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Sessione base di guarigione astrosciamanica

Marzo 10, 2015 by admin

Formazione Astrosciamanica per Praticanti – Primo Modulo

SESSIONE BASE DI GUARIGIONE ASTROSCIAMANICA

 

Io sono qui solo per essere veramente d’aiuto.

Io sono qui per rappresentare Colui Che mi ha mandato.
Io non devo preoccuparmi di cosa dire o cosa fare perchè Colui Che mi ha mandato mi guiderà.
Io sono soddisfatto di essere ovunque Egli voglia, sapendo che Egli viene con me.
Io sarò guarito non appena Gli permetterò di insegnarmi a guarire.

(UCIM, T-2.V(A).18:2-6)

 

Guarigione Astrosciamanica

La guarigione è un pensiero per mezzo del quale due menti percepiscono che sono una cosa sola e diventano felici. (UCIM, T5.1:1)

Il termine guarigione astrosciamanica indica una serie di pratiche che hanno lo scopo di risvegliare la consapevolezza operativa della nostra Identità Multidimensionale Centrale (IMC), ossia il sé unificato attraverso la connessione con lo Spirito Guida, o Spirito Santo. La Guarigione Astrosciamanica si riferisce al recupero della nostra autentica natura, alla connessione con chi realmente siamo al di là di ciò che crediamo di essere. Il termine guarigione implica il ritorno a uno stato di benessere. Tale stato comporta la consapevolezza esperienziale della nostra interezza e unità. In un tempo e in uno spazio remoti, accadde qualcosa che generò il cambiamento della consapevolezza dell’unità nell’illusione della separazione.

“Nell’eternità, dove tutto è uno, si insinuò una piccola, folle idea, della quale il Figlio di Dio si è dimenticato di ridere. In questa dimenticanza, il pensiero è diventato un’idea seria, passibile sia di compimento che di effetti reali”. (UCIM, T27, VIII, 6:2-3). Questa folle idea è pensare di vivere come entità separate, mentre i suoi effetti reali sono l’ego e tutti i rancori percepiti nel mondo. Tuttavia, la memoria della nostra autentica natura non ci ha mai abbandonato. Sebbene nascosto da questo mondo separato, il nostro Sé originale ha continuato a sussurrare attraverso gli oscuri corridoi della mente, impiegando ogni sorta di strumenti per risvegliare la nostra vera matrice dell’unità. La guarigione è in realtà questo processo di risveglio.

Il termine healing (guarigione) deriva dall’inglese arcaico hælan che significa rendere intero o unire. Ne consegue che la guarigione è il recupero del senso dell’unità. Secondo questa prospettiva, la guarigione consiste nel creare interezza, contrariamente al processo opposto che è quello di creare separazione. In questo contesto esiste una sola malattia: il senso di separazione.

Quello che la guarigione guarisce è la percezione della separazione, la causa fondamentale di tutte le malattie in termini sciamanici. Questo significa anche che, in questo caso, una malattia non ha nulla a che fare con le condizioni del corpo fisico. È connessa alla mia incapacità di percepire la mia associazione con la rete della vita. Per questo quello che conta qui è il riconoscimento dello scenario più ampio di cui faccio parte. La guarigione a questo riguardo non ha lo stesso significato che potrebbe avere nel linguaggio convenzionale. La Guarigione Astrosciamanica non si occupa di infermità e malattie ordinarie. Una malattia può essere un sintomo di guarigione, mentre un apparente stato di benessere può riferirsi ad un serio stato di cattiva salute.

“Innanzitutto, evitare la morte non è lo scopo per la pratica della medicina nelle tradizioni sciamaniche. La nostra occidentale mancanza di fiducia di questi sistemi, spesso deriva dall’osservazione che la guarigione sciamanica può non essersi risolta con un prolungamento della vita. La guarigione, per lo sciamano, è una questione spirituale. Si ritiene che la malattia abbia origine nel mondo dello spirito, dal quale prende il suo significato. Lo scopo stesso della vita è quello di essere indottrinati e iniziati nelle regioni visionarie dello spirito, e mantenersi in sintonia con tutte le cose sulla terra e nel cielo. Perdere la propria anima è l’eventualità più grave di tutte, perchè potrebbe eliminare qualunque significato della vita, ora e per sempre. Pertanto, il proposito di molte guarigioni sciamaniche è in primo luogo nutrire e preservare l’anima, e proteggerla dall’eterno peregrinare” (Jeanne Achterberg, Imagery in Healing: Shamanism and Modern Medicine, p.17)

“Luce e tenebre, vita e morte, destra e sinistra, sono tra loro fratelli; non è possibile separarli. Perciò né i buoni sono buoni, né i cattivi sono cattivi, né la vita è vita, né la morte è morte. Per questo ognuno si dissolverà nel suo stato originale. Ma coloro che sono al di sopra del mondo sono indissolvibili ed eterni.” (Il Vangelo Secondo Filippo, in Bentley Layton, The Gnostic Scriptures, p. 330)

 

Sessioni di Guarigione Astrosciamanica

 

Le sessioni individuali astrosciamaniche sono integrate nello specifico sistema di credenze di chi le riceve. Questo significa anche che il termine guarigione astrosciamanica deve essere evitato se preclude l’integrazione.

Il compito del praticante è stabilire un’atmosfera di fiducia, attendibilità, potere, amore, assieme ad un senso d’imprevedibilità e stupore, così da rendere consapevole il ricevente che qualcosa di decisivo è imminente.

La funzione del praticante è quella di essere un portale che collega l’identificazione corrente o sistema di credenze del ricevente (vale a dire il sé separato o identità CUA) con la sua natura multidimensionale, ossia IMC (Identità Multidimensionale Centrale) o Cristo stesso. In questo contesto il praticante deve essere fermamente radicato sia nella realtà ordinaria tridimensionale, alla quale il cliente normalmente fa riferimento, sia nel regno sciamanico o multidimensionale.

Il praticante è un ponte tra dimensioni e tale funzione è soddisfatta soltanto quando la sua struttura si estende attraverso un varco che connette entrambi i versanti. In particolare, è essenziale essere pienamente consapevoli che una sessione individuale implica un lavoro con dimensioni che sono molto al di là della percezione ordinaria e CUA.

Sebbene questi regni non siano necessariamente sperimentati attraverso la vista convenzionale umana o gli altri quattro sensi, possono essere ampiamente percepiti energeticamente o ad un livello intuitivo e visionario. Questa situazione richiede da parte del praticante lo sviluppo di una specifica sensibilità ed una solida fiducia nello Spirito Guida e Cerchio, che sono sinonimi di IMC, Dio, Cristo, Spirito Santo, il Divino, ecc. Di solito una sessione inizia con un investimento nella fede, sia da parte del praticante che del ricevente. Man mano che la sessione procede, la fiducia è generalmente destinata ad espandersi e a radicarsi con l’esperienza stessa.

“Lo sciamanesimo è una splendida avventura mentale ed emozionale, in cui il paziente e lo sciamano-guaritore sono entrambi coinvolti. Mediante il suo eroico viaggio ed i suoi sforzi, lo sciamano aiuta i suoi pazienti a trascendere la loro normale, ordinaria definizione della realtà, inclusa la definizione di se stessi come ammalati. Lo sciamano mostra ai suoi pazienti che non sono emozionalmente e spiritualmente soli nella lotta contro la malattia e la morte. Lo sciamano condivide i suoi speciali poteri e convince i suoi pazienti, ad un livello profondo della coscienza, che un altro essere umano è disposto ad immolare se stesso per aiutarli. L’auto-sacrificio dello sciamano suscita un proporzionale impegno emozionale nei suoi pazienti, un senso di obbligo a lottare al fianco dello sciamano per salvare il proprio sé. Prendersi cura e guarire camminano mano nella mano.” (Michael Hamer, The Way of the Schaman, pp. xvii-xviii)

 

Preparazione

Prima di iniziare ogni sessione assicurati che sia tu che il ricevente potete operare in un ambiente di sicurezza e spazio sacro. Questo crea un’amorevole barriera di protezione. La tua area di lavoro deve essere idealmente purificata e priva di pubblicità o slogan. Si raccomanda di usare un punto focale fisico per l’asse orizzontale e verticale, come i Pezzi del Sacro Cerchio, o un pezzo centrale con una candela, e posizionarlo bene in evidenza sul pavimento.

Apri lo spazio sacro secondo le tue procedure abituali. Se scegli di impiegare qualcuno dei tuoi Strumenti Sacri (Pahai Rupah), tienili pronti e posizionali vicino a te o in una specifica area della stanza. Questi strumenti – come sonagli, tamburi, pietre, cristalli, tamburelli, piume, bastoni, coni, ecc. – possono essere idealmente coperti o tenuti nella tua borsa sciamanica.

Usa i tuoi Strumenti Sacri ogni volta che è possibile e sii anche consapevole che possono esserci momenti nei quali la situazione in cui stai lavorando non ti consente di usarli. Quando si verificano tali situazioni, sii consapevole che gli unici strumenti di cui hai veramente bisogno sono già disponibili nel tuo corpo fisico ed energetico. Sono le Medicine degli Spiriti (Pahai Tulah) e gli Strumenti Sacri Impiantati (Pahai Sahe Rupah) ricevuti durante la tua interazione con gli Spiriti Totem. Assicurati di portare consapevolezza a ciascuno di essi prima di iniziare una sessione. Lo scenario è importante, tuttavia ciò che conta maggiormente è il tuo livello di fiducia, potere e connessione con lo Spirito Guida, o IMC, che in qualità di operatore porti nell’ambiente.

Vesti con abiti confortevoli ed evita di usare vestiti con slogan, marchi e pubblicità, o che possono intimidire o provocare. L’operatore è invitato ad indossare vestiti di colore chiaro, preferibilmente privi di disegni, righe o simboli esoterici. Bianco, nero, grigio, rosso, arancio, giallo, verde, azzurro, viola e marrone sono tutti adatti, tuttavia si raccomanda la consapevolezza del loro differente impatto e la connessione con la loro direzione o elemento. Anche un vestito convenzionale può essere appropriato.

Ti prego di essere consapevole che nelle sessioni astrosciamaniche individuali di base, l’operatore e il ricevente sono completamente vestiti. Questo tipo di sessione non comporta il contatto fisico, regno del Tocco Astrosciamanico (Pahai Erodnah Atara).

Se necessiti o senti che è appropriato toccare fisicamente il ricevente nel corso della sessione, menziona le parti del corpo che dovrebbero essere coinvolte. Verifica se il tocco è accettabile per lui/lei e procedi soltanto se hai ricevuto la piena autorizzazione.

Essere totalmente presente per il ricevente è un requisito fondamentale durante la sessione astrosciamanica. Il livello di presenza è dato dall’intensità vibratoria dell’Intento dell’operatore connesso con la Funzione, e la sua risonanza con l’Intento del ricevente. A questo proposito è utile trovare modi spontanei e privi di giudizio per acquisire indicazioni sul sistema di credenze del ricevente e sulla sua presente consapevolezza ordinaria CUA.

L’Intento dell’operatore e quello del ricevente rappresentano la base più significativa per il processo di guarigione. Un chiarimento dell’intento del ricevente è necessario, dunque, all’inizio di ogni sessione individuale. Attraverso la vibrazione della tua voce e la gentilezza del tuo approccio, senza usare necessariamente una comunicazione verbale diretta, consenti al ricevente di sentire la tua premurosa presenza e il tuo supporto incondizionato.

Spiega il tuo modo di lavorare e quello che programmi di fare. Sii consapevole che qualunque cosa il cliente fa o dice durante la sessione è strettamente confidenziale e può essere discussa soltanto con il tuo mentore supervisore o a scopo di studio. In quest’ultimo caso non deve essere dato alcun riferimento sull’identità della persona.

Quando lavori hai bisogno di lasciar andare o mettere da parte tutti i tuoi problemi e rancori, non importa quanto sono consistenti, e trovare il tempo appropriato per trattarli in un’altra occasione. Tuttavia sei invitato ad usare l’energia che essi hanno attivato come parte del potere di guarigione che stai per attivare durante la sessione. Ti prego di evitare un’eccessiva condivisione della tua esperienza. Concentrati invece sull’essere aperto a quello che il cliente ha da dire. Opera pazientemente ed evita ogni tipo di fretta. Lascia andare anche i tuoi giudizi e le idee prevenute sul tuo cliente.

Non dire ai tuoi clienti che cosa devono fare. Ascolta e fai domande. Invita il ricevente ad essere consapevole del suo respiro e incoraggialo regolarmente a connettere visioni, pensieri o emozioni con specifiche parti del corpo. Chiedigli costantemente di prestare attenzione al corpo e al respiro, ma fai attenzione che questo non diventi noioso o ossessivo.

Se il ricevente piange o rilascia emozioni forti, incoraggialo gentilmente a farlo, spiegando chiaramente che si trova nello spazio appropriato per simili espressioni. Nel caso lavori in un ambiente dove un rilascio rumoroso può causare preoccupazione o disturbo, informa il ricevente in anticipo ed invitalo a rilasciare interiormente o mediante il movimento, invece di usare i suoni. Durante la sessione fai attenzione alle posizioni reiterate del corpo, ai gesti, se si gratta, si tocca, ecc. Riconosci ciò che il ricevente dice mediante affermazioni o ripetendo alcune delle sue principali affermazioni ed espressioni.

