Hai mai sentito questa frase dentro o fuori di te quando ti confronti con il desiderio di cambiare vita, compiere un’azione inedita o realizzare degli obiettivi arditi?
Forse l’avrai sentita spesso in questi mesi e la sentirai ancora.
Nell’anno 2020 ci sono decisamente molte più scuse per non muoversi e restare dove si è.
Magari avevi deciso da tempo di fare qualcosa per cambiare vita, andare altrove, incontrare nuova gente, compiere azioni coraggiose.
Ma ora non ci sono proprio le condizioni per…
Se vuoi realizzare un obiettivo, un desiderio che non hai mai conseguito nella tua vita si tratta giustamente di aspettare che ci siano le condizioni favorevoli e prendere la palla al volo.
Ma se non hai mai realizzato quell’obiettivo, e ci provi da tanto tempo, senza riuscire a prendere la palla o prendendone una sbagliata, come puoi avere l’autorità di sapere quali sono le condizioni favorevoli?
Al contrario, è assai probabile che queste condizioni tu le abbia confuse radicalmente.
Il paradosso è che quelle che ti sembrano come le condizioni più sfavorevoli potrebbero essere invece quelle che offrono i maggiori vantaggi.
Quindi, se ti viene in mente di fare qualcosa di entusiasmante che ti dà tanta gioia, e poi senti la voce che dice: non ci sono proprio le condizioni per…, ebbene forse saprai cosa fare.
Il Tocco degli occhi
Il distanziamento sociale ha forse il vantaggio di farti capire che non devi per forza mettere le mani o la bocca addosso a qualcuno per entrare in contatto intimo con una persona. Allora puoi comprendere che per esprimere la tua sensualità ci sono anche altri sensi.
Per gli occhi e la vista non ci sono distanziamenti. Invero tutto quello che vedi è toccato dai tuoi occhi. Quando due persone si guardano tutto ciò che vedono di loro si tocca. Il contatto con gli occhi è il più intimo possibile assieme a quello del naso che respira.
Ogni volta che respiri entri in contatto intimo con il mondo che vedi, che addirittura entra dentro ed esce fuori da te.
Da una prospettiva puramente pragmatica i tuoi occhi non vedono quello che c’è fuori ma quello che hai dentro, nel cervello. La gente che vedi è uno specchio che ti mostra il riflesso di un’immagine interiore.
Ciò che vedi fuori non è la realtà esterna ma il modo in cui hai deciso di dipingerla, la tua personale chiave di lettura. E poiché in quanto esseri umani siamo stati tutti più o meno condizionati a interpretare la realtà in un certo modo, ecco che vediamo le stesse cose, tranne alcune rare eccezioni. Quello che non siamo in grado di capire e interpretare non lo vediamo affatto.
Quindi non incontri mai una persona sconosciuta. Ogni persona che vedi è già intimamente conosciuta dentro di te, perché fa parte di te, anche se magari è la prima volta che ci fai caso. Del resto il nostro corpo è composto da almeno 100 mila miliardi di cellule e seppure ci viviamo nella massima intimità non è che le conosciamo una per una.
Quando guardi qualcuno stai avendo il rapporto più intimo possibile. Lo tocchi e lo divori con gli occhi letteralmente, anzi l’hai già toccato e divorato da tempo. Ciò che vedi è proprio fuso con te e addirittura sei tu!
Tutto quello che vedi entra in te ed esce da te, proprio come il respiro. Certo, ma questo non ha niente a che fare con l’intensità e il piacere che deriva dal tatto e dal gusto!
Ma chi te l’ha detto?
Prova a trascorrere diversi minuti in silenzio guardando intensamente qualcuno ed essendo a sua volta guardato restando immobile e respirando soltanto.
Con ciascun respiro e sguardo entrate in contatto reciproco sempre più intimo finché accade qualcosa che mette in crisi tutte le idee che hai avuto su di te, gli altri e il mondo finora. E questa idea è talmente insostenibile, per cui meglio lasciar perdere e tornare a mettere le mani e la bocca addosso, con tutto il rispetto, o lamentarsi perché non lo si può fare.
Persone orribili
Presta molta attenzione quando dici o scrivi qualcosa di orribile od offensivo a qualcuno. Mi riferisco a quando giudichi una persona in modo assoluto e generale, ossia quando dici per esempio “tu sei una persona cattiva, crudele, pericolosa, orribile” o altre cose simili.
