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Le guide false

Novembre 12, 2018 by admin

Uno degli aspetti del lavoro con lo Spirito Guida consiste nel distinguerlo dalle guide false. Queste ultime sono espressioni dell’ego e possono essere facilmente identificate mediante la prova dell’amore e dell’accettazione.

Una guida falsa non riesce a dare amore incondizionato e non è in grado di accettarti pienamente per quello che sei. Se dinanzi alla Guida non provi amore, accettazione, pace, gioia e altre qualità similari, questo significa che hai a che fare molto probabilmente con una guida falsa o con qualche altra entità che hai scambiato a prima vista per la tua Guida.

Vi sono molti esseri nelle realtà sciamaniche e, poiché essi appaiono potenti e fuori dell’ordinario, può essere facile fare errori. Se nutri qualche sospetto, domanda in modo diretto e inequivocabile: “Sei tu il mio Spirito Guida?”. Se la risposta è positiva, concedi il permesso alla Guida di mostrare il suo amore. In caso contrario – quando la guida risponde di no, sparisce, cerca un modo per impressionarti, cambia discorso, ti giudica, rifiuta, manipola o ti fa sentire a disagio – si tratta di una guida falsa. Se ciò accade, non vuol dire nulla di catastrofico. Al contrario, può essere un segnale che stai lavorando bene. Il sistema dell’ego, in questo caso, si sente minacciato e impiega la guida falsa come difesa. Evita frustrazione, sensi di colpa o inadeguatezza, e chissà quale altra sciocchezza. L’ego è un maestro nel diffondere tali tipi di sensazioni e incoraggiarli serve solo a rafforzare le sue strategie. E, cosa altrettanto importante, non entrare in conflitto o attaccar brighe con la falsa guida. Questo è il modo migliore per cadere nella sua trappola, poiché tutto ciò che le guide false desiderano è attirare la tua attenzione onde distoglierla da quella della Guida. Ogni volta che incontri una guida falsa, sii consapevole che lo Spirito Guida è sempre nelle immediate vicinanze.

Il fatto che gli Spiriti Guida siano pieni d’amore e accettazione, non significa che essi incoraggiano o giustificano comportamenti dettati dall’ego e contrari al tuo percorso di luce. L’amore della Guida è verso l’essenza del tuo essere, non nei confronti dell’ego. Un’altra caratteristica delle guide false è che, se da un lato esse hanno talvolta un atteggiamento rigido e severo, dall’altro tendono a inflazionare l’ego con complimenti e lusinghe smisurate. In alcuni casi possono anche attribuirci ruoli messianici di superiorità verso gli altri esseri umani e invitarci a manipolarli in nome di farneticanti disegni superiori. Le guide false, inoltre, esprimono spesso giudizi negativi su certe persone nella tua vita, formulano previsioni non richieste riguardo futuri avvenimenti, fanno confronti e tendono ad alimentare qualunque cosa sia legata al senso di separazione. Esse scoraggiano ogni tipo di trasformazione reale.

Lo Spirito Guida è sempre presente accanto a te, ma è assai rispettoso del tuo spazio. Egli non comunica informazioni o consigli, né si mostra apertamente, sempre che ciò non sia espressamente richiesto. Al contrario, le guide false sono continuamente pronte a dirti cosa devi fare e come devi essere, e non hanno scrupoli nell’invadere il tuo spazio interiore. L’impiego di verbi come devi o dovresti sono molto comuni nel loro linguaggio.

Secondo Edwin Steinbrecher, così come l’aspetto e la personalità iniziale dello Spirito Guida s’identifica generalmente con la cuspide della nona casa, le caratteristiche della guida falsa sembrano essere rappresentate dalla terza casa e dal tema domificato da quel punto. Per esempio, se la nona casa è in Cancro, la terza casa sarà in Capricorno. In questo caso e a grandi linee, la Guida, nelle fasi iniziali del suo rapporto, può apparire protettiva, romantica, tenace, piena d’immaginazione, pronta a dare nutrimento e supporto (Cancro), mentre la guida falsa può sembrare austera, inflessibile, fredda, molto ambiziosa e con un forte senso di disciplina (Capricorno). Il fatto che la terza casa sia in relazione con la guida falsa non significa che questa casa ha delle connotazioni negative: al contrario essa svolge l’importante servizio di fornire gli elementi di base per focalizzare i tratti salienti della Guida e distinguerli da altri a essa estranei. Inoltre, anche la guida falsa svolge una funzione importante nel lavoro astrosciamanico. Se lo Spirito Guida è d’accordo, può essere utile lavorare con la guida falsa. Ciò che conta è che la vera Guida abbia la supremazia e rimanga sempre al suo posto. In questo caso, invece di combattere, ignorare o temere la guida falsa, la porto nei miei viaggi e imparo a capire anche i suoi segreti e, soprattutto, a non perderla d’occhio. Fino a quando so quali sono le parti in gioco e dove si trovano, sono sempre in una posizione di privilegio.

L’ostacolo più arduo da superare nei primi stadi del lavoro non consiste tanto nel riuscire a incontrare lo Spirito Guida o nel distinguerlo dalla guida falsa. La difficoltà consiste nel gestire il potere che deriva quando l’incontro con la Guida si è realizzato. In genere, una volta che hai avuto i primi risultati nel rapporto con la Guida, il sistema dell’ego entra nella sua fase d’emergenza e comincia ad assalire con un vasto repertorio di dubbi e razionalizzazioni riguardo a ciò che stai facendo. Questa fase dura talvolta diversi mesi e ha la funzione di mettere alla prova le tue effettive motivazioni. Per la maggior parte di persone è molto facile incontrare la Guida e ottenere subito importanti risultati. Ciò che sembra più difficile è superare la fase successiva in cui il sistema mentale entra in allarme. La migliore medicina è quella d’essere costanti nel rapporto con la Guida, applicare con attenzione e buon senso le pratiche e i consigli da lei donati, riconoscere i risultati ottenuti, mantenere riservatezza riguardo al contenuto delle esperienze e, soprattutto, evitare di entrare in conflitto con la mente razionale. Ben lungi dall’essere un nemico da sconfiggere, questa parte è un prezioso alleato con cui occorre imparare a convivere e dialogare, perché sarà proprio questa parte che in seguito impiegherai per riconoscere la fondatezza delle tue esperienze sciamaniche.

Fumigazione e purificazione

Novembre 12, 2018 by admin

La fumigazione (smudging in lingua inglese) è un metodo strategico di purificazione impiegata nella maggior parte dei rituali. Oltre ad essere tipica di varie culture sciamaniche, essa è impiegata nelle celebrazioni di numerose religioni. Attraverso questa pratica, il fumo derivato dalla combustione di erbe o incensi è usato per pulire l’energia di persone, luoghi e oggetti.

Il fumo è una sostanza eterica in grado di passare dalle sfere più dense dell’esistenza a quelle più sottili. Il corpo fisico è circondato da vari involucri sottili, la cui consistenza energetica è definita da diverse tradizioni con il termine aura. L’aura è uno spazio di transito e comunicazione costante per ogni tipo d’energia. Essa è influenzata regolarmente dal contatto con agenti esterni e interni, così come il corpo fisico è soggetto a sporcarsi o a subire alterazioni, sia attraverso il rapporto esterno che come conseguenza di processi organici interni. Gli agenti che influenzano i corpi sottili hanno una natura emotiva, mentale e spirituale. La fumigazione consiste nel ripulire l’aura dagli agenti indesiderati così da rendere le persone, il luogo e le cose disponibili a operazioni rituali. È un modo efficace per disperdere emozioni, stati d’animo o pensieri che potrebbero essere d’ostacolo e, allo stesso tempo, per attirare energie di supporto e protezione.

Le erbe impiegate tradizionalmente a questo riguardo sono vari tipi di salvia (artemisia tridentata, salvia apiana e salvia officinalis) e cedro (thuja occidentalis, thuja plicata¸ calocedrus descurrens), lavanda (lavendula officinalis), copale (bursera odorate) e pino (pinus sylvestris). Se non sono disponibili queste piante, qualunque altra erba o incenso, con un buon profumo e a te gradita, va bene. È preferibile impiegare piante che crescono localmente poiché ciò onora la consuetudine sciamanica di usare quello che è disponibile nell’ambiente circostante. Ciò che rende potente ed efficace l’atto di fumigazione è l’Intento connesso alla Funzione. Le piante servono ben poco e addirittura possono avere effetti indesiderati, quando l’Intento non è chiaro o privo di connessione con la Funzione.

