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La parte opposta

Settembre 10, 2015 by admin

indexFai attenzione quando vedi la vita solo da una prospettiva. Non sforzarti troppo di essere tutto di un pezzo, di dimostrare coerenza, di negare o ignorare tutto ciò che è in contrasto con quello che vuoi o credi essere, perché forse in questo modo riuscirai a diventare solo un frammento amputato dell’universo.

Tieni conto che se questo universo visibile e invisibile si fonda sull’unità, esiste un processo inevitabile che ti porta ad avere un’esperienza diretta di tutto ciò che fa parte di questa unità.

In particolare, per quanto umanamente ci riguarda, poiché la nostra realtà è altamente polarizzata, si tratta di avere un’esperienza di ogni polarità e opposizione.

Quando ci alliniamo con una polarità lo facciamo per conoscerla, accettarla e integrarla come una parte del nostro essere, non per entrare in conflitto con la polarità opposta.

Ogni volta che ci identifichiamo strenuamente con una polarità, con un modo di essere in contrapposizione a un altro, poniamo le basi per definire la nostra prossima esperienza. La tua destinazione è dalla parte opposta. Poiché non sei riuscito ad accettare e comprendere la parte opposta, diventerai quella parte nella prossima puntata dello sceneggiato della vita.

Quindi, l’invito è di prestare attenzione a quanto percepisci essere in conflitto con te, ciò che non puoi concepire, verso cui mostri ostilità, sia che si tratti di un fattore sessuale, politico, religioso, culturale, dietetico, ecc.

La parte verso cui ti senti contrapposto, potrebbe mostrarti dove andrai a finire nella successiva puntata della tua vita, quello che sarai, la tua prossima destinazione. E se proprio non ci tieni di essere in futuro quello che non accetti nel presente, forse l’unico modo è fare uno sforzo per accettarlo adesso, per avere un’esperienza dell’altra parte ora, prima che sia troppo tardi.

© Franco Santoro

Amore esclusivo

Agosto 31, 2015 by admin Lascia un commento

indexUna relazione di amore inizia in genere con una trasmissione inequivocabile e diretta, che giunge nel punto esatto in cui si trova una parte di noi, quella con la quale ci identifichiamo in un dato momento.

E quella parte diventa oggetto di amore, in modo totale, incondizionato e pure, ma solo provvisoriamente, esclusivo.

Ma l’amore, in quanto tale, non può escludere nulla.

Quindi, questo amore, incondizionato e totale si espanderà per avvolgere ogni parte di noi stessi, includendo tutto e tutti.

Esiste solo l’amore inclusivo, laddove l’amore esclusivo è un espediente didattico inteso a farci comprendere che cosa abbiamo escluso.

L’amore esclusivo giunge quando siamo in grado di riconoscere solo una piccola parte di noi stessi. La sua finalità è aiutarci a capire che siamo molto di più di ciò che crediamo di essere.

È inevitabile che una piccola parte di noi a un certo punto, in una relazione di amore, non riceverà più amore esclusivo. Così come sarà inevitabile, a un certo punto, se davvero siamo aperti alla relazione di amore, prendere atto che noi non siamo una piccola parte.

Allora ci avvederemo che siamo tutte le parti possibili, che lo siamo sempre stati ed eternamente lo saremo.

© Franco Santoro

(6.12.3)

Immagine: Dante Gabriel Rossetti – Paolo and Francesca da Rimini, 1867

Argomenti di vendita

Agosto 21, 2015 by admin

relationproductIl successo nelle relazioni sentimentali, così come in quelle commerciali, è spesso dovuto all’efficacia degli argomenti di vendita, la promozione e la persuasione occulta piuttosto che all’effettiva qualità del servizio o prodotto.

Quindi se la tua vita sentimentale è deludente, non buttarti giù, evita di dubitare delle tue qualità.

Forse si tratta solo di fare un corso di marketing o di affidarsi a un agente pubblicitario.

Per alcuni è più facile promuovere gli altri piuttosto che se stessi.

Se appartieni a tale categoria, fai tesoro di questa dote, ma assicurati pure di affidarti a qualcuno che la possa esercitare a tuo favore.

© Franco Santoro

Relazioni tossiche

Luglio 29, 2015 by admin Lascia un commento

toxicrelaLe relazioni tossiche sono quelle che prosciugano la nostra energia vitale, impedendoci di essere ed esprimere chi siamo veramente, causando frammentazione e perdita definitiva dell’anima.

