Institutum

  • Homepage
  • Institutum Provisorium
    • Franco Santoro
    • Facilitatori & Associati
    • Codice etico e accordi
  • Calendario
    • Programmi
  • Biblioteca
  • Servizi
    • Consultazioni
  • Negozio
    • Libri
    • CD e MP3
  • Contatti

Sacro Cuore

Marzo 6, 2015 by admin

shgallery-3Nella tradizione cattolica e anglicana la solennità del Sacro Cuore di Gesù si celebra tra il 29 maggio e il 2 luglio.

L’enfasi maggiore nella devozione del Sacro Cuore di Gesù, così come nelle pratiche sciamaniche di purificazione, è verso il Rilascio e il Perdono.

Il Sacro Cuore è rappresentato tradizionalmente da un cuore in fiamme risplendente di luce divina e circondato da una corona di spine e sanguinante. L’illustrazione più tipica mostra Gesù che indica con la mano sinistra il cuore e con la mano destra il cielo e l’atto di benedire. Questa è un’esemplificazione della funzione delle mani nella pratica del tocco astrosciamanico. Con la mano destra stabilisco il contatto con Dio, cui dirigo ciò che traggo dalla mano sinistra, e offro la benedizione. La mano sinistra tocca la ferita sanguinante e pure il Cuore (Cono), il centro nevralgico del perdono.

Il suono “Maranatha”, l’invocazione in lingua aramaica con cui si conclude il Nuovo Testamento, quindi l’ultima parola della Bibbia, è impiegato come preghiera e anche mantra da molti fedeli. Questo suono stimola l’apertura del centro del Cuore, e la promozione della sua Funzione. La vocale “A” è associata con il Cuore ed è qui ripetuta per quattro volte, una per ciascuna direzione o lato del Cuore, insieme a quattro consonanti di forte vibrazione. Come sapete, il termine “Maran” significa “Signore” o “Maestro” in aramaico, mentre “Atha” vuol dire “Vieni” o “E’ giunto”.

800px-Mara_demon_nat_and_BuddhaÈ interessante notare come in sanscrito i due termini messi insieme hanno pure un gran senso, seppure in un senso distinto, che pare confrontare e riconciliare le due polarità. Nell’induismo Mara è la dea della morte, mentre nel buddismo Mara, oltre ad essere associato con la morte, è il nome del demone che tentò il Buddha e pure la fonte di ogni rancore. In sanscrito il termine “Natha” significa “Signore, Protettore, Rifugio”. Nel buddismo, il Dio Natha, che significa letteralmente “senza forma”, è generalmente associato al Maitreya sconosciuto or il Buddha che deve venire.

Il Sacro Cuore di Gesù è associato tradizionalmente con 12 benedizioni, che furono promesse dal Cristo a coloro che praticano la devozione del Sacro Cuore. Per l’elenco delle 12 benedizioni cliccate qui. Ciascuna promessa è connessa con un Settore, di cui esprime il potere della relativa medicina spirituale.

Vi lascio con le parole del canto Ego vos elegi, dalla Liturgia di San Columba, che ho appena udito cantata dai monaci della vicina abbazia di Pluscarden

Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: amatevi gli uni gli altri. (Giovanni 15:16-17)

Ciò mi ricorda che Dio mi chiama, Dio ci chiama amorevolmente con il nostro nome, non importa quanto indegni o inadatti pensiamo di essere. Dio si rivolge a ciascuno di noi. Dio ti chiama, perché è Colui che ti ha scelto.

© Franco Santoro

PS: In termini astrosciamanici “Sacro Cuore” è sinonimo di “Sacro Cono”. Quindi, il Rituale Base del Sacro Cono, pratica tradizionale astrosciamanica, in veste cristiana si chiama Rituale Base del Sacro Cuore.

Relazioni a due e relazioni multidimensionali

Marzo 6, 2015 by admin

Butterfly WoodUna relazione multidimensionale non è mai un rapporto a due. Quindi, se ti trovi in una relazione che coinvolge solo te e un’altra persona, con tutto il rispetto, una cosa è probabilmente certa, il tuo rapporto è esclusivamente binario e monodimensionale.

Sebbene hai tutto il diritto di credere di aver trovato il compagno cosmico, l’anima gemella, la tua relazione di coppia è verosimilmente una dinamica autistica creata appositamente per escludere ogni possibile alternativa, per trattenere te e ogni altro essere umano intrappolato in una realtà binaria separata.

Certo, se stai bene in quella relazione, quel che conta è la tua esperienza diretta, e non è proprio il caso di farsi dei problemi. Hai tutto il diritto di goderti una relazione binaria! Se tuttavia percepisci che c’è qualcosa che non funziona, ugualmente non farti dei problemi. Hai tutto il diritto di mettere in discussione la tua relazione binaria!

A differenza delle relazioni ordinarie di coppia che coinvolgono solo due polarità, l’elemento che determina la multidimensionalità della relazione è la presenza di altre polarità, a cominciare dalla principale tra esse: la terza polarità.

Possiamo sommariamente definire la terza polarità come lo spazio vuoto o invisibile che esiste tra le altre due polarità. Questo spazio rappresenta l’entità e intelligenza centrale alla base dell’unione delle due polarità, il portale tra la realtà di terza dimensione fondata su rapporti strettamente binari e ogni altra possibile dimensione.

Poiché la consapevolezza umana ordinaria e le relative realtà consensuali sono fondate sulla separazione e negazione di altre dimensioni, la terza polarità seguita a rimanere pressoché inaccessibile. In vero, è proprio l’aspirazione e il desiderio inconscio di accedere alla terza polarità, che crea tutti gli aspetti più luminosi, eccitanti e gradevoli di una relazione di coppia. Tuttavia poiché l’oggetto di questa aspirazione non è consapevole, ne deriva un inevitabile frustrazione che provoca tutti gli aspetti oscuri, dolorosi e spiacevoli di una relazione a due.

