Quando il malessere diventa il tuo malessere allora si trasforma nella forma di malessere più grave e decisamente letale, ossia il malessere personale.
Il malessere personale ti isola e separa, per cui quando lo provi non sei più in grado di riconoscere il malessere degli altri, quello collettivo dell’intera umanità e della creazione.
Permettere al malessere personale di fondersi con quello collettivo è un atto supremo di liberazione e guarigione, perché consente di sanare la massima forma di malattia: la separazione.
La malattia non è il malessere, bensì l’idea perversa che si tratti di un malessere personale.
Massima attenzione
Sul piano fisico, ogni minuto, ogni giorno può essere l’ultimo. Quindi su ciò che possiedi, sulle tue condizioni materiali non ci puoi affatto contare.
Sul piano multidimensionale, i tuoi pensieri, le tue emozioni possono invece durare in eterno. Quindi meglio fare la massima attenzione a quel che pensi e senti, così come a ciò che ricordi e dimentichi.
Conversazioni umane
L’intento inconscio di una conversazione umana è di liberarsi della percezione della separazione che sottende la distinzione tra soggetto e oggetto, onde recuperare l’esperienza originale dell’unità.
Si tratta di un tentativo disperato, poiché i linguaggi impiegati in una conversazione umana si fondano sulla netta distinzione tra soggetto e oggetto, per cui è tutta una ripetizione incessante di pronomi personali, di “io”, “tu”, “lui”, “mio”, “tuo”.
Ne deriva quindi che più le persone parlano con l’intento, inconscio o meno, di raggiungere uno stato di unità, più le loro stesse parole contribuiscono a rafforzare la separazione e il conflitto che ne risulta.
Risulta quindi comprensibile come in questo contesto di svantaggio linguistico il modo più diffuso per eliminare il conflitto consista nel mettere a tacere il proprio interlocutore talvolta in maniera violenta e definitiva.
Un’altra opzione, che è poi una proposta operativa da provare per vedere se funziona o meno, consiste nel mettere a tacere sia l’altro sia se stessi, facendolo possibilmente in maniera cordiale. In questo caso si tratterebbe di fare conversazione rimanendo in assoluto silenzio e pure con gli occhi chiusi.
Soggetto e oggetto
Tutta l’esistenza è fondata sull’unità.
Il problema è che viviamo in una bizzarra dimensione in cui è imposta forzatamente la credenza nella separazione.
Dal momento della nascita ci insegnano a identificarci con un pezzo di materia separato e a distinguerlo da altri pezzi di materia separati.
La credenza dominante da queste parti è fondata sulla distinzione tra soggetto e oggetto.
Tu sei quello che vede e sente, ma quello che vedi e senti non sei tu, è un altro.
Nella realtà dell’esistenza tuttavia non esiste questa distinzione tra soggetto e oggetto. Tu e gli altri che vedi e senti sono la stessa realtà. Ciò che li separa è solo una credenza.
Tu come soggetto non vedi o senti lei o lui come oggetti. Non ci sono soggetti e oggetti. C’è solo il vedere, il sentire. Quel che accade è che l’esperienza del vedere e del sentire ti permette di essere lei o lui.
Ogni problema che provi nelle tue relazioni con gli altri, te stesso e il mondo è dovuto alla credenza nella separazione, ed è di per se irrisolvibile finché rimani all’interno di quella credenza.
Risparmio energetico
In questo mondo tutti i problemi derivano dalla mancata accettazione del vuoto e del nulla.
Siamo un vuoto, un nulla, ma vogliamo a tutti i costi dimostrare di essere qualcuno.
Ogni giorno ci sforziamo di raggiungere questo scopo, finché crolliamo sfiniti e ci addormentiamo, ritornando a essere vuoto e nessuno.
Passiamo tutta la vita nel tentativo di essere qualcuno, fallendo ogni giorno miseramente, fino a quando, terminata la vita, il fallimento sarà definitivo. Allora saremo solo vuoto, nulla e nessuno.
Tutti i problemi sono dovuti all’ossessione per questo qualcuno, per questo “io” che non esiste in natura, per cui deve essere sostenuto artificialmente, sprecando ogni energia disponibile. Poi alla fine ogni sforzo sarà inevitabilmente inutile e rimarrà solo il vuoto e nessuno.
Allora, se veramente vuoi contribuire al risparmio energetico, all’impiego delle energie genuinamente sostenibili e rinnovabili, cessa di essere qualcuno, accetta il vuoto, il nulla e sii nessuno.
Basta!
In terza dimensione, nella realtà fisica, puoi essere solo in un certo posto e con certe persone in un dato tempo. Quindi tutti gli altri posti e tutte le altre persone che c’erano in passato o che ci saranno nel futuro, non ci sono.
