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Parlare, ascoltare e pensare

Giugno 5, 2017 by admin

Cosa succede quando parli, scrivi, ti muovi o vesti in un certo modo o condividi le tue foto?
Comunichi agli altri l’idea di chi credi di essere o vuoi essere.
Cosa accade quando ascolti, leggi, osservi gli altri o guardi le loro foto?
Ti viene comunicata dagli altri l’idea di ciò che credono di essere o vogliono essere.
Cosa succede quando pensi?
Comunichi a te stesso sia l’idea di chi credi di essere o vuoi essere sia l’idea di ciò che gli altri credono di essere o vogliono essere.
In questo mondo parli, scrivi, ascolti e leggi, guardi e sei guardato in continuazione, alimentando incessantememente idee riguardo te e gli altri. Alla fine dei conti fai questo perché temi di confrontarti con quel che succede quando rimani in silenzio, senza comunicare, mostrare o farti comunicare o mostrare più niente.
Eppure forse è solo proprio in quel silenzio, in quell’assenza di idee riguardo chi sei e chi sono gli altri, che puoi finalmente incontrare il mistero di chi sei e chi sono gli altri, o più semplicemente il mistero e basta

Franco Santoro

Identità artificiali

Giugno 3, 2017 by admin

Quanti “mi piace” hai messo sui social finora? Quanti ne hai omesso? Se consideri pure le varianti, quanti commenti, cuoricini, faccine o altre icone, hai messo o omesso? Inoltre, quante immagini, frasi o condivisioni hai pubblicato?

Che cosa ti spinge a mettere o omettere un commento o a pubblicare qualcosa? Nel considerare questa domanda accetta che ci siano diverse risposte, se ce ne sono. Non devi essere per forza coerente.

I social non sono molto diversi dalla vita di tutti i giorni. Quanto fai o meno sui social si applica anche nella tua comunicazione ordinaria con gli altri, seppure con diverse misure.

Un social è una piattaforma a due dimensioni che si sviluppa su uno schermo, che a differenza della vita ordinaria non dispone della terza dimensione, ossia la profondità. Tutto quello che vedi e con cui interagisci sullo schermo di un computer o telefono cellulare sono immagini a due dimensioni, laddove nella vita fuori dallo schermo interagisci con immagini a tre dimensioni.

Se osservi un’immagine sullo schermo non puoi girarci attorno e vedere quello che c’è dietro o di fianco. Questo perché manca la profondità, che nella vita ordinaria invece è presente. Nella vita ordinaria inoltre puoi toccare quel che vedi e averne un’esperienza che coinvolge i cinque sensi, mentre nella vita al computer puoi fare uso solo della vista e dell’udito, puoi solo vedere e ascoltare qualcuno, almeno per ora.

Verrà un tempo in cui tutto quel che fai nella vita ordinaria lo potrai fare anche elettronicamente. Hai notato con quanta cura tante persone, incluso forse anche tu, tengono in ordine il loro profilo sui social e le immagini che li ritraggono. In passato ciò che contava era solo la propria apparenza sul piano strettamente fisico. Le persone che ci tenevano a fare una buona impressione, a essere notate e apprezzate, passavano molto tempo nel curare il loro aspetto e il modo di interagire con l’ambiente fisico. Ora molto di quel tempo è dedicato a curare la propria identità elettronica, a pubblicare foto e commenti intesi a creare un buon gradimento in seconda dimensione.

Potremmo arrivare anche a un punto in cui prevarrà l’identità elettronica rispetto a quella fisica, tanto che quest’ultima sarà messa gradualmente da parte e pure dimenticata, fino a non esistere più.

Quello a cui voglio arrivare con questo discorso è che pure l’identità fisica potrebbe essere qualcosa che un tempo ha prevalso rispetto a un’altra identità. Intendo dire che l’identità fisica, ben lungi dall’essere naturale, potrebbe essere artificiale, una sorta di computer di antiquariato. Da una prospettiva sciamanica e multidimensionale le cose stanno sommariamente proprio così.

