Institutum

  • Homepage
  • Institutum Provisorium
    • Franco Santoro
    • Facilitatori & Associati
    • Codice etico e accordi
  • Calendario
    • Programmi
  • Biblioteca
  • Servizi
    • Consultazioni
  • Negozio
    • Libri
    • CD e MP3
  • Contatti

Archivi per Gennaio 2016

Vendetta

Gennaio 22, 2016 by admin

circle soul retrievalUno dei sentimenti che maggiormente caratterizza una realtà separata è la vendetta.

La vendetta deriva dall’intento di farsi giustizia, di “pareggiare i conti” per un torto subito, reale o immaginario, da parte di qualcuno o qualcosa. Poiché questo qualcuno o qualcosa, secondo una prospettiva olistica, non è altro che una parte di noi dalla quale ci siamo separati, il danno che infliggiamo come ritorsione verso il danno che abbiamo subito precedentemente è un inevitabile danno verso noi stessi.

In una realtà separata, quale quella umana, ci identifichiamo con una minima parte frammentata del nostro essere, rappresentata dal nostro corpo individuale, proiettando tutte le altre al di fuori, nel mondo che vediamo attraverso gli occhi. La nostra visione e percezione umana del mondo è il risultato della separazione, così come l’identificazione che abbiamo con il nostro corpo fisico. La conseguenza di questa percezione sulla nostra vita e il modo in cui la concepiamo in ogni suo aspetto è immane e radicale.

Tutti, nella misura in cui ci identifichiamo con il corpo fisico e con la percezione di avere un’identità separata, siamo soggetti a un circolo vizioso di vendetta. La vendetta più temibile non è affatto quella sanguinaria, di cui siamo in genere spettatori nei drammi esibiti dalla cronaca nera o dall’industria cinematografica. La vendetta più incisiva procede nell’ordinarietà della vita, nel modo che abbiamo di concepire gli altri e noi stessi. Essa è rappresentata da ciò che vediamo con i nostri occhi.

La lezione 22 di Un corso in miracoli, recita:

Ciò che vedo è una forma di vendetta.

A seguire l’intero testo della lezione:

“L’idea di oggi descrive accuratamente il modo in cui deve vedere il mondo chiunque serbi nella propria mente pensieri di attacco. Avendo proiettato la propria rabbia sul mondo, vede che la vendetta sta per colpirlo. Il suo stesso attacco è così percepito come autodifesa. Questo diventa un circolo sempre più vizioso, finché egli è disposto a cambiare il proprio modo di vedere. Altrimenti saranno pensieri di attacco e contrattacco ad occupare la sua mente e a popolare tutto il suo mondo. Quale pace mentale gli sarà quindi possibile avere?

È proprio da questa brutale fantasia che tu vuoi fuggire. Non è una notizia gioiosa venire a sapere che essa non è reale? Non è una scoperta felice scoprire che puoi fuggire? Tu stesso hai fatto ciò che vuoi distruggere: tutto ciò che odi e che vuoi attaccare e uccidere. Tutto ciò di cui hai paura non esiste.

Guarda il mondo che ti circonda almeno cinque volte oggi, per almeno un minuto ogni volta. Mentre i tuoi occhi si muovono lentamente da un oggetto all’altro, da un corpo all’altro, ripeti a te stesso:

Io vedo solo ciò che perisce.

Nulla di ciò che vedo durerà.

Ciò che vedo non è reale.

Ciò che vedo è una forma di vendetta.

Alla fine di ogni periodo di pratica, chiedi a te stesso:

È davvero questo il mondo che voglio vedere?

La risposta è sicuramente ovvia.”

 

(da Un corso in miracoli, libro degli esercizi, lezione 22. Per ordinare il libro clicca qui)

Commento introduttivo di Franco Santoro

La funzione del perdono

Gennaio 21, 2016 by admin

(per l’articolo precedente clicca qui)
La risposta al circolo vizioso innescato dall’ego è il perdono. A questo termine è data una definizione diversa da quella cui siamo convenzionalmente abituati. Qui perdonare non significa sentirsi superiori e tollerare chi ci fa del male. Questo è ancora un trucco dell’ego, il cui risultato è sempre quello di farci sentire separati e diversi l’uno dall’altro. Perdonare vuol dire correggere l’idea stessa che sia stato l’altro a farci del male. È un perdono per ciò che l’altro non ha mai fatto, non per quello che ha fatto. Con il perdono, gli stessi strumenti usati dall’ego per intrappolarci nel mondo della separazione e della colpa, sono impiegati per liberarci. Attraverso la proiezione all’esterno su persone o situazioni, abbiamo la possibilità di vedere la colpa che è stata repressa in noi. È un’opportunità per osservare la colpa all’esterno, e poi renderci conto che essa è dentro di noi e che non esiste separazione tra interno ed esterno. In quest’ottica, le situazioni più difficili e dolorose della vita, si trasformano in occasioni decisive che ci consentono di vedere ciò che altrimenti non riusciremmo a vedere.

