Archivi per Febbraio 2015
12 pezzi dell’anima
Ogni parte della nostra anima è strategicamente identificata in astrosciamanesimo con uno dei dodici segni zodiacali. Secondo varie tradizioni, astrosciamanicamente esemplificate dalla cosiddetta Epica del Sacro Cono (per alcuni frammenti vedi Franco Santoro, Concisa Epitome del Compendio dell’Epica del Sacro Cono), la nostra realtà separata è il risultato di uno stadio di frammentazione originale che comprende 12 pezzi, costituiti da sei coppie binarie, successivamente frammentate in ulteriori 144 pezzi, 1728 e così via, fino a raggiungere il numero totale di esseri che abitano questa realtà. Indipendentemente dall’enormità di questo numero, tutto ha origine da un set di 12 pezzi originali frammentati, rappresentati dai segni zodiacali.
Questi 12 pezzi, che in astrosciamanesimo sono chiamati i 12 Settori, costituiscono la matrice originale o, sempre in termini astrosciamanici, la nostra Identità Multidimensionale Centrale. Lo scopo strategico dei 12 Settori è rendere l’Identità Multidimensionale Centrale comprensibile alle menti condizionate dall’illusione della separazione.
Spesso durante le sessioni individuali o di gruppo un set di 12 carte viene impiegato per rappresentare i 12 Settori. A volte possono essere usati pezzi addizionali per identificare le direzioni, i pianeti e le case astrologiche. In alcune occasioni impieghiamo una serie di 144 carte con appositi sigilli astrosciamanici.
Non è affatto necessario conoscere l’astrologia per essere coinvolti in queste sessioni. La comprensione intellettuale o culturale dei segni e dei pianeti è irrilevante, e può essere addirittura d’intralcio a un risultato efficace del lavoro. Ciò che conta invece è essere aperti a contattare quella parte, dentro di noi, che ha un’innata e autentica consapevolezza di queste energie. Di solito sono sufficienti pochi istanti di silenzio, ed è sorprendente come emozioni ed esperienze significative emergono e prendono forma con facilità, senza bisogno di descrizioni o interpretazioni.
Ad esempio, nella posizione di Marte o Settore 1, la maggior parte delle persone sente una gran forza, connessa con i propri impulsi fondamentali, trova il coraggio di essere se stessa, riesce a esprimere quello che sente, lascia andare la rabbia, prende iniziative e diventa sicura di sé. Tuttavia può provare anche qualcosa di totalmente differente e questo non ha importanza, perché ciò che conta è avere un’esperienza diretta e non manipolarla secondo la comprensione intellettuale.
Franco Santoro
I sigilli astrosciamanici
I Sigilli Astrosciamanici (Astroshamanic Seals) sono strumenti di guarigione olistica intesi a supportare il recupero della nostra coscienza multidimensionale, rilasciando l’identità umana separata condizionata e risvegliando la nostra autentica natura.
Essi operano in accordo con il Sistema Binario Astrosciamanico, consistente in 12 sigilli matrice, 144 sigilli binari, che esemplificano le 144 combinazioni tra Sole e Luna, ed ulteriori sigilli relativi a specifiche funzioni.
I Sigilli Astrosciamanici sono essenzialmente progettati per operare sui Paheka Rubhe, una rete multidimensionale che strategicamente trattiene la nostra realtà umana separata, o Configurazione Umana Arbitraria.
I Sigilli Astrosciamanici sono stati ricevuti da Franco Santoro dal 21 Marzo 1998 al 21 Marzo 1999, attraverso una lunga serie di viaggi astrosciamanici quotidiani sia nel Mondo dell’Alto sia nel Mondo del Basso, ispirati dallo strategico santo guaritore Kurandah. La guida ricevuta in quegli anni richiese di operare con essi dapprima all’interno di un ristretto gruppo di praticanti per dodici anni, e poi di renderli più largamente accessibili a partire dal 21 Dicembre 2011.
I Sigilli Astrosciamanici sono presenti nell’Astroshamanic Binary Tarot, pubblicato nel 2019, clicca qui.
I Sigilli Astrosciamanici sono stati descritti come “I semi della manifestazione multidimensionale, creatori di un campo magnetico volto a rilasciare entità di seconda e quarta dimensione intrappolate, blocchi emozionali e forme pensiero stagnanti, al fine di espandere la coscienza multidimensionale e la libera circolazione”.
I Sigilli Astrosciamanici possono essere usati per attivare potenzialità latenti e creatività, tramutando rancori e comportamenti disfunzionali in concime inteso a supportare intenzioni onorevoli.
Essi vengono impiegati in varie pratiche, quali il Tocco Astrosciamanico, la trance dance, viaggi, meditazioni, posture, così come nella vita quotidiana.
I Sigilli Astrosciamanici sono disponibili nella sezione Sistema Binario della Biblioteca (clicca qui)
I Sigilli Astrosciamanici sono applicati in connessione con le Provisional Territorial Units, punti di guarigione planetaria applicati sul territorio europeo e in Italia. Le operazioni di applicazione implicano l’individuazione di 144 punti corrispondenti ciascuno ad un binario in un determinato territorio, quale quello di una città.
Il Sistema Binario Astrosciamanico
Nell’approccio astrosciamanico impieghiamo un calendario lunare, un sistema binario di 144 fasi lunari e una suddivisione dei 12 segni zodiacali in multipli di 12. La prima di queste suddivisioni comporta un totale di 144 parti (12×12), ciascuna di 2,5°. Questa suddivisione risale agli albori babilonesi dell’astrologia ed era ampiamente usata nell’astrologia ellenistica, ove era chiamata Dodekatemoria, e nell’astrologia indiana (Dwadashamsha).
Il Sistema Binario Astrosciamanico identifica il sistema operativo della mente umana separata, l’ego, un programma binario fondato sul dualismo, la polarizzazione, la divisione tra soggetto e oggetto, così come il portale che immette nell’aggiornamento del programma stesso mediante il rilascio e recupero della parti frammentate, la consapevolezza multidimensionale, l’espansione e l’unificazione della coscienza.
Ogni binario rappresenta un universo parallelo primario in cui possiamo vivere l’esperienza della trasposizione del dualismo e dei conflitti che viviamo nella realtà consensuale e separata dell’esistenza umana ordinaria. Ogni binario contiene le chiavi di accesso alla nostra natura multidimensionale, rappresenta il portale verso il recupero sistematico di ogni aspetto dell’anima, insieme alla risoluzione di ogni conflitto che ci ostiniamo a perpetuare tramite la nostra identificazione con un corpo separato.
Il sistema binario è sviluppato nell’Astroshamanic Binary Tarot, clicca qui.
Al Sistema Binario sono associati i Sigilli Astrosciamanici.
Il calendario lunare si basa sulla consapevolezza del movimento sincronizzato del Sole, della Luna e della Terra. Il calendario Gregoriano, dominante sul pianeta, è politico e arbitrario, per cui genera una realtà separata e meccanicista, che si riflette nei rapporti e nella cultura umana contemporanea. Questo tempo artificiale domina le nostre vite, distribuendole in minuti, ore, giorni, mesi e anni fittizi, che ci riducono a semplici ingranaggi di una simulazione a circuito chiuso. Liberarci dall’asservimento al tempo lineare è tappa obbligata lungo il sentiero del recupero della nostra identità multidimensionale.
Esistono ancora pochi luoghi e culture sul pianeta in cui il tempo lineare non è dominante, oasi in cui è possibile aprirci ai ritmi naturali di chi veramente siamo. Sono luoghi in via di estinzione, e noi ci adoperiamo per mantenerli in vita. Esiste tuttavia un luogo che non si estinguerà mai, verso cui è rivolta la nostra precipua attenzione, non importa cosa accada su questo pianeta. Questo luogo è dentro di noi, nella matrice del nostro essere, nel Centro, in ciò che alla fine rimane quando tutto il resto perisce.
Il potere della mente creò la macchina e il tempo artificiale che governa le nostre vite. Quando ritorna a se stesso, il potere della mente può alla fine guarire tutto. Il potere di centomila menti sincronizzate su una singola coscienza planetaria focalizzata su un piunto singolo potrebbe alterare l’evoluzione della nostra mente e spirito in modo irrevocabile, fornendoci la conoscenza, l’intuizione e le capacità telepatiche per trasformare la nostra crisi in una seconda creazione. (José Arguelles)
Il Sistema Binario Astrosciamanico comprende le 144 combinazioni delle posizioni di Sole e Luna nei 12 Settori del Sacro Cerchio, ossia i 12 segni zodiacali, che qui rappresentano le parti frammentate della coscienza umana, e le 144 suddivisioni dei 12 segni zodiacali in multipli di 12, ciascuna di 2,5° (Dodekatemoria o Dwadashamsha).
