Institutum

  • Homepage
  • Institutum Provisorium
    • Franco Santoro
    • Facilitatori & Associati
    • Codice etico e accordi
  • Calendario
    • Programmi
  • Biblioteca
  • Servizi
    • Consultazioni
  • Negozio
    • Libri
    • CD e MP3
  • Contatti

Esperienza diretta e sciamanesimo

Gennaio 13, 2016 by admin

ExpwrienceSu queste pagine sono riportate tante parole, ma l’unico modo per comprendere effettivamente di cosa stiamo parlando e che cos’è l’astrosciamanesimo, è averne un’esperienza diretta.

Le parole usate appartengono a linguaggi dualistici, creati per separare e alimentare un’identità scissa dalla rete della vita. Talvolta possono aggirare i condizionamenti culturali e risvegliare provvisoriamente parti assopite della nostra coscienza. Ma poi il sistema linguistico e sociale che controlla la nostra mente dissiperà tutto, instaurando nuovamente il suo dominio, a meno che non abbiamo esperienze dirette e siamo in grado di riconoscerle.

La via verso l’espansione della coscienza e la realizzazione della nostra vera natura non è intellettuale, bensì esperienziale. Necessita di fare presa sul corpo, sulle emozioni, sulla mente e lo spirito.

Fare esperienza significa abbandonare il mondo delle frasi e interpretazioni già fatte, dei ricettari spirituali, di ciò che dicono e scrivono gli altri, non importa quanto saggi e illuminati, per aprirci a una ricerca pura e priva di pregiudizi. Vuol dire ascoltare le nostre sensazioni, quello che proviamo dentro anche se è in contrasto con i modelli che ci sono imposti.

L’astrosciamanesimo, come altri percorsi analoghi, è una via esperienziale.

Se vuoi viaggiare lungo il sentiero della liberazione, deprogrammarti dall’automatismo sociale, uscire dal letargo generale e svegliarti, occorre avere esperienze dirette, passare dalla fantasia e teorizzazione, alla pratica.

Non importa in che modo scegli di farlo, da solo, insieme a noi o ad altri, semplicemente fallo.

Offriamo una serie di esperienze, attraverso vari programmi, formali e informali. Il nostro istituto è provvisorio, temporaneo. Seguitiamo a operare in modo visibile finché siamo in questa realtà e le circostanze lo consentono, poi lavoreremo ad altri livelli. Per cui, se intendi contattarci, fallo ora, perché domani potremmo non esserci più.

Ogni persona ha specifiche esigenze, scopi e priorità. I nostri programmi si basano sull’esperienza e convinzione che il vero insegnamento è trasmesso nel rapporto tra l’allievo e le sue guide o mondi interiori. Il nostro scopo primario è stimolare, dare supporto e consolidare questo processo.

© Franco Santoro, www.astrosciamanesimo.org

Per il calendario dei nostri programmi clicca qui.

Per sessioni individuali clicca qui.

Per la formazione astrosciamanica clicca qui.

Per organizzare eventi clicca qui.

Concisa Epitome della Sintesi del Compendio del Gioco del Sacro Cono

Gennaio 9, 2016 by admin

Tratto dalle opere:

Astrosciamanesimo: un viaggio nell’universo interiore di Franco Santoro [Formato Kindle]

Concisa Epitome del Compendio dell’Epica del Sacro Cono di Franco Santoro 

Le nostre più vetuste rimembranze principiano con uno stato di estasi e concordia, la cui beata consistenza non è dato descrivere tramite le favelle di umana derivazione. Malgrado tutto un idioma abbiamo qui a intentare d’adoprare onde poter figurare la consistenza di quel che dimora oltre ogni terrena figurazione. E allora ne consegue che ci poniamo all’opera. Pienamente consapevoli della vana natura di tale impresa, procediamo a narrare quegli eventi che condussero alla percezione di codesta collocazione spazio-temporale così come, all’ordinaria e umana prospettiva visiva, essa appare.

Nelle sterminate geografie della Sfera di Luce, in quegli spazi estatici che nessun vocabolo perverrà mai a definire, palpita un sistema stellare il cui nome è Handor. Tale sito possiede una nota distintiva peculiare: la vita dei suoi abitatori si fonda sull’espressione canora e giocosa. Le loro forme di comunicazione si esternano mediante danze, inni, ballate, movimenti, silenzi e altre festanti manifestazioni che proprio non è possibile traslatare nei linguaggi di umana comprensione. Sussiste ordunque un altro aspetto ragguardevole in tale sistema stellare. Esso designa l’Ultima Frontiera della Sfera di Luce. Cosa significa l’Ultima Frontiera? Ebbene, si tratta di una storia molto estesa e, benché l’impresa sia pretenziosa, proveremo ugualmente a dispiegarla.

Su Handor, in un’epoca assai remota, accadde un evento senza eguali: la Sfera di Luce conseguì il Picco di Luce. Fu necessaria una cadenza di tempo indicibile per approdare a questo ceto. Nel procedere di copiose successioni di ere, la coscienza collettiva di Handor aveva barattato energia con il Centro della Sfera di Luce, addivenendo infine anch’essa parte integrante di codesto Centro. Tale occorrenza fu un conseguimento di madornale portata per l’intera Sfera di Luce. Una gaiezza incommensurabile propalò nel sistema di Handor e da quel giorno le celebrazioni si susseguirono incessanti. Codesta congiuntura cagionò una lucentezza e una coscienza estatica di tale immensità che…. Insomma! Ci difettano proprio le parole per descriverla. Cimentatevi solo a immaginare il sommo stato di contentezza che le menti umane più edotte possano concepire. Ebbene, il Picco di Luce è qualcosa di tanto più mastodontico che sulla Terra non sussistono nemmeno le condizioni matematiche per misurarlo in proporzione. Tale era l’esistenza su Handor.

Dopo un certo tempo, congiuntamente a quest’indicibile stato di contentezza, gli Handoriani si resero conto che la loro lucente condizione era destinata a confrontarli con una disfida inverosimile e impensata. Il Picco di Luce principiava a calcare per estendere le sue dimensioni. Handor non poteva più contenere tutta la sua lucentezza e il Picco necessitava di un’altra direzione ove procedere. Ma, se Handor era l’Ultima Frontiera, dove poteva mai peregrinare il Picco? La replica umanamente più ovvia era di provare a ire oltre la Frontiera. Tuttavia, per la stirpe di Handor, la cosa non pareva per nulla lampante. Nessuno aveva mai concepito sopravanzare la Frontiera. Del resto era proprio questa la cagione per cui si denominava l’Ultima Frontiera. Oltre quella zona non c’era niente, ed era impensabile l’idea di ambulare a farci qualcosa. Nonostante ciò, in qualche sito su Handor, qualcuno elucubrò questo stravagante intendimento. Similmente a una burla, esso prese foggia sommessamente. Nell’occulto principiò a circolare come un vellicante quesito Handoriano. “O benedetto fratello, come hai potuto congetturare un intendimento sì folle e insensato? Com’è possibile traslocarsi in una contrada che non sussiste? Laddove si permane sempre nelle tenebre? Proprio ci domandiamo qual è il senso e perché! Com’è possibile celiare nel buio? A che pro? Nel Picco noi siamo e qui con lietezza permaniamo!” così cantava ingente modo la maggior parte degli Handoriani. Da un lato queste valutazioni parevano piuttosto naturali, dall’altro esistevano di fatto delle cagioni che portavano a patrocinare un distinto punto di vista. “O benamati fratelli, questa è la disfida di un nuovo gioco!” salmodiava un gruppo di Handoriani. “Nelle ballate degli antenati si cantavano le narrazioni di un’epoca assai tarda. In quei tempi Handor avvicendava la luce al buio e i suoi cieli si tingevano sovente di grigio. Fu allora che un Picco remoto giunse a noi per elargire luce in cambio di buio. Ora che siamo noi stessi un Picco di Luce, da qualche parte abbiamo a trovare un sito ove barattare luce per buio. Qui di luce assai ne abbiamo, mentre laggiù, oltre l’Ultima Frontiera, solo buio ci sta. Allora, benamati fratelli, qui presto una mossa abbiamo a darci”.

Il dilemma, se andare o meno oltre l’Ultima Frontiera, iniziò a risuonare nei canti di Handor e, come era prevedibile, si trasformò ben presto in un gioco. A questo fine furono create confacenti arene ove, grazie a un peculiare arnese, detto Sacro Cono, era adempibile, a seconda dei casi, spandere la luce o custodire e riprodurre il buio. Quando il buio desisteva, tutti potevano ridere e gongolare per quello che era capitato nell’oscurità. La cosa era a tal punto dilettevole e vellicante che, in breve tempo, questo gioco addivenne uno tra i più in voga di tutto il sistema stellare di Handor. Fu denominato il Gioco del Sacro Cono e assunse note distintive sempre più articolate e stimolanti. Uno degli aspetti più inusitati che si svilupparono consisteva nella simulazione di una partita tra due squadre o cerchi. Un cerchio aveva la mansione di serbare il buio nel Sacro Cono e di riprodurlo al momento propizio, mentre l’altro maneggiava il Sacro Cono per effondere sgorghi di luce ed espellere o acciuffare il buio. Quando il buio di una squadra si depauperava, i ruoli dei cerchi si ribaltavano e così si seguitava fino ad esaurimento del buio fruibile. Il cerchio che riusciva a reggere più a lungo la custodia e la riproduzione del buio, era quello vincitore e aveva in seguito l’onore di cantare, danzare e offrire regalie all’altro cerchio.

Il Gioco del Sacro Cono era messo in atto con tornei ricorrenti, in cui si confrontavano cerchi rappresentativi di tutte le stelle e i pianeti di Handor. Col fluire del tempo ogni cerchio sviluppò specifiche capacità di gioco. A questo proposito sussistevano due propensioni principali. La prima consisteva nel rischiarare il buio con la luce, mentre la seconda comportava invece l’ottenebramento della luce con il buio.

Il buio era una sostanza molto pregiata per Handor e per la Sfera di Luce in generale. Per riprodurlo occorreva usare le riserve dei colossali depositi a forma di cono siti in prossimità delle stazioni direzionali di confine del sistema stellare. Prima della diffusione del Gioco, la maggioranza degli Handoriani non sapeva nulla di questi depositi. Nessuno, del resto, aveva mai nutrito alcun interessamento nei confronti del buio, a eccezione di un ristretto cerchio di estrosi giocatori. Questi lo adottavano di tanto in tanto come base per la composizione di insolite danze sperimentali. Il successo del Gioco determinò una subitanea e vertiginosa crescenza nell’istanza di buio, tanto che, col fluire del tempo, le riserve dei depositi principiarono a esaurirsi. A un certo punto il buio raggiunse una quota di tale penuria che gli Handoriani si trovarono di fronte all’ineluttabilità di sospendere o, quanto meno, ridurre fortemente la pratica del Gioco. Fu allora che il Picco di Luce in persona si esibì nell’arena di Hartem (la più abbacinante tra le 12 grandi stelle di Handor) e iniziò a intonare un canto traducibile pressappoco come segue: “O adorabili fratelli, per esteso tempo il Gioco nelle vostre arene è stato celebrato. Ora qui il buio ormai è terminato. I vostri Coni sono sgombri e se il Gioco seguitare intendete, a far provvisioni di buio, oltre l’Ultima Frontiera, a ire avrete. Laggiù barattare luce con buio potrete. Il Sacro Cono con voi arrecate e di buio empite”. Dopo questa canzone il Cerchio dei Campioni, che era composto dai 12 migliori giocatori e cantanti di ciascuna delle 12 grandi stelle di Handor, provò un’ingente eccitazione. “Era ora! È ciò che da tempo aspettavamo” intonarono più volte in coro tra i plausi del pubblico presente.

