Non puoi cambiare quello che succede, ma puoi cambiare come rispondi a quel che succede.
Franco Santoro
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Esistono due aperture attraverso cui l’amore e la luce si muovono nel ciclo della vita terrena: quella da cui l’amore e la luce entrano, quando abbiamo profonde esperienze di estasi e pace, e quella da cui escono, quando queste esperienze finiscono.
La nostra felicità dipende dall’apertura verso cui dirigiamo maggiormente l’attenzione.
© Franco Santoro
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Certe verità, quelle più vere, non si possono scrivere, né comunicare.
Se solo provi a farlo, non saranno più vere.
Di tutto il resto, ne puoi parlare, tanto per parlare.
Ma di ciò che davvero conta no. Nel momento in cui lo fai, puoi star certo che non conta più.
Le verità più vere, sono quelle di cui non senti mai parlare, e di cui non puoi parlare.
Quelle verità dimorano in ciò che provi in questo momento, di unico e raro, che nessuno potrà mai descrivere, nemmeno tu.
Quelle verità risiedono oltre il confine del massimo disagio e imbarazzo, che è pure la frontiera del massimo agio e ardore.
Se ne parli nessuno le accetterebbe, e anche tu non le accetteresti se qualcuno ne parla.
Certo, puoi parlare di qualcos’altro, che proprio non c’entra nulla, ma che per lo meno ti dà la soddisfazione di parlare, di dire qualcosa.
Quando senti che non hai più nulla da dire, scrivere, leggere o ascoltare, allora questo è forse un segno che quelle verità sono vicine.
Quando questo accade, seppure possiamo fingere di essere lontani, siamo molto vicini, quasi uniti.
© Franco Santoro
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Il problema principale talvolta nelle relazioni è che diamo per scontato che l’altro voglia qualcosa che a noi non ci piace dare, per cui se non glielo diamo questi non sarà felice e alla fine ci lascerà.
Allora ci sforziamo nel dare quel qualcosa, e diventiamo sempre più infelici, fino a quando l’unica via d’uscita è di prendere su e andarsene.
Nessuno vuole quel qualcosa, santi numi!
Nessuno vuole niente, eccetto la possibilità di essere veramente se stesso.
© Franco Santoro
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Le esperienze più potenti che possiamo avere nella vita sono nella maggior parte dei casi molto semplici, a diretta portata di mano.
Sono in relazione con qualità che già esistono dentro di noi e che semplicemente teniamo nascoste o abbiamo dimenticato, presi da inutili impegni.
Queste qualità rappresentano la nostra vera vita, chi siamo veramente, la funzione che effettivamente svolgiamo in questo mondo.
Se da tempo ci sentiamo frustrati, bloccati, in conflitto, è perché queste qualità stanno vivendo una loro vita propria, di cui non siamo più consapevoli, sebbene ne percepiamo sovente il sentore.
Spesso abbiamo paura di vivere esperienze potenti, situazioni che ci attirano per timore che la nostra vita possa cambiare radicalmente.
Ma la nostra vita, la nostra vera vita, non fa queste considerazioni, essa vive e basta, sia che lo vogliamo o meno.
Quindi il problema non è come cambiare la vita, la nostra vita è già cambiata e se l’abbiamo persa di vista, si tratta di decidere se recuperarla o meno.
Quanto scrivo su queste pagine rappresenta un espediente strategico per ricordarci di quanto sopra, per esternare esperienze multidimensionali che non è possibile descrivere tramite il linguaggio.
La comprensione intellettuale o filosofica delle realtà multidimensionali, del cosmo e della nostra vera vita serve poco se manca l’esperienza pragmatica e diretta, se non siamo disposti a vivere veramente.
Vi sono tanti modi per avere questo tipo di esperienza. I seminari, le sessioni, gli incontri sono strumenti che facilitano queste esperienze. Questo è quello che, per il momento, posso offrire.