Una delle procedure classiche di fumigazione consiste nel mettere una porzione di erbe direttamente su un braciere o carboncino.[1] Dopo aver rivolto un atto di ringraziamento verso la pianta, mi focalizzo sull’Intento e lo connetto con la Funzione. In seguito accendo la fiamma e rivolgo il fumo nelle Quattro Direzioni, muovendolo tre volte verso ciascuna di esse. Poi offro il fumo alle Tre Direzioni verticali, tenendolo alto per il Mondo dell’Alto, calandolo in prossimità del suolo per il Mondo del Basso, e tenendolo all’altezza del cuore per il Mondo Medio. Quindi purifico la mia aura, tenendo con una mano il braciere e impiegando l’altra mano (in alternativa posso usare una piuma) per dirigere il fumo verso il cuore, la testa e la pancia, quattro volte per ciascun’area. Concludo la pratica ponendo il braciere dinanzi a me e riportando nuovamente il fumo verso il cuore, mentre adagio le mani su quel punto per qualche momento. Il fumo può essere diretto anche verso parti del corpo corrispondenti alla posizione nei segni del Sole e della Luna, in direzione di oggetti, persone, piante e degli angoli della stanza.

È consigliabile procedere alla fumigazione di se stessi almeno due volte il giorno e ogni volta che se ne avverte il bisogno. Oltre alla fumigazione, vi sono altre forme di purificazione, tra cui l’acqua e il suono. Una doccia, un canto o un tambureggiamento diventano un atto di purificazione se sono celebrati con quest’Intento. Ogni elemento ha specifici strumenti per la purificazione: ventagli, bandiere, campane, fischietti, piume, dondoli e fumo per l’aria; sabbia, pietre, cenere, cristalli, sale, gesso, farina, riso per la terra; acqua, olio, saliva, sangue, urina per l’acqua; candele, torce, pire, braci ardenti, lampade a olio per il fuoco.

Per favore, sii consapevole che la fumigazione e altre pratiche comportanti l’uso di agenti esterni per la purificazione o la guarigione sono forme di magia[2] e perciò relativamente illusorie nei loro risultati. Questi materiali non possiedono un reale potere di guarigione poiché sono parte integrante della malattia. Ciò nuovamente significa che il fattore di base è la connessione tra Intento e Funzione. Allo stesso tempo, l’impiego di tali pratiche magiche può essere in talune circostanze la migliore soluzione strategica.

“Talvolta la malattia ha una presa sulla mente sufficientemente forte da rendere la persona temporaneamente inaccessibile all’Espiazione. In questo caso può essere saggio utilizzare un approccio di compromesso tra la mente ed il corpo, nel quale si crede temporaneamente che qualcosa di esterno possa guarire. Questo avviene perché un aumento di paura è l’ultima cosa che può aiutare coloro che non sono nella mente corretta, ovvero i malati. Essi sono già in uno stato indebolito dalla paura. Se vengono esposti prematuramente ad un miracolo, possono precipitare nel panico. Questo è probabile che succeda quando la percezione capovolta ha indotto a credere che i miracoli facciano paura” (UCIM, T37).

Da: Franco Santoro, Astrosciamanesimo: un viaggio nell’universo interiore, Amazon Kindle, 2013.

[1] Nota bene che anche i bastoncini o coni d’incenso sono una scelta valida e, allorché si opera in luogo chiuso, più pratica.

[2] La Magia in questo contesto è la pratica terapeutica principale adoperata dall’ego. Essa consiste in genere nel curare un problema che esiste nella mente (Livello 2) tramite l’impiego di agenti fisici (Livello 1). I rancori sono proiettati dalla mente separata, che in vero li genera, alle forme materiali, che sono il prodotto della mente stessa, e cerca di guarirli al livello fisico invece di farlo a quello mentale. La prima attitudine impiega agenti esterni (come le medicine fisiche) per operare guarigioni nel corpo o nella mente, mentre la seconda implica l’uso della mente stessa per manifestare risultati esterni.

Epica del Sacro Cono

Novembre 12, 2018 by admin

Un’ampia raccolta provvisoria di documenti e trasmissioni, una trasposizione in chiave mitica e strategica del lavoro astrosciamanico. Essa comprende una serie di informazioni – sotto forma di messaggi, visioni, rituali e modalità operative – frutto del lavoro con una specifica tradizione iniziatica identificata con il termine Cerchio del Sacro Cono e ProvOrdo Etnai.

L’intento di questi insegnamenti consiste, in breve, nel sorreggere il processo di rilascio dei rancori derivati dalla percezione separata e dualistica prevalente nei modelli di pensiero della realtà ordinaria umana, tramite relazioni di scambio con spazi multidimensionali allineati con una visione olistica ed unjitaria dell’esistenza.

Gli insegnamenti che ne derivano costituiscono la tradizione di riferimento originaria dell’astrosciamanesimo. Una brevissima e parziale sintesi è fornita nella Concisa Epitome del Compendio dell’Epica del Sacro Cono.

 

Manuale B: Paheka

Novembre 12, 2018 by admin Lascia un commento

Corrispettivo epico degli Spiriti Totem, esseri di quinta dimensione, di luce e buio, in grado di produrre buio in quantità pressoché illimitate, seppure con diversi dosaggi. Si dividono primariamente in Hare P., derivati dai Pionieri di Handor, e Mare P. derivati da quelli di Rodnah, e successivamente in categorie relative alle basi direzionali e di settore di produzione. Impiegati dai Pionieri dopo la loro secessione totale per formare l’organico di nuove squadre.

“Poiché erano nati dopo il processo di separazione dei Pionieri, esperivano ingenti disagi a operare in cerchio e non erano in grado di intendere la congettura originaria di unità” (18:17) e tendevano a operare in coppia “in situazioni di accese relazioni di armonia o conflitto binario” (18:18).

Quando i P. si avvidero che potevano conoscersi e giocare tra loro senza la presenza dei Pionieri, generarono un seme autonomo da cui nacquero i Graha, rafforzando le loro basi e dominando quasi interamente il cerchio orizzontale. In seguito alla Tregua Orizzontale acquisirono il dominio sull’intera Sfera e maggiore luce. I P. sono preposti alla dilazione o invasione del rapporto con Pahai Sadoh e i Sadoha in genere, proiettandone componenti di rancore e separazione.

I P. strategicamente costituiscono gli archetipi base ed i modelli originali dai quali tutte le percezioni e le esperienze umane derivano. Ciascuno di essi è un aspetto specifico dell’intero per come appare dalla prospettiva limitata della nostra realtà separata, o CUA. I principali modelli astrosciamanici corrispondono astrologicamente a pianeti e costellazioni, e sul piano del mito a divinità o eroi delle diverse civiltà che si sono sviluppate o sono giunte su questo pianeta.

Essi apparvero nelle loro forme più pure ai primi abitanti della Terra. Con il rafforzamento del processo di separazione, questi archetipi assunsero manifestazioni cristallizzate e modelli complessi che in seguito moltiplicarono abbondantemente in innumerevoli tipi sussidiari. Sono tutti derivati da uno, frammentato in 12 (Modelli Principali), 144 (Modelli Binari), 1728 (Modelli Ternari), ecc. I modelli astrosciamanici principali letteralmente rappresentano le matrici che danno forma per intero alla percezione umana della realtà. Sono i generatori del sogno collettivo che trattiene il nostro mondo intrappolato in ciò che può essere descritto come una simulata griglia di proiezione.

