Qual è una delle differenze più sostanziali tra l’uomo e la natura?
Possiamo fissare per tutto il tempo che vogliamo quel che ci piace nella natura: paesaggi, cieli, mari, alberi, fiori, pietre, animali. Tutto è libero e disponibile allo sguardo, nudo e così com’è, senza alcuna limitazione, non importa se lo incontri per la prima volta o abitualmente.
Possiamo guardare liberamente anche altre cose meno naturali: edifici, monumenti, strade, cellulari, televisioni, vetrine di negozi, in effetti tutto quel che ci circonda.
Ma non si può guardare per più di pochi secondi una persona senza che ci sia il suo consenso, perché questo è ritenuto molesto, offensivo, invadente.
Perché mai si può guardare liberamente tutto all’infuori del corpo degli esseri umani, sia che siano vestiti o nudi? Perché mai tutta la natura è nuda, mentre gli uomini si vestono e considerano offensiva la nudità?
Forse perché se potessimo guardare liberamente e in ogni particolare il corpo di qualunque persona che incontriamo, scopriremmo un grande segreto. Forse perché la coscienza che è molestata, offesa, invasa dallo sguardo non vuole che questo segreto si scopra. E forse ha i suoi buoni motivi.
Talento che spaventa
Quando hai un talento che spaventa succede che per paura eviti di esprimerlo, e quando la paura è tanta non solo non esprimi quel talento, ma fai di tutto per dimentircarlo. Arrivi pure a perseguire il talento opposto, cioé un talento che non spaventa, qualcosa per cui in effetti non hai proprio alcun talento.
Perseguendo il talento che non spaventa è un continuo fallimento. Magari ottieni pure qualche successo passeggero, ma a costo di immani sforzi e non provando alcuna soddisfazione. Quindi seguiti a essere frustrato a dismisura.
Quando hai un talento che spaventa, spaventa pure gli altri e non solo te. Anzi non si capisce in effetti bene se questo talento ti spaventa perché spaventa gli altri o viceversa o entrambi. Però il punto, o almeno l’ipotesi, è che gli altri potrebbero essere spaventati per lo stesso tuo motivo. Indi per gli altri, e pure per te, l’unico autentico obiettivo, quello in grado di dare un senso alla vita, potrebbe essere esprimere il talento che spaventa.
Nessuno saprà mai come stanno davvero le cose finché qualcuno ci prova ad esprimere questo talento che spaventa.
Ma chissà mai che talento è?
Follia
Dare un senso alla vita può condurre alla follia,
ma una vita senza senso è la tortura
dell’inquietudine e del vano desiderio.
È una barca che anela al mare eppure lo teme.
(Edgar Lee Masters, autore americano, nato nel plenilunio dei Pesci)
Quando sei fino in fondo cosciente della tua follia, allora niente ti fa più paura perché niente è più spaventoso di te stesso. Quando diventi amante di te stesso, allora pure la paura diventa tua amante, per cui quando scende la notte avrai sia molta paura sia molto amore.
Voglia di contatto
(articolo di Luna Pedrini)
Mi capita spesso durante i seminari che tengo, ma anche semplicemente negli incontri quotidiani, di osservare come le persone abbiano difficoltà a viversi liberamente il proprio corpo. C’è imbarazzo, i pensieri di giudizio su cosa penseranno gli altri di come ci stiamo muovendo corrono all’impazzata e ci si chiude impedendo all’anima di parlare attraverso il corpo.
Per alcuni, si fa ancora più intensa questa sensazione quando si tratta di entrare in contatto fisico con altre persone. Quello che si percepisce energeticamente è una sorta di freddezza che come immagine richiama ad una corazza da gladiatore: durissima, invalicabile, impenetrabile. Come se ci si dovesse difendere da qualcosa o da qualcuno che vuole farci del male e per proteggersi, ci si arma dell’unico strumento che resta disponibile per sentirsi sicuri.
