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Lo sciamano e l’epidemia

Giugno 30, 2020 by admin


Secondo alcune culture indigene pare che la malattia più fatale per uno sciamano sia quella di natura epidemica.
Riporto qui un breve estratto da uno dei libri più popolari e prestigiosi di (neo)sciamanesimo (La via dello sciamano di Michael Harner, Edizioni Mediterranee, 1995), frutto del lavoro antropologico dell’autore presso gli Jivaro, una tribù indigena sita nel sud ovest della foresta Amazzonica.
“Gli Jivaro credono che la persona che possiede uno spirito guardiano sia virtualmente immune alla morte, eccetto che per la morte risultante da malattie epidemiche. E nemmeno la persona può ferirsi o ammalarsi seriamente tranne che, di nuovo, nel caso di epidemie” (p. 166).
Resta da capire come mai proprio le epidemie rappresentino un’eccezione e su questo dilemma si possono fare varie riflessioni.
L’antropologa Dominique Buchillet in un’opera più recente (vedi https://pdfs.semanticscholar.org/b45f/f27952570928321389421f8b85c9b1093d6d.pdf) riferisce che gli indigeni sudamericani considerano le epidemie come frutto dell’opera maligna dell’uomo bianco o come uno strumento usato dagli sciamani locali per riaffermare le regole sociali e culturali. L’interpretazione indigena delle malattie epidemiche è in rapporto diretto con le circostanze sociali e politiche della loro emergenza.

L’epidemia è forse così fatale perché viene provocata intenzionalmente come atto magico da forze assai potenti da cui non è possibile difendersi?

Quando sei?

Giugno 29, 2020 by admin

Come esseri umani siamo consapevoli di dove siamo e di dove sono gli altri. Nel caso in cui non lo sappiamo possiamo sempre chiederlo. Se ti sei perso puoi rivolgerti a un passante e chiedere: “per favore, mi può dire dove siamo?”, così come se contatti un amico per telefono gli puoi domandare: “dove sei adesso?”.
Ma il grosso problema dalla prospettiva dell’anima è che sapere dove sei non serve proprio a nulla, se non sai quando sei.
Chiedere “quando sei” non rientra affatto nelle opzioni ordinarie di ciò che puoi domandare a te o agli altri. Al massimo puoi chiedere che ore sono o qual è la data di oggi. Mentre riconosciamo di poterci trovare in tanti luoghi, anche molto diversi e distanti tra loro, diamo per scontato di essere nello stesso tempo.
Il problema è che da una prospettiva multidimensionale siamo in tempi diversi e talvolta assai distanti tra loro, così come in luoghi diversi e, per complicare le cose, pure simultanei e paralleli.
Allora a questo punto puoi renderti conto di quanto la tua anima si trovi a disagio in questa situazione. Il tuo io separato la costringe a vivere in uno solo tempo e in un solo luogo! L’anima quindi ti lascia, per cui quel che rimane nell’unico luogo e tempo in cui ti ostini a esistere è solo un suo minuscolo frammento, sempre che sia rimasto qualcosa.
Domandarti “quando sei?” è importante perché seppure oggi è il 29 giugno 2020, questa è solo una convenzione sociale, laddove in realtà la tua coscienza è in altri tempi.
Raramente incontri persone che sono esattamente nel tuo stesso tempo. Quando questo succede si tratta di un’esperienza eccezionale, che lascia un segno profondo nella vita, ma che tuttavia dura poco perché nel tempo ci muoviamo con diverse velocità. Alcuni rimangono fermi, altri si spostano lenti o veloci, e pure avanti e indietro.
La carta astrologica può darti una vaga idea del tuo “quando sei”. Essa è redatta in base alla tua data e ora di nascita.
Il tempo della tua nascita è come la tua casa, il luogo di residenza o domicilio temporale. La maggior parte degli esseri umani vive stabilmente in un luogo e poi di tanto in tanto si sposta coprendo piccole o grandi distanze. Una minoranza di persone viaggia invece in continuazione.
A livello temporale la maggioranza degli esseri umani passa il tempo nell’ora e data della sua nascita. Questo non significa che si comporta come un neonato, ma che replica regolarmente le dinamiche astrologiche del momento della nascita.
Quindi se ti chiedi “quando sei?” la risposta più probabile è il tempo della tua nascita, che è appunto come la residenza. Tuttavia, il fatto che tu sia nato in un dato tempo non vuol dire che tu stia sempre lì, così come risiedere in un certo indirizzo non significa stare sempre in casa. Restiamo chiusi in casa lungamente quando ci sono dei pericoli esterni o in caso di malattia e quarantene. Restiamo bloccati in un dato tempo per gli stessi motivi.
Per capire chi sei e dove sei davvero occorre che fai i conti con quando sei.
C’è il “quando sei” della tua data di nascita, ma ci sono altri momenti importanti e decisivi in cui vai regolarmente, proprio come oltre la tua abitazione ci sono luoghi in cui vai con frequenza e talvolta anche per molto tempo.

