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Occhio alle scelte

Ottobre 13, 2015 by admin

eyeL’occhio non vede cose ma figure di cose che significano altre cose. (Italo Calvino)

Ciò che determina il corso della nostra vita è il risultato di scelte che facciamo o abbiamo fatto.

Vi sono scelte di cui siamo consapevoli, perché le ricordiamo molto bene o perché sono fresche, recenti, attuali, e ve ne sono altre, di cui non siamo coscienti, delle quali abbiamo perso la memoria.

In effetti, le scelte più decisive, quelle che contano maggiormente, e sulle quali si basano tutte le altre scelte possibili, sono quelle che non siamo più in grado di ricordare.

Il mondo che vediamo, la percezione di oggetti, forme e corpi separati, inclusa la nostra identità, è la conseguenza di una scelta che abbiamo fatto.

Vediamo questo mondo così come ci appare perché abbiamo scelto di vederlo proprio così.

Vedi ciò che credi ci sia, e credi che ci sia perché vuoi che ci sia. La percezione non ha altra legge che questa. (UCIM, Testo, p. 556)

Tutte le scelte che facciamo in questo mondo non sono affatto scelte, bensì contraffazioni, surrogati di scelte di cui  abbiamo perso memoria. Sono tali scelte originarie che ci fanno percepire questo mondo. Quindi ogni volta che facciamo una scelta in questa realtà, non importa di quale natura, sia pro sia contro qualcosa, stiamo sempre confermando la stessa scelta originaria, che è quella di vedere questo mondo così come lo vediamo.

La nostra percezione del mondo, ossia la realtà che vedono i nostri occhi, fatta di forme e corpi separati, è il prodotto di uno stato di trance, di un’intossicazione che determina la frammentazione del Tutto in parti illusoriamente autonome e dissociate tra loro. Ciò che vediamo è il risultato della scelta di entrare in questo stato di trance, di intossicarci.

Quando ci muoviamo in questo mondo convinti di esercitare delle scelte, di fare questo e non quello, stiamo in realtà operando all’interno di un sistema chiuso, la conseguenza di un’allucinazione, che in quanto tale non consente alcuna scelta effettiva.

Il motivo per cui non c’è possibilità di scelta è dovuto alla scelta originaria di avere un corpo separato, di essere un individuo. Fino a quando ci identifichiamo con il nostro corpo o la nostra personalità non importa quante scelte faremo, non cambierà mai nulla, seguiteremo a scegliere la stessa cosa: quella appunto di essere in una realtà separata. Se questa realtà è un’allucinazione, una finzione, una menzogna, qualunque cosa o scelta faremo in questa realtà  sarà allucinata, finta e bugiarda. In primo luogo la finzione è in tutto ciò che vediamo, è decisamente a priori.

La menzogna non è nel discorso, è nelle cose. (Italo Calvino)

Non possiamo cercare la verità all’interno di una menzogna. Fino a quando diamo per scontato che la nostra percezione è reale non saremo in grado di percepire diversamente.

Per uscire da questo circolo vizioso si tratta di affidarsi a qualcosa che esiste al di fuori di esso e che allo stesso tempo è presente, o può essere identificato, all’interno della finzione stessa.  Questa è l’unica scelta effettiva.

A questo qualcosa in astrosciamanesimo diamo il nome di Spirito Guida, o Identità Multidimensionale Centrale.

© Franco Santoro

 

 

 

 

I Gnawa

Ottobre 11, 2015 by admin

La religione islamica, ben lungi dall’essere un rigido blocco di credenze, accetta e comprende un’ampia varietà di pratiche ed espressioni che cambiano in base alle culture e i costumi ancestrali dei paesi che l’hanno adottata, con particolare riferimento alle cerimonie sciamaniche di guarigione.

In Marocco, i Gnawa, un gruppo etnico formato dai discendenti di schiavi dell’Africa subsahariana, e le loro confraternite mistiche, costituiscono uno dei tanti esempi di integrazione tra pratiche sciamaniche, sufismo e islamismo.

Sebbene i Gnawa operino in un’area controversa di confine tra realtà ordinaria e multidimensionale, le loro capacità terapeutiche e non ortodosse di intermediazione con gli spiriti sono ampiamente riconosciute e impiegate nella società marocchina.

I rituali dei Gnawa includono canti con ripetizioni costanti del nome di Allah (swt) e iniziano con invocazioni tradizionali al Profeta, a ‛Abd al-Qā´dir al-Gīlā´nī, uno dei padri del sufismo, fondatore della Qādiriyya, la più antica e diffusa confraternita mistica del mondo islamico, e a Bilal, il loro santo patrono. Gli aspetti più propriamente sciamanici dei loro riti comportano litanie e danze in onore di spiriti (jinn).

Nella religione preislamica, come in quella musulmana, i jinn (o jinna) sono entità invisibili di quarta dimensione che vivono in una realtà parallela a quella umana, un’area di intermediazione tra mondo angelico e umanità. Similmente agli esseri umani sono dotati di intelligenza e libero arbitrio, si sposano e riproducono, e possono avere caratteri maligni o benevoli. A differenza degli uomini hanno rapidità di movimento, possono assumere qualsiasi aspetto fisico, e influenzare la mente di altre creature. Secondo il Corano i jinn furono creati da Allah (swt) da una fiamma senza fumo e abitarono per primi la Terra.

Una cerimonia tipica è il Lila (“notte” in arabo) che in genere dura dal tramonto all’alba, e che spesso si protrae per diverse notti. La lunghezza di una Lila dipende dal numero di jinn che sono invocati, dall’intento della cerimonia e pure dalle risorse economiche di chi la organizza.

Il Lila è solitamente celebrato per motivi di guarigione da possessioni infauste di jinn, con finalità adorcistiche, piuttosto che esorcistiche, o per favorire il contributo di jinn benevoli. Nelle loro cerimonie i Gnawa impiegano danze e musiche rituali dedicate a sette famiglie di jinn, caratterizzati da colori, incensi, fragranze, suoni, movimenti ed espressioni particolari. Ogni famiglia è identificata da un Melk (plurale Mluk), un’entità che raggruppa jinn con particolari qualità, che viene evocata per negoziare guarigioni e accordi, placando eventuali discordie con compensazioni.

Ciascun Melk è evocato eseguendo i suoi specifici movimenti e passi di danza, usando appositi suoni, canti e colori, incensi e abiti colorati.

I sette colori delle famiglie di jinn sono: Blu scuro, in onore di Sidi Mousa, signore del Mare; Blu chiaro, per Sidi Sma, signore del Cielo; Rosso, per Sidi Hammou e gli spiriti del sacrificio; Verde, per Shorfa, la famiglia del Profeta; Nero, per Sidi Mimoun, Lalla Mimouna, spiriti della foresta, maschile e femminile; Giallo, per tutte le femmine jinn.

La musica delle cerimonie dei Gnawa è altamente ipnotica, in grado di indurre forti stati di trance. I Gnawa sono considerati specialisti nel trattamento sciamanico del morso dello scorpione e di ciò che esso rappresenta sul piano spirituale. Le loro pratiche hanno per certi versi alcune somiglianze con quelle del tarantismo, dove gli animali di riferimento sono il ragno e il serpente.

Il Marocco è un paese in cui la trance estatica si respira in molti aspetti della vita, in una maniera indecifrabile per l’osservatore occidentale, che, tranne alcune eccezioni, spicca per la sua capacità di spezzare come una tagliola la trance e l’accesso a stati estatici di coscienza. Nel Marocco questi stati fanno parte dell’ordinarietà, non richiedono l’impiego di tecniche sofisticate o sostanze sciamaniche di moda, si sviluppano mediante la musica e la danza.

In un villaggio berbero vicino a Ouzoud ho avuto l’onore di partecipare a una cerimonia Gnawa informale, in un clima famigliare, con bambini, donne, uomini, anziani, ognuno connesso intimamente con il senso dei canti e delle danze.

