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Morte e Antenati

Ottobre 30, 2015 by admin

IMG_0911[1] copyUn guerriero si considera già morto e quindi non ha nulla da perdere. Il peggio gli è già accaduto, e lui è lucido e calmo. (Carlos Castaneda)

Con il termine antenati identifico qui sia tutti i parenti e ascendenti di sangue vicini e lontani, che tutti gli esseri che sono vissuti sulla Terra, la galassia, l’universo e quel che esiste oltre.

Ebbene si tratta di un bel po’ di gente!

Gli antenati possono essere in relazione con quelle che taluni concepiscono come vite passate o collegati a figure storiche o mitologiche verso cui senti attrazione o repulsione.

Il ruolo di antenato può essere esteso a esseri divini e mitici, animali, vegetali e perfino minerali, luoghi geografici e qualsiasi corrispondenza di segno astrologico.

Nelle tradizioni di molte popolazioni e in ogni cultura sciamanica gli antenati vengono onorati con estremo rispetto. Un periodo ideale per tali celebrazioni è quello dell’autunno ed in particolare i giorni sotto il segno dello Scorpione.

Gli antichi erano assai coscienti della presenza degli antenati e ogni loro decisione veniva presa mediante una consultazione con essi.

Quando ci rivolgiamo ai nostri antenati ci relazioniamo con le più antiche parti di noi stessi. In tali momenti possiamo recuperare immagini, eventi, memorie e situazioni capaci di aiutarci a comprendere chi e cosa siamo ora. In codesto modo diventiamo consapevoli di essere un prodotto di un passato che non è affatto limitato al periodo della nostra vita fisica.

Se intendiamo esplorare il passato in maniera autentica e collegarci con le nostre radici, è essenziale che siamo disponibili ad includere tutto, in particolare quelle persone o situazioni che tendiamo a non riconoscere.

Gli antenati, se da un lato possono donare supporto, dall’altro sono anche portatori di forti rancori e di modelli distruttivi che continuano ad essere tramandati di generazione in generazione.

Questi rancori sono alla radice dei problemi di relazione presenti ed è nostro compito procedere alla loro guarigione con la consapevolezza dell’antico retaggio da cui emanano.

Quando tra amanti, amici, parenti, colleghi e anche tra persone incontrate casualmente si creano forti conflitti e tensioni, la realtà è che si stanno producendo le stesse condizioni che in un’epoca remota apportarono separazione e miseria.

Queste condizioni si ripropongono onde essere corrette e guarite, al fine di offrire un’altra prospettiva fondata sull’unità e non sulla separazione.

Tali accadimenti, per quanto talvolta penosi, sono  di grande importanza poiché ci pongono di fronte alla possibilità di invertire la tendenza, di perdonare, ed aprire così un varco dimensionale con effetti incredibili non solo su noi stessi, ma anche sulle generazioni presenti e future.

Passato, presente e futuro hanno valore solo nel ristretto ambito della realtà in cui vive un esile frammento della nostra natura.

Allorché procediamo verso ulteriori dimensioni, ecco che il tempo addiviene un percorso lungo il quale possiamo spostarci e incontrare coloro che dimorano nella realtà esistente oltre la separazione.

Una società che onora i suoi antenati onora anche i suoi discendenti; prende decisioni tribali ed effettua cambiamenti sociali con cautela, poiché ciò avrà un’influenza non solo su una, ma su molte generazioni; dona umiltà e altruismo ai suoi leader; riconosce la saggezza o la futilità delle azioni passate e non ne ripete gli errori; alimenta l’economia con risorse naturali ed un uso saggio della terra. Al contrario, la nostra società lascia ai suoi discendenti un’eredità di paura fondata su una mancanza di riguardo sia per il passato che per il futuro. [1]

Oh possa tu essere colui che porterà il buono, il vero e il bello del tuo lignaggio di famiglia; oh possa tu essere colui che porrà fine ai modelli distruttivi della famiglia e della nazione (Antica canzone ancestrale)

 

Note:
[1] Caitlin Matthews, Singing the Soul Back Home, citato in Mattie Davis-Wolfe; David Thomson, “Roots – Lesson #3”, p. 22, in Walking the Sacred Wheel: Second Year’s Journey of Initiation Around the Sacred Wheel, Teacher/Leadership, Sacred Circles Institute, 1995.

