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Archivi per Novembre 2018

Osservazione della carta natale

Novembre 11, 2018 by admin

Questa pratica consente di esaminare la carta natale, la carta planetaria generale e quella locale da una prospettiva multidimensionale.

Prima di iniziare prenditi cura di disporre della carta planetaria dei transiti e/o di quella natale.

Inizia dal Centro della carta, focalizzandoti unicamente sul punto centrale e sfocando il resto delle informazioni. Poi in seguito fissa il Centro e fai attenzione solo al cerchio e non ai segni e pianeti. C’è solo il Centro e il cerchio. Osserva il Centro e il cerchio e di nuovo il Centro e il cerchio, ecc.

Dividi il cerchio in due emisferi, destro e sinistro, individuando una linea che passa attraverso il Centro collegando tra loro il punto estremo alto e basso. Poi un’altra linea che collega il punto estremo sinistro con quello estremo destro. Quindi vedi il Centro, il cerchio e una croce, diviso in emisferi e quadranti.

Osserva il contenuto degli emisferi e quadranti, senza fare attenzione ai simboli dei pianeti, segni e case. Non identificare i pianeti nei quadranti, e considera semplicemente la disposizione dei pianeti, la densità di emisferi e quadranti. Fai questo ritornando sempre al Centro.

Guardando la carta, immagina di essere nel Centro dentro il cerchio, posizionati fisicamente nello spazio in un punto centrale, lasciando che il cerchio dell’orizzonte visibile rappresenti il cerchio, sposta lo sguardo sulla carta dal Centro ai bordi del cerchio e poi di nuovo al Centro, e nuovamente al cerchio; immagina di muoverti all’interno di un cerchio, dal Centro alla circonferenza, dalla circonferenza al Centro; spostati fisicamente in uno spazio dal Centro alla periferia, dalla periferia al Centro.

Prendi la carta, osserva il Centro della carta, respirando profondamente. Senti che l’intera carta e cerchio si muove attorno al Centro, e che il Centro sei tu. Fai muovere il cerchio a sempre più alta velocità, finché va tanto veloce che non riesci più a vedere il cerchio. Lascia che si muova velocissimo, mentre rimani focalizzato sul Centro. Poi chiudi gli occhi e lascia che il cerchio rallenti finché si ferma. Tenendo gli occhi chiusi e respirando profondamente, immagina la carta e nota che cosa nel cerchio risalta maggiormente, dove è attirata l’attenzione.

Apri poi gli occhi e osserva la carta individuando l’area che hai immaginato. In che emisfero si trova? In quale quadrante? In quale segno zodiacale? Ci sono pianeti o angoli vicini?

Osservazione dei Settori.

Tra i 12 Settori ve ne sono 3 preponderanti, che si alternano e prendono spazio rilevante nella vita. Allo stesso tempo altri 3 prendono spazio a livello inconscio. I primi tre si possono identificare con Sole, Luna, Ascendente.

Considera questi tre Settori come identità a parte, universi specifici.
Considera il Sole, identifica le caratteristiche dell’identità solare, come un mondo a se stante, un universo parallelo. Considera segno, casa e aspetti eventuali del Sole. Puoi considerare la carta planetaria generale, quella planetaria locale e/o la tua carta natale.

Il Sole, si può identificare col plesso solare o il cuore, come espressione di potere che opera nel plesso solare.

1 – Considera il Sole nel segno in cui è in questo momento nella carta planetaria, e la stagione relativa.
2 – Considera il Sole nella casa della carta planetaria locale in questo momento.
3 – Considera il Sole nel segno e nella casa della tua carta natale, la stagione in cui nacque il tuo corpo separato.

Entra con questa triplicità nello spazio solare vivendolo come un’altra dimensione e lascia che entri dentro il petto.

Fai lo stesso per la Luna, assocata al secondo chakra, ombelico. La liquidità del nostro essere.
1 – Considera la Luna nel segno in cui è in questo momento e la posizione nel ciclo lunare  della carta planetaria generale.
2 – Considera la Luna nella casa della carta planetaria locale in questo momento.
3 – Considera la Luna nel segno e nella casa della tua carta natale, quando nacque il tuo corpo separato e il relativo ciclo lunare.

Porta attenzione al segno dell’Ascendente.

Considera l’Ascendente collettivo, il segno che si leva in questo momento ad Est.

Considera l’Ascendente della tua carta natale, di quando nacque il tuo corpo separato.

Poi in seguito osserva Ascendente, Luna, Sole, e tutti gli altri pianeti e parti della carta, riportando l’attenzione gradualmente verso il Centro. Distogli via via lo sguardo dai dati della carta, soffermandoti solo sul cerchio e il Centro, fino a quando restano solo il Centro e il cerchio. Osserva il Centro e il cerchio e di nuovo il Centro e il cerchio, per poi restare unicamente con il Centro.

Astrologia esperienziale

Novembre 11, 2018 by admin

L’astrologia nell’astrosciamanesimo è un’astrologia esperienziale. In quanto tale essa impiega strumenti intesi a tradurre i simboli zodiacali in esperienze vive e dirette. La carta astrologica non è interpretata o analizzata, ma si rivela in forma d’emozioni, movimento, danza, suoni, visioni e situazioni che mirano a coinvolgerci il più possibile, a risvegliarci e a farci sentire intensamente la nostra autentica natura. Questo tipo d’astrologia rappresenta la via di ritorno alle origini primordiali del linguaggio astrologico, inteso come strumento sciamanico di comunicazione con le forze dell’universo. La sua funzione è di rapportarci con le radici delle nostre tradizioni spirituali e a integrare nel presente quell’ampio bagaglio di conoscenze da cui nel corso dei tempi ci siamo separati.

Il recupero recente dell’astrologia esperienziale risale alla fine degli anni Settanta. Nel campo psicologico, lo sviluppo di approcci alternativi, come lo Human Potential Movement, incoraggiò l’impiego di nuovi metodi intesi a attivare i potenziali nascosti dell’individuo e ad evidenziare prospettive di valutazione radicalmente diverse da quelle precedenti. In particolare s’iniziò a enfatizzare l’importanza della responsabilità personale, piuttosto che il ruolo vittimista e l’identificazione del paziente come paziente. In quello stesso periodo, la riscoperta dello sciamanesimo, il risveglio delle tradizioni misteriche occidentali, lo sviluppo di nuovi movimenti e comunità spirituali, l’emergenza del fenomeno New Age e la diffusione delle tecniche di meditazione orientali, allargarono l’interesse per gli stati transpersonali e non-ordinari della coscienza.

La tendenza a fare risalire le cause dei malesseri all’infanzia, alla situazione sociale o, più esotericamente, alle vite passate, al karma o alle posizioni degli astri, fu ritenuta inadeguata. Per molti terapeuti e ricercatori avanzati non era più tanto importante conoscere gli eventi passati di una persona, ma piuttosto come essa proseguiva a ripetere quegli stessi copioni nonostante vi fossero opportunità per impiegare modelli diversi. La trasformazione di queste abitudini e lo sviluppo del potenziale interiore diventarono l’obiettivo di molti operatori. Per facilitare questo processo alcuni di essi iniziarono a riscoprire ed impiegare vari strumenti, tra cui l’astrologia.

