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Polvere sei…

Febbraio 10, 2016 by admin

ash“Memento homo, quia pulvis es et in pulverem reverteris”

“Ricordati uomo, che polvere sei e polvere ritornerai.”

(Genesi 3,19)

Con queste parole inizia la Quaresima, il periodo di 40 giorni che precede la celebrazione della Pasqua, caratterizzato dal ritiro, la preghiera e la riflessione sul senso della propria esistenza.
Queste parole ricordano che il corpo fisico si dissolverà, insieme a ogni idea associata all’identificazione con il corpo e la realtà materiale.
Se ci fai caso ogni problema umano è in relazione all’identificazione con il corpo e alla sua interazione con altri corpi. Fin tanto che ci percepiamo come corpi fisici separati, non ci sono possibilità di risoluzione ai problemi umani. Non importa quanto tu prova e insista ad avere una vita tranquilla e pacifica, a creare relazioni amorevoli con gli altri, a preservare la salute e a guarire malattie, fallirai regolarmente.
Questa affermazione può sembrare a prima vista l’apice del pessimismo. Al contrario, questa consapevolezza è il picco della speranza, un portale verso la liberazione.
I problemi nella realtà umana esistono perché questa stessa realtà è il problema. Essi non cesseranno mai fin tanto che non siamo disposti a mettere in discussione l’intero paradigma umano.
Ben lungi dal disperarti per i tuoi problemi o quelli degli altri, prendi atto prima di tutto che tu non sei responsabile dei problemi che ci sono nella vita umana.
Attenzione, però, questo non vuol dire che ci sono altri che invece lo sono, sui cui ricade la colpa dei problemi.
È la realtà umana stessa, la percezione della separazione a essere il problema.
Chiunque viva nella realtà umana, è il prodotto di un problema che esiste a priori: la percezione separata dell’esistenza.
La percezione separata serve per generare problemi. Questo è il suo compito e a tale riguardo nel corso dei tempi è sempre stata molto coerente.
I problemi che ci sono in una realtà separata sono del tutto legittimi. Non sono dovuti a qualcosa di negativo che tu o altri fanno o hanno fatto. Al contrario, l’esistenza di problemi in una realtà separata è indicativo di uno stato di salute.
Quindi, se hai dei problemi, rallegrati! Non sei affatto sbagliato o malato. Vuol dire invece che sei completamente sano, naturale, in perfetta armonia con l’ambiente.
L’unico grave problema in una realtà separata, la malattia più devastante e incurabile, l’idea più folle e perversa, consiste nel pretendere che non ci siano problemi, nel credere che sia possibile la guarigione sul piano della realtà separata e, peggio ancora, nel ritenere che questa sia l’unica realtà esistente.
Questo è l’unico effettivo problema, quello che crea un circolo vizioso, senza via d’uscita. Se hai questo problema continuerai a rimanere in questa realtà, a ritornarci in continuazione, e i problemi aumenteranno, sempre di più.
Ricordati, se hai problemi sei sano, naturale, in armonia con questo ambiente separato.
Ricorda anche che questo ambiente è provvisorio, che il corpo separato in cui credi di trovarti non sei tu, che esisti simultaneamente in ogni corpo possibile e che ci sono infiniti universi. Qui sei solo cenere. Questo è il tuo unico destino. Solo quando rivendichi il tuo potere di emancipazione da questa realtà, potrai capire che altro sei.
Buona Quaresima

Non siamo mai lasciati soli

Dicembre 25, 2015 by admin

10885471_10152938196437438_3467527153657170173_n“Non siamo mai lasciati soli in questa terra oscura. Regolarmente la Luce trova un varco tra le tenebre, restituendoci la memoria delle nostre origini e offrendoci assistenza affinché possiamo compiere fiduciosi il viaggio di ritorno a casa. E allorché la Luce dall’alto giunge e innalza la sua mano, sta a noi dargli il permesso di scendere e toccare il Buio.”

Franco Santoro

Grazie per essere un lettore di questo sito. Tante benedizioni a te, alla tua famiglia e alla tua comunità di amici in ogni tuo mondo.

Immagine: Bambin Gesù delle Mani, frammento di un affresco distrutto di Pinturicchio

 

I Dodici Giorni di Natale e la Ricapitolazione

Dicembre 18, 2015 by admin

12aAstroshamanic-Logos-blank-150x150Il periodo in cui il Sole si trova in Capricorno, è ideale per la ricapitolazione e per preparare la strada per il nuovo anno. Il presupposto della ricapitolazione è che eventi passati possono bloccare l’energia vitale fino a quando non vengono individuati e liberati.

