua visione di trasferirsi in terza dimensione. In questo modo il carrello si riempe delle merci che gli servono veramente e le svuota nel punto giusto, quello in cui ha deciso di costruire la sua nuova dimora.

Questo è un lavoro fisico, non è una meditazione, né visualizzazione.

Questo è il lavoro fisico sull’Intento. E’ il lavoro che svolgiamo per sfuggire dal sonno e svegliarci.

L’altalena delle emozioni, belle e brutte che siano, sono sogni, cambiano in  continuazione, sono le merci dentro e fuori il carrello, e il sonno è l’euro, il sonno è la vita dell’uomo che è data per fare compere e tolta all’atto dello svuotamento. Noi non siamo la merce, non siamo le emozioni, fin tanto che continuiamo a identificarci con le nostre emozioni, la nostra vita vale quanto un euro.

Gli occhi ci mostrano solo i carrelli, non mostrano il corpo emotivo che occupa quello fisico. Il corpo fisico è occupato in continuazione da distinti corpi emotivi.

Per esempio, vediamo il nostro amico Antonio, che ha certe caratteristiche fisiche che ci permettono di identificarlo. Il suo corpo fisico rimane lo stesso, mentre il suo corpo emotivo cambia in continuazione. In apparenza è la stessa persona, in realtà vi si alternano numerosi corpi emotivi e mentali, che si spacciano per Antonio, ma che si muovono in direzioni diverse.

Come dice Gurdjieff “il nome dell’uomo è legione”.

“L’uomo così come lo conosciamo, la macchina-uomo … non può avere un Io permanente e singolo. Il suo Io cambia con la stessa rapidità dei suoi pensieri, sentimenti ed umori, ed egli commette un grave errore nel considerare se stesso sempre una sola stessa persona; in realtà, egli è sempre una persona differente, non quella che egli era un attimo fa. L’uomo non ha un Io permanente ed immutabile. Ogni pensiero, ogni umore, ogni desiderio, ogni sensazione dice Io. Ed in ogni caso sembra si prenda per scontato che questo Io appartenga al Tutto, all’uomo intero, e che un pensiero, un desiderio o un’avversione siano espressi da questo Tutto. Nella realtà dei fatti, questa supposizione non ha alcun fondamento, Ogni pensiero e desiderio dell’uomo compare e vive in modo del tutto separato ed indipendente dal Tutto. Ed il tutto non si esprime mai, per la semplice ragione che esso esiste, di per sé, solo fisicamente in quanto cosa, ed in astratto quale concetto. L’uomo non ha un Io individuale. Vi sono, invece, centinaia di migliaia di piccoli Io separati, molto spesso interamente sconosciuti gli uni agli altri, che non vengono mai in contatto oppure, al contrario, ostili l’uno all’altro, reciprocamente esclusivi ed incompatibili. Ogni minuto, ogni istante, l’uomo dice o pensa, Io. E ad ogni istante Io è differente. Ora è un pensiero, ora è un desiderio, ora una sensazione, ora un altro pensiero, e via di seguito, senza fine. L’uomo è una pluralità. Il nome dell’uomo è legione.” (Ouspenski, Frammenti di un insegnamento sconosciuto)

Gli occhi bloccano la consapevolezza del corpo emotivo e la coscienza della nostra natura multidimensionale.

Crediamo di vivere nel mondo che gli occhi ci mostrano, ma in realtà gli occhi rivelano solo l’angusto blocco in cui la nostra consapevolezza è tenuta intrappolata. Siamo imprigionati in una singola frequenza esistenziale. Ciò che gli occhi mostrano è il programma di una singola realtà multisensoriale, un unico canale televisivo virtuale.

Attorno a noi ci sono moltitudini di altre frequenze e realtà, ma gli occhi non li vedono, perché esse non sono compatibili con la mente che ha programmato il genere umano. Poiché è una mente separata, gli occhi possono solo vedere la separazione. Le altre realtà coesistono con la realtà separata e dimorano negli spazi vuoti esistenti dentro e fuori ciò che gli occhi vedono come spazi pieni.

Nel corso di una giornata quanto tempo dedicate per compiacere il mondo degli occhi, quello delle persone, luoghi e situazioni visibili? Quante azioni svolgete fondate su quello che vedete fisicamente degli altri o su quello che gli altri vedono fisicamente di voi? Quanto tempo vi portano via le interazioni visive con gli altri, che comprendono anche gli scambi di e-mail, l’attività su Facebook, per telefono, skype, ecc.

Sia che usate gli occhi, le orecchie, la bocca e altri sensi, nella misura in cui il vostro riferimento orientativo sono gli occhi, siete sempre imprigionati nella frequenza di questa realtà separata, che contribuite a nutrire ed espandere, soffocando qualunque altra via di uscita.

Le mani sono una chiave per uscire dal mondo degli occhi. Portando l’attenzione alle mani riceviamo sensazioni che non sono in relazione con il mondo degli occhi. Se tuttavia gli occhi dominano e continuano a manipolare le informazioni derivate dalle mani, sarà sempre il mondo degli occhi a prevalere.

Il corpo multidimensionale base è come una pizza quattro stagioni. Quattro aree che fanno parte della stessa pizza, sebbene abbiano gusti diversi. Ciò che mette insieme le quattro aree è l’appartenenza alla stessa pasta della pizza. I quattro corpi sono solo dei condimenti che poggiano sulla superficie della pizza. Questa superficie è l’Identità Multidimensionale Centrale, ciò che sta sotto le quattro parti. Esternamente sono separate, laddove sotto sono unite.

