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Manuale B: Graha

Novembre 12, 2018 by admin

Entità di quarta dimensione, con corpo emotivo, generalmente inconsci e invisibili, che nella realtà ordinaria emergono unicamente attraverso le nostre proiezioni su persone e situazioni del mondo esterno o come gioie, eccitazioni, paure, stati d’animo interiori ed emozioni intense, piacevoli e spiacevoli; sono preziosi materiali di concimatura multidimensionale, quando sono rilasciati tramite Pahai, favorendo l’annullamento dell’illusione della separazione e la percezione dell’unità. In caso avverso, agiscono come forze antagoniste; generati dai Paheka durante il loro processo di conoscenza reciproca.

I Graha sembrano nutrirsi della consapevolezza umana, che tengono strettamente confinata nel CUA. A sua volta i Graha sono materiale nutritivo per i Paheka. Si distinguono in Hagraha, derivati dagli Hare Paheka, e in Magraha, derivati dai Mare Paheka. Mahagraha è una combinazione che comprende entrambi Hagraha e Magraha.

Per le tipologie epiche di Graha vedi: Tipologie epiche di Graha.

Manuale B: Paheka

Novembre 12, 2018 by admin Lascia un commento

Corrispettivo epico degli Spiriti Totem, esseri di quinta dimensione, di luce e buio, in grado di produrre buio in quantità pressoché illimitate, seppure con diversi dosaggi. Si dividono primariamente in Hare P., derivati dai Pionieri di Handor, e Mare P. derivati da quelli di Rodnah, e successivamente in categorie relative alle basi direzionali e di settore di produzione. Impiegati dai Pionieri dopo la loro secessione totale per formare l’organico di nuove squadre.

“Poiché erano nati dopo il processo di separazione dei Pionieri, esperivano ingenti disagi a operare in cerchio e non erano in grado di intendere la congettura originaria di unità” (18:17) e tendevano a operare in coppia “in situazioni di accese relazioni di armonia o conflitto binario” (18:18).

Quando i P. si avvidero che potevano conoscersi e giocare tra loro senza la presenza dei Pionieri, generarono un seme autonomo da cui nacquero i Graha, rafforzando le loro basi e dominando quasi interamente il cerchio orizzontale. In seguito alla Tregua Orizzontale acquisirono il dominio sull’intera Sfera e maggiore luce. I P. sono preposti alla dilazione o invasione del rapporto con Pahai Sadoh e i Sadoha in genere, proiettandone componenti di rancore e separazione.

I P. strategicamente costituiscono gli archetipi base ed i modelli originali dai quali tutte le percezioni e le esperienze umane derivano. Ciascuno di essi è un aspetto specifico dell’intero per come appare dalla prospettiva limitata della nostra realtà separata, o CUA. I principali modelli astrosciamanici corrispondono astrologicamente a pianeti e costellazioni, e sul piano del mito a divinità o eroi delle diverse civiltà che si sono sviluppate o sono giunte su questo pianeta.

Essi apparvero nelle loro forme più pure ai primi abitanti della Terra. Con il rafforzamento del processo di separazione, questi archetipi assunsero manifestazioni cristallizzate e modelli complessi che in seguito moltiplicarono abbondantemente in innumerevoli tipi sussidiari. Sono tutti derivati da uno, frammentato in 12 (Modelli Principali), 144 (Modelli Binari), 1728 (Modelli Ternari), ecc. I modelli astrosciamanici principali letteralmente rappresentano le matrici che danno forma per intero alla percezione umana della realtà. Sono i generatori del sogno collettivo che trattiene il nostro mondo intrappolato in ciò che può essere descritto come una simulata griglia di proiezione.

 

Sophia

Novembre 12, 2018 by admin

Principio divino femminile, Dea della Saggezza, traduzione greca del termine ebraico Chokmah, che significa Saggezza, personaggio biblico reale con molti riferimenti nelle scritture cristiane. Il suo genere era femminile in greco ed ebraico, fino a quando non fu assimilata al concetto maschile di Logos, e al latino Spiritus Sanctus (Spirito Santo). Dimora in ogni essere umano come Scintilla Divina, che Cristo fu inviato per attivare, con lo scopo di risvegliare gli uomini dall’illusione della separazione del mondo creato dal Demiurgo. Nelle scritture gnostiche è descritta come la più giovane delle emanazioni divine, l’ultimo degli Eoni, che dimora nel regno dell’unità e della Pienezza (pleroma). S. incorpora due aspetti: (Alta Sophia) fa parte dell’unità ed è pienamente consapevole della connessione con Dio, (Bassa Sophia) si identifica con un corpo separato da Dio (ego). La Bassa Sophia (Achamoth) manifestò le energie che hanno dato vita alla separazione, generando il Demiurgo, che avendo perso la connessione con il Padre, crede di essere il Dio assoluto e crea il suo proprio regno (kenoma), una realtà separata, manifestazione imperfetta del pleroma, che si compone di sette sfere, ciascuna delle quali corrisponde a un pianeta e angelo, ed è presieduto da sette governatori (Arconti), mentre la Bassa Sophia, o Achamoth, è bloccata agonizzante nell’ottava sfera. Come risposta alla sua sofferenza, il Padre crea una nuova coppia per redimere Sophia: Cristo e lo Spirito Santo. Nel mito gnostico Gesù è il salvatore della Bassa Sophia, sua sorella e amante. Vergine Maria e Maria Maddalena sono associate spesso con Alta e Bassa Sophia rispettivamente. La Croce rappresenta il confine tra pleroma e kenoma. Il Cristo riporta Achamoth nel pleroma, mentre lo Spirito Santo rimane per recuperare i restanti frammenti ancora intrappolati nel kenoma. Passo dopo passo il processo di recupero ha luogo, mentre Sophia ascende verso la luce della Pienezza, muovendosi attraverso 12 regioni o strati di separazione che ha oltrepassato durante la caduta verso il caos. Per superare questi strati essa recita 12 pentimenti o affermazioni poetiche, che le permettono di ascendere lungo 12 portali, focalizzandosi sulla Luce. Dopo aver chiamato ripetutamente la Luce, i poteri del buio si dissipano e Sophia entra nel regno della Luce infinita.