 

Demoni e Graha

Novembre 12, 2018 by admin Lascia un commento

Demoni e Graha

Il termine “demone” (daimon) indica originariamente un’entità superiore il cui scopo è fungere da mediatore tra il mondo spirituale e quello terreno, uno spirito guida, con caratteristiche molto simili all’angelo custode, che in seguito con il cristianesimo enne confuso con il demonio (diavolo), dando al termine connotazioni molto negative. V. Demone.
Nell’astrosciamanesimo il demone è una figura ambigua con diverse connotazioni, ed è assimilato al  Graha.
I Graha possono essere descritti come forze di apparente antagonismo frutto della proiezione dei nostri rancori o di ciò che non siamo in grado di vedere quando la nostra percezione è limitata al livello tridimensionale. Essi si alimentano della consapevolezza e la offuscano con il miraggio di una coscienza separata. I Graha sono sovente percepiti come intrusioni, emozioni, ombre o rancori. Quando sono focalizzati consapevolmente verso un Intento luminoso connesso alla Funzione, essi favoriscono l’annullamento dell’illusione dolorosa della separazione e la vera percezione dell’unità. Se questo non accade, essi operano come forze antagonistiche atte a nutrire la separazione. In tale caso i demoni bloccano i portali di espansione della nostra coscienza e ostacolano il collegamento con gli Spiriti Guida. La loro trasformazione in fertile concime procede quando sono identificati come nostre creazioni e rilasciati lungo l’asse verticale e Sacro Cono. Tale operazione permette ai Graha di inoltrarsi verso quelle dimensioni (come le epiche Handor e Rodnah) che sono in grado di collocarli fruttuosamente in conformità con la Risoluzione del Gioco.
I Graha si riferiscono inoltre a forme sciamaniche relative ai nostri lati ombra. Il loro scopo in questo caso è impedire l’accesso ad aree operative strategiche vitali per evitare danni per noi e gli altri. In questo contesto i Graha impediscono lo sviluppo dei nostri poteri fino a quando troviamo chiarezza sulla purezza del nostro Intento e siamo disposti a collegarlo con la Funzione.

L’astrosciamanesimo considera varie tipologie di Graha. Fondamentalmente queste si articolano secondo lo schema tradizionale dei Sadoha (Spiriti Guida) e dei Paheka (Spiriti Totem). Ciò significa che esistono Graha per ogni settore e mondo. I Dodici Settori rappresentano l’area integrale su cui spazia la consapevolezza umana, così come è descritta dalla struttura DNA potenziale di dodici eliche. A causa di un blocco, o Paheka Rubhe, gli esseri umani si limitano a un sistema di elica binario. Nell’ambito di codesta polarità una componente è riconosciuta come parte dell’ego dominante del soggetto, mentre l’altra si riflette nella percezione di ego esterni o di ego interni secondari che l’individuo in questione non riconosce come facenti parte della sua natura. Quest’ultima identità fa parte del nostro essere, sebbene tendiamo a non accettarla e a proiettarla su forme che percepiamo come distinte da noi.

Un aspetto significativo del lavoro con lo Spirito Guida consiste nel riconoscere e integrare queste forme.
Non esiste alcuna possibilità di reale evoluzione del genere umano salvo che il rapporto consapevole con l’altra polarità sia integrato pienamente. Questa polarità negata si chiama qui Mahagraha, o Demone Grigio.

Il lavoro consiste nel recuperarla e trasformarla in una parte totalmente integrata del nostro essere. Quando i Graha hanno affinità di discendenza con i Mare Paheka (polarità nere o negative) sono denominati Magraha, o Demone Nero, mentre quando sono relativi agli Hare Paheka (polarità bianche o positive) si chiamano Hagraha, o Demone Bianco. Mahagraha (Demone Grigio) è perciò una combinazione che comprende entrambi Hagraha e Magraha. La realizzazione di una relazione consapevole con Mahagraha, nella sua espressione duplice di Hagraha e Magraha, il rilascio dei relativi rancori e la loro trasformazione mediante il riconducimento alla matrice degli Spiriti Totem e delle Guide del Mondo dell’Alto e del Basso rappresentano astrosciamanicamente un’impresa tanto vitale quanto quella della relazione con lo Spirito Guida del Mondo Medio.

Mahagraha (Demone Grigio) sembra formarsi gradualmente nel periodo che intercorre dalla nascita all’età di sei o sette anni. Durante questo periodo l’illusione dell’ego è assimilata e costruita nella mente ordinaria. Tale illusione, nei suoi molteplici aspetti, per mantenersi in vita ha bisogno di un contrappeso. A tale scopo si sviluppa un’entità nei piani sotterranei del mondo interiore o, in altre parole, negli spazi vuoti non percepibili all’occhio umano. Tale entità è appunto Mahagraha, definibile altresì come il doppio dell’ego. Essa contiene le energie che l’ego reprime, giudica malamente o ritiene di non possedere perché non può accettare di vedere come parte della sua natura, poco importa se sono positive o negative. Mahagraha è il simbolo stesso della separazione, per cui è di grande imbarazzo per l’ego che fa di tutto per occultarlo o proiettarlo nelle forme fisiche visibili esternamente.

L’esistenza del demone è essenziale per la sopravvivenza dell’ego, così come è fondamentale preservare uno stato di inconsapevolezza riguardo alla sua natura. Ogni individuo sulla Terra vive di fatto in stretto e continuo rapporto con questa parte, che la segue proprio come un’ombra, ma ne è tuttavia raramente cosciente. Mahagraha appare sia interiormente (attraverso sogni, visioni, emozioni) che esternamente negli spazi vuoti. In quest’ultimo caso, poiché gli spazi vuoti non sono letti dalla mente ordinaria, viene proiettato sulle persone con cui entriamo in relazione (in particolare: partner, coniugi, soci, parenti), ma anche su amici, vicini di casa, persone incontrate occasionalmente e spesso, data l’influenza dei mass media, su uomini politici, attori, personaggi televisivi, ecc.

L’arena maggiore delle proiezioni di Mahagraha è generalmente nel settore delle relazioni intime. In questi casi un partner finisce con l’interpretare il Mahagraha dell’altro e viceversa. Questo processo innesca una combinazione ciclica di attrazione e repulsione, che rappresenta la politica principale impiegata dall’ego al fine di conservare la sua esistenza. Quando due individui acconsentono consapevolmente di riprendere le loro mutue proiezioni di Mahagraha e si impegnano a lavorare insieme con il loro Spirito Guida, ecco che abbiamo una sacra alleanza o una relazione intesa a sostenere la Risoluzione del Gioco.

In base al sistema dei misuratori energetici e alla loro applicazione ai rapporti di coppia, Mahagraha corrisponde principalmente al Settore 7 (settima casa). Nel contesto astrologico questo significa che le caratteristiche di Mahagraha possono essere descritte dall’esame della propria carta natale rovesciata: il tuo Discendente (cuspide della settima casa) diventa il suo Ascendente, il tuo Medium Coeli il suo Immum Coeli, ecc. La carta astrologica fornisce quindi tutte le rudimentali informazioni di base sui  partner, così come li percepisci. Nella carta natale di una donna Mahagraha può essere anche identificato dalla posizione di Marte, mentre in quella di un uomo può associarsi con la posizione di Venere.

La collocazione naturale e strategica dei Graha e della loro polarità negativa (Magraha) si identifica in genere con la pancia, le emozioni e il Mondo del Basso. Questo mondo è il luogo della conoscenza istintiva delle radici della Terra, dei nostri poteri animali, vegetali, minerali, del bambino interiore, degli antenati, degli antichi abitatori del pianeta e di altri dati che, sebbene di gran lunga più autentici e significativi di quelli precedentemente forniti, non trovano possibilità di espressione tramite il linguaggio convenzionale.

Nella società contemporanea occidentale il Mondo del Basso è stato cancellato e scisso dalla consapevolezza ordinaria. Una parte significativa del lavoro astrosciamanico consiste nel recuperare il rapporto con questa dimensione perduta e nel rilasciare i suoi aspetti demonici (Magraha). In questo contesto si tratta di imparare a trasformare Magraha in una preziosa figura di supporto: la Guida del Mondo del Basso. L’incontro con questa Guida richiede di diventare consapevole, senza alcuna eccezione, di tutto ciò che è stato occultato o negato sia nella consapevolezza individuale che in quella collettiva del pianeta. Una volta che hai concluso il lavoro di esplorazione dei Dodici Settori e l’incontro con ciascuno dei relativi Spiriti Totem, il passo successivo riguarda il rapporto con il Mondo del Basso ed i suoi segreti.

