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Archivi per Febbraio 2015

Immaginazione

Febbraio 19, 2015 by admin Lascia un commento

Solo la tua immaginazione ha il potere di creare e concederti il mondo che vuoi e tutto ciò che ti dona vera gioia.

Stai in guardia da coloro che ti dicono che devi affrontare la realtà, prenderti le tue responsabilità e lasciare perdere l’immaginazione.

Quello che ti chiedono potrebbe essere solo di spostare la tua immaginazione da quello che vuoi tu a ciò che vogliono loro.

Franco Santoro

Tocco Astrosciamanico e Pronto Soccorso Multidimensionale, Seminario Base (parte 5)

Febbraio 19, 2015 by admin Lascia un commento

AstroshamanicHealing Touch e Pronto Soccorso Multidimensionale,
Seminario 1, parte 5, con Franco Santoro, 14-15 gennaio 2012
15 gennaio 2012, (10.7), Sole in Capricorno, Luna in Bilancia
La Luna si trova oggi in Bilancia, laddove ieri era in  Vergine.

La Luna è abbinata al corpo emozionale.

Quando la Luna si muove in un nuovo segno zodiacale, strategicamente si verifica un cambiamento nel corpo di quarta dimensione, l’esposizione ad una distinta frequenza.

Nell’ambito dell’Epica del Sacro Cono la posizione della Luna è associata con le Nazioni degli Stati Handoriani, laddove quella del Sole è in relazione con gli Stati Handoriani stessi. Quindi le 144 combinazioni tra Sole e Luna sono associate alle 144 Nazioni Handoriane.

Ora, riportiamo l’attenzione alle mani.

Le mani sono la parte del corpo che utilizziamo maggiormente per relazionarci con l’ambiente estraneo al nostro corpo separato.

Ciò che facciamo con le mani è un esemplificazione di ciò che accade a livelli più sottili.

La mano destra è strategicamente in relazione con l’Intento e la volontà del corpo mentale, o di quinta dimensione. Questa mano è in rapporto con il nostro intento consapevole.

La mano sinistra è in relazione con l’intento inconsapevole.

Una terza posizione è rappresentata dall’asse cuore  e ventre.

Onde stimolare la nostra natura multidimensionale è necessario individuare le due parti che esistono in noi:
·        Parte automatizzata, l’involucro, la larva, il rivestimento
·        Parte multidimensionale, l’essenza, il corpo.

La parte automatizzata è quella con cui la maggior parte degli esseri umani si identificano. Si tratta di un robot, in grado di elaborare dati precedentemente inseriti. Un robot non ha la capacità di scelta, poiché le scelte sono state fatte altrove. Il robot non è un corpo, è una periferica di un corpo.

Gli esseri umani si identificano con un corpo che è solo un robot, un vestito, una larva, una simulazione, che esiste in funzione di un altro corpo, di cui essi non sono consapevoli.

La parte multidimensionale, che include il corpo emotivo e quello mentale, esercita la capacità di scelta.

La padronanza del corpo mentale ed emozionale implica la capacità di scelta.

Nella fase di attivazione del corpo multidimensionale mi focalizzo su un pensiero.

I pensieri arrivano sempre per qualcosa che accade. Le emozioni sono desideri animati da pensieri di cui non siamo consapevoli.

Quando non siamo consapevoli dei pensieri che abbiamo scelto, quando manca l’intento, pensieri inconsapevoli prendono il sopravvento. Tali pensieri stimolano il corpo emotivo, che a sua volta attiva il corpo fisico. Il corpo fisico conseguentemente compie azioni nella realtà fisica. Poiché i pensieri inconsapevoli sono generalmente prodotti dalla realtà separata, dal programma automatizzato che gestisce la mente umana, essi tendono a creare azioni separanti, che vincolano il soggetto in questione in uno stato di amnesia e scollegamento dalla rete della vita.

Le azioni provocate da pensieri inconsapevoli riportano il soggetto al suo stato di isolamento, che paradossalmente è ispirato da emozioni intese all’unità, emozioni di amore. I pensieri di separazione inconsapevoli per poter fare presa sul corpo emotivo devono provocare dapprima emozioni di paura per poi produrre emozioni di amore.

Il primo strato emotivo creato dal pensiero della separazione è la paura, il secondo è l’amore.

Il primo strato è la paura, perché la paura è l’inevitabile conseguenza della separazione. Quindi quando proviamo paura siamo molto vicini alla matrice del pensiero di separazione.

Il secondo strato è l’amore poiché il pensiero di separazione onde creare una realtà separata di quarta e terza dimensione, necessità della forza creativa dell’amore, ha bisogno di unità. L’amore crea quindi il frutto. Tuttavia è un amore generato dalla paura. E’ in apparenza un bel frutto, ma al suo interno dimora la paura. E’ un frutto che contiene semi di paura, per cui promuovendolo la paura si diffonde, e il pensiero di separazione domina.

Questa è la natura dell’amore umano. E’ un amore simulato fondato sulla paura. L’amore fondato sulla paura è possessivo ed esclusivo. In apparenza si esprime con emozioni di amore, mentre al suo interno, sovente inconsapevolmente, prospera l’emozione della paura, quella di perdere l’amato.

Nell’amore privo di paura, fondato su pensieri di unità, non esiste la possibilità di perdere l’amato, perché questi è riconosciuto come parte integrante della natura del soggetto, che è quindi anche oggetto.

Nell’amore fondato sull’unità soggetto e oggetto s’identificano, osservatore e osservato sono la stessa identità.

L’amore fondato sulla paura si basa sulla differenziazione netta tra soggetto e oggetto, osservatore e osservato. Tale amore anela all’unione con l’oggetto, con l’amato, a non separarsi mai da lui, tuttavia fin tanto che esiste distinzione tra soggetto e oggetto la separazione è inevitabile. Di conseguenza matura la paura della separazione e l’odio verso l’oggetto, che si separerà inevitabilmente dal soggetto.

L’identificazione con un corpo fisico distinto per il soggetto e l’oggetto facilita tale processo e la celebrazione della separazione. Quindi la realtà fisica, in cui vige la percezione di un soggetto e oggetto con corpi separati è l’esemplificazione del pensiero della separazione. E’ stata creata per simulare la separazione, che non essendo reale può essere solo simulata.

L’amore prodotto da pensieri di separazione è un circolo vizioso che perpetua l’isolamento e la relativa paura. Non sono possibili compromessi con tale amore, l’unica possibilità è uscire dal circolo vizioso, dalla simulazione. Ed è questa l’impresa più ardua, poiché sia il corpo fisico sia il corpo emotivo in cui ci collochiamo fanno parte della simulazione, sono stati programmati per replicare questo circolo vizioso.

Per uscire da questo circolo vizioso occorre risalire al corpo mentale, alla matrice, laddove si esercitano i pensieri e discriminare tra pensieri di unità e separazione, esercitando una scelta consapevole.

I pensieri di separazione dominano la realtà fisica ed emotiva umana, promuovendo tale supremazia attraverso la diffusione di azioni separanti, ammantate da emozioni di paura e amore.

I pensieri di separazione fanno compiere azioni che vincolano contrattualmente il soggetto allo stato di separazione e al circolo vizioso che ne deriva. Per uscire da questo circolo vizioso è necessario sciogliere i contratti relativi ad un livello fisico, emotivo e mentale.

Nel lavoro con la quarta e quinta dimensione iniziamo a renderci conto di quali pensieri vogliamo, con la differenza che possiamo lavorare inizialmente su queste dimensioni sottili, senza sconvolgere la realtà fisica, la simulazione, in una maniera diretta.

Dapprima operiamo a livello sottile, focalizzandoci sul pensiero di unità e rilasciando quello di separazione. In questo modo iniziamo a comprendere il modo in cui il pensiero di separazione attiva la paura e l’amore fondato sulla paura. Comprendiamo la differenza tra emozioni di amore fondate su pensieri di unità ed emozioni di amore basate su pensieri di separazione.

Le emozioni di amore fondate sulla separazione sono facili da riconoscere, perché sono sempre condizionate, laddove quelle fondate sull’unità sono incondizionate. Nel momento in cui si producono esse appaiono identiche. E’ nell’evoluzione in quarta dimensione, ossia nel tempo, che esse divergono nettamente.

Le emozioni di amore fondate sulla separazione sono condizionate dalla durata dell’amore, di cui i soggetti non hanno alcun controllo, poiché il pensiero che determina tale durata è inconscio.

Due persone iniziano una relazione e provano un grande amore, ma non sanno quanto durerà questo amore. La durata non dipende da loro: lei potrebbe lasciarmi, lui potrebbe morire, io potrei innamorarmi di qualcun altro, lui potrebbe non piacermi più, lei potrebbe tradirmi, ecc.

Humphry Bogart (10.7.2) Sole in Capricorno, Luna in Bilancia

Una cosa è certa, le emozioni di amore fondate sulla separazione sono finalizzate a creare separazione e sono alimentate dalla paura di una separazione inevitabile, per cui tutto l’amore che esprimono è un amore di copertura di tale separazione e paura.

Tutto questo scenario è creato dal corpo mentale.

Nel corpo mentale si articola il pensiero di separazione e quello di unità.

Il pensiero di separazione non è propriamente un pensiero, è piuttosto un’idea ludica all’interno dell’unità stessa. Tuttavia nel momento in cui questa idea perde la sua connessione con l’unità di cui fa parte, essa diventa una realtà a se stante, una realtà separata simulata. Nella realtà effettiva del corpo mentale, della quinta dimensione, non sussiste un dualismo tra separazione e unità. Esiste la possibilità di scelta tra unità e separazione, senza la negazione dell’una e dell’altra. La quinta dimensione è una realtà superiore in cui esiste unità e la separazione convive con l’unità. Nella quarta e terza dimensione la situazione è assai diversa, poiché tale convivenza non è percepibile allorché prevale la scelta del pensiero di separazione.

Il pensiero di separazione può creare una realtà emotiva e fisica separata, una simulazione, ma non può creare una realtà mentale separata. Il corpo mentale è una realtà creatrice, essa non può essere simulata, ma può simulare.

Di conseguenza quando accediamo al livello del corpo mentale, possiamo finalmente identificare la matrice di quello che accade nelle dimensioni inferiori e discriminare tra simulazione e realtà. In questo modo possiamo comprendere la differenza radicale che esiste tra un pensiero di amore e un’emozione di amore.

Come esseri umani dotati di un corpo fisico e incapaci di vedere e percepire la quarta e quinta dimensione, la distinzione tra pensiero di amore ed emozioni di amore è ardua da comprendere. In effetti, è proprio tale difficoltà che consente alla nostra realtà fisica separata di prosperare.

Un pensiero di amore è in relazione ad una scelta cosciente di amare, laddove un’emozione di amore è priva di tale scelta.

La differenza tra pensiero ed emozione di amore è così radicale quanto la differenza tra emozione di amore ed espressione fisica di amore.

Come esseri di terza dimensione siamo in grado di vedere corpi fisici e le loro interazioni. Da un punto di vista fisico due persone possono interagire intimamente tra loro, senza avere alcuna emozione di amore e comportarsi esattamente come due persone che invece hanno emozioni di amore.

Nel livello fisico ed emotivo l’amore ha una data di scadenza dettata dal piano mentale. Fino a quando siamo inconsapevoli del corpo mentale, operiamo come robot, computer manovrati da un altro corpo.

Per recuperare il corpo mentale occorre identificare il programma di separazione sito nel corpo mentale stesso, rilasciarne o aggirarne le componenti, e riallacciarle al programma di unità, di cui il programma di separazione fa in effetti parte.

Per iniziare tale processo occorre imparare a focalizzare il pensiero con diverse tecniche e strategie. Si tratta in effetti di attivare muscoli atrofizzati e bloccati.

La maggior parte degli individui crede di pensare o di avere una mente, laddove in realtà sta solo elaborando pensieri indotti da una mente sconosciuta.

Da qui l’importanza di operare strategicamente con un intento.

Un esempio, è impiegare un punto di focalizzazione strategico, come un canto, che esemplifica ciò che scelgo, e crea un campo magnetico relativo.

I punti di focalizzazione sono facilmente corrotti e preda di automatismi, per cui è necessario averne diversi e crearne dei nuovi.
Pratica 1

Immaginiamo qualcosa che vogliamo creare, descrivendola nei dettagli, usando i personaggi e gli ambienti relativi. Ciò che immaginiamo è idealmente e  semplicemente un’espressione strategica di ciò che vogliamo. Immaginare è il processo creativo decisivo, poiché consentiamo a qualcosa che vogliamo di liberarsi dalla sterilità dell’astrazione e prendere forma. Chi vuole qualcosa di astratto in realtà non vuole niente. La volontà di esprime solo quando si esercita un atto creativo. Molte persone interrogate sul loro intento rispondono: “Voglio la pace, l’amore, il benessere, la felicità, ecc.” Tutte affermazioni prive di alcun senso creativo. A tale riguardo non esiste alcuna distinzione tra chi dice “Voglio la pace, l’amore, il benessere, la felicità, ecc.” e color che dicono “Voglio il conflitto, l’odio, il malessere, il dolore, ecc.” Anzi, forse l’unica distinzione è che la seconda categoria è almeno più onesta. In effetti questa categoria è rarissima, ed io personalmente non ho mai incontrato nessuna che dice di volere l’odio. Tutti da sempre dicono che vogliono l’amore. Quindi se bastasse volere l’amore per creare l’amore questo pianeta sarebbe molto diverso, vivremmo in paradiso, perché tutti vogliono l’amore e nessuno vuole l’odio, tutti vogliono la pace, il benessere, la felicità e nessuno vuole l’opposto.

Sia i più grandi santi sia i più grandi criminali vogliono l’amore e la pace. Quindi fin tanto che siamo a livello dell’astrazione siamo nel nulla. L’atto volitivo e creativo consiste nel fornire un modello di esemplificazione dell’astrazione.

Se voglio l’amore potenzialmente sono sia un santo sia un criminale, e in effetti non voglio nulla, non sto dicendo niente, sto facendo solo propaganda, sto cercando solo di sedurre il mio interlocutore per un fine di cui magari non sono nemmeno cosciente.

Volere l’amore significa generare un’esperienza pratica di amore, creare una rappresentazione dell’amore. A questo riguardo non occorre compiere esperienze clamorose, basta il semplice uso dell’immaginazione. Solo se sono in grado di immaginare un’esperienza concreta di amore e prendermene totale responsabilità, l’amore diventa un atto creativo.

Ciò che immagino non è l’amore, bensì una rappresentazione dell’amore, che mi consente di percepirlo, di esprimerlo.

Nicolas Cage (10.7.9) Sole Capricorno, Luna Bilancia

Chiudete gli occhi e immaginate un’intera sequenza che riguarda qualcosa che volete realizzare, che rappresenta il vostro intento.

Immaginate nei dettagli, usando persone e situazioni relative.

Prendete atto delle vostre emozioni, di quello che provate immaginando ciò che volete nei dettagli, lasciando andare l’astrazione e diventando creativi.

Se non siete in grado di fare questo è perché avete paura di farlo, paura di sbagliare, di esporvi, di creare.

Per creare occorre rischiare, è necessario esporsi.

In questo caso state solo lavorando dentro di voi, in effetti non c’è nessun rischio, perché non dovere comunicare quello che succede agli altri. Tuttavia vi sono persone che hanno paura anche ad immaginare. Di conseguenza usano l’immaginazione di altri, e diventano robot totali.

Se avete difficoltà ad immaginare qualcosa, per favore non abbattetevi. Il fatto che ne siete consapevoli è un passo miliare. La maggior parte delle persone che credono di immaginare in effetti non lo stanno facendo. Invece di immaginare, esse sono immaginate. Quello che immaginano è il frutto dell’immaginazione di qualcun altro. Esse stanno immaginando la descrizione di qualcosa che qualcun altro ha creato.

Per cui avvedersi di non sapere che cosa immaginare, permanere in questo spazio di vuoto e accettarlo può essere molto potente perché può significare che vi siete liberati dall’immaginazione altrui. E che siete pronti ad accettare il vuoto che ne deriva, onde poi poter immaginare per vostra libera scelta e non come conseguenza della scelta di altri.

In tutti i modi, sia che la cosa risulti facile o meno, fate uno sforzo per immaginare qualcosa che vi piace, senza preoccuparvi se l’immaginazione sia autentica o meno. Si tratta solo di un esercizio e ciò che immaginate è strategico.

Portate poi l’attenzione alla mano destra e chiudete gli occhi. Immaginate di essere fisicamente nel contesto che state immaginando. Sentite che accanto a voi c’è la persona, cosa o situazione che volete. Tra poco la toccherete con mano.

Toccate con la mano destra, chiudendo gli occhi, una persona o cosa dell’ambiente a voi vicino. Ignorate la realtà effettiva di ciò che toccate e permettete ad essa di rappresentare ciò che volete voi. Prendete atto di quello che provate.

Dopo aver toccato, staccatevi e continuare a restare in rapporto con la mano destra. Ad un livello fisico il contatto non c’è più, tuttavia il contatto permane a livello emotivo, per cui nella mano continuate a sentire una vibrazione, la quale cesserà allorché con la mente separata concluderete che il contatto è terminato appunto perché non esiste più nel livello fisico.

Le sensazioni che abbiamo a livello fisico sono generate dalla mente, che a sua volta attiva il corpo emotivo, il quale attiva il corpo fisico. Noi continuiamo ad avere sensazioni fisiche ed emotive, ma quando non sono registrate dalla mente consapevole  esse non sono percepibili.

Se riusciamo a mantenere in vita la vibrazione della mano anche quando il contatto fisico è cessato, almeno per pochi minuti, abbiamo una chiave operativa per accedere la nostra natura multidimensionale, per mantenere attivo il corpo emotivo.

L’emozione non è creata dal corpo fisico, bensì dal corpo mentale, che esercita la scelta di provare l’emozione. Possiamo provare l’emozione anche senza il fisico. Per separare l’emozione dal corpo mentale che la genera si tratta di creare una realtà simulata con cui il corpo emotivo artificialmente si collega, rinunciando alla connessione con il corpo mentale.

Questa realtà simulata, è la realtà fisica, in cui si simula appunto la separazione. La realtà fisica simula di essere generatrice di emozioni e pensieri.

Francoise Hardy (10.7.6), Sole in Capricorno, Luna in Bilancia

Ciò che tocchiamo con la mano non è mai fisico. Dimora in un’altra dimensione ed è simulato nella realtà fisica.

La mano rispetto agli occhi, che sono pesantemente condizionati dalla simulazione, è in grado di percepire almeno in parte la dimensione effettiva ove dimora ciò che tocchiamo. La mano percepisce l’energia, e se gli occhi sono chiusi si può svincolare dal relativo condizionamento  ed entrare in rapporto con la natura più autentica del contatto in questione.

Se gli occhi non fossero programmati dal pensiero di separazione, potrebbero vedere l’energia. Questo accade raramente e onde evitate l’interferenza del campo visivo possiamo usare le mani, e chiudere gli occhi.

Gli occhi vedono solo il corpo simulato, laddove le mani sentono l’energia che anima il corpo simulato. L’elemento chiave è la vibrazione nelle mani e nel corpo.

Nella ricerca del contatto fisico ciò che mi motiva non è il contatto fisico con una data persona, bensì il contatto con una data energia che può essere rappresentata da grandi quantità di persone.

Laddove gli occhi riconoscono solo le persone simulate e hanno difficoltà a individuare l’energia, le mani recepiscono più facilmente l’energia.

Gli occhi sono depistanti nella maggior parte dei casi e hanno valore solo se opero nella realtà simulata.

E’ molto più facile trovare un corpo emotivo invece che un corpo fisico.

Il corpo fisico è una simulazione di un’energia circoscritta nel tempo e nello spazio.

Per contattare un dato corpo fisico è necessario che il mio corpo e l’altro corpo si trovino nello stesso spazio e tempo. Un corpo emotivo è invece sempre disponibile e per essere contattato necessita di un atto di scelta esercitato dal corpo mentale.

Se è il corpo fisico a dominare il corpo emotivo, le circostanze dell’incontro saranno solo ed esclusivamente fisiche. Per esempio, si tratta di incontrare Luigi in quel luogo e ad una data ora. Se l’incontro non ha luogo anche l’emozione non avrà luogo.

Se è il corpo mentale a dominare il corpo emotivo, l’incontro avverrà sul piano emotivo direttamente e la realtà fisica si adatterà di conseguenza. In questo tipo di incontro l’obiettivo non è incontrare il corpo fisico simulato di Luigi, bensì l’essenza di Luigi, che per sua natura è mobile. Questo significa che la posso contattare attraverso Luigi, ma anche tramite Paolo, Filippo, Maria, un albero, un cane, ecc.

Nel lavoro di pronto soccorso multidimensionale ogni volta che proviamo un’emozione discriminiamo tra la forma fisica e quella multidimensionale.

Le forme fisiche con cui ci rapportiamo sono simulazione di quarta dimensione. La loro natura è provvisoria. Questo vuol dire che oggi possono veicolare una data energia, mentre domani possono canalizzarne un’altra.

Quando proviamo emozioni forti ciò è un segno che il nostro corpo emotivo, multidimensionale, si è attivato. C’è la possibilità di un suo risveglio nella misura in cui lo svincoliamo dalla dominanza fisica.

Con l’incontro fisico, dal quale siamo condizionati, accendiamo un fuoco, che poi si tratta di mantenere acceso, conservandone l’energia anche quando non c’è più il contatto fisico.

Più modi troviamo per accendere il corpo multidimensionale e più opportunità abbiamo di sopravvivere multidimensionalmente.

Più vincoliamo le nostre emozioni, il nostro fuoco, alla presenza di determinate persone o situazioni fisiche, più indeboliamo il corpo multidimensionale.

Qualunque forma fisica può rappresentare una forma emozionale.

Siamo noi stessi che attiviamo il corpo emotivo, tuttavia rinunciamo a tale potere e o deleghiamo al corpo fisico, che paradossalmente è stato prodotto dal corpo emotivo e dal pensiero di separazione. Si genera quindi un circolo vizioso senza possibilità di uscita a meno che non scelga di sconvolgere l’inteso senso si marcia, a meno che non esca dalla simulazione.

La mente separata che identifica il corpo emozionale con quello fisico non ci consente di riconoscere questa  vibrazione e sensazione di quarta dimensione.

La vera eccitazione nasce nel pensiero, il livello mentale, la quinta dimensione.

Non siamo attratti dal pezzo di carne di una persona, ma dall’energia che sottende la persona.

Emozioni forti attivano il corpo multidimensionale in maniera istantanea, accendono il fuoco. L’emozione è il fiammifero. Ci sono diversi modi per accendere un fiammifero. Il fiammifero non va confuso con il fuoco. Se ci focalizziamo sul fiammifero tutto svanisce subito. Si tratta di essere coscienti di che cosa il fiammifero accende.

Per un pugno di dollari di Sergio Leone (10.7.7) Sole in Capricorno, Luna e Ascendente in Bilancia.

Più modi troviamo di accendere il fiammifero e mantenere in vita il fuoco, senza tuttavia creare troppo fumo, più il nostro corpo multidimensionale si mantiene attivo.
Pratica di manutenzione:

Con la mano destra ci colleghiamo con l’Intento. Poniamo tutta la parte del corpo destro in allineamento con l’Intento, quello 1C1, l’Intento di luce, consapevole. La parte destra del corpo rappresenta le nostre emozioni e pensieri di destra. E’ in relazione con qualcosa che abbiamo scelto volontariamente.

Con la mano sinistra ci rapportiamo con il Rilascio. Poniamo tutta la parte del corpo sinistro in allineamento con il Rilascio, con 1C2, l’intento d’ombra, quello inconsapevole. La parte sinistra del corpo rappresenta le nostre emozioni e pensieri di sinistra.

La mano sinistra rappresenta tutto ciò che è escluso dalla mano destra, quello che non sappiamo di volere, intenti proibiti e censurati dalla destra.

La mano sinistra ci offre sovente la visione di ciò che vogliamo realmente, mentre la destra è in molti casi contaminata dai condizionamenti.

L’unione di queste due parti inizia attraverso la liberazione ed accettazione dell’intento in tutti i suoi aspetti, destri e sinistri.

Si tratta di dare spazio alle parti senza che ci sia l’interferenza di una parte sull’altra.

Dobbiamo accettare i mostri che scaturiscono da entrambe le parti.

Identifichiamo ciò che odiamo in noi stessi e negli altri

Quando lo intravediamo lasciamo che la mano sinistra lo rappresenti.