Non esistono persone cattive, crudeli, orribili, ma solo persone che si comportano talvolta in modo cattivo, crudele e orribile. Il comportamento può essere negativo, ma la persona no.
Le cose sarebbero radicalmente diverse se tu dicessi: “ho percepito cattiveria, crudeltà, pericolo, negatività in quell’occasione, ossia quando hai … (qui si tratta di dire esattamente cosa è successo)”. In questo caso parleresti della tua esperienza e di ciò che hai sentito, giudicheresti il comportamento e non la persona.
La cosa più orribile, crudele, cattiva che puoi fare nella vita è giudicare in modo assoluto una persona. In questo caso il tuo comportamento è orribile, ma tu non sei una persona orribile. Tanto che in seguito puoi renderti conto di aver detto qualcosa di orribile e scusarti.
Ma anche se non ti scusi e rincari pure la dose, non sarai mai una persona orribile, nessuno lo sarà mai, perché se anche uno solo lo è, allora lo siamo tutti.
Linguaggio
Quanto tempo passiamo a comunicare scrivendo e parlando, leggendo e ascoltando?
Così facendo crediamo di comunicare e relazionarci, ma in realtà ci stiamo solo rapportando con le nostre reciproche identità ordinarie, quelle programmate dal linguaggio.
L’unica differenza che esiste tra uno smartphone e le nostre identità ordinarie è che queste ultime sono un po’ più sofisticate. Più propriamente il maggiore fatto distintivo è che quando usiamo uno smartphone o computer per comunicare siamo consapevoli che è stato programmato per questo scopo, mentre quando adoperiamo la nostra testa per comunicare, con o senza smartphone o altri apparecchi, pensiamo di essere davvero noi stessi.
Tutto quello che esprimiamo con il linguaggio fa parte di un programma sia che usiamo un apparecchio esterno sia che impieghiamo la nostra testa.
Quindi ogni volta che provi difficoltà a esprimerti e proprio non trovi le parole giuste, tanto che quello che dici o scrivi viene totalmente frainteso, ebbene rallegrati, perché questo è il segnale che non sei diventato interamente uno smartphone.
Ogni difficoltà di comunicazione, specialmente quando da essa ne deriva un grande sconforto e dolore è il segnale che la tua anima è ancora viva, seppure sofferente.
Tutto quello che non riesci a esprimere con il linguaggio rappresenta chi sei veramente, o per lo meno, con tutto il rispetto per gli smartphone, costituisce la parte di te che non è stata programmata.
La maggior parte delle persone ignora o reprime questa parte, e fa di tutto per ignorarla e reprimerla negli altri. Tuttavia questa parte c’è anche se la ignori, e si esprime attraverso tutto ciò che ti inquieta nel mondo fuori e dentro di te, che è poi per altri versi quel che ti attira di più.
Tutto questo discorso potrebbe seguire all’infinito, ma onde evitare di creare fraintendimenti, mi fermo qui e spengo lo smartphone.
Eclisse fuori di testa!
La Luna oggi è in Scorpione e tra pochi giorni c’è pure una Luna piena eclissata parzialmente. Questa eclissi parziale è molto meno spettacolare di quella totale, e per questo motivo è proprio la più temuta. Il Sole non riesce a oscurare la Luna completamente e quindi la Luna la spunta a dispetto del Sole!
Questo significa che il lato lunare, quello inconscio, irrazionale, selvaggio, viene fuori malgrado tutti i tentativi di occultarlo e metterlo a tacere.
Ora che la Luna si trova in Scorpione fino a giovedì alle 19:17, dal profondo esala un urlo incontenibile da parte di quanto seguiti a negare, reprimere, giudicare e condannare in te stesso.
Tutto questo inizia oggi in corrispondenza con il fatidico giorno della riapertura alla circolazione nazionale. Si aprono i confini, per cui da un lato c’è gente che si mette in viaggio liberando energia trattenuta per mesi, dall’altro gente che resta barricata in casa o nel proprio quartiere.
Ma il punto è che con il 3 giugno pure i tuoi confini interiori si sono aperti, per cui quel che non si muove fuori si muove dentro.
