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Alba dell’Ariete

Marzo 19, 2015 by admin

spring flowersDurante il viaggio nei 12 segni fino ai Pesci, abbiamo avuto esperienza di molti aspetti del buio e della luce.

Con l’equinozio il giorno e la notte sono di ugual durata. E questa situazione ci benedice con la capacità di ottenere uguale chiarezza su quello che accade da una parte e dall’altra, nel buio e nella luce.

Ciascun segno, mese, settimana o giorno ci ha portato problemi e soluzioni, miserie e gioie. Al termine di questo itinerario, mentre ci apprestiamo a iniziarne un altro, possiamo essere coscienti di ciò che intendiamo realizzare nella vita, dei nostri obiettivi.

Siamo anche consapevoli che potremo incontrare vari ostacoli, alcuni conosciuti e previsti, altri potenziali o del tutto inaspettati. A questo riguardo si tratterà di fronteggiarli, evitarli, prevenirli, e andare alla ricerca di tante soluzioni.

All’alba dell’Ariete, il segno numero uno, possiamo iniziare un nuovo ciclo annuale ricevendo la benedizione della chiarezza riguardo ciò che vogliamo veramente, insieme alla conoscenza della reale natura dei nostri problemi e della relativa soluzione.

Possiamo comprendere, se ci guardiamo intimamente dentro, che esiste in realtà un solo problema e di conseguenza un’unica soluzione.

Possiamo capire che il vero problema deriva proprio dal circolo vizioso della diversità e complessità dei problemi e delle loro soluzioni.

E come dice Un corso in miracoli, si tratta di riconoscere questo problema in modo che possa essere risolto.

Quando questo accade, nel riconoscimento del problema stesso, può dimorare la sua instantanea risoluzione.

Buon Equinozio!

© Franco Santoro

Lo Scorpione e la Via Benedetta del Bardo

Marzo 6, 2015 by admin

indexQuando ci confrontiamo con i nostri peggiori incubi le scelte sono poche: lottare o fuggire. Speriamo di trovare la forza di affrontare le nostre paure, ma talvolta, nostro malgrado, scappiamo. E se il nostro incubo ci darà la caccia? Dove mai ci nasconderemo? (Eroi, Stagione 2, Episodio 5)

Il periodo dello Scorpione è ricco di benedizioni e opportunità per svelare segreti nascosti, specialmente su chi realmente siamo oltre l’identificazione con la nostra vita cosciente.

Lo Scorpione spesso sopraggiunge come un Mietitore Feroce, che spazza via quello che appare, dissolvendo la quieta routine dell’esistenza ordinaria e liberando gli elementi oscuri della vita. Questi elementi tendono a fare luce sull’inevitabile perdita, o data di scadenza, di molte cose che diamo per scontate nella vita, inclusa la fine della vita stessa, la morte.

La consapevolezza della morte, che è ciò che lo Scorpione tenacemente segnala, è paradossalmente il controllo più pragmatico della realtà e il principale attivatore della consapevolezza della vita.

La morte è “il sogno principale da cui scaturiscono tutte le illusioni” (UCIM, M27, 1.1), e l’immersione dello Scorpione nel suo mistero, lungi dall’essere una sinistra evoluzione della negazione della vita è sicuramente un passo decisivo per comprendere e padroneggiare la vita stessa.

Lo Scorpione possiede l’abbagliante capacità di enfatizzare ciò che ci tiene nell’oscurità e nasconde la consapevolezza di chi siamo ad un livello multidimensionale, così da poter essere rilasciato, consentendo al nostro autentico sé di vedere, aumentare la sua trasparenza e risplendere nella nostra vita.

Dolore, paure, disperazione e ogni genere di pensieri o emozioni spiacevoli mostrano ciò che non c’è e ci nascondono ciò che potremmo vedere se riconoscessimo la nostra autentica luminosa identità. Per poter vedere dobbiamo mettere da parte i rancori, praticando il perdono come supremo atto di rilascio della nostra percezione separata.