“Un vero maestro sciamano non mette in dubbio la validità dell’esperienza di chiunque altro, per quanto meno capace e meno umile possa essere. Il maestro sciamano cercherà di integrare persino l’esperienza meno comune nella sua totale cosmologia, una cosmologia basata principalmente sui propri viaggi.  […] Il maestro sciamano non dice mai che quello che tu hai sperimentato è una fantasia”. (Michael Hamer, The Way of the Shaman, p. 45)

 

Protezione

L’etichetta astrosciamanica richiede che il praticante stabilisca dei confini tra se stesso e il ricevente. Spesso durante una sessione l’operatore può sperimentare un potente coinvolgimento con i problemi o i campi energetici del ricevente. Questo coinvolgimento aumenta l’intensità dell’esperienza e gioca un ruolo benefico nell’evoluzione del lavoro. Tuttavia è necessaria molta prudenza per non consentire a tali sensazioni di espandersi oltre la struttura della sessione. Aderendo all’organizzazione di base della sessione e allontanando ogni interferenza o abuso, l’operatore crea le condizioni necessarie per proteggere se stesso e il ricevente.

Aprire lo spazio sacro e attivare il Sacro Cono fa parte della struttura di base e deve essere eseguito prima di cominciare la sessione. Accendere una candela o bruciare incenso (salvia, lavanda, cedro o altri agenti purificatori) è consigliabile, sebbene non costituisca una necessità. È raccomandabile iniziare e concludere una sessione lavandosi mani e polsi in acqua fredda. Una ciotola d’acqua può essere tenuta durante la sessione come punto di rilascio. L’acqua va poi cambiata dopo ogni sessione.

 

La Carta Astrologica

L’elemento fondamentale in una sessione astrosciamanica è la partecipazione attiva del ricevente e l’acquisizione del suo spazio di potere. Prima di iniziare una sessione, prendi la carta astrologica del ricevente e mettila sull’altare o al centro del Sacro Cerchio. Siediti di fronte ad essa e identifica il punto centrale della carta.

Chiama il tuo Spirito Guida e stabilisci una connessione tra il punto centrale della carta e il centro del tuo cuore. Questo equivale a creare una connessione tra il tuo Spirito Guida e la Guida del ricevente. Lascia che anche il centro della testa e della pancia siano coinvolti. Continua ad osservare il punto centrale della carta per un po’. Poi, mantenendo ancora l’attenzione verso il centro, sposta dolcemente parte della tua consapevolezza verso la periferia della carta. Nota se ci sono Settori o pianeti che attirano la tua attenzione. Mentre fai questo, ritorna con la consapevolezza al centro della carta. Continua a guardare la carta e copri l’intera circonferenza.

Considera le sensazioni che provi nel corpo, come pure ogni emozione, pensiero, immagine, memoria, associazione. Evita di fare qualsiasi valutazione analitica o predizione. Sii semplicemente testimone di ciò che accade senza giudicare. Permetti alla carta di comunicare con te, senza interromperla con le tue interpretazioni o anticipazioni. Quando hai completato quest’esplorazione, togli la carta dal centro e mettila vicino a te. Ora apriti a quello che ti arriva dal Sacro Cerchio. Chiedi supporto agli Spiriti Totem e invita il tuo Spirito Guida a lavorare con te durante l’intera sessione.

Apri il Sacro Cono e rimani in uno stato di profondo allineamento multidimensionale con la sua fonte finché il ricevente non arriva. Spiega molto chiaramente che la tua funzione è quella di operare come canale con integrità e secondo la tradizione e le istruzioni relative alla sessione astrosciamanica individuale di base.

Prima che il cliente arrivi considera i seguenti elementi nella sua carta, ma con atteggiamento privo di qualsiasi interpretazione analitica o anticipazione. Il proposito è invitare gli Spiriti Totem che governano la Triade Astrosciamanica del ricevente, ossia Sole, Luna e Ascendente. Considera anche la posizione della casa del Sole e della Luna, i pianeti congiunti con il Sole, la Luna, l’Ascendente e gli angoli, l’asse IC-MC, la posizione di Venere e Marte, ed eventuali tratti alieni o mutanti. La cuspide della nona casa e i pianeti vicini possono fornire indicazioni circa l’approccio migliore per stimolare la connessione preliminare con la Guida.

Sebbene non sia necessario essere esperti in astrologia per offrire le prime sessioni, assicurati di avere una comprensione di base su come funziona il Sistema Astrosciamanico della Triade, come pure una familiarità di base con la struttura della carta natale ed i suoi elementi più rilevanti. Il completamento della Formazione per Praticanti Astrosciamanici (Astroshamanic Practitioner Training) richiede una certificazione in uno speciale corso di astrologia, che viene fornito come parte dell’APT stesso.

“Non sono le mani e la voce dell’insegnante che guariscono. Egli sta semplicemente passando la guarigione che gli è stata data da Dio.” (UCIM, Manuale per Insegnanti, 2:8-10).

“Cristo non ha altro corpo ora sulla terra se non il tuo, altre mani se non le tue, altri piedi se non i tuoi. Tuoi sono i piedi con i quali deve muoversi per fare il bene. Tue sono le mani con le quali ora deve benedire gli uomini”. (Santa Teresa d’Avila).

 

Intervista preliminare

Quando il ricevente arriva, fai attenzione all’aspetto generale del corpo, ai vestiti, allo stile dei capelli, alle scarpe, ad eventuali accessori (anelli, collane, orecchini, occhiali, ecc.) o oggetti (borsa, libri, telefono cellulare, ecc.). Mentre osservi questi dettagli, astieniti da ogni interpretazione o analisi. Siine semplicemente consapevole. Se il ricevente non sembra esserne consapevole, gentilmente fai notare che durante la sessione non è permesso fumare o rispondere al telefono. Invitalo a sedersi e stabilisci un primo contatto col cuore.

Dopo un breve momento di silenzio, che puoi impiegare per esprimere tacitamente un‘invocazione alla tua Guida e agli aiutanti, chiedi al ricevente le motivazioni che lo spingono ad avere una sessione. Spesso le persone hanno difficoltà ad esprimere le loro motivazioni, anche perché il loro vero proposito può essere estraneo alla loro consapevolezza. Questa, in effetti, è una delle ragioni per cui chiedono una sessione.

Nella fase introduttiva non è importante per il praticante conoscere i dettagli della vita del ricevente. Ciò che deve essere incoraggiato ad esprimersi è l’intento del ricevente di avere una sessione e anche una breve descrizione delle sue sensazioni presenti e della situazione in generale. Per incoraggiare questo processo il praticante può fare domande del tipo: “Qual è il tuo proposito in questa sessione? Quali temi e situazioni sono prevalenti in questo momento della tua vita? Cosa vorresti cambiare e di cosa hai bisogno ora nella tua vita? Cosa vorresti ottenere da questa sessione?”.

L’Intento del ricevente è il punto di partenza finalizzato ad onorare la mente egoica e la realtà CUA. Insieme a quest’Intento preliminare sei chiamato ad invitare il cliente ad aprirsi ad una prospettiva più ampia, esemplificata dalla connessione con IMC o Spirito Guida. A questo punto hai bisogno di trasmettere il significato di questi concetti in un modo comprensibile per il cliente, assicurandoti che non vengano male interpretati o considerati un atto di sottomissione a referenti spirituali condizionati o alieni.

Spesso i clienti programmano una sessione con l’intento specifico di connettersi con lo Spirito Guida o IMC. In questo caso inviterai il cliente a definire cosa intende per Spirito Guida e perché desidera stabilire questa connessione. Ti assicurerai anche che il ricevente fornisca delle indicazioni riguardanti i temi dominanti nella sua vita attuale, come pure alcuni dettagli riguardanti i suoi intenti aggiuntivi, a parte la connessione con lo Spirito Guida.

Una volta che il problema o il proposito del ricevente è stato identificato, il passo successivo è fornire delle informazioni di base su come si svolge la sessione. Invita il ricevente ad aprirsi ad un’esperienza interamente dedicata all’esplorazione della sua vita interiore e della sua autentica natura. Spiega i tre stadi, con particolare riguardo al primo stadio. Invita il cliente a non parlare durante la sessione, a meno che tu non gli faccia domande specifiche, e a mantenere la connessione con la sua esperienza. Informalo anche che, alla fine del primo stadio, puoi fare una breve pausa per accertarti delle sue condizioni, prima di continuare con i rimanenti stadi. Chiarisci che, se dovesse sentirsi spaventato, a disagio o sofferente, è invitato a informarti in qualsiasi momento durante la sessione.

Lo scopo della sessione è allineare il cliente con la frequenza di IMC e ricevere una prima matrice della sequenza di base per promuovere questo allineamento e permettergli di stabilizzarsi. Anche se sei disponibile a fornire indicazioni e strumenti alla fine della sessione, quello che conta in una prima sessione è definire la frequenza dell’allineamento con IMC, in modo che il cliente possa usarla in una pratica di almeno 28 giorni. Come parte del protocollo questi 28 giorni sono richiesti per gettare le basi di un ulteriore lavoro e per ricevere eventuali messaggi.

Lo scopo principale per il praticante durante una sessione è cambiare la sua percezione del cliente, lasciando andare ogni supposizione o giudizio, e rimanere aperto allo Spirito Santo. È quest’attitudine di base che crea la guarigione, e non l’uso di tecniche e medicine.

“Piuttosto che cercare la Fonte della guarigione, lo Spirito Santo, fuori dal paziente, l’insegnante cerca la Fonte della guarigione nella mente del paziente.” (UCIM, Manuale per Insegnanti, 3:3).

“Lo Spirito Santo è l’idea della guarigione. Essendo un pensiero, l’idea si accresce con l’essere condivisa. Essendo il Richiamo a Dio, è anche l’idea di Dio. Siccome sei parte di Dio, è anche l’idea di te stesso, così come di tutte le Sue creazioni. L’idea dello Spirito Santo condivide le proprietà di altre idee perché segue le leggi dell’universo di cui è parte. Donandola si rafforza. Aumenta in te nella misura in cui la offri a tuo fratello. Tuo fratello non deve essere consapevole dello Spirito Santo in lui o in te perché accada questo miracolo. Può essersi dissociato dal Richiamo a Dio, proprio come te. Questa dissociazione si guarisce in entrambi nella misura in cui diventi consapevole del Richiamo a Dio in lui, riconoscendo così la Sua esistenza.

Ci sono due modi diametralmente opposti di vedere tuo fratello. Devono essere entrambi nella tua mente perché sei tu colui che percepisce. Devono anche essere nella sua, perché tu lo stai percependo. Guardalo attraverso lo Spirito Santo nella sua mente, e Lo riconoscerai nella tua. Ciò che riconosci in tuo fratello lo stai riconoscendo in te stesso, e ciò che condividi si rafforza.” (UCIM, Testo, 5-3:2-3)

 

Primo Stadio

Se usi il Sacro Cerchio sul pavimento, invita il ricevente a mettersi seduto o disteso in un punto attorno al Sacro Cerchio. Secondo le circostanze quel punto può essere scelto sia da te che dal ricevente. La scelta da parte del ricevente può essere l’ideale quando, durante la chiacchierata preliminare, è stato difficile definire il suo proposito in merito alla sessione.

L’area in cui il ricevente decide di posizionarsi può fornire indicazioni a questo riguardo. Quando è il praticante a scegliere il punto questo è, di solito, il Settore dell’Ascendente del ricevente, che è anche l’area dalla quale tradizionalmente inizia il viaggio astrosciamanico. Questa è un’area che il ricevente ha bisogno di esplorare, almeno all’inizio e alla fine della sessione, poiché costituisce il portale multidimensionale da e per la realtà tridimensionale CUA.

La sessione individuale è un atto sacro di luce, energia e amore che coinvolge intensamente la struttura energetica sia del ricevente che del praticante, e tutte le loro connessioni. Durante il periodo della formazione sei invitato ad impiegare le procedure e le istruzioni date dalle tradizioni del Sacro Cono, senza improvvisare o fare più di quello che viene richiesto. All’inizio, quello che conta è conoscere e usare il metodo, essere totalmente presente, e osservare con attenzione ciò che accade. Gli aspetti tecnici della carta astrologica e le procedure rituali per la sessione individuale saranno trattate durante la Formazione.

Chiedi al ricevente di chiudere gli occhi, portare l’attenzione al respiro e aprirsi a qualunque cosa emerge. Puoi invitare la persona a identificare un situazione collegata con l’Intento e partire da quella per attrarre qualunque cosa giunga alla mente. All’inizio del primo stadio il cliente è invitato ad esprimere il suo Intento e la sua disponibilità a connettersi con IMC, allineandoli con il respiro, così che ad ogni respiro si attiva la sua consapevolezza. In questo modo il respiro attira l’energia di IMC e tutto ciò che è necessario per la sessione. Chiedigli di informarti quando è pronto dicendo “Sì” o “Ok”. Una volta che hai ricevuto questa conferma, il primo stadio inizia.

Nel primo stadio normalmente vengono prodotti suoni specifici. Lo strumento tipico per il primo stadio è il tamburo a cornice battuto in modo monotono ad intervalli regolari. L’operatore può usare anche un CD di tambureggiamenti (ad esempio, il primo brano di Drumming for the Astroschamanic Voyage) oppure condurre la sessione senza l’aiuto di alcun suono.

