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Leone – Culmine dell’estate: Luce sui nostri tesori nascosti

Febbraio 17, 2015 by admin

1-the-light-of-the-world-william-holman-huntIl Sole è nel segno del Leone e l’estate raggiunge il suo apice nell’emisfero settentrionale, laddove in quello meridionale l’inverno impera. Estate e inverno coesistono sul nostro pianeta.

Vita e morte, giorno e notte, luce e buio, tutte le coppie d’opposti esistono simultaneamente in ogni momento. Con la nostra percezione limitata sperimentiamo la vita in modo lineare, abituandoci e attaccandoci a una polarità e trascurando l’altra finché con il tempo, spesso con disagio e incredulità ciò che è ignorato inevitabilmente prende il sopravvento.

Così come c’è una parte in noi che fiorisce con la vita, ce n’è un’altra morta. Mentre un lato è gioioso, un altro è triste, uno è buio e l’altro luminoso, povero e ricco, ammalato e sano, e così via. Tutti gli opposti vivono dentro di noi, interagendo e fondendosi continuamente, e mentre alcuni brillano sulla scena, altri si nascondono dietro le quinte, aspettando il loro turno. Continuano tuttavia ad essere sempre presenti nello stesso momento.

Il Leone è tradizionalmente il segno del teatro, del dramma, degli attori e di tutti coloro che brillano sulla ribalta della vita. È associato con il potere regale, l’oro alchemico ed il Sole. Tuttavia, questo Sole non è quello che va e viene, cambiando drasticamente i suoi effetti secondo i mutamenti stagionali o giornalieri. Non è nemmeno esclusivamente il sole dei monarchi e delle stelle dello spettacolo, dei riconoscimenti accademici e dei leader politici. È un Sole interiore profondo, sovente sconosciuto, ma in grado di dispensare i doni più generosi in ogni momento.

Possiamo trovare questo Sole andando alla ricerca delle nostre parti nascoste, negate o semplicemente dimenticate, riconoscendo ciò che è stato eliminato dalla nostra coscienza.

Paradossalmente, per trovare la sorgente della luce si tratta di lavorare nell’oscurità, affrontando i nostri lati buii. Occorre che ci spingiamo in zone delicare, che incutono resistenza, cessando di agire come se non esistessero o di giudicarle malamente.

E se le parti che troviamo difficile accettare in noi stessi finissero per rivelarsi le nostre migliori qualità e i nostri doni più belli?

Potremmo essere così spaventati dalla vera luce, così pieni di vergogna e pregiudizi sui nostri autentici tesori, da nasconderli, e mostrare invece al mondo le nostre parti peggiori, credendo paradossalmente che siano le migliori.

Molti di noi si sforzano di esprimere ciò che è morto nella loro vita, reprimendo invece ciò che è vivo, conformandosi ad un mondo ossessionato dalle apparenze convenzionali e tralasciando lo splendore del loro Sole interiore.

Tuttavia, indipendentemente da come tentiamo di nasconderla, questa luce ritorna regolarmente e brilla su di noi. Risplende su tutti i punti cruciali del nostro sentiero. Ci incoraggia a lasciar andare i nostri copioni e ruoli obsoleti, ciò che è morto e desidera fare il suo corso. Essa risplende su quelle parti fiorenti che siamo realmente destinati a recitare e danzare nel teatro della vita.

Vi auguro una gran bella estate e… inverno.

© Franco Santoro

Image: by William Holman Hunt, 1854

Cenni di giurisprudenza multidimensionale (parte 1)

Febbraio 17, 2015 by admin Lascia un commento

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In terza dimensione, secondo il dizionario dei linguaggi terreni, un contratto è “un accordo fra due o più soggetti che ha come oggetto lo scambio di prestazioni secondo determinate regole.” Onde onorare un contratto è fondamentale essere chiari su tre punti base: le parti contrattuali, ossia l’identità dei soggetti che stabiliscono l’accordo; la prestazione, che cosa scambiano o fanno tali soggetti; le regole, tutto ciò che descrive i termini dell’accordo. Tra questi termini il più ovvio riguarda la durata del contratto, che può essere a tempo determinato o indeterminato. Il primo è un contratto che implica una data di scadenza, il secondo si protrae invece fino al momento in cui l’accordo si esaurisce, tramite recesso o decesso di una delle parti, o in base ad altre condizioni indicate nel contratto.

In terza dimensione ogni giorno vivi situazioni stabilite da contratti a breve e lungo termine: per esempio, l’acquisto di un biglietto dell’autobus, per cui una società di trasporti si impegna a fornirmi una prestazione di viaggio per la durata di 60 minuti in cambio di 1 euro, o un contratto di lavoro indeterminato, in cui una parte si impegna a darmi uno stipendio mensile in cambio di prestazioni fino a dimissioni o pensionamento raggiunto.

Di molti di questi contratti non ti rendi conto, li dai per scontati. Ce ne sono centinaia in funzione, che ti riguardano da vicino solo in un giorno. Per esempio, quando guidi l’automobile vi sono diversi contratti all’opera. Solo per citarne alcuni, c’è il bollo di circolazione, che permette di usare il veicolo in questione per una certa durata in cambio di un pagamento; la patente di guida, che ci autorizza a guidare fino alla sua data di scadenza; il contratto di assicurazione, quello della revisione del veicolo, del suo rifornimento quando acquisti il carburante, e tante regole all’opera, come quelle del codice stradale.

Tutto va bene fin tanto che onori i contratti. Quando invece questo non succede, ecco che ci sono dei problemi. Sei multato, puoi essere processato, incorrere in pesanti sanzioni o condanne.

Questo è ciò che accade in terza dimensione, dove i contratti si fondano su parametri essenzialmente fisici. Cosa succede in quarta dimensione?

Ebbene nel multidimensionale, che è alla fine quello che conta, perché a differenza della terza dimensione continua a procedere all’infinito, qualunque cosa dici e pensi è un contratto.

Qualunque intenzione esprimi, rivolta sia a te stesso o a un’altra persona, sia a più individui visibili o non visibili, costituisce un contratto che continua a restare in vigore a meno che non sia espressamente recesso o che non sia stata stabilita una data di scadenza (che in genere è qualcosa che nessuno fa). Questo significa che i contratti in questione sono riportati nelle vite successive e continuano ad applicarsi a tutti gli effetti anche se ne hai perso completamente memoria.

La maggioranza delle situazioni che vivi nella vita, sia piacevoli sia spiacevoli, sono in relazione con contratti multidimensionali.

Ora considera semplicemente quante volte, solo nel corso di questa vita, hai pensato o detto a te stesso: “Voglio fare…”, “Voglio essere così…”, “Non farò più questo”. Quante volte hai detto a qualcuno o anche solo pensato: “Voglio stare con te”, “Puoi contare su di me”, “Ti sposerò”, “Ti sarò fedele”, ma anche “Sii maledetto!”, “Vai a…”, “Ti auguro una lenta agonia”, ecc.

Per non parlare delle occasioni in cui hai detto o anche pensato cose del tipo: “Sarò sempre con te”, “Ti amerò per sempre”, “Non ti lascerò mai”, “Ti odierò in eterno”.

Ebbene, sono tutti contratti, a meno che tu non abbia detto: “Voglio stare con te fino al 31 dicembre 2023”, “Ti sarò fedele per 28 giorni”, “Puoi contare su di me fino alle ore 15”, “Ti maledico fino al 17 gennaio 2028”. Insomma, salvo che tu non abbia indicato i termini contrattuali, si tratta di contratti a tempo indeterminato, che nel contesto multidimensionale continueranno per sempre.

Per complicare molto di più le cose, ci sono tutti i contratti che altre persone hanno fatto con te, quanti ti hanno maledetto e benedetto, odiato e amato.

Ora rilassati, perché è per questo che esiste la giurisprudenza multidimensionale. Un contratto a tempo indeterminato si può sciogliere mediante un contratto di recesso, come appunto accade con l’atto di divorzio o licenziamento. Questo non vuol dire che la cosa sia semplice, significa che è possibile, lavorandoci sopra, a meno che tu non abbia avuto la stoltezza di usare il termine “per sempre” o “in eterno”, sebbene alla fine, ovviamente pagando un onorario più alto, pure a questi casi è possibile porre rimedio.

