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Nettuno

Febbraio 16, 2015 by admin

120px-Neptune_symbol.svgAstrologicamente Nettuno rappresenta l’espressione transpersonale o ottava superiore di Venere, quella dell’amore cosmico e mistico, l’amore incondizionato o ‘agape’.

La posizione di Nettuno nel tema natale indica dove il proprio desiderio di fusione estatica con il Tutto viene proiettato o può trovare appagamento. Qui possiamo vedere gli aspetti più idealistici ed i valori ultimi dell’anima, i suoi potenziali di visione e trascendenza, sia che siano vissuti realisticamente o relegati nella dimensione confusa delle fantasie e delle illusioni.

Questi valori sono talvolta proiettati nella forte idealizzazione di alcuni settori della vita (relazioni amorose, lavoro, famiglia, ecc.) oppure possono essere bloccati e confusi da stati di costante evasione e di rifiuto di prendersi responsabilità di queste stesse aree nella vacua speranza che prima o poi le cose si aggiustino da sole.

La consapevolezza del rapporto con l’energia nettuniana è importante per coloro che operano come insegnanti e guaritori spirituali. In particolare, è necessario lavorare come canali, ponti e attivatori, facendo attenzione a non identificare l’ego come la fonte di potere. Lo scopo di ogni autentico guaritore è quello di fungere da canale dell’energia divina al fine di attivare altri canali e consentire a questi di svolgere lo stesso ruolo.

Lo scambio sano di energia non è mai a senso unico: posso dare veramente solo quando il mio intento è quello di mettere chi riceve in condizione di dare. Se non sono disposto a ricevere da coloro a cui do, per quanto possano sembrare immani ed eroici i miei sforzi, rischio di operare in senso manipolatorio ed al servizio dell’ego.” (Franco Santoro, Astroshamanism: The Voyage through the Zodiac)

“Proprio perché sentiamo di essere tutt’uno con la totalità più grande della vita, ciò non significa che abbiamo l’energia o le risorse dentro di noi per sostenere tutte le altre creature viventi. Dobbiamo renderci conto che anche Dio ha un ruolo da interpretare. Egli farà la Sua parte, indipendentemente da ciò che noi facciamo, così che non abbiamo bisogno di assumerci le Sue responsabilità. Tanto spesso vediamo persone con forti valori nettuniani consumare ogni grammo della loro forza vitale nel futile tentativo di soddisfare il loro insaziabile senso del dovere verso gli altri”. (Stephen Arroyo, Astrology, Karma and Transformation: the Inner Dimensions of the Natal Chart)

 

© Franco Santoro

Felicità

Febbraio 16, 2015 by admin

L’ego, essendo un’illusione, genera una felicità illusoria fondata su qualcosa che è pubblicizzato ampiamente, e di cui ci viene indotto costante desiderio.

Quel qualcosa ci viene indicato come la fonte della felicità. Una felicità che, seppure paghiamo con un alto prezzo, non arriva mai o, se giunge, termina malamente e ci lascia più infelici di prima.

La Luce, che dimora oltre l’ego, non fa promesse, né ci seduce con desideri futuri, ed è disponibile all’istante per tutti. Necessita solo della nostra attenzione, del riconoscimento della sua presenza, che è la felicità esistente innata in noi, sia che abbiamo tutto o niente.

Allora oggi per qualche istante, possiamo sospendere le immani lotte per conseguire la felicità al di fuori. Possiamo, anche solo per poco, guardarci dentro, ritrovando subito la felicità che seguitiamo a cercare altrove.

Magari è un’illusione anche questa, ma a differenza dell’altra non costa niente…

 

© Franco Santoro

Cogli il suono

Febbraio 16, 2015 by admin

05. Hersent, Louis - Daphnis And Chloe - The Flute Lesson,  c.1850 copyQuest’oggi possono giungere diversi pensieri ed emozioni. Qualunque sia la loro natura, ricorda che non sei quei pensieri e quelle emozioni. Sono come suoni che arrivano alle tue orecchie.

