Sì, certo, lo so, bisogna liberarsi dai propri attaccamenti. Non è salutare provare così tanta passione verso certe cose o persone, così da non poterne fare a meno. Tuttavia, credo che sia ancora meno salutare nascondere i propri attaccamenti, mostrando un’aura di trascendenza e superiorità. Lasciare andare significa essere onesti con se stessi, accettare le nostre emozioni, non importa quanto folli esse appaiono. Non vuol dire rimuovere i nostri attaccamenti e le nostre ossessioni, fingendo distacco e padronanza di sé. Significa anzi raggiungere l’apice di queste emozioni, permettendo ad esse di uscire fuori senza alcuna restrizione, facendo questo in un ambiente protetto, circondati da individui che ci comprendono, senza danneggiare nessuno e senza che ci venga fatto del male attraverso l’oltraggio più spietato: il giudizio. Credo che la priorità di guarigione assoluta per l’umanità è creare questi ambienti.
Franco Santoro
Punti di Potere
“Questo pianeta, così come umanamente lo percepiamo, esiste parallelamente ad altri pianeti e regni multidimensionali. La nostra attuale percezione umana è condizionata da credenze basate sulla separazione, che ostacolano la consapevolezza ordinaria di mondi e universi paralleli. Tuttavia questo pianeta in sé è multidimensionale e unito come qualunque altro. Le domande in questo caso sono: ne sei consapevole? Intendi andare oltre la percezione di un mondo separato? Sei aperto ad espandere la tua percezione e fare dei passi decisivi a tal fine? E infine, ma non ultimo, che cosa può accadere a te ed al mondo se lo fai?” (Franco Santoro, Provisional Territorial Units: Duodecimal Tables of Astroshamanic Geography, Book One)
La consapevolezza olistica è basata sull’esperienza che tutti gli aspetti della vita sono intimamente collegati e parte dello stesso tutto. Secondo una prospettiva olistica non c’è separazione, e possiamo trovare il senso del nostro proposito solo se riconosciamo la realtà più vasta nella quale esistiamo. Tale realtà include anche ciò che risiede oltre la nostra percezione ordinaria e può effettivamente approfondire la consapevolezza di chi realmente siamo.
Sin dall’antichità il territorio fisico è stato usato con intenti di guarigione, per promuovere consapevolezza olistica e collegamenti multidimensionali.
Esistono punti di potere, aree dove le realtà fisiche, tridimensionali e ordinarie incontrano le realtà spirituali, multidimensionali o non ordinarie. I punti di potere svolgono diverse funzioni, e molti di essi fungono da portali o varchi in altre realtà. Alcuni punti sono stati creati o promossi da antiche culture, o erano la manifestazione di eventi provocati da spiriti della natura, esseri multidimensionali o invisibili, mentre altri sono il risultato di azioni umane recenti, che possono sia riattivare power points precedenti sia crearne di nuovi. Riguardo quest’ultimo aspetto potresti aver già dato un contributo molto importante durante la tua vita, anche se forse non ne sei consapevole.
I punti di potere possono essere divisi in tre categorie:
Punti di potere conosciuti: spazi pubblici e luoghi sacri utilizzati per svolgere rituali o attività sacre, ad esempio templi, chiese, cappelle, dolmen, menhir, cerchi di pietre, ecc. Tutte le tradizioni umane possiedono siti sacri e aree cerimoniali. Alcuni sono ampiamente conosciuti, almeno nel circondario locale, altri sono meno noti, perché non sono stati frequentati per secoli o sono visitati soltanto da poche persone. Altri sono fondamentalmente sconosciuti e appartengono alle seguenti categorie.
Punti di potere sconosciuti: si possono scoprire questi luoghi “per caso” o intuitivamente. Alcuni fenomeni comuni che si possono verificare in tali località sono: sensazioni di unità con l’ambiente, calma e rallentamento del tempo, espansione dell’aura o la sensazione di essere abbracciati da un presenza più grande, stati alterati di percezione, perdita di identificazione con l’ego. Anche la sensazione di essere osservati da qualcuno mentre si cammina, per esempio, in un bosco o presso un fiume, può spesso indicare che ci si trova in un luogo sacro.