Il primo stadio è finalizzato alla connessione con la parte cosciente del cliente, la quale è connessa con ciò che egli desidera. È una fase basata sul potere, il che significa che se il cliente contatta situazioni che non gli piacciono, queste possono essere messe da parte ed eventualmente trattate nel secondo stadio. Una volta che l’informazione arriva, puoi incoraggiare la persona a lasciar andare le forme esteriori coinvolte e trasformarle in forme interiori o sciamaniche. Questo consente l’accesso al regno multidimensionale. Invita il ricevente ad aprirsi alla storia che emerge e ad esplorarla nella sua interezza. Se è opportuno, puoi suggerire un completamento della storia specifica. Un completamento ideale implica il raggiungimento della conclusione della storia: per esempio, la morte del personaggio. Questo contribuisce al rilascio dei relativi problemi e del modo in cui continuano ad influenzare la vita della persona. Offre anche la possibilità di creare un collegamento tra i temi della storia e quelli della vita ordinaria corrente. È essenziale che l’esperienza sia sentita pienamente nel corpo.

Il primo stadio può durare da 10 a 15 minuti. Alla fine, concludi dolcemente e assicurati che il cliente si trovi in uno spazio “buono”. Puoi chiedere qualcosa come “sei in un spazio buono per te?” Il cliente non deve descrivere lo spazio in cui si trova, e a questo proposito lo inviterai semplicemente a dire “sì” o “no”, o a fare soltanto un cenno col capo. Se la risposta è positiva puoi procedere con il secondo stadio. Nel caso la risposta fosse no, farai altre domande e aiuterai “manualmente” il cliente a trovare lo spazio di potere, che puoi identificare mediante la carta natale.

In una sessione del Rituale di Base del Sacro Cono chiedi al cliente di camminare in senso orario attorno al Sacro Cerchio e a fermarsi in una posizione in cui si sente attratto. Poi lo inviti a mettersi seduto o disteso e ad esplorare il Settore, che in questo caso è allineato con l’Intento della persona. Astrologicamente spesso è collegato alla posizione del Sole, dell’Ascendente e dei loro governatori. Quella che segue può essere un’esperienza simile all’approccio precedente. Alternativamente il cliente può esprimerla attraverso gesti, danza, espressioni verbali, suoni, una postura del corpo o rimanendo semplicemente in silenzio.

 

Secondo Stadio

Il secondo stadio implica la connessione con le energie ambientali del cliente. Da una parte c’è l’intento e dall’altra le circostanze della vita, che necessitano di essere allineate all’Intento. Il cliente è invitato a mantenere la concentrazione sugli elementi del primo stadio, mentre si apre ad altre energie. Viene chiesto al ricevente di dirigere tali energie verso l’Intento. Durante questo stadio puoi usare strumenti come il tamburello o il tamburo a cornice. La battuta può essere anche irregolare.

In una sessione del Rituale di Base del Sacro Cono il cliente si muove in direzione antioraria. L’espressione dell’Intento attira gli elementi contrastanti e crea le condizioni per il secondo stadio: la Funzione. Il cliente sceglie un altro Settore in risonanza con l’energia che ha bisogno di essere rilasciata. Questa spesso corrisponde a limiti, blocchi, squilibri o grandi potenziali inespressi. Astrologicamente è spesso associata a Luna, Saturno, Immum Coeli, Discendente, Nodo Sud, punti medi o pianeti in situazioni critiche. Il cliente può stare seduto o disteso mentre viaggia sciamanicamente nel secondo stadio. Può anche esprimere sensazioni, emozioni, pensieri, memorie, o qualunque cosa accade in quel momento.

Il secondo stadio rappresenta la fase cruciale della sessione. È il momento in cui il cliente dà il suo contributo: l’energia per il sacrificio. Questo sacrificio è un’offerta di rancori. Un rancore o graha è ogni tipo di malessere fisico, emotivo, mentale o spirituale, incluso qualsiasi situazione o atteggiamento, anche di apparente benessere, che alimenta l’ego e l’illusione della separazione. I rancori sono l’offerta preferita dagli Spiriti o dai regni superiori. Nelle attività di scambio con le realtà sciamaniche essi rappresentano il materiale di maggior valore.

 

Terzo Stadio

Il terzo stadio normalmente segue il secondo senza alcuna pausa o interruzione significativa. Il terzo stadio riguarda l’integrazione. Le due polarità sono state attivate con il primo e il secondo stadio, mentre il terzo stadio serve il proposito di permettere loro di interagire. In questo stadio finale il cliente può entrare in un profondo stato di trance e ricevere una guarigione significativa. Gli strumenti per il terzo stadio possono essere il gong, l’arpa o lo scacciapensieri, o semplicemente il silenzio. Alla fine del terzo stadio l’ideale è avere almeno tre minuti di silenzio totale. Dopo di che il cliente è invitato a completare la sua esperienza e cominciare a stirare dolcemente il corpo.

In una sessione del Rituale di Base del Sacro Cono il cliente si muove in senso orario e si posiziona in un altro Settore. Qui è invitato a ricevere e ad abbandonarsi a qualunque cosa arriva come risultato del suo sacrificio. Una volta che ha fatto l’offerta agli Spiriti, può aprirsi a ricevere. La posizione scelta in questa circostanza è spesso collegata con l’area del Settore che ha il potenziale energetico più alto. Per esempio, può essere il Medium Coeli, un pianeta angolare, il Nodo Nord o un pianeta con tratti alieni o mutanti.

“L’agente guaritore non è uno specifico comportamento dell’insegnante. La sua semplice presenza e i suoi pensieri richiamano le menti dei pazienti, chiedendo di interrogare i loro pensieri e ricordando che si può scegliere un’altra via.” (UCIM, Manuale per Insegnanti, 2:1-4)

 

Intervista Finale

Una volta che il terzo stadio è terminato, invita il ricevente a sedersi e chiedigli di fare attenzione a come si sente, se nota qualche cambiamento significativo dall’inizio della sessione. Chiedi al cliente di esprimere verbalmente le sue sensazioni e fornire una descrizione della sua esperienza. Lascia che questa descrizione includa tutto ciò che è accaduto durante la sessione e non solo ciò che il cliente considera significativo. Basandoti sulla descrizione del cliente, puoi fornire qualche indicazione, priva tuttavia di qualsiasi interpretazione o analisi. Confrontando la carta natale e la sua IMC otterrai le giuste intuizioni. Lo scopo è definire la frequenza della connessione del cliente con IMC, usando ciò che il cliente ha ricevuto dalla sessione.

Nell’intervista finale aiuti il cliente a trovare la frequenza, che sarà poi usata in una pratica di 28 giorni. La pratica funziona generalmente come segue. Dura 15 minuti e deve essere praticata almeno 12 volte durante i 28 giorni. L’ideale sarebbe praticarla tutti i giorni o un giorno sì e uno no. Il brano suggerito per la pratica è il numero uno di Drumming for the Astroshamanic Voyage. Il cliente si connetterà con l’Intento e IMC, allineando il respiro con la connessione e impiegando quindi l’essenza di quello che è stato ricevuto nella sessione, durante i primi minuti. Poi si aprirà a nuove informazioni, allineandole con IMC. Alla fine della sessione il cliente scrive alcune note sull’esperienza. Dopo 28 giorni rileggerà le sue note e farà una pratica finale allo scopo di ricevere indicazioni sul passo successivo. Quando il completamento dei 28 giorni si avvicina può anche contattare l’operatore per fissare una seconda sessione.

 

Ulteriori Sessioni

Tre è il numero ideale di sessioni. Ogni sessione deve essere seguita da un minimo di 28 giorni, in cui il cliente impiega l’essenza di quanto accaduto nella prima sessione. Ognuna delle tre sessioni si focalizza in modo specifico su ciascuno dei tre stadi, comprendendo tuttavia anche gli altri due. La seconda sessione scaturisce dal lavoro fatto dal cliente dopo la prima sessione. A questo riguardo, il praticante chiede una descrizione dettagliata delle pratiche del ricevente e degli eventi della vita tra la prima e la seconda sessione. La seconda sessione lavora principalmente col rilascio. Il brano che il ricevente è invitato ad impiegare nella pratica che segue la seconda sessione è il numero due di Drumming for the Astroshamanic Voyage. Nella terza sessione il praticante invita il ricevente a fornire una descrizione delle sue esperienze. In questa sessione il cliente riceve una specifica medicina che rappresenta un potenziale da sviluppare. Il praticante identifica anche una pratica che il cliente può usare per potenziare la medicina. Il praticante aiuterà il cliente a definire la pratica. Se il cliente desidera continuare dopo un ciclo di tre sessioni, può optare per la Formazione Operativa o per un ciclo aggiuntivo di quattro o 12 sessioni.

 

Bilanciamento dell’energia

L’ideale è che ci sia uno scambio equilibrato di energia tra l’operatore e il ricevente, non importa se questo scambio si identifica con soldi, beni, servizi o altro. Questo conferisce potere al ricevente e alla sua dignità. La guarigione è un’impresa collettiva che include l’operatore, il ricevente, le loro rispettive Guide, i loro antenati, gli Spiriti Totem, gli esseri che popolano il regno multidimensionale della località dove ha luogo la sessione. Anche l’atteggiamento della famiglia e l’ambiente umano del ricevente possono avere un impatto sul progresso del lavoro di guarigione. Idealmente sarebbe preferibile non coinvolgere direttamente tale ambiente perché, a causa della natura controversa del lavoro sciamanico, questo potrebbe causare ostilità e incomprensioni che potrebbero seriamente influenzare i benefici della guarigione. Sii consapevole che nel lavoro sciamanico lo strumento principale e più importante è dato dalla comunicazione diretta con la Guida e l’attivazione del Sacro Cono. Questa è la risorsa essenziale di una sessione astrosciamanica e, in quanto tale, richiede la massima attenzione.

Alla fine della sessione scrivi una relazione sulla sessione stessa, che sei invitato ad inviare poi al tuo supervisore.

 

Punti di consapevolezza

Può darsi che il praticante sperimenti problemi simili a quelli del cliente, o persone a cui il praticante è strettamente connesso potrebbero avere problemi analoghi. Esiste generalmente uno stretto collegamento a qualche livello tra il cliente e il praticante.

Il praticante è un attore sacro e deve essere consapevole di questo ruolo. Non è un maestro spirituale, un guru o un essere superiore, sebbene durante la sessione questo è il ruolo che può ricoprire, ed è essenziale che la consapevolezza di tale ruolo non venga meno. Quello che conta è che il praticante non s’identifichi con il suo ruolo nella vita di tutti i giorni e non si aspetti che gli altri lo identifichino in quel ruolo.

Il prerequisito di base per un praticante astrosciamanico non è il completamento della formazione o il possesso di speciali doni di guarigione. È semplicemente la resa allo Spirito Santo, la fiducia nelle sue capacità di guarire e la preservazione durante la pratica di guarigione di una concentrazione mirata a trasmettere questa fiducia.

All’inizio di una sessione la situazione può essere confusa e caotica, con energie disordinate. Il primo compito del praticante è identificare le energie coinvolte, per permettere loro di esprimersi una alla volta. Il passo successivo implica creare un dialogo tra tali energie e quello seguente è permettere a tale dialogo di raggiungere un accordo. È essenziale che i passi non siano accelerati e che si dedichi ampio tempo alla definizione di ognuno di loro. Pertanto, raggiungere un accordo non deve necessariamente avere luogo, mentre il compito di identificare le energie coinvolte è indispensabile.

Sintomi di oscurità, vuoto o mancanza di informazioni, spesso espressi con affermazioni del tipo “Non è successo niente”, “Non ho sentito o visto niente”, sono nella maggior parte dei casi un segno che il cliente sta attraversando una zona di bardo, spazio che segue la morte fisica o che scivola in scioccanti universi paralleli. In questa situazione il cliente può essere invitato a spostarsi allo scenario precedente, ossia a quello che stava accadendo prima di questo vuoto o mancanza di informazioni.

Quando emergono sintomi fisici significativi durante una sessione, il cliente può essere invitato a focalizzarsi sull’area coinvolta, e aprirsi alle relative sensazioni e immagini.

 

 

Appendice 1

Un Corso in Miracoli -Testo – Capitolo 2: La Separazione e l’Espiazione
4. Guarire come Liberazione dalla paura

La nostra attenzione si sposta ora sulla guarigione. Il miracolo è il mezzo, l’Espiazione è il principio, e la guarigione è il risultato. Parlare di “miracolo della guarigione” è combinare due ordini di realtà in modo non appropriato. La guarigione non è un miracolo. L’Espiazione, ovvero il miracolo finale, è un rimedio e qualsiasi tipo di guarigione è un risultato. Il tipo di errore al quale viene applicata l’Espiazione è irrilevante. Ogni guarigione è essenzialmente liberazione dalla paura. Per intraprendere ciò non puoi avere paura tu stesso. Tu non comprendi la guarigione a causa della tua stessa paura.

Un passo importante nel piano dell’Espiazione consiste nel disfare l’errore a tutti i livelli. La malattia, ovvero essere “nella mente non corretta”, è il risultato della confusione di livello, poiché comporta sempre il credere che ciò che è sbagliato a un livello possa influenzarne sfavorevolmente un altro. Ci siamo riferiti ai miracoli come al mezzo per correggere la confusione di livello, poiché ogni errore deve essere corretto al livello in cui si verifica. Solo la mente è capace di errore. Il corpo può agire in modo sbagliato solo quando risponde a pensieri sbagliati. Il corpo non può creare, e il credere che esso lo possa fare, errore fondamentale, produce tutti i sintomi fisici. La malattia fisica rappresenta il credere nella magia. La distorsione che ha fatto la magia si fonda sul credere che esiste una capacità creativa nella materia che la mente non può controllare. Questo errore può assumere due forme: si può credere che la mente possa malcreare nel corpo, oppure che il corpo possa malcreare nella mente. Quando si è compreso che la mente, unico livello di creazione, non può creare al di là di se stessa, non c’è bisogno che si verifichi nessuna delle due forme di confusione.

