Institutum

  • Homepage
  • Institutum Provisorium
    • Franco Santoro
    • Facilitatori & Associati
    • Codice etico e accordi
  • Calendario
    • Programmi
  • Biblioteca
  • Servizi
    • Consultazioni
  • Negozio
    • Libri
    • CD e MP3
  • Contatti

Spirito Guida: la nostra essenza

Febbraio 20, 2015 by admin

1794532_10152229031791041_363757081_nIl lavoro sciamanico è indicato per persone che sono disposte a identificare i loro scopi nella vita e prendere provvedimenti tangibili per realizzarli. Questo lavoro è pure utile per coloro che si trovano in momenti di forte confusione o crisi interiore. Tali momenti, seppure dolorosi, sono spesso il sintomo che un gran processo di trasformazione e risveglio è in atto.

Invece di lottare contro il sintomo, si tratta di prestare attenzione a cosa vuole emergere. In molti casi è un talento, una qualità che la persona ha represso a lungo, e che vuole essere riconosciuta ed espressa. Il lavoro consiste infine nel creare una connessione con la natura autentica, l’essenza della persona.

Quest’essenza può essere chiamata Spirito Guida. Il lavoro base di guarigione si fonda appunto sul contatto con lo Spirito Guida. Questo rapporto, una volta instaurato, può anche ribaltare e trasformare completamente la consapevolezza del nostro intento.

Il rapporto con la Guida, ben lungi dall’essere accessibile solo a persone dotate di facoltà particolari, è un’esperienza alla portata di chiunque ne abbia il sincero desiderio. Non è un lavoro difficile, perché questo contatto è sempre esistito e si tratta solo di diventarne consapevoli, di recuperarne la memoria e di riconoscerne le chiavi di identificazione…

Franco Santoro

Immagine: “Vivian e Merlin” dipinto di Gustav Doré

Intenzione: cosa faresti se tu non avessi questi problemi?

Febbraio 20, 2015 by admin Lascia un commento

1920142_10152228870001041_1694269313_nLo sciamanesimo è un cammino di potere, e con questo potere chi vi si avvicina è confrontato sin dall’inizio. Il primo potere riguarda scegliere in che modo usare la propria vita, la nostra intenzione.

Non è importante qui conoscere le malattie e le situazioni dolorose della persona. La malattia, il dolore, la gioia, la salute, sono esperienze naturali inevitabili come la morte e la vita. Ciò che conta è sapere cosa la persona desidera, quali sono i suoi sogni più grandi, che cosa genera in lei vera gioia, oltre quello che gli è stato inculcato rispetto ciò che rende felici.

Una domanda che sovente rivolgo, dopo che una persona ha riferito i suoi problemi fisici, emotivi, sentimentali, ecc., è “cosa faresti se tu non avessi questi problemi?”. A questo punto molti sono presi alla sprovvista, rimangono ammutoliti, non sanno proprio cosa rispondere. Si rendono conto che in effetti non ci hanno mai pensato.

Siamo così attaccati alle nostre paure e problemi, che non c’è spazio per pensare a quello che effettivamente vogliamo dalla vita, a parte i miti di felicità inculcati dalla cultura e dai mass media. In effetti, è proprio l’incapacità di manifestare questi miti che causa i principali problemi. Ma un mito è un mito, per cui continua ad essere un mito, mentre nella realtà resta solo il problema.

Di conseguenza il problema diventa un fattore che, seppure spiacevole, dona un senso di sicurezza e realtà.

Nel lavoro astrosciamanico, dapprima aiutiamo la persona a riconoscere un intento, grande o piccolo che sia, non importa, basta che sia autentico, qualcosa che può dargli gioia, pace, che è importante per lei.

Poi la invitiamo a svilupparlo pienamente usando l’immaginazione attraverso una pratica sciamanica. Per fare ciò non è assolutamente necessario eliminare i problemi. Al contrario, è l’energia focalizzata sui problemi che è impiegata per perseguire ciò che la persona vuole. Se da un lato non possiamo evitare i disturbi, poiché fanno parte del ciclo naturale della vita, dall’altro abbiamo il potere di scegliere in che modo utilizzare la loro energia.

Questo è uno dei principali insegnamenti ricevuti dagli spiriti luminosi e dalla vita: “non attendere di aver superato il problema, per poter realizzare i tuoi obiettivi. Il problema è un alleato al tuo servizio. Usalo e mettiti all’opera ora, senza indugi, per realizzare ciò che vuoi”.

Franco Santoro

Immagine: “Endimione” di George Frederic Watts, nato il 23 febbraio 1817

Teatro del Sogno

Febbraio 20, 2015 by admin

Nature4La vita non è illusione né finzione ma i sogni e le illusioni fanno parte della vita, son elementi essenziali della realtà; sono la più alta e degna e nobile espressione della vita. Il sogno non è sogno ma è vita. (Giovanni Papini)

Quando sogniamo ci muoviamo oltre la realtà consensuale, che è in vero il sogno, o incubo, effettivo, fondato sull’lllusione della separazione. In quei momenti alla nostra anima è concessa un’evasione provvisoria, che ci consente di avere l’esperienza di altre dimensioni. Allora possiamo viaggiare liberamente nello spazio e nel tempo, e recuperare parti della nostra anima.

Per la maggior parte degli uomini contemporanei il sogno si è ridotto a un’attività irrazionale che, seppur misteriosa, priva di valore nella vita quotidiana, se non a un livello simbolico. Il massimo che possiamo fare è considerare i sogni come simboli da interpretate secondo il punto di vista della nostra realtà ordinaria. Ma secondo una prospettiva multidimensionale sembra talvolta proprio l’opposto: il sogno è una realtà a tutti gli effetti, laddove la vita che consideriamo reale è un suo simbolo. Come potremmo mai capire i sogni se le interpretiamo dalla prospettiva di un simbolo?

È come considerare la tua identità fisica come il simbolo del tuo profilo su un social network, che riconosci invece come la tua sola vera natura. Quel che succede nella vita fisica ha valore solo se serve ad alimentare il tuo profilo internet, con immagini, frasi, suoni.

Un simbolo che avevi originariamente impiegato per descrivere te stesso è diventato te stesso, e a lungo andare ti dimenticherai di avere un corpo fisico e chissà di che altro ancora ti sei dimenticato…

Il sogno, come il viaggio sciamanico, oltre a fornirci preziose indicazioni di guarigione per la nostra vita umana, ci permette soprattutto di riconoscere che siamo molto di più di ciò che crediamo essere. Di fatto, il primo e forse unico passo di guarigione per la vita umana consiste nell’uscire dal nostro autismo, dall’illusione della separazione, che condanna ad un’esistenza inevitabilmente dolorosa.

Alcuni credono, con tutto il rispetto, che per entrare in rapporto con altre realtà e accedere all’esperienza della nostra natura multidimensionale sia indispensabile impiegare sostanze o piante allucinogene, o usare pratiche assai complesse. Un modo più semplice e alla portata di ognuno, è portare effettiva consapevolezza verso ciò che facciamo quotidianamente, ossia dormire e sognare.

Lo scopo del teatro astrosciamanico del sogno è guidarti in uno spazio sacro interiore in cui puoi riconoscere il potere dei sogni, avendo un’esperienza diretta della tua natura estatica e una profonda comprensione dei potenziali e doni che puoi esprimere in questo mondo.

Ogni segno zodiacale ha la sua frequenza vibratoria, il suono e movimento, e attraverso il sogno e l’espressione teatrale possiamo allinearci con le sue modalità di espressione e incorporarle nella nostra consapevolezza.

I sogni non sono in grado di preservarci dalle vicissitudini esistenziali, dalle malattie e dagli eventi tristi. Ci offrono, invece, una linea di condotta su come rapportarci a questi eventi, sul come dare senso alla nostra esistenza, sul come realizzare il nostro destino, sul come seguire la nostra stella: in definitiva, sul come realizzare dentro di noi il massimo potenziale di vita (Marie-Louise von Franz)

Sciamani, mistici, attori, danzatori, artisti, guaritori accedono agli stessi luoghi multidimensionali e condividono una comune tradizione. Dagli spazi del sogno in cui vanno riportano espressioni diverse: canti, poesie, danze, dipinti, melodie…

Essi sono in grado di mettere da parte la loro identità ordinaria e sociale per aprirsi consapevolmente all’esternazione di una forza creativa estatica che emana da dimensioni fondate sull’unità e l’amore. Essi creano un ponte tra la nostra realtà separata e quelle dimensioni. Questa mediazione svolge una funzione immane di guarigione perché consente di rendere visibile l’invisibile, recuperando parti della nostra anima, espandendo la coscienza di chi siamo, sia nella luce sia nel buio.

