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Protetto: Cenni operativi di tocco

Ottobre 17, 2018 by admin Lascia un commento

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Protetto: Impiego di SI e NO

Ottobre 17, 2018 by admin Lascia un commento

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Protetto: Vieni che ti faccio un tocco

Ottobre 17, 2018 by admin Lascia un commento

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Protetto: Iniziativa

Ottobre 17, 2018 by admin Lascia un commento

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Protetto: Antropometria multidimensionale

Ottobre 17, 2018 by admin Lascia un commento

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Protetto: Raduno astrosciamanico di fine anno, 2004-2005

Ottobre 15, 2018 by admin Lascia un commento

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Protetto: Lezione 4 – 070418

Ottobre 15, 2018 by admin Lascia un commento

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Protetto: Lezione 3 – 170318

Ottobre 15, 2018 by admin Lascia un commento

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Ovest

Giugno 22, 2016 by admin Lascia un commento

DIREZIONE OVEST

West logos (2)

Elemento: Acqua (o Terra). Stagione: Autunno. Corpo: emotivo. Regno: vegetale.

Parte del giorno: tramonto. Segni: Bilancia, Scorpione, Sagittario. Settori: 7, 8, 9.

Età umana: vita adulta. Spirito Totem Tenutario: Rogah Sadoh. Colori: blue, nero.

Corpi celesti: Luna. Viaggio: Via del Guerriero Spirituale.

Sentieri spirituali: forza, esperienza, introspezione. Stella: Antares.

Animali: tutti i pesci e le creature acquatiche, tutti i rettili, corvo, rana, gufo, orso, gazza, serpente.

Qualità: equilibrio, cooperazione, coraggio, perdono, intimità, intuizione, potere, rinascita, rilascio, relazione, liberazione, autodisciplina, divisione, trasformazione.

Rancori: attaccamento, confusione, controllo, paura, occultamento, intolleranza, giudizio, manipolazione, ossessione, vendetta.

Strumenti di guarigione: silenzio, lavoro catartico, bhakti yoga, creatività, lavoro sul sogno, rebalancing, rituali di rilascio, recupero dell’animka, regressione a vite passate, trance dance, lavoro con antenati e animali di potere.

Strumenti: coppa, claves, ossa, maschere, didgeridoo, conchiglie, calderone.

Minerali: acquamarina, ametista, ematite, lapislazzuli, ossidiana, opale, pietre di fiume, argento, quarzo affumicato.

Piante: alghe, camomilla, ibisco, gelsomino, ortica, artemisia tridentata, vaniglia, violetta, salice.

Spiriti: Quetzalcoatl (aztechi). Arianrhod (celtici). Archangel Gabriel (cristiani). Isis (egizig). Poseidon (greci). Nettuno, Diana, Selene, Ecate (romani). Ondine, folletti, ninfe, naiadi, sirene, nereidi, oceanidi, potamidi (spiriti di natura).

Festival ed eventi sacri: Equinozio di autunno, Samhain.

Nel sistema impiegato in questo Primo Livello della Formazione, ciascuna Direzione è allineata con una determinata stagione dell’anno, colori, animali, piante, minerali, ecc. Esistono diversi sistemi di Sacro Cerchio e ciascuno di essi possiede tratti specifici. A seconda delle tradizioni le corrispondenze assegnate alle Direzioni possono cambiare leggermente o radicalmente. Nel contesto dell’astrosciamanesimo nessun modello può essere considerato giusto o sbagliato. Ciascun modello ha le sue ragioni per definire le Direzioni nel suo proprio modo. Tale definizione è sovente in relazione alla natura dell’ambiente geografico in cui il sistema si è sviluppato originariamente. Per esempio, nelle aree in cui il mare si trova sul lato occidentale, l’ovest addiviene la Direzione per l’elemento acqua. Il modello a cui vieni introdotto nel corso della Formazione è il risultato di un lungo lavoro di sintonizzazione e discernimento. Oltre ad essere usato da numerose culture tribali e da vari insegnanti con cui ho operato, costituisce il sistema prevalente impiegato nell’Epica del Sacro Cono. Sebbene vi siano delle ragioni per supportare tale modello, per favore consideralo solo nei suoi aspetti strategici. Allorché ti apri alle esperienze durante l’anno di lavoro, potrai scoprire una risonanza totale con le corrispondenze di questo sistema, o essere attratto da altre associazioni e giungere ad una distinta comprensione. Qualunque cosa accada, ricorda che lo scopo precipuo della Formazione è di risvegliare e potenziare la tua natura multidimensionale e non di forzarti a conformarti ad una specifica dottrina.

