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Epifania e Sé Multidimensionale

Febbraio 19, 2015 by admin Lascia un commento

220px-Magi_(1)Il termine epifania indica la manifestazione di una realtà soprannaturale o divina, un’intuizione illuminata e repentina, specialmente attraverso un evento sensazionale, ma ordinario e visibile nella realtà fisica. La parola deriva dal greco epiphaneia, che significa “manifestazione” o “apparizione”.

L’Epifania è anche una solennità liturgica cristiana tradizionale che celebra il 6 gennaio l’apparizione di Gesù Cristo ai tre Magi-Astrologi-Re Sciamani, che portarono in dono oro, incenso e mirra.

L’Epifania esemplifica l’allineamento dei tre Re Magi, che rappresentano il culmine della saggezza, spiritualità e potere ordinario, con la nostra identità multidimensionale, rappresentata dal Cristo.

L’Epifania cade 12 giorni dopo Natale e segue la Dodicesima Notte (la vigilia dell’Epifania), esemplificando il recupero completo dei 12 Settori e il loro allineamento con l’Identità Multidimensionale Centrale.

Oltre all’adorazione dei tre Re, l’Epifania commemora due ulteriori eventi: il Battesimo di Cristo e le nozze di Cana, durante le quali Gesù manifestò il suo primo miracolo, la trasformazione dell’acqua in vino. Tutti questi episodi sono in relazione con l’iniziazione al potere multidimensionale della manifestazione, e sono associati a eventi simili descritti in altre tradizioni.

L’Epifania è una festività dalle origini molto antiche, intesa a indicare l’allineamento tra la realtà tridimensionale e quella multidimensionale. È connessa con la fase in cui ci estendiamo nel regno multidimensionale, facendo esperienza di una bozza della nostra vera natura, con tutti i suoi potenziali pienamente realizzati. E’ l’esperienza del culmine del potere, che viene poi o radicato nella realtà fisica o vanificato come un sogno passeggero.

L’Epifania è un’esperienza estatica che può avere effetti diretti nella nostra realtà fisica umana. E’ la manifestazione del multidimensionale nella realtà tridimensionale e separata. Sebbene la realtà umana operi rigorosamente per preservare la separazione, la sua struttura illusoria ha delle falle che non riescono a impedire completamente al multidimensionale di manifestarsi, almeno di tanto in tanto. Queste manifestazioni hanno solo effetti tangibili provvisori, poiché quando la realtà separata diventa consapevole delle intrusioni multidimensionali, immediatamente le distrugge, amputando la loro percezione dalla consapevolezza umana e dalla memoria.

L’Epifania può essere il risultato di una grande ispirazione e intuizione riguardo al tuo potenziale e a qualcosa che desideri profondamente. Può essere lo sviluppo di una visione ottenuta durante un viaggio sciamanico, un’esperienza di trance, un sogno o uno stato estatico di coscienza. Può anche emergere da un evento accaduto nella realtà di tutti i giorni, in cui vedi in altre persone o situazioni un modello perfetto di come tu sei, o puoi addirittura sperimentarlo direttamente nella tua vita ordinaria, diventando consapevole di un potenziale sconosciuto, di come tu lo esprimi, e ricevendo riconoscimenti inaspettati dagli altri.

In ogni caso durante un’epifania entri in forte risonanza con il tuo intento, tanto da sentire o dire qualcosa come: “Sì! Questo è il mio intento! E’ così che sono! E’ così che voglio essere!”. C’è una forte sensazione di potere e supporto.

All’Epifania segue una seconda fase, che provoca un cambiamento radicale di percezione, perché implica venire a patti con la realtà separata. Il secondo stadio sopraggiunge quando la luna di miele dell’Epifania è finita, ossia quando la realtà separata diventa consapevole dell’interferenza multidimensionale e la blocca. In questo stadio mi confronto con uno scenario in cui l’intenzione non si è ancora manifestata e devo mettermi a lavorare con impegno se aspiro a realizzarlo.

Il tempo dell’Epifania apparentemente è finito. Appartiene al passato che, secondo la realtà separata, non c’è più. Pertanto se, dopo l’Epifania, non sento più la connessione con la relativa esperienza, e sono anche depresso, disilluso e impaurito, da una prospettiva separata questa è la mia vera realtà e l’Epifania era soltanto un’illusione.

Cadere in questo tranello è tipico di molte persone sul sentiero multidimensionale. Non c’è modo di evitarlo, finché non capisco la differenza fondamentale tra realtà separata e dualistica, e realtà multidimensional e olistica.

La realtà separata umana è una configurazione lineare basata su una singola frequenza di tempo in cui gli esseri viventi si muovono rigidamente in conformità a una velocità stabilita, misurata dai nostri orologi ordinari. Il movimento non può essere accelerato né rallentato e procede soltanto in un’unica direzione, senza possibilità di invertire la marcia.