Ouzoud è in una provincia prevalentemente berbera. I Berberi (Imazighen), che significa “uomini liberi” sono le popolazioni autoctone dei territori nord-africani occidentali. La trance fa parte del loro stile di vita, che è rimasto tale anche dopo l’avvento dell’islamismo, integratosi perfettamente con le usanze autoctone. La differenza è che i canti contengono riferimenti alla religione musulmana, e hanno acquisito ancora più potenza, come conseguenza.

In Marocco terrò un seminario astrosciamanico di guarigione in un villaggio tenda (camp Sunshine) e kasbah, presso Ouzoud, che è famosa per essere una tra le cascate più belle del mondo. Avrà luogo dal 1° al 5 maggio 2016, clicca qui per informazioni.

Intervista a Franco Santoro

Ottobre 1, 2015 by admin

visto 1Versione integrale di un’intervista a Franco Santoro a cura di Paola Giovetti pubblicata in forma ridotta sul settimanale “Visto” nell’estate del 2005.

(Paola Giovetti): Raccontaci della tua esperienza a Findhorn e del tuo lavoro sciamanico.

(Franco): Vivo a Findhorn dal 1999, presso il Cluny Hill College, il campus educativo della Findhorn Foundation: un grande edificio, sito al centro di un’ampia zona collinare piena di boschi e prati. Sono membro residente della Findhorn Foundation e opero nell’Area Educativa. Il mio lavoro di servizio nella comunità consiste nel guidare i programmi tradizionali di Findhorn (Settimana di Esperienza, Pratica Spirituale), offrire consulenze, eventi e seminari astrosciamanici.

Il mio lavoro astrosciamanico ha trovato un terreno fecondo qui in Scozia, sebbene non fosse all’inizio mia intenzione promuoverlo apertamente. Ogni anno a Findhorn, giungono più di 14000 persone provenienti da ogni parte del mondo. Si tratta di individui motivati sia da un intento di ricerca interiore, sia dal desiderio di servire al meglio il pianeta. E’ incredibile per me osservare come, dinanzi a tali propositi, le differenze culturali o razziali si dipanano, e lasciano spazio a un profondo senso di comunione. Molti dei nostri ospiti aspirano ad acquisire chiarezza riguardo al proprio potenziale e scopo nella vita, al fine di poterlo applicare concretamente una volta che faranno ritorno nel loro luogo di origine, in genere dopo un soggiorno di minimo una settimana e fino a tre o molti più mesi.

L’astrosciamanesimo è uno tra gli strumenti emergenti disponibili a Findhorn per facilitare tale intento, mediante sia il lavoro individuale sia quello di gruppo. La pubblicazione di due miei libri in lingua inglese, una serie di compact disc, vari articoli sulla stampa internazionale e un popolare documentario messo in onda dalla televisione nazionale britannica, attira negli ultimi anni l’attenzione nei miei riguardi di un pubblico più vasto. L’astrosciamanesimo è richiesto in diversi luoghi del mondo, e il mio contratto con la comunità mi permette di svolgere attività ovunque.

Nei miei primi due anni di permanenza a Findhorn, al fine di acquisire chiarezza riguardo ai miei obiettivi nella vita, ricevetti l’indicazione dagli spiriti guida di svolgere una serie di pratiche spirituali e di rapporto con la terra, la cui natura non mi consentiva di muovermi oltre un raggio di sette chilometri. Fu un periodo molto illuminante, seguito da un cambiamento radicale nel mio stile di vita. Da cinque anni adesso viaggio regolarmente, tenendo eventi in molti luoghi del pianeta.

 

(Paola Giovetti): Quali sono state le tue prime esperienze sciamaniche e che tipo di formazione sciamanica hai avuto?

(Franco): La mia presenza in Scozia, come pure lo sviluppo dell’astrosciamanesimo, sono in relazione con un’ampia serie di esperienze non-ordinarie che hanno costellato il fluire della mia vita. Una tra le più memorabili avvenne nel 1976, durante un viaggio nell’area degli Highlands scozzesi, dove si trova Findhorn.

Si trattò di un fenomeno di shapeshifting o mutaforma. All’improvviso, mentre osservavo un paesaggio, provai un senso di fusione con ciò che mi circondava, un collegamento nitido con ogni aspetto del passato e del futuro dell’universo. Mi sentivo svincolato della mia forma fisica, in grado di entrare in altri corpi e forme. Potevo muovermi liberamente, diventando qualsiasi forma: alberi, acqua, gabbiano, mucca, altri uomini o donne, ecc. Provavo sensazioni fisiche effettive, sentendo e vedendo dalla prospettiva stessa di ogni distinta forma. Inoltre, percepivo lo scorrere di diverse epoche e l’alternarsi di altre presenze su quello stesso scenario. Nel momento che ebbi quell’esperienza, ciò che tuttavia mi stupì maggiormente fu la constatazione di non provare alcuno stupore. Sebbene quello che stava accadendo era qualcosa di assolutamente incredibile, non riuscivo a capacitarmi di come mi potesse sembrare normale. Il paradosso è che piuttosto di essere stupito da quello che mi stava accadendo, ero stupito di non essere stupito.

Quest’esperienza attivò in me il ricordo di un precedente evento, accaduto durante la mia infanzia (1964) che ho descritto nel mio secondo libro in inglese (Astroshamanism: The Voyage Through the Zodiac, Findhorn Press, 2003).

Quel giorno nel nord della Scozia, e la riattivazione del ricordo di precedenti esperienze, lasciò un segno indelebile nella mia coscienza. Era un senso di immane estasi e amore, che si venne ben presto a scontrare con la realtà della mia vita convenzionale. Da un lato ero determinato ad approfondire e sviluppare il fenomeno, dall’altro mi sentivo isolato e incapace di comunicare la mia esperienza. Dopo aver cercato invano di trovare chiarimenti attraverso gli studi universitari, iniziai a svolgere ricerche per conto mio. Esplorai diverse tradizioni spirituali ed esoteriche, passando attraverso aree luminose ed oscure. La natura di quanto emerse nelle mie successive esperienze non-ordinarie divenne sempre più fuori dal consueto e acuì il mio isolamento dal mondo convenzionale.

Passai così otto anni di pressoché totale solitudine. I miei genitori, pur non riuscendo a capire il motivo di questa scelta, mi offrirono sempre il loro amore e sostegno. Quando mi si domanda qual è la mia formazione e chi sono stati i miei insegnamenti, al primo posto pongo le esperienze e gli esseri non-ordinari con cui mi sono relazionato sin da piccolo, mentre al secondo posto metto i miei genitori. Seguono poi tutte le persone che ho incontrato nella mia vita: parenti, amici, maestri, allievi.

La formazione sciamanica è ben diversa da altri processi di insegnamento. Il tratto principale degli insegnamenti sciamanici è che essi non sono comunicabili da un essere umano all’altro. Essi sono rivelati agli iniziati solo attraverso l’esperienza diretta e una comunicazione che richiede il rapporto con realtà non ordinarie. Il ruolo del maestro in questo caso consiste nel creare le condizioni affinché l’allievo riceva gli insegnamenti direttamente dagli spiriti guida o entità non-ordinarie.

La scelta di trasferirmi a Findhorn fu la conseguenza di questo tipo di comunicazione. Da un punto di vista razionale non aveva proprio senso andare in Scozia. Il mio lavoro astrosciamanico in Italia si stava sviluppando bene e, in seguito alla decisione delle edizioni Mediterranee di pubblicare il mio libro (Iniziazione all’astrosciamanesimo), esisteva pure la prospettiva di un’ulteriore espansione. Tuttavia, il messaggio degli spiriti guida era di lasciare l’Italia e recarmi in Scozia. Dopo vari tentennamenti, alla fine seguii quest’indicazione.

 

(Paola Giovetti): A chi è adatto il lavoro astrosciamanico, come l’hai messo a punto, quali disturbi cura meglio?

L’astrosciamanesimo è frutto di un lavoro che sviluppai a partire dal 1976 (allorché ebbi l’esperienza in Scozia descritta precedentemente) attraverso insegnamenti ricevuti da entità non-ordinarie, integrati sia tramite le trasmissioni di sciamani e guide di diverse tradizioni, sia attraverso lunghe sperimentazioni e ricerche individuali.