Quindi “quando sei ora?”.

Felicità e infelicità creativa

Giugno 26, 2020 by admin

Molte persone sono alla ricerca della felicità o si lamentano perché non la trovano. Il problema è che proprio per questo motivo di felicità ne esiste poca.
Vanno a caccia di felicità, e quando la trovano la tengono tutta per loro, imprigionandola e soffocandola, finché si esaurisce e soccombe, e quel che rimane è solo rabbia e dolore.
Si lamentano perché non trovano la felicità, invidiando coloro che invece la trovano, odiando chi gliela porta via, usando ogni strategia per competere e lottare con gli altri al fine di accaparrare qualche briciola di felicità.
Il problema è che la felicità in questo mondo non si cerca né si trova. La felicità si può solo creare.
Puoi creare la felicità solo quando smetti di cercarla. La felicità si crea quando scegli di essere felice senza alcun motivo. Ti alzi di mattina e invece di metterti alla ricerca della felicità o lamentarti perché non la trovi, decidi di crearla dal nulla.
Scegli di essere felice e basta, per nessun motivo particolare, anzi a dispetto di tutti i motivi che giustificano la tua infelicità.
Allo stesso tempo puoi anche scegliere di creare infelicità per cui sei infelice senza alcun motivo particolare.
La maggior parte delle persone sono infelici perché ritengono che dovrebbero essere felici. Lo slogan principale è “la vita è bella” quindi se per te è brutta vuol dire che non sai farla funzionare, che c’è qualcosa in te che non va. Se sei infelice soffri soprattutto per questo e anche perché altre persone infelici che fanno finta di essere felici non sopportano che tu ti esprima con trasparenza.
La felicità e l’infelicità sono attività creative. È preferibile non avere dei motivi per essere felici o infelici, perché in questo caso non sei più creativo. Diventi vittima dei motivi e poiché i motivi sono destinati a cambiare rischi di essere infelice o felice da un momento all’altro.

Elogio degli indolenti

Giugno 26, 2020 by admin


Gli indolenti sono coloro che fanno di tutto per evitare sforzi fisici o qualsiasi tipo d’impegno o attività creativa. Pigri, apatici e svogliati non fanno niente di speciale nella vita, mentre attorno a loro c’è gente in movimento, piena d’idee e attività esaltanti, che ogni giorno fa questo e quello.
Non disdegnare i momenti d’indolenza, privi d’ispirazione e creatività, quando vuoi semplicemente startene lì dove sei facendo poco o nulla.
Indolente del resto significa “non dolente” ossia “privo di dolore”. Quindi, cosa c’è di male a essere indolente, a non volere soffrire?
Di male ce n’è perché gli indolenti, gli inattivi, gli stanchi cronici e tutte le categorie affini ci mostrano il nostro destino inevitabile. E questo dà fastidio. A un certo punto, non importa quante acrobazie hai fatto con il tuo corpo, non avrai più la forza per fare niente.
Il tuo corpo è destinato all’inattività totale che giungerà sempre, gradualmente o improvvisa, senza alcuna eccezione.
Se per tutta la vita hai contato sulle tue prestazioni fisiche e intellettuali, arriverà un momento in cui non saranno più disponibili. A malapena riuscirai a respirare e a mettere insieme due parole, prima di piombare nel totale silenzio.
Gli indolenti la sanno lunga a questo riguardo e si preparano in anticipo. A buona ragione, perché nessuno in questo mondo è interessato a imparare come gestire l’inattività, la mancanza di forze e il viaggio verso la morte. Sebbene siamo tutti destinati a perdere le forze e la vita, tutti i libri e i corsi ti insegnano a mantenere le forze e la vita fino all’ultimo, soffrendo spesso il più possibile per questo scopo.
L’indolente preferisce occuparsi di quello che l’attende subito, incurante del disprezzo degli altri. Insomma tutto questo per dirti che se di tanto in tanto ti senti un po’ indolente, di tanto in tanto ti senti un po’ indolente, rallegrati e lodati pure, anche perché se non lo fai tu puoi star certo che non lo farà nessuno.