In caso contrario il passato continua a essere trattenuto nel corpo emozionale e costantemente riciclato, riattivato e condensato nel presente. Come esseri umani tendiamo a investire enormi quantità di energia in queste memorie, finché, proprio come in un computer, la memoria si esaurisce, e le nostre vite crollano o si bloccano.

Oltre al riesame della propria vita e delle proprie memorie, al rilascio di rancori ed emozioni bloccate, la ricapitolazione può consentire ad energie precedentemente intrappolate di rendersi disponibili per implementare i risultati e gli obiettivi desiderati. La ricapitolazione quindi può essere seguita da pratiche finalizzate a definire le proprie intenzioni, e a preventivare, organizzare e programmare il nuovo anno.

Una tecnica tradizionale è chiamata Il Cuore dell’Anno, i Dodici Giorni Santi, o i Dodici Giorni di Natale. Comporta l’impiego di una struttura astrologica e cristiana consolidata, basata tuttavia su profonde fondamenta esoteriche e astrosciamaniche.

I 12 giorni si trovano anche nella tradizione vedica, cinese, pagana e in molte altre. Sebbene la pratica sia usata con diverse varianti nel calendario e nelle usanze, la struttura più tipica fa riferimento ai 12 giorni che vanno dal 26 dicembre al 6 gennaio. In una versione più tradizionale, in linea con le antiche usanze celtiche e cristiane, ciascuno dei 12 giorni inizia la sera prima, ossia il primo giorno va dalla sera del 25 dicembre alla sera del 26 dicembre, e così via.

La mezzanotte tra il 24 e il 25 dicembre, che precede l’inizio dei 12 giorni, è considerato il momento più santo e il vero culmine del Solstizio d’Inverno. In quel momento il segno zodiacale della Vergine si trova sull’orizzonte orientale, e svela la nascita immacolata dalla celestiale Vergine (Regina del Cielo) e annuncia l’ingresso dell’energia cristica nel mondo, che viene poi pienamente radicata all’alba del 25 dicembre. Si crede che a Natale le radiazioni guaritrici del Solstizio d’Inverno vengano sparse sul pianeta e Cristo il Verbo, il tredicesimo, vi si stabilisca come focus dei 12 spiriti dello zodiaco, o Spiriti Totem. Questi spiriti lavorano al massimo nei 12 giorni successivi, orchestrati dal Cristo, o Identità Multidimensionale Centrale.

Durante ciascuno dei 12 giorni dedica del tempo a riesaminare o ricapitolare una parte dell’anno appena passato sulla base della distribuzione dei segni dello zodiaco. Il primo giorno (26 dicembre) è associato con l’Ariete e implica il riesame del periodo che va dal 21 marzo al 21 aprile, il secondo giorno (27 dicembre) è il Toro e tratta il periodo dal 21 aprile al 22 maggio, e così via, sulla base della tabella seguente. Il dodicesimo giorno è l’Epifania (6 gennaio) ed è associata ai Pesci e al periodo che va dal 19 febbraio al 20 marzo.

Puoi fare questa pratica dedicando a essa il tempo che puoi permetterti. Basta anche solo che dedichi pochi minuti per ricordare quanto ti è successo durante il transito del Sole in ciascuno dei segni. A questo scopo puoi pure rivedere le tue note sull’agenda, le email o i posts su Facebook.

Lo scopo della ricapitolazione è identificare rancori stagnanti, problemi e azioni in sospeso, e lasciarli andare nel flusso della vita. Anche i sogni di quei giorni possono fornire importanti messaggi ed è utile prenderne nota.

L’Epifania, che segue le Dodici Notti (la vigilia dell’Epifania), conclude i Dodici Giorni di Natale, esemplificando il recupero completo dei 12 Settori e il loro allineamento con l’Identità Multidimensionale Centrale. Si crede che nel giorno dell’Epifania la coscienza femminile della Vergine dà alla luce il potere messianico del Cristo. Un tempo l’Epifania era la data originale della nascita del Cristo ed è ancora celebrata come tale dalla Chiesa Cristiana Orientale. Questa seconda nascita del Cristo esotericamente è in relazione con il suo corpo multidimensionale ed è associata al Battesimo, che è l’esemplificazione della nascita multidimensionale, in contrapposizione alla nascita fisica.