Il lavoro di integrazione è stato per me assai importante. All’inizio mi mancava la fiducia per accettare totalmente i metodi ricevuti dagli spiriti guida, sebbene producessero ottimi risultati e fossero di per sé completi, Quando allora qualcuno mi domandava: “da chi hai imparato questo metodo e qual è stata la tua formazione?”, io provavo imbarazzo e non sapevo cosa rispondere. Temevo di rivelare che avevo ricevuto il tutto da altre dimensioni, avevo paura di essere frainteso o considerato folle. Dopo tanto isolamento, il mio desiderio era di avvicinarmi agli esseri umani, trovare dei punti in comune, servire il benessere collettivo. Ogni volta che avevo provato a spiegare qualcosa riguardo la mia percezione non-ordinaria, ne erano risultate notevoli incomprensioni. Mi misi allora a cercare un modo per presentarmi attraverso un linguaggio più comprensibile o “normale”.

I miei spiriti guida m’invitarono a impiegare la cosmologia astrologica e a esplorare diverse tradizioni esoteriche e metodi di guarigione spirituale. Mediante queste ricerche, mi resi conto che gli strumenti da me precedentemente ricevuti erano similari a quelli impiegati da tradizioni di cui prima di allora non sapevo nulla. Questo mi consentì quindi di fornire dei termini di riferimento comprensibili per le persone che incontravo. L’astrosciamanesimo è quindi il risultato dell’integrazione dei metodi sciamanici ricevuti da me sin dall’infanzia con l’astrologia, vari tipi di terapie energetiche contemporanee, gli insegnamenti misterici delle antiche tradizioni nordeuropee e mediterranee, le tradizioni religiose e i modelli di pensiero contemporanei. A quest’ultimo riguardo, preciso che il lavoro astrosciamanico è efficace allorché parte dai sistemi di credenza delle persone su cui opera. Per me è importante sapere quali sono i sistemi di riferimento dei miei clienti. Il mio intento non è quello di sostituirli con i miei. Il mio obiettivo consiste nel mettere i modelli di pensiero del cliente al servizio della sua effettiva natura. Ecco perché ben lungi dallo stimolare l’impiego di pratiche esotiche o di culture remote, tendo a invitare le persone con cui opero a fare riferimento al proprio ambiente e cultura di origine.

Secondo l’approccio astrosciamanico il senso di separazione, che domina la società e la vita umana contemporanea, è la causa essenziale di ogni sofferenza. La guarigione astrosciamanica non si occupa quindi di malanni in senso convenzionale. In questo contesto, ogni circostanza in cui mi percepisco separato, è uno stato di malattia, o meglio allucinazione, non importa quanto io appaio sano. Al contrario una malattia, anche assai estrema, può diventare un sintomo di notevole guarigione se contribuisce al recupero del senso di unità. Spesso in questo lavoro le cose funzionano al contrario, ecco perché è arduo comprendere le sue meccaniche impiegando la consapevolezza ordinaria.

Nel mondo sciamanico, tra le diverse concezioni riguardo alle cause delle malattie o della sofferenza, quella che predomina nettamente è costituita dalla perdita dell’anima. Ciò significa che la malattia è il risultato della separazione da una parte di sé e la cura consiste nel cercarla, nel catturarla e nel reintegrarla nella consapevolezza del malato. Secondo tale visione, ogni volta che abbiamo dei traumi, una parte della nostra anima si separa da noi per sopravvivere e per sfuggire dalla situazione di dolore. La terapia consiste quindi nel ritrovare le parti perdute e prima di tutto occorre sapere chi e dove sono.

Nell’astrosciamanesimo esiste una specifica topografia che descrive le realtà non ordinarie, e che permette di individuare sia le parti perdute sia gli strumenti di recupero. In questi spazi, mi sposto in compagnia degli spiriti guida e facilito il lavoro di guarigione. La carta astrologica opera come un’elaborazione tecnica della topografia dell’anima, e diventa un campo di esplorazione in cui sia l’operatore astrosciamanico che il cliente si muove direttamente. Nelle sessioni, il cliente è un protagonista attivo. Nella maggioranza dei casi, è egli stesso ad entrare in rapporto con la sua guida, senza interferenza da parte mia.

Il lavoro astrosciamanico è adatto per persone che sono disposte a assumersi piena responsabilità per il proprio processo di guarigione. Lo sciamanesimo è un cammino di potere, e con questo potere il cliente è confrontato sin dall’inizio. Si tratta del potere di scegliere in che modo usare la vita. Per me non è importante conoscere i disturbi della persona. La malattia è un fatto naturale come la morte e la vita. Ciò che conta per me è sapere cosa la persona desidera, quali sono i suoi sogni più grandi, che cosa genera in lei passione e gioia. Chiamo tutto questo l’intento.

Una domanda che sovente rivolgo – dopo che una persona mi ha riferito i suoi problemi fisici, emotivi, sentimentali, ecc. – è “cosa faresti se tu non avessi questi problemi?”. A questo punto molti non sanno cosa rispondere. Sono così attaccati alle loro paure e problemi, che non c’è spazio per pensare a quello che effettivamente vogliono dalla vita. Di conseguenza il problema diventa un fattore che, seppure spiacevole, dona un senso di sicurezza. Quindi dapprima aiuto la persona a riconoscere un intento, grande o piccolo che sia. Poi la invito a realizzarlo usando sia le sue qualità sia l’aiuto degli spiriti guida. Per fare ciò non è assolutamente necessario eliminare i problemi. Al contrario, è l’energia stessa focalizzata sui problemi che è impiegata per perseguire ciò che la persona vuole.

Se da un lato non posso evitare i disturbi, poiché fanno parte del ciclo naturale della vita, dall’altro ho il potere di scegliere in che modo utilizzare la loro energia. Questo è uno dei principali insegnamenti che ho ricevuto dagli spiriti guida e dalla vita: “non attendere di aver superato il problema, per poter realizzare i tuoi obiettivi. Il problema è un alleato al tuo servizio. Usalo e mettiti all’opera ora, senza indugi, per realizzare ciò che vuoi”.

Il lavoro astrosciamanico è quindi indicato per persone che sono disposte a identificare i loro scopi nella vita e prendere provvedimenti tangibili per realizzarli. Questo lavoro è pure utile per coloro che si trovano in momenti di forte confusione o crisi interiore. Tali momenti, seppure dolorosi, sono spesso il sintomo che un gran processo di trasformazione e risveglio è in atto. Invece di lottare conto il sintomo, si tratta di prestare attenzione a cosa vuole emergere. In molti casi è un notevole talento, una qualità che la persona ha represso a lungo, e che ora vuole essere riconosciuta ed espressa. Il lavoro consiste allora nel creare una connessione con la natura autentica, l’essenza della persona. Quest’essenza io la chiamo spirito guida. Nell’astrosciamanesimo il lavoro di base si fonda appunto sul contatto con lo spirito guida. Il rapporto con la guida, ben lungi dall’essere accessibile solo a persone dotate di facoltà particolari, è un’esperienza alla portata di chiunque ne abbia il sincero desiderio. Non è un lavoro difficile, perché questo contatto è sempre esistito e si tratta solo di diventarne consapevoli, di recuperarne la memoria e di riconoscerne le chiavi di identificazione. In una sessione astrosciamanica è il soggetto stesso a stabilire il rapporto con la guida, a ricevere una visione o indicazioni atte a realizzare il suo intento, e a liberarsi da situazioni di blocco o perdita d’anima.

 

(Paola Giovetti). Puoi descrivere qualche caso tipico affrontato e risolto.

(Franco) Durante le sessioni astrosciamaniche, il soggetto stabilisce dapprima una connessione con il suo intento, poi si apre al rapporto con la guida. La guida, in seguito, può fornire indicazioni riguardo azioni specifiche che, se intraprese, consentiranno al soggetto di integrare l’energia perduta, trasformare un problema o manifestare un dato obiettivo. Prima di iniziare la sessione, molte persone credono di non essere all’altezza e di fallire nell’impresa. Nella maggioranza dei casi, malgrado i timori iniziali, risulta agevole stabilire il rapporto con la guida, liberare energie bloccate e ricevere indicazioni rilevanti già in un solo incontro.

