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Archivi per Marzo 2015

Il canto di Kurandah

Marzo 6, 2015 by admin

KurandahKurandah, il celebre eroe dell’Epica del Sacro Cono, si colloca sovente nel Sud, data la sua devozione per il clan del Settore 6 (Vergine), che lo ha eletto a suo sommo eroe. Le sue gesta mitiche sono narrate in molte Trudeh Etnaie Korah (ballate popolari). Egli è un rappresentante ideale della Via della Guarigione. Il 2 dicembre si celebra la festa della sua canzone, il Canto di Kurandah.

Quello che segue è il modo in cui una volta provai a tradurre la sua storia:

Kurandah viveva in un villaggio dominato da un feroce mostro. Si trattava di una bestia demonica, causa di indicibili sofferenze, malattie e terrore per i paesani. Solo Kurandah pareva essere immune al mostro. In effetti, mentre tutti riuscivano a percepire il mostro, Kurandah ne era completamente incapace.

Sebbene facesse del suo meglio per essere simile ai suoi paesani, e quindi condividere le loro terribili paure, l’idea del mostro era qualcosa di totalmente inconcepibile per la sua mente. A volte fingeva di soffrire o evidenziare i sintomi delle malattie derivate dall’azione del mostro, ma poiché non era un buon attore, ogni suo tentativo falliva miseramente.

Questa situazione era fonte di immensa tristezza per Kurandah. Egli non era in grado di vedere il mostro. Di conseguenza non riusciva a condividere nulla con i suoi paesani. Si sentiva come un alieno. Solo, depresso e abbandonato, decise di trovare rifugio nell’adiacente foresta.

La foresta era considerata la dimora del mostro. Da quel luogo gi abitanti del villaggio potevano udire le sue orrende grida. Questo fu uno dei motivi per cui Kurandah decise di trasferirsi nella foresta. Voleva affrontare il mostro.

Kurandah esplorò ogni angolo della foresta e non trovò alcuna traccia del mostro, e nemmeno qualcosa di simile ad esso. Tuttavia qualcosa di inaspettato accadde. Egli si ricordò dei giochi che soleva praticare in tenera età. Si trattava di memorie molto benedette e gioiose davvero! Esse furono recuperate dolcemente una dopo l’altra e in tutta la loro gloria.

In quei giorni d’infanzia Kurandah passava ore infinite in compagnia dei Bhi Jinah. Procedendo con il recupero delle memorie dei suoi giochi deliziosi e dei suoi compagni di ricreazione, egli si avvide che poteva agevolmente contattare questi suoi vecchi amici. Allora riuscì nuovamente a divertirsi con i Bhi Jinah e a giocare con gli Spiriti, a danzare e cantare, a riconoscere i loro volti cangianti nei regni animali, vegetali e minerali.

Un giorno accadde che Kurandah si trovò di fronte allo Spirito del Centro, altrimenti conosciuto come il Tredicesimo. Era insolito per questo Spirito comparire e tanto meno parlare, ma quel giorno egli lo fece.

“Ora che hai recuperato la conoscenza dei tuoi vecchi giochi” disse lo Spirito “è tempo che tu ritorni al villaggio, onde stare insieme alla tua gente e applicare la tua Funzione. Le cose saranno diverse ora e sarai in grado di condividere le tue canzoni e le tue danze”.

Questa notizia apportò tanta gioia nel cuore di Kurandah. Per la prima volta sentì che poteva finalmente diventare un paesano come tutti gli altri. Ora era sicuro che sarebbe stato in grado di vedere il mostro. Purtroppo queste aspettative furono deluse.

Una volta arrivato al villaggio, egli trovò la sua gente ancora più spaventata e malata di prima. Essi gli descrivevano i loro sintomi, spiegando in ogni dettaglio le caratteristiche del mostro. Kurandah non riusciva a sentire o vedere nulla. Provava compassione per i suoi paesani, ma non sapeva che fare. Ciò lo rese alquanto triste e frustrato.

Egli decise di ritirarsi in una capanna sita al confine tra la foresta e il villaggio. In questo modo poteva onorare l’indicazione dello Spirito di restare al villaggio, rimanendo allo stesso tempo vicino ai suoi amici della foresta. Tuttavia il suo senso di fallimento era copioso e la tristezza che ne derivava incontenibile. Onde esprimerla, Kurandah compose una canzone di tambureggiamento. Ciò gli permise, nell’intimità della compagnia del suo tamburo e del relativo battente, di esprimere il dolore riguardo l’incapacità di vedere il mostro e di essere simile ai suoi paesani.