© Franco Santoro

Invasioni

Ottobre 22, 2015 by admin

Quando ci relazioniamo con qualcuno, laddove vediamo solo noi e l’altra persona, ossia una sola relazione, ci sono astrosciamanicamente un minimo di 144 relazioni diverse all’opera, di cui ne riconosciamo ufficialmente solo una. Intendo dire che quando ci rivolgiamo all’altro e usiamo la parola “io”, a seconda delle circostanze, il nostro “io” è invaso potenzialmente da 144 entità distinte e la stessa cosa accade alla persona con cui ci relazioniamo.

L’unico “io” effettivo e autentico, sebbene provvisorio, è quello che è consapevole di questo processo di invasione, il testimone, l’attore, il centro. Tutti gli altri “io” sono il risultato di un’invasione. Non possiamo impedire queste invasioni perché hanno luogo da un livello superiore al nostro, che lo controlla e domina. Questo livello è invisibile, dimora dalla quarta dimensione in su, mentre i nostri occhi vedono solo in terza dimensione. Vediamo e sentiamo noi stessi e l’altro, ma non vediamo e sentiamo chi sta possedendo l’altro, l’entità che lo sta usando, a meno che non abbiamo la sventura di essere molto sensibili.

Se siamo molto sensibili le entità che possiedono non ci daranno tregua, ce la faranno pagare cara, e useranno la nostra sensibilità come un ripetitore che amplifica il segnale della loro invasione per noi stessi e per gli altri.

Allo stesso tempo se siamo sensibili possiamo fare uno sforzo e collegarci con una dimensione superiore alla quarta dimensione, dove esistono entità più “etiche”, che operano in base ad accordi, che sono disponibili a negoziare con noi.

Per fare questo occorre tuttavia che riusciamo a identificarci, almeno in certi momenti, con un “io” provvisorio, con la parte di noi che riesce a disidentificarci dai processi invasivi, che pur subendoli, ne è cosciente. È solo con quella parte che possiamo contattare una dimensione superiore, altrimenti saremo riciclati sempre in un processo invasivo.

I processi invasivi più tenaci e ostili sono quelli che hanno parvenze di luce e amore, in quanto così operando ci seducono e ci rendono più permeabili alla loro invasione. Una volta entrati si riveleranno poi per quello che sono veramente, anche se noi non ce ne renderemo forse conto.

Poiché non riconosciamo queste entità, ogni azione invasiva da loro provocata sarà attribuita alle persone che incontriamo nella vita o a noi stessi. In realtà il nostro corpo, la nostra struttura psicofisica è come un costume, che è indossato da forze invisibili. Così è sempre stato. Crediamo di relazionarci con una data persona, ma quella persona è indossata da entità diverse. Alcune persone hanno un’entità abbastanza fissa che le domina, e tendono ad avere quindi un senso di identità consolidata, sebbene siano soggetti ad invasione da parte di altre entità, queste non intaccano il dominio dell’entità fissa. Altre persone sono invase regolarmente da distinte entità, senza che ce ne sia una dominante. È un po’ la differenza tra un regime di dittatura assoluta e una democrazia con governi di coalizione e instabili.

Insomma, è uno scenario piuttosto macabro, oscuro, certo! Ma vi ricordo che siamo ora nel ciclo dello Scorpione, e questo è il momento di prestare attenzione a ciò che è oscuro, che non ci fa piacere vedere ed è per questo che è oscuro.

Possiamo rendere romantico il lavoro sciamanico, metterci tanti luci e cuoricini, e questo va bene, se vi funziona. In questo caso quindi continuate pure. Se tuttavia mentre tutti inneggiano alla luce e all’amore, alla bellezza del creato, all’armonia delle sfere, ecc., voi vi trovate a gestire esperienze di un dolore e di una follia indicibile, ebbene, sappiate che esiste anche un’altra prospettiva da cui comprendere quel che succede.

È una prospettiva dannata, proibita, di cui non è possibile parlare se non per metafore, ma che si esprime nell’esperienza diretta, di prima mano, quella che non è mediata da nessuno a esclusione della parte che riesce a essere testimone, un “io” provvisorio, quello che non invade, uno spazio vuoto che è stato invaso, ma che tuttavia mantiene la sua integrità, se non lo confondiamo con ciò che lo invade.

