Realtà teatrale
È necessario creare una realtà alternativa tra il mondo interiore e quello esteriore, tra le nostre emozioni più intime, gli aspetti profondi di noi stessi, sia oscuri, sia luminosi e la vita quotidiana.
In mancanza di questa realtà alternativa, ciò che esiste dentro di noi seguiterà a esprimersi in modo violento e doloroso nella vita ordinaria. Faremo cose orribili o altri ci faranno cose orribili, e a essi risponderemo con altrettante cose orribili.
Questa realtà alternativa è una realtà teatrale in cui ciò che è dentro viene espresso senza avere conseguenze sulla realtà ordinaria. Un attore interpreta una parte e questo è chiaro per lui e per tutti. Può esprimere ogni tipo di emozione e fare qualunque cosa, anche le più orribili, ma il suo comportamento non pregiudica la realtà quotidiana.
Nella realtà teatrale, tutto può essere rappresentato e quando lo fa viene liberato senza causare inconvenienti, trasformandosi e consentendo poi di operare nella realtà quotidiana con saggezza e armonia.
Il teatro, la danza e il tocco astrosciamanico sono il tentativo luminoso di creare una realtà alternativa nel mondo fisico e tangibile. Questa realtà che funge da ponte tra il nostro mondo interiore e quello esteriore, consentendo all’interiore di esprimersi totalmente in un esteriore circoscritto nel tempo e nello spazio.
Questa per me è la forma di guarigione più potente e necessaria in questo mondo.
FS
Solstizio estivo
Il Sole raggiunge il suo vertice luminoso con il Solstizio d’Estate il 21 giugno.
Il Solstizio e il mese di giugno, che comprendono sia i Gemelli sia il Cancro, sono sempre stati un’occasione favorita per unioni gioiose, matrimoni e lune di miele. Il Sole e la Terra si sposano, mentre il Fuoco benedice il pianeta, spargendo più luce ed energia sull’ambiente fisico e su tutte le sue connessioni.
Questa transizione tra primavera ed estate, come ben sanno coloro che soffrono di riniti allergiche, è il culmine dell’impollinazione e il momento più significativo del Sentiero del Polline (The Pollen Path). In alcuni miti antichi è la via del cuore di dei e uomini, che esprimono l’intima comunione tra i regni multidimensionali e i misteri della Terra.
Il sentiero del polline è il viaggio verso il Centro, la ricerca di Dio e il vero Amore, un viaggio che fiorisce con la bellezza divina e l’amore estatico, incurante della destinazione finale, ed esattamente nel momento presente. Qualunque sia la tua speranza migliore per il futuro, essa è già qui e ora, se solo sei disposto ad accettarla.
Come dice Karlfried G. Dürckheim, “quando sei in viaggio, e la fine continua ad essere sempre più lontana, allora ti rendi conto che la vera fine è il viaggio.” Lo scopo è nel viaggio stesso della vita, non nel futuro.
Il viaggio può essere verso l’unità. Ciò implica lasciar andare sistematicamente la folle idea della separazione, con tutti i suoi culti di oscurità e ignoranza. Il viaggio diventa allora un itinerario di guarigione, che svela la presenza continua dell’unità in tutti i tempi e gli spazi. Una volta accettata questa presenza il viaggio diventa la fine e la fine diventa il viaggio, un viaggio bellissimo e una bellissima fine.
I Navajo, o Diné, usano un potente canto che dice: “Oh, bellezza davanti a me, bellezza dietro di me, bellezza alla mia destra, bellezza alla mia sinistra, bellezza sopra di me, bellezza sotto di me, sono sul sentiero del polline”. Similmente, la preghiera detta Corazza di San Patrizio, recita: “Dio sopra di me. Dio sotto di me. Dio davanti a me. Dio dietro di me. Dio dentro di me.”
Per la nostra Meditazione del Solstizio Estivo clicca qui.
Immagine d’apertura: Pollen Boy on the Sun (dipinto di sabbia Navajo, fonte). Questi dipinti sono impiegati in cerimonie di guarigione, durante le quali gli iniziati entrano fisicamente nel dipinto per intraprendere un viaggio mitico. Le impronte indicano l’ascesa spirituale attraverso il viaggio di guarigione del Sentiero del Polline, che inizia dalla triplice radice dell’Albero del Mondo. Durante il viaggio “la mente abbandona per sempre il suo modo di rapportarsi con la vita, che consiste nella conoscenza dei due poteri del sentiero, ma distinti uno dall’altro, rosso e blu. Dopo l’uscita, il sentiero che ritorna nel mondo non è più rosso e blu, ma del medesimo colore del polline.” (Joseph Campbell, Le Distese Interiori del Cosmo).