La crisi di una relazione a due è un processo inevitabile, perché è appunto inteso a consentire l’accesso alla terza polarità, un evento che provoca un’estasi e gioia potenziale immane per la coppia coinvolta. Ma poiché questa polarità non è riconosciuta, perché incompatibile con la realtà consensuale, ciò che rimane è solo la crisi, il dolore, la frustrazione, insieme a tutte le strategie impiegate per evitare queste emozioni.

Una relazione multidimensionale permane in ogni momento, anche quando il partner non è più presente nella realtà fisica. La relazione continua sempre.

Ricordati di ciò! Quando incontri qualcuno nei tuoi pensieri o nell’immaginazione, si tratta di un incontro reale. Questa è la terza polarità. È un portale di accesso che ti consente di relazionarti con ogni possibile dimensione ed entità. Tuttavia per essere in grado di fare ciò occorre partire dal rapporto con una polarità, per poi consentire a essa di dare spazio alla terza polarità, e così via, finché ti relazioni direttamente e in maniera definitiva con il Tutto.

Mentre ti rapporti, o credi di rapportarti con un’altra persona, esiste un intero universo con cui ti stai relazionando in profonda intimità, pronto a rivelarsi nella sua meraviglia quando sceglierai di aprirti a esso.

Onora la presenza fisica di un partner, ma cessa di attaccarti esclusivamente a essa. Possiede un immane valore nello stadio postembrionale della tua identità multidimensionale. È come la crisalide che permette alla farfalla di crescere e diventare consapevole che può volare. Ma per poter volare occorre lasciare andare la crisalide.

© Franco Santoro

Tutte le informazioni fornite in questo sito hanno una natura strategica e non sono presentate in alcun modo come verità assolute. La loro funzione è di stimolare la consapevolezza del lettore e la sua ricerca ed esperienza diretta. L’autore non appoggia necessariamente alcuna delle idee e delle opinioni espresse in questi scritti, incluse le sue.

 

 

Lo Scorpione e la Via Benedetta del Bardo

Marzo 6, 2015 by admin

indexQuando ci confrontiamo con i nostri peggiori incubi le scelte sono poche: lottare o fuggire. Speriamo di trovare la forza di affrontare le nostre paure, ma talvolta, nostro malgrado, scappiamo. E se il nostro incubo ci darà la caccia? Dove mai ci nasconderemo? (Eroi, Stagione 2, Episodio 5)

Il periodo dello Scorpione è ricco di benedizioni e opportunità per svelare segreti nascosti, specialmente su chi realmente siamo oltre l’identificazione con la nostra vita cosciente.

Lo Scorpione spesso sopraggiunge come un Mietitore Feroce, che spazza via quello che appare, dissolvendo la quieta routine dell’esistenza ordinaria e liberando gli elementi oscuri della vita. Questi elementi tendono a fare luce sull’inevitabile perdita, o data di scadenza, di molte cose che diamo per scontate nella vita, inclusa la fine della vita stessa, la morte.

La consapevolezza della morte, che è ciò che lo Scorpione tenacemente segnala, è paradossalmente il controllo più pragmatico della realtà e il principale attivatore della consapevolezza della vita.

La morte è “il sogno principale da cui scaturiscono tutte le illusioni” (UCIM, M27, 1.1), e l’immersione dello Scorpione nel suo mistero, lungi dall’essere una sinistra evoluzione della negazione della vita è sicuramente un passo decisivo per comprendere e padroneggiare la vita stessa.

Lo Scorpione possiede l’abbagliante capacità di enfatizzare ciò che ci tiene nell’oscurità e nasconde la consapevolezza di chi siamo ad un livello multidimensionale, così da poter essere rilasciato, consentendo al nostro autentico sé di vedere, aumentare la sua trasparenza e risplendere nella nostra vita.

Dolore, paure, disperazione e ogni genere di pensieri o emozioni spiacevoli mostrano ciò che non c’è e ci nascondono ciò che potremmo vedere se riconoscessimo la nostra autentica luminosa identità. Per poter vedere dobbiamo mettere da parte i rancori, praticando il perdono come supremo atto di rilascio della nostra percezione separata.

Lo Scorpione insegna che proprio mentre l’oscurità sembra raggiungere il suo culmine nella vita, la luce può dissiparla, se scegliamo con fermezza di rimanere connessi al nostro sé multidimensionale e alla rete della vita.

La fuga dall’oscurità implica due tappe: primo, il riconoscere che l’oscurità non può nascondere. Di solito questo passo implica paura. Secondo, il riconoscere che non c’è nulla che vuoi nascondere anche se potessi. Questo passo porta a sfuggire alla paura. Quando sarai disposto a non nascondere nulla, non solo sarai disposto ad entrare in comunione, ma comprenderai anche la pace e la gioia. (UCIM, T-1.IV.1:5)

Lo Scorpione possiede la consapevolezza di questa zona di transizione tra luce e buio, buio e luce, vita, morte e rinascita. Questa zona intermedia in tibetano è chiamata bardo, che significa letteralmente “ciò che sta in mezzo” o “intervallo”.

Il bardo, che in sanscrito è chiamato antarabhava, non è soltanto l’intervallo dopo la morte, ma abbraccia ogni genere di sospensione nella vita, piccola o grande, come momenti di frustrazione, incertezza, crisi, nonché sogni, fantasie, ecc.

Il Bardo Thodol (letteralmente: “liberazione attraverso l’ascolto nello stato intermedio”), meglio noto come Il Libro Tibetano dei Morti, differenzia gli stati intermedi tra le vite in tre bardi: il chikhai bardo o “bardo del momento della morte”, il chonyid bardo o “bardo dell’esperienza della realtà” e il sidpa bardo o “bardo della rinascita”, che corrispondono astrosciamanicamente ai tre Livelli.

