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Dimensione Uno

Novembre 13, 2018 by admin Lascia un commento

Il corpo linea è una dimensione zero allungata per formare una linea, formata da una serie di due o più punti collegati in successione. Possiede una sola dimensione, la lunghezza, mentre la larghezza e l’altezza sono infinitamente minuscole. A livello di consapevolezza è in relazione con la coscienza del regno vegetale, e include il cervello animale e umano inferiore, quello che regola e gestisce la vita fisica.

Edwin A. Abbott descrive gli abitanti di Linelandia come parte di un’unica Linea Retta, che rappresenta tutto il loro mondo, così che il loro orizzonte si limita a un Punto:

Uomo, donna, bambino, oggetto – ogni cosa era un punto all’occhio dell’abitante della Linelandia. Solo al suono della voce si poteva distinguere il sesso o l’età. Inoltre, dal momento che ogni individuo occupava per intiero il sentiero stretto, per chiamarlo così, che costituiva il suo Universo, e nessuno poteva spostarsi a sinistra o a destra per far strada ai passanti, ne seguiva che nessun abitante della Linelandia poteva sorpassarne un altro. Una volta vicini, vicini per sempre. Da loro il vicinato era quel che da noi è il matrimonio. I vicini rimanevano vicini finché la morte non li avesse separati[1].

È la dimensione delle entità chimiche che compongono il nostro corpo e tutto ciò che ha forma organica sul pianeta. In questa dimensione le entità sono consapevoli solo dell’identità della loro specie e della necessità di sopravvivere tramite nutrimento, difesa e riproduzione. Esiste tuttavia un’ampia varietà di entità esistenti a questo livello, con differenti funzioni e caratteristiche, tra cui talvolta sono inclusi gli elementali e le entità chimiche in genere.

La prima dimensione è associata alla quinta dimensione, con l’elemento aria, il corpo mentale, ed è cruciale come spazio di scelta, tra separazione e unità, per la programmazione della simulazione della realtà ordinaria e lo sviluppo della capacità creativa e genetica dell’immaginazione.

[1] Abbott, op. cit., pp. 95-96.

Nell’Epica del Sacro Cono, è in relazione con i Mare Paheka, equivalente degli Hare Paheka di quinta dimensione, secondo livello gerarchico di Rodnah nella Sfera Grigia.

In: Franco Santoro, Pronto soccorso multidimensionale: emergenze spirituali, mondi paralleli e identità alternative, Institutum Provisorium, 2020, pp. 71-72.

Dimensione Zero

Novembre 13, 2018 by admin Lascia un commento

Dimensione zero – Corpo punto

Il corpo punto è fisso nello spazio, ed è una dimensione zero perché non possiede ampiezza, larghezza e altezza. È infinitamente minuscolo e rappresenta il concetto geometrico più semplice. In Flatlandia , Edwin A. Abbott lo descrive come il livello più basso dell’esistenza, il regno di Pointland:

Quel Punto è un Essere come noi, ma confinato nel baratro adimensionale. Egli stesso è tutto il suo Mondo, tutto il suo Universo; egli non può concepire altri fuor di sé stesso: egli non conosce lunghezza, né larghezza, né altezza, poiché non ne ha esperienza; non ha cognizione nemmeno del numero Due; né ha un’idea della pluralità, poiché egli è in sé stesso il suo Uno e il suo Tutto, essendo in realtà Niente. (Edwin A. Abbott, Flatlandia: racconto fantastico a più dimensioni, Milano, Adelphi, 1966, p. 140.)

A livello di consapevolezza è in relazione con la coscienza del regno minerale e include i minerali, l’acqua e il codice genetico dei corpi umani. La dimensione zero è la coscienza del primo atomo terrestre e comporta la consapevolezza dell’intero corpo a livello molecolare. È il portale tra macrocosmo e microcosmo.

La dimensione zero è associata alla sesta dimensione, con l’elemento fuoco, il corpo spirituale, unificato. Le dimensioni inferiori alla terza sono la versione bloccata delle dimensioni superiori. La terza dimensione, terrena e consensuale, essendo una realtà separata, si nutre delle dimensioni circostanti, rimuovendo allo stesso tempo la consapevolezza della loro esistenza. Le dimensioni inferiori alla terza dimensione sono le dimensioni superiori Intrappolate nella terza dimensione.

La dimensione zero è decisiva poiché rappresenta un’ideale collocazione per l’identità multidimensionale centrale, la forza spirituale e vitale, la piena consapevolezza dell’unità del Tutto, di cui si nutrono tutte le dimensioni successive. Rappresenta le fondamenta indivisibili di ogni processo di manifestazione e dissoluzione.

Nell’Epica del Sacro Cono è in rapporto con i Mare Sadoha, equivalente di Hare Sadoha di sesta dimensione, il primo livello gerarchico di Rodnah nella Sfera Grigia, dopo i Pionieri di Rodnah.

In: Franco Santoro, Pronto soccorso multidimensionale: emergenze spirituali, mondi paralleli e identità alternative, Institutum Provisorium, 2020, pp. 70-71.

Il corpo fisico

Novembre 11, 2018 by admin Lascia un commento

Il corpo è la manifestazione del pensiero della separazione e il nascondiglio ideale per nutrire la colpa e il risentimento derivati dal proprio isolamento illusorio.

Secondo Un corso in miracoli, lo gnosticismo e varie scuole misteriche, il corpo fisico e la Terra, così come li percepiamo, non sono stati creati da un Dio amorevole. Essi sono le proiezioni della nostra identità separata e, di fatto, non esistono. “Il corpo è un recinto che il Figlio di Dio immagina di aver costruito per separare parti del suo Sé da altre parti. Ed è all’interno di questo recinto che pensa di vivere, per poi morire quando si deteriora e si sgretola”[1].

Questa consapevolezza è il fondamento essenziale di molti insegnamenti spirituali. Tuttavia, la realtà fisica, essendo l’espressione principale del sistema di separazione dell’ego, non può essere liquidata così facilmente. La maggior parte delle tradizioni religiose hanno sovente travisato la comprensione del ruolo della materia e del corpo, o ne hanno fornito spiegazioni adattate al livello di comunicazione delle genti a cui si rivolgevano. Ne consegue che esistono vari fraintendimenti sul tema.

Alcuni insegnamenti sembrano negare o dare poca importanza agli aspetti terreni dell’esistenza, al punto che l’astinenza dai piaceri materiali è sovente ritenuta imprescindibile per la crescita spirituale. È indubbio che certe rinunce possano apportare benefici, ma quando le austerità diventano puri dogmi, convenzioni o ipocrisie contribuiscono ad alimentare quel senso di separazione stesso che presumono di rimuovere.

Il corpo è semplicemente parte della tua esperienza nel mondo fisico. Le sue capacità possono essere, e spesso sono, sopravvalutate. Tuttavia, è quasi impossibile negarne l’esistenza in questo mondo. Coloro che lo fanno sono impegnati in una forma di negazione particolarmente indegna. Il termine ‘indegna’ qui implica solo che non è necessario proteggere la mente negando ciò che non è mente. Se si nega questo sfortunato aspetto del potere della mente, si sta anche negando il potere stesso[2].

Non si tratta quindi di rifiutare il corpo. Il corpo non è negativo, è solo neutrale. Opera come strumento di comunicazione e può essere usato in due modi: per esprimere conoscenza, amore e unità o per promuovere ignoranza, odio e separazione. Ciò che conta è l’intento, l’atteggiamento mentale, non quello che il corpo fa o non fa.

Da una prospettiva multidimensionale la funzione del corpo fisico è di rendersi non necessario. Fin tanto che la tua percezione è limitata alla realtà ordinaria, a una sola dimensione in cui ti identifichi con corpi fisici separati, non puoi fare a meno di usare il corpo.

I tuoi sensi fisici non ti consentono di vedere e sentire chi sei davvero, ma puoi usare i corpi fisici per rappresentare ciò che esiste in realtà alternative, cui riesci ad accedere mediante esperienze multidimensionali.

Con il corpo puoi descrivere la realtà di cui hai esperienza a livello multidimensionale tramite arte, danza, teatro o semplici azioni della vita quotidiana.

Il solo scopo della realtà fisica, fondata sul dualismo e la separazione, diventa qui quello di fungere da portale per accedere a una realtà fondata sull’unità. Imparare a fare questo è forse l’unico scopo della nostra esistenza fisica. Alla fine dei conti sei qui per rendere la tua vita fisica non necessaria.

[1] Un corso in miracoli, Milano, Armenia, 1999, L427.

[2] Ivi, T37.

Da: Franco Santoro, Pronto soccorso multidimensionale: emergenze spirituali, mondi paralleli e identità alternative, Institutum Provisorium, 2020, pp. 40-42.

Il lato destro del corpo è regolato in prevalenza dall’emisfero sinistro del cervello (parte logica, analitica, temporale, verbale e “maschile”) e trova espressione soprattutto nella vita sociale e convenzionale. Il lato sinistro del corpo è controllato dall’emisfero sinistro (la parte intuitiva, creativa, atemporale e “femminile”) ed è in rapporto in genere con la vita istintiva e le realtà non ordinarie. La parte anteriore del corpo corrisponde al lato che maggiormente viene esibito all’esterno: quello rappresentativo della mia identità così come intendo mostrarla. La parte posteriore è invece in relazione con i lati più nascosti e con rancori ed emozioni represse e indesiderate.

Lavorando direttamente con lo Spirito Guida e con gli Spiriti Totem, nel corpo fisico si possono talvolta produrre cambiamenti notevoli. Malesseri cronici e abituali o anche serie malattie spesso scompaiono come effetto collaterale del lavoro interiore. In diversi casi si comincia ad essere attratti verso altri cibi, si cambia dieta o ci si libera dalla dipendenza da alimenti dannosi e da sostanze tossiche.

“Il cambiamento spirituale è cambiamento fisico. Per proiettare una nuova realtà o per cambiare l’attuale ologramma, l’unità di proiezione stessa, il veicolo fisico, deve essere cambiato. Mentre le cellule richiedono nuovo cibo, noi rispondiamo cercandolo e perdendo interesse in quello vecchio”.[1]

Il corpo è la casa dell’ego, per sua propria scelta. È l’unica identificazione con la quale l’ego si sente al sicuro, dato che la vulnerabilità del corpo è la sua migliore argomentazione a favore della tesi secondo la quale non puoi essere di Dio. Questa è la credenza che l’ego sostiene ardentemente. Tuttavia l’ego odia il corpo, perché non lo ritiene sufficientemente buono ad essere la sua causa. È qui che la mente si sbalordisce davvero. Le viene detto dall’ego che è veramente parte del corpo e che il corpo è il suo protettore, e le viene anche detto che il corpo non può proteggerla. Quindi la mente chiede: ‘Dove posso rivolgermi per avere protezione?’; al che l’ego risponde: “Rivolgiti a me’. La mente, e non senza motivo, ricorda all’ego che è stato lui a sostenere che essa è identificata col corpo, così non c’è motivo di rivolgersi ad esso per avere protezione. L’ego non ha una risposta valida, perché non ce n’è alcuna, ma ha una soluzione peculiare. Cancella la domanda dalla consapevolezza della mente. Una volta fuori dalla consapevolezza, la domanda può produrre disagio, ed effettivamente lo produce, ma non le si può dare risposta perché non può essere posta.[5]

“Il corpo è un miracolo, è incredibilmente bello, è un fenomeno straordinariamente complesso. Non esiste un’altra cosa altrettanto complessa e sottile quanto il corpo. Voi non lo conoscete affatto. L’avete visto soltanto allo specchio. Non l’avete mai guardato dall’interno, altrimenti vi sareste accorti che è un universo in sé stesso. E’ quello che hanno sempre detto i mistici: il corpo è un universo in miniatura. Se lo osservi dall’interno è incredibilmente vasto – milioni e milioni di cellule, ed ogni cellula vive una vita sua propria, ed ogni cellula funziona con perfetta intelligenza…”(Osho).[2]

Nella pagina seguente riporto una breve tabella delle corrispondenze delle parti del corpo con i Settori e le specifiche esperienze della vita (indicati da S, per Settore, seguito dal numero del Settore in questione). Per una trattazione più completa si rimanda alle voci di ciascun fascicolo di Settore.