Se sei un tipo piuttosto lunare c’è il rischio che tu vada fuori di testa in questi giorni. Se sei un tipo piuttosto solare c’è invece il rischio che un tipo lunare molto vicino a te vada fuori di testa, facendo andare fuori di testa pure te. Questo perché quella persona vicina, costretta a rappresentare la Luna che seguiti a negare in te, proprio non ne può più, e a suo modo grida: “Basta! Mi sono stufata di andare fuori di testa per te. Ora vai fuori di testa per i fatti tuoi!”
E poi insomma cosa c’è di male ad andare fuori di testa?
A uscire dalla tua quarantena cerebrale?
Ad andare fuori dalla gabbia dei tuoi soliti pensieri, giudizi e idee chiare su come funziona la vita?
A non spostarti mai oltre la soglia, al di là dei confini della tua testa?
Certo, c’è sicuramente qualcosa di male per la tua testa, o meglio per quella che credevi fosse la tua testa nel momento in cui appunto ti rendi conto che non è la tua.
Quando scopri che hai sbagliato testa c’è probabilmente un momento di panico e smarrimento, fino a quando non trovi la tua vera testa. Piuttosto che affrontare questo smarrimento e la paura che ne deriva per molti è preferibile restare nella testa sbagliata, accettandone tutti i disagi e trovando tutte le motivazioni appropriate per restarci dentro, ma anche per farci stare pure gli altri.
Però talvolta arriva il momento in cui proprio non ce la fai più a restare dentro, e quando il Sole è in Gemelli e la Luna è in Scorpione questo può essere uno di quei momenti.
Allora, un consiglio, se proprio non puoi più trattenerti: fai le cose in maniera graduale, affacciati anche solo fuori dalla testa, rimanendoci dentro con i piedi, ma mettendo fuori la testa dalla testa.
Poi esci fuori di testa completamente, ma in base a un tempo stabilito, non più di mezz’ora, e con la condizione rigorosa di non provocare alcun danno a te e agli altri. Inoltre opera in modo segreto (ricorda che la Luna è in Scorpione), lontano da occhi indiscreti, e soprattutto con leggerezza, ironia e umorismo (il Sole è in Gemelli).
Toccare
“Il nostro esistere è il toccare: noi ci tocchiamo in quanto esistiamo. Il nostro toccare è ciò che ci rende noi” (Jean-Luc Nancy).
A questo riguardo lo scenario contemporaneo è forse uno dei più squallidi di tutta la storia umana. Incoraggiato dalla liberalizzazione dei costumi degli anni 60 e 70, quando ero adolescente pensavo che giunto alla mia attuale età mi sarei trovato in un mondo radicalmente diverso. Immaginavo società in cui il contatto corporeo consenziente e la sensualità affettiva fossero un diritto concesso a ogni individuo. Ero pressoché certo che in pochi decenni la sensualità sarebbe stata usata come pura espressione di amore e perfino religiosità, offerta e ricevuta da tutti, indipendentemente dall’età e dalle condizioni sociali, o dai privilegi di relazione di coppia o famigliare.
Mai mi sarei immaginato invece di ritrovarmi in questo mondo contemporaneo, tanto che talvolta ho l’impressione di essermi spostato su un’altra linea temporale.
Da un lato le classiche restrizioni e i tabù sociali sul contatto fisico, che in precedenza sembravano sulla via del tramonto, sono da alcuni decenni in piena espansione. Per non parlare poi di restrizioni aggiuntive derivate a questo riguardo dal terrorismo pandemico. Dall’altro le tecnologie.
L’internet, i social media, gli apparecchi elettronici e i computer stanno prendendo sempre più il posto della sensualità e del contatto fisico. Schermi, tastiere, interruttori e manopole rappresentano gli oggetti preponderanti dei nostri contatti. Il tocco e lo sguardo di schermi e tasti sempre più prende il posto di quello rivolto ai nostri simili. Si tratta di sguardi e tocchi rapidi, su cui non c’è né tempo né ragione per trattenersi. Stiamo perdendo gradualmente le capacità sensoriali per relazionarci con gli altri e con l’ambiente.
La superficie del corpo che impieghiamo per rapportarci con la realtà che ci circonda si riduce progressivamente. Della mano, l’organo tattile per eccellenza, tendiamo ora a usare quasi esclusivamente le punte dei polpastrelli, per toccare velocemente tasti e schermi, mentre l’impiego della sua intera superficie pare diventare sempre più raro e imbarazzante.