Il chikhai bardo è relativo all’esperienza della “chiara luce della realtà”, l’approssimazione più vicina possibile al sé multidimensionale, o Identità Multidimensionale Centrale (IMC) in termini astrosciamanici. Il chonyid bardo presenta visioni di varie forme spirituali evolute, mentre il sidpa bardo include allucinazioni stimolate karmicamente che possono portare alla (risolversi in una) rinascita.

Il Bardo Thodol fa riferimento anche ad altri tre bardi: il kye ne bardo o “bardo della vita” o consapevolezza ordinaria, il milam bardo, o “bardo del sogno” (tutte le attività mentali durante il sonno) e il samtem bardo o “bardo della meditazione” (tutti i tipi di condizioni di coscienza meditativi o espansi).

Tutti i bardi forniscono opportunità molto potenti di liberazione e illuminazione. I bardi sono disponibili permanentemente sia nella vita che nella morte. Sono stati transitori tra la nostra identità ordinaria limitata ed il nostro sé multidimensionale centrale.

Lo scopo di base dello sciamanesimo è fornire l’allenamento necessario per navigare efficacemente nel labirinto del bardo.

Generalmente per gli esseri umani ordinari la via per accedere al bardo e alla loro identità multidimensionale centrale è attraverso l’incoscienza, ed è ciò che accade regolarmente nella loro routine quotidiana. Questo perché la connessione con il sé multidimensionale è essenziale per la sopravvivenza di ogni altra possibile identità e realtà, non importa quanto sia falsa.

Tutti gli individui, per poter funzionare, necessitano di un rapporto ricorrente con il sé multidimensionale, proprio come hanno bisogno di respirare, anche se non sono consapevoli che lo stanno facendo.

Tuttavia, mentre respirare è sicuramente un’attività scientificamente accettata, priva di qualsiasi opposizione o divieto nella realtà ordinaria, non è così per il rapporto con il nostro sé multidimensionale. Poiché la nostra realtà consensuale è basata sulla negazione cosciente della nostra natura multidimensionale, ne consegue che gli esseri umani, sebbene la sperimentino costantemente, non hanno alcun indizio su cosa sia, semplicemente perché quest’esperienza non è cosciente.

Il mondo ordinario, e tutte le realtà governate dall’ego, detesta la morte e ogni situazione di crisi profonda perché comportano l’annientamento di tutti i loro folli sogni.

Morte e malattia possono essere dolorosi, tuttavia, come scrive Alan Watts:

ciò che le rende problematiche è che sono vergognose per l’ego. È la stessa vergogna che proviamo quando siamo colti in fallo, come quando un vescovo viene scoperto con le dita nel naso o un poliziotto in lacrime. Per l’ego è il ruolo che conta, la ”finzione” che il proprio sé più segreto è permanente, che ha il controllo dell’organismo, e che mentre “ha” l’esperienza non ne è coinvolto.

La sofferenza e la morte smascherano questa finzione, ed è per questo che la sofferenza è quasi sempre accompagnata da un senso di colpa, una sensazione che è molto difficile spiegare quando la finzione è inconscia. L’oscura ma potente sensazione che si potrebbe non soffrire o morire…” (Alan Watts, Psychotherapy East and West, Pantheon Books, 1961)

“Lo sciamano in te vive quotidianamente con il senso della morte, mentre il resto di te lotta con il pensiero deprimente che la vita presto finirà. Penso che sia come dicono gli sciamani: Soltanto il senso della morte imminente è in grado di scuoterti e liberarti dai tuoi momentanei attaccamenti e paure, dal tuo interesse nei programmi che hai stabilito. E così lo stregone dà il benvenuto alla morte come la fine di uno stile di vita che ha fatto il suo tempo. Lo sciamano trova trasformazione ed estasi, non tragedia o fallimento, nella morte”. (Arnold Mindell, The Shaman’s Body: A New Shamanism for Transforming Health, Relationships, and the Community, Harper, San Francisco, 1993, p. 157)

La morte ci sfida a fermarci e ad espandere i nostri orizzonti. Questo spesso accade nei momenti avversi, quando in pratica siamo costretti a interrompere certi schemi meccanici nella nostra vita.

Nella vita di tutti i giorni la concentrazione maggiore è sul fare. Continuiamo a correre di qua e di là finché una malattia o la morte non ci costringono a fermarci. È per questo che per molte persone l’unica opportunità di smettere di fare e cominciare ad essere si presenta quando si trovano di fronte a situazioni in cui rischiano la vita. Il paradosso è che oltre la percezione ordinaria tragica e spaventosa della morte, esiste uno spazio in cui le cose sono molto più semplici e pacifiche.

Se moriamo o ci troviamo di fronte a una morte imminente tutte le nostre responsabilità e obblighi immediatamente svaniscono. Ci fermiamo e ci focalizziamo sull’essere, mentre il mondo continua ad essere occupato a fare. Prendendo del tempo per morire di proposito, mentre siamo ancora vivi, diventiamo più vivi nel presente. Ad esempio, puoi provare a fermarti proprio ora, diventando consapevole del tuo respiro, come se stessi esalando i tuoi ultimi respiri.

Dedicare regolarmente del tempo a meditare o viaggiare sciamanicamente ci consente di imparare l’arte guaritrice di morire, fermarci e connetterci con la nostra natura multidimensionale, che è in verità l’unica parte di noi che può superare la morte, che continua a vivere mentre tutto il resto si dissolve.