Una relazione consapevole con Mahagraha è la chiave per rilasciare efficacemente i rancori e conseguire felicità in ogni tipo di rapporto. La connessione con Mahagraha rappresenta lo sviluppo verticale della relazione con gli Spiriti Totem, le forme sciamaniche e i misuratori energetici. Mahagraha può anche essere rappresentativo delle caratteristiche dei propri Doppi multidimensionali.

Hagraha, o Demone Bianco, rappresenta uno dei due aspetti di Mahagraha (l’altro è Magraha, o Demone Nero). Magraha rappresenta ciò che è comunemente percepito come negativo o malvagio, mentre Hagraha si manifesta tramite aspetti positivi e benefici. Ad esempio, se io percepisco alcune persone come esseri belli, amorevoli, saggi, allegri, devoti e compassionevoli, in buona salute e provvisti di abbondanti talenti, ebbene questa è certamente una gran bella cosa! Tuttavia, se io considero le loro qualità come separate dalle mie, provando invidia o senso di inferiorità, facendo paragoni, proiettando tutta la bellezza su queste persone ed escludendo la possibilità che io possa avere simili qualità, ebbene è all’opera Hagraha. L’ubicazione naturale di Hagraha si identifica con l’area della testa, il regno mentale ed il Mondo dell’Alto. Nel Mondo del Basso tratto primariamente con Magraha e il materiale di concimazione generalmente emotivo, mentre nel Mondo dell’Alto gestisco i residui di natura mentale e il rapporto con Hagraha. Che cosa posso fare allorché mi confronto con Hagraha? È un processo molto sottile che rischia spesso di passare inosservato, seppure rappresenti uno degli aspetti maggiori del lavoro astrosciamanico. Ogni qualvolta vedo qualche cosa di positivo in altre persone, una cosa è certa al 100%: questi individui stanno riflettendo parti positive di me. Essi operano come specchi e mi mostrano qualcosa che mi riguarda. Questo significa che, per onorare tali persone e me stesso, necessito di recuperare e possedere le qualità che essi riflettono.

Una buona pratica è quella di relazionarsi con le forme sciamaniche cui queste persone corrispondono nello Spirito Cerchio e permettergli di essere reintegrate nella mia consapevolezza. Un’altra scelta è anche quella di imitare queste belle persone ed usare alcune delle loro espressioni, gesti o modi di fare. Similmente a Magraha, il lavoro consiste nel trasformare Hagraha in un’altra preziosa figura di supporto: la Guida del Mondo dell’Alto. L’incontro con questa Guida implica divenire gradualmente consapevoli delle mie origini antiche e degli abbondanti poteri che dimorano oltre la mia corrente percezione.

Il Centro

Novembre 12, 2018 by admin Lascia un commento

Il Centro rappresenta l’unità primordiale e ultima, il luogo interdimensionale dove convergono tutte le energie e forme possibili, il punto in cui il microcosmo si fonde col macrocosmo, la convergenza tra asse verticale e asse orizzontale, il principio da cui tutto trae origine e ritorna, la matrice prima e ultima, pura coscienza priva di identificazione, il perno dell’asse verticale, il portale verso pienezza e vuoto, tutto e nulla, l’Identità Multidimensionale Centrale. Emana da uno spazio vuoto, assente di qualsiasi forma, da cui nasce come coscienza creatrice e testimone, dal Centro si forma il Cerchio, che rappresenta la sua emanazione e creazione.

Il Centro è un punto di totale neutralità da cui partire e arrivare ogni volta perché, anche se non ti senti affatto neutrale, l’atto di invocare il Centro consente coscientemente di entrare in rapporto con questo spazio di verticalità e neutralità in cui non ti identifichi con una parte, ma ti schieri nella centralità in cui sei cosciente di tutte le parti.

Nel Centro vivi un’esperienza epifanica, un momento profondo di estasi o connessione con il Tutto e la tua natura multidimensionale, o qualunque altra esperienza di guarigione che giunge come un dono.

Quando ti rapporti col Centro, lasci il mondo dei limiti ed entri nello spazio della totalità. Qui non c’è niente da far funzionare, tutto si traduce in realtà sulla base di ciò che vuoi, senza attrito della materia e la sua consumazione nel tempo. Usi l’immaginazione senza vincolarla alla materia, immagini la situazione più gioiosa possibile in base a ciò che scegli. Lasci perdere l’identificazione con la parte di te che lotta, con o senza successo nel mondo fisico e al di là della maestria ottenuta in questa lotta con la realtà fisica, ti apri a una realtà in cui non esiste questo confronto, in cui il passaggio dall’immaginazione all’esperienza diretta è immediato, senza limiti e ottenendo benessere, gioia e potere. In questo spazio di potere non ci sono conseguenze rispetto a quello che fai, non esiste il fattore tempo; non c’è il processo né di costruzione né di decadimento e crisi, godi delle cose nel loro massimo fiorire, senza rassegnarti al loro inesorabile decadimento e morte o anche al faticoso processo di costruzione e gestazione.

Pratica 1: chiudi gli occhi, e raggiungi un punto centrale, un sito verso cui approda tutto ciò che esiste, un luogo d’arrivo e pure di partenza. Mentre prendi atto di questo punto centrale, l’invito è di avvederti che questo è un punto che hai in comune con ogni essere, sia vivente sia morta, un punto uguale per tutti. Per alcuni momenti, mentre rimani in questo spazio vivissimo di silenzio, intramezzato da suoni e parole, dimori nella certezza di condividere la stessa origine, il medesimo destino, un uguale presente, un unico Centro. Da questo spazio centrale, tacito e interiore, puoi collegarti con lo spazio che esiste fuori, sprigionando la sua essenza nel mondo che ti attornia. Con quest’intenzione, l’invito è ora di aprire gli occhi, per riconoscere l’ambiente esterno, il luogo ove ti trovi.

Il Centro può essere definito anche come Dio. Il problema è che questo termine, a meno che con esso non ci si senta completamente a proprio agio, è intriso di troppi pregiudizi, nozioni teologiche e fraintendimenti, che impediscono per molte persone un approccio diretto ed esperienziale alla sua conoscenza. Per questo motivo usiamo in questo testo un termine neutrale: il Centro.

Per capire chi sei e tutto ciò che esiste è vitale che ti rendi conto del tuo rapporto con il Centro, a parte le idee su Dio derivate dal mondo e dalle culture circostanti. È essenziale che rivendichi il diritto di rapportarti con il Centro, e a lavorare su tutti i punti di ostacolo, ciò che crea blocchi.

Le pratiche astrosciamaniche partono e ritornano sempre dal Centro, comportano l’espansione verso l’Asse Verticale e l’Asse Orizzontale, il Cerchio e viceversa, creando un ponte di guarigione.

Di questo Cerchio, i quattro Elementi e Direzioni sono i raggi, per cui il Centro è il punto centrale della croce, sia orizzontale, sia verticale. Il Centro è il punto di irradiazione e convergenza dell’Asse Verticale e Orizzontale, del Cerchio e dei sui 12 Settori, ciascuno operante con tre distinte polarità (negativa, positiva, neutra) e secondo due modalità (separante e unificante). Questi Settori agiscono costantemente nei nostri corpi, menti ed emozioni in dosi e maniere diverse per ciascun individuo.

Il Centro è la matrice che permette di essere testimoni dell’operatività del Cerchio. Nel lavoro di guarigione si tratta di allinearsi e ritornare ad essa regolarmente con apposite pratiche e ogni volta in cui i Settori predominano o sono dissonanti. Il rapporto con il Centro consente di decondizionarci, di trasformare le modalità di separazione dei 12 Settori e riportarle all’unità.

Quando invochiamo il Centro o ci rapportiamo con esso da una prospettiva umana non contattiamo effettivamente il Centro bensì la sua più prossima rappresentazione in base alla nostra consapevolezza dimensionale. Quando ci rapportiamo con il Centro contattiamo la sua più prossima rappresentazione in base alla nostra consapevolezza dimensionale, relazionandoci con emanazioni particolari site nella spirale del Cerchio e operanti come filtro. Per indicare la massima espressione di queste emanazioni usiamo il termine Identità Multidimensionale Centrale (IMC).