Per altri 12 giorni, dal 7 gennaio (o dalla sera del 6 gennaio) al 18 gennaio, un’altra possibilità è preventivare e programmare il nuovo anno per quanto riguarda tutto ciò che vuoi realizzare. In questo caso puoi dedicare del tempo ogni giorno ad esplorare il tuo intento, desideri, progetti e programmi per ciascun segno dello zodiaco, e parte del Nuovo Anno, iniziando dall’Ariete (21 marzo-21aprile 2020) fino ai Pesci (19 febbraio-21 marzo 2020).

Data ricapitolazione Segno zodiacale Periodo ricapitolazione Parte del Corpo Data programmazione
26 Dic 2020 Ariete 21 Mar–21 Apr Testa 7 Gen 2021
27 Dic 2020 Toro 21 Apr–22 Mag Gola 8 Gen 2021
28 Dic 2020 Gemelli 22 Mag–22 Giu Mani, braccia 9 Gen 2021
29 Dic 2020 Cancro 22 Giu–23 Lug Plesso solare 10 Gen 2021
30 Dic 2020 Leone 23 Lug–24 Ago Cuore 11 Gen 2021
31 Dic 2020 Vergine 24 Ago–23 Set Intestino 12 Gen 2021
1 Gen 2021 Bilancia 23 Set–24 Ott Ghiandole surrenali 13 Gen 2021
2 Gen 2021 Scorpione 24 Ott-23 Nov Organi genitali 14 Gen 2021
3 Gen 2021 Sagittario 23 Nov-22 Dic Plesso sacrale 15 Gen 2021
4 Gen 2021 Capricorno 22 Dic-20 Gen Ginocchia 16 Gen 2021
5 Gen 2021 Acquario 20 Gen-19 Feb Arti inferiori 17 Gen 2021
6 Gen 2021 Pesci 19 Feb-21 Mar Piedi 18 Gen 2021

Molti altri strumenti possono essere usati per la ricapitolazione e questo gioca un ruolo vitale in tutte le  sessioni e seminari astrosciamanici.

Ricorda che ogni momento dell’anno è buono per svolgere la ricapitolazione e per una buona igiene spirituale è necessario svolgerla ogni giorno anche per pochi minuti.

Possiamo tutti noi essere benedetti dal nostro luminoso passato che risplende nel più gioioso dei presenti e si irradia nell’estatico futuro, ritornando al passato in un cerchio infinito di beatitudine e amore.

© Franco Santoro

24 dicembre

Dicembre 14, 2015 by admin Lascia un commento

christmasBuon Natale!

Al di là del consumismo o della teologia cristiana, l’essenza del Natale è l’Amore. Dio si rivela tramite l’emergenza di un essere luminoso, che pervade questo mondo alienato con il seme dell’unità e la chiamata a fonderci con il Tutto. Gesù è un modello di questo incorporamento, e pure noi possiamo esserlo! Possiamo diventare tutti manifestazioni del Dio vivente, veicoli di Amore in questo mondo. Non si tratta di un’impresa solitaria. Dio e Amore sono Unità, e la loro manifestazione è possibile solo quando ci uniamo, riconoscendo che siamo accomunati dallo stesso Amore. Non possiamo vedere Dio e l’Amore con i nostri occhi fisici, tuttavia possiamo vedere chi ci circonda con occhi divini e amorevoli, riconoscendo gli altri per quelli che sono: esseri luminosi. Quando vediamo la Luce e l’Amore negli altri, impariamo a riconoscere come Dio si esprime attraverso di loro, e in questo modo diventiamo consapevoli di come si esprime in noi.

Buon Natale!

Franco Santoro.

Clicca qui per l’intero articolo.

Immagine: dipinto di William-Adolphe Bouguereau

Avvento

Novembre 24, 2015 by admin

Domenica, 29 novembre 2020 marca l’inizio del calendario liturgico nella tradizione cristiana occidentale e il primo giorno della stagione dell’Avvento, il tempo di preparazione al Natale. Questo periodo è il più buio dell’anno poiché culmina con il solstizio invernale, allorché Il Sole transita nello spazio più basso lungo l’orizzonte, creando le ombre più lunghe e alte.

Il paradosso dell’Avvento è che possiamo trovare la luce più grande nei luoghi più bui e improbabili. Nazaret, che è ora un luogo sacro, in tempi biblici era una località oscura in cui nessuno poteva pensare di trovare qualcosa di valore. “Da Nazaret può mai venire qualcosa di buono?” (Giovanni 1.46)

Spesso non riusciamo a riconoscere le più grandi benedizioni solo perché non crediamo di poterle trovare in certi luoghi. Questi luoghi in molti casi, lungi dall’essere distanti, sono proprio dietro l’angolo.

