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Piacere

Settembre 28, 2016 by admin

Qual è la differenza tra la gioia e il piacere personale e quello degli altri? Esiste veramente un confine tra questi due versanti? Che distinzione di valore c’è tra il piacere che provi nel dare piacere a qualcuno e il piacere che provi quando qualcuno da piacere a te?

Il puro piacere, quello autentico, è privo di pronomi personali, circola liberamente, non è posseduto da nessuno. È come l’aria che respiriamo. Non esiste la mia aria, la tua aria. C’è solamente l’aria che respiriamo tutti insieme.

Il piacere è come l’aria, aperta, libera, a disposizione per tutti.

Nel respiro ci sono due fasi fondamentali: inspirazione e espirazione, entrata e uscita. Anche nel piacere ci sono due fasi: dare e ricevere piacere. Stiamo respirando sia quando l’aria entra sia quando l’aria esce. Siamo nel piacere sia quando riceviamo sia quando diamo piacere. Non puoi inspirare solamente, così come non puoi espirare e basta. Non puoi ricevere solo piacere, senza dare piacere.

Quando qualcuno prova piacere e gioia, quel piacere, quella gioia sono tue e di chiunque. Il piacere e la gioia, così come l’aria, non possono fare a meno di essere condivise. Certo, possiamo decidere di credere che siano una proprietà privata, qualcosa che alcuni possono avere e altri no, che qualche persona può portarci via e per cui occorre competere e lottare.

Niente ci impedisce di credere quel che vogliamo, di vivere in un’illusione, in un sogno, e questo è quello che sembra succedere in questo mondo.

Ma in questo mondo puoi anche scegliere di svegliarti e aprirti al piacere, all’estasi, alla gioia di respirare, di essere vivo, di sentirti felice per tutto il piacere che ognuno dà e riceve, perché quel piacere è tuo, sempre, così come lo è per tutti.

 

© Franco Santoro

Tipi di bellezza

Settembre 27, 2016 by admin

Ci sono luoghi, situazioni e persone esteticamente molto belle, importanti e affascinanti, dove e con cui tuttavia, nonostante la bellezza, l’importanza e il fascino esteriore, non ci sentiamo poi tanto bene o stiamo proprio male.

Ci sono luoghi, situazioni e persone così così, che non sono esteticamente tanto belle, importanti e affascinanti, o sono talvolta piuttosto brutte, irrilevanti e prive di fascino, dove e con cui tuttavia, nonostante la scarza bellezza, l’insignificanza e il poco fascino estetico, ci sentiamo molto bene, anzi benissimo.

Spesso il nostro malessere deriva dal non comprendere la differenza tra la bellezza, l’importanza e il fascino estetico e la bellezza, l’importanza e il fascino esperienziale.

Per capire la differenza può bastare solo chiudere gli occhi e prestare meno attenzione alla pubblicità.

 

© Franco Santoro

Desiderio ardito

Settembre 26, 2016 by admin

Alla base del mio lavoro esiste un desiderio molto ardito, che mi accompagna da tanto tempo, e che sempre di più accresce, tanto che recentemente è diventato incontenibile.

Questo desiderio comporta creare le condizioni e operarmi affinché le persone che incontro e con qui mi relaziono nel mio lavoro o nella vita realizzino i loro desideri più arditi sul piano fisico dell’esistenza.

Per desiderio ardito sul piano fisico mi riferisco cui a qualcosa che si manifesta nella vita materiale, un accadimento specifico in grado di essere chiaramente identificato da tutti e in primo luogo da parte di chi lo realizza.

Per desiderio ardito sul piano fisico mi riferisco ovviamente a qualcosa di ardito, di molto intimo, talvolta imbarazzante, sconveniente, negato, represso, che richiede coraggio per essere riconosciuto e accettato, a cui con molta facilità si rinuncia, ma che tuttavia seguita a rimanere presente e potente nei pensieri e nell’immaginario della persona in questione.

Il mio desiderio ardito è creare le condizioni e operarmi affinché le persone che incontro e con qui mi relaziono realizzino i loro desideri più arditi sul piano fisico, in un tempo determinato, con una durata minima di almeno 21 minuti.

