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L’arte di rilasciare il passato e l’Anno Nuovo

Dicembre 18, 2015 by admin

Nuovamente ci ritroviamo nel passaggio da un anno all’altro. Raggiunta la fine del dodicesimo mese, dicembre, tutto ricomincia con il mese numero uno, gennaio.

Il primo mese dell’anno prende il nome da Giano, la divinità più antica delle tradizioni italiche, associato con le soglie, i portali, i passaggi da un punto ad un altro, sia fisici, che più sottili, come il transito da una dimensione all’altra, ed anche con gli inizi di nuove imprese di qualunque natura, sia fisica sia spirituale.

Il passaggio da un anno all’altro può essere la ripetizione dello stesso monotono ciclo oppure uno spostamento in una configurazione nuova di zecca. Forse, più realisticamente, è una combinazione di entrambi. Le fasi di passaggio sono le più delicate del processo di guarigione. Parti luminose del nostro essere prendono forma e si preparano a nascere, tuttavia la gestazione di questa novità avviene nell’oscurità, mentre nell’ambiente esterno continuano a dominare le dinamiche del passato.

Nei momenti di passaggio una pratica utile è la ricapitolazione. Il suo presupposto è che gli eventi passati bloccano energia vitale finché non sono definitivamente elaborati e rilasciati. In caso contrario il passato continua ad essere trattenuto e diventiamo la condensazione di memorie che sono costantemente riciclate e riattivate nel presente. Come esseri umani siamo propensi a investire energie enormi in queste memorie fino a che, proprio come in un computer, lo spazio della memoria si esaurisce, e le nostre vite crollano, si sgretolano o si bloccano.

Lasciar andare il passato può non essere un compito facile. Molte persone si focalizzano regolarmente sulle loro memorie e giustificano qualunque cosa fanno e come si sentono sulla base del loro passato. Dicono cose come, “Mio padre mi ha maltrattato”, “Il mio partner mi ha lasciato”, “Ho perso il mio bambino” o “Sono stato licenziato”, e le usano per convalidare il motivo per cui la loro vita non funziona. Mentre si focalizzano su quelle cose nutrono quelle esperienze negative del passato, che continuano ad essere riciclate nel presente, impedendo a nuove esperienze di emergere.

Altre persone prendono una posizione totalmente differente. Essendo consapevoli di come il passato limita la loro libertà, decidono di cancellarlo con un’istantanea pulizia di primavera. Iniziano un’accurata impresa di cancellazione di tutto ciò che si riferisce al passato, persone, cose, luoghi, situazioni, ecc. La relazione con la miaa ragazza è finita! Va bene, allora brucio tutte le sue foto, lettere, regali, cancello anche le e-mail e i messaggi, e così via, finché posso dire, spesso citando qualche frase di un libro New Age, che ho finalmente ripulito il mio passato e ora sono libero. E da quel momento tutto sarà realmente diverso! Beh, questo è un universo d’immense possibilità, e può essere davvero così se oltrepasso radicalmente la sintassi di questa realtà separata.

Poiché il passato come lo percepiamo è un’illusione, cancellarlo può essere facile come cancellare dei documenti da un computer. Nel momento in cui mi sveglio dal sogno, sarà tutto finito. E tuttavia, a meno che non sono riuscito a padroneggiare l’arte di non cadere di nuovo addormentato, il passato trapelerà di nuovo alla fine, esattamente nello stesso modo, e l’unica differenza saranno gli attori e gli scenari.

Lasciar andare il passato non è necessariamente cancellare il passato. Lungi dall’essere cancellato, il passato ha prima di tutto la necessità vitale di essere veramente riconosciuto e onorato, poi guarito e, se davvero non serve, rilasciato. Rilasciare non è gettare il passato nella pattumiera e poi confidare che l’autorità locale se ne sbarazzi. Il rilascio è liberazione, è permettere al passato di fluire nel presente, cancellare la paura e supportare luminosi elementi, così da apportare benedizioni al presente e al futuro.