Si tratta di relazioni molto complesse e altalenanti, che non è possibile liquidare con poche parole. Questo non significa che tutte le relazioni di questo genere sono tossiche. Al contrario, tante relazioni complicate e ardue da gestire svolgono una funzione di guarigione, espandendo la nostra consapevolezza, consentendoci di risvegliare sia i nostri lati ombra sia quelli di luce.

Quando con una persona proviamo esperienze molto luminose e oscure, estatiche e dolorose, potrebbe trattarsi di una relazione psicotropica, un rapporto che consente l’accesso a stati alternativi di coscienza. Questa relazione svolge la stessa funzione di certe piante o droghe psichedeliche.

Queste relazioni sono preziose perché ci permettono di andare oltre i limiti della realtà consensuale e avere l’esperienza della nostra natura multidimensionale. Tuttavia, come certe piante e droghe psichedeliche, possono essere assai tossiche, pericolose e devastanti per la nostra salute psicofisica e spirituale. Questo accade quando ne diventiamo succubi e dipendenti, allorché non siamo capaci di gestirle e riconoscerle, tanto che la nostra intera vita degenera progressivamente e ci sembra non avere alcuna via d’uscita.

Le relazioni tossiche sono il risultato della degenerazione delle relazioni psicotropiche. Sono rapporti parassitari il cui scopo primario diventa promuovere dipendenza, asservimento e ogni tipo di sofferenza.

Le relazioni tossiche non sono nessariamente caratterizzare da violenze fisiche, abusi sessuali o altri esperienze negative plateali. Quando questo accade, per certi versi, è un vantaggio poiché ci permette di identificare immediatamente la natura pericolosa della relazione e la necessità quindi di allontanarci da essa.

Nelle relazioni tossiche la violenza e l’abuso ha luogo soprattutto a livello interiore, mediante dinamiche sottili e ambigue, che non è possibile identificare pienamente come negative. La tossicità si fonda su questa polarità cronica, sui continui alti e bassi, su cambiamenti costanti di scenario e sull’incapacità di capire cosa sta veramente accadendo.

In una relazione tossica da un lato sei oggetto di massima attenzione e venerazione, dall’altro accade esattamente l’opposto. Non importa quante precauzioni prendi c’è sempre qualcosa che alla fine non va bene. Ciò che dominano sono solo i pensieri e le emozioni di una parte. Per cui quello che accade dipende sempre dal suo umore,  e tutto può cambiare da un momento all’altro senza preavviso, provocando un senso estremo di malessere e disagio. Ma il problema maggiore è che questa situazione non è facile da riconoscere. La tossicità prolifera proprio in quei casi in cui il partner si sente lui stesso responsabile per quello che sta accadendo. Pur avendo l’obiettiva esperienza di essere oggetto di continui abusi, si trova a essere accusato degli stessi abusi di cui si sente vittima.

Un sintomo di tossicità consiste nel rompere il rapporto con un’altra persona, tradendola, abbandonandola, ecc., rigirando tuttavie le carte in tavola e facendo in modo che l’altra persona si senta responsabile di aver rotto il rapporto, di avere tradito e abbandonato. Questa situazione consente alla tossicità della relazione di non aver mai fine, in quanto una parte o entrambe operano strenuamente, senza spesso purtroppo avvedersene, per fare sentire l’altro in colpa e responsabile.

Se siete in una relazione di questo genere, non esiste possibilità di uscita, è una porta blindata che non si aprirà mai, anche perché dietro a questa porta c’è un muro. Si tratta di lasciare andare quella presenza in maniera definitiva, di interrompere ogni interazione anche a costo di legarsi le mani e imbavagliarsi la bocca, di accettare l’assenza e il dolore che ne deriva, di disintossicarsi.

Per disintossicarsi occorre tempo, perché una relazione tossica rappresenta il massimo livello di tossicità possibile, in quanto intacca l’anima nel suo profondo. Inoltre, da un momento all’altro, anche disintossicandosi, è possibile una ricaduta.

Se ti sei intossicato, questo è perché sei un’anima sensibile, troppo sensibile, per questo mondo. E occorre che tu lo sappia, che tu prenda ogni precauzione, perché laddove la tua sensibilità può essere causa di grande dolore, essa è soprattutto un grande dono, di cui questo mondo insensibile ha tanto bisogno.

