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Archivi per Novembre 2018

Manuale B: Dimensioni

Novembre 26, 2018 by admin Lascia un commento

Sono presenti in campo matematico, fisico, scientifico, esoterico, sciamanico e mistico, intese come simultani stati di coscienza, livelli di consapevolezza, vibrazioni di soggetti. Ogni Dimensione è intimamente collegata alle altre, consciamente o meno. Consideriamo sette dimensioni principali.

Dimensione Zero: elemento: fuoco; punto di integrazione tra orizzontale e verticale, IMC; corpo punto, fisso nello spazio, sesta dimensione bloccata; senza ampiezza, larghezza e altezza; infinitamente minuscolo, concetto geometrico più semplice; coscienza del regno minerale, codice genetico di tutti i corpi; coscienza del primo atomo terrestre. Comporta la consapevolezza dell’intero corpo a livello molecolare; portale tra macrocosmo e microcosmo. (Epica) Mare Sadoha, equivalente di Hare Sadoha di dimensione sei; primo livello gerarchico di Rodnah nella Sfera Grigia, dopo i Pionieri di Rodnah.

Dimensione Uno: corpo linea, dimensione zero allungata a formare una linea, serie di due o più punti collegati in successione, con una sola dimensione, la lunghezza, mentre larghezza e altezza sono infinitamente minuscole, in relazione con il regno vegetale, include il cervello animale e umano inferiore, che regola e gestisce la vita fisica; dimensione delle entità chimiche che compongono il corpo e ogni forma organica. (Epica) Mare Paheka, equivalente di Hare Paheka di quinta dimensione, secondo livello gerarchico di Rodnah nella Sfera Grigia.

Dimensione Due: corpo strato o piano, linea che si allarga perpendicolarmente dando forma a un quadrato; con lunghezza e larghezza, mentre l’altezza è infinitamente minuscola. Corpo emotivo interno, in rapporto con le emozioni legate al corpo fisico. Gli esseri di D2 hanno libertà di movimento in tutte le direzioni sul piano in cui esistono, ma non possono mai lasciare quel piano spostandosi in alto o in basso. (Epica) Magraha, equivalente di Hagraha di quarta dimensione, terzo livello gerarchico di Rodnah nella Sfera Grigia.

Dimensione Tre: corpo fisico, quadrato o cerchio che si alza perpendicolarmente diventando cubo o sfera; con lunghezza, larghezza e altezza. Poliedro con possibilità di movimento in ogni direzione orizzontale e verticale, ma bloccato in una sola linea di tempo; realtà del genere umano così come la percepiamo fisicamente, coscienza è bloccata in una data collocazione spazio-temporale e circuito di causa-effetto, quale il CUA. (Epica) Zruddha e affini, quarto livello gerarchico nella Sfera Grigia.

Dimensione Quattro: corpo astrale-emotivo (sentimenti), poliedro o sfera spazio-temporale. Lunghezza, larghezza, altezza e tempo. Dimora in D3, come la percepiamo umanamente, ma in infinito numero di linee temporali; in relazione con piano astrale ed emozionale, la capacità di accedere ambienti, situazioni, esseri umani o altre entità senza la limitazione di un dato spazio o linea temporale. Tutti i tempi esistono simultaneamente (Epica) Hagraha, equivalente dei Magraha di seconda dimensione, terzo livello gerarchico di Handor nella Sfera Grigia.

Dimensione Cinque: corpo mentale (pensieri), generatore di poliedri spazio-temporali operante come matrice creativa delle dimensioni precedenti, mediante processi di volontà e scelta; totale consapevolezza della scelta tra unità e separazione; dimora dell’Intento e regno dei Paheka; connessione simultanea dell’energia, sulla velocità istantanea. (Epica) Hare Paheka, equivalente dei Mare Paheka di prima dimensione, secondo livello gerarchico di Handor nella Sfera Grigia.

Dimensione Sei: corpo spirituale, in rapporto con il terzo occhio, immette nel chakra corona, punto di integrazione tra orizzontale e verticale, IMC. Accesso alle successive dimensioni, che sono inspiegabili tramite il linguaggio, così come la dimensione sei in effetti lo è; regno dei Sadoha. Solo accedendo a D6 diviene possibile spostarsi liberamente e illimitatamente in tutte le altre. (Epica) Hare Sadoha, equivalente dei Mare Sadoha di zero dimensione; primo livello gerarchico di Handor nella Sfera Grigia, dopo i Pionieri di Handor.

Dimensione Corpo Elemento Entità Geometria
Zero spirituale Fuoco Mare Sadoha Punto
Uno mentale Aria Mare Paheka Linea
Due emotivo Acqua Magraha Poligono
Tre fisico Terra Zruddha Cubo, Sfera
Quattro emotivo Acqua Hagraha Ipercubo
Cinque mentale Aria Hare Paheka Politopo
Sei spirituale Fuoco Hare Sadoha

Manuale B: Asse Orizzontale e Cerchio

Novembre 26, 2018 by admin Lascia un commento

Presso l’asse verticale, rappresentato dai tre Mondi, si estende l’asse orizzontale raffigurato da un Cerchio con Quattro Direzioni principali o punti cardinali e 12 Settori. Ogni Direzione (Est, Sud, Ovest, Nord) è in allineamento con una stagione dell’anno, un elemento, tre Settori o segni zodiacali, vari animali, piante, minerali, colori ed entità.  Dividendo ogni Direzione, elemento o stagione per tre, si ottengono i 12 Settori.

Il Cerchio è l’estensione, emanazione ed espressione del Centro; implica movimento, rotazione, ciclo, tempo, contenimento, confini, unità, infinito, totalità.

Per l’estensione di questa voce clicca qui.

Manuale B: Asse Verticale e Tre Mondi

Novembre 26, 2018 by admin Lascia un commento

La cosmologia astrosciamanica impiega la classica divisione in asse orizzontale e asse verticale tipica delle culture sciamaniche e delle principali tradizioni religiose ed esoteriche del pianeta. Entrambi gli assi sono emanazioni del Centro. L’asse verticale è rappresentato dall’alto (Mondo dell’Alto), dal basso (Mondo del Basso) e il medio (Mondo di Mezzo). L’

Mondo dell’Alto: composto di strati popolati da maestri, dei e dee, pianeti, stelle, esseri cosmici, universi, generazioni future; offre l’opportunità di riscoprire il passato remoto e ricevere informazioni sul motivo della propria presenza terrena. Per alcuni l’universo fisico è una proiezione, o contraffazione, del MA, che non risiede nell’universo osservabile con telescopi, ma in un’altra dimensione; consente sensazioni di leggerezza e connessione con il Tutto, visioni, indicazioni e consigli spirituali. (Epica) Spirale conica superiore, presente nella Sfera Bianca, Sfera Grigia e Sfera Nera.