West copy

Rogah Sadoh, lo Spirito Totem Tenutario dell’Ovest nella forma di Znegah

Il sentiero dell’Ovest rappresenta la conclusione e la morte di un vecchio ciclo e di tutto ciò che è stato dapprima famigliare. È un periodo molto intenso e benedetto. Qui hai la possibilità di liberare l’identificazione convenzionale del tuo ego, come centro della tua consapevolezza, e muoverti in dimensioni che permettono di rivelare una più vasta prospettiva di quello che sei. Mentre il cielo gradualmente procede a esternare maggiore buio, e la natura principia a decadere nel suo aspetto esterno, giunge pure un tempo di oscurità e morte a un livello emozionale, mentale e spirituale. Questo processo di morte iniziatica è sovente chiamato la Via del Guerriero Spirituale, o morte sciamanica. In quanto tale, può provocare trepidazione all’ego consueto e alla sua tendenza di aggrapparsi alle cose per paura di affrontare ciò che dimora oltre. Coltivando l’introspezione e la connessione con il Sacro Cerchio e lo Spirito Guida, puoi congedarti dalle paure generate dalla credenza nella separazione e recuperare il supporto che necessiti per avanzare lungo il cammino di trasformazione. L’accettazione della strategia della morte iniziatica e la rinascita che ne deriva, facilitano l’accelerazione di profondi cambiamenti senza passare attraverso la finzione di patire dolori o perdite. La sfida principale nell’Ovest consiste nell’apprendere a morire bene verso ciò che non serve più e nell’essere aperti a ricevere quello che onestamente rinforza l’Intento connesso alla Funzione. Buone domande sono qui: “Cosa c’é nella mia vita che necessita di morire? Quali modalità di vivere nel mondo non sono più in armonia col mio Intento? Che cosa non mi serve più? Cosa non è più utile ai miei compagni, alla comunità in cui vivo, al pianeta, all’universo?”

Quando osservi il mondo solo attraverso la prospettiva della tua identità personale o della cultura a cui apparentemente appartieni, permetti all’invenzione del tuo ego personale o collettivo di governare come centro dell’universo piuttosto che consentire allo Spirito Cerchio, e a tutto ciò che rappresenta, di collocarsi al Centro. Quest’atteggiamento può essere utile nei primi anni trascorsi su questo pianeta, al fine di costruire confini e una robusta struttura strategica dell’ego. Se questa fase degenera in un’idolatria della tua individualità, famiglia, paese, gente, ecc., come qualcosa di separato o identificato con una forma fisica, allora l’intero senso della strategia si perde. Questa è un’area alquanto controversa che può causare una certa confusione, se perdi di vista la connessione con la Guida e ti lasci intrappolare dal sistema di pensiero frammentato dell’ego personale o collettivo. “L’ego è folle. Esso sta nella paura oltre l’Ovunque, in disparte dal Tutto, separato dall’Infinito. Nella sua follia pensa di essere diventato vincitore su Dio Stesso. E nella sua terribile autonomia <vede> che la Volontà di Dio è stata distrutta. Esso sogna la punizione e trema davanti ai personaggi dei suoi sogni: I suoi nemici, che cercano di ucciderlo prima che possa assicurarsi la propria sicurezza attaccandoli”.[1]

Servire il tuo Intento connesso alla Funzione significa lasciare andare i tuoi attaccamenti al dolore, liberare la tendenza a volere avere ragione a scapito di essere felici, essere disponibile ad esplorare altre dimensioni o modalità esistenziali. Necessiti essere consapevole del tuo ruolo di canale e luogo di incontro per energie di molteplici realtà. Hai bisogno di comprendere che in ogni singolo momento puoi scegliere se contribuire all’unità o alla separazione, e che questa scelta comporta essere consapevole della qualità dei tuoi pensieri.

L’Ovest è un’area di graduale ritiro in cui i cambiamenti sono esperiti nella natura delle relazioni sociali così come nei sogni, viaggi sciamanici e connessioni con il mondo interiore. Scoprire ed esplorare gli agenti di collegamento, o Bhi Jinah, che tengono insieme la rete della vita e svelare le corrispondenze dei Misuratori Energetici (vedi Libro Uno, Capitolo 7, “Misuratori energetici di settore e forme sciamaniche”) è una pratica potente per questa stagione. La connessione con Spiriti Totem e animali di potere dell’Ovest è pure utile, poiché fornisce energia essenziale per sostenere questo notevole periodo di trasformazione. Affrontare il tema della morte è un altro importante caratteristica di questa direzione. Il tema della morte consente di stimolare la ricezione di intuizioni che aprono varchi nella futilità della coscienza ordinaria. Visitare cimiteri, considerare people o parenti che hanno lasciato il loro involucro fisico, vivere ciascun giorno come se fosse l’ultimo, scrivere un testamento strategico o effettivo, dare appoggio a malati terminali, sono solo alcuni esempi di connessione con questa Direzione. Lo stadio di rilascio del Rituale di Base (vedi Libro Uno, Capitolo 4, “Il rituale astrosciamanico di base del Sacro Cono”) è particolarmente associato all’Ovest, e sarebbe utile praticarlo più spesso durante questo periodo dell’anno. Al fine di ricevere qualcosa di nuovo, ti viene chiesto di liberare ciò che è vecchio e non è più necessario. Rilascio e morte sono una parte integrale del ciclo della natura a tutti i livelli. Nel lavoro sciamanico è essenziale avere consapevolezza di questa fase cruciale della vita. Necessiti apprendere come rilasciare ciò che non supporta il tuo Intento. Hai bisogno inoltre di essere aperto a ricevere l’assistenza che è sempre disponibile da parte dello Spirito Guida e altri esseri affini. Mentre questo processo si sviluppa, l’ego avverte che la struttura della sua allucinazione è minacciata e le sue reazioni possono farsi assai intense. Certe situazioni della vita possono apparire confuse, spaventose, precarie, dolorose o tristi. E malgrado ciò, una notevole trasformazione sta avendo luogo e incredibile benedizioni germogliano. La fede è necessaria. Sii con il tuo Spirito Guida e abbi fede in lui, in quello che è semplicemente un momento passeggero di travaglio. Prosegui con le tue pratiche, ora che le ricompense per il tuo lavoro sono imminenti. Permetti a te stesso di essere nutrito da una nuova percezione e accetta il supporto che è disponibile per te.