Il rilascio è perdono, e come dice Un Corso in Miracoli, “Perdonare è semplicemente ricordare solo i pensieri d’amore che hai dato nel passato e quelli che ti sono stati dati. Tutto il resto deve essere dimenticato. Perdonare è ricordare in modo selettivo, non basato sulla tua selezione.” (UCIM, T378).

Il problema non è nel passato, è rimanervi bloccati, congelati nel passato. E questo accade quando consideriamo soltanto il passato, così come quando lo neghiamo.

Puoi fingere che il tuo ex-fidanzato non sia mai esistito, e cancellare tutte le prove della sua presenza. Questo può essere efficace temporaneamente se non riesci a far fronte alla situazione, tuttavia se ci sono problemi irrisolti con quella persona si ripresenteranno in un modo o nell’altro fintanto che scegli di lasciarli andare davvero. E se non rilasci quei problemi durante la tua vita, beh, quei problemi probabilmente saranno trasportati nella tua “prossima vita” o raccolti dalle generazioni seguenti.

Sottolineo queste due opzioni perché credo che l’ostacolo principale nel rilasciare il passato non è la natura del passato stesso ma il modo in cui lo percepiamo. Posso considerare me stesso come un individuo separato che deve affrontare problemi personali durante la sua vita, e perfino nelle vite passate e future, oppure posso riconoscermi come parte del collettivo, un essere planetario più grande, che include tutta l’umanità, passato, presente e futuro.

Nello sciamanesimo esiste la nozione di “cancellare la storia personale”, ma questo non è il passato, è il passato illusorio creato dalle nostre menti separate. La cancellazione si applica quindi al coinvolgimento dell’ego con il passato e la sua realtà separata. La percezione della separazione dagli altri e dal mondo è la configurazione umana arbitraria che necessita di essere abbandonata al fine di sperimentare la nostra vera identità e accedere ad una realtà molto più vasta.

E non è una pulizia di primavera; è un processo continuo e duraturo, che gradualmente permette al passato collettivo di emergere, un regno in cui tutte le menti sono unite. In questo caso i pensieri personali, essendo separati, non esistono o sono mere allucinazioni. Gli sciamani, più o meno universalmente, ricevono la maggior parte delle loro indicazioni da quel regno e lavorano intensivamente con gli antenati. Sperimentano passato, presente e futuro come un continuum temporale attraverso il quale viaggiano per ottenere conoscenza e perseguire i loro intenti sciamanici.

In molte tradizioni l’intera vita è basata su questo continuum temporale, in cui gli antenati rappresentano il riferimento principale nei culti e nelle pratiche sociali. Qualsiasi tipo di conflitto che si sviluppa nel presente è riconosciuto in relazione con il passato, che è il livello della matrice.

Che tutti noi possiamo essere benedetti dal nostro luminoso passato che risplende nel più gioioso presente, si irradia nell’estatico futuro, e ritorna nel passato, in un circolo eterno di beatitudine e amore.

Felice Anno Nuovo!

© Franco Santoro

28 dicembre

Dicembre 15, 2015 by admin

index“Amare qualcuno significa riconoscere la sua bellezza. Amando una persona risvegliamo la consapevolezza della sua propria innata bellezza. È come se essa non può capire il suo valore fin tanto che non guarda nello specchio del nostro amore e vede se stessa.”

(John Gray, nato il 28 dicembre 1951, Sole in Capricorno, Luna in Capricorno, Ascendente in Toro, scrittore americano)

Oltre il tempo

Dicembre 9, 2015 by admin

Ambrogio_Lorenzetti_002-detail-TemperanceSe non sei in grado coscientemente, almeno per qualche istante, di ritirarti da questo mondo, di cessare di identificarti con le tue idee, i tuoi ruoli, il tuo aspetto fisico, la tua età, e soprattutto con i tuoi organi genitali, il fatto di essere donna o uomo, ebbene sappi che in questo caso tu non stai esistendo veramente. Sei solo una vittima del tempo. Sei una mera categoria, un ruolo, una comparsa all’interno di un rigido copione temporale in cui ogni minimo dettaglio della tua vita è già stato prestabilito.