Che canto profondo e amorevole! Mentre eseguiva quel canto, una donna si trovò a passare da quelle parti. Il dolore che il mostro causava nel suo corpo era così forte. Non poteva più sopportarlo e aveva deciso di andare nella foresta e di offrirsi come sacrificio alla bestia malvagia, pur di porre fine a tale tortura. A causa del dolore, era costretta a muoversi molto lentamente. Si trattava di una donna veramente coraggiosa!

Il suo nome è Dhirah. Non entro nei dettagli della sua storia. Come Kurandah, Dhirah appartiene al clan della Vergine e in tale contesto i dettagli possono essere travolgenti.
Al muoversi nella zona di confine tra il villaggio e la foresta, Dhirah non poté evitare di udire il canto di Kurandah. Incantata da quella melodia, ella si fermò ad ascoltare.

“Che canzone magnifica!” sospirò. Il suono del canto entrò nel suo corpo. Ella poté percepire tutte le cellule del corpo mentre danzavano gioiosamente. Via via notava come il suo corpo guariva e il dolore si annientava. Dopo pochi minuti era totalmente guarita.

Piena di meraviglia e dolce eccitazione, Dhirah corse al villaggio per raccontare cosa era successo. Altri paesani si recarono nel luogo di confine per ascoltare il canto di Kurandah ed essi pure furono guariti. Allora l’intera popolazione si riunì in cerchio attorno a Kurandah. Lo ascoltavano tutti in profonda contemplazione.

Kurandah continuava a cantare indisturbato dalla folla. In effetti, era così preso dal suo canto che proprio non si rendeva conto di quello che succedeva attorno a lui. Dopo poco tutti iniziarono a cantare e a danzare, e anche a guarire completamente. Così tante lacrime di felicità e gratitudine furono versate che un lago iniziò a prendere forma. Fu chiamato il Lago di Kurandah.

Da altri villaggi e luoghi lontani accorse gente per ascoltare Kurandah. Egli continuava a cantare inconsapevole di quello che accadeva. Era tutt’uno con la sua canzone e non poteva percepire null’altro, poiché il suo canto era l’unica cosa ad esistere. La paura del mostro svanì e Kurandah diventò l’eroe santo del Clan.

Il suo canto divenne il Canto di Kurandah. Ancora può essere udito nella zona di confine tra villaggio e foresta. Il Canto di Kurandah permane. Se solo riesco a fermarmi e ad ascoltare, non posso fare a meno di udirlo. Le sue parole mi conducono verso la terra a cui appartengo. In vero io non so se Kurandah è consapevole della guarigione che il suo canto e tambureggiamento ha generato.

A volte mi domando se sta ancora cantando per esprimere la sua tristezza. Forse la sua voce è semplicemente il sacro eco che continua a risuonare come conseguenza di un evento benedetto. Chi lo sa? Quel che so è che voglio tanto bene a Kurandah. I suoi modi di fare sono così gentili e dolci. E’ un maestro di compassione e guarigione. E’ un Eroe del Sacro Cono.

Il Canto di Kurandah è stato accudito come un fuoco sacro centrale in molte vicende dell’Epica. Ascoltandolo e cantandolo, posso entrare in uno stato di profonda relazione con la mia Funzione. Vi sono modi differenti di essere con il canto. Il suo tono muta secondo il cantante e la dimensione spazio-temporale in cui questi si colloca. Il potere curativo del canto è sempre certo.

Molti hanno tentato di studiare il significato delle parole. Alcuni saggi hanno detto che esse sono basate su uno specifico sistema di complesse configurazioni ritmiche intese a formare una sinergia verbale e una sinergia di variazioni toniche al fine di costruire una struttura cosmica delle stesse proporzioni del nostro universo e indi liberarla onde rivelare i regni estatici che esistono oltre. Ebbene, questa è una frase mozzafiato!

Permettetemi di fare una pausa…

Ciò spiega perché la canzone conduce a tali stati estatici e genera vibrazioni curative. Altri hanno detto che il canto appartiene ad una realtà che può essere compresa solo mediante l’esperienza sciamanica diretta. Questa realtà dimora nel centro dei tre Mondi…

Ora, desidero fermarmi poiché non è mia intenzione scrivere un trattato sull’argomento. Non necessito di avere una piena comprensione del canto e di tutte le sue complesse implicazioni. Mi interessa la sua essenza. Qualunque siano le sue variazioni, il significato permane immutato. Il mio desiderio è di connettere l’Intento con la Funzione.