Lo Scorpione è associato con l’area genitale e anale, la parte più nascosta.
È decisamente un segno di m***a, ma questa m***a fa parte dell’esistenza, così come la morte, la pazzia, la crudeltà, e se non la riconosciamo non stiamo veramente vivendo.

Nota: Tutte le informazioni fornite in questo gruppo sono presentate unicamente per stimolare la consapevolezza e le intuizioni del lettore, e non sono intese a sostituire la sua ricerca ed esperienza diretta. Ogni chiave di lettura è legittima nella misura in cui non diventa assoluta. I miei scritti sono allineati con specifici cicli stagionali o percezioni della realtà, e non costituiscono l’enunciazione di verità assolute, bensì di punti di vista limitati, che fanno parte di una visione olistica più ampia, o di messaggi strategici intesi a scuotere la coscienza dall’assuefazione a pregiudizi e idee fisse. Non appoggio necessariamente le idee e opinioni espresse nei miei scritti.

Protetto: Settore 8

Ottobre 22, 2015 by admin

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Puoi guarire gli altri se non guarisci te stesso

Ottobre 19, 2015 by admin

index“Non puoi guarire gli altri se non guarisci te stesso” l’avete mai sentiro dire?

Quest’affermazione può apparire linearmente logica e impeccabile.

Per questo motivo è talvolta usata da “guaritori furbi” che abusano dell’innocenza e ingenuità di chi li ascolta per eliminare ogni concorrenza.

Ma chi può onestamente e in buona fede dire di essere guarito in questo mondo?

Nessuno credo, a parte forse pochi rarissimi individui, escludendo i bugiardi. Di conseguenza, in base a questa melensa affermazione, sinceri e onesti guaritori potenziali si astengono dal guarire gli altri poiché non si ritengono guariti, lasciando spazio a impostori e mentitori che pretendono di esserlo.

La guarigione è un processo collettivo. Noi guariamo guarendo gli altri. È proprio l’atto di guarire gli altri che ci libera dalla malattia. Non importa quanti problemi abbiamo nella vita, siamo sempre in condizione di offrire il nostro supporto agli altri, ed è facendo ciò che scopriamo i nostri talenti, comprendiamo che possiamo essere utili al mondo così per quello che siamo, nonostante la nostra malattia.

Possiamo guarire gli altri anche se non guariamo noi stessi, perché chi guarisce non siamo noi, bensì la parte guarita in noi, l’Amore, Dio, il Tutto, o qualunque altro termine che rappresenta Chi guarisce!

Guariamo meglio gli altri invece di noi stessi perché l’energia della guarigione si fonde sullo scambio, sulla condivisione, riconosce se stessa attraverso gli altri, soprattutto comprende pienamente che gli altri siamo noi, che non esiste un me stesso guarito rispetto a qualcuno che è al di fuori di me che non è guarito.

Fino a quando percepiamo la malattia in noi o solo negli altri questo è un segnale che non siamo guariti.

Si tratta di guarire e basta…

Sottolineo a questo proposito per motivi legali che qui mi riferisco alla guarigione di tipo spirituale. Per guarigioni di altro tipo, rispetto condizioni fisiche o psicologiche, si tratta di rivolgersi ai professionisti autorizzati del settore. Da notare anche qui che un medico per curare un cliente non è tenuto a essere guarito dalla malattia che cura. Talvolta può pure morire di quella data malattia, ma ciò non gli impedisce di consentire ad altri di stare bene e vivere.

In quanto esseri umani siamo inevitabilmente soggetti alla malattia e alla morte. La malattia non è un marchio di infamia, un indice di inferiorità e debolezza. Solo la sua piena accettazione ci consente di guarire gli altri e noi stessi. La malattia più grave da cui guarire è proprio l’idea perversa che abbiamo di cosa significa essere guariti. L’unica certezza nella vita è che ci ammaleremo e moriremo. Si tratta di comprendere che questo processo non è un fallimento, bensì una condizione naturale. Fino a quando non l’accetteremo e comprenderemo, non importa quanto aspiriamo a, o ci illudiamo, di essere sani, saremo profondamente malati.