Mondo del Basso: regno della conoscenza istintiva, ove dimorano poteri animali, vegetali, minerali, antenati, entità vicine ai misteri più reconditi, fonte di aiuto nella realtà terrena e del tempo passato, luogo in cui le anime  si dirigono dopo aver lasciato i corpi fisici, o dove i veicoli materiali procedono quando la matrice degli esseri umani che li abita se ne va altrove. (Epica) Spirale conica inferiore, presente nella Sfera Bianca, Sfera Grigia e Sfera Nera.

Mondo di Mezzo: cosiddetta realtà ordinaria, o CUA, e sua trasposizione multidimensionale, ove è possibile viaggiare sciamanicamente attraverso la storia, inclusi universi e terre parallele collocati nella stessa unità di tempo; permette di spaziare nella realtà quotidiana per individuale piante, pietre, oggetti, luoghi, comunicazioni telepatiche, disturbi, ecc.; contiene spesso entità intrappolate e distruttive, rancori da rilasciare per liberare la frattura tra i mondi. (Epica) Base circolare di due spirali coniche site una sopra l’altra, presente nella Sfera Bianca, Sfera Grigia e Sfera Nera; Pahai.

La struttura verticale si riflette nel corpo umano attraverso le polarità del capo (Mondo dell’Alto) e della base della colonna vertebrale (Mondo del Basso). La chiave di collegamento tra questi spazi è rappresentata dalla zona cardiaca o cuore (Mondo di Mezzo), che opera come ponte tra Mondo dell’Alto e Mondo del Basso, testa e pancia.

Nell’astrosciamanesimo si considerano due assi (orizzontale e verticale) con due polarità ciascuno, rappresentanti identità parallele e doppi di noi stessi, visibili o invisibili fisicamente. Essi sono: Doppio Orizzontale Visibile (Ascendente) – il nostro corpo fisico e identità ordinaria; Doppio Orizzontale Ombra (Discendente) – corpo fisico di altri e identità proiettata; Doppio Verticale/Basso (Immum Coeli) – corpo multidimensionale del basso; Doppio Verticale/Alto (Medium Coeli): corpo multidimensionale dell’Alto.

Per l’estensione di questa voce clicca qui.

Manuale B: Identità Multidimensionale Centrale (IMC)

Novembre 26, 2018 by admin Lascia un commento

La modalità provvisoria in cui percepiamo il Centro, adattata alla nostra consapevolezza e collocazione dimensionale. L’IMC è quanto di più vicino al Centro possiamo percepire e concepire a livello umano.

Il sé unificato e coesivo, esistente in ogni spazio e tempo e dimensione, comprendente ogni componente dell’essere, orchestrata da un punto centrale.

La pratica di connessione con l’IMC, comporta riconoscere il mondo esterno, il corpo, emozioni e pensieri, lasciando che si dissolvano nel Centro tramite il respiro, per poi successivamente ricomporsi in forma armonica come emanazioni del Centro. Si tratta di dimorare interamente nel Centro con regolarità ogni giorno per alcuni minuti, percependo l’intero mondo e la nostra vita, emozioni e pensieri che si muovono nel Cerchio, senza avere alcuna influenza sulla nostra consapevolezza centrale.

L’Identità Multidimensionale Centrale (IMC) costituisce la connotazione più profonda dello Spirito Guida, collocato fermamente a un livello multidimensionale. L’IMC rappresenta il più prossimo accesso al mistero e il massimo livello provvisorio di consapevolezza multidimensionale che siamo in grado di conseguire, il punto che aiuta a liberarci dalle corruzioni, depistaggi e condizionamenti della percezione separata.

Successive all’IMC in termini di prossimità al Centro sono l’Asse Verticale e Asse Orizzontale. Ciascun asse rappresenta identità multidimensionali parallele e periferiche, doppi di noi stessi, visibili o invisibili fisicamente.

Manuale B: Il Centro

Novembre 26, 2018 by admin Lascia un commento

La matrice ultima e primigenia, pura coscienza priva di identificazione, punto di convergenza tra asse verticale e orizzontale, portale verso pienezza e vuoto, tutto e nulla; fonte di esperienze epifaniche, estasi e connessione con il Tutto, punto totalmente neutrale di partenza e arrivo. Emana da uno spazio vuoto, assente di qualsiasi forma, da cui emerge come coscienza creatrice e testimone. Dal Centro si forma il Cerchio, che rappresenta la creazione. Le pratiche astrosciamaniche partono e ritornano sempre dal Centro, comportano l’espansione verso l’Asse Verticale e l’Asse Orizzontale, il Cerchio e viceversa, creando un ponte di guarigione tra Centro e Cerchio.

Il Centro è l’irradiazione e convergenza dell’Asse Verticale e Orizzontale, del Cerchio e dei 12 Settori, operanti con tre distinte polarità (negativa, positiva, neutra) e secondo due modalità (separante e unificante). Si tratta di ritornare e allinearsi al Centro regolarmente con apposite pratiche e ogni volta in cui i Settori predominano o sono dissonanti. Il rapporto con il Centro consente di decondizionarci, di trasformare le modalità di separazione dei 12 Settori e riportarle all’unità.

Quando ci rapportiamo con il Centro contattiamo la sua più prossima rappresentazione in base alla nostra consapevolezza dimensionale, relazionandoci con emanazioni particolari site nella spirale del Cerchio e operanti come filtro. Per indicare la massima espressione di queste emanazioni usiamo il termine Identità Multidimensionale Centrale (IMC).

Per l’estensione di questa voce clicca qui.

Tocco 1

Novembre 25, 2018 by admin

Nel tocco astrosciamanico c’è un tocco. Quindi, si tocca. C’è una relazione diretta con il corpo di terza dimensione, e tutti gli aspetti del lavoro astrosciamanico indicati nel Manuale B sono applicati a un livello fisico. Il piano multidimensionale, visionario o sciamanico è proiettato sulla realtà fisica.

Nel tocco astrosciamanico il corpo e la realtà fisica diventano una mappa su cui operare direttamente per rappresentare tutto il processo di guarigione che avviene a un livello più sottile e invisibile.

Nel tocco astrosciamanico usi il tatto e anche tutti gli altri quattro sensi.

Questi cinque sensi si possono esperire solo nella vita fisica e sono molto limitati. Tuttavia, sono l’anticamera verso altri sensi che appartengono al nostro corpo multidimensionale, che è l’anima. Si tratta ipoteticamente del corpo che continua a vivere anche dopo la morte e che esisteva anche prima della nascita.

Per praticare il tocco non occorre avere poteri speciali, il chakra del cuore aperto, o altre corbellerie, basta semplicemente praticarlo. È uno strumento disponibile a tutti, e non è nemmeno necessario seguire dei corsi per praticare il tocco. Non occorre avere nessun diploma, perché l’investitura per praticare il tocco è data direttamente dal Centro, comunque lo vogliamo chiamare, e dalla capacità di evocarlo e non da un insegnante che decide se il candidato è buono o meno. Una cosa è il tocco astrosciamanico, che non richiede alcuna certificazione, un’altra cosa è il Pahai Interdimensional Touch, la versione strutturata del tocco astrosciamanico, che è un sistema completo di formazione e insegnamento. Quest’ultimo richiede la frequentazione di corsi e il superamento di esami.