La Morte giunge sempre come un inquisitore dei nostri pensieri e delle nostre emozioni e intenzioni, come dice AFS Bogus, “sol chi non si defila dinanzi alla morte è persona verace”

© Franco Santoro

Immagine: “Angel of Death” by Evelyn de Morgan

Morte e Vita accadono sempre Qui e Ora

Marzo 6, 2015 by admin

cemeteryOgni particella di conoscenza che diventa potere ha la morte come forza centrale. La morte dà l’ultimo tocco, e tutto ciò che è toccato dalla morte diventa davvero potere. Un uomo che segue il sentiero si trova davanti la morte a ogni svolta della strada, e inevitabilmente si fa lucidamente consapevole della propria morte.[…] Ma il preoccuparsi della morte ci indebolirebbe costringendo ciascuno di noi a concentrasi sul sé. Quindi, per essere un guerriero, la conquista successiva è il distacco. L’idea della morte imminente, invece di diventare un’ossessione, diventa un’indifferenza. (Carlos Castaneda)

La paura della sofferenza e della morte è inevitabile per chiunque s’identifica esclusivamente con la realtà fisica, o di terza dimensione.

E si tratta di una paura inevitabile poiché la morte e la sofferenza del corpo fisico è inevitabile.

Tuttavia, la paura della morte e del dolore, quando sono esplorate intensamente e nella loro effettiva realtà, sono il portale per il passaggio nella quarta dimensione e per la comprensione profonda della nostra autentica natura.

La morte è l’avvertimento che la trasformazione e il rilascio della percezione separata è quello che ognuno qui, nella realtà ordinaria della vita fisica, è destinato ad affrontare.

Questo avvertimento non è nuovo, poiché è stato ricevuto fin dall’inizio della separazione, e da allora le persone sono sempre morte.

È solo la mente separata che si ostina a non accettarlo.

Questa mente è così separata che continua a considerare la morte come un incidente spiacevole, un evento terribile, una zona inaccessibile, da negare, evitare, dimenticare e fare finta che non esista.

Ed è questa negazione che continua a mietere dolore ogni volta che la morte o solo la paura della morte arriva inevitabile.

Con la morte, il sogno dell’ego giunge al capolinea, sebbene possa ancora essere riciclato con una nuova corsa mediante il sogno della reincarnazione: una misera e sinistra farsa che l’ego ha creato per conseguire l’immortalità.

I sogni non possono continuare per sempre e un risveglio generale è solo questione di tempo.

Eppure possiamo decidere di svegliarci prima, evitando ulteriore sofferenza e terrore.

La tolleranza al dolore può essere elevata, ma non è senza limite. Alla fine tutti incominciano a riconoscere, per quanto debolmente, che ci deve essere un modo migliore. Non appena questo riconoscimento si stabilizza più fermamente, diventa un punto di svolta. Questo alla fine risveglia la visione spirituale, indebolendo simultaneamente l’investimento nella vista fisica. L’investimento alternato nei due livelli di percezione viene usualmente sperimentato come un conflitto, che può diventare molto acuto. Ma la riuscita è certa così come lo è Dio. (Un corso in miracoli, T35)

Perciò, riguardo alla morte, la prima cosa da ricordare è di non lasciarsi travolgere da emozioni di paura, terrore e preoccupazione.

Possiamo cavalcare la morte come un puledro che viaggia verso la libertà.

Possiamo trasformare la morte se ci colleghiamo con la quinta dimensione, che è quella del regno mentale e dell’aria.

Connettendoci con la mente multidimensionale, quella che ha una prospettiva più ampia, le emozioni possono essere dirette verso un intento di liberazione e unità.

La mente dell’ego è basata sulla separazione e la negazione, e se usiamo quella mente, quando arriva l’onda emozionale, il risultato è terrore e paura.

Nella percezione separata la morte fisica può arrivare o non arrivare in questo momento, mentre a livello multidimensionale la morte arriva sempre, ed è quello che l’ego separato non vuole riconoscere.

La guarigione dalla separazione avviene portando consapevolezza su ciò che è negato e non visibile, poco importa se sia piacevole o meno.

La morte accade sempre, qui e ora, così come la vita. E se non siamo in grado di percepire la presenza della morte, questo è un dato preoccupante, poiché significa che la nostra mente è morta, o in coma.

Questa è la condizione di buona parte del genere umano, uno stato di coma profondo della mente, fondato sulla negazione della morte.

Allorché la morte ci riguarda da vicino, mediante la scomparsa o le malattie gravi di persone care, o quando a morire siamo noi stessi, ecco che allora ne prendiamo consapevolezza. Ma si tratta tuttavia di un evento personale, che non riguarda il resto della gente, che invece continua a “vivere” e negare la morte.

In certe epoche storiche o momenti della vita, la morte diventa visibile per tutti, ma solo quando accadono epidemie, disastri naturali,  catastrofi o guerre.

Ma i più grandi disastri nella storia dell’umanità impallidiscono in confronto alla cosiddetta morte naturale.

La morte naturale prende una media di 52 milioni di vite ogni anno.

Mentre stai leggendo quest’articolo, 144 persone sono appena morte su questo pianeta.

Dunque la morte arriva continuamente, è solo che non la vogliamo vedere.

La morte ci confronta con la scelta tra la percezione distorta dell’ego e la salvezza, il dolore e la felicità, il sogno e la realtà.

È una credenza fissa ed immutabile del mondo che tutte le cose nel mondo nascono soltanto per morire. Viene considerata come la “legge della natura”, da non mettere in dubbio, ma da accettare come la legge “naturale” della vita. Ciò che è ciclico, cambia ed è incerto: ciò che è inattendibile e instabile, che cresce e cala in un certo modo lungo un certo cammino – tutto questo viene considerato come Volontà di Dio. E nessuno si chiede se un Creatore benevolo potrebbe mai volere ciò. (Un corso in miracoli, T23)

© 2010 Franco Santoro

Non posso fare a meno di aiutarti

Marzo 6, 2015 by admin

sad copyDopo una lunga peregrinazione il Ricercatore raggiunse l’ultimo piano sotterraneo del grande palazzo. Si accomodò in una piccola camera d’attesa, ove si pose seduto, impugnando il bastone che lo avevo accompagnato lungo la discesa.