Il passaggio multidimensionale è reso più agevole se regolarizzi la tua situazione contrattuale sia rispetto a ciò che intendi attualizzare ora, sia riguardo ai vecchi contratti, che puoi scegliere di recedere o completare con un tempo determinato.

Per fare questo, data la legislazione ancora vigente, quella che prosegue dall’inizio dei tempi, si tratta di riesumare dagli archivi dell’inconscio i contratti sepolti, individuarne i soggetti, le prestazioni e le regole, e procedere al loro esaurimento.

In tutta onestà, non è un’impresa facile sciogliere o completare questi contratti sepolti, perché sono sovente una rassegna di film dell’orrore, di vicende mostruose. Proprio per questo motivo sono stati sepolti. Tuttavia, benché sepolti e negati, essi seguono ad avere effetto e continuano ad avvelenare la nostra vita.

In: Franco Santoro, Pronto soccorso multidimensionale: emergenze spirituali, mondi paralleli e identità alternative, Institutum Provisorium, 2020, pp. 81-84.

Clicca qui per la seconda parte di questo articolo.

Vedi anche Istituto del contratto sciamanico.

© 2000 Franco Santoro

Nikos Kazantzakis

Febbraio 17, 2015 by admin Lascia un commento

indexII veri maestri usano se stessi come fossero ponti che invitano i propri discepoli ad attraversare. Dopo aver aiutato il loro passaggio, crollano felici, incoraggiandoli a creare i loro propri ponti.

Nikos Kazantzakis, nato il 18 febbraio 1883 a Creta, con Sole in Acquario e Luna in Ariete, è considerato lo scrittore e filosofo greco più rilevante del XX secolo. Anima ribelle e luminosamente tormentata, alla continua ricerca di conoscenza e verità, Kazantzakis esplora in particolare la relazione controversa tra Dio e l’uomo. La sua opera principale è il poema Odissea in 33333 versi, mentre quella più popolare è Zorba il Greco (1946), anche grazie al successo dell’omonimo film di Michael Cacoyannis. Quest’ultima opera esemplifica il rapporto tra mente e corpo mediante l’intellettualità del narratore e Zorba, un uomo privo di educazione, che beve, lavora, ama e vive come una forza della natura. Zorba è la celebrazione della vita istintiva, fondata sull’esperienza diretta, ma tuttavia colma di dignità e integrità. Egli incorpora lo spirito orgiastico di Dioniso, l’archetipo dell’estasi, della sensualità e dell’esuberanza. Quando ero un sannyasin di Osho ho sentito spesso Osho parlare di Zorba come il modello dell’uomo nuovo e la sua spiritualità non ortodossa in contrasto con la religione ordinaria. Per Osho l’uomo nuovo è Zorba il Buddha, una combinazione tra Zorba il Greco e Gautama il Buddha. “Egli sarà Cristo ed Epicuro insieme. La religione ha fallito perché si è distaccata troppo dal mondo. Ha trascurato questo mondo. E non si può trascurare questo mondo; trascurare questo mondo significa trascurare le proprie radici.” (Osho).

Così parla Zorba il greco di Dio: “Penso che Dio sia esattamente come me. Solo più grande, più forte, più pazzo. E immortale per giunta. Sta seduto su una pila di soffici pelli di pecora, e la sua capanna è il cielo. […] Nella mano destra non tiene un coltello o una bilancia – quei dannati strumenti sono destinati ai macellai e ai droghieri – no, tiene una grande spugna piena d’acqua, come una nube densa di pioggia. […] Ed ecco che arriva un’anima; la povera creatura è completamente nuda perché ha perso il suo mantello – il suo corpo intendo – ed è tutta tremante. […] L’anima nuda si getta ai piedi di Dio. ‘Pietà!’ implora. ‘Ho peccato.’ E comincia a recitare i suoi peccati. Recita una lunga tiritera che non finisce più. Dio pensa che è troppo per essere vero. Sbadiglia ‘Per amor del Cielo, basta!’ grida. Ho sentito abbastanza!’ Flap! Slap! Un colpo di spugna e lava via tutti i peccati. ‘Vai via, vattene, corri in Paradiso!’ dice all’anima. […] Perché Dio, sai, è un gran signore, e questo è ciò che significa essere un signore: perdonare!”

Un’altra opera di rilievo è L’ultima tentazione di Cristo, anch’essa trasformata in un film, da Martin Scorsese. Qui Giuda, compare come il più intimo amico di Gesù, compiendo il destino di Cristo di morire sulla croce e diventando il catalizzatore dell’evento che secondo la cristianità ha portato la salvezza a tutto il genere umano.

Citazioni:

Quando non riesco a trovare parole per esprimere ciò che intendo dire, mi alzo e danzo.

Finalmente capivo che anche quella di cibarsi è una funzione spirituale e che carne, pane, vino, sono le materie gregge di cui è composta la mente.

Dentro di me sentivo che il vertice più alto cui l’uomo possa raggiungere, non è nè il Sapere, nè la Virtù, nè la Bontà, nè la Vittoria; ma una cosa più grande, più eroica e più desolante: il Timor Sacro!

La felicità consiste nel conoscere il proprio dovere: più arduo è tale dovere, più grande la felicità così ottenuta.

Le fattezze erano cancellate, la bellezza, la bruttezza, la gioventù e la vecchiaia, diventavano fattori senza importanza, variziazioni trascurabili di un tema immortale. Dietro ogni donna sorgeva l’austero, sacro e impenetrabile volto di Afrodite. Era quello il volto che Zorba vedeva, a cui parlava con ardente desiderio. .

Ogni giorno è come se Zorba vedesse le cose per la prima volta..

Noi siamo minuscoli bachi che strisciano su una piccola foglia tra i rami di un albero gigantesco. Questa fogliolina è la terra: le altre foglioline sono gli astri che vediamo nel firmamento durante la notte. Noi ci muoviamo sulla nostra fogliolina lentamente, con cautela guardandoci attorno. Alcuni uomini, i più arditi, raggiungono il limitare della foglia. Di là, spingono lo sguardo nel caos. Tremando, si chiedono quale spaventoso abisso si stenda davanti. In distanza, sentono il rumore delle altre foglie del colossale albero. Sentono la linfa che per il tronco sale verso la loro foglia. Con il cuore gonfio, curvi sopra il baratro, tremano di paura nel corpo e nell’anima. Da quel momento comincia il pericolo. Alcuni soffrono di vertigine e delirano; altri, pieni di paura, cercano di trovare una risposta per tranquillizzare il proprio cuore e dicono: “Dio!”. Altri ancora, dal margine della foglia, guardano con coraggiosa calma il precipizio e dicono: “Mi piace.”

 

 

Trance e stati sciamanici di coscienza

Febbraio 17, 2015 by admin

aaaqAIl termine “trance” deriva dal latino “transire”, che significa “andare oltre” o spostarsi da uno stato a un altro. Sebbene questa parola nel linguaggio consueto sia associata con stati di coscienza alterati e fuori dell’ordinario, nella realtà pratica la trance si estende in ogni aspetto della vita umana, la meditazione, il viaggio sciamanico, il sogno al guardare la televisione, leggere il giornale e fare i lavori di casa. Vi sono diversi tipi di trance, consapevoli e inconsapevoli. La tipologia più diffusa è la trance inconscia, in cui scambiamo quello che crediamo ci succeda, la nostra percezione illusoria o limitata della realtà per la realtà effettiva.

Entrare in trance cosciente o in uno stato sciamanico di coscienza, significa muoversi in una condizione estatica di consapevolezza, con una percezione che va oltre ciò che i sensi fisici apparentemente segnalano. Ciò che percepiamo nella vita ordinaria corrisponde esclusivamente ai tipi di realtà cui abbiamo deciso di attribuire un significato. Ci siamo condizionati a vedere il mondo secondo un certo programma e, quando spostiamo la consapevolezza, muovendoci oltre la mente ordinaria, che continua sempre a ripetere quel programma, allora possiamo percepire il mondo in un altro modo.

Una delle prospettive essenziali dello sciamanesimo è che non siamo esseri fisici: siamo campi di energia o facciamo parte di un Tutto o piuttosto, e in un’accezione più propriamente sciamanica, l’intera nozione di io, noi, intesa come separata da tu e loro, non ha alcun senso.

