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La Vergine

Febbraio 16, 2015 by admin

194px-Virgo.svgIl segno della Vergine rappresenta l’emanazione pratica e operativa dell’energia solare, con la capacità di manifestare le nostre visioni più luminose e l’estasi dell’invisibile nel mondo fisico delle forme visibili. La Vergine è un ponte tra Sole e Terra, inteso a trasferire pura energia orgasmica in concreti atti di creatività e servizio.

Il periodo stagionale della Vergine comprende il ciclo in cui l’uva è raccolta e lavorata per diventare vino. Dopo l’apice romantico, il piacere, il calore e il riposo del Leone, riserve di forza sono state incamerate e si rendono disponibili per il lavoro, per trasformare le benedizioni ricevute nella stagione estiva in opere concrete.

Si tratta di un momento cruciale di attenzione, discriminazione e cura, poiché la qualità di quest’opera avrà ripercussioni nelle stagioni a venire.

La Vergine è una zona di sintesi il cui obiettivo è rendere tangibile l’intento originario attivato dal Sole. Questo processo richiede tempo, pazienza, discriminazione mentale e incessante rilascio dei blocchi alla percezione della realtà.

È uno stato che sovente provoca un’agitazione sacra nei nativi Vergine. Il tipo di realtà di cui essi fanno esperienza nella loro visione richiede notevoli sforzi per essere realizzato al di fuori.

Non ci sono affatto problemi per la Vergine quando si tratta di affrontare il duro lavoro fin tanto che esiste chiarezza d’intento e adesione alla propria vera natura, ad una profonda identità olistica e spirituale, distinta dall’identità fondata sulla separazione dell’ego. Infatti, ciò è proprio quello che rende la vita estatica per la Vergine. Tuttavia, quando manca la connessione con l’intento l’esistenza diventa molto spiacevole e misera. Quando il sistema di deviazione della coscienza prende il sopravvento e prevale l’identificazione con l’ego, le facoltà della Vergine alla fine alimentano i conflitti e il senso di separazione.

La Vergine mantiene la consapevolezza strutturale della distribuzione dei frammenti separati dell’anima così come essi sono rappresentati nella nostra realtà separata, e nella sua esemplificazione per eccellenza, ossia il corpo umano. Di conseguenza, questo segno ha la capacità spontanea di identificare connessioni e perciò operare con uno spirito pragmatico di guarigione e servizio.

La Vergine è molto analitica, sebbene quest’attitudine sia pratica invece che intellettuale. Lo scopo è mettere tutto al posto giusto in modo che essa possa essere riconosciuta e ritrovata. Ciò consente a qualsiasi cosa di essere a portata di mano quando serve. La Vergine si adopera per assicurare che tutto abbia la sua collocazione nella rete della vita. Qui esiste anche un’ulteriore qualità, che comporta trovare la natura autentica di ciò che è percepito nella diversità delle forme e la sua connessione con il tutto.

La Vergine considera lo scopo essenziale di ogni parte e il modo in cui esse possono contribuire alla rete della vita, esprimendo la loro natura autentica e la connessione con l’unità originaria.

I segni zodiacali rappresentano le principali parti frammentate dell’unità originaria. Lo Spirito Guida, o l’Identità Multidimensionale Centrale, è la lavagna magnetica che consente a ciascuna parte del puzzle di ritrovare la sua collocazione nell’immagine più ampia.
© Franco Santoro

Energie animali

Febbraio 15, 2015 by admin

index

Immagine: di Saverio Polloni

Ci sono energie estremamente luminose e potenti imprigionate dentro ognuno di noi. Esse sono così aliene ai comportamenti e ai ruoli sociali delle donne e degli uomini contemporanei, che per essere riconosciute necessitano assumere forme animali.

Una delle sfide più grandi sul sentiero della guarigione spirituale consiste nel riconoscere e liberare queste energie luminose: i nostri doppi del mondo del basso.

Non si tratta di un’impresa facile, poiché la liberazione di queste energie è in totale contrasto con gli scopi della realtà ordinaria umana.

Per questo motivo, è preferibile esplorare e coltivare la relazione con le energie luminose animali, in luoghi e con persone che sono in grado di accettarle e sostenerle.