Il mio Intento è di trascorrere notti e giorni infiniti di beatitudine con l’Amato. Il mio Intento è di fare esperienza dei modelli, processi e cicli del continuo e amorevole sviluppo del momento presente. E’ la sola cosa per cui sono disposto a offrire la mia vita. E allorché mi viene chiesto qualcosa sulla morte, così come dicono gli anziani, posso solo rispondere: “Io sono già morto”.

(da: Franco Santoro, Astroshamanism: The Voyage Through the Zodiac, Findhorn Press, 2003)

© Franco Santoro

Flatlandia

Marzo 6, 2015 by admin

260px-Flatland_coverFlatlandia: Racconto fantastico a più dimensioni è un libro classico del 1884, scritto da Edwin Abbott Abbott, nato a Londra il 20 dicembre 1838, con Sole in Sagittario, Luna in Acquario (9.11).

L’opera narra la vita di un abitante di un ipotetico universo bidimensionale che entra in contatto con l’abitante di un universo tridimensionale.

Chiamo il nostro mondo Flatlandia, non perché sia così che lo chiamiamo noi, ma per renderne più chiara la natura a voi, o Lettori beati, che avete la fortuna di abitare nello Spazio. Immaginate un vasto foglio di carta su cui delle Linee Rette, dei Triangoli, dei Quadrati, dei Pentagoni, degli Esagoni e altre Figure geometriche, invece di restar ferme al lor posto, si muovano qua e là, liberamente, sulla superficie o dentro di essa, ma senza potersene sollevare e senza potervisi immergere, come delle ombre, insomma – consistenti, però, e dai contorni luminosi. Così facendo avrete un’idea abbastanza corretta del mio paese e dei miei compatrioti. Ahimè, ancora qualche anno fa avrei detto: «del mio universo», ma ora la mia mente si è aperta a una più alta visione delle cose.

Flatlandia è una parabola della nostra realtà separata.

Noi viviamo in una realtà di terza dimensione.

Da questa prospettiva possiamo comprendere la seconda dimensione, ma non siamo in grado di capire la quarta dimensione.

L’atteggiamento umano verso la quarta dimensione è lo stesso che gli abitanti di Flatlandia, di seconda dimensione, hanno verso la nostra realtà di terza dimensione.

Inoltre, in Flatlandia, parlare o promuovere la conoscenza di dimensioni più ampie della seconda dimensione è condannato, proibito o ridicolizzato, così come lo è per noi esseri umani riguardo altre dimensioni superiori.

Osserva quella miserabile creatura. Quel Punto è un Essere come noi, ma confinato nel baratro adimensionale. Egli stesso è tutto il suo Mondo, tutto il suo Universo; egli non può concepire altri fuor di se stesso: egli non conosce lunghezza, né larghezza, né altezza, poiché non ne ha esperienza; non ha cognizione nemmeno del numero Due; né ha un’idea della pluralità, poiché egli è in se stesso il suo Uno e il suo Tutto, essendo in realtà Niente. Eppure nota la sua soddisfazione totale, e traine questa lezione: che l’essere soddisfatti di sé significa essere vili e ignoranti, e che è meglio aspirare a qualcosa che essere ciecamente, e impotentemente, felici.

Per il pdf dell’opera clicca qui.

Franco Santoro

Rossa o blu?

Marzo 4, 2015 by admin

indexNel film Matrix Morpheus porge a Neo due pillole: quella blu porta l’amnesia e il ritorno nel sonno dell’illusione della realtà separata, mentre quella rossa consente di rimanere svegli nella realtà multidimensionale e comprenderne la natura. In “The Defence of Gueneveve”, del poeta e artista inglese William Morris (nato il 24 marzo 1834), un angelo si presenta con due vesti, una rossa e una blu, chiedendo al protagonista di scegliere tra l’inferno e il paradiso. Poiché tradizionalmente il blu è associato con il paradiso, mentre il rosso sta per l’inferno, la scelta va verso il blu. Tuttavia l’angelo rivela che il paradiso è il rosso, mentre l’inferno è il blu. Anche in questo caso si esemplifica l’inganno e l’illusione della realtà separata, in cui i valori delle apparenze si ribaltano.

Esistono infinite motivazioni e possibilità di azione nel mondo, che tuttavia si riassumono in due uniche categorie: rossa e blu, unità e separazione, Luce e buio, realtà e illusione, Amore e rancore. Da una prospettiva illusoria non è facile distinguere tra le due categorie. Avendo una percezione distorta dell’esistenza, finiamo spesso con l’identificare la Luce in ciò che promuove esattamente l’opposto. Paradossalmente ciò che alimenta la separazione non sono tanto opere visibilmente negative e infernali. Queste ultime sono in genere condannate da tutti. Ciò che preserva l’illusione, con tutto il dolore che ne deriva, sono soprattutto idee e azioni ritenute comunemente positive e luminose.