È in questo modo che funzionano le previsioni astrologiche. Ogni tua azione è prevedibile, appunto perché il copione di quello che farai domani o tra qualche anno è già stato scritto. Il tuo futuro è un riflesso del passato. Stai recitando la stessa parte che hai recitato o che qualcun altro ha recitato nel passato. Il passato si ripete nel futuro. Un astrologo che fa previsioni è uno storico multidimensionale, in grado di individuare la ripetizione dei cicli del tempo nell’organizzazione del palinsesto di questa realtà separata.

Ma esiste anche un’altra astrologia, quella in cui impari a liberarti dai ruoli e dai copioni con cui ti sei identificato per tutta la vita, per dare spazio al mistero di un’altra vita. Questa vita è imprevedibile, in essa puoi fare ed essere tutto e il contrario di tutto, in ogni istante e tempo, appunto perché dimora al di fuori del tempo.

Ciò che dimora nel tempo è prevedibile. La vita di ogni essere umano è sempre prevedibile. Il suo futuro può essere previsto senza ombra di dubbio, nel tempo. Ogni essere umano morirà. Questa è la certezza che ci rende prevedibili, senza alcuna eccezione. Tutto quello che succede tra la nascita e la morte sono solo piccoli dettagli, che ridondano incessantemente lo stesso processo che porta alla morte.

Fin quando ci identifichiamo con il tempo e con la forma e i ruoli che abbiamo nel tempo non stiamo affatto esistendo. Il nostro destino è segnato, stiamo semplicemente replicando un futuro che ci condurrà solo alla morte.

Il tempo lineare è un’interazione, un gioco di specchi tra passato e futuro.
Il passato è un archivio di memorie e il futuro è la rielaborazione di quelle memorie.

L’unica via di uscita dalla ripetizione del tempo, è il presente. Solo nel presente esistiamo veramente. Nel presente dimora il varco che ci consente di accedere alla nostra vera vita.

Per accedere a questo varco occorre che impari a svincolarti dal magnetismo del tempo. L’astrologia serve a questo scopo, ma può pure servire per lo scopo opposto, per trattenerti ancora di più nel tempo. L’astrosciamanesimo è il tentativo di asservire l’astrologia a uno scopo di liberazione dai vincoli del tempo. La guarigione astrosciamanica implica lasciare andare l’identificazione con l’illusione di chi crediamo di essere per dare spazio alla realtà di chi siamo veramente.

© Franco Santoro

 

Immagine: dipinto di Ambrogio Lorenzetti.

Protetto: Settore Dieci

Dicembre 9, 2015 by admin

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Qui pro quo

Dicembre 7, 2015 by admin

Non amo / Chi sono, ciò che sembro. È stato tutto / Un qui pro quo (Eugenio Montale, Ossi di seppia, 13)

Ogni forma di conflitto e rancore umano è il risultato di un fraintendimento, un malinteso, un qui pro quo.
Conflitti, rancori e sofferenze esistono a causa della scorretta comprensione di un accadimento, di un’azione, di un gesto, di una frase, di un modo di essere.
Ciò che sviluppa oltre misura i conflitti, i rancori, le sofferenze è l’insistenza a considerare a tutti i costi reale il qui pro quo. Questa ostinazione raggiunge il suo apice allorché l’intera realtà in cui viviamo diventa il malinteso stesso. Quando questo accade, allora non riusciamo più a concepire nessun’altra realtà al di fuori di quella fondata su conflitti e dolori.
Il qui pro quo diventa l’unica realtà possibile, un fraintendimento globale che per poter sopravvivere necessita del preservamento del malinteso stesso, e dei conflitti e dolori che esso genera.
L’attaccamento al fraintendimento diventa l’unica garanzia per la sopravvivenza dell’identità illusoria che a seguito di un equivoco crediamo essere noi stessi.
In una lontana e imprecisata sfera del tempo è successo qualcosa per cui, a causa di un equivoco, ci siamo separati dalla realtà unitaria dell’esistenza per attaccarci a una percezione illusoria fondata su conflitti e sofferenze.
Questa percezione illusoria consiste nel credere di esistere come entità separate, in conflitto o competizione tra loro.
Tuttavia, la memoria della comprensione, del vero modo di intendere, non ci ha mai abbandonato. Sebbene nascosto da spesse nuvole, il nostro sé originale continua a sussurrarci nei meandri della mente, impiegando ogni sorta di strumento al fine di rammentarci la nostra vera matrice unitaria.