Ora, prima di congedarci dal mondo degli occhi, chiudendoli, prendiamo un momento per riconoscerlo. Siamo coscienti degli occhi, la cui visione produce il mondo ove crediamo di vivere.

Occhi che portano la testimonianza della separazione, di amori che vengono e poi se ne vanno per sempre, di unioni agognate e abbandoni strazianti.

Occhi che piangono ogni notte per mani e corpi che non potranno più toccare, perché il tocco è il servo degli occhi, laddove l’oggetto del tocco non è più visibile, esso cessa di esistere.

Occhi che condannano tutto quello che vedono alla morte.

Chiudete gli occhi e portate l’attenzione alle mani ed al respiro.

Le mani ci collegano con la realtà fisica e danno vita a rapporti costanti. Il respiro ci collega con la realtà di quarta dimensione. Se connettiamo mani e respiro, la sensazione che ne deriviamo è di respirare con le mani. Qualcosa penetra ed esce.

Il corpo fisico interagisce con quello emotivo. Le nostre mani, impegnate solitamente a toccare la realtà fisica, ora toccano quella emotiva. Possiamo collegarci alla nostra natura multidimensionale solamente mediante un brevissimo cambiamento di attenzione, svincolando la nostra concentrazione dal campo visivo e dedicandola per pochi istanti alla sensazione effettiva delle mani.

Allora ci rendiamo conto che, mentre siamo ipnotizzati dall’allucinazione del campo visivo, allorché in effetti siamo nella trance della vita ordinaria, esiste una costante interazione tra il nostro corpo fisico e le realtà multidimensionali, un coito ininterrotto.

Seppure questo rapporto non sia riconosciuto dal campo visivo, dagli occhi e dalla mente ordinaria e da tutti i sistemi di pensiero della Configurazione Umana Arbitraria, basta dedicare meno di un minuto nel fare attenzione al respiro e alle mani per prenderne atto esperienzialmente.

Se continuiamo a fare attenzione possiamo avvederci che lo scambio di energia tra il corpo fisico e quello emotivo è estremamente profondo, tanto da raggiungere le ossa e quello che c’è dentro ad esse.

Se dedicassimo al rapporto tra mani, corpo e respiro anche solo un dodicesimo del tempo che usiamo per asservire il mondo degli occhi e della mente allucinata, entro pochi giorni ci troveremo in una realtà alternativa.

Questa realtà, al contrario dell’illusione consensuale, è così reale che non ha bisogno di alcuno sforzo per essere mantenuta in vita, necessita solo di attenzione, richiede che prendiamo atto di qualcosa che esiste già.

La vita nella realtà separata  è così dura e faticosa semplicemente perché, essendo un’illusione, tale configurazione necessita di sforzi immani per sopravvivere, che alla fine sono sforzi vani poiché l’illusione è destinata a soccombere.

Basta permettere all’attenzione di muoversi libera e spontanea, senza il controllo dell’identità separata, ed ecco che la separazione si spegne, finisce di esistere.

Il problema è che l’identità separata non ci permette di essere liberi coscientemente, ci mantiene bloccati in un sogno dal quale non possiamo uscire se non in momenti di incoscienza, quando dormiamo o abbiamo esperienze non ordinarie.

Di tanto in tanto abbiamo esperienze alternative, di rapporto con le mani ed il respiro, di connessione con  il corpo multidimensionale, ma poi ci riaddormentiamo di nuovo e la nostra attenzione ritorna all’identità separata.

Ora, portiamo fermamente l’attenzione alle mani e al respiro.

Radichiamo nella memoria tutto quello che succede in questo momento, spazzando via con il respiro i pensieri separati che magari dicono “non succede niente”.

Facciamo attenzione alla temperatura del respiro, così come la percepiamo nelle mani e nell’aria che circola nel nostro corpo.

Liberiamo la nostra mente dai confini angusti della nostra identificazione separata,  consentendole di muoversi insieme al respiro che entra e che esce.

Compiamo un salto nel respiro, lasciamo che il corpo si tuffi nell’aria e diventi uno con esso, che è in realtà quello che succede da un punto di vista propriamente fisico.

Ascoltiamo quali parti del corpo sono stimolate dal respiro.

Seguitiamo a respirare pienamente, sentendo le mani e l’intero corpo, per qualche minuto.
Il respiro si muove con un ritmo, che scorre nel tempo oltre il tempo.

“Non è il tempo dell’orologio o del calendario, Non  ha urgenza. È tempo senza tempo. Un ritmo che è stato lo stesso per milioni di anni, che conduce oltre il mondo degli orologi incessanti, che si muovono marciando come eserciti la cui destinazione ineluttabile è la morte…” Alan Watts.

Respiriamo.
Poi utilizziamo tutta questa energia che si è messa in moto con il respiro dirigendola verso un’idea di nostra scelta.
Facciamo  uno sforzo creativo.
Abbandoniamo i pensieri che ci arrivano in continuazione, i dati robotici dell’identità separata e formuliamo un pensiero che scegliamo noi liberamente.
Consideriamo un’idea che ci piace in questo momento.
Ci muoviamo ora in quinta dimensione, nel corpo mentale, la parte creativa.
Continuiamo a respirare trasmettendo al respiro ciò che immaginiamo.
Il respiro lo trasmetterà al corpo.
Respira semplicemente…