Franco Santoro

In questo istante

Febbraio 15, 2015 by admin

In questo istante esiste tutta la gioia e il dolore possibile.
C’è l’amore e il disprezzo, la pace e il terrore,
l’incanto di occhi colmi di passione e devozione,
insieme allo sguardo brutale e amaro dell’addio,
il calore del’abbraccio di un incontro tanto atteso,
la freddezza spietata di un abbandono improvviso.
Esiste tutto in questo istante, in questo istante.
Tanti volti, occhi, bocche, mani,
corpi vibranti che danzano e celebrano la vita,
corpi glaciali che sprofondano e si sciolgono nella morte.
In questo istante, che apre il cuore,
e teneramente lo squarta,
colmandolo di tutta la gioia e il dolore possibile,
in questo istante.

© Franco Santoro

Nullità e alternative

Febbraio 15, 2015 by admin

whiteboxLungo il sentiero della conoscenza, ogni volta che mi spingo il più avanti possibile, arrivo sempre in un punto totalmente vuoto, in cui non c’è nulla.

Nessuna verità, credenza, idea, pensiero, divinità, visione, proprio nulla. Nemmeno io.

Poiché per certi versi questa nullità ancora mi imbarazza, l’unico possibilità per trovare qualcosa è tornare indietro, dove ci sono le solite cose. Quindi procedo.

Ma poi so già che quando ritorno, dopo un po’ mi stufo di quelle cose e mi metto così in viaggio nuovamente, raggiungendo sempre il punto totalmente vuoto. Allora, stanco di ripetere la stessa storia, ho provato a chiedere timidamente al punto vuoto che alternative ci sono oltre il nulla e il solito qualcosa, e la risposta che mi è giunta, mi pare d’aver capito, è:

“Se vuoi qualcosa di alternativo, crealo tu!”

Franco Santoro

Oltre il limbo

Febbraio 15, 2015 by admin

La realtà separata umana è delimitata dal tempo lineare fondato su causa-effetto. Come esseri umani ci definiamo sulla base di ciò che siamo stati. Quello che sei ora dipende da chi sei stato 10, 20 o 30 anni fa, o anche 10, 20 o 30 minuti prima.

Un essere multidimensionale fonda invece la sua identità in base alla forma in cui sta mutando in quel momento e non su chi è stato in passato. La multidimensionalità trascende il tempo lineare, gli spazi o le forme relative. Essa è priva di cause ed è basata sugli effetti, o meglio cause ed effetti non sono associati al tempo lineare. Questo significa che quanto ti accade oggi, o in un certo luogo, può essere causato da ciò che ti accadrà tra un anno, o da un’altra parte.

Un essere multidimensionale è pertanto in grado di muoversi oltre le realtà separate, circolando liberamente attraverso infinite configurazioni, cambiando forma a suo piacimento. Egli è capace in ogni momento di scegliere dove emergere o scomparire, sia nel tempo sia nello spazio.

Sulla Terra questa capacità è stata accessibile solo a una minoranza insignificante di sciamani e individui marginali che hanno avuto l’ardire di avventurarsi lungo i terrificanti confini che separano la realtà separata da quella multidimensionale.

Poiché questa zona di frontiera è assai pericolosa, molti di loro sono stati annientati o sono rimasti intrappolati in uno spaventoso limbo.

Riattivare il corpo multidimensionale, procedendo oltre la tirannia del tempo lineare, superando le barriere di confine tra realtà separata e unificata, è forse l’unico scopo della vita umana.

© Franco Santoro, 2014

In: Franco Santoro, Pronto soccorso multidimensionale: emergenze spirituali, mondi paralleli e identità alternative, Institutum Provisorium, 2020, pp. 27-28.

Giudizio

Febbraio 15, 2015 by admin

malikiL’esistenza talvolta mette in atto una modalità molto efficace, seppure dolorosa, per liberarci dai pensieri di odio, disprezzo e giudizio verso alcune persone.

Essa consiste nel metterci a nostra insaputa in circostanze tali da comportarci esattamente come quelle persone.

Ogni volta che esterniamo sentenze irrevocabili su quel che è sbagliato negli altri, questa modalità programma una serie lenta e complessa di eventi, fino a quando giungerà il momento in cui riconosceremo il nostro dito puntato contro noi stessi.

Esiste anche un’altra modalità, la più efficace e indolore, che non necessita di alcuna programmazione, poiché si può attualizzare immediatamente nel presente.

Essa consiste nell’astenersi sin da subito da ogni giudizio verso gli altri, rimettendo solo a Dio il potere di farlo.