Demoni e Graha

Novembre 12, 2018 by admin Lascia un commento

Demoni e Graha

Il termine “demone” (daimon) indica originariamente un’entità superiore il cui scopo è fungere da mediatore tra il mondo spirituale e quello terreno, uno spirito guida, con caratteristiche molto simili all’angelo custode, che in seguito con il cristianesimo enne confuso con il demonio (diavolo), dando al termine connotazioni molto negative. V. Demone.
Nell’astrosciamanesimo il demone è una figura ambigua con diverse connotazioni, ed è assimilato al  Graha.
I Graha possono essere descritti come forze di apparente antagonismo frutto della proiezione dei nostri rancori o di ciò che non siamo in grado di vedere quando la nostra percezione è limitata al livello tridimensionale. Essi si alimentano della consapevolezza e la offuscano con il miraggio di una coscienza separata. I Graha sono sovente percepiti come intrusioni, emozioni, ombre o rancori. Quando sono focalizzati consapevolmente verso un Intento luminoso connesso alla Funzione, essi favoriscono l’annullamento dell’illusione dolorosa della separazione e la vera percezione dell’unità. Se questo non accade, essi operano come forze antagonistiche atte a nutrire la separazione. In tale caso i demoni bloccano i portali di espansione della nostra coscienza e ostacolano il collegamento con gli Spiriti Guida. La loro trasformazione in fertile concime procede quando sono identificati come nostre creazioni e rilasciati lungo l’asse verticale e Sacro Cono. Tale operazione permette ai Graha di inoltrarsi verso quelle dimensioni (come le epiche Handor e Rodnah) che sono in grado di collocarli fruttuosamente in conformità con la Risoluzione del Gioco.
I Graha si riferiscono inoltre a forme sciamaniche relative ai nostri lati ombra. Il loro scopo in questo caso è impedire l’accesso ad aree operative strategiche vitali per evitare danni per noi e gli altri. In questo contesto i Graha impediscono lo sviluppo dei nostri poteri fino a quando troviamo chiarezza sulla purezza del nostro Intento e siamo disposti a collegarlo con la Funzione.

L’astrosciamanesimo considera varie tipologie di Graha. Fondamentalmente queste si articolano secondo lo schema tradizionale dei Sadoha (Spiriti Guida) e dei Paheka (Spiriti Totem). Ciò significa che esistono Graha per ogni settore e mondo. I Dodici Settori rappresentano l’area integrale su cui spazia la consapevolezza umana, così come è descritta dalla struttura DNA potenziale di dodici eliche. A causa di un blocco, o Paheka Rubhe, gli esseri umani si limitano a un sistema di elica binario. Nell’ambito di codesta polarità una componente è riconosciuta come parte dell’ego dominante del soggetto, mentre l’altra si riflette nella percezione di ego esterni o di ego interni secondari che l’individuo in questione non riconosce come facenti parte della sua natura. Quest’ultima identità fa parte del nostro essere, sebbene tendiamo a non accettarla e a proiettarla su forme che percepiamo come distinte da noi.

Un aspetto significativo del lavoro con lo Spirito Guida consiste nel riconoscere e integrare queste forme.
Non esiste alcuna possibilità di reale evoluzione del genere umano salvo che il rapporto consapevole con l’altra polarità sia integrato pienamente. Questa polarità negata si chiama qui Mahagraha, o Demone Grigio.

Il lavoro consiste nel recuperarla e trasformarla in una parte totalmente integrata del nostro essere. Quando i Graha hanno affinità di discendenza con i Mare Paheka (polarità nere o negative) sono denominati Magraha, o Demone Nero, mentre quando sono relativi agli Hare Paheka (polarità bianche o positive) si chiamano Hagraha, o Demone Bianco. Mahagraha (Demone Grigio) è perciò una combinazione che comprende entrambi Hagraha e Magraha. La realizzazione di una relazione consapevole con Mahagraha, nella sua espressione duplice di Hagraha e Magraha, il rilascio dei relativi rancori e la loro trasformazione mediante il riconducimento alla matrice degli Spiriti Totem e delle Guide del Mondo dell’Alto e del Basso rappresentano astrosciamanicamente un’impresa tanto vitale quanto quella della relazione con lo Spirito Guida del Mondo Medio.

Mahagraha (Demone Grigio) sembra formarsi gradualmente nel periodo che intercorre dalla nascita all’età di sei o sette anni. Durante questo periodo l’illusione dell’ego è assimilata e costruita nella mente ordinaria. Tale illusione, nei suoi molteplici aspetti, per mantenersi in vita ha bisogno di un contrappeso. A tale scopo si sviluppa un’entità nei piani sotterranei del mondo interiore o, in altre parole, negli spazi vuoti non percepibili all’occhio umano. Tale entità è appunto Mahagraha, definibile altresì come il doppio dell’ego. Essa contiene le energie che l’ego reprime, giudica malamente o ritiene di non possedere perché non può accettare di vedere come parte della sua natura, poco importa se sono positive o negative. Mahagraha è il simbolo stesso della separazione, per cui è di grande imbarazzo per l’ego che fa di tutto per occultarlo o proiettarlo nelle forme fisiche visibili esternamente.