Punti di potere nuovi: esistono luoghi che sciamani, guaritori e ricercatori hanno scelto per il loro lavoro di guarigione. Ad esempio, qualsiasi luogo dove hanno avuto luogo per un certo periodo di tempo pratiche regolari e significative di guarigione, come il Rituale Base del Sacro Cono, specialmente se hanno coinvolto altre persone, può diventare un nuovo punto di potere. Sin dal 1976 abbiamo operato in diverse zone del mondo al fine di riattivare antichi punti di potere e di crearne nuovi.
Queste tre categorie non sono assolute e possono essere combinate in molte circostanze.
“E cominciai a interrogare tutto ciò che era attorno a me: le case, le insegne dei negozi, le nuvole in cielo e le incisioni nella biblioteca, chiedendo loro di raccontarmi non la loro storia superficiale ma un’altra storia più profonda, che sicuramente stavano nascondendo.” (Umberto Eco, Il Pendolo di Foucault)
Le Provisional Territorial Units (PTU) è un progetto che implica la creazione e la manutenzione di una rete geomantica di guarigione che abbraccia l’intero pianeta attraverso progressive subdivisioni duodecimali basate sulle combinazioni dei segni astrologici. In termini più semplici, lo scopo è allineare ciascuna area geografica del nostro pianeta, grande o piccola, compresi il territorio, le persone, le case, ecc. con tali combinazioni con l’intento di creare connessioni multidimensionali di guarigione.
Lo scopo della Griglia Astrosciamanica e del PTU, è attingere a questa vasta rete territoriale per promuovere così il suo luminoso sviluppo e funzionamento. Un altro scopo del PTU è riattivare ed energizzare luoghi di potere (power points), siti sacri, territori cerimoniali, ecc. che fanno parte della nostra griglia planetaria multidimensionale.
Il PTU copre attualmente l’intero territorio europeo mediante 144 binari, 1728 trinità, classificate in base a sequenze di tre numeri, corrispondenti al segno astrologico di Sole, Luna e Ascendente, secondo il Sistema Binario Astrosciamanico.
Negli ultimi venti anni abbiamo realizzato una serie di griglie e templi astrosciamanici in alcuni di questi punti di potere, come per esempio l’Astroshamanic Temple a Benoni in Sudafrica, l’Astroshamanic Healing Grid a Findhorn Foundation Cluny Hill, il cerchio di guarigione a Valpisa (Forlì) e a il Casale in Lunigiana, e altre notevoli strutture in Europa e Medio Oriente.
In Africa, America, Europa e Asia, stiamo attivando numerosi punti di potere (Sacred Cone Points) con lo scopo di promuovere processi di guarigione e trasformazione in base alle esigenze specifiche delle località in questione.
Se ti senti in risonanza con i temi di questo articolo, siamo a tua disposizione se vuoi contattarci per condividere la tua esperienza, avere maggiori informazioni o invitarci a considerare la tua area geografica, puoi contattarci su info@astroshamanism.org.
Il luogo in cui vivi, lavori o trascorri molto tempo svolge un ruolo decisivo nella tua vita e per coloro che ti circondano. Le tecniche astrosciamaniche possono essere impiegate con efficacia per consentire al tuo ambiente di funzionare nel modo migliore. Esse liberano e trasformano energie dissonanti, emozioni e forme pensiero tossiche e spiacevoli, rafforzando fonti luminose e punti di potere.
Nelle nostre sessioni impieghiamo un cerchio astrogeomantico (astroshamanic grid), una rete olistica di guarigione che collega ogni aspetto del territorio, inclusi edifici, piante, animali, uomini e tutto ciò che esiste in un luogo in qualsiasi tempo presente, passato e futuro.
Il cerchio astrogeomantico permette all’ambiente di diventare uno spazio sacro, che dispensa energia e benedizioni a chiunque vi risiede o transita. Questo spazio si collega e risuona inoltre con altri luoghi di potere nel mondo e oltre.