Nella sinistra ci sono cose che vogliamo ma che non possiamo fare perché sono proibite o perché sono totalmente inconsce.

La mano sinistra per esprimersi vuole assicurarsi che ci sia un assenza di giudizio, priva di condanna da parte della mano destra.

L’espansione di coscienza è il risultato di cose che accadono sul fisico. Ci sono tanti tocchi che aprono connessioni e che poi le negano e lasciano cicatrici.

Quando c’è passione i corpi di diverse dimensioni si allineano potentemente.

Il corpo emotivo riceve energia o dal corpo fisico o dal corpo mentale.

Se il corpo emotivo si collega con il corpo mentale sopravvive dopo la morte fisica.

Tocco Astrosciamanico e Pronto Soccorso Multidimensionale, Seminario Base (parte 4)

Febbraio 19, 2015 by admin

AstroshamanicHealing Touch e Pronto Soccorso Multidimensionale,
Seminario 1, parte 4, 14-15 gennaio 2012
(10.6), Sole in Capricorno, Luna in Vergine

Oggi è domenica, 15 gennaio 2012, il Sole è in Capricorno, la Luna in Bilancia, ossia siamo nel binario 10.7.

Il termine emergenza deriva dal latino emergĕre, composto dalla particella e (venir fuori) e il verbo mergĕre (tuffare, sommergere). Nel linguaggio comune questa parola ha due significati. Quello matrice, in relazione alla sua derivazione etimologica, indica l’atto concreto dell’emergere, l’affioramento, il venire alla luce di qualcosa precedentemente nascosto o ignorato. In botanica rappresenta l’azione di sviluppo della protuberanza del fusto, delle foglie e altri organi similari. Il significato secondario, improntato sul modello inglese del termine emergency, indica una situazione imprevista di grave pericolosità, una circostanza critica che richiede un pronto intervento o l’adozione di misure eccezionali.
La parola emergenza celebra il connubio di due percezioni distinte della realtà, che risultano generalmente inconciliabili, ossia una situazione di emergenza può essere auspicabile o deprecabile a seconda della percezione della realtà prevalente.
Per esempio, quando il rivestimento della larva si lacera, emerge la farfalla che, una volta dispiegate le ali, prende il volo. Nell’accezione matrice questo processo è una situazione di emergenza per la farfalla, nel senso che essa emerge, viene alla luce, così come lo è, nella seconda accezione, per la larva, la quale, come conseguenza dell’emergenza della farfalla, si trova in uno stato di emergenza, una circostanza critica che richiede un pronto intervento.

e là, sul monte cui temean le genti
per lampi e voci e per auguste larve,

alta una nera, ad esplorar gli eventi,
aquila apparve.
Da Al corbezzolo, di Giovanni Pascoli, (10.7.5) Sole in Capricorno, Luna in Bilancia, Asc. Leone.

La natura del pronto intervento in una situazione di emergenza cambia radicalmente in base alla percezione della realtà di chi compie l’intervento. Laddove in una realtà separata l’intervento è inteso a porre fine all’emergenza, in una realtà fondata sull’unità l’intervento è finalizzato a incoraggiarla.
Nel caso dell’esempio precedente, sebbene l’emergenza della farfalla implichi la fine della vita della larva, questa favorisce completamente il processo. In effetti la vita della larva è finalizzata alla realizzazione dell’emergenza.
Una volta che la larva si avvede dell’emergenza, essa cessa di nutrirsi e ricerca un sito sicuro ove ancorarsi. Soddisfatta tale condizione la larva si lacera e fuoriesce la crisalide, il secondo stadio di mutazione. In questo stadio la crisalide rimane immobile e, in seguito a notevoli modificazioni, si lacera nuovamente, favorendo il terzo stadio di trasformazione, con l’emergenza della farfalla.

La larva ben lungi dall’opporsi all’emergenza, la favorisce. Ma cosa potrebbe succedere nel caso in cui la larva considerasse questo processo di emergenza come un pericolo da evitare? Cosa accadrebbe se la larva avesse interesse solo a preservare la sua vita? Che accaddrebbe se fosse ignara dell’emergenza e della natura della farfalla?
La larva in questo caso farebbe di tutto per evitare l’emergenza della farfalla, che sarebbe considerata in effetti il nemico numero uno per la sicurezza della vita della larva stessa.
A tale riguardo non è necessario usare congiuntivi e condizionali, la cui natura indica il livello massimo di perversione delle lingue umane. Basta usare il presente, perché questo è quello che succede nella realtà umana.
La realtà umana, essendo separata, è una realtà di larve che vivono onde bloccare l’emergenza della crisalide e della farfalla. Una motivazione vana poiché il loro corpo, nonostante gli immani sforzi di preservarlo nello stato di larva, si trasforma inevitabilmente in crisalide e farfalla. Tuttavia poiché nella realtà separata umana tale processo non è compatibile, perché c’è spazio solo per le larve, l’unico modo per avvedersi della crisalide e della farfalla è di spostarsi oltre la percezione della terza dimensione, impiegare una prospettiva multidimensionale.
In uno scenario multidimensionale, la larva è la terza dimensione, la crisalide è la quarta dimensione e la farfalla è la quinta dimensione.
In una situazione di emergenza possiamo scegliere se adottare il punto di vista della larva inconsapevole e separata o della larva consapevole e multidimensionale.

E s’aprono i fiori notturni,

nell’ora che penso a’ miei cari.
Sono apparse in mezzo ai viburni
le farfalle crepuscolari.
Da Il gelsomino notturno di Giovanni Pascoli, (10.7.5)
Sole in Capricorno, Luna in Bilancia, Asc. Leone

La larva separata farà di tutto per ostacolare l’emergenza, ma ogni suo tentativo sarà vano in quanto la forza della crisalide e della farfalla è superiore a quella della larva. Quindi la larva inevitabilmente perisce. Tuttavia, poiché la larva separata nega qualunque altra realtà al di fuori di quella delle larve, dopo il trapasso essa perde coscienza dell’esistenza della crisalide e della farfalla. Poiché non può concepire altro che la condizione di larva, la sua consapevolezza ritorna in seguito probabilmente al livello di larva, laddove lo stato di crisalide e farfalla rimane nel suo inconscio.
In una situazione di emergenza possiamo scegliere di adottare il punto di vista della larva multidimensionale, la quale favorisce consapevolmente l’emergenza della crisalide e della farfalla. La larva multidimensionale esiste in vero simultaneamente alla crisalide e alla farfalla. La sua esistenza non fa parte di un processo lineare. Essendo parte del tutto la sua coscienza può muoversi liberamente dalla condizione di larva a quella di farfalla in qualsiasi momento.
L’uomo fisico è una larva multidimensionale che lacerandosi permette l’emergenza della natura di quarta dimensione (crisalide), la quale consente poi l’emergenza della natura di quinta (la farfalla).
Tale processo avviene in qualsiasi momento della vita, sebbene ad un certo punto, con la morte del corpo fisico, esso avviene in maniera radicale e inarrestabile.
Per tutta la vita la larva separata può riuscire a evitare la mutazione, ma giunge un momento in cui la negazione non è più possibile.

“There is no help for you outside of yourself; you are the creator of the universe. Like the silkworm you have built a cocoon around yourself….
Burst your own cocoon and come out as the beautiful butterfly, as the free soul. Then alone you will see Truth.” Swami Vivekananda, (10.7.5) Sole Capricorno, Luna Bilancia, Asc, Leone.

L’uomo fisico alla fine muore inevitabilmente e per ironia dal suo corpo in putrefazione si generano larve, crisalidi e farfalle. Sebbene, qui non ci stiamo riferendo a crisalidi e farfalle fisiche o di terza dimensione, è da questa dimensione stessa che ci giunge l’insegnamento, onde renderlo più accessibile per chi non ha occhi per vedere oltre. Tuttavia, nonostante questo, gli uomini seguitano ad essere ciechi anche dinanzi a ciò che sono in grado di vedere senza alcuno sforzo.
Le crisalidi e le farfalle cui ci riferiamo sono corpi alternativi che esistono dentro di noi, se solo siamo disposti a rinunciare al nostro attaccamento alla condizione di larva. Fin tanto che la nostra vita si fonda sulla sopravvivenza esclusiva della larva, non comprenderemo mai dov’è la crisalide o la farfalla.
In una situazione di emergenza si tratta di essere consapevoli di due corpi, quello che emerge e quello che supporta l’emergenza. In una realtà separata la difficoltà risiede nel fatto che l’emergenza non solo non è supportata, ma è anche ostacolata. Di conseguenza onde poter emergere è necessario procedere con estrema cautela.
Il primo passaggio di emergenza consiste nel passare dallo stato di larva a quello di crisalide, ossia la trasformazione da corpo di terza dimensione, o corpo fisico, a corpo di quarta dimensione, o corpo emotivo.
Questa è la fase più delicata, poiché per esercitare tale passaggio è necessario inoltrarsi in spazi colmi di terrore e negazione. Si tratta di una barriera che contiene tutto ciò che la coscienza umana ha rimosso. In effetti la coscienza umana contemporanea si fonda sulla negazione di questa barriera e del corpo di quarta dimensione. Passare dalla terza alla quarta dimensione significa rilasciare tutti i valori e i riferimenti su cui si basa la coscienza umana, vuol dire percepire che sono sorti per nascondere un’altra realtà. Nel momento in cui quest’altra realtà emerge, quella umana, come la larva, si lacera. Ne consegue che in una realtà fondata sulla negazione della crisalide e della farfalla, tale lacerazione ben lungi dall’essere incoraggiata è percepita come l’evento più nefasto possibile.
Quando un essere umano attraversa i momenti apparentemente più pericolosi e dolorosi della sua esistenza, si trova nelle condizioni migliori per esercitare il passaggio dimensionale, per collegarsi con il corpo di quarta dimensione.
Chi è in crisi si avvede improvvisamente che esiste una realtà ben diversa da quella in cui aveva riposto la sua totale fiducia in precedenza. Attorno a lui le altre persone continuano a svolgere la loro vita fondata sulla negazione dello spazio di crisi in cui egli si trova. Sebbene la persona in questione desideri uscire dallo spazio di crisi, questo non è possibile, perché la crisi è reale. In effetti entra in crisi un’illusione. La crisi è un risveglio da un sogno.
Chi si risveglia, si avvede che il sogno non c’è più. Per una larva testarda il risveglio avviene solo con la morte. Per una larva integrata il risveglio ha luogo quando essa si avvede che esiste la morte, che ciò che ha cercato di mantenere in vita, pensando che fosse immortale, è solo un passaggio di una sequela di trasformazioni. D’improvviso  la larva si rende conto che esiste la crisalide e che la vita fondata solo sulla larva è una totale illusione.
E’ una presa di coscienza traumatica, che genera una crisi inevitabile.
Una crisi che può maturare immane potere.
La persona in questione è già in trasformazione. Non seguita più a scappare, si è arresa. Diventa crisalide, rimane immobile. Non torna più indietro, e allo stesso tempo non sa dove andare, per cui resta ferma. Ed è in questa immobilità che matura la farfalla.
L’individuo cessa di rispondere come un automa ai pensieri fondati sulla separazione e diventa ricettivo ad una realtà parallela fondata sull’unità. Egli si collega al corpo di quinta dimensione, quella mentale, in cui il pensiero è una scelta esperienziale e non una descrizione, un comando.
A questo punto, nell’immobilità, nel rifiuto di operare come un fantoccio, manovrato da emozioni e pensieri verso cui non esercita nessuna scelta, matura la capacità di decidere, di rispondere come atto di libera scelta.
Nel lavoro di addestramento al pronto soccorso multidimensionale, sviluppiamo questa capacità imparando a focalizzare la nostra attenzione e a compiere azioni coerenti.
Pratica di focalizzazione:
Per 5 minuti fissiamo l’attenzione su qualcosa che vogliamo realizzare.
Costruiamo interiormente la scena in cui si realizza questo intento.
Portiamo attenzione alle mani, permettendo che la mano destra incorpori l’intento.
Ora con un movimento della mano diamo forma a ciò che pensiamo, come un mago che crea quello che vuole con un gesto della mano.
Tocchiamo poi con la mano il nostro corpo, consentendo ad esso di allinearsi e dare vita all’intento.
Riconosciamo che l’agente del tocco è il nostro pensiero.
Poi tocchiamo oggetti vicino a noi.
Ci alziamo in piedi, portiamo l’attenzione al respiro e lasciamo che il corpo esprimi un movimento che rappresenta l’intento.
Il corpo si allinea con un pensiero, un intento, che noi stessi abbiamo scelto. Siamo a conoscenza della fonte del pensiero. Non è un pensiero che è arrivato. E’ un pensiero che abbiamo scelto consapevolmente.
Entriamo nell’essenza del pensiero tramite il respiro.
Lasciamo che il nostro corpo sia posseduto dal pensiero che abbiamo scelto.
Poi ci fermiamo e assumiamo una postura fissa, diventando trasmettitori di quel pensiero, dell’intento.
In seguito, coi muoviamo, seguendo l’onda che abbiamo generato trasmettendo.
Incontriamo altre forze ed energie, creando connessioni.
Ora attuiamo una configurazione di gruppo.
Portiamo attenzione alle memorie connesse con il nostro intento e respiriamole profondamente. Permettiamo a queste memorie di essere vive qui nel presente. Per la mente separata che riconosce solo il corpo fisico la memoria non è reale. Per questa mente la morte e il dolore sono inevitabili.
In un’emergenza si tratta di attivare il corpo emotivo tramite il ricordo dell’intento, di quello che scegliamo.

Tocco Astrosciamanico e Pronto Soccorso Multidimensionale, Seminario Base (parte 3)

Febbraio 19, 2015 by admin Lascia un commento

AstroshamanicHealing Touch e Pronto Soccorso Multidimensionale,
Seminario 1, parte 3, 14-15 gennaio 2012 (10.6), Sole in Capricorno, Luna in Vergine

Tutto quello che comunichiamo in questo corso e nei relativi appunti ha una natura strategica.

Ciò che dico potrebbe essere detto in tanti altri modi.
È un modo per trasmettere un’esperienza.

Quello che conta è la verità dell’esperienza, la sua autenticità e non il linguaggio che la descrive.

Un’esperienza è sempre autentica, laddove il linguaggio che la descrive è sempre falso.

Il linguaggio è una mappa che descrive il territorio in cui può aver luogo un’esperienza. Si possono creare diverse mappe per uno stesso luogo, in piccola o grande scala, accurate o inesatte. Tuttavia nessuna mappa è in grado di descrivere il tipo di esperienza che esiste nel territorio che ritrae.

Il territorio potrebbe essere cambiato radicalmente o non esistere più, laddove la mappa, a meno che non sia andata perduta, continua ad esistere.

Inoltre è anche possibile creare mappe di terre che non ci sono affatto, frutto dell’immaginazione di un individuo.

Quindi una mappa, il linguaggio e la descrizione relativa può riguardare qualcosa che esiste, non esiste più o non è mai esistito.

La mappa della terra, della nostra realtà separata, come quella della figura tratta dagli studi di Tycho Brahé (10.6.11) è la descrizione di un luogo che è esistito prima del 21 dicembre 2012 o che potrebbe non essere mai esistito.

Comunque siano le cose, una mappa, una descrizione tramite il linguaggio, è sempre falsa rispetto all’esperienza che descrive.

Secondo tale prospettiva non ha quindi senso comunicare un’esperienza mediante il linguaggio, poiché esso è inevitabilmente falso.

Tuttavia la menzogna del linguaggio può talvolta facilitare il conseguimento dell’esperienza, a condizione che ne garantisca totale autonomia e libertà.

Minore è il numero di possibilità di comunicazione e descrizione di una data esperienza, minore è la sua libertà.

Quando le possibilità di descrizione di un’esperienza sono minime o rigidamente controllate, allorché vi sono descrizioni ammesse e descrizioni proibite, ecco che l’esperienza viene meno, fino ad esaurirsi completamente.

Quando l’esperienza è libera, le descrizioni dell’esperienza si rinnovano in continuazione.

Quando l’esperienza è bloccata, esiste una sola descrizione, laddove tutte le altre descrizioni possibili sono represse, rimosse, proibite o limitate.

L’uomo allora non fa più esperienza, non vive più, diventa un replicante di una descrizione all’interno di una realtà fondata sul controllo della descrizione, che è appunto la caratteristica della realtà separata umana.

La sua esperienza non ha alcun valore, quello che conta è la sua capacità di conformarsi alla descrizione dell’esperienza fornita dalla realtà in cui vive.

Per esempio, la felicità e l’amore sono esperienze dirette. Quando gli individui sono liberi di fare esperienza della felicità e dell’amore, ne possono fornire descrizioni infinite.

Se invece manca questa libertà, è concesso replicare solo la descrizione arbitraria della felicità e dell’amore fornita dalla realtà che ha creato la descrizione stessa. Gli individui si conformano a tale descrizione riguardo la felicità e l’amore, non importa se questa corrisponda o meno alla loro esperienza di felicità e amore.

Se, per esempio, la descrizione arbitraria di felicità per una donna è quella di trovare un uomo, sposarsi, fare dei figli e mettere su una famiglia, si tratta di replicare questa descrizione. Il fatto che la donna in questione sia effettivamente felice o meno, è irrilevante. La sua felicità dipende dal fatto di essere in grado di corrispondere alla descrizione arbitraria della felicità fornita dalla realtà consensuale in cui vive.

Accanto alla descrizione primaria, ne esiste sempre una secondaria o alternativa, che consente di coprire la descrizione dell’esperienza della ribellione verso la descrizione primaria.

Steven Hawking (10.6) con il suo robot scheletro

Una realtà separata consiste sempre in due descrizioni parallele, in antitesi l’una con l’altra, in modo che sia la conformità alla descrizione così detta ufficiale sia la descrizione corrispondente alla ribellione verso l’ufficialità siano scorporate dall’esperienza diretta.

Di tanto in tanto avviene un’alternanza tra la descrizione primaria e quella secondaria, e questo si riflette nei cambiamenti a livello sociale, politico o religioso, che si verificano nel corso degli anni, secoli e millenni.

Vi sono replicanti di descrizioni primarie e replicanti di descrizioni secondarie, tutti parte dello stesso sistema, dissociato dall’esperienza diretta e fondato sull’automatismo.

In effetti la risposta ad una descrizione primaria è la conseguenza di una reazione verso una descrizione secondaria, e vice versa. Un impulso elettronico positivo è il risultato di una risposta ad un impulso elettronico negativo, e vice versa.

Questo è quello che accade nella Configurazione Umana Arbitraria.

In vero tale configurazione è una realtà elettronica simulata, fondata su impulsi elettronici positivi e negativi, cui gli esseri umani rispondono incessantemente fino a quando i loro circuiti non entrano in avaria e necessitano essere rimossi e riciclati.

Sebbene tutti vogliano essere felici e amare, la maggior parte degli individui non è affatto interessata all’esperienza della felicità e dell’amore. Vuole esclusivamente soddisfare la descrizione con cui è stato programmato riguardo l’esperienza di felicità e amore.

Poiché tutti sembrano volere soddisfare la stessa descrizione, che come abbiamo visto si articola in due varianti, primaria e secondaria, positiva e negativa, onde essere felici e amare, ne consegue che l’amore e la felicità diventano tali descrizioni, ovvero impulsi elettronici programmati.

L’esperienza sparisce e l’uomo si trasforma in un robot, un automa che segue delle istruzioni fornite mediante un linguaggio. Questa è la realtà dell’essere umano che vive nella realtà separata.

Il linguaggio umano è per sua natura separante, non rende possibile l’esternazione dell’esperienza e della verità che la sottende.

Poiché è rimasto solo il linguaggio e l’esperienza è stata persa, si tratta di usare il linguaggio per recuperare l’esperienza. Una volta recuperata l’esperienza è necessario poi discriminare tra linguaggio ed esperienza, senza permettere nuovamente al linguaggio di prevalere.

Questo succede allorché il linguaggio è di proposito finalizzato a distinguere tra esperienza e descrizione, quando il linguaggio invece di operare per programmare automi replicanti, si adopera per deprogrammarli.

Quando questa è l’intenzione, allora il linguaggio non si sostituisce più all’esperienza e svolge una natura essenzialmente strategica.

Le descrizioni che esso fornisce ben lungi dal sostituirsi all’esperienza la promuovono.

Per questo motivo nel linguaggio finalizzato a facilitare l’esperienza, sono fornite tante descrizioni, sovente strategicamente in contraddizione.

Si tratta di svincolare l’uomo dal suo asservimento automatizzato alla descrizione, fornendo tante descrizioni della stessa esperienza. Questo inevitabilmente causa confusione e risulta incompatibile per la natura replicante umana, abituata a rispondere ciecamente agli impulsi elettronici del linguaggio. Di conseguenza la maggior parte dei replicanti non è in grado di percepire descrizioni alternative o le rimuove rapidamente e continua a rispondere agli impulsi elettronici primari o secondari.

Il linguaggio non può comunicare la verità, ma può fornire tante versioni della verità, legittimandole tutte e invitando a promuovere ulteriori descrizioni, consentendo all’esperienza di descrivere, e non alla descrizione di prescrivere l’esperienza.

Nella realtà separata la descrizione è assoluta. Nella realtà multidimensionale la descrizione è strategica e accessoria.

Quello che è importante è l’integrità di ciò che viene espresso mediante il linguaggio.

Esistono diversi linguaggi e possibilità di descrizione. Laddove una descrizione vale l’altra, ogni linguaggio e descrizione possiede la sua integrità e le sue regole.

A tale riguardo è fondamentale essere consapevoli che fin tanto ci troviamo sul piano della comunicazione umana non è possibile uscire dalla sfera del linguaggio e della descrizione. Si tratta quindi di comprendere il funzionamento di diversi linguaggi e descrizioni e apprendere ad applicarli per sostenere l’esperienza dirette che decidiamo di conseguire, ossia l’Intento.

Quando lavoriamo con il multidimensionale troviamo moltissimi linguaggi e descrizioni, quello che tuttavia rimane immutabile è l’Intento, la meta del viaggio.

Se confondo la descrizione dell’Intento con l’Intento stesso, ecco che ritorno nel mio ruolo di replicante e mi dissocio nuovamente dall’esperienza.

Se confondo il cartello indicatore di un ristorante con il ristorante stesso, non mangerò mai.

Il linguaggio che uso in questo contesto è inteso a creare uno stato di emergenza, ecco perché usiamo il termine pronto soccorso multidimensionale.

Tale emergenza è in effetti per moltissimi versi giustificata in quanto come esseri umani abbiamo le ore contate.

Il corpo fisico ha una data di scadenza inevitabile. A differenza delle medicine o deglialimenti, che hanno una data di scadenza prestabilita, il corpo umano può scadere da un momento all’altro.

La maggior parte degli esseri umani, presi completamente dagli impulsi elettronici delle descrizioni primarie e secondarie, vive incurante su come procedere alla data di scadenza del suo corpo fisico, in quanto tali descrizioni non contemplano istruzioni su come operare a riguardo.

The Addams Family by Charles Addams (10.6.2)

Ne consegue che le descrizioni entrano temporaneamente in crisi allorché si verificano situazioni di emergenza. Da qui l’importanza degli stati di emergenza, quelli che consentono appunto l’emergenza dell’esperienza al di là della descrizione dell’esperienza.

L’emergenza, ben lungi dall’essere un fatto eccezionale, avviene costantemente. Gli esseri umani muoiono e nascono in continuazione, ma poiché la Configurazione Umana Arbitraria è incompatibile con l’esperienza dell’emergenza, non ne fornisce alcuna descrizione e di conseguenza l’esperienza non esiste.

Ognuno di noi cerca di evitare le emergenze, di modo che le descrizioni della vita arbitraria possano continuare, pur sapendo che l’emergenza è inevitabile.

Affrontare l’emergenza significa prendere atto che il corpo fisico ha una fine, e che secondo una prospettiva multidimensionale è già finito, è già morto.

La terza dimensione, quella del corpo fisico, non contempla il movimento nel tempo se non in maniera lineare e controllata, sulla base di una descrizione fissa, fornita attraverso il linguaggio che misura il tempo, quello dell’orologio e dei calendari.

Nella quarta dimensione e nelle dimensioni ad essa superiori è possibile muoversi liberamente nel tempo, ovvero il tempo è un’esperienza diretta e non una descrizione.

Quando una persona dice di avere per esempio 60 anni, sta fornendo una misurazione o descrizione del tempo, non un’esperienza. Poiché la descrizione determina l’esperienza, un individuo che ha 60 anni si comporterà conformemente alla descrizione di quell’età, indipendentemente dalla sua effettiva esperienza, che è del tutto irrilevante in un contesto in cui la descrizione determina l’esperienza.