Mancanze

Giugno 25, 2020 by admin

Ti manca qualcosa di fondamentale nella vita? Il luogo dove ti trovi e le persone che conosci non ti danno quel che vuoi o fanno cose che non t’interessano?
In questo caso, ci sono diverse categorie di soluzioni, tra cui le prevalenti sono:
1) Continuare a stare dove sei, facendo quello che fanno gli altri anche se non t’interessa, rinunciando del tutto a quel che ti manca, tanto che alla fine non lo ricordi più. Per rincarare la dose puoi appassionarti a quel che fanno gli altri anche se non t’interessa fino a diventarne addirittura uno dei più accesi promotori.
2) Lamentarti perché ti manca qualcosa di fondamentale a causa del luogo dove ti trovi e delle persone che conosci, per cui diventi una lagna d’insoddisfazione costante o periodica. Le persone che conosci si sentono a disagio con te perché non ti va bene niente, oppure sei compiacente e ipocrita, quindi ti lamenti solo in privato o segretamente tanto che molte persone non sospettano affatto la tua frustrazione.
3) Compiere un atto drastico e rivoluzionario, per cui lasci perdere del tutto le persone che conosci e te ne vai da un’altra parte alla ricerca di persone che davvero possono darti ciò che ti manca. Questo è un classico nella narrativa dell’emancipazione e dell’affermazione di sé.
C’è pure un’altra soluzione che parte dal presupposto paradossale che se credi che ti manchi qualcosa nel luogo e tra le persone che conosci questo è un segno che sei proprio tu la persona che ha quel qualcosa per cui si tratta di offrirlo. In questo caso sia il luogo sia le persone che conosci non aspettano altro. Quindi si tratta di stare dove sei, dando tu stesso agli altri quello che manca e che vorresti ricevere da loro. Con molta probabilità le persone che conosci appartengono alle precedenti categorie, per cui a un certo punto il successo potrebbe essere garantito.

TOCCO: il senso dimenticato

Giugno 24, 2020 by admin

Questo è il titolo di un documentario in inglese del 2001 (Touch: the Forgotten Sense) in cui il regista spiega che il tatto è il primo senso che il feto sviluppa già otto settimane dal concepimento, prima ancora che si formino gli occhi e le orecchie, così come è quello che rimane presente fino in tarda età, quando gli altri sensi vengono meno.

Nonostante questo primato l’esercizio del tatto e del contatto fisico negli ultimi trent’anni è passato sempre più in secondo piano, tanto che è ormai il fanalino di coda dei sensi.

Laddove l’olfatto e il gusto hanno seguitato a essere esercitati come sempre poiché abbinati alla respirazione e alla nutrizione, la vista e l’udito al contrario hanno avuto un’amplificazione senza precedenti a danno del tocco. Tutto quello che ora possiamo vedere e ascoltare di più rispetto ad alcuni decenni fa è in rapporto con ciò che possiamo toccare di meno.

La vista e l’udito con l’espansione dei social network hanno sostituito il tatto nella comunicazione umana, tanto che anche quando le persone s’incontrano fisicamente cambia ben poco. Se sono parenti o amici intimi possono scambiarsi al massimo qualche breve abbraccio o stretta di mano, mentre continuano a parlarsi e guardarsi. Rimanere in silenzio con gli occhi chiusi mentre si abbraccia o tocca qualcuno, ascoltando le proprie sensazioni tattili, è ormai una pratica in uso solo tra i membri veterani di alcune sparute sette religiose, tra partecipanti a seminari di tantra o a certe terapie New Age ormai da tempo fuori moda.

Puoi passare tante ore al giorno guardando e ascoltando le persone fisicamente o tramite apparecchiature elettroniche, ma quanto tempo dedichi in media al giorno usando il tocco?

Stiamo diventando sempre più intoccabili. Per toccare bisogna per forza mettere su una famiglia. Qual è l’ultima volta che hai toccato qualcuno per più di 10 secondi, a eccezione di parenti, figli, coniugi?

Molte persone passano settimane, talvolta mesi e pure anni senza toccare o essere toccati da nessuno per più di 5 secondi, quanto può durare una veloce stretta di mano.

Soffriamo di privazione di tocco perché le società in cui viviamo partono dal presupposto che il contatto fisico abbia implicazioni sessuali.