© Franco Santoro
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Esiste un confine assai sottile tra la rinuncia e la soddisfazione di un desiderio, tra il lasciare andare e il prendere. Risiede nella comprensione profonda di entrambi i processi, dell’intima connessione che esiste tra loro.
Nella vita ci sono momenti in cui è necessario lasciare andare, per scelta o perché siamo costretti a farlo. Vi sono anche momenti in cui occorre prendere, ricevere. Il respiro stesso funziona in questo modo, inspiriamo, espiriamo, facciamo entrare l’aria e poi la lasciamo uscire.
Per alcuni l’idea della rinuncia, del lasciare andare, è piuttosto difficile da accettare, perché è collegata a privazioni, sacrifici, fatiche, dolore.
Per altri, votati alla modestia, all’ascesi o alla ferma osservanza di norme sociali e religiose è invece arduo ricevere, prendere qualcosa per se, soddisfare desideri e ambizioni.
Piuttosto che considerare quale dei due approcci è più idoneo, si tratta forse di essere consapevoli dell’intenzione, del soggetto, che sta dietro sia alla rinuncia sia alla soddisfazione.
Siamo veramente noi che stiamo soddisfando o lasciando andare qualcuno o qualcosa, o è piuttosto l’idea che abbiamo di noi stessi?
Stiamo rinunciando o soddisfando come conseguenza dell’adesione a un sistema di credenza, quanto ci è stato detto da altri, per imitazione, o in base a una nostra autentica consapevolezza interiore?
Esiste un confine assai sottile tra rinuncia e soddisfazione. Questo confine sparisce nel momento in cui riconosciamo chi sta effettivamente rinunciando o soddisfando.
Quando questo accade rinuncia e soddisfazione cessano di essere due processi in conflitto tra loro. Allora non c’è più antagonismo tra prendere e lasciare andare, tra inspirare ed espirare… esiste solo il respiro.
© Franco Santoro
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La più grande tirannia è data dalla “coerenza”, la polarizzazione, lo stare a tutti i costi o da una parte o dall’altra. Nel momento in cui facciamo questa scelta amputiamo una parte della nostra natura, che da quel momento in poi potremo vedere solo al di fuori, riflessa in altre persone, con le quali siamo in aperto conflitto. Su questo conflitto si basa la sopravvivenza della parte che abbiamo scelto di essere, per cui di conseguenza non ci potrà mai essere pace.
Si tratta di un conflitto fittizio, perché le due parti che concepiamo antagoniste sono in vero fermamente unite dentro di noi, nella nostra essenza. Quindi se ci schieriamo in modo assoluto solo da una parte, entriamo in conflitto anche con il nostro mondo interiore, con la nostra essenza. Siamo in guerra su due fronti, uno esterno e l’altro interno. È una lotta continua, e il paradosso è che si tratta, come consuetudine, di una guerra combattuta in nome della pace.
La via della pace risiede nel riconoscimento, accettazione e incorporamento della parte opposta, piuttosto che nell’annientamento o sottomissione di quest’ultima.
Ogni volta che abbiamo idee e opinioni forti rispetto qualcosa, antipatia e avversione profonda verso persone e situazioni, questa è una grande occasione per comprendere a fondo una parte del nostro essere.
L’ostilità verso la parte opposta ci concede di individuare ciò che necessitiamo riconoscere e integrare in noi stessi. Questa avversione, questo desiderio di distruggere, dominare la parte in conflitto è naturale e legittima. Nasce dal nostro intimo desiderio di essere uniti, di eliminare ogni separazione.
Esiste uno stadio in cui il processo di recupero delle parti perdute, richiede l’aperto antagonismo con una parte al fine di riconoscere completamente la parte con cui ci identifichiamo e oggettivare quella che abbiamo rimosso dalla nostra coscienza. Questo stadio è fondamentale, e necessita essere espresso pienamente, preferibilmente a livello sciamanico, senza causare danni a se stessi e gli altri.
