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Spiriti guida

Settembre 1, 2019 by admin

Il termine “spirito guida” può avere significati diversi in base alla cultura o moda di riferimento. Di conseguenza provoca reazioni distinte da persona a persona. Se hai iniziato a leggere questo articolo forse la tua reazione è positiva. In ogni modo non importa cosa pensi degli spiriti guida, se preferisci chiamarli in modo diverso o se esistono davvero. Il punto principale qui è che in un mondo pieno di incertezze abbiamo bisogno di un supporto alternativo oltre a quello che possiamo ricevere dai nostri simili o cavandocela da soli. Gli spiriti guida coprono questo bisogno e come ogni bisogno può essere perseguito o soddisfatto in tanti modi.

Per alcuni gli spiriti guida sono entità che scegliamo, incontriamo o ci sono assegnate dalla nascita, per altri si tratta di aspetti della nostra consapevolezza superiore, forze archetipe, stati di coscienza multidimensionale che permettono di espanderci oltre i limiti angusti della nostra identità ordinaria.

Questi spiriti guida potrebbero accompagnarti per tutta la vita o saltar fuori di tanto in tanto per aiutarti in certi momenti. Potrebbero assumere l’aspetto di figure angeliche, animali, saggi, maestri, piante, luci o sfuggire  l’identificazione visiva per manifestarsi mediante sensazioni, suoni, odori, pensieri, emozioni.

Ci sono molte categorie di spiriti guida, definite in modi diversi, verso cui puoi avere attrazione o repulsione. La distinzione più generale è quella tra spiriti guida del mondo alto, medio e basso. Gli spiriti guida del mondo dell’alto sono in relazione con aspetti molto spirituali e immateriali della nostra natura, quelli del basso si riferiscono a lati istintivi profondi, per cui anche le passioni più accese diventano sacre. Gli spiriti guida del mondo medio riguardano più il rapporto con la realtà ordinaria e la sua integrazione con realtà invisibili.

Identificazione stati di coscienza

Ottobre 18, 2018 by admin

Semplice processo di identificazione dei tuoi stati di coscienza.

1) 3D – considera quel che ti succede da una prospettiva rigorosamente fisica, nei minimi dettagli, descrivendo i fatti, senza alcuna interpretazione, valutazione, ecc. Cosa hai fatto o fai tu, cosa ha fatto o fa lui, che cosa è successo o succede, solo fisicamente nella realtà di terza dimensione, senza considerare la quarta e la quinta, ossia le tue emozioni e i tuoi pensieri.

2) 4D – riferisci come ti sei sentita o senti, le emozioni che hai provato o provi, separandole da quello che è successo e succede in 3D e dai tuoi pensieri (interpretazioni) a riguardo, che è 5D

3) 5D – riferisci i pensieri, le idee a proposito, le interpretazioni.

4) fai riferimento alla struttura strategica di interpretazione convenuta nel lavoro, se la conosci e in caso contrario me la chiedi

La struttura strategica primaria è il rilascio, quanto è esternato viaggia lungo il sacro cono e in questo caso l’intero processo va inserito all’interno del rituale, liberato. Non permettiamo a 3D, 4D e 5D di invaderci, ma le liberiamo nel sacro cono, che è 6D (spirito).

Si tratta di distinguere soprattutto tra fatti fisici ed interpretazioni ed emozioni. L’interpretazione e l’emozione in questa fase preliminare di lavoro, è la forza separante numero uno. Essa manipola la tua esperienza e la inserisce in una microrealtà arbitraria. Questo accade regolarmente ed è necessario identificare quando accade.

Il messaggio più importante dei recenti seminari è quanto sopra.

Gaudio et Spes

8 novembre 2016

Obiettivi

Settembre 26, 2018 by admin

Ci tieni davvero a realizzare alcuni obiettivi nella vita?

Rifletti un po’ su quanto sopra.

E se ci tieni davvero, cosa fai a riguardo?

Pensi e parli solo di questi obiettivi, così tanto per parlare o pensare?

Oppure fai qualcosa, diventi operativo?

Oppure cos’altro fai?

Se fai qualcosa e diventi operativo, lo fai solo finche senti motivazione, eccitazione, sostegno e tutto fila bene?

Oppure vai avanti con determinazione ed entusiasmo, fissando e rispettando tempi e scadenze?

Oppure cos’altro fai?

E se vai fino in fondo, fissando e rispettando tempi e scadenze, in che modo lo fai?

Facendo quel che si può, perché ci sono così tante altre cose da fare, impegnandoti fino a un certo punto, accettando quel che viene, affidandoti al fluire dell’esistenza?

Oppure dando il massimo e aumentando ogni volta questo massimo, correggendo sistematicamente ogni errore, coltivando l’impeccabilità, creando e ricreando te stesso ogni giorno, insistendo implacabile?

Oppure cos’altro fai?