I Bhi Jinah

Secondo l’Epica del Sacro Cono, il termine Bhi Jinah costituisce un riferimento strategico per identificare le entità dimoranti negli spazi vuoti esistenti tra le forme fisiche percepibili alla visione umana ordinaria. Si tratta di entità apparentemente invisibili che occupano aree comunemente definite come nulla, vuoto o niente. Uno dei loro scopi consiste nell’attirare l’attenzione verso la pienezza di tale nullità, per rendere gli esseri umani coscienti della connessione e dell’unità che esiste tra ogni cosa. I Bhi Jinah rappresentano una sorta di colla spirituale intesa a mettere insieme pezzi frammentati. Sono gli elementi di collegamento della rete della vita. In questo contesto sono intesi come il ritorno all’oceano primordiale che tiene unito tutto ciò che esiste. Il loro ruolo è essenziale in ogni tipo di relazione. Quando due o più persone riconoscono tali esseri e li incoraggiano a partecipare attivamente nel loro rapporto, accadimenti molto significativi possono avere luogo. Per acquisire consapevolezza dei Bhi Jinah, l’unica condizione è di accettare di vederli. Alcune situazioni o pratiche favoriscono questo processo. Solitamente percepisco i Bhi Jinah come gioiosi pupazzi viventi o cartoni animati provvisti di varie sagome. Alcuni indossano berretti a forma conica o speciali tute su cui risalta l’effige di un cono. Io li scorgo sovente mentre si divertono e sorridono beatamente. Talvolta, specialmente quando operano in particolari situazioni ambientali, possono essere piuttosto chiassosi e concitati. In vero nei cosiddetti spazi vuoti, oltre ai Bhi Jinah, esistono anche altri esseri, come i Graha, i Sadoha, i Paheka, ecc. Ebbene, non ho intenzione di trattare tutte le tipologie…. Una cosa da tenere in mente è che, nell’ambito sciamanico, tutto quello che vedo è il risultato di ciò che ho scelto di vedere. I Bhi Jinah mi hanno insegnato questa lezione. Se mi guardo attorno, osservo che la maggior parte degli spazi che occupano il mio campo visivo sono apparentemente vuoti e non occupati da forme fisicamente percepibili. In verità, da una prospettiva sia spirituale che scientifica, nulla è realmente vuoto o privo di significato. La mente convenzionale accetta di vedere solo ciò che supporta la sua concezione del mondo, e rifiuta di riconoscere quello che non rientra in tale concezione. Questo è il motivo per cui i Bhi Jinah non sono facilmente visibili: essi frantumerebbero l’intera fondazione su cui si basa la percezione ordinaria della realtà.

