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Restaurare il cuore frammentato

Aprile 13, 2020 by admin

RESTAURARE IL CUORE FRAMMENTATO Relazioni multidimensionali e recupero dell’anima di Franco Santoro

Restaurare il cuore frammentato raccoglie una selezione di brevi scritti sul tema delle relazioni da una prospettiva multidimensionale e spirituale. La loro funzione è incoraggiare la coscienza dei lettori a una riflessione sincera sulla natura dei rapporti umani, includendo ogni loro espressione, sia con il mondo ordinario sia con quello invisibile. Questa riflessione è fondamentale in ogni momento dell’esistenza, sebbene vi siano alcune circostanze, come quelle della recente pandemia che la rendono indispensabile.

Redatti e pubblicati online a partire dall’anno Duemila, questi articoli si propongono espressamente come punti di vista strategici, controversi e provvisori. Il loro scopo è creare varchi nella coscienza, scuotendola dall’assuefazione a idee fisse, aprendola al recupero dell’anima e a una visione olistica della vita.

In questo testo il cuore è inteso come l’emblema di quanto di più profondo sia possibile esperire per la consapevolezza umana, la sede formale dell’anima, da un lato usurpata e frammentata, dall’altro del tutto integra e fedele all’unità originaria. L’autore insiste sulla necessità di riconoscere e restaurare le parti perdute del cuore, al fine di giungere alla conoscenza di chi siamo davvero e comprendere il senso effettivo delle nostre relazioni. Si tratta di un processo dal valore inestimabile, interamente alla portata di ogni essere umano ed esaltato soprattutto tramite il potere miracoloso di semplici esperienze quotidiane.

Ogni volta che, anche solo per pochi istanti, riusciamo a considerare noi stessi e gli altri in modo puro, mettendo da parte definizioni e giudizi, il cuore si apre spontaneamente, permettendo l’accesso a spazi di amore sconfinato. Lo scopo delle relazioni umane consiste qui nel creare le condizioni per la fioritura di questo amore, insieme alla capacità di preservarne la consapevolezza e di renderla presente in ogni occasione.

Per l’ebook (€ 4.99) clicca qui.

Per la copia cartacea (€ 13) clicca qui.

Sopravvivenza

Aprile 8, 2020 by admin

Lo scopo dell’umanità è la sopravvivenza, restare in vita. Su questo non ci piove. Ogni volta che c’è una nascita o un matrimonio (una gravidanza potenziale) ecco che tutti festeggiano e sono contenti, perché questo è segno di successo. Quando invece c’è una morte nessuno si sognerebbe di essere contento. Si tratta di un evento tragico, una perdita e decisamente un gran fallimento.
Il problema qui è che, nonostante gli immani sforzi di sopravvivenza compiuti dall’umanità, la vita finora, senza nessuna eccezione, si è sempre conclusa con la morte.
La vita è in termini pragmatici il ritardo della morte.
Quindi potremmo dire che lo scopo primario dell’umanità è ritardare il più possibile qualcosa che accadrà inevitabilmente.
Quando qualcuno muore c’è grande dolore e nessuno osa sorridere come per le nascite e i matrimoni. Da un lato c’è dolore e sincero cordoglio, ma dall’altro c’è un grande imbarazzo. Questo perché ogni morte implica un fallimento dello scopo della vita, che è appunto la sopravvivenza. La morte è un insuccesso. Anche se proviamo simpatia per chi è deceduto alla fine dei conti lo consideriamo un fallito. Allora usiamo frasi del tipo “non ce l’ha fatta”, “la morte ha avuto la meglio su di lui”, “non è riuscito a rimanere in vita”. Possiamo averlo amato e stimato tanto da vivo, ma ora che è morto ci sentiamo in fondo delusi, appunto perché non è riuscito a sopravvivere.
Se invece fosse riuscito, anche a costo di orribili rinunce e sofferenze, a sopravvivere, allora al contrario si tratterebbe di un trionfo. “Ha vinto la battaglia contro la morte!”, “ha saputo sconfiggere la malattia!”, “ce l’ha fatta!”. In questo caso si tratta di un grande successo, da cui deriva ammirazione, popolarità.
Sui morti invece pesa l’onta del fallimento, la colpa di non essere più vivi. Talvolta questa colpa è riversata su altre persone o circostanze che hanno provocato la morte. La morte è un fallimento, di cui bisogna incolpare qualcuno o qualcosa.
Così sono andate, vanno e andranno le cose in un mondo in cui lo scopo è la sopravvivenza.
Ma a parte questo mondo, qual è il tuo scopo?