Negli ultimi millenni l’umanità pare essersi allontanata da questo tipo di consapevolezza per confinarsi quasi esclusivamente nell’identificazione con il corpo fisico e nell’idea di essere un’unità frammentata (poco importa se la chiamiamo ego, personalità, sé o anima). Un modo in cui possiamo riuscire di nuovo a percepire gli altri e il mondo nella loro forma di unità originaria è attraverso i viaggi e le esperienze sciamaniche.

La trance e gli stati sciamanici di coscienza fanno parte della struttura genetica di base degli esseri umani. Ognuno di noi ha il bisogno genetico di avere esperienze estatiche. Il problema è che tali esperienze, come evidenziano molti dei termini impiegati per identificarle (alterazione della coscienza, trance, ecc.), sono spesso considerate anormali e pericolose. Nella maggioranza delle società umane contemporanee esse non sono accettate socialmente e non trovano alcun posto nei sistemi di educazione. Di conseguenza finiscono sovente con l’esprimersi attraverso manifestazioni devianti come alcoolismo, tossicodipendenza, criminalità, perversioni, ecc. o attraverso l’uso di sostanze allucinogene.

Buona parte dell’umanità sembra vivere in uno stato di ecstasy deprivation (privazione dell’estasi), come lo chiama l’antropologa Felicitas Goodman, una mancanza di trance consapevole, pura, naturale, non repressa o indotta artificialmente da droghe e allucinogeni. L’esperienza di trance estatica è un bisogno fondamentale per l’uomo. Il contatto con la fonte di soddisfazione di tale bisogno è disturbato da qualcosa che è successo in un passato che si estende ben oltre le documentazioni storiche ufficiali.

Secondo alcuni antropologi, le esperienze estatiche e il rapporto con le realtà non ordinarie costituivano l’aspetto tipico dei popoli che vivevano anticamente sul nostro pianeta. Si trattava di gente nomade, dedita alla caccia o alla raccolta ciclica dei prodotti della terra, che col tempo finì con l’estinguersi o trasformarsi in agglomerati tribali fondati sull’orticoltura. Con questo passaggio, dalla caccia, o raccolta spontanea, all’orticoltura, si accelerò il processo di separazione dalla coscienza dei popoli precedenti. Con lo sviluppo delle società agricole e in seguito di quelle urbane, questo processo divenne poi definitivo. Le documentazioni sulle esperienze estatiche delle popolazioni primordiali iniziarono probabilmente a svilupparsi allorché le società basate sull’orticoltura si erano già insediate. Queste società tramandarono una serie di strumenti e istruzioni al fine di preservare l’accesso alle esperienze dei loro antenati. Il procedere degli eventi accentuò tuttavia la separazione da questo vissuto e lo rese in seguito incompatibile con la prospettiva dualistica di dominio e potere che prevalse su gran parte del nostro pianeta.

Nelle società recenti sono state generalmente ignorate altre possibilità di percezione oltre quelle del corpo fisico. Le cose che vedo con gli occhi fisici, identificate con un nome e uno spazio specifico, sono state estratte dalla loro unità originaria e trasformate in entità separate. Esse possiedono contorni netti e sono distaccate tra di loro da aree definite in genere come niente o vuoto. Il riconoscimento delle entità separate attraverso la negazione degli spazi di vuoto rappresenta la condizione su cui si fonda la percezione ordinaria della maggior parte degli esseri umani.

Vediamo e identifichiamo gli spazi fisici a cui abbiamo deciso di attribuire un significato, ma non vediamo nulla nelle aree che esistono tra questi spazi perché abbiamo stabilito che esse non possiedono alcun senso.

L’umanità sembra vivere in una realtà simbolica in cui solo ciò che è definibile convenzionalmente assume significato, mentre tutto il resto scompare dal campo della visione e dimora in una dimensione circondata dal mistero.

Ci siamo allontanati da qualcosa di cui un tempo eravamo consapevoli, instaurando una mitologia di separazione dove l’unità e l’estasi sono i tabù più radicati. Poiché crediamo di essere individualità distinte dagli altri e dall’ambiente, tendiamo a investire notevoli energie per sfruttare i nostri simili e la Terra, agendo come le cellule separate di un tumore. Questo provoca danni immensi al pianeta e a noi stessi.

Così come ci siamo separati dalla Terra, allo stesso modo abbiamo tagliato i ponti con la dimensione del Cielo. Attraverso l’adesione cieca ai condizionamenti religiosi e sociali, ci siamo negati l’accesso diretto al Divino, rassegnandoci a ricorrere a strutture gerarchiche che detengono il potere spirituale e che fungono da mediatrici tra noi e Dio.

Nella pratica sciamanica ognuno può ottenere la sua visione ed esperienza spirituale senza mediazioni da parte di strutture prestabilite. Per recuperare questa esperienza non si tratta tuttavia di combattere le strutture gerarchiche o di colpevolizzare le autorità politiche e religiose. Questo è quello che l’uomo ha continuato a fare fino a ora e ciò è servito, a mio vedere, solo a creare maggiore rancore e separazione.

Per conseguire la visione e l’esperienza estatica occorre rinunciare al vittimismo. È l’attaccamento a questa condizione che ci impedisce di prendere responsabilità e  ci spinge ad agitarci freneticamente nella ricerca di un benessere che non giungerà mai.

Secondo la visione sciamanica, così come la percepisco, la vera rivoluzione consiste nell’avere il coraggio di affrontare il mondo interiore poiché è da esso che emana tutto ciò che sembra esistere al di fuori. Ciò non significa che occorre limitarsi a fare viaggi sciamanici o a entrare in stati di trance. Queste esperienze sono importanti, ma è necessario compiere anche azioni fisiche.

Talvolta si tratta di essere semplici e di vedere il mondo con l’ingenuità di un bambino. Per esempio, possiamo andare tra gli alberi in mezzo alla natura, e prendercene cura o parlare con essi. Gli alberi e gli animali troveranno un modo per rispondere e per dirci qualcosa su noi stessi.

Qual è la differenza tra gli uomini e le piante? Esse non giudicano. Noi creiamo problemi complicati con i nostri giudizi e la convinzione che i nostri problemi siano dovuti a qualcosa che ci è stato fatto o che esiste al di fuori di noi. Quando lo facciamo, creiamo ulteriori separazioni e contribuiamo solo ad aumentare lo stato di malessere.

Altre azioni fisiche riguardano gli aspetti ordinari della vita: lavorare, cucinare, camminare, giocare, lavare, guidare, parlare, ecc. In ogni momento posso scegliere di percepire da una prospettiva sciamanica.

In occidente ciò che conta è la meta. Per ristabilire la connessione con la Terra e il Cielo ciò che importa è il presente, non la destinazione. Le trance o stati sciamanici di coscienza hanno a che fare con il presente e con il farci uscire dalla trance più pericolosa: quella dei condizionamenti e delle convenzioni quotidiane.

La realtà è che sulla Terra siamo sempre in un qualche stato di trance e il lavoro effettivo consiste nell’imparare a equilibrare tali stati e a comprendere che non possiamo entrare in una trance sciamanica senza venir fuori dalla trance in cui già ci troviamo. Quando v’è squilibrio viviamo in uno stato di allucinazione in cui percepiamo dolore, rabbia e ogni tipo di rancore. Quando v’è equilibrio scegliamo di aprirci consapevolmente solo agli stati di trance che apportano amore, estasi, pace e ogni tipo di benessere a noi stessi e agli altri.

Aprirsi agli stati sciamanici di coscienza e alle realtà non ordinarie significa dire veramente sì alla vita ed essere pienamente responsabili. Vuol dire accettare di diventare una parte cosciente dell’universo, scegliere di avere fiducia in un disegno divino, identificarsi con la massima espressione di luce del nostro essere e andare ancora più avanti per proiettare questa luminosità su tutto ciò che ci circonda. È un processo che richiede solo il nostro consenso individuale.

In definitiva, si tratta di una scelta tra uno stato di totale presa di responsabilità riguardo la propria percezione del mondo e una condizione di vittima passiva ad eventi determinati da altri. La presa di responsabilità avviene in modo graduale, tramite un’opera progressiva di guarigione che attraverso prove ed esperienze libera via via blocchi e rancori.