Per disintossicarti non si tratta di imparare a essere freddi e insensibili, come lo sono tante persone, bensì occorre comprendere la natura della tua sensibilità, come puoi usarla in un modo luminoso. Ma per fare questo è necessario che lasci andare le sostanze tossiche, che ti metti in quarantena, che trovi presenze vicarie in grado di comprenderti, di sostenerti e che ti consentono di comprendere e sostenere gli altri per quello che sono.

© Franco Santoro

La presenza vicaria

Luglio 27, 2015 by admin

isfahhanDa un punto di vista tecnico il più grande problema nelle nostre relazioni affettive è dovuto all’incapacità di accettare e riconoscere la presenza vicaria.
Cos’è una presenza vicaria? È una presenza che fa le veci di un’altra presenza.
Sentiamo un’attrazione immane per qualcuno o qualcosa, che seguita a essere nei nostri pensieri, nelle nostre emozioni, tanto che tutto il resto del mondo è insignificante in mancanza di quella presenza.
E quella presenza è assente, o non è presente come vorremmo che fosse, o se ne è andata definitivamente o siamo noi a essercene andati, perché forse non avevano altra scelta, e non si può più tornare indietro o magari c’è ancora una piccola speranza, insomma non si capisce niente.
Resta il fatto che qualcuno o qualcosa seguita a essere nei nostri pensieri, ci manca la sua presenza.
Vi sono tante altre presenze intorno a noi, ma non sono quel qualcuno o qualcosa, per cui intorno a noi c’è solo il vuoto, l’assenza, che ci penetra dentro, e allora l’assenza divampa nel profondo dell’anima, diventiamo pure assenti a noi stessi, c’è solo mancanza, privazione, vuoto.
Il vuoto è un portale iniziatico, l’anticamera di ogni processo creativo luminoso, lo stadio di gestazione che permette di accedere all’autentica presenza e a tutto quanto aneliamo veramente nella vita.
Ma il vuoto può essere assai doloroso, una tortura implacabile, un limbo eterno o anche un inferno senza fine, se non siamo disposti ad accettare e riconoscere la presenza vicaria.
Cos’è una presenza vicaria? È una presenza che fa le veci di un’altra presenza, una presenza che è disponibile nell’assenza di una presenza, una presenza quindi che è immune a ogni assenza, la presenza nell’assenza stessa che allorché è accettata e riconosciuta diventa l’unica presenza possibile.
Chiedo scusa se questa definizione può sembrare criptica. Vi posso garantire che è in vero assai pragmatica, concreta, frutto di un’esperienza diretta che è possibile avere in ogni istante. Basta solo un piccolo sforzo, un cambiamento radicale di prospettiva, un’inversione a U rispetto al fluire ordinario dei nostri pensieri.
La presenza vicaria è la presenza in grado di fare le veci di qualsiasi presenza. Quando decidi di incontrarla, basta solo che ti guardi attorno e la troverai proprio lì, davanti a te, perché essa è sempre presente nell’assenza, perché essa è l’unica presenza possibile.

© Franco Santoro

Guarire le relazioni: tutta la realtà fisica è provvisoria (parte quattro)

Luglio 21, 2015 by admin Lascia un commento

Leaf HeartCome posso considerare come reali i corpi fisici separati, quando essi rispetto a tutti gli altri corpi (emotivo, mentale, spirituale) sono gli unici che regolarmente svaniscono? Nulla si conserva nel mondo fisico, tutto è provvisorio. I corpi delle persone che amiamo hanno un termine, come pure il nostro corpo. Questi corpi sono in circolazione per un po’ e poi, spesso senza preavviso, muoiono, lasciando il più delle volte sofferenza, senso di perdita e rabbia. Tutti i corpi fisici delle persone che amiamo sono destinati a sparire a un certo momento, perché sono parte di una realtà provvisoria.

Coloro che noi amiamo restano tuttavia nelle nostre emozioni e pensieri anche quando non sono fisicamente vicini o visibili. Noi continuiamo a stare in contatto con loro nei nostri pensieri e sentimenti.

Pensieri e sentimenti non sono considerati realtà perché ufficialmente è reale solo il mondo fisico visibile. Cose e persone in questo mondo fisico sono provvisorie e possono svanire in un attimo, mentre pensieri e sentimenti continuano a sopravvivere. Tutto è destinato a dissolversi fisicamente in questo mondo separato, mentre continua a vivere su altri livelli.

Perché allora questi altri livelli non sono considerati reali? Perché consideriamo reale solo ciò che è destinato a morire? Non è questa la prova della follia di questo mondo? Come è possibile non sentirsi frustrati e disperati in uno scenario tanto desolato?