Non sto prendendo una posizione, rispetto a quale attitudine sia preferibile. Sto solo chiedendo cosa fai se ci tieni davvero a realizzare alcuni obiettivi nella vita.

Arcano enigma

Agosto 28, 2018 by admin

Dopo tanto tempo ancora non hai capito chi sei veramente, cosa vuoi nella vita, che ne sarà del tuo presente o futuro?
Rilassati.
Accetta di essere un arcano enigma.

Laetus in praesens

Maggio 9, 2018 by admin

“Laetus in praesens” (gioia nel presente)

Fermati per qualche minuto e lasciati andare al piacere di vivere o immaginare qualcosa che ti dà gioia, non importa cosa succeda fuori nel mondo.

Fermati per un po’ dalle attività incessanti, da obblighi, doveri, ambizioni, dall’agire per raggiungere lontani obiettivi.

Prendi atto dei dettagli di qualcosa che ti piace, che puoi vedere, sentire, immaginare in questo momento, senza pensare a come possederlo o a come può andare a finire, ma semplicemente godendo del piacere della sua presenza nel qui e ora.

Il piacere nel presente è un portale che ti permette di conoscere chi sei e chi siamo, piuttosto che ciò che ti sforzi di diventare o possedere per provare piacere nel futuro.

“Laetus in praesens” (gioia nel presente)

Marsilio Ficino (1433-1499) usava questo motto nella sua corrispondenza. insistendo sulla necessità vitale dell’anima di fermarsi regolarmente dall’assorbimento nelle attività e preoccupazioni del mondo per poter dimorare nella calma sanatrice del momento presente.

La gioia nel presente include sia il piacere riguardo quanto le circostanze della vita ci offrono di piacevole sia il piacere che deriviamo usando la nostra immaginazione, i nostri ricordi di piaceri passati, anche quando le circostanze presenti sono poco piacevoli.

La gioia nel presente è quindi un atto di potere in cui quel che conta maggiormente è la nostra capacità di valorizzare ciò che è fonte di piacere e di renderlo presente.

Sacrifici

Aprile 4, 2018 by admin

“Sacrificio” è un termine che per molti genera un certo disagio poiché nel linguaggio comune suggerisce qualcosa che implica severe privazioni e astinenze, dolorose immolazioni, volontarie o imposte. Secondo la prospettiva della nostra identità separata (ego) in effetti le cose stanno così, perchè appunto un sacrificio, dal latino “sacrificium” (“sacer” e “facere”, ossia “rendere sacro”) è un atto rituale o teatrale con cui dei beni, delle qualità o dei servizi materiali o personali, incluso anche il tempo trascorso durante l’atto stesso, passano dalla condizione ordinaria, separata o profana, e affidati a ciò che è divino, sacro, multidimensionale.

Il sacrificio stabilisce una relazione diretta tra l’umano e il divino, la nostra natura separata e quella multidimensionale.

Il sacrificio è inevitabile a livello multidimensionale, anche se può essere volontario o imposto.

Siamo destinati a perdere tutto quello che abbiamo conseguito a livello materiale, inclusi i ruoli, le posizioni di potere, i rapporti affettivi e sociali, e l’idea che abbiamo di noi stessi e quella che gli altri hanno di noi. Quando perderemo tutto ci sarà forse un passaggio radicale dalla condizione ordinaria e separata a quella multidimensionale. Tuttavia prima ancora di arrivare al sacrificio finale, nel corso della vita, perdiamo tante cose, e abbiamo esperienza di molti sacrifici parziali, che sono imposti, dovute alle circostanze, e su cui non abbiamo alcun controllo.

Lo scopo della vita, in sintesi, consiste nel prepararci a questo sacrificio ultimo, e ai sacrifici parziali imposti, celebrando regolarmente sacrifici volontari, rendendo idealmente il sacrificio un atto gioioso ed estatico.

Certo, la nostra identità ordinaria probabilmente raccapriccia dinanzi a tale prospettiva di vita, ma qui dipende da quale prospettiva si considera la vita.

Persone che incontri

Aprile 3, 2018 by admin

Nella vita incontriamo tante persone, simpatiche, antipatiche, che ci trattano bene o male. A volte le stesse persone che si comportano bene con noi sono le stesse che poi si comportano male, e vice versa.

Qualunque cosa succeda con le persone che incontri nella vita ricorda che quello che percepisci negli altri è solo la maschera esterna, non è affatto l’aspetto autentico.

Ogni persona, in profondità e nella sua effettiva natura, è un’espressione della Luce, una parte del Tutto, una porzione della realtà di amore estatico e totale che sottende l’intero multiverso. Se, al di là delle apparenze, inizi a considerare le persone che incontri in questo modo, la tua prospettiva dell’esistenza comincerà a cambiare radicalmente.

