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L’ego: la falsa identità

Settembre 21, 2015 by admin

Lion-faced_deityIl termine ego deriva dalla parola latina che significa Io e si riferisce alla consapevolezza della propria identità separata. Nella maggior parte dei dizionari moderni l’ego è definito “il sé, specialmente in quanto distinto dal mondo e altri sé.” Nonostante le sue connotazioni generali negative, dovute all’associazione con termini come egoismo ed egocentrico, è tuttavia inteso come l’Io e chiunque o qualunque cosa viene comunemente recepita come la nostra identità individuale.

L’ego è fondamentalmente il nostro senso di individualità, la credenza di essere un’unità autonoma e di esistere in una realtà separata.

Da quando l’illusione della separazione iniziò a prevalere in questo mondo, tutti i sentieri iniziatici di guarigione hanno sempre fornito strumenti per lasciar andare l’identificazione con l’ego, e riconoscere la propria vera natura come Sé indiviso.

Lo sciamano-filosofo siciliano e greco Empedocle, che per primo identificò i quattro elementi, prendeva in considerazione un sé divino estraneo all’identificazione fisica separata con il corpo e desideroso di ritornare alla sua unità originaria con Dio. Gli gnostici chiamavano questo sé inferiore separato eidolon, che significa “immagine”, ed è quello che gli esseri umani sembrano essere. L’eidolon è il sé contraffatto, il doppio astrale falso, che viene rilasciato ritualmente mediante la crocifissione. Il filosofo romano Plotino lo chiama l’intruso, mentre il siriano gnostico Basilide lo definisce la “psiche parassita”. L’eidolon, da cui deriva il termine “idea”, è l’identificazione con l’ego e la conseguente idea di essere il corpo fisico, piuttosto che la Coscienza che ha prodotto l’idea stessa.

Tutti i percorsi iniziatici di guarigione operano per lasciare andare l’attaccamento all’illusione dell’ego e per recuperare la nostra vera identità multidimensionale. Questo processo è astrosciamanicamente descritto come il mutamento d’identificazione dalla periferia del Sacro Cerchio, la Configurazione Umana Arbitraria (CUA), al centro, l’Identità Multidimensionale Centrale (IMC).

Secondo lo gnosticismo, il Demiurgo, il creatore del mondo separato della manifestazione e capo dei suoi governatori (arconti), esemplifica l’ego e il regno della separazione. Egli è l’artefice del male e dell’imperfezione cosmica. Non è il vero Dio il creatore del cosmo, ma il Demiurgo.

I primi cristiani associavano il Demiurgo al Dio del Vecchio Testamento e alla sua natura capricciosa, gelosa e vendicativa. Questo dio imperfetto ha creato un mondo basato sulla sua immagine corrotta, dissociata dall’unità essenziale di cui egli era un tempo espressione. Come l’ego egli è ossessionato da un paranoico desiderio di potere assoluto.

Ma sebbene il Demiurgo appaia inadeguato e stolto, non è malvagio. Il male è il risultato del suo folle tentativo di insistere a dimorare nella realtà confusa che ha generato. La Funzione del processo di iniziazione, lungi dal promuovere l’antagonismo con il Demiurgo, con l’ego, è lasciar andare la percezione della separazione e svelare la realtà dell’unità, o mettere insieme il Sé Inferiore con il Sé superiore. Come scrive il maestro gnostico Valentino: “Quando il sé umano ed il divino ‘Io’ sono interconnessi possono raggiungere la perfezione e l’eternità”.

Al livello psichico di iniziazione, il Demiurgo emerge come la causa di tutti i problemi che proliferano nella dimensione separata (CUA), mentre al livello pneumatico di iniziazione, è uno strumento cruciale sul sentiero della trasformazione.

“Sul cammino cristiano l’iniziazione psichica è il perfezionamento progressivo dell’eidolon – l’immagine di sé – per mezzo della comprensione del sé come parte integrante del tutto. L’iniziazione pneumatica consiste nel trascendere completamente l’illusione dell’autonomia personale ed essere la Coscienza che testimonia passivamente l’Unità svelata, che include ogni ‘nostro’ pensiero e azione. Facendo questo non significa che scopriamo di essere soltanto degli automi programmati senza libero arbitrio. Significa che non c’è ‘noi’ per essere liberi o diversi. C’è il Mistero che testimonia l’Unità.” [i]