© Franco Santoro

 

Liberatoria: Tutte le informazioni fornite in questo sito sono presentate unicamente per stimolare la consapevolezza e le intuizioni del lettore, e non sono intese a sostituire la sua ricerca ed esperienza diretta. Ogni chiave di lettura è legittima nella misura in cui non diventa assoluta. I nostri scritti sono allineati con specifici cicli stagionali o percezioni della realtà, e non costituiscono l’enunciazione di verità assolute, bensì di punti di vista limitati, che fanno parte di una visione olistica più ampia, o di messaggi strategici intesi a scuotere la coscienza dall’assuefazione a pregiudizi e idee fisse. L’autore (Franco Santoro) non appoggia necessariamente le idee e le opinioni espresse in questi scritti, incluse le sue. Per ulteriori informazioni clicca qui.

Pro e contro

Ottobre 18, 2015 by admin

first quarter

Quando sei in grado di concepire tutte le posizioni, di dare spazio sia al pro sia al contro, ogni momento della vita diventa un passo verso la tua vera natura. In terza dimensione sei obbligato a fare delle scelte, a decidere se andare a destra, a sinistra, avanti o indietro. Puoi anche scegliere di rimanere fermo, di non prendere alcuna decisione, ma anche questa è una scelta.

Per recuperare la tua multidimensionalità occorre che smetti di farti intrappolare dal gioco delle polarità, di sostenere un punto di vista in contrapposizione a un altro. Ogni punto di vista, ogni scelta, include ogni altro punto di vista, ogni altra scelta. Se con il corpo scegli di andare a destra, non stai escludendo di andare a sinistra, non stai privilegiando una direzione rispetto a un’altra. Riconosci invece che un corpo va a destra, e un altro corpo va a sinistra.

Hai un solo corpo fisico e con esso puoi andare in una sola direzione in un dato momento, ma il tuo corpo multidimensionale si muove simultaneamente in tutte le direzioni. Puoi scegliere a quale direzione prestare attenzione in un dato momento, ma questo non significa contrapporti alle altre, combatterle, escluderle. Finché non ti rendi conto di questo, seguiterai a fare ogni scelta possibile sul piano fisico, di vita in vita, escludendo tutte le altre. Paradossalmente avrai esperienza di ogni scelta, ma sempre a esclusione di un’altra scelta, e così continuerai a essere scisso, a schierarti da una parte e a opporti a un’altra parte.

Quando scegli una direzione includendole tutte, non devi più tornare indietro per recuperare le altre direzioni, ti muovi unito, verso l’unica vera direzione, quella che le unisce tutte.

(Franco Santoro, 2013)

In: Franco Santoro, Pronto soccorso multidimensionale: emergenze spirituali, mondi paralleli e identità alternative, Institutum Provisorium, 2020, p. 33.

Libertà di immaginare

Ottobre 17, 2015 by admin

water3 cas.“L’immaginazione è il vero ed eterno mondo di cui questo universo vegetale è solo una debole ombra.” (William Blake)

Non permettere a niente e a nessuno di privarti della tua capacità e libertà di immaginare!

Quando ti viene detto “devi accettare la realtà!” quel che sta accadendo in effetti è che qualcuno vuole farti passare per realtà la sua immaginazione, imponendoti di accettarla.

La realtà che vediamo e subiamo prima di diventare “reale” è stata immaginata da qualcuno. Questa “realtà” è diventata tale come conseguenza della sua accettazione e soprattutto per via della sua natura predatoria, monopolistica e separata, intollerante verso ogni altra realtà. Data questa natura, non possiamo esimerci dall’esserne condizionati e trattenuti.

Ogni nostra velleità di creare qualcosa di nuovo e alternativo è tenacemente frustrata da questa “realtà”. Il nostro unico potere sta nel “non accettare questa realtà”, rivendicando il nostro diritto alla trattativa e negoziazione. Per fare ciò occorre che usiamo l’immaginazione, perché questa “realtà” non consente la negoziazione, è imposta e basta. Quando non siamo più capaci di immaginare questo è il sintomo che siamo diventati ormai delle macchine.

Possiamo essere schiavi assuefatti, ignari della loro cattività, ridotti allo stato di automi e macchine, o schiavi ribelli, che non hanno perso la loro aspirazione alla libertà. E la nostra via verso la libertà è l’immaginazione.

Quando collettivamente come esseri umani decideremo di non accettare più questa “realtà”, di ammutinarci, di obbligare i suoi tenutari a trattare, di accettare una realtà in cui questo è possibile, immaginandola, allora saremo i protagonisti della realtà e non le vittime.