Il Picco fu pago dell’attitudine del Cerchio dei Campioni, ma captò l’esigenza di impartire una pregiata avvertenza che esternò solfeggiando più o meno come segue: “O adorabili fratelli, badate bene che oltre l’Ultima Frontiera il Gioco non è più come nelle arene. Di buio proprio tanto ce n’è, e perdere di vista la luce assai eventuale diviene. Nel buio le cose assai serie sovente appaiono. Tanto che perfino dimenticare potete di giocare, cantare e danzare. E inoltre abbisognate di una peculiare tuta spaziale, sul cui funzionamento a lungo s’ha a ponderare”. Tra tutte le canzoni e gli inni che nel corso dei tempi si erano uditi in Handor, questa pareva proprio la più strampalata. “Serio? Cosa significa? Com’è possibile obliare di giocare, cantare e danzare? Perdere di vista la luce!? Una tuta spaziale!?” verseggiarono i presenti in coro. Ora è necessario intendere che il vocabolo serio non esisteva nel linguaggio degli Handoriani. Quel vocabolo era oltre le loro facoltà di comprensione, così com’era anche il fatto di concepire la vita in modo difforme dal gioco o di perdere di vista la luce. Allora il Picco intervenne nuovamente e questa volta disse: “Quando si va oltre la Frontiera e si procede verso la Sfera di Buio, l’oscurità è talmente profonda e l’impatto della tuta spaziale così dissociato che dopo un po’ si perde il contatto con la Sfera di Luce. Ci si sente abbandonati e si prova un abbondante rancore verso Handor e quindi, come forma di vendetta, s’inizia a creare una realtà separata. Poi sopraggiunge la colpa e, onde sfuggire la sofferenza che ne deriva e la paura di una punizione, ulteriore separazione e vendetta è generata. Così prosegue fin tanto che il dolore e la noia giungono al massimo. Una volta arrivati al Picco della Sfera di Buio, si scopre che innanzi proprio non si può andare. Da quel momento principia il percorso di ritorno, e il disfacimento della realtà separata forgiata dall’inizio del Gioco. Si procede uniti fino al Picco di Buio, elargendo luce e ricevendo buio, e poi si ritorna tutti insieme celermente su Handor”. Questa delucidazione risultò totalmente astrusa per gli Handoriani. Non solo era colma di vocaboli mai uditi (vedi corsivi), ma soprattutto, e questo era proprio troppo, quella volta il Picco non cantò né danzò. Egli disse, e questo non era mai accaduto prima.

La stirpe di Handor era molto sorpresa e non riusciva a capire che cosa il Picco aveva voluto intendere. Allo stesso tempo si rendeva conto che c’era qualcosa di arcano di cui il Picco era a conoscenza e che a loro sfuggiva. Ciò causò ingente eccitazione tra i Campioni che iniziarono a far circolare una ballata con un testo del genere: “O venerabili fratelli, mai abbiamo giocato in questa guisa. È proprio un gioco dagli altri difforme. Vogliam adocchiare come funziona. Per empire il Sacro Cono, il buio abbisogna. Ovunque esso sia, a prenderlo noi iremo, e in cambio tanta luce riverseremo. Proprio non vediamo l’ora di peregrinare oltre l’Ultima Frontiera!”.

I Campioni accettarono di partire alla ricerca del buio e a questo scopo iniziarono un esteso periodo di addestramento nell’astro di Kallex presso l’omonima Rocca. Da quel momento i Campioni vennero denominati i Pionieri del Sacro Cono. Essi erano composti dai 12 migliori giocatori dei 12 astri del sistema di Handor, per un totale complessivo di 144 Pionieri. Quando giunse finalmente il giorno della loro dipartita, il Picco apparve presso la Rocca di Kallex e così parlò: “O audaci fratelli di Cerchio, siete consapevoli che è vostra scelta navigare oltre l’Ultima Frontiera? Che siete voi a prendere questa risoluzione?” “Certamente! Chi altro potrebbe essere?” replicarono in coro i Pionieri. “Vi reitero per l’ultima volta gli accordi di base del Gioco.” seguitò il Picco “Qualunque cosa accada, rammentatevi sempre che state giocando. Ricordate inoltre di rimanere sempre uniti. Il Gioco consiste nel raggiungere il Picco della Sfera di Buio da parte del Cerchio al completo, piantare i Semi del Sacro Cono, donare la loro luce, empirli di buio e poi ritornare indietro tutti insieme a Handor. Sta a voi definire quanto impiegare per concludere il Gioco. A tale riguardo molto dipenderà da ciò che farete una volta approdati a metà strada tra Handor e il Picco di Buio”.

I Pionieri dipartirono con una flotta composta da 12 grandi astronavi che cautamente principiarono a digradare a spirale oltre l’Ultima Frontiera. Si trovarono subito di fronte a un’area incredibilmente vuota e priva di vita. L’impatto con questa dimensione ispirò canti e danze mai udite fino ad allora. Dopo aver navigato per lungo tempo, a un certo punto i Pionieri persero l’orientamento e la connessione con Handor. Questa situazione era prevista nelle modalità operative del Gioco. Ciò nonostante contribuì a provocare molta eccitazione e sorpresa. I Pionieri pensarono di trovarsi nel punto a metà strada tra Handor e il Picco di Buio, e composero diverse canzoni per riflettere sul da farsi. Alla fine decisero di fermarsi per creare una grande base da usare come area di riferimento provvisorio. Durante la lunga sosta necessaria per i lavori di costruzione, i Pionieri ebbero modo di indossare le tute spaziali e di familiarizzare con la loro operatività. Per la prima volta vennero eseguiti canti e danze veicolati attraverso le tute spaziali. A tali esperienze venne dato il nome di Ur. Questo termine fu scelto in seguito come nome per la base. A conclusione dei lavori, i Pionieri decisero di lasciare alcuni Semi del Sacro Cono così da rendere la base visibile dopo la loro dipartita. A questo scopo venne costruito uno speciale deposito. Dai Semi del Sacro Cono che vi furono piantati nacquero degli esseri di luce denominati Sadoha. La comparsa di questi esseri fu fonte di grande letizia per tutti i Pionieri. I loro corpi pieni di luce bianca cagionavano vibrazioni di inaudita belluria. Dopo un periodo di addestramento, ai Sadoha venne affidata la gestione di Ur. I Pionieri ripresero quindi la loro navigazione verso il Picco di Buio.

Grazie alle luci dei Sadoha, la scesa della flotta fu molto agevole. Anche se le luci di Ur addivenivano sempre più fievoli, man mano che i Pionieri digradavano, la loro presenza elargiva un senso di ingente pace e protezione. Volgendo lo sguardo verso l’alto, i Pionieri si sentivano pervadere dalle frequenze estatiche degli inni dei Sadoha e ricevevano l’energia per affrontare gli spazi misteriosi che si aprivano sotto di loro.

Dopo una lunga navigazione, i Pionieri raggiunsero un’area di indicibile oscurità. Il buio era talmente serrato che i fari delle astronavi non riuscivano più a illuminare il percorso. Le astronavi non potevano nemmeno adocchiarsi tra di loro. Inizialmente i Pionieri credettero di essere approdati al Picco di Buio e decisero di fermarsi per attivare le fasi di scambio previste dal Gioco. Tuttavia, dopo un attento esame, si resero conto che si trattava invece del punto a metà strada tra il Picco di Luce e il Picco di Buio. Secondo le informazioni ricevute durante l’addestramento, in quel luogo sarebbe successo qualcosa di madornale rilevanza.

A parte le minuscole luci di Ur, che a stento si riuscivano a scorgere, l’oscurità era totale e i Pionieri non sapevano cosa fare. Allora si misero in contatto con la base di Uri per avere un’esortazione a riguardo. I Sadoha suggerirono di creare delle basi attorno alla zona, onde illuminarla adeguatamente. A questo fine i Pionieri decisero di spostarsi orizzontalmente in 4 direzioni e di organizzare la loro flotta in 4 elementi composti da 3 astronavi. Ogni elemento, dopo aver raggiunto l’estremità di una direzione, vi costruì una base e depositò altri Semi del Sacro Cono. Le 4 basi avevano caratteristiche assai diverse tra di loro ed esprimevano le qualità specifiche degli elementi che le avevano costruite. A esse venne dato il nome di Ruha, Ratah, Rogah, Riallah. Dai Semi depositati nelle basi nacquero in seguito dei Sadoha con corpi di luce di 4 colori (rosso, verde, blu, giallo).

Al termine dei lavori di costruzione, i 4 elementi si adunarono nuovamente nel punto da cui erano dipartiti, rallegrandosi per la loro ritrovata unità. Da quel punto, che fu denominato Pahai o Centro del Sacro Cono, essi tripudiarono nello scorgere l’oscurità illuminata, oltre che dalle tenui luci bianche di Ur, da quelle appariscenti dei colori delle 4 basi direzionali. I Pionieri erano giulivi per aver edificato l’ossatura di un maestoso cono con l’apice in Ur, il cerchio o asse orizzontale di appoggio indicato dalle 4 basi direzionali, e il centro in Pahai. Ognuno dei 4 elementi della flotta ardiva dimostrare agli altri le basi che aveva costruito e gli esseri di luce che le popolavano. I Pionieri decisero quindi di compiere una navigazione circolare attorno all’asse orizzontale per visitare le 4 basi direzionali.