I 12 Settori sono associati ai 12 segni zodiacali e alle 12 case, date nel loro ordine naturale: 1 Ariete, 2 Toro, 3 Gemelli, 4 Cancro, 5 Leone, 6 Vergine, 7 Bilancia, 8 Scorpione, 9 Sagittario, 10 Capricorno, 11 Acquario, 12 Pesci.
La combinazione è descritta dall’unione del numero del Settore del Sole seguito dal numero del Settore della Luna, separati da un punto o da un trattino. Quindi, per Sole in Bilancia e Luna in Ariete, il riferimento è 7.1.
Il Sistema Trino Astrosciamanico incorpora anche il segno zodiacale dell’Ascendente. La posizione dell’Ascendente segue la combinazione Sole-Luna. Per esempio, Sole in Vergine e Luna in Scorpione con Ascendente in Scorpione viene descritto come 6.8.8. In sintesi, il primo numero è la posizione del Sole, il secondo la posizione della Luna, il terzo quella dell’Ascendente.
I Binari Astrosciamanici rappresentano strategicamente le matrici psicoattive della realtà umana separata, o Configurazione Umana Arbitraria (CUA).
Essi sono il punto di emanazione di tutte le sostanze e meccanismi, ordinari o meno, che alterano stati d’animo, comportamenti, percezioni o funzioni mentali dell’umanità.
Nell’astrosciamanesimo avanzato, i Binari vengono assunti come nuclei di essenze psicoattive rispetto ai quali è possibile interagire attraverso i Sigilli Astrosciamanici dei Binari stessi, suoni, pozioni, posture, tocchi di guarigione, abbracci e sostanze.
Ogni binario è associato a un universo parallelo in cui dimora un nostro doppio insieme ai doppi di tutti coloro con cui ci siamo rapportati e ci relazioniamo nell’universo ordinario. Tramite il lavoro con i binari, da un lato ci confrontiamo con una nostra identità parallela che vive dinamiche distinte da quella consueta, dall’altro riconosciamo che ogni altra possibile identità è pure nostra e intercambiabile, che possiamo vivere storie assai differenti sia nella stessa forma che abbiamo nel mondo ordinario contemporaneo, sia in quella di altri tempi, ringiovanendo o invecchiando, sia mutando radicalmente la nostra forma e adottando quella di altri personaggi familiari o meno, cambiando genere, natura, diventando altri esseri umani e non umani.
I Binari si applicano inoltre ai territori, sia ordinari come nel caso del PTU (Unità Territoriali Provvisorie), sia non ordinari come il Sistema degli Stati Handoriani [1], ma anche alle parole (Codice Alfanumerico Provvisorio) [2] e ai singoli temi natali (Codici Natali Provvisori).
Il loro apporto è una vibrante esperienza che si può verificare sia attraverso l’esposizione naturale volontaria (quando le condizioni del binario sono spontaneamente generate dall’ambiente, per esempio durante i giorni della relativa combinazione Sole-Luna, o muovendosi attraverso un percorso che è allineato con un binario, ecc.) oppure attraverso l’esposizione virtuale volontaria (quando il Binario è volutamente scelto dal destinatario attraverso l’accesso alla Rete Binaria, per esempio posizionandosi in un particolare Binario del Sacro Cerchio, utilizzando percussioni o canti propri del Binario o attraverso il rituale di base del Sacro Cono).
Per il sistema astrosciamanico binario completo clicca qui.
Nella cosmogonia astrosciamanica, i 144 Binari determinati dall’insieme delle possibili combinazioni Sole-Luna (a loro volta creati dai 12 modelli di base astrosciamanici, o Spiriti Totem, noti anche come Paheka) generano una rete chiamata Paheka Rubhe dalla quale è strategicamente generata la realtà umana separata, o Configurazione Umana Arbitraria (CUA).
I Paheka strategicamente costituiscono gli archetipi base ed i modelli originali dai quali tutte le percezioni e le esperienze umane derivano. Ciascuno di essi è un aspetto specifico dell’intero per come appare dalla prospettiva limitata della nostra realtà separata, o Configurazione Umana Arbitraria (CUA).
I principali modelli astrosciamanici corrispondono astrologicamente a pianeti e costellazioni, e sul piano del mito a divinità o eroi delle diverse civiltà che si sono sviluppate o sono giunte su questo pianeta. Essi apparvero nelle loro forme più pure ai primi abitanti della Terra. Con il rafforzamento del processo di separazione, questi archetipi assunsero manifestazioni cristallizzate e modelli complessi che in seguito moltiplicarono abbondantemente in innumerevoli tipi sussidiari. Sono tutti derivati da uno, frammentato in 12 (Modelli Principali), 144 (Modelli Binari), 1728 (Modelli Ternari), ecc.
I modelli astrosciamanici principali letteralmente rappresentano le matrici che danno forma per intero alla percezione umana della realtà. Sono i generatori del sogno collettivo che trattiene il nostro mondo intrappolato in ciò che può essere descritto come una simulata griglia di proiezione.
Secondo una più recente raffigurazione simbolica dell’Epica del Sacro Cono, l’attuale molecola del DNA umano è limitata a due eliche, o Settori, a causa del blocco provocato dal Paheka Rubhe. Sciogliere queste combinazioni e ritornare alla forma originaria del sistema a 12 eliche è un’ulteriore modalità di descrizione della Risoluzione del Gioco.
I 12 Settori rappresentano l’area integrale su cui spazia la consapevolezza umana, così come è descritta dalla struttura DNA di 12 eliche. Causa il blocco dei Paheka Rubhe, gli esseri umani si limitano ad un sistema di elica binario. Nell’ambito di codesta polarità una componente è riconosciuta come parte dell’ego dominante del soggetto, mentre l’altra si riflette nella percezione di ego esterni o di ego interni secondari.
La polarità si chiama Mahagraha. Il lavoro consiste nel recuperarla e trasformarla. Quando i Graha hanno affinità di discendenza con i Mare Paheka (polarità nere o negative) sono denominati Magraha, mentre quando sono realtivi agli Hare Paheka (polarità bianche o positive) si chiamano Hagraha. Mahagraha è perciò una combinazione che comprende entrambi Hagraha e Magraha.
Ogni sigillo unisce due elementi opposti, luce e buio, alto e basso, maschile e femminile, tesi e antitesi, primo e secondo stadio, esemplificate dalle distinte forme o colori del sigillo o Il sigillo evidenzia l’unione delle due polarità che nella realtà ordinaria sono percepite separate, laddove nel multidimensionale esse sono in totale unità.
Nello stadio iniziale, quando neghiamo una delle polarità o ci contrapponiamo ad essa, i due elementi si scontrano o toccano, e rimangono separati. Quando tuttavia le due parti accettano incondizionatamente di coesistere, invece di negarsi o distruggersi, la tensione che ne deriva dà forma ad una terza parte, rappresentata dallo sfondo del sigillo. Sostenuto da tale sfondo, i due elementi diventeranno uno, per cui il sigillo diventa una forma unica consistente in due parti e uno sfondo.
[1] Il Sistema degli Stati Handoriani è una realtà matrice mitica volta a integrare la precezione tridimensionale con gli stati di coscienza multidimensionale. Il Sistema degli Stati Handoriani consiste di 12 Stati, ciascuno composto di 12 Nazioni, e uno stato centrale chiamato Handor. La controparte strategica di Handor è Rodnah. Informazioni dettagliate sul Sistema degli Stati Handoriani sono fornite in http://pahekarubhe.blogspot.co.uk/
[2] Il Codice Alfanumerico Provvisorio (CAP) è derivato dalle 24 lettere dell’alfabeto greco e 26 lettere dell’alfabeot romano e fornisce l’interfaccia operativa del PTU. A seguire le associazioni del Codice Alfanumerico Provvisorio (CAP)
1: A; N; 1 o 13 lettere;
2: B; O; 2 o 14 lettere;
3: C; P; 3 o 15 lettere;
4: D; Q; 4 o 16 lettere;
5: E; R; 5 o 17 lettere;
6: F; S; 6 o 18 lettere
7: G; T; 7 o 19 lettere;
8: H; U; 8 o 20 lettere;
9: I/J; V/W; 9 o 21 lettere;
10: K; X; 10 o 22 lettere;
11: L; Y; 11 o 23 lettere;
12: M; Z; 12 o 24 lettere;
Nell’applicazione ai nomi comprende
Stadio 1 (Sole): la prima lettera
Stadio 2 (Luna): l’ultima lettera
Stadio 3 (Ascendente): il numero totale delle lettere (gli spazi tra i nomi sono considerati un numero)
© Franco Santoro
Concisa Epitome del Compendio dell’Epica del Sacro Cono
Concisa Epitome del Compendio dell’Epica del Sacro Cono
Franco Santoro (autore)
Prezzo: Euro 10
(più Euro 3 per eventuali spese di spedizione)
Pagine: 64
Lingua: Italiano
Per ordinare il testo: info@astroshamanism.org
Questo libretto contiene una sintesi provvisoria del Compendio dell’Epica del Sacro Cono attinta da The Abridged Compendium of the Game of the Sacred Cone, che compare come appendice nell’opera Astroshamanism: A Journey into the Inner Universe e in Astrosciamanesimo: un viaggio nell’universo interiore.
