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Ascensione

Maggio 13, 2015 by admin

indexBuona Ascensione!

Così come siamo scesi, saliremo!
La strada verso l’alto è la stessa che ci ha condotto in basso.
Invertiamo quindi il senso di marcia,
sfidando l’ossessione gravitazionale.
Colmi di un ardore irrefrenabile, rivisitiamo antiche vie,
eventi e anime precedute, lodate e detestate,
ascendendo, tutti e tutto,
insieme a noi.

Chiunque o qualunque cosa provoca attaccamento nel mondo fisico ordinario ha lo scopo di tenerci bloccati in questa realtà separata. Quando ci spostiamo in altre realtà nel sonno, nei sogni,nei viaggi sciamanici o astrali, nelle fantasie o nella morte, il nostro corpo multidimensionale, la nostra anima, lascia provvisoriamente questa realtà separata e ritrova l’esperienza della libertà.  Tuttavia, pare che continueremo inevitabilmente a ritornare a meno che non riusciamo ad affrancare il nostro corpo multidimensionale dalle illusioni generate dalla realtà consensuale.

L’Ascensione nella tradizione cristiana ufficiale celebra l’elevazione al Cielo del corpo del Cristo risorto quaranta giorni dopo la Pasqua. Per gli gnostici e altre fonti non-ortodosse l’ascensione non implicò il corpo fisico e avvenne mediante il corpo spirituale o multidimensionale. Sciamanicamente l’ascensione è un passaggio radicale in uno stato elevato di coscienza, che permette un accesso diretto e stabile al Mondo dell’Alto, il Cielo, la Luce, la realtà dell’Amore incondizionato.

© Franco Santoro

Colui che è disceso, è lo stesso che è salito al di sopra di tutti i cieli, affinché riempisse ogni cosa. (Efesini 4:10)

 

Immagine: “Ascensione del Cristo” di Salvador Dalí

 

Buona Pasqua!

Aprile 3, 2015 by admin

600px-Italian_traffic_signs_-_old_-_parcheggio_svgAuguriamo una Buona Pasqua a tutti gli amici di questo sito, piena di quello che ognuno profondamente necessita e ama in questo momento.

Qualunque cosa o stato sia, confido vi giungerà ora o molto presto, insieme anche alla fioritura del mondo di luce e amore infinito che dimora dentro ognuno di noi.

Esiste un mondo di luce e amore infinito dentro di noi, in cui la Pasqua e la Resurrezione hanno luogo in ogni giorno e ora. Per accedervi basta mettere da parte almeno per qualche minuto i nostri problemi, sistemarli nell’area di parcheggio apposita.

Se abbiamo tanti problemi forse è perché siamo così attaccati ad essi da non riuscire a lasciarli incustoditi anche solo per pochi minuti. E cosa potrebbe succedere poi se li lasciamo in un parcheggio incustodito? Che qualcuno viene e se li porta via? E non è forse quello che desideriamo?

Comunque vadano le cose, sia che ci rubino i problemi o li ritroviamo dove erano prima, quello che conta è non lasciare il mondo di luce e amore infinito che esiste dentro di noi. Possiamo stare certi che nessuno ce lo porterà mai via, anche se lo lasciamo incustodito, ma il rischio è che non ci ricordiamo più dov’è.

Franco Santoro

Sabato Santo

Aprile 1, 2015 by admin

indexIl Sabato Santo conclude la Settimana Santa e la Quaresima. È la transizione tra la crocifissione e la resurrezione, quando Gesù viaggia negli inferi (o, in termini sciamanici, nel Mondo del Basso), compiendo la sua vittoria sulla morte e il diavolo (l’illusione della separazione), liberando le anime e aprendo le porte del paradiso e della pace.

Il Sabato Santo è una sorta di “quiete dopo la tempesta”, un giorno di tregua, riposo e silenzio, dopo la furia catartica del Venerdì e l’esultanza festosa della Pasqua.

Allora, oggi possiamo decidere di entrare nello spirito della tregua, che precede l’amnistia generale per tutti coloro verso cui proviamo rancori o tensioni, inclusi quelli che provano rancori o tensioni verso di noi. Qui ognuno riceve amore e pace da noi, e noi da loro, ogni lotta e competizione svanisce e c’è solo pace… E se proprio ci deve essere lotta, che lo sia nel gareggiare a chi offre più pace.

A pochi minuti dopo mezzanote, mentre in vari paesi suonano le campane, auguro una Buona Pasqua a tutti gli amici di questa pagina, piena di quello che ognuno profondamente necessita e ama in questo momento. Qualunque cosa o stato sia, confido vi giungerà ora o molto presto, insieme anche allo stupore di un imminente incontro luminoso carico di amore, gioia e incanto. Auguro una Buona Pasqua, con le stesse caratteristiche, anche a ogni altra persona.

© Franco Santoro

Immagine: Discesa agli inferi, iconografo bizantino anonimo, 1310, abside della Chiesa di San Salvatore di Chora, Istanbul

Venerdì Santo

Marzo 30, 2015 by admin

imagesL’unica certezza dietro le illusioni dell’ego sono l’agonia e la morte. Per questo l’ego fa di tutto per negarle, cercando disperatamente di preservare il sogno di un benessere e potere personale illimitato.

La sofferenza, la malattia e la morte sono fonte di massimo imbarazzo per l’ego, perché distruggono inesorabilmente le sue illusioni. Di conseguenza la maggior parte degli individui ne fa esperienza in segreto, occultandosi, con un senso di vergogna e colpa verso un mondo artificiale fondato sull’ipocrisia e il benessere fittizio.

La sofferenza, la malattia e la morte possono essere esperienze dure e impegnative, ma ciò che le rende devastanti è l’idea folle che si tratti di qualcosa di sbagliato, la conseguenza di un errore che abbiamo commesso. La massima perversione che i sistemi di credenza ispirati dall’ego raggiungono consiste nel ritenere la malattia e il dolore fisico come qualcosa di anormale, prove che qualcosa non funziona, che abbiamo dei problemi irrisolti…

La prova inconfutabile è che tutti gli esseri umani, anche quelli più spavaldi e “illuminati” sono destinati ad ammalarsi, soffrire e morire fisicamente. Quindi lo scopo prioritario in questo mondo non è raggiungere la felicità evitando la sofferenza, la malattia e la morte, bensì riuscire a rimanere in uno spazio di pace e felicità sia in presenza del piacere e della sofferenza, della salute e della malattia, della vita e della morte.

Oggi, Venerdì Santo, possiamo scegliere di essere autentici, accettando la sofferenza, così come la gioia, senza preoccuparci se ciò che proviamo causa imbarazzo negli altri.

Il simbolo del cristianesimo è la croce. Alcune persone sul cammino spirituale rigettano questo simbolo, perché enfatizza il dolore e la sofferenza, il sacrificio e il martirio. Essi sostengono che bisogna dare spazio ad aspetti positivi, alla gioia e alla bellezza della vita.

La gioia e la bellezza della vita risiedono nella piena accettazione dell’esperienza umana, che include anche il dolore, la malattia e la morte. Il fatto che la croce seguita ad essere il simbolo del cristianesimo serve a ricordarci l’appuntamento inevitabile con la morte fisica, il fatto che essa accomuna tutti, incluso il Divino, e la gioia e la bellezza che deriva dall’accettarle e andare oltre.

© Franco Santoro

Immagine: dipinto di William Bouguereau

 

Giovedì Santo

Marzo 30, 2015 by admin

mary_eucharistIl Giovedì della Settimana Santa è associato con l’Ultima Cena, il giorno dell’istituzione dell’Eucarestia.