L’esistenza del demone è essenziale per la sopravvivenza dell’ego, così come è fondamentale preservare uno stato di inconsapevolezza riguardo alla sua natura. Ogni individuo sulla Terra vive di fatto in stretto e continuo rapporto con questa parte, che la segue proprio come un’ombra, ma ne è tuttavia raramente cosciente. Mahagraha appare sia interiormente (attraverso sogni, visioni, emozioni) che esternamente negli spazi vuoti. In quest’ultimo caso, poiché gli spazi vuoti non sono letti dalla mente ordinaria, viene proiettato sulle persone con cui entriamo in relazione (in particolare: partner, coniugi, soci, parenti), ma anche su amici, vicini di casa, persone incontrate occasionalmente e spesso, data l’influenza dei mass media, su uomini politici, attori, personaggi televisivi, ecc.

L’arena maggiore delle proiezioni di Mahagraha è generalmente nel settore delle relazioni intime. In questi casi un partner finisce con l’interpretare il Mahagraha dell’altro e viceversa. Questo processo innesca una combinazione ciclica di attrazione e repulsione, che rappresenta la politica principale impiegata dall’ego al fine di conservare la sua esistenza. Quando due individui acconsentono consapevolmente di riprendere le loro mutue proiezioni di Mahagraha e si impegnano a lavorare insieme con il loro Spirito Guida, ecco che abbiamo una sacra alleanza o una relazione intesa a sostenere la Risoluzione del Gioco.

In base al sistema dei misuratori energetici e alla loro applicazione ai rapporti di coppia, Mahagraha corrisponde principalmente al Settore 7 (settima casa). Nel contesto astrologico questo significa che le caratteristiche di Mahagraha possono essere descritte dall’esame della propria carta natale rovesciata: il tuo Discendente (cuspide della settima casa) diventa il suo Ascendente, il tuo Medium Coeli il suo Immum Coeli, ecc. La carta astrologica fornisce quindi tutte le rudimentali informazioni di base sui  partner, così come li percepisci. Nella carta natale di una donna Mahagraha può essere anche identificato dalla posizione di Marte, mentre in quella di un uomo può associarsi con la posizione di Venere.

La collocazione naturale e strategica dei Graha e della loro polarità negativa (Magraha) si identifica in genere con la pancia, le emozioni e il Mondo del Basso. Questo mondo è il luogo della conoscenza istintiva delle radici della Terra, dei nostri poteri animali, vegetali, minerali, del bambino interiore, degli antenati, degli antichi abitatori del pianeta e di altri dati che, sebbene di gran lunga più autentici e significativi di quelli precedentemente forniti, non trovano possibilità di espressione tramite il linguaggio convenzionale.

Nella società contemporanea occidentale il Mondo del Basso è stato cancellato e scisso dalla consapevolezza ordinaria. Una parte significativa del lavoro astrosciamanico consiste nel recuperare il rapporto con questa dimensione perduta e nel rilasciare i suoi aspetti demonici (Magraha). In questo contesto si tratta di imparare a trasformare Magraha in una preziosa figura di supporto: la Guida del Mondo del Basso. L’incontro con questa Guida richiede di diventare consapevole, senza alcuna eccezione, di tutto ciò che è stato occultato o negato sia nella consapevolezza individuale che in quella collettiva del pianeta. Una volta che hai concluso il lavoro di esplorazione dei Dodici Settori e l’incontro con ciascuno dei relativi Spiriti Totem, il passo successivo riguarda il rapporto con il Mondo del Basso ed i suoi segreti.

Una relazione consapevole con Mahagraha è la chiave per rilasciare efficacemente i rancori e conseguire felicità in ogni tipo di rapporto. La connessione con Mahagraha rappresenta lo sviluppo verticale della relazione con gli Spiriti Totem, le forme sciamaniche e i misuratori energetici. Mahagraha può anche essere rappresentativo delle caratteristiche dei propri Doppi multidimensionali.

Hagraha, o Demone Bianco, rappresenta uno dei due aspetti di Mahagraha (l’altro è Magraha, o Demone Nero). Magraha rappresenta ciò che è comunemente percepito come negativo o malvagio, mentre Hagraha si manifesta tramite aspetti positivi e benefici. Ad esempio, se io percepisco alcune persone come esseri belli, amorevoli, saggi, allegri, devoti e compassionevoli, in buona salute e provvisti di abbondanti talenti, ebbene questa è certamente una gran bella cosa! Tuttavia, se io considero le loro qualità come separate dalle mie, provando invidia o senso di inferiorità, facendo paragoni, proiettando tutta la bellezza su queste persone ed escludendo la possibilità che io possa avere simili qualità, ebbene è all’opera Hagraha. L’ubicazione naturale di Hagraha si identifica con l’area della testa, il regno mentale ed il Mondo dell’Alto. Nel Mondo del Basso tratto primariamente con Magraha e il materiale di concimazione generalmente emotivo, mentre nel Mondo dell’Alto gestisco i residui di natura mentale e il rapporto con Hagraha. Che cosa posso fare allorché mi confronto con Hagraha? È un processo molto sottile che rischia spesso di passare inosservato, seppure rappresenti uno degli aspetti maggiori del lavoro astrosciamanico. Ogni qualvolta vedo qualche cosa di positivo in altre persone, una cosa è certa al 100%: questi individui stanno riflettendo parti positive di me. Essi operano come specchi e mi mostrano qualcosa che mi riguarda. Questo significa che, per onorare tali persone e me stesso, necessito di recuperare e possedere le qualità che essi riflettono.