© Franco Santoro

Il capolinea

Dicembre 2, 2015 by admin

Quando hai esperienza del massimo buio nella tua vita, di situazioni insostenibili, che non è possibile spiegare né agli altri né a te stesso, in cui non vedi alcuna via d’uscita, ebbene sappi che forse sei giunto in prossimità del capolinea, l’ultima fermata.

Il capolinea, la fine della corsa, è ciò che ogni aspetto della realtà in cui ti trovi teme maggiormente e fa il possibile per evitare, negare, fingere che non esista. Paradossalmente il capolinea è pure ciò che tutti gli aspetti di questa realtà desiderano effettivamente raggiungere, il vero scopo che motiva te e quanto ti circonda.

Ogni obiettivo, conseguimento e meta che è esaltata e promossa in questa realtà è un surrogato dell’ultima fermata, una tappa intermedia finalizzata a occultare la tappa successiva, quella ultima e finale.

Tutti i percorsi conducono all’ultima fermata, ma in questa realtà non troverai nessun percorso in cui l’ultima fermata è indicata, perché lo scopo di questa realtà è nascondere l’ultima fermata, rimuoverla dalla tua coscienza.

Tutti i percorsi di questa realtà, inclusi quelli dichiaratamente spirituali ed esoterici, indicano solo le fermate intermedie. Man mano che si avvicinano all’ultima fermata questi percorsi si restringono, diventano sempre meno visibili e accessibili, fino a scomparire interamente.

All’ultima fermata ci arrivi da solo, senza alcuna mappa o orario ferroviario. Ci arrivi credendo di esserti perso. Ci giungi quando ti trovi al confine tra questa realtà e tutto quanto questa realtà ha rimosso e negato. Con indicibile approssimazione questo confine può essere descritto come la frontiera tra la separazione e l’unità.

Quando hai esperienza del massimo buio nella tua vita, di situazioni insostenibili, che non è possibile spiegare né agli altri né a te stesso, in cui non vedi alcuna via d’uscita, ebbene sappi che sei giunto in prossimità del capolinea, l’ultima fermata.

Se vivi o hai vissuto questa esperienza, rallegrati, perché l’ultima fermata indica che hai raggiunto la tua destinazione. E a quel punto si tratta di scegliere se rimanere o scendere dal treno.

© Franco Santoro

Non avere tempo

Novembre 28, 2015 by admin

Spesso i momenti della vita in cui crediamo di non avere tempo, perché siamo troppo occupati e presi da quello che ci accade all’esterno sono quelli più adatti per ricercare e trovare i tesori  del nostro mondo interiore. Tuttavia questo è il caso solo se siamo disposti a prenderci del tempo per fare delle pause e arrestare gli automatismi delle nostre attività, per riflettere sui nostri effettivi obiettivi e capire chi siamo veramente.

Se non abbiamo tempo per fare questo, possiamo rimandare a un’altra occasione, tra qualche mese, un anno, dieci anni, quando ci saremo sistemati economicamente o quando i figli saranno grandi, quando anche i loro nipoti lo saranno, o semplicemente quando moriremo, così che forse avremo una prossima vita per capire chi siamo e cosa vogliamo.