Maritha Pottenger, una pioniera in questo campo, esprimeva così il suo punto di vista: “Credo vivamente che riuscire a conoscere il nostro essere e aprirci alla crescita e al cambiamento sia IL solo compito più importante della nostra vita. Credo inoltre che la <Verità> abbia molti aspetti. Sono fermamente convinta che non esista UNA sola via verso la verità. Ciascuno di noi deve trovare il suo proprio e unico sentiero… La mia enfasi è sull’autorealizzazione. Penso che l’astrologia possa essere uno strumento straordinario in questo processo, ma il processo è PIÙ importante. Lo strumento è secondario”.[1]

Lo scopo non era quello di interpretare l’oroscopo di un individuo o fare previsioni, ma di usare tecniche esperienziali finalizzate a ottenere la trasformazione e il risveglio delle energie rappresentate dai segni zodiacali.

“L’obiettivo nell’essere umano (come nell’oroscopo) è di integrare queste dodici parti della vita. Noi tutti stiamo imparando a riconoscere tutte le dodici parti nella nostra vita – non a negarle, reprimerle o proiettarle.”[2]

Da: Franco Santoro, Astrosciamanesimo: un viaggio nell’universo interiore, Amazon Kindle, 2013.

Note:

[1] Maritha Pottenger, Encounter Astrology, TIA, 1978, pp. 7-8.

[2] Ibid..

Apertura e chiusura del Cerchio

Novembre 11, 2018 by admin Lascia un commento

Le procedure d’apertura del Cerchio corrispondono al momento in cui lo spazio sacro è riconosciuto come tale. Il Cerchio è una dimensione vivente e tutte le sue parti hanno la capacità di interagire e relazionarsi con noi. In un rituale entriamo in rapporto con la capacità naturale di rapportarci con queste forze. L’energia procede in genere attraverso movimenti circolari a spirale. L’apertura del Sacro Cerchio consiste spesso nel modellare l’energia nella forma di un doppio cono: il Sacro Cono. Dapprima si tratta di chiamare le Quattro Direzioni orizzontali (base del cono) e poi le Tre Direzioni verticali (gli apici dei coni e il Centro del cerchio comune di base).

Prima di iniziare la sequenza d’apertura, predisponi gli oggetti e i materiali necessari allo scopo e, se ciò t’ispira, procedi alla fumigazione. Puoi rivolgerti, se vuoi, fisicamente verso ogni direzione. Molte tradizioni cominciano da Est, anche se questo non è obbligatorio. Per chiamare le direzioni puoi usare la voce, la danza, le mani, o un sonaglio, un tamburo, una campana, ecc. Puoi anche usare una frase di saluto del tipo “Io chiamo lo Spirito dell’Est”. Una volta che hai terminato con l’Est, spostati in senso orario verso le direzioni successive (Sud, Ovest, Nord) finché non le hai chiamate tutte. In seguito rivolgiti verso il Centro e apri l’asse verticale. Guarda in l’alto, alzando le mani e chiama il Cielo o Mondo dell’Alto, poi abbassa le mani o tocca il suolo e chiama la Terra o Mondo del Basso, infine entra nello spazio del Centro, Mondo di Mezzo, ponendo le mani sul cuore. Questa procedura di apertura è già di per sé un lavoro di guarigione, poiché tende a compensare e armonizzare eventuali squilibri nel rapporto con i quattro elementi e i Tre Mondi.

L’invocazione o preghiera d’apertura che segue è uno tra i tanti esempi di chiamata delle direzioni. Esistono entità e qualità specifiche, associate con ciascuna direzione, che possono essere nominate. Questo non significa che occorre escludere altri riferimenti. Per esempio, se mi rivolgo verso il Nord, potrei percepire anche la presenza di un animale diverso da quelli tradizionalmente associati a quella direzione. La chiave in questo lavoro consiste nel riconoscere e onorare la visione che si manifesta spontanea. Ricorda che non esiste un modello giusto per aprire il Sacro Cerchio. Le parole, i nomi delle entità, le gestualità e le procedure, ben lungi dall’essere rigide e prestabilite, si aprono all’energia del momento presente e a ciò che risuona nel cuore di chi sta invocando.

Oh Spirito Cerchio, Guida, Grande Forza di Amore e Luce Che Si Muove Per Ogni Dove. Io chiamo le Sette Direzioni e i Dodici Settori.

Chiamo i Tenutari dell’Est, Direzione del Fuoco, luogo dello spirito e dell’intuizione, della primavera e dell’alba, dei segni dell’Ariete, Toro e Gemelli, luogo di nascita, inizio, chiarezza, saggezza, ispirazione, illuminazione e degli animali predatori. Resta con noi, donaci supporto e guidaci lungo il Tuo sentiero.

Convoco i Tenutari del Sud, Direzione della Terra, della dimensione fisica, dell’estate e del mezzogiorno, dei segni del Cancro, Leone e Vergine, luogo di vitalità, stabilità, passione, crescita, fiducia, amore e degli animali pacifici della Terra. Resta con noi, donaci supporto e guidaci lungo il Tuo sentiero.

Mi rivolgo ai Tenutari dell’Ovest, Direzione dell’Acqua, del regno emozionale, dell’autunno e del tramonto, dei segni della Bilancia, Scorpione e Sagittario, luogo di rilascio, forza, esperienza, introspezione e degli animali dell’acqua, dei rettili e dei pesci. Resta con noi, donaci supporto e guidaci lungo il Tuo sentiero.

Invito i Tenutari del Nord, Direzione dell’Aria, del regno mentale, dell’inverno e della notte, luogo di depurazione, rinnovamento, purezza e degli uccelli del cielo. Resta con noi, donaci supporto e guidaci lungo il Tuo sentiero.

Elevo lo sguardo e le mani verso il Cielo e chiamo il Mondo dell’Alto, la testa, il regno luminoso delle stelle e delle galassie. Resta con noi, donaci supporto e guidaci lungo il Tuo sentiero.

M’inchino al suolo, pongo le mani a terra e saluto il Mondo del Basso, la pancia, i regni oscuri sotterranei e tutti i loro esseri, visibili e invisibili. Resta con noi, donaci supporto e guidaci lungo il Tuo sentiero.

E ponendo le mani sul cuore, mi rivolgo infine al Mondo Medio, il Sacro Centro, il luogo dove dimora lo Spirito Guida, dove risiede l’Intento e la Funzione. Resta con noi, donaci supporto e guidaci lungo il Tuo sentiero.

Chiedo che questo lavoro sia in accordo con il Piano di Salvezza e il mio Intento connesso alla Funzione.

Se provi attrazione per questo modello e non ne possiedi uno tuo, sentiti libero di adoperarlo all’inizio o di cambiarlo secondo le tue esigenze. In seguito, t’invito a sviluppare il tuo modo di aprire il Sacro Cerchio. Abbi fiducia in te e in ciò che ricevi attraverso la tua Guida. Ricorda che non esiste una maniera giusta per fare ciò e che non si tratta di un incantesimo o codice. Occorre solo essere spontanei e permettere a parole e suoni di uscire dal cuore.

Molte tradizioni fanno uso di sonagli, tamburi o altri utensili per chiamare le direzioni. Sebbene questo possa essere utile, il suono o il sussurro della tua voce è altrettanto efficace. Una semplice parola di benvenuto o saluto come “Salve”, “Ciao”, “Ave” può essere tutto quello che occorre. Altro punto importante è di non rinunciare alla pratica in mancanza di tamburi, sonagli o voce.