Toccare è pericoloso perché una stretta di mano di 10 secondi invece che di 5 potrebbe già essere intesa come molestia sessuale. Medici, infermieri, insegnanti, maestri e terapeuti di molti paesi occidentali sono stati avvisati ufficialmente da alcuni anni di astenersi da ogni manifestazione di affetto o conforto tramite abbracci o altri brevi contatti fisici al fine di evitare il pericolo di denunce.

Certo, vi sono alcuni che abusano e molestano effettivamente, tuttavia la maggior parte delle persone ha il terrore di essere accusata di molestie per cui per andare sul sicuro evita qualunque contatto fisico.

Per rincarare la dose, toccare è inoltre pericoloso perché attraverso il contatto fisico si possono trasmettere infezioni, tanto che anche una stretta di mano inferiore ai 5 secondi può risultare fatale, quindi per andare sul sicuro meglio evitare ogni contatto fisico. Inoltre si tratta pure di mantenere una certa distanza.

Allora a questo punto per fortuna che ci sono i social network! Per i nostalgici del tocco, si tratta di aspettare l’uscita del modello androide o iPhone del futuro dotato di sensazioni tattili elettroniche.

Lieto fine

Giugno 24, 2020 by admin

La verità sulla vita umana potrebbe essere talmente insopportabile e inconcepibile da richiederci di ribaltare radicalmente tutte le convinzioni che abbiamo avuto finora riguardo ciò che è giusto e sbagliato.
Prova a considerare anche solo per qualche attimo l’ipotesi che la menzogna, l’inganno e il male risiedano in tutto quanto diamo per scontato e consideriamo indiscutibile.
Se così fosse la situazione sarebbe assai pericolosa e invero fatale. Ciò significherebbe negare l’idea che abbiamo di noi, annullare la nostra stessa identità. Questo è qualcosa che nessuno pare sia disposto a fare.
Se le cose stanno così è inevitabile che l’umanità seguiterà a vivere nella menzogna e nell’inganno per sempre.
Ora qui ci vorrebbe qualche frase a lieto fine che infonde ottimismo e speranza.
Una è che tutte le idee che hai sulla vita potrebbero in effetti essere vere e che quindi non devi rinunciare a nessuna di esse.
Qui si tratta allora di verificare quali sono queste tue idee e anche se ti piacciono o meno. Se ti piacciono, il fatto che siano vere è un gran vantaggio. Se invece non ti piacciono è più conveniente che esse siano false. Quindi a seconda dei casi puoi trovare un lieto fine, se proprio ci tieni.

Guarigione sciamanica

Giugno 23, 2020 by admin


Nel linguaggio comune il termine guarigione implica prima di tutto curare con successo una malattia fisica.
La guarigione da una prospettiva sciamanica e multidimensionale non è necessariamente in relazione con la salute fisica perché il malanno non si riferisce al corpo. La malattia riguarda in effetti proprio l’identificazione esclusiva con il corpo fisico, laddove la cura consiste nel risveglio dei nostri corpi alternativi e nel ripristino delle loro funzioni.
La guarigione sciamanica non si occupa di malanni e medicine in senso convenzionale. Secondo questa prospettiva finché ci immedesimiamo solo con un corpo umano siamo in effetti ammalati, indipendentemente dal nostro stato di salute materiale, mentre una malattia fisica, anche estrema o fatale, può innescare un processo di massima guarigione se contribuisce a recuperare la consapevolezza della nostra natura multidimensionale.
La morte fisica, ben lungi all’essere un evento tragico, rappresenterebbe la potenziale dissoluzione della barriera tra la realtà separata e quella multidimensionale, ossia il ripristino della nostra vera natura, a meno che non siamo forzati a ritornare nella materia dalla brama di quanti seguitano a considerarla come l’unica realtà.
La malattia quindi non ha nulla a che fare con le condizioni del corpo fisico, ma è connessa alla nostra incapacità di percepire chi siamo davvero. Evitare la malattia o morte fisica non è affatto lo scopo primario delle pratiche sciamaniche, come scrive Jeanne Achterberg:
“La guarigione, per lo sciamano, è una questione spirituale. Si ritiene che la malattia abbia origine nel mondo dello spirito, dal quale prende il suo significato. Lo scopo stesso della vita è quello di essere iniziati nelle regioni visionarie dello spirito, e mantenersi in sintonia con tutte le cose sulla terra e nel cielo. Perdere la propria anima è l’eventualità più grave di tutte, perché potrebbe eliminare qualunque significato della vita, ora e per sempre. Pertanto, il proposito di molte guarigioni sciamaniche è in primo luogo nutrire e preservare l’anima, e proteggerla dall’eterno peregrinare” (1)
La malattia nell’ottica sciamanica è, in breve, l’assenza o l’indebolimento della comunione con ciò che esiste oltre la percezione separata del corpo fisico e del mondo ordinario.
La separazione o l’identificazione con un corpo fisico separato non è tuttavia di per sé negativa. Il problema si pone quando diventiamo vittime di questa condizione, per cui la consideriamo come l’unica opzione possibile o non sappiamo più come uscirne, pur percependo realtà alternative.
Se ci troviamo a nostro agio in un corpo fisico e siamo soddisfatti di vivere solo nella realtà materiale, non ha inoltre molto senso farsi dei problemi. Al contrario, si tratta di onorare la propria esperienza e rallegrarsene senza farsi influenzare da chi vuole guastarci la festa con argomentazioni strane, come quelle dei miei articoli. Del resto, ogni ricercatore multidimensionale, incluso il più convinto, dovrebbe a mio vedere accettare anche l’eventualità che la dimensione fisica sia l’unica effettiva realtà, piuttosto che accanirsi a definirla un’illusione. La multidimensionalità comporta in primo luogo l’accettazione della simultanea presenza di molteplici paradigmi, incluso quello della separazione.
La guarigione non implica eliminare la materia e la separazione e sostituirla con lo spirito e l’unità, al contrario comporta permettere a entrambe queste percezioni di coesistere senza che nessuna di esse si imponga come valore assoluto. La cura implica diventare consapevoli dei nostri molteplici livelli di esistenza, uniti e separati, alti e bassi, positivi e negativi. Ciò comporta imparare a riconoscere ogni aspetto della nostra natura, senza identificarsi unicamente, o entrare in conflitto, con nessuno di essi. Questo implica anche essere tolleranti e accettare che, forse per complessi motivi strategici, certi aspetti della nostra natura talvolta creino ostilità e scontri con altre realtà o le ignorino ed escludano del tutto.
Guarigione vuol dire essere liberi di scegliere, sia che si tratti di unità o separazione, pace e conflitto, garantendo questa autodeterminazione a ogni parte di noi.