Il problema è che in quarta dimensione, nella realtà astrale ed emotiva, ci sono sia il posto e le persone fisiche del presente, sia tutti i posti e le persone dove e con cui sei stato nel passato e dove e con cui sarai nel futuro, per non parlare di tutti gli equivalenti in ogni universo parallelo.
Se sei una persona sensibile e aperta multidimensionalmente, quando sei in un posto e con una o più persone nel presente, sentirai l’influenza di altri posti e persone. Ciò può causare grande confusione, agitazione e inflazione emotiva, specialmente in coincidenza con le lune piene o altri fattori energetici.
Talvolta, si tratta di dire “Basta! Lasciatemi stare!” e ritirarsi fermamente in uno spazio di silenzio e pace.
Riflessioni ombrose
La nostra stessa presenza fisica crea le ombre. C’è poco da fare.
I nostri corpi si interpongono tra la realtà e la sorgente luminosa.
I nostri corpi impediscono il passaggio della luce.
L’ombra ci segue sempre.
Ovunque ci troviamo gettiamo un’ombra su qualcuno o qualcosa.
I nostri corpi bloccano il passaggio della luce.
I nostri corpi producono ombre.
E questa ombra fa male agli altri.
La loro ombra fa male a noi.
Ecco perché è preferibile incontrarsi nel buio totale, nella notte fonda.
E quando c’è la luna piena, allora si tratta di scegliere di stare nei luoghi in cui la nostra ombra fa il minor danno possibile.
A quale tipologia appartieni?
Sul sentiero spirituale, della verità, o dell’espansione della coscienza multidimensionale, ci sono tante tipologie di individui.
Tra le tante ne segnaliamo due (o tre):
(1) La prima comprende coloro che si identificano solo con ciò che credono essere il loro proprio corpo fisico, la loro individualità separata e la relativa realtà consensuale. Questi vivono nell’oblio e nell’ignoranza totale. Alcuni diventano consapevoli dell’illusorietà della loro condizione, per cui cominciano a risvegliare la coscienza, recuperando per gradi la propria natura multidimensionale.
(2) La seconda riguarda quanti sono coscienti della propria natura multidimensionale, per cui non riescono a identificarsi solo con un corpo fisico, un’individualità separata e la realtà consensuale. Questi vivono in uno stato di alienazione totale nel rapporto con la tipologia 1. Alcuni diventano consapevoli della necessità di integrarsi, per cui imparano a fingere di identificarsi con un corpo fisico, un se separato e la realtà consensuale, onde poter interagire con la tipologia 1 e assisterla nel risveglio della coscienza.
(2 bis) Nella tipologia 2 esiste una frangia estremista, che ha sviluppato la capacità di fingere così bene, tanto che spesso, o quasi sempre, non si rende conto di fingere, per cui assomiglia in tutto e per tutto alla tipologia 1.
A quale tipologia appartieni?
Apri gli occhi

Puoi capire chi sei in questo mondo, solo quando sei pronto ad accettare chi sei in altri mondi. Non c’è modo in cui puoi dare un senso alla tua vita se non sei aperto a fare i conti con il mistero della tua esistenza. La tua identità ordinaria è un semplice costrutto fittizio volto a sostenere un sistema di credenze basato sulla separazione. Continui a esistere in molti altri mondi. Sia che tu scelga di riconoscerli o meno, essi seguitano a fare parte di ciò che sei. Non sono qui per convincerti della loro esistenza. Sono qui per invitarti ad aprire gli occhi.
Realtà monouso
Sprechiamo le nostre vite nella speranza di un futuro migliore. Siamo programmati a pensare che le cose andranno meglio se saremo in grado di spuntarla e uscire fuori da una data situazione, se riusciremo a fare certe cose, o se qualcuno le farà per noi. Ma alla fine dei conti immoliamo le nostre vite cercando di aggiustare ciò che inevitabilmente è destinato a rompersi in maniera definitiva.
La brutta notizia è che non possiamo cambiare la realtà fisica in cui ci troviamo semplicemente perché dipende da forze che non siamo in grado di controllare. Certo, possiamo illuderci di farlo e sperare in bene. Questo ha dato la forza di tirare avanti a miliardi di poveri ingenui nel corso della storia del genere umano. Questo è anche ciò che seguita a riciclare frustrazioni e dolori immani, così come rabbia e disperazione indicibile tra il genere umano.
La bella notizia è che possiamo cambiare la percezione della realtà in cui siamo stati programmati a credere di essere, imparando a vedere e sentire ciò che non siamo stati programmati a vedere e sentire. La realtà fisica, che siamo stati programmati a riconoscere come l’unica realtà possibile, è una realtà monouso, esclusivamente usa e getta. Per il multiuso si tratta di spostarsi da un’altra parte.