Institutum

  • Homepage
  • Institutum Provisorium
    • Franco Santoro
    • Facilitatori & Associati
    • Codice etico e accordi
  • Calendario
    • Programmi
  • Biblioteca
  • Servizi
    • Consultazioni
  • Negozio
    • Libri
    • CD e MP3
  • Contatti

Archivi per Febbraio 2015

La Morte – Scorpione: Viaggio astrosciamanico nei Tarocchi

Febbraio 13, 2015 by admin

RWS_Tarot_13_Death“Siamo tutti morti in licenza” (Eugene Levine)

Il segno dello Scorpione è tradizionalmente associato con la Morte, il tredicesimo Arcano Maggiore nei Tarocchi di Rider Waite e nella maggior parte dei mazzi. La carta rappresenta una figura scheletrica, la personificazione della Morte, ricoperta interamente da un’armatura nera mentre cavalca un cavallo bianco, come nell’Apocalisse 6:8 “Ed ecco mi apparve un cavallo verdastro. Colui che lo cavalcava si chiamava Morte e gli veniva dietro l’Inferno. Fu dato loro potere sopra la quarta parte della terra per sterminare con la spada, con la fame, con la peste e con le fiere della terra.”

La figura scheletrica sembra cavalcare piano, mentre sorregge uno stendardo con una rosa mistica, simbolo di vita, scavalca il corpo di un re, mentre una fanciulla e un bambino cadono davanti al cavallo, e un vescovo sta in piedi aspettando la fine con le mani giunte. Malgrado la loro diversità tutti gli esseri umani sono uniti da un comune destino di morte, un tema conosciuto come la Danza della Morte, graficamente raffigurato in molte chiese medievali iniziatiche, come la Cappella Rosslyn, nella quale la morte era mostrata ugualmente trionfante su individui di ogni classe ed età. Il sole sorge sullo sfondo della carta tra due pilastri, che è anche una rappresentazione della carta seguente, la Temperanza.

La morte, insieme al sesso[i] e ad altri temi Scorpione, è indubbiamente la più fraintesa di tutte le esperienze. È anche l’elemento più significativo di ogni processo sciamanico iniziatico. Nonostante l’abbondante fioritura di corsi e seminari sullo sciamanesimo, l’insegnamento cruciale e sine qua non in questo campo si sviluppa unicamente attraverso la diretta connessione con la nostra natura multidimensionale, o Spirito Guida, causata generalmente da un confronto con la morte attraverso una grave malattia o altre minacciose situazioni della vita. Queste esperienze operano come test iniziatici, massicci processi di rilascio, e possono anche verificarsi continuativamente durante la vita dello sciamano. Quando l’apprendista riesce a sopravvivere a tali prove, il passo successivo implica l’addestramento direttamente dallo Spirito Guida, . Tuttavia non c’è modo che questo possa accadere, a meno che l’apprendista non accetta di morire alla sua precedente identità e affrontare pienamente l’archetipo della Morte. Questo processo lascia un marchio esclusivo su tali individui, che può essere percepito e compreso da anime gemelle, sebbene generalmente causa paura e altre reazioni sfavorevoli nelle persone ordinarie.

Il mondo ordinario e tutte le realtà governate dall’ego odiano la morte perché segna l’annullamento di tutti i loro sogni illusori. Morte e malattia possono essere dolorosi, tuttavia, come scrive Alan Watts “quello che li rende problematici è che sono vergognosi per l’ego. È la stessa vergogna che proviamo quando siamo colti in fallo, come quando un vescovo viene scoperto con le dita nel naso o un poliziotto in lacrime. Perché l’ego è il ruolo, la ‘finzione’, che il proprio sé interiore è permanente, che ha il controllo dell’organismo, e che mentre ‘ha’ le esperienze non ne è coinvolto. Dolore e morte svelano questa finzione perché la sofferenza è quasi sempre accompagnata da un senso di colpa, una sensazione che è ancor più difficile spiegare quando la finzione è inconscia. Da qui l’oscura ma potente sensazione che non si dovrebbe soffrire o morire…”[ii]

La Morte, collegata anche con il numero 13 e la relativa Triskaidekaphobia, è spesso percepita come una delle carte più terrificanti. Tuttavia è così solo quando ci conformiamo a una percezione illusoria della realtà basata sulla negazione e sul condizionamento dell’ego. La morte fa parte di un importante processo naturale che si manifesta ciclicamente in tutti gli aspetti della vita, e che apporta trasformazione, rinnovamento e guarigione. La carta della Morte annuncia semplicemente questo. Potrebbe segnalare il momento di completare qualcosa, includendo anche l’emergere di nuove cose da cominciare. Questo mi rammenta la canzone di Mike Scott, suonata tradizionalmente alla fine della Settimana di Esperienza alla Fondazione Findhorn, che dice “questa non è la fine, è appena l’inizio.”

La carta della Morte annuncia un imminente e radicale sgombero, la conclusione di una routine o una modalità familiare. Piuttosto che il processo di trasformazione stesso, questa carta indica il momento esatto in cui lasciamo andare vecchi modelli e ci apriamo alla trasformazione. Questo può apparire crudele o senza possibilità di appello, tuttavia spesso è una benedizione mascherata, in grado di provocare una grande trasformazione nella vita, una luminosa rinascita che il soggetto non avrebbe mai sperimentato senza l’intervento di una situazione drastica. La rosa bianca sullo stendardo è una rappresentazione di rinascita ed è presente per onorare l’atto del rilascio, del perdono. Questa carta fornisce un notevole supporto nel dissipare qualsiasi forza nociva o predatoria che blocca l’avanzamento dell’anima nel suo luminoso viaggio. È una carta di fiducia perché implica arrendersi a un cambiamento importante e a una perdita apparente, confidando in un bene più grande che arriverà come risultato. La meditazione e i viaggi sciamanici sulla Morte possono consentirci di guadagnare maggiore consapevolezza su tutto questo, intensificando la guarigione del processo di rilascio e preparandoci ad accogliere i doni che seguiranno.

“Lo sciamano in te vive quotidianamente con il senso della morte, mentre il resto di te lotta con il pensiero deprimente che la vita presto finirà. Penso che sia come dice lo sciamano: solo il senso della morte imminente ti scuote a staccarti dai tuoi momentanei attaccamenti e paure, dal tuo interesse nei programmi che hai fatto. E così lo stregone saluta la morte come la fine di uno stile di vita che da lungo tempo ha esaurito la sua energia. Lo sciamano trova trasformazione ed estasi, non tragedia e fallimento, nella morte.”[iii]

La morte ci sfida a fermarci e ad espandere i nostri orizzonti. Spesso questo è causato da momenti di avversità, fondamentalmente quando siamo forzati a porre fine a certi schemi meccanici nella vita. La concentrazione principale nella vita di tutti i giorni è sul fare. Continuiamo a correre di qua e di là per fare qualcosa finché siamo costretti a fermarci da una malattia o dalla morte. Per questo per molte persone l’unica opportunità di smettere di fare e cominciare ad essere si presenta quando sono messi a confronto con situazioni in cui sono in pericolo di vita. Il paradosso è che oltre la tragica e spaventosa percezione ordinaria della morte, esiste uno spazio dove le cose sono molto più semplici e serene. Se moriamo o affrontiamo una morte imminente, tutte le nostre responsabilità e gli obblighi immediatamente svaniscono. Ci fermiamo e ci focalizziamo sull’essere, mentre il mondo continua ad essere occupato a fare. Prendendo di proposito tempo per morire, mentre siamo ancora in vita, diventiamo più vivi nel presente. Per esempio, puoi provare a fermarti proprio adesso, diventando consapevole del tuo respiro, come se stessi esalando i tuoi ultimi respiri.