Possono farti dimenticare chi sei, oppure rammentartelo.

Si tratta di cogliere i suoni giusti. E se proprio oggi non ce ne sono, ricorda che puoi andare a ricercare negli archivi della tua memoria.

Qual è stata l’ultima volta che ti sei sentita pienamente e felicemente te stessa? Riporta quella memoria ed il suo suono nel presente. Ricorda cosa hai pensato, quali sensazioni hai provato, che musica suonava nel tuo cuore. Non fare caso alle circostanze fisiche di quel momento, dove eri e con chi. Sono assolutamente irrilevanti.

Sii creativa! Applica gli stessi pensieri ed emozioni luminosi nella tua vita ora. Non attendere il momento futuro in cui qualcuno forse suonerà per te quella musica. Suonala tu, adesso…

E buona giornata!

Immagine: “Dafne e Chloe: la lezione di flauto” di Louis Hersent, nato il 10 marzo 1777.

© Franco Santoro

Il Benocchio

Febbraio 16, 2015 by admin

eyeIl “benocchio”, che è l’opposto del “malocchio”, consiste nel guardare gli altri e il mondo in fermo allineamento con frequenze luminose, fondate sull’unità e l’accettazione di ogni aspetto dell’esistenza, attraverso gli occhi amorevoli dell’innocenza, vedendo gli altri privi d’invidia, rancori e miseria.

Se esistono situazioni o persone che seguitano a essere nei tuoi pensieri, causando rabbia, colpa, dolore o disagio, renditi conto che stai usando l’immaginazione, o l’immaginazione ti sta usando, per attaccare te, gli altri, il bene, l’amore e ogni fonte di luce.

Praticare il benocchio significa scandagliare la mente e il cuore, facendo attenzione a come guardiamo dentro e fuori di noi. Spesso tendiamo a identificare gli altri con età, aspetto fisico, salute, qualità, difetti, facendo confronti, generando invidie, competizione e ogni tipo di rancore. Mettiamo gli occhi al servizio di un’immaginazione perversa, creando sceneggiate sadiche e masochiste riguardo ciò che gli altri pensano o fanno, a nostro favore o contro.

Da una prospettiva sciamanica, diventiamo succubi di intrusioni da parte di entità predatorie che operano dietro le quinte del nostro campo visivo per fomentare incessanti malesseri e conflitti tra gli esseri umani. Poiché i nostri occhi non sono in grado di riconoscere queste entità, tutto la loro negatività la proiettiamo su altre persone, appunto perché i nostri occhi vedono male.

Questo è il malocchio.

Il benocchio è il processo opposto. Esso consiste nel rapportarci direttamente con Dio e ogni fonte autenticamente luminosa, ricercandola nell’intimo e facendola risorgere ogni giorno, proprio come il Sole che al mattino compare nuovamente nel cielo. Questa Luce la proiettiamo poi sugli altri, illuminandoli.

Il benocchio ci ricorda che i nostri occhi hanno il potere di creare l’inferno o il paradiso nella nostra vita e in quella altrui. Spetta solo a noi decidere come usare l’immaginazione e a questo riguardo esistono solo due possibilità: per promuovere bene e amore, la Luce o per alimentare sofferenza e rancori, il buio.

Possiamo decidere di ricordarci chi siamo veramente. Scegliendo di vedere la Luce in tutti, riusciremo a riconoscerla in noi stessi. Può sembrare un’affermazione tutta “rose e fiori”, e infatti lo è…

© Franco Santoro

Luna e Luce

Febbraio 16, 2015 by admin

three-female-figures-dancing-and-playing copyOggi è un giorno di grande Luce. E la Luce oltre a mostrarci il mondo così com’è, al di là delle nostre illusioni, mette talvolta in evidenza le illusioni stesse, ciò che intralcia il riconoscimento della Luce che esiste in noi e negli altri. Questo accade spesso durante la Luna Piena. Saper riconoscere le aree in cui seguitiamo a incontrare blocchi, rancori, frustrazioni e dolore, è un grande vantaggio perché consente di sapere cosa occorre lasciare andare.