Uno di questi luoghi è la nostra parte ombra, ciò di cui abbiamo paura, che causa vergogna, che reprimiamo, neghiamo in noi stessi e negli altri. L’ombra è il regno del mistero, un tunnel oscuro. Quando riusciamo onestamente a riconoscere questo tunnel oscuro, esso ci conduce inevitabilmente, e in modo inaspettato, verso il suo creatore: la Luce. Questa è la fiducia e la speranza dell’Avvento.

Nella nostra vita incontriamo due categorie di esseri luminosi: stelle e comete. Le stelle sono una presenza di luce costante e talvolta monotona nella nostra vita. Seguitano a mostrare la loro pallida luce ogni sera. Ci abituiamo a esse e sappiamo dove trovarle. Appaiono piccole, ma sappiamo bene che sono indicibilmente grandi.
Le comete sono piccoli corpi gelati vaganti nel sistema solare, che passando vicino al sole si riscaldano, creando grandi effetti di luce e producendo anche una coda luminosa. Appaiono o riappaiono improvvisamente nella nostra vita, richiamando molta attenzione, causando tanta eccitazione e meraviglia. Sono di passaggio, non si fermano e dopo poco, spesso senza preavviso, spariscono a volte anche per sempre. E nel cielo alla fine rimangono sempre le solite stelle.
Buon Avvento!

© Franco Santoro

Immagine: dipinto del XV sec. della cometa di Halley

Arcangeli

Settembre 28, 2015 by admin

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I tre Arcangeli, di Marco d’Oggiono

Il motivo per cui gli angeli volano è perché si prendono alla leggera.
– G.K. Chesterton

Nella tradizione cristiana il 29 settembre è la festa degli Arcangeli, Michele, Gabriele e Raffaele.

Gi angeli possono essere descritti come esseri multidimensionali con la funzione di operare da ponte tra la realtà separata umana e l’unità del tutto a cui apparteniamo originariamente. Gli angeli sono di grande aiuto quando decidiamo coscientemente di manifestare il nostro vero potenziale nella vita.

 

 

Natività della Beata Vergine Maria e Discesa di Sofia

Settembre 8, 2015 by admin

indexL’8 settembre la Chiesa cattolica e ortodossa celebrano la Natività della Beata Vergine Maria. Questa nascita è coerentemente celebrata nel segno della Vergine e nove mesi dopo la festa della sua Immacolata Concezione (8 dicembre).

Si tratta di una festa che esotericamente celebra la nascita, o la caduta, dell’energia femminile.

In parallelo, questa è pure la data in cui alcuni gnostici commemorano la Discesa di Sofia, il principio divino femminile o la Dea della Saggezza. La discesa di Sofia e la sua conseguente alienazione, paura e sofferenza delineano la condizione dell’anima umana e forniscono un’ulteriore opzione narrativa comune alle cosmologie esoteriche e sciamaniche.

Sophia, la traduzione greca del termine ebraico Chokmah, che significa Saggezza, era un personaggio biblico reale con molti riferimenti nelle scritture cristiane. Non figura in modo rilevante nella Bibbia ordinaria perché è tradotto di solito con il termine Saggezza. Il suo genere era femminile in greco ed ebraico, fino a quando non fu assimilata al concetto maschile di Logos, e al latino Spiritus Sanctus (Spirito Santo).

Esistono molte versioni del mito della Discesa o Caduta di Sofia, che è pure elemento base nella cosmologia delle principali religioni ufficiali.

La differenza principale tra queste ultime tradizioni e il mito di Sofia è che:

la Caduta, lungi dall’essersi verificata dopo la creazione, è in vero la sua causa.

Nei testi gnostici Sofia è descritta come la più giovane delle emanazioni divine, o Eoni, dimoranti nel regno dell’unità (pleroma). Non potendo accedere direttamente alla luce primaria di Dio, la confonde con il riflesso ingannevole di questa luce proveniente dall’Abisso. Sofia viaggia a lungo nelle profondità fino a quando è bloccata dal potere del Limite (Horos). Allora alla sua natura divina se ne aggiunge un’altra, di natura inferiore. Il suo sé autentico s’illumina e ascende di nuovo nel regno dell’unità, mentre quello inferiore rimane alienato.

Sofia, come gli esseri umani, incorpora due aspetti: il primo (Sofia superiore) è parte del regno dell’unità e pienamente cosciente della connessione con Dio e il Tutto, il secondo (Sofia inferiore) dimora nella circonferenza e s’identifica con un corpo separato dal centro (l’ego).