Il processo del perdono si articola in tre stadi. Il primo stadio consiste nel richiamare la proiezione dall’esterno per riportarla all’interno. Si tratta di usare il processo inverso dell’ego e di riconoscere che il problema non è all’esterno, ma è dentro. Il motivo per cui sono infelice è una mia responsabilità. Continuando a credere che le responsabilità sono al di fuori di me, proseguirò a impiegare le mie energie da altre parti alla ricerca di soluzioni impossibili. Il gioco dell’ego consiste proprio nel confonderci con una miriade di problemi apparenti al fine di impedirci di affrontare l’unico problema reale: quello della separazione. In questo modo, l’ego, superando un problema fittizio dopo l’altro, si rinforza sempre di più, mentre la nostra vera essenza viene meno.

Nel secondo stadio, accettiamo la nostra responsabilità e riportiamo la colpa nella nostra mente. Riconosciamo che essa è dentro di noi, la osserviamo, e ci rendiamo conto di avere fatto un errore di scelta. La colpa si rivela il risultato di una decisione presa nel passato: quella di considerarci figli dell’ego invece che figli di Dio, di credere nella paura invece che nell’amore. Una decisione che riguarda il passato, e che, nel presente, possiamo scegliere di cambiare. La consapevolezza del nostro potere di scelta è uno dei punti più importanti. La nostra stessa mente ha creato il mondo che percepiamo come reale, e solo essa può scegliere di cambiarlo.

Abbiamo fatto di tutto per costruire un mondo infernale sulla Terra, in cui l’estasi e la gioia sono miraggi o eventi passeggeri. Nonostante ciò continuiamo a insistere a rimanere attaccati a questo mondo e a fingere di sapere in che cosa consiste la realtà. Quando siamo disposti a perdonare, a lasciare andare il passato, la paura, le nostre idee distorte sulla vita, e a rinunciare al desiderio di separazione, ecco che il sistema dell’ego comincia a cedere. A questo punto s’inserisce il terzo stadio del perdono, di cui non siamo più responsabili. Non spetta a noi toglierci la colpa. Siamo intrappolati da ciò che noi stessi abbiamo creato e ci occorre un aiuto esterno. Ma ora non siamo più preda dei falsi soccorsi dell’ego. Abbiamo scelto di ricercare subito un aiuto reale, invece di accettare soluzioni effimere o di aspettare di raggiungere una perfezione che non arriverà mai. In questo modo dimostriamo di essere pronti a ricevere l’aiuto di cui prima avevamo paura: quello di Dio.

Egli risponde con la rimozione della colpa e il rilascio dei suoi effetti. Il vecchio sogno finalmente si dissolve per rivelare l’amore, la pace e la beatitudine che sempre erano state presenti. Questo è ciò che Un corso in miracoli intende per miracolo. Non significa moltiplicare i pesci o camminare sull’acqua, ma mutare in modo radicale la nostra percezione del mondo. “Quindi, non cercare di cambiare il mondo, ma scegli di cambiare la tua mente riguardo al mondo” (UCIM, Testo, p.445).

Quest’operazione rappresenta un processo profondo di trasformazione, che comporta la rivelazione di tutto ciò che hai deciso di sottrarre all’attenzione della tua coscienza. Piuttosto che ignorare i rancori e le sensazioni nascoste più disperate, provando a eliminarle focalizzandoti solo sul positivo o impiegando la volontà per affossarle nell’inconscio, qui impari ad aprirti alla loro reale natura. Allora inizi a sentirle e accettarle per quello che sono, invece di confinarti in un’illusione convenzionale di benessere, lasciandoti ingannare dalla luce artificiale o interpretando il ruolo di vittima. L’astrosciamanesimo implica assumere responsabilità per la tua presenza sul piano materiale, riconoscendo quel che esiste sul pianeta e smontando pazientemente la separazione. Il vero perdono e rilascio ha luogo quando hai pienamente visto e compreso ciò che lasci andare. Coloro che accettano onestamente di esplorare le loro ombre, ritirando le loro proiezioni dagli altri e integrandole nell’interezza cui appartengono, offrono un servizio di gran valore a questo pianeta.

© Franco Santoro, estratti da Astrosciamanesimo: un viaggio nell’universo interiore

Il sistema dell’ego

Gennaio 21, 2016 by admin

(per l’articolo precedente clicca qui)

Solo tu puoi scegliere se usare il mondo per rimanere intrappolato in uno stato di paura, dove sei vittima delle circostanze, o se considerarlo come un percorso di apprendimento, per raggiungere la pace interiore e ricordarti chi sei veramente. Per favorire quest’ultima scelta, usiamo essenzialmente un unico strumento di liberazione: la Funzione del perdono. Attraverso la pratica del perdono, lasci andare il passato e, con esso, tutti i pregiudizi, le paure e gli ostacoli che l’ego ha posto tra te e la tua natura divina. L’ego è il tuo io separato, fondato sulla paura e sull’illusione riguardo ciò che sei veramente. Per meglio comprendere cosa s’intende effettivamente per perdono, ci soffermiamo sulla struttura dell’ego così com’è descritta da Un corso in miracoli.

Il sistema dell’ego ruota attorno a tre concetti chiave: peccato, colpa e paura. Il peccato è definito come mancanza di amore. Poiché, secondo UCIM, l’amore è l’unica realtà, il peccato non è un’azione negativa da punire, ma un errore o allucinazione da correggere. In breve, il peccato è il senso di separazione, la credenza di essere separati dagli altri e da Dio.