Gli sciamani, gli operatori energetici, gli artisti, i danzatori, gli attori non sono persone speciali e superdotate, con talenti che richiedono iniziazioni esotiche e cruente, o l’appartenenza ad organizzazioni d’elite. Non si tratta di riempirsi la testa di complesse idee esoteriche o di andare in luoghi selvaggi remori. La situazione è molto più semplice. Ognuno pratica lo sciamanesimo, lavora con l’energia, danza, crea arte e recita delle parti. L’unica differenza riguarda il farlo con un intento consapevole o meno.

Il lavoro consiste nell’individuare dapprima la sorgente e radice dei tuoi doni nella dimensione del sogno, per poi svolgere un’opera sistematica di rilascio di ciò che ne ostacola e impedisce l’espressione e la crescita. A tale riguardo si tratta soprattutto di riconoscere, affrontare, trasformare o togliere di mezzo le parti che ti impedicono di essere chi sei veramente, le voci che ti dicono “non si può fare”, “vergognati”, “non ce la farai mai”.

Franco Santoro

Prossimi eventi: clicca qui.

 

Il lavoro sciamanico sui sogni

Febbraio 19, 2015 by admin

water3 cas.L’Universo è un sogno sognato da un singolo sognatore in cui tutti i personaggi del sogno sognano pure. (Arthur Schopenhauer)

Durante il sogno una parte dell’anima intraprende un viaggio. Presso molte tradizioni, prima di addormentarsi si usano recitare speciali preghiere per consentire all’anima di essere accompagnata dagli Spiriti Guida. Per la maggior parte degli uomini contemporanei il sogno si è ridotto ad un’attività irrazionale che, seppur misteriosa, non riesce ad avere alcuna utilità nella vita quotidiana tranne che per pochi esperti o sensitivi.

“Il sogno non ha la pretesa di erigersi a guida o a maestro. […] Ma può diventarlo se è in noi la volontà di comprenderlo. Non è lui che ci chiama, anche quando si rivolge direttamente a noi in sogno. Siamo invece noi che, quando al risveglio ci ricordiamo di lui, ne traiamo profitto perché non vogliamo rinunciare alla sua saggezza. Siamo sempre più convinti che la sua sapienza partecipa di una sapienza più profonda e più estesa, che trae origini da un lontano passato, conosce il nostro presente e ci indica l’avvenire”.[1]

Questa sapienza si rivela attraverso grandi sogni, vale a dire esperienze oniriche in cui i miti e le leggende della storia della Terra si esprimono in modo diretto. I grandi sogni, rari nella vita delle persone ordinarie, possono essere riconosciuti dal fatto di destare al risveglio profonda meraviglia e fascino nel sognatore, tanto che questi sente l’urgenza di raccontarlo.

Tra i popoli antichi questi sogni sono considerati come un messaggio da parte degli dei o dei demoni: tutti vi partecipano perché il sogno è al servizio dell’intera comunità. Nelle culture tribali, il sogno non è solo un’attività personale, ma è soprattutto un’attività collettiva. La visione di chi sogna, come quella dello sciamano, può fornire indicazioni mitiche valide per l’intero gruppo. Questi popoli riconoscono i sogni come una parte molto importante della loro Storia. Per Storia si intendono qui i luoghi ed i percorsi toccati dall’anima, e tutti i modelli ed i sentieri che ci collegano all’immensità dell’universo. Nella Storia sono incluse le mitologie ereditate dagli antenati e dalle tradizioni passate, le vicende della famiglia d’origine, gli eventi più significativi della propria vita, e i propri sogni.

Nell’età moderna poca attenzione è rivolta verso l’attività del sognare e questo è un’ulteriore dimostrazione della mancanza di relazione con l’Intento dell’anima. Tale relazione è fondamentale per la crescita spirituale: l’attenzione verso i sogni costituisce uno dei modi che consente di recuperarla.

Una delle tecniche più conosciute nel lavoro sul sogno è quella di guardarsi le mani. Essa fu data a Carlos Castaneda da Don Juan Matus[2] e consiste nel ricordare, prima di addormentarsi, di eseguire l’ordine di guardare le proprie mani durante il sogno.

“Facendo questo, il sognato si rende conto che tale comando arriva da qualche parte e allora si ricorda dell’altro mondo. Si ricorda del sognatore”.[3]

Da quel momento può iniziare il vero lavoro sul sogno. Le mani, in questo caso, non hanno importanza in quanto tali, ma sono solo un espediente strategico. In realtà, potrei usare qualunque altro oggetto o parte del corpo, poiché ciò che conta è ricordare l’ordine di fare qualcosa durante il sogno e di eseguirlo effettivamente. A questo scopo, nell’astrosciamanesimo impiego le Medicine Spirituali (e le parti del corpo in cui sono collocate) ottenute durante i rapporti con gli Spiriti Totem o le Guide. Una volta che imparo questo trucco (e la cosa all’inizio richiede costanza e pazienza), si tratta di sostenere l’immagine di una di queste Medicine nel sogno, cioè di continuare a mantenerla a fuoco e fare in modo che non sparisca.

Se inizia a scomparire, posso pronunciare il nome di quella Medicina o spostare lo sguardo su altri oggetti, per poi ritornare di nuovo alla Medicina quando anche questi tendono a scomparire. Lo scopo è quello di riuscire via via a sostenere la visione di più cose e di tutto l’insieme scenico. In questo modo, potrò essere in grado di esplorare agevolmente località precise e definite nelle realtà non ordinarie del sogno, e riuscire a individuare i territori specifici dei Settori anche in questa dimensione.

A volte accade che vi sono incubi o sogni che disturbano. Ricorda che spesso la tua parte sacra cerca di comunicare con te in modo simbolico e attraverso codici. Entrando in buona relazione con i tuoi sogni, hai la possibilità di individuare i modelli che sono operativi nella tua vita e di conoscere i principali protagonisti della tua storia. Potrai individuare chi sono gli ispiratori, gli aiutanti, i sabotatori, gli stimolatori, e il modo in cui la tua storia si riallaccia ai miti del tuo tempo, a quelli antichi, a quelli della Terra e dell’universo.

La risposta è nei sogni. Sognare sempre. Entrare nel mondo dei sogni e non uscirne mai. Vivere nei sogni per il resto del tempo (Haruki Murakami)

Una delle due grandi arti degli stregoni dell’antico Messico, oltre a quella dell’agguato, è sempre stata la pratica del sogno. Don Juan, nelle opere di Carlos Castaneda, definisce quest’arte come un modo di sognare in cui non si perde completamente coscienza e che inizia quando si diventa consapevoli che si sta sognando. I sogni diventano molto reali, perché in essi lo stregone può agire in base al suo Intento e fare scelte precise. Egli possiede il potere di cambiare il corso degli eventi e la realtà delle situazioni.

“Ma tutto questo non è importante”, sottolinea Don Juan. Ciò che conta è “il gioco della percezione. Sognare o tendere l’agguato significa espandere il campo di quello che si può percepire ad un punto inconcepibile per la mente”.[4]

In certe tradizioni dei nativi d’America la vita onirica è aperta pubblicamente come forma di servizio comunitario. Gli Irochesi (Huron e Seneca) impiegano il sogno come forma di religione. Essi sostengono che attraverso i sogni la parte nascosta della psiche rende visibile i suoi desideri. Se non realizza questi desideri, essa si arrabbia. I desideri nascosti vengono considerati come la base di tutti i problemi individuali e collettivi.

Gli Irochesi svilupparono un sistema che consentiva al sognatore di recitare i suoi sogni socialmente (Iroquian Dream Cult). Nonostante essi fossero un gruppo molto disciplinato e con precise regole morali, durante tale recita al sognatore veniva concesso di andare oltre le etiche convenzionali, fino ad arrivare anche ad avere rapporti sessuali con mogli di altri, se questo era un evento costante in un sogno. Questo processo consentiva la liberazione dei desideri inconsci e la prevenzione di malattie fisiche e mentali. Gli sciamani dello Zambia ottengono proprio attraverso i sogni il potere di diagnosticare le malattie, tanto che possono fornirne descrizioni accurate senza nemmeno incontrare il loro cliente.

Se hai avuto un sogno o un incubo, puoi chiedere alla tua Guida se esso ha degli insegnamenti importanti da darti a proposito o se il suo contenuto fa semplicemente parte del processo di rilascio. In quest’ultimo caso, puoi svolgere un breve rituale finale di liberazione dei rancori contenuti nel sogno e ringraziare per il lavoro di pulizia che è stato svolto durante il tuo riposo. Nel caso in cui la Guida ti risponda che il sogno contiene informazioni importanti, o qualora tu voglia saperne di più, puoi recarti nel perimetro del Grande Albero o Spirito Cerchio e allestire uno schermo. Qui puoi chiedere che il sogno venga ripetuto per te come se fosse un film alla moviola. Ferma la pellicola quando lo desideri, e chiedi alla Guida di interpretare i vari episodi. Gli Spiriti Guida sono in genere interpreti dei sogni molto abili. Quando ne hai terminato la visione, chiedi alla Guida se è il caso di fare ritorno nel sogno per cambiare, liberare, completare o guarire una parte di esso.