 

(1) Jeanne Achterberg, Imagery in Healing: Shamanism and Modern Medicine, Boston, Shambala, 1985, p. 17.

Finzioni

Giugno 22, 2020 by admin

Se hai esperienza di qualcosa che per gli altri non esiste e che è pure contrario a ciò in cui credono, allora ci possono essere dei problemi.
Se provi a spiegare la tua esperienza puoi metterti nei guai. Per evitare problemi puoi farti la tua esperienza per i fatti tuoi e fingere che non esista quando sei con gli altri. Si tratta quindi di simulare di credere in qualcosa in cui non credi e che per te non esiste, al fine di occultare ciò che per te esiste.
Ma mettiamo il caso che anche gli altri si comportino proprio come fai tu. Se tutti stessero fingendo di credere in qualcosa che non esiste per evitare di rivelare ciò di cui hanno esperienza? Come la mettiamo?
Il rischio, o il vantaggio, è che potrebbero avere imparato a fingere così bene da persuadere pure loro stessi.

Andamento dei mercati

Giugno 21, 2020 by admin

Al di là di tutte le considerazioni multidimensionali e metafisiche che si possono fare sulla vita e sul corpo se sei un ricercatore davvero privo di pregiudizi non puoi escludere la possibilità che l’unica realtà effettiva sia solo quella fisica.
Forse sarebbe deludente giungere a questa conclusione ed è proprio per questo che occorre considerarla perché nella sua accettazione dimora l’opportunità di andare molto in profondità.
Quindi, anche se non hai dubbi sulla realtà spirituale o multidimensionale, ebbene, di tanto in tanto prova a dubitare e sbarazzati di tutte le tue grandi idee spirituali e religiose.
Forse la domanda più importante che una persona spirituale ha da farsi è: come cambierebbe la mia vita se l’unica realtà fosse quella fisica e se la vita spirituale fosse una totale fantasia?
Puoi comprendere la tua spiritualità solo se capisci la tua materialità. Se ti dedichi alla spiritualità solo per evitare di affrontare la materialità finirai col non capire nessuna delle due.
Alcuni sostengono che la realtà fisica è un’illusione, altri che la realtà spirituale è un’illusione, altri ancora dicono che sono reali entrambe, o che nessuna di esse è reale e tutto è illusione. Insomma, ci sono tante idee e per stare sul sicuro si tratterebbe forse di considerarle tutte e vedere quella che vale e conviene di più in base all’andamento dei mercati.

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