Dualismi

Aprile 7, 2020 by admin

In questi giorni gloriosi di plenilunio e di settimana santa, proprio non ne posso più di scrivere e parlare usando le distinzioni di genere o compiendo sforzi immani per cercare di evitarle.
Ma possibile che in queste stupide lingue umane occorra sempre puntualizzare ossessivamente la differenza di polarità, maschile e femminile?
Aggettivi, nomi, pronomi, verbi ogni aspetto del linguaggio evidenzia incessantemente la distinzione di genere. In ogni momento siamo sempre costretti a identificarci come uomo o donna, senza via d’uscita, salvo complessi interventi chirurgici.
Per non parlare poi dell’intransigente e fanatica distinzione tra soggetto e complemento oggetto che impone sempre di distinguere tra il mio io separato e quello altrettanto separato di ogni aspetto dell’esistenza!
Se i linguaggi se ne fregassero delle polarità, del genere, del soggetto e oggetto, avremmo tutti dei corpi androgini, ogni essere sarebbe completo e unito al tutto.
Ogni nostra parola, ciascun nostro pensiero è un lavaggio del cervello incessante fondato sul dualismo. I nostri corpi con fattezze rigorosamente distinte sono la conseguenza di questi linguaggi cretini, il cui unico scopo è creare separazione e distanza tra ogni aspetto del tutto.
Adesso ci si mette anche il corona virus! Non bastano più i contorni delineati di ogni corpo separato, ora siamo obbligati a mantenere pure una rigorosa distanza tra questi corpi. Ognuno se ne sta da solo circondato dal suo vuoto.
Però il punto è che stando da soli circondati dal vuoto sono certo che alcuni di noi riusciranno a capire che in questo vuoto dimora la chiave per una rivoluzione senza precedenti: la prova che la separazione è una totale illusione. Di questo sono certo! Per cui, lasciamoli pure stare così come sono questi linguaggi cretini, non fanno proprio un baffo alla realtà che li sottende.
#andràtuttobeneanchesevamale

Pasqua nell’Era del Corona Virus

Aprile 3, 2020 by admin

Con la Domenica delle Palme, il 5 aprile 2020, inizia la Settimana Santa che si concluderà con la Pasqua. Questa è la prima Pasqua dell’Era del Corona Virus. Nel confidare che sia anche l’ultima, la possibilità che il mondo a partire dal 2020 non sarà più quello di prima pare essere un’ipotesi piuttosto plausibile. Prima ancora dello scoppio della pandemia eravamo già alle prese con l’anticipazione di cambiamenti ambientali senza precedenti in questo secolo. Questo sviluppo ci ha preso alla sprovvista, ma non troppo. Da un lato è importante seguitare a insistere che “andrà tutto bene”, dall’altro si tratta di prendere atto che questo “andare bene” potrebbe essere assai diverso da quello che intendiamo convenzionalmente come benessere. Siamo forse davvero all’alba di una nuova era.

Con l’inizio dell’era cristiana il calendario ripartì da 1 e ogni anno a seguire fu chiamato “anno del Signore” o “d.C.” (dopo Cristo). Il calendario cristiano però entrò in uso solo dopo più di 700 anni, per cui quando iniziò l’anno 1 nessuno sapeva che era il primo anno. Magari ci troviamo di fronte all’inizio di una nuova era, per cui gli anni in un futuro remoto potrebbero di nuovo ricominciare da 1, e in questo caso sarebbe sempre un “d.C.”, o meglio un “d.Cv” per indicare “dopo il Corona virus”.

Intanto, in questi giorni ci troviamo nella settimana più importante dell’era cristiana culminante nella sua massima festività: la Pasqua.

Questa settimana è di grande importanza strategica, perché ci confronta con la morte, con la fine dell’identità separata, l’ego, e la sua crocifissione inevitabile.

I sogni dell’ego non possono fare a meno d’infrangersi, perché sono appunto sogni e come tali finiscono. Quando terminano è doloroso e straziante per l’identità ordinaria, ed è necessario riconoscere tale dolore, perché solo così l’ego muore.