Quando hai concluso la pratica o il rituale per cui hai fatto la chiamata, è atto onorevole liberare le Direzioni e procedere alla chiusura del Sacro Cerchio. A questo riguardo esistono numerose possibilità. Tradizionalmente esso è spesso chiuso, rilasciando ciascuna direzione nell’ordine inverso a quello dell’apertura. L’invocazione di rilascio può essere breve. Per esempio:

O Spirito Cerchio, Guida, Grande Forza d’Amore e Luce! Grazie perché mi doni protezione mentre applico il mio Intento e Funzione. Libero le Direzioni, i Dodici Settori e i Tre Mondi. Chiedo che codesto lavoro proceda in armonia con il Piano di Salvezza e l’Intento connesso alla Funzione.

Da: Franco Santoro, Astrosciamanesimo: un viaggio nell’universo interiore, Amazon Kindle, 2013.

Settima Casa – Discendente

Novembre 11, 2018 by admin

La cuspide della Settima Casa corrisponde al discendente, la posizione opposta all’ascendente, che rappresenta il punto occidentale di intersezione tra l’orizzonte e l’eclittica o quello in cui il Sole tramonta all’orizzonte del luogo di nascita. Il Discendente è in rapporto con le condizioni e le persone che incontro per adempiere il mio Intento e Funzione. Queste possono essere impiegate esclusivamente in due modi: per favorire e alimentare l’allucinazione dell’ego o per liberarsi da essa attraverso il perdono. Qui trovo alcuni tra i copioni più ripetuti tra gli esseri umani, specialmente per quel che concerne le relazioni. Alcune persone e circostanze nella vita rispondono al lavoro di raffinamento e focalizzazione del mio Intento.

I pianeti in prossimità del Discendente, il segno zodiacale del Discendente, la sua posizione e gli aspetti del suo governatore, definiscono l’energia di quelle persone che contribuiscono al rilascio dei rancori o alla ricezione di benedizioni. Tradizionalmente la settima casa corrisponde alle relazioni e ai rapporti a due di ogni tipo, incluso quelli tra nemici. Le esperienze in questa casa possono rifersi sia a relazioni speciali o separate, che a rapporti fondati sul perdono e l’unità. In quest’area, i nemici o le persone che non gradite sono molto utili poiché mi consentono di svelare e liberare rancori che gli amici o le persone amate tendono a ignorare. “Quando l’anima riesce a vedere questi rapporti e queste circostanze come lezioni, anziché domandarsi ‘perché continua a succedermi questo?’, in quel momento ha l’opportunità concreta di usare i poteri e le capacità (come le persone e le condizioni) indicati a livello simbolico dai pianeti, per raggiungere il suo fine o la profonda comprensione di sé” (1)

La considerazione principale in ogni relazione non si basa sull’intensità della passione e dei sentimenti, su “quanto ci si vuole bene”, o se c’è un “grande amore” o un interesse economico, ma sulla qualità intrinseca di varcare i confini dell’illusione di una soddisfazione esclusivamente reciproca e consacrarsi ad un Intento collegato alla Funzione.

 

Da: Franco Santoro, Testo Guida Provvisorio, Formazione Operativa Base in Astrosciamanesimo, SCP, 2007

(1) Merriman, Raymond, Evolutionary Astrology: The Journey of the Soul Through States of Consciousness, Seek-It Publications, Bloomfield, MI, 1991.

Prima Casa – Ascendente

Novembre 11, 2018 by admin

La cuspide della Prima Casa costituisce l’Ascendente che corrisponde al grado di intersezione tra il cerchio dell’orizzonte e l’eclittica, vale a dire il punto che si levava ad est al momento e nel luogo della nascita. Nel corso di una giornata, ogni segno zodiacale passa attraverso questo punto impiegando una media di circa due ore, mentre ciascuno dei 360° dello Zodiaco appare all’orizzonte orientale ogni quattro minuti circa. Di conseguenza, per determinare accuratamente l’Ascendente è necessario disporre, in aggiunta alla data e al luogo di nascita, di un orario di nascita il più preciso possibile.

La posizione dell’Ascendente è di grande importanza per l’astrologia tradizionale, tanto che essa vi pone sovente le basi per l’interpretazione dell’intera carta natale. L’Ascendente e l’intero sistema delle case, erano dapprima considerati come i dati più rilevanti, poi in seguito al predominio delle società materialiste e alla conseguente necessità di evitare calcoli complicati e di velocizzare le informazioni attraverso gli oroscopi commerciali, i segni zodiacali ed il Sole presero il sopravvento.

L’Ascendente indica un punto essenziale per il percorso dell’anima, sebbene il modo in cui viene valutato dagli astrologi vari sensibilmente. In chiave astrosciamanica esso identifica la modalità operativa o il percorso iniziatico che può consentire al soggetto di svolgere efficacemente il suo lavoro nell’ambito della realtà ordinaria e in armonia con la sua natura multidimensionale. In altre parole, l’Ascendente indica il cammino atto a consentire il recupero del rapporto con quest’ultima natura e la comprensione del proprio Intento nel contesto tridimensionale.

I pianeti che si trovano in prossimità dell’Ascendente (con una distanza anche fino a 15° da entrambi i lati) esercitano un’influenza notevole poiché mostrano – insieme al segno zodiacale e la posizione e gli aspetti del relativo governatore – le qualità potenziali e gli strumenti esteriori che il nato può scegliere di coltivare per realizzare il suo Intento. Tuttavia la tentazione di impiegare tali potenziali nell’ottica del sistema di credenza fondato sulla separazione è notevole in quest’area.

A differenza dell’Immum Coeli (vedi Settore 4), o cuspide della Quarta Casa, che rappresenterebbe l’identità originaria dell’anima o della natura multidimensionale, l’Ascendente pare riferirsi al modo in cui l’individuo si trova ad agire nel mondo fisico, la sua identità sociale in relazione con il concetto jungiano di persona, vale a dire la maschera attraverso cui egli si esprime o che gli altri proiettano su di lui. Tale vestigia può essere connessa con l’Intento orizzontale di base o il relativo cammino iniziatico dell’anima nel contesto tridimensionale della realtà ordinaria. In una situazione ideale questo Intento può essere in armonia con la natura multidimensionale dell’Immum Coeli (vedi Settore 4) e del Medium Coeli (vedi Settore 10), ed allinearsi con la Funzione. In caso contrario, l’Ascendente finisce col rappresentare la fonte da cui derivano notevoli conflitti e rancori.

Quando, come è sovente il caso durante l’infanzia, la natura multidimensionale non viene riconosciuta e nutrita dall’ambiente famigliare e sociale, l’individuo è forzato a dare forma ad un’identità alternativa. Al fine di essere accettato e integrato nella realtà esterna, egli sceglie di rinunciare alla sua identità multidimensionale e, di conseguenza, inizia a perdere le relative connessioni. Queste ultime, sebbene siano autentiche e vive, lo confrontano con le sofferenze e le paure insopportabili derivate dal mancato riconoscimento del mondo esterno. Ed è proprio per fuggire da quelle sensazioni che egli crea un’identità separata e fondata sulla paura. Tale identità inizia quindi a muoversi come un fantoccio lungo il Sacro Cerchio promuovendo suoi propri bisogni e intenti. Per gli individui che sono riusciti a mettere a tacere con efficacia la natura multidimensionale, questa identità appare l’unica possibile e, di conseguenza essi si muovono lungo i vari Settori ricercando ciò di cui credono di avere bisogno. Per coloro che al contrario non riescono in questa impresa, è invece difficile trovare una chiara identificazione e di conseguenza sapere qual è la ragione della propria permanenza in codesto mondo. In quest’ultima evenienza le cose iniziano a diventare chiare solo allorché l’identità multidimensionale principia a risvegliarsi.