Nascita e concepimento
Quante volte vi è stata chiesta la vostra data di nascita? Quante volte l’avete chiesta a qualcuno?
Se siete un astrologo questo capita spesso.
Ma non è necessario essere un astrologo per dare importanza alla data di nascita. La data di nascita è la data più importante nella realtà consensuale, perché è quella che ci permette di esistere.
In quanto individui noi esistiamo ufficialmente solo in virtù della data di nascita. Da quel momento in poi inizia la nostra storia che termina con un’altra data importante, quella della morte.
Tuttavia, una volta morti, della data della morte non ce ne facciamo più nulla, perché secondo la realtà consensuale non esistiamo più. La data di nascita invece la continuiamo a considerare per tutta la vita, festeggiando i nostri compleanni e quelli degli altri, riferendoci a essa ogni volta che compiliamo moduli, facciamo documenti, ecc.
Con la nascita si stacca il cordone ombelicale e il corpo emerge come un’entità separata, l’unica in grado di essere riconosciuta anagraficamente nella realtà consensuale. Ma quel corpo aveva già preso forma da circa nove mesi, era già stato manifestato sul piano materiale al momento del concepimento.
Il concepimento è imbarazzante perché dimostra in modo assolutamente pragmatico come un corpo sia tutt’uno con un altro corpo. Questa è la realtà costante dell’esistenza. Noi siamo sempre tutt’uno con altri corpi, anche dopo la nascita. Ma l’illusione della separazione e il suo mito per eccellenza, quello della nascita, non ci permette di vedere ciò che ci unisce con gli altri corpi. Non vediamo i cordoni e i fasci di luce che ci uniscono agli altri, quanto seguita a tenerci connessi non solo alla madre, ma anche a tanti esseri visibili e invisibili. Tutte queste connessioni dimorano nello spazio che a partire dalla prima infanzia ci hanno insegnato a sforzarci di vedere vuoto, privo di forma, inesistente.
Le connessioni non le vediamo più con i nostri occhi, asserviti alla mente separata, ma questa cecità non ci impedisce di continuare a sentirle nelle nostre emozioni, nei sentimenti, nel pensiero e nella passione verso certe persone del passato, del presente e futuro, e anche verso certe situazioni, luoghi, esseri.
La nascita è il trionfo della separazione, che l’evento pienamente sancisce e legittima sul piano della realtà consensuale, laddove il concepimento (dal latino “cum capere”, ossia “accogliere in sé” o “prendere insieme”) evidenzia l’unità della materia, l’assenza della separazione, un fattore di massimo imbarazzo per la realtà ordinaria.
Il concepimento è inoltre imbarazzante perché pone l’attenzione sul rapporto sessuale, un altro momento di unione pragmatica tra corpi. Il concepimento dimostra che la nostra nascita è il risultato di un rapporto sessuale, di un’inseminazione.
Il concepimento ci confronta con il mistero di chi eravamo prima di essere concepiti, sempre che eravamo davvero qualcuno o qualcosa. Questo è il mistero, il più grande mistero dell’esistenza umana, insieme a quello della morte.
Come ti chiami?
Quante volte ti è stata rivolta questa domanda?
Quante volte hai risposto?
E sei certo di averlo fatto sinceramente, di non aver mentito?
Hai mai dichiarato un nome falso? O sei davvero sicuro che il nome che dichiari o hai rivelato sia proprio il tuo?
Ma a parte questo, “come ti chiami?” implica come chiami te stesso, e tu ti sei mai chiamato?
In genere sono gli altri che ti chiamano, non tu che chiami te stesso.
In genere sei tu che chiami gli altri, non tu che chiami te stesso.
E perché mai dovresti chiamare te stesso, se sei sicuro riguardo chi sei e dove sei?
Ma sei proprio certo di esserlo?
In caso contrario, se hai qualche dubbio o non hai alcuna idea di chi sei veramente, allora è legittimo metterti alla ricerca di chi sei e dove sei, ha del tutto senso chiamare te stesso.
Se sei alla ricerca del tuo vero sé, di chi sei autenticamente, se questo diventa il tuo scopo nella vita, una delle cose che puoi fare è chiamarti. Puoi farlo usando il tuo nome.