Ogni desiderio ardito è ammesso, senza alcuna limitazione. Solo le sue modalità di realizzazione possono cambiare in base alle circostanze e a ciò che è disponibile sul piano fisico.

La prima fase di realizzazione di un desiderio ardito consiste nell’essere chiaramente identificato e accettato dal desiderante. Ciò comporta riconoscerlo, ammetterlo e sentirsi legittimati a desiderarlo. Questa prima fase già di per se può portare a una soddisfazione parziale e talvolta totale del desiderio.

La seconda fase di realizzazione di un desiderio ardito implica la sua manifestazione attraverso un atto rituale di teatralità astrosciamanica. In questa fase, in base alla natura del desiderio e alle circostanze, esso può essere attualizzato in modo esplicito oppure simulato. Questa fase in genere porta a una soddisfazione profonda e totale del desiderio.

La terza fase di realizzazione di un desiderio ardito comporta la sua manifestazione in un episodio specifico della vita ordinaria della persona in questione, nella misura in cui questo desiderio sia in armonia con l’esistenza, la rete della vita, il piano di luce, la volontà di Dio, ecc.

L’eventualità che un desiderio sia o meno in armonia con l’esistenza, la rete della vita, il piano di luce, la volontà di Dio, non la puoi decidere tu, e nemmeno altri esseri umani, non importa quanto essi insistano di essere i rappresentanti del piano di luce, della volontà di Dio, ecc.!

Questo significa che da parte tua si tratta di esprimere e riconoscere il tuo desiderio, senza dichiararlo a priori illegittimo, inammissibile, illecito, proibito, impossibile. Solo quando esterni con chiarezza un desiderio, esso può essere riconosciuto dall’esistenza, che si può pronunciare disponibile o meno alla sua realizzazione. Inoltre, un’eventuale indisponibilità alla sua realizzazione è sempre temporanea e non vale mai per sempre. Ne consegue che qualcosa che non è disponibile adesso lo può essere tra un’ora, domani o tra un mese.

Il mio desiderio ardito comporta creare le condizioni e operarmi affinché le persone che incontro e con qui mi relaziono nel mio lavoro o nella vita realizzino i loro desideri più arditi sul piano fisico dell’esistenza.

Questo è il mio desiderio più ardito, ed è anche il mio lavoro.

 

© Franco Santoro

Natura e umanità

Settembre 23, 2016 by admin

In termini pratici qual è la differenza fondamentale tra la natura e l’umanità?

La natura è nuda, espone il suo corpo in ogni momento, senza nasconders, vergognarsi, causare imbarazzo e offesa.

L’umanità è vestita e si nasconde e copre in continuazione, prova imbarazzo, vergogna e offesa per la nudità dei propri corpi.

Animali, vegetali, minerali e ogni fenomeno naturale si mostra nudo pubblicamente, mentre solo l’uomo si veste e considera la sua nudità un reato e/o un peccato.

Pressoché ogni cultura e religione umana considera la nudità immorale, oscena, illegale, peccaminosa.

Che rispetto per la natura possiamo mai avere se siamo contro i nostri stessi corpi?

La natura è nuda e si mostra per quello che è, l’umanità è vestita e si nasconde.

A meno che non risolviamo questa differenza radicale, continueremo a danneggiare la natura, saremo sempre contro la natura, perché siamo contro noi stessi.

 

© Franco Santoro

Equilibrio

Settembre 22, 2016 by admin

balance-2Oggi è giorno di equinozio, un preciso equilibrio tra luce e buio in ogni parte del globo.

Quando qualcosa è buio o assente da una parte, è luminoso o presente dall’altra. Quello che vuoi, se manca o sta per andarsene da un lato, è presente o sta per arrivare da un altro. Questa è l’idea che ti voglio donare o rifilare oggi.

Se qualcosa o qualcuno a cui tieni non c’è da tempo, o non c’è mai stato, oppure presto non ci sarà più nella tua vita, può essere molto doloroso, e hai tutta la mia comprensione e simpatia.