All’improvviso vide l’intero mondo, con tutte le persone e i luoghi cari, disfacersi brutalmente, tra dolori lancinanti e immani brutalità.

Il Ricercatore provò un’indicibile paura e pena.

Nel pavimento si aprì una botola, da cui emerse lo Spirito Tenutario del Mondo, con il volto occultato da un cappuccio conico.

Il Ricercatore si rivolse allo Spirito Tenutario del Mondo, domandando il perché di tutto questo strazio e dolore.

“Io sono il divoratore di ogni cosa. Posso distruggere tutto, perché qui tutto mi appartiene. E distruggo tutto perché la mia passione per Ciò che è ultimo è totale.” rispose lo Spirito Tenutario del Mondo, con tono perentorio.

Il Ricercatore, tenendo fermo ta le mani il bastone, trasse la forza per sfidare lo Spirito Tenutario del Mondo, invitandoLo a rivelare il Suo volto e i Suoi segreti.

Lo Spirito Tenutario del Mondo non si aspettava una tale sfida, e rimase alquanto sorpreso. Dopo qualche attimo di inatteso imbarazzo, riprese la sua ferma parvenza e disse:

“Io sono un dio che agise per paura. Ti ho spaventato perché ho paura di te.”

Poi, abbbassando il tono della voce, lo Spirito aggiunse:

“Volevo solo chiederti aiuto”.

Il Ricercatore invitò allora lo Spirito a chiedere aiuto in maniera diretta e a farlo in quel momento.

“Sì, ti chiedo aiuto!” ammise lo Spirito.

Il Ricercatore rispose:

“Non posso fare a meno di aiutarti.”

E così la relazione iniziò…

© 2011 Franco Santoro

Portale multidimensionale

Marzo 6, 2015 by admin Lascia un commento

alex grey collective vision copy

Collective Vision di Alex Grey

Un portale multidimensionale è uno spazio attraverso cui esseri multidimensionali transitano per accedere a luoghi lontani nel tempo e nello spazio.

Il Sagittario è inteso come il portale multidimensionale tra la realtà ordinaria di terza dimensione, o Configurazione Umana Arbitraria (CUA), ossia la realtà fondata sull’ego e la separazione, e dimensioni alternative o più elevate.

In tempi antichi questo portale era l’asse Capricorno-Cancro, che in vero segue a esserlo formalmente.

Tuttavia, a causa della precessione degli equinozi, questo punto si è spostato nell’asse Sagittario-Gemelli, per cui il Portale del Capricorno è ora sito tra la costellazione del Sagittario e quella dello Scorpione.

Tale punto è ritenuto il Centro della Galassia, dove gli scienziati rilevano la presenza di un buco nero misterioso.

Questo portale è esotericamente l’accesso a ciò che esiste oltre la realtà ordinaria. Per certi versi è il canale di nascita che conduce al Mondo del Basso, piuttosto che, come è spesso ritenuto, verso il Cielo.

Il Sagittario è considerato il centro della galassia, l’utero stellare da cui la nostra galassia fu concepita, il punto di accesso da cui esseri di altre dimensioni e universi paralleli passano per accedere su questa Terra.

Quindi, quando il Sole transita in Sagittario matura il potenziale per concepire e in seguito fare nascere configurazioni alternative.

Questa situazione è strategicamente rilevante soprattutto durante la Luna Piena in Gemelli, allorché il Sole è in Sagittario e la Luna in Gemelli.

Esiste molto materiale su questi argomenti, specialmente sull’onda del trascorso 21 dicembre 2012 e di altre date analoghe che inevitabilmente saranno mercificate nel futuro. È facile confondersi, e il rischio è di perdere l’impeto dell’energia sfrecciante del Sagittario, mancando il bersaglio.

E il bersaglio potrebbe essere il tuo Intento in questo momento, ciò che ora scegli di creare e accettare nella tua mente come la migliore dimensione che puoi concepire per te stesso e gli altri, senza alcun limite riguardo ciò che ti dona gioia, pace e qualunque qualità che per te ha valore.

© Franco Santoro

Immagine: Collective Vision di Alex Grey

Il canto di Kurandah

Marzo 6, 2015 by admin

KurandahKurandah, il celebre eroe dell’Epica del Sacro Cono, si colloca sovente nel Sud, data la sua devozione per il clan del Settore 6 (Vergine), che lo ha eletto a suo sommo eroe. Le sue gesta mitiche sono narrate in molte Trudeh Etnaie Korah (ballate popolari). Egli è un rappresentante ideale della Via della Guarigione. Il 2 dicembre si celebra la festa della sua canzone, il Canto di Kurandah.

Quello che segue è il modo in cui una volta provai a tradurre la sua storia:

Kurandah viveva in un villaggio dominato da un feroce mostro. Si trattava di una bestia demonica, causa di indicibili sofferenze, malattie e terrore per i paesani. Solo Kurandah pareva essere immune al mostro. In effetti, mentre tutti riuscivano a percepire il mostro, Kurandah ne era completamente incapace.

Sebbene facesse del suo meglio per essere simile ai suoi paesani, e quindi condividere le loro terribili paure, l’idea del mostro era qualcosa di totalmente inconcepibile per la sua mente. A volte fingeva di soffrire o evidenziare i sintomi delle malattie derivate dall’azione del mostro, ma poiché non era un buon attore, ogni suo tentativo falliva miseramente.