Sin da bambino solevo notare cose ed esseri cui i miei parenti e conoscenti parevano non dare alcun’importanza. All’inizio ero certo che, siccome ero ancora troppo piccolo, i miei genitori fingevano di essere estranei alle mie osservazioni semplicemente perché esse erano una faccenda riservata solo agli adulti. Si trattava quindi di un mistero tenuto segreto e rivelato solo più avanti negli anni. Questa era la mia convinzione. In effetti, notavo che vi erano diverse cose cui si poteva accedere solo al raggiungimento di una determinata età. Per esempio, andare alla scuola elementare, passare a quella media e poi alla superiore, ricevere il sacramento della comunione, vedere i film vietati ai minori, guidare l’automobile, votare, ecc. Un traguardo che per me rappresentava il culmine di questo processo era il compimento del diciottesimo anno. Quell’età costituiva il massimo della trasformazione possibile, poiché consentiva di essere dichiarati adulti a tutti gli effetti e di non essere esclusi più da nulla. Pensavo quindi che per ricevere la rivelazione delle informazioni riguardo all’effettiva natura dei Bhi Jinah e di altri temi misteriosi, nonché delle caratteristiche del mio autentico scopo nella vita, si trattava semplicemente di aspettare quel fatidico momento. Al raggiungimento del diciottesimo anno, immaginavo che una speciale autorità ecclesiastica e governativa avrebbe organizzato un incontro apposta per me. Accompagnato dai miei genitori, mi sarei recato in un luogo segreto e tutti i misteri dell’esistenza mi sarebbero stati trasmessi. Quindi, prima di quel giorno cruciale, occorreva solo essere pazienti e attendere. Nel frattempo, potevo rilassarmi e frequentare i bambini della mia età. Questi non parevano mostrare molto interesse verso i temi a me cari e tendevano a coinvolgersi in attività di cui proprio non comprendevo il senso (calcio, pallacanestro, bigliardino, motociclette, ecc.). L’unica eccezione era data da un gruppo di amici che frequentavano il cortile del mio palazzo sito in via Oslavia 5 a Bologna. Con loro solevo praticare uno dei miei giochi preferiti. Si trattava di sedere insieme sul davanzale di una finestra e fingere di essere a bordo di una navicella spaziale. Quale eccitazione! Ebbene, dal mio punto di vista, l’intero edificio dove abitavo era davvero una nave spaziale. Ne consegue che, mentre giocavo con i miei compagni, potevo avere la rara opportunità di condividere la mia percezione della vita. Quindi mi sentivo intristito ogni qual volta il gioco terminava ed ero forzato ad occuparmi di cose aliene, come fare i compiti, andare a scuola, mangiare la pasta o la carne, visitare i parenti, ecc. Quale sforzo dover compiere tali azioni! Riuscivo ad accettarlo solo perché in questo modo, in base a quanto mi veniva detto, avrei avuto diritto a diventare adulto e a ricevere la conseguente iniziazione ai misteri della vita. Tuttavia, quando mi trovavo da solo, potevo finalmente godermi la compagnia clandestina dei Bhi Jinah e della nave spaziale. Trascorrevo lunghe ore conversando con esseri di ogni sorta, disegnando mappe di paesaggi multidimensionali, visitando luoghi meravigliosi, ecc. Al fine di non creare sospetti tra gli adulti, fingevo di svolgere i compiti o di giocare con degli stupidi balocchi. Ero molto attirato dai Bhi Jinah e da altre faccende fuori del comune. Spesso provavo a chiedere delucidazioni ai miei genitori o parenti. Questi rispondevano fornendo spiegazioni per me incomprensibili e, poiché mostravo di non riuscire a capire i loro discorsi, aggiungevano che avrei compreso una volta raggiunto l’età adulta. Di conseguenza il mondo degli adulti esercitava un gran fascino per me. Tutti i servizi o prodotti che esponevano il marchio “solo per adulti” rappresentavano un’aspirazione agognata. Con molta curiosità ascoltavo le conversazioni dei grandi. Nei giorni festivi i miei genitori incontravano parenti o amici ed insieme passavano diverso tempo a discorrere. In vero il loro linguaggio era per me assai arduo da comprendere. E poi c’era anche la questione dei dialetti. Mia madre parlava sovente il dialetto bolognese con i suoi parenti o amici, mentre mio padre, seppure più raramente, impiegava quello siciliano con i suoi famigliari. Quando io partecipavo a tali incontri ero certo che i temi trattati erano quelli che mi stavano a cuore. Di conseguenza aspiravo molto a raggiungere l’età adulta o a “diventare grande” per essere così in grado di comprendere i misteri dell’esistenza. Il primo passo a questo riguardo, mi veniva detto in continuazione, consisteva nel “fare il bravo bambino”, “mangiare tutto senza fare storie”, e altre regole di base. Si trattava, inoltre e soprattutto, di andare a scuola e studiare. I miei genitori lo ripetevano spesso. Tuttavia la mia curiosità era inarrestabile e le mie domande incessanti. I miei genitori parevano mettercela tutta per fornire risposte adeguate per la mia età. Nei loro tentativi di spiegazione avvertivo un crescente disagio. Un giorno infine accadde qualcosa di molto importante. Essi mi raccontarono una storia commovente. Mi dissero che quando erano piccoli come me la loro situazione era ben diversa. In quei tempi, a causa della guerra e della povertà, non c’era possibilità di studiare. Essi mi dissero: “I nostri genitori non potevano permettersi di mandarci a scuola. Sin da piccoli abbiamo dovuto lavorare. Purtroppo non siamo in grado di dare una risposta a tutti i tuoi quesiti. Tuttavia, faremo del nostro meglio in modo che tu possa andare a scuola, studiare e imparare ciò che è importante nella vita”. Quale onestà e amore sentii emanare da quelle parole! Provai una grand’ammirazione per i miei genitori e compresi anche il motivo perciò la vita continuava a rimanere per me ancora un mistero. Non potevo aspettarmi che i genitori m’insegnassero certe cose perché essi stessi ammettevano di non conoscerle bene. Fortunatamente, poiché i miei genitori mi volevano molto bene ed erano decisi a farmi studiare, avrei imparato tutto a scuola. Di conseguenza iniziai i primi anni di scuola con molta eccitazione. Fui molto deluso quando mi resi conto che, in effetti, nessuno nell’ambiente educativo pareva occuparsi del tema dei Bhi Jinah o delle navi spaziali. Ritenevo che forse si trattava di una materia riservata a scuole più avanzate. Feci quindi del mio meglio per essere promosso e accedere alla scuola media. Anche questo passaggio fu poco concludente. Allora la mia aspirazione divenne la scuola superiore e in seguito l’università. Purtroppo tutte queste esperienze educative furono assai deludenti e frustranti. Ciò che era richiesto di studiare non aveva per me alcun senso, sebbene paresse possedere un gran valore per chi mi attorniava. Allo stesso tempo i temi cui ero affezionato non sembravano avere alcun senso per gli altri. Solo in seguito, mediante la connessione con le mie guide spirituali, principiai a ricevere le prime agognate risposte. Esse non giunsero dall’ambiente educativo, dalle autorità religiose, né da parenti, conoscenti, amici e nemmeno dalla televisione o dalla radio. Ebbi un primo decisivo bagliore di queste conoscenze nel 1976. E’ una lunga storia che ancora sto mettendo insieme. Guardando indietro alla mia vita ora, posso solo gioire del fatto che il mio passato inizia ad avere molto senso. Questo mi consente di essere enormemente grato ai miei genitori, la famiglia, l’ambiente educativo, quello religioso e tutti coloro che ho incontrato nella mia esistenza. Grazie assai per avermi fornito preziosi insegnamenti, per avermi accompagnato amorevolmente lungo il sentiero, per essere beatamente vivi nelle mie memorie, per dimorare nell’eterno glorioso presente.