I processi iniziatici di guarigione non s’interessano di speculazioni intellettuali. Sono molto pragmatici e si occupano di fattori esperienziali, generalmente tralasciati nelle nubi delle complessità. Soltanto noi possiamo scegliere se impiegare il mondo per rimanere in uno stato di paura, dove siamo vittime di circostanze, o considerarlo un sentiero d’insegnamento per recuperare la memoria e raggiungere la nostra vera eredità. Per supportare quest’ultima scelta ci sono diversi strumenti che identificano infine un solo rimedio: il rilascio o perdono. Attraverso la pratica del perdono lasciamo andare il passato e, con esso, tutti i pregiudizi, le paure e i rancori che l’ego ha posto tra noi e la nostra Identità Multidimensionale Centrale, che Un Corso in Miracoli chiama Dio. Dio è qui inteso come l’amore interiore, la nostra vera fonte dove riconosciamo noi stessi come parte del Tutto.

L’ego è un falso centro, un’identità separata, basata sulla paura e su una percezione illusoria di chi siamo. È la credenza nella realtà di un sé falso e separato, un sostituto della nostra vera natura multidimensionale, “un simbolo dell’impossibile: una scelta di opzioni che non esistono”, “niente ma in una forma tale da sembrare qualcosa” o “un sogno malvagio che sembrava essere reale mentre lo stavi sognando” (UCIM, Manuale per insegnanti 85-86).

L’ego ci priva del nostro stato estatico naturale di amore, pace e beatitudine, creando un continuo scenario basato su conflitti, rancori, paura e colpa. Ma poiché l’ego è uno stato allucinatorio non ha senso combatterlo. Lottare con l’ego rafforzerà soltanto la sua realtà illusoria. Come afferma Un Corso in Miracoli: “Io non attacco il tuo ego. Io lavoro con la tua mente più elevata, la dimora dello Spirito Santo, sia che tu dorma o che sia sveglio, proprio come il tuo ego fa con la tua mente inferiore, che è la sua casa. Io sono la tua vigilanza in questo, perché sei troppo confuso per riconoscere la tua stessa speranza. Io non mi sbaglio. La tua mente sceglierà di unirsi alla mia, e uniti saremo invincibili. Tu e tuo fratello vi unirete così nel mio nome, e verrà ripristinata la vostra sanità mentale.”

Eppure tutte queste o altre argomentazioni, non importa quanto siano illuminanti, seguitano ad appartenere tenacemente alla dimensione dell’ego, e in definitiva sono false. Esse non possono portarci nemmeno un passo in avanti lungo un effettivo percorso di trasformazione.

L’ego più temibile e perverso è l’ego che nega se stesso, che opera al fine del suo rilascio cammuffato.

L’ego impiega il linguaggio verbale come suo mezzo naturale di proliferazione della sua realtà separata e fino a quando adoperiamo il linguaggio, anche il più elevato possibile, rimaniamo nella realtà dell’ego.

Un percorso iniziatico finalizzato all’effettiva liberazione, al rilascio della percezione della realtà separata, a un concreto processo di trasformazione, impiega il linguaggio in modo puramente strategico, con il fine di condurre l’iniziato verso esperienze dirette, che non è possibile descrivere mediante il linguaggio, appunto perché sono oltre la realtà dell’ego.

Con il linguaggio possiamo tuttavia creare degli stimoli che inducono ad avere un’esperienza, così come un pubblicitario usa degli slogan per facilitare l’acquisto di un prodotto.

Un percorso iniziatico è fondalmente pragmatico, non si cura tanto della forma, bensì del contenuto, del risultato finale. Tanti hanno provato a compiere l’immane salto dalla separazione totale all’unità assoluta, ma hanno miseramente fallito. È legittimo e nobile acquisire coraggio e capacità atletiche per tentare questo salto, così come è legittimo e nobile costruire dei ponti. Il vantaggio dei ponti è che consentono l’accesso a tutti, indipendentemente dalle loro capacità atletiche.

Gli ego provvisori, o doppi, costituiscono questi ponti. Si tratta di ego biologici, riciclabili, “usa e getta”, identità intenzionali di transizione che fungono da ponte tra la nostra attuale identità separata (ego ordinario) di terza dimensione e la nostra natura multidimensionale. (continua… forse)

© Franco Santoro

Immagine: una probabile rappresentazione del Demiurgo, incisa in un’antica gemma gnostica.

[i] Timothy Freke & Peter Gandy, Jesus and the Goddess: the Secret Teachings of the Original Christians, Thorsons, p. 245.