Lo Scorpione insegna che proprio mentre l’oscurità sembra raggiungere il suo culmine nella vita, la luce può dissiparla, se scegliamo con fermezza di rimanere connessi al nostro sé multidimensionale e alla rete della vita.

La fuga dall’oscurità implica due tappe: primo, il riconoscere che l’oscurità non può nascondere. Di solito questo passo implica paura. Secondo, il riconoscere che non c’è nulla che vuoi nascondere anche se potessi. Questo passo porta a sfuggire alla paura. Quando sarai disposto a non nascondere nulla, non solo sarai disposto ad entrare in comunione, ma comprenderai anche la pace e la gioia. (UCIM, T-1.IV.1:5)

Lo Scorpione possiede la consapevolezza di questa zona di transizione tra luce e buio, buio e luce, vita, morte e rinascita. Questa zona intermedia in tibetano è chiamata bardo, che significa letteralmente “ciò che sta in mezzo” o “intervallo”.

Il bardo, che in sanscrito è chiamato antarabhava, non è soltanto l’intervallo dopo la morte, ma abbraccia ogni genere di sospensione nella vita, piccola o grande, come momenti di frustrazione, incertezza, crisi, nonché sogni, fantasie, ecc.

Il Bardo Thodol (letteralmente: “liberazione attraverso l’ascolto nello stato intermedio”), meglio noto come Il Libro Tibetano dei Morti, differenzia gli stati intermedi tra le vite in tre bardi: il chikhai bardo o “bardo del momento della morte”, il chonyid bardo o “bardo dell’esperienza della realtà” e il sidpa bardo o “bardo della rinascita”, che corrispondono astrosciamanicamente ai tre Livelli.

Il chikhai bardo è relativo all’esperienza della “chiara luce della realtà”, l’approssimazione più vicina possibile al sé multidimensionale, o Identità Multidimensionale Centrale (IMC) in termini astrosciamanici. Il chonyid bardo presenta visioni di varie forme spirituali evolute, mentre il sidpa bardo include allucinazioni stimolate karmicamente che possono portare alla (risolversi in una) rinascita.

Il Bardo Thodol fa riferimento anche ad altri tre bardi: il kye ne bardo o “bardo della vita” o consapevolezza ordinaria, il milam bardo, o “bardo del sogno” (tutte le attività mentali durante il sonno) e il samtem bardo o “bardo della meditazione” (tutti i tipi di condizioni di coscienza meditativi o espansi).

Tutti i bardi forniscono opportunità molto potenti di liberazione e illuminazione. I bardi sono disponibili permanentemente sia nella vita che nella morte. Sono stati transitori tra la nostra identità ordinaria limitata ed il nostro sé multidimensionale centrale.

Lo scopo di base dello sciamanesimo è fornire l’allenamento necessario per navigare efficacemente nel labirinto del bardo.

Generalmente per gli esseri umani ordinari la via per accedere al bardo e alla loro identità multidimensionale centrale è attraverso l’incoscienza, ed è ciò che accade regolarmente nella loro routine quotidiana. Questo perché la connessione con il sé multidimensionale è essenziale per la sopravvivenza di ogni altra possibile identità e realtà, non importa quanto sia falsa.

Tutti gli individui, per poter funzionare, necessitano di un rapporto ricorrente con il sé multidimensionale, proprio come hanno bisogno di respirare, anche se non sono consapevoli che lo stanno facendo.

Tuttavia, mentre respirare è sicuramente un’attività scientificamente accettata, priva di qualsiasi opposizione o divieto nella realtà ordinaria, non è così per il rapporto con il nostro sé multidimensionale. Poiché la nostra realtà consensuale è basata sulla negazione cosciente della nostra natura multidimensionale, ne consegue che gli esseri umani, sebbene la sperimentino costantemente, non hanno alcun indizio su cosa sia, semplicemente perché quest’esperienza non è cosciente.

Il mondo ordinario, e tutte le realtà governate dall’ego, detesta la morte e ogni situazione di crisi profonda perché comportano l’annientamento di tutti i loro folli sogni.