L’IMC è uno spazio in via di definizione che rappresenta il massimo livello provvisorio di consapevolezza multidimensionale, il punto che aiuta a liberarci dalle corruzioni, depistaggi e condizionamenti della percezione separata.

L’IMC è la modalità provvisoria in cui percepiamo il Centro, adattata alla nostra consapevolezza e collocazione dimensionale. L’IMC è quanto di più vicino al Centro possiamo percepire e concepire a livello umano.

La pratica di connessione con il Centro e IMC, comporta riconoscere il mondo esterno e quello delle nostre emozioni e pensieri, lasciando che si dissolva nel Centro tramite il respiro. Si tratta di dimorare interamente nel Centro con regolarità ogni giorno per alcuni minuti, percependo l’intero mondo esterno, con la nostra vita, emozioni e pensieri che si muovono nel Cerchio, senza avere alcuna influenza sulla nostra consapevolezza centrale.

 

Diario astrosciamanico

Novembre 11, 2018 by admin Lascia un commento

Il diario astrosciamanico è uno Strumento Sacro che consente di creare un ponte tra stati sciamanici e stati ordinari di coscienza. L’atto di usare il diario è di per sé una potente pratica sciamanica poiché consente di riconoscere le realtà non ordinarie e sviluppare una risonanza intesa ad amplificare il tuo viaggio spirituale. Nel diario si raccolgono rapporti e disegni di viaggi, sogni significativi, intuizioni, visioni, esperienze di vita, immagini, simboli, citazioni e qualsiasi cosa può essere utile per il tuo lavoro sciamanico. In questo modo preservi informazioni che possono essere facilmente perse o dimenticate. Gli spazi del mondo spirituale non ricevono in genere la stessa attenzione riservata a quelli del mondo fisico.

Numerosi dati sono a disposizione riguardo alla geografia della realtà ordinaria. Se intendi muoverti all’interno della città di Roma, esistono numerose mappe in commercio che ti possono aiutare. Non è necessario che ne realizzi una perché questo complesso lavoro già è stato svolto da altri. Al contrario, per quel che concerne la geografia sciamanica, sei tu che hai da svolgere l’esplorazione e la realizzazione della mappa.

Il Convivio

Novembre 11, 2018 by admin

Il termine “convivio” è tratto dal latino “convivium” (banchetto, simposio), derivato di “convivere”, “vivere insieme”. Nelle preminenti tradizioni umane le feste in cui ci si riuniva per nutrirsi insieme rappresentavano il momento rituale d’incontro dominante di una comunità. Un convivio implica non solo condividere un pasto con altre persone, ma anche scambiare idee, comunicare esperienze, sanare conflitti e pure rapportarsi con il mondo animale, vegetale e minerale, inclusi gli aspetti invisibili dell’esistenza, antenati, spiriti, angeli, demoni, divinità e Dio stesso, sia nel suo lato di luce, sia nel suo lato di ombra.

Il Convivio è un banchetto di nutrimento a ogni livello, in cui il cibo fisico può tuttavia esserci o non esserci, dove l’aspetto fisico dell’esistenza è riconosciuto come veicolo per l’esternazione di quanto esiste oltre la percezione visiva e ordinaria della vita.

Nelle tradizioni antiche non esisteva una rigida differenza tra cibo fisico e spirituale. L’Eucaristia, o Santa Comunione, per esempio, nelle prime comunità cristiane non era distribuita nella forma di una piccola ostia. L’Eucaristia era un vero cibo, un banchetto completo che integrava cielo e terra. Si riteneva che Dio fosse nel cibo, negli elementi, nella sensualità, e le donne, come tradizionali custodi della cucina e della vita terrena, rivestivano il ruolo spirituale più importante. Poi le cose cambiarono, perché le donne furono escluse dalla guida religiosa, e si aprì un varco tra la vita fisica e spirituale che divenne irreversibile.
Il Convivio è un banchetto multidimensionale in cui l’alimentazione procede coinvolgendo il visibile e l’invisibile, l’ordinario e il non-ordinario, l’Alto, il Basso e il Medio, il Cerchio e il Centro. Modello di riferimento per questo processo sono i tre stadi del Rituale Base del Sacro Cono, che il Convivio esemplifica in ogni suo particolare.

A livello generale il Convivio Curiale è un metodo di comunicazione e guarigione olistica e sciamanica che trova le sue radici nelle pratiche delle culture più antiche del pianeta. Esso si basa sulla consapevolezza e l’esperienza che ogni aspetto della vita è intimamente connesso e parte dello stesso tutto.
Secondo questa prospettiva olistica non esiste separazione, e possiamo comprendere noi stessi e il mondo circostante solo se siamo disposti a riconoscere e accettare ogni parte della più ampia realtà in cui esistiamo. Questa realtà comprende anche ciò che dimora oltre la nostra percezione ordinaria. La struttura tipica del convivio è un cerchio, composto da persone, pietre o altri oggetti intese a rappresentare tutti gli aspetti della realtà, visibile e invisibile.

Lo scopo del Convivio è condividere visioni, idee, emozioni, sogni ed altre esperienze, promuovere una comunicazione trasparente, attenta e onesta, prendere decisioni collettive giuste, apportare guarigioni, onorare la voce e presenza di ogni parte, creare un senso esperienziale di unità collettiva, rilasciare il senso di separazione, fornire nutrimento fisico, emotivo, mentale e spirituale, insieme anche alle condizioni per rilasciare i residui del nutrimento stesso a ogni livello.

Nell’epoca attuale la disponibilità d’informazioni sul cibo fisico e spirituale ha raggiunto massimi storici. Così come c’è una quantità e varietà di cibo e diete senza precedenti, c’è anche un’eccezionale quantità e varietà di cibo spirituale sul mercato. Innumerevoli pratiche spirituali, rituali, libri e siti internet su ogni cultura e orientamento, sono liberamente accessibili. Mai nella storia dell’umanità abbiamo sperimentato una tale profusione di risorse fisiche e spirituali.

Purtroppo abbondanza e risorse non implicano necessariamente una qualità superiore. Al contrario, l’umanità odierna sembra soffrire di uno stato di fame spirituale profonda. Grandi quantità di nutrimento spirituale non garantiscono la copertura delle nostre necessità vitali basilari. Perciò è importante capire quali sono le necessità fondamentali per una dieta spirituale.

Detto molto semplicemente, il requisito fondamentale per il cibo spirituale è la presenza dello Spirito. Il termine “spirito” deriva dal latino “spiritus”, che significa “respiro”. Il respiro è il requisito fisico fondamentale nella vita umana e precede ampiamente il cibo ai fini dell’immediata sopravvivenza. Tuttavia, quando approda alla vita spirituale, il respiro va ben oltre la sopravvivenza fisica, poiché abbraccia il nostro sé multidimensionale, una natura enigmatica, misteriosa, di cui non si può dire nulla a parole senza rischiare di cadere nella banalità, nella propaganda delle trite definizioni religiose.

Accedere a questa dieta ci permette di risvegliare ed energizzare il nostro vero sé, uscendo dall’incubo della separazione ed espandendo la consapevolezza di chi siamo, o meglio nella domanda sincera, nell’incognita di chi siamo, nella presenza del mistero della vita e della morte. Questo mistero potremmo chiamarlo Dio, una parola legittimamente imbarazzante per alcuni e indubbiamente generatrice di conflitti e fraintendimenti da parte delle varie tradizioni e culture che ne fanno o meno uso. Per questo motivo nel Cerchio del Sacro Cono lo chiamiamo, questo mistero, questo Dio, “Sacro Cono”.

Questo è in definitiva ciò che nutre la nostra autentica natura: la presenza di Dio, del Sacro Cono. D’altra parte, insieme al nutrimento, esiste anche un’altra funzione vitale che implica la digestione del cibo, l’assimilazione delle sostanze utili e il rilascio di materiali di residuo e sostanze tossiche. Un Convivio del Sacro Cono, comprende non solo il nutrimento e l’assimilazione, ma anche il rilascio e l’evacuazione a livello fisico, emotivo, mentale e spirituale.