La Sofia inferiore (Achamoth) esprime energie che generano un regno di separazione, manifestando un essere che diventa il creatore del cosmo materiale e psichico. Questo essere, chiamato Demiurgo, ha perso la coscienza del Padre, e crede di essere egli stesso il Dio assoluto. Di conseguenza, inizia a produrre il proprio regno (kenoma), che è una manifestazione imperfetta del pleroma.

Questo cosmo artefatto comprende sette sfere, ciascuna delle quali è pure un pianeta e un angelo, presiedute da sette governatori (arcioni), con la Sofia inferiore o Achamoth intrappolate nell’ottava sfera. Come risposta alla sua agonia, il Padre crea una nuova coppia per la sua redenzione: Cristo e lo Spirito Santo. Questo mito identifica Gesù come il Salvatore della Sofia inferiore, sua sorella-amante.

Nella letteratura cristiana la Vergine Maria e Maria Maddalena sono spesso associate con la Sofia superiore e inferiore rispettivamente. Cristo porta Achamoth nel Pleroma, mentre lo Spirito Santo rimane per recuperare le parti frammentate ancora intrappolate nel mondo materiale.

“Non possiamo fare ritorno a quella casa perfetta fino a quando non troviamo e riportiamo quelle scintille di luce, le nostre anime umane, che sono ancora imprigionate nel mondo. Dobbiamo recuperare quella perla della coscienza che Sofia ha seminato in noi all’inizio, poiché solo attraverso la coscienza umana può aver luogo la redenzione di tutta la creazione. Noi, figli di Sofia, siamo i mediatori tra il cielo e la terra. I poteri privi di corpo sono realmente incapaci di operare in questo mondo senza le nostre mani, e noi siamo impossibilitati ad apportare la luce-potere di redenzione che può risvegliare le scintille dormienti senza la loro divina assistenza. Perfino mentre l’anima umana domanda ha urgente bisogno di redenzione, così l’anima del mondo necessita la liberazione, una liberazione che può solo accadere quando tutte le anime sono state risvegliate e affrancate.”[1]

Passo dopo passo il processo di recupero continua, mentre “Sofia ascende verso la luce della Pienezza, attraversando le dodici regioni oltrepassate nel corso del suo cammino verso il caos. Per operare a questo fine, ella mormora dodici pentimenti, o affermazioni poetiche, che le permettono di innalzarsi attraverso i dodici portali, come sono spesso chiamati. Ella si rivolge ai dodici poteri mediante elaborate suppliche indirizzate all’ultima Divinità, qui sempre chiamata Luce.”[2]

Dopo aver chiamato ripetutamente la Luce, i poteri oscuri infine si dileguano ed ella entra di nuovo nel regno della Luce infinita.

Quanto sopra è in sintesi uno dei modi in cui può essere descritta la cosmologia ispiratrice del lavoro astrosciamanico o l’Epica del Sacro Cono.

Buona Discesa!

© Franco Santoro

Immagine: Hagia Sophia, Istanbul.

[1] Bette Stockbauer, “Gnostic Christianity and the Myth of Sophia”.
[2] Stephan A. Hoeller, Gnosticism: New Light on the Ancient Tradition of Inner Knowing, p. 43.

Maria Maddalena

Luglio 22, 2015 by admin Lascia un commento

magdalene_w_eggMaria Maddalena, la cui festa si celebra il 22 luglio, è la Cenerentola del Nuovo Testamento. Seppure il suo ruolo sia determinante negli stessi vangeli canonici, è sempre stata messa in secondo piano dalle autorità religiose ufficiali.

Nella letteratura cristiana antica Maria Maddalena è descritta come l’Apostolo degli Apostoli (apostola apostolorum) ed è inoltre, secondo i vangeli ufficiali, l’unica persona presente nei tre eventi finali più significativi della vita di Gesù: la crocifissione, la sepoltura e la risurrezione. È anche la prima persona che incontra il Cristo risorto. A essa è dato il compito di comunicare la notizia agli Apostoli.

