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Liberare emozioni multidimensionali

Febbraio 15, 2015 by admin

Untitled copyL’espansione della coscienza, il conseguimento di una consapevolezza olistica, la guarigione dal senso di separazione e il rilascio dei relativi rancori non è un processo puramente intellettuale.

Non comporta andare in giro dicendo che “siamo connessi gli uni con gli altri”, “tutto è amore e unità” o “rilascio il Buio e mi apro alla Luce”.

Non consiste nemmeno nel celebrare rituali spettacolari, impiegare mantra o usare pratiche sciamaniche.

Certo, è utile ricordare che “siamo connessi gli uni con gli altri” e che “tutto è amore e unità”. È anche efficace impiegare rituali e pratiche sciamaniche.

Questo decisamente non basta, e non è mai bastato, poiché per promuovere un cambio effettivo di coscienza è fondamentale operare su diversi piani.

In questo caso si tratta di distinguere soprattutto tra il piano mentale e quello emotivo, la quinta dimensione e la quarta dimensione.

Comprendere intelletualmente che siamo esseri multidimensionali e che tutto fa parte della stessa unità, è certamente importante. Avere la consapevolezza mentale che non esistono dualismi e che ogni cosa che percepiamo è un aspetto di noi stessi, consente già di muoverci oltre i sistemi di credenze fondati sulla separazione.

Questa comprensione rappresenta l’Intento, e opera come elemento di focalizzazione.

Questa coscienza ci mette in grado di affrontare il lavoro effettivo di guarigione, che avviene principalmente su un altro piano: quello emozionale.

La comprensione mentale non può sostituire il lavoro effettivo, così come l’idea di una casa non è sufficiente per costruire una casa.

Il lavoro effettivo consiste nell’operare sul piano emotivo onde liberare emozioni bloccate fondate sulla separazione.

Il termine “emozione” deriva da ex (fuori) e movere (muovere), e significa letteralmente “movimento all’esterno”, o in altri termini “energie in movimento”.

Le emozioni sono movimenti che procedono verso l’esterno, energie che fluiscono.

Il problema è che le emozioni di una realtà fondata sulla separazione non possono procedere all’esterno perché sono orchestrate da sistemi di credenza dualistici, che decretano quali emozioni sono permesse e quali sono proibite.

Di conseguenza le emozioni non fluiscono, sono impossibilitate ad uscire fuori e sono manipolate in modo da asservire i sistemi di credenza imperanti.

Il primo stadio per consentire alle emozioni di uscire, di acquisire fluidità,  è la comprensione mentale, la scelta intellettuale di svolgere tale processo, ossia l’Intento.

A tale condizione segue un secondo stadio, una prassi operativa imprescindibile, che è l’accettazione incondizionata di ogni emozione.

Non è possibile liberare le emozioni se non sussiste accettazione totale delle emozioni, soprattutto di quelle emozioni che non sono state accettate dai sistemi di credenza fondati sulla separazione.

Tali emozioni sono quelle che percepiamo non essere accettate dagli altri.

Tali emozioni sono soprattutto quelle che noi stessi non accettiamo.

Certo, a un livello mentale, possiamo essere paladini dell’accettazione incondizionata delle emozioni e instaurare un sistema di credenza fondato sull’accettazione delle emozioni e la loro liberazione.

Questo è importante, come punto di partenza, come programma operativo, perché è appunto l’Intento, il primo stadio.

Il vero lavoro consiste nel procedere all’accettazione effettiva delle emozioni, che può aver luogo unicamente sul piano emozionale e non su quello mentale.

Ed è sul piano emozionale che si tratta di fare i conti con la parte di noi che non accetta certe emozioni.

Questa parte di noi è l’identità separata, l’ego consensuale.

Allora l’invito è di riconoscere quali sono le emozioni che non accettiamo in noi stessi e negli altri.

Nello svolgere questo lavoro ci possiamo avvedere che mentalmente ci sono emozioni che non accettiamo, che riteniamo negative, che giudichiamo severamente.

Di nuovo, l’accettazione è la chiave, e l’accettazione ha da essere incondizionata.

Le emozioni sono energie in movimento, che si muovono solo quando sono accettate.

Non esiste alcuna distinzione tra emozioni positive e negative. Tutte le emozioni sono energia. La definizione di emozioni positive e negative è una prerogativa dell’identità separata.

Se giudichiamo le emozioni secondo un modello di polarità, questo è un segnale che anche il nostro corpo mentale è corrotto, che il nostro Intento è compromesso.

Allora si tratta di riflettere, di focalizzare, di fare una scelta di unità, di attivare il primo stadio, per poi passare all’operatività del secondo stadio.

In sintesi:

Primo stadio: Intento di Unità.

Secondo stadio: accettazione di ogni emozione e loro libera espressione.

Il secondo stadio consiste di diversi passaggi, di cui il primo comporta le seguenti domande:

Quali sono le emozioni che non accetto in me stesso?

Quali sono le emozioni che non accetto negli altri?

Quali sono le emozioni che gli altri non accettano in me?

Quali sono le emozioni che di conseguenza non esprimo?

Quali sono le emozioni che di conseguenza non permetto agli altri di esprimere?

A tale consapevolezza, segue una prassi operativa, che consiste nell’esprimere le emozioni che non accetto, che gli altri non accettano o che io non accetto negli altri in un contesto di totale accettazione.

Questo significa che idealmente si tratta di esprimere le emozioni in situazioni di sicurezza, tra persone che stanno facendo consapevolmente lo stesso lavoro.

L’invito è di rispondere dapprima alle domande.

L’invito successivo è di operare in un contesto di totale accettazione, di operare tra persone che hanno lo stesso Intento.

Nel mondo esistono molte persone che stanno svolgendo questo lavoro. Non è necessario trovarne tante. In genere ne bastano tre.

Queste persone non sono maestri, né guide.

Sono individui che hanno scelto di accettarsi e di accettare, accettando soprattutto la parte di loro che non accetta, lasciandola esprimere in un contesto di accettazione.

Si tratta di individui che sono disposti a denudarsi totalmente, esibendo ogni parte, sia quelle “luminose” sia quelle “buie”, “belle” o “brutte”, perché hanno pragmaticamente compreso che “siamo connessi gli uni con gli altri” e che “tutto è amore e unità”.

E che nulla può essere escluso e che tutto è accettato.

Uno di questi individui sei forse tu.

Ma per essere tale individuo ricordati soprattutto che non è per nulla indispensabile trovare degli altri esseri umani per liberare le emozioni. Puoi farlo nella natura, con gli alberi, le stelle, gli animali, le piante, i cristalli e con tante entità luminose che sono sempre disponibili a giocare con te.

 

© Franco Santoro

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