Dopo aver sognato, come dopo un viaggio sciamanico, è fondamentale trascrivere al più presto il contenuto dell’esperienza. E’ il modo migliore è più a portata di mano per radicare e dare forma  all’essenza del mondo sciamanico. Inoltre, ciò impedisce all’ego di ingannare con depistaggi e perdite di memoria.

“La registrazione di questo materiale interiore sviluppa l’interscambio tra i mondi interiore ed esteriore. Questo interscambio può essere paragonato ad un segno dell’infinito in cui un cerchio è il mondo interiore, mentre l’altro è il mondo esteriore. Una documentazione scritta serve come prova di documentazione di questo scambio”.[5]

Da: Franco Santoro, The Voyage Through the Zodiac, Findhorn Press

[1] Ernst Aeppli, I sogni e la loro interpretazione, Astrolabio, p. 58.
[2] Carlos Castaneda, Journey to Ixtlan, Pocket Books, p. 98.
[3] Victor Sanchez, Gli insegnamenti di Don Carlos: applicazioni pratiche delle opere di Carlos Castaneda, Ed. Il Punto d’Incontro, p. 183.
[4] Florinda Donner, Essere nel sogno: una iniziazione al mondo degli stregoni, Ed. Il Punto d’Incontro, p. 8.
[5]Steinbrecher, The Inner Guide Meditation: A Spiritual Technology for the 21st Century, p. 95.

Ricercati, cacciatori di taglie e tocco astrosciamanico

Febbraio 18, 2015 by admin

Il partner è il ricercato pwanteder eccellenza della realtà separata, sulla cui testa abbiamo posto la massima taglia, vivo o morto. Ognuno di noi nel dramma della polarizzazione è sia cacciatore sia preda, sia bounty hunter sia ricercato.

La via di Mezzo, o via di Pahai (il Sacro Cono) è una svolta radicale della mente e delle emozioni asservite alla polarizzazione, al Sistema Binario.

La via di mezzo implica la consapevolezza di una linea mediana di esperienza, priva di polarità e assolutismi. È una via di apertura all’abbondanza che deriva dal rilascio della percezione separata.

Il celibato e il rapporto di coppia costituiscono gli ingranaggi polari su cui si fonda la realtà separata.

Da un lato il rapporto di coppia, dall’altro la sua negazione.

Il rapporto di coppia, il sogno di incontrare il partner ideale, è l’argomento di vendita principale della realtà separata.

Finché continua ad esserci questo argomento di vendita e il relativo compratore, la realtà separata seguita.

Fin tanto che abbiamo questa idea in testa che la felicità consiste nell’incontrare il partner e l’anima gemella, ritorneremo sempre nella realtà separata, perché è l’unico luogo in cui questa idea esiste.

Nelle altre realtà questa idea non sussiste perché le polarità sono unite e non scisse.

La natura multidimensionale ha già i due poli integrati. Laddove per un essere umano la mano sinistra e quella destra sono parte del suo stesso corpo, per cui l’idea di andare alla ricerca di una delle due mani è assurda, per un essere multidimensionale l’altra polarità fa già parte del suo corpo.

Quindi l’idea di trovare il partner ideale è tanto assurda multidimensionalmente quanto per un uomo con entrambe le mani è l’idea di incontrare l’altra sua mano.

Tuttavia, tra le righe ora sussurro e poi mi fermo, che è proprio in tale assurdità che si cela il senso creativo e piacere agonistico della realtà separata, ossia la nobile sfida di rendere l’assurdo reale.

Il nostro partner è sempre con noi, ma come conseguenza dell’amputazione della nostra percezione riusciamo a vederlo solo separato, negli altri, che sono parti di noi, che riusciamo a vedere solo come separate.

Per cui la vita nella realtà separata è una costante caccia al partner, che si sviluppa con miriadi di strategie. C’è la parte della caccia, allorché l’individuo è privo del partner, e poi c’è la parte relativa alla conservazione della selvaggina, una volta che il partner è stato trovato, ma può sempre scappare o essere catturato da altri.

Poi, e questo succede sempre, c’è la fase finale della separazione dal partner, della sua inevitabile amputazione, uccisione, che porta conseguentemente a una successiva caccia al partner, ecc.

Questo è il circolo vizioso della realtà separata, un sistema commerciale estremamente efficace, che nel gergo astrosciamanico chiamiamo CUA (Configurazione Umana Arbitraria).

Un sistema commerciale è efficace quando non si esaurisce mai, quando continua a tenere in pugno i suoi clienti, attizzando in loro il desiderio del prodotto, fornendone una parziale soddisfazione, per poi mortificarlo, onde creare un ulteriore desiderio, che porta a un successivo acquisto del prodotto.

Un sistema commerciale è inoltre assai efficace allorché offre un’ampia gamma di prodotti intesi a raggiungere più clienti possibili. Di conseguenza tale sistema crea prodotti specializzati onde garantire la massima diffusione tra ogni categoria economica, sociale, culturale, generazionale della popolazione.

In realtà il prodotto è sempre lo stesso, è di marca CUA, cambia solo l’etichetta e qualche ingrediente irrilevante.

Quindi esiste la ricerca del partner per soli scopi di soddisfazione sessuale, che è in effetti il prodotto più venduto, sebbene in molti paesi è disponibile solo nel mercato nero, così come la ricerca del partner per motivi romantici, o di procreazione, per conseguire potere, prestigio, protezione, per uniformarsi a precetti sociali o religiosi, per svolgere pratiche rituali, per conseguire l’ìlluminazione o addirittura, per andare oltre il CUA stesso.

Quest’ultimo prodotto è quello di massima sofisticazione, proprio perché rivolto appositamente a coloro che non ne possono più del CUA e di ricercare un partner di serie. Questi utenti sono coloro che hanno provato tutti i prodotti precedenti, di conseguenza a loro occorre propinare qualcosa di alternativo e progressista. Quindi non più relazioni con un partner tradizionale, bensì quella con un compagno multidimensionale, onde dare vita alla coppia trascendentale, tantrico multidimensionale spirituale, sciamanico aliena, al fine di liberarsi dal CUA.

Ovviamente, tale prodotto non è venduto con il marchio CUA, bensì con quello di un’azienda alternativa, che ufficialmente è contraria al CUA.

In apparenza è un’operazione economica suicida, che tuttavia soddisfa le condizioni di un sistema commerciale molto efficace, ossia quelle di attizzare il desiderio e non consegnare il prodotto finale. Ne consegue quindi che al fine di andare oltre il CUA, si tratta di continuare a restare nel CUA.

La realtà separata copre tutti i gusti, sia quelli legali, sia illegali, bassi ed elevati, e in questo modo gestisce tutto il mercato, anche quello clandestino, insomma tutto, per cui attenzione poiché il CUA si annida anche CUA, in questo articolo, in ciò che vi sto vendendo.

La realtà separata, il CUA (Configurazione Umana Arbitraria), si fonda sulla sollecitazione di un desiderio per un prodotto, che viene pagato, ma che non è mai consegnato. Il CUA è un fondo di investimento a massimo livello di rischio, è un gioco d’azzardo, una lotteria.

Il compratore acquista il biglietto della lotteria, attizzato dal desiderio di poter vincere, e continua a pagare e pagare, senza mai vincere nulla. Di tanto in tanto, può fare una piccola vincita, ma quella vincita rafforza ancora di più il suo desiderio e la sua tendenza a comprare altri biglietti. È così fissato dal desiderio di vincere, che si dimentica il motivo per cui vuole vincere e quello che rimane è solo l’idea del biglietto della lotteria.

La ricerca del partner ideale, della polarità opposta, funziona allo stesso modo.

L’altro ingranaggio della realtà separata è il celibato, che si sviluppa sovente sulla base delle considerazioni elucidate in precedenza. Ossia, visto che la ricerca del partner non porta a nulla, ne consegue che la via retta è quella del celibato.

Il problema è che il celibato è pure esso un prodotto del CUA.

Posso dedicare la mia vita al rapporto con Dio, a ricercare la verità, ecc.

Questo è di nuovo il sistema binario, che tende sempre a creare polarizzazione. Dio diventa un oggetto di ricerca, e il celibato un altro prodotto per ricercare qualcosa che non troverò mai.

E allora qual è la via di uscita?

La via di uscita è la via di uscita, ossia si tratta di uscire dal CUA, perché finché siamo nel CUA siamo dentro ad esso e non fuori. Non è possibile trovare la via d’uscita dentro al CUA, perché essa è solo fuori.

Per uscire si tratta di essere casti, di lasciare andare sia la ricerca del partner sia la sua negazione, e allo stesso tempo di coltivare sia la ricerca del partner sia il suo rilascio.

Questa è la via di mezzo, una via di castità, non di celibato.

La via di mezzo, quella di Pahai, è un processo di integrazione, di fusione dell’essere.