[1] Un Corso in Miracoli, Libro degli esercizi, p. 469.

Sud

Giugno 21, 2016 by admin Lascia un commento

DIREZIONE SUD

South (2)

 

Elemento: Terra. Stagione: Estate. Corpo: fisico. Regno: minerale.

Parte del giorno: mezzogiorno. Segni: Cancro, Leone, Vergine. Settori: 4, 5, 6.

Età umana: adolescenza e gioventù. Spirito Totem Tenutario: Ratah Sadoh.

Colori: verde; rosso scuro, marrone. Corpi celesti: Terra. Viaggio: Via del Guaritore.

Sentieri spirituali: crescita, fiducia, amore. Stella: Regulus.

Animali: animali pacifici della terra (ghiro, topo, tartaruga, coniglio, lepre), coyote, volpe, serpente.

Qualità: creatività, crescita, guarigione, innocenza, amore, pazienza, stabilità, onestà, forza, purificazione.

Rancori: dipendenze, paura, noia, depressione, perfezionismo.

Strumenti di guarigione: diete, digiuno, movimento fisico, massaggio, lavoro sul corpo, canto, danza, racconto di storie, gioco, risata, tambureggiamento, meditazione in posizione sdraiata, viaggi sciamanici, costruzione e cura di luoghi sacri

Stumenti sacri: tamburi e scudi.

Minerali: diaspro, giada, avventurina, quarzo rosa, turchese, serpentino, marmo.

Piante: faggio, salvia.

Spiriti: Huitzilopochtli (Azt.). Ceres (Rom.). Demetra, Pan (Gr.). Arcangelo Michale (Cr.). Spiriti terrestri (Ratahri, Gnomi, Folletti, Driadi, ecc.).

Suono: Ha.

Festival ed eventi sacri: Solstizio d’Estate (20 o 21 giugno), Lammas o Lughnasadh (1 agosto).

Nel sistema impiegato in questo Primo Livello della Formazione, ciascuna Direzione è allineata con una determinata stagione dell’anno, colori, animali, piante, minerali, ecc. Esistono diversi sistemi di Sacro Cerchio e ciascuno di essi possiede tratti specifici. Secondo le tradizioni le corrispondenze assegnate alle Direzioni possono cambiare leggermente o radicalmente. Nel contesto dell’astrosciamanesimo nessun modello può essere considerato giusto o sbagliato. Ciascun modello ha le sue ragioni per definire le Direzioni nel suo proprio modo. Tale definizione è sovente in relazione alla natura dell’ambiente geografico in cui il sistema si è sviluppato originariamente. Per esempio, nelle aree in cui il mare si trova sul lato occidentale, l’ovest addiviene la Direzione per l’elemento acqua. Il modello a cui vieni introdotto nel corso della Formazione è il risultato di un lungo lavoro di sintonizzazione e discernimento. Oltre ad essere usato da numerose culture tribali e da vari insegnanti con cui ho operato, costituisce il sistema prevalente impiegato nell’Epica del Sacro Cono. Sebbene vi siano delle ragioni per supportare tale modello, per favore consideralo solo nei suoi aspetti strategici. Allorché ti apri alle esperienze durante l’anno di lavoro, potrai scoprire una risonanza totale con le corrispondenze di questo sistema, o essere attratto da altre associazioni e giungere ad una distinta comprensione. Qualunque cosa accada, ricorda che lo scopo precipuo della Formazione è di risvegliare e potenziare la tua natura multidimensionale e non di forzarti a conformarti ad una specifica dottrina.