La conseguenza diretta e inevitabile del peccato è la colpa: un’esperienza di malessere dovuta a qualcosa di sbagliato che abbiamo fatto o a qualcosa di giusto che non abbiamo fatto. La colpa comprende tutto il passato di emozioni, pensieri ed esperienze negative, sia consce che inconsce. È una sensazione di forte disagio che ti fa ritenere sbagliato e immeritevole, un’inadeguatezza di base derivante dalla credenza nel principio di scarsità, vale a dire, la convinzione che manca qualcosa di fondamentale. Questa credenza provoca ogni sensazione spiacevole. Una caratteristica del senso di colpa è che, una volta che lo senti e ci credi, di riflesso inizi a convincerti che riceverai una punizione. Chi ha commesso un grave reato, è condannato o vive nel terrore di essere arrestato. Allo stesso modo, quando sperimenti la colpa, senti intimamente di meritarti una punizione. La minaccia di questo castigo è all’origine di ogni tipo di paura. In breve, una volta che credi nel peccato, cioè di essere separato da Dio, passi direttamente dal peccato alla colpa, dalla colpa alla punizione, per arrivare infine alla paura, con tutta l’ansia e l’odio che ne deriva. Poiché credi di aver peccato contro Dio e di esserti separato da Lui, inizi a temere che sarà Lui stesso a punirti per quello che supponi di avergli fatto. Le colpe e paure sono proiettate su Dio, che si trasforma così nella classica figura punitiva che aspetta sulla soglia pronta a castigarti.

Il ciclo di peccato, colpa e paura, una volta messo in moto, crea una ripetizione continua, una specie di vortice da cui l’ego trae il suo vitale nutrimento. Sembra non esistere via d’uscita a questa situazione. La paura e lo sconforto che ne derivano sono terribili e per liberarsene l’uomo ha bisogno di aiuto. Il punto è che, fino a quando rimani all’interno di questo vortice, non è possibile chiedere aiuto a Dio. Nel sistema dell’ego, infatti, è proprio da Lui che devi difenderti. Qui Dio è visto come un nemico e l’idea che Egli ti punirà per ciò che hai fatto, è la vera causa della paura. Per trovare sollievo, l’unica strada aperta rimane quella dell’ego. La sua disponibilità a soccorrere è subito evidente. Ovviamente, essa deriva da un’unica esigenza: quella di garantire la propria esistenza. UCIM definisce l’ego come quella parte della mente che crede nella separazione. Quindi, il lavoro di base dell’ego consiste nel farci credere che la separazione, e il conseguente ciclo di peccato, colpa e paura, sia un dato reale. Da questa credenza dipende la sopravvivenza dell’ego e su questa chiave si articola il suo intero sistema di pensiero. Finché credi nella colpa, l’ego può continuare i suoi giochi, e qualsiasi aiuto che ti giungerà all’interno di questo sistema servirà sempre a perpetuare la stessa colpa da cui ti vuoi liberare.

La repressione è il primo aiuto che l’ego ci offre. Essa consiste nel prendere in blocco ogni sensazione negativa, spingerla giù nell’inconscio, e poi fare finta che non ci sia. In questo modo, non facendo apparire il problema, si dimostra che il problema non esiste. È la soluzione più popolare, anche se in genere regge per poco. Una parte di te continua, infatti, a rendersi conto che il problema è rimasto. È come rinchiudere i rifiuti della casa in un’unica stanza. Per un po’ di tempo funziona. Poi lo sporco, a forza di accumularsi, inizia a premere contro la porta e a emanare esalazioni insopportabili, finché arriva il momento in cui travolge l’intera casa. Lo stesso accadrà con la colpa repressa. Per evitare questo tipo di inconveniente, l’ego fornisce uno strumento più ricercato: la proiezione. Essa consiste nel prendere la colpa che hai dentro e rovesciarla addosso a qualcun altro. In questo modo, la colpa che non vuoi vedere in te, la vedi in lui, lei o loro. È come scaricare i rifiuti domestici nella casa del vicino, per poi accusare quest’ultimo di essere sporco ed emanare odori sgradevoli. Il punto è che la proiezione è un sistema di smaltimento così istantaneo e segreto da farci dimenticare che sei tu ad avere prodotto i rifiuti che ora vedi nella casa accanto. Qualcun altro diventa quindi responsabile per la miseria, la sofferenza, il dolore che c’è nella vita. Non ha alcuna importanza chi è l’oggetto della proiezione. Può essere una persona, molte persone, un partito, una razza, una nazione, una religione o anche Dio stesso. Ciò che conta, per l’ego, è solo riuscire a trovare qualcuno su cui scaricare la responsabilità per quel che hai dentro.

La proiezione è il metodo più efficace impiegato dall’ego per liberarci dalla colpa. Ovviamente, è anche il modo migliore per trattenerla ed esaltarla. È un trucco dell’ego per farti sentire diverso dagli altri e per rinforzare così la credenza nella separazione. In realtà, quando accusi qualcuno di essere la causa dei tuoi dolori, a un certo livello, ti rendi conto che stai solo sfuggendo dalla responsabilità per la colpa e il rancore che provi verso te stesso. Creando questa dinamica di aggressione, metti in moto un circolo vizioso di colpa e attacco. Più ti senti in colpa, più forte sarà il bisogno di negare questa colpa in te, per proiettarla all’esterno attaccando qualcuno. Più l’attacchi, più forte sarà la colpa, perché intimamente sai che l’attacco non è giustificato, e che in realtà stai solo aggredendo te stesso.