Esiste poi uno stadio in cui, come conseguenza dell’amplificazione del conflitto, della continua contrapposizione a un’antagonista, che implica tenerlo d’occhio regolarmente, iniziamo a comprendere la parte opposta, a integrarla, a diventare essa stessa, non attraverso lo sforzo, bensì in maniera spontanea, naturale. Gli opposti anelano a incontrarsi e unirsi, questo è inevitabile, ciò è quanto accade nella vera realtà.
Questo stadio è supremo, perché in esso si celebra la guarigione e il recupero della nostra essenza. Ma non ci arriveremo mai se ci ostiniamo a non cedere mai, a rimanere “coerenti”, polarizzati, schierati sempre e solo da una parte.
Lo schieramento, la polarizzazione, il conflitto sono strategie operative di guarigione per accedere alla realtà. Nel momento in cui diventono ideologie e verità assolute, ecco che siamo destinati a vivere in una realtà separata, il cui nutrimento deriva esclusivamente dal conflitto.
La luna nuova dona questa opportunità. Il Sole e la Luna sono uniti, nello stesso punto. Il conflitto, la distanza cessano per qualche ora, poi riprenderanno…
© Franco Santoro
Image: Monsieur de Saint-George et Mademoiselle La chevalière d’Éon de Beaumont at Carlton House (fonte)
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Se tu avessi la certezza assoluta di essere totalmente amata e sostenuta, semplicemente per quello che sei, come cambierebbe la tua vita?
Cosa faresti?
Se hai passato la tua vita aspettando di ricevere questo amore, vendendo la tua anima, facendo compromessi immani,
forse, tanto per cambiare, almeno per oggi, puoi mandare a quel paese i congiuntivi e i condizionali, e dire a te stessa:
io ho la certezza assoluta di essere totalmente amata e sostenuta, semplicemente per quello che sono.
Puoi farlo anche fingendo, pure per ripicca, e soprattutto per gioco,
e una volta tanto decidere tu a quale gioco giocare.
Buona giornata!
© Franco Santoro
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Fai attenzione quando vedi la vita solo da una prospettiva. Non sforzarti troppo di essere tutto di un pezzo, di dimostrare coerenza, di negare o ignorare tutto ciò che è in contrasto con quello che vuoi o credi essere, perché forse in questo modo riuscirai a diventare solo un frammento amputato dell’universo.
Tieni conto che se questo universo visibile e invisibile si fonda sull’unità, esiste un processo inevitabile che ti porta ad avere un’esperienza diretta di tutto ciò che fa parte di questa unità.
In particolare, per quanto umanamente ci riguarda, poiché la nostra realtà è altamente polarizzata, si tratta di avere un’esperienza di ogni polarità e opposizione.
Quando ci alliniamo con una polarità lo facciamo per conoscerla, accettarla e integrarla come una parte del nostro essere, non per entrare in conflitto con la polarità opposta.
Ogni volta che ci identifichiamo strenuamente con una polarità, con un modo di essere in contrapposizione a un altro, poniamo le basi per definire la nostra prossima esperienza. La tua destinazione è dalla parte opposta. Poiché non sei riuscito ad accettare e comprendere la parte opposta, diventerai quella parte nella prossima puntata dello sceneggiato della vita.
Quindi, l’invito è di prestare attenzione a quanto percepisci essere in conflitto con te, ciò che non puoi concepire, verso cui mostri ostilità, sia che si tratti di un fattore sessuale, politico, religioso, culturale, dietetico, ecc.
La parte verso cui ti senti contrapposto, potrebbe mostrarti dove andrai a finire nella successiva puntata della tua vita, quello che sarai, la tua prossima destinazione. E se proprio non ci tieni di essere in futuro quello che non accetti nel presente, forse l’unico modo è fare uno sforzo per accettarlo adesso, per avere un’esperienza dell’altra parte ora, prima che sia troppo tardi.
© Franco Santoro
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