 

 

La vita è già cambiata

Settembre 14, 2015 by admin

cirlceLe esperienze più potenti che possiamo avere nella vita sono nella maggior parte dei casi molto semplici, a diretta portata di mano.

Sono in relazione con qualità che già esistono dentro di noi e che semplicemente teniamo nascoste o abbiamo dimenticato, presi da inutili impegni.

Queste qualità rappresentano la nostra vera vita, chi siamo veramente, la funzione che effettivamente svolgiamo in questo mondo.

Se da tempo ci sentiamo frustrati, bloccati, in conflitto, è perché queste qualità stanno vivendo una loro vita propria, di cui non siamo più consapevoli, sebbene ne percepiamo sovente il sentore.

Spesso abbiamo paura di vivere esperienze potenti, situazioni che ci attirano per timore che la nostra vita possa cambiare radicalmente.

Ma la nostra vita, la nostra vera vita, non fa queste considerazioni, essa vive e basta, sia che lo vogliamo o meno.

Quindi il problema non è come cambiare la vita, la nostra vita è già cambiata e se l’abbiamo persa di vista, si tratta di decidere se recuperarla o meno.

Quanto scrivo su queste pagine rappresenta un espediente strategico per ricordarci di quanto sopra, per esternare esperienze multidimensionali che non è possibile descrivere tramite il linguaggio.

La comprensione intellettuale o filosofica delle realtà multidimensionali, del cosmo e della nostra vera vita serve poco se manca l’esperienza pragmatica e diretta, se non siamo disposti a vivere veramente.

Vi sono tanti modi per avere questo tipo di esperienza. I seminari, le sessioni, gli incontri sono strumenti che facilitano queste esperienze. Questo è quello che, per il momento, posso offrire.

© Franco Santoro

(6.7) 140915

Anestesia

Settembre 6, 2015 by admin

indexL’anestesia è uno degli aspetti più caratteristici della realtà consensuale. In effetti la realtà consensuale può essere descritta come un processo anestetico.

Esiste un’anestesia tridimensionale, la cui funzione è annullare o diminuire il dolore fisico nel corso di un intervento chirurgico o altre procedure invasive sul piano materiale. Ed esiste un’anestesia multidimensionale che abolisce o riduce la sensibilità dolorifica e la coscienza durante una procedura invasiva sul piano dell’anima.

L’anestesia è un processo invasivo inteso a eliminare la consapevolezza di un altro processo invasivo.

L’anestesia tridimensionale, similmente a quella multidimensionale, si realizza tramite strumenti “anestetici” che inducono uno stato di narcosi, una perdita di coscienza.

Esistono diversi dosaggi e tecniche anestetiche, che cambiano in base alla sensibilità dei soggetti e alla natura dell’intervento invasivo.

L’anestesia topica o locale annulla la coscienza di una parte della nostra anima. Solo un’area, o alcune aree, sono anestetizzate. La consapevolezza di queste parti è bloccata e non giunge al nostro io, o senso di identificazione.

La neuroleptoanalgesia è uno stato generale di indifferenza totale alla coscienza di ogni parte dell’anima, in cui tuttavia il soggetto conserva la capacità di rispondere a istruzioni impartite da altri, cooperando conseguentemente.

L’anestesia generale comporta una paralisi totale di tutto il corpo multidimensionale. L’anima è completamente addormentata e il soggetto non sente e non ricorda nulla.

L’anestesia è in sintesi la condizione generale della vita umana nella realtà consensuale.

Con ciò non intendo esprimere alcun giudizio sulle intenzioni effettive di questo processo, né insinuare che vi siano delle motivazioni poco pulite.

Forse quello che succede quando siamo anestetizzati, fin tanto che siamo in questa realtà, non lo sapremo mai.

Il punto a cui voglio arrivare è che se di tanto in tanto proviamo dei forti dolori, non vuol dire necessariamente che c’è qualcosa di sbagliato in noi. Stiamo solo sentendo quello che esiste effettivamente, e il motivo per cui ne siamo coscienti è forse solo una semplice questione di dosaggio anestetico.