L’attrazione verso i social, computer e cellulari con funzioni di computer palmare, non è necessariamente esecrabile. Provocatoriamente potrebbe essere il tentativo di ricercare la realtà originale oltre la falsa naturalezza della realtà ordinaria. Ci allontaniamo da una realtà artificiale che si proclama naturale ricercando la nostra natura originale nell’uso esplicito di un’identità artificiale che almeno onestamente si proclama tale.

Allo stesso tempo, piuttosto che amplificare l’artificialità, aggiungendo strato su strato, potremmo percorrere il tragitto inverso, riconoscendo tutti i corpi artificiali che sono stati creati per allontanarci dalla nostra vera natura, finché siamo in grado di incontrare l’autentico sé o almeno qualcosa o qualcuno che sia più autentico di quello con cui abbiamo a che fare ora.

In: Franco Santoro, Pronto soccorso multidimensionale: emergenze spirituali, mondi paralleli e identità alternative, Institutum Provisorium, 2020, pp. 62-64.

Intimità di comunicazione

Giugno 1, 2017 by admin

Intimità di comunicazione con qualcuno non significa condividere aspetti riservati della tua vita, confessare segreti. raccontare particolari imbarazzanti della tua storia personale. Intimità di comunicazione con qualcuno non è condividere ciò che già sai di te stesso, ripetere a qualcuno ciò che seguiti a ripetere dentro di te.

Intimità di comunicazione vuol dire aprire le porte del tuo mondo interiore, andare oltre la tua storia personale e ciò che credi di sapere su di te e gli altri. Significa riconoscere e condividere quel che non sai di te stesso, dare spazio al mistero dell’esistenza e permettere a questo mistero di compredere sia te sia l’altro.

Franco Santoro

Amati per un poco

Giugno 1, 2017 by admin

Se non accetti che una storia d’amore finisca sul piano fisico non iniziarla nemmeno! Se sei in una relazione d’amore, senza accettare questa condizione, se è in accettabile per te che lui o lei possa lasciarti, allora stai solo barando, ti prendi gioco di te stesso e degli altri.

E si tratta di un gioco molto amaro.
Il mondo è pieno di invidui che barano.
Barare non è lasciare qualcuno, non è morire e neanche tradire.
Il vero tradimento è non accettare che una relazione finisca, proprio perché facendo questo abbandoni l’amore che è stato generato nella relazione e lo tradisci per l’aspettativa impossibile che la relazione possa continuare.

Tutti a un certo punto lasciano, così come tutti alla fine muoiono. Certo, ci sono tanti modi di lasciare o di morire. Ma se non accetti a priori che una relazione finisca, qualsiasi modo sarà per te inaccettabile. Anche nella più innocente morte del tuo compagno riconoscerai sempre il tradimento, l’abbandono, l’inganno, passando dall’amore all’odio e al rancore.

Il mondo è pieno d’individui che fanno proprio questo: iniziano relazioni nel nome dell’amore e poi le trasformano in odio, vendetta, rancore solo perché non accettano la fine della relazione.

A questo scopo trovano tante giustificazioni che ritengono legittime, si sentono abbandonati, traditi, ingannati, abusati e dimenticati da chi un tempo li ha amati e che ora non li ama più perché non è più presente nella loro vita.

Non si rendono conto che sono proprio loro stessi ad avere abbandonato, tradito, ingannato, abusato e dimenticato quell’amore, ad averlo spezzato.

Certo, queste sono parole forti, molto difficili da digerire. E se ti senti ribollire dentro, se la rabbia, il dolore e la depressione di tanto in tanto dominano dentro e fuori di te, questo è del tutto lecito. Ti stai confrontando con rancori ancestrali e collettivi riciclati dagli albori dell’umanità.

Stai imparando ad accettare ciò che non è stato accettato non solo da te, ma da tanti altri. Questo richiede tempo e certo non è facile, perché la percezione della separazione seguita a ingannarti, a confonderti.

C’è un mondo di separazione, in cui lasci e sei lasciato, e c’è un mondo di unità, in cui tutto fa parte sempre di te. Il collegamento tra questi mondi risiede in ogni forma di amore ti cui hai esperienza e nella tua capacità di mantenerla sempre, accettando che in un mondo finisca e che nell’altro rimanga.