Questa situazione era fonte di immensa tristezza per Kurandah. Egli non era in grado di vedere il mostro. Di conseguenza non riusciva a condividere nulla con i suoi paesani. Si sentiva come un alieno. Solo, depresso e abbandonato, decise di trovare rifugio nell’adiacente foresta.

La foresta era considerata la dimora del mostro. Da quel luogo gi abitanti del villaggio potevano udire le sue orrende grida. Questo fu uno dei motivi per cui Kurandah decise di trasferirsi nella foresta. Voleva affrontare il mostro.

Kurandah esplorò ogni angolo della foresta e non trovò alcuna traccia del mostro, e nemmeno qualcosa di simile ad esso. Tuttavia qualcosa di inaspettato accadde. Egli si ricordò dei giochi che soleva praticare in tenera età. Si trattava di memorie molto benedette e gioiose davvero! Esse furono recuperate dolcemente una dopo l’altra e in tutta la loro gloria.

In quei giorni d’infanzia Kurandah passava ore infinite in compagnia dei Bhi Jinah. Procedendo con il recupero delle memorie dei suoi giochi deliziosi e dei suoi compagni di ricreazione, egli si avvide che poteva agevolmente contattare questi suoi vecchi amici. Allora riuscì nuovamente a divertirsi con i Bhi Jinah e a giocare con gli Spiriti, a danzare e cantare, a riconoscere i loro volti cangianti nei regni animali, vegetali e minerali.

Un giorno accadde che Kurandah si trovò di fronte allo Spirito del Centro, altrimenti conosciuto come il Tredicesimo. Era insolito per questo Spirito comparire e tanto meno parlare, ma quel giorno egli lo fece.

“Ora che hai recuperato la conoscenza dei tuoi vecchi giochi” disse lo Spirito “è tempo che tu ritorni al villaggio, onde stare insieme alla tua gente e applicare la tua Funzione. Le cose saranno diverse ora e sarai in grado di condividere le tue canzoni e le tue danze”.

Questa notizia apportò tanta gioia nel cuore di Kurandah. Per la prima volta sentì che poteva finalmente diventare un paesano come tutti gli altri. Ora era sicuro che sarebbe stato in grado di vedere il mostro. Purtroppo queste aspettative furono deluse.

Una volta arrivato al villaggio, egli trovò la sua gente ancora più spaventata e malata di prima. Essi gli descrivevano i loro sintomi, spiegando in ogni dettaglio le caratteristiche del mostro. Kurandah non riusciva a sentire o vedere nulla. Provava compassione per i suoi paesani, ma non sapeva che fare. Ciò lo rese alquanto triste e frustrato.

Egli decise di ritirarsi in una capanna sita al confine tra la foresta e il villaggio. In questo modo poteva onorare l’indicazione dello Spirito di restare al villaggio, rimanendo allo stesso tempo vicino ai suoi amici della foresta. Tuttavia il suo senso di fallimento era copioso e la tristezza che ne derivava incontenibile. Onde esprimerla, Kurandah compose una canzone di tambureggiamento. Ciò gli permise, nell’intimità della compagnia del suo tamburo e del relativo battente, di esprimere il dolore riguardo l’incapacità di vedere il mostro e di essere simile ai suoi paesani.

Che canto profondo e amorevole! Mentre eseguiva quel canto, una donna si trovò a passare da quelle parti. Il dolore che il mostro causava nel suo corpo era così forte. Non poteva più sopportarlo e aveva deciso di andare nella foresta e di offrirsi come sacrificio alla bestia malvagia, pur di porre fine a tale tortura. A causa del dolore, era costretta a muoversi molto lentamente. Si trattava di una donna veramente coraggiosa!

Il suo nome è Dhirah. Non entro nei dettagli della sua storia. Come Kurandah, Dhirah appartiene al clan della Vergine e in tale contesto i dettagli possono essere travolgenti.
Al muoversi nella zona di confine tra il villaggio e la foresta, Dhirah non poté evitare di udire il canto di Kurandah. Incantata da quella melodia, ella si fermò ad ascoltare.

“Che canzone magnifica!” sospirò. Il suono del canto entrò nel suo corpo. Ella poté percepire tutte le cellule del corpo mentre danzavano gioiosamente. Via via notava come il suo corpo guariva e il dolore si annientava. Dopo pochi minuti era totalmente guarita.

Piena di meraviglia e dolce eccitazione, Dhirah corse al villaggio per raccontare cosa era successo. Altri paesani si recarono nel luogo di confine per ascoltare il canto di Kurandah ed essi pure furono guariti. Allora l’intera popolazione si riunì in cerchio attorno a Kurandah. Lo ascoltavano tutti in profonda contemplazione.

Kurandah continuava a cantare indisturbato dalla folla. In effetti, era così preso dal suo canto che proprio non si rendeva conto di quello che succedeva attorno a lui. Dopo poco tutti iniziarono a cantare e a danzare, e anche a guarire completamente. Così tante lacrime di felicità e gratitudine furono versate che un lago iniziò a prendere forma. Fu chiamato il Lago di Kurandah.

Da altri villaggi e luoghi lontani accorse gente per ascoltare Kurandah. Egli continuava a cantare inconsapevole di quello che accadeva. Era tutt’uno con la sua canzone e non poteva percepire null’altro, poiché il suo canto era l’unica cosa ad esistere. La paura del mostro svanì e Kurandah diventò l’eroe santo del Clan.

Il suo canto divenne il Canto di Kurandah. Ancora può essere udito nella zona di confine tra villaggio e foresta. Il Canto di Kurandah permane. Se solo riesco a fermarmi e ad ascoltare, non posso fare a meno di udirlo. Le sue parole mi conducono verso la terra a cui appartengo. In vero io non so se Kurandah è consapevole della guarigione che il suo canto e tambureggiamento ha generato.