Il viaggio fu esaltante e pieno di canti e danze estatiche. Al termine del giro, i Pionieri ritornarono nell’area centrale di Pahai per caricarsi con la luce verticale di Ur e quella orizzontale delle 4 basi direzionali. Durante questa posa, i Pionieri iniziarono ad assistere a una serie di episodi alquanto strambi. Secondo le istruzioni originarie, queste circostanze facevano ovviamente parte del Gioco. I Pionieri sapevano bene che sarebbero successe cose molto strambe una volta sopravanzata l’Ultima Frontiera. Queste cose, tuttavia, ebbero effetti notevoli sui Pionieri, tanto che essi principiarono ad avere dei vuoti di memoria. Fu a quel punto che essi esordirono con l’usanza di una nuova forma di comunicazione che, in luogo delle abituali modalità linguistiche, consisteva nell’impiegare le tute spaziali come veicolo di espressione. Un tipo di comunicazione che prese sempre più piede consisteva nel formulare punti di vista, opinioni, idee, concezioni, pensieri. In seguito, e ciò non era mai successo fino ad allora, i Pionieri si misero a esprimere credenze e giudizi. Intanto, l’impiego dei canti e delle danze, a eccezione di quelli usati per tradurre opinioni e concezioni, diminuiva consistentemente. I Pionieri cominciarono gradualmente a comprendere l’accezione di quel vocabolo di cui tanto avevano sentito parlare: separazione. All’interno della flotta, infatti, si era venuto via via a creare un certo alterco tra una parte che sosteneva che abbisognava portare la luce verso il Picco di Buio e un’altra che insisteva invece sull’idea di trarre il Picco di Buio verso la luce. La disparità di vedute diventò così tersa che le due parti decisero di separarsi e di giocare per conto proprio. Ognuna delle due parti, composta di 6 dei 12 cerchi del sistema di Handor, diede vita a due flotte di 6 astronavi, per un totale di 72 Pionieri. La divisione in due parti rese necessaria una sostanziale modificazione nell’organico, nelle strumentazioni e, in particolare, nelle tute spaziali dei Pionieri.

La separazione avvenne dapprima in modo celioso e beffardo. Per molti appariva come un diversivo eccitante inteso a stimolare l’andamento del Gioco. In seguito, le parti si sarebbero riunite così come era stabilito negli accordi di base. Tuttavia, col passare del tempo, diventava sempre più malagevole capire se le due parti avevano veramente intenzione di rispettare gli accordi. Le disparità si inasprirono e portarono a impiegare modalità di gioco piuttosto insolite e ponderose. Il segnale più significativo di questa attitudine avvenne quando ciascuna polarità decise di creare due basi di direzioni secondarie nei punti medi tra una direzione e l’altra. Conseguentemente sorsero le basi di Ahur, Hatar, Hagor, Hallair.  In questi siti furono depositati dei Semi del Sacro Cono, da cui nacquero 12 esseri di luce e buio chiamati Hare Paheka. I loro corpi, a distinzione di quelli dei Sadoha che producevano solo luce, esalavano sia luce che buio.

L’apparizione dei Paheka fu fonte di ingente soddisfazione per i Pionieri di ciascuna polarità. Il buio era una sostanza molto rara per gli Handoriani e, in seguito al successo del Gioco del Sacro Cono, il suo valore era divenuto ormai inestimabile. I 12 Paheka erano in grado di produrre buio in quantità pressoché illimitate. Ciò li rendeva pregiati per i Pionieri quanto le miniere d’oro o di diamanti per gli esseri umani. Ciascun Paheka cagionava dosi diverse di buio e luce. Tale situazione determinò via via un acceso conflitto tra i Pionieri, tanto che anche all’interno di ciascuna polarità si crearono delle divergenze che portarono infine ad altre separazioni. La flotta originaria si divise in 12 Settori rappresentativi delle 12 astronavi dei 12 astri di Handor e dei 12 Paheka. Ogni Settore creò una base attorno alla circonferenza del grande cono e iniziò a sfruttare i potenziali di un suo proprio Paheka. Dopo innumerevoli navigazioni e certami, i 12 Settori si divisero ulteriormente tanto che alla fine ciascuno dei 144 Pionieri decise di proseguire per conto proprio.

Quest’ultima scissione causò gravi problemi in quanto il Gioco, per essere svolto efficacemente, richiedeva un organico minimo di 12 unità. I Pionieri furono forzati così a trovare una soluzione per garantire la continuazione del Gioco. A questo scopo decisero di impiegare i Paheka. Ognuno dei 144 Pionieri creò una sua propria base e diede vita a ulteriori Paheka. Ogni Pioniere si mise quindi alla guida di un cerchio composto da 12 Paheka. Grazie a questi cerchi, il Gioco ottenne un grande impulso creativo. I Paheka, tuttavia, non erano esseri di luce, ma esseri di luce e buio. Poiché erano nati dopo il processo di separazione dei Pionieri, esperivano ingenti disagi a operare in cerchio. Essi erano più inclini a lavorare in coppia e si trovavano principalmente a loro agio in situazioni di accese relazioni di unità o conflitto binario. Per sindacare il Gioco, ogni Pioniere dovette apportare modifiche consistenti nella sua tuta spaziale e impiegare gran parte delle sue energie in sfibranti rapporti o accorgimenti strategici con ciascuno dei 12 Paheka. Fin tanto che il Pioniere aveva il controllo di questo complesso sistema di unità e conflitti, il Gioco funzionava adeguatamente. In caso contrario si venivano a creare seri inconvenienti. Il principale di questi ebbe luogo quando i Paheka si avvidero che potevano accoppiarsi con un’enigmatica varietà di Paheka giunti da località allora ignote. Questi ultimi, identificati con il termine Mare Paheka, stabilirono allacciamenti veicolari con i Paheka di Handor (Hare Paheka). Tale relazione generò un seme autonomo da cui nacquero diverse forme di vita, definite Graha, che i Paheka cominciarono a impiegare per portare avanti una loro variante del Gioco. I Pionieri vennero a poco a poco abbandonati dai loro Paheka e, poiché non disponevano più di un loro cerchio, furono impossibilitati a proseguire efficacemente il Gioco. Intanto i Paheka di entrambe le varietà rafforzavano le loro basi e il controllo dello spazio operativo.

Nel giro di poche epoche l’area del cerchio orizzontale passò quasi interamente sotto il dominio dei Paheka e il vassallaggio dei Graha. I Pionieri deliberarono allora di calare nelle terre dei Paheka per provare a formare delle alleanze con i Graha. Essi iniziarono a rapportarsi con alcuni di essi e in particolare con un gruppo chiamato Zruddha Graha. Questi ultimi furono tratti dalla luminosità dei Pionieri e, pur non comprendendone affatto i motivi, si misero al loro servizio. I Pionieri riuscirono ad addestrare e utilizzare gli Zruddha e ripresero così un certo controllo del Gioco. La cosa, tuttavia, non durò a lungo poiché gli Zruddha avevano una natura assai caduca e instabile. Le loro strutture, inoltre, dopo un breve periodo di tempo o in seguito a episodi particolari, si deterioravano e diventavano inservibili. Di conseguenza, i Pionieri erano costretti a cercare in continuazione altri Zruddha per i loro cerchi e a impiegare dosi notevoli di energia per addestrarli. I Paheka, dal canto loro, una volta resisi conto dei legami di alleanza tra Pionieri e Zruddha, inasprirono le condizioni di vita di questi ultimi. Ciò ridusse ancora di più la loro durata. Invano i Pionieri cercarono di intervenire impiegando varie strategie operative, ma nessuna di esse ebbe successo. Alla fine Pionieri e Paheka giunsero a un accordo di tregua in virtù del quale i primi accettarono di restare confinati in esilio nelle loro basi. I Paheka, in cambio, si impegnavano a propinare ai Pionieri tutto il buio di cui abbisognavano. I Pionieri, eccitati per i grandi quantitativi di buio di cui potevano disporre, si ritirarono nelle loro basi e iniziarono a giocare per conto proprio. Questa condizione di scambio ridusse i quantitativi di buio dei Paheka e rese questi ultimi più luminosi e attraenti agli occhi degli Zruddha e degli altri Graha dell’area orizzontale. Tuttavia, la luce dei Paheka, essendo priva di una reale connessione con il Picco di Luce, cominciò a creare danni sempre più gravi.

Sin dall’inizio della spedizione, le vicende dei Pionieri vennero seguite nel sistema stellare di Handor. Nelle arene erano stati allestiti grandi schermi ove venivano proiettate le loro imprese. Gli Handoriani erano strabiliati per tutto quello che succedeva. Quando seppero della situazione di blocco in cui si trovavano i Pionieri, allora proprio non ne poterono più e si rivolsero al Picco di Luce per avere opportune delucidazioni. Questi accettò di rivelare una madornale e recondita verità: “Tutta questa separazione a cui avete assistito non è per me affatto novella. V’è un Gioco assai più consistente di cui non potevo a voi parlare. Non mi era possibile perché non avreste inteso. Ora che avete seguito le vicende dei Pionieri, finalmente siete in grado di comprendere. Quindi posso finalmente affrancare il mio segreto. Statemi bene a sentire. Laggiù, oltre il Picco di Buio, la mia benamata sorella dimora, insieme alla sua stirpe e ai miei adorati fratelli. In un tempo assai remoto principiammo un Gioco, la prima edizione per eccellenza del Gioco del Sacro Cono.  Similmente finimmo col separarci l’uno dall’altro. Ora il richiamo della nostra antica unione è possente. Da mia sorella Rodnah, il Picco di Buio, è partito un Cerchio di Pionieri. Nel punto a metà strada di Pahai i due Cerchi sono destinati a incontrarsi. Ciò non è ancora accaduto perché i Pionieri di Rodnah similmente a quelli di Handor si sono comportati. Essi dapprima hanno creato una base chiamata Ru. In quel sito hanno generato le controparti di buio puro dei Sadoha (Ma Sadoha). In seguito si sono separati tra di loro e hanno iniziato a produrre le controparti grigie con matrice di buio dei Paheka (Mare Paheka). La separazione a cui avete assistito si verificò già ai miei tempi. Anch’io facevo parte di un gruppo originario di 144 Pionieri…”.