Prendere del tempo regolarmente per meditare o viaggiare sciamanicamente ci consente di imparare l’arte guaritrice della morte, fermarci e connetterci con la nostra natura multidimensionale, che è invero l’unica parte in noi che può superare la morte, che continua a vivere mentre ogni altra cosa svanisce, così la Morte arriva sempre come un banco di prova dei nostri pensieri, emozioni e intenzioni, da quando AFS Bogus dice, “sol chi non si defila dinanzi alla morte è persona verace”[iv]

[i] La citazione in questa nota non è necessariamente collegata all’articolo, credo tuttavia che sia ok, considerando che solo l’1% dei lettori guarda le note. “La morte è una delle poche cose che si possono fare facilmente restando distesi. La differenza tra sesso e morte è che la morte la puoi fare da solo e nessuno ride di te” Woody Allen
[ii] Alan Watts, Psicoterapie Orientali e Occidentali, Astrolabio Ubaldini, 1978
[iii] Arnold Mindell, Il Corpo della Sciamana, Il Cerchio della Luna, 2000
[iv] AFS Bogus, “Letter to Francesko Saint”, 2 novembre 1986 in Provordo Etnai Pratinindhe Pradhikara Southern Europe Archives, year 1986

L’Eremita – Vergine: Viaggio astrosciamanico nei Tarocchi

Febbraio 13, 2015 by admin

RWS_Tarot_09_HermitNel sistema esoterico della Golden Dawn l’Eremita è associato al segno della Vergine.

L’immagine del saggio eremita ha svolto sin dai tempi antichi un ruolo di gran rilievo nell’immaginazione popolare. Il ritiro dalla vita ordinaria e l’attenzione totale rivolta alla ricerca della verità erano molto apprezzate, specialmente perché coincidevano con qualità sante ed un’attitudine di servizio devoto verso coloro che non si “ritiravano”.

Nel Tarot of the Saints di Robert Places, l’Eremita è rappresentato da Sant’Antonio Abate, che è tradizionalmente ritratto con una piccola campana, un maiale a lato e una grande croce a forma di T (il tau). Similmente a San Francesco, Antonio fu colpito da un passo del Vangelo di Marco, “Vai, vendi quello che hai, e donalo ai poveri”, che è quello che egli fece. Tuttavia, a differenza di Francesco, Antonio trascorse la maggior parte della sua vita in preghiera e ascetismo solitari. Il suo esempio e i poteri miracolosi di cui era dotato attirarono molte persone per guarigione e guida spirituale.

In molti mazzi di tarocchi, compreso il Rider Waite Tarot, la carta dell’Eremita ritrae un uomo anziano con una veste e cappuccio monacale, eretto sulla neve di un picco di montagna, mentre tiene nella mano destra una lanterna con una stella a sei punte, associata con l’esagramma del Sigillo di Salomone, o Shatkona (rappresentante l’unità divina e la fusione delle polarità), e un bastone di legno nella sua mano sinistra. La mano destra tradizionalmente è in relazione con l’intento consapevole, che è qui associato con la luce, la saggezza della lanterna e la capacità di unire gli opposti (il Sigillo), mentre la mano sinistra rappresenta ciò che è rilasciato, ossia il potere mondano del sentiero patriarcale (il bastone).

Similmente a Gandalf nello Lo Hobbit e Il signore degli anelli, l’Eremita, oltre a tenere un bastone, è vestito di grigio, il colore che s’associa al Mondo Medio e che integra gli opposti del Mondo Alto (bianco) e del Mondo Basso (nero). Tuttavia, a differenza di Gandalf o altri simili maghi, l’Eremita non è in relazione con l’uso soprannaturale del potere o con lotte aperte con le forze del male, sebbene la lotta avviene ad un livello interiore e spirituale, come nella tradizione del combattimento o guerra spirituale contro il demonio, tipica di Sant’Antonio abate e altri santi.

Per mezzo della meditazione, il silenzio, la contemplazione e l’umiltà, l’Eremita si muove oltre i conflitti tra le polarità, raggiungendo una vetta di saggezza iniziatica, che egli condivide senza sforzo, e forse senza avvedersene, con coloro che vivono ancora nell’ignoranza e illusione. Dalla cima della montagna egli guarda in basso, tenendo la lanterna come per illuminare il sentiero dei ricercatori che si arrampicano e potrebbero facilmente perdersi. Egli è compassionevole e protettivo, tuttavia non è disposto a discendere, o a fare compromessi con coloro che chiedono aiuto dal basso e non sono disposti a salire. La sua funzione è di erigersi come faro luminoso, così che il picco può essere reso visibile per chiunque è disposto a raggiungerlo.

L’Eremita opera come faro interiore, in rappresentanza di quella parte dentro di noi che può scollegarsi dal caos emotivo e mentale della realtà separata, per entrare in rapporto con la nostra vera intenzione e saggezza originaria. La sua presenza emerge ogni volta che ci perdiamo e siamo disposti a trovare il nostro vero orientamento, quando scegliamo di ritirarci dalle distrazioni del mondo esterno, per focalizzarci internamente e abbracciare una ricerca solitaria della verità. Egli risplende da dentro, fornendo una guida lucente e dirigendo i nostri passi sul sentiero che è necessario che percorriamo al fine di realizzare il nostro potenziale più alto.

Quando la lanterna dell’Eremita colpisce la nostra vita, questo è un segno che abbiamo bisogno di lasciare andare il nostro coinvolgimento con il mondo e prenderci del tempo per riflettere e restare in solitudine. C’è un bisogno vitale di mettere in discussione il modo in cui abbiamo vissuto, smettendo di muoverci come robot e assumendo responsabilità per ritrovare la nostra fonte originaria.

Meditazione, silenzio, contemplazione, solitudine e qualunque forma di ritiro spirituale svolgono un ruolo importante in questo stadio. Esse possono essere il risultato di una scelta volontaria o arrivare inconsciamente mediante l’azione dell’anima tramite malattie, prigionie o altre forme di solitudine obbligata.

La solitudine è l’elemento chiave per l’Eremita, e la prima associazione che la maggior parte delle persone riceve con riferimento a questo personaggio. Tuttavia, come direbbe Osho, l’Eremita è “solitario” (alone), ma non “solo” (lonely).

“C’è una gran differenza tra essere solitario ed essere solo. Quando sei solo pensi all’altro, l’altro ti manca. Essere soli è uno stato negativo. Senti che sarebbe meglio se l’altro ci fosse – il tuo amico, tua moglie, tua madre, il tuo amato, tuo marito. Sarebbe meglio se l’altro ci fosse, ma l’altro non c’è. Essere soli è l’assenza dell’altro. Essere in solitudine significa essere in presenza di se stessi. La solitudine è molto positiva . E’ una presenza, una presenza che fluisce abbondante. Sei così pieno di presenza che puoi riempire l’intero universo con la tua presenza e non c’è bisogno di nessuno.” (Osho, The Discipline of Transcendence, Vol. 1, Cap. 2)

Come dice il monaco trappista Thomas Merton: “La persona solitaria, ben lontana da chiudersi in se stessa, diventa una con tutti. Partecipa della solitudine, della povertà, dell’indigenza d’ogni essere umano.”