Sentiamoci legittimati a immaginare qualsiasi cosa decidiamo volontariamente e a permettere al corpo emotivo di respirare ciò.
Il corpo emotivo respira l’Intento, quello che scegliamo di essere e volere.
Laddove il corpo fisico muore quando cessa di respirare, il corpo emotivo smette di esistere allorché non lo alimentiamo con il nostro intento. In mancanza dell’intento il corpo emotivo continuerà a vivere usando l’intento di qualcun altro. E a questo punto noi diventiamo robot, automi privi della capacità di scegliere e volere, carrelli della spesa spinti da altri.
Così come noi non riusciamo a vedere l’aria con gli occhi fisici, il corpo emotivo non vede i pensieri, tuttavia sono i pensieri che danno vita al corpo emotivo, proprio come l’aria dà vita al corpo fisico.
Siate onesti con ciò che decidete di immaginare e pensare.
Liberate il vostro corpo emotivo ed il corpo mentale attraverso il respiro e siate pronti all’eventualità che si manifesti direttamente, che ci sia un trasferimento nella realtà fisica di quello che pensate.
Ora, procedete in tale senso.
Fisicamente orientate il corpo  nella direzione in cui i vostri pensieri decidono di andare.
Vi sono 360° fisici di possibilità di direzione attorno a voi.
Scegliete il senso di marcia allineato con i vostri pensieri.
Ponete la vostra testa, il cuore e le mani verso quella direzione, rimanendo in contatto con la vibrazione che provate nel corpo, continuando a respirare consapevolmente.
Stiamo costruendo un ponte tra il nostro corpo fisico e quello mentale.
Generiamo ora un’onda magnetica tra il corpo fisico e l’obiettivo del nostro pensiero.
La manteniamo in vita con la nostra attenzione.
L’attenzione contribuisce a erigere il ponte, a recuperarne i pezzi scollegati e ristabilire i collegamenti tra le parti.

L’onda attrae ciò che è in rapporto con quello che abbiamo pensato.
Per sostenere l’onda, per costruire il ponte, è necessario un atto di volizione.
L’atto di volizione è un’attività mentale che infiamma il cuore e lo rende indefesso. Un cuore che sente il dolore e lo brucia, illuminando con esso l’intento dell’amore, che fa risplendere l’anima…

Come esseri umani generiamo in continuazione delle onde. Si tratta tuttavia di onde create dal corpo emotivo e prive di collegamento con quello mentale. Quello che succede è che siamo costantemente manipolati da pensieri inconsci che stimolano il corpo emotivo, il quale a sua volta opera su quello fisico, portandoci a compiere o non compiere determinate azioni.

La mente ordinaria, fondata sulla separazione, è il depositario di questi pensieri inconsci, che occulta mediante un’ampia gamma di strategie manipolatrici. La mente ordinaria, essendo separante, articola pensieri di negazione, la cui natura è essenzialmente distruttiva. Tuttavia onde sopravvivere e attingere al respiro necessita di un collegamento con l’atto creativo. A questo scopo manipola la rete della vita, da cui riceve energia, per poi farla fluire in una realtà separata, in cui il collegamento con la rete della vita non è percepibile, in quanto coloro che fanno parte di questa realtà separata sono programmati per non essere coscienti di altre realtà.

Usare onde generate coscientemente dal nostro corpo mentale richiede un atto di volizione e concentrazione, poiché comporta rilasciare gli stimoli emotivi della mente separata.

Ora, procediamo ad attuare un’ulteriore fase.

Permettiamo a ciò che stiamo pensando coscientemente, all’idea che abbiamo scelto, di allinearsi con una percezione più ampia, che include la nostra natura più espansa, la nostra identità multidimensionale.

Consentiamo a ciò che stiamo immaginando di allinearsi a qualcosa di più grande con cui aneliamo di unirci, identifichiamola con una qualità che ha senso per noi, lasciamo che ci sia un transito in entrata ed uscita.

Colleghiamo il nostro corpo mentale, i pensieri, al corpo spirituale, che è quello che dimora oltre, in uno spazio di unità incondizionata.

Respiriamo in allineamento con i quattro corpi e lasciamo che si compenetrino.
Il corpo fisico, emotivo e mentale, diventano ricettivi al corpo spirituale.
Il corpo spirituale entra nella polarità maschile, laddove gli altri corpi ricevono.
Rimaniamo in questo spazio di allineamento dei quattro corpi per qualche minuto.
Dopo di che, la pizza è pronta, una pizza quattro stagioni.
E la possiamo servire a tavola, liberandola nel movimento.
Diamo spazio alla danza.
Permettiamo ai corpi allineati di muoversi.
Consentiamo al corpo spirituale di operare e liberarci dall’allucinazione della separazione, ossia il peccato.

Il peccato è alla base del sistema di credenza dell’ego fondato sulla separazione. In vero l’ego vede il peccato ovunque poiché per l’ego il peccato è l’idea più sacra. Il peccato determina la percezione dell’ego. Tale percezione apporta inevitabile rabbia e paura. Il corpo spirituale sa che il peccato è un’illusione e vede il peccato come un’allucinazione. Il corpo spirituale non punisce il peccato, perché facendolo lo legittimerebbe e lo renderebbe reale. Il corpo spirituale rilascia e libera dal peccato. Questa è la Funzione.

Tutto quello che comunichiamo in questo corso e nei relativi appunti ha una natura strategica.

Ciò che dico potrebbe essere detto in tanti altri modi.
È un modo per trasmettere un’esperienza.

Quello che conta è la verità dell’esperienza, la sua autenticità e non il linguaggio che la descrive.

Un’esperienza è sempre autentica, laddove il linguaggio che la descrive è sempre falso.