Morte e malattia possono essere dolorosi, tuttavia, come scrive Alan Watts:

ciò che le rende problematiche è che sono vergognose per l’ego. È la stessa vergogna che proviamo quando siamo colti in fallo, come quando un vescovo viene scoperto con le dita nel naso o un poliziotto in lacrime. Per l’ego è il ruolo che conta, la ”finzione” che il proprio sé più segreto è permanente, che ha il controllo dell’organismo, e che mentre “ha” l’esperienza non ne è coinvolto.

La sofferenza e la morte smascherano questa finzione, ed è per questo che la sofferenza è quasi sempre accompagnata da un senso di colpa, una sensazione che è molto difficile spiegare quando la finzione è inconscia. L’oscura ma potente sensazione che si potrebbe non soffrire o morire…” (Alan Watts, Psychotherapy East and West, Pantheon Books, 1961)

“Lo sciamano in te vive quotidianamente con il senso della morte, mentre il resto di te lotta con il pensiero deprimente che la vita presto finirà. Penso che sia come dicono gli sciamani: Soltanto il senso della morte imminente è in grado di scuoterti e liberarti dai tuoi momentanei attaccamenti e paure, dal tuo interesse nei programmi che hai stabilito. E così lo stregone dà il benvenuto alla morte come la fine di uno stile di vita che ha fatto il suo tempo. Lo sciamano trova trasformazione ed estasi, non tragedia o fallimento, nella morte”. (Arnold Mindell, The Shaman’s Body: A New Shamanism for Transforming Health, Relationships, and the Community, Harper, San Francisco, 1993, p. 157)

La morte ci sfida a fermarci e ad espandere i nostri orizzonti. Questo spesso accade nei momenti avversi, quando in pratica siamo costretti a interrompere certi schemi meccanici nella nostra vita.

Nella vita di tutti i giorni la concentrazione maggiore è sul fare. Continuiamo a correre di qua e di là finché una malattia o la morte non ci costringono a fermarci. È per questo che per molte persone l’unica opportunità di smettere di fare e cominciare ad essere si presenta quando si trovano di fronte a situazioni in cui rischiano la vita. Il paradosso è che oltre la percezione ordinaria tragica e spaventosa della morte, esiste uno spazio in cui le cose sono molto più semplici e pacifiche.

Se moriamo o ci troviamo di fronte a una morte imminente tutte le nostre responsabilità e obblighi immediatamente svaniscono. Ci fermiamo e ci focalizziamo sull’essere, mentre il mondo continua ad essere occupato a fare. Prendendo del tempo per morire di proposito, mentre siamo ancora vivi, diventiamo più vivi nel presente. Ad esempio, puoi provare a fermarti proprio ora, diventando consapevole del tuo respiro, come se stessi esalando i tuoi ultimi respiri.

Dedicare regolarmente del tempo a meditare o viaggiare sciamanicamente ci consente di imparare l’arte guaritrice di morire, fermarci e connetterci con la nostra natura multidimensionale, che è in verità l’unica parte di noi che può superare la morte, che continua a vivere mentre tutto il resto si dissolve.

La Morte giunge sempre come un inquisitore dei nostri pensieri e delle nostre emozioni e intenzioni, come dice AFS Bogus, “sol chi non si defila dinanzi alla morte è persona verace”

© Franco Santoro

Immagine: “Angel of Death” by Evelyn de Morgan

Marzo

Febbraio 27, 2015 by admin

indexMarzo nel calendario romano era dedicato a Marte perché in questo mese iniziava la stagione delle guerre, per cui dal primo di marzo, dopo il riposo invernale, ci si preparava per imminenti conflitti, invocando la protezione del dio.

Tuttavia Marte era invocato non per promuovere la guerra e il conflitto, bensì per assicurare la pace. È opinione radicata nel genere umano che è necessario attaccare per difendersi e mantenere la pace.

Quando pensiamo di attaccare per difenderci, ci sentiamo protetti credendo che fare del male a un altro ci porti la pace. Ci difendiamo dalla paura verso qualcuno, attaccandolo. In questo modo la paura viene alimentata con il conflitto e, ben lungi dall’essere eliminata, si espande e viene protetta, per cui ci sarà sempre una stagione della guerra.