Corpo fisico, corrispondenze di settore:
Anche S7 Equilibrio fisico, decisioni, obiettivi e Intento.
Ano S8 Rilascio dei rancori, volontà, piacere, libera espressione.
Arterie S5 Gioia e piacere di vivere.
Bocca S2 Ricevimento di nuove energie, fame, piacere, accettazione.
Braccia S3 Apertura all’esperienza, comunicazione, attività, movimento.
Capelli S7 Atteggiamenti esterni, pensieri, forza, energia vitale.
Caviglie S11 Liberazione da sensi di colpa, capacità di ricevere piacere e di volare.
Cervello S1/5 Capacità di comando, chiarezza, creatività, intelletto, pensiero.
Collo S2 Flessibilità, capacità di vedere oltre, comunicazione anima e corpo.
Colonna vertebrale S5 Intento, integrità, coerenza, autorità, fiducia, asse verticale.
Cosce S9 Forza, potere creativo.
Cuore S5/7 Intento, Centro, perdono, amore, coraggio, rapporto con Spirito Guida.
Denti S2/10 Capacità di decisione, presa di possesso, tempo, crescita, aggressione.
Dita S3/S6 Particolari e dettagli, modelli energetici: (anulare) creatività, unioni, sessualità, Sole; (indice) ambizione, espansione, intelletto, vita, Giove; (medio) morte, ambizione, Saturno; (mignolo) verità, finzione, poteri occulti, Mercurio; (pollice) energia, potere, volontà, Marte.
Faccia S1 Personalità, identità nel mondo esteriore.
Fegato S9/6 Collera, emozioni primitive, passioni, coraggio.
Gambe S10/9 Supporto, motivazione, fiducia.
Genitali S8 Potere, sessualità, separazione, accettazione.
Ginocchia S10 Orgoglio, identità, ambizione, determinazione, autorità terrena.
Glutei S9 Forza, potere.
Gola S2 Espressione, creatività, adattamento ai cambiamenti.
Gomiti S3/4 Cambiamenti di direzione, flessibilità, accettazione di nuove esperienze.
Intestino S6 Discriminazione, assorbimento, conoscenza esoterica, compassione, emozioni, liberazione rancori.
Lingua S2 Piacere, godimento, parola, discernimento.
Mani S3/6 Comunicazione, messaggi, attività, autoespressione, potenza, dominio.
Milza S6 Ossessioni, preoccupazioni, risata.
Naso S1 Identità nel mondo esteriore, curiosità, intuizione.
Occhi S1 Chiarezza, percezione della realtà, luce, protezione, vigilanza.
Orecchi S2 Informazioni sottili, animalità, sessualità, comunicazione passiva.
Ossa S10 Struttura, autorità, fermezza, essenzialità.
Ovaie S8 Creatività, adeguatezza.
Pancreas S6 Dolcezza e semplicità nella vita.
Pelle S10 Rapporto con il mondo esterno e strategie relative.
Pene S8 Energia vitale, principio maschile, trasformazione, aggressione.
Petto S4/5 Orgoglio, nutrimento, emozioni, sessualità.
Piedi S12 Comprensione della vita, rapporto con la Terra, servizio.
Polmoni S3 Vita, pienezza, totalità, tensione.
Polso S3 Movimento, tranquillità.
Reni S7 Trasformazione dei rancori.
Spalle S3 Rapporto con esperienze passate e presenti, capacità di portarne il peso.
Stomaco S4 Impiego del nutrimento, blocco dei rancori, condensazione dell’energia.
Unghie S3/6 Protezione, sicurezza.
Utero S8 Creatività.
Vagina S8 Principio femminile, procreazione.

[1] Un corso in miracoli, Testo, pp. 81-82.

[2] Osho, Estasi: il linguaggio dimenticato, Riza Libri, p.  219.

Gestione di crisi secondo il processo di discriminazione interdimensionale

Ottobre 22, 2018 by admin

Gestione di situazioni di crisi nel rapporto con gli altri secondo il processo di discriminazione multidimensionale:

Questa tecnica serve per gestire in modo armonico conflitti tra esseri umani, promuovendo un dialogo empatico privo di repressioni e proiezioni. Da una prospettiva sciamanica serve a evitare o attenuare l’opera di entità invasive, aggirando i condiziomenti della realtà consensuale e apprendendo a individuare i distinti piani multidimensionali che l’identità separata tende a comprimere in un’unica percezione.

  1. a) TERZA DIMENSIONE: in una situazione di crisi, tensione, conflitto, malessere, ecc. osserva e prendi atto obiettivamente di quel che succede in terza dimensione, sul piano essenzialmente fisico e materiale, dell’osservazione obiettiva e distaccata di quel che accade, senza confonderlo con la quarta dimensione (emozioni, stati d’animo, sensazioni), la quinta dimensione (pensieri, giudizi, interpretazioni, percezioni), la sesta dimensione (intuizioni spirituali, visioni, esperienze trascendentali). L’osservazione può applicarsi anche a quanto succede nella sfera dei sogni e della trance.

Esempio 1 (semplice): nella realtà fisica o in un sogno, visione, X ti guarda per un istante e poi scuote la testa mettendosi la mano sulla fronte.

Esempio 2 (complesso): nella realtà fisica o in un sogno, visione, ecc. X ti incontra mentre sta camminando velocemente, si ferma un istante, ti saluta dicendo “ciao!”, ammicca un sorriso e poi se ne va subito, precipitandosi verso Y che si vede in lontananza, con cui poi si trattiene parlando a distanza ravvicinata per più di mezz’ora.

  1. b) QUARTA DIMENSIONE: osserva e prendi atto delle tue emozioni, come ti senti riguardo ciò che è successo in terza dimensione. Da un lato c’è ciò di cui sei stato testimone e/o protagonista, i fatti, quel che è accaduto, da un lato il modo in cui hai reagito, risposto emotivamente. Non sono affatto la stessa cosa! Molte persone non riescono a distinguere tra ciò che accade a livello fisico ed emotivo, fino al punto in cui confondono quello che hanno visto o udito con ciò che hanno provato emotivamente.

Esempio 1 (semplice): quando X scuote la testa e si mette la mano sulla fronte senti paura, poi grande disagio e in seguito rabbia verso X.

Esempio 2 (complesso): ti senti dapprima felice di incontrare X poiché desideri passare del tempo con lui, poi quando se ne va via subito e si precipita verso Y, mi sento frustrato, abbandonato. Quando vedo che X passa tanto tempo con Y mi sento geloso e poi molto arrabbiato.

  1. c) QUINTA DIMENSIONE: osserva e prendi atto dei tuoi pensieri, delle tue interpretazioni, valutazioni, giudizi riguardo ciò che è successo in terza dimensione e in quarta.

Esempio 1 (semplice): quando X scuote la testa e si mette la mano sulla fronte pensi che sia irritato verso di te perché non è soddisfatto di te, poi pensi che questa sia una grande ingiustizia perché fai sempre il possibile per soddisfare le sue esigenze, ne consegue che si tratta di andarsene e basta.

Esempio 2 (complesso): dapprima quando vedi X pensi che questa sia l’occasione ideale per proporre a X un invito a cena a casa tua questa sera, per parlare più intimamente, poi quando si precipita verso Y, pensi che X non è affatto interessato a te perché non sei tanto seducente, affascinante e ricco quanto Y. Nonostante le sue qualità artistiche e spirituali X ha un debole per il sesso e i soldi. Questo lo si evince anche dal suo tema natale. Uno spirito ti ha confidato inoltre che Y ti odia intimamente e a questo scopo compete con te in ogni cosa. Y vuole fare sesso con X e ora sta facendo dei progetti insieme per questa sera. Pensi proprio di essere un grande incapace, non riesci mai a proporre quel che vuoi, c’è sempre qualcuno che la spunta prima.

  1. d) SESTA DIMENSIONE: libera la terza dimensione dagli elementi che vi hai proiettato di quarta e quinta dimensione Decidi in modo assoluto e risoluto di recuperare le proiezioni, traendole interamente da quanto hai osservato per riversarle nel tuo spazio interiore di potere, dove è sito il cerchio del sacro cono e liberare verticalmente le emozioni e pensieri proiettati, lasciandole riciclare nel reticolo multidimensionale della vita per il bene più alto.

Esempio 1 (semplice): come Esempio 2.

Esempio 2 (complesso):  osservi X e Y e pure te stesso, respiri profondamente e tramite il respiro recuperi le proiezioni emotive e mentali che sono state riversate su X, Y e te stesso. Chiudi gli occhi e distacchi completamente l’attenzione da X, Y e te stesso, senza guardarli internamente né pensarli. Lasci che il loro aspetto esterno riguardo le emozioni e pensieri proiettati sia sostituito da forme distinte (un corvo, un cavallo nero e uno gnomo) che definisci nel cerchio del sacro cono. Doni fermamente il permesso a queste forme di muoversi verticalmente attraverso il sacro cono, liberandole definitivamente.

  1. e) INTEGRAZIONE: riguardo la situazione che hai osservato riconosci il tuo intento nella realtà superna, ciò che vuoi, che per te ha valore e/o di cui hai bisogno. Prenditi responsabilità a riguardo, comunicalo apertamente o prendi provvedimenti relativi. Distingui questo da ciò che vogliono gli altri, da quello che ha valore per loro e di cui hanno bisogno. Avendo liberato gli altri dalle tue proiezioni emotive e mentali, ora sei disponibile a comprendere cosa succede davvero agli altri. Gli altri se lo chiedi a loro te lo possono dire o meno, possono dirti la verità o meno. In ogni caso credi sempre alla versione data dagli altri, sia che sia vera o meno.

Esempio 1 (semplice): chiedi a X per quale motivo ha fatto quel gesto, mettendo da parte le emozioni e pensieri che provi. A questo punto spetterà a X chiarire che cosa sta accadendo. Potrebbe confermare ciò che hai provato o pensato, o qualcosa di totalmente diverso. Per esempio, ha scosso la testa e messo la mano sulla fronte, per via di un forte mal di testa.

Esempio 2 (complesso): ti rendi conto che la tua intenzione è invitare X a cena per poter parlare più da vicino con X, non hai intenzioni sessuali o romantiche, vuoi solo conoscerlo meglio e farti conoscere, aprirti con X. Di conseguenza, ti rivolgi a X e lo inviti a cena, comunicandogli il motivo del tuo invito.

Ti rendi conto che il tuo bisogno è sentirti sicuro riguardo le intenzioni di X e anche di Y, perché sono soggetto spesso a proiezioni emotive e mentali di rancori quali quelle citate sopra. Di conseguenza, ti rivolgi a X e chiedi se ti può spiegare cosa gli è successo, cosa ha sentito e pensato, riguardo l’episodio descritto in terza dimensione.