Gli antichi cristiani relazionavano Maria con il pane e Gesù con il vino. Nelle prime comunità cristiane l’Eucarestia era un vero e proprio banchetto, in cui si mangiava cibo reale, preparato in modo rituale. A questo riguardo le donne, come tenutarie della cucina e del cibo, svolgevano un ruolo essenziale. Come dice il teologo John Dominic Crossan “nel cristianesimo non è la teologia che è giunta per prima, ma il cibo.” Poi le cose cambiarono e le donne furono escluse da ruoli rituali di rilievo.

Secondo la dottrina cattolica l’Eucarestia non è un simbolo del Cristo, ma è il Cristo stesso, presente in tutta la sua persona.

Secondo una prospettiva sciamanica, l’Eucarestia può essere letta come pratica di shapeshifting (mutaforma) o incorporamento sciamanico, in cui un aspetto della materia diventa lo Spirito stesso.

Astrologicamente i 12 apostoli rappresentano i 12 segni zodiacali, intesi come le parti frammentate dell’anima. La loro riunione durante la cena e la consumazione del pasto sacro rappresenta la riunificazione delle 12 parti con il Cristo, il rilascio dell’illusione della separazione e il risveglio nell’unità dell’amore e della pace incondizionata.

Il Giovedì Santo è anche in relazione con la Danza Rotatoria di Gesù descritta negli Atti di Giovanni.

Ogni essere umano, anche per pochi istanti, ha avuto esperienze di pace totale, di armonia con se stesso e tutti, la certezza di essere amato e al sicuro. L’unità è l’estensione di quei momenti all’infinito. Se abbiamo avuto esperienza di questa unità anche solo per pochi secondi, questa è la prova che esiste.

Certo, abbiamo anche esperienze di separazioni e conflitti, e la maggior parte del nostro tempo è dedicata a crearli, subirli, evitarli o sanarli. E più insistiamo a fare ciò più essi seguitano a essere presenti. Esiste una porta dentro di noi che conduce fuori dal tempo, in un luogo in cui la pace e l’amore sono già pienamente realizzate. Di tanto in tanto questa porta si apre per qualche istante, poi si richiude. Ma se si è aperta almeno una volta nella nostra vita, allora sappiamo dov’è, e in qualunque momento, anche adesso, possiamo aprirla, noi stessi.

 

© Franco Santoro

Immagine: dipinto di Jean-Auguste-Dominique Ingres.

Cuore e Palme

Marzo 24, 2015 by admin

332px-William-Adolphe_Bouguereau_(1825-1905)_-_The_Palm_Leaf_(Unknown)Con la Domenica delle Palme, il 14 aprile 2019 inizia la Settimana Santa che si concluderà con la Pasqua, la cui data è stabilita tradizionalmente in base a considerazioni astrologiche, ossia la prima domenica dopo la Luna Piena successiva all’entrata del Sole nel segno dell’Ariete (quest’anno il 21 aprile 2019, poiché la Luna Piena è  il 19 aprile 2019).

La Domenica delle Palme celebra un provvisorio trionfo della Luce e del Cuore, seguito poi dalle tenebre per una settimana, fino alla prossima domenica, la Pasqua, con il trionfo definitivo della Luce e del Cuore.

Questa settimana è di grande importanza strategica, perché ci confronta con la morte, con la fine dell’identità separata, l’ego, e la sua crocifissione inevitabile.

I sogni dell’ego non possono fare a meno di infrangersi, perché sono appunto sogni e come tali finiscono. Quando terminano è doloroso e straziante per l’identità ordinaria, ed è necessario riconoscere tale dolore, perché solo così l’ego muore. Dio è Luce, amore, felicità e unità. La Sua volontà è incompatibile con il dolore, su cui invece si basa l’identità separata, l’ego.

L’identità separata è regolata da un programma dualistico, per cui dietro ai suoi sogni c’è sempre la relazione con qualcuno o qualcosa che è separato, che si unisce a noi e poi si separa, e così via con cicli incessanti di unità e separazione, incontro e abbandono, amore e rancore.

Gesù entra trionfante a Gerusalemme, che rappresenta sia la Gerusalemme Celeste, quella unificata e luminosa, sia la Gerusalemme ordinaria, separata e conflittuale.

È accolto trionfante in entrambe le Gerusalemmi, con la differenza che dopo solo cinque giorni in quella ordinaria sarà crocifisso dalle stesse persone che lo avevano osannato in precedenza, laddove in quella celeste seguiterà ad essere osannato.

Chi muore sulla croce è l’identità separata, i cui sogni sono sogni, dettati da una percezione illusoria fondata sul rancore e il dolore, sull’idea di essere un corpo fisico scisso dal Tutto e in competizione con altri corpi.

Quando un sogno dell’ego si infrange la sofferenza è tangibile, la sentiamo sulla pelle, ci possiede dentro e fuori, questo perché il programma dell’ego fa presa sulla mente confondendoci con l’identificazione con il corpo. La testa in quei momenti ci tortura e brucia. I pensieri cercano di ucciderci, fomentati da emozioni devastanti. Eppure in quei momenti drammatici, può accadere il salto, l’apertura del Cuore.

Laddove il programma dell’ego è dualistico, separante, distingue sempre tra lui e lei, quello del Cuore unifica.

Attenzione però! Questo Cuore non è necessariamente quello emotivo, il cuore delle infatuazioni e fantasie romantiche, quello disegnato con i fiorellini e nei cioccolatini, fondato sul possesso, la gelosia, il controllo e in definitiva sulla morte.

Il Cuore in questo caso è l’organo di percezione multidimensionale, che ci tiene allineati con la coscienza Cristica, priva di separazione, incapace di dividere e fondata sull’amore incondizionato.

Nei momenti più duri, quando accettiamo pienamente che un sogno si è infranto, non sollevando le spalle e facendo i distaccati, senza dare la colpa a qualcuno o a noi stessi, sentendone forte il dolore, ma comprendendo intimamente che esso non è reale, e che anzi la sua fine ci può permettere di aprirci alla realtà e al vero amore,  ecco che può accadere il salto.

Dapprima è come la crocifissione, tutti ci abbandonano in apparenza, e i chiodi fanno male. Il sogno si è infranto, non c’è più, ci ha abbandonati, e non possiamo fare a meno di rimpiangerlo profondamente. Ci ritroviamo da soli.

L’amore vero lo scopriamo in solitudine, e all’inizio fa male, ferisce, ci rende totalmente aperti e vulnerabili, perché è l’anticamera tra la realtà e l’allucinazione dell’ego. Da un lato c’è la parte crocifissa, dall’altro quella che se la ride, immune ad ogni dolore e pienamente nella Luce.

Questo è il rilascio, una forma brutale di svuotamento di ogni sogno dell’ego.

Tuttavia in questo svuotamento, se perseveriamo a restare aperti, se non attribuiamo colpe a nessuno, ecco che qualcosa emerge, un mondo estatico, la realtà che sottende il sogno, quella del Cuore, della Luce.

In ogni rapporto umano il Cuore è all’opera, ma è solo quando giunge il momento della fine, che si decide il prossimo passaggio con due opzioni: il riciclaggio nel dualismo e nei rancori dell’ego oppure totalmente nel Cuore, nella Luce.

Le palme sono un simbolo di vittoria, di trionfo, e ponendo le palme sul nostro Cuore, lasciamo che questa Domenica celebri il trionfo del Cuore!

© Franco Santoro

Immagine: The Palm Leaf di William-Adolphe Bouguereau

Annunciazione

Marzo 23, 2015 by admin

265311--600Oggi, giorno dell’Annunciazione, ad esattamente nove mesi dal prossimo Natale. È un giorno ideale per concepire la Luce, accogliendo il mistero creativo di ciò che può manifestarsi tramite noi come conseguenza dell’azione dello Spirito. Per fare questo è necessario tuttavia che liberiamo l’energia asservita al nostro ego, all’idea separata che abbiamo di noi stessi e degli altri.