Le origini di questo possono essere diverse per ciascuno, da esperienze negative vissute sul proprio corpo come ad esempio vere e proprie violenze fisiche, alla non accettazione del corpo per ciò che è, con i suoi pregi e difetti.
Esiste però un momento chiave di cui tutti abbiamo esperienza: la nascita e con essa l’avvento della prima grande separazione. In molti hanno scritto e condiviso emozioni, pensieri e dati che raccontano come questo evento sia il primo atto di forte allontanamento di un corpo dall’altro, ed è da questa prospettiva interessante notare come non appena avvenga, fin dai primi attimi di vita, quello che cerchiamo è proprio il ritorno al contatto con l’altro.
Il bambino appena nato desidera essere avvolto tra le braccia della mamma e vuole che il suo corpo sia vicino al corpo che, per lungo tempo, lo ha tenuto in grembo. Questo significa che pur nella propria individualità, c’è un profondo bisogno di ricollegarsi, c’è una spinta al toccarsi, all’accarezzarsi, al sentire altri corpi e quando lo si fa si prova una profonda sensazione di accettazione, accoglienza e di recupero di altre parti di sé.
Il neonato lo fa capire in tanti modi, spontaneamente, senza indugiare, senza sentirsi in imbarazzo per una richiesta tanto naturale quanto essenziale. Ecco allora che memori di questo, sarebbe davvero utile quando diventiamo adulti ricordarci di quel bisogno, superare la paura di chiedere un contatto, un abbraccio, una carezza e riconoscere che in quel tocco, in quella pelle che si sfiora, c’è il mondo intero, c’è l’unione di tutti in un unico grande corpo.
Dalla mia esperienza so che tanto più si è rigidi e si rifiuta il contatto fisico con l’altro o con l’altra, tanto più lo si desidera. Magari in maniera diversa, magari con un piede anziché con una mano, magari con la bocca anziché con il braccio, magari con i capelli anziché con le unghie, ma lo si vuole. E anche tanto.
Allora osiamo. Impariamo a chiedere. Facciamo di tutto per riprenderci quello che ci spetta.
Chissà che questo non ci riconduca a recuperare qualcosa di noi di cui ci eravamo dimenticati.
Luna Pedrini
Foto: una pratica durante il workshop “Vivere danzando i Tarocchi” – Cascina Manuale – Settembre 2019
Calendario incontri:
TAROCCHI E SCIAMANESIMO – Bologna, 21 Settembre https://www.facebook.com/events/902590930102467/
CERCHIO DONNE LUNA NUOVA BILANCIA – Bologna, 28 Settembre https://www.facebook.com/events/2465966516968686/
CONSULTE PERSONALI
https://astrosciamanesimo.org/luna-pedrini/
https://www.facebook.com/notes/luna-pedrini/consulte-con-luna-pedrini/1710181452621341/
Programmi di formazione astrosciamanica: https://astrosciamanesimo.org/programmi/formazione/
Calendario completo di programmi astrosciamanici : https://astrosciamanesimo.org/calendario/
Consultazioni individuali con Franco Santoro: https://astrosciamanesimo.org/consultazioni/
Fare uscire la belva
Se non trovi un modo cosciente per fare uscire la belva dentro di te, a un certo punto la belva uscirà per i fatti suoi. E allora saranno guai per te e per gli altri. Ma non preoccuparti, perché questo è quel che succede nella norma.
Non è affatto facile fare uscire la belva che è in te in questo mondo ipocrita. Per cui non te la prendere se non riesci a farla uscire qui. Renditi conto però che ci sono altri mondi, e che pure in questo mondo è possibile il gioco, il teatro, l’arte, il rituale.
Allora datti una mossa. Trova un modo di esprimere la tua belva, anche solo per gioco. E cerca altre belve con cui giocare. Alla belva di sicuro piacerà.
Fallo prima che sia troppo tardi!
E rilassati, perché se te ne rendi conto adesso, allora non è mai troppo tardi.
Belva
Quando riconosci che esiste una belva in te, e che questa belva è la parte più vitale ed autentica della tua esistenza, allora cessi di raccontartela sul perché e per come.