Anche se siamo tentati a ripetere certi comportamenti nocivi o ci troviamo nel bel mezzo del loro sviluppo, invece di rimanere vittime passive, possiamo usare la volontà per aprirci alla Luce, a qualunque espressione suprema del Divino con cui sentiamo risonanza. Anche se questi rancori non cessano all’istante, possiamo riconoscere in noi il grande potere di evitare che si esprimano in modo distruttivo, dirigendoli verso la Luce.

Per esempio, se cominci a sentirti molto tesa e sai per esperienza che basta niente per scatenare in te la rabbia, e quindi trattare malamente chi ti sta vicino, con tutta la miseria che poi ne deriva, puoi ritirarti da sola nella tua camera ed esprimere la rabbia attraverso una danza. Prima di fare ciò rivolgiti alla Luce, offrendogli le emozioni che senti, così che siano trasformate e usate per un motivo alto. Puoi accendere una candela per sentire la presenza della Luce durante la danza e quando hai finito rimanere per qualche minuto in silenzio, dando il permesso ad energie luminose di sanarti.

Puoi anche metterti a correre e fare del lavoro fisico pesante, sentendo la rabbia che si brucia attraverso il tuo movimento, o recitare un mantra di rilascio, svolgere una meditazione dinamica, partecipare ad un rituale, danza collettiva, o fare semplicemente qualcosa di buono per te e gli altri, ecc. Insomma, ci sono tante possibilità, e si tratta di essere creativi o lasciarsi consigliare. Quello che conta è inviare l’energia, bella o brutta che sia, verso la Luce e in situazioni che non danneggiano nessuno, incluso te stessa.

Quando un’energia potenzialmente nociva è indirizzata verso la Luce, si pongono le condizioni per eventi miracolosi di guarigione. Siamo tutti collegati, ricorda. Confida che se fai questo, da qualche parte nel mondo una persona può salvarsi da un evento disastroso, avere un’esperienza di grande gioia o, proprio come te, ricevere la forza per evitare di compiere azioni nocive. Quindi oggi, giorno di Luna Piena, giorno di grande Luce, celebriamo l’arrivo della Luce insieme, danzando dentro e fuori di noi, lasciando che ogni rancore si riversi nella Luce…

© Franco Santoro

Immagine: dipinto di Sir Edward Burne-Jones

Fine del viaggio

Febbraio 16, 2015 by admin

end findhornIn questi ultimi giorni nel segno dei Pesci, ci avviciniamo alla fine del viaggio zodiacale. Un momento molto delicato, perché termina un ciclo e subito dopo ne inizia un altro. E alla fine del viaggio, possiamo chiederci se abbiamo raggiunto la meta, se abbiamo trovato quello che stavamo cercando.

Se abbiamo perso la memoria del motivo per cui abbiamo intrapreso il viaggio, è importante non scoraggiarsi, poiché si tratta di un’amnesia molto diffusa, in vero la caratteristica più comune del genere umano. Il passato si riempie di mistero. Eppure non è vitale conoscere quello che è successo nel passato, capire da dove è cominciato tutto, poiché il passato è riciclato inevitabilmente nel presente. Negli episodi di questa vita, anche solo quelli di un anno, si racchiude il motivo di questo e di tanti altri viaggi.

Il viaggio attraverso lo zodiaco, dall’Ariete ai Pesci, copre l’intero percorso, che si ripete ciclicamente. Possiamo interpretarlo e concepirlo come il viaggio nel mistero della Luce e dell’Amore. Luce e Amore intesi come Totalità, Unità, Spirito, Dio.