Il linguaggio è una mappa che descrive il territorio in cui può aver luogo un’esperienza. Si possono creare diverse mappe per uno stesso luogo, in piccola o grande scala, accurate o inesatte. Tuttavia nessuna mappa è in grado di descrivere il tipo di esperienza che esiste nel territorio che ritrae.

Il territorio potrebbe essere cambiato radicalmente o non esistere più, laddove la mappa, a meno che non sia andata perduta, continua ad esistere.

Inoltre è anche possibile creare mappe di terre che non ci sono affatto, frutto dell’immaginazione di un individuo.

Quindi una mappa, il linguaggio e la descrizione relativa può riguardare qualcosa che esiste, non esiste più o non è mai esistito.

La mappa della terra, della nostra realtà separata, è la descrizione di un luogo che è esistito prima del 21 dicembre 2012 o che potrebbe non essere mai esistito.

Comunque siano le cose, una mappa, una descrizione tramite il linguaggio, è sempre falsa rispetto all’esperienza che descrive.

Secondo tale prospettiva non ha quindi senso comunicare un’esperienza mediante il linguaggio, poiché esso è inevitabilmente falso.

Tuttavia la menzogna del linguaggio può talvolta facilitare il conseguimento dell’esperienza, a condizione che ne garantisca totale autonomia e libertà.

Minore è il numero di possibilità di comunicazione e descrizione di una data esperienza, minore è la sua libertà.

Quando le possibilità di descrizione di un’esperienza sono minime o rigidamente controllate, allorché vi sono descrizioni ammesse e descrizioni proibite, ecco che l’esperienza viene meno, fino ad esaurirsi completamente.

Quando l’esperienza è libera, le descrizioni dell’esperienza si rinnovano in continuazione.

Quando l’esperienza è bloccata, esiste una sola descrizione, laddove tutte le altre descrizioni possibili sono represse, rimosse, proibite o limitate.

L’uomo allora non fa più esperienza, non vive più, diventa un replicante di una descrizione all’interno di una realtà fondata sul controllo della descrizione, che è appunto la caratteristica della realtà separata umana.

La sua esperienza non ha alcun valore, quello che conta è la sua capacità di conformarsi alla descrizione dell’esperienza fornita dalla realtà in cui vive.

Per esempio, la felicità e l’amore sono esperienze dirette. Quando gli individui sono liberi di fare esperienza della felicità e dell’amore, ne possono fornire descrizioni infinite.

Se invece manca questa libertà, è concesso replicare solo la descrizione arbitraria della felicità e dell’amore fornita dalla realtà che ha creato la descrizione stessa. Gli individui si conformano a tale descrizione riguardo la felicità e l’amore, non importa se questa corrisponda o meno alla loro esperienza di felicità e amore.

Se, per esempio, la descrizione arbitraria di felicità per una donna è quella di trovare un uomo, sposarsi, fare dei figli e mettere su una famiglia, si tratta di replicare questa descrizione. Il fatto che la donna in questione sia effettivamente felice o meno, è irrilevante. La sua felicità dipende dal fatto di essere in grado di corrispondere alla descrizione arbitraria della felicità fornita dalla realtà consensuale in cui vive.

Accanto alla descrizione primaria, ne esiste sempre una secondaria o alternativa, che consente di coprire la descrizione dell’esperienza della ribellione verso la descrizione primaria.

Una realtà separata consiste sempre in due descrizioni parallele, in antitesi l’una con l’altra, in modo che sia la conformità alla descrizione così detta ufficiale sia la descrizione corrispondente alla ribellione verso l’ufficialità siano scorporate dall’esperienza diretta.

Di tanto in tanto avviene un’alternanza tra la descrizione primaria e quella secondaria, e questo si riflette nei cambiamenti a livello sociale, politico o religioso, che si verificano nel corso degli anni, secoli e millenni.

Vi sono replicanti di descrizioni primarie e replicanti di descrizioni secondarie, tutti parte dello stesso sistema, dissociato dall’esperienza diretta e fondato sull’automatismo.

In effetti la risposta ad una descrizione primaria è la conseguenza di una reazione verso una descrizione secondaria, e vice versa. Un impulso elettronico positivo è il risultato di una risposta ad un impulso elettronico negativo, e vice versa.

Questo è quello che accade nella realtà separata umana.

In vero tale configurazione è una realtà elettronica simulata, fondata su impulsi elettronici positivi e negativi, cui gli esseri umani rispondono incessantemente fino a quando i loro circuiti non entrano in avaria e necessitano essere rimossi e riciclati.

Sebbene tutti vogliano essere felici e amare, la maggior parte degli individui non è affatto interessata all’esperienza della felicità e dell’amore. Vuole esclusivamente soddisfare la descrizione con cui è stato programmato riguardo l’esperienza di felicità e amore.

Poiché tutti sembrano volere soddisfare la stessa descrizione, che come abbiamo visto si articola in due varianti, primaria e secondaria, positiva e negativa, onde essere felici e amare, ne consegue che l’amore e la felicità diventano tali descrizioni, ovvero impulsi elettronici programmati.

L’esperienza sparisce e l’uomo si trasforma in un robot, un automa che segue delle istruzioni fornite mediante un linguaggio. Questa è la realtà dell’essere umano che vive nella realtà separata.

Il linguaggio umano è per sua natura separante, non rende possibile l’esternazione dell’esperienza e della verità che la sottende.

Poiché è rimasto solo il linguaggio e l’esperienza è stata persa, si tratta di usare il linguaggio per recuperare l’esperienza. Una volta recuperata l’esperienza è necessario poi discriminare tra linguaggio ed esperienza, senza permettere nuovamente al linguaggio di prevalere.