È un processo doloroso per l’ego in quanto l’impossibilità di individuare colpevoli all’esterno gli impedisce di trovare un luogo di rifugio per preservare le sue allucinazioni. Allo stesso tempo, questo processo è un atto di amore inteso a determinare con cautela l’accesso ai propri inesauribili strumenti di potere. Questi strumenti sono rimasti sepolti nei territori inesplorati del mondo interiore. L’unico modo per accedervi consiste nell’andare oltre la trance della realtà cosiddetta ordinaria. Ciò può accadere spontaneamente e senza l’impiego di procedure particolari.

La precarietà e l’illusorietà della realtà convenzionale è tale che chiunque può accedere alla percezione di ciò che esiste al di là. A questo riguardo si tratta solo di prendere in considerazione e sviluppare una serie di esperienze a cui comunemente non si attribuisce alcun senso: per esempio, sogni, visioni, fantasie, intuizioni, ombre, spazi di vuoto tra un oggetto e l’altro, ecc. Una modalità più operativa consiste nell’impiegare tecniche specificatamente sciamaniche. Il loro compito è creare spazi di vuoto nella coscienza e facilitare così l’accesso a nuovi canali di comunicazione.

L’esperienza di base dello stato sciamanico di coscienza è di carattere estatico e un mezzo importante per realizzarla consiste nell’impiego di particolari stimoli, in grado di produrre alterazioni nelle percezioni fisiche, e nel riferimento a un contesto rituale e religioso. A questo riguardo sono state tramandate diverse possibilità. Talvolta si tratta di metodi cruenti o di difficile gestione, come il ricorso a sostanze velenose o piante allucinogene, lunghi digiuni, pratiche dolorose di iniziazione, ecc. In altri contesti vengono impiegati strumenti non traumatici e gioiosi, come il canto, la danza, il tambureggiamento, determinate posture del corpo, o altre semplici pratiche rituali. Mentre i primi metodi espongono al rischio di ripercussioni dannose sul piano fisico o mentale e necessitano in genere di una preparazione raramente accessibile all’uomo contemporaneo, i secondi, oltre a essere molto efficaci, sono sicuri e alla portata di chiunque desideri sinceramente avere un’esperienza sciamanica.

“La trance nella cultura occidentale” dice Michael Harner “è spesso associata con l’attività medianica, che a sua volta è sovente caratterizzata dall’amnesia. Il medium che parla in stato di trance medianica in genere non ricorda ciò di cui ha avuto esperienza. Inoltre la trance medianica comporta una presa di possesso delle facoltà del medium da parte di una qualche entità spirituale. E questo non è affatto ciò che accade nello stato sciamanico di coscienza poiché qui si è in grado di ricordare quello che è successo e […] non v’è perdita di controllo delle proprie facoltà come nei cosiddetti casi di possessione da parte di entità esterne”.[1]

Per lo sciamano, inoltre, la trance o la visione non costituiscono l’obiettivo: ciò che conta è riportare conoscenza e potere per guarire sé stessi e gli altri e dare così un contributo alla rigenerazione della vita sociale. Nelle antiche culture tribali la trance veniva riconosciuta come tale e aveva quindi un suo posto preciso nell’ambito della struttura sociale.

Una volta che si raggiunge lo stato sciamanico di coscienza, l’elemento decisivo che determina l’esperienza estatica è sempre rappresentato dalla volontà di riceverla. L’esercizio di questa volontà richiede pratica e pazienza in quanto si scontra sovente con il muro di ostacoli (dubbi, paure, incertezze, sfiducia, ecc.) messo in piedi dai sistemi di censura dell’ego.

Nonostante le forti opposizioni e i condizionamenti culturali contrari, gli stati non ordinari di coscienza sono regolarmente oggetto di esperienza da parte di ogni essere umano. Ciò che manca semmai è la disponibilità a riconoscerli o dare a essi importanza. Per coloro che sono disponibili ad aprirsi a questa strada e che si mettono effettivamente in cammino, le risposte ben presto arrivano in modo inequivocabile e cristallino. Un mondo estatico e meraviglioso si definisce in tutti i suoi particolari e dona un senso di indicibile amore e bellezza. Quando ciò accade, la classica domanda che si pone la maggior parte dei ricercatori è: “Ma mi sto inventando tutto?”. La risposta a tale quesito è la chiave segreta del lavoro sciamanico.

© 1999 Franco Santoro

[1] “The Ancient Wisdom in Shamanic Cultures: An Interview with Michael Harner conducted by Gary Doore” in Shirley Nicholson (ed.), Shamanism: An Expanded View of Reality, The Theosophical Publishing House, p. 15.

Rituale di Base del Sacro Cono

Febbraio 17, 2015 by admin

coneIl Rituale di Base del Sacro Cono è la pratica classica dell’astrosciamanesimo che può essere svolta in gruppo o individualmente, attraverso il movimento o l’immobilità fisica. Essa comprende generalmente tre stadi cui corrispondono tre specifiche aree del cerchio astrosciamanico.

Nella versione dinamica il partecipante cammina in senso orario intorno al cerchio. Dopo diversi giri, si ferma davanti a uno dei dodici settori astrologici, quello verso cui prova più attrazione. Quel punto è in risonanza con il suo Intento e consente di assaporarne al massimo l’essenza.

In genere si tratta del settore più allineato con la volontà e i desideri della persona. Astrologicamente è talvolta in rapporto con il Sole, l’Ascendente e i loro pianeti governatori. In quel punto egli è invitato a incorporare l’espressione più alta dei suoi desideri, e a focalizzarsi su ciò che vuole per sé e per gli altri. Durante questa fase del rituale il partecipante si collega con la sua identità multidimensionale nella frequenza più elevata che è in grado di concepire (Doppio dell’Alto).

Si tratta, come per ogni altro stadio del rituale, di aprirsi a sensazioni, immagini, parole, suoni, o qualunque cosa accade, senza giudicare né premeditare. L’Intento, una volta maturato, viene in seguito espresso attraverso gesti, danza, espressioni verbali, canti, suoni o rimanendo immobili in silenzio.

Terminato lo stadio dell’Intento, il ricercatore si muove in senso antiorario. L’esternazione dell’Intento è destinata ad attrarre l’energia necessaria alla manifestazione, sovente attraverso forme apparentemente contrastanti, e a creare le basi per il secondo stadio: quello della Funzione.

Il partecipante si lascia di nuovo guidare verso uno dei dodici settori. Quel punto è in risonanza con l’energia che richiede di essere liberata. Spesso è percepita come limite, blocco, eccesso, problemi, istinti e pulsioni inespresse.

Astrologicamente è talvolta in rapporto con la Luna, Saturno, Marte, l’Immum Coeli, il Discendente, il Nodo Sud, i punti medi, o i pianeti in situazione delicata.

L’energia di quel settore si può evidenziare mediante sensazioni, pensieri, emozioni, ricordi, immagini di persone, o qualunque cosa succede in quel momento, non importa se di natura apparentemente negativa o positiva. Il modo di esprimere l’energia è simile a quello usato nello stadio dell’Intento, anche se in questo caso è richiesta una partecipazione più intensa.

Durante questa fase del rituale il partecipante si collega con la sua identità multidimensionale nella frequenza più bassa che è in grado di concepire (Doppio del Basso).

Questo secondo stadio rappresenta il momento chiave della pratica. Qui il ricercatore si apre a dare il contributo energetico per il sacrificio rituale. Sacrificare significa compiere un’azione sacra che, in questo caso, consiste nel liberare, trasformare, o rinunciare a, qualcosa per donarla alla rete della vita.

Nell’astrosciamanesimo il sacrificio rituale è considerato come offerta dei rancori. Il rancore, o graha è qui inteso come ogni tipo di malessere fisico, emotivo, mentale e spirituale, incluso qualsiasi situazione o atteggiamento, anche di apparente benessere, che alimenta l’ego e il senso di separazione. Al contrario di ciò che comunemente si pensa, i rancori, il Buio, sono qui l’offerta preferita dalle dimensioni di Luce. Nelle attività di scambio con le realtà non ordinarie, essi rappresentano il materiale di maggiore valore. Ogni situazione in cui ne siamo carichi è sempre un momento di grande potere.