Una forma più insidiosa di proiezione è quella che UCIM definisce relazione di amore speciale. Si tratta di una relazione che, pur apparendo molto diversa dalla precedente, è solo l’altra faccia della medaglia. Hai visto come l’uomo, nel sistema dell’ego, non possa rivolgersi a Dio per ricevere aiuto e amore. Questa situazione lo fa sentire incompleto e genera il bisogno di trovare una persona speciale con cui potersi sentire bene. Si tratta di stabilire un accordo per cui, se qualcuno fa una tal cosa per me, allora io lo amo, e in cambio, posso fare qualcosa per lui. Quando le persone parlano di amore ideale, in genere, si riferiscono a questo tipo di rapporto. Una relazione destinata inevitabilmente ad alimentare il solito circolo vizioso di colpa e attacco. Da un lato, il rapporto soddisfa le tue esigenze, e questo ti fa sentire molto bene. Dall’altro, esso rinforza la dipendenza, il bisogno esclusivo del partner e la paura di perderlo. E alla fine si ravviva il ricordo della colpa che inconsciamente ha causato la nascita della relazione stessa. Poiché è proprio la colpa che più di ogni altra cosa spaventa, e il partner la fa ricordare, allora finirai con l’attaccare e odiare anche lui. A causa della colpa, tutte le relazioni speciali possiedono componenti di paura. Per questo motivo cambiano così di frequente. Quando in una relazione esiste paura, non c’è più spazio per l’amore e ciò che rimane è solo la colpa. In questo modo, sia nelle relazioni di amore come in quelle di odio, la colpa si ricicla di continuo, e ciò permette ancora all’ego di sopravvivere.

In breve, l’ego, dopo aver generato il ciclo di peccato-colpa-paura, ci fornisce mezzi di soccorso, come la repressione e la proiezione. Questi strumenti in realtà contribuiscono solo a rafforzare la situazione di dolore da cui pretendono di salvarci e ad alimentare un circolo vizioso che, a differenza del movimento a spirale del Sacro Cerchio, non consente alcuna via d’uscita.

(per l’articolo successivo clicca qui)

© Franco Santoro, estratti da Astrosciamanesimo: un viaggio nell’universo interiore

 

Intento e Funzione

Gennaio 21, 2016 by admin

Il termine Intento rappresenta un ingrediente di base del lavoro astrosciamanico. Esso indica l’espressione più pura del nostro scopo nella vita, o in una certa situazione, così come risulta comprensibile nella realtà di separazione creata dall’ego. La definizione dell’Intento crea un campo di energia che consente di assumere totale responsabilità e di attirare le forze di cui abbisogni. “Il valore di decidere in anticipo ciò che vuoi che succeda è semplicemente che percepirai la situazione come un mezzo per farlo accadere. Quindi farai ogni sforzo per guardare al di là di ciò che interferisce col raggiungimento del tuo obiettivo, e ti concentrerai su tutto ciò che ti aiuta a raggiungerlo” (UCIM, Testo, p. 390). L’Intento è lo strumento di base per la trasformazione interiore quando si allinea con la Funzione, vale a dire allorché cessi di usare la volontà per alimentare l’ego e la usi per contribuire alla realizzazione del tuo effettivo scopo su questo pianeta.

Il termine Funzione, anch’esso ampiamente impiegato, s’identifica qui con il perdono, inteso come rilascio, disfacimento o guarigione delle illusioni di separazione create dall’ego. Il perdono è il massimo fine perseguibile a livello umano e rappresenta, nelle parole di Un corso in miracoli, la chiave per la vera felicità. In quanto tale, si tratta di un compito che si basa su una tua scelta e che non dipende da Dio. “Dio non perdona perché non ha mai condannato. E ci deve essere condanna prima che si renda necessario il perdono. Il perdono è il grande bisogno di questo mondo, ma ciò avviene perché questo è un mondo di illusioni. Coloro che perdonano si stanno così liberando delle illusioni, mentre coloro che negano il perdono si stanno legando a esse. Dal momento che condanni solo te stesso, così perdoni solo te stesso” (UCIM, Libro degli esercizi, p. 75).

L’Intento è un requisito di base nei viaggi sciamanici e in ogni pratica spirituale poiché permette di rendere chiara la vera motivazione nell’intraprendere una o più azioni. In questo modo le forze evocate sono messe in condizione di operare. Il fatto che l’Intento debba essere collegato alla Funzione non significa che i loro contenuti sono gli stessi. Per l’astrosciamanesimo l’Intento è semplicemente ciò che, allo stato della tua attuale consapevolezza, senti onestamente di volere. Non importa di cosa si tratta, o se può sembrare banale o egoistico.