Il primo tocco astrosciamanico lo applichi a te stesso, corrisponde al rapporto con il Centro, l’apertura dell’asse verticale, dei suoi 3 mondi, dei 7 chakra, dell’asse orizzontale, le sue 4 direzioni e 12 Settori.

Un’esemplificazione tradizionale di questo tocco è il segno della Croce. Qui nomino tre termini che sono “Padre, Figlio, e Spirito Santo”, collegati coi 3 mondi, e i 3 stadi, e tocco 4 parti. Nomino 3 punti, perché essi non sono visibili e appartengono al livello sottile, mentre tocco 4 punti del mio corpo ben specifici, che invece rappresentano la realtà fisica, quella del corpo e dei suoi 4 elementi e direzioni. In questo modo combino il 3 e il 4, il livello verticale e il livello orizzontale e ho così il 7 (addizione) e il 12 (moltiplicazione).

Il cristianesimo è provocatoriamente ideale per introdurre il tocco, perché è pieno di pratiche in cui si tocca. La religione cristiana è fondata sul tocco e la guarigione. Il novanta per cento del Vangelo tratta di guarigioni e miracoli, che avvengono tramite il tocco. Una delle caratteristiche di Gesù, descritta nei Vangeli, è che egli toccava le persone, soprattutto quelle ritenute indegne di essere toccate, come prostitute, persone ammalate, appartenenti ad altre tradizioni, ecc Ma soprattutto, egli si lasciava anche toccare, e questa era un’altra cosa che creava sconcerto.

Il tocco accade semplicemente attraverso la disponibilità di diventare canali. Non si fonda sulle capacità personali, o poteri straordinari. Quindi se attraverso il tuo tocco avviene una guarigione non vuol dire che sei un gran guaritore, che possiedi poteri particolari.

Uno dei requisiti fondamentali per il tocco è la semplicità.

Un aspetto tipico della religiosità che appare in contrasto con la semplicità del tocco, è l’uso della parola. Nelle attività religiose si usano molte parole, ed esistono tanti testi, preghiere, invocazioni. La parola è solitamente in relazione con la parte maschile, non in senso di genere, ma come polarità energetica. Nel cristianesimo il Cristo rappresenta la parola, il verbo incarnato.

Poi c’è l’aspetto femminile, incarnato da Maria, o dalle Marie, che non dicono quasi niente. Maria svolge un ruolo fondamentale nella dottrina cattolica, anche se sulla carta non dice quasi niente. Nel Vangelo ci sono solo un paio di battute da parte sua. Nonostante questo il suo ruolo è rilevante. Essa rappresenta ciò che è oltre la parola… È l’apertura verso il silenzio, il femminile. Il maschile prende l’iniziativa e dirige l’energia, mette in moto il processo di guarigione, che si espande mediante il femminile, la parte silenziosa, che non contiene parole.

In superficie vi è un aspetto nel cristianesimo che è quello delle parole. Se tuttavia rimani a quel livello, perdi l’altro aspetto fondamentale di guarigione che opera nel silenzio. Nel cristianesimo è incarnato da Maria, o dalle Marie. C’è la Maria Vergine, e anche un’altra Maria, più controversa che è Maria Maddalena. Su quest’ultima il silenzio è ancora più pronunciato, perché di lei si sa poco e nulla. E qui non è importante sapere e dire delle cose, perché Maria è qualcosa che permane nel silenzio.

Nel rapporto col cristianesimo se ti fermi al livello del maschile, del Padre, ecco che manca qualcosa di essenziale. Manca la parte della Madre, il femminile, che è un aspetto del silenzio.

Il Padre incarna la legge, le regole, mentre nel femminile incontri quello che c’è oltre la soglia di tali regole.

Un altro aspetto del lato femminile opera nel tocco. La parola serve per portare focalizzazione. Attraverso la parola incanali la mente su un obiettivo, su un Intento, e poi è il silenzio che scaturisce da quella parola che crea la guarigione.

Se vai direttamente nel silenzio rischi di diventare come un assorbente, una spugna che si impregna di qualunque cosa. E questo silenzio, ben lungi da essere una via di guarigione può diventare una via che porta grandi malattie. Quindi questa via di guarigione, il silenzio, è preceduto da parole, da un Intento che è espresso e consente di portare focalizzazione. Prima di aprire il sacro mistero del femminile questo ha bisogno di essere protetto, difeso, di ricevere energie che siano degne della sua sacralità. Queste energie le invochiamo, le chiamiamo direttamente attraverso la parola.

Nella pratica di guarigione operativa c’è l’espressione verbale, l’Intento, la tua invocazione, ed è il primo stadio. Qui esci dal torpore. Il silenzio per se stesso è zero, nullità. Il silenzio di cui parlo si trova nel due, che viene dopo che hai espresso la volontà di aprirti al sacro, l’uno.

Ci apriremo adesso nelle pratiche che seguiranno all’uso della parola, dell’invocazione, del chiamare, del pensiero, dell’invocare il Centro. Ci sono tanti modi per invocarlo. Uno di questi modi è usare una preghiera convenzionale.

Il vantaggio di una preghiera convenzionale è che non hai bisogno di ricercare le parole. Basta che usi parole già stabilite per poi portare attenzione sull’energia della tua espressione. Se usi una preghiera stabilita o un mantra tutta l’energia va in quella espressione. La recitazione di una preghiera è simile al tocco. Non ti esprimi mentalmente, non compi uno sforzo intellettuale, usi dei suoni, delle parole prestabilite, parole, come quelle di molte preghere, a volte in contrasto con quello che pensi e credi. Queste parole ti permettono di accedere al silenzio, al Centro, nella misura in cui non ti soffermi sul loro significato e le associazione mentali che ne derivano. Per favorire questo processo può essere utile usare preghere in un’altra lingua o in lingue antiche.

Nella tradizione cristiana vi sono diversi mantra o preghiere. Una tra le pratiche cattoliche più tradizionali è il rosario. L’Ave Maria è una tradizione tipicamente femminile che dimora nel silenzio relativo. Una cosa potente del rosario è il tocco. A ogni perlina è legata una preghiera. Tocchi la perlina mentre reciti ciascuna preghiera, tra verbo e toccare si stabilisce una relazione intima.

PRATICA 1

In questa pratica si tratta di portare l’attenzione al Centro attraverso la parola, che in questo caso è quella usata nella preghiera del rosario, e al tocco del rosario stesso (o, in mancanza, delle dita delle mani).

Si tratterebbe di recitare un Padre Nostro, un Ave Maria, un Gloria, seguito da un Padre Nostro, 10 Ave Maria e un Gloria. Puoi anche recitare l’intero rosario, se preferisci.