In quarta dimensione quello che prevale è invece l’esperienza emozionale, laddove nella quinta domina l’esperienza mentale. Sia l’esperienza emozionale sia quella mentale sono indipendenti dal tempo e dalla sua descrizione.
Un individuo di 60 anni può avere le stesse emozioni e pensieri di un individuo di 20 anni, ma non la stessa descrizione fisica, e poiché la descrizione fisica prevale sia le emozioni sia i pensieri ne saranno dominati.
Poco importa se continuiamo a negare l’emergenza e la morte, o se invece la prendiamo in considerazione e ci prepariamo per essa, finché continuiamo a percepire la vita in maniera tridimensionale, ovvero lungo un percorso lineare e cronologico che parte dalla nascita e finisce con la morte, rimarremo sempre in terza dimensione, anche quando la vita cessa.
Da una prospettiva multidimensionale noi siamo già morti e seppelliti da sempre. Chi si muove nella Configurazione Umana Arbitraria è essenzialmente uno zombie, un morto vivente, un cadavere in avanzato stato di putrefazione, o meglio uno scheletro.

La vita è una danza macabra.

Il nostro corpo multidimensionale non si attiverà mai fin tanto che ci identifichiamo con il tempo lineare e cronologico, finché continuiamo a contare gli anni e a ripeterci che abbiamo 30, 40 o 60 anni.

Ogni volta che ci identifichiamo con la nostra età, diamo un colpo di mannaia ai collegamenti che abbiamo con il corpo multidimensionale.

Tutti i momenti di estasi, risveglio, di esperienza diretta con l’esistenza, si dissolvono, vengono cestinati, rimossi, in un attimo, solo con l’atto di guardarci allo specchio, pensando “sto invecchiando”, “c’è una ruga nuova”, “ci sono meno capelli” oppure guardando gli altri e facendo confronti “ho 53 anni, mentre lei ne ha 47, sei anni di differenza…”

Questi pensieri sono entità predatrici, parassiti che ci stanno addosso succhiandoci, appunto perché abbiamo scelto di trattenerle, di alimentarle con la nostra attenzione costantemente. In vero, desiderano essere liberate, e ritornare alla loro terra originaria, da cui li abbiamo esiliate.

Smettiamola di contare gli anni, di vedere la vita in funzione di un itinerario cronologico dalla nascita alla morte.

La realtà, vera e cruda, è che multidimensionalmente i nostri corpi fisici sono già morti da sempre.

Chi si muove nella Configurazione Umana Arbitraria è essenzialmente uno zombie, un morto vivente, un cadavere in avanzato stato di putrefazione. Siamo un insieme di pezzi di cadaveri trafugati da cimiteri e ricuciti insieme, con bulloni collegati a circuiti elettrici, proprio come la creatura del dottor Victor Frankestein, qui sotto impersonato da Colin Clive (10.6).

Il CUA è una danza macabra.

Non possiamo accedere al corpo multidimensionale se non siamo in grado di accettare che siamo già morti fisicamente, e che non siamo il cadavere ambulante cui prestiamo così tanta attenzione. Lo stesso si applica alle persone che conosciamo.

Accettando già da ora la nostra morte, cessando di contare gli anni, apriamo il portale del nostro vero corpo e le ossa trovano la loro dignità, lasciamo andare la larva e iniziamo a volare.

Se la casa in cui mi trovo brucia, il piano di emergenza consiste nell’uscire il più presto possibile dalla casa. Se non sono in grado di concepire e riconoscere alcun’altra realtà al di fuori di quella casa, allora brucerò. Comunque vadano le cose uscirò tuttavia dalla casa. Posso uscirci consapevolmente, prendendo la decisione di uscire e installandomi in una casa alternativa, oppure posso uscire inconsapevolmente, rimanendo nella casa che brucia e bruciando con essa fino a quando non rimane più nulla. In quest’ultima istanza uscirò alla fine dalla casa, ma siccome non sono in grado di concepire nessun’altra realtà all’infuori di quella casa, continuerò a credere di viverci anche quando la casa non c’è più.

In altre parole, gli esseri umani sono già morti da tempo, ma siccome essi seguitano a negare qualunque altra realtà al di fuori di quella in cui hanno vissuto, allora vi ci continuano a vivere come morti viventi.

Risvegliare la propria natura multidimensionale significa in primo luogo rendersi conto che il mondo in cui abbiamo sempre creduto di vivere non esiste proprio. Forse esisteva un tempo, ma ora non c’è più. Poi, sulla base del radicamento di questa consapevolezza, che può procedere solo tramite l’esperienza diretta, si tratta di agire di conseguenza e, come dice Mika “say goodbye to the world you thought you lived in”.

Tocco Astrosciamanico e Pronto Soccorso Multidimensionale, Seminario Base (parte 2)

Febbraio 19, 2015 by admin Lascia un commento

AstroshamanicHealing Touch e Pronto Soccorso Multidimensionale,
Seminario Base, parte 2, con Franco Santoro

14 gennaio 2012, (10.6), Sole in Capricorno, Luna in Vergine

Ricordiamo ancora che oggi il Sole è in Capricorno e la Luna è in Vergine. E questo vale anche per chi legge questi appunti in un giorno in cui il Sole e la Luna sono da un’altra parte. Sebbene oggi per chi legge i due luminari possano essere altrove, nella realtà parallela di questi appunti il Sole è in Capricorno e la Luna è in Vergine, punto e basta.

Se albero fossi, poesia di Sandor Petofi (10.6.7) Sole Capricorno, Luna Vergine, Ascendente Bilancia, poeta nazionale ungherese.

Sarò albero, se sarai suo fiore.
Se tu sarai rugiada io fiore sarò.
Sarò rugiada se tu sarai raggio di sole…
Mi basta che siamo una cosa sola.
Se, fanciulla, tu sarai il paradiso:
Allora io diventerò una stella,
Se, fanciulla, tu sarai l’inferno: (per
Unirci) io sarò dannato.

Il corpo multidimensionale base è come una pizza quattro stagioni. Quattro aree che fanno parte della stessa pizza, sebbene abbiano gusti diversi. Ciò che mette insieme le quattro aree è l’appartenenza alla stessa pasta della pizza. I quattro corpi sono solo dei condimenti che poggiano sulla superficie della pizza. Questa superficie è l’Identità Multidimensionale Centrale, ciò che sta sotto le quattro parti. Esternamente sono separate, laddove sotto sono unite.

Ora, prima di congedarci dal mondo degli occhi, chiudendoli, prendiamo un momento per riconoscerlo. Siamo coscienti degli occhi, la cui visione produce il mondo ove crediamo di vivere.
Occhi che portano la testimonianza della separazione, di amori che vengono e poi se ne vanno per sempre, di unioni agognate e abbandoni strazianti.
Occhi che piangono ogni notte per mani e corpi che non potranno più toccare, perché il tocco è il servo degli occhi, laddove l’oggetto del tocco non è più visibile, esso cessa di esistere.

Occhi che condannano tutto quello che vedono alla morte.

These eyes are cryin’

These eyes have seen a lot of loves
But they’re never gonna see another one like I had with you.
These eyes are cryin’
These eyes have seen a lot of loves
But they’re never gonna see another one like I had with you.

Nelle parole di Burton Cummings (10.6) Sole in Capricorno, Luna in Vergine, cantante del gruppo canadese The Guess Who, nel pezzo These Eyes.
Pratica 3 – Allineamento dei quattro corpi
Chiudete gli occhi e portate l’attenzione alle mani ed al respiro.
Le mani ci collegano con la realtà fisica e danno vita a rapporti costanti.
Il respiro ci collega con la realtà di quarta dimensione.
Se connettiamo mani e respiro, la sensazione che ne deriviamo è di respirare con le mani.
Qualcosa penetra ed esce.
Il corpo fisico interagisce con quello emotivo. Le nostre mani, impegnate solitamente a toccare la realtà fisica, ora toccano quella emotiva.
Possiamo collegarci alla nostra natura multidimensionale solamente mediante un brevissimo cambiamento di attenzione, svincolando la nostra concentrazione dal campo visivo e dedicandola per pochi istanti alla sensazione effettiva delle mani.
Allora ci rendiamo conto che, mentre siamo ipnotizzati dall’allucinazione del campo visivo, allorché in effetti siamo nella trance della vita ordinaria, esiste una costante interazione tra il nostro corpo fisico e le realtà multidimensionali, un coito ininterrotto.
Seppure questo rapporto non sia riconosciuto dal campo visivo, dagli occhi e dalla mente ordinaria e da tutti i sistemi di pensiero della Configurazione Umana Arbitraria, basta dedicare meno di un minuto nel fare attenzione al respiro e alle mani per prenderne atto esperienzialmente.
Se continuiamo a fare attenzione possiamo avvederci che lo scambio di energia tra il corpo fisico e quello emotivo è estremamente profondo, tanto da raggiungere le ossa e quello che c’è dentro ad esse.
Se dedicassimo al rapporto tra mani, corpo e respiro anche solo un dodicesimo del tempo che usiamo per asservire il mondo degli occhi e della mente allucinata, entro pochi giorni ci troveremo in una realtà alternativa.
Questa realtà, al contrario del CUA, è così reale che non ha bisogno di alcuno sforzo per essere mantenuta in vita, necessita solo di attenzione, richiede che prendiamo atto di qualcosa che esiste già.
La vita nel CUA è così dura e faticosa semplicemente perché, essendo un’illusione, tale configurazione necessita di sforzi immani per sopravvivere, che alla fine sono sforzi vani poiché il CUA è destinato a soccombere.
Basta permettere all’attenzione di muoversi libera e spontanea, senza il controllo dell’identità CUA, ed ecco che il CUA si spegne, finisce di esistere.
Il problema è che l’identità CUA non ci permette di essere liberi coscientemente, ci mantiene bloccati in un sogno dal quale non possiamo uscire se non in momenti di incoscienza, quando dormiamo o abbiamo esperienze non ordinarie.
Di tanto in tanto abbiamo esperienze alternative, di rapporto con le mani ed il respiro, di connessione con  il corpo multidimensionale, ma poi ci riaddormentiamo di nuovo e la nostra attenzione ritorna al CUA.
Ora, portiamo fermamente l’attenzione alle mani e al respiro.
Radichiamo nella memoria tutto quello che succede in questo momento, spazzando via con il respiro i pensieri CUA che magari dicono “non succede niente”.
Facciamo attenzione alla temperatura del respiro, così come la percepiamo nelle mani e nell’aria che circola nel nostro corpo.
Liberiamo la nostra mente dai confini angusti della nostra identificazione CUA,  consentendole di muoversi insieme al respiro che entra e che esce.
Compiamo un salto nel respiro, lasciamo che il corpo si tuffi nell’aria e diventi uno con esso, che è in realtà quello che succede da un punto di vista propriamente fisico.
Ascoltiamo quali parti del corpo sono stimolate dal respiro.
Seguitiamo a respirare pienamente, sentendo le mani e l’intero corpo, per qualche minuto.
Il respiro si muove con un ritmo, che scorre nel tempo oltre il tempo.

“Non è il tempo dell’orologio o del calendario, Non  ha urgenza. E’ tempo senza tempo. Un ritmo che è stato lo stesso per milioni di anni, che conduce oltre il mondo degli orologi incessanti, che si muovono marciando come eserciti la cui destinazione ineluttabile è la morte…” Alan Watts (10.6.9) Sole Capricorno, Luna Vergine, Asc. Sagittario.

Respiriamo.
Poi utilizziamo tutta questa energia che si è messa in moto con il respiro dirigendola verso un’idea di nostra scelta.
Facciamo  uno sforzo creativo.
Abbandoniamo i pensieri che ci arrivano in continuazione, i dati robotici dell’identità CUA e formuliamo un pensiero che scegliamo noi liberamente.
Consideriamo un’idea che ci piace in questo momento.
Ci muoviamo ora in quinta dimensione, nel corpo mentale, la parte creativa.
Continuiamo a respirare trasmettendo al respiro ciò che immaginiamo.
Il respiro lo trasmetterà al corpo.
Respira semplicemente… Just breathe…

Just Breathe di Eddie Wedder (10.6) con Sole in Capricorno e Luna in Vergine, cantante del gruppo Pearl Jam

Yes, I understand that every life must end. As we sit alone, I know someday we must go.Oh I’m a lucky man, to count on both hands, the ones I love,.. Some folks just have one,yeah, others, they’ve got none, Stay with me… Let’s just breathe. Practised are my sins,never gonna let me win. Under everything, just another human being. Yeah, I don’t wanna hurt, there’s so much in this world to make me bleed. Stay with me… You’re all I see. Did I say that I need you? Did I say that I want you? Oh, if I didn’t I’m a fool you see… No one knows this more than me. As I come clean. I wonder everyday as I look upon your face. Everything you gaveAnd nothing you would take. Nothing you would take Everything you gave… Love you till I die,.. Meet you on the other side.

Sentiamoci legittimati a immaginare qualsiasi cosa decidiamo volontariamente e a permettere al corpo emotivo di respirare ciò.
Il corpo emotivo respira l’Intento, quello che scegliamo di essere e volere.
Laddove il corpo fisico muore quando cessa di respirare, il corpo emotivo smette di esistere allorché non lo alimentiamo con il nostro intento. In mancanza dell’intento il corpo emotivo continuerà a vivere usando l’intento di qualcun altro. E a questo punto noi diventiamo robot, automi privi della capacità di scegliere e volere, carrelli della spesa spinti da altri.
Così come noi non riusciamo a vedere l’aria con gli occhi fisici, il corpo emotivo non vede i pensieri, tuttavia sono i pensieri che danno vita al corpo emotivo, proprio come l’aria dà vita al corpo fisico.
Siate onesti con ciò che decidete di immaginare e pensare.
Liberate il vostro corpo emotivo ed il corpo mentale attraverso il respiro e siate pronti all’eventualità che si manifesti direttamente, che ci sia un trasferimento nella realtà fisica di quello che pensate.
Ora, procedete in tale senso.
Fisicamente orientate il corpo  nella direzione in cui i vostri pensieri decidono di andare.
Vi sono 360° fisici di possibilità di direzione attorno a voi.
Scegliete il senso di marcia allineato con i vostri pensieri.
Ponete la vostra testa, il cuore e le mani verso quella direzione, rimanendo in contatto con la vibrazione che provate nel corpo, continuando a respirare consapevolmente.
Stiamo costruendo un ponte tra il nostro corpo fisico e quello mentale.
Generiamo ora un’onda magnetica tra il corpo fisico e l’obiettivo del nostro pensiero.
La manteniamo in vita con la nostra attenzione.
L’attenzione contribuisce a erigere il ponte, a recuperarne i pezzi scollegati e ristabilire i collegamenti tra le parti.

Ponte nei pressi di Stavropol (Russia), nel PTU 10-6-1 (Sole Capricorno, Luna Vergine, Asc. Ariete)
L’onda attrae ciò che è in rapporto con quello che abbiamo pensato.
Per sostenere l’onda, per costruire il ponte, è necessario un atto di volizione.
L’atto di volizione è un’attività mentale che infiamma il cuore e lo rende indefesso. Un cuore che sente il dolore e lo brucia, illuminando con esso l’intento dell’amore, che fa risplendere l’anima.

Il PET non è una via per vittima e bambini capricciosi, che rinunciano alla loro capacità di scelta.
La via astrosciamanica è una via di potere, in cui rivendichiamo la capacità di scelta in ogni momento, anche allorché la programmazione del CUA mette l’agente al muro, torturandolo o confondendolo, per renderlo schiavo e sottometterlo.
In quelle circostanze in cui apparentemente non c’è via d’uscita o scelta, l’agente rivendica la scelta di rilasciare o trattenere. Rilasciando può permettere a qualunque energia o situazione di essere usata per l’Intento.
Le circostanze in cui l’agente si colloca non dipendono dalla sua scelta, per cui l’agente non si sente responsabile se nevica, o c’è il sole, se qualcuno strilla o gioisce. L’agente si prende piena responsabilità per la sua risposta in qualunque situazione si trova.
L’agente non indossa una corrazza di durezza e impermeabilità per evitare il dolore e  i rancori. Al contrario egli si muove ignudo, trasparente, vulnerabile, sensibile a tutto, sia nel piacere, sia nel dolore. La passione, l’eccitazione, la pena e il dolore perturbano la sua pace perché egli è nudo, e vede solo ciò che è nudo. E poiché egli si spoglia fino in fondo è cosciente di quello che c’è sotto, una volta rimosso tutto: la fiamna che accende la sua anima, solo l’amore, e se non è amore, amor sarà.
Come canta il baritono Renato Bruson (10.6) con Sole in Capricorno e Luna in Vergine, “Sento nel core certo dolore, che la mia pace turbando va. Splende una face, che l’alma accende, se non è amore, amor sarà, amor, amor sarà.”
Come esseri umani generiamo in continuazione delle onde. Si tratta tuttavia di onde create dal corpo emotivo e prive di collegamento con quello mentale. Quello che succede è che siamo costantemente manipolati da pensieri inconsci che stimolano il corpo emotivo, il quale a sua volta opera su quello fisico, portandoci a compiere o non compiere determinate azioni.
La mente CUA, fondata sulla separazione, è il depositario di questi pensieri inconsci, che occulta mediante un’ampia gamma di strategie manipolatrici.
La mente CUA, essendo separante, articola pensieri di negazione, la cui natura è essenzialmente distruttiva. Tuttavia onde sopravvivere e attingere al respiro necessita di un collegamento con l’atto creativo. A questo scopo manipola la rete della vita, da cui riceve energia, per poi farla fluire in una realtà separata, in cui il collegamento con la rete della vita non è percepibile, in quanto coloro che fanno parte di questa realtà separata sono programmati per non essere coscienti di altre realtà.
Usare onde generate coscientemente dal nostro corpo mentale richiede un atto di volizione e concentrazione, poiché comporta rilasciare gli stimoli emotivi della mente CUA.
Ora, procediamo ad attuare un’ulteriore fase.
Permettiamo a ciò che stiamo pensando coscientemente, all’idea che abbiamo scelto, di allinearsi con una percezione più ampia, che include la nostra natura più espansa, la nostra identità multidimensionale.
Consentiamo a ciò che stiamo immaginando di allinearsi a qualcosa di più grande con cui aneliamo di unirci, identifichiamola con una qualità che ha senso per noi, lasciamo che ci sia un transito in entrata ed uscita.
Colleghiamo il nostro corpo mentale, i pensieri, al corpo spirituale, che è quello che dimora oltre, in uno spazio di unità incondizionata.
Respiriamo in allineamento con i quattro corpi e lasciamo che si compenetrino.
Il corpo fisico, emotivo e mentale, diventano ricettivi al corpo spirituale.
Il corpo spirituale entra nella polarità maschile, laddove gli altri corpi ricevono.
Rimaniamo in questo spazio di allineamento dei quattro corpi per qualche minuto.
Dopo di che, la pizza è pronta, una pizza quattro stagioni.
E la possiamo servire a tavola, liberandola nel movimento.
Diamo spazio alla danza.
Permettiamo ai corpi allineati di muoversi.
Consentiamo al corpo spirituale di operare e liberarci dall’allucinazione della separazione, ossia il peccato.
Il peccato è alla base del sistema di credenza dell’ego fondato sulla separazione. In vero l’ego vede il peccato ovunque poiché per l’ego il peccato è l’idea più sacra. Il peccato determina la percezione dell’ego. Tale percezione apporta inevitabile rabbia e paura. Il corpo spirituale sa che il peccato è un’illusione e vede il peccato come un’allucinazione. Il corpo spirituale non punisce il peccato, perché facendolo lo legittimerebbe e lo renderebbe reale. Il corpo spirituale rilascia e libera dal peccato. Questa è la Funzione.
Liberami dai peccati, Izono Zami, è il titolo del pezzo a seguire, usato durante il seminario jesino, del gruppo sudafricano Lusanda, in lingua zulu, impiegato pure nel seminario di tocco astrosciamanico tenuto nel 2006 a Benoni (Sudafrica), che nel PTU africano corrisponde a 10-6.

Tocco Astrosciamanico e Pronto Soccorso Multidimensionale, Seminario Base (parte 1)

Febbraio 19, 2015 by admin Lascia un commento

1005449_10151759843501041_950366899_n copyTocco Astrosciamanico e Pronto Soccorso Multidimensionale, Seminario Base, con Franco Santoro

14 gennaio 2012, (10.6), Sole in Capricorno, Luna in Vergine

Oggi è il 14 gennaio 2012, il Sole è in Capricorno e la Luna in Vergine, e ciò costituisce il binario 10.6, i gradi da 20 a 22½° del Capricorno, il PTU della Regione D10-6, corrispondente alla Russia, Sud-Ovest  e la collocazione Handoriana HSS 10-6, lo Stato di Kortex, Kingdom of Dulkas.

Ci troviamo in questo luogo fisico e simultaneamente siamo anche in queste collocazioni e in tante altre. Il sistema binario, il PTU e la collocazione Handoriana sono sistemi di misurazione multidimensionale.

Vi sono tanti sistemi di misurazione intesi a dare informazioni riguardo la quantità delle forme di terza dimensione. In questo caso ci riferiamo a quantità di distanza e tempo.

Da una prospettiva terrena di terza dimensione ordinaria esistono specifiche unità di misura per le distanze (chilometri, metri, ecc.) e per il tempo (giorni, ore, minuti), che sono sistemi ufficiali, di cui nella terza dimensione teniamo conto costantemente: ovvero le misurazioni in larghezza, lunghezza e altezza, e quelle relative al tempo, fissate dal calendario e dall’orologio.

Da una prospettiva multidimensionale impieghiamo sistemi di misurazione più ampi, e il primo sistema a questo riguardo riguarda la misurazione delle distanze di quarta dimensione. Tali distanze si misurano in unità spazio-tempo. Questo perché in quarta dimensione si può viaggiare nel tempo.

Di conseguenza, per esempio, un chilometro di quarta dimensione, è una distanza temporale e fisica allo stesso tempo. Il sistema binario 10.6, per esempio, è una di queste misurazioni di distanza multidimensionale. Questa distanza non è concepibile per i nostri occhi, che sono in grado di vedere unicamente la visione condizionata della mente umana separata, quella del tempo ordinario, ma può essere percepita da altre parti del nostro corpo ed è alla portata delle nostre emozioni, che risiedono appunto in quarta dimensione.

A livello emotivo possiamo spostarci nel tempo, e in effetti viaggiamo in continuazione sia nel passato sia nel futuro. E questi viaggi nel tempo determinano quello che ci accade nella vita più propriamente fisica, dove il tempo in apparenza è uguale per tutti.

Oggi è il 14 gennaio 2012, e questo è un dato che riconosciamo tutti, perché fa parte della misurazione ufficiale del tempo, il tempo umano.

indexIl fatto che oggi sia il 14 gennaio 2012 è il risultato di una decisione presa nel 1582 da papa Gregorio XIII (10.10.5), Sole e Luna in Capricorno, Ascendente in Leone, nato a Bologna, 7 gennaio 1502. Il calendario gregoriano sostituì allora il calendario giuliano di Giulio Cesare, addivenendo il tempo ufficiale per il genere umano. Quindi, il tempo umano corrente è stato creato da un bolognese, doppiamente Capricornuto.

Sebbene sia il 14 gennaio 2012 e il luogo in cui ci troviamo è quello che vediamo qui in terza dimensione, secondo la Configurazione Arbitraria Umana, in quarta dimensione ognuno di noi si situa in diverse collocazioni di spazio e tempo.

Alcuni di voi a livello emotivo sono in spazi che riguardano episodi accaduti ieri sera, oppure questa mattina, la settimana scorsa, dieci anni fa o anche mille anni or sono. Altri di voi sono nell’anticipazione di quello che potrebbe accadere domani, quando sapete che incontrerete una certa persona, oppure tra due ore, quando chiederò ad ognuno di voi di spogliarsi ed esibire il proprio corpo completamente nudo (rilassatevi.. sto solo scherzando, purtroppo).