Franco Santoro

Liberare emozioni multidimensionali

Febbraio 15, 2015 by admin

Untitled copyL’espansione della coscienza, il conseguimento di una consapevolezza olistica, la guarigione dal senso di separazione e il rilascio dei relativi rancori non è un processo puramente intellettuale.

Non comporta andare in giro dicendo che “siamo connessi gli uni con gli altri”, “tutto è amore e unità” o “rilascio il Buio e mi apro alla Luce”.

Non consiste nemmeno nel celebrare rituali spettacolari, impiegare mantra o usare pratiche sciamaniche.

Certo, è utile ricordare che “siamo connessi gli uni con gli altri” e che “tutto è amore e unità”. È anche efficace impiegare rituali e pratiche sciamaniche.

Questo decisamente non basta, e non è mai bastato, poiché per promuovere un cambio effettivo di coscienza è fondamentale operare su diversi piani.

In questo caso si tratta di distinguere soprattutto tra il piano mentale e quello emotivo, la quinta dimensione e la quarta dimensione.

Comprendere intelletualmente che siamo esseri multidimensionali e che tutto fa parte della stessa unità, è certamente importante. Avere la consapevolezza mentale che non esistono dualismi e che ogni cosa che percepiamo è un aspetto di noi stessi, consente già di muoverci oltre i sistemi di credenze fondati sulla separazione.

Questa comprensione rappresenta l’Intento, e opera come elemento di focalizzazione.

Questa coscienza ci mette in grado di affrontare il lavoro effettivo di guarigione, che avviene principalmente su un altro piano: quello emozionale.

La comprensione mentale non può sostituire il lavoro effettivo, così come l’idea di una casa non è sufficiente per costruire una casa.

Il lavoro effettivo consiste nell’operare sul piano emotivo onde liberare emozioni bloccate fondate sulla separazione.

Il termine “emozione” deriva da ex (fuori) e movere (muovere), e significa letteralmente “movimento all’esterno”, o in altri termini “energie in movimento”.

Le emozioni sono movimenti che procedono verso l’esterno, energie che fluiscono.

Il problema è che le emozioni di una realtà fondata sulla separazione non possono procedere all’esterno perché sono orchestrate da sistemi di credenza dualistici, che decretano quali emozioni sono permesse e quali sono proibite.

Di conseguenza le emozioni non fluiscono, sono impossibilitate ad uscire fuori e sono manipolate in modo da asservire i sistemi di credenza imperanti.

Il primo stadio per consentire alle emozioni di uscire, di acquisire fluidità,  è la comprensione mentale, la scelta intellettuale di svolgere tale processo, ossia l’Intento.

A tale condizione segue un secondo stadio, una prassi operativa imprescindibile, che è l’accettazione incondizionata di ogni emozione.

Non è possibile liberare le emozioni se non sussiste accettazione totale delle emozioni, soprattutto di quelle emozioni che non sono state accettate dai sistemi di credenza fondati sulla separazione.

Tali emozioni sono quelle che percepiamo non essere accettate dagli altri.

Tali emozioni sono soprattutto quelle che noi stessi non accettiamo.

Certo, a un livello mentale, possiamo essere paladini dell’accettazione incondizionata delle emozioni e instaurare un sistema di credenza fondato sull’accettazione delle emozioni e la loro liberazione.

Questo è importante, come punto di partenza, come programma operativo, perché è appunto l’Intento, il primo stadio.

Il vero lavoro consiste nel procedere all’accettazione effettiva delle emozioni, che può aver luogo unicamente sul piano emozionale e non su quello mentale.

Ed è sul piano emozionale che si tratta di fare i conti con la parte di noi che non accetta certe emozioni.

Questa parte di noi è l’identità separata, l’ego consensuale.

Allora l’invito è di riconoscere quali sono le emozioni che non accettiamo in noi stessi e negli altri.

Nello svolgere questo lavoro ci possiamo avvedere che mentalmente ci sono emozioni che non accettiamo, che riteniamo negative, che giudichiamo severamente.

Di nuovo, l’accettazione è la chiave, e l’accettazione ha da essere incondizionata.

Le emozioni sono energie in movimento, che si muovono solo quando sono accettate.

Non esiste alcuna distinzione tra emozioni positive e negative. Tutte le emozioni sono energia. La definizione di emozioni positive e negative è una prerogativa dell’identità separata.