La presente epitome include inoltre due complementi contenenti la sinossi di scritti tratti dall’Introduzione agli Aforismi Provvisori della Rete Binaria dell’Epica del Sacro Cono, e un terzo complemento derivato da Provisional Notes on the Handorian Tales.
Il proposito dell’opera è fornire una trasposizione compendiata, in chiave mitica e strategica, di alcuni modelli arcani primigeni della cosmologia astrosciamanica, con l’augurio che essi possano concorrere a stimolare il processo di riattivazione della coscienza in atto a partire dal 2012.
Il termine astrosciamanesimo identifica un sistema olistico di guarigione spirituale finalizzato ad espandere la percezione umana mediante l’integrazione delle pratiche sciamaniche con l’astrologia esperienziale, le antiche tradizioni misteriche e la loro applicazione nel contesto delle culture contemporanee.
Il Compendio dell’Epica del Sacro Cono comprende una serie d’informazioni e insegnamenti strategici derivati dall’opera di uno specifico lignaggio, che qui identifichiamo tatticamente con il termine Cerchio del Sacro Cono e ProvOrdo Etnai.
L’intento di questi insegnamenti consiste, in breve, nel sorreggere il processo di rilascio dei rancori derivati dalla percezione separata e dualistica prevalente nei modelli di pensiero della realtà ordinaria umana, tramite relazioni di scambio con spazi multidimensionali allineati con una visione olistica ed unjitaria dell’esistenza.
Il tratto principale degli scritti contenuti in questo libretto è che essi non sono compiutamente comunicabili mediante l’impiego del linguaggio ordinario. Sebbene i testi e le informazioni verbali possano in taluni casi rivestire un ruolo rilevante e pregiato, l’essenza è palesata al lettore mediante l’esperienza diretta e una comunicazione intima, che richiede un rapporto, esplicito e privo di mediazioni, con la propria natura multidimensionale.
L’immagine del cono è partecipe di quella del cerchio e del triangolo, e descrive un movimento circolare a spirale che, partendo da un punto d’emanazione originaria, si sviluppa creativamente all’infinito. Il Sacro Cono suggerisce un processo di trasmutazione progressiva dell’universo, il moto purgante dell’identificazione con la materia e la mente frammentata verso la realtà di amore incondizionato insito nella nostra natura multidimensionale, l’abbandono dell’illusione della separazione generata dall’ego e il ritorno alla percezione dell’unità.
Questo passaggio non procede fuggendo o trascendendo la dimensione terrena, bensì impiegando quest’ultima come uno strumento didattico e creativo finalizzato alla realizzazione del proprio intento nel prevalente, effettivo e corrente piano esistenziale.
Il presente testo è un atto di omaggio a questa visione.
San Valentino e i Lupi
Secondo la leggenda Valentino era un sacerdote dell’antica Roma. Quando l’imperatore Claudio II si rese conto che i soldati celibi erano migliori di quelli sposati, proibì ai soldati giovani di sposarsi. Valentino ignorò questo decreto e seguitò a celebrare matrimoni segretamente. Alla fine fu scoperto e condannato ad essere bastonato a morte e poi decapitato. Questo accadde il 14 febbraio, San Valentino.
Nell’antica Roma la stessa data coincideva con una festa dedicata a Giunone, la dea delle donne e del matrimonio. Il giorno seguente, il 15 febbraio, segnava l’inizio delle celebrazioni di Lupercalia, la festa di Lupercus, il dio della fertilità, rappresentato mezzo nudo e vestito con pelle di capra. Come parte del rituale in suo onore, gli alti sacerdoti gli sacrificavano capre. Poi, dopo una bevuta di vino, correvano mezzi nudi e selvaggi per le strade, indossando pelle di capra sulla testa, toccando, palpando e sculacciando chiunque incontravano, benedicendolo con il dono della fertilità.
I Lupercali erano connessi sciamanicamente con il potere animale del Lupo, e il suo doppo multidimensionale del Basso. Il termine deriva da luperci, “giovani lupi”, che era pure il nome di un’antica confraternita sciamanica romana cui pare appartenevano i ondatori della città. In effetti, i Lupercali celebravano il salvataggio dei gemelli Romolo e Remo da parte della Lupa. Il termine lupa era il soprannome dato alla ierodula, la prostituta sacra, protettrice dell’amore sessuale, connessa con i misteri iniziatici del Lupo. Gli ieroduli erano di entrambi i sessi, dimoravano in tutti i templi dell’antichità, operavano come personale devoto alle divinità e avevano distinte funzioni, non necessariamente sessuali.
Il 14 febbraio, la vigilia di Lupercalia, i nomi delle ragazze romane erano scritti su pezzi di carta e sistemati dentro una scatola. Ciascun uomo giovane estraeva un nome dalla scatola e diventava il partner di una ragazza per la durata della festa. Talvolta questo rapporto durava per un intero anno, e in alcuni casi la coppia si sposava.
La Chiesa trasformò questa usanza pagana sostituendo i nomi delle ragazze con quello dei santi. Quindi, in seguito, i giovani, invece di una ragazza, sceglievano un santo protettore con cui rapportarsi per un anno. Similmente a Findhorn per il solstizio invernale i membri della comunità scelgono un angelo.
Secondo un’altra leggenda Valentino, mentre era in prigione, s’innamorò della figlia del carceriere. Prima della sua esecuzione a morte, si dice che il santo le scrisse una lettera, che firmò “dal tuo Valentino”.
Felici Lupercali!
Franco Santoro
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Lo Ierofante – Toro: Viaggio astrosciamanico nei Tarocchi
Lo Ierofante, o Papa, è l’Arcano Maggiore tradizionalmente associato al segno del Toro. Ierofante (dal greco hiera “oggetti sacri” e phantes, “colui che mostra”), che significa letteralmente “colui che mostra gli oggetti sacri”, era il titolo dato ai sacerdoti più importanti dei Misteri Eleusini, basati sul culto di Demetra. Lo Ierofante era l’unico che poteva toccare e mostrare gli strumenti sacri della dea, mentre si circondava di luce mistica e pronunciava parole esoteriche. La rivelazione di questi oggetti sacri faceva parte del processo segreto d’iniziazione, e la loro natura è rimasta sconosciuta. Poiché Demetra era la dea del grano, molti studiosi credono che la cerimonia iniziatica implicasse la rivelazione delle spighe di grano, il dono della dea all’umanità.
La sacra enfasi sul grano continuò più tardi con la Cristianità attraverso l’Eucaristia, il più importante dono di Gesù. Lo Ierofante divenne poi il Papa, che è anche il termine originariamente usato nei tarocchi più antichi per designare lo Ierofante.
Nei Tarocchi di Rider Waite lo Ierofante è rappresentato come una figura solenne con la Tripla Corona sul capo (Tiara Papale) e un lungo scettro con una triplice croce nella mano sinistra, mentre dispensa il gesto della benedizione con la mano destra. È seduto tra due pilastri, con due chiavi incrociate (l’emblema del papato) ai suoi piedi e due preti inginocchiati davanti a lui.
A.E. Waite descrive questa carta come il potere dominante della religione esteriore, la somma di tutte le teologie “quando è passato nella massima rigidità dell’espressione.” Tuttavia, rappresenta anche l’iniziazione in un ordine segreto o scuola misterica, significato vividamente incarnato dal mazzo di Alesteir Crowley, dove lo Ierofante è carico di un intenso simbolismo esoterico. Egli siede su un toro circondato da elefanti e dai quattro Cherubini, i governatori dei segni astrologici fissi, associati anche con i quattro evangelisti. Nell’area del cuore ha un pentagramma con un bambino nudo all’interno e indossa una corona conica. Regge anche un bastone sormontato da tre anelli con la mano destra e fa il segno della V con le dita della mano sinistra.
L’autore anonimo di Meditazione sui Tarocchi identifica il tema centrale della carta nell’atto della benedizione. Egli descrive questo atto come un atto essenzialmente sacerdotale, un potere divino discendente che trascende la coscienza individuale di entrambi, colui che pronuncia la benedizione e colui che viene benedetto. Qui la benedizione è il processo discendente di un doppio movimento verticale, il cui equivalente ascendente è la preghiera.