Alcune parole sul tempo di Alan Watts (10.6.9) Sole Capricorno e Luna in Vergine:

index-150x150Il tempo è una misura di energia, una misura di movimento. Abbiamo concordato a livello internazionale la velocità dell’orologio. Osservate il vostro orologio… Potete notare che è un cerchio con delle lancette, che non si fermano mai. Quando pensiamo al significato della parola ora, ci riferiamo all’istante più breve possibile che è già passato prima ancora che ce ne rendiamo conto. Come conseguenza di questa idea favolosa, siamo gente che sente che non ha alcun presente, perché il presente svanisce istantaneamente. Diventa sempre passato. Abbiamo la sensazione che la nostra vita ci scappa, che perdiamo costantemente tempo. Quindi proviamo un senso di urgenza. Non si può perdere tempo. Il tempo è denaro. A causa della tirannia dell’orologio, sappiamo chi siamo solo in base al passato. Nessuno può dirci chi è, può solo dirci chi era.

La nostra identità di terza dimensione è soggetta alla tirannia del tempo, è un’identità che in effetti non esiste, che nell’istante in cui prende atto di sé, già è passata. Un’indentità che non ha tempo di essere, che quindi non esiste. E’ un’identità vittima del tempo, torturata dal tempo, che alla fine, senza alcuna eccezione, la uccide.

La nostra identità di quarta dimensione naviga nel tempo, si può fermare nel tempo, può andare avanti e indietro, ad alta velocità, al rallentatore, seguendo qualunque direzione e ritmo a piacimento.

L’unica possibilità per tale identità di emergere è quando non prestiamo attenzione al tempo ordinario.

Per collegarsi con l’identità multidimensionale, occorre dapprima distogliere l’attenzione da quella ordinaria. E questo accade in genere chiudendo gli occhi. Gli occhi ci mostrano la realtà del tempo, in cui tutte le persone che vediamo si muovono in base al tempo creato dal papa bolognese.

Chiudendo gli occhi, possiamo accedere in un’altra realtà. Ad essa vi accedono tutti, indiscriminatamente. Il tempo ordinario è così irreale che basta chiudere gli occhi ed ecco che ogni essere umano si ritrova in un’altra realtà, dove quel tempo non esiste più.

Gli esseri umani, senza alcuna eccezione, quando chiudono gli occhi per un certo periodo di tempo, e questo succede quando “dormono”, si ritirano dal tempo ordinario ed entrano in una realtà autonoma dal tempo, in cui ci sono persone e situazioni passate e future, che appaiono come presenti.

In effetti quando gli esseri umani “dormono”, essi si svegliano, laddove quando sono “svegli”, stanno dormendo, sono nel sonno del tempo.

Altri esseri umani, più rari, possono viaggiare nel tempo, anche senza dover dormire e sognare, essendo contemporaneamente nel tempo ordinario e in quello multidimensionale.

E allora passiamo alla pratica.

 

Pratica 1

Chiudiamo gli occhi e portiamo attenzione al nostro corpo fisico e la sua collocazione in questo luogo, che fisicamente ci accomuna  oltre la nostra collocazione emozionale e mentale.

Iniziamo a percepire le varie parti del corpo e lentamente parcheggiamo il nostro corpo come una carrozza e prendiamo atto di ciò che accade oltre, percependo le nostre emozioni, osserviamo il rapporto esistente tra corpo fisico e corpo emotivo.

Poi prendiamo atto dei nostri pensieri, del nostro corpo mentale, e del rapporto che esiste tra il corpo emotivo e quello mentale.

In seguito riconosciamo qualcosa che esiste oltre il corpo fisico, emotivo e mentale, al di là delle sensazioni, delle emozioni e dei pensieri. Si tratta del corpo spirituale. Riconosciamo il rapporto esistente tra corpo mentale e spirituale, tra i nostri pensieri e ciò che esiste oltre i pensieri.

 

Introduzione

Prima di iniziare con le pratiche di AstroshamanicHealing Touch è importante chiarire chi sono gli agenti del tocco, chi tocca e chi viene toccato. A tale scopo introduciamo alcuni elementi base di anatomia multidimensionale, così come si articolano strategicamente nell’esemplificazione dei quattro corpi primari.

Il corpo fisico, o corpo di terza dimensione, è una realtà incontestabile, percepita da tutti gli esseri umani. Di questo corpo, se siamo dotati dell’organo della vista, la parte cui facciamo primariamente attenzione è la faccia e in particolare gli occhi.

Vi sono diversi elementi nel corpo, tutti sovente ricoperti da vestiti corrispondenti, quali giacche, pantaloni, cappelli, ecc.

Il volto rimane invece sempre visibile.

È attraverso le caratteristiche del volto che identifichiamo fondamentalmente il corpo di un individuo, e non attraverso la sua schiena, il suo piede, o il sedere.

Per questo motivo nei documenti d’identità figura l’immagine del volto, e non quella di altre parti del corpo.

Di conseguenza, il volto è sempre tenuto scoperto, a differenza delle altri parti del corpo, che possono non esserlo, laddove alcune non lo sono mai, o quasi mai.

È verso queste parti che sono in genere occultate che si sofferma l’attenzione secondaria, quella ombra.

Proviamo allora, per un momento, a staccare la testa, ad eliminarla interamente dal nostro campo visivo. A considerare le altre parti del corpo, ciò che rimane quando la testa è stata rimossa.

Osserviamo quel che c’è in basso, sotto la testa.

A tale riguardo le donne sono avvantaggiate, poiché possiedono la capacità di osservare in maniera più espansa.

Le donne possono guardare contemporaneamente sia la faccia sia il resto del corpo di una persona, combinando attenzione primaria e secondaria in un colpo solo.

Gli uomini invece hanno una visione a tunnel, per cui osservando i loro occhi è possibile individuare che cosa stanno osservando.

Quindi un uomo che guarda la scollatura o le gambe di una donna, è inevitabilmente sempre scoperto, a meno che non proceda in un momento in cui non è osservato.

In un’ottica strategica multidimensionale è importante cessare di dare tanta importanza al volto, in quanto esso è il tiranno del corpo fisico, di cui detiene il monopolio ufficiale dell’attenzione primaria. Similmente si tratta di smettere di dare troppa importanza ai genitali, poiché essendo la parte più nascosta, rappresentano il tiranno avverso, quello che conserva il monopolio dell’attenzione secondaria.

In una realtà fondata sulla separazione, come quell’umana, la Configurazione Umana Arbitraria (CUA), la separazione esiste sia tra i quattro corpi, sia all’interno di ognuno di essi. Laddove secondo una prospettiva solistica tutta la realtà fisica è unita, nella percezione separata ogni forma fisica è distaccata, dotata di confini che la dividono da altre forme.

Ciascuna di queste forme fisiche ha una sua precisa identità, riconosciuta legalmente a tutti gli effetti. Esiste la separazione tra ogni essere umano, in quanto identità fisica a se stante, tra piante, minerali, animali, oggetti, e anche nazioni, regioni, comuni, proprietà private, ecc. La consapevolezza di queste separazioni è alla base della vita umana, laddove da una prospettiva multidimensionale essi sono inesistenti.

In una realtà separata non è permesso toccare, e pure guardare a lungo, altri corpi a meno che non vi sia un preciso accordo tra gli individui in questione. In una realtà multidimensionale toccare o guardare un altro corpo è lecito quanto toccare o guardare una parte del nostro corpo. Di conseguenza, ogni essere umano vive un costante conflitto tra una parte separata, che non può toccare e guardare, o essere toccata o guardata, e una parte multidimensionale che invece sente naturale toccare e guardare, essere toccata e guardata. Tale conflitto è alla base della sofferenza umana. Si tratta di un conflitto insanabile, poiché derivato da una percezione arbitraria, quella della separazione.

La separazione non solo esiste tra il nostro corpo fisico e quello degli altri, essa si espande anche nel nostro stesso corpo. Umanamente non riconosciamo un corpo nella sua totalità. Al contrario ne individuiamo arbitrariamente parti distinte, sebbene queste parti siano tutte unite tra loro. Ogni parte ha una specifica denominazione, con regole che ne governano la sua esposizione, così come la possibilità di essere toccate o toccare, guardare ed essere guardate, agire o non agire.

 

Pratica 2

Cessiamo per qualche minuto di identificare queste parti, e prendiamo in considerazione il nostro corpo nel suo insieme, senza alcuna suddivisione. In particolare soffermiamoci ad allineare le parti che più comunemente sono percepite come separate, per esempio, permettiamo alla testa di essere tutt’uno con le spalle e il seno. Consentiamo al seno di essere tanto naturalmente visibile quanto lo è la testa. Fingiamo di non sapere cosa vuol dire seno e testa, e immaginiamo di essere in una realtà in cui sia la testa che il seno sono esibiti pubblicamente, aggiungiamo anche la pancia, i genitali, le gambe. Permettiamo ad ogni parte del corpo di essere visibile, priva di vergogne, occultazioni, tabù o ruoli privilegiati. I genitali, il seno, il deretano non hanno nulla di speciale o proibito, e sono allo stesso livello di altre zone del corpo come il collo, le mani, i capelli.

Ora portiamo l’attenzione alle mani, che in effetti è una delle poche parti del corpo che è lecito esporre in ogni cultura. Osserviamole. Ci sono molti tipi di mani. Ma anche osservando le mani è sempre la testa che prevale, perché appunto è con gli occhi della testa che guardiamo le mani, così come ogni altra parte del corpo.

Poi facciamo qualcosa che manda in pausa la testa. Chiudiamo gli occhi e usiamo unicamente le nostre mani per prendere atto di ciò che ci circonda. Guardiamo, annusiamo, ascoltiamo, sentiamo esclusivamente con le mani. Fingiamo di esseri privi della testa e di disporre solo delle mani per poterci orientare e capire cosa c’è nello spazio in cui ci troviamo.

Nel momento in cui facciamo ciò, ecco che forse subitamente cominciamo a sentire un leggera vibrazione intorno alle mani. Questa vibrazione c’è sempre, tuttavia ne addiveniamo coscienti solo quando vi portiamo attenzione.

Usando la nostra fantasia immaginiamo il mondo delle mani, entriamoci totalmente.

Nel sottofondo la canzone di Nek (10.6), Sole in Capricorno, Luna in Vergine, che compie gli anni oggi (14 gennaio): Nek, Le mie mani.

Ora ritorniamo qui aprendo gli occhi. Osserviamo il cambiamento o contrasto tra la nostra precedente percezione e quello che accade ora

Vi invito a mantenere la consapevolezza della vibrazione nelle mani. Questa vibrazione esiste intorno alle mani e nelle mani, e indica la presenza di un altro corpo, che è in effetti molto più reale di quello fisico, che vediamo in base alla percezione separata dei nostri occhi. Questo corpo è in relazione con il corpo astrale, o emotivo, o corpo di quarta dimensione.

indexSulla scia di Gurdjieff (10.6.7) Sole in Capricorno, Luna in Vergine, di cui oggi (14 gennaio) si celebra il compleanno, possiamo paragonare il corpo fisico ad una carrozza, o auto, laddove il corpo emotivo è il cavallo, o la benzina. Il corpo mentale è l’autista, o il cocchiere

Il corpo fisico senza benzina non ha vita, non è in grado di muoversi. Il corpo emotivo fornisce l’energia, sebbene non contribuisce l’intento, l’idea di dove e come muoversi. Il corpo fisico è sospinto dal corpo emotivo, che a sua volta è guidato dal corpo mentale, quello di quinta dimensione, l’autista. Esiste poi un quarto corpo, che possiamo definire come corpo spirituale, o corpo di sesta dimensione, che identifichiamo come il proprietario dell’auto, che può essere presente nell’auto o meno.

Il proprietario dell’auto dispone di diverse auto, che possono essere guidate dallo stesso autista o da più autisti.

La suddivisione in quattro corpi (fisico, emotivo, mentale e spirituale) è tipica della maggior parte delle tradizioni esoteriche, sebbene i nomi per indicarli sono distinti.

Il corpo fisico è in rapporto con la Terra, e astrologicamente, a grandi linee, si riferisce all’Ascendente.

Il corpo emotivo è in relazione con la Luna.

Il corpo mentale è associato con il Sole.

Il corpo spirituale è rappresentato dall’intero cerchio astrologico, poiché unisce tutte le parti, è un corpo unificato, privo di separazione.

Il codice natale, che raggruppa la posizione di Sole, Luna e Ascendente, fornisce un’idea base delle caratteristiche dei primi tre corpi.

Tradizionalmente l’uomo è composto potenzialmente di questi quattro corpi. Questo significa che non tutti gli uomini dispongono effettivamente di tutti questi quattro corpi.

La maggior parte degli individui si riconosce solo nel corpo fisico, e non possiede la consapevolezza degli altri, che di conseguenza cessano di appartenergli, diventano a loro estranei.

L’essere umano ordinario è messo in movimento da impulsi emotivi di diversa natura che arrivano e vanno. Le emozioni si manifestano mediante desideri e repulsioni.

Se un individuo prova delle emozioni ciò non significa necessariamente che egli dispone di un corpo emotivo. Ogni essere umano, per il fatto che vive, è attivato regolarmente da emozioni, tuttavia la stragrande maggioranza delle persone continua a identificarsi unicamente tramite il suo corpo fisico ordinario. La sua identità è definita da un nome, cognome, una data di nascita, il suo aspetto fisico e le vicende della sua storia personale.

Le emozioni sono in rapporto con numerose identità, corpi emotivi che di tanto in tanto prendono il controllo di corpi fisici. Queste emozioni vengono e vanno, possedendo temporaneamente gli esseri umani. Fin tanto che un individuo interpreta le emozioni come parte della sua storia personale, della sua identità fisica, egli non possiede un corpo emotivo, ma è semplicemente posseduto da corpi emotivi che vanno e vengono. La sua condizione è paragonabile a quella di un robot, che si muove in base ad impulsi esterni, di cui non è consapevole.

A livello emotivo ci sono tantissime identità che prendono il potere per un tempo determinato, spostando il corpo in diverse direzioni. Il corpo è qui una carrozza, laddove le emozioni sono i cavalli.

Quando noi recuperiamo il corpo emotivo siamo in grado di ancorare il corpo fisico ad una precisa frequenza emozionale. Diventiamo capaci anche di operare su altri corpi fisici.  Nella sfera emotiva il corpo è come un vestito, per cui il corpo emotivo può indossare diversi corpi fisici.

Per recuperare la padronanza del corpo emotivo è necessario essere consapevoli delle emozioni che proviamo, senza identificarci immediatamente con esse. Si tratta di identificare le emozioni come corpi, così come siamo abituati ad identificare le persone e noi stessi attraverso il loro corpo. Esiste una sostanziale differenza tra la forma del corpo fisico e quella del corpo emotivo. Una persona può continuare ad avere lo stesso corpo fisico, laddove invece il suo corpo emotivo cambia.

Un carrello della spesa può essere spinto da diversi clienti di un supermercato. Il carrello è lo stesso, i clienti cambiano in continuazione. Come esseri umani facciamo attenzione solo al carrello.

In effeti l’uomo è un carrello della spesa, che passa di mano in mano, riempiendosi e svuotandosi di continuo.

L’uomo è un carrello della spesa incatenato ad altri carrelli della spesa, finché non arriva un corpo multidimensionale che, tramite un euro, provvisoriamente lo “libera”. Il corpo multidimensionale guida il carrelo lungo il supermercato, con un intento preciso, caricandolo di merci talvolta allettanti, di cui il carrello si compiace per la breve durata della spesa, per poi essere incatenato nuovamente alla fine delle compere e svuotato di tutto, anche dell’euro. E così procede incessante il sonno del carrello, che passa da un sogno all’altro, ma continua sempre a dormire.

Si tratta di imparare a svegliarsi!

Alcuni di noi hanno il vantaggio di riuscire a risvegliarsi momentaneamente, di svincolarsi per alcuni istanti dalle mani di chi guida il carrello, che mentre è preso dalla spesa, si dimentica di dove lo ha messo, oppure lo lascia nel parcheggio senza incatenarlo, dimenticandosi di riprendersi l’euro.

Tale risveglio è un’epifania, in cui il carrello comprende quello che potrebbe succedere una volta che conquista la libertà. Poi il carrello si riaddormenta, è riacciuffato dal Graha o nuovamente incatenato dal custode del parcheggio e privato dell’euro.

Non conta nulla risvegliarsi per poi addormentarsi di nuovo e continuare ad essere riempito e svuotato dai Graha.

Quando il carrello si impegna a conquistare la sua libertà, cessa di prestare attenzione alle merci con cui viene riempito, non si attacca più ad esse, perché sa che gli verranno portate via tutte, come è sempre accaduto. Non perde tempo a rimpiangere le merci che furono, o ansimare per l’arrivo del prossimo Graha con l’euro affrancatore.

Il carrello che  opera per la sua liberazione, sia incatenato sia libero, svolge il lavoro che ha deciso di perseguire quando era sveglio, si adopera fermamente a realizzarlo e non pensa ad altro. Svolge il lavoro, senza farsi distrarre dalle merci che entrono ed escono. Svolge il lavoro penetrando il Graha, raggiungendo la sua mente operativa, il Paheka, trattando con essa, permettendo alla sua visione di trasferirsi in 3D. n questo modo il carrello si riempe delle merci che gli servono veramente e le svuota nel punto giusto, quello in cui ha deciso di costruire la sua nuova dimora.

Questo è un lavoro fisico, non è una meditazione, né visualizzazione.

Questo è il lavoro fisico sull’Intento. E’ il lavoro che svolgiamo per sfuggire dal sonno e svegliarci.

L’altalena delle emozioni, belle e brutte che siano sono sogni, cambiano in  continuazione, sono le merci dentro e fuori il carrello, e il sonno è l’euro, il sonno è la vita dell’uomo che è data per fare compere e tolta all’atto dello svuotamento. Noi non siamo la merce, non siamo le emozioni, fin tanto che continuiamo a identificarci con le nostre emozioni, la nostra vita vale quanto un euro.

Gli occhi ci mostrano solo i carrelli, non mostrano il corpo emotivo che occupa quello fisico. Il corpo fisico è occupato in continuazione da distinti corpi emotivi.

Per esempio, vediamo il nostro amico Antonio, che ha certe caratteristiche fisiche che ci permettono di identificarlo. Il suo corpo fisico rimane lo stesso, mentre il suo corpo emotivo cambia in continuazione. In apparenza è la stessa persona, in realtà vi si alternano numerosi corpi emotivi e mentali, che si spacciano per Antonio, ma che si muovono in direzioni diverse.

Come dice Gurdjieff “il nome dell’uomo è legione”.

“L’uomo così come lo conosciamo, la macchina-uomo … non può avere un Io permanente e singolo. Il suo Io cambia con la stessa rapidità dei suoi pensieri, sentimenti ed umori, ed egli commette un grave errore nel considerare se stesso sempre una sola stessa persona; in realtà, egli è sempre una persona differente, non quella che egli era un attimo fa. L’uomo non ha un Io permanente ed immutabile. Ogni pensiero, ogni umore, ogni desiderio, ogni sensazione dice Io. Ed in ogni caso sembra si prenda per scontato che questo Io appartenga al Tutto, all’uomo intero, e che un pensiero, un desiderio o un’avversione siano espressi da questo Tutto. Nella realtà dei fatti, questa supposizione non ha alcun fondamento, Ogni pensiero e desiderio dell’uomo compare e vive in modo del tutto separato ed indipendente dal Tutto. Ed il tutto non si esprime mai, per la semplice ragione che esso esiste, di per sé, solo fisicamente in quanto cosa, ed in astratto quale concetto. L’uomo non ha un Io individuale. Vi sono, invece, centinaia di migliaia di piccoli Io separati, molto spesso interamente sconosciuti gli uni agli altri, che non vengono mai in contatto oppure, al contrario, ostili l’uno all’altro, reciprocamente esclusivi ed incompatibili. Ogni minuto, ogni istante, l’uomo dice o pensa, Io. E ad ogni istante Io è differente. Ora è un pensiero, ora è un desiderio, ora una sensazione, ora un altro pensiero, e via di seguito, senza fine. L’uomo è una pluralità. Il nome dell’uomo è legione.”

(Ouspenski, Frammenti di un insegnamento sconosciuto)

Gli occhi bloccano la consapevolezza del corpo emotivo e la coscienza della nostra natura multidimensionale.

Crediamo di vivere nel mondo che gli occhi ci mostrano, ma in realtà gli occhi rivelano solo l’angusto blocco in cui la nostra consapevolezza è tenuta intrappolata. Siamo imprigionati in una singola frequenza esistenziale. Ciò che gli occhi mostrano è il programma di una singola realtà multisensoriale, un unico canale televisivo virtuale.

Attorno a noi ci sono moltitudini di altre frequenze e realtà, ma gli occhi non li vedono, perché esse non sono compatibili con la mente che ha programmato il genere umano. Poiché è una mente separata, gli occhi possono solo vedere la separazione. Le altre realtà coesistono con la realtà separata e dimorano negli spazi vuoti esistenti dentro e fuori ciò che gli occhi vedono come spazi pieni.

Lasciamo perdere il mondo degli occhi e tutti gli accorgimenti come occhiali e lenti a contatto creati dagli ottici, come Alain Afflelou (10.6), per allineare la vista sulla frequenza CUA.

Nel corso di una giornata quanto tempo dedicate per compiacere il mondo degli occhi, quello delle persone, luoghi e situazioni visibili? Quante azioni svolgete fondate su quello che vedete fisicamente degli altri o su quello che gli altri vedono fisicamente di voi? Quanto tempo vi portano via le interazioni visive con gli altri, che comprendono anche gli scambi di e-mail, l’attività su Facebook, per telefono, skype, ecc.

Sia che usate gli occhi, le orecchie, la bocca e altri sensi, nella misura in cui il vostro riferimento orientativo sono gli occhi, siete sempre imprigionati nella frequenza del CUA, che contribuite a nutrire ed espandere, soffocando qualunque altra via di uscita.
Le mani sono una chiave per uscire dal mondo degli occhi. Portando l’attenzione alle mani riceviamo sensazioni che non sono in relazione con il mondo degli occhi. Se tuttavia gli occhi dominano e continuano a manipolare le informazioni derivate dalle mani, sarà sempre il mondo degli occhi a prevalere.

 

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AstroshamanicHealing Touch e Pronto Soccorso Multidimensionale: La Via della Terra (parte 1)

Febbraio 19, 2015 by admin Lascia un commento

AstroshamanicHealing Touch e Pronto Soccorso Multidimensionale:  La Via della Terra, con Franco Santoro, parte 1

Binario 1.11

I tre Stadi del Tocco Astrosciamanico

Nell’AstroshamanicHealing la pratica viene svolta in 3 stadi.
Il primo stadio è in relazione con la mano destra e con l’Intento.
L’Intento è  qualcosa che crea molta passione, esso si può esaurire in un attimo o al contrario ci può volere una vita per realizzarlo.

Lo scopo dell’Intento è quello di generare energia.

L’Intento è individuale e non vale allo stesso modo per tutti, esso non è astratto come per esempio l’amore.

L’esperienza è l’elemento che aiuta a trovare l’Intento, quando per esempio, entro nell’esperienza di ciò che per  me rappresenta amare ed essere amato individuando una situazione o una storia vissuta, questa esperienza genera potere e l’energia  si intensifica.

Non è sufficiente che sia solo qualcosa di visibile occorre che tutti i sensi entrino nell’esperienza, respirandola.

Il secondo stadio è in relazione con la funzione e la mano sinistra.
La Funzione mi permette di uscire dall’esperienza individuale dell’Intento, che può trasportarlo in un ossessione e mi permette di aprirmi a quello che arriva come risultato di quello che ho messo in moto.

Esempio: il mio intento è avere una famiglia unita, vado dentro questa sequenza e l’energia si intensifica, ad un certo punto c’è un salto e posso vedere qualcosa di totalmente diverso, questa è l’esperienza della Funzione.

La Funzione è un’esperienza sciamanica trasformativa.

Lo scopo dell’Intento è creare energia, non realizzare l’obiettivo che desidero.

Con l’Intento entriamo in rapporto con l’energia archetipica e con la matrice dello spirito.
Entriamo in rapporto con la guida che non ha una visione parziale e limitata ma è pura energia.

Collegandomi con questo spazio il mio tocco diventa un tocco di guarigione e la persona che viene toccata viene attivata da questa stessa forza.

Quando mi apro ad esprimere l’energia di ciò che voglio coscientemente e me ne prendo responsabilità, contemporaneamente mi apro anche al no.

Si tratta di rischiare, nello stadio dell’Intento non è importante raggiungere l’obiettivo ma liberare l’energia che blocca, e non farsi corrodere dall’indecisione.

Il tocco crea una trance quando non è riferito ad una persona o situazione e non viene interpretato.

Nel tocco astrosciamanico chi vi tocca è irrilevante.

La strategia di depistaggio dell’espansione di coscienza ha due modalità:
–       interpretare il tocco dando valore alla persona che sta toccando
–       uscire dal corpo e dimenticarmi dell’esperienza avuta

Nel tocco si tratta di rimanere nell’esperienza e nella sensazione fisica.