Ma se non sai chi sei, come puoi pretendere che il tuo nome sia il tuo vero nome?
Intanto fallo, prova a chiamarti usando il tuo nome, anche se non ti piace.
Chiamati! E rimani in ascolto, con molta cautela, fino a quando ricevi una risposta, finché non salta fuori qualcuno.
Usa il nome e poi anche il cognome. Usa altri nomi che ti hanno dato o ti sei dato.
Impiega tutti i nomi possibili, fino a quando non ottieni una risposta.
Chiamati!
Se ti sei perso chiamati!
Se proprio non sai con quale nome chiamarti, chiamati e basta!
Chiama, chiama, chiama!
Memoria
La maggior parte delle persone in questa epoca di sera prima di andare a letto spengono il computer, lo smartphone o il cellulare, e poi ogni mattina al risveglio li riaccendono.
Così vanno le cose recentemente. Ma credi proprio che prima fosse diverso? O credi forse di essere esente da questa accensione e spegnimento se appartieni a quella rara categoria di individui che non usano computer, cellulari o smartphone, o li usano assai raramente?
Ogni sera prima di dormire tu spegni il tuo computer organico e poi lo riaccendi al risveglio.
Il grande vantaggio dei computer, dei cellulari, degli smartphone, e dei social media è che ci mostrano esattamente come funziona il nostro ego, la mente ordinaria umana, in altre parole la nostra identità, ciò che crediamo di essere.
In quanto individui noi consistiamo in componenti materiali (hardware), con meccanismi di entrata (input) e uscita (output) di informazioni, una serie di circuiti e strutture che permettono di adempiere alle funzioni di elaborazione, controllo e memoria delle informazioni attraverso programmi di istruzioni (software) fondati su computazioni binarie, e un sistema operativo che gestisce hardware e software (solo quello compatibile).
Nel computer organico umano la parte più essenziale è la memoria. Nella memoria sono conservati i dati d’archivio della storia personale, delle istruzioni che abbiamo ricevuto (i programmi che fanno parte del software) compatibili con il sistema operativo.
La memoria serve a conservare dati che possono essere recuperati durante il processo di elaborazione. La memoria è una sequenza finita di celle contenenti a loro volta sequenze finite di posizioni (bit), identificate da uno specifico indirizzo di memoria.
Non entro in ulteriori dettagli, perché quel che voglio evidenziare è solo il fatto che la nostra vita, la nostra consapevolezza è determinata dalla memoria e dal sistema operativo.
La tua vita si fonda sulla memoria. La memoria stabilisce il senso della tua identità, chi sei e cosa fai.
Ecco perché è vitale essere consapevoli della propria memoria.
E tu, che memoria hai?
E sei proprio sicuro che si tratti della tua memoria?
E se fosse quella di un altro?
E se fosse solo la memoria compatibile con un sistema operativo?
E se esistesse un’altra memoria incompatibile con il sistema operativo?
Allora?
Alla fine dei conti queste sono le sole domande che contano, insieme alle risposte.
Succedere e far succedere
Distanza
La distanza che percepiamo fisicamente tra noi è una credenza frutto di un’illusione tridimensionale. Questa illusione soffoca il potenziale multidimensionale e la capacità di essere vicino a ciò che vuoi sia nel tempo sia nello spazio.
Quindi, se è la distanza da qualcosa o qualcuno a limitarti nella vita, fai attenzione perché stai cedendo a questa illusione, quella di essere un corpo separato insieme ad altri corpi divisi da distanze.
Questa illusione è un veleno per l’anima. Quanto scrivo può essere una grande fandonia, ma se esiste solo una minima possibilità che la distanza sia un’illusione, che tu non sia separato dagli altri e che tu possa collegarti con loro in qualsiasi spazio e tempo, forse vale la pena considerarla.
Persone sensibili
Ci sono persone molto sensibili, in grado di aprire completamente il cuore, con un’ampia consapevolezza multidimensionale, capaci di apportare incredibili cambiamenti nella coscienza umana. Queste persone sono potenziali eroi di questo mondo. Ma essere individui con una consapevolezza multidimensionale non è facile in un mondo in cui la coscienza ordinaria, la sola a essere accettata socialmente, si fonda sulla repressione e negazione di quella multidimensionale.
Di conseguenza molte persone sensibili vivono spesso una vita infernale. Da un lato sono in grado di raggiungere le vette più luminose della coscienza, dall’altro possono sprofondare negli abissi più oscuri. A differenza delle persone ordinarie, che restano ancorate a una percezione limitata alla realtà consensuale, chi ha una sensibilità multidimensionale percepisce la vita a 360° e non esclude alcun aspetto dell’esistenza, visibile e invisibile.