Questo succede allorché il linguaggio è di proposito finalizzato a distinguere tra esperienza e descrizione, quando il linguaggio invece di operare per programmare automi replicanti, si adopera per deprogrammarli.

Quando questa è l’intenzione, allora il linguaggio non si sostituisce più all’esperienza e svolge una natura essenzialmente strategica.

Le descrizioni che esso fornisce ben lungi dal sostituirsi all’esperienza la promuovono.

Per questo motivo nel linguaggio finalizzato a facilitare l’esperienza, sono fornite tante descrizioni, sovente strategicamente in contraddizione.

Si tratta di svincolare l’uomo dal suo asservimento automatizzato alla descrizione, fornendo tante descrizioni della stessa esperienza. Questo inevitabilmente causa confusione e risulta incompatibile per la natura replicante umana, abituata a rispondere ciecamente agli impulsi elettronici del linguaggio. Di conseguenza la maggior parte dei replicanti non è in grado di percepire descrizioni alternative o le rimuove rapidamente e continua a rispondere agli impulsi elettronici primari o secondari.

Il linguaggio non può comunicare la verità, ma può fornire tante versioni della verità, legittimandole tutte e invitando a promuovere ulteriori descrizioni, consentendo all’esperienza di descrivere, e non alla descrizione di prescrivere l’esperienza.

Nella realtà separata la descrizione è assoluta. Nella realtà multidimensionale la descrizione è strategica e accessoria.

Quello che è importante è l’integrità di ciò che viene espresso mediante il linguaggio.

Esistono diversi linguaggi e possibilità di descrizione. Laddove una descrizione vale l’altra, ogni linguaggio e descrizione possiede la sua integrità e le sue regole.

A tale riguardo è fondamentale essere consapevoli che fin tanto ci troviamo sul piano della comunicazione umana non è possibile uscire dalla sfera del linguaggio e della descrizione. Si tratta quindi di comprendere il funzionamento di diversi linguaggi e descrizioni e apprendere ad applicarli per sostenere l’esperienza dirette che decidiamo di conseguire, ossia l’Intento.

Quando lavoriamo con il multidimensionale troviamo moltissimi linguaggi e descrizioni, quello che tuttavia rimane immutabile è l’Intento, la meta del viaggio.

Se confondo la descrizione dell’Intento con l’Intento stesso, ecco che ritorno nel mio ruolo di replicante e mi dissocio nuovamente dall’esperienza.

Se confondo il cartello indicatore di un ristorante con il ristorante stesso, non mangerò mai.

Il linguaggio che uso in questo contesto è inteso a creare uno stato di emergenza, ecco perché usiamo il termine pronto soccorso multidimensionale.

Tale emergenza è in effetti per moltissimi versi giustificata in quanto come esseri umani abbiamo le ore contate.

Il corpo fisico ha una data di scadenza inevitabile. A differenza delle medicine o deglialimenti, che hanno una data di scadenza prestabilita, il corpo umano può scadere da un momento all’altro.

La maggior parte degli esseri umani, presi completamente dagli impulsi elettronici delle descrizioni primarie e secondarie, vive incurante su come procedere alla data di scadenza del suo corpo fisico, in quanto tali descrizioni non contemplano istruzioni su come operare a riguardo.

Ne consegue che le descrizioni entrano temporaneamente in crisi allorché si verificano situazioni di emergenza. Da qui l’importanza degli stati di emergenza, quelli che consentono appunto l’emergenza dell’esperienza al di là della descrizione dell’esperienza.

L’emergenza, ben lungi dall’essere un fatto eccezionale, avviene costantemente. Gli esseri umani muoiono e nascono in continuazione, ma poiché la Configurazione Umana Arbitraria è incompatibile con l’esperienza dell’emergenza, non ne fornisce alcuna descrizione e di conseguenza l’esperienza non esiste.

Ognuno di noi cerca di evitare le emergenze, di modo che le descrizioni della vita arbitraria possano continuare, pur sapendo che l’emergenza è inevitabile.

Affrontare l’emergenza significa prendere atto che il corpo fisico ha una fine, e che secondo una prospettiva multidimensionale è già finito, è già morto.

La terza dimensione, quella del corpo fisico, non contempla il movimento nel tempo se non in maniera lineare e controllata, sulla base di una descrizione fissa, fornita attraverso il linguaggio che misura il tempo, quello dell’orologio e dei calendari.

Nella quarta dimensione e nelle dimensioni ad essa superiori è possibile muoversi liberamente nel tempo, ovvero il tempo è un’esperienza diretta e non una descrizione.

Quando una persona dice di avere per esempio 60 anni, sta fornendo una misurazione o descrizione del tempo, non un’esperienza. Poiché la descrizione determina l’esperienza, un individuo che ha 60 anni si comporterà conformemente alla descrizione di quell’età, indipendentemente dalla sua effettiva esperienza, che è del tutto irrilevante in un contesto in cui la descrizione determina l’esperienza.

In quarta dimensione quello che prevale è invece l’esperienza emozionale, laddove nella quinta domina l’esperienza mentale. Sia l’esperienza emozionale sia quella mentale sono indipendenti dal tempo e dalla sua descrizione.

Un individuo di 60 anni può avere le stesse emozioni e pensieri di un individuo di 20 anni, ma non la stessa descrizione fisica, e poiché la descrizione fisica prevale sia le emozioni sia i pensieri ne saranno dominati.