Per esempio, X ti risponde che era molto felice di incontrarti e che avrebbe voluto parlare con te e proporti un invito a cena, tuttavia aveva appena ricevuto un messaggio da Y, che gli aveva chiesto di parlare con urgenza. Gli era appena stato comunicato che suo padre aveva avuto un incidente mortale, per cui Y era in stato di shock e non sapeva come riprendersi né cosa fare.

A questo punto credi totalmente alla sua versione dei fatti, poiché hai liberato verticalmente la sua proiezione. Qualora tu sia ancora sospettoso o incerto a riguardo svolgo il lavoro di discernimento degli spiriti.

In sintesi:

osservo quel che succede fisicamente o obiettivamente
riconosco le mie emozioni e pensieri a riguardo
riconosco che sono mie e che non hanno necessariamente nulla a che fare con le emozioni e i pensieri degli altri o con ciò che sta effettivamente accadendo
libero emozioni e pensieri
prendo atto del mio intento e dei miei bisogni riguardo quel che è successo
comunico a riguardo, faccio eventuali richieste SENZA accusare, interpretare o giudicare gli altri, incluso me stesso
accetto eventuali risposte sia positive sia negative riguardo le mie richieste.

Quanto sopra rappresenta uno dei processi chiave del lavoro astrosciamanico di guarigione, che approfondiremo nella formazione.

Corpi multidimensionali: appunti introduttivi di Tocco Astrosciamanico

Ottobre 22, 2018 by admin

Prima di iniziare con le pratiche di AstroshamanicHealing Touch è importante chiarire chi sono gli agenti del tocco, chi tocca e chi viene toccato. A tale scopo introduciamo alcuni elementi base di anatomia multidimensionale, così come si articolano strategicamente nell’esemplificazione dei quattro corpi primari.

Il corpo fisico, o corpo di terza dimensione, è una realtà incontestabile, percepita da tutti gli esseri umani. Di questo corpo, se siamo dotati dell’organo della vista, la parte cui facciamo primariamente attenzione è la faccia e in particolare gli occhi.

Vi sono diversi elementi nel corpo, tutti sovente ricoperti da vestiti corrispondenti, quali giacche, pantaloni, cappelli, ecc.

Il volto rimane invece sempre visibile.

È attraverso le caratteristiche del volto che identifichiamo fondamentalmente il corpo di un individuo, e non attraverso la sua schiena, il suo piede, o il sedere.

Per questo motivo nei documenti d’identità figura l’immagine del volto, e non quella di altre parti del corpo.

Di conseguenza, il volto è sempre tenuto scoperto, a differenza delle altri parti del corpo, che possono non esserlo, laddove alcune non lo sono mai, o quasi mai.

È verso queste parti, che sono in genere occultate, che si sofferma l’attenzione secondaria, quella ombra.

Proviamo allora, per un momento, a staccare la testa, ad eliminarla interamente dal nostro campo visivo. A considerare le altre parti del corpo, ciò che rimane quando la testa è stata rimossa.

Osserviamo quel che c’è in basso, sotto la testa.

A tale riguardo le donne sono avvantaggiate, poiché possiedono la capacità di osservare in maniera più espansa. Le donne possono guardare contemporaneamente sia la faccia sia il resto del corpo di una persona, combinando attenzione primaria e secondaria in un colpo solo.

Gli uomini invece hanno una visione a tunnel, per cui osservando i loro occhi è possibile individuare che cosa stanno osservando. Quindi un uomo che guarda la scollatura o le gambe di una donna, è inevitabilmente sempre scoperto, a meno che non proceda in un momento in cui non è osservato.

In un’ottica strategica multidimensionale è importante cessare di dare tanta importanza al volto, in quanto esso è il tiranno del corpo fisico, di cui detiene il monopolio ufficiale dell’attenzione primaria. Similmente si tratta di smettere di dare troppa importanza ai genitali, poiché essendo la parte più nascosta, rappresentano il tiranno avverso, quello che conserva il monopolio dell’attenzione secondaria.

In una realtà fondata sulla separazione, come quell’umana, la separazione esiste sia tra i quattro corpi, sia all’interno di ognuno di essi. Laddove secondo una prospettiva olistica tutta la realtà fisica è unita, nella percezione separata ogni forma fisica è distaccata, dotata di confini che la dividono da altre forme.

Ciascuna di queste forme fisiche ha una sua precisa identità, riconosciuta legalmente a tutti gli effetti. Esiste la separazione tra ogni essere umano, in quanto identità fisica a se stante, tra piante, minerali, animali, oggetti, e anche nazioni, regioni, comuni, proprietà private, ecc. La consapevolezza di queste separazioni è alla base della vita umana, laddove da una prospettiva multidimensionale esse sono inesistenti.

In una realtà separata non è permesso toccare, e pure guardare a lungo, altri corpi a meno che non vi sia un preciso accordo tra gli individui in questione. In una realtà multidimensionale toccare o guardare un altro corpo è lecito quanto toccare o guardare una parte del nostro corpo. Di conseguenza, ogni essere umano vive un costante conflitto tra una parte separata, che non può toccare e guardare, o essere toccata o guardata, e una parte multidimensionale che invece sente naturale toccare e guardare, essere toccata e guardata. Tale conflitto è alla base della sofferenza umana. Si tratta di un conflitto insanabile, poiché derivato da una percezione arbitraria, quella della separazione.

La separazione non solo esiste tra il nostro corpo fisico e quello degli altri, essa si espande anche nel nostro stesso corpo. Umanamente non riconosciamo un corpo nella sua totalità. Al contrario ne individuiamo arbitrariamente parti distinte, sebbene queste parti siano tutte unite tra loro. Ogni parte ha una specifica denominazione, con regole che ne governano la sua esposizione, così come la possibilità di essere toccate o toccare, guardare ed essere guardate, agire o non agire.

Cessiamo per qualche minuto di identificare queste parti, e prendiamo in considerazione il nostro corpo nel suo insieme, senza alcuna suddivisione. In particolare soffermiamoci ad allineare le parti che più comunemente sono percepite come separate, per esempio, permettiamo alla testa di essere tutt’uno con le spalle e il seno. Consentiamo al seno di essere tanto naturalmente visibile quanto lo è la testa. Fingiamo di non sapere cosa vuol dire seno e testa, e immaginiamo di essere in una realtà in cui sia la testa che il seno sono esibiti pubblicamente, aggiungiamo anche la pancia, i genitali, le gambe. Permettiamo a ogni parte del corpo di essere visibile, priva di vergogne, occultazioni, tabù o ruoli privilegiati. I genitali, il seno, il deretano non hanno nulla di speciale o proibito, e sono allo stesso livello di altre zone del corpo come il collo, le mani, i capelli.

Ora portiamo l’attenzione alle mani, che in effetti è una delle poche parti del corpo che è lecito esporre in ogni cultura. Osserviamole. Ci sono molti tipi di mani. Ma anche osservando le mani è sempre la testa che prevale, perché appunto è con gli occhi della testa che guardiamo le mani, così come ogni altra parte del corpo.

Poi facciamo qualcosa che manda in pausa la testa. Chiudiamo gli occhi e usiamo unicamente le nostre mani per prendere atto di ciò che ci circonda. Guardiamo, annusiamo, ascoltiamo, sentiamo esclusivamente con le mani. Fingiamo di esseri privi della testa e di disporre solo delle mani per poterci orientare e capire cosa c’è nello spazio in cui ci troviamo.

Nel momento in cui facciamo ciò, ecco che forse subitamente cominciamo a sentire una leggera vibrazione intorno alle mani. Questa vibrazione c’è sempre, tuttavia ne siamo coscienti solo quando vi portiamo attenzione.

Usando la nostra fantasia immaginiamo il mondo delle mani, entriamoci totalmente.

Ora ritorniamo qui aprendo gli occhi. Osserviamo il cambiamento o contrasto tra la nostra precedente percezione e quello che accade ora

Vi invito a mantenere la consapevolezza della vibrazione nelle mani. Questa vibrazione esiste intorno alle mani e nelle mani, e indica la presenza di un altro corpo, che è in effetti molto più reale di quello fisico, che vediamo in base alla percezione separata dei nostri occhi. Questo corpo è in relazione con il corpo astrale, o emotivo, o corpo di quarta dimensione.

Sulla scia di Gurdjieff possiamo paragonare il corpo fisico a una carrozza, o auto, laddove il corpo emotivo è il cavallo, o la benzina. Il corpo mentale è l’autista, o il cocchiere

Il corpo fisico senza benzina non ha vita, non è in grado di muoversi. Il corpo emotivo fornisce l’energia, sebbene non contribuisce l’intento, l’idea di dove e come muoversi. Il corpo fisico è sospinto dal corpo emotivo, che a sua volta è guidato dal corpo mentale, quello di quinta dimensione, l’autista. Esiste poi un quarto corpo, che possiamo definire come corpo spirituale, o corpo di sesta dimensione, che identifichiamo come il proprietario dell’auto, che può essere presente nell’auto o meno.

Il proprietario dell’auto dispone di diverse auto, che possono essere guidate dallo stesso autista o da più autisti.

La suddivisione in quattro corpi (fisico, emotivo, mentale e spirituale) è tipica della maggior parte delle tradizioni esoteriche, sebbene i nomi per indicarli sono distinti.

Il corpo fisico è in rapporto con la Terra, e astrologicamente, a grandi linee, si riferisce all’Ascendente.

Il corpo emotivo è in relazione con la Luna.

Il corpo mentale è associato con il Sole.

Il corpo spirituale è rappresentato dall’intero cerchio astrologico, poiché unisce tutte le parti, è un corpo unificato, privo di separazione.

Il codice natale, che raggruppa la posizione di Sole, Luna e Ascendente, fornisce un’idea base delle caratteristiche dei primi tre corpi.

Tradizionalmente l’uomo è composto potenzialmente di questi quattro corpi. Questo significa che non tutti gli uomini dispongono effettivamente di tutti questi quattro corpi.

La maggior parte degli individui si riconosce solo nel corpo fisico, e non possiede la consapevolezza degli altri, che di conseguenza cessano di appartenergli, diventano a loro estranei.

L’essere umano ordinario è messo in movimento da impulsi emotivi di diversa natura che arrivano e vanno. Le emozioni si manifestano mediante desideri e repulsioni.

Se un individuo prova delle emozioni ciò non significa necessariamente che egli dispone di un corpo emotivo. Ogni essere umano, per il fatto che vive, è attivato regolarmente da emozioni, tuttavia la stragrande maggioranza delle persone continua a identificarsi unicamente con il suo corpo fisico ordinario. La sua identità è definita da un nome, cognome, una data di nascita, il suo aspetto fisico e le vicende della sua storia personale.

Le emozioni sono in rapporto con numerose identità, corpi emotivi che di tanto in tanto prendono il controllo di corpi fisici. Queste emozioni vengono e vanno, possedendo temporaneamente gli esseri umani. Fin tanto che un individuo interpreta le emozioni come parte della sua storia personale, della sua identità fisica, egli non possiede un corpo emotivo, ma è semplicemente posseduto da corpi emotivi che vanno e vengono. La sua condizione è paragonabile a quella di un robot, che si muove in base ad impulsi esterni, di cui non è consapevole.

A livello emotivo ci sono tantissime identità che prendono il potere per un tempo determinato, spostando il corpo in diverse direzioni. Il corpo è qui una carrozza, laddove le emozioni sono i cavalli.