Lo zodiaco è un viaggio alla ricerca dell’Amore che si conclude con l’insuccesso, ossia l’Amore non viene trovato. Tuttavia vi sono due tipi di insuccesso, nettamente diversi tra loro: uno ordinario, l’altro paradossale. L’insuccesso ordinario implica non trovare l’Amore al termine del viaggio e la partenza per un nuovo viaggio al fine di continuare la ricerca. L’insuccesso paradossale comporta la consapevolezza di non aver trovato l’Amore al termine del viaggio perché l’Amore è sempre stato con noi sin dall’inizio, non ci ha mai abbandonato, per cui da quel momento in poi non lo cerchiamo più, semplicemente lo viviamo, ricevendolo e dandolo, e iniziamo allora a Viaggiare veramente.

L’Amore non ci abbandona mai indipendentemente da dove siamo, come ci sentiamo e da cosa facciamo. Questa è la consapevolezza esperienziale che matura idealmente alla fine del viaggio nei Pesci. Quello che abbiamo sempre disperatamente cercato è in realtà rimasto presente in noi, e sempre lo sarà.

L’Amore, è con noi dovunque andiamo. Per questo anche se sono alla ricerca della Luce e dell’Amore, come se l’avessi perso, esso continua a camminare al mio fianco, o meglio dentro di me. Non devo in vero fare niente di speciale per guadagnare quest’Amore.

C’è una sola cosa che può tenere l’Amore e la Luce fuori della nostra vita ed è la convinzione di non essere amati, di essere separati, di non essere parte del Tutto, che è Amore e Dio. Sì, è vero che a volte le cose possono diventare assai dure e confuse per molti di noi sul sentiero, specialmente quando ci sembra di perdere la connessione con amici, luoghi o situazioni che rappresentano quell’Amore, quando non possiamo vedere o toccare più le loro forme esteriori, e ci sentiamo abbandonati. E questo causa il dolore più grande, perché in quei momenti crediamo che anche l’Amore è perduto, che non meritiamo più di essere amati.

Avvicinandoci al termine del ciclo dello zodiaco, possiamo decidere di dissolvere questa credenza ormai superata, che ha prodotto solo sofferenza sulla terra. L’Amore non può essere perso. L’Amore può essere solo provvisoriamente dimenticato. E tutti i nostri amorevoli incontri nella vita ci ricordano che siamo amati, che non abbiamo bisogno di fare niente per meritare di essere amati, e che continueremo ad essere amati, nei secoli dei secoli…

Buon Viaggio!

© Franco Santoro

Foto: Findhorn beach

Il Grande Varco

Febbraio 16, 2015 by admin

panini5 copy“Io ho cercato fra loro un uomo che costruisse un muro e si ergesse sulla breccia di fronte a me, per difendere il paese perché io non lo devastassi, ma non l’ho trovato.” (Ezechiele 22:30)

Nei tempi antichi venivano costruite alte mura intorno alle città per difenderle dai nemici. Se una parte delle mura era distrutta il nemico poteva facilmente entrare nella città attraverso il varco. Rimanere nel varco richiedeva molto coraggio perché era la posizione meno protetta e più pericolosa. Nella citazione iniziale si cercava qualcuno che stesse nel varco delle mura di Gerusalemme e che ricostruisse il muro, ma nessuno si fece avanti e più tardi la città fu invasa dai Babilonesi. Il varco e il muro cui ci si riferisce è ovviamente un varco multidimensionale. E a questo riguardo si sta ancora cercando.

Tra Pesci e Ariete c’è un varco, un Grande Varco, il salto quantico da un regno ad un altro, un bivio che può portare sia ad una gioiosa e radicale ridefinizione della nostra natura, sia a un altro vano cambiamento dentro la stessa ripetitiva storia. Ed è in questo varco che l’umanità apparentemente continua a perdere la sua opportunità di redenzione, come alcune civiltà che, raggiunto il loro apice, ripiombano nuovamente nell’oscurità.

I Pesci rappresentano sia l’apice della coscienza umana sia la più profonda ignoranza, proprio come l’Ariete rappresenta sia l’inizio di una nuova era di luce che la perdita della consapevolezza o il ritorno all’ignoranza.