Franco Santoro

Tu fai ciò da cui ti difendi, ed è la tua stessa difesa contro di esso che lo rende reale ed inevitabile. Deponi le tue armi, e solo allora percepirai che è falso.
Sembra che attacchi il nemico esterno. Tuttavia la tua difesa dà vita ad un nemico interiore, un pensiero alieno in guerra con te, che ti priva della pace, dividendo la tua mente in due campi che sembrano completamente irriconciliabili. (Un corso in miracoli, Lezione 170)

Immagine: Marte di Diego Velázquez.

 

1 marzo

Febbraio 20, 2015 by admin

1618498_10152240165371041_1349616789_nMarzo nel calendario romano era dedicato a Marte perché in questo mese iniziava la stagione delle guerre, per cui dal primo di marzo, dopo il riposo invernale, ci si preparava per imminenti conflitti, invocando la protezione del dio.

Tuttavia Marte era invocato non per promuovere la guerra e il conflitto, bensì per assicurare la pace. È opinione radicata nel genere umano che è necessario attaccare per difendersi e mantenere la pace.

Quando pensiamo di attaccare per difenderci, ci sentiamo protetti credendo che fare del male a un altro ci porti la pace. Ci difendiamo dalla paura verso qualcuno, attaccandolo. In questo modo la paura viene alimentata con il conflitto e, ben lungi dall’essere eliminata, si espande e viene protetta, per cui ci sarà sempre una stagione della guerra.

“Tu fai ciò da cui ti difendi, ed è la tua stessa difesa contro di esso che lo rende reale ed inevitabile. Deponi le tue armi, e solo allora percepirai che è falso. Sembra che attacchi il nemico esterno. Tuttavia la tua difesa dà vita ad un nemico interiore, un pensiero alieno in guerra con te, che ti priva della pace, dividendo la tua mente in due campi che sembrano completamente irriconciliabili.” (Un corso in miracoli, Lezione 170)

Immagine: “Venere e Marte” di Sandro Botticelli, nato l’1 marzo 1445

13 matrici

Febbraio 20, 2015 by admin

1920379_10152230921701041_1705623149_nAstrosciamanicamente esistono 12 matrici orizzontali di energia, ciascuna operante con tre distinte polarità (negativa, positiva, neutra) e secondo due modalità (separante e unificante). Queste matrici agiscono costantemente nelle nostre menti ed emozioni in dosi e maniere diverse per ciascun individuo.

Queste 12 matrici sono veicolate da spiriti, angeli, demoni, entità di varia natura che incessantemente transitano nella nostra coscienza e talvolta vi sostano. Ciò che consideriamo essere i nostri pensieri, emozioni e sensazioni personali, sono manifestazioni delle 12 matrici e delle entità che ne sono portatrici. L’essere umano in questa chiave è come un computer organico, che riceve, e risponde a, continui segnali e informazioni.

Esiste poi una tredicesima matrice di natura verticale, chiamata Centro, o Albero di Luce. Questa matrice permette di essere testimoni dell’operatività delle altre 12. Nel lavoro di guarigione si tratta di allinearsi e ritornare ad essa regolarmente con apposite pratiche e ogni volta in cui le matrici orizzontali predominano o sono dissonanti. Il rapporto con il Centro ci consente di derobotizzarci, di trasformare le modalità di separazione delle 12 matrici e riportarle all’unità…

Franco Santoro

Immagine: dipinto di Donato Creti, nato il 24 febbraio 1671, Sole in Pesci, Luna in Vergine.

Carta astrologica: tastiera multidimensionale

Febbraio 20, 2015 by admin

12128_10152229347581041_1389352162_nNel lavoro di guarigione spirituale si tratta di prendere le distanze dall’ossessione verso il fare e il disfare tipico della realtà ordinaria, portando l’attenzione verso ciò che dimora oltre la sfera apparente del tempo lineare, favorendo il contatto con spazi di energia pura.