La via di mezzo è un percorso di amore che abbraccia tutto quello che incontra, pienamente e incondizionatamente, senza alcun attaccamento.

Si differenzia dalla ricerca del partner del CUA perchè è priva di caccia o preservazione. Si fonda sull’incontro e la fusione con l’altro, per proclamare l’unità degli opposti. Ogni incontro celebra il ritrovamento dell’altra parte, che è incorporata totalmente e non necessita essere più cercata. Ogni incontro celebra anche il rilascio della separazione, l’idea di inseguire il partner, di preservarlo.

Il tocco astrosciamanico è la via di mezzo per eccellenza.

Ogni tocco rappresenta il ritrovamento del partner e la sua incorporazione. Ogni tocco è completo in se stesso, implica la consegna finale del prodotto.

La via di mezzo, a differenza del CUA, è un sistema commerciale estremamente inefficace. Il prodotto è consegnato sempre, e senza spesa alcuna, e una volta ricevuto il prodotto non è necessario riceverne altri.

Non si tratta di trovare il partner ideale o di essere celibi, di fare sesso o meno.

Ciò che conta è diventare esseri multidimensionali.

Un essere multidimensionale si muove oltre gli opposti, oltre l’assurdità del sistema binario del CUA…

Tuttavia, tra le righe ora sussurro e poi mi fermo, che è proprio in tale assurdità che si cela il senso creativo e piacere agonistico della realtà separata, ossia la nobile sfida di rendere l’assurdo reale.

Franco Santoro

Il Gioco del Sacro Cono

Febbraio 18, 2015 by admin

coneLa realtà umana, quella che percepiamo come esseri umani, è una Configurazione Umana Arbitraria (il CUA) una simulazione organizzata come unica realtà.

Non esiste possbilità di cambiare questa realtà a meno che il cambiamento non faccia parte della simulazione stessa, un fattore piuttosto improbabile secondo le fasi attuali di simulazione.

Più ci ostiniamo a cambiare questa realtà, più essa si rafforza, poiché essa si nutre tramite il cambiamento, l’alternanza delle polarità.

Non è nemmeno possibile uscire da questa realtà, poiché anche il desiderio di uscirne fa parte della realtà simulata stessa.

Esiste solo una possibilità, che ovviamente nel momento in cui è esternata addiviene parte della simulazione stessa.

Indi l’impossibilità a esternarla veramente.

Indi la necessità da parte di chi riceve l’esternazione di questa possibilità di averne un’esperienza diretta.

Nel Provisional Order, descriviamo tale possibilità attraverso la strenua determinazione di sostenere pienamente e fedelmente il CUA, riconoscendolo come l’unica realtà possibile.

Non esistono quindi realtà parallele, o altre dimensioni, se non nella mitologia, nella religione convenzionale e nella finzione artistica o ludica. Tali realtà, nella misura in cui sono riconosciute come mitologiche, religiose, artistiche o ludiche nel CUA, noi accettiamo pienamente.

Nell’esercizio dell’accettazione del CUA come unica realtà, noi dedichiamo parte del nostro tempo ad attività artistiche e ludiche. Una di queste attività è il Gioco del Sacro Cono.

Il Gioco del Sacro Cono è una simulazione a tutti gli effetti al servizio del CUA.

Non stiamo cambiando il CUA, non stiamo cambiando noi stessi, gli altri o il mondo.

Stiamo solamente giocando.

Tutto il lavoro di rilascio delle emozioni fa parte di questo Gioco.

Tutto il lavoro sugli intenti fa parte di questo Gioco.

Tutto il lavoro sui Doppi dell’Alto e del Basso fa parte di questo Gioco.

Stiamo solamente giocando.

Nel CUA non intendiamo cambiare nulla, a meno che ciò non sia deciso dal CUA stesso.

Accettiamo che il CUA continuerà ad esistere.

Operiamo per il mantenimento del CUA.

Accettiamo che non possiamo uscire dal CUA.

Riconosciamo che nel CUA è concesso giocare.

Il Gioco che vi propongo non è un solitario, è un Gioco di gruppo.

Vi propongo di giocare insieme.

E quando nel CUA accettiamo di giocare insieme ad altri LA VITA È BELLA.

Gli Stati Handoriani sono una realtà parallela simulata disponibile per creare un contatto con noi.

Gli Stati Handoriani ricevono emozioni (Graha) in cambio di esperienze nei loro territori, siti dove ogni desiderio è soddisfatto.

Il Gioco consiste nell’esternare tali emozioni, tramite il Sacro Cono (Pahai), uno strumento predisposto al contatto con gli Stati Handoriani.

Il Sacro Cono è una zona franca di simulazione in cui si rilasciano emozioni di qualunque natura, e si riceve la manifestazione di qualsiasi desiderio e intenzione.

Il Gioco comporta liberare ogni emozione e soddisfare ogni desiderio.

Il Gioco si articola in una serie di livelli e modalità.

Il Gioco si fonda sull’incessante ripetizione delle varianti del Rituale Base del Sacro Cono.

Il Gioco è un Gioco, non è la realtà.

Giocando la realtà della vostra vita non cambierà.

Continuerete ad essere quello che siete sempre stati.

I problemi che avete continueranno ad esserci, così come i desideri, sebbene potete giocare a lasciare andare i problemi e soddisfare i desideri.

Le persone e le situazioni difficili continueranno ad esserci, sebbene potete giocare a lasciarle andare o a cambiarle, incontrando magari le persone e le situazioni che desiderate.

Giocando avrete solo l’esperienza del Gioco, un’evasione provvisoria dalla realtà.

Questa realtà è la migliore possibile, perché ci permette di giocare.

Se volete giocare con noi, cercate il nostro campo di gioco.

© Franco Santoro

(11.11) 180215

Nota: Tutte le informazioni fornite in questa sezione sono intese esclusivamente come lettura ricreativa e in quanto parte di una simulazione, che non si propone in alcun modo di sostituire la percezione della realtà e la diretta esperienza del lettore. Non appoggiamo necessariamente nessuna delle idee espresse in questi articoli, incluse le nostre.

Trance e stati sciamanici di coscienza

Febbraio 17, 2015 by admin

aaaqAIl termine “trance” deriva dal latino “transire”, che significa “andare oltre” o spostarsi da uno stato a un altro. Sebbene questa parola nel linguaggio consueto sia associata con stati di coscienza alterati e fuori dell’ordinario, nella realtà pratica la trance si estende in ogni aspetto della vita umana, la meditazione, il viaggio sciamanico, il sogno al guardare la televisione, leggere il giornale e fare i lavori di casa. Vi sono diversi tipi di trance, consapevoli e inconsapevoli. La tipologia più diffusa è la trance inconscia, in cui scambiamo quello che crediamo ci succeda, la nostra percezione illusoria o limitata della realtà per la realtà effettiva.

Entrare in trance cosciente o in uno stato sciamanico di coscienza, significa muoversi in una condizione estatica di consapevolezza, con una percezione che va oltre ciò che i sensi fisici apparentemente segnalano. Ciò che percepiamo nella vita ordinaria corrisponde esclusivamente ai tipi di realtà cui abbiamo deciso di attribuire un significato. Ci siamo condizionati a vedere il mondo secondo un certo programma e, quando spostiamo la consapevolezza, muovendoci oltre la mente ordinaria, che continua sempre a ripetere quel programma, allora possiamo percepire il mondo in un altro modo.

Una delle prospettive essenziali dello sciamanesimo è che non siamo esseri fisici: siamo campi di energia o facciamo parte di un Tutto o piuttosto, e in un’accezione più propriamente sciamanica, l’intera nozione di io, noi, intesa come separata da tu e loro, non ha alcun senso.

Negli ultimi millenni l’umanità pare essersi allontanata da questo tipo di consapevolezza per confinarsi quasi esclusivamente nell’identificazione con il corpo fisico e nell’idea di essere un’unità frammentata (poco importa se la chiamiamo ego, personalità, sé o anima). Un modo in cui possiamo riuscire di nuovo a percepire gli altri e il mondo nella loro forma di unità originaria è attraverso i viaggi e le esperienze sciamaniche.

La trance e gli stati sciamanici di coscienza fanno parte della struttura genetica di base degli esseri umani. Ognuno di noi ha il bisogno genetico di avere esperienze estatiche. Il problema è che tali esperienze, come evidenziano molti dei termini impiegati per identificarle (alterazione della coscienza, trance, ecc.), sono spesso considerate anormali e pericolose. Nella maggioranza delle società umane contemporanee esse non sono accettate socialmente e non trovano alcun posto nei sistemi di educazione. Di conseguenza finiscono sovente con l’esprimersi attraverso manifestazioni devianti come alcoolismo, tossicodipendenza, criminalità, perversioni, ecc. o attraverso l’uso di sostanze allucinogene.