L’identità separata è regolata da un programma dualistico, per cui dietro ai suoi sogni c’è sempre la relazione con qualcuno o qualcosa che è separato, che si unisce a noi e poi si separa, e così via con cicli incessanti di unità e separazione, incontro e abbandono, amore e rancore.

Gesù entra trionfante a Gerusalemme, che rappresenta sia la Gerusalemme Celeste, quella unificata e luminosa, sia la Gerusalemme ordinaria, separata e conflittuale.

È accolto trionfante in entrambe le Gerusalemme, con la differenza che dopo solo cinque giorni in quella ordinaria sarà crocifisso dalle stesse persone che lo avevano osannato in precedenza, laddove in quella celeste seguiterà a essere osannato.

Chi muore sulla croce è l’identità separata, i cui sogni sono sogni, dettati da una percezione illusoria fondata sul rancore e il dolore, sull’idea di essere un corpo fisico scisso dal Tutto e in competizione con altri corpi.

Quando un sogno dell’ego si infrange la sofferenza è tangibile, la sentiamo sulla pelle, ci possiede dentro e fuori, questo perché il programma dell’ego fa presa sulla mente confondendoci con l’identificazione con il corpo. La testa in quei momenti ci tortura e brucia. I pensieri cercano di ucciderci, fomentati da emozioni devastanti. Eppure in quei momenti drammatici, può accadere il salto, l’apertura del Cuore.

Laddove il programma dell’ego è dualistico, separante, distingue sempre tra lui e lei, quello del Cuore unifica.

Attenzione però! Questo Cuore non è necessariamente quello emotivo, il cuore delle infatuazioni e fantasie romantiche, quello disegnato con i fiorellini e nei cioccolatini, fondato sul possesso, la gelosia, il controllo e in definitiva sulla morte.

Il Cuore in questo caso è l’organo di percezione multidimensionale, che ci tiene allineati con la coscienza priva di separazione, incapace di dividere e fondata sull’amore incondizionato.

Nei momenti più duri, quando accettiamo pienamente che un sogno si è infranto, non sollevando le spalle e facendo i distaccati, senza dare la colpa a qualcuno o a noi stessi, sentendone forte il dolore, ma comprendendo intimamente che esso non è reale, e che anzi la sua fine ci può permettere di aprirci alla realtà e al vero amore, ecco che può accadere il salto.

Dapprima è come la crocifissione, tutti ci abbandonano in apparenza, e i chiodi fanno male. Il sogno si è infranto, non c’è più, ci ha abbandonati, e non possiamo fare a meno di rimpiangerlo profondamente. Ci ritroviamo da soli.

L’amore vero lo scopriamo in solitudine, e all’inizio fa male, ferisce, ci rende totalmente aperti e vulnerabili, perché è l’anticamera tra la realtà e l’allucinazione dell’ego. Da un lato c’è la parte crocifissa, dall’altro quella che se la ride, immune a ogni dolore e pienamente nella Luce.

Questo è il rilascio, una forma brutale di svuotamento di ogni sogno dell’ego.

Tuttavia in questo svuotamento, se perseveriamo a restare aperti, se non attribuiamo colpe a nessuno, ecco che qualcosa emerge, un mondo estatico, la realtà che sottende il sogno, quella del Cuore, della Luce.

In ogni rapporto umano il Cuore è all’opera, ma è solo quando giunge il momento della fine, che si decide il prossimo passaggio con due opzioni: il riciclaggio nel dualismo e nei rancori dell’ego oppure totalmente nel Cuore, nella Luce.

Buona domenica delle Palme.