South logos (2)La pista del Sud concerne l’esplorazione del regno materiale e la comprensione della vita fisica su questo pianeta. Qui impari a radicarti e ad accettare le implicazioni della realtà tridimensionale, identificandone lo scenario e apprendendo a usare la sua tuta spazio-temporale, ovvero il corpo fisico, come strumento didattico onde dare forma al tuo Intento connesso alla Funzione.

Il corpo è un sogno. Come altri sogni talvolta sembra rappresentare la felicità, ma può improvvisamente trasformarsi in paura, che è ciò da cui nasce ogni sogno. Poiché soltanto l’amore crea nella verità e la verità non può mai avere paura. Fatto per avere paura, il corpo deve servire lo scopo che gli è stato assegnato. Ma noi possiamo cambiare lo scopo a cui il corpo obbedirà, cambiando ciò che pensiamo sia la sua ragione d’essere. Il corpo è il mezzo tramite il quale il Figlio di Dio ritorna alla sanità mentale. Sebbene fosse stato fatto per chiuderlo nell’inferno senza via di fuga, purtuttavia l’obiettivo del Cielo ha sostituito la ricerca dell’inferno. Il Figlio di Dio stende la mano per raggiungere suo fratello e per aiutarlo a camminare lungo la strada con lui. Adesso il corpo è santo. Adesso serve a guarire la mente per uccidere la quale era stato fatto.

– Un corso in miracoli, Libro degli esercizi, p. 427.

L’entrata nel Sud dispiega il tempo dell’estate, della crescita rapida, dell’abbondanza e pure della guarigione e manutenzione del piano materiale. Qui ti confronti con il compito di impiegare il materiale denso del tuo corpo al fine di rappresentare e dimostrare il tuo Intento e Funzione. L’energia disponibile in questa stagione è abbondante e, allorché viene diretta specificatamente, può consentire notevoli guarigioni a distinti livelli.

Una nozione significativa nel Sud è l’incorporamento, che può essere descritto come un processo in cui le energie spirituali delle dimensioni sottili si espandono nella realtà ordinaria. Qui un viaggio sciamanico o una visione rappresentano lo stadio preliminare di manifestazione nel livello materiale. Quando ti colleghi con la natura multidimensionale o Spirito Guida, sta a te integrare l’esperienza sciamanica mettendo in atto nel mondo la visione relativa. Un primo passo in questa direzione è di lasciare un segno materiale visibile e tangibile nella forma di un disegno, scultura, incisione, ecc. Anche l’atto di scrivere l’esperienza in un diario serve allo scopo e aiuta a creare un ponte tra la realtà spirituale e quella ordinaria.

Il Sud è pure il sito del cosiddetto bambino interiore e del lavoro sciamanico giocoso. Innocenza, divertimento, spontaneità, danza, narrazione di storie, scherzi divini e giochi sono strumenti importanti poiché consentono di alleggerire la disciplina, determinazione, resistenza e serietà che il lavoro sciamanico sovente implica. Il sentiero del Sud può essere una via ridente e giocosa, in cui il calore stagionale riscalda la mente così come il corpo. Gli insegnamenti dell’Epica sono basati sulla premessa strategica che la vita intera, così com’è umanamente percepita, fa parte di un gioco, vale a dire il Gioco del Sacro Cono.

I ruoli tradizionale del Sud sono Trickster (imbroglione), Coyote, Heyoka, Contrario, Folle Divino, ecc. L’Heyoka o Contrario è un ruolo che comporta fare ogni cosa all’inverso. Per esempio, invece di dire “Ciao!”, l’Heyoka dice “Arrivederci!”. Canta le parole delle canzoni al contrario, o prima di mangiare, invece di lavarsi le mani, se le sporca. Questi soggetti mettono sottosopra la realtà ordinaria e rompono le barriere della vita convenzionale. La loro presenza in una comunità serve a ricordare di rimanere nel presente e di non prendere nulla per scontato. Il loro comportamento imprevedibile provoca sorpresa e mutamenti di consapevolezza, e dischiude aperture nella mente ordinaria, rendendo così possibile l’apprendimento di nuove lezioni. Secondo la tradizione Lakota, gli Heyoka sono esseri straordinari che hanno ricevuto una speciale iniziazione che implica grande potere ed impegno. Ciò comporta sovente l’occultamento dei loro poteri spirituali dietro una falsa apparenza di umiltà, stranezza o follia. Simili obblighi sacri, un tempo comuni in molte tradizioni, sono esercitati da saggi maestri sotto mentite spoglie. Questi maestri raramente furono riconosciuti nella realtà ordinaria. Essi operano spesso dietro le quinte e non esibiscono i loro talenti, poiché non sono interessati a ricevere apprezzamenti o ad essere identificati all’esterno. Talvolta raggiungono la popolarità attraverso l’espressione di doti o l’esercizio di ruoli che consentono di sviare l’attenzione dalle loro effettive funzioni. Essi sono gli insegnanti e le fonti di ispirazione segrete di molte autorità spirituali pubblicamente riconosciute.