 
“E quanto a noi saremo amati per un poco e poi saremo dimenticati. Ma l’amore sarà stato abbastanza. C’è una terra per i vivi e una terra per i morti e il ponte è l’amore, l’unica sopravvivenza, l’unico significato.” (Kuki Gallmann, nata il 1° giugno 1943, Sole in Gemelli e Luna in Toro, scrittrice italiana)
(3.6.5)

Uguali

Maggio 30, 2017 by admin

In natura, siamo tutti uguali, gli uni con gli altri. All’inizio nasciamo, poi respiriamo, svolgiamo le stesse funzioni, proviamo le stesse emozioni e abbiamo gli stessi pensieri, e alla fine muoriamo.

Le differenze e i conflitti ci sono stati insegnati dalle nostre culture, risiedono nella diversità dei linguaggi, delle credenze e della comunicazione.
Viviamo le stesse esperienze, siamo uniti nella natura di ciò che sentiamo durante tutta la nostra esistenza. Ciò che ci separa sono i linguaggi e le comunicazioni.
Le differenze e i conflitti, i linguaggi e le comunicazioni, sono artificiali.
Per questo è vitale ritornare alla natura, mettere da parte le credenze e i linguaggi fittizi, ritornare a comunicare nel modo originario, con autenticità e trasparenza.
 

Chi credi di essere

Maggio 28, 2017 by admin

Sei sicuro che chi credi di essere sia davvero chi sei? Sei certo che gli altri siano veramente ciò che credi che siano?

Se hai qualche dubbio a proposito, e l’hai da diverso tempo, tanto che la vita comincia a non avere per te più molto senso, allora forse è giunto il momento di non dare più nulla per scontato riguardo te stesso e gli altri.

Non si tratta qui di rimpiazzare la tua idea, definizione, credenza di te stesso e quella degli altri con un’altra idea, definizione, credenza.

Questo forse l’hai fatto altre volte. Credevi di essere in un modo, poi ti sei reso conto di essere diverso. Pensavi che quella data persona fosse in un certo modo poi ti sei avveduto che non era vero. Di conseguenza le tue idee, le tue visioni, le tue amicizie, i tuoi partner, le tue attività sono probabilmente più volte cambiate.

Se nonostante tutto seguiti ad avere il sentore che quello che pensavi prima, pensi adesso o potresti pensare in futuro, che tutte le risposte che puoi darti o che gli altri possono darti, proprio non ti quadrano, allora forse si tratta di cessare di cercare delle risposte, di pensarle e di crederle, o meno.

Si tratta di domandarti decisamente e senza alcun imbarazzo: chi sono? Chi siete? Chi siamo?

Rimani nella domanda.

Non sentirti a disagio se non ti giunge una risposta.

Non è un quiz, non è un cruciverba da riempire.

Forse si tratta di lasciare tutto vuoto.

Chi sono? Chi siete? Chi siamo?

Forse la risposta è nel vuoto. Forse la risposta è nella domanda stessa.

Forse hai solo da domandare e domandare.

 

 

Pausa

Maggio 25, 2017 by admin

Tutto il tuo malessere, insieme a quello degli altri, potrebbe essere in definitiva dovuto alla frustrazione e disperazione derivante dall’impossibilità di adeguarti a idee e credenze impossibili, in vero illusioni totali, riguardo come dovresti essere e ciò che dovrebbe succedere nella tua vita.

Allo stesso tempo il tuo benessere, insieme a quello degli altri, potrebbe essere dovuto alla soddisfazione parziale, fugace e provvisoria di queste idee, che inevitabilmente sono destinate a essere frustrate e a fallire miseramente.

Queste idee e credenze, queste illusioni, ti obbligano a essere e diventare a tutti i costi ciò che non sei e non potrai mai essere. Di conseguenza, nelle tue relazioni, con te stesso e gli altri, non ti rapporti con te stesso e gli altri, bensì con l’illusione e l’idea falsa di te stesso e gli altri.

Tanto è stato e seguita forse a essere l’effetto devastante di queste idee e illusioni su te stesso e gli altri che l’unica cosa saggia che potresti fare è mettere da parte almeno per un po’ tutto quanto hai creduto finora riguardo te stesso e gli altri e prenderti una pausa.