La sovversione luminosa della quarantena

Marzo 31, 2020 by admin

(della serie Provocazioni letterarie)
La funzione più controversa e luminosamente sovversiva delle restrizioni derivate dal Covid-19 è di permettere ad alcune anime di rinfrescare le loro memorie. Ciò al fine di prendere atto che in questa realtà, fondata sull’identificazione con un corpo fisico separato, siamo da sempre in quarantena.
Prova a immaginare un mondo in cui le presenti restrizioni siano la norma del vivere umano. Ognuno vive chiuso all’interno della sua casa, uscendo solo per procurarsi cibo e medicinali, anche se la maggior parte delle persone per timore del contagio preferisce usare la consegna a domicilio. I pochi che escono devono disporre di lasciapassare, munirsi di maschere e guanti protettivi e mantenere una rigorosa distanza con qualunque persona. L’uscita è inoltre consentita solo nel raggio di pochi chilometri e a condizione di non essere positivi al virus. Solo coloro che tutelano l’ordine e il rispetto della quarantena possono uscire, insieme a quanti provvedono alla cura dei malati e al sostentamento alimentare. Non sono mai possibili incontri con altre persone fuori della propria abitazione, mentre all’interno della stessa è consentito vivere solo con quanti fanno parte del proprio nucleo famigliare. Tutte le frontiere sono chiuse. Ogni viaggio o spostamento all’estero, e pure fuori dal proprio comune di residenza, è proibito.
Questa è ora la realtà da diverse settimane e potrebbe continuare a esserla ancora per un po’. Tuttavia abbiamo ben vivido il ricordo delle libertà precedenti. Inoltre confidiamo che tra poche settimane tutto tornerà normale. Prova però a immaginare un mondo in cui questa situazione dura da molto tempo, addirittura da generazioni, tanto che nessun essere vivente ha avuto esperienza di come si viveva prima. Le uniche testimonianze restano solo nella letteratura e nei documenti di epoche antiche. Mettiamo però che per motivi politici e di ordine pubblico, tutti questi documenti siano stati eliminati, o siano considerati opere di mitologia, fantasia o fantascienza. Non esiste proprio nulla fuori dalla propria casa e i pochi chilometri intorno, e credere che ci sia qualcosa è solo una fantasia o superstizione. Non si può andare in altre nazioni, paesi, città non a causa delle restrizioni, ma perché questi luoghi sono inesistenti. Quindi rimani dentro la tua piccola casa. Se sei giovane puoi procreare e fare crescere la tua prole, in modo che la razza umana continui a sopravvivere. Se sei anziano ci pensa il virus o altri acciacchi a toglierti al più presto di mezzo. In ogni modo comunque vadano le cose sei destinato a morire. Poi può succedere che cercherai un’altra casa in cui rinascere e ripetere tutto come prima.
La funzione più controversa e luminosamente sovversiva delle restrizioni derivate dal Covid-19 è di permettere ad alcune anime di rinfrescare le loro memorie. Ciò al fine di prendere atto che in questa realtà, fondata sull’identificazione con un corpo fisico separato, siamo da sempre in quarantena. E onde evitare di essere troppo sovversivo mi fermo qui.

Ritiro di Quaresima

Marzo 30, 2020 by admin

Siamo protagonisti ora del più grande ritiro di Quaresima della storia umana, con la massima partecipazione di tutti i tempi, sia da parte di credenti e non credenti.
La Quaresima, iniziata quest’anno il 26 febbraio, è il periodo di circa 40 giorni che precede la Pasqua, caratterizzato da preghiera, rinuncia, astinenza, penitenza, carità. La Quaresima ricorda i 40 giorni trascorsi da Gesù in digiuno nel deserto, ma anche altri eventi similari riguardanti il numero 40: i 40 giorni passati da Noè dentro all’arca durante il diluvio, i 40 giorni trascorsi da Mosé sul Monte Sinai, i 40 anni passati da Israele nel deserto, ecc.
Siamo tutti in ritiro, e il ritiro, se si segue la datazione della Quaresima, dovrebbe concludersi il Giovedì Santo, ossia il 9 aprile. Poi a partire dalla Pasqua (12 aprile) la musica dovrebbe cambiare in senso luminoso, seppure per ritornare alla normalità, che la Chiesa chiama “Tempo Ordinario”, bisognerà aspettare Pentecoste (31 maggio).
Con questo non sto azzardando previsioni, anche perché la datazione esatta della Quaresima e della Pasqua è sempre stata oggetto di accese dispute sin dalle origini del cristianesimo.
La Quaresima, così come la quarantena si basa sul numero 40, per cui quest’ultima si riferisce all’isolamento di 40 giorni richiesto alle navi provenienti da paesi colpiti dalla peste in tempi medievali.
Sia che si tratti di 40 giorni, o molto di più, è innegabile che la maggior parte degli esseri umani sta ora facendo astinenze e rinunce senza precedenti.
Le rinunce da un lato ci fanno soffrire e disperare per la mancanza di qualcosa o qualcuno, mentre dall’altro permettono di riconoscere e apprezzare il grande valore di qualcosa o qualcuno che davamo per scontato.
Ma le rinunce ci consentono pure di comprendere la natura più profonda di quanto è mancante. Da qui l’opportunità di cercare e trovare quello che ci manca in modo alternativo. Questa alternativa potrebbe sorprenderci e rivelare un aspetto sconosciuto di quanto ci manca. In effetti potrebbe anche dimostrare che non ci manca proprio nulla e che tutto ciò che credevamo di aver perso è invece assai più disponibile.