Solo la mente può creare poiché lo spirito è già stato creato, ed il corpo è uno strumento di apprendimento per la mente. Gli strumenti di apprendimento non sono lezioni essi stessi. Il loro scopo è semplicemente di facilitare l’apprendimento. La cosa peggiore che l’uso sbagliato di uno strumento di apprendimento possa fare è fallire nel facilitare l’apprendimento. Di per sé non ha alcun potere di introdurre effettivi errori di apprendimento. Il corpo, se correttamente capito, condivide l’invulnerabilità dell’Espiazione ad una applicazione a due tagli. Ciò non perché il corpo sia un miracolo, ma perché non è intrinsecamente aperto a errate interpretazioni. Il corpo è semplicemente parte della tua esperienza nel mondo fisico. Le sue capacità possono essere, e spesso sono, sopravvalutate. Tuttavia è quasi impossibile negarne l’esistenza in questo mondo. Coloro che lo fanno sono impegnati in una forma di negazione particolarmente indegna. Il termine “indegna” qui implica solo che non è necessario proteggere la mente negando ciò che non è mente. Se si nega questo sfortunato aspetto del potere della mente, si sta anche negando il potere stesso.

Tutti i mezzi materiali che accetti come rimedi per i mali fisici sono riformulazioni di principi della magia. Questo è il primo passo nel credere che il corpo faccia le proprie malattie. Tentare di guarirlo tramite agenti non creativi è un secondo passo falso. Tuttavia non ne consegue che l’uso di tali agenti per scopi correttivi sia male. Talvolta la malattia ha una presa sulla mente sufficientemente forte da rendere la persona temporaneamente inaccessibile all’Espiazione. In questo caso può essere saggio utilizzare un approccio di compromesso tra la mente ed il corpo, nel quale si crede temporaneamente che qualcosa di esterno possa guarire. Questo avviene perché un aumento di paura è l’ultima cosa che può aiutare coloro che non sono nella mente corretta, ovvero i malati. Essi sono già in uno stato indebolito dalla paura. Se vengono esposti prematuramente ad un miracolo, possono precipitare nel panico. Questo è probabile che succeda quando la percezione capovolta ha indotto a credere che i miracoli facciano paura.

Il valore dell’Espiazione non risiede nel modo in cui viene espresso. In effetti, se è usato correttamente, verrà inevitabilmente espresso in qualunque modo rappresenti il massimo aiuto per colui che lo riceve. Questo significa che un miracolo, per raggiungere la sua piena efficacia, deve essere espresso in un linguaggio che chi lo riceve possa capire senza paura. Ciò non significa necessariamente che questo sia il più alto livello di comunicazione del quale egli è capace. Significa, tuttavia, che questo è il più alto livello di comunicazione del quale egli è capace ora. Il miracolo ha come unica meta quella di elevare il livello di comunicazione, non di abbassarlo facendo aumentare la paura.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Protetto: Tocco Astrosciamanico – giugno 2008 – Terra

Marzo 10, 2015 by admin

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Osho

Marzo 7, 2015 by admin Lascia un commento

indexOsho, conosciuto anche come Bhagwan Shree Rajneesh, nato l’11 dicembre 1931 (9.10.3) con Sole in Sagittario, Luna in Capricorno e Ascendente in Gemelli, Luna congiunta a Saturno (Vascello di Saturno).

Osho è stato per me il maestro decisivo, colui che mi ha aperto la strada verso il percorso di trasformazione. Da lui ho ricevuto conferma che la strada più spontanea, maggiormente autentica dentro di me (che tuttavia il mondo attorno a me non riusciva a capire e considerava folle, e di conseguenza anche io consideravo tale) era la strada da percorrere.

Ho incontrato Osho in un momento decisivo e drammatico della mia vita, in cui si trattava di compiere un grande salto. Il mio potenziale, a lungo represso e trattenuto, mi trascinò in bilico su una fune sottilissima, che sapevo che entro pochi minuti si sarebbe spezzata. La caduta era inevitabile, e non c’era nessuna alternativa, alcuna via di scampo.

In quel momento di esagerata disperazione, mi resi conto che sebbene la fune si sarebbe spezzata inevitabilmente, vi era una possibilità di scelta: cadere o saltare.

Cadere significava rassegnarmi al mio fato, non avere alcuna speranza e lasciarmi morire.

Saltare voleva dire usare gli ultimi battiti del mio cuore, il respiro finale, per proclamare i miei sogni, le mie visioni più ardite, ciò che avevo sempre sentito autentico, seppure incompreso e negato dal mondo che mi circondava.

In quell’istante, non c’era più niente che mi circondava, solo una tenue fune e il vuoto. Ero solo con me stesso, tutte le voci dentro e fuori di me non parlavano più, totale silenzio, solo la scelta: cadere o saltare.

E io saltai, e quei sogni, quelle visioni diventarono la mia realtà.

In vero, dal momento in cui scelsi di compiere il Grande Salto, mi sono trovato tante altre volte su quella fune, con tutta la disperazione e la paura che ne deriva.

Onestamente, in molte occasioni, non ho saltato, sono proprio caduto, toccando il fondo più basso possibile oltre il quale non potevo andare. E quelle cadute sono diventate salti allorché ho compreso, come dice Osho, che:

Qualunque cosa tu sei, non è la fine: stai solo a metà. Puoi cadere in basso o elevarti verso l’alto. La tua crescita non è conclusa. Non sei il prodotto finale, ma solo un passaggio. In te qualcosa si sta continuamente sviluppando.

Durante i miei anni come sannyasin di Osho ebbi l’onore di operare come addetto stampa del maestro per l’Italia dal 1989 al 1991, negli ultimi anni della sua permanenza terrena.

Di quegli anni riporto un ritaglio di giornale su Il Resto del Carlino dell’agosto 1989.

OPS 1

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Io non ho alcuna biografia. Qualsiasi cosa sia ritenuta una biografia è del tutto priva di significato. In che giorno sono nato, in che Paese sono nato, non ha alcuna importanza. Ciò che conta è cosa sono adesso, in questo preciso istante.

IO SONO SOLO ME STESSO

(Osho)

Carlos Castaneda

Marzo 7, 2015 by admin Lascia un commento

castanedaCarlos Castaneda, nato in Perù il 25 dicembre 1925, (10.2.2) con Sole e Giove in Capricorno, congiunti al Medio Coeli, Luna e Ascendente in Toro, tutti tratti astrologici molto pragmatici, tipici degli operatori sciamanici che lasciano un’impronta visibile nella realtà fisica.

Questa capacità è provata dal successo superlativo delle sue opere (più di 8 milioni di copie di libri venduti e tradotti in 17 lingue), nonché dei suoi insegnamenti, che lo instaurano al primo posto assoluto come ricercatore sciamanico per quanto riguarda la popolarità.

Per Castaneda, uno degli obiettivi primari è il mantenimento della consapevolezza dopo la morte fisica, che richiede disciplina e un insieme di procedure costitutuenti la Via del Guerriero.

Le pratiche che descrive nei suoi libri sono intese ad aumentare il potere individuale, evitare perdite di energia (impeccabiità) e ad avere padronanza della consapevolezza mediante l’uso operativo del punto di assemblaggio (assemblage point).

Secondo Castaneda gli esseri umani sono bozzoli raggianti di consapevolezza dimoranti in un universo pervaso da filamenti di luce. Questi bozzoli sono connessi da questi filamenti, che producono la percezione, ma allo stesso tempo la filtrano concentrandola solo su una configurazione minuscola.

Il punto di assemblaggio è la lente di focalizzazione che produce la realtà umana separata. Spostando questo punto è possible percepire altre realtà, che sono tanto reali quanto la realtà umana.

Tipica di Carlos Castaneda è l’enfasi sul potere dell’Intento.

Questo Intento non ha niente a che fare con la lotta per raggiungere obiettivi e desideri nella realtà fisica, nel modo in cui umanamente la percepiamo. Obiettivi, propositi, manifestazione, o auto-affermazione, come si applicano nella vita di tutti i giorni, sono semplicemente pallide ombre dell’Intento.

L’Intento non dimora nella nostra consapevolezza condizionata del mondo ed è completamente scollegato dalla nostra identificazione con il corpo, così come lo vediamo.

L’Intento è un’onda di pura energia che fluisce attraverso gli spazi vuoti lasciati vacanti dalla nostra percezione sensoriale ordinaria. Si trova ben oltre il mondo che pretendiamo di conoscere. Esiste in un regno invisibile, completamente alieno alla nostra cognizione, che tuttavia è paradossalmente la matrice che produce ogni aspetto della nostra vita.

La rivelazione di quest’Intento richiede un enorme investimento di energia, un compito irraggiungibile finché continuiamo a usare l’energia per sostenere la nostra percezione condizionata della realtà.

Quando tutta la nostra energia è impiegata per supportare la nostra identità separata e il nostro senso di importanza, non c’è spazio per nient’altro.

Il nostro senso di importanza è considerato da Castaneda il nemico supremo dello sciamano e la nemesi del genere umano. Questo è evidente nell’interesse incessante per il modo in cui ci presentiamo al mondo, la preoccupazione di piacere agli altri, il desiderio di essere riconosciuti, che ci spinge anche ad investire grandi quantità di energia nel riconoscimento degli altri, così che loro possono poi riconoscere noi.

Don Juan, il maestro di Castaneda, sosteneva che se fossimo in grado di lasciar andare un po’ di quella preoccupazione verso il proprio riconoscimento, “due cose straordinarie potrebbero accaderci. Uno, potremmo liberare la nostra energia dal tentativo di mantenere l’idea illusoria della nostra grandezza, e, due, potremmo procurare a noi stessi energia sufficiente per entrare nella seconda attenzione e dare un’occhiata alla reale grandezza dell’universo.” (Carlos Castaneda, L’Arte di Sognare).

Questa grandezza dell’universo diventa disponibile quanto attingiamo al nostro vero Intento, allineandoci con un campo di energia che esiste nella matrice del nostro essere. Questa forza può essere identificata con molti nomi: Intento, Sé Superiore, Identità Multidimensionale Centrale, o qualunque termine ci faccia sentire bene.

Tuttavia qui questo termine non ha niente a che vedere con il modo intorpidito in cui la nostra realtà separata interpreta Dio e simili. Descrive una forza vibrante, vitale e totalmente liberatoria, completamente avulsa dalle divinità mummificate del culto consensuale.

Sviluppare la consapevolezza di questa forza come energia primaria dell’universo è la sola opportunità per qualsiasi vera evoluzione umana.

Franco Santoro

Citazioni da opere di Carlos Castaneda:

Un uomo di conoscenza vive agendo, non pensando di agire, e neppure pensando a quello che penserà quando avrà finito di agire.

Soffermarsi troppo sull’io causa una terribile stanchezza. Un uomo in questa condizione è sordo e cieco a tutto il resto: è la stanchezza stessa a far sì che non veda più le meraviglie che lo circondano.

Arrabbiarsi con gli altri significa dare importanza alle loro azioni ed è imperativo porre fine a questo modo di sentire. Le azioni degli uomini non possono essere così importanti da mettere in secondo piano la sola scelta possibile: il nostro inevitabile incontro con l’infinito.

Ci sono milioni di strade. Un guerriero, di conseguenza, deve sempre tenere presente che una strada è soltanto una strada; se sente di non doverla seguire, per nulla al mondo dovrà indugiarvi. La decisione di proseguire su di essa o di abbandonarla dev’essere presa indipendentemente dalla paura dall’ambizione. Un guerriero deve considerare ogni strada con attenzione e determinazione e c’è una domanda che non può fare a meno di porsi: questa strada ha un cuore?

La cosa più difficile al mondo e assumere lo stato d’animo di un guerriero. Non serve a nulla essere tristi, lagnarsi e sentire di essere giustificati nel farlo, credere che qualcuno ci faccia sempre qualcosa. Nessuno fa nulla a nessuno, tantomeno a un guerriero.

L’autocommiserazione non si addice al potere. Lo stato d’animo di un guerriero richiede il controllo su se stesso e al tempo medesimo richiede l’abbandono di se stesso.

Puoi spronare stesso oltre i tuoi limiti se sei nello stato d’animo adatto. Un guerriero costruisce il proprio stato d’animo. È conveniente agire sempre in tale stato d’animo. Ti libera da tutto e ti lascia purificato.

Un guerriero calcola tutto. Questo è controllo. Ma una volta terminati i sui calcoli, agisce. Questo è abbandono. Un guerriero non è una foglia in balia del vento. Nessuno lo può spingere; nessuno può fargli fare nulla contro la sua volontà o contro il suo giudizio. Il guerriero è programmato per sopravvivere, e sopravvive nel migliore dei modi possibili.

Ti devi assumere la responsabilità dell’essere qui, in questo mondo meraviglioso, in questo tempo meraviglioso. Devi imparare a far contare ogni tuo atto, dal momento che resterai in questo mondo solo per breve tempo, troppo breve in verità per assistere a tutte le sue meraviglie. Se non rispondi a questa sfida, è come se tu fossi morto.

Un essere immortale ha tutto il tempo necessario per dubbi, sorprese e paure. Un guerriero, d’altro canto, non può… perché sa con certezza che la totalità di sé stesso ha solo poco tempo su questa terra.