Poco importa se continuiamo a negare l’emergenza e la morte, o se invece la prendiamo in considerazione e ci prepariamo per essa, finché continuiamo a percepire la vita in maniera tridimensionale, ovvero lungo un percorso lineare e cronologico che parte dalla nascita e finisce con la morte, rimarremo sempre in terza dimensione, anche quando la vita cessa.

Da una prospettiva multidimensionale noi siamo già morti e seppelliti da sempre. Chi si muove nella Configurazione Umana Arbitraria è essenzialmente uno zombie, un morto vivente, un cadavere in avanzato stato di putrefazione, o meglio uno scheletro.

La vita è una danza macabra.

Il nostro corpo multidimensionale non si attiverà mai fin tanto che ci identifichiamo con il tempo lineare e cronologico, finché continuiamo a contare gli anni e a ripeterci che abbiamo 30, 40 o 60 anni.

Ogni volta che ci identifichiamo con la nostra età, diamo un colpo di mannaia ai collegamenti che abbiamo con il corpo multidimensionale.

Tutti i momenti di estasi, risveglio, di esperienza diretta con l’esistenza, si dissolvono, vengono cestinati, rimossi, in un attimo, solo con l’atto di guardarci allo specchio, pensando “sto invecchiando”, “c’è una ruga nuova”, “ci sono meno capelli” oppure guardando gli altri e facendo confronti “ho 53 anni, mentre lei ne ha 47, sei anni di differenza…”

Questi pensieri sono entità predatrici, parassiti che ci stanno addosso succhiandoci, appunto perché abbiamo scelto di trattenerle, di alimentarle con la nostra attenzione costantemente. In vero, desiderano essere liberate, e ritornare alla loro terra originaria, da cui li abbiamo esiliate.

Smettiamola di contare gli anni, di vedere la vita in funzione di un itinerario cronologico dalla nascita alla morte.

La realtà, vera e cruda, è che multidimensionalmente i nostri corpi fisici sono già morti da sempre…

Non possiamo accedere al corpo multidimensionale se non siamo in grado di accettare che siamo già morti fisicamente, e che non siamo il cadavere ambulante cui prestiamo così tanta attenzione. Lo stesso si applica alle persone che conosciamo.

Accettando già da ora la nostra morte, cessando di contare gli anni, apriamo il portale del nostro vero corpo e le ossa trovano la loro dignità, lasciamo andare la larva e iniziamo a volare.

Se la casa in cui mi trovo brucia, il piano di emergenza consiste nell’uscire il più presto possibile dalla casa. Se non sono in grado di concepire e riconoscere alcun’altra realtà al di fuori di quella casa, allora brucerò. Comunque vadano le cose uscirò tuttavia dalla casa. Posso uscirci consapevolmente, prendendo la decisione di uscire e installandomi in una casa alternativa, oppure posso uscire inconsapevolmente, rimanendo nella casa che brucia e bruciando con essa fino a quando non rimane più nulla. In quest’ultima istanza uscirò alla fine dalla casa, ma siccome non sono in grado di concepire nessun’altra realtà all’infuori di quella casa, continuerò a credere di viverci anche quando la casa non c’è più.

In altre parole, gli esseri umani sono già morti da tempo, ma siccome essi seguitano a negare qualunque altra realtà al di fuori di quella in cui hanno vissuto, allora vi ci continuano a vivere come morti viventi.

 

Tocco astrosciamanico, Quattro Castella

Agosto 1, 2017 by admin

Con Franco Santoro.

Il tocco astrosciamanico (Astroshamanic Healing Touch) è metodo di guarigione spirituale finalizzato al recupero dell’anima e al risveglio della consapevolezza multidimensionale.

Tramite l’uso sensibile di contatti e posture, nel pieno rispetto dell’integrità di ciascun individuo, il tocco astrosciamanico rilascia condizionamenti e rancori, risvegliando il ricordo del proprio intento originario, insieme alla forza e la chiarezza per procedere con serenità lungo il cammino della vita.

L’evento ha luogo a Quattro Castella (Reggio Emilia), che prende il nome da quattro castelli che sorgono su altrettanti colli, corrispondenti geomanticamente ai quattro elementi e direzioni. Il luogo dove di tiene il seminario è vicino al Castello di Bianello, dimora privilegiata della Contessa Matilde di Canossa.

Per informazioni clicca qui.

Il seminario inizia alle 14:30 e termina alle 19 di domenica.

Esercizio 1

Luglio 18, 2017 by admin

 
1) immagina qualcosa di molto bello per cinque minuti.
 
2) chiedi a un amico di immaginare qualcosa di molto bello per cinque minuti.
 
3) descrivete quello che avete immaginato e immaginatelo insieme per cinque minuti.
 
4) sulla base di ciò che avete immaginato, fate in pratica qualcosa di molto bello insieme per cinque minuti.
 
5) coinvolgi altri amici e procedi come sopra.
 
6) estendi gradualmente la durata dell’esercizio, passando da cinque a 10 minuti, poi a 20 minuti, un’ora, due ore, un giorno, ecc.

Onomastica astrosciamanica

Giugno 16, 2017 by admin

“In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era in principio presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste.” (Prologo, Vangelo secondo Giovanni)

Nella nostra vita usiamo in continuazione nomi di persone, luoghi e tante parole che descrivono la realtà che ci circonda. Tuttavia non ci rendiamo conto del potere di quei nomi, di quelle parole. I nomi, le parole non descrivono solo persone, luoghi, cose. I nomi creano anche le persone, i luoghi, le cose.

I nomi descrivono non solo ciò che è visibile, ma anche quanto è invisibile, ancora non percepibile nella dimensione terrena, ma già esistente a un altro livello, più sottile.