La preghiera si eleva verso Dio, e una volta raggiunta la sua destinazione è divinamente trasformata in una benedizione che discende dall’alto. La preghiera implica qualunque cosa esprimiamo verticalmente e umanamente attraverso la mente, la volontà e il cuore. Comprende la definizione della nostra intenzione, la richiesta di connessione con lo Spirito, atti di volontà, fede e speranza, come pure tutti i nostri sforzi e rilasci al riguardo, inclusi la sofferenza, il dispiacere, il dolore e infine il perdono. La benedizione giunge come un dono che emana da Dio e dai regni multidimensionali, e fornisce grazia, illuminazione, pace, amore, consolazione o qualunque cosa è appropriata al tipo di preghiera impiegata. È incondizionata e richiede soltanto la disponibilità a riceverla.
Proprio come c’è un’asse verticale, collegato con la comunicazione multidimensionale o divina, e un’asse orizzontale, concernente le interazioni umane o tridimensionali, vi sono anche due tipi di respirazione: verticale e orizzontale. La respirazione verticale riguarda la nostra vita interiore ed è basata sull’alternanza di preghiera e benedizione. La legge della respirazione verticale è “Ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente.” (Matteo 22:37).
La respirazione orizzontale comprende il respiro ordinario, il modo in cui fisicamente interagiamo col nostro ambiente e con tutte le nostre relazioni – emozionale, mentale o spirituale – in questo mondo. A un livello sottile la respirazione orizzontale è basata sull’alternanza tra l’attenzione data alla vita esteriore e alla vita interiore. La legge della respirazione orizzontale è “Ama il prossimo tuo come te stesso.” (Marco 12:31)
L’insegnamento fondamentale del Papa riguarda la respirazione spirituale. La respirazione orizzontale “avviene tra esterno e interno, e la respirazione verticale tra sopra e sotto. Il pungiglione della morte o la crisi della suprema agonia della morte è il passaggio repentino dalla respirazione orizzontale a quella verticale. Tuttavia colui che ha appreso la respirazione verticale da vivo sarà esentato dal “pungiglione della morte”. Per lui il passaggio da una forma di respirazione all’altra non avrà la caratteristica di un angolo retto, ma dell’arco di un cerchio. La transizione non sarà brusca ma graduale, e curva invece che rettangolare.” (p.100). Dunque, se abbiamo imparato la respirazione verticale nella nostra vita orizzontale, quando la morte (la transizione da orizzontale a verticale) arriva, perde il suo pungiglione.
Il pungiglione della morte si riferisce al dolore procurato dalla morte sia alla persona coinvolta sia a parenti o amici che sono lasciati nel dolore. Tradizionalmente è legato anche al tormento che la morte porta a coloro che “muoiono nel peccato mortale”. Orizzontalmente il peccato mortale è generalmente identificato come una delle azioni gravi elencate nei canoni di una data religione, come adulterio, fornicazione, stregoneria, eresia, omicidio, ecc. Tuttavia, a un livello verticale, il peccato è semplicemente la folle illusione della separazione.
“Il peccato è follia. È il mezzo col quale la mente è portata alla pazzia e cerca di permettere alle illusioni di prendere il posto della verità. Ed essendo impazzita, la mente vede le illusioni dove dovrebbe esserci la verità e dove effettivamente si trova. […] I sogni di un folle fanno paura e il peccato sembra davvero terrorizzare. Tuttavia ciò che il peccato percepisce non è che un gioco puerile. Il Figlio di Dio può giocare ad essere diventato un corpo, preda del male e della colpa, con soltanto un poco di vita che termina nella morte. Ma per tutto il tempo suo Padre splende su di lui e lo ama con un Amore che non ha fine e che le sue simulazioni non possono assolutamente cambiare.” (UCIM, L-p.II 4.1:1-3; 4:1-4).
Il pungiglione della morte colpisce coloro che s’identificano con il loro sé separato ed il corpo che rappresenta questo sé, che è l’unica parte che muore veramente. Come scrive Paolo: “Dov’è, o morte, la tua vittoria? Dov’è, o morte, il tuo pungiglione? Il pungiglione della morte è il peccato, e la forza del peccato è la legge. Siano rese grazie a Dio che ci dà la vittoria per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo!” (Prima Lettera ai Corinzi 15:55-57)
Il cambiamento tra orizzontale e verticale è un incrocio multidimensionale che incontriamo regolarmente sul nostro sentiero, e non solo con la morte fisica. È un punto d’equilibrio che esemplifica la necessità di muoverci oltre la nostra percezione limitata. Ogni qualvolta le cose diventano assai difficili e bloccate, quando continuiamo a sbattere contro un muro senza via d’uscita, questi sono i segnali che abbiamo raggiunto l’angolo retto. Vogliamo andare avanti a livello orizzontale, e tuttavia non possiamo farlo perché c’è una linea verticale che ostruisce il passaggio. Più colpiamo questa linea, più essa ci ferisce e distrugge. Non ci viene in mente che quest’angolo retto può diventare una curva se decidiamo di muoverci verticalmente (vedi figure). Ad un certo stadio il sentiero orizzontale è bloccato e questo comporta spostare l’attenzione ad un altro livello, il regno del nostro sé multidimensionale e di Dio. E anche a questo livello più elevato si tratta probabilmente di cambiare ancora il nostro movimento, questa volta da verticale a orizzontale, quando incontriamo di nuovo un altro angolo retto.
La Croce Papale (vedi figura), che lo Ierofante regge con delicatezza nella mano sinistra, è caratterizzata da tre barre orizzontali vicino all’estremità superiore, in ordine decrescente di lunghezza man mano che si avvicinano al vertice. Queste tre barre sono associate a diversi elementi, come la Trinità, il triplice ruolo del Papa come leader del culto, maestro e comunità, le tre croci sul Calvario, ecc.
Qui, a mio vedere, la croce enfatizza la priorità del verticale (la cui lunghezza nella croce è estremamente pronunciata) e la consapevolezza dei tre mondi orizzontali o livelli di coscienza, attraverso cui il ricercatore viaggia per recuperare le parti frammentate della sua anima e integrarle nell’unità verticale. Mentre il ricercatore ascende, le barre orizzontali si restringono finché diventano tutt’uno con il verticale. Quando ciascuno dei tre assi orizzontali incontra l’asse verticale forma un angolo retto, che costituisce l’accesso al verticale. Questa è una zona critica poiché se sono intrappolato nella realtà separata dell’orizzontale sperimenterò l’asse verticale come un muro che blocca il passaggio. In questo stadio è necessario un cambiamento radicale di percezione che mi consente di modificare il movimento orizzontale in verticale. Se insisto a muovermi orizzontalmente sperimenterò l’asse verticale come un blocco. Rinnegherò la mia vera natura multidimensionale, proprio come Pietro, il primo Papa, rinnegò Cristo tre volte.
“Simon Pietro gli disse, ‘Signore, dove vai?’ Gli rispose Gesù, ‘Dove io vado per ora tu non puoi seguirmi; mi seguirai più tardi’ Pietro disse, ‘Signore, perché non posso seguirti ora? Darò la mia vita per te’ Rispose Gesù ‘Darai la tua vita per me?’ ‘ In verità, in verità ti dico: non canterà il gallo, prima che tu non m’abbia rinnegato tre volte.’” (Giovanni 13:36-38). Tuttavia, e forse proprio perché ha avuto l’esperienza diretta di questi tre blocchi, a Pietro fu affidato il compito di fondare la Chiesa.
In termini astrosciamanici il Rituale di Base del Sacro Cono è un’esemplificazione della Croce Papale. Il primo e il secondo stadio del Rituale rappresentano la preghiera, cosi come la esprimiamo nella nostra realtà separata basata sulle polarità e l’opposizione. Preghiamo dunque attraverso l’espressione del nostro luminoso intento e l’invocazione dello Spirito (primo stadio), come pure attraverso il rilascio dei rancori e il perdono (secondo stadio). Il terzo stadio del Rituale è lo stadio della benedizione, in cui diventiamo ricettivi alla benedizione che discende dall’alto.