Quando questo succede allora non c’è più bisogno di stare in quarantena. La Quaresima si conclude ed è Pasqua di Resurrezione.

L’Imperatore V.

Marzo 29, 2020 by admin

Alcuni bambini lo chiamano “il Re dei Virus” e la sanno lunga, perché proprio di un monarca si tratta, e precisamente di Sua Maestà Imperiale Virus. L’Imperatore V. ha conquistato tutto il globo e regna incontrastato, imponendo ai suoi sudditi il regime più restrittivo della storia umana.

Ma qual è la caratteristica più precisa di questo monarca e il dato più distintivo del suo dominio?

Si tratta di un sovrano invisibile, indubbiamente un Imperatore Virus, ma più propriamente un Imperatore Vuoto, poiché esercita il suo potere mediante il riconoscimento e l’imposizione di sé stesso, in quanto Vuoto.

In verità il Vuoto ci domina dall’inizio dei tempi, sebbene l’abbia fatto finora con molta discrezione, passando del tutto inosservato. Dal Vuoto è sempre dipesa la nostra esistenza, a cominciare dall’aria invisibile che respiriamo.

Eppure come esseri umani portiamo attenzione solo al visibile, al pieno, mentre l’invisibile non lo vediamo, per cui lo riteniamo irreale, niente, nulla. Entrando in un luogo vuoto, traiamo l’immediata conclusione che non ci sia niente e nessuno. Diciamo “è tutto vuoto, è un deserto, non c’è anima viva!” Nessuno si prende la briga di riconoscere questo Vuoto, di relazionarsi con esso, appunto perché non esiste, non è vivo.

Il Vuoto serve a evidenziare i contorni di ciò che è pieno, per cui ne deriva che senza il Vuoto niente di ciò che è pieno sarebbe visibile. Senza il Vuoto non potremmo essere visibili come entità separate. Quindi il Vuoto si rende (o è reso) invisibile per consentirci di continuare a essere riconosciuti come entità separate.

Il Vuoto è il più grande tabù, perché nel Vuoto esiste la prova che la nostra realtà fisica è un’allucinazione, che ogni aspetto della vita umana si fonda sulla negazione di altre dimensioni e della realtà effettiva stessa.

Non percepiamo i collegamenti esistenti nel Vuoto tra i nostri corpi fisici. Non li vediamo perché la loro consapevolezza minerebbe l’intero paradigma della nostra vita umana.

In queste settimane non possiamo fare a meno di riconoscere il Vuoto. Siamo costretti a rispettare il Vuoto e a prendere le distanze dal pieno. Adesso il Vuoto domina in tutti quei luoghi in cui credevamo di esserci solo noi. E il Vuoto continuerà a dominarci incontrastato, sempre, finché forse non ci rendiamo conto che il Vuoto siamo noi.

Conteggio dei morti

Marzo 27, 2020 by admin


Ogni giorno nel mondo muoiono in media 155000 persone, mentre in un anno  trapassano circa cinquanta milioni di esseri umani. Sono morti prive d’interesse a meno che non si tratti del decesso di una persona famosa o di stragi, catastrofi, crimini, attentati e, come per le presenti circostanze, di corona virus. Allora il conteggio dei morti diventa l’elemento dominante nelle notizie, insieme a quello degli ammalati e contagiati.

Da diverse settimane nei titoli quotidiani dei mass media primeggiano aggiornamenti di conteggi di morti e ammalati a livello mondiale, continentale, nazionale, regionale, provinciale, comunale. Da un lato ci sono questi numeri che attirano l’attenzione, dall’altro quelli di morti e di ammalati ordinari, che non fanno notizia e che nessuno si prende la briga di contare.

Ci sono morti e ammalati speciali, con la corona, che ostentiamo come macabra classe nobiliare. e morti e ammalati ordinari che non interessano a nessuno.