L’Eremita ci confronta con la consapevolezza che i nostri veri obiettivi non hanno nulla a che fare con ciò che è pubblicizzato nella realtà consensuale, che c’è una dimensione più profonda oscurata dal mondo esterno e che può essere esplorata solo se prendiamo l’iniziativa di farlo, anche se ciò significa abbracciare la solitudine. Tutte le ambizioni e i conforti ordinari perdono la loro presa arrogante, mentre il desiderio per la verità regna supremo come l’unico requisito in grado di riscaldare l’anima. Il primo passo è incontrare l’Eremita e riconoscere la solitudine.

La solitudine(all-oneness) è la nostra vera natura. Siamo sempre soli. Siamo giunti in questo pianeta in solitudine e lo lasceremo in solitudine. E pure durante il nostro intero soggiorno in questo mondo continuiamo ad essere solitari, sebbene ce ne possiamo dimenticare o possiamo fingere che non sia il caso.

Solo se l’incontro con l’Eremita ha successo, il ricercatore potrà ritornare e dispensare i suoi dono al mondo esterno. La maggior parte di coloro che hanno contribuito benedizioni e amore in questo pianeta lo hanno fatto dopo aver trascorso molto tempo in solitudine. Come dice Osho “il vero amore non è la fuga dalla solitudine, il vero amore è una solitudine abbondante. Uno è così felice nell’essere in solitudine che desidera condividerla – la felicità vuole sempre essere condivisa. E’ troppo grande, non può essere contenuta, come un fiore non può trattenere la sua fragranza, deve essere liberata.” (Osho Talks on CD)

L’Eremita è la chiave per le vere sacre relazioni. Le sacre relazioni non hanno nulla a che vedere con l’idea convenzionale dei compagni dell’anima, o altri concetti come fiamme gemelle, anime gemelle o raggi. Queste relazioni sono basate sulla premessa che qualcuno è l’altra metà della mia anima e che ho bisogno di lui o lei per essere completo. In una relazione sacra io non sono la metà di un intero con un altro, siamo entrambi un intero, come dice Un corso in miracoli.

“Ciascuno ha guardato dentro e non ha visto alcuna mancanza. Accettando la propria completezza, la vuole estendere unendosi con un altro, intero come lui. Non vede differenze tra questi sé, perché le differenze sono solo del corpo. Quindi non vede nulla che vorrebbe prendere. Non nega la propria realtà perché è la verità.” (UCIM, Cap. 22, Introduzione 3:2-6).

L’Eremita e la Vergine segnano un intenso processo di trasformazione inteso a fornire gli strumenti che possono permettere all’anima di muoversi dall’arena dolorosa delle relazioni separate al regno delle vere relazioni.

Questo arcano indica un momento di transizione, che può condurre a un cambio radicale di prospettiva nella vita, una rinascita e un risveglio al proprio autentico sentiero. Ciò è promosso mediante un lavoro interiore profondo, meditazione o pratica sciamanica, e pure attraverso il ritiro in luoghi nella natura, allineandosi con i ritmi della terra e coltivando il silenzio. Il ritiro dalle interazioni sociali, le preoccupazioni mondane e le attività stressanti è inteso a cambiare il punto di focalizzazione dal esterno a interno, dalla vita ordinaria alla realtà, così che la relazione primaria dimora con il nostro vero Sé.

“La solitudine dell’Uomo e, in vero, la solitudine di Dio. Ecco perché è una cosa così grande per un uomo scoprire la sua solitudine e imparare a vivere in essa. Perché lì egli comprende che lui e Dio sono uno: che Dio è solitudine così come lui stesso è solo. Che Dio vuole essere solo nell’uomo.” (Thomas Merton)

Franco Santoro

La Forza – Leone: Un viaggio astrosciamanico nei Tarocchi

Febbraio 13, 2015 by admin

strengthDopo l’Imperatore, il Papa, gli Amanti e il Carro questo viaggio introduttivo attraverso gli Arcani Maggiori raggiunge la Forza, che secondo il sistema esoterico del Golden Dawn, è associata al segno del Leone.

Nei Tarocchi di Rider Waite la carta della Forza mostra una donna bionda, con il simbolo dell’infinito sospeso sulla testa, nell’atto di ammansire un leone chiudendo gentilmente, quasi giocosamente, ma con fermezza, le sue fauci. Usa anche una catena di fiori come un giogo per condurre il leone, che si aggiunge alla leggerezza e al potere complessivi della carta, suggerendo le parole di Gesù in Matteo 11:28-30 “Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime. Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero”

Questa carta è una via d’accesso alla natura esoterica della Forza. Molti esseri umani sembrano gravarsi di futili espressioni di potenza. Fanno affidamento sulla loro forza, preoccupandosi del volume dei loro muscoli, di ricchezza e prestigio, e competono strenuamente per conquistare potere e sicurezza. Così vivono sull’orlo della tomba, lottando per ignorare la loro inalterabile data di scadenza, che inevitabilmente spazzerà via tutti i loro simboli di forza. Ed è questa sottile consapevolezza di temporaneità che causa tutte le incessanti tensioni e ansietà che caratterizzano la nostra realtà. “Se hai fiducia nella tua forza, hai tutte le ragioni per essere apprensivo, ansioso ed impaurito. Cosa puoi predire o controllare? Cosa c’è in te su cui si possa contare? (UCIM  L47.1). In un batter d’occhio tutte le nostre risorse e comodità possono disintegrarsi. “In un momento tutto può cambiare” canta Hilary Duff in Fly.

La Forza descritta da questa carta è la vera chiamata del Vangelo, l’invito a non faticare invano e a ricevere il regalo di Cristo di amorevole pace e riposo che è disponibile ogni qualvolta scegliamo di lasciar andare la lotta per la forza personale. “Mia forza e mio canto è il Signore, Egli mi ha salvato” (Esodo 15;2). Ciò che sta alla base di questa scelta è l’accesso al mistero della Forza, una forza che scaturisce da una vera resa alla volontà di Dio e dalla capacità di accettarla come la propria unica fonte di rifugio. “Vengono meno la mia carne e il mio cuore, ma la roccia del mio cuore è Dio, è Dio la mia sorte per sempre.” (Salmi 73:26). Tuttavia ciò non è perseguibile attraverso la mente razionale, e vi si può accedere soltanto se siamo disposti ad affrontare le nostre paure e desideri inconsci. La vera forza non è il risultato della repressione e del rifiuto, né è basata sul controllo di ciò che minaccia la sicurezza individuale, o delle idee collettive e credenze spirituali. L’ammissione al mistero è concessa quando lasciamo andare la forza arbitraria di questo mondo separato, e decidiamo di affrontare la forza sconosciuta della nostra natura multidimensionale.

Il Leone rappresenta tutte le energie, emozioni e sensazioni che sono state espulse dalla nostra Configurazione Umana Arbitraria (CUA) per produrre l’ego separato, con il quale molti esseri umani si identificano. Il primo passo per andare oltre questa falsa identità implica la decisione “di prendere il giogo di Dio” e rivolgersi alla propria autentica fonte di Forza. Questo equivale a connettersi con lo Spirito Guida o, come nel primo stadio del Rituale di Base del Sacro Cono, allinearsi col proprio Intento collegato alla Funzione. La risoluzione che “Dio è la forza in cui confido” (UCIM, L47) è il primo passo, che permette ad un secondo e più fondamentale passo di emergere.

Con quest’ultimo passo, come nel secondo stadio del Rituale di Base, l’identità dell’ego si sbriciola come un vaso di Pandora e tutte le precedenti energie represse sono rilasciate. Ciò distrugge ogni vano attaccamento alla configurazione umana arbitraria, mentre fornisce anche la forza necessaria che permette di andare oltre e svela lo scopo del nostro intento originale, che emerge nel terzo stadio. Situazioni di paura e ansia si rivelano per essere abbandonate una ad una, lasciate scivolare via, per raggiungere il nostro luogo di vera forza.