Se giudichiamo le emozioni secondo un modello di polarità, questo è un segnale che anche il nostro corpo mentale è corrotto, che il nostro Intento è compromesso.

Allora si tratta di riflettere, di focalizzare, di fare una scelta di unità, di attivare il primo stadio, per poi passare all’operatività del secondo stadio.

In sintesi:

Primo stadio: Intento di Unità.

Secondo stadio: accettazione di ogni emozione e loro libera espressione.

Il secondo stadio consiste di diversi passaggi, di cui il primo comporta le seguenti domande:

Quali sono le emozioni che non accetto in me stesso?

Quali sono le emozioni che non accetto negli altri?

Quali sono le emozioni che gli altri non accettano in me?

Quali sono le emozioni che di conseguenza non esprimo?

Quali sono le emozioni che di conseguenza non permetto agli altri di esprimere?

A tale consapevolezza, segue una prassi operativa, che consiste nell’esprimere le emozioni che non accetto, che gli altri non accettano o che io non accetto negli altri in un contesto di totale accettazione.

Questo significa che idealmente si tratta di esprimere le emozioni in situazioni di sicurezza, tra persone che stanno facendo consapevolmente lo stesso lavoro.

L’invito è di rispondere dapprima alle domande.

L’invito successivo è di operare in un contesto di totale accettazione, di operare tra persone che hanno lo stesso Intento.

Nel mondo esistono molte persone che stanno svolgendo questo lavoro. Non è necessario trovarne tante. In genere ne bastano tre.

Queste persone non sono maestri, né guide.

Sono individui che hanno scelto di accettarsi e di accettare, accettando soprattutto la parte di loro che non accetta, lasciandola esprimere in un contesto di accettazione.

Si tratta di individui che sono disposti a denudarsi totalmente, esibendo ogni parte, sia quelle “luminose” sia quelle “buie”, “belle” o “brutte”, perché hanno pragmaticamente compreso che “siamo connessi gli uni con gli altri” e che “tutto è amore e unità”.

E che nulla può essere escluso e che tutto è accettato.

Uno di questi individui sei forse tu.

Ma per essere tale individuo ricordati soprattutto che non è per nulla indispensabile trovare degli altri esseri umani per liberare le emozioni. Puoi farlo nella natura, con gli alberi, le stelle, gli animali, le piante, i cristalli e con tante entità luminose che sono sempre disponibili a giocare con te.

 

© Franco Santoro

Perdono

Febbraio 15, 2015 by admin

L’aspetto più arduo della funzione del perdono consiste nel perdonare se stessi per essere incapaci di perdonare.

Si tratta di smetterla di torturarci e sentirci negativi quando seguitiamo a provare rabbia, odio, repulsione, attaccamento ed altre intense emozioni verso persone e situazioni che hanno causato molta sofferenza.

Perdonare non significa essere al di sopra di queste emozioni, teorizzare che si tratta solo di proiezioni, analizzarne le cause psicologiche o karmiche, incensandosi di trita spiritualità e frasi già fatte di amore universale. Al contrario, è spesso vile e ipocrita operare in tal senso. Si tratta di riconoscere, se così stanno effettivamente le cose, che siamo autenticamente arrabbiati, che proviamo puro odio, anche se vorremmo tanto essere oltre queste emozioni.

Perdonare non significa minimizzare il nostro dolore, dare poca importanza a quel che è successo, chiudere un’occhio, tapparci la bocca e il naso.

Perdonare vuol dire prima di tutto riconoscere il dolore, la rabbia, la paura e altre emozioni incontenibili, astenendosi in alcun modo dal giudicarle, analizzarle, definirle e accettandole semplicemente per quello che sono, con l’umiltà di voler sinceramente sapere cosa sono. Quindi perdonare significa permettere quel che in noi soffre di parlare, di aprirsi, di lamentarsi, di esprimere tutto ciò che ha dentro.

Nella misura in cui non ci vendichiamo o volontariamente aggrediamo o danneggiamo chi riteniamo responsabile del nostro dolore, è completamente legittimo fare uscire la rabbia e l’odio verso chi ci ha fatto del male, anche se razionalmente o spiritualmente sappiamo che ciò non è propriamente vero.

Se non riusciamo a perdonare noi stessi per l’odio, la rabbia che sentiamo verso chi ci ha fatto del male, non riusciremo mai a farlo verso queste persone. E si tratta pure di accettare che forse non riusciremo mai in questa vita a cessare di provare rabbia o disagio verso alcuni individui. Questo anche perché se non l’accettiamo ritorneremo magari a incontrare tali persone in altri mondi e vite, per dimostrare a noi stessi che siamo in grado di perdonare, continuando a fallire miseramente in questa impresa.