Se decidiamo di usare per fini luminosi anche una piccola parte dell’energia che dedichiamo a cercare riconoscimenti e gratificazioni nel mondo, tenendo in piedi a malapena l’idea illusoria di noi stessi, possiamo diventare i canali per veicolare ciò che sta effettivamente accadendo nell’universo reale. Allora, possiamo recuperare la memoria di quanto ci è stato più volte “annunciato”, concependolo e rendendolo pienamente visibile nel mondo.

Il dipinto emana un’energia simultanea di serenità e potenza. L’umile stanza in cui Maria siede in preghiera diventa improvvisamente il luogo in cui si scatena la forza della Luce con il massimo dei suoi effetti speciali. Oltre all’angelo, che con una mano porge a Maria dei gigli e con l’altra le indica il Cielo, compaiono Dio stesso, lo Spirito Santo e un’intera scolaresca di putti, incontenibili per l’eccitazione. Dinanzi a tutto questo clamore Maria rimane impassibile, tranquilla… con l’attenzione rivolta alla cesta che ospiterà il Nascituro…

L’opera è del pittore romano Giovanni Odazzi, nato il 25 marzo 1663, giorno dell’Annunciazione, con Sole in Ariete e Luna in Bilancia.

© Franco Santoro

Dieta spirituale per tutti – L’Eucarestia al femminile, Giovanni Battista e il segno del Cancro

Marzo 6, 2015 by admin

The_Virgin_of_the_Host

La Vergine dell’Ostia di Jean Auguste Dominique Ingres

Nell’articolo precedente (Non preoccuparti, fatti un sonnellino: viaggio astroevangelico) abbiamo esplorato la sezione dei Gemelli nel Vangelo di Marco, secondo le associazioni zodiacali di Bill Davison in The Gospel and the Zodiac (Il Vangelo e lo Zodiaco). Questa volta c’ispiriamo alla sezione del Cancro, che va da Marco 6:30 a 8:26, ed ai riferimenti a Giovanni Battista la cui festa e Natività è celebrata secondo la tradizione il 24 giugno.

Il segno del Cancro è associato col dare e ricevere nutrimento, sia a livello fisico che spirituale, e sia secondo la nostra percezione separata che quella multidimensionale. Il tema principale è il nutrimento, e la discriminazione tra ciò che nutre la nostra identità separata e ciò che fornisce energia al nostro vero Sé.

È un’area cruciale che comprende cibo ordinario e diete salutari, come pure il nutrimento spirituale. In entrambi i casi, ogni individuo sembra avere esigenze diverse. I cibi che fanno bene ad alcuni possono nuocere ad altri. Tuttavia ci sono alcuni elementi nel cibo che sono vitali per ogni essere umano, e che caratterizzano tutte le diete indipendentemente dalla loro diversità, mentre ve ne sono altri che sono tossici per tutta l’umanità in generale. La stessa situazione si applica al cibo spirituale. Pertanto alcune domande sul fronte del Cancro potrebbero essere:

Come mi nutro spiritualmente? Procuro abbastanza cibo al mio vero Sé? Qual è la dieta spirituale ideale? Dove posso procurarmela? Come posso migliorarne la qualità? Come posso fornire cibo spirituale agli altri e prendermi cura di loro?

Sin dall’alba dei tempi, sono state date continuamente risposte a questi interrogativi, e scritture molto antiche hanno fornito indicazioni dettagliate riguardanti il cibo ordinario e il cibo spirituale. Nei tempi antichi raramente c’era una rigida differenza tra cibo fisico e spirituale. L’Eucaristia, o Santa Comunione, per esempio, nelle prime comunità cristiane non era distribuita nella forma di una piccola ostia.

L’Eucaristia era un vero cibo, un banchetto completo che integrava cielo e terra. Si riteneva che Dio fosse nel cibo e le donne, come tradizionali custodi della cucina, rivestivano il ruolo spirituale più importante. Come dice John Dominic Crossan “non era la teologia che veniva per prima, ma il cibo”. Poi le cose cambiarono, perché le donne furono escluse dalla guida religiosa, e si aprì un varco tra la vita fisica e spirituale che divenne irreversibile,

Nell’epoca attuale la disponibilità d’informazioni sul cibo fisico e spirituale ha raggiunto massimi storici. Così come c’è una quantità e varietà di cibo senza precedenti, c’è anche un’eccezionale quantità e varietà di cibo spirituale sul mercato. Innumerevoli pratiche spirituali, rituali, libri e siti internet relativi a ogni cultura e orientamento, sono liberamente accessibili. Mai nella storia dell’umanità abbiamo sperimentato una tale profusione di risorse fisiche e spirituali.

Purtroppo abbondanza e risorse non implicano necessariamente una qualità superiore. Al contrario, similmente al tema descritto nell’articolo “La Ricerca del Significato e la Vera Giurisdizione”, l’umanità al giorno d’oggi sembra soffrire di uno stato di fame spirituale profonda. Grandi quantità di nutrimento spirituale non garantiscono la copertura delle nostre necessità vitali basilari. Perciò è importante capire quali sono le necessità fondamentali per una dieta spirituale.

Detail from The Last Supper by Juan de Juanes

Ultima cena, Juan de Juanes, dettaglio

Come con il cibo ordinario, alcune persone beneficiano più di certi prodotti che di altri, alcuni sono intolleranti o allergici, e le diete cambiano anche secondo gli stadi della vita. Bambini, adolescenti, adulti e persone anziane hanno diete differenti, e così le persone secondo la loro cultura. Tuttavia, nonostante questo, certi elementi nel cibo sono indispensabili per il nutrimento fisico e spirituale, mentre altri sono fatali.

Detto molto semplicemente, il requisito fondamentale per il cibo spirituale è la presenza dello Spirito. Il termine “spirito” deriva dal latino spiritus, che significa “respiro”. Il respiro è il requisito fisico fondamentale nella vita umana e precede ampiamente il cibo ai fini dell’immediata sopravvivenza. Tuttavia, quando approda alla vita spirituale, il respiro va ben oltre la sopravvivenza fisica, poiché abbraccia il nostro sé multidimensionale, la nostra vera eterna natura, e fornisce l’autentica essenza della dieta spirituale.

Accedere a questa dieta ci permette di risvegliare ed energizzare il nostro vero Sé, uscendo dall’incubo della separazione ed espandendo la consapevolezza di Chi veramente siamo. E questa autentica consapevolezza, detto in modo molto semplice, è Dio, inteso come Unità e Amore, ovvero Amore Incondizionato. Questo è in definitiva ciò che nutre la nostra autentica natura.

D’altra parte, ancora semplicemente, ciò che intossica e avvelena il nostro vero Sé, è l’amore condizionato, l’intolleranza, la condanna, il giudizio, e tutto ciò che deriva dalla separazione, incluse forme di religiosità basate su divinità separate e maledicenti.

La sezione del Vangelo del Cancro si apre con la “Prima moltiplicazione dei pani” (Marco 6:30-44), il più grande gesto di nutrimento dell’intero Nuovo Testamento, seguito da un miracolo simile di moltiplicazione di pane e pesci nella “Seconda moltiplicazione dei pani” (Marco 8:1-13).