L’Ariete sta per il Gesù risorto ma è anche la crocifissione, l’eliminazione del Cristo fisico e la sua assenza dal mondo esterno, che è il ritorno all’oscurità per coloro che non sono in grado di riconoscere la Sua luce interiore.

Pesci e Ariete sono rispettivamente l’ultimo e il primo dei 12 segni. I 12 segni sono in termini sciamanici le 12 parti frammentate della nostra anima o, nel linguaggio cristiano, i 12 apostoli. Con i Pesci la sequenza dei segni è completa, il che significa che ho avuto un’esperienza di tutte le 12 parti. Ciò non implica che queste parti siano state pienamente recuperate e integrate. E persino se sono riuscito a recuperarle, posso ancora perderle di nuovo.

Il processo di recupero è esemplificato dalla sequenza di numeri progressivi dall’1 (Ariete), 2 (Toro) fino al 12 (Pesci). Tuttavia quando raggiungo il 12 (Pesci), la sequenza lineare viene sfidata e invece di continuare con il 13, ritorno all’1 (Ariete).

In questo Grande Varco tra Pesci e Ariete esiste una zona di dissoluzione. La sequenza tradizionale non può andare oltre il 12 e non c’è spazio per il tredicesimo, che è destinato ad essere sacrificato, così che l’1 può ritornare e aprire la strada ad un’altra ripetizione del ciclo precedente.

Questa è la natura della nostra realtà separata: un ciclo continuo, la stessa soap opera replicata ripetutamente, un sogno di inevitabile cattività senza possibilità di liberazione a meno che non ci svegliamo dal sogno.

Il tredicesimo è il segno del risveglio, e come tale non appartiene al sogno. Non appena emerge riconosco il sogno come un sogno, e non è possibile nessun compromesso: o abbraccio il tredicesimo ed esco dal sogno, o continuo a dormire, ed il tredicesimo cambia in 1 (Ariete). Qui l’Ariete rappresenta sia il tredicesimo che il primo.

L’Ariete si eleva ad Agnus Dei, l’Agnello sacrificale di Dio che espia i peccati dell’umanità. È Gesù Cristo, il tredicesimo seduto tra i 12 apostoli nell’Ultima Cena.

Nell’antica numerologia il numero 12 rappresenta la struttura che crea la nostra realtà separata, mentre il numero 13 è il portale del regno multidimensionale. In quanto tale, il tredicesimo esemplifica la dissoluzione della realtà ordinaria ed un radicale cambiamento di paradigma che frantuma le leggi convenzionali del mondo.

Il 13 è il risveglio di una percezione che drasticamente rivela la natura illusoria della nostra realtà separata, minacciando la sopravvivenza dell’ego. È perciò che il numero 13 è stato considerato con sospetto e paura attraverso i secoli. Ci sono numerose tradizioni e miti che narrano di un tredicesimo membro di un gruppo che è stato tradito, oppresso, sacrificato, ucciso o trasfigurato. I più noti, oltre a Gesù e i suoi 12 apostoli, sono Re Artù e i 12 Cavalieri della Tavola Rotonda, il dio Baldur e le 12 divinità del Valhalla, Mitra, Filippo II il Macedone, ecc.

Nei segni dello zodiaco il cambiamento tra ciascun segno e il loro numero è sequenziale, ossia 1-2-3-4-ecc., fino a 12 dove la sequenza finisce e tutto ritorna all’1. È in questo cambiamento che dimora il mistero del tredicesimo.

È qui che l’invisibile provvisoriamente si svela e diventa disponibile solo per coloro che hanno orecchie per udire e occhi per vedere.
© Franco Santoro

Immagine: dipinto di Giovanni Paolo Panini (1691-1765)

La fiamma dell’Intento

Febbraio 16, 2015 by admin

springLa primavera, sia quella della stagione esterna, sia quella interiore, può essere un momento cruciale di pura chiarezza interiore, in cui diamo spazio alla fiamma del’Intento autentico che continua ad ardere nel centro del nostro essere.