Con riferimento alle barre della croce, il primo stadio è la lunga barra centrale, in relazione con la nostra consapevolezza cosciente e l’intento, la nostra volontà di contattare Dio e perdonare. È da qui che iniziamo. Poi, con il secondo stadio, discendiamo nella lunga barra inferiore e diventiamo consapevoli dei nostri rancori inconsci e nascosti o negati, che sono quindi elevati nella lunga barra centrale, il cuore o centro cosciente del perdono, e rilasciati attraverso l’ascensione nella barra corta più alta. Nel terzo stadio l’energia che ha raggiunto la barra più alta, rimane lì come concime per la trasformazione in benedizione. Questa barra finale è cruciale giacché funziona come una sorta di contenitore per il concime, che trasforma i rancori in fertilizzante per la benedizione che discende dal vertice della croce. Una volta che la fertilizzazione è avvenuta, la benedizione scende verso il basso attraverso l’asse verticale e raggiunge le barre centrale e inferiore, riunificando l’orizzontale al verticale. In ognuno dei tre stadi o barre l’energia rischia di essere bloccata se rimane intrappolata al livello orizzontale e non trova la sua via attraverso il verticale. La funzione del Papa è assicurarsi che il movimento della tripla croce fluisce e la benedizione è assicurata.
In tutte le tradizioni spirituali e sciamaniche vi sono riferimenti costanti al processo anzidetto. Per esempio, nella lettura della messa del Giovedì Santo (il giorno in cui ho scrittoquest’articolo), da Giovanni 13:1-15, possiamo vedere un’esemplificazione della benedizione, quando durante l’ultima cena Gesù si inginocchia e lava i piedi ai discepoli. “Gesù sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani, e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola”. Il padre qui rappresenta la barra superiore, o testa, la cui benedizione discende nelle mani di Gesù, che corrispondono alla barra intermedia. Allora Gesù muove la benedizione nella barra inferiore (piedi) dove egli “versò dell’acqua in un catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugatoio di cui si era cinto.”
È interessante notare che Pietro (colui che lo rinnegherà tre volte e che dopo essersi pentito diventerà il primo papa) disapprova che Gesù si chini a lavargli i piedi. “Gesù rispose, ‘Quello che io faccio tu ora non lo capisci, ma lo capirai dopo’. ’Non mi laverai mai i piedi’ disse Pietro’. Gli rispose Gesù ‘Se non ti laverò, non avrai parte con me’. ‘Allora Signore’ disse Simon Pietro ‘non solo i piedi, ma anche le mani e il capo!’ Soggiunse Gesù ‘Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto mondo; e voi siete mondi ma non tutti’ Sapeva infatti chi lo avrebbe tradito; per questo disse ‘Non tutti siete mondi’. Quando dunque ebbe lavato loro i piedi e riprese le vesti, sedette di nuovo e disse loro: ‘Sapete ciò che vi ho fatto? Voi mi chiamate Maestro e Signore e dite bene perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni con gli altri. Vi ho dato infatti l’esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi’.”
Questa è una delle più potenti esemplificazioni del Papa, come Arcano Maggiore, e del perdono. Il suo significato è chiaro, come pure sottile. Non lo commenterò, ma lo lascerò aperto, amici, perché possiate esprimere le vostre osservazioni. In effetti il mio invito in questo caso è di impiegare il metodo ignaziano di preghiera, uno degli esercizi spirituali cattolici più multidimensionali. Questo metodo, creato da Sant’Ignazio di Loyola, il fondatore dei Gesuiti, comporta la partecipazione di tutti i nostri sensi fisici ed è tipico della natura del Toro. La pratica consiste nell’usare l’immaginazione attiva, collocarsi in una scena Biblica, e impegnarsi totalmente in un’esperienza diretta. Funziona proprio come un viaggio astrosciamanico. In questo caso prendiamo per esempio l’episodio dell’ultima cena e ci spostiamo in quell’ambiente come partecipanti, osservando quello che vediamo, udiamo, odoriamo e sentiamo, incluso il tocco delle mani di Gesù sui nostri piedi. Puoi identificare te stesso con uno degli apostoli o chiunque si trovi là, e perfino Gesù stesso. Puoi portare anche chiunque desideri che stia in compagnia di Gesù, per prendere parte alla sua benedizione.
L’ultima cena in particolare è l’ideale per il Toro perché è un evento in cui il corpo fisico ha un ruolo importante. Oltre il lavaggio dei piedi, c’è anche l’atto di consumare la cena, come pure l’Eucaristia, mangiare il pane e bere il vino, e tutti implicano l’uso della bocca governata dal Toro per introdurre cibi e liquidi. V’invito ad inviare commenti o un breve racconto della vostra esperienza in seguito a questa pratica.
In quest’articolo ho fatto vari riferimenti a Pietro anche perché nei Tarocchi dei Santi di Robert Place, egli rappresenta il Papa. Pietro, come sappiamo, è stato nominato guardiano della porta del Paradiso: “E io ti dico, tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa, e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli.” (Matteo 16:18-19). In varie occasioni, oltre all’episodio del rinnegamento, Pietro mostrò segni di umana debolezza, ma Gesù ufficialmente sembra averlo apprezzato come capo degli apostoli e della Chiesa.
Secondo le scritture Pietro fu anche l’unico apostolo sposato. È probabile che anche gli altri apostoli, eccetto Giovanni, fossero sposati quando furono scelti da Gesù, ma Pietro è l’unico apostolo il cui matrimonio è dato per certo nel Nuovo Testamento attraverso riferimenti alla madre di sua moglie (Matteo 8:14-15; Marco 1:30-31). Alcuni autori sostengono che il Cristo deliberatamente lo scelse per essere a capo della chiesa sapendo che era sposato. Sebbene Pietro lasciò sua moglie per circa tre anni per seguire Gesù, ritornò da lei dopo la morte del Cristo. Secondo vari racconti Pietro portò con sé la moglie a Roma, dove svolse un ruolo importante predicando e promuovendo la cristianità. Fu martirizzata durante la persecuzione di Nerone e divenne nota come Santa Perpetua. Per questa ragione Robert Place conclude che Perpetua può essere considerata anche la prima Papessa.
Il Papa rappresenta il guardiano della respirazione verticale, alternando preghiere e benedizioni, sforzi umani e grazia divina. È il rappresentante visibile dell’asse verticale, che opera strenuamente come collegamento tra Dio e l’uomo. Qui occorre tenere conto che i Tarocchi furono inventati prima della Riforma, quando il Papa era considerato la suprema autorità spirituale sulla terra, con il potere di rappresentare Dio e conferire autorità agli imperatori. Essendo il quinto Arcano Maggiore, la sua associazione numerica è il cinque, il centro della volontà che sostiene i quattro elementi che conferiscono la maestria del livello orizzontale e la capacità di operare come intermediario tra due assi. Cinque è anche in relazione con il pentagramma e i cinque sensi.
Secondo l’autore anonimo del testo citato sopra c’è un pentagramma malefico (la volontà umana separata dall’unità e da Dio) ed uno sacro (la volontà umana unita alla volontà di Dio) e, quanto ai cinque sensi, sono visti come cinque ferite aperte, o stigmate, attraverso cui la percezione limitata del mondo oggettivo s’impone su di noi.
Il Papa è il guardiano del sacro pentagramma e delle cinque ferite. La sua funzione è assicurare che la respirazione spirituale abbia luogo e che ci siano sempre persone che respirano di conseguenza. Egli abbraccia i tre voti tradizionali di obbedienza, povertà e castità. “L’obbedienza è la pratica di far tacere i desideri personali, le emozioni e l’immaginazione di fronte alla ragione e alla coscienza; è la supremazia dell’ideale opposto all’apparente, la nazione opposta al personale, l’umanità opposta alla nazione, e Dio opposto all’umanità. […] La povertà è la pratica del vuoto interiore, stabilito come conseguenza del silenzio dei desideri personali, delle emozioni e dell’immaginazione affinché l’anima sia in grado di ricevere dall’alto la rivelazione della parola, la vita e la luce. […]”. La castità è “lo stato dell’essere umano in cui il cuore, essendo diventato solare, è il centro di gravità” e “non riguarda unicamente il dominio del sesso. Riguarda ugualmente tutti gli altri domini in cui c’è la scelta tra la legge solare e le intossicazioni che inebetiscono”, incluse tutte le forme di fanatismo. Quanto sopra è discusso dettagliatamente in Meditazione sui Tarocchi, e pertanto non lo tratteremo ulteriormente in questa sede.
L’associazione del Papa con il sensuale e concreto Toro può apparire fuori luogo qui. Tuttavia la funzione del Papa è radicare il livello spirituale in quello fisico, per operare in persona Christi (come la rappresentazione fisica di Cristo) e per questo ha bisogno di dimorare fermamente nel regno terreno. La solidità della Chiesa, con tutte le sue cattedrali, monasteri e monumenti, come pure il sacramento originale dell’Eucaristia basato su pane e vino, sono tutti aspetti tangibili nella nostra realtà. L’unica pecca è che, similmente al Toro, mentre nella sua migliore condizione può essere confortante, paziente e sensibile, può diventare inflessibile e fanatico nel suo aspetto peggiore.