Noi non siamo intrappolati in questo incubo, perché la sua causa può essere modificata a livello mentale. Prima di tutto devi diventare consapevole della confusione che l’identificazione con la realtà fisica genera nelle tue relazioni. Devi renderti conto che l’attività fondamentale avviene a livello della mente e divenire consapevole di ciò che pensi. Cosa pensi riguardo te stesso? Cosa pensi riguardo alle persone con cui ti rapporti? Che cosa veramente unisce te e gli altri? È la nostra mente? E dov’è Dio in questa relazione? Queste sono domande cruciali che hai da farti, perché la risposta determina ciò che veramente accade in una relazione. Sebbene il livello della mente possa apparire piuttosto complesso, alla fine è semplicissimo e chiaro. Mentre a livello fisico ci sono forme incalcolabili, nel regno mentale ci sono solo due tipi di forme pensiero: quelle basate sull’unità e quelle basate sulla separazione. Non ci sono altri pensieri, o come afferma Un corso in Miracoli “non ci sono pensieri neutrali”.

“Tutto ciò che vedi è il risultato dei tuoi pensieri. Non ci sono eccezioni a questo fatto. I pensieri non sono grandi o piccoli, potenti o deboli. Sono semplicemente veri o falsi. Quelli veri creano una realtà a loro immagine e somiglianza. Quelli falsi fanno la loro” (ACIM, W16.1:2-7)

I pensieri che formuliamo determinano la natura delle nostre relazioni. Ogni pensiero può recare unità o separazione, amore o paura, pace o guerra. Perciò in ogni tua relazione devi essere consapevole dei tuoi pensieri. In ogni momento puoi discriminare attraverso i due tipi di pensiero. E quindi devi stare attento riguardo ai tuoipensieri perché un minuscolo pensiero di separazione produce un risultato che si rifletterà nel tuo rapporto con il mondo.

Il fattore più importante è il rapporto che hai con la tua mente, che è anche la mente che esiste ovunque. C’è una libera circolazione tra le menti. I pensieri non sono bloccati nella tua mente individuale. Il concetto di una mente individuale è basato sulla separazione e, da una prospettiva di unità, è totalmente folle. Non ci sono pensieri privati, tutti i pensieri sono pubblici e hanno effetto sull’ambiente. Perciò quello che pensi con la tua mente influenza altre menti, semplicemente perché le menti non sono attributi personali.  Non c’è niente come la mia o la tua mente, c’è solo una mente. E, quando la separazione è trasformata in unità, questa mente diviene la Mente di Dio.

Nelle nostre relazioni ciò che conta non è il tipo d’interazione fisica in atto, se incontro o no una persona, se mi comporto fisicamente in un certo modo. Ciò che conta è il tipo di pensieri che ho. Quei pensieri producono effetti a un livello fisico o emozionale. Ne consegue che per guarire le relazioni, è molto utile dedicare tempo per pratiche che comportano una focalizzazione della mente, come la meditazione, i viaggi sciamanici, le affermazioni, preghiere, ecc. È inoltre vitale esercitare una continua vigilanza sui nostri pensieri, incrementando pensieri di unità e rilasciando pensieri di separazione. Questo non significa comportarsi come un cane da guardia. Essere in costante controllo genera tensione e hai bisogno di imparare anche ad essere compassionevole veros i tuoi pensieri di separazione, perché essi non possono essere guariti reprimendoli. Sono guariti solo quando sono trasformati in pensieri di unità, quando veramente sai che non ti servono, quando comprendi la loro causa e li lasci andare.

Ci sono solo due tipi di attitudine riguardo all’amore: espressioni d’amore e richieste d’amore. I pensieri di separazione sono richieste d’amore. Se rispondi a un pensiero di separazione con un pensiero di unità, rispondi a una richiesta da una parte della mente intrappolata nella separazione e questo le permette di essere liberata, guarita, così che alla fine c’è soltanto una mente.

Il lavoro di unificazione non consiste nell’eliminare la separazione attraverso la sua repressione e distruzione, non comporta creare una dittatura dell’unità. Si tratta di rispondere alla separazione con l’unità. Perciò possiamo rilassarci nella consapevolezza che non c’è nulla da combattere e occorre semplicemente imparare a relazionarci da una prospettiva di unità.