1 Or il primo giorno della settimana, la mattina per tempo, mentr’era ancora buio, Maria Maddalena venne al sepolcro, e vide la pietra tolta dal sepolcro.
2 Allora corse e venne da Simon Pietro e dall’altro discepolo che Gesù amava, e disse loro: Han tolto il Signore dal sepolcro, e non sappiamo dove l’abbiano posto.
3 Pietro dunque e l’altro discepolo uscirono e si avviarono al sepolcro.
4 Correvano ambedue assieme; ma l’altro discepolo corse innanzi più presto di Pietro, e giunse primo al sepolcro;
5 e chinatosi, vide i pannilini giacenti, ma non entrò.
6 Giunse intanto anche Simon Pietro che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro, e vide i pannilini giacenti,
7 e il sudario ch’era stato sul capo di Gesù, non giacente coi pannilini, ma rivoltato in un luogo a parte.
8 Allora entrò anche l’altro discepolo che era giunto primo al sepolcro, e vide, e credette.
9 Perché non aveano ancora capito la Scrittura, secondo la quale egli doveva risuscitare dai morti.
10 I discepoli dunque se ne tornarono a casa.
11 Ma Maria se ne stava di fuori presso al sepolcro a piangere. E mentre piangeva, si chinò per guardar dentro al sepolcro,
12 ed ecco, vide due angeli, vestiti di bianco, seduti uno a capo e l’altro ai piedi, là dov’era giaciuto il corpo di Gesù.
13 Ed essi le dissero: Donna, perché piangi? Ella disse loro: Perché han tolto il mio Signore, e non so dove l’abbiano posto.
14 Detto questo, si voltò indietro, e vide Gesù in piedi; ma non sapeva che era Gesù.
15 Gesù le disse: Donna, perché piangi? Chi cerchi? Ella, pensando che fosse l’ortolano, gli disse: Signore, se tu l’hai portato via, dimmi dove l’hai posto, e io lo prenderò.
16 Gesù le disse: Maria! Ella, rivoltasi, gli disse in ebraico: Rabbunì! che vuol dire: Maestro!
17 Gesù le disse: Non mi toccare, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli, e dì loro: Io salgo al Padre mio e Padre vostro, all’Iddio mio e Iddio vostro.
18 Maria Maddalena andò ad annunziare ai discepoli che avea veduto il Signore, e ch’egli le avea dette queste cose. (Giovanni, 20:1-18).

Maria Maddalena è anche associata con l’uso degli olii:

1 Allora Maria, presa una libbra d’olio odorifero di nardo schietto, di gran prezzo, unse i piedi di Gesù e glieli asciugò co’ suoi capelli; e la casa fu ripiena del profumo dell’olio. (Giovanni, 12:3)

L’impiego degli olii risale alle tradizioni sciamaniche egiziane dove servivano per favorire la transizione dopo la morte.

Maria Maddalena nelle tradizioni gnostiche viene identificata talvolta come la “compagna” di Gesù.

7 km da Gerusalemme

Maggio 27, 2015 by admin

index Regista: Claudio Malaponti
Anno:
2007
Durata:
107 minuti

7 km da Gerusalemme, uscito nel 2007 diretto da Claudio Malaponti (Sole in Toro) e tratto dall’omonimo romanzo (7 km da Gerusalemme, di Pino Farinotti), è la storia di Alessandro Forte che in piena crisi esistenziale, decide di partire per la Terra Santa, senza avere idea di che cosa cercare.

Durante il soggiorno incontra Angelo, un uomo che ha intrapreso il viaggio per lo stesso motivo e che vive sul posto da tre anni, senza essere ancora riuscito a trovare quello che cercava. Questi gli indica la strada di pellegrinaggio che porta a Emmaus, antica città della Palestina situata in effetti a 11 chilometri (sette miglia) da Gerusalemme, ritenuta il luogo dell’apparizione di Gesù a due dei suoi discepoli (Luca 24, 13 – 35).

Su questa strada Alessandro incontra Gesù in persona, che dapprima appare come un hippie o artista di strada. Dopo i dubbi iniziali tra i due si imbastisce una comunicazione esemplare nella dialettica illuminata tra discepolo e maestro. Gesù opera con grazia e discrezione, mantenendo un atteggiamento di ascolto silenzioso e dando talvolta risposte pratiche, connesse all’esperienza di vita personale di Alessandro.  In questo modo il dialogo diventa l’occasione per una ricapitolazione generale secondo una chiave di perdono e riconciliazione in cui Alessandro rivisita il rapporto con persone rilevanti della sua vita. Al termine di questo processo, Gesù lascia tre messaggi che Alessandro è inteso a dare a tre di queste persone.

Quest’opera è di una potenza sottile e penetrante, che inevitabilmente sfugge a coloro che si fanno bloccare da pregiudizi religiosi o da valutazioni puramente estetiche. Una delle caratteristiche dei film di valore multidimensionale è di offrire molteplici chiavi di lettura. In genere essi hanno successo commerciale e ampia diffusione quando riescono a gratificare gli appetiti delle convenzioni ordinarie. In caso contrario passano pressoché inosservati.