Non devi accettare questa realtà! Al contrario hai tutto il diritto di ribellarti a essa se non ti piace. Ti hanno fatto credere che questa realtà è la volontà di Dio, perché questo era il solo modo in cui l’avresti accettata. Se ci rifletti bene solo per credere a questa idea occorre così tanta immaginazione che alla fine puoi permetterti di immaginare e credere a qualunque cosa.

Accetta solo la realtà che ritieni giusta per te e per gli altri, o realtà trasparenti, legittime. Non accettare realtà che ti obbligano di essere accettate, che operano attraverso la manipolazione. Puoi subire la loro prepotenza, il potere che hanno su di te, ma non cedere, non perdere la tua dignità. Mantieni la tua capacità di dire NO a qualcosa che non comprendi, che non accetti, che ritieni ingiusta, fino a quando non ti viene spiegata con chiarezza.

Il motivo per cui questa “realtà” separata continua a esistere è dovuto alla nostra accettazione e obbedienza cieca. Siamo noi che l’alimentiamo, che gli diamo spazio. Senza la nostra complicità questa realtà cesserebbe di esistere. Solo se saremo in grado di proclamare e attualizzare uno sciopero generale, un’astensione dal lavoro e dalle nascite, capiremo chi ha immaginato questa realtà. A quel punto verrà fuori per negoziare e lo vedremo finalmente in faccia. Prima di allora non accadrà mai nulla di nuovo in questa “realtà”, ma nel frattempo potrà accadere nella tua immaginazione… e se seguiti ostinato alla fine ti ritroverai in quella stessa realtà che hai immaginato.

 

Nota: Tutte le informazioni fornite in questo gruppo sono presentate unicamente per stimolare la consapevolezza e le intuizioni del lettore, e non sono intese a sostituire la sua ricerca ed esperienza diretta. Ogni chiave di lettura è legittima nella misura in cui non diventa assoluta. I miei scritti sono allineati con specifici cicli stagionali o percezioni della realtà, e non costituiscono l’enunciazione di verità assolute, bensì di punti di vista limitati, che fanno parte di una visione olistica più ampia, o di messaggi strategici intesi a scuotere la coscienza dall’assuefazione a pregiudizi e idee fisse. Non appoggio necessariamente le idee e opinioni espresse nei miei scritti.

L’amputazione del vuoto

Ottobre 16, 2015 by admin

voidLa nostra miseria, ogni forma di dolore che proviamo, è dovuta all’amputazione del vuoto dalla nostra esperienza sensoriale e dalla nostra coscienza in genere.

Se ti guardi attorno puoi notare che la quantità di vuoto è indicibilmente più grande di tutto il pieno che vedi, eppure siamo in uno stato di trance così pesante e radicale da farci perdere di vista la sostanza organica del vuoto, da renderlo invisibile, così che ci concentriamo solo su aggregazioni allucinatorie di frammenti organici. Queste aggregazioni, inesistenti sul piano della realtà, sono i nostri corpi e forme fisiche, così come li percepiamo. Esistono solo nella nostra realtà separata, perché sono ciò che consente a una realtà separata di essere tale.

Ogni aspetto della vita umana è teso alla creazione, manutenzione e distruzione di tali forme. L’allucinazione che determina questa condizione comprende ogni aspetto della nostra esistenza, incluso quelli spirituali, tanto che proprio non è possibile uscirne a meno che non mettiamo in discussione tutto quello che abbiamo considerato reale e anche giusto fino ad ora. Questa è un’operazione decisamente rischiosa, da considerare con cautela, procedendo per gradi, accettando di dimorare in entrambe le realtà…

È patetico, ma sopratutto doloroso, notare come molti percorsi spirituali, pure alternativi e pseudosciamanici, si ostinino a promuovere una percezione della realtà basata sull’allucinazione del corpo fisico e la negazione del vuoto. Talvolta tuttavia ciò è fatto con un fine strategico, inteso a creare un ponte tra l’allucinazione umana è le realtà che la sottendono.

Il vuoto è il più grande tabù, perché nel vuoto esiste la prova che la nostra realtà fisica è un’allucinazione, che ogni aspetto della nostra vita, anche e soprattutto quelli più elevati, si fonda sulla negazione di chi veramente siamo e sulla promozione di questa negazione.