Questa pratica può apparire provocatoria per alcuni di noi che provano disagio verso questi riferimenti religiosi. Fare di essi l’oggetto addirittura della prima pratica di questo manuale può legittimamente apparire insensato, se non sacrilego. sia da una prospettiva cristiana sia dalla prospettiva del tocco stesso. Il punto è che il tocco inevitabilmente confronta con tutto ciò che causa sia disagio sia il suo esatto opposto.

Mentre reciti le preghiere forse ti accadrà di tutto a livello emotivo. Entrerai nel conflitto, nel piacere, nella gioia, nella rabbia, nella noia, ecc. Lascia che tutto passi attraverso la preghiera.

La preghiera in questo caso non deve necessariamente piacerti o essere in armonia con il tuo pensiero. Si tratta di entrare nella vibrazione della preghiera e non nella sua forma. Stai lavorando con quel che c’è dietro la parola. Non importa quindi quel che sento e pensi sulla parola. L’obiettivo non è trovare le parole giuste. Se ti metti a pensare a questo, perderai con molta facilità la connessione con il Centro.

Qui è l’apertura verso il Centro che conta. Certo, stai facendo un lavoro avanzato, stai usando qualcosa che può pure chiuderti, se hai resistenze verso il linguaggio usato. In questo modo ti confronti subito con blocchi e rancori. Lavori su ferite fondamentali che esistono in te e nel collettivo, vai direttamente nella piaga.

L’invito rispetto a questa esperienza è prendere coscienza di cosa succede accettando quanto provi, astenendoti da qualunque interpretazione. Avvediti pure delle resistenze. Una cosa importante nel tocco è renderti conto dei punti dove ci sono resistenze, senza giudicarle. Se c’è un blocco, questo non significa che deve essere sciolto. L’importante è che tu ne sia consapevole e sia in grado di contattare il Centro anche in presenza del blocco. Questa è la prova del nove del guaritore. Se puoi guarire solo quando ti senti puro e privo di blocchi, lavorerai unicamente con la parte maschile. Ciò è utile, ma non ti apre all’altra parte.

Nella guarigione che promoviamo la cosa più importante è che non solo il cliente può guarire, ma anche il guaritore. Se puoi guarire gli altri solamente quando credi razionalmente di essere in condizione di guarire gli altri, non c’è nulla di miracoloso. Quando invece, pur stando malissimo, operi e si creano risultati di guarigione, allora la parte di te che si identifica con i limiti, dice “cavolo, però c’è qualcosa d’altro che sta succedendo, mentre mi sembra di essere preda di tanti problemi!”

Nella guarigione astrosciamanica avviene una guarigione da tutti e due i lati, sia da parte del guaritore sia da colui che apparentemente è guarito.

Quindi è importante rendersi conto di queste resistenze così come anche è importante che ti rendi conto di quello che invece ti da forza, che ispira, tutte e due le parti.

Nel lavoro astrosciamanico operi con due polarità, che sono identificate in uno spazio di assenza di giudizio. L’obiettivo è far in modo che ci sia consapevolezza rispetto alle due polarità.

Nell’aspetto più elementare del tocco astrosciamanico hai due mani, la mano destra e la mano sinistra. La mano destra rappresenta tutto quello che fa parte del tuo io cosciente, quello che vuoi, il tuo Intento, e anche il collegamento con il Centro, nel modo che ti aggrada maggiormente.

La mano sinistra contiene tutto il resto. Quanto non fa parte della mano destra lo rappresenta la mano sinistra.

La mano destra contiene tutto quello che desideri e vuoi coscientemente, che ti fa stare a tuo agio, mentre la mano sinistra tutto il resto, sia quello che non ti piace, sia quello che non conosci, il mistero. La realtà di quel che succede avviene quando le due mani si uniscono. Allora riesci a capire cosa sta succedendo. Una mano rappresenta il nero e l’altra il bianco, però se c’è solo nero non si vede nulla, se c’è solo bianco si vede solo il bianco. Quando le metti assieme si definisce la forma. Metti nero su bianco o bianco su nero, e s’inizia a vedere qualcosa. Però prima hai bisogno di distinguere il nero e il bianco.

La mano sinistra non implica necessariamente qualcosa di spiacevole. Può anche essere qualcosa di molto più piacevole della mano destra, sebbene sia ancora sconosciuto oppure giudicato come negativo o proibito… L’obiettivo della guarigione è rendersi conto che sia la destra sia la sinistra sono la stessa cosa.

La consapevolezza dell’identicità delle due mani è di natura esperienziale e non intellettuale. Ecco perché si tratta dapprima di passare attraverso la diversità e la contrapposizione apparente delle due mani. Questo perché, sebbene tu sia convinto dell’unità, vivi sulla tua pelle la separazione e ciò crea una contraddizione costante tra due parti di te, che definiamo strategicamente come alto e basso, o mano destra e sinistra.

Cominci da una mano, in genere quella più vicina e conosciuta, ossia la destra. Il contenuto di questa mano cambia secondo le persone. Per esempio, vi possono essere persone che nella mano destra identificano una vita casta, pura, disciplinata, e piena di espressioni armoniose e gentili, mentre nella sinistra ci mettono tutto quello che è in rapporto con forti emozioni, caos, toni accesi, abbandono all’istinto e al corpo.

Vi sono altre persone che hanno una visione opposta, laddove la mano destra esemplifica l’abbandono alla natura, forti emozioni, ecc, mentre quella sinistra gli aspetti di controllo, discipina, ecc. Ognuno dà alla mano destra quello che è potente in quel momento. Sebbene la mano destra s’identifichi a livello generale con la parte maschile, essa può esprimere anche quella femminile secondo le circostanze della vita. Lo stesso vale per la mano sinistra.

Per riassumere, la mano destra rappresenta ciò che in questo momento è la forza con cui ti senti maggiormente a tuo agio.

Solo perché oggi ti senti più connesso con l’archetipo femminile non vuol dire che è sempre così. In ogni momento si tratta di accettare di metterti in gioco, osservarti e chiederti “Qual è l’energia più potente in questo momento?”. Se usi l’energia più potente, essa ti può consentire di muovere il primo passo ed essere veramente autentico con te stesso. E ovviamente poiché muovi il primo passo con l’intento di guarigione, o recupero dell’unità, e usando l’energia più potente, ecco che qualunque passo sarà in una direzione giusta, perché è inteso a recuperare la parte mancante. La parte mancante arriva attraverso il richiamo della parte che è più forte, della parte che prende l’iniziativa.

La parte più debole è ricettiva, è silenziosa, non si muove, attende. Attende che ci sia un movimento. La mano destra rappresenta la parte di te che in quel momento è più forte, che ha più potere e può prendere l’iniziativa, e quando l’ha presa ecco che la parte ricettiva risponde. Non sai cosa arriverà. Il rischio è questo, che è pure il mistero.

Hai solo da contemplare il tuo Intento, la parte più forte, ma non è qualcosa che devi continuare a pensare perché la mano destra rappresenta l’Intento già di per sé. Anche se non sai che cos’è, focalizzandoti sulla mano destra, l’Intento è attivato, e la mano sinistra rappresenta il resto. L’Intento è radicato nel corpo e si fonda sulla fiducia che la consapevolezza di tutto il resto arriverà attraverso l’operatività, attraverso il lavoro.