A volte mi domando se sta ancora cantando per esprimere la sua tristezza. Forse la sua voce è semplicemente il sacro eco che continua a risuonare come conseguenza di un evento benedetto. Chi lo sa? Quel che so è che voglio tanto bene a Kurandah. I suoi modi di fare sono così gentili e dolci. E’ un maestro di compassione e guarigione. E’ un Eroe del Sacro Cono.

Il Canto di Kurandah è stato accudito come un fuoco sacro centrale in molte vicende dell’Epica. Ascoltandolo e cantandolo, posso entrare in uno stato di profonda relazione con la mia Funzione. Vi sono modi differenti di essere con il canto. Il suo tono muta secondo il cantante e la dimensione spazio-temporale in cui questi si colloca. Il potere curativo del canto è sempre certo.

Molti hanno tentato di studiare il significato delle parole. Alcuni saggi hanno detto che esse sono basate su uno specifico sistema di complesse configurazioni ritmiche intese a formare una sinergia verbale e una sinergia di variazioni toniche al fine di costruire una struttura cosmica delle stesse proporzioni del nostro universo e indi liberarla onde rivelare i regni estatici che esistono oltre. Ebbene, questa è una frase mozzafiato!

Permettetemi di fare una pausa…

Ciò spiega perché la canzone conduce a tali stati estatici e genera vibrazioni curative. Altri hanno detto che il canto appartiene ad una realtà che può essere compresa solo mediante l’esperienza sciamanica diretta. Questa realtà dimora nel centro dei tre Mondi…

Ora, desidero fermarmi poiché non è mia intenzione scrivere un trattato sull’argomento. Non necessito di avere una piena comprensione del canto e di tutte le sue complesse implicazioni. Mi interessa la sua essenza. Qualunque siano le sue variazioni, il significato permane immutato. Il mio desiderio è di connettere l’Intento con la Funzione.

Il mio Intento è di trascorrere notti e giorni infiniti di beatitudine con l’Amato. Il mio Intento è di fare esperienza dei modelli, processi e cicli del continuo e amorevole sviluppo del momento presente. E’ la sola cosa per cui sono disposto a offrire la mia vita. E allorché mi viene chiesto qualcosa sulla morte, così come dicono gli anziani, posso solo rispondere: “Io sono già morto”.

(da: Franco Santoro, Astroshamanism: The Voyage Through the Zodiac, Findhorn Press, 2003)

© Franco Santoro

Flatlandia

Marzo 6, 2015 by admin

260px-Flatland_coverFlatlandia: Racconto fantastico a più dimensioni è un libro classico del 1884, scritto da Edwin Abbott Abbott, nato a Londra il 20 dicembre 1838, con Sole in Sagittario, Luna in Acquario (9.11).

L’opera narra la vita di un abitante di un ipotetico universo bidimensionale che entra in contatto con l’abitante di un universo tridimensionale.

Chiamo il nostro mondo Flatlandia, non perché sia così che lo chiamiamo noi, ma per renderne più chiara la natura a voi, o Lettori beati, che avete la fortuna di abitare nello Spazio. Immaginate un vasto foglio di carta su cui delle Linee Rette, dei Triangoli, dei Quadrati, dei Pentagoni, degli Esagoni e altre Figure geometriche, invece di restar ferme al lor posto, si muovano qua e là, liberamente, sulla superficie o dentro di essa, ma senza potersene sollevare e senza potervisi immergere, come delle ombre, insomma – consistenti, però, e dai contorni luminosi. Così facendo avrete un’idea abbastanza corretta del mio paese e dei miei compatrioti. Ahimè, ancora qualche anno fa avrei detto: «del mio universo», ma ora la mia mente si è aperta a una più alta visione delle cose.

Flatlandia è una parabola della nostra realtà separata.

Noi viviamo in una realtà di terza dimensione.

Da questa prospettiva possiamo comprendere la seconda dimensione, ma non siamo in grado di capire la quarta dimensione.

L’atteggiamento umano verso la quarta dimensione è lo stesso che gli abitanti di Flatlandia, di seconda dimensione, hanno verso la nostra realtà di terza dimensione.

Inoltre, in Flatlandia, parlare o promuovere la conoscenza di dimensioni più ampie della seconda dimensione è condannato, proibito o ridicolizzato, così come lo è per noi esseri umani riguardo altre dimensioni superiori.

Osserva quella miserabile creatura. Quel Punto è un Essere come noi, ma confinato nel baratro adimensionale. Egli stesso è tutto il suo Mondo, tutto il suo Universo; egli non può concepire altri fuor di se stesso: egli non conosce lunghezza, né larghezza, né altezza, poiché non ne ha esperienza; non ha cognizione nemmeno del numero Due; né ha un’idea della pluralità, poiché egli è in se stesso il suo Uno e il suo Tutto, essendo in realtà Niente. Eppure nota la sua soddisfazione totale, e traine questa lezione: che l’essere soddisfatti di sé significa essere vili e ignoranti, e che è meglio aspirare a qualcosa che essere ciecamente, e impotentemente, felici.

Per il pdf dell’opera clicca qui.

Franco Santoro

Rossa o blu?

Marzo 4, 2015 by admin

indexNel film Matrix Morpheus porge a Neo due pillole: quella blu porta l’amnesia e il ritorno nel sonno dell’illusione della realtà separata, mentre quella rossa consente di rimanere svegli nella realtà multidimensionale e comprenderne la natura. In “The Defence of Gueneveve”, del poeta e artista inglese William Morris (nato il 24 marzo 1834), un angelo si presenta con due vesti, una rossa e una blu, chiedendo al protagonista di scegliere tra l’inferno e il paradiso. Poiché tradizionalmente il blu è associato con il paradiso, mentre il rosso sta per l’inferno, la scelta va verso il blu. Tuttavia l’angelo rivela che il paradiso è il rosso, mentre l’inferno è il blu. Anche in questo caso si esemplifica l’inganno e l’illusione della realtà separata, in cui i valori delle apparenze si ribaltano.