Lavorare a livello mentale può essere difficile perché i pensieri spesso passano inosservati e ciò che percepisci sono i loro sviluppi fisici ed emozionali, senza alcuna traccia apparente della loro provenienza. Perciò quando trattiamo con problemi fisici ed emozionali, come perdita, dolore, sofferenza, paura o rabbia, il processo di guarigione comporta scoprire da dove vengono, da cosa sono originati. Se rimani ai livelli fisici ed emozionali, sarai sempre più confuso perché tratti gli effetti e trascuri la causa. È necessario che ti chiedi: qual è il pensiero che ha causato questo problema? E forse questo è un pensiero che era stato prodotto molto tempo fa, magari milioni di anni fa. Il punto non è scoprire chi è il colpevole, colui che ha creato quel pensiero. Ciò che conta è trovare il pensiero stesso e farlo ora, perché se noi lo pensiamo adesso, ciò prova che noi siamo i creatori di quel pensiero e che noi possiamo anche scegliere di lasciarlo andare.

Questa scelta richiede che dapprima identifichiamo il pensiero di separazione, e poi lo lasciamo andare così che esso possa tornare all’unità per essere trasformato. L’intero processo richiede pazienza e perseveranza, e posso aver bisogno di spendere un gran lasso di tempo nel primo stadio della identificazione, prima che vada nel secondo stadio del rilascio, che può pure richiedere ulteriore tempo. “I primi due passi di questo procedimento richiedono la tua collaborazione. Quello finale no. Le tue immagini sono già state sostituite. Facendo i primi due passi vedrai che è così” (ACIM, W23.5:3-5) Questo è il perdono. E del perdono “la tua mente tiene le chiavi”.

“Il perdono dipinge il quadro di un mondo nel quale la sofferenza è finita, la perdita diventa impossibile e la rabbia non ha alcun senso. L’attacco è svanito e la pazzia ha trovato la propria fine. Quale sofferenza si può ora concepire? Quale perdita si può patire? Il mondo diventa un luogo di gioia, abbondanza, carità e generosità senza fine. Adesso è così simile al Cielo che viene rapidamente trasformato dalla luce che riflette: E così il viaggio che il Figlio di Dio aveva iniziato termina nella luce dalla quale è venuto. (ACIM, W249.1:1-7)

© Franco Santoro

Guarire le relazioni: la mente è libera (parte tre)

Luglio 21, 2015 by admin Lascia un commento

horses webLa principale caratteristica delle culture sciamaniche e delle antiche culture centrate sui valori della Terra consiste nel fatto che non credevano in una mente individuale e neppure nella morte come noi la concepiamo.  Non si preoccupavano di morire. Per loro la morte non costituiva un evento drammatico perché credevano che quando qualcuno moriva la sua forma fisica si sarebbe trasformata in un’altra, e poiché non esistevano gerarchie riguardo alle forme fisiche e gli uomini non erano considerati al più alto livello, erano ben felici di trasformarsi in un uccello, un albero o una pietra.

La consapevolezza che la mente è libera e non intrappolata in un corpo umano separato è la comprensione più ovvia semplicemente osserviamo la nostra esperienza personale della mente stessa.  Quando parlo o scrivo, mi relaziono con te, e comunico le mie idee e i miei sentimenti senza la necessità di un corpo fisico. Mentre tu leggi questo articolo, che contiene i miei pensieri, ricevi tutte queste informazioni senza guardarmi o toccarmi. Naturalmente, se tu hai visto il mio corpo fisico almeno una volta, puoi pensarmi come un corpo, mentre leggi queste righe, sebbene questa identificazione di me come un corpo accade nella tua mente, è una tua attività mentale.

Tu puoi anche leggere articoli, lettere o libri scritti molto tempo fa da gente che non hai mai incontrato o visto, e nonostante ciò ricevere idee e sensazioni senza usare il corpo come riferimento. Immagini, musica, suoni, film e discorsi ancora continuano a fornire informazioni anche quando i loro autori e attori non sono più vivi. Riguardo a ciò esiste un’incalcolabile quantità di idee, pensieri ed emozioni che continua a influenzare le nostre menti pur venendo da persone con le quali non ci relazioniamo attraverso un corpo.

La mente non ha bisogno del corpo per comunicare e creare relazioni. Anche quando usa il corpo, ciò che percepisce del corpo accade solo a livello della mente. Noi diamo per scontato che la forma fisica di chi vediamo davanti a noi è colui che ci parla e ci ascolta; ma è una supposizione arbitraria e solamente ciò che abbiamo deciso di credere. Con la nostra mente noi possiamo credere a qualsiasi cosa decidiamo, poco importa se falsa o irreale.