Vi invito a lasciare che la vostra mano destra diventi un CD che contiene tutte le informazioni del vostro Intento. Identificate ciò che percepite nella mano destra, sentite che è proprio qui, che è una rappresentazione del vostro Intento, di Dio. La decisione di quale mano impiegare è arbitraria, così come è arbitrario decidere in un paese da quale parte si guida. Alcuni magari non si troveranno a loro agio a guidare da un lato rispetto ad un altro. Non è tuttavia possibile in un ambito collettivo permettere di guidare in base a scelte personali, a destra o a sinistra. In questo contesto in cui lavoriamo di gruppo scegliamo una mano comune per motivi di rodine e sicurezza pubblica. Non deve essere la mano in effetti che io uso di più. Lavorando in gruppo preferisco che usiamo tutti la mano destra, poi se lavorate da soli potete pure cambiare le cose.

La mano sinistra rappresenta tutto il resto. Nel rappresentare tutto il resto ovviamente potenzialmente rappresenta anche cose che non sono piacevoli. La mano sinistra ha però la capacità di trasformare, di legittimare, di allineare al sacro tutto quello che apparentemente non è piacevole. Non è un discorso antagonistico, l’obiettivo è unire le due mani. Tuttavia, nella fase che precede questa guarigione, si tratta di accettare il conflitto e anche la contrapposizione esistente fra le due parti. Come ho spiegato altre volte, nel lavoro di guarigione la parte più importante non è il momento in cui c’è la guarigione plateale in cui tutto si unisce, quando c’è il lieto fine. No, quello è semplicemente il risultato di aver affrontato una parte in cui c’è una gran tensione, di essere passati attraverso il momento in cui si blocca il processo di guarigione.

Tutto questo lavoro che facciamo è finalizzato ad accettare il momento di tensione, quando il conflitto si esalta e confidare che attraverso l’esternazione del conflitto in un ambito sacro avviene la guarigione. Questa guarigione non sarà il prodotto di uno sforzo intellettuale o emotivo, ma semplicemente il risultato della grazia Divina, dell’intervento di Dio. E’ qui che c’è proprio il mistero perché vado al di là delle mie capacità individuali, personali, e mi avvedo che c’è qualcosa d’altro di più grande che opera e da qui procede il miracolo. Si parte dal livello uno da cui c’è in genere molto potere e poi vado nel due in cui mi ritrovo nel pantano, nel conflitto.

Parto da un momento d’esaltazione in cui c’è forza perché c’è Dio, c’è potere, c’è chiarezza e poi ovviamente, siccome il mio invito è finalizzato alla guarigione, ecco che l’energia mi porta in una situazione che necessita guarigione, in cui c’è tensione. Quello che succede alla maggior parte delle persone è che non appena arrivo nel conflitto tutto si blocca ed essi scappano via. Ma intanto il conflitto continua a esserci, ma non lo voglio vedere, non m’interessa, e non lo affronto fin tanto che non arriva il momento in cui arriva prepotente per essere guarito a tutti i costi.

L’ego vuole eliminare la possibilità di contattare Dio, l’ego vuole riuscirci con le proprie risorse. Se io non ci riesco vuol dire che non sono capace e abbandono tutto. Quello che vogliamo provare qui è che con le mie risorse non ci riuscirò mai, ed è naturale che io non ci riesca perché si tratta di riuscire con la partecipazione di Dio.

A livello tecnico che cosa è che occorre fare? Occorre avere un Intento, una disponibilità a chiamare il Divino in una maniera che mi è congeniale ed esprimere il proprio Intento nella pratica del tocco astrosciamanico attraverso la mano destra, attraverso l’uso della mano destra sul proprio corpo o sul corpo di un’altra persona o su oggetti o cose.

Dopo aver espresso il proprio Intento con la mano destra, si tratta di dare spazio a quello che resta, e di esprimere ciò toccando una persona, se stessi o degli oggetti. La pratica che vi spiegherò più nei dettagli tra breve è semplicemente questa: identificare due aspetti dell’energia, una parte di cui sono cosciente, che mi piace e un’altra parte di cui non sono cosciente, che non mi piace. Si tratta di lasciarle nella loro tensione, nel conflitto senza voler trovare una soluzione, di abbandonarsi alla forza divina e ricevere quello che giungerà nel terzo stadio, che è il dono.

Le prime due fasi richiedono uno sforzo, nel senso che occorre che sia disposto ad affrontare la parte destra e sinistra, gli aspetti di luce e quelli d’ombra.

La terza fase implica un ascolto, rimanere nel silenzio e non fare più nulla perché in quel momento è Dio e il tocco che agisce.

Quello che ho da fare nel terzo stadio è essere disposto a ricevere e sentire che non devo fare tutto io. La guarigione consiste nel consentire al Divino, in qualunque espressione si manifesti, di intervenire perché io stesso ho richiesto l’intervento.

Allora nella pratica con un partner quello che accade è che se sono passivo, il partner diventa rappresentante del tocco divino. Nel momento in cui comincia ad operare su di me, ecco che si attiva il terzo stadio.

La guarigione spirituale implica un rapporto fra la parte fisica e quella spirituale. Questo significa che l’agente della guarigione implica qualche cosa di fisico. Attraverso l’operatività di un altro essere umano, di qualcosa di fisico, Dio parla a me direttamente. Io non posso vedere Dio direttamente, ma posso vedere e sentire Dio mediante le persone che mi circondano.

Nel partner che è attivo avviene un processo analogo seppure da una prospettiva diversa. Anche il partner attivo accetta la parte destra e la parte sinistra e poi si abbandona all’azione divina, diventa tramite di quest’azione divina e si arrende a quello che opera attraverso di lui perché lo ha invocato.

Nel tocco astrosciamanico elemento fondamentale è il fatto di chiamare, di invocare. Quest’energia, è come un interruttore. Io la chiamo. Non succede nulla se non la chiamo. Nel tocco è importantissimo l’atto di volontà, chiedere l’intervento, chiedere, chiamare la Guida.

Sia nel ricevere aiuto e sia nel darlo, uso la mano destra. Attraverso la mano destra io esprimo questo.

27 gennaio 2008, Portali Multidimensionali dei Sensi:

Corso Base Annuale di Tocco di Guarigione Astrosciamanica

Primo Seminario con Franco Santoro

Se provo un gran dolore o pensieri negativi, posso mettermi in condizione di ascoltarmi, ed essere ricettivo. Ma se ho da fare qualcosa che è importante in quel momento, per cui questi pensieri mi bloccano, allora non è produttivo rimanere in ascolto, ed è importante sviluppare la capacità di chiudere i propri canali. Io non ho un potere assoluto, però ho un certo livello di potere e di scelta in alcuni momenti, per cui quando l’ascolto non è più ascolto, ma è diventare pensieri ed emozioni distruttive, ecco che ho il diritto di bandirli e di chiamare la forza divina. E’ importante ascoltare sempre alla presenza di Dio, non ascoltare da soli. Ascoltare qualcosa di negativo da soli è come darsi in pasto ai leoni nel Colosseo. Quelli mi sbranano! In qualunque circostanza, sia passiva, ricettiva o attiva, occorre che ci sia la presenza del Divino. Non ha senso bandire da solo, non è produttivo. Mi sto solamente reprimendo, mi sto soffocando e i pensieri negativi si rafforzeranno ancora di più.