Buona parte dell’umanità sembra vivere in uno stato di ecstasy deprivation (privazione dell’estasi), come lo chiama l’antropologa Felicitas Goodman, una mancanza di trance consapevole, pura, naturale, non repressa o indotta artificialmente da droghe e allucinogeni. L’esperienza di trance estatica è un bisogno fondamentale per l’uomo. Il contatto con la fonte di soddisfazione di tale bisogno è disturbato da qualcosa che è successo in un passato che si estende ben oltre le documentazioni storiche ufficiali.

Secondo alcuni antropologi, le esperienze estatiche e il rapporto con le realtà non ordinarie costituivano l’aspetto tipico dei popoli che vivevano anticamente sul nostro pianeta. Si trattava di gente nomade, dedita alla caccia o alla raccolta ciclica dei prodotti della terra, che col tempo finì con l’estinguersi o trasformarsi in agglomerati tribali fondati sull’orticoltura. Con questo passaggio, dalla caccia, o raccolta spontanea, all’orticoltura, si accelerò il processo di separazione dalla coscienza dei popoli precedenti. Con lo sviluppo delle società agricole e in seguito di quelle urbane, questo processo divenne poi definitivo. Le documentazioni sulle esperienze estatiche delle popolazioni primordiali iniziarono probabilmente a svilupparsi allorché le società basate sull’orticoltura si erano già insediate. Queste società tramandarono una serie di strumenti e istruzioni al fine di preservare l’accesso alle esperienze dei loro antenati. Il procedere degli eventi accentuò tuttavia la separazione da questo vissuto e lo rese in seguito incompatibile con la prospettiva dualistica di dominio e potere che prevalse su gran parte del nostro pianeta.

Nelle società recenti sono state generalmente ignorate altre possibilità di percezione oltre quelle del corpo fisico. Le cose che vedo con gli occhi fisici, identificate con un nome e uno spazio specifico, sono state estratte dalla loro unità originaria e trasformate in entità separate. Esse possiedono contorni netti e sono distaccate tra di loro da aree definite in genere come niente o vuoto. Il riconoscimento delle entità separate attraverso la negazione degli spazi di vuoto rappresenta la condizione su cui si fonda la percezione ordinaria della maggior parte degli esseri umani.

Vediamo e identifichiamo gli spazi fisici a cui abbiamo deciso di attribuire un significato, ma non vediamo nulla nelle aree che esistono tra questi spazi perché abbiamo stabilito che esse non possiedono alcun senso.

L’umanità sembra vivere in una realtà simbolica in cui solo ciò che è definibile convenzionalmente assume significato, mentre tutto il resto scompare dal campo della visione e dimora in una dimensione circondata dal mistero.

Ci siamo allontanati da qualcosa di cui un tempo eravamo consapevoli, instaurando una mitologia di separazione dove l’unità e l’estasi sono i tabù più radicati. Poiché crediamo di essere individualità distinte dagli altri e dall’ambiente, tendiamo a investire notevoli energie per sfruttare i nostri simili e la Terra, agendo come le cellule separate di un tumore. Questo provoca danni immensi al pianeta e a noi stessi.

Così come ci siamo separati dalla Terra, allo stesso modo abbiamo tagliato i ponti con la dimensione del Cielo. Attraverso l’adesione cieca ai condizionamenti religiosi e sociali, ci siamo negati l’accesso diretto al Divino, rassegnandoci a ricorrere a strutture gerarchiche che detengono il potere spirituale e che fungono da mediatrici tra noi e Dio.

Nella pratica sciamanica ognuno può ottenere la sua visione ed esperienza spirituale senza mediazioni da parte di strutture prestabilite. Per recuperare questa esperienza non si tratta tuttavia di combattere le strutture gerarchiche o di colpevolizzare le autorità politiche e religiose. Questo è quello che l’uomo ha continuato a fare fino a ora e ciò è servito, a mio vedere, solo a creare maggiore rancore e separazione.

Per conseguire la visione e l’esperienza estatica occorre rinunciare al vittimismo. È l’attaccamento a questa condizione che ci impedisce di prendere responsabilità e  ci spinge ad agitarci freneticamente nella ricerca di un benessere che non giungerà mai.

Secondo la visione sciamanica, così come la percepisco, la vera rivoluzione consiste nell’avere il coraggio di affrontare il mondo interiore poiché è da esso che emana tutto ciò che sembra esistere al di fuori. Ciò non significa che occorre limitarsi a fare viaggi sciamanici o a entrare in stati di trance. Queste esperienze sono importanti, ma è necessario compiere anche azioni fisiche.

Talvolta si tratta di essere semplici e di vedere il mondo con l’ingenuità di un bambino. Per esempio, possiamo andare tra gli alberi in mezzo alla natura, e prendercene cura o parlare con essi. Gli alberi e gli animali troveranno un modo per rispondere e per dirci qualcosa su noi stessi.

Qual è la differenza tra gli uomini e le piante? Esse non giudicano. Noi creiamo problemi complicati con i nostri giudizi e la convinzione che i nostri problemi siano dovuti a qualcosa che ci è stato fatto o che esiste al di fuori di noi. Quando lo facciamo, creiamo ulteriori separazioni e contribuiamo solo ad aumentare lo stato di malessere.

Altre azioni fisiche riguardano gli aspetti ordinari della vita: lavorare, cucinare, camminare, giocare, lavare, guidare, parlare, ecc. In ogni momento posso scegliere di percepire da una prospettiva sciamanica.

In occidente ciò che conta è la meta. Per ristabilire la connessione con la Terra e il Cielo ciò che importa è il presente, non la destinazione. Le trance o stati sciamanici di coscienza hanno a che fare con il presente e con il farci uscire dalla trance più pericolosa: quella dei condizionamenti e delle convenzioni quotidiane.

La realtà è che sulla Terra siamo sempre in un qualche stato di trance e il lavoro effettivo consiste nell’imparare a equilibrare tali stati e a comprendere che non possiamo entrare in una trance sciamanica senza venir fuori dalla trance in cui già ci troviamo. Quando v’è squilibrio viviamo in uno stato di allucinazione in cui percepiamo dolore, rabbia e ogni tipo di rancore. Quando v’è equilibrio scegliamo di aprirci consapevolmente solo agli stati di trance che apportano amore, estasi, pace e ogni tipo di benessere a noi stessi e agli altri.

Aprirsi agli stati sciamanici di coscienza e alle realtà non ordinarie significa dire veramente sì alla vita ed essere pienamente responsabili. Vuol dire accettare di diventare una parte cosciente dell’universo, scegliere di avere fiducia in un disegno divino, identificarsi con la massima espressione di luce del nostro essere e andare ancora più avanti per proiettare questa luminosità su tutto ciò che ci circonda. È un processo che richiede solo il nostro consenso individuale.

In definitiva, si tratta di una scelta tra uno stato di totale presa di responsabilità riguardo la propria percezione del mondo e una condizione di vittima passiva ad eventi determinati da altri. La presa di responsabilità avviene in modo graduale, tramite un’opera progressiva di guarigione che attraverso prove ed esperienze libera via via blocchi e rancori.

È un processo doloroso per l’ego in quanto l’impossibilità di individuare colpevoli all’esterno gli impedisce di trovare un luogo di rifugio per preservare le sue allucinazioni. Allo stesso tempo, questo processo è un atto di amore inteso a determinare con cautela l’accesso ai propri inesauribili strumenti di potere. Questi strumenti sono rimasti sepolti nei territori inesplorati del mondo interiore. L’unico modo per accedervi consiste nell’andare oltre la trance della realtà cosiddetta ordinaria. Ciò può accadere spontaneamente e senza l’impiego di procedure particolari.

La precarietà e l’illusorietà della realtà convenzionale è tale che chiunque può accedere alla percezione di ciò che esiste al di là. A questo riguardo si tratta solo di prendere in considerazione e sviluppare una serie di esperienze a cui comunemente non si attribuisce alcun senso: per esempio, sogni, visioni, fantasie, intuizioni, ombre, spazi di vuoto tra un oggetto e l’altro, ecc. Una modalità più operativa consiste nell’impiegare tecniche specificatamente sciamaniche. Il loro compito è creare spazi di vuoto nella coscienza e facilitare così l’accesso a nuovi canali di comunicazione.

L’esperienza di base dello stato sciamanico di coscienza è di carattere estatico e un mezzo importante per realizzarla consiste nell’impiego di particolari stimoli, in grado di produrre alterazioni nelle percezioni fisiche, e nel riferimento a un contesto rituale e religioso. A questo riguardo sono state tramandate diverse possibilità. Talvolta si tratta di metodi cruenti o di difficile gestione, come il ricorso a sostanze velenose o piante allucinogene, lunghi digiuni, pratiche dolorose di iniziazione, ecc. In altri contesti vengono impiegati strumenti non traumatici e gioiosi, come il canto, la danza, il tambureggiamento, determinate posture del corpo, o altre semplici pratiche rituali. Mentre i primi metodi espongono al rischio di ripercussioni dannose sul piano fisico o mentale e necessitano in genere di una preparazione raramente accessibile all’uomo contemporaneo, i secondi, oltre a essere molto efficaci, sono sicuri e alla portata di chiunque desideri sinceramente avere un’esperienza sciamanica.