La stagione calda e luminosa dell’estate è ormai finita, lasciando spazio all’autunno, cui seguirà inevitabilmente il freddo e buio dell’inverno, ma da un’altra parte del globo puoi star certo che inizia la primavera e con essa la certezza dell’estate.

Allora, se qualcosa ti manca o non ti aggrada affatto da una parte, sappi che di sicuro esiste o ti piace del tutto dall’altra. Si tratta solo di spostare la tua attenzione e talvolta anche il tuo intero corpo da dove c’è la mancanza o l’insoddisfazione, magari andando proprio oltre l’orizzonte di quella che hai creduto finora essere la tua vita.

Oggi è giorno di equinozio, un preciso equilibrio tra luce e buio in ogni parte del globo.

 

© Franco Santoro

Quel qualcosa

Settembre 16, 2016 by admin

Forse da tempo hai capito qualcosa di molto vero, che proprio non si può dire, perché nel momento in cui lo dici non è più quel qualcosa e nessuno capisce niente, incluso tu.

Quindi, seguiti a tacerlo quel qualcosa di molto vero, a dirlo male o a dire qualcosa d’altro, di molto falso, che proprio non c’entra nulla, ma che almeno ti permette di dire qualcosa che si può dire e che tutti capiscono, anche se non è vero.

Tuttavia puoi sentire e vivere quel qualcosa di molto vero che proprio non si può dire perché nel momento in cui lo dici non è più quel qualcosa e nessuno capisce niente, incluso tu.

Quindi, seguita a sentirlo e a viverlo quel qualcosa di molto vero, a sentirlo e viverlo bene, perché ti permette di sentire e vivere chi sei, così che, anche se non lo puoi dire, puoi confidare di sentirlo e viverlo con gli altri. E per cominciare possiamo sentirlo e viverlo insieme. Ti va?

 

© Franco Santoro

Stare male

Settembre 3, 2016 by admin

In questo mondo ci sono molte persone che stanno male perché gli manca qualcosa o qualcuno. Ci sono anche molte persone che stanno male perché gli manca qualcosa o qualcuno, ma fingono di stare bene e di avere quel qualcosa o qualcuno, o di non avere bisogno di niente o nessuno, così da attrarre le persone che stanno male perché gli manca qualcosa o qualcuno, o perché non sono in grado di non avere bisogno di niente o di nessuno, e vendere loro quel qualcosa o qualcuno, o insegnare loro come non avere bisogno di niente o nessuno, pur non avendo quel qualcosa o qualcuno, o avendo bisogno di quel qualcosa o qualcuno.

Ci sono anche altre persone, forse.

 

© Franco Santoro

Mancanza

Agosto 26, 2016 by admin

Quando troviamo qualcosa o qualcuno che amiamo proviamo una grande gioia e soddisfazione. Quando invece perdiamo qualcuno o qualcosa ne deriva per molti una grande tristezza e sofferenza.

Se è così che ti senti ora, sappi che è legittimo provare dolore se ti manca qualcosa o qualcuno che ami, a meno che il tuo scopo nella vita non sia quello di dimostrare a te stesso e agli altri di non avere bisogno di nessuno. Quindi se ti manca qualcosa o qualcuno, domandati dapprima se il tuo scopo nella vita è dimostrare di essere forte, autonomo e di non aver bisogno di nessuno. Se la risposta è affermativa il senso di mancanza che provi fa parte del tuo addestramento e si tratta quindi di superarlo. Se tuttavia riconosci che il tuo scopo nella vita non è dimostrare di essere forte e di non avere bisogno di nessuno, allora occorre prima di tutto che accetti questa mancanza, che ti permetti di essere debole e vulnerabile. Hai perso qualcuno o qualcosa di cui avevi bisogno e il tuo dolore è giustificato. Accettalo!

Il dolore ti giunge in questo caso non per essere represso o trasceso, bensì per consentirti di riconoscere che ti manca qualcuno o qualcosa.