Da parte nostra di tratta di perdonare noi stessi, di perdonarci per non essere in grado di perdonare gli altri, incluso noi stessi. Se riusciamo in questa impresa alla fine forse non rimane proprio niente altro da perdonare.

 

© Franco Santoro

Sciamanesimo “rispettabile” e sciamanesimo operativo, sebben “cialtrone”

Febbraio 15, 2015 by admin

indexLa tradizione sciamanica occidentale e mediterranea, a differenza di quella più esotica (asiatica, americana, africana o aborigena australiana), tipica del neosciamanesimo, è ben lungi dall’essere riconosciuta anche nell’ambito della spiritualità alternativa ed olistica.

Lo sciamanesimo, seppure il nome possa dare questa impressione, non è affatto una pratica esotica. Al contrario, essa fa parte intrinseca della natura umana. Nelle culture sopravissute all’imperialismo culturale occidentale, lo sciamanesimo fu praticato con trasparenza fino a tempi abbastanza recenti.

Queste culture sono il riferimento ispiratore di diversi ricercatori sciamanici, che ne hanno adattato le pratiche alla mentalità occidentale, proponendo insegnamenti e seminari.

Se da un lato è utile trarre ispirazione da queste culture, otterremo ben poco da un punto di vista puramente sciamanico se rimaniamo ancorati a modelli estranei alle nostre radici, senza confrontarci con il patrimonio spirituale che dimora dentro di noi.

Nell’occidente lo sciamanesimo, a causa delle persecuzioni e dei bandi messi in atto per qualche millennio dalle religioni ufficiali e dai sistemi di potere politico, ha sempre adottato sistemi alternativi e clandestini di espressione. Il più diffuso tra questi è stata l’espressione teatrale, veicolata mediante l’intrattenimento comico e drammatico. Laddove nelle culture in cui lo sciamanesimo era socialmente e spiritualmente accettato, gli sciamani erano figure che godevano di grande rispetto e onori, nell’occidente essi sono stati perseguitati, torturati, oppure fraintesi e beffeggiati.

Poiché non era possibile per gli sciamani occidentali, pena la tortura e l’uccisione, operare con il consenso sociale, politico e religioso, l’alternativa per svolgere la loro funzione di guarigione pubblica era l’espressione teatrale e artistica: giullari, danzatori, attori, musicisti, cantastorie, pagliacci, ecc.

In occidente, nelle nostre culture anglosassoni e latine, gli sciamani negli ultimi due millenni, per adempiere i loro servizi hanno dovuto mimetizzarsi, agire in incognito, facendo il possibile per non essere identificati come sciamani. Hanno accettato di essere perseguitati, fraintesi, beffeggiati.
Il paradosso è che in occidente, anche nell’ambito delle spiritualità alternative, che spesso s’inchinano dinanzi allo sciamanesimo esotico, le cose non sono affatto cambiate. Da un lato, così come accadeva in passato, c’è chi continua a osteggiare lo sciamanesimo considerandolo diabolico. Dall’altro, e questo è a mio vedere peggio ancora, ci sono individui, gruppi e siti in rete votati allo sciamanesimo che si permettono di giudicare, disprezzare e beffeggiare altri individui e gruppi che praticano lo sciamanesimo sostenendo che il loro sciamanesimo è falso o ciarlatano.

L’aspetto più preoccupante nella cultura occidentale non è l’ostilità verso lo sciamanesimo tipico delle religioni tradizionali, cui gli sciamani sono da millenni abituati, bensì lo sciamanesimo snob, corporativistico e fondamentalista, che rischia di essere il futuro flagello per lo sciamano occidentale.

Lo sciamano occidentale seguita ad operare in modo incognito, accettando umiliazioni, fraintendimenti e beffe. Egli non è interessato a ricevere riconoscimenti accademici, culturali, popolarità e apprezzamenti sociali. Il suo compito consiste semplicemente nello svolgere il lavoro di guarigione.

 

© Franco Santoro

I sogni sono memorie di vite future

Febbraio 15, 2015 by admin

sogni futuriI sogni sono memorie di vite future ed

eventi simultanei di vite parallele.

 

© Franco Santoro

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