La giustificazione di non avere tempo è la più mendace che possiamo usare quando si riferisce a comprendere chi siamo, quali sono i nostri obiettivi e realizzarli. Significa in altre parole che stiamo usando il tempo al fine di non capire chi siamo, rinunciando a individuare i nostri obiettivi e a realizzarli.

“Non avere tempo” diventa il mantra che ripetiamo incessantemente, uno stato di trance finalizzato ad alimentare energie parassitarie che ci bloccano in una realtà autistica riuscendo a farci credere che non esiste via di uscita. Questa giustificazione impedisce di aprirci a nuovi orizzonti e di imparare qualcosa di nuovo, tenendoci arroccati in una visione ristretta del mondo che domina la nostra intera esistenza. Il paradosso è che chi ripete questo mantra passa spesso tante ore al giorno davanti alla televisione, al computer, sui social network o a fare chiacchiere al bar o al cellulare. Stranamente le persone che sostengono di non avere tempo sono quelle che maggiormente si lamentano delle loro condizioni di vita. Esse non si rendono conto che è proprio questa loro giustificazione che contribuisce prima di tutto a preservare queste condizioni. Credere di non avere tempo è un modo per legittimare la nostra ignoranza, la decisione di non volere sapere per paura di scoprire che ci sono altre possibilità, che esistono altri mondi oltre a quello in cui ci siamo convinti di essere.

In questa realtà abbiamo due opzioni: impiegare il tempo per capire chi siamo, cosa vogliamo veramente e agire di conseguenza, oppure fare l’opposto.

Se stai leggendo queste righe con molta probabilità hai fatto la prima scelta. Ma attenzione, in queste righe non ti verrà mai spiegato chi sei e cosa vuoi. Questi scritti sono solo pubblicità mirata, mera propaganda di chi sei e cosa vuoi, che appare nel mondo di chi non vuole sapere chi è e cosa vuole.

Non importa quanto seguiti a leggere o guardare qui o altrove, l’esperienza di chi sei e cosa vuoi non la troverai mai a meno che non scegli di andare oltre la propaganda e tutto quello che ti viene detto riguardo chi sei o meno.

Questi scritti rappresentano e sostengono il lato di te che vuole capire chi è e cosa vuole, e si rivolgono al lato di te che non vuole capirlo.

Il lato di te che non vuole capire si è impadronito del tempo.

Per potere capire chi sei e cosa vuoi, è necessario che il lato di te che non vuole capire decida di offrire il suo tempo, cessando di usarlo per non capire o per guardare solo la pubblicità.

© Franco Santoro

I canti astrosciamanici

Novembre 27, 2015 by admin

Fullmoon2 webIl canto costituisce una tra le più diffuse e antiche pratiche spirituali. Sin dai tempi più remoti, sciamani e ricercatori spirituali hanno usato canti per entrare in stati di coscienza non ordinari. Nell’astrosciamanesimo, i canti sono impiegati per onorare e connettere le varie parti del Sacro Cerchio e come pratica spirituale in cui il corpo e la sua voce diventano strumenti di comunicazione con le Guide e gli Spiriti.

Un canto astrosciamanico non ha nulla a che vedere con l’essere intonato o l’andare a tempo secondo le convenzioni della musica ordinaria. Al contrario, vi sono momenti in cui questi canti possono esseri percepiti come emissioni vocali orripilanti. Ogni canto è unico e non deve conformarsi ai gusti di un determinato pubblico o corrispondere a particolari modelli estetici. Ciò che conta qui è operare come canale consapevole, libero da alcun giudizio riguardo al modo in cui dovrebbe essere la voce e semplicemente inteso a rilasciare le energie in transito. Quando canto il mio corpo diventa uno strumento di connessione con altre dimensioni e con il mio Spirito Guida o Cerchio. In questa circostanza esprimo tutto ciò che non può essere trasmesso mediante i linguaggi umani convenzionali. Si tratta di un’esperienza grandiosa di comunicazione che onora me stesso insieme a tutte le mie relazioni ad ogni livello. Il canto era un mezzo di comunicazione che esisteva assai prima dell’introduzione dei linguaggi convenzionali. Mediante il canto apro il dialogo con parti antiche dentro di me e recupero la mia autentica connessione con altri esseri, animali, piante, minerali, pianeti e stelle. Ciò comporta un salto quantico di consapevolezza che suggerisco di intraprendere con adeguata preparazione e rispetto per i cicli naturali.