Il Coyote è un animale tipico del Sud ed è molto caro alla tradizione del Sacred Cone Circle. Egli insegna a ridere allorché prendo me stesso e gli altri troppo sul serio. Quando Coyote è al lavoro qualsiasi tentativo di fare le cose in modo perfetto o programmato è destinato a fallire. In tali contesti è importante essere diretti, affrontando Coyote di petto e costringendolo a svelare la sua effettiva motivazione di potere. Ciò è inevitabilmente connesso con il mettere alla prova il mio Intento allineato alla Funzione.

 

KurandahLa storia di Kurandah

Kurandah, il celebre eroe dell’Epica del Sacro Cono, si colloca sovente nel Sud, data la sua devozione per il clan del Settore 6, che lo ha eletto a suo sommo eroe. Le sue gesta mitiche sono narrate in molte Trudeh Etnaie Korah (ballate popolari). Egli è un rappresentante ideale della Via della Guarigione. Quello che segue è il modo in cui una volta provai a tradurre la sua storia:

Kurandah viveva in un villaggio dominato da un feroce mostro. Si trattava di una bestia demonica, causa di indicibili sofferenze, malattie e terrore per i paesani. Solo Kurandah pareva essere immune al mostro. In effetti, mentre tutti riuscivano a percepire il mostro, Kurandah ne era completamente incapace. Sebbene facesse del suo meglio per essere simile ai suoi paesani, e quindi condividere le loro terribili paure, l’idea del mostro era qualcosa di totalmente inconcepibile per la sua mente. A volte fingeva di soffrire o evidenziare i sintomi delle malattie derivate dall’azione del mostro, ma poiché non era un buon attore, ogni suo tentativo falliva miseramente. Questa situazione era fonte di immensa tristezza per Kurandah. Egli non era in grado di vedere il mostro. Di conseguenza non riusciva a condividere nulla con i suoi paesani. Si sentiva come un alieno. Solo, depresso e abbandonato, decise di trovare rifugio nell’adiacente foresta. La foresta era considerata la dimora del mostro. Da quel luogo gi abitanti del villaggio potevano udire le sue orrende grida. Questo fu uno dei motivi per cui Kurandah decise di trasferirsi nella foresta. Voleva affrontare il mostro. Kurandah esplorò ogni angolo della foresta e non trovò alcuna traccia del mostro, e nemmeno qualcosa di simile ad esso. Tuttavia qualcosa di inaspettato accadde. Egli si ricordò dei giochi che soleva praticare in tenera età. Si trattava di memorie molto benedette e gioiose davvero! Esse furono recuperate dolcemente una dopo l’altra e in tutta la loro gloria.

In quei giorni d’infanzia Kurandah passava ore infinite in compagnia dei Bhi Jinah.[1] Procedendo con il recupero delle memorie dei suoi giochi deliziosi e dei suoi compagni di ricreazione, egli si avvide che poteva agevolmente contattare questi suoi vecchi amici. Allora riuscì nuovamente a divertirsi con i Bhi Jinah e a giocare con gli Spiriti, a danzare e cantare, a riconoscere i loro volti cangianti nei regni animali, vegetali e minerali.

Un giorno accadde che Kurandah si trovò di fronte allo Spirito del Centro, altrimenti conosciuto come il Tredicesimo. Era insolito per questo Spirito comparire e tanto meno parlare, ma quel giorno egli lo fece. “Ora che hai recuperato la conoscenza dei tuoi vecchi giochi” disse lo Spirito “è tempo che tu ritorni al villaggio, onde stare insieme alla tua gente e applicare la tua Funzione. Le cose saranno diverse ora e sarai in grado di condividere le tue canzoni e le tue danze”. Questa notizia apportò tanta gioia nel cuore di Kurandah. Per la prima volta sentì che poteva finalmente diventare un paesano come tutti gli altri. Ora era sicuro che sarebbe stato in grado di vedere il mostro. Purtroppo queste aspettative furono deluse. Una volta arrivato al villaggio, egli trovò la sua gente ancora più spaventata e malata di prima. Essi gli descrivevano i loro sintomi, spiegando in ogni dettaglio le caratteristiche del mostro. Kurandah non riusciva a sentire o vedere nulla. Provava compassione per i suoi paesani, ma non sapeva che fare. Ciò lo rese alquanto triste e frustrato. Egli decise di ritirarsi in una capanna sita al confine tra la foresta e il villaggio. In questo modo poteva onorare l’indicazione dello Spirito di restare al villaggio, rimanendo allo stesso tempo vicino ai suoi amici della foresta. Tuttavia il suo senso di fallimento era copioso e la tristezza che ne derivava incontenibile. Onde esprimerla, Kurandah compose una canzone di tambureggiamento. Ciò gli permise, nell’intimità della compagnia del suo tamburo e del relativo battente, di esprimere il dolore riguardo l’incapacità di vedere il mostro e di essere simile ai suoi paesani. Che canto profondo e amorevole! Mentre eseguiva quel canto, una donna si trovò a passare da quelle parti. Il dolore che il mostro causava nel suo corpo era così forte. Non poteva più sopportarlo e aveva deciso di andare nella foresta e di offrirsi come sacrificio alla bestia malvagia, pur di porre fine a tale tortura. A causa del dolore, era costretta a muoversi molto lentamente. Si trattava di una donna veramente coraggiosa! Il suo nome è Dhirah. Non entro nei dettagli della sua storia. Come Kurandah, Dhirah appartiene al clan del Settore 6 e in tale contesto i dettagli possono essere travolgenti.