Le consultazioni hanno luogo sul posto o a distanza, e possono coprire ogni punto nel mondo,
© Franco Santoro
Enormi emozioni
Al fine di realizzare chi siamo veramente, occorre che passiamo attraverso enormi rancori ed emozioni, liberando fermamente l’interpretazione che ne diamo e la tentazione di ritenerne responsabili gli altri.
Non stiamo esprimendo le nostre emozioni quando siamo convinti che gli altri ci hanno fatto qualcosa o vice versa. Questo non è esprimere emozioni, sebbene può sembrarlo, poiché quando accade appaiamo molto emotivi e convincenti. Purtroppo, ben lungi dall’esprimere emozioni, permettiamo solo alle emozioni di essere usate e manipolate dalla nostra mente razionale condizionata, da un emisfero sinistro del cervello configurato per promuovere separazione e paura.
Per conoscere veramente chi siamo, occorre che passiamo attraverso enormi rancori ed emozioni, trascendendo le loro sembianze condizionate e cessando fermamente di focalizzare la nostra attenzione su ciò che ci causa dolore.
È questa idea distorta di ciò che ci causa dolore, e il nostro attaccamento a questa idea, che continua a produrre le nostre sofferenze.
E così proseguirà, non importa per quanto continuiamo a credere di esprimere le nostre emozioni, fino a quando non abbandoneremo definitivamente questa idea.
Questo non accadrà mai fin tanto che continuiamo a credere che questa idea sia giusta.
Quindi, se credi ancora che questa idea sia giusta, ovvero che il tuo dolore sia dovuto a qualcosa che qualcuno ha fatto o non fatto, per favore continua a promuoverla e prendi atto di dove ti porta.
Vai con quello che è giusto per te, e alla fine potrai magari essere davvero nel giusto.
Tuttavia, se sono decenni o vite che insisti nell’avere ragione, e i risultati effettivi sono sempre stati dolore, disastri e paura, allora puoi chiederti a che ti serve continuare a voler avere ragione.
Preferisci avere ragione o essere felice?
Per capire chi siamo, occorre che passiamo attraverso enormi rancori ed emozioni, lasciando andare ogni interpretazione, e permettendo a queste emozioni di essere quello che sono veramente.
È probabile che queste emozioni prive di interpretazioni rappresentino l’energia più pura dell’universo, un’energia disponibile per essere diretta verso la nostra intenzione, ciò verso cui scegliamo coscientemente di dirigere la nostra attenzione, quello che decidi di creare, ciò che tu sei veramente.
© Franco Santoro
Immagine: di Giulio Aristide Sartorio
Felicità
L’ego, essendo un’illusione, genera una felicità illusoria fondata su qualcosa che è pubblicizzato ampiamente, e di cui ci viene indotto costante desiderio.
Quel qualcosa ci viene indicato come la fonte della felicità. Una felicità che, seppure paghiamo con un alto prezzo, non arriva mai o, se giunge, termina malamente e ci lascia più infelici di prima.
La Luce, che dimora oltre l’ego, non fa promesse, né ci seduce con desideri futuri, ed è disponibile all’istante per tutti. Necessita solo della nostra attenzione, del riconoscimento della sua presenza, che è la felicità esistente innata in noi, sia che abbiamo tutto o niente.
Allora oggi per qualche istante, possiamo sospendere le immani lotte per conseguire la felicità al di fuori. Possiamo, anche solo per poco, guardarci dentro, ritrovando subito la felicità che seguitiamo a cercare altrove.
Magari è un’illusione anche questa, ma a differenza dell’altra non costa niente…
© Franco Santoro
Cogli il suono
Quest’oggi possono giungere diversi pensieri ed emozioni. Qualunque sia la loro natura, ricorda che non sei quei pensieri e quelle emozioni. Sono come suoni che arrivano alle tue orecchie.
Possono farti dimenticare chi sei, oppure rammentartelo.
Si tratta di cogliere i suoni giusti. E se proprio oggi non ce ne sono, ricorda che puoi andare a ricercare negli archivi della tua memoria.
Qual è stata l’ultima volta che ti sei sentita pienamente e felicemente te stessa? Riporta quella memoria ed il suo suono nel presente. Ricorda cosa hai pensato, quali sensazioni hai provato, che musica suonava nel tuo cuore. Non fare caso alle circostanze fisiche di quel momento, dove eri e con chi. Sono assolutamente irrilevanti.