“In quel momento” dice Ur Kuran “ti trovi di fronte a una tremenda scelta. È la scelta decisiva che ha caratterizzato l’umanità sin da quando mosse i suoi primi passi …. Sia che ne sei consapevole o meno, una parte di te sa bene quanto valore hanno i rancori. Per questo motivo, quando ne sei pieno, ti viene automatico trattenerli. Ma ogni volta che fai questo, tradisci la tua chiamata originaria e in te accresce il dolore. Si tratta inoltre di un atto scriteriato, poiché i rancori non ti apportano alcuna ricchezza se li tieni per te e nemmeno se li vendi sui mercati della Terra. Il loro valore traspare solo quando accedi all’asse verticale e ai mercati delle altre dimensioni. E puoi fare questo solo se ti rifiuti di continuare a custodirli o farli circolare sulla Terra …. Il secondo stadio del rituale di base ti offre questa opportunità. Se, anche per un solo istante, hai successo in questa impresa, la gratitudine degli Spiriti giungerà traboccante a te”.

Nel terzo stadio, detto della Ricezione, il ricercatore, dopo essersi mosso in senso orario, si posiziona in un altro punto del cerchio. Qui si tratta unicamente di ricevere e abbandonarsi a tutto quello che arriva come frutto del lavoro e del sacrificio precedente.

Una volta che abbiamo offerto i rancori, il Buio, alle dimensioni di Luce, possiamo aprirci a ricevere. La posizione scelta a questo proposito è spesso in rapporto con il settore da cui si può ottenere maggiore energia. Per esempio, può essere il Medium Coeli, un pianeta angolare, il Nodo Nord o un pianeta con caratteri multidimensionali.

A conclusione del rituale, è importante annotare e riconoscere i fatti salienti di ogni sequenza. E’ inutile cercare subito di interpretare o dare spiegazioni: occorre avere pazienza e consentire alle informazioni ricevute di essere elaborate e trovare spazio gradualmente nella nostra consapevolezza.

Il rituale può essere svolto efficacemente come regolare pratica sciamanica individuale, in versione dinamica o immobile (in posizione eretta, seduta o sdraiata).

Diverse registrazioni di accompagnamento al Rituale di Base sono state prodotte da Franco Santoro. In CD sono disponibili vari titoli (clicca qui).

In accordo con la tradizione astrosciamanica del Sacro Cono le informazioni sul rituale sono fornite per uso esclusivamente individuale. L’impiego di questo rituale nel lavoro di gruppo o in eventi pubblici richiede una specifica formazione e conoscenze aggiuntive.
© Franco Santoro

Vision Quest

Febbraio 17, 2015 by admin

La ricerca della visione (Vision Quest) è un periodo coraggioso e solitario di meditazione, preghiera e rinuncia, allo scopo di incontrare uno Spirito Guida e ottenere una visione di guarigione o una medicina per sé stessi e gli altri (intesi come parti di sé stessi).

Si tratta di un lavoro molto intenso che consente di creare un collegamento con le radici della Terra e di trovare o ridefinire, a tutti i costi, il proprio vero Intento. In genere viene praticata in un luogo selvaggio (un bosco, una montagna, un deserto, ecc.), dormendo all’aperto, digiunando e rimanendo soli per la durata di due o anche molti più giorni.

“Sul piano mitico, una ricerca della visione è un viaggio eroico, un cimento simbolico di prove apparentemente insormontabili che ha luogo in una regione sacramentale di potere naturale cosicché possiamo renderci conto che siamo molto di più di ciò che le nostre credenze limitate ci hanno fatto credere…. Sul piano fisico, la ricerca della visione è un esercizio di sopravvivenza, (in cui) l’individuo vive in uno stato sensibilizzato di consapevolezza corporea e sente la connessione con gli elementi e le cose viventi del mondo naturale. Stati fisici di debolezza e vuoto … provocano emozioni e paure … (e) il corpo risponde alla sfida fornendo all’individuo fonti inaspettate di forza e vitalità. A livello transpersonale, ricerchiamo la visione per trovare la conoscenza del Sé. Questa conoscenza è arricchita dalla saggezza dell’inconscio collettivo ed è la base per il riconoscimento della nostra posizione fisica e spirituale su Grande Madre Terra. La percezione del nostro vero posto nella natura non è tuttavia possibile se non muoviamo i primi passi esitanti per andare oltre i margini della nostra esperienza. La ricerca della visione fornisce un mezzo antico e sperimentato per intraprendere questi primi passi”. (S.Foster/M.Little, The Sacred Mountain)

Per poter affrontare una ricerca della visione l’Intento è indispensabile. E’ necessario che tu sia sicuro riguardo ciò che vuoi poiché in caso contrario non ti sarà possibile riconoscerlo quando lo incontri, correndo quindi il rischio di essere depistato.

L’Intento non deve essere comprensibile o significativo per gli altri: ciò che conta è che lo sia per te. In una ricerca della visione operi da solo e in condizioni piuttosto dure: se la tua motivazione è debole e se ti fai facilmente dissuadere dalle situazioni esterne o tendi ad agire per compiacere gli altri, è probabile che non sei ancora pronto per questo tipo di lavoro.

Da notare inoltre che, onde procedere lungo il sentiero sciamanico, non è indispensabile fare uso di questa pratica così come viene descritta di seguito. A seconda delle tradizioni e dei lignaggi di ciascun individuo le caratteristiche tecniche e il contenuto delle esperienze possono variare enormemente.

Per evidenziare l’apertura e la volontà di eliminare ogni tipo di barriera alcune tradizioni invitano a restare completamente nudi e a dormire all’aperto senza alcun riparo, ad eccezione di quelli forniti sul posto dalla natura.

Nel mondo contemporaneo, a causa delle leggi e delle mentalità prevalenti, è difficile trovare luoghi in cui mi posso permettere di girare indisturbato in tale stato. Data la sacralità del lavoro, è preferibile rinunciare ad atteggiamenti che possono essere fonte di provocazioni spiacevoli sul piano politico e sociale. Ciò che conta è sempre l’Intento dell’azione: gli aspetti coreografici e rituali sono di grande utilità nella misura in cui non creano seri problemi per me stesso e gli altri.

La ricerca della visione, grazie al contributo di diversi ricercatori, è ritornata ad essere una pratica piuttosto diffusa nell’ambito della spiritualità contemporanea. In genere questo lavoro si sviluppa in quattro stadi.

Il primo è quello della separazione e consiste nel lasciare andare ogni legame energetico con la vita convenzionale: lavoro, relazioni, famiglia, amici, casa, abitudini, ecc. E’ un’operazione che richiede un lungo e graduale lavoro di preparazione. Durante questo periodo, e soprattutto in quello immediatamente precedente all’inizio della vision quest, vi possono essere situazioni di crisi e conflitto che hanno la funzione di servire da fertilizzante per la visione.

Questo processo si accentua durante il primo o secondo giorno di ricerca allorché inizi a sconvolgere e a rallentare le modalità dei tuoi automatismi e ritmi consueti. Seguono alcuni commenti esperienziali:

“I primi due giorni sono i più terribili. Mi sono impegnato a restare fermo nello spazio del Sacro Cerchio. Nessuna possibilità di distrarmi facendo escursioni o passeggiate nella natura, nessuno a cui parlare. Senza diario, libri, televisione, giornali, cibo, sigarette, bevande o qualsiasi altro aggeggio con cui trastullarmi. Solo il mio corpo ed un ambiente che diventa sempre più ostile. Ma questo è nulla ed in qualche modo era prevedibile, poiché faceva parte della sfida che avevo deciso di intraprendere. Il peggio è che non c’è neanche la mia Guida, né mi arrivano visioni estatiche o apparizioni di esseri angelici, o di chissà quale Spirito che viene a raccontarmi qual è la mia missione nel mondo. Non ci sono gli Animali di Potere, ma solo insetti repellenti e fastidiosi che nemmeno mi consentono di meditare in pace. Essi si nascondono molto bene e poi pizzicano improvvisamente senza alcun preavviso. Comincio ad avere paura di non farcela. E quando giunge la notte, la paura si trasforma in panico e terrore. Ogni piccolo rumore sembra un annuncio di tortura o morte sicura. Sono venuto qui per ricevere una visione spirituale e invece tutto quello che riesco a pensare è solo se ce la farò a sopravvivere fino al mattino! La cosa mi butta ancora più giù. Questa situazione va avanti ancora durante il giorno seguente con picchi di noia atroce e stati di disperazione senza pari. Non c’è più alcuna traccia dei miei grandi ideali e ogni possibilità di fuga si sbriciola all’istante. Tra vomiti e imprecazioni, continua così fino al momento dell’incontro con la soglia”.