Una buona pratica è quella di relazionarsi con le forme sciamaniche cui queste persone corrispondono nello Spirito Cerchio e permettergli di essere reintegrate nella mia consapevolezza. Un’altra scelta è anche quella di imitare queste belle persone ed usare alcune delle loro espressioni, gesti o modi di fare. Similmente a Magraha, il lavoro consiste nel trasformare Hagraha in un’altra preziosa figura di supporto: la Guida del Mondo dell’Alto. L’incontro con questa Guida implica divenire gradualmente consapevoli delle mie origini antiche e degli abbondanti poteri che dimorano oltre la mia corrente percezione.

Il Centro

Novembre 12, 2018 by admin Lascia un commento

Il Centro rappresenta l’unità primordiale e ultima, il luogo interdimensionale dove convergono tutte le energie e forme possibili, il punto in cui il microcosmo si fonde col macrocosmo, la convergenza tra asse verticale e asse orizzontale, il principio da cui tutto trae origine e ritorna, la matrice prima e ultima, pura coscienza priva di identificazione, il perno dell’asse verticale, il portale verso pienezza e vuoto, tutto e nulla, l’Identità Multidimensionale Centrale. Emana da uno spazio vuoto, assente di qualsiasi forma, da cui nasce come coscienza creatrice e testimone, dal Centro si forma il Cerchio, che rappresenta la sua emanazione e creazione.

Il Centro è un punto di totale neutralità da cui partire e arrivare ogni volta perché, anche se non ti senti affatto neutrale, l’atto di invocare il Centro consente coscientemente di entrare in rapporto con questo spazio di verticalità e neutralità in cui non ti identifichi con una parte, ma ti schieri nella centralità in cui sei cosciente di tutte le parti.

Nel Centro vivi un’esperienza epifanica, un momento profondo di estasi o connessione con il Tutto e la tua natura multidimensionale, o qualunque altra esperienza di guarigione che giunge come un dono.

Quando ti rapporti col Centro, lasci il mondo dei limiti ed entri nello spazio della totalità. Qui non c’è niente da far funzionare, tutto si traduce in realtà sulla base di ciò che vuoi, senza attrito della materia e la sua consumazione nel tempo. Usi l’immaginazione senza vincolarla alla materia, immagini la situazione più gioiosa possibile in base a ciò che scegli. Lasci perdere l’identificazione con la parte di te che lotta, con o senza successo nel mondo fisico e al di là della maestria ottenuta in questa lotta con la realtà fisica, ti apri a una realtà in cui non esiste questo confronto, in cui il passaggio dall’immaginazione all’esperienza diretta è immediato, senza limiti e ottenendo benessere, gioia e potere. In questo spazio di potere non ci sono conseguenze rispetto a quello che fai, non esiste il fattore tempo; non c’è il processo né di costruzione né di decadimento e crisi, godi delle cose nel loro massimo fiorire, senza rassegnarti al loro inesorabile decadimento e morte o anche al faticoso processo di costruzione e gestazione.

Pratica 1: chiudi gli occhi, e raggiungi un punto centrale, un sito verso cui approda tutto ciò che esiste, un luogo d’arrivo e pure di partenza. Mentre prendi atto di questo punto centrale, l’invito è di avvederti che questo è un punto che hai in comune con ogni essere, sia vivente sia morta, un punto uguale per tutti. Per alcuni momenti, mentre rimani in questo spazio vivissimo di silenzio, intramezzato da suoni e parole, dimori nella certezza di condividere la stessa origine, il medesimo destino, un uguale presente, un unico Centro. Da questo spazio centrale, tacito e interiore, puoi collegarti con lo spazio che esiste fuori, sprigionando la sua essenza nel mondo che ti attornia. Con quest’intenzione, l’invito è ora di aprire gli occhi, per riconoscere l’ambiente esterno, il luogo ove ti trovi.

Il Centro può essere definito anche come Dio. Il problema è che questo termine, a meno che con esso non ci si senta completamente a proprio agio, è intriso di troppi pregiudizi, nozioni teologiche e fraintendimenti, che impediscono per molte persone un approccio diretto ed esperienziale alla sua conoscenza. Per questo motivo usiamo in questo testo un termine neutrale: il Centro.

Per capire chi sei e tutto ciò che esiste è vitale che ti rendi conto del tuo rapporto con il Centro, a parte le idee su Dio derivate dal mondo e dalle culture circostanti. È essenziale che rivendichi il diritto di rapportarti con il Centro, e a lavorare su tutti i punti di ostacolo, ciò che crea blocchi.

Le pratiche astrosciamaniche partono e ritornano sempre dal Centro, comportano l’espansione verso l’Asse Verticale e l’Asse Orizzontale, il Cerchio e viceversa, creando un ponte di guarigione.

Di questo Cerchio, i quattro Elementi e Direzioni sono i raggi, per cui il Centro è il punto centrale della croce, sia orizzontale, sia verticale. Il Centro è il punto di irradiazione e convergenza dell’Asse Verticale e Orizzontale, del Cerchio e dei sui 12 Settori, ciascuno operante con tre distinte polarità (negativa, positiva, neutra) e secondo due modalità (separante e unificante). Questi Settori agiscono costantemente nei nostri corpi, menti ed emozioni in dosi e maniere diverse per ciascun individuo.