Chiediti chi sei e chi sono gli altri!

Sei l’idea che credi di avere di te stesso? Gli altri sono l’idea che credi avere degli altri?

E se questa idea fosse una totale follia, un’allucinazione, una credenza perversa il cui scopo è solo quello di alimentare dolore e miseria, o chissà che cosa?

Se finora hai considerato queste idee, lottando con te stesso e gli altri per realizzarle, fallendo regolarmente, incolpando te stesso e gli altri, soffrendo e facendo soffrire, forse è il momento di prenderti una pausa.

Chiediti chi sei e chi sono gli altri.
Seguita a chiedertelo, perché l’idea che hai di stesso e degli altri forse non te lo ha mai permesso.
La risposta a questo tuo chiedere risiede al di là dell’idea che hai di te stesso e degli altri.
Non è un’idea, non è una credenza, è una realtà.
Una realtà che nessuno potrà mai comunicare né comunicarti, perché semplicemente è.
Magari tutto questo discorso è un’illusione campata in aria e non vale proprio la pena perderci del tempo.
Ma io non ti invito a crederci, ti invito solo a prendere una pausa.

Non di questo mondo

Maggio 22, 2017 by admin

Non ti senti di questo mondo, fai una fatica tremenda ad andare avanti ogni giorno, ad accettare di vivere in una realtà dove ti senti sempre più alieno? Non ce la fai a comportarti come la maggioranza delle persone che ti circondano, proprio non ce la fai a vivere una vita normale?

Eppure paradossalmente questo mondo potrebbe avere un bisogno disperato della tua presenza, di ciò che sai e puoi fare. Il mondo non ha bisogno che tu sia normale, perché è proprio questa normalità che seguita a preservare la sua pena e miseria. La tua anormalità, il tuo sentirti fuori dal mondo potrebbe essere il più grande dono che puoi offrire a questo mondo, e la dimostrazione che sei in rapporto intimo con questo mondo, che ti appartiene fino in fondo.

Allora fai qualcosa, mettiti in mostra, prendi qualche iniziativa, fai sentire la tua voce.

 

Stop!

Maggio 18, 2017 by admin

Corri da una parte e dall’altra. Il tuo corpo, i tuoi pensieri e le tue emozioni si muovono e agitano senza sosta per paura di perdere o non ottenere qualcosa, per negare quel che accade nel momento in cui ti fermi,

A un certo punto, e questo lo sai bene, tutto quello che rincorri nella vita ti verrà a mancare, così come ciò da cui sfuggi ti si parerà davanti e non potrai più scappare. Verrà inevitabile il momento in cui sarai costretto a fermarti!

Allora, se ti rendi conto che nonostante ciò seguiti a correre e sfuggire, perché del resto lo fanno tutti ed è quanto ti è stato sempre insegnato, fai qualcosa di originale, alternativo e rivoluzionario.

Prenditi in contropiede! Datti uno stop! Fermati prima!

Comincia subito adesso anche per un attimo, poi, se vuoi, continua pure a correre.

Ma questo lo sai che non basta, un attimo non è sufficiente. Prenditi più tempo. Un giorno, due giorni, una settimana, un mese. Sei qui in questo mondo per fermarti, per domandarti effettivamente che cosa ci stai a fare, senza affrettare risposte, anzi liberandoti di tutte le risposte che ti sei e hanno dato per paura di domandare. Questa è la tua responsabilità primaria.

Per questo motivo il più grande dono che puoi fare a te stesso è prenderti un periodo di sosta e ritiro.

Ci sono tanti luoghi in cui puoi ritirarti. Personalmente suggerisco luoghi in cui vi sono persone simili a te, che sono insieme per farsi delle domande e non per dare delle risposte, spazi in cui il mistero dell’esistenza si rivela mediante l’esperienza diretta e non attraverso credenze e giudizi prestabiliti.

Per informazioni sui ritiri clicca qui.

 

Identificazioni

Maggio 17, 2017 by admin

Smettila di lamentarti e di stare male per quel che ti accade nella vita, per ciò che hai o non hai, e piantala pure di farti illusioni riguardo un ipotetico benessere presente o futuro, quel che di bello ti accade o potrebbe accadere!