© Franco Santoro

(6.3.9)

Monopolio e libero mercato multidimensionale

Luglio 26, 2015 by admin

imagesUna realtà separata si fonda sulla competizione e sull’antagonismo con altre realtà.
Similmente all’interno di una realtà separata dominano la competizione e l’antagonismo tra gli elementi che la compongono, diretto o indiretto, esplicito o sottile.
Quest’attitudine è evidente in tutte le sfere della vita terrena, dalle più materiali (economia, politica, sport, sesso, ecc.) a quelle più spirituali (religioni, relazioni affettive, ecc.).
Lo scopo ultimo della competizione è il trionfo e il dominio totale di una parte sulle altre.
Quando un’azienda s’impone sul mercato, prevalendo nei riguardi di ogni altro concorrente, fino a detenere il monopolio assoluto, ecco che essa raggiunge il suo massimo risultato possibile.
Lo stesso accade a un livello multidimensionale, nella competizione tra realtà.
La nostra realtà terrena, nel suo insieme, ha conseguito questo obiettivo.
Essa detiene il monopolio assoluto della vita.
Di conseguenza seguitiamo a ritenere questà realtà come l’unico luogo in cui è possibile vivere.
Tuttavia, vi sono luoghi in cui non c’è monopolio, dove esiste il libero mercato della vita, dove è rispettato il diritto di scelta riguardo a dove e come vivere. Alcune parti di noi, quelle veracemente multidimensionali, i nostri doppi, ci sono già da tempo.
Essi in genere non sono interessati a cercarci, nel timore di perdere i loro diritti acquisiti.
Ma noi potremmo essere interessati a cercare loro…

© Franco Santoro, 2005

Cit. in Franco Santoro, Pronto soccorso multidimensionale: emergenze spirituali, mondi paralleli e identità alternative, Institutum Provisorium, 2020, pp. 5-6

Hotspot multidimensionali

Luglio 17, 2015 by admin

MD HotspotUn hotspot multidimensionale indica un luogo o individuo che facilita una connessione diretta a realtà non ordinarie, fruibile da parte di chi entra nell’aria di copertura del segnale o a chi dispone dei requisiti per accedere alle realtà in questione.

Nella maggior parte dei casi gli individui che operano come hotspot, non sono consapevoli della loro funzione, perché incompatibile con i loro sistemi di credenza. La stessa situazione si applica a chi frequenta o abita in luoghi con caratteristiche hotspot.

I tratti distintivi degli individui o dei luoghi che operano come hotspot variano in base al tipo di realtà multidimensionali che sono in grado di coprire. In genere si tratta di persone soggette a radicali oscillazioni di percezione, umore, pensieri ed emozioni, con forte instabilità interiore.

Un elemento tipico di queste persone è rappresentato da una profonda alienazione e inadeguatezza, l’incapacità di mantenere un’idea stabile o coerente della loro identità ordinaria, con frequenti sensi di vuoto e inesistenza, oscillazioni estreme emotive e mentali, passaggi talvolta repentini dall’estasi al tormento, dall’euforia alla depressione, ecc. Nonostante queste anomalie, gli hotspot non soffrono necessariamente di seri disturbi mentali e possono tuttavia svolgere una vita apparentemente ordinaria.

Gli hotspot generano effetti psicotropici spontanei che non richiedono consapevolezza da parte loro né dagli utenti. Chi frequenta individui o luoghi operanti come hotspot può accedere con maggiore facilità a realtà multidimensionali e a stati non ordinari di coscienza.  L’accesso è possibile sia quando le persone si trovano nelle vicinanze fisiche di un hotspot, sia quando si collegano a livello emotivo o mentale con esso.

Gli individui e i luoghi che operano come hotspot sono estremamente ricettivi a tutto quanto è rimosso dalle persone ordinarie e dalla realtà consensuale prevalente, a livello luminoso e oscuro, alto e basso. Essi operano come amplificatori, stabilizzatori o assorbitori di date frequenze. Possono quindi per esempio assorbire su di sé frequenze basse e oscure, permettendo ai loro utenti di fare esperienze alte e luminose, o vice versa.

Quanto sopra è solo un breve accenno strategico e provocatorio su un tema decisamente controverso, rimosso regolarmente dalla realtà consensuale e dalla nostra identità ordinaria, e inaccessibile mediante le parole del linguaggio ordinario. È possibile comprenderne la natura solo mediante un’esperienza diretta. Per cui con lo scrivere mi fermo qui.

Ingenuità multidimensionale

Luglio 14, 2015 by admin

Quando interagiamo con altre realtà, occorre esercitare molta attenzione. Andrebbero in effetti adottate misure di sicurezza simili a quelle impiegate in luoghi del mondo dove ci sono guerre, epidemie o episodi terroristici.

Tra le molte persone interessate a temi multidimensionali prevale spesso un’ingenuità romantica, che porta ad accettare e spacciare per luminoso e amorevole tutto quanto accade nel rapporto con spiriti ed entità invisibili. In molte tradizioni prevale invece la consapevolezza esperienziale che la caratteristica più comune delle entità e dimensioni che interagiscono con gli esseri umani sia piuttosto ambigua.