Per garantire trasparenza e pronunciamento da parte di ogni lato significativo di noi stessi, consideriamo tre tipi di Intento in relazione ai tre mondi (alto, medio, basso). Questo permette di evitare conflitti o compromessi. L’intento basso riguarda ciò che vuoi per te stesso, per la tua soddisfazione personale, esplicitamente egoistico, senza riguardo per gli altri o le circostanze della vita. L’intento alto è in relazione con una visione espansa, luminosa, che apporta una soddisfazione elevata e spirituale. L’intento medio è una mediazione ed equilibrio tra gli altri due intenti, un adattamento di ciò che vogliamo alle circostanze della vita. Quel che conta è determinare con precisione quali sono questi intenti, anche se sembrano essere in conflitto tra loro.

Quello che conta è determinare con precisione ciò che vuoi e quello che sei disposto a dare in cambio. “L’obiettivo deve essere formulato chiaramente ed essere tenuto in mente.” (UCIM, Testo, p. 82). Quando sei chiaro e onesto riguardo l’Intento, e t’impegni sin dall’inizio a realizzarlo responsabilmente, i risultati non si fanno attendere. Qualsiasi lavoro sciamanico si fonda su questa premessa. L’ego non s’impegna mai veramente perché prima di tutto non sa che cosa vuole. L’ego conosce solo ciò che non vuole, questa è l’unica cosa su cui è molto chiaro. E questo è il motivo per cui la maggior parte delle persone, continuando a pensare a quello che non vuole, perde di vista il proprio scopo nella vita e alimenta ciò che teme maggiormente.

L’aderenza all’Intento permette di confrontare subito la tua operatività, di mettere in moto le energie e accettare di fare degli errori per poi correggerli in base allo sviluppo graduale della percezione. Essere operativi riguardo i propri intenti non significa necessariamente manifestarli nella vita pratica. La prima fase di manifestazione di un intento concerne la realtà superna, il piano dell’immaginazione, in cui lo consideri nel corso di un viaggio sciamanico, sviluppandolo in una dimensione alternativa; la seconda fase riguarda la realtà ieratica, il piano teatrale e rituale, in cui lo metti in atto fisicamente, come finzione e  simbolicamente, senza condizionare la vita ordinaria; la terza fase comporta la manifestazione nella realtà omologata, quella considerata come effettiva. Spesso un intento si esaurisce già nella prima fase o nella seconda, e non necessita manifestazione sul piano fisico della realtà ordinaria. Questo consente di poter soddisfare ogni intento indipendentemente dalle circostanze della vita e soprattutto quando queste non lo permettono. V. Tre realtà: superna, ieratica e omologata

Il pensiero è creativo e dà forma alla realtà della tua vita. Le persone di successo conoscono il potere della mente e sanno come impiegarlo. Questo non vuol dire che il loro percorso sia necessariamente spirituale. Talvolta, se t’impegni, puoi ricevere delle ricompense da parte dell’ego. Tuttavia, se esse non hanno nulla a che fare con la tua vera natura, questi doni si dissolvono presto come nubi. A questo riguardo è difficile stabilire dei valori generali riguardo la qualità e il contenuto dell’Intento. Ciò che rende l’Intento sacro non è il suo contenuto, ma la sua disponibilità a collegarsi con la Funzione. È come la seguente preghiera: “O Spirito, la mia percezione è limitata e sono consapevole di non essere pienamente a conoscenza di ciò che voglio. Per quello che in questo momento percepisco della parte più luminosa che è in me, io sento che voglio …… e sono pronto a darmi da fare per realizzarlo. Questo è il mio Intento che collego alla Funzione, a significare che, in qualsiasi momento, sono disposto ad abbandonarmi alla Tua più alta volontà”.

(per l’articolo successivo clicca qui)

L’Intento ti confronta direttamente con ciò che è tangibile nella vita, qualcosa di immediato. Non è un concetto filosofico, è una realtà proprio concreta che vivi sulla tua pelle, in qualità di essere umano, nonché come essere spirituale.

L’Intento è in rapporto con quello che desideri, con ciò che vuoi in questo momento della vita. A volte prevale quello che non vuoi, tuttavia se sei cosciente delle cose che non ti piacciono è anche quello un punto di partenza che va bene, basta semplicemente tradurre, cambiare la negazione in un’affermazione.

È un momento di grande potere, quello dell’Intento, perché entri in rapporto con l’impiego della forza di volontà. A volte l’atto di volere è visto come qualcosa di egoistico o impertinente, come se non sia lecito appunto volere. Al contrario nell’espressione della volontà ti confronti con la chiave di svolta del lavoro di guarigione.

Il motivo che rende l’Intento molto potente è il fatto che è l’unica cosa su cui sia l’ego che la parte spirituale si trovano d’accordo. Entrambe riescono a capire il concetto d’Intento. Ecco perché è un momento facile di operatività per tutti e due. Una volta che l’energia diventa operativa, si tratta poi di dirigerla da una delle due parti: l’ego o il sé multidimensionale. Certo, in molti casi, è ancora l’ego che vince. Tuttavia, almeno mediante l’esercizio dell’Intento hai attivato l’energia, ed è sicuramente meglio avere un intento egoistico, ed esserne consapevoli pienamente, che non avere alcun intento.