“Riconoscerai di averlo raggiunto se sentirai un senso di pace profonda, anche se brevemente. Lascia andare tutte le cose triviali che si agitano e ribollono sulla superficie della tua mente, e raggiungi il Regno dei Cieli, al di sotto di esse. C’è un posto in te dove c’è pace perfetta. C’è un posto in te dove nulla è impossibile. C’è un posto in te dove dimora la forza di Dio.” (UCIM L47.7:2-6).

Nello stadio finale la separazione è rilasciata, svelando la nostra natura di esseri santi multidimensionali e lasciando il nostro precedente sé come un canale pulito attraverso il quale la forza di Dio può rimpiazzare tutte le assurdità che c’erano prima.

“Dio è davvero la tua forza, e ciò che Egli dà è dato veramente. Questo significa che lo puoi ricevere ovunque tu sia ed in qualsiasi momento, in qualsiasi luogo e circostanza in cui ti trovi. Il tuo passaggio attraverso il tempo e lo spazio non è casuale. Non puoi che essere nel posto giusto e al momento giusto. Tale è la forza di Dio. Tali sono i Suoi doni.” (UCIM L42.2:5)

Il terzo passo è il risultato della gioiosa implementazione dei due precedenti stadi, esemplificata dalla pacifica e gentile interazione tra la donna e il leone. Qui la Forza non è basata sulla capacità di sopportare sacrifici e sofferenze. Non è un tiro alla fune tra il sé inferiore e superiore, bene e male, purezza e peccato. Non è una crocifissione, un martirio o altri crudeli indicatori della desolata follia indotta dalla Configurazione Umana Arbitraria (CUA). La Forza è un processo pacifico e gentile, e non potrà mai essere conseguito, a meno che non abbraccio lo spirito innocente dell’infanzia senza preconcetti. Lasciare andare l’ostinata ipocrisia e aprirsi gioiosamente al prodigio di Dio sono le porte del mistero della vera forza.

“Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te. Tutto mi è stato dato dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare.” (Matteo 11:25-30)

A questo punto propongo alla tua consapevolezza alcune domande.

Come ti senti quando leggi di cose nascoste ai sapienti e agli intelligenti e rivelate soltanto ai bambini? Vedi immediatamente te stesso come uno di quegli intelligenti e razionali? O ti vedi invece come uno di quei bimbi cui le cose nascoste sono state rivelate? O forse vedi te stesso come entrambi, dimenticando o rinunciando alla conoscenza interiore del tuo cuore, abbracciando le idee di altri e mendicando una guida, e poi, di tanto in tanto, ricordando la tua vera fonte di sapienza ed aprendoti alla tua Forza? Quali cose ti sono state rivelate fin da quando eri bambino, e ogni volta che hai permesso a te stesso di essere un bambino? Dove dimora la tua vera Forza? Che cosa hai da dire in proposito? E che cosa ha da dire la tua Forza?

Il Leone tradizionalmente risplende come il più importante emblema di potere regale e oro alchemico. Rappresenta le qualità del Sole, che non è il falso sole che viene e va, cambiando drasticamente i suoi effetti sugli esseri umani in base ai mutamenti stagionali o giornalieri. È il Cristo, il radiante potere di Dio e la Luce del Mondo. Il vero Sole concede generosi doni in ogni momento. Appartiene a un mondo di cui la nostra arbitrarietà umana è semplicemente la più pallida e povera imitazione, preceduta da molti altri regni. Questi domini, sebbene ancora separati, sono molto più reali del nostro mondo finto. I loro doni sono accessibili solo a coloro che hanno occhi per vedere oltre il mondo delle ombre dell’esperienza umana ordinaria. E tuttavia questi regni esistono anche all’interno della stessa configurazione umana arbitraria. Sebbene questa configurazione sia basata sulla separazione è tuttavia il sottoprodotto di altre realtà e non può esistere senza di esse, proprio come le ombre devono la loro sopravvivenza agli oggetti che si trovano tra la loro superficie e la fonte di luce.

Quella che percepiamo come realtà è semplicemente una copia indistinta di altri mondi pronti ad emergere se lasciamo andare il nostro attaccamento vittimistico alla realtà consensuale. L’integrità del ricercatore spirituale è basata sull’ottenimento di un incontro diretto con Dio, per trovare la verità, non importa dove o cosa sia, e nonostante tutte le paure e i pregiudizi collettivi riguardanti tale verità. Qui la Forza non è la capacità di avere successo nel mondo competitivo e provare la propria superiorità sugli altri. È il potere di abbracciare pienamente il nostro spirito avventuroso ed impegnarci gioiosamente con Dio come bambini innocenti e giocosi. “Perché ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini.” (1 Cor 1:25).

È durante i loro giochi che i quattro bambini in Le Cronache di Narnia escono dalla realtà ordinaria e raggiungono un mondo dove alla fine incontrano Aslan, il Gran Leone. E man mano che le loro avventure si espandono scoprono altri mondi dentro i mondi. “Quanto più lontano vai, tanto più grande diventa ogni cosa. L’interno è grande come l’esterno” spiega il Signor Tumnus (il fauno) a Lucy Pevensie (la più piccola dei quattro bambini) nel settimo ed ultimo libro di Narnia, L’Ultima Battaglia. Lucy comincia a vedere sempre più chiaramente. Si rende conto che il giardino non è un giardino ma un intero nuovo mondo, con fiumi e foreste, montagne e cascate. E tuttavia non è affatto strano, perché lei lo conosceva già.

“Vedo”, dice “questa è ancora Narnia, e più reale e più bella della Narnia laggiù, proprio come era più reale e più bella della Narnia fuori della porta della Stalla. Vedo… un mondo dentro un mondo, Narnia dentro Narnia.” “sì” dice il Signor Tumnus, “come una cipolla, tranne che se continui ad andare sempre più verso l’interno, ogni cerchio è più grande dell’ultimo.” E Lucy commenta “anche nel nostro mondo una volta una Stalla aveva qualcosa dentro più grande di tutto il nostro mondo.” “In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come bambini, non entrerete nel regno dei cieli.” (Matteo 18:3)

Nei Tarocchi di Rider Waite la Forza è l’ottava carta degli Arcani Maggiori. È una collocazione controversa poiché in mazzi più recenti la stessa posizione è occupata dalla Giustizia, mentre la Forza è il numero 11. Arthur Waite e altri autori influenzati dall’Ordine della Golden Dawn  hanno scambiato le due carte, mettendo la Forza subito dopo il Carro. Questa posizione enfatizza la polarità tra Cancro (Carro) e Leone (Forza), Luna e Sole, ma in un modo in cui i loro attributi convenzionali sembrano invertiti e Cancro sta per yoga, controllo, razionalità, attacco e il maschile, mentre il Leone rappresenta tantra, rilascio, emozionalità, resa e il femminile. Anche il numero 7 appartiene al maschile magico, mentre l’8 appartiene al femminile.