I canti impiegati nell’astrosciamanesimo comprendono i canti degli Spiriti Totem e delle Guide, i canti del Sacro Cono, il Sistema delle scale planetarie e i canti delle tradizioni del Sacro Cerchio.

Alcuni canti sono trasmessi unicamente da sciamani o maestri esistenti nella realtà ordinaria e richiedono una specifica iniziazione. Molti altri appartengono al patrimonio pubblico delle tradizioni spirituali della Terra e sono facilmente accessibili attraverso registrazioni sonore e libri. Altri ancora emanano direttamente da esseri invisibili e realtà multidimensionali. Essi si manifestano spontaneamente durante i viaggi o i rituali sciamanici, e spesso non sono più ripetuti, in quanto esprimono la specifica energia del momento in cui sono emessi.

I suoni del canto possono corrispondere sia a parole comprensibili per la mente umana ordinaria, sia a termini sconosciuti o apparentemente privi di senso. Talvolta la loro natura è così antica da rendere impossibile qualsiasi operazione di spiegazione o traduzione secondo i canoni dei linguaggi contemporanei. Anche se può essere appassionante per la mente, è preferibile non indugiare sul significato delle parole dei canti. In molti casi non si tratta nemmeno di parole. Laddove le parole hanno una natura simbolica e servono a comunicare un significato, i suoni dei canti astrosciamanici sono spesso già di per sé il significato. E’ la loro stessa vibrazione sonora che trasmette l’energia e consente di ricevere l’esperienza diretta priva della mediazione simbolica delle parole. Quando lascio uscire con spontaneità la voce, senza censure e timori, libero gradualmente le patine che mi separano dal linguaggio originale e divento sempre più trasparente. Allora ritrovo l’espressione universale del cuore che consente all’energia di essere donata e condivisa veramente. In tali circostanze, io dimoro nel Mondo Medio come agente di connessione tra Mondo dell’Alto e Mondo del Basso. Opero come canale, indisturbato dalle energie che si muovono attraverso di me, semplicemente centrato sul mio Intento collegato alla Funzione. Mentre permetto a questo processo di fluire, ho bisogno di essere cosciente che i miei canti rinforzano un lavoro di trasformazione sacro che va ben oltre la mia percezione umana.

Il canto, oltre che nelle pratiche rituali, è un’espressione disponibile in qualsiasi occasione della vita. Quando ti senti depresso, impaurito, annoiato, nervoso, arrabbiato o in qualunque altro stato di rancore, il punto di svolta si determina allorché fai un respiro profondo, assumi una postura dignitosa e lasci uscire la tua voce con l’Intento di permettere all’energia bloccata di fluire.

 

I canti degli Spiriti Totem e delle Guide (Paheka Sadohe Korah)

Novembre 27, 2015 by admin

drumQuesti canti attivano il campo energetico rappresentato da ciascun Settore e permettono la connessione con lo specifico Spirito Totem. Il loro effetto è potente, soprattutto quando sono praticati in gruppo. Nella tradizione del Cerchio del Sacro Cono ciascun Settore è identificato con il nome di uno Spirito Totem. L’energia dei Settori può essere equilibrata, rilasciata, attirata e trasformata cantando i nomi degli Spiriti Totem e delle Guide. La struttura tradizionale di questi canti consiste nel ripetere il nome di un dato Spirito Totem seguito dal termine Sadoh, che può essere tradotto come Spirito Guida. Questa combinazione è intesa a favorire la trasformazione di uno Spirito Totem in uno Spirito Guida. Per esempio, il canto dello Spirito Totem del Settore 5 (Surahim Tahe) sarebbe Surahim Tahe Sadoh. Per favore, sii consapevole che questi nomi rappresentano potenti energie da trattare con rispetto. Sei invitato ad usare questi canti solo se intendi stabilire o supportare la relazione con lo specifico Spirito Totem. Il canto può anche essere impiegato per accompagnare un viaggio sciamanico di connessione con lo Spirito Totem in questione. Può essere impiegato pure come pratica autonoma e, in questo caso, è preferibile cantare una o due volte il giorno per sette minuti durante un periodo di 28 giorni.