Questa carta generalmente non è popolare tra la maggior parte dei lettori di tarocchi New Age, perché evoca tutti i rigidi cliché attribuiti al Papa e alla Chiesa Cattolica. Tuttavia se siamo aperti a lasciar andare i nostri pregiudizi, il Papa emerge come un maestro saggio, un amico intimo che si trova qui soltanto per aiutarci ed assisterci quando affrontiamo l’angolo retto, la soglia critica tra l’orizzontale e il verticale. “Egli è il leader della salvezza per la razza umana in generale. Egli è l’ordine e il capo della gerarchia riconosciuta, che è il riflesso di un altro e più grande ordine gerarchico.” (A.E.Waite, The Pictorial Key to the Tarot).
© Franco Santoro, Viaggio astrosciamanico nei Tarocchi
Il Diavolo – Capricorno: Viaggio astrosciamanico nei Tarocchi
Nella maggior parte dei mazzi tradizionali il Capricorno è associato con il Diavolo, la quindicesima carta degli Arcani Maggiori.
Nei Tarocchi di Rider Waite il Diavolo è raffigurato accovacciato su un piccolo altare dove sono incatenati due demoni nudi, maschio e femmina. Tiene la mano destra alzata, e raffigurato sul palmo ha il glifo astrologico di Saturno, il pianeta governatore del Capricorno. Nella mano sinistra tiene una torcia accesa. La fronte presenta un pentagramma rovesciato, simbolo della materia che trionfa sullo spirito.
Il pentacolo è anche una rappresentazione del corpo umano, e quando è capovolto i genitali sono sopra la testa, e indica che il desiderio sessuale o di riproduzione prevale sulla coscienza superiore.
Sebbene il Diavolo sia convenzionalmente considerato antagonistico o contrapposto a Dio, la sua etimologia rivela una sorprendente e controversa affinità. Il termine “diavolo” deriva dall’indoeuropeo deva, parola sanscrita che sta per “dio, divinità”. Di conseguenza molte lingue derivanti direttamente dal sanscrito, come il linguaggio gitano, usano il termine diavolo come il nome di Dio. Anche in molte altre culture il nome usato per Dio nei tempi antichi divenne il termine impiegato per identificare il diavolo e viceversa.
Per gli Gnostici il dio del Vecchio Testamento, Yahweh, è in effetti considerato un essere demonico e malvagio, al contrario del vero Dio. Il Diavolo è in questo caso un dio inferiore, una coscienza difettosa, un Demiurgo, il creatore del mondo fisico in cui viviamo e l’autore del regno della separazione (kenoma), o Configurazione Umana Arbitraria (CUA).
Il significato più comune del diavolo fa riferimento alla sua capacità di generare illusioni e limitazioni arbitrarie. La principale di tali illusioni è la percezione di una realtà separata, e la mancanza di consapevolezza di tutto ciò che esiste al di là del mondo fisico. In generale, il Diavolo è una carta di schiavitù e dipendenza, che può spaziare da un’intera esperienza di vita ad un’area specifica. Si può riferire dunque alla mia totale percezione della realtà, quando questa è basata su sistemi di credenze rigidi che escludono e negano tutto ciò che non appartiene ad essi.
Il Diavolo può essere anche collegato ad un particolare aspetto della vita, come mangiare, fumare o bere, quando ne sono schiavo oppure ho delle idee preconcette. Il Diavolo si applica alle dipendenze così come alle attitudini di eccessivo controllo e rigidità, che sono anch’esse forme di schiavitù.
La carta può tradizionalmente indicare una situazione in cui l’individuo è bloccato, dominato dalla sua mente ristretta o da forti ossessioni, vizi, impulsi sessuali o altre cose che sono normalmente considerate abominevoli o inaccettabili. Può indicare un’attrazione vincolante verso persone, comportamenti o situazioni che l’individuo odia e tuttavia non è in grado di interrompere o perché l’impulso è troppo forte o per paura delle conseguenze. Può essere un invito ad essere consapevole di tali ossessioni e impulsi, per non consentire loro di propagarsi inconsciamente o fare qualcosa per rilasciarle o trasformate in modo sicuro.
Il Diavolo può anche denotare un invito a non prendersela in una certa situazione e accettare di essere un po’ sbarazzini, non diventare troppo seri, controllati o rigidi, lasciar andare la timidezza e la paura.
Tuttavia c’è un elemento più profondo nel Diavolo, che costituisce l’essenza arcana di questa carta. Nel caso specifico rappresenta un’enorme risorsa di potere, che il ricercatore deve padroneggiare per procedere sul sentiero.
Questo potere è uno degli elementi più terrificanti, qualcosa che generalmente è considerato malvagio o peccaminoso, e può essere visto come tale semplicemente come risultato di condizionamenti e rifiuti profondamente radicati. In questo caso il Diavolo è collegato con l’uso cruciale dell’energia sessuale, in tutte le sue espressioni, e la sua capacità di elevare la nostra consapevolezza multidimensionale e liberarci dalla schiavitù della separazione, o causare ossessione, dipendenza e violenza.
Il risveglio della nostra natura multidimensionale è una delle esperienze più estatiche con effetti radicali su ogni aspetto della nostra percezione, specialmente sul corpo fisico. Tuttavia ci sono collegamenti molto stretti tra queste esperienze estatiche e comportamenti dipendenti, violenti o strani.
L’attività neurale che il cervello produce quando ci troviamo di fronte a una situazione estrema, scioccante e rischiosa, non importa se si tratta di un’esperienza sciamanica o di un atto criminoso, è fondamentalmente la stessa, e questo può causare molta confusione. La linea di confine tra illuminazione e pazzia, estasi e perversione è molto sottile, ed è quello che rende il sentiero sciamanico uno dei più controversi e spesso pericolosi.
Il Diavolo è la più emozionante e ambigua carta iniziatica, un test importante sulla via della guarigione, che può svelare la sua natura originale come Pan, il tradizionale dio cornuto della vita pastorale e della vegetazione. Il Diavolo, come Pan, è il tenutario del cosiddetto bona fide horny bit, il culmine della libido, e il guardiano della soglia tra CUA e non-CUA.
Pan è un dio omnicomprensivo che abbraccia tutti gli aspetti della vita. Il suo nome significa “tutto”, e gli è stato dato dagli dei per riconoscere l’impulso della libido come l’aspetto che include tutto l’universo. Per questo Pan è il dio di tutto e di tutti, CUA e non-CUA, bene e male, che rappresenta il Grande Tutto a tutti i livelli, dalla più intensa sensualità fisica ai vertici dell’ascetismo trascendentale.
Per i popoli dell’antichità Pan rappresentava lo spirito completo dell’unità, che armonizzava le apparenti polarità del mondo tridimensionale, vita e morte, giorno e notte, luce e oscurità. Pan era un tempo la divinità più popolare nel mondo occidentale e le sue statue ornate di corna probabilmente erano molto più numerose di quelle degli altri dei. Tuttavia, poiché Pan era il dio dell’unità e della multidimensionalità, quando l’attuale CUA ha preso il sopravvento, non c’è stato più posto per Pan e le culture CUA emergenti cominciarono a demonizzarlo. Così presto Pan divenne il Diavolo.
Pan è miticamente collocato nella costellazione del Capricorno ed è la rappresentazione di Saturno, e l’ispiratore originale dei Saturnalia. Gli sciamani e i guaritori dei tempi antichi incarnavano lo spirito di Pan specialmente durante il Solstizio d’Inverno, per preservare l’equilibrio tra le polarità e l’allineamento all’asse verticale, o Identità Multidimensionale Centrale.
L’antica usanza pagana di radunarsi attorno a un albero sempreverde, che rivive con l’attuale Albero di Natale, è connessa con un altro ovvio aspetto di Pan: ossia Babbo Natale o Santa Claus. Santa e Pan sono alter ego, e condividono la stessa natura in contesti differenti. Basta spostare la n di Santa alla fine per ottenere Satan!
C’è una leggenda che Pan morì nel momento esatto della crocifissione di Gesù. La presunta morte di Pan si supponeva rappresentasse la fine del paganesimo o, più pragmaticamente, la separazione dalla nostra Identità Multidimensionale Centrale e la castrazione della nostra originale estatica natura umana. La leggenda che Pan è morto nello stesso momento di Gesù, può implicare indirettamente che Pan è anche nato, come Gesù, a Natale. Perciò, state attenti!
Franco Santoro
La Temperanza – Sagittario: Viaggio astrosciamanico nei Tarocchi
Il Sagittario è tradizionalmente associato alla Temperanza, il tredicesimo Arcano Maggiore nella maggior parte dei Tarocchi.