Sul nostro pianeta consideriamo legittimo esercitare il dominio sulle risorse naturali, per esempio, allevando e uccidendo animali, coltivando ed estirpando vegetali. La maggior parte degli esseri multidimensionali sembrano operare similmente verso gli umani. Questi esseri non sono necessariamente crudeli. Essi operano con la cognizione che facciamo parte di una realtà secondaria creata per soddisfare le esigenze di una realtà superiore di cui loro fanno parte.

Si tratta di stare all’erta non solo nei confronti di entità che si rivelano sin dall’inizio malefiche o poco affidabili, ma anche verso quelle che appaiono seducenti e luminose. Nelle società umane alcune persone trattano animali e vegetali senza alcun riguardo, mentre altre li onorano e rispettano. Alla fine dei conti però ci sentiamo tutti autorizzati a nutrirci di animali o piante. Similmente esseri di altre dimensioni possono fare lo stesso con noi.

La principale qualità richiesta nel lavoro sciamanico concerne la capacità di discernimento degli spiriti (clicca qui).

L’elemento centrale di sicurezza per interagire con le realtà ed entità non ordinarie consiste nell’instaurare un rapporto prioritario, duraturo e affidabile, con uno spirito guida o alleato (clicca qui)

Tratto da: Franco Santoro, Pronto soccorso multidimensionale: emergenze spirituali, mondi paralleli e identità alternative, Institutum Provisorium, 2020, p. 21.

Armonia con la natura

Luglio 10, 2015 by admin

flowermdNon saremo mai in intimo contatto con la natura o in armonia con la terra, o il Tutto, se non siamo disposti ad andare oltre l’ologramma che produce la nostra percezione  tridimensionale dell’esistenza.

Essere in armonia con la natura non significa circondarsi di piante e animali, abitare in ambienti rurali, mangiare cibi biologici o svolgere altre attività intese a convincere noi stessi e gli altri che stiamo vivendo in modo naturale.

Fino a quando riconosciamo la nostra percezione ordinaria come l’unica realtà possibile non saremo mai in armonia con nulla e seguiteremo a essere separati da tutto ciò che esiste, incluso la terra, le piante e gli animali. Fino a quando ci identifichiamo unicamente con un corpo tridimensionale e quello che vediamo con i suoi occhi artefatti, non importa quanti sforzi facciamo per essere naturali, resteremo sempre sintetici, adulterati, artificiali.

L’intimità con la natura, l’accesso all’armonia con la terra, necessitano prima di tutto che siamo disposti a lasciare andare l’attaccamento alla percezione illusoria che abbiamo dell’esistenza, a uscire dall’autismo multidimensionale in cui ci ostiniamo a rimanere confinati.

L’armonia con la natura implica lasciare andare l’idea stessa che abbiamo della natura, il modo in cui la vediamo, per rapportarci con il vuoto che la circonda e sottende. Si tratta di trovare dei varchi nei nostri campi visivi e percettivi. Questi varchi sono portali in grado di condurci verso la vera natura, la terra reale e l’essenza autentica di noi stessi e del multiverso. Possiamo accedere a questi spazi ovunque ci troviamo nel mondo e in qualunque condizione, sia in un bosco selvaggio sia in un supermercato.

© Franco Santoro

Liberazione e schiavitù: prigionieri di un sogno

Luglio 9, 2015 by admin

Che cos’è la liberazione? È la cosa più facile da definire e la più impossibile. È facile da definire perché chiunque ha esperienza della liberazione. Chiunque due volte al giorno almeno ne ha esperienza: quando si sveglia e quando si addormenta. (Elémire Zolla)

index

di Ruíz, Antonio

Quando sogni, lasci le limitazioni di questo mondo e ti muovi libero dal corpo. La realtà ordinaria svanisce e ti ritrovi in altri luoghi con ruoli e situazioni ogni volta diverse. Non importa quanto consideri reale la vita ordinaria e quanto tu sia attaccato a essa; almeno una volta al giorno, tutto il mondo che ti è familiare scompare e vivi un’esperienza radicalmente diversa. Quando ciò accade non provi alcun stupore, non senti alcuna mancanza o desiderio di tornare alla vita ordinaria, che dimentichi completamente. Poi al risveglio tutto torna come prima, ti ritrovi confinato nello stesso mondo, prigioniero di una realtà verso la quale ti ostini a rivolgere ogni sforzo e attenzione.