Questo dolore può trasformarsi in un’esperienza di grande potere quando scegli di usarlo come stimolo per andare alla ricerca di ciò che hai perso. Se hai perso qualcosa o qualcuno puoi decidere di ritrovarlo. Se quel qualcosa o qualcuno è ancora disponibilie allora si tratterebbe di rivolgersi direttamente a quel qualcosa o qualcuno. In caso contrario, è necessario che tu sia creativo. Qui occorre che tu trova qualcosa d’altro o qualcun altro che sostituisca il qualcosa o qualcuno precedente, o meglio l’esperienza derivata da quel qualcosa o qualcuno precedente.

Il senso di mancanza ti giunge o per essere trasceso o per stimolarti a ricercare non tanto qualcuno o qualcosa in particolare, bensì l’esperienza derivata da quel qualcuno o qualcosa.

 

© Franco Santoro

Morte e vita

Agosto 25, 2016 by admin

“Morte e vita sono una cosa sola, così come il fiume e il mare.” (Kahlil Gibran)

La morte accade sempre, in ogni momento, così come la vita. Possiamo chiuderci in una casetta e riempirla solo di vita, sbarrando porte e finestre, per impedire che entri la morte. Ma non importa cosa facciamo per evitarla, la morte seguita a essere con noi. La morte era già lì prima che ci chiudessimo in quella casetta.
Neghiamo e sfuggiamo la morte, ne proviamo orrore, e cerchiamo rifugio solo nella vita, per difenderci a tutti i costi dalla morte. Allora chi muore diventa un perdente, perché non ha avuto la forza di continuare a vivere, o un traditore verso i viventi perché li ha lasciati, o una vittima, perché qualcuno o qualcosa ha causato la sua morte e così la nostra vita può trovare vigore alla ricerca di una vendetta.
Se non siamo in grado di accettare e percepire la presenza della morte, se ci focalizziamo solo sulla vita e consideriamo la morte come un’anomalia, una disgrazia e un evento da evitare o condannare, questo è un dato preoccupante a livello dell’anima, poiché significa che siamo già morti.
Questa è la condizione di buona parte del genere umano, uno stato di focalizzazione sulla vita, che implica la negazione della morte, che poi alla fine giunge sempre inevitabile, semplicemente perché c’era sempre stata.
La morte non è qualcosa che arriva alla fine della vita, la morte è all’interno della vita, così come la vita è dentro alla morte.
Allorché la morte ci riguarda da vicino, mediante la scomparsa o le malattie gravi di persone care, o quando a morire siamo noi stessi, ecco che allora non è più possibile negarla. Ma si tratta tuttavia di un evento personale, che non riguarda il resto della gente, che invece continua a “vivere” e negare la morte.
In certi momenti della vita, la morte diventa visibile per tutti, ma solo quando accadono terremoti, epidemie, atti terroristici, catastrofi o guerre.
Ma i più grandi disastri nella storia dell’umanità impallidiscono in confronto alla cosiddetta morte naturale. La morte naturale prende una media di 52 milioni di vite ogni anno. Durante il tempo che impieghi a leggere questo articolo 150 persone moriranno su questo pianeta…
Se separi la vita dalla morte e la morte dalla vita, cessi di esistere, sei decisamente morto, nel peggiore senso che puoi dare alla morte e alla vita.

“Nuestras vidas son los ríos, que van a dar en la mar, que es el morir.” (Le nostre vite sono i fiumi che vanno a gettarsi nel mare, che è il morire) (Jorge Manrique)

Terremoti

Agosto 24, 2016 by admin

imagesLa tendenza più diffusa tra noi esseri umani è di incolpare noi stessi o i nostri simili per tutto quello che di spiacevole accade nelle nostre vite e in quelle degli altri.

Sono sempre gli esseri umani ad essere colpevoli, mentre la terra, la natura, gli animali, le piante, e ovviamente Dio, sono tutti candidi e innocenti.

Questa tendenza a ritenerci responsabii per tutto ciò che di marcio succede nella vita è talmente forte che anche quando a provocare morte e dolore sono terremoti, tsunami e altri disastri naturali siamo tentati a dare la colpa a noi stessi, ai nostri peccati o a qualche essere umano che si è comportato male.

Ma ci imbarazza davvero così tanto dichiararci, almeno una volta, totalmente innocenti?

 

© Franco Santoro

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