La cosa peggiore che può accadere è confondere ciò che si crede con la realtà. Allora non c’è scelta e tutta la libertà è perduta.  Allora una convinzione diventa la nostra realtà e noi restiamo bloccati in essa finchè diventiamo consapevoli che è solo un’idea, una costruzione mentale. E allora possiamo decidere di credere diversamente, scegliendo ciò che è credibile secondo la nostra diretta esperienza, ciò che veramente porta beneficio a noi e al mondo.  E tutto questo processo avviene a livello della mente, attraverso ciò che pensiamo.

“Ogni tuo pensiero costruisce un segmento del mondo che vedi. È quindi con i tuoi pensieri che devi lavorare per cambiare la tua percezione del mondo” (ACIM, W23.1:4-5)

Qualunque cosa pensiamo produce un effetto nel mondo e in tutte le nostre relazioni, conosciute e sconosciute. La mente non è vittima del corpo. In contrasto, è l’ego mente che crea il corpo che noi vediamo, strappandolo dalla unità collettiva della Terra, costringendolo a vivere nella paura e nell’isolamento e condannandolo ad una morte preordinata. Noi possiamo credere che questo sia il motivo e che noi siamo vittime di un mondo nel quale abbiamo deciso di credere.

“Non ha senso lamentarsi del mondo. Non ha senso cercare di cambiare il mondo. Esso è incapace di cambiare perché è soltanto un effetto, Ma ha invece molto senso modificare i tuoi pensieri sul mondo. Qui cambi la causa. L’effetto cambierà automaticamente,” (ACIM, W23.2:2-6)

Quando due individui s’incontrano, c’è prima di tutto l’incontro di due menti che apparentemente usano il corpo per comunicare, mentre la comunicazione avviene effettivamente al livello dei loro pensieri, conscio o inconscio. Nel nostro mondo separato la realtà è definita dalle forme fisiche separate che noi vediamo con i nostri occhi, che alla fine sono la rappresentazione pittorica di pensieri di attacco, paura e morte, “Ci si può ben chiedere se questo possa mai essere chiamato vedere. Non è forse più adatta la parola fantasia per questo processo, ed allucinazione un  termine più appropriato per il suo risultato?” (ACIM, W23.3:3-4)

(per la quarta parte di questo articolo clicca qui)

© Franco Santoro

Guarire le relazioni: la tua mente ha la chiave (parte uno)

Luglio 21, 2015 by admin Lascia un commento

dramacasale2Quando affrontiamo il tema delle relazioni umane da una prospettiva sciamanica e multidimensionale, la domanda di maggior rilievo è: chi è che cosa realmente si relaziona in una relazione?

Se, come sembrano concordare la maggioranza dei ricercatori ed esploratori della coscienza, noi non siamo corpi fisici, o i nostri corpi fisici non sono ciò che sembrano essere, allora una relazione tra due esseri umani, non importa come ci appaia, ha ben poco a che fare con le interazioni tra due corpi fisici.

Le nostre relazioni umane non riguardano l’incontro con particolari persone, come noi le identifichiamo dal loro corpo fisico, dal nome, ruolo sociale e atteggiamento esteriore.

Non sembra neppure che le relazioni siano interazioni emozionali. Non sono regolate da reazioni emotive, dal fatto di provare un sentimento per qualcuno, come amore, attrazione, turbamento, rabbia ecc.

Le risposte emozionali o fisiche sono un puro e semplice eco di un rapporto ben più profondo che si sviluppa al livello della mente, che è in definitiva la facoltà principale coinvolta nelle nostre relazioni. Per questo motivo una relazione può essere descritta come un’attività mentale, il risultato di due o più menti, che possono a volte usare i corpi o le emozioni come veicoli per le loro interazioni mentali, in modo opzionale e provvisorio e mai come requisito.

Il termine “mente” è qui usato per rappresentare quella parte di noi che comprende pensieri, consapevolezza, intento, volontà e capacità di esprimere o esercitare scelte. Nel suo stato naturale la mente è in accordo con lo Spirito, ossia la parte che è connessa con Dio[i] attraverso la sua identificazione con il tutto, la rete della vita, ecc. Questo è raramente il caso nella nostra realtà ordinaria basata sulla separazione, in cui la mente è divisa in due parti: una parte è in armonia con il Tutto e l’altra separata fondata sull’ego.[ii] Quest’ultima parte, che dà origine all’ingannevole nozione di una “mente individuale”, è il risultato di una percezione arbitraria e illusoria. Tuttavia, poiché queste illusioni si rivelano in forme che sembrano qualcosa, per tutto il tempo che restiamo in questo mondo, non possono essere rinnegate perché solo esse appaiono reali.