In virtù di un nome una persona, un luogo, una cosa può o potrà esistere nella realtà fisica, oppure seguitare a esistere solo a un livello più sottile. Un nome può inoltre permettere a una persona, un luogo, una cosa di continuare a esistere anche quando non è più presente sul piano fisico.

Del potere creativo e multidimensionale dei nomi e delle parole si occupa l’onomastica astrosciamanica.

L’onomastica astrosciamanica è l’esplorazione dei nomi e dei processi di denominazione di persone, luoghi e cose da una prospettiva multidimensionale con fini di guarigione olistica e spirituale. Mediante l’onomastica astrosciamanica è possibile risalire alla vibrazione originaria dei nomi, rilasciandone le componenti di separazione e individuando eventualmente nomi alternativi allineati con una percezione multidimensionale della realtà.

Onomastica astrosciamanica

Giugno 16, 2017 by admin

L’onomastica astrosciamanica è l’esplorazione dei nomi e dei processi di denominazione di persone, luoghi e cose da una prospettiva multidimensionale con fini di guarigione olistica e spirituale. Mediante l’onomastica astrosciamanica è possibile risalire alla vibrazione originaria dei nomi, rilasciandone le componenti di separazione e individuando eventualmente nomi alternativi allineati con una percezione multidimensionale della realtà. Una sessione di questo tipo funziona similmente a una sessione astrosciamanica tradizionale con la differenza che in questo caso l’enfasi è sui nomi, le parole e soprattutto sui loro suoni.

Segnali indicatori

Maggio 16, 2017 by admin

Lo sciamanesimo è l’arte più difficile e facile da insegnare allo stesso tempo. Difficile, o più onestamente, impossibile da insegnare perché proprio non c’è nulla da apprendere, anzi si tratta proprio di apprendere a non apprendere, a non acquisire conoscenze, a lasciare andare tutto quanto abbiamo appreso.
 
Tutto quanto abbiamo appreso, imparato, che ci hanno insegnato, non importa il livello degli insegnamenti, sia che si tratti di equazioni matematiche, materie economiche, giuridiche o testi sacri, tecniche di meditazione, percorsi spirituali, nello sciamanesimo va lasciato andare, a un certo punto, incluse le pratiche sciamaniche stesse.
 
In particolare modo va lasciato andare l’attaccamento alle figure degli insegnanti, sciamani, maestri, leader spirituali.
 
“Se incontri il Buddha per la strada, uccidilo!” 仏に逢えば仏を殺せ
 
Queste parole fanno parte di un koan Zen attribuito al maestro Linji Yixuan e usato come titolo di un libro di Sheldon B. Kopp pubblicato nel 1975.
 
Questo koan è ripreso pure da Saiyūki, manga e anime di Kazuya Minekura del 1997:
 
“<Se incontri un Buddha, uccidilo. Se incontri un tuo antenato, uccidilo. Non avere legami, non essere schiavo di nessuno. Vivi semplicemente per la tua vita.> È l’unico insegnamento che mi è stato trasmesso dal mio predecessore. Ecco perché continuerò ad uccidere senza alcuna pietà… CHIUNQUE MI SI PARERÀ DI FRONTE! Che si tratti del nemico o di qualcun altro, non fa differenza.”

Un kōan è un dialogo, una domanda, indovinello o affermazione paradossale usato nella pratica Zen per mettere alla prova l’allievo e creare un varco nella sua mente logica e condizionato, al fine di provocare momenti di illuminazione.

Un koan non è spiegabile, altrimenti non è più un koan.

Quindi quella che segue non è la spiegazione del koan, ma una spiegazione inspiegabile del koan.

 Uccidere il Buddha, quando lo incontri, significa andare oltre l’illusione dell’insegnante, dello sciamano, del guru, del maestro, ma anche dell’anima gemella, del partner fedele, dell’amico per la pelle, del genitore devoto. Vuol dire riprendere tutto quanto abbiamo proiettato sugli altri e assumerci piena responsabiità di quello che percepiamo sia fuori sia dentro di noi.
 
Tutto quello che percepiamo all’esterno è la proiezione di qualcosa che esiste dentro o da un’altra parte di noi che abbiamo negato. L’unica possibilità per quella parte negata di farsi riconoscere è mediante quello che c’è fuori, ossia persone e situazioni esterne.
 
Uccidere il Buddha per la strada, significa dapprima riconoscerlo, identificarlo come Buddha, ossia una proiezione esterna di quanto esiste dentro di noi, un segnale che indica la strada, ma che non è la strada, poi si tratta appunto di lasciarlo andare, e di seguire la strada.
 
Ti è mai capitato di perderti mentre stai facendo un viaggio per raggiungere un luogo lontano. Lungo la strada incontri tanti segnali che indicano luoghi diversi e non sai più in che direzione andare. Poi alla fine vedi un segnale con il nome della località che vuoi raggiungere con la freccia puntata nella direzione in cui andare. Che sollievo! Ma si tratta solo di un segnale e magari per raggiungere quel luogo occorrono ancora tanti chilometri. Non ti fermi quindi davanti al segnale e termini il tuo viaggio.
 
Oppure puoi vedere una fotografia di un luogo che ti piace, ma la fotografia non è quel luogo.
 
Se vuoi raggiungere quel luogo occorre che ci vai. Il punto è che non lo troverai mai in questo mondo, perché questo è un mondo di segnali. I segnali sono utili nella misura in cui sei in grado di usarli per raggiungere la destinazione, non sono il fine della tua ricerca.
 