Il Centro è la matrice che permette di essere testimoni dell’operatività del Cerchio. Nel lavoro di guarigione si tratta di allinearsi e ritornare ad essa regolarmente con apposite pratiche e ogni volta in cui i Settori predominano o sono dissonanti. Il rapporto con il Centro consente di decondizionarci, di trasformare le modalità di separazione dei 12 Settori e riportarle all’unità.

Quando invochiamo il Centro o ci rapportiamo con esso da una prospettiva umana non contattiamo effettivamente il Centro bensì la sua più prossima rappresentazione in base alla nostra consapevolezza dimensionale. Quando ci rapportiamo con il Centro contattiamo la sua più prossima rappresentazione in base alla nostra consapevolezza dimensionale, relazionandoci con emanazioni particolari site nella spirale del Cerchio e operanti come filtro. Per indicare la massima espressione di queste emanazioni usiamo il termine Identità Multidimensionale Centrale (IMC).

L’IMC è uno spazio in via di definizione che rappresenta il massimo livello provvisorio di consapevolezza multidimensionale, il punto che aiuta a liberarci dalle corruzioni, depistaggi e condizionamenti della percezione separata.

L’IMC è la modalità provvisoria in cui percepiamo il Centro, adattata alla nostra consapevolezza e collocazione dimensionale. L’IMC è quanto di più vicino al Centro possiamo percepire e concepire a livello umano.

La pratica di connessione con il Centro e IMC, comporta riconoscere il mondo esterno e quello delle nostre emozioni e pensieri, lasciando che si dissolva nel Centro tramite il respiro. Si tratta di dimorare interamente nel Centro con regolarità ogni giorno per alcuni minuti, percependo l’intero mondo esterno, con la nostra vita, emozioni e pensieri che si muovono nel Cerchio, senza avere alcuna influenza sulla nostra consapevolezza centrale.

 

Zigote

Novembre 12, 2018 by admin

Come mai ti trovi in una realtà e corpo separato?
 
Un corpo destinato prima o poi a soffrire nella maggior parte dei casi e a morire in tutti i casi possibili?
 
Lasciamo perdere le considerazioni filosofiche e spirituali, e proviamo a essere rigorosamente pragmatici.
 
Sei in un corpo separato e in una realtà separata, come conseguenza di un atto sessuale.
 
Insomma, se proprio vuoi dare la colpa o il merito a qualcuno o qualcosa, e decidi di essere strettamente pragmatico a riguardo, l’unico responsabile è l’atto sessuale, o più specificatamente un certo tipo di atto sessuale in cui la combinazione di uno spermatozoo con la cellula uovo origina lo zigote. Lo zigote è una singola cellula che in circa nove mesi si divide e frammenta ripetutamente fino a dare vita a un bambino.
 
Quindi alla fine dei conti siamo tutti uno zigote in avanzato stato di frammentazione, generato da due zigoti in uno stato ancora più avanzato di frammentazione. Allora la chiave del motivo per cui sei in un corpo fisico separato risiede pragmaticamente nell’atto sessuale che ha portato alla creazione dello zigote. Che altro ti puoi aspettare da una singola minuscola cellula solitaria e separata, che a sua volta si frammenta in tante parti?
 
Tutto colpa, o merito, di quell’atto sessuale.
 
Quindi a seconda del tuo orientamento rispetto l’utilità della realtà fisica si tratta di seguitare quel tipo di atto sessuale o usare un’altra tipologia di atto sessuale.
 
Fino a qui in effetti non c’è niente di rivoluzionario. La maggior parte degli atti sessuali umani non sono svolti con l’intento di creare uno zigote. Al contrario, spesso si tratta proprio di evitare il più possibile questa evenienza.
 
Attenzione, io qui non sto prendendo affatto posizione a sfavore della creazione dello zigote, e nemmeno a favore!
 
Per mia sventura sto cercando di chiarire qualcosa che proprio non è possibile chiarire, e che mi può causare diversi guai.
 
Io sto prendendo ahimé posizione rispetto al modo in cui si compie l’atto sessuale consueto, sia che si crei lo zigote o meno.
 
Qual è la caratteristica più tipica di un atto sessuale, sia che si impieghino metodi anticoncezionali o meno, sia che si faccia uso di un’orifizio o un altro, o che si usi il fai da te?
 
La sua natura privata, intima, nascosta, che coinvolge solo coloro che sono impegnati nell’atto stesso e l’impiego di parti del corpo rigorosamente coperte in tutte le culture ad eccezione di quel particolare momento in cui si svolge l’atto sessuale.
 
E se ciò che causa questo corpo separato e la realtà in cui vive fosse proprio l’aspetto privato, l’esclusione degli altri, l’isolamento, dell’atto sessuale consueto?
 
Attenzione, io qui non sto prendendo posizione a favore delle orgie, del poliamori, del sesso in strada (Why don’t we do it in the road) e nemmeno del contrario!
 
Per mia sventura sto cercando di spiegare in modo decisamente fallimentare che l’atto sessuale è la pratica più pubblica possibile, che quando fai sesso stai operando in intima relazione con tutta la popolazione mondiale e multidimensionale, con ogni tipologia di zigote potenziale e manifesto, di prima, seconda, terza, quarta, e a seguire dimensione.
 
Se tu ti illudi di essere da solo, in masturbazione autistica o intimità erotica o romantica esclusiva con qualcuno, questa tua stessa illusione genera il corpo separato e la sua realtà, poco importa se alla fine salti fuori uno zigote o meno.
 