 

Pentecoste

Maggio 20, 2015 by admin

fire1Nel calendario cristiano vi sono tre festività particolarmente importanti.  Due di esse (Natale e Pasqua) sono ampiamente conosciute da tutti, cristiani e non-cristiani. La terza, la Pentecoste è meno familiare tanto che perfino parecchi credenti non sanno molto di questa celebrazione. Forse perché, a differenza delle altre festività, non comporta giorni supplementari di vacanza, né l’acquisto di merci specifiche o associazioni culinarie, come il panettone a Natale, le uova e la colomba a Pasqua.

In effetti, la Pentecoste è associata al consumo di cibi, perché originariamente celebrava la fruizione ebraica del raccolto e delle primizie. Nel linguaggio simbolico cristiano si riferisce anche a Gesù come “primizia di coloro che sono morti” (Prima Lettera ai Corinzi 15:20) esemplificato da “Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà più sete.” (Giovanni 6:35). Sebbene possa suonare come lo slogan di un servizio di ristorazione, il motto non promuove certo il consumismo, ed è questo forse il motivo per cui non c’è molta promozione durante la Pentecoste.

La Pentecoste è il cinquantesimo giorno dopo la Pasqua e l’anniversario dei Dieci Comandamenti e soprattutto, per i cristiani, la discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli.

In quell’occasione i discepoli e la Vergine Maria “si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo, e riempì tutta la casa dove si trovavano. Apparvero loro lingue come di fuoco che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro; ed essi furono tutti pieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue come lo Spirito dava loro il potere d’esprimersi.” (Atti degli Apostoli 2:1-4)

Lo Spirito Santo è la Cenerentola della Santa Trinità. I testi biblici sono strapieni di riferimenti al Padre e al Figlio, i protagonisti centrali, e ad altre figure di primo piano, mentre allo Spirito Santo sono dedicate solo poche righe. Lo Spirito Santo è in rapporto con qualcosa che esiste oltre il lnguaggio delle vicende bibliche, così facilmente oggetto di fraintendimenti e faide teologiche.

Lo Spirito Santo è il respiro di Dio in noi.

La maggior parte dei cristiani considera la Pentecoste come la nascita ufficiale della Chiesa. Prima di quest’evento i seguaci di Gesù erano sparpagliati e impauriti, ma dopo la discesa dello Spirito Santo furono pieni di entusiasmo, si riunirono e cominciarono a stabilire le loro pratiche e insegnamenti.

Il Concilio Vaticano II descrive l’azione dello Spirito Santo come “un lavoro interiore di salvezza, espresso esteriormente nella nascita di una comunità e istituzione di salvezza… permeata d’amore, che supera tutte le differenze e divisioni di una natura terrena… con un’espressione di fede in Dio comprensibile a tutti, nonostante le differenze di linguaggio”.

La Chiesa nata a Pentecoste, piuttosto che un edificio o un’organizzazione gerarchica, è la riunione di coloro che, pieni di Spirito Santo, hanno ricevuto il “dono delle lingue”, così che quando parlano ciascuno li intende nella propria lingua nativa. Il dono sancisce la comunicazione nello Spirito piuttosto che nel linguaggio.

Come dice Alan Watts “quando la mente non è più affascinata, la confusione delle lingue lascia il posto al dono delle lingue – il potere di usare la Parola senza esserne sedotti.” Per questa ragione “il cattolicesimo ha sempre sostenuto che l’autorità spirituale risiede nella Chiesa viva piuttosto che nella ‘lettera morta’ delle Scritture. Ma la Chiesa ha autorità soltanto nella misura in cui rimane veramente la Chiesa, la compagnia di coloro che si rendono conto effettivamente che sono uno con l’Autore dalla cui Parola l’universo di tempo, spazio e dualità è sgretolato dall’eternità.”

Quali erano dunque le usanze di questa Chiesa primitiva? Sebbene sia un argomento troppo controverso per una trattazione di pochi paragrafi, ciò che appare chiaro è che le scritture non avevano un ruolo privilegiato, anche perché i Vangeli diventarono disponibili soltanto cento o duecento anni dopo la Pentecoste.

I primi scritti cristiani e vari riferimenti nella Bibbia enfatizzano una celebrazione gioiosa, con danza, musica, contemplazione e trance, più che la lettura o l’analisi dei testi sacri.