Dopo questa dichiarazione sconcertante e senza precedenti, il Picco decise di inviare una tredicesima astronave direttamente dall’astro centrale di Handor. La tredicesima astronave, composta da 12 Pionieri, si installò dapprima a Ur e poi, con l’aiuto dei Sadoha, calò lungo l’asse verticale, giungendo direttamente nel punto centrale di Pahai. Attorno a questo luogo si estendevano le numerose basi che, nel corso di miriadi di epoche, erano state costruite dai Pionieri, dai Paheka e dai Graha. La tredicesima astronave sostò nel punto centrale di Pahai in attesa di stabilire il contatto con la tredicesima astronave dei Pionieri provenienti da Rodnah. Dopo un esteso fluire di tempo, l’incontro finalmente ebbe luogo. […]

Le modalità di questo eccezionale evento sono per il momento inenarrabili. Al termine, le due parti sistemarono le loro astronavi in parallelo, una sopra l’altra, formando così la prima intelaiatura della base denominata Pahai. Da quel punto i tredicesimi Pionieri di Handor furono invitati a scendere lungo l’asse verticale per raggiungere Ru, la base verticale di Rodnah. Contemporaneamente quelli di Rodnah ascesero verso Ur, la base verticale di Handor. Dopo aver depositato i 144 sigilli dei Pionieri originari di ciascuna delle due parti, i tredicesimi Pionieri ritornarono tutti a Pahai. […]

Le modalità della deposizione dei sigilli non è possibile chiarire nemmeno attraverso una metafora. […]

In seguito, i 12 Pionieri di ciascuna parte si misero alla ricerca delle flotte dei Pionieri originari. A questo scopo principiarono a costruire la base di Pahai e a rivestirne i vari livelli dell’intelaiatura per mezzo di entità di giuntura denominate Bhi Jinah. […]

La costruzione di Pahai e il concomitante recupero dei Pionieri originari è ora in corso di svolgimento. Ognuno dei componenti delle tredicesime astronavi ha il compito di ritrovare e guidare nella base di Pahai i 12 Pionieri di ciascuna delle 12 astronavi originarie. Una volta recuperato completamente l’equipaggio e le astronavi delle flotte dei primi Pionieri, quella di Handor ha a proseguire il viaggio per Ru, espandendo in quella direzione la struttura di Pahai. Similmente le flotte di Rodnah hanno a procedere verso Ur. Le flotte di Handor e Rodnah sono intese ad espandere Pahai nell’ambito dell’intera collocazione spazio-temporale della Sfera Grigia. Tale opera si manifesta tramite la germinazione dei Bhi Jinah. […]

Per impedire la possibilità di questa evenienza i Paheka con matrice di luce (Hare Paheka) si accoppiarono con quelli di buio (Mare Paheka) e diedero vita a una grande rete di blocco nell’asse orizzontale finalizzata a impedire l’operatività dei Pionieri. Tale rete, denominata Paheka Rubhe, consiste nelle 144 combinazioni binarie o rapporti di coppia tra Hare Paheka e Mare Paheka. Questi rapporti diedero origine a 144 esseri chiamati Graha che col tempo si moltiplicarono e generarono tutte le varietà di Graha sussistenti nella Sfera Grigia. La presenza di questa rete determinò una situazione di blocco e di stagnazione nell’intera area di Pahai.

I Pionieri originari hanno da completare il Gioco come previsto. Per fare ciò hanno a liberare i Graha, la rete dei Paheka, e i Paheka stessi. Questo è possibile solo se riescono a ritrovare la loro unità originaria. Questo è possibile solo se riescono ad arrivare insieme a Rodnah passando da Ru, e viceversa.  Questo è possibile perché in effetti non esistono proprio altre reali possibilità. […]

 

Guarigione astrosciamanica – Astroshamanic healing

Dicembre 16, 2015 by admin

AH010303“La guarigione è un pensiero per mezzo del quale due menti percepiscono che sono una cosa sola e diventano felici.” (UCIM, T5.1:1)

Il termine guarigione astrosciamanica indica una serie di pratiche che hanno lo scopo di risvegliare la consapevolezza operativa della nostra identità multidimensionale, ossia il sé unificato. La Guarigione astrosciamanica si riferisce al recupero della nostra autentica natura, alla connessione con chi realmente siamo al di là di ciò che crediamo di essere. Il termine guarigione implica il ritorno a uno stato di benessere. Tale stato comporta la consapevolezza esperienziale della nostra interezza e unità. In un tempo e in uno spazio remoti, accadde qualcosa che generò il cambiamento della consapevolezza dell’unità nell’illusione della separazione.

“Nell’eternità, dove tutto è uno, si insinuò una piccola, folle idea, della quale la nostra verà identità si è dimenticata di ridere. In questa dimenticanza, il pensiero è diventato un’idea seria, passibile sia di compimento che di effetti reali”. (UCIM, T27, VIII, 6:2-3). Questa folle idea è pensare di vivere come entità separate, mentre i suoi effetti reali sono l’ego e tutti i rancori percepiti nel mondo. Tuttavia, la memoria della nostra autentica natura non ci ha mai abbandonato. Sebbene nascosto da questo mondo separato, il nostro Sé originale ha continuato a sussurrare attraverso gli oscuri corridoi della mente, impiegando ogni sorta di strumenti per risvegliare la nostra vera matrice dell’unità. La guarigione è in realtà questo processo di risveglio.

Il termine “healing” (guarigione) deriva dall’inglese arcaico “hælan” che significa rendere intero o unire. Ne consegue che la guarigione è il recupero del senso dell’unità. Secondo questa prospettiva, la guarigione consiste nel creare interezza, contrariamente al processo opposto che è quello di creare separazione. In questo contesto esiste una sola malattia: il senso di separazione.

Quello che la guarigione guarisce è la percezione della separazione, la causa fondamentale di tutte le malattie in termini sciamanici. Questo significa anche che, in questo caso, una malattia non ha nulla a che fare con le condizioni del corpo fisico. È connessa all’incapacità di percepire l’associazione con la rete della vita. Per questo quello che conta qui è il riconoscimento dello scenario più ampio di cui fai parte. La guarigione a questo riguardo non ha lo stesso significato che potrebbe avere nel linguaggio convenzionale. La Guarigione astrosciamanica non si occupa di infermità e malattie ordinarie. Una malattia può essere un sintomo di guarigione, mentre un apparente stato di benessere può riferirsi ad un serio stato di cattiva salute.

“Innanzitutto, evitare la morte non è lo scopo per la pratica della medicina nelle tradizioni sciamaniche. La nostra occidentale mancanza di fiducia di questi sistemi, spesso deriva dall’osservazione che la guarigione sciamanica può non essersi risolta con un prolungamento della vita. La guarigione, per lo sciamano, è una questione spirituale. Si ritiene che la malattia abbia origine nel mondo dello spirito, dal quale prende il suo significato. Lo scopo stesso della vita è quello di essere indottrinati e iniziati nelle regioni visionarie dello spirito, e mantenersi in sintonia con tutte le cose sulla terra e nel cielo. Perdere la propria anima è l’eventualità più grave di tutte, perché potrebbe eliminare qualunque significato della vita, ora e per sempre. Pertanto, il proposito di molte guarigioni sciamaniche è in primo luogo nutrire e preservare l’anima, e proteggerla dall’eterno peregrinare” (Jeanne Achterberg, Imagery in Healing: Shamanism and Modern Medicine, p.17)

“Luce e tenebre, vita e morte, destra e sinistra, sono tra loro fratelli; non è possibile separarli. Perciò né i buoni sono buoni, né i cattivi sono cattivi, né la vita è vita, né la morte è morte. Per questo ognuno si dissolverà nel suo stato originale. Ma coloro che sono al di sopra del mondo sono indissolvibili ed eterni.” (Il Vangelo Secondo Filippo, in Bentley Layton, The Gnostic Scriptures, p. 330)

Il Tocco astrosciamanico di guarigione (Astroshamanic Healing Touch) è un metodo di guarigione spirituale sviluppato da Franco Santoro presso la Findhorn Foundation nel nord della Scozia a partire dal 1999. Il Tocco è inteso a promuovere la percezione dell’unità e a dissipare il senso di separazione. Tramite l’uso sensibile di contatti e posture, eseguite in armonia con i cicli della terra e del cielo, il tocco astrosciamanico lavora nell’intimità dell’anima, rilasciando condizionamenti e rancori, risvegliando il ricordo del proprio intento originario, insieme alla forza dell’amore incondizionato e la chiarezza per procedere con serenità lungo il cammino della vita.

 

Gli Spiriti Totem

Novembre 27, 2015 by admin

a marchio circleSecondo l’astrosciamanesimo gli Spiriti Totem, o Paheka (così come sono denominati nell’Epica del Sacro Cono), costituiscono gli archetipi di base e i modelli di derivazione originari d’ogni esperienza e percezione umana. Ciascuno di essi è un aspetto specifico del Divino, così come appare nella limitazione di prospettiva umana, e ritrae un’emanazione specifica del Tutto con la funzione di renderlo comprensibile alla nostra consapevolezza fondata sulla separazione. Gli Spiriti Totem tengono insieme la nostra consistenza mentale, sia individuale che collettiva, sia inconscia che conscia.

Gli Spiriti Totem corrispondono astrologicamente ai pianeti o alle costellazioni e mitologicamente alle divinità o eroi delle civilizzazioni che si sono avvicendate sul pianeta. Ai primi abitatori della Terra, questi archetipi di base apparivano nella loro foggia incorrotta e primigenia. Con l’avanzare del tempo e l’accrescimento del processo di separazione, queste divinità assunsero forme prestabilite e configurazioni complesse che si moltiplicarono a dismisura in numerose espressioni secondarie. Questo processo ricevette un impulso decisivo nella cultura occidentale come conseguenza dell’espansione delle divinità egiziane, greche e romane.[1]

Secondo molteplici cosmologie e interpretazioni di antichi testi o tradizioni, la consapevolezza degli Spiriti Totem venne contaminata da entità o “viaggiatori spaziali” che discesero sulla Terra e furono poi trasformati in divinità dalle religioni di questo pianeta. Nei racconti epici della Mesopotamia, per esempio, esseri chiamati Anunnaki (Coloro Che Discendono dal Cielo alla Terra), approdarono qui circa 450.000 anni fa alla ricerca mineraria di fonti auree. Secondo Zecharia Sitchin codesti visitatori non erano considerati come divinità nella cultura sumera, e fu principalmente attraverso i culti pagani della Grecia e di Roma che tale identificazione si diffuse in buona parte delle mitologie e dei sistemi di credenza umani.[2]

Varie fonti esoteriche e interpretazioni di testi antichi suggeriscono che queste entità, sovente descritte come esseri dai tratti rettili, smantellarono il DNA originario dell’umanità e crearono versioni di esseri umani manipolate geneticamente. In tal maniera essi intendevano assicurarsi la vigilanza sul pianeta, la limitazione della percezione umana, l’impiego degli uomini come schiavi e l’assimilazione del loro operare, così come pure dei loro corpi, coscienze, paure ed emozioni.[3]

Il Popol Vuh, testo base dell’epica Maya, narra un processo similare descrivendo come le divinità Maya generarono l’umanità onde farla operare come forza lavoro in schiavitù. Secondo gli insegnamenti gnostici, la miseria e la sofferenza nel mondo non sono il risultato della trasgressione umana. Non c’è stata alcuna caduta in uno stato d’imperfezione. Ogni cosa era fallace dal principio poiché venne originata da una divinità imperfetta. Il vero Dio è alieno all’universo manifesto e appartiene a una realtà che dimora oltre. Una simile visione è comune pure a Un corso in miracoli.

“Il mondo che vedi non è che l’illusione di un mondo. Dio non lo ha creato, poiché ciò che Egli crea deve essere eterno come Lui Stesso. Ma nel mondo che vedi non c’è nulla che durerà per sempre. Alcune cose dureranno nel tempo un po’ più a lungo di altre. Ma verrà il momento in cui tutte le cose visibili avranno una fine” (UCIM, M89).