Il vuoto, ciò che non vediamo, anche in termini strettamente scientifici rappresenta la pressoché totalità di ciò che esiste. Noi vediamo e percepiamo ai massimi livelli di separazione possibili, la realtà umana è il più alto livello di separazione concepibile nella sfera della coscienza universale.

Non percepiamo i collegamenti tra le aggregazioni allucinatorie che chiamiamo corpi fisici, esistenti nel vuoto, che appunto non vediamo perché la loro consapevolezza minerebbe l’intero paradigma della nostra vita. Ma questo è nulla a confronto con il modo separante in cui usiamo i corpi fisici stessi. Non possiamo collegarci con il vuoto perché non lo vediamo, ma nemmeno con altri esseri fisici poiché le convenzioni sociali che regolano la vita umana impediscono tali connessioni salvo alcune eccezioni. Per avere esperienza di un barlume di unione all’interno di una percezione amputata possiamo riferirci solo a pochi esseri con cui contrattualmente questo è accettabile. Possiamo essere toccati solo da una minoranza di persone, e a volte da nessuno, e inoltre la possibilità di questo contatto può esaurirsi improvvisamente, per cui insieme al suo esercizio, quando è permesso, coesiste la paura per la sua fine. Questa condizione determina un dolore, conscio o inconscio, immane. Tutto quanto ricerchiamo e il più delle volte non riusciamo a ottenere nel pieno è presente nel vuoto.

Nonostante la maggioranza degli esseri umani non sia in grado di vedere la forma che sottende questo vuoto, per cui nella chiave di lettura della nostra percezione esso non esiste, ogni essere umano ne può avere una vivida esperienza se solo minimamente si apre a esso.

In verità tutte le nostre esperienze sensoriali e in particolare quelle più intense sono derivate dal vuoto e non da ciò che concepiamo come forme piene. Due persone che si toccano proiettano le sensazioni multidimensionali che derivano dalla loro interazione sui loro corpi fisici, si illudono che sia l’altra persona a generare l’esperienza, laddove essa è solo un contenitore per questa esperienza. Può sembrare indubbiamente poco romantico, ma qualsiasi altro contenitore, o corpo fisico, potrebbe andare bene per creare l’esperienza di cui abbiamo veramente bisogno nel rapporto con gli altri. Ma poiché siamo in uno stato di alta menomazione nella nostra consapevolezza multidimensionale dobbiamo ricorrere solo a poche persone. Ci fissiamo sul contenitore perché vediamo solo quello.

Gli stati di trance ci permettono di percepire parzialmente e provvisoriamente il contenuto, il vuoto. Il loro scopo è farci uscire dallo stato avanzato e cronico di trance in cui viviamo. Non servono assolutamente a nulla se dopo averli vissuti li interpretiamo in base alla nostra percezione separata. Gli stati di trance sono utili quando accettiamo di entrare in essi per scelta, quando la nostra intenzione è espandere la consapevolezza, quando ci permettono di uscire dallo stato di trance forzato, invasivo, che caratterizza la vita ordinaria e separata.

Quanto ho scritto serve solo a provocare e scuotere la coscienza, e a invitarvi a un’esperienza diretta, anche a sfidarvi a questo riguardo. La sostanza di quanto sopra , ciò che conta, la tratto solo nei seminari, sessioni o incontri in cui chi partecipa ha già fatto una scelta responsabile, seppur provvisoria, che è quella di uscire dal paradigma organico della separazione.

Non sono interessato a dibattiti e forum, sentire punti di vista contrari, perché questa non è una discussione filosofica e pure perché io sono il primo ad avere punti di vista contrari a quelli che esprimo, ma se volete avere un’esperienza diretta sono a disposizione, bacio le mani, Franco

(7.8.11)

Smettiamo di dare i numeri

Ottobre 15, 2015 by admin

numbersTra i tanti noiosi argomenti che leggo e ascolto nel campo della spiritualità olistica e alternativa quello che, a mio vedere e con tutto il rispetto per ciò che mi permetto di non vedere, ha decisamente il primo posto per cretinaggine è l’idea che in questi anni ci troviamo in un momento di radicale cambiamento di coscienza per l’umanità.