Il corpo fisico umano, come noi apparentemente lo percepiamo nella nostra realtà di separazione, è la principale forma ingannevole usata dall’ego, una struttura di carne posta intorno alla mente, una gabbia illusoria volta a dimostrare e preservare il paradigma dell’ego di un io diviso. Questo corpo pare essere tipico solo degli esseri umani e, come alcuni sciamani lo descrivono, è un conglomerato di “campi energetici che sono stati corrotti e distorti da una vita di abitudini e usi sbagliati”[iii], da un sistema illusorio di credenze e false percezioni.

L’ego ha creato questo corpo fisico scisso allo scopo di promuovere un sistema di pensiero basato sulla separazione, che include anche il presupposto che non ci possa essere via di scampo da questo sistema. La conseguenza di ciò è che se da un lato il corpo fisico diventa un culto, con moltitudini di fedeli sia nel mondo spirituale sia in quello mondano, dall’altro, sottilmente o palesemente, è profondamente odiato e biasimato come causa di ogni male.

Con il termine “corpo” ci riferiamo alla forma fisica umana come la percepiamo comunemente: un corpo separato, in competizione con altri corpi e disconnesso dalla totalità della realtà fisica. Questo corpo non ha niente a che fare con il vero mondo fisico che è una totalità priva di frammenti e di possesso personale. Ciò che l’ego rivendica è il corpo separato, la forma fisica scheggiata, uno strumento volto a fomentare emozioni e pensieri autistici.

“Lo usa per attaccare gli altri e ricercare piaceri fisici. Lo abbellisce per sentirsi speciale ed attrarre amanti speciali. Usa la malattia, la vecchiaia e la morte per provare che noi siamo deboli e colpevoli e che Dio è morto. Lo Spirito Santo guarda il corpo neutrale, come non avesse alcun potere sulla mente. Lo vede come un mezzo e non come un fine, uno strumento per raggiungere i nostri fratelli e portare loro amore, perdono e guarigione. In questo modo può essere un utile strumento.”[iv]

(per la parte due di questo articolo clicca qui)

© Franco Santoro
[i] Dio è inteso qui come Identità Multidimensionale Centrale, Sé Indiviso e Amore Incondizionato, e non denota identificazione con uno specifico credo o genere. Ciò che conta è l’esperienza di Dio, non il termine che usiamo. Se il termine Dio causa rancori, sentiti libero di sostituirlo con un’altra parola. Tuttavia desidero sottolineare che qualunque lavoro spirituale profondo, a mio avviso, ci metterà comunque di fronte a tutti i rancori che abbiamo verso il termine Dio allo scopo di guarirli.
[ii] Il termine ego è il latino di “io” ed è usato in vari contesti con diversi significati. Qui l’ego si riferisce alla psiche o sé individuale fondato sulla credenza di essere un’identità separata distinta dagli altri nel corpo, emozioni, mente e spirito.
[iii] Carlos Castaneda, The Wheel of Time, Penguin, 1998, p. 159.
[iv] Robert Perry, A Course Glossary, 158 Definitions from A Course in Miracles, p. 5.

 

Guarire le relazioni: la gabbia del corpo (parte due)

Luglio 21, 2015 by admin Lascia un commento

index“Il corpo è un recinto che il Figlio di Dio immagina di aver costruito per separare parti del suo sé da altre parti. Ed è all’interno di questo recinto che pensa di vivere, per poi morire quando si deteriora e si sgretola”(ACIM, WII..5.1:1-2) o come afferma Platone “Il corpo è una prigione nella quale la psiche è reclusa, tenuta al sicuro, finche il riscatto sia pagato.”

Finchè continui a percepire il corpo umano come te stesso non c’è via di uscita dalla separazione e non è possibile alcuna libertà. Qui il problema non è il corpo fisico e il suo uso, ma l’idea di avere il tuo proprio corpo fisico opposto al suo, al mio, al loro, a qualsiasi cosa esista fisicamente. È questa insana credenza che costruisce una gabbia per le nostre menti e impedisce di espandersi nella totalità della vita, compreso il vero mondo fisico.

Nel corso della storia dell’uomo gli sciamani hanno usato forme mutevoli come caratteristica basilare del loro lavoro, trasformandosi in altre forme fisiche e sviluppando la capacità di muoversi oltre il limite della loro forma umana personale, anche a livello cellulare.