“Una teoria esoterica considera l’energia sessuale come una manifestazione dei principi energetici alla base di tutto l’universo, maschile e femminile, essendo simili ai poli positivi e negativi dell’elettromagnetismo. Dalla manipolazione di quest’energia bipolare, deriva un potere “magico”. Gli occultisti considerano questi principi una scienza, né più e né meno misteriosa della moderna manipolazione scientifica dell’energia atomica.” (Rachel Pollack, 78 Degrees of Wisdom, p. 68)

Nei Tarocchi dei Santi di Robert Place, la Forza è associata a San Girolamo dottore della Chiesa tradizionale nel quarto secolo, raffigurato con un leone (vedi immagine) a causa di una leggenda descritta in Beast and Saints di Helen Waddell. Una sera San Girolamo sedeva nel monastero con altri monaci quando arrivò un grande leone che zoppicava su tre zampe e teneva la quarta sollevata da terra. Mentre tutti gli altri monaci si fecero prendere dal panico, Girolamo uscì per andare incontro al leone, salutandolo come un ospite. Il Leone tese a Girolamo la zampa ferita. Il santo vide che era stata trafitta da spine, e gliele tolse. Il leone guarì e divenne un animale pacifico e domestico, andava e veniva dal convento e offriva ai monaci i suoi servigi.

Nel mazzo di Alesteir Crowley la Forza è ricollocata all’undicesimo posto, ma è rinominata Lussuria. Qui l’enfasi è sul rilascio e la direzione dell’energia legata alle nostre emozioni più forti, incarnata esotericamente dai misteri della sensualità sacra.

La Forza si trova a un incrocio decisivo sul sentiero dell’iniziazione, e annuncia l’emergere di un nuovo scenario. Ciò significa rilasciare il nostro comportamento controllato e intraprendere il sentiero della passione, attingendo al potere dei nostri desideri più profondi, senza tuttavia cedere ad essi. È lasciare andare il ruolo sostenuto in storie messe in scena da altri ed entrare nella nostra autentica storia, cavalcando infine il Leone.

© Franco Santoro

 

Voci degli spiriti di natura

Febbraio 13, 2015 by admin

51ZtGBO5VNL._AA258_PIkin4,BottomRight,-48,22_AA280_SH20_OU29_Voci degli Spiriti della Natura

di Paola Pierpaoli

Un’opera multimediale e multidimensionale potente e luminosa, frutto dell’accurato lavoro di Paola Pierpaoli (Esperienze Di Luce), un’audace impresa di guarigione tra Cielo e Terra, un passo decisivo di avvicinamento tra visibile e invisibile, tra comunicazione umana ordinaria e linguaggio della natura, un ritorno al nostro autentico idioma originario.

Le voci degli spiriti di natura raccolte da Paola Pierpaoli nelle sue passeggiate nella zona del lago di Bracciano (Roma). Si tratta di un libro multimediale con rare fotografie di alberi antropomorfi, disegni pieni d’ispirazione, widgets, audio e un video. È adatto sia per adulti sia per bambini, e può essere letto e visionato anche come una fiaba.

Clicca qui per il video.

Disponibile su iTunes Store, su Google Play e su Amazon (versione per Kindle)

Clicca qui per accedere al libro.

Clicca qui per gli eventi di Paola Pierpaoli.

Sito: www.esperienzediluce.net

I grandi sogni

Febbraio 13, 2015 by admin

indexDurante il sogno la nostra anima intraprende un viaggio ed entra in rapporto con una dimensione di sapienza profonda che emana da un passato antichissimo e si estende fino al nostro presente e avvenire.

Questa sapienza si rivela attraverso grandi sogni, vale a dire esperienze oniriche in cui i miti e le leggende della storia della Terra si esprimono in modo diretto.

I grandi sogni, spesso rari nella vita delle persone ordinarie, possono essere riconosciuti dal fatto di destare al risveglio profonda meraviglia, tanto da sentire l’urgenza di raccontarli.

Tra molte popolazioni tribali questi sogni sono considerati come un messaggio da parte degli Spiriti, e tutta la comunità vi partecipa perché il sogno non è visto come un’attività personale, ma viene considerato una pratica collettiva.

La visione di chi sogna può fornire indicazioni valide per l’intero gruppo.

Questi popoli riconoscono i sogni come una parte molto importante della loro epica.

Per epica si intendono qui i luoghi e i percorsi toccati dall’anima, le mitologie ereditate dagli antenati e dalle tradizioni passate, le storie della famiglia d’origine, gli eventi più significativi della vita, e tutti i modelli e i sentieri che ci collegano all’immensità dell’universo.

Franco Santoro

Immagine: “Sweet Dreams” di Sophie Gengembre Anderson

Protetto: Introduzione ai viaggi nei 12 Settori, Primo Livello Base

Febbraio 13, 2015 by admin Lascia un commento

Questo contenuto è protetto da password. Per visualizzarlo inserisci la password qui sotto.

Protetto: Lezione Due, Primo Livello Base

Febbraio 13, 2015 by admin Lascia un commento

Questo contenuto è protetto da password. Per visualizzarlo inserisci la password qui sotto.

Pesci

Febbraio 13, 2015 by admin

12 Pisces post2 copyNel ciclo annuale il segno dei Pesci svolge un ruolo cruciale poiché rappresenta il culmine del processo di gestazione dell’intento messo in atto alla nascita e aggiornato con l’equinozio di primavera dell’anno precedente.

È un periodo molto delicato, in cui nuovi talenti e doni prendono forma e si preparano ad emergere, in un contesto tuttavia in cui potremmo ancora non capire che cosa sta effettivamente emergendo.

Ciò richiede focalizzazione, cura e prontezza, così da prendere al volo l’opportunità di fare nascere coscientemente quanto si allinea con il nostro potenziale autentico, in armonia con le esigenze di trasformazione del pianeta. A questo riguardo, l’energia dei Pesci ci incoraggia a uscire dal limbo della nostra vita personale per espanderci nella consapevolezza collettiva, diventando sensibili al ruolo che possiamo svolgere oltre gli angusti confini dell’idea che ci siamo fatti su noi stessi. Possiamo, in effetti, comprendere i nostri talenti emergenti quando siamo disposti a rischiare e metterci in gioco, diventando visibili per vecchie e nuove persone, che spesso sono in grado di comprendere e apprezzare quanto non riusciamo a riconoscere in noi stessi.

Dopo molti anni di esperienza con individui alla ricerca del loro potenziale, è un dato evidente che la maggior parte delle persone sono incapaci di identificare i loro talenti, che non solo non li riconoscono, ma che molto spesso li considerano negativi e dannosi, tratti da estirpare o reprimere. Succede quindi che le circostanze che li portano a farli emergere sono in genere accidentali e fortuite, la conseguenza di errori o momenti insoliti di coraggio, in cui il riscontro positivo esercitato da chi ne è testimone svolge un ruolo cruciale.

A questo riguardo è molto importante rivolgere apprezzamenti diretti ogni volta che identifichiamo dei talenti in qualcuno, anche se può apparire ridicolo farlo perche siamo sicuri che si tratti di qualcosa di ovvio. Ciò che è ovvio per noi può non esserlo affatto per la persona in questione.

Tra tutti i segni i Pesci è quello più vicino all’esperienza di una coscienza olistica e multidimensionale. Posto all’ultimo stadio del cerchio zodiacale, rappresenta il picco potenziale della coscienza umana. Qui lo Zodiaco raggiunge il suo stadio finale e può compiere un salto quantico, muovendosi in una nuova configurazione, o ricominciare tutto da capo, ripartendo dall’Ariete.

I Pesci hanno la chiave della soglia proibita della Zodiaco, quella che consente il movimento verso un livello più alto, il passaggio dal cerchio alla spirale, la liberazione dal circolo vizioso. Durante il periodo dei Pesci, possiamo avere esperienze con questa soglia, bagliori di realtà alternative, di inediti modi luminosi di essere, insieme anche a sensazioni di confusione, paura, smarrimento.

L’allineamento con l’essenza dei Pesci fornisce la capacità di svelare i tratti più profondi della nostra natura. Questo è possibile quando blocchi e rancori sono stati efficacemente liberati attraverso il viaggio nei segni precedenti. Se questo non è il caso, i Pesci possono apportare incubi, agitazione e illusioni.