L’ego più pericoloso e astuto è quello che evita l’Intento. È l’ego più nefasto, perché è un ego che finge di non essere ego. Egli la pensa in questi termini: “io non posso volere niente, è egoistico volere”. Fate attenzione a tale ego sofisticato perché è il più pericoloso di tutti. Egli lotta per combattere l’ego, semplicemente perché in questo modo nessuno lo può accusare di essere l’ego. Ma il punto qui è proprio questo, l’ego è in costante lotta con sé stesso. Laddove c’è lotta, antagonismo, competizione, c’è l’ego. Ne deriva che la parte in noi che lotta contro l’ego, che ci giudica ogni volta che facciamo qualcosa di egoistico, che ci impedisce di operare in modi che essa definisce “egoistici”, ebbene questa parte è sempre l’ego.

L’ego che dice “io voglio questo, quest’altro, eccetera”, che è proprio egoista fino in fondo, è in realtà il più semplice e inoffensivo, il più genuino, e anche quello più facile da gestire.

Quando lavori con l’Intento non devi stare a riflettere su cosa è giusto, cosa è sbagliato, ecc. Si tratta semplicemente di essere onesti e sinceri, perché l’Intento è il punto di partenza, non è il punto di arrivo. Parti dall’Intento, da quel che vuoi in questo momento, e anche se vuoi la più gran fesseria di questo mondo, però in questo momento vuoi proprio quella, hai da partire da lì, perché in quella fesseria c’è energia. Impieghi la parte più energetica a disposizione, quella che ha la maggioranza in quel momento. Parti con un governo forte, poi dopo nei corridoi si possono cambiare le cose, ma intanto parti con una buona maggioranza.

Allora c’è un altro elemento che è importante nell’Intento. È accessorio, non indispensabile perché si attiva ugualmente. L’altro elemento dell’Intento consiste in questo, a dire qualcosa del genere “Bene, questo è quello che voglio, e proprio ci tengo, anche se può apparire una fesseria per gli altri e pure per me. Quindi questo è il mio Intento. Allo stesso tempo mi arrendo anche a qualcos’altro, che qui io chiamo la volontà del mio sé multidimensionale. Questo potrebbe perseguire qualcos’altro di cui non sono consapevole, perché l’unica cosa di cui sono cosciente è il mio Intento. Parto con quello che voglio, con quello che mi appassiona, però in qualunque momento sono pronto ad aprirmi a una volontà più profonda”.

Quando l’Intento personale, vale a dire l’Intento secondo la tua prospettiva limitata, coesiste con l’Intento più grande, quello multidimensionale, che in astrosciamanesimo è chiamato “Funzione”, ecco che si apre il cancello del percorso di guarigione spirituale.

 

Vedere in maniera diversa

Gennaio 21, 2016 by admin

La tua realtà può cambiare solo se sei determinato a percepirla diversamente.

Sono certo che nel corso della tua vita hai avuto molte esperienze luminose e tante visioni o immaginazioni di chi sei, su come vorresti essere, su dove e con chi vorresti vivere. Allo stesso tempo hai avuto altrettante esperienze e visioni oscure, dolori e paure riguardo te, gli altri, l’ambiente in cui vivi, il tuo futuro.

In certi momenti vivi situazioni di pace, amore, gioia, soddisfazione, cui seguono esperienze di paura, rabbia, dolore, frustrazione.

Questa altalena è inevitabile a livello della mente umana separata e in una realtà fondata sul dualismo. Le esperienze luminose sono bagliori che giungono da piani esisteziali fondati sull’unità e privi di polarizzazione. Ognuno di noi accede spontaneamente a questi livelli di percezione, ma allo stesso tempo si identifica con un’idea separata di se stesso, che per sopravvivere ricerca istintivamente l’esperienza indesiderata al fine di preservare il conflitto.

Quindi vi sono due attitudini istintive che operano nella nostra mente, una che promuove il conflitto, l’altra che si apre all’unità. Se non interveniamo in modo decisivo su queste due attitudini, se non compiamo uno sforzo volontario di consapevolezza per percepire noi stessi e la vita in modo diverso il conflitto non avrà mai fine. Si tratta di essere determinati a vedere le cose in maniera diversa.

Se vuoi puoi fare un piccolo sforzo ora. E a questo scopo ti propongo un esercizio tratto dalla lezione 21 di “Un corso in miracoli”, per il quale occorre solo un minuto.

Dapprima ripeti a te stesso questa affermazione:

Io sono determinato a vedere le cose in maniera diversa.

Poi chiudi gli occhi e cerca attentamente nella tua mente situazioni passate, presenti o che puoi prevedere, che ti provocano rabbia. La rabbia può assumere forme differenti, che variano da una lieve irritazione alla furia più scatenata. L’intensità delle emozioni che provi non ha importanza. Diventerai sempre più consapevole che un lieve fastidio non è altro che un velo gettato su una furia intensa.
Cerca dunque, nei periodi di pratica, di non lasciarti sfuggire “piccoli” pensieri di rabbia. Ricorda che in realtà non riconosci cos’è che scatena rabbia in te, e nulla di ciò che credi riguardo a questa connessione ha alcun significato. Sarai probabilmente tentato di soffermarti più a lungo su certe situazioni o persone che su altre, col pretesto sbagliato che sono più “ovvie”. Non è così. È soltanto un esempio del fatto che credi che certe forme di attacco siano più giustificate di altre.
Mentre cerchi nella tua mente tutte le forme nelle quali ti si presentano pensieri di attacco, tienine a mente una per volta dicendo a te stesso:

Io sono determinato a vedere___________ [nome della persona] in maniera diversa.
Io sono determinato a vedere__________ [specifica la situazione] in maniera diversa.