La soglia è l’iniziazione vera e propria. Dopo aver liberato le tossine e incontrato i Demoni più terribili del Sacro Cerchio, sei giunto ormai allo stremo delle forze. Ecco che arrivi ad un punto di non ritorno. Ora, se riesci ad andare oltre le limitazioni e a persistere nell’Intento, sei pronto per ricevere la visione.

“E’ indicibile ciò che succede in quel momento.” prosegue il racconto dell’esperienza, “Arrivato al massimo livello di oscurità e miseria, ecco che proprio non posso andare oltre. Ho da fare una scelta: morire o continuare a vivere, ma non certo come prima. Mi era capitato alcune volte di avere un’idea di tale stato nei miei viaggi sciamanici, ma ora invece ci sono proprio in mezzo con tutto il mio corpo fisico. Non c’è più la mente che mi contesta dicendo che è frutto della mia immaginazione o suggestione. Ci sono totalmente e non posso nemmeno raccontarlo a qualcuno perché sono da solo. Inoltre non posso neanche aprire gli occhi e ritornare alla realtà ordinaria, perché questo non è un viaggio sciamanico! E’ la realtà della mia vita ora! Questa constatazione mi fa rabbrividire e allo stesso tempo provoca in me un senso di benessere del tutto inopportuno, data la gravità della situazione. La cosa mi sconcerta, ma pure stranamente mi dà sollievo. Un eco di voce rimbomba dentro di me e sembra gridare: ‘sei proprio sicuro di non potere aprire gli occhi?’. Esausto, mi abbandono disteso sul terreno. Sento la mia disperazione, ma ora vedo che c’è qualcosa oltre il suo confine. Ed è proprio oltrepassando questo confine che accade il miracolo. All’improvviso tutto cambia e sembra una gran burla. Ho solamente aperto gli occhi, anche se mi sembra di averli aperti da un altro lato. Gli insetti che mi tormentano e disgustano, adesso vengono a cantarmi delle canzoni e a massaggiarmi il corpo. E sono belli, affascinanti, luminosi e perfino erotici. Saltano fuori degli scoiattoli e altri animaletti, mai visti, che mi salgono sulle spalle e mi accarezzano con le zampine. Alcuni di loro si mettono a fissarmi a corta distanza e giocano a nascondino oppure mi portano del cibo. Un gruppo di marmotte, e questo è troppo, mi racconta delle storielle divertenti e si presenta uno per uno cominciando con i nonni e terminando con i pronipoti. Per non parlare poi degli alberi e di quello che cominciano a dirmi….”

Questa testimonianza è ovviamente solo un esempio. Tuttavia, sebbene l’intensità e le modalità di sviluppo variano enormemente, in genere, dopo una prima fase di catarsi, i ricercatori si aprono ad un’esperienza fuori dall’ordinario attraverso cui procede una rivelazione o visione.

Poiché il ricercatore è ora aperto e vulnerabile, tale esperienza è in grado di apportare una trasformazione radicale e lasciare un segno permanente di guarigione nel suo sistema. In quel momento l’allucinazione dell’ego si dissolve e la medicina può operare con tutto il suo potere.

Spesso è possibile avere un incontro decisivo con lo Spirito Guida e ricevere risposte chiare ai quesiti rivolti. Una volta ottenuta la visione, nel terzo stadio (trasformazione o incorporamento), questa viene resa consapevole e integrata nella vita ordinaria. E’ una fase molto ardua in quanto si tratta di incorporare l’essenza dei doni e delle lezioni ricevute.

Ti trovi dinanzi alla scelta cruciale di accettare la visione o meno, di seguire il sentiero indicato o di rimandare ancora. Il ricercatore può fare chiarezza sul da farsi e, nel caso di incertezza, decidere di aspettare per ricevere ulteriori segnali.

Nell’ultimo stadio (riunione) lasci il luogo in cui ti sei isolato e ti ritrovi in gruppo per celebrare cerimonie di purificazione e condivisione. Via via ti prepari a compiere l’operazione principale: quella del ritorno alla vita quotidiana e dell’impiego del contenuto della visione.

In una ricerca della visione non vi sono successi o fallimenti, né possibilità di valutazione esterne riguardo alla qualità del lavoro svolto. Poco importa se hai avuto visioni od incontri con Guide e similari. Ciò che conta è esserti aperto alla sfida di un’esperienza di totalità ed essere disposto ad accettarne le lezioni.

Per quanto ne sia consapevole o meno, e sia che accadano episodi clamorosi o insignificanti, durante una vision quest, ogni partecipante riceve sempre un grande insegnamento. Lo Spirito comunica a tutti senza discriminazione e le sue parole, prima o poi, diventano chiare.
© Franco Santoro

Guarire insieme

Febbraio 17, 2015 by admin Lascia un commento

Occorre tempo per guarire,
e la durata di questo tempo non dipende da noi.

Alcune persone hanno dei conti sospesi con noi, oppure noi li abbiamo con loro.

Alcune persone sono arrabbiate con noi, oppure noi lo siamo con loro.

Alcune persone ci lasciano, oppure noi le lasciamo.

Tutto ciò crea dolore, e per guarirlo occorre tempo.

Non abbiamo il potere di controllare la quantità di tempo necessaria per guarire tutti questi rancori.

Tuttavia, non importa quanto impotenti siamo sul tempo necessario per la guarigione, abbiamo in vero tutto il potere che conta.

E questo potere è quello di dire SÌ alla guarigione.

Questo è il potere più grande possibile,
perché quando diciamo SI’ alla guarigione,
il tempo scompare.

E rimane solo il SÌ,
che è il potere di scelta di guarire.

Il tempo è sempre colmo di rancori,
perché lungo il corso del tempo persone importanti entrano ed escono dalla nostra vita, e noi entriamo ed usciano dalle loro.

Quando il tempo finisce,
la guarigione comincia.

E il tempo può finire ora,
se dici SÌ alla guarigione.

E se dici SÌ alla guarigione,
sei con tutti e tutti sono con te,
incondizionatamente e sempre

Quindi io dico SÌ alla guarigione,
e, se vuoi, puoi unirti a me,
perché amo guarire insieme a te.

 

© Franco Santoro

Prosperità e denaro

Febbraio 17, 2015 by admin

indexLa prosperità è l’esperienza di piena soddisfazione dei nostri desideri più profondi.

Quando siamo in grado di avere questa esperienza, allora siamo prosperi.

Ciò può accadere sia col denaro che senza.

Il denaro può essere parte di questa esperienza, anche se non è in grado di comprarla.

Sebbene non possa comprare ciò cui veramente aneliamo, il denaro svolge la funzione di creare le condizioni che favoriscono la manifestazione di esperienze che il denaro non può comprare.

Vi sono quattro leggi fondamentali su cui si basa la prosperità, l’uso del denaro, delle risorse materiali e l’impiego dell’energia in genere, ognuna in rapporto con uno dei quattro elementi.

Esse sono: guadagno (aria), spesa (fuoco), risparmio (terra), investimento (acqua).

Coloro che sono in grado di padroneggiare queste quattro leggi nella vita materiale, una volta che perseguono la ricerca interiore e spirituale, sono di solito in grado di avere esperienze stabili, durature e significative. E, soprattutto, sono in grado di comprendere quali sono i loro effettivi desideri e di realizzarli.

Sovente, le persone tendono ad avere problemi con una o più leggi: con alcune si trovano a loro agio, mentre con altre non riescono a relazionarsi oppure lo fanno in eccesso.

Questi problemi sono in relazione con situazioni specifiche esistenti nei corpi sottili e multidimensionali. Per essere compresi o risolti richiedono un lavoro interiore piuttosto che estenuanti operazioni e imprese all’esterno.

La carta astrologica, quando è esplorata esperienzialmente, come nel lavoro astrosciamanico, può fornire preziose indicazioni riguardo la natura di ciò che blocca la prosperità e le chiavi per attivarla.

La linea di base del livello della nostra prosperità è dato dai pensieri che abbiamo riguardo noi stessi, gli altri, e le risorse di cui disponiamo o non disponiamo. I nostri pensieri, le nostre credenze sono vortici magnetici che attirano creativamente situazioni e circostanze ad esse relativi.

