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Il sistema dell’ego

Gennaio 21, 2016 by admin

(per l’articolo precedente clicca qui)

Solo tu puoi scegliere se usare il mondo per rimanere intrappolato in uno stato di paura, dove sei vittima delle circostanze, o se considerarlo come un percorso di apprendimento, per raggiungere la pace interiore e ricordarti chi sei veramente. Per favorire quest’ultima scelta, usiamo essenzialmente un unico strumento di liberazione: la Funzione del perdono. Attraverso la pratica del perdono, lasci andare il passato e, con esso, tutti i pregiudizi, le paure e gli ostacoli che l’ego ha posto tra te e la tua natura divina. L’ego è il tuo io separato, fondato sulla paura e sull’illusione riguardo ciò che sei veramente. Per meglio comprendere cosa s’intende effettivamente per perdono, ci soffermiamo sulla struttura dell’ego così com’è descritta da Un corso in miracoli.

Il sistema dell’ego ruota attorno a tre concetti chiave: peccato, colpa e paura. Il peccato è definito come mancanza di amore. Poiché, secondo UCIM, l’amore è l’unica realtà, il peccato non è un’azione negativa da punire, ma un errore o allucinazione da correggere. In breve, il peccato è il senso di separazione, la credenza di essere separati dagli altri e da Dio.

La conseguenza diretta e inevitabile del peccato è la colpa: un’esperienza di malessere dovuta a qualcosa di sbagliato che abbiamo fatto o a qualcosa di giusto che non abbiamo fatto. La colpa comprende tutto il passato di emozioni, pensieri ed esperienze negative, sia consce che inconsce. È una sensazione di forte disagio che ti fa ritenere sbagliato e immeritevole, un’inadeguatezza di base derivante dalla credenza nel principio di scarsità, vale a dire, la convinzione che manca qualcosa di fondamentale. Questa credenza provoca ogni sensazione spiacevole. Una caratteristica del senso di colpa è che, una volta che lo senti e ci credi, di riflesso inizi a convincerti che riceverai una punizione. Chi ha commesso un grave reato, è condannato o vive nel terrore di essere arrestato. Allo stesso modo, quando sperimenti la colpa, senti intimamente di meritarti una punizione. La minaccia di questo castigo è all’origine di ogni tipo di paura. In breve, una volta che credi nel peccato, cioè di essere separato da Dio, passi direttamente dal peccato alla colpa, dalla colpa alla punizione, per arrivare infine alla paura, con tutta l’ansia e l’odio che ne deriva. Poiché credi di aver peccato contro Dio e di esserti separato da Lui, inizi a temere che sarà Lui stesso a punirti per quello che supponi di avergli fatto. Le colpe e paure sono proiettate su Dio, che si trasforma così nella classica figura punitiva che aspetta sulla soglia pronta a castigarti.

Il ciclo di peccato, colpa e paura, una volta messo in moto, crea una ripetizione continua, una specie di vortice da cui l’ego trae il suo vitale nutrimento. Sembra non esistere via d’uscita a questa situazione. La paura e lo sconforto che ne derivano sono terribili e per liberarsene l’uomo ha bisogno di aiuto. Il punto è che, fino a quando rimani all’interno di questo vortice, non è possibile chiedere aiuto a Dio. Nel sistema dell’ego, infatti, è proprio da Lui che devi difenderti. Qui Dio è visto come un nemico e l’idea che Egli ti punirà per ciò che hai fatto, è la vera causa della paura. Per trovare sollievo, l’unica strada aperta rimane quella dell’ego. La sua disponibilità a soccorrere è subito evidente. Ovviamente, essa deriva da un’unica esigenza: quella di garantire la propria esistenza. UCIM definisce l’ego come quella parte della mente che crede nella separazione. Quindi, il lavoro di base dell’ego consiste nel farci credere che la separazione, e il conseguente ciclo di peccato, colpa e paura, sia un dato reale. Da questa credenza dipende la sopravvivenza dell’ego e su questa chiave si articola il suo intero sistema di pensiero. Finché credi nella colpa, l’ego può continuare i suoi giochi, e qualsiasi aiuto che ti giungerà all’interno di questo sistema servirà sempre a perpetuare la stessa colpa da cui ti vuoi liberare.

