Forse non ti rendi conto che se vuoi diventare una farfalla è necessario lasciare il corpo del bruco, così come per diventare un bruco occorre abbandonare l’uovo da cui questi ha preso forma. Certo, può essere talvolta doloroso.
Ma un conto è il dolore momentaneo di chi abbandona la pelle del bruco per diventare farfalla, e un’altra storia è il dolore cronico di chi rimane attaccato alla vecchia pelle del bruco.
Cessa di soffrire oltre misura e inutilmente. Guardati attorno. Da qualche parte troverai una farfalla che vola. Quella farfalla sei tu.
Doni naturali
Sii te stesso, anche se ti sembra che non ci sia nulla di speciale nell’essere te stesso. Se seguiti a sforzarti di essere chi non sei, otterrai molto poco, a costo tuttavia di immensi sacrifici. La cosa migliore che ti può succedere in questo caso è capire che non ne è valsa la pena.
Smettila di negare te stesso e di imitare gli altri. Accetta i tuoi doni e talenti naturali, anche se non ti sembrano affatto speciali. Non ti sembrano speciali appunto perché ti vengono naturali, senza sforzo. Fanno parte di te. Ma quando li accetti pienamente e li condividi, allora capirai quanto sono speciali per gli altri. Forse non piaceranno a tutti, ma puoi star certo che nel momento in cui ti mostri per quel che sei veramente, troverai tanti fans.
Lo sforzo più importante che puoi fare nella vita è di accettare chi sei e offrire i tuoi doni naturali al mondo
Problemi con i genitori
Troviamo tanti modi per giustificare ciò che non funziona nella nostra vita, ma forse uno dei più dozzinali (per non usare termini più grossolani) è attribuirne la responsabilità a uno dei genitori. Vi hanno mai detto: “hai un serio problema con tua madre”, “qualcosa di grave è successo con tuo padre”.
Che vantaggi porta un’affermazione del genere? Cosa cambia nella propria vita a parte la soddisfazione di aver trovato un colpevole?
È del tutto ovvio che ci sono stati dei problemi con i nostri genitori!
Tutto di un tratto ci siamo trovati in un mondo alieno, pieno di limiti e aberrazioni, un mondo di cui nessuno ne comprende davvero il senso, sebbene faccia il possibile per credere o fingere il contrario, un mondo pieno di tante belle promesse mentre l’unica certezza è la morte. Ogni genitore ha la sua strategia per venderci o renderci accettabile questo mondo, ma considerando lo stato in cui si trova sin dall’origine, come possiamo pretendere che abbia successo?
A sua volta il genitore imputato può a suo scapito incolpare legittimamente uno dei suoi genitori, poi questi a loro volta possono fare lo stesso, finché non si arriva ad Adamo ed Eva, ai genitori originari, e poi a …. E qui le cose diventano davvero controverse, si rischiano grossi problemi politici, religiosi, sociali. Allora insomma, forse è meglio prendersela con i propri genitori e gestire la cosa in famiglia.
Rivolgersi al Direttore
Smettila di prendertela con te stesso o le persone che ti circondano quando fai esperienza del male.
Il male c’era molto prima che tu e gli altri nascessero.
Facile prendersela con gli operai e gli impiegati. Se proprio te la vuoi prendere con qualcuno, sii coraggioso e rivolgiti al Direttore.
Veggenti nefasti
Alcune persone provano una sottile soddisfazione quando un evento doloroso o cattivo che hanno pensato o ricevuto in visione su loro stessi, qualcuno o qualcosa si manifesta davvero. È un senso di vanità spirituale, gratificato da doti di veggenza e dal potere di anticipare gli eventi.
In un mondo in cui il destino di ogni persona è la morte e nella maggior parte dei casi la malattia e la sofferenza, non ci vuole proprio alcuna abilità nel prevedere eventi dolorosi. Ci sono così tanti che lo fanno dalla mattina alla sera. Quel che invece scarseggia è la dote di saper trasformare un evento nefasto in evento felice, di sostituire pensieri e visioni che fanno male e ci incatenano con pensieri che apportano gioia e ci liberano.