Al muoversi nella zona di confine tra il villaggio e la foresta, Dhirah non poté evitare di udire il canto di Kurandah. Incantata da quella melodia, ella si fermò ad ascoltare. “Che canzone magnifica!” sospirò. Il suono del canto entrò nel suo corpo. Ella poté percepire tutte le cellule del corpo mentre danzavano gioiosamente. Via via notava come il suo corpo guariva e il dolore si annientava. Dopo pochi minuti era totalmente guarita. Piena di meraviglia e dolce eccitazione, Dhirah corse al villaggio per raccontare cosa era successo. Altri paesani si recarono nel luogo di confine per ascoltare il canto di Kurandah ed essi pure furono guariti. Allora l’intera popolazione si riunì in cerchio attorno a Kurandah. Lo ascoltavano tutti in profonda contemplazione. Kurandah continuava a cantare indisturbato dalla folla. In effetti, era così preso dal suo canto che proprio non si rendeva conto di quello che succedeva attorno a lui. Dopo poco tutti iniziarono a cantare e a danzare, e anche a guarire completamente. Così tante lacrime di felicità e gratitudine furono versate che un lago iniziò a prendere forma. Fu chiamato il Lago di Kurandah. Da altri villaggi e luoghi lontani accorse gente per ascoltare Kurandah. Egli continuava a cantare inconsapevole di quello che accadeva. Era tutt’uno con la sua canzone e non poteva percepire null’altro, poiché il suo canto era l’unica cosa ad esistere. La paura del mostro svanì e Kurandah diventò l’eroe santo del Clan. Il suo canto divenne il Canto di Kurandah. Ancora può essere udito nella zona di confine tra villaggio e foresta. Il Canto di Kurandah permane. Se solo riesco a fermarmi e ad ascoltare, non posso fare a meno di udirlo. Le sue parole mi conducono verso la terra a cui appartengo. In vero io non so se Kurandah è consapevole della guarigione che il suo canto e tambureggiamento ha generato. A volte mi domando se sta ancora cantando per esprimere la sua tristezza. Forse la sua voce è semplicemente il sacro eco che continua a risuonare come conseguenza di un evento benedetto. Chi lo sa? Quel che so è che voglio tanto bene a Kurandah. I suoi modi di fare sono così gentili e dolci. E’ un maestro di compassione e guarigione. E’ un Eroe del Sacro Cono.

Il Canto di Kurandah è stato accudito come un fuoco sacro centrale in molte vicende dell’Epica. Ascoltandolo e cantandolo, posso entrare in uno stato di profonda relazione con la mia Funzione. Vi sono modi differenti di essere con il canto. Il suo tono muta secondo il cantante e la dimensione spazio-temporale in cui questi si colloca. Il potere curativo del canto è sempre certo. Molti hanno tentato di studiare il significato delle parole. Alcuni saggi hanno detto che esse sono basate su uno specifico sistema di complesse configurazioni ritmiche intese a formare una sinergia verbale e una sinergia di variazioni toniche al fine di costruire una struttura cosmica delle stesse proporzioni del nostro universo e indi liberarla onde rivelare i regni estatici che esistono oltre. Ebbene, questa è una frase mozzafiato! Permettetemi di fare una pausa… Ciò spiega perché la canzone conduce a tali stati estatici e genera vibrazioni curative. Altri hanno detto che il canto appartiene ad una realtà che può essere compresa solo mediante l’esperienza sciamanica diretta. Questa realtà dimora nel centro dei tre Mondi… Ora, desidero fermarmi poiché non è mia intenzione scrivere un trattato sull’argomento. Non necessito di avere una piena comprensione del canto e di tutte le sue complesse implicazioni. Mi interessa la sua essenza. Qualunque siano le sue variazioni, il significato permane immutato. Il mio desiderio è di connettere l’Intento con la Funzione. Il mio Intento è di trascorrere notti e giorni infiniti di beatitudine con l’Amato. Il mio Intento è di fare esperienza dei modelli, processi e cicli del continuo e amorevole sviluppo del momento presente. E’ la sola cosa per cui sono disposto a offrire la mia vita. E allorché mi viene chiesto qualcosa sulla morte, così come dicono gli anziani, posso solo rispondere: “Io sono già morto”.

[1] I Bhi Jinah, o Bigini, sono esseri epici la cui funzione consiste sommariamente nel riempire gli spazi vuoti percepiti dagli esseri umani nella realtà fisica ordinaria. I Bhi Jinah attirano l’attenzione verso gli spazi di collegamento che esistono tra tutte le forme. Questi spazi sono tradizionalmente negati dai sistemi di condizionamento presenti nell’odierna umanità. Il loro lavoro è inteso a rivelare gradualmente cosa esiste oltre le limitazioni della realtà consensuale.

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