Gli insegnanti, i maestri, i compagni, i partner, gli amanti sono figure provvisorie, il cui scopo è segnalare la via. Non hanno il potere di darti quello che cerchi o di portarti dove vuoi. Quello che tuttavia accade regolarmente è che ci attacchiamo a queste figure, rimaniamo di fronte a un segnale, senza muoverci più, senza cambiare nulla della nostra vita. E allora a un certo punto la nostra gioia, il nostro amore per loro si tramuta in odio e rabbia, perché non otteniamo ciò che vogliamo, ci rendiamo conto che il segnale era solo un segnale, ci sentiamo ingannati.
 
Ma il segnale è sempre stato un segnale e nello sciamanesimo questo è chiarito sin dall’inizio.
 
Quindi se incontri un segnale, prendine atto, e ringrazia questo segnale, e chi l’ha costruito. Non fermarti al segnale, vai avanti per la tua strada. Allontanandoti da quel segnale troverai forse altri segnali che seguiteranno ad indicarti la stessa direzione. Continua ad andare avanti fino a quando raggiungi la direzione finale, che è quella in cui alla fine dei conti eri sempre stato, forse.

Recupero dell’anima

Maggio 7, 2017 by admin

circle soul retrieval“Se perdi l’anima e lo sai, allora hai ancora un’anima da perdere.”(Charles Bukowski).

Un termine sciamanico piuttosto comune è recupero dell’anima (soul retrieval in inglese). Si tratta di un’antica pratica basata sulla premessa che la nostra anima era in origine intera e poi si è frammentata. Alcune o molte delle sue parti si sono perse, allontanate, smarrite, o forse sono state rubate o addirittura prese in prestito da altri.

Tradizionalmente la pratica del recupero dell’anima, si basa sulla consapevolezza che i problemi più dolorosi della vita sono dovuti alla perdita di importanti parti della nostra anima. Il compito dello sciamano è identificare e recuperare queste parti, restaurandole nell’integrità della persona e del suo ambiente.

A questo scopo lo sciamano viaggia in realtà alternative, che includono anche il passato o universi paralleli, per localizzare le parti mancanti, e trovare quindi un modo per recuperarle e reintegrarle nella loro sede originale di appartenenza. Questa è fondamentalmente una metafora strategica finalizzata a descrivere una questione molto più complessa, che è essenzialmente inaccessibile alle nostre menti contemporanee. Tuttavia anche le persone ordinarie possono entrare in risonanza con questa metafora e comprendere il significato dell’intero processo da sanare, definito qui come perdita dell’anima.

Molte persone sperimentano qualcosa di mancante nella loro psiche, e questo spesso può causare gran dolore. Psicologicamente è considerato per lo più come il risultato di eventi traumatici che opprimono coloro che ne sono coinvolti, impedendo loro di affrontare o integrare ciò che è accaduto e rendendoli incapaci di gestire le proprie vite. Tali traumi possono essere causati da una gran varietà di fattori, e tuttavia la tendenza più comune sembra implicare sempre una violazione delle idee familiari all’individuo su se stesso e sul mondo, causando gran confusione, insicurezza e agitazione. A questo riguardo, da una prospettiva multidimensionale, queste circostanze traumatiche sono accadute a tutti gli esseri umani durante l’infanzia quando sono stati abituati a percepire il mondo secondo la realtà convenzionale.

A un livello più ordinario, lo psicologo tradizionale e lo sciamano psicologicamente orientato operano entrambi in modo da consentire al cliente di funzionare correttamente nella realtà di tutti i giorni. In seguito, una volta che l’emergenza è superata, e a condizione che ciò sia con la loro intenzione e competenza, e quella del cliente, possono operare a un livello più profondo così da recuperare ulteriori parti vitali dell’anima.

Nello sciamanesimo convenzionale sono usate varie tecniche, che generalmente coinvolgono un cliente passivo e fondamentalmente inconsapevole, mentre lo sciamano svolge il lavoro di recupero.

In altri approcci sciamanici, come l’astrosciamanesimo e altre forme di neosciamanesimo, il cliente è il protagonista attivo del recupero dell’anima e lo “sciamano” opera come facilitatore. Il suo scopo è aiutare i clienti a identificare un’area di potere e, una volta che essi hanno avuto un’esperienza diretta, supportarli gradualmente e fortificarne l’espressione nella vita di tutti i giorni. Quando il cliente ha acquisito sufficiente consapevolezza e padronanza di quest’area di potere, nel secondo stadio si possono affrontare zone più problematiche, le critiche parti mancanti dell’anima.

Ogni parte della nostra anima è strategicamente identificata in astrosciamanesimo con uno dei dodici segni zodiacali. Secondo la cosmologia di varie tradizioni la nostra realtà separata, o Configurazione Umana Arbitraria, è il risultato di un stadio di frammentazione originale che comprende 12 pezzi, costituiti da sei coppie binarie, successivamente frammentate in ulteriori 144 pezzi, e così via, fino a raggiungere il numero totale di esseri che abitano questa realtà. Indipendentemente dall’enormità di questo numero, tutto ha origine da un set di 12 pezzi originali frammentati, rappresentati strategicamente dai segni zodiacali.

Questi 12 pezzi, che in astrosciamanesimo sono chiamati i 12 settori, costituiscono la matrice originale o, sempre in termini astrosciamanici, la nostra Identità Multidimensionale Centrale. Lo scopo strategico dei 12 settori è rendere l’Identità Multidimensionale Centrale comprensibile alle menti condizionate dall’illusione della separazione.

© Franco Santoro

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