La carta astrologica nell’astrosciamanesimo, non è analizzata intellettualmente o usata per corroborare il nostro senso di importanza personale. Essa si rivela come una tastiera multidimensionale intesa a condurci oltre la nostra percezione separata della realtà.

La carta natale, la personalità umana, il mondo fisico, sono riferiti come semplici simboli. Ciò significa che sono forme esterne da cui possiamo trarre significati invisibili e interiori. I pianeti, l’universo e tutti gli esseri umani appaiono ad un livello visible, ma esistono come essenze umanamente non visibili. I simboli svolgono la loro funzione quando siamo in grado di riconoscere l’essenza oltre la forma visibile o materiale di chiunque incontriamo nella vita, incluse le persone amate e noi stessi…

Franco Santoro

Immagine: “Happy Warrior” di George Frederic Watts

Su Nettuno

Febbraio 20, 2015 by admin

1620577_10152220941776041_1438958152_nIl pianeta governatore dei Pesci è Nettuno, una forza planetaria associata a illuminazione spirituale, misticismo, arte, trance, visioni, come anche a dipendenza, illusione, isolamento, confusione e pazzia.

La posizione di Nettuno nella carta natale è utile perché può indicare le aree della vita che possono meglio promuovere esperienze di trance, estasi e tutto ciò che risiede oltre la realtà ordinaria.

Nettuno impiega circa 164 anni per attraversare tutto lo zodiaco, fermandosi circa tredici anni in ogni segno. Il suo transito identifica un potenziale amplificato per esperienze multidimensionali e spirituali. Se la persona interessata aspira a connettersi con la sua natura spirituale, il transito di Nettuno può portare significativi eventi visionari, lucidi trasferimenti in universi paralleli, creatività artistica eccezionale ed espansioni profonde di stati di coscienza.

D’altra parte, alle persone fortemente condizionate dalla realtà ordinaria, Nettuno può causare nebulosità, confusione e depressione. Quelle che sembravano certezze nella propria vita, possono essere dissolte o svelare sviluppi inaspettati.

Nettuno transita al momento (marzo 2017) intorno ai 12° dei Pesci. Ciò significa che coloro che hanno angoli e pianeti astrologici rilevanti (in particolare Sole, Luna o Ascendente) tra i 7° e 17° dei Pesci potrebbero essere sensibili agli effetti di Nettuno. Una situazione simile si applica anche a chi ha pianeti significativi tra i 7° e 17° della Vergine, Sagittario e Gemelli, mentre chi ha questi pianeti tra i 7° e 17° dello Scorpione e del Cancro, può avvertire Nettuno in maniera meno destabilizzante e più armonica.

L’Amore è presente

Febbraio 19, 2015 by admin

indexL’Amore è presente in ogni momento e luogo. Anche se siamo alla ricerca dell’Amore come se l’avessimo perduto, esso continua a restare con noi. L’Amore non ci abbandona mai e non è in relazione con le circostanze gioiose o dolorose della nostra vita. Questa è la consapevolezza esperienziale che matura al termine del ciclo zodiacale, con i Pesci.

C’è una sola cosa che può tenere l’Amore fuori della nostra vita ed è la convinzione di non essere amati, di essere separati, di non essere parte del Tutto. A volte le cose possono diventare assai dure per molti di noi, specialmente quando perdiamo persone, luoghi e situazioni che rappresentano l’espressione dell’amore, o quando addirittura siamo abbandonati malamente o oggetto di violenze da parte di chi amiamo. In quei momenti crediamo che anche l’Amore sia perduto, che non possiamo più amare o essere amati.
 
I Pesci ci insegnano che l’Amore non può essere perso. L’Amore può essere solo provvisoriamente dimenticato quando diventiamo succubi di un sogno, o meglio incubo, che ci fa credere che l’Amore è finito.
 
Tutti i nostri incontri di amore nella vita, anche quelli più brevi, ci ricordano che siamo amati e che continueremo a essere amati. Questi incontri contengono una parte di sogno e una parte di realtà. Esiste il sogno di amore che è molto simile alla realtà dell’Amore. La differenza la comprendiamo in genere meglio quando il sogno finisce, al momento del risveglio. È quello il test cruciale, perché spesso il risveglio è traumatico.
 