Per il valoroso ricercatore sul sentiero quest’Intento non ha niente a che fare con la lotta per raggiungere obiettivi e desideri nella realtà fisica, nel modo in cui umanamente la percepiamo. Obiettivi, propositi, manifestazione, o auto-affermazione, come si applicano nella vita di tutti i giorni, sono semplicemente pallide ombre dell’Intento. Questi non dimora nella nostra consapevolezza condizionata del mondo ed è completamente scollegato dalla nostra identificazione con il corpo, così come lo vediamo.

L’Intento è un’onda infuocata di pura energia che fluisce attraverso gli spazi vuoti lasciati vacanti dalla nostra percezione sensoriale ordinaria. Si trova ben oltre il mondo che pretendiamo di conoscere, esiste in un regno invisibile, completamente alieno alla nostra cognizione, che tuttavia è paradossalmente la matrice che produce ogni aspetto della nostra vita.

La rivelazione di quest’Intento richiede un enorme investimento di energia, un compito irraggiungibile finché continuiamo a usare l’energia per sostenere la nostra percezione condizionata della realtà. Quando tutta la nostra energia è impiegata per supportare la nostra identità separata e il nostro senso di importanza, non c’è spazio per nient’altro, e il fuoco della nostra essenza va in fumo.

Il nostro senso di importanza è considerato da Don Juan Matus il nemico supremo dello sciamano e la nemesi del genere umano. Questo è evidente nell’interesse incessante per il modo in cui ci presentiamo al mondo, la preoccupazione di piacere agli altri, il desiderio di essere riconosciuti, che ci spinge anche ad investire grandi quantità di energia nel riconoscimento degli altri, così che loro possono poi riconoscere noi.

Don Juan sosteneva che se fossimo in grado di lasciar andare un po’ di quella preoccupazione verso il proprio riconoscimento, “due cose straordinarie potrebbero accaderci. Uno, potremmo liberare la nostra energia dal tentativo di mantenere l’idea illusoria della nostra grandezza, e, due, potremmo procurare a noi stessi energia sufficiente per entrare nella seconda attenzione e dare un’occhiata alla reale grandezza dell’universo.” (Carlos Castaneda, L’Arte di Sognare).

Questa grandezza dell’universo diventa disponibile quanto attingiamo al nostro vero Intento, allineandoci con un campo di energia che esiste nella matrice del nostro essere. Questa forza può essere identificata con molti nomi: Intento, Sé Superiore, Dio, Identità Multidimensionale Centrale, o qualunque termine ci faccia sentire bene. Tuttavia qui questo termine non ha niente a che vedere con il modo intorpidito in cui la nostra realtà separata interpreta Dio e la religione. Descrive una forza vibrante, vitale e totalmente liberatoria, completamente avulsa dalle divinità mummificate dei culti consensuali. Sviluppare la consapevolezza di questa forza come energia primaria dell’universo è la sola opportunità per qualsiasi vera evoluzione umana.

“Dio è fuoco sopra ogni cosa, che ardendo non si consuma… Non accontentatevi delle piccole cose. Dio le vuole grandi. Se sarete quello che dovete essere, metterete fuoco in tutto il mondo.” (Santa Caterina da Siena, nata con Sole in Ariete e Luna in Vergine, il 25 marzo 1347)

Un’ardente benedizione di primavera!

© Franco Santoro

Immagine: di Dante Gabriel Rossetti, 1870

La ferita sacra

Febbraio 16, 2015 by admin

Mars, miniature from MS De Sphaera 15th cent.L’energia dell’Ariete nella sua espressione pura è neutrale, non possiede una connotazione precisa. È come il carburante di un auto, fornisce energia, ma si astiene dall’indicare in quale direzione spostarsi. Tale scelta spetta all’autista.

Puoi usare l’energia per realizzare obiettivi elevati o per attaccare, distruggere e contribuire così alla preservazione di rancori e sofferenze. Ciò che conta è il modo in cui scegli di usare l’energia, vale a dire l’Intento.