Il terzo stadio emerge quando si va totalmente nella polarità.
Solo quando le due polarità non hanno più voce si apre il terzo stadio.

Possiamo rappresentare il terzo stadio come il cuore, parte del corpo molto inflazionata …

Nell’astrosciamanesimo il terzo stadio è il momento in cui i due partners si staccano e si aprono al vuoto, il momento di sospensione apre all’integrazione.

L’integrazione con il terzo non è un triangolo, il terzo polo  unisce i due nel loro rapporto di polarità.

Il terzo stadio mi mette di fronte da un salto quantico in cui mi rendo conto che il problema è ridicolo, anche se dalla prospettiva dei due poli esso esiste ed è reale.

Nel terzo stadio le componenti si uniscono, nel momento in cui l’altro viene unificato il problema scompare.

Il conflitto tra le polarità, con qualcosa di negato e represso, attiva memorie scomode e trattengono nella polarità.

Il momento di passaggio del varco è dovuto ad un dolore talmente forte che, anche se il condizionamento è forte, non si può più sopportare tale dolore.

Il primo stadio è in genere un uno spazio di potere, quando il primo stadio va in crisi a causa del secondo si instaura una lotta tra i due poli.

Ad un certo punto si genera una frattura.

Il terzo stadio ci apre al mistero.
Pratica 1

Scegliere un partner e stabilire i limiti.
Entrambe i partner si focalizzano sul proprio intento e lo sentono nel corpo.

Il corpo fisico diventa un trasmettitore.

Nella prima parte si usa la mano destra e la mano sinistra può essere usata per bilanciare.

Il partner esprime l’intento con  la mano destra e lo connette alla funzione.

Il partner attivo cerca parti del corpo del partner che trasmettono forza e potere, seguite le sensazioni di piacere.

Se il tocco diventa fastidioso per chi lo riceve si tratta di segnalarlo senza parlare.

Il respiro è fondamentale, se vi sentite confusi tornate al respiro.

Al suono del tamburo connettetevi al vostro intento, aspettate prima di toccare, questa è la fase della preparazione.

Ora iniziate a toccare, trovate quindi un punto in cui arrestarvi rimanendo in contatto fisico con la mano destra.

Non c’è più alcun movimento, questo è il momento in cui ci arrendiamo alla funzione.

Focalizzatevi totalmente sul vostro Intento e su quello che sentite:
se quello che sentite è ciò che volete date il permesso affinché si realizzi e date il permesso a quello che c’è dietro di mostrarsi.

La risposta arriverà subito, si o no, è facilmente comprensibile ”questo è quello che voglio”, Si o No.

Dieci secondi per terminare.

Una volta terminato mettete la firma e lasciate andare la mano destra.

Prendete un momento per riconoscere quello che avete fatto ed anche per essere pronti a ricevere la risposta.

Sentite la soddisfazione di arrendersi alla rete della vita, essere chiari rispetto quello che volete e ricevere risposte chiare.

Ora invertite i ruoli.

Sintonizzatevi di nuovo con l’Intento, respirate, date vita ed energizzate il vostro Intento. Sia che date o ricevete date conferma al vostro intento e apritevi al Si o No.

Prendete un momento per distaccarvi dal partner, rimanendo con voi stessi.

Ritornate nell’ordinario e stiratevi.

I Sigilli Astrosciamanici

I sigilli astrosciamanici sono 144 e corrispondono alle combinazioni tra Sole e Luna.

Essi rappresentano tutte le possibilità di combinazione che esistono nelle relazioni e nei rapporti che abbiamo fra soggetto e oggetto, maschile e femminile, positivo e negativo e così via.

Qualunque polarità nel sigillo viene unita.

I 12 sigilli principali sono le lettere dell’alfabeto energetico, la matrice, quando ne combiniamo 2 creiamo dei monosillabi, unendoli ad altri posso creare una frase e un linguaggio energetico che è in rapporto sia con la parte solare che lunare.

Un linguaggio che fa presa sul visivo, non tanto sulla parola. Un linguaggio di simboli.

Il linguaggio di simboli mette insieme i due emisferi del cervello.

Nella strategia astrosciamanica essi non sono simboli, sono realtà, noi stessi siamo simboli di questi sigilli, una loro derivazione.

Gli esseri umani sono un’emanazione della matrice che produce la realtà.

I simboli hanno una durata molto più lunga, essi sono fermi alla matrice dell’essere, come elementi chimici si possono mescolare tra di loro in vari modi.

Vi invito ad osservare il sigillo 1.11, combinazione di 1 Ariete, Fuoco e 11, Acquario,  Aria.
Il modo in cui agisce questo simbolo è spietato, non si preoccupa delle conseguenze perché ciò che importa è rompere il blocco, sfondare.

Questo sigillo è particolarmente utile nelle situazioni in cui ci sono blocchi che soffocano.

Marte e Urano presenti come forza in questo sigillo, esprimono elementi maschili e non sono ricettivi.

L’immediatezza ed il cambiamento repentino sono componenti acquariane  molto utili nelle situazioni di blocco, esse forniscono una chiave di uscita nelle situazioni permanenti di stallo.

Come esseri umani siamo abituati a viaggiare in un solo canale ed è difficile creare dei passaggi di canale.

Questa combinazione ha un quantum leap, il rischio, il canale 11 non fa passaggi intermedi e crea un processo repentino di trasformazione.

Quando i blocchi sono creati consapevolmente hanno un vantaggio, sono io che creo le mura e posso anche decidere di metterci una porta.

I problemi ci sono quando non sono consapevole delle mura o mi sono dimenticato di averle messe.

Se mi dimentico posso sbattere la testa sempre nelle stesse mura. Se sbatto la testa significa che voglio uscire, altrimenti mi muovo all’interno delle mura, in uno spazio limitato.

Faccio un esempio. Decido di scrivere un libro perché questo è il mio desiderio da sempre.
Causa preoccupazioni e situazioni complicate questo libro non viene scritto e lo rimando in continuazione, posso allora decidere che basta, creo delle mura attorno a me per focalizzarmi solo sul libro.

Tengo lontano da me tutto, relazioni, salute, interessi perché porto l’attenzione solo al libro. Ogni volta che sbatto la testa mi ricordo che ho da scrivere il libro. Una volta che il libro è concluso ed ho avuto successo nel mio intento inizio a fare qualcos’altro ma comincio a sbattere la testa contro il muro che ho creato attorno a me, a questo punto si tratta di diventare consapevoli di quello che è successo, del muro che ho creato per isolarmi e scrivere il libro.

Occorre portare attenzione al vostro muro, qualunque esso sia. Portate attenzione a dove c’è il blocco, l’area del muro è la zona che nella vita vi crea costantemente delle ferite.

Vi invito ad individuare un esempio di situazione in cui sbattete sempre la testa.

Quando lo avete individuato  portate attenzione alla vostra mano sinistra.

Pratica 2

Vi invito ora a portare di nuovo l’attenzione sul vostro intento e sulla mano destra.

Aumentate il desiderio entrando nella soddisfazione del raggiungimento di esso, ora di colpo tutto è distrutto.

Tutto quello che avete costruito è perso.

Portate attenzione al respiro e al vostro corpo e ascoltate cosa succede.

Immaginate la distruzione totale del vostro sogno e sentitelo nel corpo.

Permettiamo alla mano sinistra di esprimere questo dolore senza annacquarlo con espressioni di speranza.

Respirate profondamente per entrare nella ferita, lo squarcio.

Vi invito a trovare un partner e a mettervi uno di fronte all’altro.

Quando parte la musica potete stabilire un contatto con le vostre mani, rimanendo in questa energia.

Ora rimanete immobili, respirate.

Staccatevi dal vostro partner per il momento e tornate nel vostro spazio buio.
Andate a toccare la ferita.

Esprimetevi con il vostro corpo, non rimanete bloccati nell’immaginazione.

Trovate un nuovo partner restando nella vostra ferita ed accettando che non c’è via di uscita.

Ora scambiate la vostra croce con il partner, il vostro compagno non conosce il tema della vostra preoccupazione o blocco, date nelle mani del vostro compagno il blocco e lasciatelo operare.

Incorporate il fardello del vostro compagno, non sapendo i dettagli potete andare direttamente all’essenza energetica.

Invochiamo una forza di sostegno per supportarci nell’operazione.

Ora completate ed incorporate nel vostro corpo.

Ora connettetevi al sigillo 1.11 per esaurire in modo definitivo il processo stagnante e predatorio.

Diventate i portatori del completamento risolutivo del processo.

Tornate quindi dal vostro partner e date la risoluzione del blocco al vostro compagno.

Si tratta qui di fare un tocco risolutivo e deciso.
Il partner passivo si collega con il blocco, anche se ora prova un senso di estraneità al blocco stesso.

Il partner attivo esprime tramite il tocco la risoluzione che ha ottenuto.
Il corpo del compagno diviene una mappa.

Ora il tocco inciderà sul corpo del partner passivo la risoluzione.

Respirate il tocco che avete ricevuto, incorporate la medicina.

Fate attenzione ai punti che sono stati toccati.

Cambio di ruoli.

Riassumiamo

La cosa più importante nel processo di guarigione è non identificarsi con la ferita.

Essere attaccati alla propria storia personale impedisce lo scambio che è di per se una guarigione.

Ecco perché nel riconoscere il dolore è necessario non focalizzarsi sulla sua risoluzione.

Il processo che utilizziamo dapprima riconosce la ferita e l’intento, poi crea uno scambio, lo mette in circolazione.

Tocco Astrosciamanico e Pronto Soccorso Multidimensionale, La Via del Fuoco (parte 3)

Febbraio 19, 2015 by admin Lascia un commento

AstroshamanicHealing Touch e Pronto Soccorso Multidimensionale:  La Via del Fuoco,
con Franco Santoro, parte terza.

Incorporamento

Noi attraiamo persone che rappresentano ciò che abbiamo da incorporare. Nel momento in cui esprimo un intento mi apro ad incontrare  persone che rappresentano il mio intento e mi fanno da specchio. Per incorporare la parte mancante si tratta di imitare la persona in questione.

Come nell’incorporamento diretto, l’incontro con la persona può portare ad una guarigione o sviluppare un’ ulteriore ferita.

La ferita si apre quando invece di incorporare la medicina dell’altro mi separo da lui e continuo a sentire la polarità entrando nel pensiero che non posso stare senza l’altra parte.

Quando c’è un consenso diretto all’incorporamento tra le persone la guarigione avviene più facilmente. Di solito non viene dato questo consenso nelle dinamiche di relazione.

Quello che viene confuso per amore è l’attrazione per la medicina che l’altro ha. Nel momento che  avviene l’incorporamento l’attrazione cessa e la persona si muove verso una nuova medicina.

Nell’amore convenzionale la relazione finisce quando non c’è più attrazione, proprio in quel momento si sviluppa l’ amore  vero perché posso vedere la persona per quello che è e non per quello che proietto su di lei.

Nella pratica di tocco astrosciamanico chiunque può rappresentare la persona che ha la medicina, la medicina è sempre dentro di noi, siamo noi che la proiettiamo su di una persona per vederla.

A questo scopo qualsiasi persona, anche se non somiglia alla persona in questione, può attivare il processo di guarigione.

Nel lavoro astrosciamanico è importante essere in una posizione di potere, se il rapporto con una persona che consente il recupero della medicina non è possibile occorre creare altre possibilità. Se soltanto una persona o situazione possono consentire il recupero della medicina questo indica una perdita di potere e l’inefficacia dell’incorporamento stesso.

Nel primo stadio di ogni pratica di Tocco si stabilisce l’intento, ciò che vogliamo. In questo stadio non si entra nell’adorcismo, qui si chiama la protezione, il sacro, la forza che dà potere.

L’energia che ha da essere incorporata non è sicura ed è ancora controversa, il primo passo del lavoro consiste nel rapportarsi con qualcosa che dà coraggio e forza ed è già acquisito. Quindi il vostro intento o la forza che avete già o avete già dominato.

Il primo elemento è identificare il soggetto e quello con cui vi identificate, nel secondo punto ci identifichiamo con l’oggetto, quello che manca.

Nel primo stadio si tratta di chiamare la forza che è facilmente disponibile, la guida, la fonte.

Spesso la forza da incorporare ci appare come antagonista ed è difficile chiedere supporto ad una forza che ci spaventa.

Queste forze demoniache non sono pericolose ma lo possono diventare nel momento in cui c’è paura e separazione sfociando in comportamenti molto pericolosi .

Nel primo stadio creiamo uno spazio di sicurezza e protezione.

Nel secondo stadio andiamo incontro a ciò che non conosciamo, c’è una tensione che  caratterizza il secondo stadio dovuta a qualcosa che è ancora distante.

Il terzo stadio è un momento di neutralità. Nel tocco astrosciamanico i due partner si separano e si rapportano con il vuoto. Se la pratica è molto intensa è opportuno che i due partner non si vedano per un po’, soprattutto se tra i due c’è attrazione o repulsione.
È importante stare da soli e amministrare ciò che si è ricevuto ed integrarlo.

Prima di passare al secondo stadio è importante bruciare tutto ciò che non serve, liberando il campo da idee e cose che creano problemi in modo da focalizzarsi su ciò che è importante in questo momento, l’intento ed attrarre la forza che è in relazione con esso.
Pratica 1

Muovere il corpo scrollandosi di dosso ciò che non serve, iniziamo con uno scuotimento morbido.

Andate  nel fuoco e bruciate in maniera sinuosa.

Focalizzate un obiettivo, trovate una posizione nella stanza che supporta la vostra focalizzazione, usate la stanza come una mappa in cui si trova il vostro oggetto.

Consentite alle vostre mani di rapportarsi con il fuoco, quando partirà la musica consentite alla mano destra di avvicinarsi al fuoco. Fate questo in maniera solenne, mettendoci energia.

Una volta che avete fatto questo prendete una carta, creiamo gli accoppiamenti a seconda della carta scelta.

Ora si tratta di concordare i vostri limiti con il partner, se ci sono zone sensibili da evitare e l’intensità del tocco (da 0 a 4). Le parti genitali sono escluse ma osservate se ci sono altre parti che preferite non siano toccate. Siate espliciti e sinceri riguardo a questo. Se durante il tocco vi sentite a disagio ditelo. Se l’altro vi indica il proprio disagio non sentitevi in colpa, è responsabilità dell’altro farlo presente.

Vi invito a decidere chi è passivo e chi è attivo, il partner passivo si sdraia e tiene gli occhi chiusi, trovate una posizione comoda e non muovetevi.

Collegatevi entrambe con il vostro intento. Il partner attivo può cominciare a toccare con la mano destra dopo essersi connesso, potete usare la mano sinistra per equilibrare il tocco ma la priorità di tocco va alla mano destra.

Focalizzate l’intento quando toccate.

Nella parte seconda vi collegate con la parte ombra, senza respingere quello che c’è ed usando la mano sinistra.

Nella terza parte vi separate dal partner, nessun contatto. Tutto quello che è successo nei due stadi viene integrato.

Tra i due partner si crea un magnetismo strategico, siete due punti opposti del cerchio.
Il vostro partner diviene l’oggetto della vostra intenzione, rilasciate ogni identificazione personale con lui.

Il tocco viene collegato all’energia di guarigione collettiva, una forza di unificazione.

Primo stadio: chiediamo l’energia dell’elemento fuoco in grado di energizzare.

Secondo stadio: prendete un momento per  collegarvi con la nuova energia prima di iniziare il tocco, se siete attivi assicuratevi di sentire questa energia.

Terzo stadio: se siete il partner attivo ora si tratta di arrestare il collegamento e mettervi da parte, non toccate più il vostro partner, mantenete uno spazio di neutralità, siate  un testimone.

Se siete passivi trovate il modo di integrare quello che avete ricevuto. Ci sono delle impronte lasciate sul vostro corpo in quanto passivo, lasciate che operino. Ora il tocco parte dall’interno.

Preparatevi a scambiare i ruoli, senza parlare.

Al termine vi invito a tornare qui e a guardare il vostro partner adesso. La condivisione avverrà più tardi.
Alcune considerazioni sul Tocco

Durante una sessione il tocco dura idealmente due ore, soprattutto si da spazio alla terza parte dove avviene l’integrazione e la persona può andare in spazi di trance o sogno senza la partecipazione dell’altra persona.

Ogni volta che c’è uno scambio tra individui molte informazioni vengono scambiate, noi possiamo ricordare solo quello che ci siamo detti ma tutto il corpo ed altri campi di energia si muovono ed interagiscono.

La notte serve per continuare con l’integrazione, durante la notte tutto quello che accade durante il giorno viene rielaborato in modo non ordinario. Tutti i dettagli che sono sfuggiti alla nostra attenzione durante la notte vengono riciclati.

Idealmente sarebbe preferibile avere tanti pisolini durante il giorno in cui si può andare in uno stato di trance, questi momento energizzano la nostra anima e  sono un vero e proprio nutrimento.

In questo modo entriamo in un viaggio sciamanico, uno stato non ordinario di coscienza senza che necessariamente sia notte.

La trance viene prodotta anche dall’attività sessuale, questa è una possibilità per far esprimere la parte non ordinaria.

Durante l’attività sessuale, anche le persone che non sanno niente di altre dimensioni per alcuni minuti si possono assentare dallo stato ordinario per andare in altri mondi, entrando in uno spazio non ordinario.

Questo è un effetto molto positivo ma da alcune persone può essere vissuto in maniera negativa e può creare problemi.

Dimenticarsi del partner durante un rapporto sessuale dimostra che siete disancorati dal legame di terza dimensione.

Nella vita ordinaria ci sono due possibilità abbastanza legittimate per andare in altre dimensioni, una è dormendo e sognando ed è uno spazio in cui tutti vanno anche se non vogliono, l’altra è attraverso intense attività di coinvolgimento con qualcuno che crea la trance, esempio una situazione di attività sessuale.

Anche nelle guerre questo accade, le guerre sono grandissime occasioni per andare in spazi di trance in cui si possono esprimere parti aggressive legittimate dalla terza dimensione ed è per questo motivo che esse esistono.

Un’altra modalità che permette la trance è l’attività competitiva come lo sport per esempio.

Ci sono diverse possibilità per andare in spazi non ordinari e far si che la parte multidimensionale si esprima.

Ogni volta che entriamo nel sogno, in fantasie o interazioni che creano stati di trance possiamo comprendere lo spazio multidimensionale.

Ogni volta che durante il giorno abbiamo momenti in cui la nostra parte razionale viene meno e siamo presi da una passione irrazionale è un segnale che ci stiamo rapportando con altre dimensioni dentro di noi e nella misura in cui siamo aperti ad esse, risponderemo conseguentemente.

La modalità di lavorare con le emozioni controverse è trasferirle nel corpo, attraverso questo trasferimento avviene un incorporamento e si sfugge all’isolamento imperativo mentale.

Il principale ostacolo nel recupero delle parti perdute e la nostra natura multidimensionale è la mente imperativa, il programma robotico che costantemente giudica sulla base di una realtà predefinita che esclude altre realtà.

Se questo programma viene scambiato per la nostra identità qualunque altra identità muore ed in particolare muore quella più profonda che esiste in noi.

Andando nel corpo e radicando nel corpo l’emozione sfuggiamo a questo meccanismo e l’energia comincia a circolare.

Per esempio se mi sento molto arrabbiato o in uno stato di eccitazione sessuale che la mente giudica negativo, io consento alla mia mente di continuare a giudicare ma esprimo con il corpo la rabbia o l’eccitazione sessuale e qualcosa comincia a cambiare.

I problemi accadono quando la mente è così profonda nella sua censura che blocca ogni somatizzazione ed io rimango congelato nella situazione.

Se cerco di arrestare il giudizio ed il pensiero entro in una guerra già persa in partenza.

Il programma è più forte di me e siccome occupa la mia mente non posso combatterlo attraverso la mente, posso però fronteggiarlo con l’energia.

Quello che vuole il programma è solo attenzione, combattendolo porto attenzione alla mente ed essa si espande e diventa più forte.

È come voler interagire con una segreteria telefonica, non ci può essere nessuna risposta.
È un programma ripetitivo continuo e separato, non inteso a dialogare.

Creando energia in un’altra parte del corpo essa si muove, anche se la mente sta ancora giudicando, c’è la possibilità di creare dei cambiamenti. Nel tocco ed in qualunque altra attività, l’importante è continuare ad operare incuranti di quello che dice la mente.

Nel momento in cui le diamo attenzione il movimento ed il tocco si congelano e non siamo più nel fluire.

Ecco perché talvolta il modo migliore di sfuggire al chiacchiericcio mentale è arrabbiarsi. La rabbia è l’emozione primaria che fa attizzare l’energia.

Un modo per muovere l’energia in persone che sono raffreddate è farle arrabbiare, nel momento in cui appunto l’energia esplode, essa passa dalla testa alla pancia e la testa va in tilt perché l’energia manca in quel punto.

Quando sentiamo la rabbia è un segnale che siamo vivi. Portiamo la rabbia nel corpo e la esprimiamo con le mani. Questa è un’energia di incredibile guarigione quando viene focalizzata.

L’abilità di un guaritore è la capacità di incorporare l’energia e di dirigerla.
Le energie che si utilizzano come strumento di guarigione sono terribili ed orribili, esse sono comunque le energie più potenti

Il desiderio, l’eccitazione, la rabbia sono energie potentissime che si tratta di dirigere.

Il punto di focalizzazione è il vostro intento.

Ad esempio se voglio diventare un cantante ed ho l’idea di cantare canzoni romantiche e questo mi fa arrabbiare, posso cantare con rabbia.

Se io percepisco la mia energia come non buona ma mi focalizzo sull’intento e decido di esprimerla con questo intento di guarigione, gli altri percepiranno l’energia in modo diverso da come la sta giudicando la mia mente.

Moltissime esperienze mi hanno confermato questo. Nel momento in cui io esprimo l’energia, qualsiasi essa sia, con una finalità di amore e guarigione essa opererà e verrà percepita in questi termini.

Siamo vittime del nostro sistema interpretativo. Nel momento in cui decidiamo a cosa dare supporto l’energia si colora di quell’intento.

I nostri pensieri e giudizi sono entità ed appartengono alla memoria collettiva. Sono forme pensiero, cioè identità di quinta dimensione a cui possiamo dire si o no. Possiamo scegliere di dare spazio ad una di queste entità isolando il pensiero al quale vogliamo dare energia.

Se sono in uno stato di rabbia non scaccio l’emozione ma richiamo il pensiero di amore  ed unità, questo mio pensiero creerà l’intento.

Questo facilita la possibilità di scelta al di là di quello che sento.

Nella multidimensionalità del nostro essere noi esistiamo in molti spazi, oggi posso sentire l’amore e domani l’odio, tuttavia non significa che sono passato dall’amore all’odio e l’amore non esiste più, ho solo cambiato canale e frequenza, il canale dell’amore c’è ancora e continua a trasmettere, forse non riesco a raggiungerlo per un problema di trasmissione.

Posso collegarmi con esso sapendo che esiste anche se ora non sono capace di vederlo.

Il potere che abbiamo come esseri umani è quello di chiamare ed invocare un’energia di supporto anche nei momenti più bui ed oscuri.

Come esseri umani non possiamo cambiare le circostanze della nostra vita ma possiamo rimanere fermi nell’intento che abbiamo indipendentemente da quello che succede.

Questo sviluppa la forza, è la chiamata che ci collega con quello che abbiamo scelto di essere e questo giungerà.

In altre parole, non importa in quale stato fisico, emotivo, mentale siate potete scegliere di usare questa energia per collegarvi con quello che volete.

Nel momento in cui rinuncio a questo potere di scelta e a cosa voglio dare energia sarò in balia delle circostanze della vita.

La mia vita sarà dettata da qualcos’altro ed io sarò un robot, vittima di ciò che accade.

Per esperienza dico che occorre un atto di fede,  la parte che scelgo e a cui do supporto arriverà quando al parte separata e che vive nell’allucinazione verrà meno.

Il Pronto Soccorso Multidimensionale aiuta a trovare strategie che supportano la scelta e la rivendicazione di ciò che voglio in ogni momento.

La prima cosa da fare è avere i mezzi di pronto soccorso. L’elemento più potente è la parte animale, esso è come un guerriero che arriva quando ne avete bisogno.

Nei momenti di emergenza potete fare riferimento  a questa energia.

La situazione di emergenza può essere fisica (morte, dolore, malattia) o emotiva, ci sono emergenze molto forti ed altre più blande.