Ma la morte e la malattia, alla fine dei conti, sia blasonata sia plebea, continua a essere morte e malattia per tutti. E così è sempre stato e seguiterà a esserlo, finché forse non riusciamo a comprendere il senso di questa vita: che statisticamente, nel modo più assoluto, culmina sempre nella morte.

Nella linearità del tempo l’unica certezza di ogni essere umano è la morte. Possiamo passare l’intera vita investendo tutte le nostre risorse nel tentativo disperato di ritardare il più possibile la malattia e la morte. Possiamo anche chiederci che senso abbia una vita fondata su questo proposito.

Possiamo anche domandarci, con tutto il rispetto, quale forma di orgoglio ci sia nello “sconfiggere” una malattia o nel dimostrare di essere in grado di vivere più a lungo di altri. Quel che conta sono qui allora i numeri: la quantità di anni di vita, la cifra dei morti, dei contagiati, dei guariti.

Possiamo anche notare che laddove il numero dei morti e degli ammalati può essere conteggiato, questi numeri non ci dicono nulla riguardo la quantità di sofferenza, terrore e disperazione derivati dalla malattia e dalla morte. Non è possibile contare il dolore, per cui un guarito (che non ha più il virus) è tale anche se sta soffrendo per altri motivi assai più gravi, ma che non fanno né numero né notizia. Quel che importa sono solo i numeri che contano: morti, ammalati, guariti.

Se questa è la misura del successo, ne deriva che ogni persona che si ammala e muore è un fallito e un perdente. Magari è proprio così, per cui si tratta di seguitare a lottare contro le malattie e la morte, anche se alla fine siamo tutti perdenti. Se la sopravvivenza e il ritardo a tutti i costi della morte sono la priorità della vita, possiamo chiederci che razza di vita sia mai questa. Possiamo anche provocatoriamente chiederci se siamo effettivamente vivi, se magari siamo già morti.

Ritualità nell’epoca pandemica

Marzo 26, 2020 by admin

di Luna Pedrini

Uno sguardo antropologico è sempre utile. Soprattutto in momenti di sospensione dove è difficile prevedere cosa accadrà. È utile perché consente di mettere l’attenzione su cosa caratterizza veramente una comunità, su cosa la rende tale e su quali strumenti può contare superata la crisi. Perché si, ci vogliono delle basi, ci vuole un terreno comune per ricostruire partendo da vecchi saperi ma integrando le nuove esperienza portatrici di – si spera – rinnonavata conoscenza. Questa è la sfida che da sempre le società si trovano a compiere. Essere capaci di mantenere una tradizione mantenendosi aperte al cambiamento ed all’integrazione di ciò che mano mano viene acquisito. Questo fonda una cultura. Che non è mai chiusa. È sempre aperta al flusso della vita che è in costante divenire.
Se c’è una cosa che certamente sta sconvolgendo la nostra cultura è l’assenza di ritualità collettiva. E questo colpisce molto. Su questo dovremmo davvero interrogarci. È un processo che in realtà è in atto da tempo. Basta pensare al sempre più raro festeggiarsi di celebrazioni. Dalle processioni alla feste popolari è ogni anno in calo il numero di coloro che ne prendono parte. Affidarsi a qualcosa è eresia. Mangiare salsiccia e polenta è leghista. Presi sempre più da una idealizzazione di quelle gesta che ci hanno accompagnato per secoli, ci allontaniamo dal fare e dallo stare. Riteniamo populista persino cucinare i tortellini insieme. Cose da vecchi. Che noia. Io voglio stare su Facebook! Scherziamo! Al massimo scarico una app per imparare a cucinare. Da sola. Nella mia casa. Ciao nonna. Ciao zia. Ciao mamma.
Ma veniamo ad ora. Tutti siamo rimasti colpiti da corpi morti senza un funerale. Ebbene, non si sono fermati solo i funerali. Anche i matrimoni. Anche i battesimi. E via via le sagre, i concerti, gli spettacoli ed il resto. Tutto ciò che ci definisce come cultura è sparito. Così. Da un giorno all’altro. È proprio questa assenza del rito, della celebrazione e dell’unione che mina la nostra comunità. Da millenni accompagnamo i morti con preghiere. Da millenni celebriamo una nascita con una grande festa. Da millenni festeggiamo un matrimonio a suon di cin-cin. Questi siamo Noi. Al di là di tutto. Della politica. Della religione. Essere privati di tali momenti è una bomba ad orologeria. Passaggi fondamentale per la vita di ciascuno questi riti hanno l’enorme forza di connettere l’individuo al collettivo. Praticamente ci manifestano, nutrendoci, la nostra essenza più profonda: siamo Io e siamo Noi. E questo è un fondamento. Non è una variabile. Nel Noi ci sono tutti. Grandi e piccoli. Ricchi e poveri.
Non ci è dato sapere che impatto avrà questo sul nostro Spirito e sulla nostra Anima. Ma quello che si possiamo fare è comprendere – e velocemente – come sostituire quel rito in questo momento. Che gesti compiere per tener vivo quel filo che ci connette tutti. Nessuno escluso. Perché questo fa una cultura. Quando qualcosa le viene strappato via trova il modo di rimanere salda e forte. Trova il modo di resistere a quel momento unendosi agli altri. Certo serve creatività. Ma ancor più importante è la volontà e la necessità di riconoscersi come tale. Perché quando si è al limite della sofferenza si capisce davvero che soli non siamo nulla. Si intuisce chiaramente che l’altro è mio pari. Con lui condivido questa Terra benedetta. Solo insieme possiamo amarla, onorarla e godere dei suoi frutti.
—
Luna Pedrini