Se non sei consapevole del tuo Intento, chiunque, invece lo sia, può manipolare l’energia e te stesso onde realizzare il suo proprio Intento.

L’energia per muoversi necessita di un Intento. Puoi esserne consapevole o meno. In quest’ultimo caso, sei destinato alla manipolazione da parte di qualcuno, visibile o invisibile. Se questi ha un Intento benevolo, le conseguenze potranno essere piacevoli, mentre in caso contrario le cose andranno diversamente. Tuttavia, in entrambe le circostanze sei sempre ugualmente inconsapevole del tuo Intento e ciò non è affatto una situazione di potere, poiché ti espone al pericolo costante di invasioni e ti impedisce di essere padrone della tua vita.

L’esplorazione dell’Ariete è solitamente in relazione con l’agire e il muoversi verso ciò che vuoi attraverso l’impiego dell’energia vitale e della forza aggressiva tradizionalmente associata con la polarità maschile.

La vita sociale che ha prevalso nel corso della storia umana sembra avere negato e represso l’impiego naturale dell’energia dell’Ariete. Nei bambini l’espressione spontanea di questa energia è la prima ad essere bloccata in quanto ostacola l’imposizione e l’assestamento ipnotico della realtà virtuale del mondo degli adulti.

Tale blocco causa una profonda ferita che determina la separazione dall’Intento originario, la privazione del rapporto con lo Spirito Guida, e l’abbandono della percezione di altre dimensioni.

Ogni volta che nel corso della vita l’energia dell’Ariete viene stimolata ed inizia a muoversi, si trova prima o poi di fronte ad un “no”. In questo no è racchiuso il ricordo di quella profonda ferita conseguente alla separazione. In tale ferita dimora il mistero e la spiegazione stessa del tuo essere qui in questo corpo fisico.

L’energia circolava liberamente e ad un certo punto fu costretta a bloccarsi e a condensarsi, identificandosi in una forma illusoria dai contorni apparentemente ben definiti: l’ego.

Molte spiegazioni ed interpretazioni potrebbero essere date di quanto accaduto. Nel contesto astrosciamanico dell’Ariete esse servono a ben poco. Qui si impiegano metodi essenzialmente pratici, finalizzati alla guarigione ed al recupero dello spazio estatico in situazioni in cui è necessario agire con emergenza e coraggio.

Ciò che importa è stabilire il contatto con la pura espressione originaria dell’energia, dare ad essa la possibilità di esprimersi pienamente in un contesto sacro di protezione, per poi divenire consapevoli del momento in cui essa incontra la ferita.

A questo punto, il compito consiste nell’impiegare gli opportuni strumenti per trasformare questa ferita in una ferita sacra. Ciò avviene solo se sei disposto a lasciare andare la tua piccola storia personale per diventare il veicolo di una nuova grande storia: quella multidimensionale, mitica ed eroica.

Quando manchi questo proposito, tendi a ripetere continuamente le vicende della tua piccola storia, cercando conforto immediato attraverso l’uso di rimedi ad essa relativi, che in realtà non fanno altro che prolungare o rimandare l’agonia.

Con l’Ariete si tratta di collegare il tuo sé ai modelli universali e a una realtà mitica, sacrificando la storia personale in modo che quella nuova e reale possa trovare manifestazione nella vita. In breve, il lavoro consiste nell’esplorare la propria ferita, quella più centrale in questo momento, e poi permettere ad essa di estendersi verso la dimensione più ampia di cui è parte.

Si tratta di favorire il passaggio dal livello di identificazione personale con la piccola storia (vale a dire la storia dell’ego) a quello della consapevolezza di una grande storia, concedendo alla prima di guidare il processo.

In tal modo, la tua piccola storia, pur con tutti i suoi limiti, diventa la porta di accesso a quella grande storia che è sempre disponibile ad essere invitata nella tua vita per riempirla di luce e benedizioni.