Ci sono momenti in cui sentite sensazioni suicide, come altre volte potete sentirvi disperati o in preda ad emozioni di paura.

Un altro tipo di emergenza più pericolosa è la depressione, distacco e apatia totale. La persona aggressiva è ancora viva, invece chi è nell’apatia totale è uno zombie.

In questi casi si tratta di sviluppare prima l’aggressività e poi di dirigerla e focalizzarla. Si tratta di far arrabbiare la persona per farla sentire viva.

È importante fare una regolare manutenzione del proprio guerriero animale. Dedicando dieci minuti al giorno per attivare questa parte, nei momenti di emergenza essa risponderà facilmente.

Si tratta di permettere a questa parte di muoversi spontaneamente. Innanzi tutto occorre sapere cos’è questa parte, ad esempio se quando avete invocato questa parte si è espressa una scimmia o un animale predatorio si tratta di danzarlo.

Dare spazio all’animale anche nel mondo ordinario  per esempio correndo, immaginando di essere l’animale, senza dare nell’occhio.

L’animale va usato anche in modo divertente, provate a dare la mano a qualcuno pensando di dare la zampa del vostro animale di potere …
Pratica 2

State seduti uno di fronte all’altro collegandovi con il respiro ed il vostro centro.

Decidete chi tra voi è passivo ed attivo. Chi è passivo si collega con l’immagine di qualcuno che procura un forte desiderio o tensione.

Bruciate qualsiasi idea del partner di fronte a voi.

Se siete attivi immaginate qualcuno di fronte a voi con cui avete una forte connessione o tensione magnetica.

Quando parte il tamburo il partner attivo opera sull’altro che riceve.

Chiudete gli occhi e lasciate che vi guidi il tocco.

Ora tenete le vostre mani ferme in un punto.
Operate in un singolo punto con il tocco del fuoco.
Questo tocco lascia un’impronta che è una benedizione, come un tatuaggio.

La persona passiva riceve questo tocco e lo lascia operare.

Distaccatevi continuando a sentire il tocco. Sentite il calore anche se non siete più in contatto con il partner. Questo è il tocco del Sagittario, il più importante perché vi permette di sentire l’energia anche quando il fuoco non è più alla massima potenza.

Con le braci potete creare altri fuochi. Questo è il potere delle braci, sentire la vibrazione del tocco anche se chi toccava ora non c’è più, in questo modo qualunque cosa tocchiate,  anche se diversa da ciò che avete toccato in precedenza avrà la stessa qualità.

Ora quando parte il suono potete fare il riconoscimento aprendo gli occhi.

Condivisione.
IMC

Vi invito ad entrare in rapporto con colui che forse sa come si fa a prendere il volo.

Ci colleghiamo con quello che in astrosciamanesimo si chiama Identità Multidimensionale Centrale (IMC), cioè il conduttore del traffico.

Ci sono tante identità separate, tanti tempi passati e futuri, tanti universi paralleli e c’è un punto centrale che sovrintende allo smistamento di tutte queste identità separate.

Questo può essere rappresentato visivamente da una candela, dal fuoco, dal punto centrale attorno al quale ruotano i satelliti, l’elemento che in questo caso si addice di più è il fuoco.

Il Sole essendo  il fuoco rappresenta la stella centrale.

Dinnanzi a questa Identità Multidimensionale Centrale tutto brucia e perde di importanza.

Quando ci rapportiamo con questo elemento centrale tutta la periferia del nostro essere va sullo sfondo.

Il primo passo per ogni attività multidimensionale è prendere atto dell’IMC per non farsi confondere da quello che accade alla periferia.
Piano di Emergenza

L’emergenza è molto importante a tanti livelli. Quando c’è emergenza ci sono paura e panico ed è difficile ragionare, nei momenti di tranquillità è possibile creare delle strategie che possono essere utili nel momento di emergenza.

Ci sono tanti tipi di emergenza, situazioni di malessere fisico, emotivo, mentale.

Ora comincia ad essere riconosciuta anche l’emergenza spirituale e si sta diffondendo.

Un punto fondamentale del Pronto Soccorso Multidimensionale è la chiamata, chiedere aiuto, soprattutto quando ci troviamo di fronte a qualcosa per cui non siamo attrezzati e non sappiamo come reagire.

Nell’esperienza ordinaria in caso di soccorso abbiamo dei numeri da chiamare e tutti li conoscono, si tratta di avere quei numeri chiari in mente anche per il multidimensionale, qualcosa a cui ci possiamo afferrare e che rappresenti questo aiuto, poiché ci riferiamo ad un aiuto che non è fisico va stabilito un accordo con il multidimensionale e  lo spirituale.

Ciascuno si può creare questo aiuto su misura rapportandosi direttamente con i suoi riferimenti spirituali.

In qualunque tipo di esperienza la prima cosa da fare è un respiro profondo, l’assenza di respiro crea il panico.

La paura fa leva sulla mancanza di respiro, perciò respirando coscientemente ci si può disfare di molti elementi di paura e panico che non ci consentono di essere pienamente coscienti di cosa sta accadendo.

Ogni emergenza opera sul respiro semplicemente perché come esseri umani nel momento in cui non respiriamo più moriamo.

La paura massima che si attiva a livello fisico è quella del soffocamento  e dell’assenza del respiro, di conseguenza quando entriamo in situazioni di panico la prima cosa che si fa è trattenere il respiro.

Respirando invio il messaggio che sono ancora vivo ed evito di entrare in uno spazio che non appartiene al presente.

Ogni emergenza attiva dolori e terrori passati ed antichi. C’è un mucchio di terrore e paura a livello collettivo umano irrisolto e rimosso che esce quando ci sono situazioni di emergenza. Respirare dà la possibilità di ossigenare la mente.

Una volta respirato si tratta di collegarsi in modo esplicito con l’IMC.

È importante chiedere aiuto immediatamente alla propria Guida, a Dio, o a qualunque altra forza senza incertezza. A questo riguardo è importante decidere riguardo il destinatario della chiamata.

Il modo in cui avviene la chiamata è quello più spontaneo, è fondamentale essere sicuri che la chiamata sia stata fatta e non aver nessun dubbio su questo.

Chiedere con fermezza” Chiedo supporto alla Guida. Ho bisogno di aiuto”.

Se la situazione di panico è notevole o perdura continuare a chiedere ripetendo la chiamata come un mantra.

Ripetere la richiesta costantemente è utile soprattutto nei casi di grande terrore per togliere di mezzo pensieri terribili.

L’esperienza dimostra che quando c’è questa richiesta esplicita di supporto qualcosa avviene.

Chiudiamo gli occhi ed immaginiamo appunto una situazione di emergenza in cui ci siamo trovati in alcuni momenti della nostra vita. Immaginiamo un episodio del passato. Tutti gli episodi del passato coesistono simultaneamente nella multidimensionalità e ritornano di tanto in tanto.

Se noi coscientemente decidiamo di andare nel passato ad operare un piano di emergenza su una situazione che si era sviluppata in modo spiacevole, possiamo portare degli effetti nel mondo presente.

Osserviamo nei dettagli un avvenimento passato, andiamo nel momento in cui c’è stato massimo panico. Facciamo un bel respiro profondo e con fermezza chiediamo il supporto alla Guida, in quella situazione del passato. Notiamo se cambia qualcosa.

Vi invito a scegliere tre momenti del passato, in questo modo inserite il supporto nel vostro passato, con la possibilità di cambiarlo. Probabilmente in quell’episodio passato non avevate chiesto aiuto e vi siete fatti trascinare dagli eventi.

L’emergenza multidimensionale non si applica solo a ciò che sta succedendo nel presente ma anche ai vostri ricordi. Ogni volta che ci giunge un ricordo spiacevole di qualcosa che è successo è un emergenza multidimensionale che va gestita nel presente.

Quando cominciate a cercare nei ricordi e a selezionarli arrivano molti episodi.
Osservate se c’è un episodio particolarmente tenace. Individuate l’episodio più difficile sul quale ci soffermiamo per fare la pratica di emergenza.

Chiedete supporto. Vi invito a prendere in considerazione il vostro intento, questo è un elemento molto importante nel piano di emergenza, da un lato c’è la Funzione, dall’altro c’è l’Intento. L’emergenza può essere attivata dal vostro stesso Intento in quanto per supportare l’Intento è necessario sbloccare la situazione in cui c’è l’emergenza.

Quando abbiamo un Intento forte e decidiamo di trasformare la nostra vita abbiamo bisogno di energie nuove.

Ci sono energie del passato bloccate da paure che non sono disponibili per il nostro Intento.

Si tratta di essere coscienti del vostro Intento e di dare qualunque emozione sentite al vostro Intento, questo semplice atto di focalizzazione dirige l’energia di qualunque natura verso ciò che vogliamo.

Continuate a ripetere il vostro Intento come un mantra.

Ora possiamo mettere in stand by l’episodio.

Sottolineiamo l’importanza del collegamento con IMC e con l’Intento.

Prima abbiamo chiamato l’IMC poi abbiamo evocato il nostro Intento.

Dapprima ci dirigiamo verso la massima fonte di protezione che prende tutti i possibili intenti e poi ci focalizziamo sul nostro intento individuale.

Non è effettivamente necessario fare questo perché  l’IMC già fornisce la massima protezione, tuttavia focalizzandoci sul nostro intento individuale quello che abbiamo deciso, il processo diventa maggiormente creativo.

Dapprima ci rivolgiamo alla fonte comune, l’IMC qualcosa che è fuori dalla nostra realtà e poi sul nostro piano esistenziale e sull’intento che ci consente il radicamento di questa energia bloccata, qualcosa che è sulla nostra realtà.

Entrando nel passato per risolvere una situazione bloccata creiamo una nuova linea di tempo. Il passato non verrà cancellato tuttavia si può creare un passato alternativo con la possibilità che consente di entrare in un’altra linea tempo dove esiste una storia diversa.

Lavorando su alcune situazioni del passato cambiamo il corso della vita presente. Il problema è alla radice, tutto quello che cresce nel presente è frutto delle radici nel passato. È inutile lottare nel presente se la radice è corrotta.

Il presente mi porta dove voglio io, laddove nel passato volevo altre cose.

La cosa migliore per onorare un episodio del passato terribile è riesumarlo e cambiare l’evoluzione di quel momento.

Spesso la memoria di episodi passati serve a rafforzarli. Le commemorazioni servono a creare vittimismo e lamentele e ad entrare in uno spazio negativo.

Il modo migliore per creare il cambiamento è rivedere le condizioni che portarono all’episodio di paura e tragedia e creando una pista alternativa, se questo avviene collettivamente e teatralmente si apre una pista alternativa di guarigione collettiva.

Come nella televisione ci sono tanti canali, quindi un canale continuerà a trasmettere la scena del passato così come è avvenuta, ma in un nuovo canale verrà trasmessa una nuova scena con un finale diverso.

Questo rivendica la possibilità di scelta. Quel passato può essere utile per un motivo che noi non conosciamo, spesso quello che sembra una tragedia come la morte, in un’ottica multidimensionale è un fatto assolutamente normale o persino auspicabile.

È importante fare attenzione prima di cambiare un evento passato, nel caso in cui mi accorgo che l’evento non andava cambiato posso tornare nel canale precedente.

È importante non giudicare un evento del passato come sbagliato, anche gli eventi terribili possono avere uno scopo in un’otica collettiva più ampia.

Nell’emergenza multidimensionale ci esercitiamo a rivendicare il nostro potere di scelta, la strategia di cambiare il passato serve a questo scopo, in modo che io non sia vittima di qualcosa.

Quando scelgo volontariamente in andare in un momento doloroso, entro in uno spazio di potere. Se invece vivo questa situazione come vittima sono in uno spazio di mancanza di potere e mi lascio dirigere dagli eventi .

Ogni ricordo è una situazione di emergenza in cui potete esercitare una scelta che prima non avete fatto.

L’evento futuro è in relazione con l’intento, l’intento è creato nel futuro, visualizzo me stesso nella scena futura già realizzata.

Le esperienze passate del dolore represso proiettano nel futuro, operando sul passato lavoriamo su queste esperienze, la paura del passato inquina il futuro, possiamo andare direttamente nel futuro dicendo che è mio Intento che accada un tale evento.

È importante togliere il vittimismo dell’esperienza ed anche l’interpretazione personale degli eventi.

Ogni interpretazione va bruciata nel collegamento con l’IMC, quello che crea maggiori danni è il mio giudizio rispetto quello che accade. Questo alimenta il rancore. Il vittimismo è un’interpretazione.

Una volta che abbiamo bruciato tutto e messo in chiaro che al primo posto c’è l’assoluto, possiamo prendere atto di ciò che  per noi va bene o no, qual è il nostro Intento e focalizzarlo mettendo al primo posto l’annullamento della mia opinione.

Occorre che io mi prenda responsabilità rischiando, ammettendo anche che quello che voglio potrebbe essere sbagliato. Ciò presuppone la possibilità di una correzione, nel caso di uno sbaglio.

Quando un’emergenza è forte crea amnesia. Lo stato di emergenza è tale che non ricordo più niente.

In questi casi è importante portare con sé un bigliettino con le informazioni a questo riguardo ed anche avere immagini, disegni  e descrizioni  che possano più facilmente riportarvi al vostro intento.

È importante avere un descrizione chiara sia verbale che attraverso una sequenza di immagini del proprio intento in modo che proiettandolo nella nostra mente l’energia possa essere diretta.

È più facile usare elementi visivi perché quando ci sono emozioni forti le parole si bloccano, le immagini di terrore dentro di noi possono essere sostituite con altre immagini che scegliamo.

Questo sforzo creativo è un atto potentissimo.

Quando siamo in un’emergenza non c’è supporto, ma agendo secondo una modalità che dà supporto fa la differenza.

È molto importante non aspettarsi un miracolo immediato. Occorre che io rompa la linearità, rompendo la linea di tempo che mi trasporta in un determinato risultato.

Ci sono linee di tempo in vigore da tantissimo tempo che hanno un magnetismo incredibile, entrandoci sarò trasportato e mi comporterò come tanti si sono già comportati. Rompere la linea tempo significa fare un grande sforzo e sono necessari tanti strumenti.
Stato di Emergenza

La prima cosa da fare è prendere atto di cosa sta accadendo, ad esempio mi sento pieno di rabbia, mi viene voglia di fare qualcosa di terribile e rompere tutto

Posso fermarmi un attimo ed osservare cosa sta succedendo, facendo un inventario della situazione.

Ogni volta che siamo preda di emozioni esse sono forze invasive, spiriti che vogliono replicare determinate azioni, quello che fanno è fare il massimo per ridurre la nostra consapevolezza e la memoria si perde.

Se ci fermiamo e prendere atto di quello che sta succedendo espandiamo la nostra consapevolezza permettendoci di vedere altro. Anche portare consapevolezza al corpo serve a questo scopo, la cosa più importante è liberarsi dalla dichiarazione interpretativa di quello che sta accadendo.

L’interpretazione non è in rapporto con il presente ma con il passato, in certe relazioni le persone si arrabbiano terribilmente con qualcosa che non è in relazione con il presente, ma che richiama visioni passate,  riportate nel presente.

Una volta che ci rendiamo conto che abbiamo un’emozione che non vogliamo occorre dire con fermezza ”io questa emozione non la voglio e la rilascio”.

Il ruolo che abbiamo come esseri umani nel multidimensionale è minimo. Come noi raccogliamo un fiore senza preoccuparci di cosa sta pensando o provando il fiore, così gli spiriti si comportano con noi, se noi ci ribelliamo e diciamo di no essi si spaventano e si fermano.

Se ci identifichiamo con l’emozione stessa siamo già invasi, nel momento in cui ci distinguiamo da loro e diciamo no all’emozione affermiamo il nostro potere.

L’emozione è un’entità, possiamo interagire con essa come con un altro essere umano che ci sta aggredendo o si sta comportando in un modo che non ci piace.

Il paradosso mostra che in realtà il Graha non viene per aggredire, ma solo per transitare attraverso di noi, in quanto intrappolato dalla terza dimensione.

Il nostro scopo è farli transitare e non tenerli in prigionia.

I Graha sono entità intrappolate che vogliono tornare nella loro dimensione. Noi li teniamo in prigionia e cattività per anni o secoli ed essi diventano sempre più aggressivi, e quando escono fanno un gran pandemonio.

Il Graha è il concime, ha valore quando viene diretto verso l’intento ma non ha valore se  viene trattenuto. Qui c’è avidità ed ingordigia multidimensionale, noi tratteniamo qualcosa che ha valore tuttavia trattenendolo esso perde valore, perché abbiamo perso di vista l’intento.

È qualcosa che ha valore da un’altra parte.

Una volta che finisce l’emergenza è importante prendere nota di quello che è successo.
Scrivere consente di documentare il rilascio e crea un coordinamento con  le nostre funzioni cerebrali, l’atto di rilascio è spesso un atto non razionale in cui usiamo la nostra immaginazione.

Scrivendo utilizziamo l’elemento linguistico che in genere si oppone a questi processi, lo sforzo permette l’integra con la mente ordinaria.

In caso di emergenze molto forti è opportuno cambiare lo scenario. Se sono intrappolato si tratta di usare altre modalità di azione.

Andare via dal posto in cui mi trovo, usare una lista di cose da fare in alternativa a ciò che sto facendo, focalizzarsi sull’intento.

Ad esempio se il mio intento è di essere un artista posso cominciare con il dipingere, posso dipingere la paura o il senso di soffocamento che sto provando, andando direttamente nell’intento.

Disegnare o cantare la paura è un modo per dirigermi verso l’intento e  lasciarlo andare.

È importante avere qualcuno a cui rivolgermi che sia in grado di comprendere cosa sta accadendo. Due persone in emergenza possono aiutarsi reciprocamente.

Gli altri ci possono aiutare quando siamo in una situazione di amnesia ricordandoci il nostro intento, a questo scopo è importante dare la descrizione del proprio intento ad altre persone che possono aiutarci.

Nel momento di emergenza si può utilizzare anche il tocco. È importante che ci sia qualcuno che ci possa supportare anche fisicamente con un tocco o con un abbraccio.
In questo caso il rapporto fisico non va confuso o frainteso  con qualcos’altro.

Anche altre azioni sono utili per sviare l’emergenza, come per esempio fare una doccia o una passeggiata, correre, bere dell’acqua, chiamare qualcuno.

Anche se si ha l’impressione che non si esce dalla situazione è importante utilizzare un strategia che crea un cambiamento.

Torniamo al potere dell’elemento fuoco. La qualità di questo elemento è la capacità di bruciare tutto gli altri elementi sono più lenti nella loro capacità di annientare.

Se per esempio sotterriamo un corpo ci vuole molto tempo prima che si decomponga, stessa cosa con l’acqua e con l’aria.

Il fuoco incenerisce nel giro di pochi  secondi e tutto viene spazzato via.

La prima cosa da eliminare sono i nostri pensieri che creano l’emergenza stessa.

Le forme pensiero ci uccidono.
Pratica 3

Simuliamo una situazione di emergenza.

Metterò una musica d’emergenza e si tratterà di lavorare con l’elemento fuoco.

Chiamate la Guida e bruciate tutto quello che c’è, soprattutto i pensieri, muovete il corpo e le mani ma non interagite tra di voi per il momento.

Rimanete per ora nell’emergenza.

Fate un bel respiro e cominciate a bruciare i pensieri. Bruciate in modo spietato ogni pensiero vi giunge nella mente.

Lasciamo ora che il fuoco si attenui fino a far rimanere solo le braci e la cenere.

Ora rimane il fumo del fuoco. Il fuoco continua a bruciare dentro, ci fermiamo e ci connettiamo con l’IMC, il punto fermo al centro di tutto il punto di emanazione della luce.

Permettiamo ai nostri pensieri di diventare una colonna di luce, operiamo una guarigione su di noi.

Quando partirà la musica potete muovervi nella stanza e creare contatti con gli altri attraverso il tocco, decidendo la natura e l’intento del contatto.

Rimanete collegati perché il tocco viene dalla fonte, dal punto centrale.

Creiamo una singola colonna di fuoco.
Permettete a voi stessi di bruciare e di essere bruciati.

Ora vi invito ad aprire gli occhi e a scegliere un partner, una volta trovato mettetevi uno di fronte all’altro. Non entrate in contatto l’uno con l’altro anzi mettetevi il più lontano possibile.

Guardatevi da lontano poi chiudete gli occhi.
Portate attenzione al respiro. Permettete al vostro respiro di andare sempre più in profondità fino a scendere all’altezza del cuore.

Fatelo scendere ancora fino al plesso solare. Permettete al vostro respiro di raggiungere le parti più profonde del vostro essere, respirate con la pancia.
Ora il respiro scende sotto l’ombelico fino alla parte genitale e si espande nell’ano, respirate con tutta questa area.

L’invito è di sentire il fuoco nell’area genitale.

Consentite al fuoco di espandersi nelle cosce, nelle ginocchia e nelle gambe fino a raggiungere i piedi.

Metà del vostro corpo è in fiamme sta bruciando da l’ombelico in giù mentre il resto del corpo è freddo.

Il fuoco avrà lentamente la meglio. L’unica possibilità di scampo è il vostro partner molto lontano da voi.

Fra poco vi inviterò ad aprire gli occhi e a rimanere in contatto con gli occhi del vostro partner, senza muovervi.

Si tratta di raggiungere il vostro partner, attualmente siete immobilizzati perché il fuoco vi sta bruciando. L’unica possibilità che avete è guardare il vostro partner mentre tutto brucia.

Continuate a respirare con la pancia.

Si tratta di investire la massima potenza nello sguardo.
Ora muovete anche le mani ma rimanete nella vostra posizione, supportate lo sguardo con le mani. Incontrate il vostro partner senza muovervi.
Permettete alla vostra energia di essere proiettata verso il partner, interagite fisicamente restando immobili dove siete. Le vostre energie si incontrano e si intrecciano.
Nei prossimi minuti raggiungete il massimo dell’intensità.

Ora l’incontro è avvenuto e si verticalizza. Diventate una fiamma sola che si muove come un’unica colonna di luce. Potete chiudere gli occhi.

Tornate nel vostro corpo. Ora si tratta di rappresentare con il corpo quello che è successo. Quando parte la musica aprite gli occhi e lentamente avvicinatevi. Usate l’energia che avete sperimentato prima.

Bruciate tutto ogni idea che avete di voi e dell’altro. Bruciate passato e futuro.

Rimanete immobili lasciando semplicemente che il fuoco agisca. Dirigete il fuoco verso l’intento senza muovervi.

È il momento di visualizzare ciò che volete.

Distaccatevi al compagno e rimanete soli mantenendo la focalizzazione sull’intento.

Nello spazio in cui siete potete costruire il futuro che vi sta davanti, creando un percorso, create un nuovo spazio tempo, respirando.

Ora l’invito è di fertilizzare con i genitali questa linea tempo che sta crescendo.

Create ciò che scegliete non quello che arriva per caso. Portate attenzione ai genitali  respirandoci e  concedendo loro di essere agenti creativi intenzionali e non casuali.

Collegate i genitali con il resto del corpo: pancia, cuore, testa. Spostate questa capacità creativa e fertilizzante nelle vostre mani.

Nelle mani avete la capacità di fare e disfare, notate come diventano cariche una volta che gli date questo potere.

Si tratta ora di toccare il vostro corpo con le mani e di fertilizzarlo con questo potere creativo, permettete alle vostre mani di allinearsi con l’intento il tocco che supporta l’intento, ora toccate il vostro partner dandogli supporto  e ricevete il tocco.

Al termine ringraziate il partner e prendete nota.
Conclusioni

Quello che abbiamo sperimentato con la pratica è che se non è possibile  rapportarci fisicamente con qualcuno è possibile smuovere l’energia per far accadere un incontro.

Questo è l’aspetto multidimensionale. Ogni persona che incontriamo sia fisicamente che mentalmente la possiamo incontrare anche ad un altro livello, che non è riconosciuto e quindi è negato.

Quindi l’unica possibilità di incontrare una persona diventa quella fisica in questa realtà che inevitabilmente creerà dolore e frustrazione con la separazione.

La sofferenza umana è data dall’impossibilità di incontrarsi ad un livello più agevole che dura a lungo come nel multidimensionale.

Ogni incontro  e relazione implica l’abbandono  ed il terrore.

Quando c’è qualcosa che vi attrae sperimentate e allenatevi ad un livello più sottile a far quello che volete fare, legittimandovi a farlo. Per farlo occorre solo l’immaginazione ed il respiro.