Michael Harner nel suo lavoro di ricerca con gli indiani peruviani Conibo nel 1960, ebbe una potente esperienza sciamanica stimolata dall’uso di una pozione d’ayahuasca. In quell’occasione egli incontrò delle creature rettili giganti che gli spiegarono che “fuggivano da qualcosa nello spazio; erano venute sul pianeta Terra per sfuggire al loro nemico. Le creature mi mostrarono come avevano creato la vita sul pianeta per potersi nascondere tra le innumerevoli forme e dissimulare così la loro presenza. […] Appresi che le creature a forma di drago erano presenti in tutte le forme di vita, incluso l’uomo. Mi dissero che esse erano i veri signori dell’umanità e dell’intero pianeta. Noi esseri umani non eravamo che i ricettacoli e i servitori di queste creature: per questa ragione mi potevano parlare dal di dentro”.[4] Michael Harner rimase stupito allorché si rese conto che i dettagli della sua esperienza erano familiari allo sciamano locale che egli contattò per ottenere un’opinione professionale.[5]

Sin dai tempi più antichi, nonostante le distorsioni d’informazione, l’essenza delle espressioni degli archetipi originari è stata tramandata grazie al lavoro di pochi individui o gruppi esoterici. Il numero, la forma, il nome e la funzione di questi archetipi originari cambiano secondo le tradizioni cui appartengono e il loro effettivo ruolo strategico in un contesto che si estende ben oltre la comprensione umana. Anche gli esseri umani evoluti sono incapaci di vederli per quello che sono veramente e tendono a percepirli attraverso le forme più accessibili nei loro sistemi di riferimento (per esempio, come divinità, arcani maggiori, cartoni animati, attori cinematografici, extraterrestri, ecc.). Nella maggior parte dei casi gli Spiriti Totem non ricevono tale riconoscimento e, per attirare l’attenzione, sono costretti a ricorrere a specifiche persone (madri, padri, partner, figli, datori di lavoro, amanti, amici, nemici) o a particolari situazioni (professione, educazione, casa, salute, dipendenze) della vita quotidiana.

L’astrosciamanesimo, così com’è descritto in questo testo introduttivo, impiega il linguaggio astrologico come modello di riferimento e considera dodici Spiriti Totem di base associati ai dodici segni zodiacali e ai loro pianeti governatori.

Ciò che ora percepiamo come realtà non è null’altro che un esteso concatenamento di proiezioni attraverso cui gli Spiriti Totem si manifestano. Quando privilegiamo il rapporto con la forma originaria degli Spiriti, invece di affannarci a rincorrere gli specchi delle loro proiezioni, la vita evidenzia la sua essenza primordiale e il nostro vero scopo inizia a rivelarsi.

Nell’astrosciamanesimo è essenziale esplorare i settori e connettersi con gli Spiriti Totem solo dopo aver stabilito una valida connessione con lo Spirito Guida, o Identità Multidimensionale Centrale. Quando operi in compagnia della Guida non esiste alcun pericolo nel rapporto con gli Spiriti Totem. Al contrario, quando agisci da solo e senza precauzioni, l’ego può facilmente manipolare l’esperienza e ci possono essere seri inconvenienti. Lo Spirito Guida funge da protettore, equilibratore e fedele consigliere. La sua vicinanza consente di operare in condizioni di sicurezza e di agevolare l’affrancamento delle componenti di separazione (rancori) che bloccano il rapporto con gli Spiriti Totem. Fin tanto che la Guida è espressamente invitata e riceve il permesso di operare, le esplorazioni dei settori sono sicure.

Per dialogare con gli Spiriti Totem è necessario sviluppare una sensibilità che richiede allenamento e pratica. La maggior parte delle loro risposte o espressioni procedono per mezzo di immagini, suoni, sensazioni, emozioni, comunicazioni telepatiche e sottili. Si tratta di acquisire la capacità di percepire questi messaggi. Il modo più semplice per comprendere questo linguaggio consiste nell’impiegare ogni senso, mantenendo il rapporto con la Guida e seguendo le sue indicazioni. È pure importante tenere in mente che la natura fondamentale di queste esperienze trascende profondamente le limitazioni percettive fondate sul dualismo e la separazione.

Le relazioni con gli Spiriti non sono molto diverse da quelle con gli esseri umani. Talvolta è necessario essere aperti, distaccati, diretti, diplomatici, provocatori o insistere, stabilire accordi, fare domande, ecc. Una chiave in questi rapporti, così come in quelli con gli esseri umani, è operare con amore, rispetto e onore. Gli Spiriti Totem, gli Animali Guida, gli esseri non-ordinari, gli amici umani, i parenti, ecc., rispondono tutti in base al rispetto che doniamo a loro.

La maggior parte degli esseri umani è stata condizionata a dare la priorità a un numero limitato di relazioni e a trascurarne molte altre. Nel corso dei tempi questa discriminazione ha raggiunto livelli tali che molte forme viventi non sono nemmeno viste o considerate reali. Abbiamo subito a lungo l’influenza di questo mondo fondato sulla separazione. Occorre tempo prima che possiamo riesumare pienamente la nostra vera percezione e recuperare una relazione completa con la Guida. I canali di comunicazione hanno bisogno di essere purificati, liberati di antichi detriti, guariti e riattivati. Non si tratta di un processo istantaneo e, sebbene risultati significativi possono prodursi in brevissimo tempo, il lavoro necessita di essere continuato nel corso della vita. Il Piano di Salvezza ha un suo specifico modo di procedere ed esso può differire dal nostro punto di vista limitato. Pazienza, devozione e fiducia nella Guida sono qui ingredienti essenziali.

Gli Spiriti Totem custodiscono le chiavi della nostra percezione. La loro essenza non è né buona né cattiva. Alcuni di loro possono essere avvertiti in maniere diverse e talvolta provocare rancori consistenti. Qui si tratta di comprendere perché essi sembrano causare problemi e quindi incanalare la loro energia in accordo con uno specifico Intento connesso con la Funzione. Ciascun Spirito possiede varie qualità e il lavoro consiste nel permettere a queste virtù di diventare potenti doni e medicine disponibili lungo il cammino spirituale. Forse potresti avere bisogno di acquisire la capacità di distaccarti da emozioni turbolente e ondate di rabbia che in modo inaspettato tendono a travolgere la tua vita. In questo caso, per esempio, lo Spirito Totem del Settore 11 (Acquario) potrebbe fornire medicine utili riguardo al distacco e all’abilità di affrontare i cambiamenti.

Le energie degli archetipi più rilevanti si riflettono in genere nelle persone che attiriamo nella mia vita. Per esempio, se passi la maggior parte del mio tempo a scrivere, meditare, parlare o lavorare a un livello mentale, potresti attrarre amici, persone o situazioni che sono molto concrete, pratiche e terrene. Una connessione operativa con gli Spiriti Totem legati all’elemento Terra – come il Settore 2 (Toro), Settore 10 (Capricorno) o Settore 6 (Vergine) – potrebbe risultare favorevole in questo caso.

kahesepoh

Spirito Totem della Vergine

Il vantaggio del lavoro con gli Spiriti Totem riguarda la possibilità di accedere direttamente e in modo sistematico alle qualità che essi rappresentano. Lo scopo iniziale dell’astrosciamanesimo è di porre le fondamenta per un rapporto di guarigione con ciascun archetipo. In questo processo preliminare una buona pratica consiste nel riconoscere o nominare gli Spiriti Totem in questione e impiegare l’immaginazione per percepirli come entità viventi. Dopo tutto, fu probabilmente la nostra stessa immaginazione a determinare la loro forma originaria. Ed è mediante l’uso di questa stessa immaginazione che possiamo recuperare le energie degli archetipi e guarire ciò che ha causato la nostra separazione da loro.

In primo luogo, raccomando di essere aperti a un rapporto esperienziale privo di pregiudizi con gli Spiriti Totem, scoprendo la loro effettiva natura, ricevendo i doni che hanno da offrire, liberando possibili rancori e scoprendo sempre più cose riguardo al modo in cui operano nella tua vita. In seguito, puoi anche acquisire informazioni aggiuntive attraverso libri, articoli o film, e visitando luoghi sacri, usando statue, immagini e altri strumenti relativi agli archetipi. Esiste una gran quantità di materiale disponibile attualmente sul mercato. Ricorda sempre che la precedenza va data al tuo rapporto diretto con l’archetipo.

Per favore tieni conto che quello che leggi in questo testo è semplicemente la descrizione di una strategia. Vi sono numerosi modi di lavorare con gli archetipi e questa è solo una tra le tante possibilità. Ti invito a evitare di diventare rigido. Questi insegnamenti non sono per niente una verità assoluta. La loro forma espressiva è in vero provvisoria. La misura del loro valore, così come per ogni insegnamento strategico, è data solo dal livello in cui essi sono utili per te.

In alcune circostanze può essere preferibile adattare la pratica a una tua specifica situazione o processo. Inoltre sii cosciente che il lavoro con gli Spiriti Totem può essere piuttosto deludente per chi è in cerca solo di eccitazione o senso di grandezza. Si tratta di un processo di intensa trasformazione che comporta il confronto e il rilascio di esperienze primordiali ed emozioni profondamente radicate. Consiglio di procedere gentilmente e, nel caso ne derivi eccessivo disagio, di evitare temporaneamente il rapporto diretto con gli Spiriti Totem e scegliere altri tipi di pratiche (per esempio, gli strumenti di guarigione forniti per ciascun settore nel secondo libro) o operare in stretta connessione con un operatore sciamanico qualificato.

Gli antichi offrivano regolari sacrifici a ogni divinità. Essi sapevano che nel caso in cui una di esse fosse stata trascurata, questa si sarebbe presa ciò che gli era dovuto anche in modo imprevedibile e talvolta brutale. In queste usanze, per quanto primitive possano sembrare, risiede la chiave di comprensione del lavoro con gli Spiriti Totem. Sacrificare (“rendere sacro”) significa qui riconoscere una specifica energia, accettare di rapportarsi con essa e riconoscerla come parte di me.

Robert M. Stein descrive questo processo come segue: “La ricerca psicosomatica si è limitata quasi esclusivamente all’indagine del rapporto mente-corpo in termini di causa-effetto. In contrasto col modello casuale usato dalla moderna medicina scientifica, l’antico modello acausale della medicina teurgica ritiene che la malattia sia una conseguenza dell’azione divina. Uno dei fondamenti della medicina teurgica è che la divinità che infligge la ferita è allo stesso tempo sia la malattia che la cura. Lo scopo, dunque, non è quello di combattere il disturbo a livello di medicina allopatica, quanto piuttosto di stabilire una connessione, cioè una giusta relazione col potere divino”.[6] Qui la chiave è identificare nuovamente queste energie psichiche, assegnarle al loro regno specifico e scegliere di stabilire una relazione diretta. Nel corso dei tempi, gli atti di sacrificio hanno subito diversi sviluppi: dalle immolazioni umane alle offerte di animali, piante, pietre, cibo, denaro, rancori e dell’ego stesso. Alla fine, gli Spiriti Totem stessi rappresentano l’ultimo oggetto di sacrificio.