Sensualità viene da “sensus”, che deriva da “sentire” (percepire con i sensi). La sensualità si esprime attraverso l’ascolto, la ricettività, la disponibilità verso l’altro. Essa unifica, crea apertura, accettazione e comunione tra due parti.
Ma in questo mondo diventa sempre più inutile perché fa perdere tempo. Quel che conta è la rapidità con cui posso muovere le punte delle dita sulla tastiera, non per creare un rapporto con i tasti, ma per comunicare con gli altri che alla fine dei conti non è essenziale vedere e soprattutto toccare. Tocco con indifferenza e senza alcun interesse perché ciò che tocco è solo un arnese.
Le persone che dedicano spazio alla sensualità fine a se stessa, intesa come atto di conoscenza e comunicazione a ogni livello, incluso quello spirituale, sono ormai una specie in via di estinzione.
La sensualità è regolarmente confusa come un preliminare per consentire agli organi genitali di eccitarsi e svolgere quindi le loro funzioni. Nel contatto fisico quel che conta è raggiungere un particolare obiettivo, ossia arrivare al dunque.
Ma la sensualità a cui mi riferisco non è un preliminare, è proprio il dunque.
Schieramenti
Comunque vadano le cose ci sono sempre due polarità, una a favore di qualcosa, l’altra contro, e viceversa. Ci sono sempre due schieramenti in ogni aspetto del vivere umano, vecchio e nuovo.
Ma è proprio obbligatorio schierarsi sempre o da una parte o dall’altra?
Non sarebbe possibile riconoscere entrambi gli schieramenti dentro di noi piuttosto che espellerne sempre uno e litigarci in continuazione.
Forse schierarci solo da una parte ci permette di avere un po’ di tranquillità dentro.
Ma ne siamo sicuri?
Possessioni asintomatiche
Quante volte t’identifichi completamente con una sensazione, emozione o pensiero, e definisci su questa base chi sei tu e chi sono gli altri, agendo pure di conseguenza?
Magari ti succede spesso, raramente oppure mai.
Riflettici un po’.
Ebbene, attenzione perché ora potrei dare l’impressione di spararla davvero grossa…
Quando t’identifichi totalmente con una sensazione, emozione o pensiero, interpretando così in modo assoluto chi sei e la realtà in cui vivi e agendo di conseguenza, quel che succede in termini multidimensionale è che sei posseduto da un’entità che ha preso il controllo totale della tua coscienza.
Sì, intendo proprio posseduto, invasato, indemoniato, abitato da un’entità soprannaturale.
Ora, ci sono diversi tipi di entità, quante sono le tipologie di sensazioni, emozioni e pensiero, per cui alcune sono brutte e cattive, altre belle e buone.
Tuttavia, il punto è che quando sei posseduto da una di esse, non sei più tu, diventi letteralmente un burattino, uno smartphone.
Sono certo che hai visto alcuni documentari o almeno qualche film dell’orrore su indiavolati, esorcismi, ecc., per cui quanto ho scritto sopra potrebbe forse sembrarti eccessivo o magari da intendere solo in senso metaforico, allegorico.
Ma il punto è che io l’intendo proprio letteralmente.
Quelle che vedi nei film sono per lo più invasamenti dilettanteschi, opere di entità alle prime armi, amatoriali e di bassa lega, che si fanno subito scoprire.
Le entità professioniste, di categoria superiore, a differenza di quelle precedenti, invadono senza che nessuno se ne accorga, per cui i loro portatori sono decisamente asintomatici.
La possessione opera, metaforicamente in questo caso, proprio come un virus. Da un lato comporta sintomi e conseguenze assai evidenti e pure fatali, dall’altro i sintomi sono blandi o impercettibili.
Entrambe le categorie hanno però il virus e possono contagiare.
La differenza è che laddove possiamo identificare chi presenta sintomi evidenti, prendendoci cura di lui, isolandolo ed evitando contatti diretti, non possiamo fare lo stesso per gli asintomatici, a meno che ogni individuo non faccia il test.
Riguardo alla possessione di cui sto scrivendo il primo test rudimentale parte dalla considerazione che sei invasato quando t’identifichi con sensazioni, emozioni e pensieri, per cui percepisci te stesso e la realtà che ti circonda di conseguenza, e agisci coerentemente.
Ciò perché, secondo l’accezione di questo scritto, le entità soprannaturali non sono le figure del folclore tradizionale, della demonologia o dell’iconografia religiosa, ma semplici sensazioni, emozioni e pensieri.