L’Ascendente e la Prima Casa identificano, oltre ai tratti più evidenti della personalità e dello scopo di base dell’individuo, anche le sue caratteristiche fisiche più evidenti, il suo viso, le condizioni di salute, quelle del periodo dell’infanzia, il processo di nascita ed ogni componente del suo aspetto esteriore in generale. Questo punto delinea la natura individuale distintiva del soggetto, il suo orientamento specifico e il modo in cui muove il suo corpo nel contesto del piano orizzontale. È il cancello di accesso tra esterno e interno. Nell’astrosciamanesimo la posizione dell’Ascendente viene sovente impiegata come punto di partenza od entrata per accedere alle realtà non ordinarie dell’asse orizzontale e verticale. Tale accesso può essere identificato da una tenda, una porta, una caverna, un’apertura nel terreno, un ponte o da qualsiasi altro significatore di un punto di partenza che il ricercatore è invitato a visualizzare o percepire come esemplificazione del suo ingresso nel Sacro Cerchio. Questo punto è anche quello del ritorno una volta che il viaggio si conclude.

Il pianeta che governa il segno dell’Ascendente viene considerato da molti astrologi come il governatore o il pianeta dominante dell’intera carta natale. Tramite il segno della casa in cui si colloca, esso influenzerebbe l’approccio esistenziale della persona. Questi accresce in motivazione e forza allorché crea un rapporto diretto con gli Spiriti Totem connessi con tali energie, o semplicemente vive esperienze ad esse relative.

 

L’asse orizzontale e Sacro Cerchio

Novembre 11, 2018 by admin Lascia un commento

La cosmologia astrosciamanica impiega la classica divisione in asse orizzontale e asse verticale tipica delle culture sciamaniche e delle principali tradizioni religiose ed esoteriche del pianeta. Presso l’asse verticale, rappresentato dai tre Mondi, si estende l’asse orizzontale raffigurato da un cerchio con Quattro Direzioni principali o punti cardinali e Dodici Settori.

Ogni Direzione (Est, Sud, Ovest, Nord) è in allineamento con una stagione dell’anno, un elemento, tre Settori o segni zodiacali, vari animali, piante, minerali, colori ed entità. Esistono diverse tipologie di Sacro Cerchio e ciascuna di esse possiede caratteristiche distintive. Le corrispondenze impiegate per identificare le Direzioni mutano secondo le tradizioni di riferimento.

Dividendo ogni Direzione, elemento o stagione per tre, si ottengono i Dodici Settori. Ciascuno di essi rappresenta un segmento temporale dell’anno solare e può riferirsi a una delle supposte dodici eliche originarie del DNA umano.[1] L’espressione maggiormente nota per identificare questa suddivisione in dodici è chiamata Zodiaco, un termine che deriva dal greco zo (“animale” come nella parola zoo) e significa probabilmente “cerchio di animali”.

Le caratteristiche di ciascun settore sono rappresentate in astrologia attraverso i simboli dei dodici segni, mentre in molte tradizioni sciamaniche si usano i totem. I totem sono unità energetiche che, mediante l’impiego di forme fisiche (piante, animali, minerali, ecc.), facilitano la comunicazione diretta con entità spirituali e non-fisiche. Nei linguaggi algonchini totem corrisponde a otem, “segno” o “famiglia, tribù”, preceduto dal pronome possessivo “t”. Questo termine è ora ampiamente impiegato in antropologia per identificare l’antenato primordiale o il sigillo ereditario di una tribù o tradizione. Nel presente testo ci riferiamo a dodici Spiriti Totem di base costituenti i dodici archetipi essenziali da cui derivano tutte le forme visibili.

Una delle differenze tecniche più evidenti tra cerchio zodiacale e Sacro Cerchio è rappresentata dal fatto che nel primo i settori si succedono in senso antiorario, mentre nel secondo si muovono in senso orario.

I Sacri Cerchi sono legati ai cicli stagionali della Terra, mentre lo Zodiaco, poiché rappresenta la fascia immaginaria che circonda la Terra, è più in relazione con il Cielo e con la misurazione del moto apparente dei corpi celesti secondo la prospettiva terrestre. Questa distinzione di prospettiva evidenzia la diversità tra la visione spirituale delle tradizioni sciamaniche e quella delle filosofie o religiosità prevalenti nel mondo occidentale. La prima sembra favorire il trasferimento dello Spirito sulla Terra e l’osservazione dall’alto verso il basso.

Nelle ruote di medicina tradizionali il Sacro Cerchio è messo a terra e ciò contribuisce a radicare l’energia celeste nella sfera planetaria orizzontale. In realtà, secondo questa stessa visione, l’energia, una volta giunta a Terra, risale verso il Cielo, poi discende ancora e così via procede attraverso uno scambio continuo e indiscriminato tra le dimensioni dell’alto e del basso. L’approccio spirituale prevalente nella cultura occidentale sembra privilegiare invece il processo ascendente verso lo Spirito e l’osservazione dal basso verso l’alto.

Questa prospettiva, come la precedente, può causare squilibrio quando viene a mancare la consapevolezza del processo opposto. Una tendenza comune a molte tradizioni spirituali recenti è di enfatizzare l’ascesa verso il Cielo e una sorta di fuga dalla Terra. L’Epica del Sacro Cono, così come la maggior parte delle tradizioni sciamaniche, insegna che, prima di andare da qualche altra parte, è necessario anzitutto amare e diventare tutt’uno con questo pianeta. Come dice Ur Kraab “Possiamo ritornare a Padre Cielo solo se ci portiamo dietro Madre Terra.”[3]

I Dodici Settori rappresentano le diverse vie ed energie che dall’asse orizzontale conducono all’asse verticale e al Centro. In questo Centro non esiste alcun senso di separazione poiché tutto è percepito come parte della stessa unità. I settori costituiscono specifiche emanazioni orizzontali del Centro intese a renderlo comprensibile per le menti condizionate dall’illusione della separazione. Un modo per spiegare quanto sopra è che, poiché ci troviamo in uno stato illusorio (in cui percepiamo i settori come separati gli uni dagli altri), possiamo accedere al Centro solo mediante un sistema riconoscibile da questa stessa allucinazione. Di conseguenza, il Centro ha creato, per così dire, una sorta di Piano che, partendo dalla nostra distorsione percettiva e tramite l’ausilio di soggetti immuni da tale allucinazione (Spiriti Guida), ci permette di ritornare alla vera percezione (l’unità del Tutto). In questo libro denomino tale Piano, il Piano di Salvezza, o la Risoluzione del Gioco.

Il Sacro Cerchio è il contenitore di tutte le situazioni possibili nell’ambito dell’esperienza umana e non umana. Qualunque situazione esistenziale è inquadrabile all’interno di questo sistema. Ciò significa che, se sei distante dal Centro, la tua esatta posizione può essere identificata nel Cerchio e, procedendo da quel punto, sarai in grado di seguire l’itinerario che ti conduce al Centro. Da questa prospettiva in ciascun settore esiste sempre un passaggio che consente di raggiungere il Centro, poco importa dove ti trovi.