Entrando nel Convivio, ogni membro è consapevole che si tratta di uno spazio sacro, la cui frequentazione favorisce un processo di guarigione comprendente non solo i partecipanti, la Comunità e il territorio circostante, bensì l’intero pianeta, e ogni forma di vita visibile e invisibile di questo e altri universi.

Il Convivio ci ricorda che sebbene le circostanze del tempo atmosferico, emotivo e mentale, con i loro diversi livelli di buio e luminosità, possono cambiare in un gruppo o per ogni individuo, la presenza del punto centrale, dell’asse verticale, chiamato anche Sacro Cono, permane costante e accessibile ugualmente per tutti. Il Cerchio ci insegna così a rilasciare l’identificazione con i nostri processi emotivi e mentali personali, diventando coscienti di fare parte di una più ampia realtà.

Negli incontri di Convivio i partecipanti si siedono solitamente in cerchio impiegando protocolli diversi in base alle tradizioni e consuetudini locali. In genere il Convivio inizia con alcuni momenti di silenzio o con un’invocazione che consente di riconoscere e attivare la sacralità dell’incontro. Dopo una purificazione e centratura mediante fumigazione, preghiera, danza, canti, tambureggiamenti, meditazione, letture da testi sacri o altre pratiche, a ogni partecipante è data la possibilità di intervenire uno a uno, ricevendo attenzione e rispetto totale da tutti gli altri.

Durante il Convivio ognuno ha l’opportunità di vedersi rispecchiato in chi parla e di fornire, a sua volta, questa possibilità agli altri partecipanti. In questo modo si sviluppa intimità e fiducia, e si impara ad accettare gli altri come parte di sé stessi.

La disposizione circolare garantisce la coesione del gruppo e il suo rapporto paritario con il Centro, che rappresenta il Sacro Cono nella sua espressione di asse verticale, in cui si collocano i tre mondi della cosmologia sciamanica.

Prima dell’arrivo dei partecipanti, il Sacrista (Preparatore del Convivio) ha il compito di sistemare in maniera completa quanto è necessario per l’incontro.

I partecipanti si mettono a sedere in posizione circolare, assicurandosi di spegnere cellulari e altre apparecchiature elettroniche, e di essere tutti in grado di vedersi l’un l’altro senza sforzi. In questo modo esemplificano la loro connessione sia con l’asse verticale sia con l’asse orizzontale. Si possono impiegare sedie o cuscini.

Se un membro regolare del Cerchio è assente una sedia o cuscino è lasciato vuoto per rappresentarlo. Altri posti possono essere lasciati vuoti in rappresentanza di forze o riferimenti che si intendono considerare durante il Convivio, per esempio, lo Spirito del Luogo. Inoltre il Facilitatore informa riguardo i motivi di eventuali assenze di partecipanti regolari.

La postura da adottare durante il Convivio è quella classica della meditazione, seduti a terra o impiegando una sedia. Se il Convivio è breve, come il Convivio Base, sarebbe ideale trovare una posizione comoda e mantenerla per la durata dell’incontro. Questo perché il Convivio è inteso come pratica spirituale a tutti gli effetti, per cui occorre essere presenti nello spirito, nel corpo e nella mente. Quando la durata del Convivio non è breve è possibile cambiare posizione e fare alcune pause per stirarsi, sciogliere i muscoli, fare una serie di respiri profondi, ecc.

È necessario che tutti i partecipanti siano a conoscenza dell’intenzione del Convivio, ossia che oltre a conoscere le norme particolari e generali, siano informati sul motivo dell’incontro, su chi sarà presente e su eventuali contributi che sono chiamati a offrire durante il lavoro. Il Facilitatore ha il compito di invitare i partecipanti, comunicando l’intenzione dell’incontro, che poi avrà cura di ripetere all’inizio dell’incontro.

Il Centro del Cerchio rappresenta il Sacro Cono, l’asse verticale, la Luce, il Divino e ad esso è fatto regolare riferimento, tramite un’interazione costante. Al centro del cerchio è posta una candela e/o qualcosa di significativo, una rappresentazione tangibile del Sacro Cono, che idealmente è sempre la stessa, e può essere affiancata talvolta da ulteriori oggetti che esemplificano l’intenzione particolare di ogni incontro.

Simulacro della Parola: può essere un cristallo, un sonaglio, una pietra, un libro sacro, una conchiglia, un bastone, un calice, una sfera o un altro strumento connesso alla tradizione del gruppo o del luogo in cui si tiene il Convivio. Il Simulacro rappresenta l’intenzione del Cerchio e costituisce un aspetto del Centro. I partecipanti possono parlare soltanto quando tengono questo oggetto tra le mani, e questo significa, tra le altre cose, che non si può interrompere una persona mentre sta parlando ma che dobbiamo ascoltarla fino alla fine. Il Simulacro può essere fatto girare nel Cerchio in senso orario o posto al Centro del Cerchio e preso da chi vuole intervenire. Se il Simulacro viene fatto girare nel Cerchio e qualcuno, quando è il suo turno, non ha nulla da dire, passa il pezzo parlante al suo vicino. L’uso del Simulacro è facoltativo ed è preferibile nei cerchi di più lunga durata.

Invocazione: costituisce l’inizio ufficiale del Convivio, il momento in cui è formalmente aperto con un invito diretto alla Luce ad essere consapevolmente presente. Dal momento dell’invocazione iniziale fino all’invocazione di chiusura, il Convivio è uno spazio sacro ufficiale, al cui interno sono in vigore i suoi accordi e linee guida. L’invocazione ha luogo con l’Implementazione e Conflagrazione del Sacro Cono, cui sono aggiunti i riferimenti binari del giorno, e opzionalmente preghiere, o altre parole ispirate, che includono un diretto ed esplicito riferimento al riconoscimento della presenza del Sacro Cono. Dopo l’invocazione è possibile leggere un breve brano da un testo sacro, inserire una musica sacra, fare un canto, danza, o fornire informazioni base sulle caratteristiche astrologiche e spirituali del giorno.

Ruoli del Convivio

Rettore: è l’autorità monocratica provvisoria e vicaria sita al vertice del Cerchio del Sacro Cono con la responsabilità di preservarne il lignaggio, di sovrintendere ogni sua attività, di dirigere la formazione curiale e di addestrare, iniziare e accreditare i membri del Cerchio.

Mentore: è un membro del Cerchio che ha ricevuto un’iniziazione specifica (Pahai Achara) e conseguito le qualifiche per adempiere il ruolo di consulente con competenze di custodia e insegnamento della tradizione astrosciamanica. Il suo compito consiste nell’operare al servizio dei praticanti al fine di fornire assistenza, supporto e informazioni in accordo con la Formazione e le pratiche astrosciamanica. La qualifica di Mentore richiede il completamento dei i tre stadi del Primo Livello (base, intermedio, avanzato), la certificazione 0, 1 e 2 e l’ammissione al secondo livello, oltre che il completamento del Magistero.

Tutore: ha la responsabilità di gestire il protocollo del Convivio, assicurandone l’integrità e il rispetto degli accordi. Ha il compito di fare le invocazioni iniziali e finali e definire i temi dell’incontro. Ha la facoltà di intervenire o interrompere chi parla nel caso vi siano inadempienze degli accordi. L’identità del tutore è stabilita con rotazione periodica ed è chiarificata al termine di ogni incontro per l’incontro successivo. Per poter operare come Tutore occorre aver completato la formazione astrosciamanica del primo livello base, aver conseguito la certificazione 0, ed aver iniziato la formazione del primo livello intermedio da almeno otto mesi, con l’impegno di portarla a termine nei tempi dovuti, e frequentare il Magistero da almeno tre mesi.

Tutore Supplente: opera come il Tutore, avendo ricevuto speciale autorizzazione dal Rettore, esclusivamente a tempo determinato. Per poter operare come Supplente occorre aver completato la formazione astrosciamanica del primo livello base, aver conseguito la certificazione 0, ed aver iniziato la formazione del primo livello intermedio da un mese, con l’impegno di portarla a termine nei tempi dovuti, e frequentare il Magistero da almeno un mese.