© Franco Santoro, estratto da Astrosciamanesimo: un viaggio nell’universo interiore

Note:

[1] L’astrologia che è giunta a noi è fondamentalmente il prodotto di autori e filosofi greci, di cui riflette i miti e la visione del mondo. I pianeti astrologici stessi sono identificati con i nomi delle divinità romane, prese in prestito dal pantheon greco. L’astrologia trova le sue radici in tempi ben più antichi, tuttavia le sue origini sono andate perdute. Solo pochi frammenti della sua remota eredità sono rimasti e hanno subito l’adattamento ai sistemi di credenza fondati sulla separazione delle età successive.
[2] Zecharia Sitchin, The Stairway to Heaven, Avon Books, New York, 1980, p. 86.
[3] vedi Arthur David Horn, Humanity’s Extraterrestrial Origins: ET Influences on Humankind’s Biological and Cultural Evolution, Silberschnur, Lake Montezuma, Arizona, 1994; William Bramley, The Gods of Eden, Avon Books, New York, 1993. Barbara Marciniak, Bringers of the Dawn: Teachings from the Pleiadians, Bear & Company, Santa Fe, 1992.
[4] Michael Harner, La via dello sciamano, Edizioni Mediterranee, Roma, 1995, pp. 37-38.
[5] Riguardo alle creature rettili giganti che si vantavano di essere i veri maestri dell’umanità, lo sciamano disse “Oh, dicono sempre così. Ma sono solo i Padroni dell’Oscurità Cosmica” (Harner, op. cit., p. 41). In seguito a quell’esperienza Michael Harner decise di studiare a fondo lo sciamanesimo.
[6] Robert M. Stein, “Body and Psyche: An Archetypal View of Psychosomatic Phenomena” in Spring, 1976 citato in Stephen Arroyo, Astrologia karma trasformazione: le dimensioni interiori della carta natale, Astrolabio, p. 40.

Gli animali guida

Settembre 30, 2015 by admin

wolfNell’antichità, secondo i miti di varie culture, gli uomini potevano comunicare con animali, piante, minerali, fenomeni atmosferici e corpi celesti. In seguito, con lo sviluppo del processo di separazione, gli uomini cessarono questo tipo di rapporto. Questo cambiamento decisivo sembra essere in relazione con l’abbandono del nomadismo e l’avvento dell’agricoltura. Le società che prevalsero in quei tempi persero quel senso profondo d’unità con la natura che aveva caratterizzato i loro antenati. Attraverso le metamorfosi prodotte da alcune pratiche, era ancora possibile ristabilire quest’antica forma di comunicazione. In seguito la capacità di dialogare con forme viventi diverse dall’uomo diventò sempre più insolita e si limitò a un solo gruppo d’individui: gli sciamani. Questi rari individui, entrando in uno stato alterato di coscienza, potevano accedere a quel passato mitico di comunione con la natura e apportare saggezza in questa realtà separata.

Nell’astrosciamanesimo, l’Animale Guida può essere lo Spirito Guida stesso o identificare un ruolo di protezione e guida aggiuntiva. Gli Animali Guida sono spesso di grande aiuto nel recupero e nell’aumento dell’energia sul piano fisico ed emozionale. Acquisire un animale come alleato, e preservarne e rafforzarne il rapporto, costituisce in genere la base del lavoro sciamanico tradizionale. Tale rapporto rappresenta un elemento di riferimento primario e contribuisce a fornire radicamento e stabilità. In assenza di tale radicamento, è stato notato che coloro che sono aperti ad altre dimensioni tendono a diventare instabili fisicamente ed emotivamente. In molte tradizioni la saggezza trasmessa da un Animale Guida è ritenuta più importante di quella ricevuta da un insegnante fisico, un maestro o sciamano.

Gli Animali Guida dimorano in genere nel Mondo del Basso. Essi rappresentano l’essenza eterna della specie cui appartengono e non un particolare animale. Quindi se nel Mondo del Basso incontro un lupo, si tratta del Lupo, non di uno tra i tanti lupi possibili. Chi possiede il potere di un lupo, di un cervo, o di un altro animale, è in grado di attingere al potere dell’intero genere dei Lupi, dei Cervi o altri animali. Gli Animali Guida sono solitamente selvaggi e non addomesticati: gli animali domestici (cani, gatti, galline, ecc.) non rientrerebbero nella categoria, sebbene non ci sono regole fisse a questo riguardo. Anche gli insetti, con alcune eccezioni (per esempio, ragni, formiche, farfalle, libellule, ecc.), non sono intesi in genere come animali di potere per molte culture e sono spesso associati con rancori e intrusioni psichiche.

Per chiamare e incontrare un Animale Guida si possono usare svariate procedure (viaggi sciamanici, danze di trance, ricerche della visione, tambureggiamento).

Quella che segue è una pratica che impiega le Quattro Direzioni del Sacro Cerchio. Essa rappresenta uno dei tanti modi per chiamare il potere di un Animale Guida. Sottolineo che si tratta solo di un esempio, per cui usatela solo se risuona con voi. È preferibile svolgere la pratica di notte o in un luogo buio illuminato solo da una candela.

Rivolgiti a Est del Sacro Cerchio tenendo possibilmente un sonaglio nella mano destra. Per alcuni minuti agita il sonaglio, partendo dall’altezza delle ginocchia e via via salendo fino alla testa, continuando su e giù. L’Est è associato al fuoco ed è il luogo in cui si trovano gli animali aggressivi e predatori come Giaguaro, Lupo, Puma, Tigre, ecc. Poi spostati a Sud e chiama, agitando nuovamente il sonaglio, gli animali legati alla terra. Questi animali sono in genere pacifici e vegetariani (Cervo, Ghiro, Marmotta, Scoiattolo, ecc.). In seguito orientati a Ovest (acqua) per indirizzarti ai pesci, agli animali acquatici come Balena, Delfino, Foca, ecc. o ai rettili (Coccodrillo, Rana, Serpente, ecc.). Per concludere, rivolgiti a Nord e agli uccelli. Infine agita il sonaglio verso l’alto (Mondo dell’Alto), il basso (Mondo del Basso) e all’altezza del tuo cuore (Mondo Medio). Dopo aver scosso ancora il sonaglio per qualche minuto, portando l’attenzione all’Intento, rimani immobile e collegati con la Funzione. Inizia, quindi a correre fermo sul posto per circa cinque minuti, muovendo il sonaglio, o tenendo le mani alzate, e richiamando gli animali dalle Quattro Direzioni. Poi arrestati con un segnale di quattro colpi consecutivi del sonaglio e concludi il rituale. Dopo questa pratica, puoi iniziare a danzare il tuo Animale Guida, continuando ad agitare il sonaglio o impiegando una registrazione di percussioni sciamaniche. Danza liberamente e lasciati andare. Una volta che la danza prende corpo, ti sarà possibile iniziare a percepire, sentire o vedere un animale. La percezione può esprimersi semplicemente attraverso sensazioni fisiche o visive. Non appena entri in questo stato d’imminente incontro, invita l’animale ad avere ancora più spazio nel tuo corpo. La danza dura in genere un minimo di quindici minuti.

Gli Animali Guida sono sempre benefici e inoffensivi non importa quanto possano apparire feroci. Una volta che hai acquisito un Animale Guida, puoi viaggiare con un’ulteriore protezione nei mondi interiori e avere maggiore stabilità nella vita esteriore. Per mantenere tale condizione occorre stabilire connessioni regolari con l’Animale. Questo significa evocarlo con frequenza, disegnarlo, usare i suoi suoni, e soprattutto danzarlo e lasciarlo esprimere attraverso il tuo corpo. Puoi anche impiegare l’Animale Guida per lavori di guarigione a distanza.

© Franco Santoro, estratti da Astrosciamanesimo: un viaggio nell’universo interiore

12 matrici

Settembre 28, 2015 by admin Lascia un commento

00logosnewct1Astrosciamanicamente esistono 12 matrici orizzontali di energia, identificabili con i segni zodiacali, ciascuna operante con tre distinte polarità (negativa, positiva, neutra) e secondo due modalità (separante e unificante). Queste matrici agiscono costantemente nelle nostre menti ed emozioni in dosi e maniere diverse per ciascun individuo.

Queste 12 matrici sono veicolate da spiriti, angeli, demoni, entità di varia natura che incessantemente transitano nella nostra coscienza e talvolta vi sostano. Ciò che consideriamo essere i nostri pensieri, emozioni e sensazioni personali, sono manifestazioni delle 12 matrici e delle entità che ne sono portatrici. A loro volta queste 12 matrici contengono al loro interno 144 matrici derivate.

L’essere umano in questa chiave è come un computer organico, che riceve, e risponde a, continui segnali e informazioni.

Esiste poi una tredicesima matrice di natura verticale, chiamata Centro, o Albero di Luce. Questa matrice permette di essere testimoni dell’operatività delle altre 12. Nel lavoro di guarigione si tratta di allinearsi e ritornare ad essa regolarmente con apposite pratiche e ogni volta in cui le matrici orizzontali predominano o sono dissonanti. Il rapporto con il Centro ci consente di derobotizzarci, di trasformare le modalità di separazione delle 12 matrici e riportarle all’unità…

© Franco Santoro

Istituto del contratto sciamanico

Settembre 28, 2015 by admin

indexLa liberazione dalla realtà separata, il recupero dell’interezza della nostra anima o, in termini più ordinari, la risoluzione dei problemi che ci affliggono, non è effettivamente possibile fino a quando non recuperiamo la memoria delle condizioni contrattuali che determinano la situazione in cui ci troviamo.

Nella realtà ordinaria una firma è vincolante per la validità di un contratto, poco importa se ci siamo dimenticati o pentiti di averla fatta. Similmente ciò accade anche a un livello multidimensionale dell’esistenza, nell’articolazione di ciò che noi siamo simultaneamente in questa e altre realtà, sul piano dell’anima.

Se abbiamo autorizzato, per esempio, un contratto con addebito automatico, o pagamento ricorrente, in cambio di un determinato servizio o prodotto, questa situazione continuerà fino a quando non inviamo una richiesta di disdetta secondo le clausole contrattuali sottoscritte. Talvolta è possibile disdire immediatamente, in altri casi occorre un preavviso a breve o lungo termine, che può essere onorato in alcuni giorni, mesi, ma anche anni, o perfino a completamento della vita propria o di un certo numero di vite di future generazioni.

Qualunque siano le norme contrattuali, sia che si tratti di un’operazione di disdetta che possiamo effettuare immediatamente o dopo lunga attesa, se non siamo più a conoscenza della natura del contratto, del motivo per cui lo abbiamo autorizzato, delle condizioni che implica e anche dell’identità o vita assunta al momento della stipulazione, non riusciremo a venirne fuori.

Ne consegue che prima di tutto si tratta di recuperare la memoria, operazione di solito resa assai difficile da uno spesso strato di amnesia. Questa perdita di memoria può essere promossa sia intenzionalmente dal beneficiario dei pagamenti automatici o inconsciamente da noi stessi onde evitare il confronto con aspetti rimossi della nostra realtà, causa di immane imbarazzo, paura, vergogna e altre emozioni indicibili.