Una variazione dei canti astrosciamanici (Paheka Rubhe Korah) gestisce il Paheka Rubhe, o Rete Binaria degli Spiriti Totem, vale a dire le 144 combinazioni dei Dodici Spiriti Totem,[1] e mira a liberare le relative componenti di rancore. In questo caso la prima parte del nome di uno Spirito Totem è combinata con quella di un altro Spirito Totem e seguita dal termine Sadoh. Lo Spirito Totem di polarità maschile (Hare Paheka) precede quello di polarità femminile (Mare Paheka). Per esempio, il risultato dell’unione tra Hare Sauter Kitaya (l’Hare Paheka del Settore 10) e Mare Kahe Pahe (Mare Paheka del Settore 1) è Sauter Kahe Sadoh. L’introduzione finale di Sadoh sancisce il riconoscimento della terza parte e il rilascio del blocco di quella specifica rete binaria.

 

I Dodici Settori e Spiriti Totem del Cerchio del Sacro Cono

 

SETTORI SEGNI PIANETI SPIRITI TOTEM COLORI
1 Ariete Marte Kahe Pahe rosso
2 Toro Venere, Terra Rata Sahe Pah rosso-arancione
3 Gemelli Mercurio Mahe Rahe Tahe arancione
4 Cancro Luna Quiushade arancione-giallo
5 Leone Sole Surahim Tahe giallo
6 Vergine Mercurio, Asteroidi Kahesepoh Sadeh giallo-verde
7 Bilancia Venere Ataherah verde
8 Scorpione Plutone, Marte Harassadoah verde-blu
9 Sagittario Giove Nivaya Sadhu blu
10 Capricorno Saturno Sauter Kitaya blu-viola
11 Acquario Urano, Saturno Uriah Tapeh viola
12 Pesci Nettuno, Giove Taepeh viola-rosso

 

 

 

Seminari astrosciamanici

Novembre 26, 2015 by admin

Image 7 copySebbene sia restio talvolta a metterla in questi termini, riconosco che a mio vedere i seminari, anche quelli brevi, sono il modo migliore per potenziare il lavoro di guarigione spirituale nella sua essenza, assimilarne i principi di base, realizzare cambiamenti pragmatici e ottenere risultati immediati.

Poco importa il motivo per cui scegli di partecipare, se è dovuto a un intento di ricerca sciamanica e spirituale, o al desiderio di migliorare il rapporto con gli altri, di comprendere i tuoi talenti, di superare una crisi o momento doloroso della vita, quel che conta è che un seminario può aiutarti a cogliere la tua effettiva motivazione, quella più profonda, cambiando davvero la tua vita, talvolta in modo molto veloce.

Non ci sono motivi per cui la tua vita deve continuare a essere quello che è, specialmente se non ne puoi più di ciò che ti succede o se senti che non stai esprimendo una parte essenziale della tua vera natura.

Prenderti una breve pausa di pochi giorni, lontano dal tuo solito ambiente, per concentrarti su di te, su chi sei veramente, insieme ad altri individui che fanno lo stesso, senza indottrinamenti e rivelazioni dogmatiche, dando spazio semplicemente alla tua capacità spontanea di riconoscere ciò che è autentico dentro e fuori di te, potrebbe essere uno dei più grandi regali che puoi fare a te stesso.

Per il calendario dei prossimi eventi clicca qui.

Franco Santoro​

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