La maggior parte di questi pensieri esistono a livello inconscio, per cui possiamo in apparenza desiderare una data esperienza, laddove nel profondo la avversiamo, e di conseguenza questa esperienza non si realizza. Oltre a non realizzarsi, seguitiamo ad attrarre situazioni che sono esattamente l’opposto di ciò che coscientemente desideriamo.

Il primo passo nella via della prosperità consiste nell’assumersi piena responsabilità per la propria situazione di vita, ad ogni livello, incluso quello economico.

Questo è un atto di potere, indipendente dalla qualità della propria vita. Prendendomi responsabilità, cesso di essere una vittima, di ritenere responsabili gli altri, ponendo le condizioni per un altro atto di potere, che comporta la scelta di migliorare la propria situazione.

A questo riguardo è importante dare a se stesso il permesso di accettare una situazione migliore, sentendosi degni di riceverla e mantenerla. Tutti vogliono soddisfare i loro desideri, ma sono molto pochi quelli che sono veramente aperti a manifestarli pienamente.

Per favorire tale apertura è indispensabile comprendere quali sono effettivamente questi desideri autentici, distinguendoli da quelli falsi e condizionati.

La chiave di svolta della prosperità è sentirsi meritevoli di dare spazio e manifestare i propri desideri più autentici, sentire il diritto di essere se stessi, anche se ciò non è gradito a molti nostri pensieri, che continuano a ripeterci che questo non è possibile.

Lavorare con la prosperità implica inevitabilmente portare alla luce pensieri ed emozioni inconsce, e tutti i rancori che seguitano a boicottare e ostacolare la realizzazione dei nostri desideri.

Tali rancori rappresentano la causa effettiva di ogni nostro problemo, inclusi quelli economici.

Il problema principale per coloro che sono a corto di denaro e di risorse, o che non riescono a realizzare i loro desideri, è fondamentalmente che non si sentono degni o meritevoli, sia a causa della loro bassa autostima sia come conseguenza di pregiudizi e sistemi di credenza avversi.

Tutta la ricchezza umana è creata dalla mente umana. Per aumentare tale ricchezza è necessario elevare la qualità del nostro modo di considerare il denaro e le risorse. In questo caso, come per tutti gli altri, si tratta di chiarire qual è il proprio Intento.

L’Intento non può essere il denaro. Il denaro è energia. L’energia è sempre abbondante e infinita, per cui non ha senso identificare il suo possesso come Intento.

L’Intento riguarda in che modo impiegare l’energia.

Una volta che l’Intento è chiarito, esso attrarrà inevitabilmente l’energia necessaria

In questo contesto l’Intento di avere denaro (energia), che è uno dei più diffusi su questo pianeta, è privo di senso e non è un Intento effettivo.

Se io rimango fermo con questa idea accade che vengo assimilato all’energia. Tale energia, non disponendo di un Intento, sarà usata da chi ha un Intento, da chi insomma sa cosa fare con l’energia.

L’energia, il denaro, abbisogna di un Intento. Posso decidere io stesso riguardo questo Intento, e quindi dirigere l’energia in quella direzione, o posso scegliere di essere parte dell’energia che viene diretta verso un Intento.

Quello che conta è prendermi responsabilità della mia scelta. Qualunque scelta, allorché è cosciente, implica una condizione di potere.

Un Intento chiaro crea le condizioni per attirare risorse e soddisfare la prima legge della prosperità, quella del guadagno, relativa all’elemento aria.

La seconda legge, il risparmio, come è risaputo, consiste nel mettere da parte una porzione delle proprie entrate per garantirsi una maggiore prosperità nel futuro.

Questa funzione è tipica dell’elemento terra e riveste grande importanza poiché i risparmi costituiscono le radici delle risorse.

Qualora tale legge è deficiente, può essere stimolata impegnandosi per esempio a risparmiare una percentuale fissa, anche minima, su qualsiasi reddito percepito, senza spenderla mai per un certo numero di anni o per tutta la vita, riservandosi invece di godere degli interessi relativi.

La legge della spesa (fuoco) consiste nel godere pienamente del denaro impiegandolo e facendolo circolare, trasformandolo, rigenerandolo.

Ogni occasione di spesa – incluse quelle ineluttabili e solitamente meno gradite (come tasse, bollette, multe, ecc.) – sono occasioni per generare maggiore risorse in futuro.

Infondendo il denaro che spendi con l’energia del tuo Intento, faciliti la diffusione di ciò che per te è sacro e crei le condizioni energetiche per un esteso benessere, sia personale che collettivo.

La legge dell’investimento (acqua) si fonda sull’impiego di parte dei risparmi per ottenere redditi aggiuntivi.

Al fine di migliorare le condizioni economiche e muovere passi decisivi sul sentiero della prosperità, è necessario riconoscere pienamente le risorse che abbiamo già disponibili e saperle investire.

Una storia tipica è quella di un pover’uomo del Sud Africa che, attratto dai racconti dei primi cercatori di diamanti, decise di vendere la sua casa e la sua sterile terra. Coi pochi soldi ricavati egli si stabilì, insieme alla sua famiglia, nelle zone minerarie con la speranza di migliorare la sua condizione. La compagnia che comprò la sua terra, in seguito, durante dei lavori di scavo portò in superficie il diamante più grosso apparso in quel momento nell’intero continente africano.

Questa storia evidenzia l’importanza di riconoscere ed entrare in sintonia con le ricchezze che esistono vicino a noi.

Un elemento fondamentale da tenere bene in mente riguardo il denaro è che opera sia in base ad una percezione di separazione e di unità.

“Dio, che racchiude tutto l’essere, creò esseri che hanno tutto individualmente, ma che vogliono condividerlo per incrementare la loro gioia. Niente di reale può essere aumentato tranne che condividendo. Questo è il motivo per cui Dio ti ha creato. La Divina Astrazione gioisce nel condividere. Questo è il significato della creazione. ‘Come’, ‘cosa’ e ‘a chi’, sono irrilevanti, perché la vera creazione dà tutto, dato che può creare solo come se stessa. Ricorda che nel Regno non c’è differenza tra avere ed essere, come c’è nell’esistenza. Nello stato dell’essere la mente dà tutto sempre.” (Un corso in miracoli, Testo, p. 86)

© Franco Santoro

Lavorare come pratica spirituale

Febbraio 17, 2015 by admin

L’attitudine verso il lavoro, la professione o il modo in cui prestiamo servizio in una data comunità o ambiente, ha un impatto decisivo lungo il sentiero di trasformazione e conoscenza.

Il lavoro si esprime nel suo massimo potenziale quando, oltre a svolgere una funzione pratica, diventa una forma di pratica olistica e spirituale.

In questo caso lo scopo primario del lavoro non è la remunerazione attraverso un salario, ma il senso di aver fatto qualcosa di buono, di produrre effetti tangibili a beneficio dell’ambiente ad ogni livello, e di espandere la nostra coscienza.

Il lavoro è uno dei modi più pratici con cui possiamo creare un ponte tra realtà ordinaria e non ordinaria.

“Se riesci a trasformare il tuo lavoro in una meditazione, questa è la cosa migliore. In questo modo la meditazione non sarà mai in conflitto con la tua vita. Qualunque cosa tu faccia può diventare una meditazione. La meditazione non è qualcosa di separato: essa è parte della vita. E’ come respirare, quando respiri stai meditando. Si tratta solo di spostare l’enfasi, non occorre fare altro. Ciò che fino ad ora hai fatto sbadatamente, lo fai con attenzione. Le cose che hai fatto per convenienza o per dei risultati, come il denaro, sono OK, ma puoi far sì che diventino un fenomeno superiore. I soldi sono OK, e se il tuo lavoro ti rende denaro, va bene. C’è bisogno di soldi, ma i soldi non sono tutto. Se dal lavoro puoi ottenere qualcosa in più, perché rinunciarci? Del resto non ti costa niente. Che tu lo voglia o meno, bisogna lavorare. Se lo fai con amore, potrai guadagnare molto di più”. (Osho, Il libro arancione: tecniche di meditazione, Ed. Mediterranee, p. 47)

Spesso il lavoro è purtroppo la causa dei rancori più diffusi tra gli esseri umani.