Ti è capitato sicuramente di provare un grande amore per qualcuno, di innamorarti, di esprimere devozione e ammirazione, di apprezzare saggezza, bellezza, gentilezza o ogni altra qualità che per te ha valore negli altri. Certamente hai amato tante persone per tanti motivi, e alcune di loro le hai amate e le ami ancora davvero tanto.

Prova a fare questo esercizio. Non è facile, e per questo è stimolante farlo.

Verso ogni persona che incontri durante il giorno, sia che ti piaccia o meno, proietta l’amore che senti verso coloro che hai molto amato e ami ancora nella vita. Lascia che l’energia dell’amore che hai provato durante vari episodi della tua esistenza si trasferisca verso le persone che incontri. Dapprima focalizzati sulle esperienze di amore, gioia, estasi che hai vissuto, respirale profondamente per qualche secondo e poi proiettale dal tuo cuore a quello delle persone che incontri.

Prova a farlo anche solo per qualche minuto, e vedi cosa succede.

Luce e tempo

Marzo 31, 2018 by admin

Se hai avuto esperienze di grande luce e amore, e certamente ne hai avute diverse nella vita, evita di considerare quel che è accaduto dopo o prima, perché prima o dopo, nello scorrere del tempo, troverai probabilmente molte esperienze di buio
 
Fai tesoro delle esperienze di luce, non permettere che siano soffocate dal buio del fluire del tempo, dal prima e dal dopo.
 
Il prima e il dopo servono a mettere in evidenza le esperienze di luce. Sono il vuoto e il buio che attornia il pieno e la luce, per dare loro risalto.
 
Così come quello che vedi con i tuoi occhi è visibile grazie al vuoto che mette in risalto i contorni di ciò che è pieno, le misere vicende della vita sono lo sfondo vuoto e buio che ti permette di identificare la pienezza delle tue esperienze luminose.
 
Il solo scopo del tempo è permetterti di riconoscere la luce.

Ipocrisia

Marzo 21, 2018 by admin

Forse siamo tutti in qualche modo ipocriti, simulatori consci o inconsci di pensieri, ideali, sentimenti, imprese, emozioni, che non proviamo fino in fondo, o che sono intesi a occultare aspetti di noi stessi ingestibili, inconfessabili, controversi ed enigmatici.

L’ipocrisia è l’inevitabile conseguenza della negazione, repressione e rimozione del nostro lato ombra, della mancata conoscenza di chi siamo, che ci facciamo qui, qual è il nostro scopo e destino.

Certo, possiamo raccontarcela a questo riguardo, additando e sfoggiando innumerevoli pensieri, ideali, sentimenti, emozioni, che alla fine dei conti occultano parti di noi stessi sconcertanti, inesplicabili, folli, profondamente oscure.

Poichè la rimozione, la negazione o la perversione del lato ombra è un fenomeno sociale, culturale, in atto da millenni, che caratterizza ogni aspetto della vita umana, che altro possiamo aspettarci se non un mondo ipocrita?

Il termine “ipocrita” deriva dal latino “hypocrĭta”, dal greco “hypokritḗs”, che significa “attore”, “simulatore”.

Forse l’ipocrisia massima, quella più magistrale, che richiede capacità teatrali prodigiose, è praticata da coloro che riescono a nascondere la loro ipocrisia, non solo agli altri, ma pure a se stessi.

Forse l’unico modo per evitare l’ipocrisia in questo mondo ipocrita consiste nel dichiararsi apertamente ipocriti, ossia simulatori, attori, commedianti, teatranti.

Forse in questo modo possiamo apprendere gradualmente a riconoscere la distinzione tra la parte che recitiamo, il ruolo che interpretiamo, e colui che lo recita, che lo interpreta.

Chissà!

Magari così facendo riusciremo a capire chi c’è dietro al dramma e alla commedia della vita.

Ponte

Marzo 4, 2018 by admin

Non occorre andare tanto lontano nello spazio e nella cultura per ascoltare verità profonde. Nella cultura italica vi sono tante gemme, che sono ancor più preziose per la loro capacità di mimetizzarsi, di prendere varie forme, con varie chiavi di lettura, in modo che sia lo stolto sia il raffinato possano cogliere qualcosa. Mi riferisco qui alla citazione a fondo pagina.
 
Il paradiso che si mostra solo pulito e puro come un paradiso per me è sporco e impuro come l’inferno da cui intende prendere le distanze.
 
Amo invece il paradiso che crea un ponte con l’inferno, così come l’inferno che crea un ponte con il paradiso. Amo le porte aperte, il libero transito.
 
Alcune persone hanno la capacità di percepire senza mezzi toni paradiso e inferno. Sono le persone più benedette e maledette in questo mondo separato. Se sei una di queste persone, forse qui la tua vita non è molto facile e ne passi di tutti i colori.
 
Ne passi di tutti i colori perché sei un ponte, un punto di passaggio, una porta aperta.
 
Un ponte, un punto di passaggio aperto, è quanto di più utile possa esistere in questo mondo transennato.
“L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.” (Italo Calvino)
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