Il recupero della memoria è il primo passo. Un modo potente e sacro per compiere questo passo consiste nell’usare rituali sciamanici danzanti che, mediante la ripetizione incessante di ritmi musicali, invocazioni e passi, favoriscono stati profondi di trance ed espansione della coscienza. Simili cerimonie sono impiegate in molte tradizioni esoteriche e religiose, come le danze rotatorie dei dervisci fondate sul dhikr (che in arabo significa “ricordo”), che consistono nell’impiego di invocazioni rivolte ad Allah.

Gli stati di trance, quando sono promossi da rituali e cerimonie sacre, senza l’uso di sostanze psichedeliche, favoriscono l’emergere di una consapevolezza multidimensionale che permette di portare luce sulle dinamiche matrice dell’anima, sulla natura della volontà di Dio per noi, e conseguentemente sul nostro scopo prioritario.

In base al risveglio della memoria e la conoscenza delle norme contrattuali che regolano la nostra esistenza, possiamo comprendere cosa stiamo ricevendo e dando in cambio, riconoscendo se ciò è in armonia con il nostro scopo primario e la volontà divina. In caso contrario possiamo annullare il contratto ottemperando alle condizioni per farlo. E questo è il secondo passo, che richiede precise formalità, spazi e tempi.

Questa visione della vita secondo la prospettiva dell’istituto giuridico del contratto è un espediente strategico per descrivere il lavoro sciamanico da una prospettiva pragmatica, priva di romanticismi, effetti speciali e mistificazioni.

Il termine contratto deriva dal latino contractus, participio passato del verbo contrahĕre, che significa “trarre insieme, riunire’. Attraverso la consapevolezza e comprensione dell’istituto giuridico sciamanico del contratto, delle sue norme e applicazioni, possiamo liberarci legittimamente da questa realtà separata, attuando un effettivo recupero dell’anima, riunendoci con il Tutto e aprendoci alla nostra vera natura multidimensionale.

© Franco Santoro

Vedi anche Recupero dell’Anima (clicca qui) e Cenni di giurisprudenza multidimensionale (clicca qui).

Tratto da: Franco Santoro, Pronto soccorso multidimensionale: emergenze spirituali, mondi paralleli e identità alternative, Institutum Provisorium, 2020, pp. 79-81.

Cautela verso messaggi e visioni

Settembre 23, 2015 by admin

indexSe sei sensibile spiritualmente, sciamanicamente, medianicamente, ecc, ti consiglio di fare estrema attenzione e discriminare rigorosamente riguardo le intuizioni, le visioni, i messaggi spirituali che ricevi.

Spesso potrebbe trattarsi di messaggi predatori e invasivi anche se appaiono in una veste di luce. Vi sono modi in cui possiamo identificare la natura del messaggio o della visione, che è necessario considerare per procedere con integrità lungo il sentiero sciamanico.

In particolare il messaggio è con alta probabilità invasivo se il suo contenuto è assoluto, se ti prescrive di essere o fare qualcosa senza possibilità di dubbio, e se soprattutto ti indica qualcosa di certo e indiscutibile riguardo la natura di un’altra persona o il rapporto che hai con lei, sia che si tratti di essere in armonia o ostilità.

I principali crimini, gli episodi più orrendi della storia umana collettiva e personale sono sovente la conseguenza di queste invasioni e messaggi assoluti, anche se la loro natura è in apparenza luminosa. Una volta che ci ha dominato, saremo pronti a compiere in nome di questa apparente luce gli atti più oscuri.

Se hai dei dubbi riguardo le tue visioni e intuizioni, questo è un segno di salute psichica dell’anima. Allorché ne sei pienamente certo, questo è un sintomo probabile che sei in uno stato di possessione avanzato. Non importa quanto il tuo proposito sia in apparenza luminoso, hai abboccato all’amo, e la forza che ti ha agganciato potrà farti fare quello che vuole, a meno che tu non riesci a mollare la presa.

In genere le energie manipolatrici e predatorie, quando operano su persone amorevoli e sensibili, riescono a insinuarsi persuadendoci che le loro motivazioni sono luminose, e creando effetti speciali, sincronie, coincidenze grossolane che attraggono la nostra attenzione, proprio come l’esca.

Quindi il suggerimento è di dubitare, considerare ogni volta l’opzione opposta e quando incontri qualcosa che ti attira molto, esercitare massima cautela, prendere tempo prima di aprirti, ecc.

Anche rispetto a me e ciò che scrivo, s’intende…

È vitale fare continuo riferimento alla massima forza possibile,  che le comprende tutte, definibile come Dio, Allah, Tutto, Nulla, o altri termini, o assenze di termini, che risuonano con il soggetto in questione (qui è solo questione di packaging, ognuno ha i suoi gusti, mentre la sostanza non cambia).

“La ilaha illallah”, si tratta di mettere in chiaro che la nostra priorità di fedeltà, sia in chiave di sottomissione sia di ribellione, è verso questo Dio, non importa quanti altri dio, più o meno impostori, ci siano, o quanti pretendano di conoscere in maniera assoluta la volontà e natura di “Dio”.

© Franco Santoro

Immagine: God Appears to Moses in Burning Bush. Painting from Saint Isaac’s Cathedral, Saint Petersburg

Il cerchio sul pavimento

Settembre 5, 2015 by admin

1005449_10151759843501041_950366899_n copyUno dei metodi tipici dell’astrologia esperienziale e dell’astrosciamanesimo è quello del cosiddetto cerchio sul pavimento.

Il tema natale è riprodotto a terra in un ampio cerchio, e la persona in questione si sposta fisicamente al suo interno, sperimentando l’energia o le caratteristiche dei Settori. Nelle sessioni individuali e di gruppo s’impiegano carte o pietre rappresentanti i segni zodiacali, disposte in cerchio o tappeti in cui figura il cerchio, insieme alle quattro direzioni ed altri elementi della cosmologia astrosciamanica. Altre carte o pietre sono usate per identificare pianeti e case.

Nell’astrosciamanesimo il cerchio sul pavimento è disposto con i segni zodiacali in senso orario, invece che in senso antiorario al fine di favorire un’esplicita connessione con i cicli stagionali, solari, lunari e diurni/notturni della terra. Inoltre, oltre ai 12 segni zodiacali, sono impiegate le 4 direzioni e i 3 mondi, e il Sistema Binario Astrosciamanico (le suddivisioni in 12 parti di ciascun segno per un totale di 144 binari) che sono disponibili nell’Astroshamanic Binary Tarot.

Non occorre conoscere l’astrologia per usare il cerchio sul pavimento o le sue applicazioni su vasta scala. La comprensione intellettuale dei segni e dei pianeti è poco rilevante ai fini del lavoro. Ciò che conta invece è essere disposti a contattare quella parte, dentro di noi, che di questi simboli ha una conoscenza innata e autentica.

In genere, occorrono solo pochi minuti di silenzio, ed è sorprendente con quanta intensità vengano fuori emozioni ed esperienze e come loro stesse prendano forma, senza bisogno di descrizioni e interpretazioni. Per esempio, nella posizione di Marte o del segno dell’Ariete, molte persone sentono subito una grande forza, ritrovano i loro veri desideri, il coraggio di essere se stesse, riescono a esprimere ciò che hanno dentro, a liberare la rabbia, ad acquisire capacità d’iniziativa e autoaffermazione.

Il cerchio sul pavimento è uno strumento molto potente ed è necessario accedervi con rispetto e responsabilità. In particolare, è essenziale garantire che ogni ricercatore abbia sempre la possibilità di scegliere fino a che punto del viaggio inoltrarsi. Per esempio, se in un certo settore qualcuno prova un forte senso di disagio, egli può sempre fare ritorno a una posizione più confortevole o spostarsi nel Centro del cerchio. Questo spazio rappresenta il nostro centro di consapevolezza multidimensionale, il punto che aiuta a liberarci dai ruoli e dagli stereotipi dei segni zodiacali. Nel cerchio possiamo imparare ad accettare, comprendere e integrare i diversi aspetti del nostro essere, senza negarli, proiettarli o reprimerli.

Nell’astrosciamanesimo l’astrologia è usata strategicamente per accedere a informazioni sulla geografia degli stati di coscienza e consentirne un’agevole esperienza. La carta del cielo non è interpretata analiticamente, ma si rivela in forma di emozioni, movimento, danza, suoni, immagini e situazioni che mirano a coinvolgere la persona in questione, a risvegliarla e a farle sentire intensamente le sue energie.

Nell’astrosciamanesimo il cerchio astrologico è inteso secondo la sua natura originaria di Sacro Cerchio. Una caratteristica del Sacro Cerchio è che mediante il suo impiego è possibile instaurare un rapporto diretto con la nostra natura multidimensionale, Dio, il Centro o qualunque altro termine similare, invece che una relazione di mediazione tramite un’autorità o rivelazione esterna.

L’astrosciamanesimo si basa sul sistema dei 12 Settori. Il vantaggio di questo modello è che, oltre a essere molto antico e diffuso, costituisce la struttura simbolica più comprensibile per la maggioranza degli esseri umani. Pressoché ogni individuo conosce i 12 segni zodiacali, si riferisce ai 12 mesi dell’anno o impiega orologi composti di un cerchio e 12 numeri.

Nel lavoro astrosciamanico, i 12 Settori rappresentano le vie che conducono a Dio, al Centro, alla propria vera natura multidimensionale. In questo Centro, la coscienza è totale e non esiste separazione, poiché v’è solo l’esperienza dell’unità. I 12 Settori sono emanazioni del Centro con la funzione di renderlo comprensibile nella realtà dominata dalla separazione.

Il Sacro Cerchio inquadra tutte le situazioni possibili dell’esperienza umana e non umana. Qualunque condizione è identificabile all’interno di tale sistema, e ciò significa che, poco importa dove ti trovi, la tua posizione è rintracciabile nel Sacro Cerchio e da quel punto è possibile ritrovare la via verso il Centro.

Il cerchio posto sul pavimento permette di avere una percezione tridimensionale e visibile di una realtà multidimensionale e invisibile, consentendoci di muoverci in spazi inconcepibili per la nostra coscienza ordinaria, riportandone tuttavia una comprensione di base in linea con le nostre capacità umane, indispensabile per integrare i limiti della nostra percezione con l’accesso a stati espansi di coscienza.

Nell’astrosciamanesimo i segni zodiacali rappresentano 12 centri energetici, che costituiscono strategicamente la struttura completa della nostra identità multidimensionale. Una volta che abbiamo imparato a recuperare, risvegliare e rendere funzionanti quei centri, allora saremo in grado di espandere la nostra consapevolezza e accedere a ciò che esiste oltre i confini della realtà separata. Il nostro sé multidimensionale è sempre là, anche se le richieste dell’identità sociale non ci lasciano abbastanza energia per essere intenzionalmente coscienti della sua esistenza. Il cerchio sul pavimento è uno strumento pedagogico inteso a creare dei varchi nella fissità della nostra consapevolezza, per acquisire la fluidità necessaria per un’espansione tangibile della nostra percezione.