Quando noi recuperiamo il corpo emotivo siamo in grado di ancorare il corpo fisico ad una precisa frequenza emozionale. Diventiamo capaci anche di operare su altri corpi fisici.  Nella sfera emotiva il corpo è come un vestito, per cui il corpo emotivo può indossare diversi corpi fisici.

Per recuperare la padronanza del corpo emotivo è necessario essere consapevoli delle emozioni che proviamo, senza identificarci immediatamente con esse. Si tratta di identificare le emozioni come corpi, così come siamo abituati a identificare le persone e noi stessi attraverso il loro corpo. Esiste una sostanziale differenza tra la forma del corpo fisico e quella del corpo emotivo. Una persona può continuare ad avere lo stesso corpo fisico, laddove invece il suo corpo emotivo cambia.

Un carrello della spesa può essere spinto da diversi clienti di un supermercato. Il carrello è lo stesso, i clienti cambiano in continuazione. Come esseri umani facciamo in genere attenzione solo al carrello.

In effeti l’uomo è un carrello della spesa, che passa di mano in mano, riempiendosi e svuotandosi di continuo.

L’uomo è un carrello della spesa incatenato ad altri carrelli della spesa, finché non arriva un corpo multidimensionale che, tramite un euro, provvisoriamente lo “libera”. Il corpo multidimensionale guida il carrello lungo il supermercato, con un intento preciso, caricandolo di merci talvolta allettanti, di cui il carrello si compiace per la breve durata della spesa, per poi essere incatenato nuovamente alla fine delle compere e svuotato di tutto, anche dell’euro. E così procede incessante il sonno del carrello, che passa da un sogno all’altro, ma continua sempre a dormire.

Si tratta di imparare a svegliarsi!

Alcuni di noi hanno il vantaggio di riuscire a risvegliarsi momentaneamente, di svincolarsi per alcuni istanti dalle mani di chi guida il carrello, che mentre è preso dalla spesa, si dimentica di dove lo ha messo, oppure lo lascia nel parcheggio senza incatenarlo, dimenticandosi di riprendersi l’euro.

Tale risveglio è un’epifania, in cui il carrello comprende quello che potrebbe succedere una volta che conquista la libertà. Poi il carrello si riaddormenta, è riacciuffato o nuovamente incatenato dal custode del parcheggio e privato dell’euro.

Non conta nulla risvegliarsi per poi addormentarsi di nuovo e continuare ad essere riempito e svuotato.

Quando il carrello si impegna a conquistare la sua libertà, cessa di prestare attenzione alle merci con cui viene riempito, non si attacca più ad esse, perché sa che gli verranno portate via tutte, come è sempre accaduto. Non perde tempo a rimpiangere le merci che furono, o ansimare per l’arrivo del prossimo cliente con l’euro affrancatore.

Il carrello che  opera per la sua liberazione, sia incatenato sia libero, svolge il lavoro che ha deciso di perseguire quando era sveglio, si adopera fermamente a realizzarlo e non pensa ad altro. Svolge il lavoro, senza farsi distrarre dalle merci che entrono ed escono. Svolge il lavoro penetrando il Graha (entità di quarta dimensione, corpo emotivo), raggiungendo la sua mente operativa, il Paheka (entità di quinta dimensione, corpo mentale), trattando con essa, permettendo alla sua visione di trasferirsi in terza dimensione. In questo modo il carrello si riempe delle merci che gli servono veramente e le svuota nel punto giusto, quello in cui ha deciso di costruire la sua nuova dimora.

Questo è un lavoro fisico, non è una meditazione, né visualizzazione.

Questo è il lavoro fisico sull’Intento. E’ il lavoro che svolgiamo per sfuggire dal sonno e svegliarci.

L’altalena delle emozioni, belle e brutte che siano, sono sogni, cambiano in  continuazione, sono le merci dentro e fuori il carrello, e il sonno è l’euro, il sonno è la vita dell’uomo che è data per fare compere e tolta all’atto dello svuotamento. Noi non siamo la merce, non siamo le emozioni, fin tanto che continuiamo a identificarci con le nostre emozioni, la nostra vita vale quanto un euro.

Gli occhi ci mostrano solo i carrelli, non mostrano il corpo emotivo che occupa quello fisico. Il corpo fisico è occupato in continuazione da distinti corpi emotivi.

Per esempio, vediamo il nostro amico Antonio, che ha certe caratteristiche fisiche che ci permettono di identificarlo. Il suo corpo fisico rimane lo stesso, mentre il suo corpo emotivo cambia in continuazione. In apparenza è la stessa persona, in realtà vi si alternano numerosi corpi emotivi e mentali, che si spacciano per Antonio, ma che si muovono in direzioni diverse.

Come dice Gurdjieff “il nome dell’uomo è legione”.

“L’uomo così come lo conosciamo, la macchina-uomo … non può avere un Io permanente e singolo. Il suo Io cambia con la stessa rapidità dei suoi pensieri, sentimenti ed umori, ed egli commette un grave errore nel considerare se stesso sempre una sola stessa persona; in realtà, egli è sempre una persona differente, non quella che egli era un attimo fa. L’uomo non ha un Io permanente ed immutabile. Ogni pensiero, ogni umore, ogni desiderio, ogni sensazione dice Io. Ed in ogni caso sembra si prenda per scontato che questo Io appartenga al Tutto, all’uomo intero, e che un pensiero, un desiderio o un’avversione siano espressi da questo Tutto. Nella realtà dei fatti, questa supposizione non ha alcun fondamento, Ogni pensiero e desiderio dell’uomo compare e vive in modo del tutto separato ed indipendente dal Tutto. Ed il tutto non si esprime mai, per la semplice ragione che esso esiste, di per sé, solo fisicamente in quanto cosa, ed in astratto quale concetto. L’uomo non ha un Io individuale. Vi sono, invece, centinaia di migliaia di piccoli Io separati, molto spesso interamente sconosciuti gli uni agli altri, che non vengono mai in contatto oppure, al contrario, ostili l’uno all’altro, reciprocamente esclusivi ed incompatibili. Ogni minuto, ogni istante, l’uomo dice o pensa, Io. E ad ogni istante Io è differente. Ora è un pensiero, ora è un desiderio, ora una sensazione, ora un altro pensiero, e via di seguito, senza fine. L’uomo è una pluralità. Il nome dell’uomo è legione.” (Ouspenski, Frammenti di un insegnamento sconosciuto)

Gli occhi bloccano la consapevolezza del corpo emotivo e la coscienza della nostra natura multidimensionale.

Crediamo di vivere nel mondo che gli occhi ci mostrano, ma in realtà gli occhi rivelano solo l’angusto blocco in cui la nostra consapevolezza è tenuta intrappolata. Siamo imprigionati in una singola frequenza esistenziale. Ciò che gli occhi mostrano è il programma di una singola realtà multisensoriale, un unico canale televisivo virtuale.

Attorno a noi ci sono moltitudini di altre frequenze e realtà, ma gli occhi non li vedono, perché esse non sono compatibili con la mente che ha programmato il genere umano. Poiché è una mente separata, gli occhi possono solo vedere la separazione. Le altre realtà coesistono con la realtà separata e dimorano negli spazi vuoti esistenti dentro e fuori ciò che gli occhi vedono come spazi pieni.

Nel corso di una giornata quanto tempo dedicate per compiacere il mondo degli occhi, quello delle persone, luoghi e situazioni visibili? Quante azioni svolgete fondate su quello che vedete fisicamente degli altri o su quello che gli altri vedono fisicamente di voi? Quanto tempo vi portano via le interazioni visive con gli altri, che comprendono anche gli scambi di e-mail, l’attività su Facebook, per telefono, skype, ecc.

Sia che usate gli occhi, le orecchie, la bocca e altri sensi, nella misura in cui il vostro riferimento orientativo sono gli occhi, siete sempre imprigionati nella frequenza di questa realtà separata, che contribuite a nutrire ed espandere, soffocando qualunque altra via di uscita.

Le mani sono una chiave per uscire dal mondo degli occhi. Portando l’attenzione alle mani riceviamo sensazioni che non sono in relazione con il mondo degli occhi. Se tuttavia gli occhi dominano e continuano a manipolare le informazioni derivate dalle mani, sarà sempre il mondo degli occhi a prevalere.

Il corpo multidimensionale base è come una pizza quattro stagioni. Quattro aree che fanno parte della stessa pizza, sebbene abbiano gusti diversi. Ciò che mette insieme le quattro aree è l’appartenenza alla stessa pasta della pizza. I quattro corpi sono solo dei condimenti che poggiano sulla superficie della pizza. Questa superficie è l’Identità Multidimensionale Centrale, ciò che sta sotto le quattro parti. Esternamente sono separate, laddove sotto sono unite.

Ora, prima di congedarci dal mondo degli occhi, chiudendoli, prendiamo un momento per riconoscerlo. Siamo coscienti degli occhi, la cui visione produce il mondo ove crediamo di vivere.

Occhi che portano la testimonianza della separazione, di amori che vengono e poi se ne vanno per sempre, di unioni agognate e abbandoni strazianti.

Occhi che piangono ogni notte per mani e corpi che non potranno più toccare, perché il tocco è il servo degli occhi, laddove l’oggetto del tocco non è più visibile, esso cessa di esistere.

Occhi che condannano tutto quello che vedono alla morte.

Chiudete gli occhi e portate l’attenzione alle mani ed al respiro.

Le mani ci collegano con la realtà fisica e danno vita a rapporti costanti. Il respiro ci collega con la realtà di quarta dimensione. Se connettiamo mani e respiro, la sensazione che ne deriviamo è di respirare con le mani. Qualcosa penetra ed esce.

Il corpo fisico interagisce con quello emotivo. Le nostre mani, impegnate solitamente a toccare la realtà fisica, ora toccano quella emotiva. Possiamo collegarci alla nostra natura multidimensionale solamente mediante un brevissimo cambiamento di attenzione, svincolando la nostra concentrazione dal campo visivo e dedicandola per pochi istanti alla sensazione effettiva delle mani.

Allora ci rendiamo conto che, mentre siamo ipnotizzati dall’allucinazione del campo visivo, allorché in effetti siamo nella trance della vita ordinaria, esiste una costante interazione tra il nostro corpo fisico e le realtà multidimensionali, un coito ininterrotto.

Seppure questo rapporto non sia riconosciuto dal campo visivo, dagli occhi e dalla mente ordinaria e da tutti i sistemi di pensiero della Configurazione Umana Arbitraria, basta dedicare meno di un minuto nel fare attenzione al respiro e alle mani per prenderne atto esperienzialmente.

Se continuiamo a fare attenzione possiamo avvederci che lo scambio di energia tra il corpo fisico e quello emotivo è estremamente profondo, tanto da raggiungere le ossa e quello che c’è dentro ad esse.

Se dedicassimo al rapporto tra mani, corpo e respiro anche solo un dodicesimo del tempo che usiamo per asservire il mondo degli occhi e della mente allucinata, entro pochi giorni ci troveremo in una realtà alternativa.

Questa realtà, al contrario dell’illusione consensuale, è così reale che non ha bisogno di alcuno sforzo per essere mantenuta in vita, necessita solo di attenzione, richiede che prendiamo atto di qualcosa che esiste già.

La vita nella realtà separata  è così dura e faticosa semplicemente perché, essendo un’illusione, tale configurazione necessita di sforzi immani per sopravvivere, che alla fine sono sforzi vani poiché l’illusione è destinata a soccombere.

Basta permettere all’attenzione di muoversi libera e spontanea, senza il controllo dell’identità separata, ed ecco che la separazione si spegne, finisce di esistere.