In breve, il lavoro astrosciamanico consiste nel riconoscere il nostro Intento e il Centro da dove esso emana, così che possiamo muoverci orizzontalmente in ciascun settore e trovare l’accesso al Centro. Si tratta di un’operazione sistematica e ciclica che può essere praticata consapevolmente o inconsapevolmente. Ogni creatura vivente è parte integrante di questo processo. Alcuni scelgono di lavorare coscientemente a proposito o di arrendersi al fluire degli eventi, mentre altri fingono di non essere coinvolti o assumono il ruolo di vittime. Tutti gli itinerari portano inevitabilmente allo stesso Centro e come tali sono ugualmente rispettati e onorati.

L’area più propriamente in rapporto con l’asse orizzontale è il Mondo di Mezzo, che corrisponde sia alla cosiddetta realtà ordinaria, nel modo in cui è percepita dalla maggior parte degli uomini, sia a una sua trasposizione in chiave non-ordinaria, nella quale è possibile viaggiare sciamanicamente avanti e indietro attraverso la storia del pianeta. L’esplorazione di questo mondo permette di spaziare lungo i territori della realtà quotidiana per localizzare piante, pietre, strumenti di potere, oggetti, luoghi ideali, e stabilire comunicazioni telepatiche, individuare fonti di disturbo, ecc. Il Mondo di Mezzo contiene spesso entità intrappolate, forme pensiero distruttive e rancori concernenti esperienze passate che hanno bisogno di essere rilasciate.

[1] Secondo una specifica chiave di lettura dell’Epica del Sacro Cono, l’attuale molecola del DNA umano è limitata a due eliche o Settori, a causa del blocco provocato dal Paheka Rubhe. Questo termine, traducibile come “la rete binaria degli Spiriti Totem”, indica le 144 combinazioni dei dodici Paheka (così come sono epicamente denominati), o delle doppie polarità degli Spiriti Totem, che bloccano l’espansione della percezione umana. Sciogliere queste combinazioni e ritornare alla forma originaria del sistema a dodici è uno dei principali obiettivi strategici delle pratiche astrosciamaniche avanzate.

[2] Erodoto, Le Storie, II, 4.

[3] In verità, quest’affermazione è traducibile pure come: “Possiamo ritornare a Madre Cielo solo se ci portiamo dietro Padre Terra”.

 

L’asse verticale e i tre mondi

Novembre 11, 2018 by admin Lascia un commento

L’asse verticale è rappresentato dall’alto (Mondo dell’Alto), dal basso (Mondo del Basso) e il centro (Mondo di Mezzo). Tale struttura costituisce il proiettore della realtà virtuale che si espande in quest’universo multidimensionale. È la squadra operativa che dirige la commedia della vita prodotta da una parte della mente nel tentativo di prendersi gioco di se stessa. Non possiamo lamentarci riguardo tale compagine poiché, sebbene sia facile dimenticarsene o entrare nel ruolo della vittima, noi stessi abbiamo contribuito a realizzarla e a metterla nella posizione in cui si trova. Ebbene, talvolta il tutto appare come un pandemonio colossale. Tuttavia, in questo caos dimora una logica insana di cui possediamo le chiavi. La nostra funzione è di districarci da questo pandemonio poiché ci siamo resi conto che più vi ci entriamo, più troviamo putiferio. Abbiamo commesso un errore e fatto una scelta sbagliata. Eppure possiamo scegliere ancora. […]

Il tratto principale del lavoro astrosciamanico è l’esperienza di stati sciamanici di coscienza e il rapporto diretto con gli Spiriti Guida e ogni tipo d’entità e realtà, ordinaria e non, di cui i Settori del Sacro Cerchio e la carta astrologica costituiscono il perimetro di riferimento. Le norme del rapporto con queste realtà ci sono giunte in modo piuttosto frammentario attraverso le culture tradizionali sopravvissute alla periferia del globo, l’opera segreta di certe scuole misteriche, gli insegnamenti di pochi maestri illuminati e, soprattutto, tramite il rapporto con lo stato di coscienza sciamanica accessibile a chi è disposto ad avere tal esperienza. La cosmologia astrosciamanica impiega la classica divisione in asse orizzontale e asse verticale tipica delle culture sciamaniche e delle principali tradizioni religiose ed esoteriche del pianeta. L’asse verticale è tradizionalmente composto di Tre Mondi: il Mondo dell’Alto, il Mondo di Mezzo, il Mondo del Basso.[1]

Il Mondo dell’Alto, altrimenti chiamato Mondo Superiore, Cielo, Paradiso o Regno Spirituale, ecc., è popolato da maestri spirituali, divinità, pianeti, stelle, esseri cosmici d’altre dimensioni. Il viaggio in questo mondo offre l’opportunità di riscoprire il passato più remoto e ricevere informazioni sull’effettivo motivo della propria presenza sulla Terra. Per alcune tradizioni sciamaniche l’universo fisico è una proiezione, o contraffazione del Mondo dell’Alto. Questo significa che quest’ultimo non è collocabile nell’universo delle stelle e delle galassie osservabili attraverso i telescopi, ma in un’altra dimensione. Nel Mondo dell’Alto è possibile provare sensazioni di leggerezza e connessione con il Tutto, e ricevere visioni, indicazioni e consigli spirituali riguardo alla realizzazione della propria missione sul pianeta.

Il Mondo del Basso è tradizionalmente il regno della conoscenza istintiva, il luogo in cui dimorano i poteri animali, vegetali, minerali e tutte le entità associate ai misteri più arcani del pianeta e altre dimensioni similari. Qui è possibile ottenere aiuto e indicazioni sulla realtà percepita dalla maggioranza degli esseri umani che dimorano sulla Terra. Il viaggio sciamanico nel Mondo del Basso è sovente intrapreso per rapportarsi con spiriti animali e guide ataviche. Secondo il tipo di prospettiva, questo mondo è anche il luogo in cui gli spiriti umani generalmente si dirigono dopo aver lasciato i loro corpi fisici o dove i corpi fisici procedono quando la matrice degli esseri umani che li abita se ne va altrove.

Il Mondo di Mezzo corrisponde sia alla cosiddetta realtà ordinaria, nel modo in cui è percepita dalla maggior parte degli uomini, sia a una sua trasposizione in chiave non-ordinaria, nella quale è possibile viaggiare sciamanicamente avanti e indietro attraverso la storia del pianeta. L’esplorazione di questo mondo permette di spaziare lungo i territori della realtà quotidiana per localizzare piante, pietre, strumenti di potere, oggetti, luoghi ideali, e stabilire comunicazioni telepatiche, individuare fonti di disturbo, ecc. Il Mondo di Mezzo contiene spesso entità intrappolate, forme pensiero distruttive e rancori concernenti esperienze passate che hanno bisogno di essere rilasciate.

Secondo l’Epica del Sacro Cono, il Mondo di Mezzo rappresenta la base circolare di due spirali coniche disposte una sopra l’altra. Il cono superiore è associato al Mondo dell’Alto, mentre quello inferiore corrisponde al Mondo del Basso. La cosmologia dei Tre Mondi delinea strategicamente la realtà multi-dimensionale in cui il nostro pianeta, il sistema solare, la galassia e tutto l’universo conosciuto e sconosciuto, si colloca. Questa realtà è qui definita con il termine Sfera Grigia, o Sfera di Luce e Buio, e costituisce una delle tre sfere multi-dimensionali della cosmologia del Sacro Cono.