Sii creativa! Applica gli stessi pensieri ed emozioni luminosi nella tua vita ora. Non attendere il momento futuro in cui qualcuno forse suonerà per te quella musica. Suonala tu, adesso…
E buona giornata!
Immagine: “Dafne e Chloe: la lezione di flauto” di Louis Hersent, nato il 10 marzo 1777.
© Franco Santoro
Il Benocchio
Il “benocchio”, che è l’opposto del “malocchio”, consiste nel guardare gli altri e il mondo in fermo allineamento con frequenze luminose, fondate sull’unità e l’accettazione di ogni aspetto dell’esistenza, attraverso gli occhi amorevoli dell’innocenza, vedendo gli altri privi d’invidia, rancori e miseria.
Se esistono situazioni o persone che seguitano a essere nei tuoi pensieri, causando rabbia, colpa, dolore o disagio, renditi conto che stai usando l’immaginazione, o l’immaginazione ti sta usando, per attaccare te, gli altri, il bene, l’amore e ogni fonte di luce.
Praticare il benocchio significa scandagliare la mente e il cuore, facendo attenzione a come guardiamo dentro e fuori di noi. Spesso tendiamo a identificare gli altri con età, aspetto fisico, salute, qualità, difetti, facendo confronti, generando invidie, competizione e ogni tipo di rancore. Mettiamo gli occhi al servizio di un’immaginazione perversa, creando sceneggiate sadiche e masochiste riguardo ciò che gli altri pensano o fanno, a nostro favore o contro.
Da una prospettiva sciamanica, diventiamo succubi di intrusioni da parte di entità predatorie che operano dietro le quinte del nostro campo visivo per fomentare incessanti malesseri e conflitti tra gli esseri umani. Poiché i nostri occhi non sono in grado di riconoscere queste entità, tutto la loro negatività la proiettiamo su altre persone, appunto perché i nostri occhi vedono male.
Questo è il malocchio.
Il benocchio è il processo opposto. Esso consiste nel rapportarci direttamente con Dio e ogni fonte autenticamente luminosa, ricercandola nell’intimo e facendola risorgere ogni giorno, proprio come il Sole che al mattino compare nuovamente nel cielo. Questa Luce la proiettiamo poi sugli altri, illuminandoli.
Il benocchio ci ricorda che i nostri occhi hanno il potere di creare l’inferno o il paradiso nella nostra vita e in quella altrui. Spetta solo a noi decidere come usare l’immaginazione e a questo riguardo esistono solo due possibilità: per promuovere bene e amore, la Luce o per alimentare sofferenza e rancori, il buio.
Possiamo decidere di ricordarci chi siamo veramente. Scegliendo di vedere la Luce in tutti, riusciremo a riconoscerla in noi stessi. Può sembrare un’affermazione tutta “rose e fiori”, e infatti lo è…
© Franco Santoro
La fiamma dell’Intento
La primavera, sia quella della stagione esterna, sia quella interiore, può essere un momento cruciale di pura chiarezza interiore, in cui diamo spazio alla fiamma del’Intento autentico che continua ad ardere nel centro del nostro essere.
Per il valoroso ricercatore sul sentiero quest’Intento non ha niente a che fare con la lotta per raggiungere obiettivi e desideri nella realtà fisica, nel modo in cui umanamente la percepiamo. Obiettivi, propositi, manifestazione, o auto-affermazione, come si applicano nella vita di tutti i giorni, sono semplicemente pallide ombre dell’Intento. Questi non dimora nella nostra consapevolezza condizionata del mondo ed è completamente scollegato dalla nostra identificazione con il corpo, così come lo vediamo.
L’Intento è un’onda infuocata di pura energia che fluisce attraverso gli spazi vuoti lasciati vacanti dalla nostra percezione sensoriale ordinaria. Si trova ben oltre il mondo che pretendiamo di conoscere, esiste in un regno invisibile, completamente alieno alla nostra cognizione, che tuttavia è paradossalmente la matrice che produce ogni aspetto della nostra vita.