La danza era un aspetto vitale delle pratiche religiose degli antichi israeliti, e le persone erano regolarmente esortate a danzare e a suonare musica nel Vecchio Testamento. Tuttavia quello che percepisco come più significativo in quelle danze e in tutte le pratiche dei primi cristiani è la trance sciamanica e l’elemento muta-forma, che è pure l’essenza della Pentecoste stessa.

I discepoli sono pieni dello Spirito Santo e, come conseguenza, iniziano a parlare lingue che non conoscono e a esprimere una passione e centratura senza precedenti. Ed era, in effetti, questa capacità di entrare in uno stato non ordinario di coscienza, abbandonare il proprio corpo e la propria mente interamente a Dio, e riceverne la forza, il fuoco, che rappresentava il sine qua non per ottenere l’ammissione nella Chiesa primitiva.

Le antiche pratiche sciamaniche di glossolalia, o parlare in altre lingue, sono ancora la caratteristica principale del Pentecostalismo, i Movimenti Carismatici, e il Cattolicesimo Carismatico, che risultano pure come i gruppi in maggiore crescita nel cristianesimo contemporaneo. Le loro pratiche, oltre che parlare in altre lingue, implicano danzare in cerchio, saltare, gridare, piangere e ridere, lasciarsi cadere o rotolare sul pavimento, e altre esperienze catartiche.

Un’altra forma di trance comune tra i primi mistici e santi cristiani, come Antonio d’Egitto, Benedetto, Columba di Iona e più tardi Francesco d’Assisi, Teresa d’Avila, Giovanni della Croce, per menzionarne alcuni, comportava un’incessante contemplazione e la deprivazione sensoriale, che sono elementi consueti in tutte le esperienze sciamaniche profonde e nella ricerca della visione.

L’elemento centrale della Chiesa originaria è l’esperienza diretta della presenza di Dio come amore, attraverso l’intervento dello Spirito Santo. La funzione dello Spirito Santo è di guarire la mente frammentata. Questo significa dissolvere la folle idea di esistere come entità separate in perpetuo conflitto o minaccia reciproca, e svelare la nostra vera natura comune unita incessantemente a Dio.

Lo Spirito Santo insegna che “Nulla di ciò che è reale può essere minacciato. Nulla di irreale esiste” (UCIM, T 1:2). Egli media tra la realtà e l’illusione del nostro sé separato.

Questo è possibile perché, “mentre da un lato Egli conosce la verità, dall’altro riconosce anche le nostre illusioni, pur senza credere in esse. L’obiettivo dello Spirito Santo è di aiutarci ad uscire dal mondo dei sogni insegnandoci come capovolgere il nostro sistema di pensiero e disimparare i nostri errori. Il perdono è la lezione più grande offertaci dallo Spirito Santo per compiere questo capovolgimento del nostro sistema di pensiero.” (UCIM, Prefazione, xi).

Il perdono e la spiritualità comportano il passaggio da una percezione basata sulla separazione ad una continua comunione con chiunque e qualunque cosa esiste. La spiritualità non è una gara per raggiungere l’illuminazione individuale o una competizione per imporre le proprie idee religiose sugli altri. La Chiesa è una santa comunione di persone e questo non si fonda sulla veridicità della loro dottrina, ma si basa fermamente sul valore della loro connessione d’amore con Dio e con gli altri. (1 Giovanni 4:20).

“Quando ti avvicini a un fratello ti accosti a me, e quando ti ritiri da lui ti allontani da me. La Salvezza è un’impresa collaborativa. Non può essere intrapresa con successo da coloro che si disimpegnano nei confronti della Figliolanza, perché essi si stanno disimpegnando da me. Dio verrà da te solo finché Lo offrirai ai tuoi fratelli.” (UCIM, T4, VI.8:1-4)

Le antiche pratiche cristiane sono molto pragmatiche a questo proposito. La Chiesa diventa un raduno sacro dove usciamo dalla nostra pazzia privata e la lasciamo andare come una follia collettiva comune. Attraverso danza, trance, suoni e canzoni, manifeste o silenziose, i rancori sono bruciati e trasformati in preghiera.

Questa è la via che conduce all’estatica presenza del vuoto. Qui lo Spirito Santo si svela e noi tutti possiamo sentire la nostra effettiva unità, condividendola con gli altri, e facendola risplendere in noi quando la vediamo in ogni essere vivente.

E, per grazia di Dio e della Pentecoste, questa è l’essenza sciamanica originale della Chiesa.

© Franco Santoro

 

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