Quando ci incontriamo a questo livello energetico incontriamo veramente l’altro.

In effetti l’attrazione sessuale è semplicemente un riflesso di qualcosa da cui siamo attratti ma non è la persona stessa.

Noi siamo attratti semplicemente dalla superficie, da un’idea, ogni volta che sentiamo attrazione agiamo con l’immaginazione.

 

Come operare con il tocco del Fuoco

Il fuoco brucia tutto. Questo è il preludio per focalizzare il tocco. Eliminare ciò che non serve per far spazio al nuovo.

Una volta che ho focalizzato l’intento  posso permettermi di lasciarmi andare e tutto ciò che  è non focalizzato si muoverà verso l’intento. Se continuo a focalizzare anche nel secondo stadio rimarrò solo nel punto di vista iniziale e non mi arriverà nulla di nuovo.

Quindi il primo punto è focalizzarsi, poi aprirsi a ciò che arriva.

Quando si pratica un tocco del fuoco l’operatore ha il compito di bruciare qualsiasi idea  ha della persona.

Il tocco del fuoco è istantaneo, veloce come una fiammata.

Il fuoco corrisponde alla passione, l’elemento cardinale che lo rende tale quindi è il desiderio, elemento che troviamo nel segno dell’Ariete.

Quando si applica il tocco del fuoco  per attivarlo in una persona occorre attivare il suo desiderio.

Le persone che ci attraggono ci ricordano altre persone che ci hanno attratto in passato, in un’altra vita o in universi paralleli.

In tal caso si tratta di essere onesti fino in fondo e di individuare nel corpo dell’ altra persona la cosa che ci attrae.

Si tratta di considerare il corpo come una preda e di ricercare la parte che ci interessa di più, il tocco del fuoco scatena una passione totale che non è moderata.

Come esseri umani abbiamo un grande blocco, non possiamo permetterci di toccare né di guardare un’altra persona, se potessimo guardare una persona in totale libertà l’energia tesa si potrebbe liberare.

Gli occhi sono pieni di tensione perché trattengono l’immagine di parti che non sono legali guardare.

Torniamo al desiderio e alla tensione che si crea cercando di raggiungerlo. Il tocco del fuoco è molto rapido e serve a scaricare la tensione creata.  L’energia arietina si scarica subito e si svuota completamente.

La modalità arietina è in rapporto con l’eiaculazione maschile, una scarica che crea la vita e si dona fino alla morte.

Nel tocco possiamo sentire quello che c’è veramente anche se non lo vediamo, molta energia e tensione si scarica nell’atto di guardare. Il guardare precede il tocco.

Nel contatto il primo elemento è quello visivo, dove si crea la tensione specialmente quando c’è attrazione.

Con il tocco le cose cambiano, c’è la morte dell’elemento visivo, si entra in un’altra dimensione.

Il tocco è istintivo, la finalità del tocco del fuoco è scuotere e bruciare la persona stessa.

Il tocco del fuoco può essere violento per certi versi, agisce di sorpresa. È l’atto dell’animale da preda che scruta con tensione magnetica la sua preda e poi improvvisamente sferra l’attacco in modo fulmineo.

C’è un altro tipo di fuoco che è quello tipico del Leone, un fuoco  fermo che sostiene, che brucia con centralità, senza movimento.

È il fuoco che viene da dentro, il fuoco del cuore. Con il Leone la passione è già stata espressa, l’amato è stato conquistato e non esiste lotta, c’è fusione. Mentre nell’Ariete c’è lotta ed antagonismo, nel Leone c’è stabilità e certezza.

Nel Sagittario il fuoco si sta spegnendo tuttavia è più potente degli altri due.

Nell’ottica sessuale, il fuoco dell’Ariete evidenzia il primo incontro,  è il momento in cui due persone sono una di fronte all’altra.

Se l’incontro va bene si stabilisce un contatto con il fuoco del Leone, i due trovano un ritmo comune  e si uniscono.

Nel fuoco del Sagittario rimangono solo le braci, c’è meno energia, le due persone hanno già dato il massimo per cui il loro movimento è più lento.

È un fuoco potente perché dura di più ma c’è rischio di dispersione di energia.

Il movimento si fa più sottile e trasformativo e continua a livello interiore.

Il tocco può essere fatto anche a distanza. Se c’è un consenso tra le due parti diventa  più potente. Entrambe le parti si  organizzano per creare un area di incontro che  come risultato di un’accettazione diventa reale.

Il contributo delle parti fa crescere questo spazio. Il vantaggio è che possiamo creare una terra alternativa.

Il tocco può essere praticato anche su se stessi o su oggetti.

Tocco Astrosciamanico e Pronto Soccorso Multidimensionale, La Via del Fuoco (parte 2)

Febbraio 19, 2015 by admin Lascia un commento

AstroshamanicHealing Touch e Pronto Soccorso Multidimensionale:  La Via del Fuoco.
con Franco Santoro, parte seconda

Tutte le informazioni fornite in questo blog sono intese esclusivamente come lettura ricreativa e in quanto parte di una simulazione, che non si propone in alcun modo di sostituire la percezione della realtà e la diretta esperienza del lettore. Non appoggiamo necessariamente le idee espresse in questo articolo.

 

Tocco astrosciamanico e tocco ordinario:

Nel tocco astrosciamanico coloro che operano svolgono una funzione che non è in relazione con la loro identità o personalità ordinaria.

Prima di procedere con il tocco è necessario chiarire i propri confini e conoscere quelli del partner, quali zone del corpo possono essere toccate ed il livello di intensità del tocco.

In qualunque momento della sessione il partner passivo ha la possibilità di dire SI o NO al tocco che riceve.

Una volta presi accordi essi vanno rispettati.

Chiarire questi punti porta guarigione perché implica una responsabilità, laddove i rancori sono la conseguenza di una mancanza di responsabilità.

È essenziale inoltre avere chiarezza sull’Intento prima di procedere nella pratica.

Tale intento potrebbe perdere significato durante la pratica, in considerazione di rivelazioni più ampie e sottili. Esserne consapevoli permette di ritornare agevolmente nella realtà ordinaria, integrando l’esperienza multidimensionale con quella di terza dimensione.

Quanto sopra è fondamentale per procedere con la sessione di Tocco Astrosciamanico.

Durante la sessione di tocco noi entriamo nella nostra identità multidimensionale, la parte che non è influenzata dall’identità ordinaria, che può assumere ogni ruolo.

Ci sono 12 identità matrici che rappresentano 12 energie, identità che noi abbiamo e viviamo costantemente senza rendercene conto.

Quando parcheggiamo la nostra identità ordinaria ci apriamo alle 12 identità matrici. Quella che si evidenzia maggiormente in quel momento viene utilizzata e l’opera di guarigione avviene incorporando questa energia.

Nel lavoro astrosciamanico il rapporto con lo Spirito Guida avviene attraverso l’incorporamento della Guida stessa, ossia noi ci trasformiamo in essa.

Partendo dalla mano io consento al mio corpo di veicolare totalmente l’energia, per agire su di me e su gli altri.

Questa pratica è comune in molte tribù indigene. Il teatro si basa su ciò. L’attore non interpreta un ruolo ma diventa il ruolo stesso per la durata della rappresentazione.

Nelle culture sciamaniche chi danza il lupo diventa il lupo stesso, per poi rientrare nella sua identità ordinaria una volta terminata la pratica, senza confondere le diverse identità.

Diamo qui la possibilità che si dà ad un essere di quarta e quinta dimensione di prendere il corpo fisico.

L’obiettivo è raggiungere qualcosa che non si vede fisicamente e dargli espressione attraverso l’incorporamento dell’energia, creando un ponte tra le dimensioni.

È importante distinguere tra cosa accade durante una pratica quando e la vita ordinaria di tutti i giorni.

È fondamentale riconoscere i confini tra ordinario e non ordinario.

Una volta ricevuto il tocco è importante riappropriarsi di ciò che si è ricevuto attraverso una fonte interiore.

Se per esempio ho ricevuto un tocco da Giovanni che in quel momento rappresentava la mia Guida, non si tratta di andare da Giovanni una volta terminata la sessione, ma di contattare la mia Guida e ritornare al modo in cui la percepisco.

Ognuno di noi ha 12 identità matrice, di cui due sono maggiormente in evidenza ed a volte in conflitto tra loro, mentre le altre sono spesso riflesse negli altri all’esterno. Durante una pratica di tocco posso recuperare altre parti perché il partner è portatore di esse.

La parte negata è in antagonismo con quella accettata. A volte esse si alternano. Questo conflitto è insanabile e la guarigione avviene solo con l’inserimento delle altre 12 parti.

Generalmente il terzo polo svincola dalla polarità.

Spesso c’è l’identificazione con una sola polarità mentre l’altra non viene riconosciuta internamente nemmeno come parte in conflitto, ma solo esternamente attraverso un’altra persona.

Quando sentiamo estrema ansia, disperazione e dolore dinanzi all’evenienza che una persona cara ci venga a mancare, questo è il sintomo  che stiamo vivendo esternamente la nostra seconda polarità.

In questo caso dipendiamo totalmente dall’altro, che seppure è dentro di noi, non riusciamo a riconoscere e proiettiamo solo all’esterno. Di conseguenza, se viene a mancare la connessione con l’altro, non è più disponibile una metà del nostro essere. Questa è una condizione molto precaria.

Scoprire la parte ombra dentro di noi è vitale, Anche se questa parte non ci piace  ed è contraddittoria, essa ci consente di essere vivi e integri, rilasciando il conflitto che esiste dentro di noi.

L’uso della mano sinistra corrisponde alla parte d’ombra.

Per comprendere la mano sinistra si tratta di accettare di scendere nei sotterranei del nostro essere, laddove si occulta ciò che non riconosciamo e proiettiamo negli altri.

La parte ombra ha un potere politico notevole, essa si esprime occultamente di tanto in tanto facendo cose proibite e mantenendo in vita il dualismo.

Durante le pratiche è meglio dare ampio spazio alla parte ombra per permetterle di uscire allo scoperto  mostrando i suoi aspetti segreti.

 
I Due Stadi

Pratica 1

Vi invito a focalizzarvi sulla mano destra, muovendola. Ogni volta che usate la mano con intenzione attivate energeticamente ciò che toccate.

Toccate oggetti dapprima e non persone. Facendo la pratica potete rendervi conto che sono in effetti rari i momenti in cui tocchiamo qualcosa con intenzione, mentre sono dominati i casi opposti di tocco senza intenzione.

Toccate con consapevolezza i vostri capelli, ed essi diventeranno antenne che vibrano del’energia di ciò che volete, così come ogni altra parte del corpo.

Gli oggetti di potere sono creati con tocchi d’intenzione.

Con quello che toccate cercate di essere più intensi ed il più possibile totali, bruciando qualunque altro pensiero. Lasciate solo ciò che volete.

Fatevi prendere totalmente dalla passione. Più siete presi dalla passione più riuscite a fare il vuoto rispetto altri pensieri.

L’individuo preso dalla passione non ha altri pensieri se non l’oggetto della passione.

Il vostro Intento ha da essere pieno di energia sessuale, onde vibrare di energia vitale, Provate ad usare la massima energia possibile mentre toccate.

Ora l’invito è di intensificare il tocco, e di diventare più drammatici, sentendo che nel vostro tocco con la mano destra c’è la partecipazione di una forza che va oltre i vostri limiti che è appunto, quella della Guida.

L’invito è di collegarvi con la Guida, diventando il potere di incorporare ciò che volete.

Il tocco del Fuoco è rapido, quindi in pochi istanti comunicate ciò che volete attraverso il tocco. È come accendere il motore dell’auto.

Quando parte il tamburo usate la massima energia e colpite, toccando qualsiasi oggetto, irradiandolo con la vostra energia.

(musica con tamburo)

Ora permettete a ciò che avete attizzato di prendere forma. Il tocco del Fuoco è rapido come il fulmine di Zeus.

Possiamo sistemarci tranquilli e rilassarci.

Chiudiamo gli occhi.

Lasciamo che il fuoco divampi. L’invito è di portare attenzione al respiro, e, con il vostro respiro, sostenere il vostro intento.

Portiamo attenzione alla mano sinistra.

Permettete alla vostra mano sinistra di riempirsi di tutto quello che vi giunge, sia che lo conoscete o meno.

Accogliete  ciò che vi giunge senza alcun controllo, questa è una forza diversa dalla precedente.

Invitate questo Spirito a mostrarsi. Comprendete  cos’è che lo porta qui.

(musica del tamburo)

Fate partire l’energia dal basso. Questa è un’energia animale, lasciatela emergere come tale dal basso.

Dimenticate la testa ed i pensieri. Lasciate che la testa sia nella vostra pancia.

Muovetevi senza toccare altre persone, lasciando uscire l’energia dal basso.

Permettete a tutta l’energia di andare nella mano sinistra, trasferendo il potere del tocco in essa.

Tutto quello che toccate, compreso voi stessi, trasmette questa energia.

Vi invito a trovare un partner e a stabilire chi è il numero 1 e 2 ed anche quali sono i confini.

Il partner 1 sarà passivo e 2 attivo.

Tornate nel vostro spazio di mano sinistra. Tenete gli occhi chiusi, il partner passivo può anche muoversi rendendosi il più passivo e ricettivo possibile, esponendo ciò che vuole sia toccato.

Il partner attivo si riserva di toccare o meno a seconda del suo sentire.

Il tocco avviene con la mano sinistra, che può essere aiutata anche dalla destra per bilanciare.

Il partner attivo osserva bene chi ha di fronte e si posiziona in maniera istintiva. Agite spontaneamente e lasciate andare le formalità.

Allo stesso modo il partner passivo trova la posizione che sente più favorevole.

Ciascuno prende la posizione più congeniale.

Siate il più autentici possibili, nello spazio in cui vi trovate, sia che siate attivi o passivi.

Entrate nella massima intensità.

(suono del tamburo)

Cambio di ruoli.

Staccatevi lentamente mantenendo la connessione.

Continuate a tenere viva l’energia distaccando solo la parte fisica dal vostro partner.

Sostenete l’energia del varco del vuoto tra voi portandola al massimo.

Lasciate emergere il pieno tra gli spazi vuoti che ci sono tra voi.

Respirate senza toccarvi, toccando senza toccare. Toccate qualsiasi cosa senza toccare.

Permettete a qualunque cosa tocchiate nel vuoto di cambiare forma, cambiando anche la forma del vostro compagno senza interagire con lui.

Siete liberi di esprimervi.

Chiudete gli occhi per entrare nella parte finale.

Si tratta di fare un maquillage astrosciamanico. Consentite alle vostre mani di avere la capacità di benedire, rendendo splendente ed abbellendo ogni cosa verso la quale dirigete la vostra energia.

Create la massima bellezza del vostro partner.

Create questo senza toccarlo, permettendo al vostro sguardo di muoversi liberamente lungo ogni parte del corpo, non solo il viso.

È uno sguardo di benedizione, libero da ogni giudizio, donate uno sguardo generoso.

Guardatevi negli occhi respirando.

Concludete respirando.

Chiudete gli occhi, tuffandovi in voi stessi, andate il più a fondo possibile, raggiungendo il fuoco che abbiamo trovato all’inizio.

Raggiungendo il centro nutritevi di esso, respirandolo.

Prendete un momento per riconoscere il vostro partner abbracciandolo con il vostro fuoco interiore.

 

Le Mani

Portiamo attenzione alle due mani ed alle loro dieci dita.

Chiudere gli occhi facilita l’attenzione ed il sentire delle mani. Sentite le mani.

Consentite alle vostre mani di essere come delle facce attraverso le quali potete vedere, ascoltare, annusare e gustare.

Lasciate che la vostra testa perda importanza a vantaggio delle mani.

Portate attenzione alle dita: prima i pollici, gli indici e tutte le altre dita, una ad una fino ad arrivare al mignolo.

Portate attenzione a quest’ultimo, restate immobili con tutto il corpo, dando attenzione solo al mignolo, muovendolo.

Se siete agitati, lasciate che il mignolo esprima la vostra agitazione.

Ora vi invito a portare attenzione ad un dito che è stato amputato, il sesto dito, come il dodicesimo, che sono opposti al pollice.

Questo è un dito invisibile e strategico.

Portate attenzione al dito invisibile, sentite la sua presenza alla  base della bmano, nel momento in cui date attenzione ad esso si crea un solletico.

Sentite la vostra mano con sei dita.
Il Sesto Dito

Il sesto ed il dodicesimo dito sono un ponte tra il visibile e l’invisibile.

Il sesto ed il dodicesimo dito hanno un ruolo strategico fondamentale per consentire al tocco di essere consapevole e allinearsi all’Intento.

Muovete il sesto dito senza toccare, toccate parti del vostro corpo usando la vostra immaginazione. A differenza delle altre dita, il sesto e dodicesimo dito possono vivere solo con un atto di volontà, di scelta consapevole.

Il tocco con dodici dita diventa più consapevole perché è necessario volontariamente tenere attiva l’attenzione sulle due dita aggiunte.

Aprite gli occhi e portate attenzione osservando la mano, al sesto e dodicesimo dito., essi sono la chiave per altre dimensioni.

 

Pratica 2

Continuate a guardare le mani respirando. Coinvolgete nel respiro anche il sesto e dodicesimo dito.

Espandete il senso di libertà alle vostre mani con il respiro. Fate attenzione all’orlo, il punto in cui le vostre mani incontrano l’aria.

Chiudete gli occhi e portate attenzione all’orlo. Usando la vostra immaginazione vi invito ad individuare davanti a voi qualcosa che è molto piacevole toccare.

Ora si tratta di toccarla con le vostre mani, tenendo gli occhi chiusi. Toccate e lasciatele scivolare nel modo che vi è più congeniale, in totale libertà.

Toccate senza negoziare, il vuoto non ne risente.

Nello spazio di immaginazione, le mani non fanno alcuna differenza tra ciò che è toccato realmente e ciò che è immaginato.

Toccate la cosa più piacevole per voi da toccare, osservate cosa è.

Più intensificate questo tocco e più la cosa che immaginate potrà manifestarsi a livello fisico.

Accettate questo rischio. Il magnetismo che si attiva attrarrà la forma fisica di quello che state immaginando.

Così come state toccando vi invito a lasciarvi toccare da qualcosa o qualcuno che crea piacere, permettendo al vuoto di rappresentarlo.

Abbandonatevi al tocco anche addormentandovi, lasciando che nel sonno continui…

Nel momento che porti attenzione al sesto dito entri in una percezione non ordinaria e permetti all’invisibile di prendere forma.

Ogni arto e parte del nostro corpo ha la capacità di vedere e percepire l’energia ma dato il monopolio e la dittatura della faccia le altre parti rimangono inattive.

Le parti che non ricevono attenzione si spengono e si disperdono. Esse sono parti della nostra anima che vengono perse, e l’attenzione rimane solo alla testa, mentre sono le altre parti che contengono più informazioni.

Lato ombra, energia istintiva ed animale

Quando ci rapportiamo con l’energia istintiva animale, energia proveniente dal basso, l’intero corpo si risveglia, seppur per la parte ordinaria questo è oggetto di ansia e negazione, dato che essa vive separata dal resto.

Uno dei modi per risvegliare questa parte è andare totalmente nell’ombra e vivere la nostra parte animale.

Gli animali non hanno i nostri sistemi di identificazione sociale. Se notate, quando due si incontrano per la prima volta, essi portanto immediatamente l’attenzione a certe parti del corpo che come umani teniamo bene occultate nei nostri incontri sociali.

L’uomo va nella parte animale quando la sua vita è minacciata e nel momento dell’emergenza. Ecco perché per stimolare la parte animale occorre attivare situazioni di emergenza.

La parte animale viene fuori dalla parte opposta della testa, quindi pancia e genitali, nel punto in cui c’è il cervello animale. Occorre trovare il punto più lontano dalla testa per non essere invasi dai suoi condizionamenti.

Quando scatta la parte animale nella testa si fa il vuoto. Andare nella parte animale non significa andare fuori di testa, significa sentire l’energia, consentendo alla testa di entrare nella parte del testimone.

Quando una persona va in uno stato di trance sciamanica non è mai posseduta, cosa che invece avviene regolarmente quando una persona è in uno stato ordinario. La persona in trance sciamanica rimane cosciente, ma la sua coscienza non interferisce con ciò che accade, ne prende atto come testimone neutro.

Il testimone porta consapevolezza osservando ciò che accade, senza giudizi.

Permettiamo alla parte interiore di recitare una parte.

In genere una parte di noi viene amputata o negata, esempio quando dormiamo diventiamo qualcun altro ma non siamo consapevoli di dormire.

Solo a volte siamo consapevoli delle due parti in azione, ciò significa che la nostra coscienza si sta espandendo.

Questo accade specialmente con le onde di confine, onde theta, in genere collegate con lo spazio tra il sonno e la veglia.

Ogni volta che siamo in più frequenze riceviamo maggiori informazioni. Questa è la natura dell’essere multidimensionale.

Il termine multidimensionalità indica la capacità di avvedersi di essere qui e anche da altre parti contemporaneamente.

Quando riesco a tenere l’attenzione su più parti si espande la coscienza, ma anche quando sono in un’unica frequenza posso continuare ad essere consapevole delle altre frequenze dove sto e dove posso spostarmi all’occorrenza.

Un modo per esercitare la multidimensionalità è di non vivere la vita in compartimenti separati, senza creare separazione tra sogno e veglia, mantenendo quello che abbiamo vissuto nel sogno vivo durante la giornata, e viceversa, per creare la connessione trai due mondi.

L’esercizio consiste nel portare degli elementi della vostra fantasia o sogno in situazioni reali e fare azioni nell’ambiente che sono in rapporto con essi.

Si può osservare se c’è una persona per esempio, che compie azioni simili a quelle del sogno o è vestita nella stessa maniera.

Questa pratica richiede attenzione in quanto la mente ordinaria è finalizzata a censurare, solo quando portiamo attenzione e con un piccolo sforzo ci predisponiamo ad osservare oltre il velo, la realtà multidimensionale può affiorare.

Portando attenzione alla realtà non ordinaria il multidimensionale si risveglia.

I bambini sanno vivere bene in due realtà contemporaneamente perché non hanno ancora subito la censura della mente ordinaria.

Nell’esperienza di tocco ci apriamo totalmente all’immaginazione e contemporaneamente siamo coscienti.

Qualsiasi cosa percepiamo durante il tocco la accettiamo senza necessariamente vederla come reale o interpretandola.

La pratica ci serve per espandere la coscienza. Una volta terminata l’esperienza torniamo nella realtà ordinaria.

 
Invasioni di entità

In genere la persona invasa viene portata dall’esorcista che provvede a tirare fuori l’entità dal corpo. La credenza è che colui che viene invaso non sia normale mentre chi estrapola l’entità è normale.

Il termine invasione in un contesto di unità non è accettabile, perché tutto fa parte del tutto e niente può essere invaso, mentre in una realtà separata la via verso l’unificazione avviene per gradi.

Affinché la parte separata possa comprendere l’unità è necessario che ci sia un passaggio dalla separazione totale ad una separazione parziale.

Il primo passo verso l’unità consiste nell’osservare il punto in cui siamo e riconoscere cose vicine a noi da cui ci siamo separati.

C’è qualcosa che ci segue ovunque e vuole essere riconosciuta ed integrata. Questa è la forza invasiva, questa forza è invadente nel momento in cui io non la riconosco, per cui la esperisco come antagonista.

Nel momento in cui io la integro me ne riapproprio e diventa parte di me ed il mio sé si espande.

Il modo più semplice  ed immediato per capire qual è la forza invasiva, il demone che ci perseguita, è identificare le situazioni della nostra vita che creano forti problemi, situazioni che fanno andare in tilt il nostro essere ordinario, soprattutto a livello emotivo.

In astrosciamanesimo queste forze sono chiamati Graha, che in sanscrito significa demone, ma anche pianeta astrologico.

Nell’induismo e nelle tradizioni orientali in cui il dualismo non è così forte come nelle religioni occidentali, i Graha fanno parte del Pantheon e vengono adorati come divinità.

L’equivalente in occidente è il Diavolo.

Graha è il termine sanscrito per la parola ‘pianeta’, questo vocabolo  è usato con un significato più ampio. Graha è il sostantivo del verbo grahana il cui significato è afferrare, stringere, quindi i pianeti esercitano un’azione di possessione o meglio di controllo sugli esseri umani.

In  astrosciamanesimo usiamo dodici Graha principali, mentre nell’astrologia tradizionale i pianeti sono 7 (Sole, Luna, Marte, Mercurio, Venere, Giove, Saturno).