Il problema è che l’identità separata non ci permette di essere liberi coscientemente, ci mantiene bloccati in un sogno dal quale non possiamo uscire se non in momenti di incoscienza, quando dormiamo o abbiamo esperienze non ordinarie.

Di tanto in tanto abbiamo esperienze alternative, di rapporto con le mani ed il respiro, di connessione con  il corpo multidimensionale, ma poi ci riaddormentiamo di nuovo e la nostra attenzione ritorna all’identità separata.

Ora, portiamo fermamente l’attenzione alle mani e al respiro.

Radichiamo nella memoria tutto quello che succede in questo momento, spazzando via con il respiro i pensieri separati che magari dicono “non succede niente”.

Facciamo attenzione alla temperatura del respiro, così come la percepiamo nelle mani e nell’aria che circola nel nostro corpo.

Liberiamo la nostra mente dai confini angusti della nostra identificazione separata,  consentendole di muoversi insieme al respiro che entra e che esce.

Compiamo un salto nel respiro, lasciamo che il corpo si tuffi nell’aria e diventi uno con esso, che è in realtà quello che succede da un punto di vista propriamente fisico.

Ascoltiamo quali parti del corpo sono stimolate dal respiro.

Seguitiamo a respirare pienamente, sentendo le mani e l’intero corpo, per qualche minuto.
Il respiro si muove con un ritmo, che scorre nel tempo oltre il tempo.

“Non è il tempo dell’orologio o del calendario, Non  ha urgenza. È tempo senza tempo. Un ritmo che è stato lo stesso per milioni di anni, che conduce oltre il mondo degli orologi incessanti, che si muovono marciando come eserciti la cui destinazione ineluttabile è la morte…” Alan Watts.

Respiriamo.
Poi utilizziamo tutta questa energia che si è messa in moto con il respiro dirigendola verso un’idea di nostra scelta.
Facciamo  uno sforzo creativo.
Abbandoniamo i pensieri che ci arrivano in continuazione, i dati robotici dell’identità separata e formuliamo un pensiero che scegliamo noi liberamente.
Consideriamo un’idea che ci piace in questo momento.
Ci muoviamo ora in quinta dimensione, nel corpo mentale, la parte creativa.
Continuiamo a respirare trasmettendo al respiro ciò che immaginiamo.
Il respiro lo trasmetterà al corpo.
Respira semplicemente…

Sentiamoci legittimati a immaginare qualsiasi cosa decidiamo volontariamente e a permettere al corpo emotivo di respirare ciò.
Il corpo emotivo respira l’Intento, quello che scegliamo di essere e volere.
Laddove il corpo fisico muore quando cessa di respirare, il corpo emotivo smette di esistere allorché non lo alimentiamo con il nostro intento. In mancanza dell’intento il corpo emotivo continuerà a vivere usando l’intento di qualcun altro. E a questo punto noi diventiamo robot, automi privi della capacità di scegliere e volere, carrelli della spesa spinti da altri.
Così come noi non riusciamo a vedere l’aria con gli occhi fisici, il corpo emotivo non vede i pensieri, tuttavia sono i pensieri che danno vita al corpo emotivo, proprio come l’aria dà vita al corpo fisico.
Siate onesti con ciò che decidete di immaginare e pensare.
Liberate il vostro corpo emotivo ed il corpo mentale attraverso il respiro e siate pronti all’eventualità che si manifesti direttamente, che ci sia un trasferimento nella realtà fisica di quello che pensate.
Ora, procedete in tale senso.
Fisicamente orientate il corpo  nella direzione in cui i vostri pensieri decidono di andare.
Vi sono 360° fisici di possibilità di direzione attorno a voi.
Scegliete il senso di marcia allineato con i vostri pensieri.
Ponete la vostra testa, il cuore e le mani verso quella direzione, rimanendo in contatto con la vibrazione che provate nel corpo, continuando a respirare consapevolmente.
Stiamo costruendo un ponte tra il nostro corpo fisico e quello mentale.
Generiamo ora un’onda magnetica tra il corpo fisico e l’obiettivo del nostro pensiero.
La manteniamo in vita con la nostra attenzione.
L’attenzione contribuisce a erigere il ponte, a recuperarne i pezzi scollegati e ristabilire i collegamenti tra le parti.

L’onda attrae ciò che è in rapporto con quello che abbiamo pensato.
Per sostenere l’onda, per costruire il ponte, è necessario un atto di volizione.
L’atto di volizione è un’attività mentale che infiamma il cuore e lo rende indefesso. Un cuore che sente il dolore e lo brucia, illuminando con esso l’intento dell’amore, che fa risplendere l’anima…

Come esseri umani generiamo in continuazione delle onde. Si tratta tuttavia di onde create dal corpo emotivo e prive di collegamento con quello mentale. Quello che succede è che siamo costantemente manipolati da pensieri inconsci che stimolano il corpo emotivo, il quale a sua volta opera su quello fisico, portandoci a compiere o non compiere determinate azioni.

La mente ordinaria, fondata sulla separazione, è il depositario di questi pensieri inconsci, che occulta mediante un’ampia gamma di strategie manipolatrici. La mente ordinaria, essendo separante, articola pensieri di negazione, la cui natura è essenzialmente distruttiva. Tuttavia onde sopravvivere e attingere al respiro necessita di un collegamento con l’atto creativo. A questo scopo manipola la rete della vita, da cui riceve energia, per poi farla fluire in una realtà separata, in cui il collegamento con la rete della vita non è percepibile, in quanto coloro che fanno parte di questa realtà separata sono programmati per non essere coscienti di altre realtà.

Usare onde generate coscientemente dal nostro corpo mentale richiede un atto di volizione e concentrazione, poiché comporta rilasciare gli stimoli emotivi della mente separata.

Ora, procediamo ad attuare un’ulteriore fase.

Permettiamo a ciò che stiamo pensando coscientemente, all’idea che abbiamo scelto, di allinearsi con una percezione più ampia, che include la nostra natura più espansa, la nostra identità multidimensionale.

Consentiamo a ciò che stiamo immaginando di allinearsi a qualcosa di più grande con cui aneliamo di unirci, identifichiamola con una qualità che ha senso per noi, lasciamo che ci sia un transito in entrata ed uscita.

Colleghiamo il nostro corpo mentale, i pensieri, al corpo spirituale, che è quello che dimora oltre, in uno spazio di unità incondizionata.

Respiriamo in allineamento con i quattro corpi e lasciamo che si compenetrino.
Il corpo fisico, emotivo e mentale, diventano ricettivi al corpo spirituale.
Il corpo spirituale entra nella polarità maschile, laddove gli altri corpi ricevono.
Rimaniamo in questo spazio di allineamento dei quattro corpi per qualche minuto.
Dopo di che, la pizza è pronta, una pizza quattro stagioni.
E la possiamo servire a tavola, liberandola nel movimento.
Diamo spazio alla danza.
Permettiamo ai corpi allineati di muoversi.
Consentiamo al corpo spirituale di operare e liberarci dall’allucinazione della separazione, ossia il peccato.

Il peccato è alla base del sistema di credenza dell’ego fondato sulla separazione. In vero l’ego vede il peccato ovunque poiché per l’ego il peccato è l’idea più sacra. Il peccato determina la percezione dell’ego. Tale percezione apporta inevitabile rabbia e paura. Il corpo spirituale sa che il peccato è un’illusione e vede il peccato come un’allucinazione. Il corpo spirituale non punisce il peccato, perché facendolo lo legittimerebbe e lo renderebbe reale. Il corpo spirituale rilascia e libera dal peccato. Questa è la Funzione.

Tutto quello che comunichiamo in questo corso e nei relativi appunti ha una natura strategica.

Ciò che dico potrebbe essere detto in tanti altri modi.
È un modo per trasmettere un’esperienza.

Quello che conta è la verità dell’esperienza, la sua autenticità e non il linguaggio che la descrive.

Un’esperienza è sempre autentica, laddove il linguaggio che la descrive è sempre falso.

Il linguaggio è una mappa che descrive il territorio in cui può aver luogo un’esperienza. Si possono creare diverse mappe per uno stesso luogo, in piccola o grande scala, accurate o inesatte. Tuttavia nessuna mappa è in grado di descrivere il tipo di esperienza che esiste nel territorio che ritrae.

Il territorio potrebbe essere cambiato radicalmente o non esistere più, laddove la mappa, a meno che non sia andata perduta, continua ad esistere.

Inoltre è anche possibile creare mappe di terre che non ci sono affatto, frutto dell’immaginazione di un individuo.

Quindi una mappa, il linguaggio e la descrizione relativa può riguardare qualcosa che esiste, non esiste più o non è mai esistito.

La mappa della terra, della nostra realtà separata, è la descrizione di un luogo che è esistito prima del 21 dicembre 2012 o che potrebbe non essere mai esistito.

Comunque siano le cose, una mappa, una descrizione tramite il linguaggio, è sempre falsa rispetto all’esperienza che descrive.

Secondo tale prospettiva non ha quindi senso comunicare un’esperienza mediante il linguaggio, poiché esso è inevitabilmente falso.

Tuttavia la menzogna del linguaggio può talvolta facilitare il conseguimento dell’esperienza, a condizione che ne garantisca totale autonomia e libertà.

Minore è il numero di possibilità di comunicazione e descrizione di una data esperienza, minore è la sua libertà.

Quando le possibilità di descrizione di un’esperienza sono minime o rigidamente controllate, allorché vi sono descrizioni ammesse e descrizioni proibite, ecco che l’esperienza viene meno, fino ad esaurirsi completamente.

Quando l’esperienza è libera, le descrizioni dell’esperienza si rinnovano in continuazione.

Quando l’esperienza è bloccata, esiste una sola descrizione, laddove tutte le altre descrizioni possibili sono represse, rimosse, proibite o limitate.

L’uomo allora non fa più esperienza, non vive più, diventa un replicante di una descrizione all’interno di una realtà fondata sul controllo della descrizione, che è appunto la caratteristica della realtà separata umana.

La sua esperienza non ha alcun valore, quello che conta è la sua capacità di conformarsi alla descrizione dell’esperienza fornita dalla realtà in cui vive.

Per esempio, la felicità e l’amore sono esperienze dirette. Quando gli individui sono liberi di fare esperienza della felicità e dell’amore, ne possono fornire descrizioni infinite.

Se invece manca questa libertà, è concesso replicare solo la descrizione arbitraria della felicità e dell’amore fornita dalla realtà che ha creato la descrizione stessa. Gli individui si conformano a tale descrizione riguardo la felicità e l’amore, non importa se questa corrisponda o meno alla loro esperienza di felicità e amore.

Se, per esempio, la descrizione arbitraria di felicità per una donna è quella di trovare un uomo, sposarsi, fare dei figli e mettere su una famiglia, si tratta di replicare questa descrizione. Il fatto che la donna in questione sia effettivamente felice o meno, è irrilevante. La sua felicità dipende dal fatto di essere in grado di corrispondere alla descrizione arbitraria della felicità fornita dalla realtà consensuale in cui vive.

Accanto alla descrizione primaria, ne esiste sempre una secondaria o alternativa, che consente di coprire la descrizione dell’esperienza della ribellione verso la descrizione primaria.

Una realtà separata consiste sempre in due descrizioni parallele, in antitesi l’una con l’altra, in modo che sia la conformità alla descrizione così detta ufficiale sia la descrizione corrispondente alla ribellione verso l’ufficialità siano scorporate dall’esperienza diretta.