La rivelazione di quest’Intento richiede un enorme investimento di energia, un compito irraggiungibile finché continuiamo a usare l’energia per sostenere la nostra percezione condizionata della realtà. Quando tutta la nostra energia è impiegata per supportare la nostra identità separata e il nostro senso di importanza, non c’è spazio per nient’altro, e il fuoco della nostra essenza va in fumo.
Il nostro senso di importanza è considerato da Don Juan Matus il nemico supremo dello sciamano e la nemesi del genere umano. Questo è evidente nell’interesse incessante per il modo in cui ci presentiamo al mondo, la preoccupazione di piacere agli altri, il desiderio di essere riconosciuti, che ci spinge anche ad investire grandi quantità di energia nel riconoscimento degli altri, così che loro possono poi riconoscere noi.
Don Juan sosteneva che se fossimo in grado di lasciar andare un po’ di quella preoccupazione verso il proprio riconoscimento, “due cose straordinarie potrebbero accaderci. Uno, potremmo liberare la nostra energia dal tentativo di mantenere l’idea illusoria della nostra grandezza, e, due, potremmo procurare a noi stessi energia sufficiente per entrare nella seconda attenzione e dare un’occhiata alla reale grandezza dell’universo.” (Carlos Castaneda, L’Arte di Sognare).
Questa grandezza dell’universo diventa disponibile quanto attingiamo al nostro vero Intento, allineandoci con un campo di energia che esiste nella matrice del nostro essere. Questa forza può essere identificata con molti nomi: Intento, Sé Superiore, Dio, Identità Multidimensionale Centrale, o qualunque termine ci faccia sentire bene. Tuttavia qui questo termine non ha niente a che vedere con il modo intorpidito in cui la nostra realtà separata interpreta Dio e la religione. Descrive una forza vibrante, vitale e totalmente liberatoria, completamente avulsa dalle divinità mummificate dei culti consensuali. Sviluppare la consapevolezza di questa forza come energia primaria dell’universo è la sola opportunità per qualsiasi vera evoluzione umana.
“Dio è fuoco sopra ogni cosa, che ardendo non si consuma… Non accontentatevi delle piccole cose. Dio le vuole grandi. Se sarete quello che dovete essere, metterete fuoco in tutto il mondo.” (Santa Caterina da Siena, nata con Sole in Ariete e Luna in Vergine, il 25 marzo 1347)
Un’ardente benedizione di primavera!
© Franco Santoro
Immagine: di Dante Gabriel Rossetti, 1870
La belva che è in te
Per procedere lungo il sentiero di luce si tratta di imparare a riconoscere e fare i conti con la belva che dimora dentro di te, la parte repressa che abbaia inferocita nel buio. Da questa parte ci siamo allontanati così tanto da non riuscire a udirla più, se non in certi momenti, come per esempio in corrispondenza con le lune piene.
La belva la possiamo sentire sia internamente, attraverso una rabbia improvvisa che proviamo, o esternamente mediante la rabbia di persone con cui abbiamo a che fare.
Da un punto di vista multidimensionale non c’è alcuna differenza tra la rabbia che proviamo noi e quella che vediamo negli altri. Interna o esterna, fin tanto che la rabbia ci causa paura, imbarazzo, condanna, colpa o ancora più rabbia, abbiamo a che fare con la nostra rabbia, che è anche la rabbia di tutti. Questa rabbia non ha pronomi personali. La rabbia è energia, e non appartiene a nessuno, proprio come l’aria. Ciò che può cambiare è solo il nostro modo di respirare, di gestire la rabbia, che tuttavia seguita a esistere per tutti.
Quindi in presenza della rabbia, è inutile perdere tempo per capire a chi appartiene, si tratta di trovare un modo per gestirla, e per trasformarla in modo luminoso.
Nella maggior parte dei casi la rabbia è il risultato di una profonda frustrazione dovuta a qualcosa che continua a non essere mantenuto o fatto. Spesso è la nostra reticenza e procrastinazione cronica ad esserne la causa, il fatto che facciamo delle promesse a noi stessi e agli altri, e poi ce ne dimentichiamo o ci lasciamo distrarre da qualcos’altro. Allora, è necessario ricordare i nostri propositi, l’ultimo momento in cui abbiamo provato chiarezza.