Per esempio, il problema di A. era nella sfera delle relazioni. Durante la sua vita, non era mai stata in grado di stabilire una relazione ideale con un essere umano. Di conseguenza continuava a rimanere in solitudine o a incontrare persone sbagliate. Quando mi visitò era in uno stato di profonda sofferenza. Un’amica le consigliò di vedermi e, seppure non provasse sintonia con quanto conosceva riguardo il mio lavoro, aveva deciso di incontrarmi.

“Tra tutti i metodi di guarigione che ho provato,” ammise “l’astrosciamanesimo mi appare come il più strampalato. Tuttavia, dopo tanti fallimenti, ormai non ho più nulla da perdere, ed è per questo che sono venuta”. Durante il colloquio preliminare, A. mi raccontò una lunga sequela di vicende di relazioni dolorose, concludendo di non aver mai vissuto un rapporto ideale. Chiesi allora ad A., di descrivermi quali erano per lei le caratteristiche di un rapporto ideale. A. si stupì del fatto di non averci mai pensato profondamente. Le spiegai che nel corso della sessione si trattava dapprima di entrare nel proprio mondo interiore, incontrare la guida ed aprirsi a un’esperienza diretta del “rapporto ideale”. Invitai A. ad accedere ad uno spazio di potere illimitato, in cui avrebbe messo da parte ogni limite, per vivere con l’immaginazione qualunque cosa desiderava in una relazione.

Dinanzi al prospetto di rapportarsi con la guida, A. si sentì inibita e non all’altezza. Osservai che l’unico requisito richiesto era la sua decisione di contattare la guida e di aprirsi all’esperienza desiderata. A. decise quindi di procedere. All’inizio disse di non  riuscire a vedere assolutamente nulla. Gli risposi che non si trattava forse di vedere, bensì di sentire. A.si aprì alle sue sensazioni, e provò subito un’intensa emozione di gioia. Qualcosa l’aveva scossa a livello del cuore, tuttavia provava timore ad accoglierla appieno, come se ci fosse un divieto. Dopo aver ricordato l’intento originario della sessione, le indicai due possibilità operative: rimanere nel blocco e esplorarne a pieno le conseguenze, oppure contattare la guida e aprirsi all’esperienza desiderata. A. scelse quest’ultima possibilità, e subito dopo avvertì la presenza di un albero. Non appena si avvicinò all’albero, comprese che era quella la guida, e l’abbracciò. Iniziò quindi a provare sensazioni di gran gioia e commozione. Mentre suonavo il tamburo sciamanico, A. fece un viaggio sciamanico in una dimensione estatica, in cui ogni suo desiderio di relazione era pienamente realizzato. Al termine A. aveva chiaro che cosa fosse per lei una relazione ideale. Soprattutto si rese conto di averne avuto un’esperienza diretta e, che quindi dentro di lei, da qualche parte, quella relazione era già manifesta. A questo punto A. percepì che era sua facoltà decidere di estendere tale esperienza nella vita ordinaria. La guida osservò che a questo scopo si trattava di creare un collegamento tra quella dimensione e la sua vita quotidiana. La relazione ideale esisteva già in una remota parte della sua coscienza. Tuttavia, nella vita ordinaria A. si era separata e occorreva esplorarne le ragioni, per poi, attraverso l’aiuto della guida, ristabilire la connessione.

In una fase successiva del lavoro, A. fu confrontata con gli episodi, sia della sua infanzia sia di esperienze ancora più remote, che avevano generato la separazione. Un episodio, in particolare, fu determinate e, nel corso della sessione fu riconosciuto e guarito. Infine, per recuperare la connessione, la guida suggerì di svolgere una pratica, consistente nel recarsi quotidianamente per 28 giorni in un luogo nella natura e abbracciare un albero per alcuni minuti. In seguito si trattava di scrivere in un diario alcuni commenti. La pratica gli avrebbe permesso di rivivere la potente esperienza avuta durante la sessione e, attraverso la scrittura, di radicarla nella vita ordinaria. Passati 28 giorni, A. mi telefonò sconfortata. Aveva svolto la pratica regolarmente e ciò le aveva portato pace e gioia. Tuttavia, nulla di concreto nella sfera di relazione era cambiato. Inoltre, quel giorno stesso aveva avuto un’esperienza molto dolorosa, che le aveva fatto perdere nuovamente ogni speranza. Invitai A. a rapportarsi con l’energia dell’albero-guida per chiedere consiglio. La guida fece notare che un cambiamento radicale si era già verificato, e che si trattava solo di scegliere se accettarlo o meno. Esortai quindi A. a verificare a quali erano state le scelte decisive durante la giornata. A. disse che quella sera stessa era stata invitata ad una festa, ma che aveva deciso di non andarci poiché, dopo l’evento doloroso che le era capitato, si sentiva di malumore e non all’altezza di affrontare tanta gente. In particolare, A. precisò che a quella festa avrebbe partecipato G., un uomo verso cui sentiva molto amore. Sebbene A. desiderasse avvicinarsi a G., non aveva mai osato perché era sicura che egli non fosse interessato.

“Mi trovo nello stato peggiore possibile.” Osservò A. “Come posso presentarmi a quella festa? G. e tutti quanti si renderanno conto di come sono, e allora sarà proprio la fine”. A. si rese conto in vero che era questa la scelta cui la guida si riferiva. La guida suggerì di andare alla festa e di essere semplicemente lei stessa. Malumore o meno, occorreva mantenere il rapporto con la storia scaturita dall’albero. L’idea di andare a quella festa in quelle condizioni era qualcosa di impensabile per A. Allo stesso tempo, la cosa le appariva paradossale e stimolante.

“Del resto, peggio di come sono ora, non posso proprio essere. Questa volta ho deciso di dare una svolta. Invece di nascondermi, mi espongo per quello che sono.” Quella sera A. andò quindi alla festa e, la stessa sera, G. si dichiarò ad A.. G. e A. sono da diversi anni felicemente in relazione.

Questo, come altri, è un episodio spettacolare. Desidero tuttavia rilevare che le guarigioni più rilevanti hanno manifestazioni meno sensazionali. Esse sono il risultato di un lento processo di risveglio, che alla fine porta ad una profonda trasformazione nella coscienza del soggetto. La persona talvolta si rende conto che i suoi desideri derivano da condizionamenti, che le frustrazioni e il dolore sono dovute all’incapacità di esprimere il proprio autentico potenziale.

Per esempio, pure M. aveva problemi nel campo delle relazioni. A quel riguardo la situazione sembrava disastrosa e, poiché per M. le relazioni costituivano l’aspetto più importante della vita, l’intera sua esistenza era diventata un disastro. In quel caso, M. ebbe un’esperienza sciamanica in cui la sua gioia apparve scaturire, piuttosto che da una relazione con un uomo, dall’espressione delle sue capacità artistiche. In quella circostanza, M. cantava, danzava e suonava strumenti musicali, intrattenendo numerose persone e apportando loro guarigione. Ciò la rendeva incredibilmente felice. M., sebbene nell’infanzia e adolescenza aveva nutrito il sogno di cantare e danzare, aveva già da tempo rinunciato completamente a questa prospettiva. La sua attenzione era totalmente concentrata sulle relazioni con gli uomini, e il fatto che esse provocassero continue pene e fallimenti aveva logorato la sua autostima in ogni settore della vita. Rispetto all’idea di esaudire il suo vecchio sogno di cantare e danzare, M. si sentiva completamente inadeguata. Tuttavia, la guida le suggerì di passare 20 minuti ogni giorno, cantando e danzando per conto suo. Dopo tre mesi di tale pratica, si trattava di cogliere la prima occasione per esibirsi pubblicamente.