Nei Tarocchi di Rider Waite questa carta raffigura un angelo alato in piedi, con un piede sulla terra e l’altro nell’acqua, mentre versa un liquido da una coppa ad un’altra. Le due coppe non sono parallele e il loro flusso, che sfida la legge ordinaria di gravità, è il risultato della gentile e attenta concentrazione dell’angelo.
La coppa nella mano sinistra versa dell’acqua nella coppa della mano destra, invertendo i ruoli tradizionali della polarità, con la mano destra che diventa ricettiva e femminile, e la sinistra che svolge il ruolo attivo e maschile.
La Temperanza opera come un ponte tra polarità opposte aumentando la mobilità e la capacità di alternare la loro sfera di influenza, mediante la quale nulla rimane bloccato e la rete della vita continua a fluire.
Il Sagittario è un segno mutevole e ogni segno mutevole è preceduto da un segno fisso, che in questo caso è lo Scorpione. I segni fissi esaltano la natura di uno specifico aspetto, che portano al culmine, consentendogli di essere fermo e permanente.
Questo è l’apice dello stadio di identificazione, seguito poi dalla fase di connessione di quella parte identificata con altre parti che hanno pure bisogno di essere identificate, nel processo di recupero. Essere su un sentiero di guarigione implica stabilire un intento e dargli una forma fissa e concreta, poi affidarlo alla rete della vita connettendo quella forma ad altre forme finché l’integrità del cerchio è pienamente risvegliata.
La Temperanza rappresenta la fusione, l’integrazione e la mescolanza di elementi dissimili allo scopo di raggiungere un equilibrio e una sinergia armonici. Questo principio è rappresentato dall’arcobaleno, associato con l’arciere del Sagittario, costituito da sette colori che rappresentano i pianeti visibili del sistema solare.
Nei miti Indù l’arcobaleno è l’arco di Indra, il dio del tuono, del fulmine e dei temporali (associato a Giove, governatore del Sagittario), mentre nella mitologia greca è il sentiero creato dalla dea Iris, che è l’angelo raffigurato nella carta, allo scopo di connettere Cielo e Terra. Iris, similmente a Mercurio, è la messaggera degli dei dell’Olimpo e come lui possiede un caduceo. Viaggia nel mondo sotterraneo per riempire la sua coppa d’oro con l’acqua del fiume Stige, con la quale addormenta gli spergiuri.
Sebbene il sole splendente e la radiosità dell’angelo forniscano molta luminosità, la Temperanza è in definitiva una carta del mondo degli Inferi e, data la sua associazione con il Sagittario, ultimo stadio dell’autunno, rappresenta in effetti il culmine dell’oscurità. Ciò è rappresentato anche dai gigli sullo sfondo, che sono fiori tradizionalmente collegati con l’Ade e la morte, e tuttavia emblema di virtù, fertilità e il principale simbolo del perdono in Un Corso in Miracoli:
“Tuttavia un solo giglio di perdono cambierà l’oscurità in luce, l’altare delle illusioni nel santuario della Vita Stessa. E la pace sarà riportata per sempre alle sante menti che Dio ha creato come Suo Figlio, Sua dimora, Sua gioia, Suo amore, completamente Suo, completamente uno con Lui”. (UCIM, L, II p.,12-5)
La Temperanza è una delle virtù cardinali elencate dai filosofi greci classici e dalla tradizione cristiana, assieme a prudenza, giustizia e fortezza. Il termine greco per “temperanza” è sophrosune che significa moderazione, autocontrollo, salute mentale, e l’equilibrio armonioso dell’anima.
Come dice Jack Crabtree, interpretando la definizione di Platone di sophrosune, in “The Miracle of Sophrosune”, è “la virtù dell’auto-accettazione illuminata, un’auto-accettazione basata su un’accurata comprensione di chi realmente si è, un’auto-accettazione che sfocia in un umile e stabile appagamento e persegue il ruolo del proprio destino nell’umana esistenza.”
Era considerata la più importante tra tutte le virtù umane, il modello per la massima espressione di vita, che abbraccia la realizzazione sia nel mondo interiore che in quello esteriore. L’applicazione di questa virtù di moderazione spesso comporta la capacità di resistere al centro di estremi opposti, il che implica anche, secondo le circostanze, imparare ad andare più verso l’uno piuttosto che verso l’altro.
Il riferimento alla moderazione è stato anche trovato nell’iscrizione del Tempio di Apollo a Delfi, dove la massima ampiamente rinomata “Conosci Te Stesso” era preceduta dal meno conosciuto detto “Nulla di Troppo”, ossia “Nulla di Troppo e Conosci Te Stesso”, che collocava l’arte della moderazione come una priorità per conoscere se stessi. Per un video sul mistero della virtù perduta di sophrosune clicca qui.
Nel Libro Gnostico dei Santi, il compagno del libro I Tarocchi dei Santi, Robert M. Place associa la Temperanza a San Benedetto da Norcia, fondatore delle comunità monastiche cristiane occidentali, che “a differenza di molti martiri e asceti della Chiesa primitiva, fu un esempio di armonia e moderazione. Fu maestro dell’arte di vivere, e come Buddha, capì che l’ascetismo estremo era un’altra trappola dell’ego.”
Il ricercatore che ha viaggiato molte volte attraverso il sacro cerchio, esplorando profondamente tutti gli aspetti della vita rappresentati dai segni dello zodiaco, e imparando le loro lezioni, oltre a diventare un maestro di moderazione, acquisisce la capacità di combinare i diversi aspetti della vita in una sintesi piuttosto che come compartimenti separati.
Questo comporta essere esperienzialmente consapevole delle dinamiche simultanee del Sole e della Luna, così che, per esempio, durante il ciclo buio dell’autunno avanzato, quando il Sole è in Sagittario, egli può anche abbracciare il ciclo luminoso dell’estate e tutte le altre stagioni mentre la Luna vi transita durante le sue lunazioni.
Tipici segni di mancanza di temperanza sono l’incapacità di integrare gli affari con la vita privata, le cose serie con la risata, l’amore con l’attrazione sessuale, l’amicizia con i soldi, ecc. Questo accade quando si sperimenta la vita come una serie di ruoli disconnessi, privi di ogni associazione, e che cambiano periodicamente, senza alcuna possibilità di assimilazione.
La Temperanza implica l’integrazione di tutti gli elementi della vita, che può anche significare fare delle specifiche scelte o seguire una data direzione, mantenendo tuttavia la connessione con tutti gli altri. È un’esemplificazione de La Via di Mezzo, nel Nobile Ottuplice Sentiero buddista, “la via che conduce all’estinzione della sofferenza, vale a dire: giusta comprensione, giusti pensieri, giuste parole, giuste azioni fisiche, giusti mezzi di sussistenza, giusti sforzi, giusta attenzione, e giusta concentrazione” (Samyutta Nikáya LVI, 11).
Nella divinazione la Temperanza può indicare un invito a operare con integrità e maturità nel trattare un certo argomento, che può essere a volte anche non fare niente. “La persona intemperante ha sempre bisogno di fare qualcosa, ma molto spesso una situazione richiede alla persona semplicemente di aspettare. La carta potrà talvolta apparire come un antidoto a carte di sconsideratezza e isterismo.” Perciò in una lettura la Temperanza può semplicemente dirti di prendertela con calma, essere paziente e non trascinare le cose troppo in là.
Un’altra indicazione di questa carta è di espandere la tua percezione e aprirti considerando maggiormente le implicazioni di ogni argomento importante per te. Può anche suggerire la necessità di lasciar andare e applicare il vero perdono in una situazione in cui l’azione è in primo luogo motivata dalla paura, dalla competizione e da un sottile risentimento.
Perciò quando la Temperanza emerge nella nostra vita, è un invito a fermarsi ed essere disponibili a scavare negli aspetti profondi della nostra natura, sfidando i presupposti della nostra identità ordinaria, e di tutto quello che diamo per scontato nella nostra percezione degli altri e del mondo.
La Temperanza richiede una prospettiva che permette a tutti gli aspetti della vita di essere riconosciuti e onorati, portando benefici a entrambe le polarità apparentemente opposte e riconciliandole in modo significativo e profondo.
Franco Santoro
Giustiza – Bilancia: Viaggio astrosciamanico nei Tarocchi
La Giustizia è l’Arcano Maggiore associato al segno della Bilancia. In molti mazzi di tarocchi, e nel Rider Waite Tarot, cui ci riferiamo in modo specifico in questa serie di articoli, questa carta raffigura una donna incoronata, o una figura androgina, che siede fermamente su un banco di pietra, con un piede che protrude dal suo vestito. La donna tiene una bilancia con la mano sinistra, mentre con quella destra punta verso l’alto una spada a doppia lama.