“La trance nella cultura occidentale” dice Michael Harner “è spesso associata con l’attività medianica, che a sua volta è sovente caratterizzata dall’amnesia. Il medium che parla in stato di trance medianica in genere non ricorda ciò di cui ha avuto esperienza. Inoltre la trance medianica comporta una presa di possesso delle facoltà del medium da parte di una qualche entità spirituale. E questo non è affatto ciò che accade nello stato sciamanico di coscienza poiché qui si è in grado di ricordare quello che è successo e […] non v’è perdita di controllo delle proprie facoltà come nei cosiddetti casi di possessione da parte di entità esterne”.[1]

Per lo sciamano, inoltre, la trance o la visione non costituiscono l’obiettivo: ciò che conta è riportare conoscenza e potere per guarire sé stessi e gli altri e dare così un contributo alla rigenerazione della vita sociale. Nelle antiche culture tribali la trance veniva riconosciuta come tale e aveva quindi un suo posto preciso nell’ambito della struttura sociale.

Una volta che si raggiunge lo stato sciamanico di coscienza, l’elemento decisivo che determina l’esperienza estatica è sempre rappresentato dalla volontà di riceverla. L’esercizio di questa volontà richiede pratica e pazienza in quanto si scontra sovente con il muro di ostacoli (dubbi, paure, incertezze, sfiducia, ecc.) messo in piedi dai sistemi di censura dell’ego.

Nonostante le forti opposizioni e i condizionamenti culturali contrari, gli stati non ordinari di coscienza sono regolarmente oggetto di esperienza da parte di ogni essere umano. Ciò che manca semmai è la disponibilità a riconoscerli o dare a essi importanza. Per coloro che sono disponibili ad aprirsi a questa strada e che si mettono effettivamente in cammino, le risposte ben presto arrivano in modo inequivocabile e cristallino. Un mondo estatico e meraviglioso si definisce in tutti i suoi particolari e dona un senso di indicibile amore e bellezza. Quando ciò accade, la classica domanda che si pone la maggior parte dei ricercatori è: “Ma mi sto inventando tutto?”. La risposta a tale quesito è la chiave segreta del lavoro sciamanico.

© 1999 Franco Santoro

[1] “The Ancient Wisdom in Shamanic Cultures: An Interview with Michael Harner conducted by Gary Doore” in Shirley Nicholson (ed.), Shamanism: An Expanded View of Reality, The Theosophical Publishing House, p. 15.

Vision Quest

Febbraio 17, 2015 by admin

La ricerca della visione (Vision Quest) è un periodo coraggioso e solitario di meditazione, preghiera e rinuncia, allo scopo di incontrare uno Spirito Guida e ottenere una visione di guarigione o una medicina per sé stessi e gli altri (intesi come parti di sé stessi).

Si tratta di un lavoro molto intenso che consente di creare un collegamento con le radici della Terra e di trovare o ridefinire, a tutti i costi, il proprio vero Intento. In genere viene praticata in un luogo selvaggio (un bosco, una montagna, un deserto, ecc.), dormendo all’aperto, digiunando e rimanendo soli per la durata di due o anche molti più giorni.

“Sul piano mitico, una ricerca della visione è un viaggio eroico, un cimento simbolico di prove apparentemente insormontabili che ha luogo in una regione sacramentale di potere naturale cosicché possiamo renderci conto che siamo molto di più di ciò che le nostre credenze limitate ci hanno fatto credere…. Sul piano fisico, la ricerca della visione è un esercizio di sopravvivenza, (in cui) l’individuo vive in uno stato sensibilizzato di consapevolezza corporea e sente la connessione con gli elementi e le cose viventi del mondo naturale. Stati fisici di debolezza e vuoto … provocano emozioni e paure … (e) il corpo risponde alla sfida fornendo all’individuo fonti inaspettate di forza e vitalità. A livello transpersonale, ricerchiamo la visione per trovare la conoscenza del Sé. Questa conoscenza è arricchita dalla saggezza dell’inconscio collettivo ed è la base per il riconoscimento della nostra posizione fisica e spirituale su Grande Madre Terra. La percezione del nostro vero posto nella natura non è tuttavia possibile se non muoviamo i primi passi esitanti per andare oltre i margini della nostra esperienza. La ricerca della visione fornisce un mezzo antico e sperimentato per intraprendere questi primi passi”. (S.Foster/M.Little, The Sacred Mountain)

Per poter affrontare una ricerca della visione l’Intento è indispensabile. E’ necessario che tu sia sicuro riguardo ciò che vuoi poiché in caso contrario non ti sarà possibile riconoscerlo quando lo incontri, correndo quindi il rischio di essere depistato.

L’Intento non deve essere comprensibile o significativo per gli altri: ciò che conta è che lo sia per te. In una ricerca della visione operi da solo e in condizioni piuttosto dure: se la tua motivazione è debole e se ti fai facilmente dissuadere dalle situazioni esterne o tendi ad agire per compiacere gli altri, è probabile che non sei ancora pronto per questo tipo di lavoro.

Da notare inoltre che, onde procedere lungo il sentiero sciamanico, non è indispensabile fare uso di questa pratica così come viene descritta di seguito. A seconda delle tradizioni e dei lignaggi di ciascun individuo le caratteristiche tecniche e il contenuto delle esperienze possono variare enormemente.

Per evidenziare l’apertura e la volontà di eliminare ogni tipo di barriera alcune tradizioni invitano a restare completamente nudi e a dormire all’aperto senza alcun riparo, ad eccezione di quelli forniti sul posto dalla natura.

Nel mondo contemporaneo, a causa delle leggi e delle mentalità prevalenti, è difficile trovare luoghi in cui mi posso permettere di girare indisturbato in tale stato. Data la sacralità del lavoro, è preferibile rinunciare ad atteggiamenti che possono essere fonte di provocazioni spiacevoli sul piano politico e sociale. Ciò che conta è sempre l’Intento dell’azione: gli aspetti coreografici e rituali sono di grande utilità nella misura in cui non creano seri problemi per me stesso e gli altri.

La ricerca della visione, grazie al contributo di diversi ricercatori, è ritornata ad essere una pratica piuttosto diffusa nell’ambito della spiritualità contemporanea. In genere questo lavoro si sviluppa in quattro stadi.

Il primo è quello della separazione e consiste nel lasciare andare ogni legame energetico con la vita convenzionale: lavoro, relazioni, famiglia, amici, casa, abitudini, ecc. E’ un’operazione che richiede un lungo e graduale lavoro di preparazione. Durante questo periodo, e soprattutto in quello immediatamente precedente all’inizio della vision quest, vi possono essere situazioni di crisi e conflitto che hanno la funzione di servire da fertilizzante per la visione.

Questo processo si accentua durante il primo o secondo giorno di ricerca allorché inizi a sconvolgere e a rallentare le modalità dei tuoi automatismi e ritmi consueti. Seguono alcuni commenti esperienziali:

“I primi due giorni sono i più terribili. Mi sono impegnato a restare fermo nello spazio del Sacro Cerchio. Nessuna possibilità di distrarmi facendo escursioni o passeggiate nella natura, nessuno a cui parlare. Senza diario, libri, televisione, giornali, cibo, sigarette, bevande o qualsiasi altro aggeggio con cui trastullarmi. Solo il mio corpo ed un ambiente che diventa sempre più ostile. Ma questo è nulla ed in qualche modo era prevedibile, poiché faceva parte della sfida che avevo deciso di intraprendere. Il peggio è che non c’è neanche la mia Guida, né mi arrivano visioni estatiche o apparizioni di esseri angelici, o di chissà quale Spirito che viene a raccontarmi qual è la mia missione nel mondo. Non ci sono gli Animali di Potere, ma solo insetti repellenti e fastidiosi che nemmeno mi consentono di meditare in pace. Essi si nascondono molto bene e poi pizzicano improvvisamente senza alcun preavviso. Comincio ad avere paura di non farcela. E quando giunge la notte, la paura si trasforma in panico e terrore. Ogni piccolo rumore sembra un annuncio di tortura o morte sicura. Sono venuto qui per ricevere una visione spirituale e invece tutto quello che riesco a pensare è solo se ce la farò a sopravvivere fino al mattino! La cosa mi butta ancora più giù. Questa situazione va avanti ancora durante il giorno seguente con picchi di noia atroce e stati di disperazione senza pari. Non c’è più alcuna traccia dei miei grandi ideali e ogni possibilità di fuga si sbriciola all’istante. Tra vomiti e imprecazioni, continua così fino al momento dell’incontro con la soglia”.

La soglia è l’iniziazione vera e propria. Dopo aver liberato le tossine e incontrato i Demoni più terribili del Sacro Cerchio, sei giunto ormai allo stremo delle forze. Ecco che arrivi ad un punto di non ritorno. Ora, se riesci ad andare oltre le limitazioni e a persistere nell’Intento, sei pronto per ricevere la visione.