Similmente ad A., M. fu invitata ad una festa, in cui avrebbe avuto la possibilità di esibirsi. Per due settimane si era preparata a quell’evento, raggruppando un repertorio di ballate piene di gioia e vivacità. Sebbene nutrisse molti timori, la sua fiducia nella guida le dava il coraggio di affrontare questa prova. Quel giorno stesso M. ebbe un’esperienza infausta di relazione e si sentiva profondamente addolorata. In quelle condizioni non poteva certo esibirsi, e quindi decise di rinunciarvi. Dopo che ebbe scelto di rinunciare, il suo dolore aumentò. Chiese allora aiuto alla guida, che le rispose di mantenere fede all’impegno preso di esibirsi alla festa. M. Fece notare che il suo dolore non le permetteva di cantare i pezzi gioiosi cui si era a lungo preparata. La guida aggiunse che si trattava solo di cantare e lasciare uscire quello che voleva uscire. M. pur non avendo idea di quello che avrebbe cantato, accettò la sfida. Attraverso il canto. quella sera M. espresse il suo dolore. Il pubblico, al contrario, provò un’incredibile pace e gioia. Una persona del pubblico gli fece un’invitante quanto inattesa offerta di lavoro. In poco tempo, il canto e la danza, oltre a procurargli gioia e successo, diventò la sfera predominante della sua vita. Si rese conto che il suo vero desiderio era di cantare e danzare, che questo era il modo autentico in cui poteva relazionarsi con gli altri. M. comprese inoltre che la sua idea di relazione era frutto di un condizionamento sociale, e che non corrispondeva a ciò che lei veramente voleva. Attraverso l’espressione del suo potenziale artistico, M. riuscì in seguito a soddisfare a sanare anche quell’area della vita.

Pressoché tutti coloro che impiegano l’approccio astrosciamanico, al termine di un trattamento, si sentono più energici e rilassati, più protetti, fiduciosi e motivati. E’ importante notare inoltre che spesso, come conseguenza del lavoro astrosciamanico, la vita delle persone cambia notevolmente. Talvolta non sono tanto le circostanze esterne della vita a mutare, quanto il modo interno di percepire quella stessa vita. In molti casi avvengono guarigioni da problemi cronici. Soprattutto, e questo è l’aspetto più essenziale, le persone si aprono al loro autentico potenziale, e riescono ad esprimersi al meglio nella vita sia interiore sia esteriore, per il proprio benessere e per quello del pianeta.

 

(Paola Giovetti) Che importanza hanno gli strumenti musicali e i rituali nel tuo lavoro?

(Franco) Per stimolare gli stati di coscienza che consentono di accedere all’esperienza sciamanica mi avvalgo di vari strumenti di percussione: tamburi, sonagli, sistri, campane, ecc. Ogni strumento svolge una particolare funzione di guarigione o serve per richiamare uno specifico spirito guida o energia planetaria. Un’ampia parte del mio lavoro comporta l’uso di danze sciamaniche di trance e di rituali accompagnati da suoni. Lo strumento più usato è il tamburo. Il battito del tamburo ricorda quello del cuore, un ritmo che ricostruisce l’ambiente acustico degli stadi prenatali: quello del battito cardiaco materno. Poiché il mio approccio sciamanico privilegia le tradizioni europee e mediterranee, gli strumenti che uso maggiormente sono il tamburo celtico, il tamburello, la tamorra e lo scacciapensieri.

I suoni nel lavoro astrosciamanico servono a creare stati di espansione di coscienza in grado di innescare notevoli processi di guarigione. La trance e gli stati sciamanici di coscienza fanno parte della struttura genetica di base degli esseri umani. Ognuno di noi ha il bisogno genetico di avere esperienze estatiche. Il problema è che tali esperienze, nella maggioranza delle società umane contemporanee, non sono accettate socialmente. I rituali astrosciamanici hanno la funzione di liberare forti emozioni, difficilmente esprimibili nella vita quotidiana, e di dirigere la loro energia verso un intento positivo. Un tipico rituale a questo riguardo è il Rituale Base del Sacro Cono.

 

 

Le proiezioni

Settembre 30, 2015 by admin

screenLa proiezione è un meccanismo di difesa che comporta spostare emozioni, pensieri e altri aspetti di se stesso su altri oggetti o persone.

Il tema della proiezione è uno dei concetti base del lavoro astrosciamanico. La proiezione non è un disordine psicologico o problema. È un fenomeno naturale per tutti i possessori di un corpo fisico. Ciò che conta è l’uso che facciamo delle proiezioni e la nostra consapevolezza a riguardo. In base a questa premessa, tutto ciò che percepisci nel mondo, non importa quanto sia apparentemente bello o brutto, diventa uno schermo, o misuratore, riguardo qualcosa che esiste dentro di te o a un altro livello di coscienza. Questo crea una rete di proiezioni che è in vero la rete della vita. Siamo tutti connessi da una rete invisibile agli occhi umani. Ogni forma esistente, dall’atomo all’intero organismo umano e fino all’universo stesso, è collegata a una rete di unità invisibile.

La realtà dell’universo è l’unità e noi siamo tutti collegati attraverso le nostre proiezioni. Le proiezioni non hanno niente a che vedere con la natura effettiva delle persone in questione o al modo in cui altri le considerano o giudicano. Esse sono in relazione solo con la nostra proiezione su di loro. Tutte le persone e le situazioni che si animano nello schermo della vita – passata, presente e futura – hanno una precisa collocazione nell’ambito del mondo sciamanico. Nell’astrosciamanesimo il modo in cui le percepiamo rivela la qualità della nostra relazione con specifici Spiriti Totem e i loro settori.

Gli Spiriti Matrice, o Paheka, sono gli archetipi di base del lavoro astrosciamanico, la tastiera operativa di tutto ciò che accade nel mondo esterno. La natura degli Spiriti Matrice è di per sé neutra. Le loro caratteristiche mutano secondo il grado delle nostre proiezioni. Possono apparire come alleati o nemici, piacevoli o spiacevoli, affascinanti o terrificanti. Se il tuo rapporto con uno è disturbato, questi si manifesta nella tua vita mediante aspetti sgradevoli e demonici. Tali tratti possono essere facilmente proiettati sulle persone o situazioni che provocano paura, repulsione, ossessione, odio, dipendenza e ogni tipo di rancore.

Altri tipi di proiezione, come le relazioni di amore speciale, sono pure il risultato dell’interazione con gli Spiriti. In questo caso i contenuti positivi di uno Spirito sono proiettati su un essere umano specifico o su una situazione del mondo esterno. Ciò che accade, in effetti, è che stiamo vedendo qualcosa che esiste dentro di noi o in un’altra dimensione attraverso la proiezione di qualcosa che c’è al di fuori nella realtà ordinaria.

Quando la proiezione è piacevole e utile, ne derivano sensazioni di benessere e soddisfazione. Tuttavia, se perdiamo di vista la fonte reale di emanazione di tale stato e limitiamo la nostra consapevolezza al mondo esterno, siamo destinati a provare dolore e miseria quando la proiezione cambia o giunge al termine.

Il vero sviluppo di un percorso spirituale è impossibile fino a quando ci ostiniamo a considerare il mondo esterno come la base della nostra realtà.

“Finché la proiezione inconscia ha luogo, ogni persona nella vostra realtà esterna è letteralmente una parte di voi che si proietta e funziona come la percezione dell’ego dell’altro – tutti sono attori nel vostro film e interpretano ruoli positivi o negativi per adattarsi al copione del vostro specifico film. Il vostro ego attuale (ciò che credete di essere al momento) agisce come una membrana tra le forze che scorrono fuori di voi nel mondo e le forze che ritornano a scorrere dentro le altre entità di proiezione nella vostra realtà personale. Finché non riuscite a fare esperienza del modo in cui le vostre energie di proiezione influenzano gli altri, non riuscirete mai a capire come le loro proiezioni a sua volta vi influenzano”.[1]

In astrologia, le persone, oggetti, e tutte le categorie della realtà fisica che operano come proiezioni, possono essere rintracciati attraverso il sistema delle case derivate.[2] Secondo questo approccio, il tema natale è di per sé sufficiente a mostrare tutti i dati chiave dell’interazione sia con la realtà ordinaria che con quella non-ordinaria…

Secondo Un corso in miracoli la proiezione consiste nel prendere la colpa che abbiamo dentro di noi e rovesciarla addosso a qualcun altro. In questo modo, la colpa che non vogliamo vedere in noi, la vediamo in lui, lei o loro. È come scaricare i rifiuti domestici nella casa del vicino, per poi accusare quest’ultimo di essere sporco ed emanare odori sgradevoli.