Quando ti svegli puoi capire la differenza tra amore e Amore. Questa differenza seguita a farti soffrire, perché sei attaccato al sogno, e quando ti avvedi che esso è perso per sempre, ciò può squarciarti il cuore. Eppure ogni volta scopri e confidi di scoprire che nello squarciamento di quel cuore, proprio nell’eco del massimo grido di dolore, alla fine paradossalmente può emergere un Cuore e un Amore inaspettato. E in quel momento puoi comprendere cosa è l’Amore…
 
V’è una scena di un film che a mio vedere descrive in modo sublime quanto sopra. È tratta dal film Le notti di Cabiria di Fellini e ha come protagonista Giulietta Masina (Cabiria), nata tra l’altro il 22 febbraio, con Sole in Pesci, Luna in Vergine e Ascendente in Ariete.
 
Cabiria è ingannata e tradita in modo atroce e crudele dal suo fidanzato, e come conseguenza di ciò perde tutto: amore, denaro, speranza. Il dolore è immane e Cabiria sembra non farcela a risollevarsi dallo shock e pensa d’uccidersi. Poi, lungo una strada di campagna, succede qualcosa… (vedi https://www.youtube.com/watch?v=u0rqhdx1154).

Franco Santoro

Pesci: disintegrazione dell’ego

Febbraio 19, 2015 by admin

indexI Pesci rappresentano la zona di disintegrazione dell’ego, un “polvere sei e polvere ritornerai”, che potenzialmente può liberarci dalla percezione della separazione.

Qui l’ego può da un lato venir meno, annientando ogni traccia di paura e dolore, e svelando la realtà della nostra natura spirituale. Dall’altro, se la paura per la disintegrazione prevale, può accadere radicalmente l’opposto, per cui siamo sedotti e travolti da nuove illusioni dell’ego e riciclati ancora nel mondo separato.

I Pesci sono una soglia che rappresenta sia il culmine della miseria sia il trionfo dell’amore. L’ego è destinato al dolore, alla paura e all’autodistruzione, ed è ciò che continua a riciclare ripetutamente. Sulla soglia finale dei Pesci affrontiamo il culmine di questa paura.

Qui possiamo soccombere nel terrore più profondo, fornendo concime al mondo separato, oppure trovare solido rifugio nella Luce amorevole, svegliandoci al vero mondo. In ogni caso, il mondo separato non sarà mai in grado di cogliere il mistero dei Pesci. Qui ci abbandoniamo alla totalità genuina del nostro essere, e non importa se il mondo ci maledice o santifica, quel che conta è trovare rifugio nell’Amato e adempiere infine al vero desiderio del nostro cuore.

Dio è un mistero, e la vita, come ognuno di noi, è pure un mistero. Tutto quello che dobbiamo fare è permettere al mistero di rivelarsi e lasciare che ci sia. Così permettiamo a Dio di essere Luce, e accettiamo di stare alla sua presenza, e alla presenza di chiunque ci circonda, inclusi noi stessi. Quest’attitudine si sviluppa attraverso la pratica spirituale regolare, distaccandosi provvisoriamente e ripetutamente dal dramma della realtà consensuale.

La chiamata finale dei Pesci è diventare completamente svegli al mistero, rivelare noi stessi perdendoci nella totalità dell’esistenza, per scoprire la nostra parte decisiva in questa totalità, e godere infine della presenza della Luce.

Questa chiamata giunge per molti proprio nei giorni di transizione tra inverno e primavera, nel Grande Varco…

Franco Santoro

Ariete: Azione, non parole

Febbraio 17, 2015 by admin

sector 1 postIl simbolo grafico dell’Ariete è composto da due semicerchi affiancati che si prolungano verso il basso fino a congiungersi in un unico punto. L’immagine suggerisce la stilizzazione delle corna dell’Ariete stesso, la fioritura di un germoglio, lo zampillare di una fontana, o la prima lettera dell’alfabeto greco (alpha-alfa).