Di tanto in tanto avviene un’alternanza tra la descrizione primaria e quella secondaria, e questo si riflette nei cambiamenti a livello sociale, politico o religioso, che si verificano nel corso degli anni, secoli e millenni.

Vi sono replicanti di descrizioni primarie e replicanti di descrizioni secondarie, tutti parte dello stesso sistema, dissociato dall’esperienza diretta e fondato sull’automatismo.

In effetti la risposta ad una descrizione primaria è la conseguenza di una reazione verso una descrizione secondaria, e vice versa. Un impulso elettronico positivo è il risultato di una risposta ad un impulso elettronico negativo, e vice versa.

Questo è quello che accade nella realtà separata umana.

In vero tale configurazione è una realtà elettronica simulata, fondata su impulsi elettronici positivi e negativi, cui gli esseri umani rispondono incessantemente fino a quando i loro circuiti non entrano in avaria e necessitano essere rimossi e riciclati.

Sebbene tutti vogliano essere felici e amare, la maggior parte degli individui non è affatto interessata all’esperienza della felicità e dell’amore. Vuole esclusivamente soddisfare la descrizione con cui è stato programmato riguardo l’esperienza di felicità e amore.

Poiché tutti sembrano volere soddisfare la stessa descrizione, che come abbiamo visto si articola in due varianti, primaria e secondaria, positiva e negativa, onde essere felici e amare, ne consegue che l’amore e la felicità diventano tali descrizioni, ovvero impulsi elettronici programmati.

L’esperienza sparisce e l’uomo si trasforma in un robot, un automa che segue delle istruzioni fornite mediante un linguaggio. Questa è la realtà dell’essere umano che vive nella realtà separata.

Il linguaggio umano è per sua natura separante, non rende possibile l’esternazione dell’esperienza e della verità che la sottende.

Poiché è rimasto solo il linguaggio e l’esperienza è stata persa, si tratta di usare il linguaggio per recuperare l’esperienza. Una volta recuperata l’esperienza è necessario poi discriminare tra linguaggio ed esperienza, senza permettere nuovamente al linguaggio di prevalere.

Questo succede allorché il linguaggio è di proposito finalizzato a distinguere tra esperienza e descrizione, quando il linguaggio invece di operare per programmare automi replicanti, si adopera per deprogrammarli.

Quando questa è l’intenzione, allora il linguaggio non si sostituisce più all’esperienza e svolge una natura essenzialmente strategica.

Le descrizioni che esso fornisce ben lungi dal sostituirsi all’esperienza la promuovono.

Per questo motivo nel linguaggio finalizzato a facilitare l’esperienza, sono fornite tante descrizioni, sovente strategicamente in contraddizione.

Si tratta di svincolare l’uomo dal suo asservimento automatizzato alla descrizione, fornendo tante descrizioni della stessa esperienza. Questo inevitabilmente causa confusione e risulta incompatibile per la natura replicante umana, abituata a rispondere ciecamente agli impulsi elettronici del linguaggio. Di conseguenza la maggior parte dei replicanti non è in grado di percepire descrizioni alternative o le rimuove rapidamente e continua a rispondere agli impulsi elettronici primari o secondari.

Il linguaggio non può comunicare la verità, ma può fornire tante versioni della verità, legittimandole tutte e invitando a promuovere ulteriori descrizioni, consentendo all’esperienza di descrivere, e non alla descrizione di prescrivere l’esperienza.

Nella realtà separata la descrizione è assoluta. Nella realtà multidimensionale la descrizione è strategica e accessoria.

Quello che è importante è l’integrità di ciò che viene espresso mediante il linguaggio.

Esistono diversi linguaggi e possibilità di descrizione. Laddove una descrizione vale l’altra, ogni linguaggio e descrizione possiede la sua integrità e le sue regole.

A tale riguardo è fondamentale essere consapevoli che fin tanto ci troviamo sul piano della comunicazione umana non è possibile uscire dalla sfera del linguaggio e della descrizione. Si tratta quindi di comprendere il funzionamento di diversi linguaggi e descrizioni e apprendere ad applicarli per sostenere l’esperienza dirette che decidiamo di conseguire, ossia l’Intento.

Quando lavoriamo con il multidimensionale troviamo moltissimi linguaggi e descrizioni, quello che tuttavia rimane immutabile è l’Intento, la meta del viaggio.

Se confondo la descrizione dell’Intento con l’Intento stesso, ecco che ritorno nel mio ruolo di replicante e mi dissocio nuovamente dall’esperienza.

Se confondo il cartello indicatore di un ristorante con il ristorante stesso, non mangerò mai.

Il linguaggio che uso in questo contesto è inteso a creare uno stato di emergenza, ecco perché usiamo il termine pronto soccorso multidimensionale.

Tale emergenza è in effetti per moltissimi versi giustificata in quanto come esseri umani abbiamo le ore contate.

Il corpo fisico ha una data di scadenza inevitabile. A differenza delle medicine o deglialimenti, che hanno una data di scadenza prestabilita, il corpo umano può scadere da un momento all’altro.

La maggior parte degli esseri umani, presi completamente dagli impulsi elettronici delle descrizioni primarie e secondarie, vive incurante su come procedere alla data di scadenza del suo corpo fisico, in quanto tali descrizioni non contemplano istruzioni su come operare a riguardo.

Ne consegue che le descrizioni entrano temporaneamente in crisi allorché si verificano situazioni di emergenza. Da qui l’importanza degli stati di emergenza, quelli che consentono appunto l’emergenza dell’esperienza al di là della descrizione dell’esperienza.

L’emergenza, ben lungi dall’essere un fatto eccezionale, avviene costantemente. Gli esseri umani muoiono e nascono in continuazione, ma poiché la Configurazione Umana Arbitraria è incompatibile con l’esperienza dell’emergenza, non ne fornisce alcuna descrizione e di conseguenza l’esperienza non esiste.

Ognuno di noi cerca di evitare le emergenze, di modo che le descrizioni della vita arbitraria possano continuare, pur sapendo che l’emergenza è inevitabile.

Affrontare l’emergenza significa prendere atto che il corpo fisico ha una fine, e che secondo una prospettiva multidimensionale è già finito, è già morto.

La terza dimensione, quella del corpo fisico, non contempla il movimento nel tempo se non in maniera lineare e controllata, sulla base di una descrizione fissa, fornita attraverso il linguaggio che misura il tempo, quello dell’orologio e dei calendari.

Nella quarta dimensione e nelle dimensioni ad essa superiori è possibile muoversi liberamente nel tempo, ovvero il tempo è un’esperienza diretta e non una descrizione.

Quando una persona dice di avere per esempio 60 anni, sta fornendo una misurazione o descrizione del tempo, non un’esperienza. Poiché la descrizione determina l’esperienza, un individuo che ha 60 anni si comporterà conformemente alla descrizione di quell’età, indipendentemente dalla sua effettiva esperienza, che è del tutto irrilevante in un contesto in cui la descrizione determina l’esperienza.

In quarta dimensione quello che prevale è invece l’esperienza emozionale, laddove nella quinta domina l’esperienza mentale. Sia l’esperienza emozionale sia quella mentale sono indipendenti dal tempo e dalla sua descrizione.

Un individuo di 60 anni può avere le stesse emozioni e pensieri di un individuo di 20 anni, ma non la stessa descrizione fisica, e poiché la descrizione fisica prevale sia le emozioni sia i pensieri ne saranno dominati.

Poco importa se continuiamo a negare l’emergenza e la morte, o se invece la prendiamo in considerazione e ci prepariamo per essa, finché continuiamo a percepire la vita in maniera tridimensionale, ovvero lungo un percorso lineare e cronologico che parte dalla nascita e finisce con la morte, rimarremo sempre in terza dimensione, anche quando la vita cessa.

Da una prospettiva multidimensionale noi siamo già morti e seppelliti da sempre. Chi si muove nella Configurazione Umana Arbitraria è essenzialmente uno zombie, un morto vivente, un cadavere in avanzato stato di putrefazione, o meglio uno scheletro.

La vita è una danza macabra.

Il nostro corpo multidimensionale non si attiverà mai fin tanto che ci identifichiamo con il tempo lineare e cronologico, finché continuiamo a contare gli anni e a ripeterci che abbiamo 30, 40 o 60 anni.

Ogni volta che ci identifichiamo con la nostra età, diamo un colpo di mannaia ai collegamenti che abbiamo con il corpo multidimensionale.

Tutti i momenti di estasi, risveglio, di esperienza diretta con l’esistenza, si dissolvono, vengono cestinati, rimossi, in un attimo, solo con l’atto di guardarci allo specchio, pensando “sto invecchiando”, “c’è una ruga nuova”, “ci sono meno capelli” oppure guardando gli altri e facendo confronti “ho 53 anni, mentre lei ne ha 47, sei anni di differenza…”

Questi pensieri sono entità predatrici, parassiti che ci stanno addosso succhiandoci, appunto perché abbiamo scelto di trattenerle, di alimentarle con la nostra attenzione costantemente. In vero, desiderano essere liberate, e ritornare alla loro terra originaria, da cui li abbiamo esiliate.

Smettiamola di contare gli anni, di vedere la vita in funzione di un itinerario cronologico dalla nascita alla morte.

La realtà, vera e cruda, è che multidimensionalmente i nostri corpi fisici sono già morti da sempre…

Non possiamo accedere al corpo multidimensionale se non siamo in grado di accettare che siamo già morti fisicamente, e che non siamo il cadavere ambulante cui prestiamo così tanta attenzione. Lo stesso si applica alle persone che conosciamo.

Accettando già da ora la nostra morte, cessando di contare gli anni, apriamo il portale del nostro vero corpo e le ossa trovano la loro dignità, lasciamo andare la larva e iniziamo a volare.

Se la casa in cui mi trovo brucia, il piano di emergenza consiste nell’uscire il più presto possibile dalla casa. Se non sono in grado di concepire e riconoscere alcun’altra realtà al di fuori di quella casa, allora brucerò. Comunque vadano le cose uscirò tuttavia dalla casa. Posso uscirci consapevolmente, prendendo la decisione di uscire e installandomi in una casa alternativa, oppure posso uscire inconsapevolmente, rimanendo nella casa che brucia e bruciando con essa fino a quando non rimane più nulla. In quest’ultima istanza uscirò alla fine dalla casa, ma siccome non sono in grado di concepire nessun’altra realtà all’infuori di quella casa, continuerò a credere di viverci anche quando la casa non c’è più.

In altre parole, gli esseri umani sono già morti da tempo, ma siccome essi seguitano a negare qualunque altra realtà al di fuori di quella in cui hanno vissuto, allora vi ci continuano a vivere come morti viventi.

 

Tre realtà: superna, omologata, ieratica

Luglio 10, 2017 by admin

L’astrosciamanesimo fa riferimento a tre tipi di realtà, riconosciute con estrema chiarezza come strumenti strategici ed educativi al fine di risolvere i principali problemi che ci affliggono come esseri umani ed aprirci alla nostra natura multidimensionale.

Realtà Superna: è la prima realtà, chiamata superna, poiché è suprema, prioritaria a tutte le altre, esistente a livello della mente e in grado di creare e scegliere senza alcun limite e compromesso con la realtà fisica, con quanto è già stato creato e scelto. Si tratta di una realtà interiore, visionaria, sciamanica, esercitata mediante l’uso cosciente dell’immaginazione, dove cosa accade esternamente è irrilevante alla sua frequentazione. Nella realtà superna puoi immaginare quel che vuoi, esercitare il massimo potere, così come puoi anche essere vittima dell’immaginazione, vivere esperienze interiori svincolate dal tuo controllo cosciente, di natura sia elevata sia bassa, sia luminosa sia oscura, come nei sogni, negli stati di trance o in momenti assillanti di entusiasmo o crisi.