Continui a sostenere incessantemente questa realtà separata, lottando a ogni costo per la tua sopravvivenza, accumulando risorse, promuovendo la sua crescita mediante la gestazione e nascita di nuovi corpi. Considerando questa realtà come l’unica realtà possibile, ne consegue che l’estinzione e la morte ordinaria sono ritenuti gli eventi più dolorosi.

Non ti avvedi che erigendo questa realtà come l’unica realtà possibile condanni te stesso e i tuoi simili a rimanervi per sempre confinati, in un clima di terrore psicologico e spirituale in cui ognuno controlla l’altro onde evitare ogni possibilità di liberazione.

Questa realtà almeno una volta al giorno, quando dormi e sogni, scompare completamente. Com’è possibile che qualcosa che consideri così reale svanisca, anche se non lo vuoi? Questa è una domanda facile e impossibile, così come la sua risposta. Essa è l’anticamera di un’altra domanda, ancor più facile e impossibile. Se questa è l’unica realtà, com’è possibile che a un certo punto ogni individuo sparisca definitivamente da essa?

Ogni volta che sogni scompari provvisoriamente da questa realtà e fai esperienza di altri spazi. Questo in preparazione del momento in cui la tua scomparsa da questo mondo sarà definitiva.

Ma se ti ostini a riconoscere questi spazi come fantasie, sogni, e questa realtà come l’unica realtà, ecco che una volta che essa sarà cessata non saprai proprio dove altro andare e sarai costretto a ritornare di nuovo qui, sia morto sia vivo. Ma non solo: poiché non riesci a fare a meno di essa, costringerai pure le persone che conosci a fare lo stesso, escogitando ogni tipo di ricatto affettivo, morale, sessuale, per obbligarle a fare ritorno in questa dimensione. Qui continuerai la tua esistenza di schiavo, adoperandoti al massimo per consentire a questa schiavitù di continuare, assicurandoti che essa sia sempre densamente popolata e che nessuno si sposti altrove.

Non permettere a te stesso e agli altri di rimanere per sempre prigioniero di questa realtà. Finché sei vivo in questo mondo, usa tutte le tue energie per capire chi sei, per fare esperienza della tua vera natura, per sognare, per comprendere cosa esiste oltre il mondo che sei obbligato a considerare reale, per incontrare altri individui con cui puoi concederti ogni libertà.

Se proprio ci stai bene in questa realtà, allora goditela fino in fondo. Forse hai desiderato tanto arrivarci, e hai fatto un lungo viaggio per esplorare un luogo remoto ed esotico, o sei tornato qui con un obiettivo speciale, o magari ti è stato dato un ruolo amministrativo pieno di privilegi, per cui, tutto sommato, te la spassi bene.

Se ti piace quello che succede qui, o se hai trovato un modo valido per giustificare quanto non ti piace, se ritieni proprio che questa sia l’unica realtà possibile, allora sii coerente. Potresti avere ragione e hai ogni diritto di rimanere solo qui e di escludere ogni altra via d’uscita. Confido tuttavia che avrai la dignità di non obbligare gli altri a fare lo stesso.

Tre quarti della filosofia e della letteratura consiste nelle storie di persone che cercano di convincere se stesse che amano veramente la gabbia in cui sono stati ingannati ad entrare. (Gary Snyder, The Gary Snyder Reader: Prose, Poetry, and Translations, Berkeley, Counterpoint, 2000. p. 29.)

© Franco Santoro, 2008

In: Franco Santoro, Pronto soccorso multidimensionale: emergenze spirituali, mondi paralleli e identità alternative, Institutum Provisorium, 2020, pp. 93-96.

Immagine: Ruíz, Antonio, El sueño de la Malinche

Relazioni psicotropiche

Luglio 8, 2015 by admin

Champion doubles copyEsistono poche possibilità di guarigione per le nostre relazioni più intense, conflittuali e passionali a meno che non riconosciamo la loro natura multidimensionale.

Quando con una persona proviamo un’alternanza radicale di esperienze luminose e oscure, estatiche e dolorose, potrebbe trattarsi di una relazione psicotropica, un rapporto che consente l’accesso a stati sciamanici di coscienza. Questa relazione svolge la stessa funzione di alterazione della coscienza di certe piante o droghe psichedeliche, con la differenza che la somministrazione procede in modo assai più spontaneo e inconscio.