Felicità illusoria

Marzo 7, 2015 by admin

imagesL’ego, essendo un’illusione, genera una felicità illusoria fondata su qualcosa che è pubblicizzato ampiamente, e su cui è indotto costante desiderio. Quel qualcosa è indicato come la fonte della felicità. Una felicità che, seppure paghiamo con un alto prezzo, non arriva mai o, se giunge, termina malamente e ci lascia più infelici di prima.

La Luce, che dimora oltre l’ego, non fa promesse, né ci seduce con desideri futuri, ed è disponibile all’istante per tutti. Necessita solo della nostra attenzione, del riconoscimento della sua presenza, che è la felicità esistente innata in noi, sia che abbiamo tutto o niente.

Allora oggi per qualche istante, possiamo sospendere le immani lotte per conseguire la felicità al di fuori. Possiamo, anche solo per poco, guardarci dentro, partecipando alla danza della vita che vi si celebra in ogni istante, e ritrovando subito la felicità che seguitiamo a cercare altrove.

Magari è un’illusione anche questa, ma a differenza dell’altra non costa niente.

Franco Santoro

Immagine: di Baldassarre Peruzzi, nato il 7 marzo 1481, Sole e Luna in Pesci, architetto e scenografo italiano.

2012 e altre nenie apocalittiche

Marzo 6, 2015 by admin Lascia un commento

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C’era spazio solo fino al 2012. Ciò sconvolgerà qualcuno in futuro”

La morte accade sempre, e tuttavia è l’argomento che le persone sembrano fare del loro meglio per evitare, salvo che l’evidenza della morte non sia irrefutabile, come in una guerra, un terremoto o una malattia fatale. Nel secolo corrente muoiono ogni anno più di 50 milioni di persone, l’intera popolazione dell’Italia, che fa un totale di circa 155000 morti al giorno. Nello spazio di tempo che impieghi per leggere questo breve articolo saranno morte circa mille persone.

Si tratta per lo più di morti private e solitarie, che non attirano molta attenzione. Tuttavia, quando c’è un evento spettacolare che implica la morte, o ci confrontiamo personalmente con essa attraverso la nostra malattia o la dipartita di qualcuno a noi vicino, allora la morte diventa l’argomento principale, almeno per un po’, finché non viene dimenticato di nuovo.

Morte, malattia e distruzione appaiono eventi eccezionali, elementi di disturbo in un mondo basato sulla separazione e la salute o il benessere fasullo. Tuttavia nel regno della natura fanno parte della routine, e non hanno nulla di speciale. La stessa cosa si applica alle teorie apocalittiche, come la recente nenia del 2012.

Il termine apocalisse deriva dal greco apokálypsis, che significa “sollevamento del velo” ed è impiegato per descrivere la rivelazione, agli iniziati o esseri privilegiati, di qualcosa che è nascosto alla maggioranza delle persone. Il termine è anche popolarmente usato per indicare il giorno del giudizio o la fine del mondo.

Fin dall’inizio della storia dell’umanità e in ogni generazione ci sono sempre state scadenze apocalittiche. Questo è ovvio, poiché ogni generazione ha un termine, semplicemente perché ogni generazione è destinata a morire. Tuttavia quando alcuni dei suoi membri più influenti, dopo anni di diniego, alla fine si svegliano e diventano consapevoli che stanno per morire, cominciano a fare un sacco di chiasso, come se fosse una scoperta straordinaria. La loro morte imminente diventa qualcosa di speciale e, siccome non possono concepire un mondo senza di loro, vogliono che il mondo intero muoia. Questo è accaduto ripetutamente per ogni generazione attraverso la storia.

Sentirsi speciali è una delle caratteristiche principali dell’identità egoica e della realtà basata sulla separazione. Le predizioni della fine del mondo sono sempre state create per ogni generazione (per una lista dettagliata di centinaia di profezie apocalittiche dal 2008 a.C. clicca qui), e sebbene siano tutte regolarmente fallite, hanno in verità avuto pure successo perché il mondo finisce continuamente in modo incessante.

In effetti, qualunque profezia apocalittica è destinata ad aver successo perché la morte accade senza sosta ed è sempre certa. Il velo è costantemente sollevato, almeno per coloro che accettano di vedere quello che c’è oltre.

L’apocalisse e fine del mondo non si verifica in una data stabilita, ma avviene ogni giorno, ogni ora, od ogni secondo. Ha una tempistica differente per ognuno di noi, un momento che possiamo decidere di affrontare coscientemente, il che significa anche che il velo continua ad esserci costantemente e può essere sollevato o lasciato così com’è. Tuttavia arriva un momento in cui la consapevolezza del sollevamento attira una maggiore attenzione delle masse in seguito a importanti eventi collettivi che scuotono le fondamenta della nostra percezione illusoria.

E in questo caso le teorie apocalittiche possono essere strumenti educativi con lo scopo di allenare la nostra coscienza collettiva ed elevare la consapevolezza. Nella maggior parte dei casi sono tuttavie dettate dall’ignoranza e dalla manipolazione.

Alcuni sostengono che il 2012 è il termine ultimo di una grande trasformazione o apocalisse, che condurrà a un cambiamento della coscienza superiore o a una catastrofe globale o addirittura entrambi. Come questo avverrà è una domanda che molti si fanno.

Non ho nessun indizio, e ho molte riserve verso le teorie apocalittiche. Non sono in sintonia con chi canalizza entità che fomentano visioni catastrofiche. Sin dal 1976 sono stato testimone di una decina di date apocalittiche, promosse a spada tratta da canalizzatori e leader spirituali, che poi sono spariti nel nulla o hanno cambiato discorso.

Se osservo la mia vita personale, noto che la trasformazione più grande è spesso il risultato di cose che vanno così male, che non è più possibile andare avanti. È spesso una profonda crisi che scatena gli elementi positivi del rinnovamento, proprio come la fatica del parto della madre porta ad una nascita. La crisi e la fatica del parto, lungi dall’essere il problema, fanno parte del processo di guarigione e crescita. Inoltre quello che accade è che quando la crisi non è personale ma collettiva o globale, non c’è modo di trovare la propria via d’uscita individuale. Siamo costretti a stare insieme, a cooperare, ad abbandonare la separazione e abbracciare l’unità.

Ci sono molte idee riguardanti il 2012, come l’invasione di extra-terrestri, la collisione con un altro pianeta, l’attività di forze cospiratrici o un aumento delle radiazioni solari. Bene, io non so quello che accadrà, tuttavia credo che qualunque cosa succederà, essa è già accaduta, e sta accadendo anche adesso.

L”importanza vitale del 2012 è che semplicemente più persone si aspettano che qualcosa accada, e conseguentemente stanno all’erta. E allora, a questo riguardo, sono totalmente sicuro che qualcosa accadrà. Quindi il mio invito è di tenere gli occhi aperti, esortando soprattutto a tenerli aperti verso l’interno.

© Franco Santoro

Dieta spirituale per tutti – L’Eucarestia al femminile, Giovanni Battista e il segno del Cancro

Marzo 6, 2015 by admin

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La Vergine dell’Ostia di Jean Auguste Dominique Ingres

Nell’articolo precedente (Non preoccuparti, fatti un sonnellino: viaggio astroevangelico) abbiamo esplorato la sezione dei Gemelli nel Vangelo di Marco, secondo le associazioni zodiacali di Bill Davison in The Gospel and the Zodiac (Il Vangelo e lo Zodiaco). Questa volta c’ispiriamo alla sezione del Cancro, che va da Marco 6:30 a 8:26, ed ai riferimenti a Giovanni Battista la cui festa e Natività è celebrata secondo la tradizione il 24 giugno.

Il segno del Cancro è associato col dare e ricevere nutrimento, sia a livello fisico che spirituale, e sia secondo la nostra percezione separata che quella multidimensionale. Il tema principale è il nutrimento, e la discriminazione tra ciò che nutre la nostra identità separata e ciò che fornisce energia al nostro vero Sé.

È un’area cruciale che comprende cibo ordinario e diete salutari, come pure il nutrimento spirituale. In entrambi i casi, ogni individuo sembra avere esigenze diverse. I cibi che fanno bene ad alcuni possono nuocere ad altri. Tuttavia ci sono alcuni elementi nel cibo che sono vitali per ogni essere umano, e che caratterizzano tutte le diete indipendentemente dalla loro diversità, mentre ve ne sono altri che sono tossici per tutta l’umanità in generale. La stessa situazione si applica al cibo spirituale. Pertanto alcune domande sul fronte del Cancro potrebbero essere:

Come mi nutro spiritualmente? Procuro abbastanza cibo al mio vero Sé? Qual è la dieta spirituale ideale? Dove posso procurarmela? Come posso migliorarne la qualità? Come posso fornire cibo spirituale agli altri e prendermi cura di loro?

Sin dall’alba dei tempi, sono state date continuamente risposte a questi interrogativi, e scritture molto antiche hanno fornito indicazioni dettagliate riguardanti il cibo ordinario e il cibo spirituale. Nei tempi antichi raramente c’era una rigida differenza tra cibo fisico e spirituale. L’Eucaristia, o Santa Comunione, per esempio, nelle prime comunità cristiane non era distribuita nella forma di una piccola ostia.

L’Eucaristia era un vero cibo, un banchetto completo che integrava cielo e terra. Si riteneva che Dio fosse nel cibo e le donne, come tradizionali custodi della cucina, rivestivano il ruolo spirituale più importante. Come dice John Dominic Crossan “non era la teologia che veniva per prima, ma il cibo”. Poi le cose cambiarono, perché le donne furono escluse dalla guida religiosa, e si aprì un varco tra la vita fisica e spirituale che divenne irreversibile,

Nell’epoca attuale la disponibilità d’informazioni sul cibo fisico e spirituale ha raggiunto massimi storici. Così come c’è una quantità e varietà di cibo senza precedenti, c’è anche un’eccezionale quantità e varietà di cibo spirituale sul mercato. Innumerevoli pratiche spirituali, rituali, libri e siti internet relativi a ogni cultura e orientamento, sono liberamente accessibili. Mai nella storia dell’umanità abbiamo sperimentato una tale profusione di risorse fisiche e spirituali.

Purtroppo abbondanza e risorse non implicano necessariamente una qualità superiore. Al contrario, similmente al tema descritto nell’articolo “La Ricerca del Significato e la Vera Giurisdizione”, l’umanità al giorno d’oggi sembra soffrire di uno stato di fame spirituale profonda. Grandi quantità di nutrimento spirituale non garantiscono la copertura delle nostre necessità vitali basilari. Perciò è importante capire quali sono le necessità fondamentali per una dieta spirituale.

Detail from The Last Supper by Juan de Juanes

Ultima cena, Juan de Juanes, dettaglio

Come con il cibo ordinario, alcune persone beneficiano più di certi prodotti che di altri, alcuni sono intolleranti o allergici, e le diete cambiano anche secondo gli stadi della vita. Bambini, adolescenti, adulti e persone anziane hanno diete differenti, e così le persone secondo la loro cultura. Tuttavia, nonostante questo, certi elementi nel cibo sono indispensabili per il nutrimento fisico e spirituale, mentre altri sono fatali.

Detto molto semplicemente, il requisito fondamentale per il cibo spirituale è la presenza dello Spirito. Il termine “spirito” deriva dal latino spiritus, che significa “respiro”. Il respiro è il requisito fisico fondamentale nella vita umana e precede ampiamente il cibo ai fini dell’immediata sopravvivenza. Tuttavia, quando approda alla vita spirituale, il respiro va ben oltre la sopravvivenza fisica, poiché abbraccia il nostro sé multidimensionale, la nostra vera eterna natura, e fornisce l’autentica essenza della dieta spirituale.

Accedere a questa dieta ci permette di risvegliare ed energizzare il nostro vero Sé, uscendo dall’incubo della separazione ed espandendo la consapevolezza di Chi veramente siamo. E questa autentica consapevolezza, detto in modo molto semplice, è Dio, inteso come Unità e Amore, ovvero Amore Incondizionato. Questo è in definitiva ciò che nutre la nostra autentica natura.

D’altra parte, ancora semplicemente, ciò che intossica e avvelena il nostro vero Sé, è l’amore condizionato, l’intolleranza, la condanna, il giudizio, e tutto ciò che deriva dalla separazione, incluse forme di religiosità basate su divinità separate e maledicenti.

La sezione del Vangelo del Cancro si apre con la “Prima moltiplicazione dei pani” (Marco 6:30-44), il più grande gesto di nutrimento dell’intero Nuovo Testamento, seguito da un miracolo simile di moltiplicazione di pane e pesci nella “Seconda moltiplicazione dei pani” (Marco 8:1-13).

Un’ulteriore enfasi sul cibo viene data in “I farisei e la tradizione” quando Gesù spiega che “Non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui possa contaminarlo; sono invece le cose che escono dall’uomo a contaminarlo” (Marco 7:15), e il passaggio de “Il lievito dei farisei e di Erode” con riferimenti esoterici ai numeri sette e dodici (Marco 8), che ricorrono anche nelle storie precedenti.

La sezione del Cancro è preceduta dall’episodio della decapitazione di Giovanni Battista, l’accesso al Solstizio d’Estate. Sin dai tempi antichi il punto opposto, il Solstizio d’Inverno e l’ingresso del Sole in Capricorno, si riferisce al Portale degli Dei, il portale dell’ascensione al nostro vero Sé e la rinascita della nostra identità multidimensionale originale, esemplificata dalla Natività di Gesù.