Questa energia non riconosciuta si corrompe e diventa insanabile, contorta e perversa, trasformandosi completamente dal suo aspetto originale.

 
Pratica 3

Prendete un momento per identificare qualcosa nella vostra vita che vi perseguita.

Immaginate momenti tranquilli e poi d’un tratto vi ritrovate nella situazione orribile che già conoscete, la stessa situazione detestabile che vi perseguita da molto tempo.

Date un’occhiata alla vostra biografia, cercate un episodio, il primo che vi viene in mente, tenendo conto che la mente ordinaria fa di tutto per dimenticarsene.

Portate l’attenzione al respiro,c’è una parte del corpo che trasmette questa sensazione di  fastidio?. Prendete atto di cosa è, identificate il modo in cui si manifesta e si espande.

Invece di resisterle datele completamente spazio nel vostro corpo e fatevi possedere totalmente.

Quando sentite che l’energia  si è espansa andate nella stanza numero due del centro astrosciamanico, sala adibita al rilascio, e date totale espressione alla forza che vi possiede .

Date spazio al movimento estando per conto vostro e prendete atto di come si muove, quello che sentite è il Graha, non si tratta di capire cos’è ma di dargli spazio.

Ora entriamo nello spazio di protezione, prima di procedere con la fase di rilascio. Creiamo nella stanza un’area di protezione che possa contenere ogni cosa.

Vi invito a chiamare la Guida ed anche vi invito a riconoscere qualunque momento della vostra vita in cui avete bisogno di supporto e aiuto ed anche delle situazioni che creano imbarazzo e vergogna, difficili da condividere con gli altri.

Insieme all’intento di quello che volete vi invito a riconoscere ciò che non volete e crea disturbo nella vostra vita, l’irrisolto che di tanto in tanto o con frequenza continua a giungere.

È una zona familiare che vi portate dietro da molto tempo.

Quando l’avete riconosciuta potete uscire dalla stanza due.

Scrivete cosa è e fatelo con distacco, come un report che prende nota. Da un lato c’è il vostro intento, dall’altro ciò che non volete.

Potete trovare il vostro modo di disegnare le due parti, come un fumetto: l’Intento ed il Graha. Fate l’identikit ai due personaggi.

 
Esorcismo ed Adorcismo

Il Graha  può essere molto imbarazzante per la parte ordinaria e può portare a fraintendimenti.

Distinguiamo tra esorcismo ed adorcismo. Apparentemente possono sembrare pratiche uguali.

L’esorcismo estirpa qualcosa o un’entità che crea danno; la si toglie da qualcuno e di solito finisce in qualcun altro.

Una delle chiavi per fare l’esorcismo è capire il nome del demone, magari estorcendolo allo stesso con dei trucchi, perché solo nominandolo lo si può espellere con facilità.

L’adorcismo, invece, ha una premessa diversa. Non si tratta di estirpare un’entità, ma al contrario di adorarla in base al principio che questa entità non sia venuta per invadere e disturbare, ma perché chiamata dall’anima stessa.

Faccio un esempio: una persona molto timida non si mette mai in evidenza e sta sempre in disparte dedicandosi solo a lavori dietro alle quinte ma in un momento particolare si mette improvvisamente ad esibirsi e a recitare e ne è felice.

Il giorno dopo, quando gli amici le chiedono di farlo di nuovo si inibisce e non ce la fa.

In seguito, magari ad un seminario, riconoscerà la forza e la bellezza del suo intento ed affermerà di essere disposta a tutto per realizzarlo.

Ogni nostra richiesta d’aiuto viene presa in considerazione. Se fino ad ora ci siamo comportati in un dato modo nella vita, allorché scegliamo di cambiare arriveranno energie diverse dal solito.

Se siamo timidi e impauriti, per esempio, arriverà una tigre o un lupo e non un coniglio… Nel momento in cui la parte nuova arriva, essa è ovviamente ben diversad a quella vecchia, e la parte vecchia farà una qualche resistenza.

Il nostro consueto modo  di essere entrerà  in crisi. Tuttavia l’energia nuova, richiamata dal nostro sé più profondo, farà di tutto per venire fuori, incurante della nostra identità ordinaria.

In alcune culture viene riconosciuto questo passaggio ed è più facile l’incorporamento della forza nuova, La persona viene incoraggiata ad esprimere l’elemento di disturbo in un ambiente protetto.

La persona è invitata a danzare e ad esprimersi partendo dal disturbo e lasciandolo uscire. Il movimento continua fino a quando questa parte viene integrata. Dapprima esce come un veleno, un disturbo, e viene domata come un cavallo impazzito.

Nel momento in cui arriva il Graha  esso crea sconcerto nell’ambiente ordinario della persona. Se siamo sempre stati visti in un certo modo, nel momento in cui cambiamo tutti si allarmano.

Nel contesto in cui vige l’esorcismo ciò che esce viene eliminato. Nel contesto in cui invece prevale l’adorcismo, viene supportato per la trasformazione.

Il problema è che nella società occidentale l’esorcismo occupa il 99%.
Quindi, nella maggioranza dei casi questa forza viene abortita o eliminata.

L’esperienza sciamanica può permettere questo cambiamento.

Nella tradizione italiana un esempio tipico è la tarantella, sopravvissuta con l’espediente di essere un mezzo per curare una determinata malattia.

La tarantella è una pratica che viene interpretata a livello esorcistico come l’uccisione del ragno maledetto ed anche del serpente, ma in effetti è il retaggio di una pratica adorcistica precristiana in cui l’obiettivo era diventare il ragno ed il serpente da incorporare.

Le pratiche posso sembrare uguali ma soltanto chi  la svolge  con la consapevolezza  dell’incorporamento può ottenere la trasformazione.

In questo modo si sono mantenute le tradizioni sciamaniche.

Lo stesso suono del ritmo della tarantella facilita questo incorporamento.

 

© Franco Santoro, Findhorn Foundation Cluny Hill, Forres IV36 2RD, UK, info@astroshamanism.org

 

Tocco Astrosciamanico e Pronto Soccorso Multidimensionale, La Via del Fuoco (parte 1)

Febbraio 19, 2015 by admin Lascia un commento

Tocco Astrosciamanico e Pronto Soccorso Multidimensionale, La Via del Fuoco, con Franco Santoro

Seminario in  12.4

Tutte le informazioni fornite in questo blog sono intese esclusivamente come lettura ricreativa e in quanto parte di una simulazione, che non si propone in alcun modo di sostituire la percezione della realtà e la diretta esperienza del lettore. Non appoggiamo necessariamente le idee espresse in codesto blog, incluse le nostre.

Pratica 1

Vi invito a restare in silenzio e chiudere gli occhi, mantenendo un’assenza di visione. Nel silenzio ricercate un punto di riferimento nel buio interiore del vostro essere, una piccola luce la quale, man mano che ci si avvicina, si rivela essere un fuoco immane.

Di fronte a questo fuoco ci sono due possibilità: avvicinarsi il più possibile al fuoco onde percepirne il calore nella pelle, o buttarsi incondizionatamente nel fuoco e diventare il fuoco stesso… possibilità  raccomandabile.

A seconda dell’opzione celta, permettete al vostro corpo di percepire il calore o la fiamma del fuoco stesso.

La natura strategica di questa operazione consiste nel togliere di mezzo tutto ciò che non serve per lasciare solamente l’essenza. A questo scopo possiamo decidere di rosolare, o abbrustolire il superfluo, a fuoco lento, o farlo ardere velocemente.

Rivolgiamo l’attenzione all’esterno lasciando che il fuoco continui il suo lavoro all’interno.

Iniziamo il seminario sul Fuoco, permettendo ad ognuno di presentarsi nella propria essenza, in modo sintetico e con parole di fuoco, dando anche indicazioni del motivo per cui è qui.

Il titolo del seminario è Tocco Astrosciamanico e Pronto Soccorso Multidimensionale, il tema è in relazione con l’emergenza, aspetto che riflette il periodo della primavera.

Oggi la posizione del Sole è in Pesci, mentre la Luna in Cancro, ossia il Binario 12.4 secondo il Sistema Binario Astrosciamanico, di cui evidenziamo a seguire il Sigillo Astrosciamanico.

Entrambe le posizioni evidenziano l’elemento acqua, che con il fuoco non ha nessuna relazione, seppur l’emergenza può essere in rapporto anche con l’acqua.

Secondo l’orologio astrosciamanico ci troviamo in 12.4.

Le posizioni di Venere e Mercurio sono ora in Ariete, con elemento fuoco.

Di nuovo l’invito è prendere in considerazione il motivo reale per cui siete presenti qui, considerando che non è necessario condividerlo con gli altri. Siate onesti con voi stessi, prendendo atto sia dell’obiettivo di luce che di quello d’ombra, il lato nascosto, ed anche le ragioni che non conoscete, che tuttavia saranno evidenti una volta che accettate di conoscerle.

Lasciate che il corpo vibri senza dare importanza al linguaggio, mostrando l’essenza della vostra presenza qui, permettendovi di esprimere anche il motivo d’ombra.

Il corpo può esprimere la parte negata e costantemente frustrata. Se la mente sta censurando l’essenza, focalizzatevi su un altro punto del corpo in grado di sostenere il motivo reale per cui vi trovate qui.

Cambiate postura consentendo al corpo di assumere una posizione che rappresenti quello che avete da comunicare, senza conformarvi ad un modo standard, seguendo i vostri desideri più profondi. A tale riguardo potete alzarvi, sdraiarvi o prendere posizioni originali.

I desideri sono in rapporto con il fuoco. L’elemento fuoco è privo di compromessi.

L’acqua, l’aria e la terra possono creare adattamenti mentre il fuoco semplicemente brucia.

La passione annulla il pensiero e travolge. Permettete a ciò che brucia dentro di voi di divampare e ardere quello che non è importante.

I vostri pensieri si trasformano in carta, parole scritte che vengono cancellate ed annientate dal fuoco.

Inceneriamo la mente, tutti i giudizi, i blocchi mentali, le cattedrali di pensieri come le storie che ci raccontiamo …

 

Pratica 2

Lasciate che i pensieri brucino come carta.

Che direzione prendono le fiamme? Quale area della vostra vita si infiamma? Cosa sta bruciando?

Poiché Mercurio è nell’Ariete permettiamo alle storie che ci raccontiamo di bruciare, così come alle relazioni che non servono più e ci pesano addosso, evidenziate da Venere in Ariete.

L’invito è di condividere il vostro fuoco incontrando gli altri e di essere generosi con le fiamme, nell’incontro con gli altri le fiamme si espandono.

Riconoscete il fuoco dell’altro rimanendo nel vostro fuoco, permettendo all’altro di riconoscere il vostro.

Aprite gli occhi osservando le fiamme e diventando fiamma voi stessi.

Possiamo poi chiudere gli occhi e permettere al fuoco di rientrare all’interno.

Fermate il movimento, diventando una statua mentre il fuoco divampa dentro.

Vi invito a portare attenzione alle vostre mani e a muoverle sul vostro corpo.

Lasciate che le mani diventino torce che portano il fuoco nei punti del corpo in cui ce n’è bisogno.

Potete portare il fuoco nei punti del corpo che necessitano di lasciare andare qualcosa incenerendo le parti da eliminare o usare il fuoco per ricucire parti separate. Le mani vengono impiegate come raggi chirurgici che uniscono o rimuovono elementi.

Lasciate agire la mano destra portandola verso punti che coscientemente riconoscete necessitano di essere bruciati o curati, mentre la mano sinistra si muove istintivamente dove le pare.

La sinistra si sposta selvaggiamente.

Raggiungete un punto della mano destra e sinistra dove entrambe si fermano.

Lasciate che tra le due mani si crei una connessione e che le mani si uniscano attraverso una linea di fuoco che sostenete.

Respirate allineando il fuoco tra le mani.

Permettete al fuoco di diventare una guida di fuoco e di luce.

Infine lasciate andare le mani consentendo al fuoco di continuare a bruciare, mentre ci sistemiamo seduti.

Diamo le prime informazioni base di questa tecnica semplice ed istintiva.

Ogni volta che ci sono complicazioni ritornare sempre alla tecnica base.

La tecnica di tocco astrosciamanico è una tecnica molto antica e semplice che già conosciamo pur senza saperlo.

Il tocco serve per ricucire  le parti separate che sono state abbandonate o  negate.

La mano destra è l’espressione di ciò che vogliamo e conosciamo, mostra quindi l’intento, mentre la sinistra è istintiva ed esprime aspetti di ombra che non conosciamo coscientemente. Attraverso la terza parte le due fasi si integrano ed è possibile entrare nella ricezione.

Una sessione di tocco astrosciamanico  è fondata sulle tre fasi, Intento, Rilascio ed Integrazione, ci sono  due partner di cui uno attivo e l’altro passivo.

Nelle prime due fasi il partner passivo è disteso, mentre quello attivo opera su di lui trasmettendo con la mano destra l’intento cosciente e con la sinistra la parte inconscia ed istintiva.

Nella terza fase non è più necessario il tocco in quanto sarà il vuoto ad operare l’integrazione fra le due parti, quindi i due partner si distaccano fisicamente e si sistemano per ricevere.

 
Introduzione al Tocco di Fuoco

Ci colleghiamo all’Intento. Utilizziamo il corpo per esprimere l’intento. Il vantaggio di usare il corpo sta nel fatto che esso è molto più immediato nelle sue comunicazioni rispetto alla mente.

Lasciamo comunque spazio alla mente ed alle emozioni di essere espresse dal corpo.

Nel Tocco si usano prevalentemente le mani, ma può essere utilizzato anche tutto il corpo.

Le mani sono costantemente in relazione con le cose che facciamo, sebbene difficilmente prestiamo loro attenzione, a meno che non decidiamo coscientemente di farlo.

Durante una comunicazione verbale le mani si muovono. Nei paesi mediterranei il suo uso è notevole, anche nei paesi nordici si usano, sebbene con gesti meno visibili.

Questo tipo di comunicazione non viene colta perché l’attenzione è posta sempre sul linguaggio.

L’attenzione alle mani può rivelare moltissime informazioni.

L’invito è dportare l’attenzione alla mano destra dimenticandovi della faccia delle altre persone. Lasciamo che la nostra mano destra rappresenti la nostra volontà.

Diamo potere alla mano destra permettendole di premere un pulsante che attiva un meccanismo.

Premendo il pulsante si accendono desideri. Osservate dapprima il pannello di controllo con i pulsanti che permettono l’accensione dei desideri, poi identificate il desiderio che volete accendere. Il pulsante può attivare qualcosa di molto generale o più specifico, a questo riguardo è importante conoscere il proprio desiderio.

Una volta portata chiarezza nella mente ed identificato il pulsante potete alzarvi in piedi.
Pratica 3

L’attenzione va totalmente alla mano destra, chiudendo gli occhi sentite la mano destra che si sta avvicinando al pulsante posto nel pannello di controllo.

Sentite che avete la possibilità di scegliere se accenderlo oppure no, osservate cosa accade alla mano quando  si connette al potere di scelta.

Nel corpo osservate da dove parte l’impulso che permette alla mano di muoversi per accendere il pulsante, così come il punto che nega l’accensione.

Respirare portando l’attenzione alla mano destra.

Spingendo il pulsante ci saranno delle conseguenze che non potranno essere fermate, è importante essere consapevoli della scelta.

Parte il conto, al tre potete spingere il pulsante. Respirate e godetevi il risultato di qualunque cosa abbiate attivato.

Vi invito a lasciare che il processo continui, mentre l’attenzione va alla mano sinistra.

Notate la differenza tra le due mani. La mano sinistra evidenzia ed esprime tutto ciò che è rimasto in sospeso o non è stato considerato nella mano destra.

Abbandonatevi alla corrente e lasciate fluire l’energia.

In questo spazio non c’è bisogno di essere focalizzati in quanto è già stato fatto con la mano destra. Abbandonatevi semplicemente alla liquidità della mano sinistra senza nessuna resistenza, come in un sogno, finché  arrivate in un punto in cui vi arenate e non è possibile più andare avanti.

Raggiunto questo punto arrestatevi e prendete atto di cosa è.

Questo è il punto in cui l’energia vi conduce anche se non volete andarci.

Rientrate in cerchio.

 
Tecniche di Tocco: la mano destra e la mano sinistra

La mano destra è in rapporto con la nostra parte cosciente, essa ha a che fare con ciò che volete, i vostri obiettivi e propositi.

Essa è in rapporto con tutto ciò che richiede un certo sforzo creativo, come per esempio fare uno spettacolo, scrivere un libro o avere una relazione.

La mano destra è connessa con ogni cosa che non ho e che voglio avere, elemento creativo che implica sforzo e desiderio.

La mano sinistra non implica nessuno sforzo, l’energia si muove direttamente in quel punto. È in relazione con ciò che esiste e che non voglio, ma che l’energia muovendosi mi mostra.

Per integrare la tensione tra la mano destra e la sinistra occorre uno sforzo che può essere più o meno pronunciato a seconda delle persone.

Nella dinamica delle forze creative è importante essere coscienti di questo doppio gioco: la mano sinistra possiede l’energia che permette la creazione di ciò che vogliamo, quindi senza questa forza non si crea nulla.

Abbiamo bisogno dell’energia che si esprime attraverso la mano sinistra per raggiungere il nostro obiettivo. Esempio: abbiamo una macchina e sappiamo dove vogliamo andare, ma senza la benzina non ci muoviamo.

La mano sinistra ha idea di dove andare, ma la mano destra blocca la direzione. Questa situazione mostra la separazione e negazione di una polarità.

La lotta costante ed eterna tra mano destra e mano sinistra, le due polarità, si ripete in continuazione ed è ciò che crea la sofferenza del genere umano.

Nella pratica di tocco diamo spazio uguale e democratico ad entrambe le parti in modo  che ognuna possa esprimersi liberamente in uno spazio neutro, senza che si creino problemi o conflitti. Ciò ci permette di verificare cosa succede a livello sperimentale per poi trarre informazioni che possono essere trasferite nella vita di tutti i giorni.

Questa sperimentazione consente all’energia, che non riconosce la differenza tra sperimentazione e realtà, di esprimersi liberamente e creare alcuni effetti.

Nel lavoro astrosciamanico  è importante dare spazio alle due parti non come risultato di una forzatura, ma in modo naturale.

Inizialmente è importante accettare il conflitto tra le due parti, la loro apparente incompatibilità permette all’energia di esporsi liberamente senza censure.

Accettare il conflitto può essere doloroso se stiamo cercando un compromesso a tutti i costi.

L’accettazione del conflitto crea le basi per l’integrazione che potrà avere i suoi tempi.

Nelle pratiche astrosciamaniche non operiamo per armonizzare le due polarità, ma  al contrario per esasperare il conflitto, arrivando ad un’esagerazione del dramma.

Il mondo CUA è mediato da sistemi finalizzati all’armonizzazione fittizia, che crea situazioni di continui compromessi volti a bloccare l’energia.

Il lavoro astrosciamanico non identifica la persona con l’energia che viene espressa e non da giudizi riguardo la parte sinistra, o parte d’ombra.

Per creare equilibrio tra le due polarità è importante entrare in contatto con un terzo polo che identifichiamo come lo Spirito Guida.

In un contesto differente, in una società che permette l’espressione dell’energia libera non ci sarebbe bisogno dell’integrazione, perché le energie fluirebbero senza blocco.

Lo Spirito Guida è essenziale quando esploriamo qualcosa in un contesto controverso e delicato che necessita di essere equilibrato.

Nello Spirito Guida potete sempre riporre la vostra fiducia, soprattutto nei momenti incerti e oscuri della vostra vita. Conoscere cosa è rilevante per noi in un determinato momento della vita è fondamentale prima di procedere all’esplorazione di tale area, anche se ciò può essere non importante effettivamente.

Vi invito a scrivere con poche parole e coscientemente ciò che ora è di notevole interesse in questo momento della vostra vita, considerando le limitazioni come esseri umani.
L’invito è di trovare uno slogan, un titolo, alcune parole che esprimono il tal momento.

Si tratta poi di trovare uno sponsor, un’autorità che dia supporto al vostro intento.

 

Pratica 4

Chiudere gli occhi.

Sostenete con dignità ciò che avete scritto sentendo che siete legittimati a volerlo.

Se chiedete supporto avete tutto il diritto di riceverlo, quindi si tratta di chiederlo.

Il momento della chiamata e di supporto è radicale e crea una notevole differenza tra l’idea ed il proposito, e la richiesta di aiuto.

Procedete con la chiamata e chiedete sostegno. Osservate se c’è difficoltà a farlo, osservate la tensione che si sviluppa nel chiederlo e continuate a farlo. Se non è possibile accettate il limite.

Una volta fatta la richiesta ricevete l’aiuto.

È fondamentale saper ricevere il supporto. Osservate cosa succede quando ricevete.
Ed anche dove e come lo ricevete, notate se vi sembra troppo o troppo poco.

La fonte di questo supporto è incondizionata, siete voi a determinare il quantitativo.

Ricevere non è un pensiero ma una decisione, potete accettare oppure rifiutare.

Ora l’invito è di individuare la fonte che sta dando supporto. Portare attenzione al respiro.
Attraverso il vostro respiro fate un viaggio per ricercare chi vi sta dando aiuto.

Una volta che lo avete raggiunto diventate lui stesso. Diventate lui o lei, la fonte e permettete al vostro corpo di diventarlo.

Permettete alla vostra mano destra di diventare la mano della fonte, colui che da.

Diventate la Guida.

Trovate un partner e sistematevi di fronte a lui, ignoratevi completamente dopo aver deciso chi interpreta il ruolo 1 e 2.

Il partner uno è lo Spirito Guida ed è la presenza che dà, mentre il partner 2 chiede e riceve.

Chiudete gli occhi e quando parte il suono del tamburo riapriteli, il partner 2 esprime la sua richiesta senza parole, utilizza il corpo per farlo, poi prende una posizione per ricevere.

Il partner 2 rimane ricettivo mentre l’1 si attiva per dare, usando il suo modo più consono.
Il tocco avviene con la mano destra.

Il partner 1, senza toccare direttamente, individua una zona del corpo in cui dare maggiormente supporto, dirigendo l’energia con la mano destra verso il punto che ne ha bisogno.

Nel varco tra la mano ed il corpo del partner si crea una linea di fuoco.

Invertire i ruoli.

Prendete un attimo per verificare cosa è successo, chiudendo gli occhi.
Ritornate entrambe nello spazio della Guida o del fornitore di energia  sentendo la sua presenza nel vostro corpo.

Se qualcosa è stato perso durante l’interazione connettetevi di nuovo con la Guida dentro di voi.

Nella simulazione prima operiamo con l’esterno, poi torniamo di nuovo all’interno ed al modo in cui voi vi rapportate con la Guida quando siete soli.

Avete avuto l’opportunità di interagire con qualcuno che ha rappresentato la vostra Guida, questo è un privilegio ed una benedizione, ora si tratta di ritornare al rapporto interiore con la Guida stessa.

Osservate la differenza tra il ricevere esternamente ed internamente.

Permettete alla vostra mano destra di contenere la capacità di ricevere sia esternamente che internamente, diventando un ponte tra loro.

Ora portate la mano destra sul vostro corpo, lo stesso tocco che prima avete ricevuto ora lo date voi stessi, senza entrare in negoziazioni.

Prendete infine un momento per ringraziarvi reciprocamente e condividete l’esperienza.

I dati all’interno delle mani si applicano ad entrambe le mani.

 
I TRE STADI OPERATIVI

PRIMO STADIO:
Intento, Invocazione, Seme
Futuro, Preghiera, Mano Destra,Testa, Inspirazione, Mondo dell’Alto, Sole, Conscio, Padre, Maschile, Positivo, Luce, Giorno, Parola, Gesù, Natività.

SECONDO STADIO:
Funzione, Rilascio, Perdono, Concime
Passato, Sacrificio, Purificazione, Catarsi, Mano Sinistra, Ventre, Espirazione, Mondo del Basso, Luna Inconscio, Madre, Femminile, Negativo, Buio, Notte, Ombra, Pentimento, Confessione, Sofia, Chiesa, Crocefissione, Figlio.

TERZO STADIO:
Guarigione, Integrazione, Frutto, Benedizione
Presente, Unità, Illuminazione, Vuoto, Cuore, Pausa Respiro, Mondo Medio, Ascendente, Androgino, Multidimensionale, Comunione, Dio, Resurrezione, Spirito Santo.
© Franco Santoro, Findhorn Foundation Cluny Hill, Forres IV36 2RD, UK, info@astroshamanism.org

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