Sacrista: ha il compito di allestire il Cerchio prima del suo inizio, predisponendo i posti a sedere, il Centro, la candela e tutti gli oggetti richiesti per l’occasione. Riceve inoltre i partecipanti nel luogo dell’incontro ed ha la responsabilità di tutto quello che accade prima e dopo l’incontro. A conclusione del Cerchio il Preparatore provvede a liberare lo spazio e a riporre il Centro e altri oggetti nei loro luoghi di conservazione.

Tenutario del Tempo: ha la responsabilità di mantenere il rispetto dei tempi concordati per ogni intervento, segnalando a chi parla quando è il momento di avviarsi a concludere (secondo i tipi di cerchio da mezzo minuto a due minuti prima) e il punto limite in cui non è più possibile parlare. È nominato all’inizio di ogni Cerchio.

Guardiano: ha il compito di vigilanza del Cerchio, riguardo sia il rispetto degli accordi sia l’integrità spirituale e della parola. Il suo ruolo può essere svolto dal Tutore quando il numero dei partecipanti è limitato. Il Guardiano opera come figura di supporto del Tutore.

Scriba: ha la responsabilità di riportare in forma scritta il contenuto degli incontri, in particolare dei Cerchi decisionali, quanto viene proposto e deciso, e anche eventuali messaggi e visioni. Ha il compito anche di registrare gli incontri, redarre eventuali minute, ecc.

Clicca qui per il MANUALE PROVVISORIO DI PROPEDEUTICA AL CONVIVIO DI PAHAI INTERDIMENSIONAL

Apertura e chiusura del Cerchio

Novembre 11, 2018 by admin Lascia un commento

Le procedure d’apertura del Cerchio corrispondono al momento in cui lo spazio sacro è riconosciuto come tale. Il Cerchio è una dimensione vivente e tutte le sue parti hanno la capacità di interagire e relazionarsi con noi. In un rituale entriamo in rapporto con la capacità naturale di rapportarci con queste forze. L’energia procede in genere attraverso movimenti circolari a spirale. L’apertura del Sacro Cerchio consiste spesso nel modellare l’energia nella forma di un doppio cono: il Sacro Cono. Dapprima si tratta di chiamare le Quattro Direzioni orizzontali (base del cono) e poi le Tre Direzioni verticali (gli apici dei coni e il Centro del cerchio comune di base).

Prima di iniziare la sequenza d’apertura, predisponi gli oggetti e i materiali necessari allo scopo e, se ciò t’ispira, procedi alla fumigazione. Puoi rivolgerti, se vuoi, fisicamente verso ogni direzione. Molte tradizioni cominciano da Est, anche se questo non è obbligatorio. Per chiamare le direzioni puoi usare la voce, la danza, le mani, o un sonaglio, un tamburo, una campana, ecc. Puoi anche usare una frase di saluto del tipo “Io chiamo lo Spirito dell’Est”. Una volta che hai terminato con l’Est, spostati in senso orario verso le direzioni successive (Sud, Ovest, Nord) finché non le hai chiamate tutte. In seguito rivolgiti verso il Centro e apri l’asse verticale. Guarda in l’alto, alzando le mani e chiama il Cielo o Mondo dell’Alto, poi abbassa le mani o tocca il suolo e chiama la Terra o Mondo del Basso, infine entra nello spazio del Centro, Mondo di Mezzo, ponendo le mani sul cuore. Questa procedura di apertura è già di per sé un lavoro di guarigione, poiché tende a compensare e armonizzare eventuali squilibri nel rapporto con i quattro elementi e i Tre Mondi.

L’invocazione o preghiera d’apertura che segue è uno tra i tanti esempi di chiamata delle direzioni. Esistono entità e qualità specifiche, associate con ciascuna direzione, che possono essere nominate. Questo non significa che occorre escludere altri riferimenti. Per esempio, se mi rivolgo verso il Nord, potrei percepire anche la presenza di un animale diverso da quelli tradizionalmente associati a quella direzione. La chiave in questo lavoro consiste nel riconoscere e onorare la visione che si manifesta spontanea. Ricorda che non esiste un modello giusto per aprire il Sacro Cerchio. Le parole, i nomi delle entità, le gestualità e le procedure, ben lungi dall’essere rigide e prestabilite, si aprono all’energia del momento presente e a ciò che risuona nel cuore di chi sta invocando.

Oh Spirito Cerchio, Guida, Grande Forza di Amore e Luce Che Si Muove Per Ogni Dove. Io chiamo le Sette Direzioni e i Dodici Settori.

Chiamo i Tenutari dell’Est, Direzione del Fuoco, luogo dello spirito e dell’intuizione, della primavera e dell’alba, dei segni dell’Ariete, Toro e Gemelli, luogo di nascita, inizio, chiarezza, saggezza, ispirazione, illuminazione e degli animali predatori. Resta con noi, donaci supporto e guidaci lungo il Tuo sentiero.

Convoco i Tenutari del Sud, Direzione della Terra, della dimensione fisica, dell’estate e del mezzogiorno, dei segni del Cancro, Leone e Vergine, luogo di vitalità, stabilità, passione, crescita, fiducia, amore e degli animali pacifici della Terra. Resta con noi, donaci supporto e guidaci lungo il Tuo sentiero.

Mi rivolgo ai Tenutari dell’Ovest, Direzione dell’Acqua, del regno emozionale, dell’autunno e del tramonto, dei segni della Bilancia, Scorpione e Sagittario, luogo di rilascio, forza, esperienza, introspezione e degli animali dell’acqua, dei rettili e dei pesci. Resta con noi, donaci supporto e guidaci lungo il Tuo sentiero.

Invito i Tenutari del Nord, Direzione dell’Aria, del regno mentale, dell’inverno e della notte, luogo di depurazione, rinnovamento, purezza e degli uccelli del cielo. Resta con noi, donaci supporto e guidaci lungo il Tuo sentiero.

Elevo lo sguardo e le mani verso il Cielo e chiamo il Mondo dell’Alto, la testa, il regno luminoso delle stelle e delle galassie. Resta con noi, donaci supporto e guidaci lungo il Tuo sentiero.

M’inchino al suolo, pongo le mani a terra e saluto il Mondo del Basso, la pancia, i regni oscuri sotterranei e tutti i loro esseri, visibili e invisibili. Resta con noi, donaci supporto e guidaci lungo il Tuo sentiero.

E ponendo le mani sul cuore, mi rivolgo infine al Mondo Medio, il Sacro Centro, il luogo dove dimora lo Spirito Guida, dove risiede l’Intento e la Funzione. Resta con noi, donaci supporto e guidaci lungo il Tuo sentiero.

Chiedo che questo lavoro sia in accordo con il Piano di Salvezza e il mio Intento connesso alla Funzione.

Se provi attrazione per questo modello e non ne possiedi uno tuo, sentiti libero di adoperarlo all’inizio o di cambiarlo secondo le tue esigenze. In seguito, t’invito a sviluppare il tuo modo di aprire il Sacro Cerchio. Abbi fiducia in te e in ciò che ricevi attraverso la tua Guida. Ricorda che non esiste una maniera giusta per fare ciò e che non si tratta di un incantesimo o codice. Occorre solo essere spontanei e permettere a parole e suoni di uscire dal cuore.

Molte tradizioni fanno uso di sonagli, tamburi o altri utensili per chiamare le direzioni. Sebbene questo possa essere utile, il suono o il sussurro della tua voce è altrettanto efficace. Una semplice parola di benvenuto o saluto come “Salve”, “Ciao”, “Ave” può essere tutto quello che occorre. Altro punto importante è di non rinunciare alla pratica in mancanza di tamburi, sonagli o voce.

Quando hai concluso la pratica o il rituale per cui hai fatto la chiamata, è atto onorevole liberare le Direzioni e procedere alla chiusura del Sacro Cerchio. A questo riguardo esistono numerose possibilità. Tradizionalmente esso è spesso chiuso, rilasciando ciascuna direzione nell’ordine inverso a quello dell’apertura. L’invocazione di rilascio può essere breve. Per esempio:

O Spirito Cerchio, Guida, Grande Forza d’Amore e Luce! Grazie perché mi doni protezione mentre applico il mio Intento e Funzione. Libero le Direzioni, i Dodici Settori e i Tre Mondi. Chiedo che codesto lavoro proceda in armonia con il Piano di Salvezza e l’Intento connesso alla Funzione.