Se sei sicuro che non ti accada mai d’identificarti con quanto sopra, complimenti!
Allo stesso tempo, il fatto che tu sia sicuro potrebbe significare che questo ti succede sempre, per cui sei invasato in modo permanente.
Similmente, se ritieni che ti accada spesso o raramente, potrebbe voler dire che sei invasato da diverse entità, che a turno si spartiscono la tua coscienza.
In questo caso nei rari o frequenti casi in cui ritieni di non identificarti in modo assoluto con alcun pensiero, emozione e sensazione, quello che succede è che sei posseduto dall’entità più scaltra, che è poi quella che ti possiede con maggior tenacia e con cui quindi più t’identifichi.
Che scenario devastante!
E se ti viene voglia di mandarmi a quel paese, non hai tutti i torti, visto che quanto ho scritto è solo un minimo accenno rispetto a qualcosa di assai più controverso su cui non intendo proprio scrivere.
Nel caso qualcosa tuttavia ti risuoni, allora potrai chiederti cosa fare per uscirne fuori.
Viste le premesse di quanto sopra puoi dedurre che le persone che appaiono più sicure di sé, sia nel bene sia nel male, sono con maggiore probabilità oggetto di possessione.
Ne deriva che quando ti senti insicuro e in conflitto, a meno che tu non sia posseduto da un’entità insicura e conflittuale, c’è una buona probabilità che tu sia libero da invasamenti.
La maggior parte delle persone odia essere insicura e in conflitto. Quindi un primo suggerimento in questo caso è di accettare l’insicurezza e il conflitto, senza cercare a tutti i costi di prendere posizione da una parte o dall’altra.
Il tuo vero sé, quello non posseduto, è probabilmente nel bel mezzo di un conflitto e di una lotta di potere tra tante entità che vogliono possederlo.
Forse puoi scoprirlo, il tuo vero sé, facendo il possibile per rimanere neutrale, senza prendere posizione, e se proprio qualcuno ti possiede, fagli almeno pagare un canone di affitto.
Salvadanaio delle memorie
Quando ti trovi in momenti della vita tristi, oscuri e infelici questa è l’opportunità migliore per recuperare la memoria delle tue esperienze luminose del passato e condividerle con gli altri.
Altrimenti a cosa mai potrebbero servire le esperienze belle del passato? Solo a consumarle tutte nel momento in cui hanno luogo?
Quando vivi un’esperienza gioiosa non esaurirla tutta in una volta. Mettine da parte un pezzettino, prendi un foglio e scrivi o disegna qualcosa a riguardo. Poi magari metti tutto in un salvadanaio, il salvadanaio della memoria, in cui ci sono tutti i tuoi risparmi, che all’occorrenza puoi usare.
Quindi vedi un po’ tu come sei messo ora, se sei in un momento felice, goditi pure la felicità, ma mettine un po’ nel salvadanaio. Se invece ora sei triste e tutto ti va storto, ricordati del salvadanaio. Questo è il momento di attingere ai tuoi risparmi di memoria e condividerle con altri. Ricorda l’esperienza e riconosci che anche se ora appartiene al passato, quell’esperienza c’è stata e tramite la tua memoria la puoi far vivere ancora.
Sincerità
Sai distinguere i momenti in cui fingi da quelli in cui ti esprimi con sincerità?
Non mi riferisco qui alla sincerità simulata, intesa a fare bella figura con gli altri o con l’idea che abbiamo di noi stessi. E nemmeno a dire le cose come stanno secondo quella parte di te che detiene stabilmente il potere o che talvolta prende il sopravvento instaurando un regime alternativo.
A quale sincerità mi riferisco allora?
Probabilmente a una sincerità incompatibile con l’idea che hai degli altri e pure di te, capace di metterti potenzialmente in un mare di guai su tutti i fronti.
Non c’è niente di male nel fingere quando le conseguenze della tua sincerità potrebbero essere nefaste, così come è legittimo simulare quando sei inconsapevole della tua simulazione.
Ma se talvolta, in questo oceano d’ipocrisie, lecite o illecite, proprio non ce la fai più a trattenere la sincerità di cui sto parlando, per favore trova un modo per farlo, anche solo sottovoce.
E se hai bisogno di qualcuno che ti ascolti con altrettanta sincerità, trovalo o fingi di averlo trovato.