Esistono infinite motivazioni e possibilità di azione nel mondo, che tuttavia si riassumono in due uniche categorie: rossa e blu, unità e separazione, Luce e buio, realtà e illusione, Amore e rancore. Da una prospettiva illusoria non è facile distinguere tra le due categorie. Avendo una percezione distorta dell’esistenza, finiamo spesso con l’identificare la Luce in ciò che promuove esattamente l’opposto. Paradossalmente ciò che alimenta la separazione non sono tanto opere visibilmente negative e infernali. Queste ultime sono in genere condannate da tutti. Ciò che preserva l’illusione, con tutto il dolore che ne deriva, sono soprattutto idee e azioni ritenute comunemente positive e luminose.

L’illusione genera ignoranza, per cui anche se agiamo sinceramente per un fine di bene, permane un equivoco di base sulla natura dell’esistenza e di chi siamo veramente. Questo equivoco è promosso dai sistemi sociali e religiosi non importa quanto appaiono diversi tra loro. È inutile indicare la natura dell’equivoco e quali sono le idee e i comportamenti “positivi” che lo preservano perché ciò ci inserisce nella logica stessa dell’illusione, che consiste appunto nel rimanere nell’illusione per cambiarla.

Se ci guardiamo dentro intimamente, nella consapevolezza della nostra esperienza diretta della vita, rimanendo indifferenti alla pressione esterna, possiamo trovare allineamento con la realtà originale e comprendere quali sono le idee e i comportamenti che è necessario lasciare andare per risvegliarci…

Franco Santoro

Guardare e vedere

Marzo 4, 2015 by admin

Se quando guardi gli alberi, i fiori, il cielo, la terra, vedi “alberi”, “fiori”, “cielo” e “terra”, fai attenzione perché forse senza saperlo stai vivendo rinchiuso dentro un dizionario illustrato.

Quando credi di incontrare qualcosa o qualcuno quel che vedi sono solo nomi e descrizioni stampate nella tua mente.

A un certo punto il dizionario si chiuderà definitivamente e per te non ci sarà più via di uscita.

Forse ti rimane ancora poco tempo.

Allora prova oggi stesso.

Lascia perdere “alberi”, “fiori”, “cielo” e “terra”.

Inizia a vedere.

Franco Santoro

 

 

 

 

  • « Pagina precedente
  • 1
  • …
  • 166
  • 167
  • 168
  • 169
  • 170
  • …
  • 192
  • Pagina successiva »

Recent Posts

  • Sessioni
  • Consultazioni
  • Il ricordo della Luce
  • AVVISO
  • With a Little Help from our Friends

Recent Comments

Nessun commento da mostrare.

Archives

  • Maggio 2025
  • Ottobre 2024
  • Settembre 2024
  • Gennaio 2024
  • Luglio 2023
  • Agosto 2022
  • Marzo 2022
  • Gennaio 2022
  • Dicembre 2021
  • Dicembre 2020
  • Novembre 2020
  • Ottobre 2020
  • Settembre 2020
  • Agosto 2020
  • Luglio 2020
  • Giugno 2020
  • Maggio 2020
  • Aprile 2020
  • Marzo 2020
  • Gennaio 2020
  • Dicembre 2019
  • Novembre 2019
  • Ottobre 2019
  • Settembre 2019
  • Agosto 2019
  • Luglio 2019
  • Giugno 2019
  • Maggio 2019
  • Aprile 2019
  • Marzo 2019
  • Febbraio 2019
  • Gennaio 2019
  • Dicembre 2018
  • Novembre 2018
  • Ottobre 2018
  • Settembre 2018
  • Agosto 2018
  • Luglio 2018
  • Giugno 2018
  • Maggio 2018
  • Aprile 2018
  • Marzo 2018
  • Febbraio 2018
  • Gennaio 2018
  • Dicembre 2017
  • Novembre 2017
  • Ottobre 2017
  • Settembre 2017
  • Agosto 2017
  • Luglio 2017
  • Giugno 2017
  • Maggio 2017
  • Aprile 2017
  • Marzo 2017
  • Febbraio 2017
  • Gennaio 2017
  • Dicembre 2016
  • Novembre 2016
  • Ottobre 2016
  • Settembre 2016
  • Agosto 2016
  • Luglio 2016
  • Giugno 2016
  • Maggio 2016
  • Aprile 2016
  • Marzo 2016
  • Febbraio 2016
  • Gennaio 2016
  • Dicembre 2015
  • Novembre 2015
  • Ottobre 2015
  • Settembre 2015
  • Agosto 2015
  • Luglio 2015
  • Giugno 2015
  • Maggio 2015
  • Aprile 2015
  • Marzo 2015
  • Febbraio 2015
  • Gennaio 2015

Categories

  • Almanacco
  • Astrologia
  • Astrosciamanesimo & Sciamanesimo
  • Blog
  • Citazioni
  • Cristianesimo
  • Formazione
  • Guida quotidiana
  • Manuale B
  • Multidimensionalità
  • Provisional Order
  • Relazioni
  • Sistema Binario

Design

With an emphasis on typography, white space, and mobile-optimized design, your website will look absolutely breathtaking.

Learn more about design.

Content

Our team will teach you the art of writing audience-focused content that will help you achieve the success you truly deserve.

Learn more about content.

Strategy

We help creative entrepreneurs build their digital business by focusing on three key elements of a successful online platform.

Learn more about strategy.

Copyright © 2026 · Associazione Culturale Institutum Provisorium · Accedi