Esiste un altro tipo di atto sessuale, l’atto più rivoluzionario possibile, in cui l’atto stesso è riconosciuto ed effettuato nella sua tangibile valenza multidimensionale…
 
(8.10) 121118
 
 
 

Diario astrosciamanico

Novembre 11, 2018 by admin Lascia un commento

Il diario astrosciamanico è uno Strumento Sacro che consente di creare un ponte tra stati sciamanici e stati ordinari di coscienza. L’atto di usare il diario è di per sé una potente pratica sciamanica poiché consente di riconoscere le realtà non ordinarie e sviluppare una risonanza intesa ad amplificare il tuo viaggio spirituale. Nel diario si raccolgono rapporti e disegni di viaggi, sogni significativi, intuizioni, visioni, esperienze di vita, immagini, simboli, citazioni e qualsiasi cosa può essere utile per il tuo lavoro sciamanico. In questo modo preservi informazioni che possono essere facilmente perse o dimenticate. Gli spazi del mondo spirituale non ricevono in genere la stessa attenzione riservata a quelli del mondo fisico.

Numerosi dati sono a disposizione riguardo alla geografia della realtà ordinaria. Se intendi muoverti all’interno della città di Roma, esistono numerose mappe in commercio che ti possono aiutare. Non è necessario che ne realizzi una perché questo complesso lavoro già è stato svolto da altri. Al contrario, per quel che concerne la geografia sciamanica, sei tu che hai da svolgere l’esplorazione e la realizzazione della mappa.

Il corpo fisico

Novembre 11, 2018 by admin Lascia un commento

Il corpo è la manifestazione del pensiero della separazione e il nascondiglio ideale per nutrire la colpa e il risentimento derivati dal proprio isolamento illusorio.

Secondo Un corso in miracoli, lo gnosticismo e varie scuole misteriche, il corpo fisico e la Terra, così come li percepiamo, non sono stati creati da un Dio amorevole. Essi sono le proiezioni della nostra identità separata e, di fatto, non esistono. “Il corpo è un recinto che il Figlio di Dio immagina di aver costruito per separare parti del suo Sé da altre parti. Ed è all’interno di questo recinto che pensa di vivere, per poi morire quando si deteriora e si sgretola”[1].

Questa consapevolezza è il fondamento essenziale di molti insegnamenti spirituali. Tuttavia, la realtà fisica, essendo l’espressione principale del sistema di separazione dell’ego, non può essere liquidata così facilmente. La maggior parte delle tradizioni religiose hanno sovente travisato la comprensione del ruolo della materia e del corpo, o ne hanno fornito spiegazioni adattate al livello di comunicazione delle genti a cui si rivolgevano. Ne consegue che esistono vari fraintendimenti sul tema.

Alcuni insegnamenti sembrano negare o dare poca importanza agli aspetti terreni dell’esistenza, al punto che l’astinenza dai piaceri materiali è sovente ritenuta imprescindibile per la crescita spirituale. È indubbio che certe rinunce possano apportare benefici, ma quando le austerità diventano puri dogmi, convenzioni o ipocrisie contribuiscono ad alimentare quel senso di separazione stesso che presumono di rimuovere.

Il corpo è semplicemente parte della tua esperienza nel mondo fisico. Le sue capacità possono essere, e spesso sono, sopravvalutate. Tuttavia, è quasi impossibile negarne l’esistenza in questo mondo. Coloro che lo fanno sono impegnati in una forma di negazione particolarmente indegna. Il termine ‘indegna’ qui implica solo che non è necessario proteggere la mente negando ciò che non è mente. Se si nega questo sfortunato aspetto del potere della mente, si sta anche negando il potere stesso[2].

Non si tratta quindi di rifiutare il corpo. Il corpo non è negativo, è solo neutrale. Opera come strumento di comunicazione e può essere usato in due modi: per esprimere conoscenza, amore e unità o per promuovere ignoranza, odio e separazione. Ciò che conta è l’intento, l’atteggiamento mentale, non quello che il corpo fa o non fa.

Da una prospettiva multidimensionale la funzione del corpo fisico è di rendersi non necessario. Fin tanto che la tua percezione è limitata alla realtà ordinaria, a una sola dimensione in cui ti identifichi con corpi fisici separati, non puoi fare a meno di usare il corpo.

I tuoi sensi fisici non ti consentono di vedere e sentire chi sei davvero, ma puoi usare i corpi fisici per rappresentare ciò che esiste in realtà alternative, cui riesci ad accedere mediante esperienze multidimensionali.

Con il corpo puoi descrivere la realtà di cui hai esperienza a livello multidimensionale tramite arte, danza, teatro o semplici azioni della vita quotidiana.

Il solo scopo della realtà fisica, fondata sul dualismo e la separazione, diventa qui quello di fungere da portale per accedere a una realtà fondata sull’unità. Imparare a fare questo è forse l’unico scopo della nostra esistenza fisica. Alla fine dei conti sei qui per rendere la tua vita fisica non necessaria.

[1] Un corso in miracoli, Milano, Armenia, 1999, L427.

[2] Ivi, T37.

Da: Franco Santoro, Pronto soccorso multidimensionale: emergenze spirituali, mondi paralleli e identità alternative, Institutum Provisorium, 2020, pp. 40-42.

Il lato destro del corpo è regolato in prevalenza dall’emisfero sinistro del cervello (parte logica, analitica, temporale, verbale e “maschile”) e trova espressione soprattutto nella vita sociale e convenzionale. Il lato sinistro del corpo è controllato dall’emisfero sinistro (la parte intuitiva, creativa, atemporale e “femminile”) ed è in rapporto in genere con la vita istintiva e le realtà non ordinarie. La parte anteriore del corpo corrisponde al lato che maggiormente viene esibito all’esterno: quello rappresentativo della mia identità così come intendo mostrarla. La parte posteriore è invece in relazione con i lati più nascosti e con rancori ed emozioni represse e indesiderate.