John the BaptistL’ingresso del Sole in Cancro e il Solstizio d’Estate rappresenta invece il Portale degli Uomini, ossia il portale attraverso cui l’anima lascia la fonte e discende, assumendo un sé separato e lasciando andare la sua natura multidimensionale, esemplificata dalla Natività di Giovanni Battista (24 giugno).

Il Solstizio d’Inverno rappresenta il nutrimento spirituale, mentre il Solstizio d’Estate incarna il nutrimento fisico. I due solstizi formano un’asse verticale, e il loro scopo è unirsi e integrarsi piuttosto che escludersi a vicenda.

Similmente al Carro (vedi l’articolo “Il Carro – Cancro – Viaggio Astrosciamanico nei Tarocchi”), il Solstizio d’Estate, il Cancro e Giovanni Battista rappresentano il mistero esteriore, il Dio dell’Antico Testamento e la sua vecchia alleanza e tutto ciò che è visibile alla nostra percezione fisica, come corpi, cibo, ecc. Questo include anche tutte le dottrine istituite sulla terra, il cui scopo, conscio o inconscio, è guidare l’iniziato fino alla soglia del mistero interiore.

Il mistero esteriore è basato sulla legge e sull’esperienza dei nostri antenati, che deve essere onorata, senza tuttavia pregiudicare la nostra diretta esperienza e connessione con Dio, che è il mistero interiore, ciò che dimora oltre la soglia.

Il Cristo personifica il mistero interiore, la nuova alleanza basata sull’Amore, la via del Perdono che conduce al Regno di Dio o Regno dell’Unità. Giovanni Battista, come mistero esteriore, ha lo scopo di spianare la strada all’emergere del mistero interiore, per condurci sulla soglia, ma non per portarci oltre.

“Io vi battezzo con acqua per la conversione” dice il Battista, “ma colui che viene dopo di me è più potente di me e io non son degno neanche di portargli i sandali; egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Egli ha in mano il ventilabro, pulirà la sua aia e raccoglierà il suo grano nel granaio, ma brucerà la pula con un fuoco inestinguibile” (Matteo 3:11-12)

Quando il mistero esteriore non riesce a cedere il posto al mistero interiore, diventa il principale ostacolo al piano di Salvezza. E tuttavia qui risiede il mistero e il paradosso della soglia, poiché in tale stadio iniziale c’è un inevitabile ostacolo, una sconcertante sfida con la quale siamo destinati a confrontarci.

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Virgo Mater Adoratrix

L’accesso al mistero interiore è praticabile solo se ho pienamente imparato come nutrirmi spiritualmente. Questo implica essere in grado di fare affidamento sulla mia diretta connessione con Dio, la mia capacità di ricevere nutrimento spirituale dalla fonte originale e di lasciar andare la mia dipendenza da altre forme di nutrimento. In questa fase cruciale non riceverò il supporto d’alcuna dottrina o tradizione esterna. Non ci sarà nessuno a nutrirmi dal mondo esterno, né maestri spirituali, preti, chiese, cerchi o comunità. Sarò solo, incontrerò perfino opposizione e sarò perseguitato da coloro che camminano al mio fianco.

Il medesimo cibo che era stato usato prima per nutrirmi, ora può essere impiegato per lapidarmi. Potrei anche essere scomunicato, che letteralmente significa essere escluso dalla comunità e dal ricevere l’Eucaristia. Tuttavia in questo stadio cruciale ciò che conta è il mio profondo desiderio di ricevere il vero nutrimento e scoprire la verità che giace oltre le illusioni e le paure, non importa se sono privato di tutti i falsi nutrimenti di questo mondo separato.

“Potrebbe forse Dio permettere che Suo Figlio rimanga per sempre a soffrire la fame perché rifiuta il nutrimento di cui ha bisogno per vivere? L’abbondanza si trova in lui e la privazione non può tagliarlo fuori dall’Amore sostenitore di Dio e della sua dimora” (UCIM L165 5-6).

Quando il ricercatore è determinato a ricevere il vero nutrimento, lo riceverà. Lascerà andare tutti gli attaccamenti falsi e provvisori, vedendoli come vane difese contro Dio.

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Cappella greca, catacombe romane, Eucarestia con donne

Potrei non essere in un luminoso tempio, circondato da persone amorevoli e solidali, con confortanti inni o tamburi magnetici, e forse nemmeno in un ambiente naturale e sereno, o qualunque altro posto dove il nutrimento spirituale può facilmente essere ricevuto, ma tuttavia Dio è qui. Dio è presente indipendentemente da quello che accade intorno a me. Dio è presente in me.

“Tu, Signore, sei in questo luogo, la Tua presenza lo riempie, la Tua presenza è pace. Tu Signore sei nel mio cuore, la Tua presenza lo riempie, la Tua presenza è pace. Tu, Signore, sei nella mia mente, la Tua presenza la riempie, la Tua presenza è pace” (“You, Lord, are in this place”, Ray Simpson, Celtic Hymn Book).

L’apparente rigidità e intolleranza di alcune dottrine religiose non è necessariamente un segno del loro fallimento di svelare l’accesso al mistero interiore. Il mistero esteriore è il guardiano della soglia del mistero interiore. E posso passare attraverso la porta soltanto se non dipendo dal nutrimento del mistero esteriore e sono in grado di trovare la mia strada verso una forma più profonda di nutrimento, che si trova all’interno.

Questo non significa che il mistero esteriore è negativo, e lasciarlo andare non implica antagonismo o risentimento. È come cessare di essere nutriti dal seno della propria madre, o lasciare la casa dei genitori, e imparare a procurarsi il cibo e cucinarlo da soli. E non è un processo lineare, il che significa che di tanto in tanto potrei aver bisogno di ritornare alle mie tradizioni originali e al nutrimento precedente.

Tuttavia è probabile che la transizione dall’esterno all’interno comporti notevoli sfide. Qui l’antagonismo tra mistero esteriore ed interiore funziona come un test strategico sulla via dell’iniziazione, che è un sentiero pieno di paradossi. Ed è ancora parte del mistero.

“In verità vi dico: tra i nati di donna non è sorto uno più grande di Giovanni il Battista; tuttavia il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui” (Matteo 11:11)

Ogni volta che sento parlare di Giovanni Battista non posso fare a meno di ricordare un episodio accadutomi nel 1976. Per due anni ho fatto parte di un gruppo missionario che raccoglieva fondi e predicava in tutta Italia, viaggiando su un vecchio furgone Volkswagen Tipo 2. In piena notte arrivavamo in una città, piantavamo una tenda, pregavamo, e dopo aver dormito alcune ore iniziavamo la nostra opera missionaria dalla mattina presto fino a sera tarda.

Spesso mangiavo solo quello che ricevevo dalle persone che incontravo. Questo mi piaceva molto perché era come essere nutriti da Dio secondo la sua volontà. Le persone quasi sempre donavano cibo, il che mi faceva sentire molto accudito. Solo in un’occasione l’offerta di cibo fu di natura diversa, e la associo a Giovanni Battista, che dopotutto non pareva essere troppo interessato alle specialità gastronomiche.

In qualche occasione organizzavamo anche dei raduni. Ci sistemavamo nella piazza principale e iniziavamo prima con qualche canto, poi, quando avevamo attirato l’attenzione e le persone si erano radunate, uno di noi teneva un sermone. Questo è quello che abbiamo fatto una sera a Ragusa dove il fratello più veemente del gruppo decise di predicare sulla controversa questione di Giovanni Battista. Contrariamente alla cristianità tradizionale, secondo il nostro gruppo di cristiani itineranti, il Battista non riconobbe e supportò nel Gesù . Il nostro predicatore elencò molte prove bibliche per supportare questa tesi, e biasimò ripetutamente Giovanni Battista.

Era una calda sera d’estate e la piazza pullulava di persone. All’inizio sembravano tutti abbastanza amichevoli. Quando cantavamo, intendo dire… Ma, man mano che la nostra versione della storia del Battista cominciò a palesarsi, il loro atteggiamento cambiò drammaticamente. All’inizio ci fu soltanto un silenzio glaciale, con molte persone che ci fissavano sbalordite con gli occhi sbarrati e la bocca aperta. Fu come se il sermone avesse un effetto profondo su di loro, e questo mi colpì profondamente. Poi alcune persone cominciarono a gridare in dialetto locale, che noi ardimmo interpretare come segno d’acclamazione, finché non ci colpì il primo vegetale…

Dopo pochi secondi diventammo il bersaglio del lancio di pomodori, uova e altri generi alimentari che schizzavano da ogni parte. Invece di correre via restammo nella piazza pregando mentre il nostro oratore continuava a parlare con rinnovato fervore. Ci fu un crescendo nel lancio, con persone che tiravano perfino cocomeri, cassate siciliane e arancini! Poi cominciarono ad arrivare oggetti più duri, e fummo gradualmente introdotti ad una versione più soft della pratica biblica della lapidazione. La situazione divenne piuttosto violenta, finché arrivò la polizia e ci portò via.

Fummo formalmente espulsi con foglio di via dalla città, il cui Santo Patrono e principale fonte di devozione spirituale, scoprimmo, ahimè, in seguito, era proprio San Giovanni Battista!

Le mie sentite scuse alla città di Ragusa.

© Franco Santoro

Non preoccuparti, fatti un sonnellino: viaggio astroevangelico

Marzo 6, 2015 by admin Lascia un commento

indexNell’articolo intitolato “Gospel in the Stars” (Il Vangelo nelle Stelle) ho fatto riferimento all’intima associazione tra la Bibbia e l’astrologia. Ho menzionato il Vangelo di Marco e la sua divisione in 12 sezioni, ognuna corrispondente ad un segno dello zodiaco, disposti nel loro ordine naturale dall’Ariete ai Pesci.

Secondo questa struttura, descritta nei dettagli da Bill Darlison in The Gospel and the Zodiac, la parte associata al segno dei Gemelli va da Marco 4:35 a 6:29.

Questa porzione del Vangelo di Marco corrispondente ai Gemelli comincia con Gesù che dice ai discepoli:

“Passiamo all’altra riva”, riconoscendo sin dall’inizio la natura dualistica dei Gemelli. Poi l’intero gruppo sale in una barca e comincia un breve viaggio in mare. Castore e Polluce, i Gemelli dell’omonima costellazione, come fa notare Darlison, sono i patroni dei naviganti e delle navi, come ad esempio quella usata da San Paolo, ed erano spesso invocati dai marinai.

Quando Gesù, dopo aver predicato un giorno intero tra la folla, disse ai suoi discepoli di andare sull’altra riva del Mare di Galilea, probabilmente erano felici perché potevano finalmente rilassarsi e avere Gesù tutto per loro. Ma, improvvisamente, sopraggiunse un furioso temporale, che i discepoli cercarono di combattere con tutta la loro abilità d’uomini di mare. Tuttavia non si erano mai imbattuti in una tale bufera, e quando la barca iniziò ad affondare, cominciarono a gridare e ad agitarsi in preda al panico.

Era una scena di totale confusione e scompiglio. E cosa faceva Gesù in mezzo a questo trambusto? Tranquillo, dormiva bonariamente su un cuscino. Spaventati i discepoli decisero di svegliarlo, gridando: “Maestro, non t’importa che moriamo?”

Gesù tranquillamente si alzò, sgridò il vento e disse alle onde di tacere. All’improvviso tutto si calmò. Poi Gesù chiese ai discepoli, rimasti a bocca aperta, perché stavano facendo tutto quel baccano per il temporale.

Quando ho letto questa storia per la prima volta, sono rimasto colpito dalla tragicomica scena di Gesù che si fa un sonnellino nel bel mezzo di una fragorosa tempesta, mentre tutti intorno a lui urlano e imprecano.

Com’è possibile dormire in mezzo ad una tale baraonda? E perché Gesù stava dormendo? Questo mi ha incuriosito molto. In seguito, ho percepito il suo atteggiamento come una perfetta raffigurazione della nostra identità umana e la sua separazione da Dio [i] e dal nostro vero Sé.

Image29Nella vita, siamo regolarmente sconvolti da turbini di paure, preoccupazioni e sofferenze. Spesso urliamo e imprechiamo, apertamente o intimamente. Quando questo accade il nostro vero Sé giace profondamente addormentato. Tuttavia se finalmente decidiamo di svegliarlo, questo Sé comanda semplicemente al caos di “calmarsi” e subito la pazzia svanisce come un brutto sogno. Allora ci rendiamo conto che eravamo noi quelli che dormivano sulla barca, e non Gesù. E Gesù continua a viaggiare con me, non importa se sono sveglio o in sogno o, come dice Un Corso in Miracoli, “Dio viene con me ovunque io vada.” (UCIM, L41)

Paura, ansia, preoccupazione e ogni tipo di sofferenza sono sempre le inevitabili conseguenze della separazione. Escogitiamo e impieghiamo molti strumenti per affrontare i nostri problemi, tuttavia quello che facciamo raramente è mettere in discussione la realtà dei problemi stessi, perdendo l’opportunità di scoprire cosa sta veramente accadendo mentre siamo assorbiti dai nostri incubi. Non dobbiamo avere paura del furioso temporale, perché Dio è con noi in ogni circostanza.