I Pesci comprendono l’intera gamma delle identità, consce e inconsce, che abbiamo adottato per vivere nel mondo. Con questo segno esiste l’opportunità di riconoscerle, comprendendo la loro unità originaria e mettendo fine all’incubo della separazione.

© Franco Santoro, info@astroshamanism.org

 

Vesta

Febbraio 13, 2015 by admin

indexVesta era la dea romana della sacra fiamma e del focolare domestico.

Estia, il nome greco di Vesta, significa “focolare”, e precisamente il fuoco sacro che brucia nel cuore della casa, nel mezzo del tempio e nel centro di una città. Questo focolare ha una forma rotonda, così come il simbolo di Vesta è il cerchio e i suoi templi sono circolari. Il fuoco è sito all’interno di un cerchio, esemplificando l’unione tra asse verticale (fuoco) e asse orizzontale (cerchio).

Vesta e il fuoco sacro, l’asse verticale, l’accesso diretto al Divino, sono una cosa sola. La sua presenza evoca immediatamente l’unione di ogni apparente dualità, il recupero delle nostre parti frammentate, l’allineamento del mondo visibile e invisibile con la matrice dell’essere, il Centro, Dio.

Vesta rappresenta il punto di focalizzazione, l’area di assemblaggio, che consente a ogni vicenda della vita di essere ricondotta alla sua essenza originaria, il portale di accesso alla nostra natura multidimensionale e ai nostri doppi dimoranti in tutti gli universi paralleli e dimensioni possibili.

Figlia di Crono e Rea, Estia appartiene alla prima generazione degli dei olimpici, ed è la primogenita, seguita, in ordine di nascita da Demetra, Era, Ade, Poseidone e Zeus. Subito dopo la sua nascita, Crono la divorò insieme a tutti gli altri figli, ad eccezione del più giovane, Zeus. Questi costrinse poi Crono a liberare i suoi fratelli e sorelle, che riemersero in ordine inverso, per cui Estia fu la prima ad essere ingoiata e l’ultima ad uscire. Quindi Estia è sia la più anziana sia la più giovane tra i figli.

Estia faceva parte del cerchio delle Dodici Divinità in uso nell’antica Grecia e Roma, ma era l’unica a non abitare sull’Olimpo e a non occupare di fatto il suo trono.  In seguito sembra che rinunciò al suo seggio olimpico per consentire l’ingresso di Dioniso. Il suo ruolo di potere tra le divinità antiche è piuttosto incerto e ambiguo. Di fatto, esistono poche documentazioni su Estia, o meglio quanto è disponibile risulta poco comprensibile per le menti degli studiosi contemporanei. Secondo una prospettiva sciamanica Estia è sia la dodicesima sia la tredicesima, ed esemplifica la capacità di spostarsi dall’asse orizzontale a quello verticale, di mutare forma e adempiere distinte funzioni comprensibili solo secondo una prospettiva multidimensionale. Per certi versi questa caratteristica è comune anche a Dioniso.

L’iconografia di Estia e del suo equivalente romano, Vesta, è piuttosto limitata ed è difficile comprendere se i suoi ritratti si riferiscono alla dea o alle sue sacerdotesse. In genere è rappresentata dal focolare o mentre tiene in mano un bastone.

Esistono anche pochi miti che la riguardano. Alcuni di essi concernono la sua castità.

Vesta era molto bella e avvenente, tanto da giungere a far combattere Apollo e Nettuno per la sua mano. Vesta li rifiutò entrambi e chiese a Giove di rimanere per sempre vergine.

Priapo, in un altro mito, provò a violentarla, ma un asino ragliando svegliò la dea e i restanti dèi, mettendo il villano in fuga. Vesta riuscì inoltre a non farsi tentare dalla seduzione di Venere, rifiutandone il modello e diventando così la sua controparte casta.

Vesta identifica un archetipo al di fuori degli stereotipi femminile. Essa non è né donna madre né donna amante. Non è donna in funzione del suo rapporto con l’uomo o con i figli. È semplicemente donna, indipendente, che è in funzione solo del suo rapporto con il fuoco sacro, con Dio.

Vesta era molto popolare a Roma, dove ogni pasto iniziava e finiva con un’offerta in suo onore. Riceveva anche la parte migliore di tutti i sacrifici celebrati nei templi degli altri dei romani.

La sua presenza nelle case permetteva ad una casa di essere considerata tale. Per consacrare una casa, per esempio, dopo uno sposalizio, era necessario accendere una torcia dal focolare domestico di una vecchia casa e portare il fuoco in quella nuova. Vesta svolgeva la stessa funzione di collegamento anche per grandi residenze, templi, villaggi e città. Ogni volta che si fondava una nuova città o si apriva in tempio, il fuoco di uno spazio già stabilito era usato per attivare il focolare di quello nuovo.

Al compimento del quinto giorno dalla nascita di un figlio, questi era fatto ruotare intorno al focolare, come atto di entrata ufficiale nella casa.

Vesta e le sue sacerdotesse (Vestali) erano scelte dal Pontifex Maximus, l’autorità religiosa suprema dell’antica Roma, ad un’età tra sei e dieci anni. Il loro servizio durava trent’anni: dieci di iniziazione, dieci di esercizio delle loro funzioni, dieci come insegnanti di novizie.

Le Vestali erano votate alla castità e a una vita laboriosa compensata con grandi privilegi e onori. Esse erano le uniche donne romane ad avere pieni poteri giuridici, potevano spostarsi in lettiga precedute da littori e presenziare in prima fila in ogni avvenimento di rilievo.

Erano vestite interamente di bianco e il loro abbigliamento si componeva di una tunica, una stola, un mantello e un velo (suffibulum) con cui si coprivano tutto il capo ad eccezione della fronte e dell’attaccatura dell’acconciatura.  Oltre a custodire il fuoco sacro, le Vestali raccoglievano l’acqua dalle fonti sacre, preparavano le focaccie sacre a base di farro (mola salsa), precorritrici del pane eucaristico, custodivano oggetti sacri e gestivano la ritualità quotidiana del tempio di Vesta.

Secondo una versione non accertata, la verginità delle Vestali non era assoluta: dovevano astenersi da ogni relazione sessuale basata sulla procreazione, sull’amore romantico o sensuale, ma potevano impiegare l’energia sessuale nel rapporto con l’asse verticale per garantire l’equilibrio tra gli dèi e le realtà multidimensionali.

In tempi antichi il termine vergine si riferiva a una donna indipendente, completa e autonoma, piuttosto che allo stato fisico di verginità.

L’archetipo di Vesta non è avverso alle relazioni o al sesso. Ella semplicemente non vuole compagni o amanti, né figli o famiglie, che la distolgono dalla sua connessione con la multidimensionalità dell’esistenza, con la realtà interiore, con l’essenza del nostro essere.

L’asteroide Vesta è considerato da alcuni astrologi come uno dei governatori del segno della Vergine e dello Scorpione. Quando la connessione con questo asteroide è forte, è vitale il tempo e lo spazio per stare da soli o per dedicarsi ad attività o lavori estremamente creativi.

La posizione di Vesta nella carta natale può indicare le aree in cui una persona è impegnata in qualcosa di più grande degli aspetti ordinari della vita e gioiosamente sacrifica se stessa a beneficio del tutto.