Le relazioni psicotropiche sono preziose perché ci permettono di espandere la nostra consapevolezza, di andare oltre i limiti della realtà consensuale e avere l’esperienza della nostra natura multidimensionale. Tuttavia, come certe piante e droghe psichedeliche, possono essere assai tossiche, pericolose e devastanti per la nostra salute psicofisica e spirituale.  Questo accade quando ne diventiamo succubi e dipendenti, allorché non siamo capaci di gestirle e riconoscerle, tanto che la nostra intera vita degenera progressivamente e ci sembra non avere alcuna via d’uscita.

Una caratteristica tipica delle relazioni piscotropiche consiste nel fatto che le persone in questione si trovano in totale allineamento in alcune esperienze e situazioni, tanto da percepirsi come una singola unità organica, mentre in altri esistono massime diversità e opposizioni. Inoltre tramite la reciproca interazione un partner, o entrambi, entra in stati di estrema estasi o terrore, pace o agitazione, accedendo a spazi di grande benessere o malessere fisico, emotivo, mentale o spirituale.

Talvolta l’esperienza in alcune relazioni è esclusivamente luminosa, mentre in altre è solo negativa, il più delle volte di entrambe le nature.

Se le persone in questione non sono consapevoli della natura psicotropica della loro relazione, ne conseguono sovente manipolazioni, violenze, tradimenti, incomprensioni, ossessioni o altri episodi assai dolorosi, così come eventi con polarità opposta.

Purtroppo il conflitto tra questi estremi è insanabile nella realtà ordinaria, perché le sue cause appartengono ad altre realtà, sono gli effetti psicotropici dell’incontro tra persone, che rendono palese quanto accade ad altri livelli di percezione, come nel dislocamento multidimensionale. Quando queste relazioni operano in modo tossico e causano conseguenze devastanti per le persone in questione, si tratta di lasciare perdere ogni disquisizione esoterica o sciamanica, ed essere rigorosamente pragmatici.

Come fare allora? In poche parole, se non siamo in grado di gestire l’impatto doloroso, violento e caotico di queste relazioni, si tratta di chiudere in modo radicale queste relazioni e/o di gestirle unicamente secondo i riferimenti legali, sociali, psicologici o religiosi tradizionali. In questi casi occorre lasciare perdere ogni velleità esoterica, sciamanica o visionaria.

Non importa quanto sono copiose le esperienze estatiche, i sogni premonitori, i messaggi di spiriti e altri elementi non ordinari che ci incitano a seguitare la relazione, se essa seguita a provocare seri danni alle persone coinvolte, si tratta di una relazione malata. Qui occorre essere rigorosamente pragmatici, trattando la situazione in modo simile a una dipendenza da sostanze tossiche, astenendosi, avviando un processo di disintossicazione, facendosi guidare da uno psicologo o professionista competente.

Un’altra opzione, praticabile in mancanza di effetti tossici, consiste nel perseguire queste relazioni coscientemente per un fine di ampliamento di coscienza, per scopi esclusivamente sciamanici. In questo caso selezioniamo solo gli aspetti del rapporto conformi a questo intento, rinunciando definitivamente a tutti gli altri. Per fare ciò è necessario idealmente che entrambi i soggetti siano d’accordo.

Esiste anche una terza opzione, piuttosto controcorrente. Essa consiste nel ricercare individui che espressamente sono disponibili a svolgere un effetto psicotropico, usando massime precauzioni e integrità sin dall’inizio del rapporto, finalizzandolo con trasparenza a una funzione di espansione della coscienza. Se le persone in questione sviluppano anche un rapporto di altra natura, che implica una relazione sentimentale, il matrimonio, la famiglia o il lavoro, è necessario discriminare con vigilanza tra l’aspetto psicotropico e quello ordinario, permettendo a ciascuno di essere onorato con integrità e distintamente.

Quando una relazione psicotropica si è sviluppata in modo inconsapevole sin dall’inizio e ha già provocato danni notevoli agli interessati, risulta in alcuni casi arduo gestirla diversamente. Questo sommariamente perché essa è diventata il ricettacolo di un insieme caotico di entità e dimensioni conflittuali, che raramente saranno disposte a rilasciare il loro potere, a meno che non si eserciti massima disciplina e attenzione. Si tratta idealmente di riconoscere che la situazione risulta difficile, operando con pazienza e tolleranza reciproca, e qualora uno o entrambi i soggetti sono impossibilitati a reggere la situazione, prendere le distanze l’uno dall’altro per brevi o lunghi periodi.