L’Ariete ha inizio con l’equinozio primaverile: quando il Sole passa apparentemente dall’emisfero meridionale a quello settentrionale ed il giorno e la notte hanno la stessa durata.

Il periodo stagionale dell’Ariete è quello dell’esplosione primaverile: il momento in cui fuoriesce la forza della natura a lungo trattenuta durante il letargo invernale. E’ la parte del ciclo annuale che racchiude il condensato delle forze dell’anno trascorso, le quali trovano qui la loro via d’uscita e l’inizio di una nuova vita.

Gli animali riprendono le loro attività dopo la pausa o il letargo invernale e, insieme agli uomini, sono presi dall’urgenza di agire, di iniziare nuove situazioni e rapporti, di creare e procreare. Si tratta ancora tuttavia di una situazione di estremo pericolo: le condizioni del tempo possono riproporsi nelle loro avversità ed è necessario stare all’erta per farsi strada nella conquista di spazi ignoti e pieni di incognite.

Solamente i più forti possono sopravvivere in questa prima fase primaverile ove è necessario usare con coraggio la massima energia per operare come pionieri del nuovo ciclo annuale.

Secondo alcuni antichi astrologi il processo di separazione si sviluppò quando tutti i pianeti si trovarono in congiunzione nel segno dell’Ariete.

Questo periodo stagionale è un momento esplosivo di fioritura nell’ambito del processo di frammentazione dell’ego, così come un’occasione notevole per liberare intenti malsani e principiare un corso di azione fondato sul recupero dell’unità originaria.

L’Ariete rappresenta l’emergere immediato di una coscienza, chiara e apparentemente individuale, dalla confusione collettiva e dal buio indefinito. Tale emersione ha una finalità precisa nell’ambito del ciclo annuale ed è destinata ad esaurirsi (a sacrificarsi) una volta che il suo compito è stato portato a termine.

Nel processo di contaminazione dell’ego, finisce invece con l’essere bloccata e condensata. Essa si separa dal processo creativo divino ed assume una sua identità illusoria che può sopravvivere unicamente in un habitat altrettanto illusorio, che è appunto il mondo che la maggior parte degli esseri umani credono di vedere.

L’Ariete rappresenta l’espressione più pura dell’ego: la più forte, ma anche quella, per certi versi, più facile da identificare e guarire. Il riconoscimento di questo ego è generalmente semplice e privo delle complicazioni e sottigliezze che proliferano allorché la separazione evolve in altri segni.

In questo stadio arietino il lavoro consiste nel donare e sacrificare l’energia transitante e nel dirigerla coscientemente verso l’Intento.

È un atto di offerta e sacrificio che nulla ha a vedere con la mortificazione o il dolore. Significa trascurare i desideri dell’ego ed esprimere energia affinché il mondo raggiunga i suoi massimi obiettivi.

Può anche voler dire trascurare il punto di vista dell’ego riguardo quelli che sono i desideri dell’ego, manifestandoli invece apertamente, così che posso raggiungere il mio obiettivo insieme a quelli del mondo. In questo processo l’energia che era bloccata o congelata è destinata a sciogliersi e fluire verso la sua fonte originaria.

L’Ariete, come l’Agnello pasquale, è un essere che risorge dalla morte e che quindi non può temerla. Ed è questa la specificità della Pasqua cristiana: la resurrezione del Figlio di Dio. “Il periodo della Pasqua è un periodo di gioia, non di dolore. Guarda il tuo Amico resuscitato e celebra la sua santità con me. Perché la Pasqua è il periodo della tua salvezza insieme alla mia” (UCIM, T453).

L’Ariete sente la responsabilità di iniziatore del ciclo annuale e non può perdere tempo. Occorre fare presto, essere chiari e diretti, tralasciare ogni tipo di complicazione e affrontare con coraggio ogni ostacolo anche a costo del proprio sacrificio.

“Azioni e non parole” è il motto di questo segno.

Da: Franco Santoro, Astroshamanism Book Two: The Voyage Through the Zodiac, Findhorn Press, 2003.

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