Un’ulteriore enfasi sul cibo viene data in “I farisei e la tradizione” quando Gesù spiega che “Non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui possa contaminarlo; sono invece le cose che escono dall’uomo a contaminarlo” (Marco 7:15), e il passaggio de “Il lievito dei farisei e di Erode” con riferimenti esoterici ai numeri sette e dodici (Marco 8), che ricorrono anche nelle storie precedenti.

La sezione del Cancro è preceduta dall’episodio della decapitazione di Giovanni Battista, l’accesso al Solstizio d’Estate. Sin dai tempi antichi il punto opposto, il Solstizio d’Inverno e l’ingresso del Sole in Capricorno, si riferisce al Portale degli Dei, il portale dell’ascensione al nostro vero Sé e la rinascita della nostra identità multidimensionale originale, esemplificata dalla Natività di Gesù.

John the BaptistL’ingresso del Sole in Cancro e il Solstizio d’Estate rappresenta invece il Portale degli Uomini, ossia il portale attraverso cui l’anima lascia la fonte e discende, assumendo un sé separato e lasciando andare la sua natura multidimensionale, esemplificata dalla Natività di Giovanni Battista (24 giugno).

Il Solstizio d’Inverno rappresenta il nutrimento spirituale, mentre il Solstizio d’Estate incarna il nutrimento fisico. I due solstizi formano un’asse verticale, e il loro scopo è unirsi e integrarsi piuttosto che escludersi a vicenda.

Similmente al Carro (vedi l’articolo “Il Carro – Cancro – Viaggio Astrosciamanico nei Tarocchi”), il Solstizio d’Estate, il Cancro e Giovanni Battista rappresentano il mistero esteriore, il Dio dell’Antico Testamento e la sua vecchia alleanza e tutto ciò che è visibile alla nostra percezione fisica, come corpi, cibo, ecc. Questo include anche tutte le dottrine istituite sulla terra, il cui scopo, conscio o inconscio, è guidare l’iniziato fino alla soglia del mistero interiore.

Il mistero esteriore è basato sulla legge e sull’esperienza dei nostri antenati, che deve essere onorata, senza tuttavia pregiudicare la nostra diretta esperienza e connessione con Dio, che è il mistero interiore, ciò che dimora oltre la soglia.

Il Cristo personifica il mistero interiore, la nuova alleanza basata sull’Amore, la via del Perdono che conduce al Regno di Dio o Regno dell’Unità. Giovanni Battista, come mistero esteriore, ha lo scopo di spianare la strada all’emergere del mistero interiore, per condurci sulla soglia, ma non per portarci oltre.

“Io vi battezzo con acqua per la conversione” dice il Battista, “ma colui che viene dopo di me è più potente di me e io non son degno neanche di portargli i sandali; egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Egli ha in mano il ventilabro, pulirà la sua aia e raccoglierà il suo grano nel granaio, ma brucerà la pula con un fuoco inestinguibile” (Matteo 3:11-12)

Quando il mistero esteriore non riesce a cedere il posto al mistero interiore, diventa il principale ostacolo al piano di Salvezza. E tuttavia qui risiede il mistero e il paradosso della soglia, poiché in tale stadio iniziale c’è un inevitabile ostacolo, una sconcertante sfida con la quale siamo destinati a confrontarci.

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Virgo Mater Adoratrix

L’accesso al mistero interiore è praticabile solo se ho pienamente imparato come nutrirmi spiritualmente. Questo implica essere in grado di fare affidamento sulla mia diretta connessione con Dio, la mia capacità di ricevere nutrimento spirituale dalla fonte originale e di lasciar andare la mia dipendenza da altre forme di nutrimento. In questa fase cruciale non riceverò il supporto d’alcuna dottrina o tradizione esterna. Non ci sarà nessuno a nutrirmi dal mondo esterno, né maestri spirituali, preti, chiese, cerchi o comunità. Sarò solo, incontrerò perfino opposizione e sarò perseguitato da coloro che camminano al mio fianco.

Il medesimo cibo che era stato usato prima per nutrirmi, ora può essere impiegato per lapidarmi. Potrei anche essere scomunicato, che letteralmente significa essere escluso dalla comunità e dal ricevere l’Eucaristia. Tuttavia in questo stadio cruciale ciò che conta è il mio profondo desiderio di ricevere il vero nutrimento e scoprire la verità che giace oltre le illusioni e le paure, non importa se sono privato di tutti i falsi nutrimenti di questo mondo separato.

“Potrebbe forse Dio permettere che Suo Figlio rimanga per sempre a soffrire la fame perché rifiuta il nutrimento di cui ha bisogno per vivere? L’abbondanza si trova in lui e la privazione non può tagliarlo fuori dall’Amore sostenitore di Dio e della sua dimora” (UCIM L165 5-6).

Quando il ricercatore è determinato a ricevere il vero nutrimento, lo riceverà. Lascerà andare tutti gli attaccamenti falsi e provvisori, vedendoli come vane difese contro Dio.

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Cappella greca, catacombe romane, Eucarestia con donne

Potrei non essere in un luminoso tempio, circondato da persone amorevoli e solidali, con confortanti inni o tamburi magnetici, e forse nemmeno in un ambiente naturale e sereno, o qualunque altro posto dove il nutrimento spirituale può facilmente essere ricevuto, ma tuttavia Dio è qui. Dio è presente indipendentemente da quello che accade intorno a me. Dio è presente in me.

“Tu, Signore, sei in questo luogo, la Tua presenza lo riempie, la Tua presenza è pace. Tu Signore sei nel mio cuore, la Tua presenza lo riempie, la Tua presenza è pace. Tu, Signore, sei nella mia mente, la Tua presenza la riempie, la Tua presenza è pace” (“You, Lord, are in this place”, Ray Simpson, Celtic Hymn Book).

L’apparente rigidità e intolleranza di alcune dottrine religiose non è necessariamente un segno del loro fallimento di svelare l’accesso al mistero interiore. Il mistero esteriore è il guardiano della soglia del mistero interiore. E posso passare attraverso la porta soltanto se non dipendo dal nutrimento del mistero esteriore e sono in grado di trovare la mia strada verso una forma più profonda di nutrimento, che si trova all’interno.

Questo non significa che il mistero esteriore è negativo, e lasciarlo andare non implica antagonismo o risentimento. È come cessare di essere nutriti dal seno della propria madre, o lasciare la casa dei genitori, e imparare a procurarsi il cibo e cucinarlo da soli. E non è un processo lineare, il che significa che di tanto in tanto potrei aver bisogno di ritornare alle mie tradizioni originali e al nutrimento precedente.

Tuttavia è probabile che la transizione dall’esterno all’interno comporti notevoli sfide. Qui l’antagonismo tra mistero esteriore ed interiore funziona come un test strategico sulla via dell’iniziazione, che è un sentiero pieno di paradossi. Ed è ancora parte del mistero.

“In verità vi dico: tra i nati di donna non è sorto uno più grande di Giovanni il Battista; tuttavia il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui” (Matteo 11:11)

Ogni volta che sento parlare di Giovanni Battista non posso fare a meno di ricordare un episodio accadutomi nel 1976. Per due anni ho fatto parte di un gruppo missionario che raccoglieva fondi e predicava in tutta Italia, viaggiando su un vecchio furgone Volkswagen Tipo 2. In piena notte arrivavamo in una città, piantavamo una tenda, pregavamo, e dopo aver dormito alcune ore iniziavamo la nostra opera missionaria dalla mattina presto fino a sera tarda.

Spesso mangiavo solo quello che ricevevo dalle persone che incontravo. Questo mi piaceva molto perché era come essere nutriti da Dio secondo la sua volontà. Le persone quasi sempre donavano cibo, il che mi faceva sentire molto accudito. Solo in un’occasione l’offerta di cibo fu di natura diversa, e la associo a Giovanni Battista, che dopotutto non pareva essere troppo interessato alle specialità gastronomiche.