Lavorando direttamente con lo Spirito Guida e con gli Spiriti Totem, nel corpo fisico si possono talvolta produrre cambiamenti notevoli. Malesseri cronici e abituali o anche serie malattie spesso scompaiono come effetto collaterale del lavoro interiore. In diversi casi si comincia ad essere attratti verso altri cibi, si cambia dieta o ci si libera dalla dipendenza da alimenti dannosi e da sostanze tossiche.

“Il cambiamento spirituale è cambiamento fisico. Per proiettare una nuova realtà o per cambiare l’attuale ologramma, l’unità di proiezione stessa, il veicolo fisico, deve essere cambiato. Mentre le cellule richiedono nuovo cibo, noi rispondiamo cercandolo e perdendo interesse in quello vecchio”.[1]

Il corpo è la casa dell’ego, per sua propria scelta. È l’unica identificazione con la quale l’ego si sente al sicuro, dato che la vulnerabilità del corpo è la sua migliore argomentazione a favore della tesi secondo la quale non puoi essere di Dio. Questa è la credenza che l’ego sostiene ardentemente. Tuttavia l’ego odia il corpo, perché non lo ritiene sufficientemente buono ad essere la sua causa. È qui che la mente si sbalordisce davvero. Le viene detto dall’ego che è veramente parte del corpo e che il corpo è il suo protettore, e le viene anche detto che il corpo non può proteggerla. Quindi la mente chiede: ‘Dove posso rivolgermi per avere protezione?’; al che l’ego risponde: “Rivolgiti a me’. La mente, e non senza motivo, ricorda all’ego che è stato lui a sostenere che essa è identificata col corpo, così non c’è motivo di rivolgersi ad esso per avere protezione. L’ego non ha una risposta valida, perché non ce n’è alcuna, ma ha una soluzione peculiare. Cancella la domanda dalla consapevolezza della mente. Una volta fuori dalla consapevolezza, la domanda può produrre disagio, ed effettivamente lo produce, ma non le si può dare risposta perché non può essere posta.[5]

“Il corpo è un miracolo, è incredibilmente bello, è un fenomeno straordinariamente complesso. Non esiste un’altra cosa altrettanto complessa e sottile quanto il corpo. Voi non lo conoscete affatto. L’avete visto soltanto allo specchio. Non l’avete mai guardato dall’interno, altrimenti vi sareste accorti che è un universo in sé stesso. E’ quello che hanno sempre detto i mistici: il corpo è un universo in miniatura. Se lo osservi dall’interno è incredibilmente vasto – milioni e milioni di cellule, ed ogni cellula vive una vita sua propria, ed ogni cellula funziona con perfetta intelligenza…”(Osho).[2]

Nella pagina seguente riporto una breve tabella delle corrispondenze delle parti del corpo con i Settori e le specifiche esperienze della vita (indicati da S, per Settore, seguito dal numero del Settore in questione). Per una trattazione più completa si rimanda alle voci di ciascun fascicolo di Settore.

Corpo fisico, corrispondenze di settore:
Anche S7 Equilibrio fisico, decisioni, obiettivi e Intento.
Ano S8 Rilascio dei rancori, volontà, piacere, libera espressione.
Arterie S5 Gioia e piacere di vivere.
Bocca S2 Ricevimento di nuove energie, fame, piacere, accettazione.
Braccia S3 Apertura all’esperienza, comunicazione, attività, movimento.
Capelli S7 Atteggiamenti esterni, pensieri, forza, energia vitale.
Caviglie S11 Liberazione da sensi di colpa, capacità di ricevere piacere e di volare.
Cervello S1/5 Capacità di comando, chiarezza, creatività, intelletto, pensiero.
Collo S2 Flessibilità, capacità di vedere oltre, comunicazione anima e corpo.
Colonna vertebrale S5 Intento, integrità, coerenza, autorità, fiducia, asse verticale.
Cosce S9 Forza, potere creativo.
Cuore S5/7 Intento, Centro, perdono, amore, coraggio, rapporto con Spirito Guida.
Denti S2/10 Capacità di decisione, presa di possesso, tempo, crescita, aggressione.
Dita S3/S6 Particolari e dettagli, modelli energetici: (anulare) creatività, unioni, sessualità, Sole; (indice) ambizione, espansione, intelletto, vita, Giove; (medio) morte, ambizione, Saturno; (mignolo) verità, finzione, poteri occulti, Mercurio; (pollice) energia, potere, volontà, Marte.
Faccia S1 Personalità, identità nel mondo esteriore.
Fegato S9/6 Collera, emozioni primitive, passioni, coraggio.
Gambe S10/9 Supporto, motivazione, fiducia.
Genitali S8 Potere, sessualità, separazione, accettazione.
Ginocchia S10 Orgoglio, identità, ambizione, determinazione, autorità terrena.
Glutei S9 Forza, potere.
Gola S2 Espressione, creatività, adattamento ai cambiamenti.
Gomiti S3/4 Cambiamenti di direzione, flessibilità, accettazione di nuove esperienze.
Intestino S6 Discriminazione, assorbimento, conoscenza esoterica, compassione, emozioni, liberazione rancori.
Lingua S2 Piacere, godimento, parola, discernimento.
Mani S3/6 Comunicazione, messaggi, attività, autoespressione, potenza, dominio.
Milza S6 Ossessioni, preoccupazioni, risata.
Naso S1 Identità nel mondo esteriore, curiosità, intuizione.
Occhi S1 Chiarezza, percezione della realtà, luce, protezione, vigilanza.
Orecchi S2 Informazioni sottili, animalità, sessualità, comunicazione passiva.
Ossa S10 Struttura, autorità, fermezza, essenzialità.
Ovaie S8 Creatività, adeguatezza.
Pancreas S6 Dolcezza e semplicità nella vita.
Pelle S10 Rapporto con il mondo esterno e strategie relative.
Pene S8 Energia vitale, principio maschile, trasformazione, aggressione.
Petto S4/5 Orgoglio, nutrimento, emozioni, sessualità.
Piedi S12 Comprensione della vita, rapporto con la Terra, servizio.
Polmoni S3 Vita, pienezza, totalità, tensione.
Polso S3 Movimento, tranquillità.
Reni S7 Trasformazione dei rancori.
Spalle S3 Rapporto con esperienze passate e presenti, capacità di portarne il peso.
Stomaco S4 Impiego del nutrimento, blocco dei rancori, condensazione dell’energia.
Unghie S3/6 Protezione, sicurezza.
Utero S8 Creatività.
Vagina S8 Principio femminile, procreazione.