“Nel profondo di te stesso, c’è tutto ciò che è perfetto, pronto ad irradiarsi tramite te nel mondo. Curerà tutta la tristezza e il dolore, la paura e il senso di perdita perché guarirà la mente che pensava che tutte queste cose fossero vere, e che soffriva per la sua fedeltà ad esse.” (UCIM, L41:3)

Naturalmente, la maggior parte di noi, non lo crede. Come possiamo, quando il nostro vero Sé è oscurato da spessi strati di follia e isolamento? Forse il primo passo per accedere al nostro Sé interiore è attirare la sua attenzione, per stabilire una comunicazione diretta e “svegliarlo”. Se il sogno è il problema, non c’è modo di trovare una cura salvo che non decido di fare appello a ciò che non si trova nel sogno. Invece di gridare e imprecare ai personaggi e agli scenari del mio sogno, posso rivolgermi a chi non appartiene al sogno. Come esseri umani siamo tutti nella stessa barca, e in questa barca possiamo connetterci con Colui che, in pace, riposa nella barca.

La domanda è “Dove riposa Gesù nella mia barca?”. Non importa se lo sveglio con un tenero sussurro o urlando a pieni polmoni. Quello che conta alla fine è scegliere di comunicare con Lui e poi svegliarlo. Una volta divenuto consapevole della Sua presenza, la seconda fase è lasciar andare i miei sogni terrificanti, che conduce alla terza fase, quella del risveglio e del riposo in Dio. “mi rifugio all’ombra delle tue ali finché sia passato il pericolo.” (Salmo 57:1)

Vorrei riferire adesso una serie di sincronicità, che sono un aspetto tipico dei Gemelli. Le sincronicità sono riconoscimenti di relazioni concettuali tra due o più esperienze non connesse causalmente. Questo, a mio avviso, è uno dei modi preferiti usati dallo Spirito Santo per comunicare e insegnarci le sue lezioni.

Spesso sono testimone di sincronicità durante seminari astrosciamanici, sessioni e nella mia vita di tutti i giorni. Sono potenti strumenti di guarigione perché promuovono la riconciliazione delle polarità, la creazione di collegamenti e l’espansione delle nostre facoltà mentali, che sono anche le caratteristiche principali dei Gemelli.

Dopo aver scritto il pezzo su Gesù che calmava la tempesta, ho ponderato un momento la piacevole sensazione di unirmi a Gesù nel suo sonno e riposare in lui. Poi ho preso Un Corso in Miracoli e ho letto la lezione del giorno, che era sorprendentemente:

“Io riposo in Dio. Questo pensiero ti porterà riposo e quiete, pace e tranquillità, la sicurezza e la felicità che cerchi. Io riposo in Dio. Questo pensiero ha il potere di risvegliare la verità che dorme in te, la cui visione vede, al di là delle apparenze, la stessa verità in ognuno e in ogni cosa che esiste.” (UCIM L109:2)

Più tardi, nel pomeriggio, ho letto un racconto sulla traversata dell’Atlantico di John Wesley, durante la quale egli si era trovato in mezzo a una violenta bufera. Tutti erano in preda al panico, incluso Wesley stesso. L’unica eccezione era un gruppo di membri della Chiesa Moraviana, che continuavano a cantare tranquillamente i loro inni come se niente stesse accadendo. Wesley che divenne più tardi leader del Movimento Metodista, fu profondamente impressionato dalla loro calma e si rese conto che quel gruppo aveva una fiducia interiore che ancora mancava nella sua vita.

La sera ho visto Marcelino pan y vino (Marcellino pane e vino), un tenero e luminoso film spagnolo, in cui la scena finale fornisce un’altra sublime rappresentazione di “riposare in Dio” (cliccando qui puoi vedere la prima parte del film).

In poche ore ho ricevuto lo stesso messaggio da fonti non collegate fra loro e in forme differenti. Poi, alla fine del giorno, durante le mie preghiere notturne, dopo aver detto le parole finali “Il Signore ci conceda una notte tranquilla e una perfetta fine. Amen” mi sono abbandonato nelle mani di Dio, godendomi un sonno pacifico e guaritore, che è stata l’esperienza culminante delle lezioni che avevo ricevuto durante il giorno.

Mentre scrivo mi rendo conto che forse tutto questo non appare molto eclatante. Dopo tutto, quel giorno sono stato fondamentalmente da solo, interagendo soltanto con libri e film. Ci sono certamente sincronicità più spettacolari che io, come molti di voi, ho sperimentato nella vita. Niente d’avvincente o sensazionale è accaduto in quell’occasione.

Sono stato da solo, impegnato semplicemente con i miei pensieri. E tuttavia, riconosco che qualcosa di potente è accaduto quel giorno, che scaturisce dalla consapevolezza che è anche ciò che continua ad accadere ogni giorno, se solo sono disponibile ad accettarlo. E quello che intendo accettare è la costante consapevolezza della presenza di Dio.

La sezione dei Gemelli nel Vangelo di Marco contiene anche la decapitazione di Giovanni Battista, la spedizione dei Dodici, a due a due, con l’autorità di scacciare i demoni dalle persone ammalate, e diversi eventi di guarigione tutti strettamente legati al sentiero d’iniziazione dei Gemelli. Sebbene questa porzione del Vangelo sia molto corta e veloce da leggere, contiene numerosi messaggi, che potrebbero richiedere diversi volumi se l’analitico spirito di Mercurio prendesse il sopravvento. Tuttavia stiamo trattando con i Gemelli e non con la Vergine, e non entrerò dunque in altri argomenti.

Paolo-Veronese-Christ-and-the-Woman-with-the-Issue-of-Blood-

di Paolo Veronese

Tra le storie di questa sezione del Vangelo, desidero menzionare quella della donna affetta da emorragia, in Marco 5:21-32. Mentre Gesù, seguito da una gran folla, si recava a curare una bambina di dodici anni, una donna affetta da emorragia vaginale da dodici anni cerca disperatamente di avvicinarlo. Ha provato ogni sorta di cura senza nessun risultato. Oltre a dover fare i conti con la sua malattia, è condannata e ostracizzata dalle leggi religiose di quei tempi che consideravano il suo flusso impuro. Tuttavia la donna non si arrende, e quando sente parlare di Gesù, inesorabilmente striscia tra la folla finché riesce a toccargli il mantello, e come risultato è guarita.

Ciò che appare piuttosto peculiare qui è il modo in cui Gesù risponde quando la donna lo tocca. “Ma subito Gesù, avvertita la potenza che era uscita da lui, si voltò alla folla dicendo ‘Chi mi ha toccato il mantello?’” Poiché c’è un’intera folla che tocca e stringe Gesù, i discepoli non riescono a capire il senso della domanda. “Tu vedi la folla che ti si stringe attorno e dici ‘Chi mi ha toccato?’”. Ma Gesù continuava a guardare intorno per vedere chi lo aveva fatto. Allora la donna, sapendo ciò che le era accaduto, venne e cadde ai suoi piedi e, tremando di paura, gli disse tutta la verità. Ed Egli le disse, “Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va’ in pace e sii guarita dal tuo male”.

Tutti toccano Gesù, tuttavia solo quella donna lo tocca in un modo speciale. Usa il suo potere per attingere a quello di Gesù, il quale percepisce il potere uscire da lui. Gesù è colto di sorpresa e non vede neanche la donna. Lei prende l’iniziativa, ed è il suo coraggio e la sua fede che effettivamente la salvano.

Poco dopo aver letto questa storia, ho trovato un riferimento inaspettato in un recital di Roberto Benigni sull’Inferno di Dante (Canto III) trasmesso dalla televisione italiana. Benigni menziona la donna con l’emorragia mentre parla di passione e amore in connessione con la storia di Paolo e Francesca.

Ora concludo con il celebre passo della Divina Commedia relativo a Paola e Francesca (Inferno, canto V), che puoi vedere recitato da Benigni nel video a seguire:

Amor, ch’a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m’abbandona.

Bene, per ora è tutto. Smetti di preoccuparti e fatti un sonnellino.

© Franco Santoro

[i] Dio è qui inteso come Dio Unico, Amore Incondizionato, e non denota identificazione con uno specifico credo o genere. Ciò che conta è l’esperienza di Dio, non il termine che usiamo. Se il termine Dio causa rancori, sentiti libero di sostituirlo con un’altra parola. Tuttavia sottolineo che qualunque lavoro spirituale profondo ci metterà sempre comunque di fronte a tutti i rancori che abbiamo verso il termine Dio allo scopo di guarirli.

Immagine di apertura: da http://www.soulshepherding.org/2012/03/peace-be-still/

 

Il Figliol Prodigo Rivisitato: Benedizione e Perdono

Marzo 6, 2015 by admin Lascia un commento

the-prodigal-sonIl cristianesimo fornisce numerosi riferimenti per quanto riguarda il perdono. Uno dei più notevoli e conosciuti appare nel Nuovo Testamento ed è la trilogia della Parabola della Pecorella Smarrita (Luca 15: 4-7) la Parabola della Moneta Perduta (Luca 15: 8-10) e la Parabola del Figliol Prodigo.

Quest’ultima parabola appare in Luca 15:11-32 e racconta la storia di un uomo con due figli. Il più giovane chiede e ottiene la sua parte d’eredità mentre il padre è ancora vivo, e se ne va in un paese lontano, dove sperpera tutte le sue risorse. Soffre poi la miseria e la fame, finché rientra in sé e decide di tornare a casa.

“Mi leverò e andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio; trattami come uno dei tuoi garzoni.” Così torna a casa da suo padre e “quando era ancora lontano, il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò.” Il figlio dice: “Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio.”

Ma il padre non presta alcuna attenzione alle sue parole e tutto eccitato chiama i servi e dice:

“Presto! Portate qui il vestito più bello e rivestitelo, mettetegli l’anello al dito e i calzari ai piedi. Portate il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita; era perduto ed è stato ritrovato.” E cominciarono a far festa. Il fratello maggiore geloso del comportamento del padre verso il fratello indegno, si lamenta: “Io ti servo da tanti anni e non ho mai trasgredito a un tuo comando, e tu non mi hai dato mai un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che questo tuo figlio che ha divorato i tuoi averi con le prostitute è tornato, per lui hai ammazzato il vitello grasso!” Gli risponde il padre: “Figlio, tu sei sempre con me, e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato.”

Questa storia è molto toccante perché molti di noi possono identificarsi col Figliol Prodigo, e sentire Dio come un padre che ama incondizionatamente. Qui il perdono arriva istantaneamente. Il padre non è interessato ad ascoltare la confessione e il pentimento del figlio. Tutto ciò che desidera è festeggiare.

Un’idea convenzionale sul perdono è che può arrivare soltanto dopo la piena confessione di tutti i peccati, il pagamento di un’indennità attraverso la sofferenza o altre compensazioni, la garanzia che il peccato non sarà commesso di nuovo e un periodo di verifica per mettere alla prova il penitente. Questa è l’idea del perdono che spesso molti proiettano sulla Chiesa Cattolica o altre denominazioni tradizionali. Tuttavia è un concetto molto antiquato, che è stato definitivamente abbandonato sin dal Concilio Vaticano II e non si applica più alla Chiesa corrente.

La cosa più straordinaria nella parabola è che quando il padre vede il figlio arrivare da lontano, gli corre incontro con abbracci e baci. Non è interessato ad ascoltare alcuna confessione o parola di pentimento. Ciò che conta è che il figlio è tornato. Egli non ha bisogno di implorare alcun perdono poiché è già stato perdonato. Ciò che si rivela qui è il Dio amorevole che ci vede senza peccato. Per quanto gli riguarda non c’è nulla da perdonare. Il perdono dipende solo dalla nostra iniziativa di ritornare a Dio, e non dalla misericordia di Dio.

In un’omelia di un vescovo trasmessa da una radio cattolica americana ho ascoltato un giorno un altro importante riferimento al perdono. Sorprendentemente non era tratto dalla Bibbia o da un testo cristiano, ma da Zorba il Greco, il famoso romanzo di Nikos Kazantzakis, dal quale è stato tratto anche il popolare film interpretato da Antony Quinn.

Zorba è un uomo anziano vibrante e genuino che incorpora lo spirito orgiastico di Dioniso, l’archetipo dell’estasi, della sensualità e dell’esuberanza. Quando ero un sannyasin di Osho ho sentito spesso Osho parlare di Zorba come il modello dell’uomo nuovo e la sua spiritualità non ortodossa in contrasto con la religione ordinaria.

Per Osho l’uomo nuovo è Zorba il Buddha, una combinazione tra Zorba il Greco e Gautama il Buddha.

“Egli sarà Cristo ed Epicuro insieme. La religione ha fallito perché si è distaccata troppo dal mondo. Ha trascurato questo mondo. E non si può trascurare questo mondo; trascurare questo mondo significa trascurare le proprie radici.” (Osho, The Times of India, 8 giugno 2004).

Per questo sono rimasto stupito nel sentir parlare di Zorba in un’omelia di un vescovo cattolico. Il vescovo citava il brano che segue nel quale Zorba descrive la sua idea di Dio:

“Penso che Dio sia esattamente come me. Solo più grande, più forte, più pazzo. E immortale per giunta. Sta seduto su una pila di soffici pelli di pecora, e la sua capanna è il cielo. […] Nella mano destra non tiene un coltello o una bilancia – quei dannati strumenti sono destinati ai macellai e ai droghieri – no, tiene una grande spugna piena d’acqua, come una nube densa di pioggia. […] Ed ecco che arriva un’anima; la povera creatura è completamente nuda perché ha perso il suo mantello – il suo corpo intendo – ed è tutta tremante. […] L’anima nuda si getta ai piedi di Dio. ‘Pietà!’ implora. ‘Ho peccato.’ E comincia a recitare i suoi peccati. Recita una lunga tiritera che non finisce più. Dio pensa che è troppo per essere vero. Sbadiglia ‘Per amor del Cielo, basta!’ grida. Ho sentito abbastanza!’ Flap! Slap! Un colpo di spugna e lava via tutti i peccati. ‘Vai via, vattene, corri in Paradiso!’ dice all’anima. […] Perché Dio, sai, è un gran signore, e questo è ciò che significa essere un signore: perdonare!”