La realtà superna intrinseca è esperita individualmente, in forma intima e privata, mediante l’uso personale dell’immaginazione, autonomo e non condiviso con altri, fondato su un proprio preciso intento. In questo caso esiste solo la tua coscienza unificata e il mondo esterno sparisce o è irrilevante. Ti rapporti con realtà multidimensionali, instauri una connessione fine a se stessa con spiriti e dimensioni alternative, provando soddifazione e motivazione senza necessariamente ambire a estendere tali esperienze esternamente. Può essere volontaria, quando sei cosciente della tua scelta (o sei in grado di comprendere tramite discernimento degli spiriti chi sceglie) di considerare quanto si sviluppa sul piano superno, o involontaria allorché sei passivo o invaso; unificante quando operi con un intento di recupero e integrazione dei 12 Settori, o separante, allorché eserciti l’antagonismo o l’autismo dei 12 Settori; bassa, media e alta, in base alla coerenza espressiva di ciascun Mondo.

La realtà superna curiale è gestita con una o più persone, un gruppo di individui che immaginano insieme intenzionalmente, un’alleanza e complicità nel frequentare gli stessi spazi interiori. Qui esiste un consenso riguardo cosa immaginare e in che modo. Implica condividere di comune accordo le proprie realtà superne unificate, insieme al rapporto con relativi spiriti e spazi, permettendo ad altri di navigare in esse, così come spostandosi in quelle altrui. Ciò comporta anche scegliere di frequentare insieme ad altri spazi interiori comuni, sulla base di precisi intenti e fini a se stessi, senza necessariamente ambire a estendere tali esperienze esternamente. Può essere volontaria, quando il gruppo è cosciente della sua scelta (o è in grado di comprendere tramite discernimento degli spiriti chi sceglie) di considerare quanto si sviluppa sul piano superno, o involontaria allorché è passivo o invaso; unificante quando opera con un intento di recupero e integrazione dei 12 Settori, o separante, allorché esercita l’antagonismo o l’autismo dei 12 Settori; bassa, media e alta, in base alla coerenza espressiva di ciascun Mondo.

La realtà superna misterica comporta l’emergenza di uno spazio multidimensionale assai più espanso, che trascende o sottende la coscienza umana individuale e di gruppo, in allineamento con la Funzione e il suo mistero.

Realtà omologata: è la realtà esteriore e consensuale, la vita ordinaria, la percezione collettiva della realtà fisica, il CUA, l’identificazione legale con un corpo fisico e la relativa storia personale basata sul tempo lineare, l’insieme dei codici, costumi e linguaggi arbitrari convenuti nella società di appartenenza. Si tratta di una realtà esterna, materiale, biologica, dove ti confronti con circostanze imprevedibili e non necessariamente in armonia con i tuoi intenti o bisogni, in cui non è offerta alcuna garanzia riguardo l’esito degli eventi, laddove esiste inevitabilmente la decadenza e la morte.

Nella realtà omologata individuale operi in modo autonomo, per soddisfare bisogni o realizzare intenti personali, rapportandoti con altri individui al fine di raggiungere i tuoi propri scopi, senza un particolare interesse nel soddisfare quelli altrui, a meno che non ne derivi un tornaconto personale. Può essere volontaria, quando sei cosciente della tua scelta (o sei in grado di comprendere tramite discernimento degli spiriti chi sceglie) di operare nella realtà ordinaria continuando a mantenere il rapporto con la realtà superna e ieratica, o involontaria allorché sei passivo o invaso e cessi di relazionarti con le altre realtà; unificante quando operi con un intento di recupero e integrazione dei 12 Settori, o separante, allorché eserciti l’antagonismo o l’autismo dei 12 Settori, così come si riflettono nelle proiezioni sul piano omologato.

Nella realtà omologata istituzionale agisci nel mondo per soddisfare bisogni o realizzare intenti collettivi, operando insieme ad altri per raggiungere scopi comuni, con cui puoi essere allineato o meno, che sei concorde o obbligato a esercitare. Può essere volontaria, quando sei cosciente della tua scelta (o sei in grado di comprendere tramite discernimento degli spiriti chi sceglie) di operare nella realtà ordinaria continuando a mantenere il rapporto con la realtà superna e ieratica, o involontaria allorché sei passivo o invaso e cessi di relazionarti con le altre realtà; unificante quando operi con un intento di recupero e integrazione dei 12 Settori, o separante, allorché eserciti l’antagonismo o l’autismo dei 12 Settori, così come si riflettono nelle proiezioni sul piano omologato.

Nella realtà omologata misterica accadono sviluppi straordinari sul piano fisico che trascendono o sottendono la vita ordinaria individuale e collettiva, in allineamento con la Funzione e il suo mistero.

Realtà Ieratica: è la realtà rituale, scenica, cerimoniale, artistica e teatrale, la più importante ai fini di guarigione, è interiore-esteriore, un ponte tra interno ed esterno, ordinario e non-ordinario. Ha una natura intenzionalmente provvisoria. In essa puoi mettere in scena aspetti sia della realtà superna sia di quella omologata, usando il corpo fisico come un attore in un dramma o commedia, interpretando un ruolo senza identificarti con esso e senza influenzare in modo diretto la realtà omologata.

In mancanza della realtà ieratica, ciò che esiste dentro di noi seguita a esprimersi in modo violento e doloroso nella vita ordinaria. Faremo cose orribili o altri ci faranno cose orribili, e a essi risponderemo con altrettante cose orribili. Si tratta di una realtà teatrale in cui ciò che è dentro viene espresso senza avere conseguenze sulla realtà ordinaria. Un attore interpreta una parte e questo è chiaro per lui e per tutti. Può esprimere ogni tipo di emozione e fare qualunque cosa, anche le più orribili, ma il suo comportamento non pregiudica la realtà quotidiana.

Nella realtà teatrale, tutto può essere rappresentato e quando lo fa viene liberato senza causare inconvenienti, trasformandosi e consentendo poi di operare nella realtà quotidiana con saggezza e armonia. Questa realtà che funge da ponte tra il nostro mondo interiore e quello esteriore, consentendo all’interiore di esprimersi totalmente in un esteriore circoscritto nel tempo e nello spazio.

La realtà ieratica individuale comporta ritualità e teatralizzazioni relative agli intenti specifici di un individuo, della sua realtà superna o omologata. Può essere volontaria, quando sei cosciente della tua scelta (o sei in grado di comprendere tramite discernimento degli spiriti chi sceglie) di considerare quanto si sviluppa sul piano ieratico continuando il rapporto con la realtà superna, o involontaria allorché sei passivo o invaso, e cessi di relazionarti con la realtà superna; unificante quando operi con un intento di recupero e integrazione dei 12 Settori, o separante, allorché eserciti l’antagonismo o l’autismo dei 12 Settori; bassa, media e alta, in base alla coerenza espressiva di ciascun Mondo.

La realtà ieratica curiale riguarda la rappresentazione di intenti o bisogni collettivi, ispirati a miti, ideologie, religioni, ecc. Può essere volontaria, quando il gruppo è cosciente della sua scelta (o è in grado di comprendere tramite discernimento degli spiriti chi sceglie) di considerare quanto si sviluppa sul piano ieratico continuando il rapporto con la realtà superna, o involontaria allorché è passivo o invaso, e cessa di relazionarsi con la realtà superna; unificante quando opera con un intento di recupero e integrazione dei 12 Settori, o separante, allorché esercita l’antagonismo o l’autismo dei 12 Settori; bassa, media e alta, in base alla coerenza espressiva di ciascun Mondo.

La realtà ieratica misterica concerne sviluppi straordinari sul piano rituale e teatrale che trascendono o sottendono gli intenti rappresentati a livello individuale o collettivo, in allineamento con la Funzione e il suo mistero.

Ogni realtà possiede varietà di espressione, che si articolano in base ai tre Mondi (Alto, Basso e Medio), ai 12 Settori e a 144 Binari matrice. In particolare è enfatizzata l’importanza di operare nella realtà superna e realtà ieratica facendo il possibile per esprimere, talvolta anche forzatamente, le componenti del Basso, per poi procedere spontaneamente verso quelle del Medio e dell’Alto.

Immacolata Concezione e gravidanza multidimensionale

Dicembre 6, 2016 by admin

L’Immacolata Concezione è un dogma cattolico istituito piuttosto di recente (1854) che sancisce l’immunità dal peccato originale della Vergine Maria sin dal momento del suo concepimento. Secondo la chiesa Cattolica ogni essere umano nasce con il peccato originale e l’unica eccezione a questo riguardo è stata Maria. L’Immacolata Concezione è celebrata come solennità l’8 dicembre ed è associata con le apparizioni di Lourdes che ebbero luogo solo alcuni anni dopo la proclamazione del dogma.
 
Il dogma dell’Immacolata Concezione fu seguito un secolo dopo (1950) dalla proclamazione di un altro dogma, inevitabile conseguenza di quello precedente. Se Maria era nata senza peccato originale come il Cristo, anche lei similmente deve ascendere con un corpo incorrotto. Da questa constatazione derivò il dogma dell’Assunzione di Maria, secondo cui Maria, concluso il corso della sua vita terrena, salì in Paradiso, sia con l’anima che con il corpo.
 
Il peccato originale da una prospettiva olistica è la separazione, l’idea di avere un’identità separata rappresentata dal corpo fisico, l’ego.
 
Esseri privi di peccato originale significa non essere stati soggetti alla separazione, mentre togliere il peccato originale vuol dire ritornare alla nostra unità originaria rilsciando l’identificazione con l’ego. Per chi è nato in questo mondo, si tratta di un processo lento.
 
Abbiamo il potere e le capacità di determinare la nostra Immacolata Concezione, aprendoci al seme multidimensionale della vita, impregnandoci di unità e interconnessione, rilasciando la placenta della nostra identità separata e dando alla luce il nostro vero sé multidimensionale.
 
Le relazioni tra esseri umani rappresentano i processi fondamentali di gestazione, nascita e svezzamento della nostra identità multidimensionale.
 
Esse dischiudono l’intento in buona fede della terza dimensione, che è il ventre gestante di una più ampia configurazione, il bozzolo operativo per il recupero dell’anima, l’eliminazione del peccato originale.
 
Esattamente come un feto umano nell’utero recupera ed assimila le componenti che permettono al suo corpo fisico di completarsi ed emergere nella realtà esteriore, la terza dimensione asseconda l’intento di gravidanza sciamanica, che è il recupero e l’integrazione dell’anima frammentata, dando infine alla luce l’identità multidimensionale.
 
Questo processo si sviluppa sia attraverso attività di terza dimensione che multidimensionali, come ad esempio la connessione con creature e ambienti fisici (amici, partners, parenti, colleghi, edifici, paesaggi, ecc.) e luoghi ed esseri multidimensionali (spiriti guida, spiriti totem, graha, antenati, realtà parallele, ecc.).
 
In modo simile, un vertebrato non ancora nato si sviluppa attraverso il contributo della madre (con la quale il feto ha un contatto diretto), e l’ambiente esterno con il quale la madre interagisce, e del quale il feto non è ancora consapevole.
 
L’utero umano è la configurazione appartenente al feto che precede la nostra realtà ordinaria.
 
Il collettivo dei nostri corpi umani compone una creatura multidimensionale non ancora nata, collocata in un utero più vasto, la nostra realtà umana, ed attende la nascita nello scenario multidimensionale, che sta oltre la realtà umana.
 