Cerca di essere il più preciso possibile. Puoi, per esempio, concentrare la tua rabbia su una caratteristica specifica di una particolare persona, credendo che la rabbia sia limitata a quell’aspetto. Se la tua percezione soffre di questa forma di distorsione, dì:

Io sono determinato a vedere ___________ [specifica l’attributo] in ___________ [nome della persona] in maniera diversa.

(da Un corso in miracoli, libro degli esercizi, lezione 21)

 

 

Questione di disciplina

Gennaio 20, 2016 by admin

tree sun skyIl lavoro sciamanico e qualsiasi percorso di liberazione, conoscenza e recupero della nostra natura originaria richiede struttura, forza di volontà e disciplina. Attenzione però a non fraintendere, perché qui disciplina e struttura non sono imposte e forzate. Sono un atto di volontà, una libera scelta svincolata da qualunque forma di minaccia o condizionamento. La disciplina è qui esercitata verso quello che tu vuoi, desideri ed è fonte per te di verità e gioia. La disciplina è un atto di potere con il quale mi propongo di conseguire un risultato, un’esperienza che apprezzo e intendo consolidare nella vita.

Ognuno di noi desidera particolari esperienze e situazioni di felicità, pace, estasi. Allo stesso tempo ognuno desidera liberarsi da esperienze di dolore, separazione, conflitto. Il motivo per cui non conseguiamo quanto desideriamo è dovuto allo stato caotico in cui si trova la nostra mente, a una mancanza di disciplina e struttura. Non siamo in effetti in grado di distinguere tra quanto ci provoca dolore e piacere, paura e amore. Esercitiamo la nostra volontà in maniera confusionale, facendo sforzi immani per conseguire obiettivi impossibili, risultato di condizionamenti, che apportano solo frustrazione, dolore e separazione.

Quel che conta all’inizio non è tanto comprendere cosa fare, cosa è giusto o sbagliato, bensì esprimere con chiarezza e determinazione la propria volontà di capirlo, di conoscere chi siamo, di ricevere una risposta.

Questa è la disciplina primaria che è richiesta. Essa implica esprimere regolarmente la volontà di capire chi siamo e di ricevere una risposta, in modo sistematico e strutturato. Se davvero vogliamo essere felici, realizzarci nella vita, soddisfare il nostro scopo, occorre che questa volontà si trasferisca pragmaticamente nel modo in cui usiamo il tempo e in ciò che facciamo.

Se questa volontà è davvero primaria per te allora si tratta di dargli spazio costantemente, ogni giorno, ogni ora e in qualunque momento è messa in discussione.

La svolta radicale, ciò che fa la grande differenza, ha luogo quando tu perseveri nella disciplina di quanto hai scelto di fare, anche in presenza di grandi ostacoli.

Non occorre fare pratiche tanto complesse, basta semplicemente ripetere questa tua volontà e agire conseguentemente in ogni momento della tua vita, senza entrare in crisi quando te ne dimentichi, ma al contrario derivandone ancora più motivazione nel continuare.

E quando ricevi una risposta, si tratta di esercitare disciplina per metterla in pratica, per attualizzarla. Questo non è un lavoro che procede in modo spontaneo, non accade da solo, richiede una tua volontà, una forzatura, una svolta da parte tua rispetto agli automatismi di questa realtà.

Prova a farlo, verifica se funziona.

© Franco Santoro

 

UCIM, lezione 20

Aria dell’anima

Gennaio 19, 2016 by admin

I tuoi pensieri ed emozioni non sono tuoi né di qualcun altro. I pensieri e le emozioni circolano liberamente come l’aria. Sono l’aria dell’anima. L’aria può essere diversa secondo i casi, pulita, inquinata, gradevole, spiacevole. Ma questa aria non è tua, è semplicemente aria, così come i pensieri e le emozioni sono solo pensieri ed emozioni.

Il respiro consiste in una fase di inspirazione ed espirazione. Il nostro corpo per vivere ha bisogno di ricevere aria e poi di lasciarla andare. Se tratteniamo aria senza lasciarla andare il corpo muore. Allo stesso modo se tratteniamo pensieri ed emozioni, senza lasciarli andare, anche se il corpo seguita a vivere, la nostra anima muore.

Ogni volta che la tua anima si sente male è perché stai trattenendo pensieri ed emozioni, perché ti ostini a credere che sono tuoi. Quindi ricorda, i pensieri e le emozioni che hai non sono tuoi. Non trattenerli, non possederli, lasciali andare!

© Franco Santoro

Immagine: fonte

Non riesci a fingere

Gennaio 18, 2016 by admin

Attorno a te ci sono tante persone sicure di sé, con le idee chiare, tutte di un pezzo, realizzate, che si godono la vita, mentre tu sei in confusione, ti senti a pezzi, non sai che fare e la tua vita è una continua ricerca di una gioia che sembra appartenere solo agli altri.

Il tuo problema in questo mondo è che non riesci a fingere di provare qualcosa di diverso da quel che senti, non importa quanto ti sforzi. Non sai fingere di avere chiarezza, non sai recitare la parte di chi sa come stanno le cose, di chi è felice e realizzato.