Vesta, in generale, favorisce il ritiro dalla sfera delle relazioni e delle attività convenzionali, e la ricerca interiore ad un livello sia spirituale sia molto pratico. E’ quella forze che ci assiste quando perdiamo il rapporto con il nostro sé profondo, quando investiamo energie eccessive nell’interazione con gli altri.

Vesta è collegata con il ruolo di sorella, sia come sorella che, soprattutto, come qualcuno con cui la relazione è profonda e intima ma priva di sessualità o associazione convenzionale.
Vesta dà anche indicazioni essenziali su come l’energia sessuale può essere impiegata in modo sacro per la guarigione. Questo è particolarmente utile a coloro che hanno problemi sessuali. Come tale Vesta è in risonanza sia con la Vergine che con lo Scorpione.

Molti individui che sperimentano apparenti limitazioni, frustrazioni o deviazioni nella loro sessualità, come è percepita convenzionalmente, hanno spesso fatto una scelta precisa al livello dell’anima, che è essenziale che capiscano, per esprimere il loro potenziale e gioire del loro proposito nella vita. La relazione con Vesta può aiutare e supportare il riconoscimento della propria vera natura sessuale e rafforzare potenziali sciamanici e di guarigione, lasciando andare colpe e condizionamenti generati da idee convenzionali e pregiudizi.

I transiti di Vesta spesso indicano un periodo di ritiro e solitudine, o l’inizio di un lavoro specifico che probabilmente diventerà un servizio sacro o una missione nella propria vita.
Vesta fu scoperta nel 1807 ed è l’asteroide più luminoso della cintura.

Il Carro – Cancro: Viaggio astrosciamanico nei Tarocchi

Febbraio 13, 2015 by admin

chariotDopo l’Imperatore, il Papa e gli Amanti, il nostro viaggio attraverso gli Arcani Maggiori continua e raggiunge il Carro. Questa carta dà un senso immediato di vigilanza, controllo e solidità, che sembra prevalere sul senso di mobilità e parata suggerita dal nome della carta.

Secondo il sistema esoterico del Golden Dawn (Ordine Ermetico dell’Alba Dorata), il Carro è assegnato al Cancro, il cui glifo appare sulla cintura dell’Auriga, assieme alla Luna, raffigurata anche su entrambe le spalle.

Nei Tarocchi di Rider Waite il Carro è condotto da una figura che indossa una robusta corazza con un quadrato bianco al centro, che enfatizza la qualità di un cuore pratico e concreto. La parte frontale del carro mostra il simbolo indù del lingam (il pene maschile) che penetra la yoni (genitali femminili) e una sfera alata. Ai suoi piedi, al posto dei cavalli, vi sono due sfingi, una bianca e una nera,[i] leggermente girate una da una parte e una dall’altra, come se tirassero in direzioni diverse. L’Auriga regge una bacchetta magica e nelle sue mani non vi sono redini per governare le sfingi, che egli sembra controllare semplicemente con la sua forza interiore. Sullo sfondo sono visibili una città fortificata e un fiume.

Il Carro è la settima carta degli Arcani Maggiori, ed enfatizza l’ordine cosmologico delle sette direzioni, esemplificando da un lato un trionfante dominio su tale ordine e la liberazione dallo stesso, mentre dall’altro l’incapacità di andare oltre questa struttura e uno stato di tragica cattività. Come settima carta, in un contesto in cui ogni stadio comprende sette delle 21 carte (escluso il Matto che è zero), il Carro rappresenta la piena maturazione del primo stadio del Rituale di Base del Sacro Cono, e l’acquisizione delle medicine spirituali delle carte precedenti, rappresentate tutte nel Carro.

Questa carta è anche l’accesso al secondo stadio, compresa la sequenza dall’ottava (la Forza o la Giustizia, dipende dal tipo di mazzo) alla quattordicesima carta (la Temperanza), che implica il rilascio dell’ego cosciente e del sé esteriore. Dopo aver completato il primo stadio la coscienza raggiunge la sua massima espansione, tuttavia questa superiorità si riferisce alla nostra realtà umana separata e non coinvolge necessariamente il Sé superiore.

Il Carro rappresenta una zona di transizione, dove sia la nostra mente multidimensionale, o Cristo stesso (il cui compito è liberarci dalla nostra identità separata), sia l’ego, che follemente ci tiene bloccati e prigionieri, coesistono. Questa, come dice l’autore di Meditazione sui Tarocchi, è la prova della quarta tentazione, la più intima e sottile.

Qui il ricercatore che ha trionfato sulle tre tentazioni dei voti tradizionali di povertà (possedere tutto senza essere attaccati a niente), castità (amare con la totalità del proprio essere) e obbedienza (unità con Dio),[ii] è tentato dalla sua stessa vittoria. È la lusinga di agire “nel proprio nome”, di percepire se stesso come il maestro invece che come il servitore, che porta all’arroganza spirituale, alla superbia e infine alla megalomania mistica, la più catastrofica delle sventure, che il Carro intende svelare e guarire.

Nello stesso testo, l’autore descrive dettagliatamente la chimica esoterica del processo che conduce alla quarta tentazione,[iii]che è il risultato della maestria sugli elementi che segue la vittoria sulle tre tentazioni. Questo processo è esemplificato da sette miracoli di grande importanza nel Vangelo di Giovanni [iv] e dai sette aspetti del nome del Maestro, o Arcobaleno della Gloria di Dio: “Io sono la vera vite”, “Io sono la via, la verità e la vita”, “Io sono la porta”, “Io sono il pane della vita”, “Io sono il buon pastore”, “Io sono la luce del mondo” e “Io sono la resurrezione e la vita”.

Il rischio è che ci si può identificare con questi aspetti, o farsi sedurre da essi e dai loro affascinanti effetti, e allo stesso tempo incoraggiare il proprio ego gonfio e fomentare inconsciamente la separazione. Questo è il pericolo maggiore per mistici, sciamani e tutti coloro che sono impegnati sul sentiero spirituale. Ciò che genera questo mondo separato, con tutte le sue miserie e rancori, prospera in una matrice molto sottile, priva di ogni apparente relazione con i suoi effetti dolorosi. È una zona spirituale pericolosa, un surrogato della presenza di Dio, intenzionalmente destinata a causare confusione e mettere alla prova coloro che aspirano sinceramente a connettersi con la vera presenza di Dio.

Gli aspetti più eclatanti della separazione, come guerre, violenza, odio o malattie, sono semplicemente il frutto di una radice mascherata, il cui processo di manifestazione si dispiega silenziosamente, velato da un baldacchino di falsa sacralità, che la maggior parte degli esseri umani sono incapaci di scoprire.

Solo ricercatori profondamente impegnati possono percepire questa matrice di separazione, ed essere in condizione di purificarla e guarirla, nella misura in cui non cedono alla quarta tentazione, che gonfia inconsciamente i loro ego come risultato della loro apparente superiorità.

È per questo che, attraverso i secoli, l’esperienza di molti santi e guaritori spirituali indica la qualità dell’umiltà come un antidoto fondamentale sul sentiero. Per questo motivo, sin dai tempi antichi la maggior parte degli ordini monastici e comunità spirituali hanno fondato le loro pratiche sullo sviluppo di questa qualità, esemplificata dal detto ora et labora (prega e lavora), l’unico rimedio preventivo contro il flagello della megalomania spirituale. L’immunità da questo grave rancore deriva anche dall’aver avuto un’esperienza diretta del Divino.

“L’esperienza autentica del divino rende umile; colui che non è umile non ha avuto un’autentica esperienza del divino”. È questa connessione che dà il dono dell’umiltà, non importa se la persona ricorda, o parla dell’esperienza o meno.