Purtroppo pochi si rendono conto che l’idea della novità, dell’imminente cambio di coscienza planetaria o di prossime apocalissi, è solo un trito argomento di vendita. La sua funzione è di far perdere di vista il ciclo completo dell’esistenza, la connessione con gli antenati, con chi siamo già stati, facendo passare per novità assolute surrogati del passato. Sbaviamo per nuovi autori e discipline, li prendiamo per novità senza precedenti, quando il più delle volte non sono altro che ignobili plagi di autori e discipline di cui nessuno ricorda più niente.

Talvolta questo plagio non è consapevole, procede mediante l’accesso alla coscienza collettiva, e i nuovi autori sono in buona fede. Ciò che rende tuttavia l’atto ignobile è sostenere l’idea della novità, in armonia con i tempi unici e speciali in cui ci troviamo. Questo è l’argomento di vendita più consumato possibile, del tutto legittimo quando si tratta di commercializzare un nuovo smartphone o veicolo automobilistico, ma al vertice della malafede quando concerne la spiritualità o l’espansione della coscienza umana.

Potete leggere e continuare a leggere, ascoltare e ascoltare, ma non troverete mai niente di nuovo, nulla che non sia stato già scritto o detto nel passato. Chiunque sostiene di dire qualcosa di nuovo, di inedito, senza precedenti, che non è mai stato rivelato, rincarando la dose e sostenendo che ci troviamo in tempi nuovi, radicalmente distinti dal passato, sta solo usando un argomento di vendita, a mio vedere assai predatorio. Questo argomento induce a focalizzarci sulla novità, escludendo tutto il resto, e poiché insiste sul fatto che ci troviamo in tempi nuovi, ci porta a mettere da parte il passato. Ciò consente a quanto si spaccia per novità di copiare il passato, poiché nessuno si curerà di riferirsi ad esso, perché ciò che conta è quanto succede ora, in questi tempi speciali per l’umanità.

Allora i nostri antenati, chi ha vissuto nel passato, che alla fine forse siamo sempre noi, diventa un imbecille, che non ha capito niente, che ha vissuto in tempi di nessun valore, in cui non poteva succedere proprio niente. Non ci rendiamo conto che probabilmente gli imbecilli siamo sempre noi, che ci siamo lasciati convincere di incarnarci in questa epoca, abbagliati da promozioni seducenti, saldi, ribassi, 3×2, persuasi che potevamo avere un trattamento speciale. E invece eccoci di nuovo qui, nella solita minestra e senza nemmeno la garanzia di un  soddisfatti o rimborsati.

L’idea che ci troviamo in tempi speciali per l’umanità è la bufala per eccellenza, riproposta in ogni tempo e generazione, un segno inequivocabile del modo in cui funziona una realtà separata.

Fin dall’inizio della storia dell’umanità e in ogni generazione c’è sempre stata l’idea di trovarsi in tempi nuovi, di gran cambiamento e trasformazione, in cui sta accadendo qualcosa senza precedenti, e sempre ci sono state idee apocalittiche e scadenze.

Sentirsi speciali è una delle caratteristiche principali dell’identità egoica e della realtà basata sulla separazione. Le novità assolute, l’idea di trovarsi in tempi speciali e senza precedenti sono sempre state create per ogni generazione. Sfido chiunque a individuare un’epoca del passato in cui ciò non ha avuto luogo. Se non ci fosse questo argomento di vendita non si venderebbe niente!

Il cambiamento di coscienza, la nascita, l’apocalisse, la morte non si verifica in una data stabilita, ma avviene ogni giorno, ogni ora, od ogni secondo. Ciclicamente arriva un momento in cui la consapevolezza del cambiamento attira una maggiore attenzione da parte delle masse in seguito a catastrofi, guerre o drammatici eventi collettivi che scuotono le fondamenta della nostra percezione illusoria. E in questo caso le teorie su tempi nuovi o apocalittici possono essere strumenti educativi e strategici con lo scopo di preparare la nostra coscienza collettiva a un passaggio multidimensionale. Ma, in assenza di questa consapevolezza strategica, finiscono col promuovere lo scopo opposto, quello di trattenerci in una percezione illusoria del tempo e dello spazio.