Questa creatura è un essere collettivo che comprende una rete di individui, un circolo di interconnessione.
 
Questo vasto utero provvede a tutto il necessario per i processi di gestazione, fin quando i tempi sono maturi per il parto multidimensionale.
 
La nascita prevede l’abbandono del ventre umano e l’emersione in una configurazione più ampia.
 
La nostra realtà è un utero multidimensionale, e la sua missione è donarsi incondizionatamente, proteggendo e rafforzando la creatura non ancora nata, conseguendo il suo scopo ultimo di parto e rilascio dalla realtà umana stessa.
 
Un utero allineato con la rete della vita ha una sensibilità funzionale di calcolo del tempo. Sa perfettamente quando l’attimo sta per giungere, e permette quindi l’apertura del passaggio.
 
Ciò che segue poi è lo stadio di svezzamento ed educazione, dove ancora una volta protezione e supporto sono contemplati, con la differenza che il bambino è già al di fuori. Il nuovo essere comincia quindi ad esplorare l’ambiente multidimensionale e a interagire con l’ambiente. Man mano che procede in tal senso egli allarga la consapevolezza di se stesso, poiché distintamente dalla realtà umana, nel multidimensionale tutto è riconosciuto come connesso.
 
Prima del parto, la relazione con esseri conosciuti e sconosciuti rende servizio al processo di gravidanza multidimensionale.
 
I drammi e le ferite, così come i piaceri e le gioie, sperimentate nelle relazioni, sono parte della gestazione multidimensionale.
 
Una madre che è consapevole del processo di nascita sa che il travaglio della gravidanza è necessario per un intento sacro.
 
Per quanto riguarda la gravidanza multidimensionale non esiste la stessa consapevolezza.
 
Ciò che dobbiamo fare come esseri umani è svegliarci, e scoprire cosa sta succedendo al di là della nostra realtà limitata.
 
Siamo tutti parte di un amorevole processo di gestazione.
 
Siamo qui per potenziarci a vicenda, per affrontare il viaggio attraverso l’amore incondizionato.
 
Questo viaggio prevede soste in configurazioni limitate, come l’utero di una donna o quello collettivo della terza dimensione. Sono tutte dimore provvisorie, ed ogni passo di questo cammino comporta complessità maggiori, finalizzato al recupero di ulteriori parti dell’anima.
 
Tutte le sofferenze umane derivano dalla mancanza di consapevolezza di questo processo.
 
La terza dimensione è un utero più ampio, un grembo divino e, in quanto tale, è asservita ad una funzione onorevole.
 
Se accetto questa funzione e mi allineo con la mia vera vocazione di genitore multidimensionale, connettendomi con ciò che è al di là di questa realtà, posso superare la prospettiva dell’utero, volando alto nel cielo e ottenendo la visione più ampia, trovando il mio posto nella rete della vita.
 
La gravidanza multidimensionale comprende una realtà più vasta e riconosce che siamo qui come risultato di un processo attivato da qualche altra parte, in un mondo che esiste al di là della vita ordinaria.
 
La vita fisica è parte di un accordo multidimensionale che coinvolge diversi ambiti.
 
Esiste uno scopo più ampio per quanto riguarda la presenza di ognuno di noi sulla terra, e questo scopo resta oscuro quando perdiamo di vista l’implicazione multidimensionale della vita.
 
Siamo nati in un corpo umano e viviamo su questo pianeta soltanto perché esistono regni invisibili che rendono questo fatto possibile. Questi regni inviano i loro delegati qui per realizzare intenzioni onorevoli e dispensare guarigioni.
 
Le intenzioni onorevoli comprendono il multidimensionale, onorano passato, presente e futuro. Si riferiscono agli eventi presenti nella prospettiva di generazioni passate e future. Riconoscono il passato e il futuro come esistenti contemporaneamente nel presente.
 
Se ci apriamo consapevolmente a questa prospettiva e iniziamo concretamente ad applicarla come base della nostra vita, saremo in grado di capire quando giunge il momento del parto.
 
Saremo in grado di rispondere alla chiamata
 
E la chiamata dimora nell’eterno presente.
 
La chiamata giunge ora!

Il giorno più lungo

Ottobre 29, 2016 by admin

Domenica 30 ottobre 2016 è il giorno più lungo dell’anno. A causa del passaggio dall’ora estiva a quella invernale sarà una domenica di 25 ore. Questo allungamento del giorno prova quanto il tempo sia arbitrario. Esiste un tempo ordinario, la conseguenza di un accordo tra esseri umani, e un tempo multidimensionale, che riguarda altri esseri.

Il tempo ordinario è il risultato di una decisione presa nel 1582 da papa Gregorio XIII, Sole e Luna in Capricorno, nato a Bologna, 7 gennaio 1502. Il calendario gregoriano sostituì allora il calendario giuliano di Giulio Cesare, addivenendo il tempo ufficiale per il genere umano. Quindi, il tempo umano corrente è stato creato da un bolognese, doppiamente Capricornuto.

Il tempo ordinario umano si fonda su due polarità opposte, inizio e fine, nascita e morte, e una serie di eventi, distribuiti in modo lineare. Nel tempo multidimensionale, queste due polarità, così come ogni evento, esistono simultaneamente.

Come esseri umani siamo influenzati sia dal tempo ordinario, o di terza dimensione, sia da quello non-ordinario, o multidimensionale. Tuttavia, ciò che causa confusione e anche molto dolore, è il fatto che solo il tempo ordinario è riconosciuto come reale. Questo tempo definisce l’unica realtà possibile. Ne consegue che le esperienze che abbiamo nel tempo multidimensionale devono assoggettarsi al tempo ordinario, alla terza dimensione. Il problema è che la terza dimensione è estremamente limitata in confronto alle dimensioni più elevate.

Per esempio, nella terza dimensione è permesso solo il movimento nello spazio, laddove nella quarta dimensione è possibile spostarsi anche nel tempo, avanti o indietro. Così come le località fisiche continuano ad esistere sempre, non importa dove siamo, gli spazi temporali seguitano ad essere presenti indipendentemente da quando siamo.

Se sono ora a Merizzo, non posso essere a Findhorn, dove mi trovavo la settimana scorsa, e nemmeno a Teheran, dove sarò forse tra due mesi. Tuttavia Findhorn e Teheran continuano a esistere, anche se io non sono in quei luoghi in questo momento. Per poterli raggiungere mi basta prendere un mezzo di trasporto e viaggiare.

Nella quarta dimensione lo stesso si applica al tempo e agli eventi relativi, con la differenza che il mezzo di trasporto per viaggiare sono le emozioni.

Se io ho provato tanta gioia e amore due giorni fa mentre ero in compagnia di qualcuno, il fatto che io mi sento oggi depresso e disperato perché quella persona se ne è andata, non vuol dire che l’amore non c’è più. L’amore continua ad esistere da qualche parte, ma questa parte non è in relazione con la realtà e il tempo fisico ordinario in cui mi trovo. E’ in rapporto con gli aspetti emozionali, o di quarta dimensione, della realtà, che come esseri umani non siamo in grado di vedere e riconoscere, ma che possiamo tuttavia sentire continuamente con le emozioni.

I limiti della terza dimensione sono in relazione con la gestione umana del tempo. Qui ognuno di noi ha una data inevitabile di scadenza. Le persone si separano, vanno via, cambiano, muoiono. Quando associamo il livello emozionale con quello fisico proviamo inesorabilmente dolore.

Il dolore continua ad essere riciclato a causa della confusione tra terza e quarta dimensione, e nella nostra testardaggine nel ritenere le persone fisiche che incontriamo nella vita come responsabili di eventi che accadono invece in quarta dimensione.

Il primo grande passo nella guarigione consiste nel discriminare tra terza e quarta dimensione, tra quello che accade effettivamente nella realtà fisica e ciò che proviamo emotivamente, ciò che pensiamo stia accadendo.

 

© Franco Santoro

Sessualità multidimensionale, accesso

Ottobre 10, 2016 by admin

La sessualità multidimensionale è la liberazione totale da ogni traccia di ego, dall’identificazione con il maschile o il femminile, da ogni giudizio e conflitto riguardo chi crediamo di essere e non essere. Ogni polarità e dualismo si unifica e dissolve nella consapevolezza della nostra infinita natura multidimensionale.

Ma la sessualità multidimensionale non è ipocrita. Essa accetta l’illusione dell’ego, la percezione del maschile e del femminile, il senso di separazione, insieme a tutti gli aspetti di noi stessi che consideriamo bassi e animali.

Per accedere alla sessualità multidimensionale si parte dal basso, dai lati più repressi e imbarazzanti della nostra esperienza umana, da ciò che abbiamo condannato in noi stessi e negli altri.

Non puoi pretendere di elevarti, di andare oltre l’ego, di unificare la tua coscienza, se seguiti a scindere, disprezzare e reprimere parti dell’esistenza.

La sessualità multidimensionale comprende ogni aspetto della vita e della morte, è il coito tra la vita e la morte, sia continuo sia interrotto.

 

© Franco Santoro

Opzioni per affrontare le crisi

Luglio 9, 2016 by admin

Quando sei in crisi nelle tue relazioni, il motivo principale per cui soffri è dovuto alla tua ostinazione nel forzare te stesso a sentire e a credere ciò che la realtà in cui ti trovi ti ha detto, o imposto, di sentire riguardo queste relazioni nonostante quello che tu senta davvero sia molto diverso.

Poiché accettare e rivendicare quello che senti veramente significa entrare in conflitto con ciò che la realtà in cui ti trovi ti ha detto, o imposto, di sentire, eviti di farlo per paura di essere bandito e osteggiato da quella realtà. Quindi la tua sofferenza è legittima perché è dovuta al conflitto tra ciò che ti è stato detto di essere e ciò che sei.

Questo è forse il motivo principale per cui soffri quando sei in crisi nelle tue relazioni.

Quindi, mettiti l’animo in pace, perché ci sono diverse opzioni per gestire questa sofferenza.

L’opzione più diffusa consiste nell’importi di attenerti strenuamente a quello che ti è stato detto, o imposto, di sentire nella realtà in cui ti trovi, negando in modo assoluto quello che senti veramente, fino a dimenticarlo completamente. In questo modo puoi vivere serenamente nella realtà in cui ti trovi, senza essere cosciente di ciò che senti davvero e quindi evitando la sofferenza che ne deriva.

Un’altra possibilità comporta adattarti a essere quello che ti è stato detto, o imposto, di sentire nella realtà in cui ti trovi, pur mantenendo o coltivando segretamente di tanto in tanto la consapevolezza di quello che senti veramente. In questo modo potrai continuare a vivere nella realtà in cui ti trovi, accettando tuttavia la sofferenza che deriva dal conflitto tra quello che senti veramente e ciò che ti è stato detto, o imposto, di sentire.

L’altra opzione implica dare spazio apertamente a quello che senti davvero, adoperandoti per cambiare la realtà in cui ti trovi oppure lasciando quella realtà per crearne una nuova o per trasferirti in una realtà dove puoi esternare liberamente ciò che senti veramente. In questo modo potrai vivere in una realtà in cui nulla ti viene detto, o imposto, dove sei accettato per quello che senti veramente, e in cui ti relazioni con individui che si comportano conseguentemente.

Infine, un’ulteriore opzione, esplicitamente multidimensionale, è data dalla presenza simultanea o dall’eventuale sintesi e integrazione delle opzioni precedenti.

 

© Franco Santoro

 

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