La rabbia è un accumulo di energia inespressa verso ciò che conta per noi nella vita, e che rischia di esplodere se non agiamo conseguentemente.
In certi momenti della vita e cicli lunari questa energia raggiunge l’apice. Se esiste chiarezza si tratta di un momento ideale per agire, prendere iniziative coraggiose, e fare quel che è giusto. Qui possiamo scegliere se rimanere in uno spazio di sicurezza provvisoria, in cui prendiamo tempo o facciamo finta di niente, o se rischiare e fare un passo ardito verso nuove risoluzioni. Basta fare anche un solo piccolo passo, non si tratta di arrivare subito a destinazione. La domanda a questo stadio è: “c’è qualcosa che posso fare per onorare quanto mi sono proposto di essere o fare recentemente?”
La chiave qui non è riflettere e ponderare per ricevere una risposta, che molto probabilmente abbiamo ricevuto più volte, né seguitare a tergiversare. Si tratta forse di trasformare la risposta che già abbiamo in un atto o provvedimento, anche accettando che sia l’atto stesso a fornire la risposta…
© Franco Santoro
Ricorda le esperienze luminose
Se leggi queste righe puoi stare certo che hai avuto apparizioni divine nella tua vita, episodi in cui la Luce si è rivelata con tutta la sua forza e il suo amore. Queste esperienze sono accadute anche a te e a tante altre persone, e non solo a santi, sciamani e maestri spirituali. La sola differenza è che “santi, sciamani e maestri spirituali” ricordano, e danno valore a, queste esperienze, laddove la maggior parte delle persone le ignora e dimentica.
Quindi la prima cosa da fare, e da continuare a fare, una volta che decidiamo di muoverci con determinazione lungo il sentiero spirituale, piuttosto che precipitarci a cercare maestri spirituali, insegnamenti e libri, è ricordare…
Ricorda le esperienze luminose che hai già avuto, a partire dall’infanzia. Dagli valore, riconoscile tu, perché nessun altro può farlo al tuo posto. Sono i modi in cui la Luce si è rivelata, a te, nella maniera più intima e diretta possibile. Non importa quanto lontano andrai per cercare la Luce, o quanti sforzi e tempo impiegherai, incontrerai sempre la stessa Luce che hai già incontrato.
Allora, quando recuperi un vecchio ricordo, o alla prossima benedetta occasione in cui hai un altro incontro divino, crea un varco nella tua mente e indica fermamente ciò che hai visto con il dito puntato, affinché non te ne possa scordare mai. E il Divino stesso sarà sorpreso!
© Franco Santoro
Immagine: “Apparizione” di Gustave Moreau, nato il 6 aprile 1826, Sole e Luna in Ariete, Ascendente in Gemelli.
Spazio di Luce
Ciascuno di noi, nonostante le differenze apparenti, alla fine desidera lo stesso spazio di Luce, dove tutto ciò che è separato dall’incomprensione, il dolore e la morte, si riunisce e trionfa nell’Amore incondizionato.
Questo spazio può essere descritto con parole, immagini e visioni diverse, ma la sua essenza rimane la stessa, proprio come il Sole, che sembra mutare secondo i climi e le longitudini, è lo stesso per tutti.
Allora possiamo accettare di vivere questo giorno come l’opportunità per riconoscere la presenza della Luce, in ogni circostanza. In questa impresa, i momenti più preziosi sono quelli in cui tutto sembra buio, quando l’oscurità vuole renderci suoi schiavi e crediamo che la Luce ci abbia abbandonato.
In quei momenti, se solo riusciamo ad avere un minimo di fiducia nella Luce, possiamo diventare noi stessi portatori di quella Luce nel mondo, come i primi raggi dell’alba che sta già iniziando.
© Franco Santoro
Immagine: “L’incontro di una famiglia nel Cielo”, incisione di Luigi Schiavonetti, nato con Sole in Ariete e Luna in Leone, da “The Grave”, poema di Robert Blair, secondo un disegno di William Blake.
“La salvezza è la mia sola funzione qui” (Un corso in miracoli, Lezione 99)