La realtà separata umana è dunque fissa in una linea spazio-temporale che non consente di avventurarsi altrove. Tutto ciò che esiste oltre la terza dimensione prevede il movimento attraverso il tempo, vale a dire che posso muovermi a piacimento nel passato o nel futuro. Ne consegue che se ho un’esperienza di epifania il 6 gennaio, posso tornare a quell‘esperienza anche il 17 gennaio e in qualsiasi altro momento decido di farlo.

Il risveglio della natura multidimensionale implica il recupero della nostra capacità di vivere attraverso il tempo, e diventare consapevoli che l’Epifania che ho avuto una volta continua a esistere da qualche parte, anche se apparentemente non si sta verificando nella mia percezione separata. Questa capacità non si acquisisce da un giorno all’altro. Comporta una graduale espansione della nostra natura multidimensionale assopita e l’esercizio delle nostre facoltà di memoria e immaginazione, che sono la chiave del recupero del nostro potere di Epifania.

La mente non conosce la differenza tra quello che vede nella realtà separata e quello che ricorda del passato o anticipa sul futuro. Processa semplicemente l’informazione contenuta nelle reti neurali, che sono il dispositivo di collegamento delle nostre cellule nervose (neuroni).

Tutti i nostri pensieri e sensazioni umane si formano nelle reti neurali. La realtà separata umana controlla la struttura base delle reti neurali determinando ciò che è reale e ciò che non lo è. Il processo di Epifania ha lo scopo di bombardare questo scenario per permettere l’emergere di configurazioni alternative e la libera viabilità in altre frequenze spazio-temporali.

Buona Epifania!

Immagine: I Tre Magi, Basilica di Sant’Apollinare Nuovo, Ravenna

© Franco Santoro

Il Grande Varco

Febbraio 16, 2015 by admin

panini5 copy“Io ho cercato fra loro un uomo che costruisse un muro e si ergesse sulla breccia di fronte a me, per difendere il paese perché io non lo devastassi, ma non l’ho trovato.” (Ezechiele 22:30)

Nei tempi antichi venivano costruite alte mura intorno alle città per difenderle dai nemici. Se una parte delle mura era distrutta il nemico poteva facilmente entrare nella città attraverso il varco. Rimanere nel varco richiedeva molto coraggio perché era la posizione meno protetta e più pericolosa. Nella citazione iniziale si cercava qualcuno che stesse nel varco delle mura di Gerusalemme e che ricostruisse il muro, ma nessuno si fece avanti e più tardi la città fu invasa dai Babilonesi. Il varco e il muro cui ci si riferisce è ovviamente un varco multidimensionale. E a questo riguardo si sta ancora cercando.

Tra Pesci e Ariete c’è un varco, un Grande Varco, il salto quantico da un regno ad un altro, un bivio che può portare sia ad una gioiosa e radicale ridefinizione della nostra natura, sia a un altro vano cambiamento dentro la stessa ripetitiva storia. Ed è in questo varco che l’umanità apparentemente continua a perdere la sua opportunità di redenzione, come alcune civiltà che, raggiunto il loro apice, ripiombano nuovamente nell’oscurità.

I Pesci rappresentano sia l’apice della coscienza umana sia la più profonda ignoranza, proprio come l’Ariete rappresenta sia l’inizio di una nuova era di luce che la perdita della consapevolezza o il ritorno all’ignoranza.

L’Ariete sta per il Gesù risorto ma è anche la crocifissione, l’eliminazione del Cristo fisico e la sua assenza dal mondo esterno, che è il ritorno all’oscurità per coloro che non sono in grado di riconoscere la Sua luce interiore.

Pesci e Ariete sono rispettivamente l’ultimo e il primo dei 12 segni. I 12 segni sono in termini sciamanici le 12 parti frammentate della nostra anima o, nel linguaggio cristiano, i 12 apostoli. Con i Pesci la sequenza dei segni è completa, il che significa che ho avuto un’esperienza di tutte le 12 parti. Ciò non implica che queste parti siano state pienamente recuperate e integrate. E persino se sono riuscito a recuperarle, posso ancora perderle di nuovo.

Il processo di recupero è esemplificato dalla sequenza di numeri progressivi dall’1 (Ariete), 2 (Toro) fino al 12 (Pesci). Tuttavia quando raggiungo il 12 (Pesci), la sequenza lineare viene sfidata e invece di continuare con il 13, ritorno all’1 (Ariete).

In questo Grande Varco tra Pesci e Ariete esiste una zona di dissoluzione. La sequenza tradizionale non può andare oltre il 12 e non c’è spazio per il tredicesimo, che è destinato ad essere sacrificato, così che l’1 può ritornare e aprire la strada ad un’altra ripetizione del ciclo precedente.

Questa è la natura della nostra realtà separata: un ciclo continuo, la stessa soap opera replicata ripetutamente, un sogno di inevitabile cattività senza possibilità di liberazione a meno che non ci svegliamo dal sogno.

Il tredicesimo è il segno del risveglio, e come tale non appartiene al sogno. Non appena emerge riconosco il sogno come un sogno, e non è possibile nessun compromesso: o abbraccio il tredicesimo ed esco dal sogno, o continuo a dormire, ed il tredicesimo cambia in 1 (Ariete). Qui l’Ariete rappresenta sia il tredicesimo che il primo.