La Sfera Grigia e i suoi Tre Mondi rappresentano l’area di connessione tra due successive sfere: Sfera Bianca, o Sfera di Luce, e Sfera Nera, o Sfera di Buio. La funzione epica della Sfera Grigia consiste nel facilitare la connessione tra la Sfera Bianca e la Sfera Nera e nel dissolversi gradualmente per consentire la loro unione finale. La Sfera Grigia incorpora aree finalizzate a tale scopo. Qui, l’Epica identifica tre zone strategiche principali: Handor per la Sfera Bianca, Rodnah per la Sfera Nera e Pahai per la Sfera Grigia. Le prime due aree rappresentano il Picco, o punto di accesso, alla sfera cui fanno riferimento e l’apice dei due coni della Sfera Grigia. La terza area (Pahai), il sistema di connessione tra i due coni, spiana la via verso l’asse verticale.

A grandi linee, in astrologia, il Mondo di Mezzo è rappresentativo dei sette pianeti tradizionali (Sole, Luna, Mercurio, Venere, Marte, Giove, Saturno), mentre quello dell’Alto è in relazione con Urano e Nettuno, e quello del Basso con Plutone. Tuttavia non esistono identificazioni esclusive poiché nell’ambito d’ogni Settore e pianeta si propone la stessa divisione in tre parti. La struttura verticale della cosmologia del Sacro Cerchio è rappresentata dai Tre Mondi e dalla loro connessione per mezzo di un asse centrale. Quest’asse è posto al Centro del Sacro Cerchio ed è definito con ampie varietà di termini: asse verticale, Albero del Mondo, Grande Albero, Montagna Cosmica, Asse del Mondo, Albero della Vita, monte Meru, monte Sinai, piramide, croce, Yggdrasil, ecc.

Tutte le principali tradizioni mistiche, sciamaniche ed esoteriche di questo pianeta hanno impiegato cartografie concernenti l’asse verticale e ai diversi stadi della sua esplorazione. Nella tradizione indiana, per esempio, l’asse verticale è rappresentativo del percorso spinale attraverso cui scorre l’energia conosciuta come kundalini. Quest’energia, secondo la tradizione indiana dello yoga e del tantra, è paragonata a un serpente femmina che giace arrotolato su se stesso alla base della colonna vertebrale o primo chakra. Nella maggioranza delle persone essa rimane dormiente, mentre nei pochi in grado di risvegliarla, la kundalini sale verso l’alto passando attraverso i sei chakra. Se il canale è libero e non vi sono ostruzioni, l’energia ascende fino a raggiungere il settimo chakra sito nella sommità della testa. Tale conseguimento rappresenta l’illuminazione, la liberazione o reintegrazione con il Tutto o Sé universale e il rilascio definitivo dell’illusione fondata sulla separazione. Affinché ciò accada, per le suddette tradizioni, è tuttavia necessario ricorrere a difficili tecniche e a una lunga preparazione che richiede sovente numerose vite. Se durante il suo percorso la kundalini incontra la resistenza di blocchi e rancori condensati nei diversi chakra, essa continua a esercitare una pressione finché l’individuo in questione si libera del problema e prosegue la risalita. Se non ci riesce, inizierà a manifestare stati di malessere associati con quel chakra specifico.

Molti operatori mettono in guardia dal risveglio prematuro della kundalini poiché quando essa è forzata a salire, senza la comprensione e la liberazione dei blocchi nelle varie parti del suo percorso, si possono avere gravi danni sul piano fisico, emotivo, mentale e spirituale. Nonostante questi rischi, per numerosi ricercatori, orientali e occidentali, il risveglio della kundalini è un processo essenziale per la crescita spirituale.

La struttura dell’asse verticale si riflette astrosciamanicamente nel corpo umano attraverso lo scambio tra le due polarità della sommità del capo o testa (Mondo dell’Alto) e della base della colonna vertebrale o pancia (Mondo del Basso). Queste aree sono in relazione con forze che sfuggono alla percezione dell’uomo comune. La chiave di collegamento tra questi spazi è rappresentata dalla zona cardiaca o cuore (Mondo di Mezzo). Questo spazio opera come ponte tra Mondo dell’Alto e Mondo del Basso, tra testa e pancia. È il luogo dove siamo venuti e in cui ci troviamo ora. Esso ci consente di fungere da canali tra Cielo e Terra.

È nel cuore che sciamanicamente si gioca la vera partita dell’uomo: lo scambio equilibrato tra le due polarità e non l’asservimento o la fuga verso una di loro. Qui il corpo fisico appare come un costume spazio-temporale o rappresentazione simbolica di un simbolo di un altro simbolo e così via, fin tanto che qualcosa che non è un simbolo è individuato. Ciò può essere simbolicamente descritto come amore, luce, unità, estasi, Dio. Talvolta questo lungo itinerario simbolico si sviluppa in tempi brevi. Spesso segue una lunga catena di sequenze simboliche che necessitano molto tempo per essere affrancate.

L’esperienza diretta con i viaggi sciamanici consentirà di comprendere quanto sopra. Non ha alcun senso cercare di afferrare con la mente ordinaria ciò che è oltre la sua portata. Qualunque tentativo di spiegare quanto sopra in termini ordinari è destinato a inquinare l’oggetto della spiegazione. Uno strumento d’apprendimento ideale per comprendere l’asse verticale è il corpo fisico. Il corpo funziona come una mappa astrosciamanica e può inviare preziose informazioni quando imparo ad ascoltarlo. Inoltre è necessario essere consapevoli che quello che accade a un livello fisico tende a essere il risultato diretto di ciò che succede nella sfera mentale. In definitiva è quest’ultimo livello che richiede la massima attenzione.

Nell’astrosciamanesimo si considerano i due assi (orizzontale e verticale) con due polarità. ciascuno, rappresentanti identità parallele e doppi di noi stessi, visibili o invisibili fisicamente. Essi sono: Doppio Orizzontale Visibile (Ascendente) – il nostro corpo fisico e identità ordinaria; Doppio Orizzontale Ombra (Discendente) – il corpo fisico di altri e identità proiettata; Doppio Verticale/Basso (Immum Coeli) – il corpo multidimensionale del basso; Doppio Verticale/Alto (Medium Coeli): il corpo multidimensionale dell’Alto.

 

Da: Franco Santoro, Astrosciamanesimo: un viaggio nell’universo interiore, Amazon Kindle, 2013.

[1] Per favore, sii consapevole che l’associazione di questi mondi con specifiche posizioni verticali è puramente strategica.

L’anima

Novembre 11, 2018 by admin

L’anima può essere definita come quella parte che anela a congiungersi allo spirito non perché ne sia realmente separata, ma perché è ancora vittima dell’illusione di esserlo o perché ha a che fare con un ego che concepisce solo la separazione. Di conseguenza, l’anima è un’entità strategica atta a confrontare l’ego con la sua controparte immortale e immateriale. L’anima funge da mediatrice tra l’illusione dell’ego e la realtà dello spirito.