Ricerca della felicità
Seguiti a cercare felicità, piacere e successo in questo mondo, ma hai scarsi risultati?
Non te la prendere. Forse ti trovi nel mondo sbagliato. Magari ti hanno informato male o ti sei lasciato convincere dalla pubblicità. Qui felicità, piacere e successo scarseggiano assai e anche se ne trovi un po’ a un certo punto finiscono.
Probabilmente non sei affatto qui per trovare felicità, piacere e successo.
Sei qui per trovare scontentezza, dolore e fallimento e per convertirle in felicità, piacere e successo.
Il mondo che vedi è nella tua testa
Il mondo che vedi è solo nella tua testa.
I tuoi occhi non vedono nulla di per sé. Essi si limitano a codificare la luce dei segnali elettrici che il tuo sistema nervoso usa per comunicare. Le informazioni sono trasportate dai nervi ottici nella parte posteriore del cervello per l’elaborazione e l’interpretazione. Il mondo che vedi è solo il programma del cervello. All’interno di questo programma non esiste via di uscita.
Quando comprendi questo allora ti rendi conto che ogni tentativo di interagire o cambiare effettivamente quello che vedi è solo una farsa. Ciò che vedi, inclusa l’immagine di te stesso, è una realtà virtuale, con innumerevoli varianti. Da qualche altra parte, se ti interessa, esiste il tuo vero io.
Parlar male di qualcuno
Quando ascolti una o più persone che ti parlano male di qualcuno che non è presente e ti senti a disagio, hai certamente buoni motivi per sentirti così. Questo perché quel qualcuno è in effetti presente. Di fatto, da una prospettiva multidimensionale non è proprio possibile parlare di qualcuno che non c’è. Quindi i casi sono due: quelle persone stanno parlando male di loro stesse oppure stanno parlando male di te.
Empath
“Empath” è ora un termine piuttosto di moda nella psicologia alternativa e subcultura New Age, così come diversi anni fa era in voga il termine “bambini indaco”, di cui ora non si parla più tanto, forse perché quei bambini sono diventati adulti.
Un “empath” (empatico) è descritto come un individuo altamente sensibile con la capacità di percepire ciò che le persone vicine pensano e sentono.
Per un “empath” rendersi conto di questo è molto utile, perché consente di non attribuire a se stesso le emozioni e i pensieri che prova. Allo stesso tempo, ciò può essere una catastrofe se un “empath” comincia ad attribuire alle persone che incontra le emozioni e i pensieri che prova. Avete mai incontrato questo tipi di soggetti?
Si sentono arrabbiati, arrapati, depressi, angosciati, ecc. e la loro immediata conclusione è che sei tu che ti senti così, solo per il fatto che ti trovi nelle loro vicinanze.
Se sei un “empath” hai decisamente una grande sensibilità, e questo può essere un grande dono. Ma può essere una grande maledizione, se attribuisci quello che provi solo a te stesso o ad altri esseri umani.
Ciò che occorre capire prima di tutto è che noi esseri umani siamo solo una minuscola parte della realtà. Si tratta di riconoscere che esistono anche altre entità visibili e invisibili. Si tratta di smetterla di incolpare solo se stessi o altri individui riguardo ciò che ci accade!
Fino a quando ci sarà la morte?
Fino a quando ci sarà la morte?
Finché ci sarà la nascita.
Tutti coloro che sono nati a un certo punto sono morti e nella stragrande maggior parte dei casi hanno pure sofferto.
Se decidi di fare nascere si tratta di accettare sin dall’inizio la morte, inclusa l’assenza totale di garanzie riguardo la durata e la qualità della vita.
Laddove ci possono essere motivi legittimi per promuovere la nascita, in mancanza dell’accettazione di quanto sopra la nascita e la vita diventano puro inganno e abuso. Ne deriva che al momento della morte ciò che rimarrà sarà risentimento, rabbia e rancore, oppure la comprensione di quanto non era stato precedentemente accettato.
(libera parafrasi del Vangelo degli Egizi: “Quando Salome chiese: ‘Per quanto tempo la morte avrà potere?’ il Signore rispose: “Finché voi fate figli” – Stromateis, 111.45)