L’Ariete si eleva ad Agnus Dei, l’Agnello sacrificale di Dio che espia i peccati dell’umanità. È Gesù Cristo, il tredicesimo seduto tra i 12 apostoli nell’Ultima Cena.

Nell’antica numerologia il numero 12 rappresenta la struttura che crea la nostra realtà separata, mentre il numero 13 è il portale del regno multidimensionale. In quanto tale, il tredicesimo esemplifica la dissoluzione della realtà ordinaria ed un radicale cambiamento di paradigma che frantuma le leggi convenzionali del mondo.

Il 13 è il risveglio di una percezione che drasticamente rivela la natura illusoria della nostra realtà separata, minacciando la sopravvivenza dell’ego. È perciò che il numero 13 è stato considerato con sospetto e paura attraverso i secoli. Ci sono numerose tradizioni e miti che narrano di un tredicesimo membro di un gruppo che è stato tradito, oppresso, sacrificato, ucciso o trasfigurato. I più noti, oltre a Gesù e i suoi 12 apostoli, sono Re Artù e i 12 Cavalieri della Tavola Rotonda, il dio Baldur e le 12 divinità del Valhalla, Mitra, Filippo II il Macedone, ecc.

Nei segni dello zodiaco il cambiamento tra ciascun segno e il loro numero è sequenziale, ossia 1-2-3-4-ecc., fino a 12 dove la sequenza finisce e tutto ritorna all’1. È in questo cambiamento che dimora il mistero del tredicesimo.

È qui che l’invisibile provvisoriamente si svela e diventa disponibile solo per coloro che hanno orecchie per udire e occhi per vedere.
© Franco Santoro

Immagine: dipinto di Giovanni Paolo Panini (1691-1765)

Tradimenti…

Febbraio 16, 2015 by admin Lascia un commento

37080-1Tutti i Vangeli ufficiali mostrano Giuda come un traditore. Il Vangelo di Giuda ritrovato nel 1976 fornisce una visione alternativa e descrive Giuda come il discepolo più vicino a Gesù e l’unico in grado di comprendere davvero la sua opera.

Nel passaggio più controverso Gesù dice a Giuda, “Tu sarai al di sopra di tutti loro. Perchè tu sacrificherai l’uomo che mi riveste”. Quello che appare un tradimento è qui invece un accordo sacro tra Gesù e Giuda. Una visione simile viene data nel romanzo di Nikos Kazantzakis, L’Ultima Tentazione di Cristo e nell’adattamento cinematografico di Martin Scorsese, in cui Giuda è descritto come il più intimo amico di Gesù.

Data l’accusa di “traditore” di Gesù, Giuda ha la reputazione più bassa possibile in questo mondo. Da notare tuttavia che secondo alcuni ricercatori la parola greca “paradidomi”, usata diverse volte nel Vangelo, che significa in primo luogo “cedere, consegnare” e secondariamente “tradire”, è tradotta “tradire” solo in relazione a Giuda e “cedere, consegnare” in tutte le altre circostanze.

Il punto non è qui alimentare futili controversie sulla riabilitazione di Giuda. Dopo tutto anche la Chiesa ammonisce di non demonizzare la malizia di Giuda. “Egli è stato scelto da Cristo per essere uno dei dodici. Questa scelta, può essere detto in modo sicuro, implica alcune buone qualità e il dono di grazie non da poco.” (The Catholic Encyclopedia).

Lo scopo è dare spazio a una visione in cui Dio è riconosciuto nell’esperienza dell’unità e della pace, e non nelle dispute e nella separazione. E come parte di questa esperienza, la più importante concerne la presenza dell’amore incondiziato per tutti.

L’episodio del tradimento durante l’Ultima Cena è importante perché ci confronta con i tradimenti della nostra vita. Abbiamo sofferto a causa di essi, e ancora forse ne portiamo le ferite, eppure col passare del tempo, quelle ferite possono trasformarsi radicalmente e diventare i portali verso una gioia pura e inaspettata. Il “traditore” può operare in base a un accordo segreto con l’anima, al fine di condurci lungo il nostro vero sentiero di Luce. Sebbene per un certo tempo continuiamo a provare rancore verso chi ci ha “tradito”, arriva il momento in cui riconosciamo che a farne le spese sono state solo le illusioni del nostro ego, un ego “ceduto” che apre le porte del Cuore.

E allora il “tradimento” può essere compreso in relazione a un altro episodio accaduto durante la famosa cena: l’enunciazione del comandamento dell’amore.

“Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri” (Gv 13:34)

Offrendo amore, pace e gioia a ogni “traditore”, inclusi noi stessi, possiamo sentire l’amore, la pace e la gioia di Dio.

Buona Pasqua!

Immagine: particolare da “L’Ultima Cena” di Leonardo da Vinci, nato il 15 aprile 1452, ritrae proprio il momento in cui Gesù dice “Uno di voi mi tradirà…” e gli Apostoli si discolpano…
© Franco Santoro,

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