L’astrologia esoterica e tradizionale raffigura sovente lo spirito con il cerchio e con il simbolo del Sole, mentre l’anima viene identificata con il semicerchio e la Luna. L’astrologo Marc Edmund Jones definisce il semicerchio come “un carattere dell’anima nella sua forma pura, cioè quella che per natura è in parte spirito e in parte spiritualmente incompleta, per cui nella necessità di realizzarsi”. Il semicerchio è una parte del cerchio, così come l’anima è una parte dello spirito. L’anima è incompleta fino a quando non ritrova la sua originaria identificazione nello spirito. L’impulso primario dell’anima è l’unione con lo spirito, vale a dire l’unione con Dio e la connessione con il Tutto. Ogni essere vivente separato ha quindi un’anima. Essa esiste prima della nascita e continua ad essere presente anche dopo la morte del corpo fisico.

Per molte tradizioni l’uomo ha spesso più anime con funzioni diverse. Talvolta una sola sale al Cielo dopo la morte mentre le altre, si reincarnano sotto forma di insetti ed altri animali, o vagano per la Terra come spiriti persecutori. L’anima è il corpo di energia che consente allo spirito di esprimersi ad un livello conscio, subconscio, e superconscio, un sistema di espressione che conserva l’essenza delle esperienze rilevanti della vita. In molte filosofie essa rappresenta l’essenza o principio vitale di tutti gli organismi viventi, mentre nell’accezione cristiana convenzionale è la parte immateriale e immortale dell’uomo distinta da quella mortale e materiale del corpo. Il termine anima nella sua derivazione greca significa <vento, soffio>, mentre in quella latina è inteso come <principio vitale>.

Nello sciamanismo l’anima viene considerata generalmente come principio vitale. Questo principio può essere rappresentato da particolari organi del corpo, dal respiro, dall’ombra, da un oggetto, oppure da un bambino, da un animale, ecc. Nel mondo sciamanico, tra le diverse concezioni riguardo le cause delle malattie o della sofferenza, quella che predomina nettamente è costituita dalla perdita dell’anima. Ciò significa che “la malattia viene riferita ad uno smarrirsi dell’anima ovvero ad un furto dell’anima – e la cura, nel complesso, consiste nel cercare quest’anima, nel catturarla e nel reintegrarla nel corpo del malato”. Ogni volta che noi abbiamo dei traumi, una parte della nostra anima si separa da noi per sopravvivere e per sfuggire dalla situazione di dolore. Sulla Terra la maggior parte delle nostre energie viene usata o sprecata nella ricerca continua di questi pezzi perduti di noi stessi. Ciò avviene in genere inconsciamente e nei modi più diversi: formando relazioni di amore o di odio, sognando ad occhi chiusi o aperti, acquistando oggetti e proprietà, inseguendo carriere e obiettivi, lavorando, viaggiando o cambiando residenza, facendo sesso, mangiando, seguendo maestri o percorsi spirituali, partecipando a sessioni o gruppi terapeutici, ecc.

Nelle pratiche sciamaniche, per poter ritrovare le parti perdute del nostro essere, è essenziale prima di tutto sapere dove si trovano. A questo scopo esiste una specifica topografia che descrive le realtà non ordinarie e che permette di individuare sia le componenti separate che gli strumenti di guarigione. In questi spazi, lo sciamano si sposta in compagnia della sua Guida e compie il lavoro di guarigione. La carta astrologica rappresenta un’elaborazione tecnica di questa topografia dell’anima. Nell’astrosciamanismo essa assume la forma di Sacro Cerchio e diventa un campo di esplorazione in cui sia il facilitatore astrosciamanico che il paziente si muovono direttamente. Nelle apposite sessioni, il ricercatore è un protagonista attivo a cui viene richiesto di essere pienamente consapevole. Nella maggioranza dei casi, attraverso l’aiuto e la conoscenza del facilitatore (e delle sue Guide), egli stesso viene stimolato a entrare in rapporto con la sua propria Guida, per poi riconoscere e riprendere progressivamente il dialogo con le parti da cui si è separato. In altri casi, quando vi sono difficoltà, è il facilitatore che interviene e procede egli stesso alla liberazione dei rancori. Il termine liberazione dei rancori, di frequente uso in questo testo, equivale qui al recupero dell’anima, e corrisponde al lavoro che, mediante l’ausilio delle Guide, ci consente di ritrovare l’unità originaria con gli Spiriti di ogni Settore del Sacro Cerchio.

 

L’astrodramma

Novembre 11, 2018 by admin

Nei tempi antichi le rappresentazioni teatrali erano pratiche collettive di guarigione, mentre oggigiorno la loro enfasi sembra fondarsi più sull’intrattenimento o la distrazione. Nelle società contemporanee tendiamo ad abdicare completamente il nostro potere di drammatizzazione a pochi specialisti. Le esibizioni creative di un gruppo ristretto di artisti sono diventate articoli di consumo e le grandi masse di persone estranee a tale gruppo raramente riescono a immaginare di poter esprimere gli stessi talenti. Quest’atteggiamento ci priva di uno tra i più efficaci strumenti di guarigione.

L’astrodramma è una tecnica tipica dell’astrologia esperienziale. Il suo scopo è di collegarci direttamente con l’energia dei pianeti e di riportare qualunque vicenda, sia personale sia sociale, verso la sua originaria dimensione mitica. Con l’astrodramma la carta natale è vissuta in forma drammatica e diventa un campo di espressione in cui ogni ricercatore interpreta o incontra direttamente parti del suo mondo interiore. A questo riguardo esistono numerose tecniche, alcune delle quali s’ispirano allo psicodramma di Jacob Moreno, alle terapie gestalt, e ad antiche pratiche rituali, come quelle delle tradizioni misteriche o del Sufismo.

L’elemento di distinzione dell’astrodramma si fonda sulla possibilità di attingere informazioni direttamente dalla carta natale. Ciò consente di identificare attori o copioni, permettendo inoltre di valutare gli effetti della rappresentazione. Quest’approccio stimola l’energia creativa individuale e di gruppo, facilita il rilascio di elementi inconsci e l’apertura dei centri energetici, specialmente quello del cuore.

“Quando il cuore è aperto,” scrive Jeff Jawer “accadono cose magiche. Quando ci allineiamo con il cosmo ci apriamo e diventiamo magici. Questa è l’astrologia dei nostri antenati. Non è limitata alla carta natale, ma è il ricordo stesso dell’unità dell’universo. Questa è l’astrologia che ci insegna che ciascuno di noi è tutti i pianeti e i segni. La nostra individualità è priva di senso senza queste connessioni. Quando il concetto di Saturno è solo quello del ‘mio Saturno’, io ne soffro, l’astrologia ne soffre, e il nostro mondo scivola ancora di più nel buio. La ricchezza dell’astrologia è la sua universalità. Ciascun pianeta ha almeno due volti per ognuno di noi. C’è il volto che incontriamo alla nascita che determina le nostre percezioni della realtà. Ma, c’è anche il volto essenziale, l’energia pura di ciascun pianeta, perfetta in sé stessa, un insegnante divino e un amico. Attraverso la nostra connessione con le essenze dei pianeti noi ci ricordiamo di questo. Aiutiamo a guarire la Terra e noi stessi. Allora ‘Così sopra, così sotto’ non diventa più la misura di una relazione distante, ma l’incarnazione di un’intimità con tutta la vita e la sua bellezza”.[1]