In qualche occasione organizzavamo anche dei raduni. Ci sistemavamo nella piazza principale e iniziavamo prima con qualche canto, poi, quando avevamo attirato l’attenzione e le persone si erano radunate, uno di noi teneva un sermone. Questo è quello che abbiamo fatto una sera a Ragusa dove il fratello più veemente del gruppo decise di predicare sulla controversa questione di Giovanni Battista. Contrariamente alla cristianità tradizionale, secondo il nostro gruppo di cristiani itineranti, il Battista non riconobbe e supportò nel Gesù . Il nostro predicatore elencò molte prove bibliche per supportare questa tesi, e biasimò ripetutamente Giovanni Battista.

Era una calda sera d’estate e la piazza pullulava di persone. All’inizio sembravano tutti abbastanza amichevoli. Quando cantavamo, intendo dire… Ma, man mano che la nostra versione della storia del Battista cominciò a palesarsi, il loro atteggiamento cambiò drammaticamente. All’inizio ci fu soltanto un silenzio glaciale, con molte persone che ci fissavano sbalordite con gli occhi sbarrati e la bocca aperta. Fu come se il sermone avesse un effetto profondo su di loro, e questo mi colpì profondamente. Poi alcune persone cominciarono a gridare in dialetto locale, che noi ardimmo interpretare come segno d’acclamazione, finché non ci colpì il primo vegetale…

Dopo pochi secondi diventammo il bersaglio del lancio di pomodori, uova e altri generi alimentari che schizzavano da ogni parte. Invece di correre via restammo nella piazza pregando mentre il nostro oratore continuava a parlare con rinnovato fervore. Ci fu un crescendo nel lancio, con persone che tiravano perfino cocomeri, cassate siciliane e arancini! Poi cominciarono ad arrivare oggetti più duri, e fummo gradualmente introdotti ad una versione più soft della pratica biblica della lapidazione. La situazione divenne piuttosto violenta, finché arrivò la polizia e ci portò via.

Fummo formalmente espulsi con foglio di via dalla città, il cui Santo Patrono e principale fonte di devozione spirituale, scoprimmo, ahimè, in seguito, era proprio San Giovanni Battista!

Le mie sentite scuse alla città di Ragusa.

© Franco Santoro

Non preoccuparti, fatti un sonnellino: viaggio astroevangelico

Marzo 6, 2015 by admin Lascia un commento

indexNell’articolo intitolato “Gospel in the Stars” (Il Vangelo nelle Stelle) ho fatto riferimento all’intima associazione tra la Bibbia e l’astrologia. Ho menzionato il Vangelo di Marco e la sua divisione in 12 sezioni, ognuna corrispondente ad un segno dello zodiaco, disposti nel loro ordine naturale dall’Ariete ai Pesci.

Secondo questa struttura, descritta nei dettagli da Bill Darlison in The Gospel and the Zodiac, la parte associata al segno dei Gemelli va da Marco 4:35 a 6:29.

Questa porzione del Vangelo di Marco corrispondente ai Gemelli comincia con Gesù che dice ai discepoli:

“Passiamo all’altra riva”, riconoscendo sin dall’inizio la natura dualistica dei Gemelli. Poi l’intero gruppo sale in una barca e comincia un breve viaggio in mare. Castore e Polluce, i Gemelli dell’omonima costellazione, come fa notare Darlison, sono i patroni dei naviganti e delle navi, come ad esempio quella usata da San Paolo, ed erano spesso invocati dai marinai.

Quando Gesù, dopo aver predicato un giorno intero tra la folla, disse ai suoi discepoli di andare sull’altra riva del Mare di Galilea, probabilmente erano felici perché potevano finalmente rilassarsi e avere Gesù tutto per loro. Ma, improvvisamente, sopraggiunse un furioso temporale, che i discepoli cercarono di combattere con tutta la loro abilità d’uomini di mare. Tuttavia non si erano mai imbattuti in una tale bufera, e quando la barca iniziò ad affondare, cominciarono a gridare e ad agitarsi in preda al panico.

Era una scena di totale confusione e scompiglio. E cosa faceva Gesù in mezzo a questo trambusto? Tranquillo, dormiva bonariamente su un cuscino. Spaventati i discepoli decisero di svegliarlo, gridando: “Maestro, non t’importa che moriamo?”

Gesù tranquillamente si alzò, sgridò il vento e disse alle onde di tacere. All’improvviso tutto si calmò. Poi Gesù chiese ai discepoli, rimasti a bocca aperta, perché stavano facendo tutto quel baccano per il temporale.

Quando ho letto questa storia per la prima volta, sono rimasto colpito dalla tragicomica scena di Gesù che si fa un sonnellino nel bel mezzo di una fragorosa tempesta, mentre tutti intorno a lui urlano e imprecano.

Com’è possibile dormire in mezzo ad una tale baraonda? E perché Gesù stava dormendo? Questo mi ha incuriosito molto. In seguito, ho percepito il suo atteggiamento come una perfetta raffigurazione della nostra identità umana e la sua separazione da Dio [i] e dal nostro vero Sé.

Image29Nella vita, siamo regolarmente sconvolti da turbini di paure, preoccupazioni e sofferenze. Spesso urliamo e imprechiamo, apertamente o intimamente. Quando questo accade il nostro vero Sé giace profondamente addormentato. Tuttavia se finalmente decidiamo di svegliarlo, questo Sé comanda semplicemente al caos di “calmarsi” e subito la pazzia svanisce come un brutto sogno. Allora ci rendiamo conto che eravamo noi quelli che dormivano sulla barca, e non Gesù. E Gesù continua a viaggiare con me, non importa se sono sveglio o in sogno o, come dice Un Corso in Miracoli, “Dio viene con me ovunque io vada.” (UCIM, L41)

Paura, ansia, preoccupazione e ogni tipo di sofferenza sono sempre le inevitabili conseguenze della separazione. Escogitiamo e impieghiamo molti strumenti per affrontare i nostri problemi, tuttavia quello che facciamo raramente è mettere in discussione la realtà dei problemi stessi, perdendo l’opportunità di scoprire cosa sta veramente accadendo mentre siamo assorbiti dai nostri incubi. Non dobbiamo avere paura del furioso temporale, perché Dio è con noi in ogni circostanza.

“Nel profondo di te stesso, c’è tutto ciò che è perfetto, pronto ad irradiarsi tramite te nel mondo. Curerà tutta la tristezza e il dolore, la paura e il senso di perdita perché guarirà la mente che pensava che tutte queste cose fossero vere, e che soffriva per la sua fedeltà ad esse.” (UCIM, L41:3)

Naturalmente, la maggior parte di noi, non lo crede. Come possiamo, quando il nostro vero Sé è oscurato da spessi strati di follia e isolamento? Forse il primo passo per accedere al nostro Sé interiore è attirare la sua attenzione, per stabilire una comunicazione diretta e “svegliarlo”. Se il sogno è il problema, non c’è modo di trovare una cura salvo che non decido di fare appello a ciò che non si trova nel sogno. Invece di gridare e imprecare ai personaggi e agli scenari del mio sogno, posso rivolgermi a chi non appartiene al sogno. Come esseri umani siamo tutti nella stessa barca, e in questa barca possiamo connetterci con Colui che, in pace, riposa nella barca.