L’illusione genera ignoranza, per cui anche se agiamo sinceramente per un fine di bene, permane un equivoco di base sulla natura dell’esistenza e di chi siamo veramente. Questo equivoco è promosso dai sistemi sociali e religiosi non importa quanto appaiono diversi tra loro. È inutile indicare la natura dell’equivoco e quali sono le idee e i comportamenti “positivi” che lo preservano perché ciò ci inserisce nella logica stessa dell’illusione, che consiste appunto nel rimanere nell’illusione per cambiarla.

Se ci guardiamo dentro intimamente, nella consapevolezza della nostra esperienza diretta della vita, rimanendo indifferenti alla pressione esterna, possiamo trovare allineamento con la realtà originale e comprendere quali sono le idee e i comportamenti che è necessario lasciare andare per risvegliarci…

Franco Santoro

Guardare e vedere

Marzo 4, 2015 by admin

Se quando guardi gli alberi, i fiori, il cielo, la terra, vedi “alberi”, “fiori”, “cielo” e “terra”, fai attenzione perché forse senza saperlo stai vivendo rinchiuso dentro un dizionario illustrato.

Quando credi di incontrare qualcosa o qualcuno quel che vedi sono solo nomi e descrizioni stampate nella tua mente.

A un certo punto il dizionario si chiuderà definitivamente e per te non ci sarà più via di uscita.

Forse ti rimane ancora poco tempo.

Allora prova oggi stesso.

Lascia perdere “alberi”, “fiori”, “cielo” e “terra”.

Inizia a vedere.

Franco Santoro

 

 

 

 

Incrocio

Marzo 3, 2015 by admin Lascia un commento

imagesA un certo punto nella vita arriva il momento in cui giungiamo a un incrocio.

Allora divampa il conflitto, se girare a destra o sinistra.

Rimaniamo bloccati talvolta a lungo, seguitando a girarci attorno, combattuti e smarriti.

Oppure con decisione scegliamo di voltare da una parte, ma dopo il primo entusiasmo, ci ravvediamo e torniamo indietro, optando per il lato opposto.

Poi nuovamente cambiamo idea, il dilemma ritorna e ci troviamo ancora bloccati a quell’incrocio.

Allora divampa ancora il conflitto, se girare a destra o sinistra.

E continuerà a divampare sempre, fino a quando non scegliamo di proseguire per la nostra strada e andare diritto.

Franco Santoro

Multidimensionale

Marzo 2, 2015 by admin

indexIl termine multidimensionale descrive la presenza di diverse dimensioni o aspetti della realtà. Le dimensioni sono considerate in campo matematico, fisico e scientifico, così come esoterico, spirituale e sciamanico. Le teorie scientifiche ed esoteriche prevalenti suggeriscono che ci sono almeno 12 dimensioni, esistenti simultaneamente. Sciamanicamente una dimensione è intesa anche come stato di coscienza, indicante il livello di consapevolezza e il tasso di vibrazione di un soggetto indipendentemente dallo spazio dimensionale in cui esso apparentemente si colloca. L’approccio astrosciamanico è che tutti gli aspetti dell’esistenza sono intimamente collegati e parti dello stesso Tutto. All’interno di questo Tutto esistono diverse frequenze di vibrazione e livello di coscienza, che sono appunto le varie dimensioni. Possiamo comprendere chi siamo solo se usciamo dal blocco di frequenza della nostra consapevolezza umana e siamo disposti a muoverci su altre frequenze.

Se vuoi avere una comprensione autentica delle diverse dimensioni e del modo in cui esse operano nella tua vita concreta ti suggeriamo di mettere da parte le intellettualizzazioni su questo tema e di aprirti a un’esperienza diretta. A questo scopo l’invito è di partecipare agli eventi che teniamo prossimamente in Italia.

L’approccio astrosciamanico alla multidimensionalità si distingue per la capacità di fornire una comprensione pragmatica e chiara delle caratteristiche strategiche di ciascuna delle sette dimensioni percepibili umanamente (dalla dimensione zero alla sesta). Questa comprensione è possibile a nostro vedere solo attraverso la comunicazione di insegnamenti combinati con la pratica e l’esperienza diretta.

Franco Santoro e i suoi associati hanno tenuto eventi astrosciamanici quotidiani e più di 200 settimane intensive di consapevolezza multidimensionale presso la Findhorn Foundation nel nord della Scozia a partire dal 1999.

Alcuni di questi programmi sono ora disponibili in Italia, clicca qui per il calendario completo.

Per consultazioni clicca qui.

Per una serie di articoli sul tema clicca qui.

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