Il punto è che la proiezione è un sistema di smaltimento così istantaneo e segreto da farci dimenticare che siamo noi ad avere prodotto i rifiuti che ora vediamo nella casa accanto. Qualcun altro diventa quindi responsabile per la miseria, la sofferenza, il dolore che c’è nella nostra vita. Non ha alcuna importanza chi è l’oggetto della proiezione. Può essere una persona, molte persone, un partito, una razza, una nazione, una religione o anche Dio stesso. Ciò che conta, per l’ego, è solo riuscire a trovare qualcuno su cui scaricare la responsabilità per quel che abbiamo dentro.

La proiezione è il metodo più efficace impiegato dall’ego per liberarci dalla colpa. Ovviamente, è anche il modo migliore per trattenerla ed esaltarla. È un trucco dell’ego per farci sentire diversi dagli altri e per rinforzare così la nostra credenza nella separazione. In realtà, quando accusiamo qualcuno di essere la causa dei nostri dolori, a un certo livello, ci rendiamo conto che stiamo solo sfuggendo dalla responsabilità per la colpa e il rancore che proviamo verso noi stessi. Creando questa dinamica di aggressione, mettiamo in moto un circolo vizioso di colpa e attacco.

Più ci sentiamo in colpa, più forte sarà il bisogno di negare questa colpa in noi stessi, per proiettarla all’esterno attaccando qualcuno. Più l’attacchiamo, più forte sarà la nostra colpa, perché intimamente sappiamo che l’attacco non è giustificato, e che in realtà stiamo solo aggredendo noi stessi. Una forma più insidiosa di proiezione è quella che UCIM definisce relazione di amore speciale.

 

NOTE:

[1] Edwin C. Steinbrecher, The Inner Guide Meditation: A Spiritual Technology for the 21st Century, Samuel Weiser, 1988, pp. 19-21.
[2] La tecnica delle case derivate consiste nell’esaminare ciascuna delle 12 case astrologiche del tema natale di una persona come l’Ascendente di un ulteriore ciclo di 12 case. L’insieme dei cicli determina un totale di 144 case. Questo metodo tradizionale fu divulgato negli anni trenta da Eudes Picard (vedi Eudes Picard, a cura di Grazia Mirti, Le case astrologiche derivate, Xenia). Le case derivate, seppur con variazioni significative rispetto all’elaborazione di Picard, sono impiegate ampiamente da Edwin C. Steinbrecher nel suo prezioso lavoro di iniziazione al rapporto con la Guida Interiore (vedi Steinbrecher, op. cit.).

Corpo arbitrario

Settembre 29, 2015 by admin

sufiflyA causa della percezione separata e autistica che caratterizza la percezione umana, ci concepiamo come entità scisse. Identifichiamo solo la presenza e il movimento di ciò che crediamo essere il nostro corpo fisico e quello altrui.

Il corpo fisico, che vedi o tocchi, non è un corpo fisico, e di fisico proprio ha ben poco. La cosa più sorprendente del corpo fisico, quando lo osservi sia da una prospettiva scientifica sia spirituale, è che non è affatto come sembra. La sua quasi totalità è composta di spazi vuoti.

Il mondo fisico è essenzialmente un sistema spaziale e lo percepisci come solido e separato per via del condensamento di un’allucinazione, uno stato ipnotico di trance.

L’atomo è fondamentalmente vuoto tranne che per alcuni minuscoli frammenti di materia. Poiché l’universo intero è composto di atomi, il mondo fisico che vedi e tocchi è costituito quasi totalmente di spazi vuoti. Anche il pavimento su cui poggia il tuo corpo è essenzialmente vuoto. Non ci cadi dentro semplicemente perché questi frammenti di materia, che ruotano velocemente, sono bloccati in un fermo immagine e danno l’illusione di essere solidi.

Quando dici a qualcuno di “stare con i piedi per terra”, o di “restare nel corpo” lo stai invitando a uscire effettivamente dalla realtà fisica di questa terra e universo, e a identificarsi non con il suo corpo fisico bensì con la sua versione arbitraria.

Poiché l’intera società umana si fonda sull’impiego di questa versione separata, arbitraria e allucinatoria, occorre usarla per relazionarci con altre persone.

Come esseri umani viviamo all’interno di un’allucinazione, mentre paradossalmente sogni, visioni o allucinazioni sono spiragli che ci permettono di accedere alla realtà universale.

Non puoi accederci completamente perché il corpo con cui ti identifichi, essendo fondato sulla separazione, non è compatibile con altre realtà. Se da un lato sei vincolato a usare un corpo arbitrario, dall’altro puoi in certi momenti usarlo come strumento per uscire dall’allucinazione.

Gli stati di espansione della coscienza servono per farti uscire momentaneamente dallo stato di trance che genera la realtà ordinaria, così che ritornando in quest’ultima puoi gradualmente liberarti della percezione separata che la caratterizza. Quest’opera graduale ti consente di ritornare al tuo vero corpo, quello multidimensionale, che vive nell’effettiva realtà unitaria dell’universo.

Una pratica utile a tale scopo è la danza rotatoria. Tutto nell’universo si muove, niente è statico. L’allucinazione della separazione genera la percezione del corpo fisico. Le cellule di questo corpo sono in continuo movimento, tutto gira. La Terra ruota intorno a sé stessa, gira intorno al sole, e il sole a sua volta gira intorno al centro galattico.

Nella danza rotatoria il corpo gira attorno a sé stesso e attorno a un centro, proprio come fa la terra. Quindi stare veramente con i piedi per terra significa girare ad alta velocità, sia attorno a sé stessi sia attorno a un centro. Questa è l’esemplificazione scenica del riconoscimento dello stesso centro esistente sia fuori sia dentro.

© Franco Santoro, 2010

In: Franco Santoro, Pronto soccorso multidimensionale: emergenze spirituali, mondi paralleli e identità alternative, Institutum Provisorium, 2020, pp. 38-40.

Contratti obsoleti

Settembre 28, 2015 by admin

12052462_10206818044644132_3524369187023578422_oDa una prospettiva multidimensionale, quando emergiamo in questa realtà, lo facciamo per onorare una serie di contratti stabiliti da noi, o i nostri antenati o progenitori, in altri tempi passati e futuri di questa e altre dimensioni, o in tempi simultanei di terre parallele.

Spesso questi contratti continuano a vincolarci per diverse esistenze o generazioni, diventando antiquati, privi di allineamento con il nostro intento profondo nella vita, tanto che ci dimentichiamo completamente della loro esistenza. Malgrado ciò, essi continuano a influenzare pesantemente la nostra vita, salvo che non ne recuperiamo la memoria, e decidiamo di cambiarli o recederli, negoziando le eventuali condizioni con le parti in gioco.

Esistono inoltre contratti primari, che invece sono alla base del nostro vero scopo nella vita. Di questi è fondamentale essere consapevoli perché ci consentono di comprendere quali sono le nostre priorità, quanto abbiamo deciso di realizzare in tempi più recenti o stati di coscienza più elevati. Questi contratti primari ci permettono di valutare quali sono i contratti obsoleti da lasciare andare.

La presenza di contratti obsoleti, laddove ha avuto utilità e valore in altri tempi o dimensioni, può ostacolare radicalmente lo sviluppo dei nostri veri potenziali e l’adempimento del contratto primario che ci ha portato a emergere volontariamente in questa realtà.

Talvolta il contratto primario stesso consiste nel procedere all’aggiornamento, annullamento o completamento dei contratti obsoleti.