Da: Franco Santoro, Astrosciamanesimo: un viaggio nell’universo interiore, Amazon Kindle, 2013.

L’asse orizzontale e Sacro Cerchio

Novembre 11, 2018 by admin Lascia un commento

La cosmologia astrosciamanica impiega la classica divisione in asse orizzontale e asse verticale tipica delle culture sciamaniche e delle principali tradizioni religiose ed esoteriche del pianeta. Presso l’asse verticale, rappresentato dai tre Mondi, si estende l’asse orizzontale raffigurato da un cerchio con Quattro Direzioni principali o punti cardinali e Dodici Settori.

Ogni Direzione (Est, Sud, Ovest, Nord) è in allineamento con una stagione dell’anno, un elemento, tre Settori o segni zodiacali, vari animali, piante, minerali, colori ed entità. Esistono diverse tipologie di Sacro Cerchio e ciascuna di esse possiede caratteristiche distintive. Le corrispondenze impiegate per identificare le Direzioni mutano secondo le tradizioni di riferimento.

Dividendo ogni Direzione, elemento o stagione per tre, si ottengono i Dodici Settori. Ciascuno di essi rappresenta un segmento temporale dell’anno solare e può riferirsi a una delle supposte dodici eliche originarie del DNA umano.[1] L’espressione maggiormente nota per identificare questa suddivisione in dodici è chiamata Zodiaco, un termine che deriva dal greco zo (“animale” come nella parola zoo) e significa probabilmente “cerchio di animali”.

Le caratteristiche di ciascun settore sono rappresentate in astrologia attraverso i simboli dei dodici segni, mentre in molte tradizioni sciamaniche si usano i totem. I totem sono unità energetiche che, mediante l’impiego di forme fisiche (piante, animali, minerali, ecc.), facilitano la comunicazione diretta con entità spirituali e non-fisiche. Nei linguaggi algonchini totem corrisponde a otem, “segno” o “famiglia, tribù”, preceduto dal pronome possessivo “t”. Questo termine è ora ampiamente impiegato in antropologia per identificare l’antenato primordiale o il sigillo ereditario di una tribù o tradizione. Nel presente testo ci riferiamo a dodici Spiriti Totem di base costituenti i dodici archetipi essenziali da cui derivano tutte le forme visibili.

Una delle differenze tecniche più evidenti tra cerchio zodiacale e Sacro Cerchio è rappresentata dal fatto che nel primo i settori si succedono in senso antiorario, mentre nel secondo si muovono in senso orario.

I Sacri Cerchi sono legati ai cicli stagionali della Terra, mentre lo Zodiaco, poiché rappresenta la fascia immaginaria che circonda la Terra, è più in relazione con il Cielo e con la misurazione del moto apparente dei corpi celesti secondo la prospettiva terrestre. Questa distinzione di prospettiva evidenzia la diversità tra la visione spirituale delle tradizioni sciamaniche e quella delle filosofie o religiosità prevalenti nel mondo occidentale. La prima sembra favorire il trasferimento dello Spirito sulla Terra e l’osservazione dall’alto verso il basso.

Nelle ruote di medicina tradizionali il Sacro Cerchio è messo a terra e ciò contribuisce a radicare l’energia celeste nella sfera planetaria orizzontale. In realtà, secondo questa stessa visione, l’energia, una volta giunta a Terra, risale verso il Cielo, poi discende ancora e così via procede attraverso uno scambio continuo e indiscriminato tra le dimensioni dell’alto e del basso. L’approccio spirituale prevalente nella cultura occidentale sembra privilegiare invece il processo ascendente verso lo Spirito e l’osservazione dal basso verso l’alto.

Questa prospettiva, come la precedente, può causare squilibrio quando viene a mancare la consapevolezza del processo opposto. Una tendenza comune a molte tradizioni spirituali recenti è di enfatizzare l’ascesa verso il Cielo e una sorta di fuga dalla Terra. L’Epica del Sacro Cono, così come la maggior parte delle tradizioni sciamaniche, insegna che, prima di andare da qualche altra parte, è necessario anzitutto amare e diventare tutt’uno con questo pianeta. Come dice Ur Kraab “Possiamo ritornare a Padre Cielo solo se ci portiamo dietro Madre Terra.”[3]

I Dodici Settori rappresentano le diverse vie ed energie che dall’asse orizzontale conducono all’asse verticale e al Centro. In questo Centro non esiste alcun senso di separazione poiché tutto è percepito come parte della stessa unità. I settori costituiscono specifiche emanazioni orizzontali del Centro intese a renderlo comprensibile per le menti condizionate dall’illusione della separazione. Un modo per spiegare quanto sopra è che, poiché ci troviamo in uno stato illusorio (in cui percepiamo i settori come separati gli uni dagli altri), possiamo accedere al Centro solo mediante un sistema riconoscibile da questa stessa allucinazione. Di conseguenza, il Centro ha creato, per così dire, una sorta di Piano che, partendo dalla nostra distorsione percettiva e tramite l’ausilio di soggetti immuni da tale allucinazione (Spiriti Guida), ci permette di ritornare alla vera percezione (l’unità del Tutto). In questo libro denomino tale Piano, il Piano di Salvezza, o la Risoluzione del Gioco.

Il Sacro Cerchio è il contenitore di tutte le situazioni possibili nell’ambito dell’esperienza umana e non umana. Qualunque situazione esistenziale è inquadrabile all’interno di questo sistema. Ciò significa che, se sei distante dal Centro, la tua esatta posizione può essere identificata nel Cerchio e, procedendo da quel punto, sarai in grado di seguire l’itinerario che ti conduce al Centro. Da questa prospettiva in ciascun settore esiste sempre un passaggio che consente di raggiungere il Centro, poco importa dove ti trovi.

In breve, il lavoro astrosciamanico consiste nel riconoscere il nostro Intento e il Centro da dove esso emana, così che possiamo muoverci orizzontalmente in ciascun settore e trovare l’accesso al Centro. Si tratta di un’operazione sistematica e ciclica che può essere praticata consapevolmente o inconsapevolmente. Ogni creatura vivente è parte integrante di questo processo. Alcuni scelgono di lavorare coscientemente a proposito o di arrendersi al fluire degli eventi, mentre altri fingono di non essere coinvolti o assumono il ruolo di vittime. Tutti gli itinerari portano inevitabilmente allo stesso Centro e come tali sono ugualmente rispettati e onorati.

L’area più propriamente in rapporto con l’asse orizzontale è il Mondo di Mezzo, che corrisponde sia alla cosiddetta realtà ordinaria, nel modo in cui è percepita dalla maggior parte degli uomini, sia a una sua trasposizione in chiave non-ordinaria, nella quale è possibile viaggiare sciamanicamente avanti e indietro attraverso la storia del pianeta. L’esplorazione di questo mondo permette di spaziare lungo i territori della realtà quotidiana per localizzare piante, pietre, strumenti di potere, oggetti, luoghi ideali, e stabilire comunicazioni telepatiche, individuare fonti di disturbo, ecc. Il Mondo di Mezzo contiene spesso entità intrappolate, forme pensiero distruttive e rancori concernenti esperienze passate che hanno bisogno di essere rilasciate.

[1] Secondo una specifica chiave di lettura dell’Epica del Sacro Cono, l’attuale molecola del DNA umano è limitata a due eliche o Settori, a causa del blocco provocato dal Paheka Rubhe. Questo termine, traducibile come “la rete binaria degli Spiriti Totem”, indica le 144 combinazioni dei dodici Paheka (così come sono epicamente denominati), o delle doppie polarità degli Spiriti Totem, che bloccano l’espansione della percezione umana. Sciogliere queste combinazioni e ritornare alla forma originaria del sistema a dodici è uno dei principali obiettivi strategici delle pratiche astrosciamaniche avanzate.

[2] Erodoto, Le Storie, II, 4.

[3] In verità, quest’affermazione è traducibile pure come: “Possiamo ritornare a Madre Cielo solo se ci portiamo dietro Padre Terra”.

 

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