La domanda è “Dove riposa Gesù nella mia barca?”. Non importa se lo sveglio con un tenero sussurro o urlando a pieni polmoni. Quello che conta alla fine è scegliere di comunicare con Lui e poi svegliarlo. Una volta divenuto consapevole della Sua presenza, la seconda fase è lasciar andare i miei sogni terrificanti, che conduce alla terza fase, quella del risveglio e del riposo in Dio. “mi rifugio all’ombra delle tue ali finché sia passato il pericolo.” (Salmo 57:1)

Vorrei riferire adesso una serie di sincronicità, che sono un aspetto tipico dei Gemelli. Le sincronicità sono riconoscimenti di relazioni concettuali tra due o più esperienze non connesse causalmente. Questo, a mio avviso, è uno dei modi preferiti usati dallo Spirito Santo per comunicare e insegnarci le sue lezioni.

Spesso sono testimone di sincronicità durante seminari astrosciamanici, sessioni e nella mia vita di tutti i giorni. Sono potenti strumenti di guarigione perché promuovono la riconciliazione delle polarità, la creazione di collegamenti e l’espansione delle nostre facoltà mentali, che sono anche le caratteristiche principali dei Gemelli.

Dopo aver scritto il pezzo su Gesù che calmava la tempesta, ho ponderato un momento la piacevole sensazione di unirmi a Gesù nel suo sonno e riposare in lui. Poi ho preso Un Corso in Miracoli e ho letto la lezione del giorno, che era sorprendentemente:

“Io riposo in Dio. Questo pensiero ti porterà riposo e quiete, pace e tranquillità, la sicurezza e la felicità che cerchi. Io riposo in Dio. Questo pensiero ha il potere di risvegliare la verità che dorme in te, la cui visione vede, al di là delle apparenze, la stessa verità in ognuno e in ogni cosa che esiste.” (UCIM L109:2)

Più tardi, nel pomeriggio, ho letto un racconto sulla traversata dell’Atlantico di John Wesley, durante la quale egli si era trovato in mezzo a una violenta bufera. Tutti erano in preda al panico, incluso Wesley stesso. L’unica eccezione era un gruppo di membri della Chiesa Moraviana, che continuavano a cantare tranquillamente i loro inni come se niente stesse accadendo. Wesley che divenne più tardi leader del Movimento Metodista, fu profondamente impressionato dalla loro calma e si rese conto che quel gruppo aveva una fiducia interiore che ancora mancava nella sua vita.

La sera ho visto Marcelino pan y vino (Marcellino pane e vino), un tenero e luminoso film spagnolo, in cui la scena finale fornisce un’altra sublime rappresentazione di “riposare in Dio” (cliccando qui puoi vedere la prima parte del film).

In poche ore ho ricevuto lo stesso messaggio da fonti non collegate fra loro e in forme differenti. Poi, alla fine del giorno, durante le mie preghiere notturne, dopo aver detto le parole finali “Il Signore ci conceda una notte tranquilla e una perfetta fine. Amen” mi sono abbandonato nelle mani di Dio, godendomi un sonno pacifico e guaritore, che è stata l’esperienza culminante delle lezioni che avevo ricevuto durante il giorno.

Mentre scrivo mi rendo conto che forse tutto questo non appare molto eclatante. Dopo tutto, quel giorno sono stato fondamentalmente da solo, interagendo soltanto con libri e film. Ci sono certamente sincronicità più spettacolari che io, come molti di voi, ho sperimentato nella vita. Niente d’avvincente o sensazionale è accaduto in quell’occasione.

Sono stato da solo, impegnato semplicemente con i miei pensieri. E tuttavia, riconosco che qualcosa di potente è accaduto quel giorno, che scaturisce dalla consapevolezza che è anche ciò che continua ad accadere ogni giorno, se solo sono disponibile ad accettarlo. E quello che intendo accettare è la costante consapevolezza della presenza di Dio.

La sezione dei Gemelli nel Vangelo di Marco contiene anche la decapitazione di Giovanni Battista, la spedizione dei Dodici, a due a due, con l’autorità di scacciare i demoni dalle persone ammalate, e diversi eventi di guarigione tutti strettamente legati al sentiero d’iniziazione dei Gemelli. Sebbene questa porzione del Vangelo sia molto corta e veloce da leggere, contiene numerosi messaggi, che potrebbero richiedere diversi volumi se l’analitico spirito di Mercurio prendesse il sopravvento. Tuttavia stiamo trattando con i Gemelli e non con la Vergine, e non entrerò dunque in altri argomenti.

Paolo-Veronese-Christ-and-the-Woman-with-the-Issue-of-Blood-

di Paolo Veronese

Tra le storie di questa sezione del Vangelo, desidero menzionare quella della donna affetta da emorragia, in Marco 5:21-32. Mentre Gesù, seguito da una gran folla, si recava a curare una bambina di dodici anni, una donna affetta da emorragia vaginale da dodici anni cerca disperatamente di avvicinarlo. Ha provato ogni sorta di cura senza nessun risultato. Oltre a dover fare i conti con la sua malattia, è condannata e ostracizzata dalle leggi religiose di quei tempi che consideravano il suo flusso impuro. Tuttavia la donna non si arrende, e quando sente parlare di Gesù, inesorabilmente striscia tra la folla finché riesce a toccargli il mantello, e come risultato è guarita.

Ciò che appare piuttosto peculiare qui è il modo in cui Gesù risponde quando la donna lo tocca. “Ma subito Gesù, avvertita la potenza che era uscita da lui, si voltò alla folla dicendo ‘Chi mi ha toccato il mantello?’” Poiché c’è un’intera folla che tocca e stringe Gesù, i discepoli non riescono a capire il senso della domanda. “Tu vedi la folla che ti si stringe attorno e dici ‘Chi mi ha toccato?’”. Ma Gesù continuava a guardare intorno per vedere chi lo aveva fatto. Allora la donna, sapendo ciò che le era accaduto, venne e cadde ai suoi piedi e, tremando di paura, gli disse tutta la verità. Ed Egli le disse, “Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va’ in pace e sii guarita dal tuo male”.

Tutti toccano Gesù, tuttavia solo quella donna lo tocca in un modo speciale. Usa il suo potere per attingere a quello di Gesù, il quale percepisce il potere uscire da lui. Gesù è colto di sorpresa e non vede neanche la donna. Lei prende l’iniziativa, ed è il suo coraggio e la sua fede che effettivamente la salvano.

Poco dopo aver letto questa storia, ho trovato un riferimento inaspettato in un recital di Roberto Benigni sull’Inferno di Dante (Canto III) trasmesso dalla televisione italiana. Benigni menziona la donna con l’emorragia mentre parla di passione e amore in connessione con la storia di Paolo e Francesca.

Ora concludo con il celebre passo della Divina Commedia relativo a Paola e Francesca (Inferno, canto V), che puoi vedere recitato da Benigni nel video a seguire:

Amor, ch’a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m’abbandona.

Bene, per ora è tutto. Smetti di preoccuparti e fatti un sonnellino.

© Franco Santoro

[i] Dio è qui inteso come Dio Unico, Amore Incondizionato, e non denota identificazione con uno specifico credo o genere. Ciò che conta è l’esperienza di Dio, non il termine che usiamo. Se il termine Dio causa rancori, sentiti libero di sostituirlo con un’altra parola. Tuttavia sottolineo che qualunque lavoro spirituale profondo ci metterà sempre comunque di fronte a tutti i rancori che abbiamo verso il termine Dio allo scopo di guarirli.

Immagine di apertura: da http://www.soulshepherding.org/2012/03/peace-be-still/

 

Il Figliol Prodigo Rivisitato: Benedizione e Perdono

Marzo 6, 2015 by admin Lascia un commento

the-prodigal-sonIl cristianesimo fornisce numerosi riferimenti per quanto riguarda il perdono. Uno dei più notevoli e conosciuti appare nel Nuovo Testamento ed è la trilogia della Parabola della Pecorella Smarrita (Luca 15: 4-7) la Parabola della Moneta Perduta (Luca 15: 8-10) e la Parabola del Figliol Prodigo.