Nell’astrosciamanesimo. il cerchio sul pavimento quando è usato all’esterno, prende spesso la forma di un cerchio di pietre o pali, con un diametro che varia da un metro fino a centinaia di metri. In alcune applicazioni del lavoro astrosciamanico il cerchio è usato su vasti territori. Esso diventa un cerchio astrogeomantico, una rete olistica di guarigione che collega ogni aspetto del territorio, inclusi edifici, piante, animali, uomini e tutto ciò che esiste in un luogo in qualsiasi tempo presente, passato e futuro. Il cerchio astrogeomantico permette all’ambiente di diventare uno spazio sacro, che dispensa energia e benedizioni a chiunque vi risiede o transita. Questo spazio si collega e risuona inoltre con altri luoghi di potere nel mondo e oltre. (Clicca qui per informazioni)

Per altri articoli sul tema vedi la sezione Astrosciamanesimo (clicca qui)

Estratti dall’opera: Astrosciamanesimo: libro uno, Astrosciamanesimo: un viaggio nell’universo interiore
di Franco Santoro (clicca qui per informazioni)

Le posture estatiche di trance sciamanica

Luglio 15, 2015 by admin

indexDall’antichità ci sono giunte una serie di statue, incisioni, pitture rupestri ed altri oggetti che, ben lungi dall’essere semplici espressioni creative delle culture di quei tempi, costituiscono veri e propri insegnamenti per la pratica di specifiche tecniche di connessione con altre dimensioni. Queste figure ritraggono persone in particolari posizioni fisiche le cui caratteristiche consentono di accedere alle realtà non ordinarie. La testimonianza di tali posizioni è distribuita in ogni continente, e trova riscontro in tutte le tradizioni più antiche del globo in epoche in cui erano impensabili possibilità di contatto convenzionale. L’antropologa Felicitas D. Goodman ha svolto ampie ricerche sull’argomento. A partire dal 1977 ha studiato circa cinquanta posizioni la cui pratica può consentire di ricevere visioni significative e un’esperienza diretta dei più antichi miti dell’umanità.[1] La caratteristica di queste e altre posture è che ciascuna rappresenta una sorta di portale in grado di sbloccare la percezione di altre dimensioni.

Questo tipo di contatto, insieme al nomadismo, alla caccia o alla raccolta spontanea di alimenti dalla terra, pare fosse l’aspetto caratteristico delle genti che popolavano la Terra fino a quarantamila anni fa. Alcuni antropologi e ricercatori contemporanei, tramite il rapporto diretto con popoli che hanno mantenuto intatte le loro abitudini millenarie, sono riusciti a documentare informazioni della vita in quei tempi.[2]

La vita di questi popoli, chiamati cacciatori raccoglitori “è caratterizzata dall’equilibrio e dall’armonia con il mondo naturale – non solo con gli animali, ma con tutte le forme viventi, incluso il vento e il tuono, le rocce e gli insetti. Gli uomini non sono considerati come aventi dominio sulla Terra o su alcuno dei suoi abitanti, e quindi i popoli cacciatori-raccoglitori non sono tesi nel tentativo di controllare il loro ambiente, ma al contrario vivono in relazione armonica con le stagioni, gli elementi, e tutti gli esseri viventi. Quest’attitudine è così efficace e adattabile che la raccolta spontanea di cibo e la caccia sono continuate ad esistere come unico modo di vita per migliaia di anni.”[3]

Tuttavia, per una serie di motivi, questo modo di essere finì col venir meno con il prevalere di società dedite alla coltivazione e all’allevamento. Gli uomini e le donne iniziarono a concentrarsi all’interno di territori delimitati, a vivere stabilmente senza alcun nomadismo, poiché era necessario rimanere vicino agli orti e controllare i cicli della natura. Le relazioni sociali e le culture iniziarono a cambiare e, nel corso di questo processo, le società dedite all’orticoltura persero quel senso profondo di unità con la natura che aveva caratterizzato i loro antenati. Nelle loro pratiche spirituali, tuttavia, questi popoli continuarono a mantenere saldo il rapporto con le realtà non ordinarie e le esperienze tipiche delle società precedenti. Attraverso la metamorfosi messa in atto dagli stati di trance “era possibile attenuare i confini tra gli uomini, gli animali, e le piante, e ritornare, seppur per poco, ad uno stato di unità gli uni con gli altri.

L’impiego delle posizioni rituali del corpo si sviluppò nell’ambito delle società orticolturali. Furono questi i popoli che perfezionarono le posture del corpo come rituali in grado di determinare la trance religiosa. La Dr. Goodman ha scoperto che essi ci hanno tramandato un sistema ben definito che insegna come entrare nella Realtà Alternativa, il mondo spirituale, in cui possiamo ritornare ad uno stato di armonia con gli animali a quattro zampe, con quelli che volano, quelli che nuotano, le piante, gli alberi, e le rocce.”[4]

Per impiegare le posture si tratta di seguire alcune istruzioni precise come quando s’impiega il programma di un computer: secondo il tasto premuto si ottengono risultati diversi. Questo significa che è importante assumere la giusta posizione e di essere a conoscenza dei differenti risultati che ciascun postura può produrre. La caratteristica principale comune a queste posture è che si tratta di autentiche cerimonie rituali, che in questo caso si esprimono per mezzo di posizioni fisiche statiche. Il rituale è qui inteso a stabilire una connessione con altre dimensioni e ad andare oltre la percezione ordinaria.

Per praticare le posizioni di trance sciamanica è necessario impiegare la stimolazione ritmica del sonaglio o del tamburo. Le precauzioni e i suggerimenti usati per i viaggi sciamanici si applicano ugualmente alle posture. Prima di assumere la posizione vera e propria, la Goodman consiglia di effettuare cinquanta respirazioni complete, inspirando ed espirando regolarmente. Ciò consente di prepararsi e di rilasciare eventuali elementi di distrazione. Al termine ci si mette nella posizione specifica, con gli occhi chiusi, e si comincia ad ascoltare il suono del tamburo o del sonaglio. Da quel momento in poi si tratta di mantenere la posizione e di aprirsi all’esperienza che ne deriva. Se si perde concentrazione o s’inizia a vagare con la mente, basta riportare l’attenzione al ritmo del suono e al mantenimento della posizione.

“La trance non è sempre la stessa. Puoi sentire un mutamento nella temperatura corporea, ritrovarti a ondeggiare o dondolare, o percepire l’energia che scorre attraverso parti del tuo corpo. Puoi vedere modelli di colore od essere testimone di visioni complesse simili ad un film. A volte puoi sentire suoni o voci; se ti trovi ad interagire con un animale od un altro spirito, puoi rivolgere domande e ricevere risposte. In alcuni casi, certe persone riferiscono di avere annusato aromi specifici.”[5]

La pratica dura generalmente quindici minuti e al termine puoi impiegare le procedure di chiusura applicate nei viaggi sciamanici. Dopo essere ritornati allo stato ordinario di coscienza, è consigliabile prendere subito appunti o realizzare un disegno riguardo ai punti salienti dell’esperienza.

© Franco Santoro, 1997

[1] Vedi: Felicitas D. Goodman, Where the Spirits Ride the Wind: Trance Journeys and Other Ecstatic Experiences, Indiana University Press, 1990. Belinda Gore, Ecstatic Body Postures: An Alternate Reality Workbook, Bear & Company, 1995. Franco Santoro, “Le posture estatiche di trance sciamanica” in Alpha Dimensione Vita, Anno III – N. 18.
[2] Per esempio: Richard Katz, Boiling Energy: Community Healing Among the Kalahari Kung, Harvard University Press, 1982; Marlo Morgan, La chiamavano due cuori.
[3] Gore, op. cit., pp. 14-15.
[4] Gore, op. cit., pp. 17-18.
[5] Gore, op. cit.., p. 35.

  • « Pagina precedente
  • 1
  • …
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
  • 11
  • Pagina successiva »

Recent Posts

  • Sessioni
  • Consultazioni
  • Il ricordo della Luce
  • AVVISO
  • With a Little Help from our Friends

Recent Comments

Nessun commento da mostrare.

Archives

  • Maggio 2025
  • Ottobre 2024
  • Settembre 2024
  • Gennaio 2024
  • Luglio 2023
  • Agosto 2022
  • Marzo 2022
  • Gennaio 2022
  • Dicembre 2021
  • Dicembre 2020
  • Novembre 2020
  • Ottobre 2020
  • Settembre 2020
  • Agosto 2020
  • Luglio 2020
  • Giugno 2020
  • Maggio 2020
  • Aprile 2020
  • Marzo 2020
  • Gennaio 2020
  • Dicembre 2019
  • Novembre 2019
  • Ottobre 2019
  • Settembre 2019
  • Agosto 2019
  • Luglio 2019
  • Giugno 2019
  • Maggio 2019
  • Aprile 2019
  • Marzo 2019
  • Febbraio 2019
  • Gennaio 2019
  • Dicembre 2018
  • Novembre 2018
  • Ottobre 2018
  • Settembre 2018
  • Agosto 2018
  • Luglio 2018
  • Giugno 2018
  • Maggio 2018
  • Aprile 2018
  • Marzo 2018
  • Febbraio 2018
  • Gennaio 2018
  • Dicembre 2017
  • Novembre 2017
  • Ottobre 2017
  • Settembre 2017
  • Agosto 2017
  • Luglio 2017
  • Giugno 2017
  • Maggio 2017
  • Aprile 2017
  • Marzo 2017
  • Febbraio 2017
  • Gennaio 2017
  • Dicembre 2016
  • Novembre 2016
  • Ottobre 2016
  • Settembre 2016
  • Agosto 2016
  • Luglio 2016
  • Giugno 2016
  • Maggio 2016
  • Aprile 2016
  • Marzo 2016
  • Febbraio 2016
  • Gennaio 2016
  • Dicembre 2015
  • Novembre 2015
  • Ottobre 2015
  • Settembre 2015
  • Agosto 2015
  • Luglio 2015
  • Giugno 2015
  • Maggio 2015
  • Aprile 2015
  • Marzo 2015
  • Febbraio 2015
  • Gennaio 2015

Categories

  • Almanacco
  • Astrologia
  • Astrosciamanesimo & Sciamanesimo
  • Blog
  • Citazioni
  • Cristianesimo
  • Formazione
  • Guida quotidiana
  • Manuale B
  • Multidimensionalità
  • Provisional Order
  • Relazioni
  • Sistema Binario

Design

With an emphasis on typography, white space, and mobile-optimized design, your website will look absolutely breathtaking.

Learn more about design.

Content

Our team will teach you the art of writing audience-focused content that will help you achieve the success you truly deserve.

Learn more about content.

Strategy

We help creative entrepreneurs build their digital business by focusing on three key elements of a successful online platform.

Learn more about strategy.

Copyright © 2026 · Associazione Culturale Institutum Provisorium · Accedi