Luna Nuova in Ariete

Marzo 22, 2020 by admin

La Luna Nuova in Ariete ha luogo il 24 marzo 2020 alle 10:28 ora italiana, a 4°12′ dell’Ariete. Il Sole e la Luna sono in Ariete, per cui è una lunazione all’insegna dell’azione, del coraggio, dell’iniziativa e del cambiamento.

Quando il Sole e la Luna si trovano congiunti nel primo segno dello Zodiaco, raggiungono la massima unità possibile. Si tratta di una Luna Nuova delicata poiché facilita il rapporto con la nostra essenza profonda nella sua autonomia totale verso la rete delle relazioni con persone, luoghi e situazioni.

Questa Luna Nuova emerge come l’invadente suoneria di una sveglia, che all’improvviso ci desta per richiamare l’attenzione sulla realtà o sull’illusione in cui ci troviamo. “È ora di svegliarsi! Hai una missione!” diceva la psichica Dolores Cannon, “È ora di cominciare. Smettila di sprecare tempo! Il tempo per realizzare ciò che sei venuto a fare sulla terra si sta esaurendo!” .

Lascia che i propositi più sacri e arditi del cuore siano annunciati apertamente nel profondo del tuo essere, con impeto invadente, proprio come il segnale pungente di una sveglia, prevalendo sopra tutte le ansietà, tensioni e illusioni del mondo. Questa Luna Nuova apre il portale della primavera del cuore e del trionfo crescente della luce. Di questo portale tu possiedi le chiavi! Sii consapevole che le circostanze attuali contengono in parti uguali luce e buio. Accetta pienamente il buio, perché è in queste tenebre che si rivela la luce, è nella notte che nasce il giorno. Concedi a ogni notte e buio di fungere da utero divino per l’emergenza di tuoi intenti luminosi. Permetti ai propositi più sacri e arditi del tuo cuore di essere annunciati apertamente, prevalendo sopra tutte le paure di questo mondo. Tu possiedi le chiavi del portale! Le hai ricevute come tuo diritto di nascita, per poterle usare, per entrare nel santuario del cuore, per ritrovare la tua vera luce e condividerla in tutto ciò che fai e sei.

Oltre le idee che hai assorbito sin dall’infanzia, i traumi e le vicende della vita, con tutte le opinioni che tu e gli altri si sono fatti di te, esiste un seme primordiale, che rappresenta il vero motivo per cui tu esisti, la tua natura più autentica, un’immagine innata che non ti abbandona mai. Lo psicanalista James Hillman la descrive con la “teoria della ghianda”, ossia l’idea che “ciascuna persona sia portatrice di un’unicità che chiede di essere vissuta e che è già presente prima di poter essere vissuta” . Ognuno di noi è emerso in questo mondo con un’immagine innata che ci definisce, per cui non importa quanto insisti a forzare la tua natura, se sei una ghianda il tuo destino è diventare una quercia. Quest’immagine ha un’intenzione angelica, è una scintilla di coscienza che ha “a cuore il nostro interesse perché ci ha scelti per il proprio” .

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