La preghiera mi può proteggere da molti tipi d’attacco. In effetti, più entro in fase di connessione col Divino più mi rendo conto dei tanti momenti in cui non sono connesso col Divino. Succede una rivoluzione a livello interiore perché comprendo quanto sono distaccato dalla verità, quanto una parte di me s’identifica con un’identità che non esiste, che è separata. Questo crea un grande shock, ed è importante essere gentili con se stessi. In effetti, noi recitiamo in continuazione delle preghiere. Il rosario lo recitiamo in continuazione, 24 ore su 24, ma il rosario principale è il rosario dei pensieri negativi che si ripetono continuamente. Continuamente lo fanno e noi accettiamo che essi lo facciano. Per cui si tratta di interrompere questo rosario recitato nella nostra mente 24 ore su 24 da forze che bloccano la nostra libertà, e il rapporto col Divino e con chi siamo veramente.

La preghiera è molto utile perché è qualcosa che io decido di fare. Pur essendo altrettanto monotona di quella recitata nel nostro inconscio, ha questa capacità di inserire un altro segnale che crea una rivoluzione nel nostro essere. Pregando o meditando e facendo delle pratiche regolarmente, il corpo stesso diventa una preghiera vivente ed è in grado di trasmettere la guarigione negli altri, anche se non ne siamo coscienti. Il corpo stesso vibra nella preghiera, nel desiderio di rapportarsi con Dio, in qualunque circostanza, sia nello stato di tranquillità, di serenità meditativa estatica, sia anche nella sofferenza, nel senso di essere separato, nel desiderio di incontrare l’Amato. Quindi gode sia delle vibrazioni alte che delle vibrazioni basse perché tutte vengono accettate nel rapporto col Divino, ed è questo che viene coniugato nel tocco, questa passione incondizionata, che tutto abbraccia e tutto contempla. E questo è un aspetto santo.

Un altro aspetto importante è quello che accade nel tocco. C’è l’attrazione del toccare e c’è anche una parte che ha resistenza verso il tocco. Ogni volta che applichi il tocco, ogni volta che entri in una relazione fisica, ecco che ci sono sia le condizioni per una guarigione, ma anche le condizioni per una cattività, per essere imprigionati, per essere bloccati. Ogni volta che applichi il tocco, con questo tocco puoi guarire e puoi anche recare danno, ecco perché è talmente delicato il momento del tocco.

Nel tocco c’è un elemento di gran pericolosità, ed ecco perché in molte tradizioni spirituali non è assolutamente utilizzato per evitare questo rischio, ed è una buona ragione. Ecco perché in tutte le tradizioni spirituali ci sono voti di castità e astinenza, limitazioni nell’uso dei sensi, non perché sono repressi, e così via, ma perché ci sono delle buone ragioni. È molto facile liquidare queste cose con poche battute o con interpretazioni psicologiche. Ci sono dei motivi per cui l’aspetto sensuale non viene consigliato, perché ha degli elementi di rischio, e quindi nel momento in cui operi a un livello fisico occorre che ti rendi conto di questi elementi di rischio. Stai lavorando col fuoco, proprio con la ferita principale. Il lavoro col tocco serve a dimostrare che il tocco non è necessario. La finalità del tocco astrosciamanico è dimostrare che non è indispensabile toccare.

La parte di te che ha resistenza verso il tocco non è una parte puritana, ha anche un aspetto molto profondo, un aspetto che teme di rimanere imprigionato nella dipendenza del tocco, che ha la memoria di tutta la sofferenza del passato, della tua vita e di altre generazioni dovuta a questa dipendenza e al dolore seguito nel momento in cui c’è stata una separazione da qualcosa di fisico. Ecco perché il lavoro a distanza è importante.

Un gran dono per tutti è condividere il proprio modo di contattare Dio, il sacro, il proprio canale privilegiato, che cosa succede in quel momento, fisicamente ed emotivamente.

Un modo che io ho usato per tanto tempo per collegarmi, per attivare l’asse verticale, consiste nell’apertura del Sacro Cono. Il Sacro Cono è lo Spirito Santo o il Sacro Cuore di Gesù, però siccome alcuni hanno resistenza con questi termini, uso il termine Sacro Cono, che è un termine laico ed è anche il termine che mi arrivò in una visione. C’è tutta una tradizione che si fonda sul Sacro Cono, fin dai tempi dei Babilonesi, all’inizio della storia umana, in cui il Sacro Cono significa proprio quello che ha significato per me in quella visione.

Una cosa che può bloccare moltissimo è pensare che per contattare Dio devi fare qualcosa di estremamente complesso. Se semplicemente lo chiami, non va bene, è troppo facile. Occorre una certa concentrazione, occorre che lo chiami in un dato modo… Invece ho notato che semplicemente chiamandolo, anche con disattenzione, qualcosa di molto potente succede. È molto importante chiamare, usare qualunque modo. Se non hai quello stato di profondità che ti aspetti di avere nel chiamare il Divino, lo chiami in uno stato di mancanza di profondità. Occorre che ti presenti per quello che sei, senza nasconderti, senza cercare di cambiare la tua natura. In questo modo avviene l’allineamento. È molto importante usare pratiche semplici, in qualunque circostanza.

Pratiche molto utili sono pratiche di pochi secondi, in cui fai un’affermazione: “vieni, Signore.”

Maràna tha (Signore, vieni) è l’invocazione o formula di preghiera cristiana in lingua aramaica più antica.

“O Dio, vieni a salvarmi. Signore, vieni presto in mio aiuto.” è l’invocazione iniziale della liturgia delle ore della Chiesa Cattolica e di altre denominazioni cristiane.

L’uso di questa e altre invocazioni ha effetti molto potenti. Ci pone in una situazione in cui puoi chiamare il Signore, Dio e ogni suo altro equivalente eliminando la dipendenza, lo stato di vittimismo in cui sei paralizzato dalla paura. Questo consente di avere un dialogo regolare. Un’altra pratica è quella appunto di avere con Dio un dialogo regolare, costante, come se fosse sempre, e lo è in effetti, vicino a noi. Come fanno i bambini che hanno il loro Angelo Custode, ecc. Un altro modo è tormentare Dio, in ogni momento, chiamarlo in continuazione con insistenza, non mollarlo mai.

Se volete fare un regalo ai vostri compagni, parlate del vostro rapporto con Dio, di quello che vi dà forza. È una delle cose più grandi che si può condividere con una persona.