Quest’ultima parabola appare in Luca 15:11-32 e racconta la storia di un uomo con due figli. Il più giovane chiede e ottiene la sua parte d’eredità mentre il padre è ancora vivo, e se ne va in un paese lontano, dove sperpera tutte le sue risorse. Soffre poi la miseria e la fame, finché rientra in sé e decide di tornare a casa.

“Mi leverò e andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio; trattami come uno dei tuoi garzoni.” Così torna a casa da suo padre e “quando era ancora lontano, il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò.” Il figlio dice: “Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio.”

Ma il padre non presta alcuna attenzione alle sue parole e tutto eccitato chiama i servi e dice:

“Presto! Portate qui il vestito più bello e rivestitelo, mettetegli l’anello al dito e i calzari ai piedi. Portate il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita; era perduto ed è stato ritrovato.” E cominciarono a far festa. Il fratello maggiore geloso del comportamento del padre verso il fratello indegno, si lamenta: “Io ti servo da tanti anni e non ho mai trasgredito a un tuo comando, e tu non mi hai dato mai un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che questo tuo figlio che ha divorato i tuoi averi con le prostitute è tornato, per lui hai ammazzato il vitello grasso!” Gli risponde il padre: “Figlio, tu sei sempre con me, e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato.”

Questa storia è molto toccante perché molti di noi possono identificarsi col Figliol Prodigo, e sentire Dio come un padre che ama incondizionatamente. Qui il perdono arriva istantaneamente. Il padre non è interessato ad ascoltare la confessione e il pentimento del figlio. Tutto ciò che desidera è festeggiare.

Un’idea convenzionale sul perdono è che può arrivare soltanto dopo la piena confessione di tutti i peccati, il pagamento di un’indennità attraverso la sofferenza o altre compensazioni, la garanzia che il peccato non sarà commesso di nuovo e un periodo di verifica per mettere alla prova il penitente. Questa è l’idea del perdono che spesso molti proiettano sulla Chiesa Cattolica o altre denominazioni tradizionali. Tuttavia è un concetto molto antiquato, che è stato definitivamente abbandonato sin dal Concilio Vaticano II e non si applica più alla Chiesa corrente.

La cosa più straordinaria nella parabola è che quando il padre vede il figlio arrivare da lontano, gli corre incontro con abbracci e baci. Non è interessato ad ascoltare alcuna confessione o parola di pentimento. Ciò che conta è che il figlio è tornato. Egli non ha bisogno di implorare alcun perdono poiché è già stato perdonato. Ciò che si rivela qui è il Dio amorevole che ci vede senza peccato. Per quanto gli riguarda non c’è nulla da perdonare. Il perdono dipende solo dalla nostra iniziativa di ritornare a Dio, e non dalla misericordia di Dio.

In un’omelia di un vescovo trasmessa da una radio cattolica americana ho ascoltato un giorno un altro importante riferimento al perdono. Sorprendentemente non era tratto dalla Bibbia o da un testo cristiano, ma da Zorba il Greco, il famoso romanzo di Nikos Kazantzakis, dal quale è stato tratto anche il popolare film interpretato da Antony Quinn.

Zorba è un uomo anziano vibrante e genuino che incorpora lo spirito orgiastico di Dioniso, l’archetipo dell’estasi, della sensualità e dell’esuberanza. Quando ero un sannyasin di Osho ho sentito spesso Osho parlare di Zorba come il modello dell’uomo nuovo e la sua spiritualità non ortodossa in contrasto con la religione ordinaria.

Per Osho l’uomo nuovo è Zorba il Buddha, una combinazione tra Zorba il Greco e Gautama il Buddha.

“Egli sarà Cristo ed Epicuro insieme. La religione ha fallito perché si è distaccata troppo dal mondo. Ha trascurato questo mondo. E non si può trascurare questo mondo; trascurare questo mondo significa trascurare le proprie radici.” (Osho, The Times of India, 8 giugno 2004).

Per questo sono rimasto stupito nel sentir parlare di Zorba in un’omelia di un vescovo cattolico. Il vescovo citava il brano che segue nel quale Zorba descrive la sua idea di Dio:

“Penso che Dio sia esattamente come me. Solo più grande, più forte, più pazzo. E immortale per giunta. Sta seduto su una pila di soffici pelli di pecora, e la sua capanna è il cielo. […] Nella mano destra non tiene un coltello o una bilancia – quei dannati strumenti sono destinati ai macellai e ai droghieri – no, tiene una grande spugna piena d’acqua, come una nube densa di pioggia. […] Ed ecco che arriva un’anima; la povera creatura è completamente nuda perché ha perso il suo mantello – il suo corpo intendo – ed è tutta tremante. […] L’anima nuda si getta ai piedi di Dio. ‘Pietà!’ implora. ‘Ho peccato.’ E comincia a recitare i suoi peccati. Recita una lunga tiritera che non finisce più. Dio pensa che è troppo per essere vero. Sbadiglia ‘Per amor del Cielo, basta!’ grida. Ho sentito abbastanza!’ Flap! Slap! Un colpo di spugna e lava via tutti i peccati. ‘Vai via, vattene, corri in Paradiso!’ dice all’anima. […] Perché Dio, sai, è un gran signore, e questo è ciò che significa essere un signore: perdonare!”

Quello che il Figliol Prodigo e Zorba hanno in comune è l’accento sull’amore incondizionato e il disinteresse per la penitenza. Questo può causare rancori e disagio a coloro che vedono il perdono in relazione al dolore e al sacrificio. Ciò che può essere difficile da accettare è l’idea di un Dio che ama incondizionatamente, senza aspettarsi nulla in cambio.

Questo provoca il contrasto con l’amore che arriva soltanto come risultato di aver fatto qualcosa per meritarlo, un amore che dipende dalla quantità di peccati e buone azioni. Ma l’amore di Dio non è calcolatore, non tiene un coltello o una bilancia come un macellaio o un droghiere, come dice Zorba. Il suo amore è gratuito, non importa se crediamo di esserne degni o meno. E perfino se rifiutiamo di riceverlo quest’amore continua ad essere disponibile per noi finché sceglieremo di accettarlo.

“Dio non perdona perché non ha mai condannato. Colui che non ha nulla per cui essere incolpato non può incolpare, e coloro che hanno accettato la loro innocenza non vedono nulla da perdonare. Tuttavia il perdono è il mezzo attraverso il quale riconoscerò la mia innocenza. È il riflesso dell’Amore di Dio sulla terra. Mi porterà così vicino al cielo che l’Amore di Dio potrà scendere su di me ed elevarmi a Lui.” (UCIM, L, L60, 1)

Il perdono, inclusa la tradizionale Assoluzione dei peccati (com’è concepita dalla Chiesa Cattolica con il nuovo Rito di Riconciliazione approvato nel 1973) non genera qualcosa che prima era assente. Al contrario è il riconoscimento e l’accettazione dell’amore di Dio come già ed eternamente presente. Non è l’elargizione di un’autorità in seguito alla contrizione o all’ammissione dei peccati. È la rivelazione di un Amore che “era nel principio, ora e sempre, nei secoli dei secoli.”

Ciò che fa scattare la consapevolezza di tale Amore è il semplice atto di stare di fronte a Dio, e scegliere di non nascondersi più all’Amore. L’ingresso è gratuito, ma per entrare occorre il mio consenso. È la decisione del Figliol Prodigo di tornare a casa, e non le sue parole di pentimento o eventuali compensazioni, che attivano quell’Amore. Il figlio non ha bisogno di spiegare o provare niente al padre per ricevere il suo amore, ma se continua a nascondersi da suo padre non lo riceverà mai. E non appena il figlio decide di tornare, anche se è ancora lontano, il padre lo vede e gli corre incontro, abbracciandolo e baciandolo, e attivando i festeggiamenti.