Da quel momento in poi ogni istante diventa prezioso. Non sei più complice dell’ipocrisia ed omertà generale. Tendi l’agguato, tiri fuori le fauci, muovi le zampe e salti. Diventi finalmente quel che sei e improvvisamente tutto è pace.
Punto e virgola
Puoi continuare a cercare la relazione dei tuoi sogni o compiacerti pubblicamente delle relazioni che hai, ma se ti avvedi che alla fine dei conti ti senti intimamente insoddisfatto e perfino assai frustrato, ebbene prima di tutto rilassati.
Forse la relazione che stai cercando, quella che davvero vuoi avere è una relazione multidimensionale.
Caspita, che parolone!
Proprio non sono in grado di spiegarti a parole di che relazione si tratta.
Il punto è che una relazione multidimensionale è il massimo dell’estasi, dell’amore e di tutto ciò che puoi desiderare.
Il punto è inoltre che in questa relazione ci sei già.
Il punto, e per certi versi pure la fregatura, è che questa relazione sul piano della realtà consensuale, fisica e ordinaria, quella fondata sul tempo lineare, può durare anche solo pochi minuti.
Il punto, anzi più propriamente la virgola, è che quei pochi minuti, se riesci a comprenderli fino in fondo, sono il portale verso l’eternità.
Momento giusto
Ci sono esperienze che richiedono molto tempo per essere manifestate, altre che si possono realizzare subito, anche adesso, basta solo prendere l’iniziativa.
Allora, riflettici un po’. C’è qualcosa che desideri, che vuoi realizzare da diverso tempo?
C’è qualcosa che potresti fare adesso per realizzare questa esperienza o per andarci molto vicino?
Perché allora non lo fai proprio ora?
Perché non è il momento giusto?
Ma se finora non hai mai realizzato quel qualcosa, probabilmente non sei in grado di capire quale sia il momento giusto.
Quindi il mio consiglio, se ci tieni veramente molto a realizzare quel qualcosa è di farlo proprio nel momento sbagliato.
Fretta
In un mondo fondato sulla separazione tutto si muove sempre più in fretta: sms, messaggini veloci, Twitter, Instagram, ecc.
Quel che conta è la prima impressione.
Non c’è tempo per spiegare, per chiedere spiegazioni, per approfondire, per capire cosa l’altro davvero intende dire. Non c’è nemmeno tempo per capire cosa tu stesso intendi dire. Non c’è più spazio per intendere, ma solo per fraintendere, un modo assai più sbrigativo, che risparmia l’onere del dialogo, della pazienza, della verifica.
Scontri, conflitti, contestazioni, polemiche, aggressioni dilagano fini a se stessi, con il pretesto di un aggettivo messo in una posizione ritenuta sbagliata o di una parola impiegata invece di un’altra.
Ognuno vive prigioniero della sua testa, in un soliloquio con la sua mente separata.
Spiriti nel corpo
Nel rapporto con spiriti guida, angeli e altre entità multidimensionali la tendenza è in genere quella di impiegare il canale visivo e verbale. Sono soprattutto privilegiate le visioni e i messaggi. Alcune persone hanno difficoltà a rapportarsi con gli spiriti guida perché non riescono a ricevere visioni e messaggi.
Ma siamo sicuri che le visioni e i messaggi siano così importanti nel rapporto con gli spiriti?
Se fossero invece dei diversivi per evitare un rapporto assai più profondo e controverso?
La connessione con gli spiriti potrebbe essere in relazione intima con i ritmi del nostro corpo.
Piuttosto che ricercare e promuovere visioni e messaggi si tratterebbe di recuperare il linguaggio degli spiriti che si esprime attraverso l’anatomia e le funzioni del nostro corpo.
L’anatomia umana è intimamente legata a quella degli spiriti. Le parti del nostro corpo e le relative funzioni sono il portale verso realtà parallele.
Rapportarsi con gli spiriti significa comprendere il linguaggio originario del corpo, vuol dire aprirsi all’anatomia degli spiriti.