Un altro aspetto, che è l’aspetto fondamentale del lavoro, è riuscire a conquistare un modo alternativo, insperato, di contattare il Divino. Da un lato abbiamo il canale privilegiato, abbiamo sentito come ognuno di noi ha un suo modo, dall’altro c’è, e questo è rappresentato dalla sinistra, dalla parte oscura, qualcosa che è il contrario, qualcosa che continua a tormentarci e che ci allontana da Dio. L’astrosciamanesimo nasce in un contesto essenzialmente non dualista, che non contempla la dualità.

Nel primo stadio ti colleghi con un punto in cui ti senti bene, nel secondo stadio l’obiettivo è appropriarsi di un altro canale altrettanto potente nel rapporto con Dio che è stato invaso dall’ego, come un territorio florido, pieno di abbondanza, di mare, di sole che è stato invaso da mostri. E ovviamente finché non ti riappropri di questo territorio ti manca qualche cosa, e sei sempre in territori più invidiabili, più belli che sono invasi dalla separazione, perché sono quelli che ti consentono un accesso più privilegiato verso il Divino. Tuttavia nella parte che ti disturba c’è un segreto, ed è un segreto di luminosità, di bellezza, che comprendi aprendoti al disturbo, in compagnia di Dio. Il primo stadio ti serve per individuare la parte oscura con la luce e per vedere la luce nell’oscurità. Ogni volta che ti confronti con una paura, con un terrore, con un fastidio, ti confronti con una zona in cui c’è un tesoro nascosto. Tuttavia non puoi trovare questo tesoro se sei in una condizione di paura e terrore, ed è il rapporto col primo stadio che ti consente di andare nel secondo senza paura.

 

Rosario cristiano

Novembre 25, 2018 by admin Lascia un commento

Il rosario (lat. rosārium ‘rosaio’) è una preghiera devozionale e contemplativa di natura tipica della Chiesa cattolica che comporta la ripetizione di diverse preghiere, tra cui primeggia l’Ave Maria. Il riferimento alle rose è dato dall’usanza medioevale di porre una corona di rose sulle statue di Maria, come simbolo della bellezza delle preghiere, da cui derivò l’idea di usare una collana di grani per guidare la meditazione.

Il vantaggio di una preghiera convenzionale è che non hai bisogno di ricercare le parole. Basta che usi parole già stabilite per poi portare attenzione sull’energia della tua espressione. Non ti esprimi mentalmente, non compi uno sforzo intellettuale, usi dei suoni, delle parole prestabilite, che ti permettono di accedere al silenzio.

Un aspetto potente del rosario è il tocco. A ogni perlina è legata una preghiera. Tocchi la perlina mentre reciti ciascuna preghiera.

Il rosario è presente in tutte le tradizioni spirituali ed è antichissimo. Nelle religioni indiane si chiama mālā, nel mondo islamico è il tasbih (تسبيح), nel buddismo giapponese è il
juzu, ecc. Ci sono anche i rosari planetari.

Il rosario cattolico è strutturato in due parti: verticale e orizzontale. La parte verticale consiste in una croce e cinque perline, corrispondenti rispettivamente al segno della Croce, la preghiera del Credo, il Padre Nostro, tre Ave Maria e un Gloria al Padre. Questo è l’asse verticale.

Poi c’è l’asse orizzontale, con le cinque decadi, in tutto cinquanta perline. Ogni sequenza è legata a un Mistero. Vi sono tre misteri, ognuno per ciascuno dei tre stadi. Il Rosario completo è di 150 Ave Marie, quindi si fanno tre giri completi, ma in genere tradizionalmente se ne fa solamente uno in corrispondenza col mistero che c’è nel giorno. Ci sono tre misteri che sono recitati, il primo è il mistero della Gloria, della gioia in rapporto alla natività, e questo è il mistero legato all’Intento.

Il secondo mistero è quello del rilascio, dell’agonia, del dolore, della crocifissione.

Il terzo mistero è quello legato alla redenzione, la resurrezione, la Pentecoste e l’assunzione della Vergine Maria.

Papa Giovanni Paolo II nel 2002 ne ha inserito un altro, e ora sono quattro. Inserendo un quarto mistero, ecco che abbiamo anche il quattro e l’asse orizzontale.

Nel rosario abbiamo la rappresentazione dei tre stadi e tre misteri. E il rapporto con questi misteri, per questo si chiamano misteri, è esperienziale, non è legato alla parola. L’accesso ai misteri è disponibile solo a coloro che sono pronti ad entrare nella pratica stessa, che poi è inenarrabile, perché è un mistero, e non si può divulgare a parole.

Il rapporto con questi strumenti è inconscio, dentro di noi. Il quarto mistero è quello della luce. Esso tratta il livello orizzontale, ciò che il Cristo ha fatto effettivamente nella sua vita. Gli altri tre misteri sono solamente verticali: nascita, morte e risurrezione. E il quarto narra ciò che Cristo ha fatto in questa realtà: l’istituzione dell’Eucarestia, i miracoli, ecc. Il quarto mistero è in rapporto effettivamente con la guarigione in questa realtà. Si recita in genere il giovedì.

Questo è solo un esempio per mostrare i paralleli tra la tradizione cristiana e la cosmologia astrosciamanica.

Ogni decade del rosario, inoltre, è composta in realtà da dodici preghiere, che sono un Padre Nostro, dieci Ave Marie e un Gloria al Padre. C’è anche una tredicesima preghiera, che non è ufficiale, ma è tuttavia assai impiegata, la preghiera di Fatima.

Quindi abbiamo il dodici per ogni decade, dodici preghiere più la tredicesima, che non è rappresentata nel rosario stesso, ma che è impiegata ugualmente.

 

Nota iconoclastica

Novembre 23, 2018 by admin

La morte è la grande sfida che attende ciascuno di noi.

Con la morte ci allontaniamo definitivamente da questo mondo, lasciamo tutto ciò che è stato familiare, insieme alle persone più care. Rimaniamo soli.

Quindi se in questo momento succede che ti senti solo, che hai perso o lasciato qualcuno, o qualcuno ti ha lasciato, questa è un’anticipazione della morte. Così come quando sei sofferente e ti senti disperato.

La morte, la perdita, la fine, l’abbandono sono tutti fatti naturali. Non li hai creati tu e nemmeno altre persone. Fanno parte inevitabile di questa esistenza. Certo, sono spesso assai crudeli. Ma la crudeltà più grande è dare la colpa a te stesso o ad altri esseri umani per qualcosa che non dipende né da te né da loro.

Dare la colpa a te stesso e agli altri per la morte, la fine, il dolore è la forma più grande di vigliaccheria, perché sottende la paura e l’incapacità di imputare il Creatore, solo per preservare la lusinga della sua bontà.