Quello che il Figliol Prodigo e Zorba hanno in comune è l’accento sull’amore incondizionato e il disinteresse per la penitenza. Questo può causare rancori e disagio a coloro che vedono il perdono in relazione al dolore e al sacrificio. Ciò che può essere difficile da accettare è l’idea di un Dio che ama incondizionatamente, senza aspettarsi nulla in cambio.

Questo provoca il contrasto con l’amore che arriva soltanto come risultato di aver fatto qualcosa per meritarlo, un amore che dipende dalla quantità di peccati e buone azioni. Ma l’amore di Dio non è calcolatore, non tiene un coltello o una bilancia come un macellaio o un droghiere, come dice Zorba. Il suo amore è gratuito, non importa se crediamo di esserne degni o meno. E perfino se rifiutiamo di riceverlo quest’amore continua ad essere disponibile per noi finché sceglieremo di accettarlo.

“Dio non perdona perché non ha mai condannato. Colui che non ha nulla per cui essere incolpato non può incolpare, e coloro che hanno accettato la loro innocenza non vedono nulla da perdonare. Tuttavia il perdono è il mezzo attraverso il quale riconoscerò la mia innocenza. È il riflesso dell’Amore di Dio sulla terra. Mi porterà così vicino al cielo che l’Amore di Dio potrà scendere su di me ed elevarmi a Lui.” (UCIM, L, L60, 1)

Il perdono, inclusa la tradizionale Assoluzione dei peccati (com’è concepita dalla Chiesa Cattolica con il nuovo Rito di Riconciliazione approvato nel 1973) non genera qualcosa che prima era assente. Al contrario è il riconoscimento e l’accettazione dell’amore di Dio come già ed eternamente presente. Non è l’elargizione di un’autorità in seguito alla contrizione o all’ammissione dei peccati. È la rivelazione di un Amore che “era nel principio, ora e sempre, nei secoli dei secoli.”

Ciò che fa scattare la consapevolezza di tale Amore è il semplice atto di stare di fronte a Dio, e scegliere di non nascondersi più all’Amore. L’ingresso è gratuito, ma per entrare occorre il mio consenso. È la decisione del Figliol Prodigo di tornare a casa, e non le sue parole di pentimento o eventuali compensazioni, che attivano quell’Amore. Il figlio non ha bisogno di spiegare o provare niente al padre per ricevere il suo amore, ma se continua a nascondersi da suo padre non lo riceverà mai. E non appena il figlio decide di tornare, anche se è ancora lontano, il padre lo vede e gli corre incontro, abbracciandolo e baciandolo, e attivando i festeggiamenti.

Il perdono è un atto celebrativo, una festa gioiosa che coinvolge tutti quelli che hanno fatto lo stesso viaggio del Figliol Prodigo. Esso comprende sia l’asse verticale invisibile sia il livello orizzontale della nostra realtà umana. Avendo sperimentato l’amore incondizionato attraverso la connessione verticale con Dio, abbiamo il potere di espanderlo orizzontalmente, perdonando noi stessi, e tutti i nostri fratelli e sorelle, tutti e tutto, come parte di questa comune rete della vita. Questo è il sublime banchetto del perdono al quale tutti sono invitati.

Ora vorrei riferire un’altra storia sul perdono, estratta da una vicenda personale.

Stavo navigando su internet in cerca di un canto da usare durante il seminario. Volevo qualcosa con il tema del Benedictus (il cantico di Zaccaria usato quotidianamente nella Liturgia delle Ore del mattino). Ho digitato “Benedictus” su iTunes e ho trovato diversi canti. Erano tutti inni religiosi classici, tranne uno classificato come “rock”, ossia Benedictus degli Strawbs, un gruppo rock inglese della fine degli anni ’60-inizio ’70. Ho scaricato subito un brano. Fin dalle prime note mi è sembrato molto familiare. Ho controllato le informazioni più dettagliatamente e quando ho visto l’immagine sulla copertina dell’album ho rievocato un episodio passato della mia vita.

Accadde nell’autunno del 1971, all’età di 14 anni, quando stavo iniziando la scuola superiore. A quei tempi ero affascinato dalla musica pop britannica. A dire il vero, piuttosto che dalla musica in sé, che difficilmente avevo l’opportunità di ascoltare, quello che mi attraeva era il mistero evocato dalle immagini sulle copertine degli album e dai titoli delle canzoni. Poiché il mio inglese era molto povero, non sapevo cosa significassero, e questo contribuiva ad aumentare il mistero.

Visitavo regolarmente i reparti discografici dei supermercati e passavo molto tempo curiosando tra i dischi. Un giorno rimasi incantato dalla copertina di un singolo. Il suo accattivante richiamo fu tale che non potevo farne a meno. Mi resi conto che avevo lasciato il portamonete a casa e non avevo soldi con me. Tuttavia l’esca mi aveva totalmente intrappolato e tutto quello che riuscivo ansiosamente a pensare era come fare per rubare il disco. Quando la tensione raggiunse il culmine, misi rapidamente il disco sotto il maglione e mi avviai all’uscita. Corsi per un po’ e poi mi fermai sicuro che nessuno mi stava inseguendo. Ma due robuste guardie emersero gridando contro di me. Era troppo tardi ormai per scappare. Mi afferrarono e mi portarono nell’ufficio del supermercato. Fui minacciato, intimidito e costretto a confessare se avevo rubato altri articoli prima. Poi mi dissero che prima avrebbero chiamato i miei genitori e poi la polizia. Li implorai di non chiamare i miei genitori, ma non ci fu modo di convincerli.

Fu come una crocifissione, con la differenza che invece di essere Gesù ero uno dei ladroni, e per di più Gesù non era nemmeno lì, il che significava che non c’era nessuna speranza di essere salvato. La scena del funzionario che chiamava mio padre fu la più scioccante che ho mai sperimentato. Mentre il funzionario spiegava quello che era accaduto sentivo il gelo scorrere nelle mie vene. Non c’era modo in cui potevo cercare di giustificarmi o dare un senso al mio misfatto. Che vergogna per la mia famiglia! Per di più non eravamo per niente poveri, e avevo soldi per comprare tutti i dischi che volevo.

Alla fine arrivò mio padre. La sua faccia era bianca come un lenzuolo nuziale, beh…intendo un lenzuolo nuziale prima dell’arrivo dei novelli sposi. Dopo una lunga serie di mortificanti osservazioni che mio padre dovette sopportare, il funzionario decise di non chiamare la polizia e, dietro il pagamento di una multa, ci lasciò andare.

La mia vergogna era paralizzante. Non ricordo se balbettai qualche parola o meno. Quello che ricordo era il silenzio di mio padre, che rendeva la situazione ancora più drammatica. Prevedevo le più severe punizioni e ammonizioni, mentre mi arrendevo al mio destino, pronto a sottomettermi a qualunque verdetto. Poi, inaspettatamente, mio padre mi prese la mano e, dopo un breve silenzio, disse: “Non dire niente a tua madre”.

Non aggiunse nient’altro, né chiese alcuna spiegazione. Non espresse alcun rimprovero verbale o non verbale. Continuò semplicemente a stare in silenzio finché arrivammo a casa. Nel suo silenzio potevo percepire la poesia più amorevole, che benediceva il mio cuore come un dono del Cielo e della Terra. Quando finalmente arrivammo a casa e incontrammo mia madre, egli si comportò normalmente come se nulla fosse accaduto. Non fece mai più riferimento a quell’episodio.

Mentre scrivo tutto questo mi rendo conto che sto rivelando un segreto, che credo sia un atto legittimo dal momento che entrambi i miei cari genitori non sono più in questo mondo. Dopo avermi benedetto con la Loro presenza fisica e insegnato come vedere il Loro Volto, mi hanno affidato alle cure dei miei Padre e Madre divini, che mi supportano, mi proteggono e mi guidano in ogni cosa, o per lo meno questo è ciò che sto imparando a riconoscere. La loro sollecitudine per me è infinita e sta con me per sempre. Sono eternamente benedetto come Loro Figlio.

E che ne fu del disco? Poiché il suo solo pensiero era sufficiente a farmi rabbrividire, lo nascosi in un cassetto finché, dopo diversi mesi, lo ritrovai per caso. Lo suonai allora e mi piacque molto la musica e la voce, ma non capivo nulla delle parole, né avevo idea circa l’argomento della canzone. Credo che il disco si sia perso perché non l’ho più visto in giro negli ultimi 30 anni. Quando sabato scorso ho ascoltato quella canzone, ho potuto finalmente capire le parole. Eccole tradotte in fondo, dopo il video musicale con la canzone, come conclusione di questa trilogia benedetta sul perdono

© Franco Santoro

strawbsBenedictus degli Strawbs

The wanderer has far to go Humble must he constant be Where the paths of wisdom Distant is the shadow of the setting sun. Bless the daytime Bless the night Bless the sun which gives us light Bless the thunder Bless the rain Bless all those who cause us pain. Yellow stars may lead the way All diversions lead astray While his resolution holds Fortune and good will will surely follow him. Bless the free man Bless the slave Bless the hero in his grave Bless the soldier Bless the saint Bless all those whose hearts grow faint.

(Il vagabondo deve andare lontano, umile e con costanza, lungo i sentieri di saggezza. Distante è l’ombra del tramonto. Benedici il giorno. Benedici la notte. Benedici il sole che ci dà luce. Benedici il tuono. Benedici la pioggia. Benedici tutti coloro che ci causano dolore. Le stelle dorate ci mostrano la via. Tutte le deviazioni portano fuori strada. Finché mantiene la sua fermezza, fortuna e benevolenza certamente lo seguiranno. Benedici l’uomo libero. Benedici lo schiavo. Benedici l’eroe nella sua tomba. Benedici il soldato. Benedici il santo. Benedici tutti quelli i cui cuori diventano deboli.)

 

Religioni tradizionali

Marzo 6, 2015 by admin

index1Negli ambienti delle spiritualità alternative vi sono spesso opinioni molto pregiudiziali sul cristianesimo, sul cattolicesimo, sull’islamismo e altre religioni tradizionali (al di fuori del buddismo). Quest’attitudine è sovente comune tra molti amici che incontro sul sentiero. Alcuni di loro, sebbene nati in paesi cristiani, a malapena posseggono nozioni sul cristianesimo a parte quello che hanno sentito o letto in ambienti spirituali alternativi e qualche pallida memoria dell’infanzia. Per non parlare poi dell’islamismo di cui la maggioranza delle persone in occidente ha una visione radicalmente distorta, intrisa di pregiudizi e falsità senza pari.

Sebbene non sia in sintonia con il fondamentalismo religioso o l’arida teologia che percepisco in certi aspetti delle religioni tradizionali, ciò non significa che il bambino va gettato via insieme all’acqua sporca. In effetti, imparare a discriminare tra il bambino e l’acqua sporca è la lezione fondamentale del perdono. E qui diventare fondamentalista nei confronti di ciò che percepisco come fondamentalismo, certamente non aiuta.

Possiamo percorrere il sentiero della guarigione solo se cessiamo di condannarci reciprocamente, solo se smettiamo di focalizzarci su quello che percepiamo sbagliato negli altri. I sentieri delle spiritualità alternative sviluppatesi negli ultimi decenni sono spesso solo un rifacimento, talvolta trito e commerciale, di percorsi sviluppati sin dai tempi più antichi.

Quando ci confrontiamo con forti rancori verso una tradizione, è forte la tentazione di criticare o abbandonare quella tradizione e percorrere un’altra via. Su un sentiero spirituale i rancori fanno parte della confezione ed è inevitabile incontrarli indipendentemente da dove siamo o andiamo. Allo stesso tempo Dio cammina con noi ovunque andiamo, il che significa che i rancori irrisolti continuano a seguirci finché non sono curati con l’aiuto di Dio.

Per molte persone il termine Dio ha perso interesse e in certi casi produce pure forti resistenze. Talvolta appare imbarazzante usare questa parola, perché facilmente scatena pregiudizi e disagi. Questo forse perché alcuni concetti di Dio provocano paura, colpa e giudizio. Dio è solo un termine, che può anche essere sostituito da altri termini o non avere alcun termine. Quel che conta qui è avere un’esperienza diretta di Dio, piuttosto che una comprensione intellettuale.

Ciò che molte persone lungo il sentiero spirituale cercano in questa epoca non sono formalità, dottrine o idee fisse, ma un’esperienza diretta di Dio, che è in vero l’essenza su cui si fonda ogni tradizione spirituale.

Per scopi didattici può essere utile talvolta lasciare la propria tradizione al fine di esplorare percorsi e rancori alternativi. E forse l’insegnamento più importante a questo riguardo è rendersi conto che alla fine c’è un solo sentiero, un solo rancore e soprattutto un solo Dio.

Il rancore è la separazione, o l’assenza d’Amore, e Dio è l’Unità, o la presenza d’Amore, e lo strumento di guarigione è il perdono, lasciare andare la nostra percezione separata, ossia il ricoscere esperienzialmente che Non c’è altro Dio al di fuori di Dio.

Franco Santoro

 

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