Il passaggio multidimensionale non avviene nel tempo lineare, ma al di fuori di esso. Finché restiamo nel tempo lineare ogni data enunciante un cambiamento di coscienza sarà solo un cartellone pubblicitario, una rappresentazione simbolica di un cambiamento che ha luogo da un’altra parte. Dopo averci provato con il 2012, ora stanno tirando fuori il 2017, e poi il 2222. Per favore, basta con queste date, smettiamo di dare i numeri…

Franco Santoro

L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio. (Italo Calvino)

Imparare a camminare in quarta

Ottobre 14, 2015 by admin

childSe sei in un processo di transizione tra terza e quarta dimensione o, in altri termini, se la tua vera natura si sta risvegliando, la prima cosa che hai da apprendere è camminare multidimensionalmente.

Quando nasci in terza dimensione dapprima resti immobile e gli adulti ti spostano da un luogo all’altro, poi inizi a strisciare, rotolare e gattonare. Il momento decisivo accade quando sei in grado di metterti in piedi da solo. Allora sei pronto a muovere i primi passi. Impari a camminare quando riesci a muoverti autonomamente da uno spazio a un altro. Per essere operativi in quarta dimensione occorre riuscire a camminare da un tempo a un altro.

In termini pratici se sei in un processo di svezzamento multidimensionale, ti capiterà con frequenza di avere esperienze di indicibile estasi, amore e pace, seguite da esperienze di natura opposta.

Così come un bambino quando impara a camminare necessita di acquisire la capacità di individuare e muovere il corpo in relazione ai diversi spazi che lo circondano, come essere emergente in quarta dimensione occorre che riconosci il corpo che ti permette di muoverti in relazione a diversi tempi.

Nell’intervallo che esiste tra l’esperienza estatica e quella di opposta natura, si tratta di definire la presenza di un nuovo corpo in grado di interagire a livello temporale con queste esperienze.

L’intervallarsi di esperienze felici e dolorose serve a farti comprendere la distanza che hai da coprire per muoverti da un’esperienza all’altra.

È un lavoro faticoso e immane, che consiste in diversi tentativi e fallimenti, momenti di precario equilibrio e cadute. Ma alla fine, se pazienti, la spunterai.

© Franco Santoro, 2009

In: Franco Santoro, Pronto soccorso multidimensionale: emergenze spirituali, mondi paralleli e identità alternative, Institutum Provisorium, 2020, pp. 90-91.

Samhain

Ottobre 13, 2015 by admin

fire3 webIl Samhain è una festa celtica celebrata dal tramonto del 31 ottobre al tramonto dell’1 novembre, per marcare l’inizio dell’inverno e del periodo più oscuro dell’anno. I Celti dividevano l’anno in due parti: buia e luminosa. Il Samhain era la festa più importante perché rappresentava l’inizio del nuovo ciclo, quello in cui il seme è piantato e pone le fondamenta per la crescita.

Nelle culture antiche il potere rinnovativo del buio e della morte era ampiamente riconosciuto. La vita era concepita in modo circolare, invece che lineare, per cui la morte, ben lungi dall’essere vista come la fine, rappresentava il punto di energizzazione e l’inizio di tutto, proprio come il seme seppellito sottoterra è il generatore dei frutti e dei fiori a venire. Questo si rifletteva nell’usanza di fare iniziare le giornate al crepuscolo invece che all’alba.

Il potere del Samhain e della stagione oscura, esemplificata dal segno dello Scorpione, si basa sulla consapevolezza della continuità della vita tramite la morte, il passaggio da un universo all’altro, e la riappropriazione del corpo multidimensionale.

Il ciclo dello Scorpione offre l’opportunità di liberare vecchi segreti e rancori che continuano a logorare la nostra vita. Il primo passo consiste nell’essere trasparenti con se stessi. Ciò comporta riconoscere onestamente i problemi e cessare di restare nella negazione. Ammettere quello che non funziona è un passo decisivo perché richiede coraggio e in apparenza sembra aggravare la nostra situazione. Tuttavia, ad un livello che esula dalla nostra percezione, la luce e la guarigione raggiungono il loro apice. Dopo un po’ di tempo, una volta che lo schermo di fumo delle finzioni su cui avevamo impostato la nostra vita sarà dissolto, tutta la luce e l’amore che non potevamo vedere prima ci raggiungerà direttamente al cuore, ed allora saranno lacrime di grande gioia.

© Franco Santoro

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