 

Vedi Liberatoria

Ruoli planetari

Novembre 22, 2018 by admin

I pianeti svolgono diversi ruoli secondo le loro posizioni nella carta natale. Questi ruoli determinano strategicamente le condizioni e gli equilibri di potere tra gli Spiriti Totem. Nell’astrosciamanesimo consideriamo tre ruoli principali (governatore, reggente, transitante) e una serie di mansioni accessorie che descriverò brevemente nelle righe seguenti.

Il governatore (in domicilio) è l’equivalente dello Spirito Totem e rappresenta la massima autorità di ciascun settore. Astrologicamente è il pianeta che maggiormente si associa alle caratteristiche di un dato segno o casa (vedi Tabella delle Dignità e Debilità planetarie). Il ruolo di predominio sul suo settore di competenza rimane tale in ogni circostanza e per qualsiasi individuo. Per esempio, la Luna (Spirito del Settore 4) è sempre il governatore del segno del Cancro e della quarta casa anche se nel tema di una persona la Luna si trova in un altro segno o casa. Dopo la scoperta di Urano, Nettuno e Plutone, vi sono stati alcuni cambiamenti nel governo (domicilio) dei pianeti di alcuni segni (Acquario, Pesci e Scorpione).

Il reggente si riferisce invece alla posizione specifica del pianeta nella carta natale e, di conseguenza, cambia secondo ciascun individuo. Per esempio, se una persona è nata con Saturno nel Cancro o nella quarta casa, il pianeta reggente di quel segno o casa sarà Saturno. Un segno o una casa può avere anche più pianeti reggenti oppure esserne totalmente privo. Il ruolo di potere di un pianeta reggente varia secondo la sua posizione e le relazioni con gli altri pianeti.

Il sistema tradizionale delle Dignità e Debilità Planetarie consente a grandi linee di verificarne la portata. Un pianeta che è reggente nel segno o nella casa di cui è anche governatore, in cui ha il domicilio, è in totale sintonia con le caratteristiche di quel segno o casa, e generalmente esprime il suo potere con massima facilità.

Un pianeta in esaltazione si trova anch’esso in una posizione rilevante di potere. Quando un pianeta è situato nel segno opposto a quello da lui governato, è detto in esilio. In questo caso il suo funzionamento tende a essere poco agevole nella vita ordinaria. Vi potrebbe essere una tendenza a provocare conflitti e tensioni o ad assorbire grandi quantità di energia. D’altro canto, se l’Intento della persona è chiaro e connesso con la Funzione, il suo potere può pure eccedere quello del pianeta governatore.

Un pianeta è in caduta quando si trova nel segno opposto a quello della sua esaltazione. Si tratta di una posizione poco consona alla sua natura, che rischia di essere debilitata o limitata nella sua espressione. Il suo inserimento in quel particolare segno o casa genera grandi quantità di energia che tendono ad alimentare blocchi e rancori. Similmente all’esilio, tale condizione si può trasformare in un elemento di vantaggio se l’energia è usata consapevolmente.

Il transitante è infine quel pianeta che in un determinato periodo transita attraverso un segno zodiacale o una casa della carta natale. Secondo i casi questo ruolo si applica a livello generale o individuale. Nel momento in cui scrivo, ad esempio, Nettuno si trova nel segno dell’Acquario ed è quindi per ogni individuo il pianeta transitante di quel segno. Per quanto riguarda le case invece la situazione cambia secondo le persone. Se nella mia carta natale la zona del segno dell’Acquario, in cui Nettuno sta transitando, corrisponde alla quarta casa, allora significa che questo è il suo pianeta transitante.

Un ulteriore ruolo è dato dai pianeti dispositori, che comprendono sia i pianeti reggenti posti nel segno di cui sono governatori che i pianeti in ricezione reciproca (coppie di pianeti che si trovano l’uno nel segno governato dall’altro). Il governatore di un segno è il dispositore di ciascun pianeta posto nel suo segno di appartenenza. Per esempio, se Urano si trova in Leone, il Sole è il suo dispositore perché il Sole governa il segno del Leone; se Marte è nel Cancro, la Luna è il suo dispositore perché la Luna governa il segno del Cancro.

In termini astrosciamanici, lo Spirito del pianeta reggente che si trova in un segno o casa di cui non è governatore, agisce come forza al servizio dello Spirito o pianeta governatore di quel segno o casa. Quest’ultimo può trovarsi sia in quel segno o casa che in un altro. In genere, il dispositore di un pianeta (il governatore del segno in cui quel pianeta è situato nella carta natale) agisce come consigliere riguardo all’espressione e la gestione di quel dato pianeta.

Tabella delle Dignità e Debilità Planetarie

PIANETA DOMICILIO ESALTAZIONE ESILIO CADUTA
Sole Leone Ariete Bilancia Acquario
Luna Cancro Toro Scorpione Capricorno
Mercurio Gemelli/Vergine Vergine Sagittario/Pesci Pesci
Venere Toro/Bilancia Pesci Scorpione/Ariete Vergine
Marte Ariete/Scorpione Capricorno Bilancia/Toro Cancro
Giove Sagittario/Pesci Cancro Gemelli/Vergine Capricorno
Saturno Capricorno/Acquario Bilancia Cancro/Leone Ariete/Leone
Urano Acquario Leone Scorpione Toro
Nettuno Pesci Leone Vergine Acquario
Plutono Scorpione Ariete Toro Bilancia

 

Da: Franco Santoro, Astrosciamanesimo: un viaggio nell’universo interiore, Amazon Kindle, 2013.

Transiti

Novembre 22, 2018 by admin

Indicano i movimenti (la rivoluzione) dei pianeti nel fluire del tempo in rapporto con le  posizioni fisse della carta natale di pianeti, angoli e altri dati rilevanti. Costituiscono la base per i metodi astrologici di previsione a breve (per i pianeti veloci) e a lungo termine (per i pianeti più lenti). Gli aspetti di transito significativi sono gli stessi che si applicano agli aspetti all’interno della carta natale, così come l’orbita, la tolleranza riguardo la precisione dell’aspetto, considerata accettabile fino a circa 6° per congiunzioni e opposizioni, e 3° per altri aspetti.

I transiti determinano una crisi per l’ego e l’identità separata rappresentata dalla carta natale. “Quest’identità, legata al blocco di un istante passato, ci spinge a vivere in una realtà separata di cui siamo noi stessi vittime e creatori. È un’allucinazione che permane indisturbata fino a quando, in particolari momenti della vita, non facciamo i conti con la realtà presente e con il movimento effettivo dei pianeti. In quei momenti, che l’astrologia denomina transiti, la temperatura sale e il ghiaccio cede mettendo in luce la precarietà dei nostri congelamenti. Spesso si tratta di importanti occasioni, in cui è possibile aprire dei varchi per scoprire qualcosa di più rispetto al mistero della vita che ci circonda. In altri casi, si possono passare intensi periodi di crisi dovuti alle conseguenze della trasformazione delle nostre strutture d’identificazione.” (1)

(1) Franco Santoro, Astrosciamanesimo: un viaggio nell’universo interiore, Amazon Kindle, 2013.

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