Se seguiti a identificarti con quanto consideri essere il tuo corpo fisico il tuo destino è segnato e ogni crisi di cui hai esperienza è semplicemente l’anticipazione di una certezza inevitabile.

Sii realistico e guardati attorno, considera quello che succede regolarmente in questo mondo, anche se fai finta che non ci sia o ti illudi che non potrà mai capitare a te. La gente a un certo punto muore, si ammala, perde qualcosa e alla fine senza alcuna eccezione perde tutto, incluso il proprio corpo fisico.

Se ti identifichi con il corpo fisico il tuo malessere e la tua depressione sono completamente giustificati. Anzi, ben lungi dall’essere segnali preoccupanti, sono sintomi di salute della tua coscienza, che ti sta mettendo semplicemente di fronte a una realtà che hai preferito negare. Questa realtà è quella dell’inevitabile perdita, malattia e morte del tuo corpo fisico e anche di ogni altro possibile corpo fisico con cui hai identificato te stesso e gli altri.

Certo, per coloro che seguitano a negare questa realtà, il tuo malessere, la tua depressione sono imbarazzanti, scomode, qualcosa da rimuovere al più presto. A questo scopo ci sono tante droghe e attività di evasione che ti consentono di farlo. In effetti, l’intera vita umana ordinaria si basa proprio sul promuovere attività di evasione intese a evitare il confronto con la realtà inspiegabile della perdita, della malattia e della morte.

Non si tratta di uscire dal malessere, né dalla depressione. Sono sintomi legittimi dovuti esclusivamente a una causa: la tua identificazione con il corpo fisico.

Ogni volta che stai male, e sei depresso, è perché ti sei identificato con il tuo corpo fisico o hai identificato qualcuno con il suo corpo fisico. Di conseguenza soffri per quanto quel corpo fisico fa o non fa, se si comporta malamente, se ti abbandona, così come pure puoi rallegrarti se accade l’opposto. Tuttavia poiché alla fine dei conti sai bene quel che accadrà al tuo corpo e a quello degli altri, il tuo malessere e la tua depressione sono giustificati, nella misura in cui ti identifichi con il corpo.

Quindi accetta il tuo malessere e la tua depressione, come un invito a cambiare qualcosa nella tua coscienza.

Comincia per gradi. Di tanto in tanto immagina di essere qualcosa di diverso dal tuo corpo fisico: per esempio, un albero, un cristallo, una stella, l’acqua del mare. Puoi anche immaginare di essere un’altra persona, qualcuno che ti piace o che ammiri.

Stai male semplicemente perché hai imprigionato la tua coscienza nell’idea di essere il tuo corpo fisico. E starai sempre male se seguiti con questa idea, se la tua coscienza è in effetti libera, eterna, senza limiti.

Non ti sto invitando a negare il corpo fisico, non fraintendere. Al contrario, prenditene cura e accettalo pienamente in ogni aspetto della sua esistenza, dalla vita alla morte, dalla salute alla malattia.

Considera le cose più ovvie dell’esistenza del corpo fisico. Esso vive come conseguenza della respirazione. L’aria è fuori, esterna al tuo corpo fisico e poi diventa parte del tuo corpo fisico. Qual è la differenza tra il tuo corpo fisico e l’aria? Il corpo per vivere necessita di alimenti. Dapprima vedi una torta, con una sua propria forma ben distinta da quella del tuo corpo, e poi la mangi e la torta non c’è più, e nel tuo corpo. Qual è la differenza tra la torta e il tuo corpo?

Il tuo corpo si è formato nel ventre materno e poi è uscito fuori quando è nato. Quando morirà ritornerà alla terra.

Insomma, queste cose le sai bene! Sono ovvie.

Stai male perché sei convinto o ti sei lasciato convincere di essere esclusivamente il tuo corpo fisico.

Se ciò è vero il tuo malessere è giustificato, per cui non prendertela, accetta il tuo destino e goditi quanto di più piacevole può darti la vita.

Se invece sei qualcosa di più del corpo fisico, scopri che cos’è, vai alla ricerca di che altro sei o scegli di essere.

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