© Franco Santoro

Tempo ordinario e multidimensionale

Febbraio 16, 2015 by admin Lascia un commento

Alegoría de la Verdad, el Tiempo y la Historia-Francisco de Goya copy

Esiste un tempo ordinario, “legale”, illusorio, frutto di accordi tra pochi esseri umani, che è quello che regola i ritmi delle nostre vite, ed esiste un tempo reale che riguarda la nostra vita profonda, un tempo fuori dal “tempo”, multidimensionale.

Il tempo ordinario è il risultato di una decisione presa nel 1582 da papa Gregorio XIII, nato a Bologna, il 7 gennaio 1502 con Sole e Luna in Capricorno. Il calendario gregoriano sostituì allora il calendario giuliano di Giulio Cesare, diventando il tempo ufficiale per il genere umano. Quindi, il tempo umano contemporaneo è stato creato da un bolognese doppiamente capricornuto.

Il tempo ordinario umano si fonda su due polarità opposte, inizio e fine, nascita e morte, e una serie di eventi, distribuiti in modo lineare, che creano una storia. Nel tempo multidimensionale, queste due polarità, così come ogni evento e storia, esistono simultaneamente.

Come esseri umani siamo influenzati sia dal tempo ordinario sia da quello multidimensionale. Tuttavia, ciò che causa confusione e dolore è che solo il tempo ordinario è riconosciuto come vero e reale. Questo tempo definisce l’unica realtà possibile. Ne consegue che le esperienze che hai nel tempo multidimensionale devono assoggettarsi al tempo ordinario, alla terza dimensione. Il problema è che la terza dimensione è molto limitata in confronto alle dimensioni più elevate.

Per esempio, nella terza dimensione è permesso solo il movimento nello spazio, mentre nella quarta è possibile spostarsi anche nel tempo, avanti o indietro. Così come le località fisiche continuano a esistere sempre, anche se sei altrove, gli spazi temporali seguitano a essere presenti indipendentemente da quando sei.

Se sei ora a Roma, non puoi essere a Milano, dove ti trovavi un mese fa, e nemmeno a Bologna, dove sarai forse tra una settimana. Ma Milano e Bologna continuano a esistere, anche se non sei in quei luoghi in questo momento. Per poterli raggiungere ti basta prendere un mezzo di trasporto e viaggiare.

Nella quarta dimensione lo stesso si applica al tempo e agli eventi relativi, con la differenza che il mezzo di trasporto per viaggiare sono le emozioni.

Se hai provato tanta gioia e amore due giorni fa mentre eri in compagnia di qualcuno, il fatto che ti senta oggi depresso e disperato perché quella persona se ne è andata, non vuol dire che l’amore non c’è più. L’amore continua a esistere da qualche parte, ma questa parte non è in relazione con la realtà e il tempo fisico ordinario in cui ti trovi. È in rapporto con gli aspetti emozionali, o di quarta dimensione, della realtà, che come essere umano non sei in grado di vedere e riconoscere, ma che puoi tuttavia sentire mediante le emozioni.

I limiti della terza dimensione sono in relazione con la gestione umana del tempo. Qui ognuno di noi ha una data inevitabile di scadenza. Le persone si separano, vanno via, cambiano, muoiono. Quando associamo il livello emozionale con quello fisico proviamo inesorabilmente dolore.

Il dolore continua a essere riciclato a causa della confusione tra terza e altre dimensioni, e della testardaggine nel ritenere le persone fisiche che incontri come responsabili di eventi che accadono invece altrove.

Il primo grande passo sul sentiero della guarigione implica fare un fermo sforzo per mettere fine a questo. Per capire e onorare la verità, riguardo il tempo e la storia, è necessario che distingui tra terza e quarta dimensione, tra l’ora “legale” e il “qui e ora”.

© Franco Santoro, 2007

In: Franco Santoro, Pronto soccorso multidimensionale: emergenze spirituali, mondi paralleli e identità alternative, Institutum Provisorium, 2020, pp. 91-93.

Immagine: “Tempo, Verità e Storia” di Francisco Goya, nato il 30 marzo 1746, Sole in Ariete, Luna e Ascendente in Cancro.

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