Durante i pleniluni e in altri momenti ciclici alcune persone sensibili possono provare emozioni molto intense. Questi spazi emotivi rappresentano ciò che è rimosso dalla coscienza umana ordinaria, di cui una persona sensibile rimane cosciente, anche se non sa necessariamente cosa fare.
Se hai una coscienza multidimensionale e ti senti molto vulnerabile in certi momenti, è importante che impari a usare pratiche che permettono di liberarti da spazi di malessere e a trasformarli nel loro opposto.
Una persona molto sensibile è aperta a ogni aspetto dell’esistenza, non può ignorare o reprimere quel che sente, come fa la maggior parte delle persone; può invece creare dei ponti tra polarità opposte, permettere il rapporto tra parti separate, favorire la transizione dalla separazione all’unità.
Quindi, se sei questo tipo di persona, quando ti trovi in spazi molto oscuri, prima di tutto non identificarti con essi, avvediti che ti sei spostato nel buio e sei solo in transito. Il tuo scopo è collegare lo spazio di buio con quello di luce. A questo proposito ricordati dell’ultima esperienza che hai avuto con la luce, e invitala a collegarsi col buio. Opera così anche quando sei in spazi luminosi. In quei momenti ricordati degli spazi di buio e invitali a collegarsi con la luce.
Franco Santoro, 2012
Franco Santoro, Pronto soccorso multidimensionale: emergenze spirituali, mondi paralleli e identità alternative, Institutum Provisorium, 2020, pp. 18-19.
Anestesia dell’anima
Se ascolti attentamente le tue conversazioni e quelle altrui, insieme ai tuoi pensieri, da una prospettiva multidimensionale puoi avvederti che sono processi anestetici intesi a mantenere uno stato di separazione tra te e il Tutto, e a privarti della comunione con l’intera esistenza.
La vita cosciente, l’identità ordinaria, le attività umane di lavoro, ricreazione e socializzazione sono droghe e anestetici finalizzati ad abolire parzialmente o totalmente la sensibilità a una realtà che esiste oltre.
L’anestesia, dal greco anaisthesìa, composto dal privativo an e àisthesi (sensazione), è una privazione di sensazione. L’anestesia dell’anima è la privazione della consapevolezza della realtà che sottende la percezione separata dell’esistenza.
Il nostro senso di identità e l’intera vita ordinaria è la conseguenza di un’anestesia. L’anestesia può essere parziale o totale: a seconda dei casi, ti consente di sentire qualcosa d’altro oltre la tua identità ordinaria o niente affatto.
Non importa quanti anestetici usi o quanto ne incrementi il dosaggio; prima o poi arriverà il momento in cui il loro effetto terminerà e allora sarai consapevole della realtà che sottende l’anestesia.
Ciò che dimora oltre l’anestesia è il vero senso della vita, la parte negata di chi sei, ciò con cui sei destinato prima o poi a fare i conti.
In certi momenti della vita c’è una sospensione provvisoria dell’anestesia. Per l’identità ordinaria questi possono essere momenti orribili, mentre per chi sei veramente sono il portale della liberazione.
Ciò che alla fine intendo dire è che se di tanto in tanto stai male e provi forti dolori, esteriori o interiori, non vuol dire necessariamente che c’è qualcosa di sbagliato in te. Forse stai solo sentendo quello che esiste effettivamente, e il motivo per cui ne sei cosciente è dovuto al fatto che l’anestetico è venuto meno.
Quei dolori sono il risultato della tua assuefazione all’anestesia di separazione, della momentanea astinenza dal suo uso cronico e compulsivo, del confronto traumatico con la realtà che esiste oltre l’illusorietà di chi credi di essere.
Il dolore è un punto di confine tra due realtà: una fondata sulla separazione, l’altra basata sull’unità. Da un lato la tua identità separata ti trattiene avidamente mediante la paura della sofferenza e seguita a sedurti con i suoi anestetici, portandoti a frequentare tossicodipendenti e spacciatori consensuali; dall’altro la tua identità alternativa è pronta ad accoglierti e guidarti in uno spazio di massima estasi.
Il confine tra le due realtà è molto tenue. Se ti trovi nello spazio di crisi e dolore, sei proprio sul confine e subito accanto c’è la gioia e l’estasi.