La repressione è il primo aiuto che l’ego ci offre. Essa consiste nel prendere in blocco ogni sensazione negativa, spingerla giù nell’inconscio, e poi fare finta che non ci sia. In questo modo, non facendo apparire il problema, si dimostra che il problema non esiste. È la soluzione più popolare, anche se in genere regge per poco. Una parte di te continua, infatti, a rendersi conto che il problema è rimasto. È come rinchiudere i rifiuti della casa in un’unica stanza. Per un po’ di tempo funziona. Poi lo sporco, a forza di accumularsi, inizia a premere contro la porta e a emanare esalazioni insopportabili, finché arriva il momento in cui travolge l’intera casa. Lo stesso accadrà con la colpa repressa. Per evitare questo tipo di inconveniente, l’ego fornisce uno strumento più ricercato: la proiezione. Essa consiste nel prendere la colpa che hai dentro e rovesciarla addosso a qualcun altro. In questo modo, la colpa che non vuoi vedere in te, la vedi in lui, lei o loro. È come scaricare i rifiuti domestici nella casa del vicino, per poi accusare quest’ultimo di essere sporco ed emanare odori sgradevoli. Il punto è che la proiezione è un sistema di smaltimento così istantaneo e segreto da farci dimenticare che sei tu ad avere prodotto i rifiuti che ora vedi nella casa accanto. Qualcun altro diventa quindi responsabile per la miseria, la sofferenza, il dolore che c’è nella vita. Non ha alcuna importanza chi è l’oggetto della proiezione. Può essere una persona, molte persone, un partito, una razza, una nazione, una religione o anche Dio stesso. Ciò che conta, per l’ego, è solo riuscire a trovare qualcuno su cui scaricare la responsabilità per quel che hai dentro.

La proiezione è il metodo più efficace impiegato dall’ego per liberarci dalla colpa. Ovviamente, è anche il modo migliore per trattenerla ed esaltarla. È un trucco dell’ego per farti sentire diverso dagli altri e per rinforzare così la credenza nella separazione. In realtà, quando accusi qualcuno di essere la causa dei tuoi dolori, a un certo livello, ti rendi conto che stai solo sfuggendo dalla responsabilità per la colpa e il rancore che provi verso te stesso. Creando questa dinamica di aggressione, metti in moto un circolo vizioso di colpa e attacco. Più ti senti in colpa, più forte sarà il bisogno di negare questa colpa in te, per proiettarla all’esterno attaccando qualcuno. Più l’attacchi, più forte sarà la colpa, perché intimamente sai che l’attacco non è giustificato, e che in realtà stai solo aggredendo te stesso.

Una forma più insidiosa di proiezione è quella che UCIM definisce relazione di amore speciale. Si tratta di una relazione che, pur apparendo molto diversa dalla precedente, è solo l’altra faccia della medaglia. Hai visto come l’uomo, nel sistema dell’ego, non possa rivolgersi a Dio per ricevere aiuto e amore. Questa situazione lo fa sentire incompleto e genera il bisogno di trovare una persona speciale con cui potersi sentire bene. Si tratta di stabilire un accordo per cui, se qualcuno fa una tal cosa per me, allora io lo amo, e in cambio, posso fare qualcosa per lui. Quando le persone parlano di amore ideale, in genere, si riferiscono a questo tipo di rapporto. Una relazione destinata inevitabilmente ad alimentare il solito circolo vizioso di colpa e attacco. Da un lato, il rapporto soddisfa le tue esigenze, e questo ti fa sentire molto bene. Dall’altro, esso rinforza la dipendenza, il bisogno esclusivo del partner e la paura di perderlo. E alla fine si ravviva il ricordo della colpa che inconsciamente ha causato la nascita della relazione stessa. Poiché è proprio la colpa che più di ogni altra cosa spaventa, e il partner la fa ricordare, allora finirai con l’attaccare e odiare anche lui. A causa della colpa, tutte le relazioni speciali possiedono componenti di paura. Per questo motivo cambiano così di frequente. Quando in una relazione esiste paura, non c’è più spazio per l’amore e ciò che rimane è solo la colpa. In questo modo, sia nelle relazioni di amore come in quelle di odio, la colpa si ricicla di continuo, e ciò permette ancora all’ego di sopravvivere.

In breve, l’ego, dopo aver generato il ciclo di peccato-colpa-paura, ci fornisce mezzi di soccorso, come la repressione e la proiezione. Questi strumenti in realtà contribuiscono solo a rafforzare la situazione di dolore da cui pretendono di salvarci e ad alimentare un circolo vizioso che, a differenza del movimento a spirale del Sacro Cerchio, non consente alcuna via d’uscita.

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© Franco Santoro, estratti da Astrosciamanesimo: un viaggio nell’universo interiore

 

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