“E’ indicibile ciò che succede in quel momento.” prosegue il racconto dell’esperienza, “Arrivato al massimo livello di oscurità e miseria, ecco che proprio non posso andare oltre. Ho da fare una scelta: morire o continuare a vivere, ma non certo come prima. Mi era capitato alcune volte di avere un’idea di tale stato nei miei viaggi sciamanici, ma ora invece ci sono proprio in mezzo con tutto il mio corpo fisico. Non c’è più la mente che mi contesta dicendo che è frutto della mia immaginazione o suggestione. Ci sono totalmente e non posso nemmeno raccontarlo a qualcuno perché sono da solo. Inoltre non posso neanche aprire gli occhi e ritornare alla realtà ordinaria, perché questo non è un viaggio sciamanico! E’ la realtà della mia vita ora! Questa constatazione mi fa rabbrividire e allo stesso tempo provoca in me un senso di benessere del tutto inopportuno, data la gravità della situazione. La cosa mi sconcerta, ma pure stranamente mi dà sollievo. Un eco di voce rimbomba dentro di me e sembra gridare: ‘sei proprio sicuro di non potere aprire gli occhi?’. Esausto, mi abbandono disteso sul terreno. Sento la mia disperazione, ma ora vedo che c’è qualcosa oltre il suo confine. Ed è proprio oltrepassando questo confine che accade il miracolo. All’improvviso tutto cambia e sembra una gran burla. Ho solamente aperto gli occhi, anche se mi sembra di averli aperti da un altro lato. Gli insetti che mi tormentano e disgustano, adesso vengono a cantarmi delle canzoni e a massaggiarmi il corpo. E sono belli, affascinanti, luminosi e perfino erotici. Saltano fuori degli scoiattoli e altri animaletti, mai visti, che mi salgono sulle spalle e mi accarezzano con le zampine. Alcuni di loro si mettono a fissarmi a corta distanza e giocano a nascondino oppure mi portano del cibo. Un gruppo di marmotte, e questo è troppo, mi racconta delle storielle divertenti e si presenta uno per uno cominciando con i nonni e terminando con i pronipoti. Per non parlare poi degli alberi e di quello che cominciano a dirmi….”

Questa testimonianza è ovviamente solo un esempio. Tuttavia, sebbene l’intensità e le modalità di sviluppo variano enormemente, in genere, dopo una prima fase di catarsi, i ricercatori si aprono ad un’esperienza fuori dall’ordinario attraverso cui procede una rivelazione o visione.

Poiché il ricercatore è ora aperto e vulnerabile, tale esperienza è in grado di apportare una trasformazione radicale e lasciare un segno permanente di guarigione nel suo sistema. In quel momento l’allucinazione dell’ego si dissolve e la medicina può operare con tutto il suo potere.

Spesso è possibile avere un incontro decisivo con lo Spirito Guida e ricevere risposte chiare ai quesiti rivolti. Una volta ottenuta la visione, nel terzo stadio (trasformazione o incorporamento), questa viene resa consapevole e integrata nella vita ordinaria. E’ una fase molto ardua in quanto si tratta di incorporare l’essenza dei doni e delle lezioni ricevute.

Ti trovi dinanzi alla scelta cruciale di accettare la visione o meno, di seguire il sentiero indicato o di rimandare ancora. Il ricercatore può fare chiarezza sul da farsi e, nel caso di incertezza, decidere di aspettare per ricevere ulteriori segnali.

Nell’ultimo stadio (riunione) lasci il luogo in cui ti sei isolato e ti ritrovi in gruppo per celebrare cerimonie di purificazione e condivisione. Via via ti prepari a compiere l’operazione principale: quella del ritorno alla vita quotidiana e dell’impiego del contenuto della visione.

In una ricerca della visione non vi sono successi o fallimenti, né possibilità di valutazione esterne riguardo alla qualità del lavoro svolto. Poco importa se hai avuto visioni od incontri con Guide e similari. Ciò che conta è esserti aperto alla sfida di un’esperienza di totalità ed essere disposto ad accettarne le lezioni.

Per quanto ne sia consapevole o meno, e sia che accadano episodi clamorosi o insignificanti, durante una vision quest, ogni partecipante riceve sempre un grande insegnamento. Lo Spirito comunica a tutti senza discriminazione e le sue parole, prima o poi, diventano chiare.
© Franco Santoro

Lavorare come pratica spirituale

Febbraio 17, 2015 by admin

L’attitudine verso il lavoro, la professione o il modo in cui prestiamo servizio in una data comunità o ambiente, ha un impatto decisivo lungo il sentiero di trasformazione e conoscenza.

Il lavoro si esprime nel suo massimo potenziale quando, oltre a svolgere una funzione pratica, diventa una forma di pratica olistica e spirituale.

In questo caso lo scopo primario del lavoro non è la remunerazione attraverso un salario, ma il senso di aver fatto qualcosa di buono, di produrre effetti tangibili a beneficio dell’ambiente ad ogni livello, e di espandere la nostra coscienza.

Il lavoro è uno dei modi più pratici con cui possiamo creare un ponte tra realtà ordinaria e non ordinaria.

“Se riesci a trasformare il tuo lavoro in una meditazione, questa è la cosa migliore. In questo modo la meditazione non sarà mai in conflitto con la tua vita. Qualunque cosa tu faccia può diventare una meditazione. La meditazione non è qualcosa di separato: essa è parte della vita. E’ come respirare, quando respiri stai meditando. Si tratta solo di spostare l’enfasi, non occorre fare altro. Ciò che fino ad ora hai fatto sbadatamente, lo fai con attenzione. Le cose che hai fatto per convenienza o per dei risultati, come il denaro, sono OK, ma puoi far sì che diventino un fenomeno superiore. I soldi sono OK, e se il tuo lavoro ti rende denaro, va bene. C’è bisogno di soldi, ma i soldi non sono tutto. Se dal lavoro puoi ottenere qualcosa in più, perché rinunciarci? Del resto non ti costa niente. Che tu lo voglia o meno, bisogna lavorare. Se lo fai con amore, potrai guadagnare molto di più”. (Osho, Il libro arancione: tecniche di meditazione, Ed. Mediterranee, p. 47)

Spesso il lavoro è purtroppo la causa dei rancori più diffusi tra gli esseri umani.

Ogni volta che ti senti di malumore o non hai voglia di andare al lavoro, prima di iniziare a rovesciare su di te e chi ti circonda una valanga di rancori di lamentela, critica e insoddisfazione, fermati un attimo.

Per cinque minuti, respira profondamente. Senti che attraverso l’espirazione stai liberandoti dei tuoi rancori. Non concentrarti sui rancori che espelli, non farci caso, guarda invece che cosa arriva nello spazio vuoto lasciato dai rancori.

Apriti alla luce che arriva e continua a lasciare andare i rancori, senza prenderti cura delle loro forme. Che importa se sono brutti e malformi. A che pro criticarli, se hai deciso di lasciarli andare. Lascia andare i tuoi pensieri su quello che fai e limitati semplicemente a respirare.

Se rilasci i rancori con l’espirazione, e fai giungere la luce con l’inspirazione, dopo cinque minuti, la situazione sarà cambiata radicalmente.

Estratto da: Franco Santoro, Manuale di Formazione Astrosciamanica, 1996.

© Franco Santoro

Astinenza dal giudizio

Febbraio 17, 2015 by admin

Finger_pointingUna tipica caratteristica della mente separata consiste nel creare problemi, elaborare giudizi e critiche, lamentarsi sia di se stessi che degli altri.

Un’utile pratica di guarigione a tale proposito è astenersi dal giudicare.

Trascorri una giornata intera astenendoti dall’esprimere e dal pensare giudizi, critiche o lamentele nei confronti delle persone o delle situazioni che incontri.

Concediti la possibilità di passare questo giorno nell’accettazione totale di ogni cosa o persona con cui hai a che fare, sia nei tuoi pensieri che nella realtà concreta.

Non importa se fai questo con convinzione o fingendo. Comportati come un attore. Gioca con questa tecnica. Puoi continuare a praticarla per 21 giorni, un giorno sì e uno no oppure anche quotidianamente.

Non occorre che tu adotti l’astensione dal giudizio in ogni momento. Si tratta di una tecnica o strategia. Basta solo la volontà di provare a fare qualcosa di diverso per un po’ di tempo.

Se fino ad ora hai dedicato buona parte delle tue energie alla ricerca di responsabilità e colpe negli altri, senza concludere nulla di buono, cosa hai da perdere? Al massimo perderai il malumore e il rancore che ne è sempre derivato.

Osserva quello che ti succede quando cessi di sprecare energia alla ricerca di errori o difetti negli altri. Concentrati invece su ciò che vedi di buono e bello, sia all’esterno che dentro di te.