Per individuare pragmaticamente le dinamiche messe in atto dai contratti obsoleti, basta osservare la nostra vita quotidiana. Potresti attrarre in continuazione la stessa tipologia di partner nella vita, che dapprima s’innamora pazzamente di te e poi dopo poco, spesso all’improvviso, ti lascia. Potresti avere un rapporto che rimane in sospeso con una persona, di cui non riesci a liberarti fisicamente, emotivamente o nei tuoi pensieri, sebbene la relazione con lui sia disastrosa. In questi e altri casi può trattarsi di contratti che è necessario rinegoziare o annullare.

I contratti obsoleti non sono necessariamente indicativi di relazioni negative. Al contrario spesso si tratta di profonde relazioni di amore che hanno avuto luogo in altri tempi o che accadono ora in realtà parallele. Il problema riguarda in molti casi la competenza territoriale e temporale del contratto. Una certa relazione può aver avuto importanza vitale in un tempo passato, ma non corrispondere più allo scopo primario degli individui in questione nel tempo presente. Oppure può ancora avere una grande importanza, ma in un’altra realtà parallela, e non in questa. Se la competenza non è specificata contrattualmente o è stata indicata in modo riconosciuto poi errato, si tratta di rinegoziarla.

Un modo di procedere è quello di prendere atto del tipo di rapporto che abbiamo con le persone e situazioni più importanti nella vita, e verificare dove sentiamo tensioni e difficoltà impossibili da gestire. Se questo è il caso, e le abbiamo provate tutte, esclusa l’ipotesi di un contratto multidimensionale, non abbiamo nulla da perdere se proviamo anche questa.

Uno dei modi più potenti per recuperare la memoria dei contratti obsoleti e di quelli primari consiste nell’impiegare specifici rituali sciamanici danzanti che, mediante l’uso ripetitivo di ritmi musicali, invocazioni e speciali coreografie, favoriscono stati profondi di trance ed espansione della coscienza. Simili cerimonie sono impiegate in molte tradizioni esoteriche e religiose, come le danze rotatorie dei dervisci fondate sul dhikr (che in arabo significa “ricordo”), che consistono nella ripetizione di invocazioni rivolte ad Allah.

Gli stati di trance, quando sono promossi da rituali e cerimonie sacre, prive dell’uso di sostanze psichedeliche, favoriscono l’emergere di una consapevolezza multidimensionale che permette di portare luce sulle dinamiche matrice dell’anima, sulla natura della volontà di Dio per noi, e conseguentemente sul nostro scopo prioritario.

© Franco Santoro

Vedi anche Recupero dell’Anima (clicca qui) e Cenni di giurisprudenza multidimensionale (clicca qui).

Vedi Liberatoria.

Uccelli migratori

Settembre 24, 2015 by admin

indexCosì come l’autunno arriva regolarmente nel ciclo annuale, di tanto in tanto nella nostra vita giunge la stagione del rilascio e degli addii.

Ad un certo punto in questo mondo succede che perdiamo qualcosa di molto prezioso, talvolta anche tutto, o quasi tutto.

Il paradosso è che in un altro mondo, proprio in quel momento, accade l’esatto contrario.

Quando qualcosa muore in questo mondo è destinata a nascere altrove.

Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma.

La perdita di qualcosa di prezioso in questo mondo, si trasforma nella grandiosa opportunità di scoprire un altro mondo, che è semplicemente l’emisfero opposto di questo stesso mondo.

Laddove nell’emisfero settentrionale della terra inizia l’autunno, in quello meridionale principia la primavera.

Non occorre andare tanto lontano, in altre dimensioni, la morte e la rinascita hanno luogo simultaneamente proprio qui, l’una è l’ombra dell’altra.

Ogni occasione di dolore, di abbandono, di separazione è un portale immediato verso la gioia, l’incontro e l’unione.

Il problema è che se ci fissiamo unicamente su un emisfero, se consideriamo reale solo quello, allora, per provare nuovamente la gioia, l’incontro e l’unione ci sarà un lungo ritardo, caratterizzato dal dolore, l’abbandono, la separazione.

La parte di noi che ama la gioia, l’incontro e l’unione ci lascerà in quell’intervallo, andrà da un’altra parte, come gli uccelli che in questa stagione migrano verso altri lidi, per poi ritornare quando farà bel tempo.

Vi sono uccelli che rimangono, affrontando l’autunno e l’inverno, altri che se ne vanno insieme alla primavera e l’estate.

Puoi essere un uccello con dimora fissa o un uccello migratore.

Questa è una tua scelta.

Quel che conta è che non perdi le ali.

 

© Franco Santoro

 

 

Copioni

Settembre 23, 2015 by admin

Shadows & CatCiò che succede agli attori in una rappresentazione teatrale o in un film è a livello multidimensionale quanto accade nella nostra vita.

Nella realtà ordinaria esiste una distinzione tra l’attore che recita una parte in un film o diversi ruoli in più film, e l’attore in quanto individuo, con la sua vita personale, indipendentemente dalla sua professione di attore.

Da una prospettiva più ampia, derivata da una dimensione superiore, la nostra realtà di terza dimensione può essere descritta come un colossale palcoscenico in cui sono rappresentate incessantemente delle parti.

Ne deriva che chiunque qui è un attore e recita sempre delle parti, sia che lo faccia in una rappresentazione teatrale ufficiale o nella sua vita privata. In terza dimensione tutti sono attori, consapevoli o inconsapevoli.

La maggioranza degli esseri umani operano come attori inconsapevoli, vivendo quella che credono essere la loro unica vita in base a copioni stabiiti da registi e sceneggiatori che agiscono dietro le quinte.

L’identità di questi registi e sceneggiatori è piuttosto controversa da definire, poiché possono essere sia i nostri se superiori, identità multidimensionali, spiriti guida, ecc, sia forze predatorie, alieni, angeli, demoni, ecc, secondo il sistema di credenza che adottiamo, che pure fa parte di un copione.

Come esseri umani siamo vincolati a seguire dei tracciati, il cui numero e natura varia secondo una volontà di cui non siamo coscienti. Laddove, per esempio, vi sono attori che svolgono solo uno o pochi ruoli durante la loro carriera (come gli attori delle soap opera), ve ne sono altri che ne recitano tanti e talvolta molto diversi tra loro.

La maggioranza degli esseri umani si attiene esclusivamente ai ruoli stabiliti dalla dimensione dominante, quella che ha il monopolio, per così dire, del palinsesto di terza dimensione. Sono troppo inconsapevoli e programmati per poter essere in grado di accedere ad altri copioni.

Vi sono tuttavia anche diverse eccezioni, magari proprio persone come te.
Si tratta di individui che per un difetto di programmazione da parte della dimensione dominante, quella che detiene il monopolio, o per una precisa volontà strategica di quest’ultima, riescono ad accedere a dimensioni alternative.

Queste persone sono in grado di eseguire deviazioni dai copioni prestabiliti, permettendo alla dimensione dominante di operare a un livello più avanzato, sviluppando maggiore elasticità ed espressione creativa, attuando nuove sperimentazioni, ecc. oppure entrando in aperto conflitto con la dimensione dominante e subendone la relativa censura.

Da parte della dimensione dominante esiste quindi un minuscolo e assai raro livello di tolleranza verso gli individui che sfuggono ai copioni stabiliti. Qui occorre tuttavia distinguere, e le cose diventano più complicate, tra i copioni prestabiliti che prevedono espressamente una deviazione dal copione prestabilito, e le deviazioni che sono effettivamente deviazioni dai copioni prestabiliti.

Esiste un tenue livello in cui, in quanto esseri umani, possiamo concepire e attualizzare un’effettiva deviazione. Questa deviazione è possiible nella misura in cui non è intesa a creare in modo esplicito deviazioni nel copione dominante.

Arriverà il momento, forse, in cui non sarà più la dimensione dominante a stabilire il nostro copione, lo faremo noi… E allora in quel momento probabilmente saremo noi stessi parte della dimensione dominante e potremmo decidere in che modo dominare, o avvederci di chi altro ci sta dominando e seguitare nel processo di acquisizione di maggiore dominio o, se siamo molto ambiziosi, mettere magari fine a ogni dominio.