L’ipotesi fondamentale ed esperienziale dello sciamanesimo è che noi siamo uniti al tutto e questa unità non si applica solo a livello spirituale, come avviene anche nella spiritualità convenzionale, ma riguarda ogni aspetto dell’esistenza, incluso il regno fisico. Dalla nostra falsa percezione del corpo fisico come separato dall’unità deriva dolore e ingiustizia ed è qui che è necessaria prima di tutto una guarigione. Inoltre, poiché nella nostra realtà consensuale possiamo vedere solo corpi separati, la mente è facilmente confusa con il corpo ed è senza dubbio più vulnerabile. Come conseguenza è facile perdere traccia di ciò che accade veramente nelle nostre relazioni con gli altri e con l’ambiente.

Non importa cosa faccio per relazionarmi e integrarmi con gli altri, tutti sembrano risiedere nei limiti dei loro corpi fisici. E quando questi corpi se ne vanno, un evento ineluttabile sia che muoiano sia che ci lascino, la relazione giunge a un epilogo tragico con il trionfo della separazione, ovvero esattamente ciò che l’ego da sempre ricerca. La confusione tra livello mentale e fisico è sostanzialmente la causa di tutti i problemi che noi sperimentiamo nelle relazioni umane. Per questo fondamentale errore di percezione la mente è costretta a usare il corpo fisico per essere riconosciuta e ciò per la mente risulta come essere letteralmente imprigionata in un corpo separato.

Canta l’indie rock band Arcade Fire:  Il mio corpo è una gabbia che mi impedisce / di danzare con colui che amo / Ma la mia mente possiede la chiave / Sono in piedi sul palcoscenico / di paura e insicurezza / È uno spettacolo vacuo / Ma applaudiranno ugualmente / Il mio corpo è una gabbia che mi impedisce / di danzare con colui che amo / Sto vivendo in un’epoca che chiama luce il buio / Anche se la mia lingua è morta / ancora le forme riempiono la mia testa / Sto vivendo in un’epoca di cui non so il nome / Sebbene la paura mi tenga in movimento / il mio cuore ancora batte lentamente / Il mio corpo è una gabbia che mi impedisce / di dan-zare con colui che amo / Sei accanto a me/ La mia mente possiede le chiavi/ Il mio corpo è una / Il mio corpo è una gabbia/ Prendiamo ciò che ci è dato/ Solo perché hai dimenticato non significa che sei perdonato / Sto vivendo in un’epoca che grida il mio nome nella notte / Ma quando raggiungo la soglia / non c’è nessuno in vista / Vivo in un’epoca / che ride quando danzo con chi amo / Ma la mia mente possiede le chiavi / Rende libero il mio spirito… [v]

La mente ego è fondata sull’assioma di essere contenuta in un corpo fisico. Questo fortunatamente significa che il corpo è una gabbia solo finché continuo a identificarlo con l’ego, la mente individuale o separata. L’altra parte della mente è libera e possiede le chiavi per venir fuori dal sistema dell’ego e impostare l’intera mente libera.

“La mente che serve lo Spirito Santo è per sempre illimitata, in tutte le maniere, al di là delle leggi del tempo e dello spazio, non legata ad alcun preconcetto e con la forza e il potere di fare qualsiasi cosa le venga chiesto. Pensieri di attacco non possono entrare in una simile mente, perché è stata donata dalla Fonte dell’amore e la paura non può mai entrare in una mente che è unita all’amore. Essa riposa in Dio. E chi può provare paura tra coloro che vivono nell’Innocenza e amano solamente?”(ACIM, W199.2:1-4)

(per continuare la lettura con la terza parte di questo articolo clicca qui)

© Franco Santoro

[v] (trad. dall’originale inglese) Arcade Fire “My Body is a Cage”, Neon Bible, 2007.

Sempre soli e uniti

Luglio 11, 2015 by admin Lascia un commento

alone

Siamo sempre soli e uniti.

Siamo giunti e ce ne andremo da soli e uniti.

E nel corso della vita, non importa quanto entriamo o meno in relazione con gli altri, continuiamo ad essere soli e uniti.

Una grande storia di amore non significa stare con un partner che è l’altra metà di se per sentirsi uniti.

Vuol dire accettare la propria solitudine e quella altrui, e sentirsi uniti, indipendentemente dal fatto che chi amiamo sia fisicamente con noi o meno…

E tuttavia…

Mi manchi tanto…

© Franco Santoro

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