Ricordati che ciò che vedi negli altri è quello che scegli di vedere. La consapevolezza del tuo ego riguardo gli errori di altri ego non è un tipo di pratica consigliata nel lavoro spirituale. Per l’ego è perfettamente lecito mettere in evidenza gli errori. Gli errori appartengono all’ego e la loro correzione procede mediante il rilascio dell’ego.

“Quando un fratello si comporta in modo folle, puoi guarirlo solo percependo in lui la sanità mentale. Se percepisci in lui i suoi errori e li accetti, stai accettando I tuoi. Se vuoi dare i tuoi errori allo Spirito Santo, devi fare lo stesso con i suoi. A meno che questo non diventi l’unico modo con cui tratti tutti gli errori, non potrai capire come tutti gli errori vengono disfatti.” (Un corso in miracoli, Testo, pp. 186)

Quando iniziai ad usare la pratica di astensione dal giudizio, mi resi ben presto conto di non sapere più di che cosa parlare con la gente. Mi accorsi che la maggioranza assoluta delle mie conversazioni erano basate sul giudizio o la lamentela verso qualcosa o qualcuno. Poteva trattarsi del governo, la chiesa, i vicini, il lavoro, la salute, gli amici, me stesso, ecc.

L’astensione dal giudizio equivaleva quindi a rimanere in silenzio. Mi sorprendeva notare questo sia in me stesso che negli altri. Era pure stupefacente scoprire quanto benefici erano gli effetti dell’astensione.

Quando smetto di criticare e giudicare gli altri, accettandoli per quello che sono, senza cercare di volerli diversi a tutti i costi, comincio allo stesso tempo ad accettare me stesso.

Spesso le critiche più severe, non riuscendo a trovare espressione in maniera diretta, si travestono attraverso battute ironiche ed osservazioni scherzose. E’ un modo per evitare l’imbarazzo di una comunicazione diretta. Tale modalità, sebbene non aggressiva od offensiva, non fa alcuna differenza ad un livello inconscio e sottile. L’inconscio non sa riconoscere l’ironia e non possiede alcun senso dell’umorismo. L’inconscio inoltre non conosce il senso di separazione e non sa distinguere i pronomi personali, per cui quando critico o giudico qualcuno, esso si limita a riconoscere che sto impiegando parole poco piacevoli e le considera come rivolte sia agli altri che a me.

Per rendere più completa la pratica di astinenza dal giudizio, rinuncia anche a lasciarti coinvolgere in tutte quelle situazioni che favoriscono la lamentela. Evita di partecipare, anche solo passivamente, a discussioni o pettegolezzi fondati sulle critiche.

Può essere utile, a questo proposito, astenersi, almeno per un giorno, dal guardare la televisione, ascoltare la radio o leggere il giornale. Questi mezzi sono generalmente usati per diffondere cattive notizie e per fare proliferare lamentele e malcontento. La maggior parte dei notiziari e delle cronache sono colmi di informazioni su processi, delitti, incidenti, problemi, sciagure. Ciò contribuisce ampiamente a riciclare forme pensiero negative, e a rafforzare l’idea che occorre ricercare dei colpevoli per ciò che esiste di male nel mondo.

Un altro esercizio è quello del registro delle lamentele. Come negli alberghi di alta categoria, può essere utile predisporre un’apposita cassetta o registro onde riportare le tue lamentele. Nell’albergo in cui lavoravo esisteva proprio un registro di questo genere. Si trattava di una formalità ormai da qualche tempo in disuso, tanto che il registro era rintanato tra le carte degli scaffali e la maggior parte dei colleghi nemmeno sapeva della sua esistenza. Tuttavia le lamentele da parte dei clienti erano abbastanza frequenti e rendevano spesso il clima irrequieto. In una di tali occasioni, così per scherzare, decisi di riesumare il vecchio registro. Dopo averlo spolverato, lo riposi in bell’evidenza sul banco. Il suo effetto fu sconcertante e immediato. Era come un magnete in grado di attirare su di sé ogni rancore.

Non era essenziale che il cliente riportasse le sue ragioni sul registro. La sua sola presenza sul banco era sufficiente ad inibire le lamentele. In questo modo si lasciava spazio solo ad un’esposizione civile dei problemi che trovavano poi rapide ed efficaci soluzioni.

Per alcuni mesi provai ad introdurre questa pratica nella mia stessa vita. Quando ero insoddisfatto o preoccupato o provavo ansia per qualcosa, documentavo le mie ragioni su un apposito registro. Fatto questo, cercavo, talvolta con molta fatica, di lasciar perdere il problema nella convinzione che una fantomatica autorità avrebbe preso i provvedimenti opportuni.

L’opportunità di questa evenienza si verificava alla fine di ogni ciclo lunare, allorché decidevo di rivedere quanto avevo riportato nel registro. In quelle occasioni mi resi conto che la maggior parte dei problemi che, nel momento stesso in cui si manifestavano, parevano questioni di importanza vitale, si rivelavano essere invece inezie di poco conto oppure si risolvevano spontaneamente nel corso di pochi giorni.

“Scelgo di vedere l’assenza di peccato di mio fratello. Il perdono è una scelta. Non vedo mai mio fratello così come è, perché questo va ben oltre la percezione. Ciò che vedo in lui è semplicemente quello che io desidero vedere, perché rappresenta quella che io voglio sia la verità. E’ soltanto a questo che reagisco, per quanto invece io possa sembrare spinto da eventi esterni. Scelgo di vedere ciò che voglio vedere, e questo vedo, e soltanto questo. L’assenza di peccato di mio fratello mi mostra che voglio vedere la mia. E la vedrò, avendo scelto di vedere mio fratello nella sua santa luce (Un corso in miracoli, L472).

Estratto da: Franco Santoro, Astroshamanism – book 2: The Voyage through the Zodiac

  • « Pagina precedente
  • 1
  • …
  • 8
  • 9
  • 10
  • 11
  • Pagina successiva »

Recent Posts

  • Sessioni
  • Consultazioni
  • Il ricordo della Luce
  • AVVISO
  • With a Little Help from our Friends

Recent Comments

Nessun commento da mostrare.

Archives

  • Maggio 2025
  • Ottobre 2024
  • Settembre 2024
  • Gennaio 2024
  • Luglio 2023
  • Agosto 2022
  • Marzo 2022
  • Gennaio 2022
  • Dicembre 2021
  • Dicembre 2020
  • Novembre 2020
  • Ottobre 2020
  • Settembre 2020
  • Agosto 2020
  • Luglio 2020
  • Giugno 2020
  • Maggio 2020
  • Aprile 2020
  • Marzo 2020
  • Gennaio 2020
  • Dicembre 2019
  • Novembre 2019
  • Ottobre 2019
  • Settembre 2019
  • Agosto 2019
  • Luglio 2019
  • Giugno 2019
  • Maggio 2019
  • Aprile 2019
  • Marzo 2019
  • Febbraio 2019
  • Gennaio 2019
  • Dicembre 2018
  • Novembre 2018
  • Ottobre 2018
  • Settembre 2018
  • Agosto 2018
  • Luglio 2018
  • Giugno 2018
  • Maggio 2018
  • Aprile 2018
  • Marzo 2018
  • Febbraio 2018
  • Gennaio 2018
  • Dicembre 2017
  • Novembre 2017
  • Ottobre 2017
  • Settembre 2017
  • Agosto 2017
  • Luglio 2017
  • Giugno 2017
  • Maggio 2017
  • Aprile 2017
  • Marzo 2017
  • Febbraio 2017
  • Gennaio 2017
  • Dicembre 2016
  • Novembre 2016
  • Ottobre 2016
  • Settembre 2016
  • Agosto 2016
  • Luglio 2016
  • Giugno 2016
  • Maggio 2016
  • Aprile 2016
  • Marzo 2016
  • Febbraio 2016
  • Gennaio 2016
  • Dicembre 2015
  • Novembre 2015
  • Ottobre 2015
  • Settembre 2015
  • Agosto 2015
  • Luglio 2015
  • Giugno 2015
  • Maggio 2015
  • Aprile 2015
  • Marzo 2015
  • Febbraio 2015
  • Gennaio 2015

Categories

  • Almanacco
  • Astrologia
  • Astrosciamanesimo & Sciamanesimo
  • Blog
  • Citazioni
  • Cristianesimo
  • Formazione
  • Guida quotidiana
  • Manuale B
  • Multidimensionalità
  • Provisional Order
  • Relazioni
  • Sistema Binario

Design

With an emphasis on typography, white space, and mobile-optimized design, your website will look absolutely breathtaking.

Learn more about design.

Content

Our team will teach you the art of writing audience-focused content that will help you achieve the success you truly deserve.

Learn more about content.

Strategy

We help creative entrepreneurs build their digital business by focusing on three key elements of a successful online platform.

Learn more about strategy.

Copyright © 2026 · Associazione Culturale Institutum Provisorium · Accedi