L’immagine ricorda la dea greca titanica Themis, figlia di Urano e Gaia (Cielo e Terra), madre delle Stagioni e di Astraea, l’ultima degli immortali che visse con gli umani nell’era del ferro. Themis è tradizionalmente rappresentata nelle corti di giustizia e nei tribunali. Tuttavia, a differenza di quelle figure la Giustizia dei Tarocchi non è bendata.
Quest’arcano concerne il vedere e riconoscere consciamente la verità su noi stessi e il mondo, e il fare le scelte giuste secondo un profondo senso di giustizia, piuttosto che ciò che è considerato giusto secondo la realtà consensuale. Un profondo senso di giustizia riconosce tutti gli aspetti della realtà, ordinari e non-ordinari, vita e morte, tenendoli in equilibrio, senza permettere che alcuno di essi prevalga.
La spada a doppia lama nella mano destra enfatizza il potere dell’esercizio cosciente della scelta. Ciascuna scelta che facciamo ci consente di muoverci lungo il cammino di guarigione. Questo sentiero è formato da tutte le scelte che abbiamo fatto nel passato, che determinano il nostro futuro secondo quello che facciamo nel presente.
La Giustizia ci confronta con l’inizio di un nuovo ciclo in cui è necessario compiere una scelta. Non è una carta molto popolare poiché è priva del fascino caratteristico di altre carte, e pure perché ci sfida con le associazioni in genere relazionate con la giustizia, il giudizio, le pene, ecc.
Nel mazzo di Aleister Crowley la carta di chiama “Adjustment” e suggerisce una modifica, una correzione o bilanciamento lungo il proprio cammino, come conseguenza del riconoscimento di qualcosa di più ampio. La Giustizia, che nel cristianesimo tradizionale è la più importante delle Virtù Cardinali, rappresenta il punto di moderazione tra egocentrismo e altruismo, e gioca un ruolo chiave nella gestione d’ogni possibilità di relazione.
La Giustizia è associata alla Bilancia, il settimo segno dello zodiaco. I primi sei segni, dall’Ariete alla Vergine, sono in rapporto con lo sviluppo dell’ego e del sé individuale. La loro natura è soggettiva e focalizzata sulla relazione con se stessi. Qui i rapporti con il mondo esterno sono orientati e compresi secondo la propria intenzione individuale.
La Bilancia e l’Equinozio di autunno delineano un cambiamento radicale e l’inaugurazione di un nuovo ciclo che si sviluppa con i secondi sei segni, dalla Bilancia ai Pesci Questi segni sono diretti all’integrazione con il mondo esterno e, più esotericamente, con la propria Ombra, il mondo non-ordinario, incluso il mistero della morte, con lo scopo di espandere i confini della coscienza individuale. La Bilancia è l’iniziatore della seconda metà dello zodiaco e muove il suo primo passo verso l’esterno con il tipo d’interazione più classico, ossia il rapporto di coppia, che a livello esoterico è il primo gradino della morte iniziatica.
La sfida principale per la Bilancia è mantenere l’equilibrio tra la natura individuale centrata su se stessa e la parte sociale orientata verso il partner e gli altri, tra il mondo interiore e quello esteriore, il conscio e l’inconscio, la morte e la vita, l’ego e l’Ombra.
La Bilancia sposta la focalizzazione dall’individuo al collettivo, da ordinario a non-ordinario e, mentre ciò promuove guarigione ed espansione di consapevolezza, il rischio è perdere la connessione con il precedente sentiero centrato su se stessi e la sua intenzione originale, a causa dell’eccessiva attenzione data a quello che emerge nelle relazioni con gli altri, o con il non-ordinario.
Questo stadio, quando è sbilanciato, è seguito tipicamente da un risveglio dell’intenzione perduta, che spesso porta a vedere le relazioni, o il non-ordinario, come la causa di tale perdita. Ciò produce in genere un ribaltamento del processo precedente, da collettivo a individuale, non-ordinario a ordinario. Il processo si ribalterà poi nuovamente una volta che raggiungerà un successivo sbilanciamento, e così continuerà, spaziando da un eccesso all’altro, alimentando il conflitto tra le polarità su cui si fonda la realtà di separazione dell’ego.
La Giustizia può rappresentare un momento rilevante di consapevolezza su quanto sopra, un fermo invito all’equilibrio nelle nostre relazioni e in tutti gli aspetti della vita e, specialmente, morte.
La morte è in vero l’aspetto che è soggetto a maggiore squilibrio, poiché nella nostra realtà consensuale è fondamentalmente negata e inconscia. Di conseguenza, la Giustizia spesso ci confronta con la paura della morte, che pure comprende l’incapacità di lasciare andare nelle nostre relazioni con gli altri e il mondo, la mancata accettazione dello stato provvisorio della realtà fisica, che è il rifiuto di ciò che ciascun essere umano è destinato ad affrontare su questo pianeta.
E’ essenziale notare qui che un vero equilibrio tra le polarità e i mondi può essere perseguito solo mediante una partecipazione diretta dello Spirito, la terza polarità, l’identità multidimensionale centrale (IMC), Dio. Quindi, la figura della carta che tiene la spada puntata in alto con la mano destra, enfatizza il bisogno di dirigere la propria attenzione cosciente verso la presenza dello Spirito, come un requisito essenziale per mantenere vero equilibrio e giustizia.
Giustizia e Bilancia, operano come portali verso l’arcano della Morte e lo Scorpione, che sono la seguente tappa del viaggio lungo lo zodiaco. La carta rappresenta tutte le figure di mediazione che custodiscono l’accesso all’altro mondo e qualsiasi processo di trasformazione radicale, come morte, rinascita, mutaforma, ecc.
Il modello è quello di Maat, la dea egiziana della verità e giustizia, che al momento della morte pesa il cuore del deceduto nella Grande Bilancia, usando come contrappeso una penna di struzzo. Se il cuore è più pesante della penna, l’anima è rimandata nella terza dimensione, il mondo dell’illusione e della separazione, al fine di liberare il peso in eccedenza. Se invece il cuore è più leggero, o di peso uguale, l’anima si può muovere oltre. Nella tradizione cristiana l’arcangelo Michele svolge una funzione similare. Mi viene in mente a questo punto il film Ultima fermata paradiso (Defending Your Life) che raccomando per l’esemplificazione ingegnosa dei temi della Giustizia e della Bilancia.
La Giustizia descrive l’essenza di tutte le scuole misteriche e della conoscenza esoterica. E’ associata con la verità e la giustizia immutevole, quella che è la stessa dall’inizio dei tempi. Include ogni atto o stato che promuove equilibrio, cooperazione e reciprocità tra tutte le apparenti polarità e diversità, tra alto e basso, vita e morte, dei ed esseri umani.
La Giustizia è il riconoscimento e l’espressione cosciente dell’armonia e dell’equilibrio multidimensionali. Nei tempi antichi non c’era separazione tra le dimensioni. Tutti i regni erano uniti e gli uomini erano dei e gli dei erano uomini. Quando il processo di separazione iniziò a diventare inarrestabile certe pratiche rituali furono introdotte per salvaguardare la connessione tra i mondi, almeno in alcuni momenti del giorno o dell’anno, o in certi luoghi (templi, siti sacri, ecc.). Quindi, la celebrazione di riti ed esercizi spirituali, l’impiego di certe usanze e costumi, divennero un modo per praticare Giustizia. Questi mezzi permettevano, e ancora consentono, una relazione con gli antichi portali e ponti verso altre dimensioni, sebbene non implicavano, e non implicano, il passaggio oltre.
Mentre la fedeltà a specifiche pratiche è fondamentale e dimostra la propria volontà di recuperare l’unità originaria, onde potersi muovere veramente oltre è necessario attraversare la struttura famigliare del ponte e fare ingresso nel mistero, la sfera della gnosis, la conoscenza derivata da un’esperienza diretta.
Nella divinazione, la carta della Giustizia indica un momento in cui è richiesta una consapevolezza attenta al fine di acquisire maggiore comprensione su ciò che accade nella vita. Può indicare che un dato risultato o situazione è la conseguenza di scelte fatte nel passato, e che occorre accettarle karmicamente, non importa se siano buone o cattive. Allo stresso tempo ciò promuove la possibilità di cambiare o correggere un corso di azione in considerazione delle lezioni apprese dal passato e dal presente. Può pure significare un risultato potenziale nei termini sopraccitati riguardo al futuro. Inoltre la carta rappresenta un confronto con ciò che è stato negato o evitato, perché scomodo, come un completamento, una rivendicazione, una mancanza, o qualunque situazione di rilascio, che ora emerge per richiedere equlibrio
© Franco Santoro