© Franco Santoro

Avviso: Tutte le informazion fornite in questi articoli sono presentate unicamente come lettura ricreativa o ispirata, e non sono intese a sostituire la ricerca e l’esperienza diretta dell’utente. L’autore non avvalla necessariamente le idee e i punti di vista espressi negli articoli, incluse le sue.

Per non ritornare ritornando

Settembre 22, 2015 by admin

Strategicamente parlando, quando moriamo e non siamo capaci di attivare il corpo multidimensionale, entriamo in una zona di transizione in quarta dimensione, intesa al riciclaggio nel paradigma separato della terza dimensione. Perdi ogni memoria cosciente e inizi tutto da capo, con una nuova identità separata. Questo continua a succedere finché non riesci a recuperare la memoria originaria, decidi fermamente di non ritornare inconsciamente nella separazione e ti metti all’opera per andare oltre.

Sottolineo che in questo scritto, come in altri, ben lungi dal promuovere un’evasione o ostilità verso la vita fisica, sostengo la sua piena accettazione. Il mio invito è a liberarci da idee condizionate e fissazioni su questa realtà e noi stessi, a non seguitare a ritornare al paradigma assoluto che le ha generate. Questo paradigma si fonda sulla separazione, e per sopravvivere richiede di essere riconosciuto come l’unico possibile, impedendo qualunque accesso altrove.

Per non ritornare nella configurazione separata della terza dimensione occorre sviluppare il corpo multidimensionale e procedere oltre il punto di riciclaggio della quarta dimensione, da cui non c’è più ritorno. Ciò comporta diventare consapevoli del nostro corpo luminoso ed energetico, e ricostruire l’identità multidimensionale.

Il corpo fisico morirà, questo è inevitabile, tuttavia puoi aprirti al tuo sé multidimensionale, lasciando che il corpo fisico ritorni dove appartiene veramente, mentre noi facciamo lo stesso. Si tratta di non ritornare qui, di andare via, ritornando tuttavia qui, andando incontro al qui, il vero qui.

© Franco Santoro, 2014

In: Franco Santoro, Pronto soccorso multidimensionale: emergenze spirituali, mondi paralleli e identità alternative, Institutum Provisorium, 2020, pp. 28-29.

Avviso: Tutte le informazioni fornite in questo sito sono presentate unicamente come lettura ricreativa o ispirata, e non sono intese a sostituire la ricerca e l’esperienza diretta dell’utente. L’autore non avvalla necessariamente le idee e i punti di vista espressi negli articoli, incluse le sue.

Esorcismo e Adorcismo

Settembre 22, 2015 by admin

TambourineLa differenza di popolarità esistente tra i termini “esorcismo” e “adorcismo” mostra quanto nelle nostre società sia radicale la prevalenza di sistemi di pensiero fondati sulla separazione e il dualismo, rispetto a quelli di natura olistica, basati sull’unità dell’esistenza.

L’esorcismo identifica pratiche e riti impiegati per estirpare entità demoniache o malefiche da persone o luoghi. Sebbene pochi sono a conoscenza dell’effettiva natura di queste pratiche, l’uso del termine è assai diffuso in ogni cultura e in particolare in quella occidentale, dove ha assunto grande popolarità nell’industria cinematografica a partire dagli anni 70.

Adorcismo, al contrario, è un termine noto in genere solo a pochi sociologi o studiosi delle religioni, e implica un processo completamente opposto, con pratiche e riti considerati efficaci per favorire l’ingresso e l’integrazione di entità ritenute benefiche. A questo riguardo, occorre notare che secondo una prospettiva propriamente adorcistica, e olistica, non esiste una divisione effettiva tra entità benefiche e malefiche.

La distinzione tra bene e male dipende dal sistema di credenza in questione. Le tradizioni che impiegano l’esorcismo si fondano su una visione del mondo dualistica, fondata sulla netta divisione tra bene e male, laddove quelle che fanno uso dell’adorcismo hanno una visione olistica, non-dualistica, in cui ogni aspetto dell’esistenza svolge una sua precisa e utile funzione come parte del tutto.

Nell’adorcismo il rapporto con l’entità può inizialmente manifestarsi con espressioni assai negative e oscure, le stesse oggetto delle pratiche esorcistiche. Tuttavia, questa negatività nella maggior parte dei casi è intesa come lo stadio iniziale di un processo di trasformazione e guarigione, inteso a integrare potenziali positivi e luminosi rimossi dalla coscienza di individui o luoghi.

Il termine “adorcismo” fu coniato dal sociologo Luc de Heusch per indicare pratiche finalizzate a placare o installare armonicamente entità presso luoghi e individui, con finalità positive. L’adorcismo implica instaurare un atteggiamento di apertura verso quanto è percepito come disturbo, malattia, negatività, al fine di conoscerne la sua effettiva natura e motivazione. Secondo questa prospettiva ogni processo di crescita, trasformazione e ampliamento della coscienza richiede uno stadio di catarsi, in cui una parte muore o si degrada, favorendo la nascita e lo sviluppo di una parte nuova.

Nello sciamanesimo, l’adorcismo è la pratica per eccellenza impiegata dallo sciamano al fine di acquisire alleati e entità di potere. Il primo stadio di questo processo è generalmente piuttosto cruento, e comporta malesseri, crisi e fenomeni in apparenza molto simili ai casi di possessione sui cui operano gli esorcisti. Tuttavia, l’adorcista, al contrario dell’esorcista che li considera malefici e si adopera quindi per estirparne le cause, incoraggia il processo, seguendo l’individuo coinvolto nei diversi stadi fino alla totale integrazione, armonizzazione ed espressione positiva dell’entità in questione.

Si tratta di un processo molto simile alla gravidanza e al parto, che può essere pure piuttosto doloroso e catartico. In effetti, una madre che urla durante un parto, per chi non è consapevole di cosa sta accadendo, potrebbe apparire come un’indemoniata. Nessuno si sognerebbe tuttavia di considerare il feto come un demonio. La nascita del bambino è in genere favorita, o in caso contrario abortita, ma in questo caso senza implicare che il feto sia negativo.

Quando ci rapportiamo con le realtà non ordinarie e invisibili entriamo in spazi assai controversi della nostra consapevolezza, su cui è molto difficile prendere posizioni a causa dell’ignoranza in materia e soprattutto dei copiosi pregiudizi esistenti.

Potremmo definire l’esorcismo come una pratica di aborto di una forza che potrebbe potenzialmente nascere e integrarsi nella nostra consapevolezza e identità multidimensionale, laddove l’adorcismo rappresenta la gestazione e la nascita. Talvolta, quando la persona in questione, non è in grado di gestire per vari motivi l’impatto di un’entità, l’esorcismo (aborto) può essere necessario, ma da una prospettiva adorcistica ciò non implica che l’entità sia malefica.

Il paradosso è che le pratiche esorcistiche e adorcistiche non sono molto diverse tra loro, quella che cambia è solo l’intenzione. Ne consegue che se lo sciamano opera in una società dualistica, può fare passare una pratica adorcistica come esorcistica. Molte pratiche adorcistiche, come per esempio quelle del tarantismo e dei Gnawa marocchini, sono riuscite a sopravvivere in culture ortodosse grazie a questa capacità di occultamento.

L’adorcismo è fare amicizia fra posseduti ed entità che posseggono le persone. Possessione rituale: chi è ammalato è posseduto e tormentato dall’interno da un’entità, ma l’entità non è necessariamente cattiva, si può fare amicizia con lei. E ciò avviene attraverso l’esecuzione di una danza mimica, in cui la tarantata diviene taranta. L’individuazione del colore e della musica “giusti” altro non è che l’individuazione della precisa entità (taranta) che possiede, passaggio indispensabile nel processo di riconciliazione. Di conseguenza, l’adorcismo è gradevole in quanto non ballo di indemoniati, ma di divinità – nella tradizione della possessione demoniaca l’elemento coreutico manca, in quanto non si balla per un qualcosa di negativo (esorcismo). Il ballo perpetua una tradizione (coribanti, dioniso) – si balla la divinità. (G. Lapassade, Tarantismo e neotarantismo)

© Franco Santoro

 

 

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