Hai scelto di recitare semplicemente quello che senti. Sei un attore che improvvisa invece che seguire un copione. Non importa che cosa provi e esprimi nella tua vita, quel che senti è vero, autentico. Le tue sensazioni ed esperienze fanno parte di questo mondo, sono reali.

L’unico tuo effettivo problema è credere di essere sbagliato, che devi provare qualcosa di diverso. Se proprio vuoi provare qualcosa di diverso puoi fare degli sforzi per negare quello che senti e fingere di sentire qualcos’altro. Se continui a sforzarti, usando molto tempo e disciplina, alla fine puoi star sicuro che ci riuscirai. Sarai in grado di fingere senza alcuno sforzo, con spontaneità. È come imparare una lingua. All’inizio puoi solo balbettare poche parole e nel senso sbagliato, poi diventi sempre più disinvolto e parli senza alcuna esitazione.

Fingere di provare qualcos’altro è la tecnica più diffusa, tanto che la maggior parte degli individui sono solo finzione, non riescono a sentire più nulla, seguono semplicemente un copione.

L’alternativa è di accettare pienamente quello che senti, non importa quanto sia spiacevole e scomodo. Da un lato questa è la via più facile e semplice, dall’altro in questo mondo è la strada più ardua e più proibita.

Tuttavia se perseveri, puoi star certo che a un certo punto quel che senti veramente ti porterà a sentire qualcos’altro, qualcosa di ancor più vero, che non è possibile fingere, appunto perché è vero.

© Franco Santoro

30 gennaio

Gennaio 17, 2016 by admin Lascia un commento

L’assenza di prova non è prova di assenza.

Gregory Benford,  nato il 30 gennaio 1941, Sole in Acquario, Luna in Pesci, scrittore di fantascienza americano.

17 gennaio

Gennaio 17, 2016 by admin Lascia un commento

Sant’Antonio Abate

era un eremita cristiano egiziano, riconosciuto come il fondatore del monachesimo e il primo asceta cristiano che si ritira nel deserto.

Il 17 gennaio è il giorno conclusivo dei 12 giorni che seguono l’Epifania.

  • « Pagina precedente
  • 1
  • 2
  • 3
  • Pagina successiva »

Recent Posts

  • Sessioni
  • Consultazioni
  • Il ricordo della Luce
  • AVVISO
  • With a Little Help from our Friends

Recent Comments

Nessun commento da mostrare.

Archives

  • Maggio 2025
  • Ottobre 2024
  • Settembre 2024
  • Gennaio 2024
  • Luglio 2023
  • Agosto 2022
  • Marzo 2022
  • Gennaio 2022
  • Dicembre 2021
  • Dicembre 2020
  • Novembre 2020
  • Ottobre 2020
  • Settembre 2020
  • Agosto 2020
  • Luglio 2020
  • Giugno 2020
  • Maggio 2020
  • Aprile 2020
  • Marzo 2020
  • Gennaio 2020
  • Dicembre 2019
  • Novembre 2019
  • Ottobre 2019
  • Settembre 2019
  • Agosto 2019
  • Luglio 2019
  • Giugno 2019
  • Maggio 2019
  • Aprile 2019
  • Marzo 2019
  • Febbraio 2019
  • Gennaio 2019
  • Dicembre 2018
  • Novembre 2018
  • Ottobre 2018
  • Settembre 2018
  • Agosto 2018
  • Luglio 2018
  • Giugno 2018
  • Maggio 2018
  • Aprile 2018
  • Marzo 2018
  • Febbraio 2018
  • Gennaio 2018
  • Dicembre 2017
  • Novembre 2017
  • Ottobre 2017
  • Settembre 2017
  • Agosto 2017
  • Luglio 2017
  • Giugno 2017
  • Maggio 2017
  • Aprile 2017
  • Marzo 2017
  • Febbraio 2017
  • Gennaio 2017
  • Dicembre 2016
  • Novembre 2016
  • Ottobre 2016
  • Settembre 2016
  • Agosto 2016
  • Luglio 2016
  • Giugno 2016
  • Maggio 2016
  • Aprile 2016
  • Marzo 2016
  • Febbraio 2016
  • Gennaio 2016
  • Dicembre 2015
  • Novembre 2015
  • Ottobre 2015
  • Settembre 2015
  • Agosto 2015
  • Luglio 2015
  • Giugno 2015
  • Maggio 2015
  • Aprile 2015
  • Marzo 2015
  • Febbraio 2015
  • Gennaio 2015

Categories

  • Almanacco
  • Astrologia
  • Astrosciamanesimo & Sciamanesimo
  • Blog
  • Citazioni
  • Cristianesimo
  • Formazione
  • Guida quotidiana
  • Manuale B
  • Multidimensionalità
  • Provisional Order
  • Relazioni
  • Sistema Binario

Design

With an emphasis on typography, white space, and mobile-optimized design, your website will look absolutely breathtaking.

Learn more about design.

Content

Our team will teach you the art of writing audience-focused content that will help you achieve the success you truly deserve.

Learn more about content.

Strategy

We help creative entrepreneurs build their digital business by focusing on three key elements of a successful online platform.

Learn more about strategy.

Copyright © 2026 · Associazione Culturale Institutum Provisorium · Accedi