Il perdono è un atto celebrativo, una festa gioiosa che coinvolge tutti quelli che hanno fatto lo stesso viaggio del Figliol Prodigo. Esso comprende sia l’asse verticale invisibile sia il livello orizzontale della nostra realtà umana. Avendo sperimentato l’amore incondizionato attraverso la connessione verticale con Dio, abbiamo il potere di espanderlo orizzontalmente, perdonando noi stessi, e tutti i nostri fratelli e sorelle, tutti e tutto, come parte di questa comune rete della vita. Questo è il sublime banchetto del perdono al quale tutti sono invitati.

Ora vorrei riferire un’altra storia sul perdono, estratta da una vicenda personale.

Stavo navigando su internet in cerca di un canto da usare durante il seminario. Volevo qualcosa con il tema del Benedictus (il cantico di Zaccaria usato quotidianamente nella Liturgia delle Ore del mattino). Ho digitato “Benedictus” su iTunes e ho trovato diversi canti. Erano tutti inni religiosi classici, tranne uno classificato come “rock”, ossia Benedictus degli Strawbs, un gruppo rock inglese della fine degli anni ’60-inizio ’70. Ho scaricato subito un brano. Fin dalle prime note mi è sembrato molto familiare. Ho controllato le informazioni più dettagliatamente e quando ho visto l’immagine sulla copertina dell’album ho rievocato un episodio passato della mia vita.

Accadde nell’autunno del 1971, all’età di 14 anni, quando stavo iniziando la scuola superiore. A quei tempi ero affascinato dalla musica pop britannica. A dire il vero, piuttosto che dalla musica in sé, che difficilmente avevo l’opportunità di ascoltare, quello che mi attraeva era il mistero evocato dalle immagini sulle copertine degli album e dai titoli delle canzoni. Poiché il mio inglese era molto povero, non sapevo cosa significassero, e questo contribuiva ad aumentare il mistero.

Visitavo regolarmente i reparti discografici dei supermercati e passavo molto tempo curiosando tra i dischi. Un giorno rimasi incantato dalla copertina di un singolo. Il suo accattivante richiamo fu tale che non potevo farne a meno. Mi resi conto che avevo lasciato il portamonete a casa e non avevo soldi con me. Tuttavia l’esca mi aveva totalmente intrappolato e tutto quello che riuscivo ansiosamente a pensare era come fare per rubare il disco. Quando la tensione raggiunse il culmine, misi rapidamente il disco sotto il maglione e mi avviai all’uscita. Corsi per un po’ e poi mi fermai sicuro che nessuno mi stava inseguendo. Ma due robuste guardie emersero gridando contro di me. Era troppo tardi ormai per scappare. Mi afferrarono e mi portarono nell’ufficio del supermercato. Fui minacciato, intimidito e costretto a confessare se avevo rubato altri articoli prima. Poi mi dissero che prima avrebbero chiamato i miei genitori e poi la polizia. Li implorai di non chiamare i miei genitori, ma non ci fu modo di convincerli.

Fu come una crocifissione, con la differenza che invece di essere Gesù ero uno dei ladroni, e per di più Gesù non era nemmeno lì, il che significava che non c’era nessuna speranza di essere salvato. La scena del funzionario che chiamava mio padre fu la più scioccante che ho mai sperimentato. Mentre il funzionario spiegava quello che era accaduto sentivo il gelo scorrere nelle mie vene. Non c’era modo in cui potevo cercare di giustificarmi o dare un senso al mio misfatto. Che vergogna per la mia famiglia! Per di più non eravamo per niente poveri, e avevo soldi per comprare tutti i dischi che volevo.

Alla fine arrivò mio padre. La sua faccia era bianca come un lenzuolo nuziale, beh…intendo un lenzuolo nuziale prima dell’arrivo dei novelli sposi. Dopo una lunga serie di mortificanti osservazioni che mio padre dovette sopportare, il funzionario decise di non chiamare la polizia e, dietro il pagamento di una multa, ci lasciò andare.

La mia vergogna era paralizzante. Non ricordo se balbettai qualche parola o meno. Quello che ricordo era il silenzio di mio padre, che rendeva la situazione ancora più drammatica. Prevedevo le più severe punizioni e ammonizioni, mentre mi arrendevo al mio destino, pronto a sottomettermi a qualunque verdetto. Poi, inaspettatamente, mio padre mi prese la mano e, dopo un breve silenzio, disse: “Non dire niente a tua madre”.

Non aggiunse nient’altro, né chiese alcuna spiegazione. Non espresse alcun rimprovero verbale o non verbale. Continuò semplicemente a stare in silenzio finché arrivammo a casa. Nel suo silenzio potevo percepire la poesia più amorevole, che benediceva il mio cuore come un dono del Cielo e della Terra. Quando finalmente arrivammo a casa e incontrammo mia madre, egli si comportò normalmente come se nulla fosse accaduto. Non fece mai più riferimento a quell’episodio.

Mentre scrivo tutto questo mi rendo conto che sto rivelando un segreto, che credo sia un atto legittimo dal momento che entrambi i miei cari genitori non sono più in questo mondo. Dopo avermi benedetto con la Loro presenza fisica e insegnato come vedere il Loro Volto, mi hanno affidato alle cure dei miei Padre e Madre divini, che mi supportano, mi proteggono e mi guidano in ogni cosa, o per lo meno questo è ciò che sto imparando a riconoscere. La loro sollecitudine per me è infinita e sta con me per sempre. Sono eternamente benedetto come Loro Figlio.

E che ne fu del disco? Poiché il suo solo pensiero era sufficiente a farmi rabbrividire, lo nascosi in un cassetto finché, dopo diversi mesi, lo ritrovai per caso. Lo suonai allora e mi piacque molto la musica e la voce, ma non capivo nulla delle parole, né avevo idea circa l’argomento della canzone. Credo che il disco si sia perso perché non l’ho più visto in giro negli ultimi 30 anni. Quando sabato scorso ho ascoltato quella canzone, ho potuto finalmente capire le parole. Eccole tradotte in fondo, dopo il video musicale con la canzone, come conclusione di questa trilogia benedetta sul perdono

© Franco Santoro

strawbsBenedictus degli Strawbs

The wanderer has far to go Humble must he constant be Where the paths of wisdom Distant is the shadow of the setting sun. Bless the daytime Bless the night Bless the sun which gives us light Bless the thunder Bless the rain Bless all those who cause us pain. Yellow stars may lead the way All diversions lead astray While his resolution holds Fortune and good will will surely follow him. Bless the free man Bless the slave Bless the hero in his grave Bless the soldier Bless the saint Bless all those whose hearts grow faint.

(Il vagabondo deve andare lontano, umile e con costanza, lungo i sentieri di saggezza. Distante è l’ombra del tramonto. Benedici il giorno. Benedici la notte. Benedici il sole che ci dà luce. Benedici il tuono. Benedici la pioggia. Benedici tutti coloro che ci causano dolore. Le stelle dorate ci mostrano la via. Tutte le deviazioni portano fuori strada. Finché mantiene la sua fermezza, fortuna e benevolenza certamente lo seguiranno. Benedici l’uomo libero. Benedici lo schiavo. Benedici l’eroe nella sua tomba. Benedici il soldato. Benedici il santo. Benedici tutti quelli i cui cuori diventano deboli.)

 

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