Ogni volta che ti senti di malumore o non hai voglia di andare al lavoro, prima di iniziare a rovesciare su di te e chi ti circonda una valanga di rancori di lamentela, critica e insoddisfazione, fermati un attimo.

Per cinque minuti, respira profondamente. Senti che attraverso l’espirazione stai liberandoti dei tuoi rancori. Non concentrarti sui rancori che espelli, non farci caso, guarda invece che cosa arriva nello spazio vuoto lasciato dai rancori.

Apriti alla luce che arriva e continua a lasciare andare i rancori, senza prenderti cura delle loro forme. Che importa se sono brutti e malformi. A che pro criticarli, se hai deciso di lasciarli andare. Lascia andare i tuoi pensieri su quello che fai e limitati semplicemente a respirare.

Se rilasci i rancori con l’espirazione, e fai giungere la luce con l’inspirazione, dopo cinque minuti, la situazione sarà cambiata radicalmente.

Estratto da: Franco Santoro, Manuale di Formazione Astrosciamanica, 1996.

© Franco Santoro

Astinenza dal giudizio

Febbraio 17, 2015 by admin

Finger_pointingUna tipica caratteristica della mente separata consiste nel creare problemi, elaborare giudizi e critiche, lamentarsi sia di se stessi che degli altri.

Un’utile pratica di guarigione a tale proposito è astenersi dal giudicare.

Trascorri una giornata intera astenendoti dall’esprimere e dal pensare giudizi, critiche o lamentele nei confronti delle persone o delle situazioni che incontri.

Concediti la possibilità di passare questo giorno nell’accettazione totale di ogni cosa o persona con cui hai a che fare, sia nei tuoi pensieri che nella realtà concreta.

Non importa se fai questo con convinzione o fingendo. Comportati come un attore. Gioca con questa tecnica. Puoi continuare a praticarla per 21 giorni, un giorno sì e uno no oppure anche quotidianamente.

Non occorre che tu adotti l’astensione dal giudizio in ogni momento. Si tratta di una tecnica o strategia. Basta solo la volontà di provare a fare qualcosa di diverso per un po’ di tempo.

Se fino ad ora hai dedicato buona parte delle tue energie alla ricerca di responsabilità e colpe negli altri, senza concludere nulla di buono, cosa hai da perdere? Al massimo perderai il malumore e il rancore che ne è sempre derivato.

Osserva quello che ti succede quando cessi di sprecare energia alla ricerca di errori o difetti negli altri. Concentrati invece su ciò che vedi di buono e bello, sia all’esterno che dentro di te.

Ricordati che ciò che vedi negli altri è quello che scegli di vedere. La consapevolezza del tuo ego riguardo gli errori di altri ego non è un tipo di pratica consigliata nel lavoro spirituale. Per l’ego è perfettamente lecito mettere in evidenza gli errori. Gli errori appartengono all’ego e la loro correzione procede mediante il rilascio dell’ego.

“Quando un fratello si comporta in modo folle, puoi guarirlo solo percependo in lui la sanità mentale. Se percepisci in lui i suoi errori e li accetti, stai accettando I tuoi. Se vuoi dare i tuoi errori allo Spirito Santo, devi fare lo stesso con i suoi. A meno che questo non diventi l’unico modo con cui tratti tutti gli errori, non potrai capire come tutti gli errori vengono disfatti.” (Un corso in miracoli, Testo, pp. 186)

Quando iniziai ad usare la pratica di astensione dal giudizio, mi resi ben presto conto di non sapere più di che cosa parlare con la gente. Mi accorsi che la maggioranza assoluta delle mie conversazioni erano basate sul giudizio o la lamentela verso qualcosa o qualcuno. Poteva trattarsi del governo, la chiesa, i vicini, il lavoro, la salute, gli amici, me stesso, ecc.

L’astensione dal giudizio equivaleva quindi a rimanere in silenzio. Mi sorprendeva notare questo sia in me stesso che negli altri. Era pure stupefacente scoprire quanto benefici erano gli effetti dell’astensione.

Quando smetto di criticare e giudicare gli altri, accettandoli per quello che sono, senza cercare di volerli diversi a tutti i costi, comincio allo stesso tempo ad accettare me stesso.

Spesso le critiche più severe, non riuscendo a trovare espressione in maniera diretta, si travestono attraverso battute ironiche ed osservazioni scherzose. E’ un modo per evitare l’imbarazzo di una comunicazione diretta. Tale modalità, sebbene non aggressiva od offensiva, non fa alcuna differenza ad un livello inconscio e sottile. L’inconscio non sa riconoscere l’ironia e non possiede alcun senso dell’umorismo. L’inconscio inoltre non conosce il senso di separazione e non sa distinguere i pronomi personali, per cui quando critico o giudico qualcuno, esso si limita a riconoscere che sto impiegando parole poco piacevoli e le considera come rivolte sia agli altri che a me.

Per rendere più completa la pratica di astinenza dal giudizio, rinuncia anche a lasciarti coinvolgere in tutte quelle situazioni che favoriscono la lamentela. Evita di partecipare, anche solo passivamente, a discussioni o pettegolezzi fondati sulle critiche.

Può essere utile, a questo proposito, astenersi, almeno per un giorno, dal guardare la televisione, ascoltare la radio o leggere il giornale. Questi mezzi sono generalmente usati per diffondere cattive notizie e per fare proliferare lamentele e malcontento. La maggior parte dei notiziari e delle cronache sono colmi di informazioni su processi, delitti, incidenti, problemi, sciagure. Ciò contribuisce ampiamente a riciclare forme pensiero negative, e a rafforzare l’idea che occorre ricercare dei colpevoli per ciò che esiste di male nel mondo.

Un altro esercizio è quello del registro delle lamentele. Come negli alberghi di alta categoria, può essere utile predisporre un’apposita cassetta o registro onde riportare le tue lamentele. Nell’albergo in cui lavoravo esisteva proprio un registro di questo genere. Si trattava di una formalità ormai da qualche tempo in disuso, tanto che il registro era rintanato tra le carte degli scaffali e la maggior parte dei colleghi nemmeno sapeva della sua esistenza. Tuttavia le lamentele da parte dei clienti erano abbastanza frequenti e rendevano spesso il clima irrequieto. In una di tali occasioni, così per scherzare, decisi di riesumare il vecchio registro. Dopo averlo spolverato, lo riposi in bell’evidenza sul banco. Il suo effetto fu sconcertante e immediato. Era come un magnete in grado di attirare su di sé ogni rancore.

Non era essenziale che il cliente riportasse le sue ragioni sul registro. La sua sola presenza sul banco era sufficiente ad inibire le lamentele. In questo modo si lasciava spazio solo ad un’esposizione civile dei problemi che trovavano poi rapide ed efficaci soluzioni.

Per alcuni mesi provai ad introdurre questa pratica nella mia stessa vita. Quando ero insoddisfatto o preoccupato o provavo ansia per qualcosa, documentavo le mie ragioni su un apposito registro. Fatto questo, cercavo, talvolta con molta fatica, di lasciar perdere il problema nella convinzione che una fantomatica autorità avrebbe preso i provvedimenti opportuni.

L’opportunità di questa evenienza si verificava alla fine di ogni ciclo lunare, allorché decidevo di rivedere quanto avevo riportato nel registro. In quelle occasioni mi resi conto che la maggior parte dei problemi che, nel momento stesso in cui si manifestavano, parevano questioni di importanza vitale, si rivelavano essere invece inezie di poco conto oppure si risolvevano spontaneamente nel corso di pochi giorni.

“Scelgo di vedere l’assenza di peccato di mio fratello. Il perdono è una scelta. Non vedo mai mio fratello così come è, perché questo va ben oltre la percezione. Ciò che vedo in lui è semplicemente quello che io desidero vedere, perché rappresenta quella che io voglio sia la verità. E’ soltanto a questo che reagisco, per quanto invece io possa sembrare spinto da eventi esterni. Scelgo di vedere ciò che voglio vedere, e questo vedo, e soltanto questo. L’assenza di peccato di mio fratello mi mostra che voglio vedere la mia. E la vedrò, avendo scelto di vedere mio fratello nella sua santa luce (Un corso in miracoli, L472).

Estratto da: Franco Santoro, Astroshamanism – book 2: The Voyage through the Zodiac

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