Vorrei ora aggiungere che un altro importante aspetto della megalomania, alla quale il suddetto autore non sembra far riferimento, si trova anche in tutte le forme di fondamentalismo, letteralismo e dogmatismo. Questo, secondo me, è tipico di quelle religioni e chiese, i cui rappresentanti umani hanno la pretesa di essere le più alte autorità in materia di spiritualità, morale e fede.

Mentre il segno del Cancro possiede la luminosa consapevolezza delle nostre ancestrali tradizioni e dottrine, può esprimere anche i loro lati ombra, che emergono ogni qualvolta prevalgono intolleranza, fanatismo, e ristrettezza di vedute. Il Carro rappresenta il mistero esteriore dell’antica alleanza, le leggi il cui scopo è condurre sulla soglia dell’iniziazione al mistero interiore, che è il sentiero che guida alla vera liberazione. Tuttavia il Carro non ci porta oltre la soglia, e quando non riesce a svelare l’accesso al mistero interiore diventa il principale ostacolo al piano di salvezza.

Il Carro mostra sia il trionfo della megalomania dell’ego sia il vero Trionfo dell’allineamento con il proprio vero Sé. La carta può anche rappresentare qualcuno ossessionato da grandiosità, intransigenza e stravaganza ad ogni livello, incluso quello spirituale, o l’uomo integrato, il maestro di se stesso, che tiene sotto controllo le quattro tentazioni, come pure i quattro elementi.

Nei Tarocchi dei Santi di Robert Place, il Carro è rappresentato da San Cristoforo (il patrono di viaggiatori, pellegrini e guidatori), con un’immagine che raffigura Gesù bambino mentre lascia la città e attraversa un fiume sulle spalle del santo, come fosse il suo carro. Il Sé lascia il regno della terza dimensione (città-terra) e attraversa la quarta dimensione (acqua) per raggiungere le dimensioni più elevate. Qui il Carro opera come la Merkabah (la parola ebraica per “Carro” e “Trono di Dio”), descritta in Ezechiele 1:4-26 come il veicolo con quattro ruote guidato dai quattro angeli mistici ebraici (chayot), rappresentati da uomo, leone, toro e aquila, che nella cristianità sono associati ai quattro evangelisti e in astrologia ai quattro elementi e direzioni.

Il termine Mer-ka-bah è una trinità di parole (Mer “Luce”, Ka “Spirito”, Bah “Corpo”) che si trova, in questa o in altre forme, in molte culture. È il carro usato dall’umanità per raggiungere Dio, il divino veicolo usato presumibilmente dai maestri ascesi per permettere al corpo umano e all’anima di passare dalla terza dimensione alla realtà multidimensionale. Tutte le pratiche di guarigione spirituale sono finalizzate a riattivare questo carro, un sinonimo del Sacro Cono, lo strumento del piano di salvezza e liberazione dalla nostra realtà separata.

Nella lettura dei Tarocchi il Carro può indicare un importante punto di svolta sul cammino spirituale in cui è vitale domandarsi come ci stiamo muovendo sul sentiero, mettendo alla prova i nostri pregiudizi e modelli routinari, e assicurandoci di essere veramente connessi con il nostro Intento allineato alla Funzione.

Il Rituale di Base del Sacro Cono con i suoi tre stadi è un’implementazione di questo processo, che opera come test di revisione dell’auto, allo scopo di permettere al Carro di continuare in tutta sicurezza il suo viaggio attraverso il secondo stadio. Il veicolo può apparire nelle sue migliori condizioni, proprio come la carta esemplifica forza di volontà, controllo e fiducia in sé, tuttavia mediante la verifica del suo stato si possono scoprire difetti nascosti e quant’altro si cela oltre l’apparenza.

Tratto da Franco Santoro, Viaggio astrosciamanico nei Tarocchi (clicca qui per accedere all’opera)

[i] Platone nel Fedro descrive la mente come un carro tirato da un cavallo bianco e uno nero.
[ii] Vedi il precedente articolo di questa serie.
[iii] A coloro che si sentono in sintonia con questi insegnamenti raccomando di leggere il libro, e in particolare i riferimenti al moto verticale e alla respirazione degli Angeli (vedi Meditazione sui Tarocchi, p. 201).
[iv] Questi miracoli sono la trasformazione dell’acqua in vino (Giovanni 2), la moltiplicazione dei pani e il camminare sulle acque (6), la guarigione del figlio del nobile (4), del paralitico alla piscina (5), dell’uomo nato cieco (9), e di Lazzaro (11).

  • « Pagina precedente
  • 1
  • …
  • 17
  • 18
  • 19
  • 20
  • 21
  • 22
  • Pagina successiva »

Recent Posts

  • Sessioni
  • Consultazioni
  • Il ricordo della Luce
  • AVVISO
  • With a Little Help from our Friends

Recent Comments

Nessun commento da mostrare.

Archives

  • Maggio 2025
  • Ottobre 2024
  • Settembre 2024
  • Gennaio 2024
  • Luglio 2023
  • Agosto 2022
  • Marzo 2022
  • Gennaio 2022
  • Dicembre 2021
  • Dicembre 2020
  • Novembre 2020
  • Ottobre 2020
  • Settembre 2020
  • Agosto 2020
  • Luglio 2020
  • Giugno 2020
  • Maggio 2020
  • Aprile 2020
  • Marzo 2020
  • Gennaio 2020
  • Dicembre 2019
  • Novembre 2019
  • Ottobre 2019
  • Settembre 2019
  • Agosto 2019
  • Luglio 2019
  • Giugno 2019
  • Maggio 2019
  • Aprile 2019
  • Marzo 2019
  • Febbraio 2019
  • Gennaio 2019
  • Dicembre 2018
  • Novembre 2018
  • Ottobre 2018
  • Settembre 2018
  • Agosto 2018
  • Luglio 2018
  • Giugno 2018
  • Maggio 2018
  • Aprile 2018
  • Marzo 2018
  • Febbraio 2018
  • Gennaio 2018
  • Dicembre 2017
  • Novembre 2017
  • Ottobre 2017
  • Settembre 2017
  • Agosto 2017
  • Luglio 2017
  • Giugno 2017
  • Maggio 2017
  • Aprile 2017
  • Marzo 2017
  • Febbraio 2017
  • Gennaio 2017
  • Dicembre 2016
  • Novembre 2016
  • Ottobre 2016
  • Settembre 2016
  • Agosto 2016
  • Luglio 2016
  • Giugno 2016
  • Maggio 2016
  • Aprile 2016
  • Marzo 2016
  • Febbraio 2016
  • Gennaio 2016
  • Dicembre 2015
  • Novembre 2015
  • Ottobre 2015
  • Settembre 2015
  • Agosto 2015
  • Luglio 2015
  • Giugno 2015
  • Maggio 2015
  • Aprile 2015
  • Marzo 2015
  • Febbraio 2015
  • Gennaio 2015

Categories

  • Almanacco
  • Astrologia
  • Astrosciamanesimo & Sciamanesimo
  • Blog
  • Citazioni
  • Cristianesimo
  • Formazione
  • Guida quotidiana
  • Manuale B
  • Multidimensionalità
  • Provisional Order
  • Relazioni
  • Sistema Binario

Design

With an emphasis on typography, white space, and mobile-optimized design, your website will look absolutely breathtaking.

Learn more about design.

Content

Our team will teach you the art of writing audience-focused content that will help you achieve the success you truly deserve.

Learn more about content.

Strategy

We help creative entrepreneurs build their digital business by focusing on three key elements of a successful online platform.

Learn more about strategy.

Copyright © 2026 · Associazione Culturale Institutum Provisorium · Accedi