Uno degli aspetti più indicativi dell’astrodramma consiste nel tradurre la carta natale in una rappresentazione teatrale in cui sono coinvolti tanti attori quanti sono i pianeti. Di solito vi sono tre tipologie di ruoli: regista (la persona la cui carta natale è rappresentata), attori (chi interpreta i ruoli dei pianeti o degli Spiriti Totem) e focalizzatore (l’insegnante o facilitatore). L’integrazione di questi ruoli permette di realizzare uno spettacolo di astrodramma o, come lo definisce Barbara Schermer, un Oroscopo Vivente.[2] Il formato di base dell’astrodramma può svolgersi come segue:

  1. a) Dapprima i partecipanti osservano la carta natale oggetto della rappresentazione, identificandone gli elementi chiave e i temi di base, inclusi i transiti planetari.
  2. b) In seguito, il regista sceglie gli attori e assegna loro i ruoli dei pianeti, o chiede a questi ultimi di esercitare essi stessi la scelta.
  3. c) Il regista, insieme al focalizzatore, definisce l’Intento dell’astrodramma. Si tratta qui di identificare un obiettivo o una situazione su cui impostare il lavoro. Questa fase è essenziale perché funge da filo conduttore per tutta la rappresentazione. Il regista fornisce istruzioni agli attori e li informa riguardo quello che desidera manifestare.
  4. d) Una volta che l’Intento è stato stabilito, il focalizzatore valuta, insieme al regista, l’ordine in cui gli attori interpreteranno i pianeti, l’ambientazione e la scena.
  5. e) Gli attori si sistemano quindi in cerchio secondo la disposizione planetaria della carta natale del regista, ed entrano in sintonia con l’energia in questione. A questo scopo possono usare anche appositi travestimenti o trucchi.
  6. f) Ciascun attore inizia a recitare il suo ruolo presentandosi brevemente. Dopo questo prologo l’astrodramma si sviluppa con improvvisazioni che seguono l’Intento stabilito dal regista. Si possono creare scene di dialogo o azione tra i pianeti coinvolti da aspetti o transiti, e ogni tipo di situazione teatrale. In questa fase, se gli attori si lasciano andare, ne derivano spesso momenti di grande intensità.
  7. g) La rappresentazione termina con una scena finale intesa a creare unità e sostegno verso il regista. Per esempio, i pianeti possono stringersi in un abbraccio fraterno attorno al regista, cantare il suo nome o esprimere apprezzamenti.
  8. i) Segue una condivisione da parte di tutti i protagonisti.

Una versione astrosciamanica di astrodramma è praticata nel Sacro Cerchio. Il regista si sistema al Centro, portando l’attenzione all’Intento. Gli attori si collegano con il loro ruolo e compiono un viaggio sciamanico nel settore del pianeta a loro assegnato. Durante questo viaggio essi incontrano lo Spirito Totem di quel pianeta e ricevono informazioni o strumenti da usare in seguito nella rappresentazione.

Da: Franco Santoro, Astrosciamanesimo: un viaggio nell’universo interiore, Amazon Kindle, 2013.

Note:

[1] Jeff Jawer, “Astrodrama” in Joan McEvers (ed.), Spiritual, Metaphysical and New Trends in Modern Astrology, Llewellyn, 1988, p. 145.

[2] Barbara Schermer, Astrology Alive! Experiential Astrology, Astrodrama and the Healing Arts, The Aquarian Press, pp. 68-74.

L’altare

Novembre 11, 2018 by admin Lascia un commento

L’altare rappresenta il punto più prominente e dominante nei templi e nelle chiese. A livello verticale corrisponde all’area centrale della spirale, o Sacro Cono. In quel punto, connesso al cuore, l’energia converge e si diffonde in ogni possibile direzione. È un catalizzatore di forze sacre e riproduce la struttura del Sacro Cerchio stesso. Nelle pratiche rituali l’altare costituisce il luogo centrale di mediazione tra Cielo e Terra, il punto che consente gli scambi multidimensionali. Può essere paragonato a una tavola imbandita dove gli Spiriti Totem e altre entità consumano le offerte donate dagli esseri umani, per poi lasciare a questi i loro doni. La costruzione o l’allestimento dell’altare è spesso l’aspetto centrale nella creazione di uno spazio sacro. Come per tutti gli strumenti di potere, le sue caratteristiche cambiano secondo le culture, la sensibilità del suo possessore e le esigenze di spazio o praticità.

L’altare del mio santuario a Bologna, per esempio, era un massiccio comò che apparteneva a mia nonna materna, con quattro ampi cassetti (uno per ciascun elemento) e una forma rustica, semplice e solida, che emana un senso immediato di radicamento. Come altare puoi impiegare tavoli, pietre, assi o scatole di legno, bauli, piani pensili, tappeti, e qualsiasi cosa che t’ispira veramente.

In molti templi e cattedrali l’altare maggiore è spesso posto sul lato orientale, a indicare il levarsi del Sole e la direzione del paradiso. Quando faccio uso di un altare (che non è, quindi, strettamente necessario), tendo a sistemarlo ad Est, a Nord oppure nel mezzo del Sacro Cerchio. In alcune versioni più elaborate esiste un altare per ogni Direzione, mentre a un livello più semplice il Sacro Cerchio stesso può essere impiegato come altare. Per diverse tradizioni è importante che l’altare sia sistemato in una zona cerimoniale riservata e accessibile solo a pochi. Si tratta di un oggetto molto potente ed è fondamentale prenderne atto. Questo non significa tuttavia che la potenza derivi dal suo aspetto formale.

Se vivi insieme con altre persone e in uno spazio ristretto, puoi impiegare, per esempio, un comodino, e sistemarvi un fazzoletto con sopra un oggetto significativo (una pietra, una statua, ecc.) oppure, se vuoi essere più discreto, usare un cassetto che apri e chiudi all’occorrenza. Puoi svolgere regolarmente le pratiche rituali davanti a questo spazio e avere cura di fermarti qui per qualche istante ogni giorno. Non è importante che gli altri sappiano qual è il tuo altare. Affinché esso acquisti potere basta che ne sia consapevole io. Quando raggruppi in un punto degli oggetti di potere con lo scopo di onorarli e ravvivare il tuo Intento, riconosci la sacralità che esiste dentro e fuori di te. Quest’attitudine ti consente di rafforzare l’Intento e di rendere disponibile la tua connessione alla Funzione.

È importante non diventare rigidi o fanatici riguardo all’altare o qualsiasi altro strumento rituale. Il suo scopo è di agevolare il lavoro e non di creare complicazioni e rancori. Sii consapevole inoltre che per svolgere il lavoro astrosciamanico non è obbligatorio disporre di un altare. Impiegalo solo se ti aggrada o se la tua Guida lo suggerisce.

L’altare viene in genere impiegato per onorare gli Strumenti Sacri e altri oggetti intesi a relazionarti con lo Spirito Guida e il Cerchio. Alcuni di questi oggetti rappresentano i Quattro Elementi, i Tre Mondi, i Dodici Settori e le Medicine Spirituali. Per gli elementi, alcuni esempi di oggetti indicati sono i seguenti: candele, lampade, scatole di fiammiferi, pezzi di pietra focaia (Fuoco); ventagli, piume, campane, libri, diari, incenso (Aria); sale, piatti, pietre, grani, cristalli, vasi con sabbia.

Da: Franco Santoro, Astrosciamanesimo: un viaggio nell’universo interiore, Amazon Kindle, 2013.

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