È preferibile quindi procedere con molta cautela sin dall’insorgere dei primi sintomi psicotropici, usando apposite tecniche e strumenti.

Queste sono poche e fredde parole. Per ulteriori parole e azioni occorre verificare ogni caso singolarmente.

© Franco Santoro

Dislocamento multidimensionale

Luglio 7, 2015 by admin

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Una tra le dinamiche più spietate di perdita dell’anima è il dislocamento multidimensionale. Si tratta di una situazione che provoca effetti talvolta fatali nella vita umana.

Il contesto tipico di questa dinamica consiste nell’avere l’esperienza incisiva simultanea di due realtà parallele, antagoniste e inconsce, che si riflettono nel rapporto con una o più persone presenti nella realtà consensuale. La nostra esistenza terrena, sia esteriore sia interiore, diventa così il campo di battaglia in cui si scatenano conflitti tra dimensioni o entità invisibili.

I sintomi del dislocamento sono dati in genere dal rapporto con una o più persone in cui seguitiamo ad alternare emozioni ed esperienze estreme. In base alle dinamiche di forza tra le dimensioni interessate a volte ne prevale provvisoriamente una, in altri casi un’altra. Tuttavia, si tratta di un conflitto paralizzante e irrisolvibile. Anche se dopo ogni battaglia può seguire un breve periodo di pace, la guerra continua.

Il sintomo più spietato del dislocamento accade quando da un lato percepiamo visibilmente di aver subito un grave torto da parte di una persona o situazione, mentre dall’altro sentiamo di essere noi responsabili di questo torto. Nel dislocamento proviamo una dicotomia estrema di emozioni, pensieri e sensazioni. Per esempio, facciamo il possibile per continuare una relazione difficile perché intimamente percepiamo che si tratta di un rapporto di grande valore, ma la persona in questione ci tratta assai male o ci lascia. Tuttavia, sebbene questo scenario risulti assai evidente, per l’altra persona e anche per noi, a un certo punto, sentiamo o ci viene fatto credere che è accaduto esattamente l’opposto. Così seguitiamo ad alternare idee ed emozioni estreme, proviamo forte odio e amore, la chiara sensazione di porre fine per sempre a una relazione e quella di dover continuare, passaggi costanti dall’alto al basso e viceversa, senza via d’uscita.

A nulla valgono le spiegazioni razionali e psicologiche, le eventuali terapie o strategie che impieghiamo per svincolarci dal dolore di questa situazione, essa continua a manifestarsi nella stessa maniera o in modi distinti nella nostra vita.

Da una prospettiva sciamanica continueremo a essere le vittime o i carnefici di ciò che accade sul piano ordinario, finché non scopriremo le dinamiche multidimensionali della situazione in cui ci troviamo. Il problema è che in una realtà consensuale fondata sulla separazione e la negazione di altre dimensioni, la possibilità di una soluzione è piuttosto improbabile. L’opzione consiste nello scegliere con un estremo atto di volontà di rifiutarci di mettere in scena questi conflitti nella nostra vita ordinaria, di astenerci dalle interazioni con gli altri fondate sul dislocamento. Ciò implica sfidare le realtà invisibili a venire allo scoperto, ricercando a tutti i costi la loro matrice, entrando in un paradigma in cui i rapporti con gli esseri umani cessano di avere il monopolio assoluto e sono vissuti secondo una percezione assai più ampia.

Si tratta di smettere di promuovere conflitti con altri esseri umani, per andare alla ricerca delle effettive forze che sono in conflitto. L’uomo da sempre ricerca la pace e da sempre seguita a essere in conflitto. Se la nostra realtà è stata creata per mettere in scena conflitti esistenti a un livello invisibile, il conflitto cesserà paradossalmente solo se ci sarà un ammutinamento della razza umana, se ci rifiuteremo di continuare la nostra specie, finché non avremo ottenuto chiare spiegazioni sul motivo e senso della nostra esistenza.

Ovviamente quanto sopra è solo un’ipotesi strategica e provocatoria, un tentativo di spiegare a parole l’inspiegabile. È anche un invito, una sfida ad aprirci a un’esperienza diretta. Se ti senti pronto o se proprio non hai più alternative, ti invito ad andare dentro, a invertire la rotta del dislocamento e a ricercare l’alleanza con altre anime che hanno scelto di fare lo stesso.

In: Franco Santoro, Pronto soccorso multidimensionale: emergenze spirituali, mondi paralleli e identità alternative, Institutum Provisorium, 2020, pp. 76-78.

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