[1] Un corso in miracoli, Testo, pp. 81-82.

[2] Osho, Estasi: il linguaggio dimenticato, Riza Libri, p.  219.

Il Convivio

Novembre 11, 2018 by admin

Il termine “convivio” è tratto dal latino “convivium” (banchetto, simposio), derivato di “convivere”, “vivere insieme”. Nelle preminenti tradizioni umane le feste in cui ci si riuniva per nutrirsi insieme rappresentavano il momento rituale d’incontro dominante di una comunità. Un convivio implica non solo condividere un pasto con altre persone, ma anche scambiare idee, comunicare esperienze, sanare conflitti e pure rapportarsi con il mondo animale, vegetale e minerale, inclusi gli aspetti invisibili dell’esistenza, antenati, spiriti, angeli, demoni, divinità e Dio stesso, sia nel suo lato di luce, sia nel suo lato di ombra.

Il Convivio è un banchetto di nutrimento a ogni livello, in cui il cibo fisico può tuttavia esserci o non esserci, dove l’aspetto fisico dell’esistenza è riconosciuto come veicolo per l’esternazione di quanto esiste oltre la percezione visiva e ordinaria della vita.

Nelle tradizioni antiche non esisteva una rigida differenza tra cibo fisico e spirituale. L’Eucaristia, o Santa Comunione, per esempio, nelle prime comunità cristiane non era distribuita nella forma di una piccola ostia. L’Eucaristia era un vero cibo, un banchetto completo che integrava cielo e terra. Si riteneva che Dio fosse nel cibo, negli elementi, nella sensualità, e le donne, come tradizionali custodi della cucina e della vita terrena, rivestivano il ruolo spirituale più importante. Poi le cose cambiarono, perché le donne furono escluse dalla guida religiosa, e si aprì un varco tra la vita fisica e spirituale che divenne irreversibile.
Il Convivio è un banchetto multidimensionale in cui l’alimentazione procede coinvolgendo il visibile e l’invisibile, l’ordinario e il non-ordinario, l’Alto, il Basso e il Medio, il Cerchio e il Centro. Modello di riferimento per questo processo sono i tre stadi del Rituale Base del Sacro Cono, che il Convivio esemplifica in ogni suo particolare.

A livello generale il Convivio Curiale è un metodo di comunicazione e guarigione olistica e sciamanica che trova le sue radici nelle pratiche delle culture più antiche del pianeta. Esso si basa sulla consapevolezza e l’esperienza che ogni aspetto della vita è intimamente connesso e parte dello stesso tutto.
Secondo questa prospettiva olistica non esiste separazione, e possiamo comprendere noi stessi e il mondo circostante solo se siamo disposti a riconoscere e accettare ogni parte della più ampia realtà in cui esistiamo. Questa realtà comprende anche ciò che dimora oltre la nostra percezione ordinaria. La struttura tipica del convivio è un cerchio, composto da persone, pietre o altri oggetti intese a rappresentare tutti gli aspetti della realtà, visibile e invisibile.

Lo scopo del Convivio è condividere visioni, idee, emozioni, sogni ed altre esperienze, promuovere una comunicazione trasparente, attenta e onesta, prendere decisioni collettive giuste, apportare guarigioni, onorare la voce e presenza di ogni parte, creare un senso esperienziale di unità collettiva, rilasciare il senso di separazione, fornire nutrimento fisico, emotivo, mentale e spirituale, insieme anche alle condizioni per rilasciare i residui del nutrimento stesso a ogni livello.

Nell’epoca attuale la disponibilità d’informazioni sul cibo fisico e spirituale ha raggiunto massimi storici. Così come c’è una quantità e varietà di cibo e diete senza precedenti, c’è anche un’eccezionale quantità e varietà di cibo spirituale sul mercato. Innumerevoli pratiche spirituali, rituali, libri e siti internet su ogni cultura e orientamento, sono liberamente accessibili. Mai nella storia dell’umanità abbiamo sperimentato una tale profusione di risorse fisiche e spirituali.

Purtroppo abbondanza e risorse non implicano necessariamente una qualità superiore. Al contrario, l’umanità odierna sembra soffrire di uno stato di fame spirituale profonda. Grandi quantità di nutrimento spirituale non garantiscono la copertura delle nostre necessità vitali basilari. Perciò è importante capire quali sono le necessità fondamentali per una dieta spirituale.

Detto molto semplicemente, il requisito fondamentale per il cibo spirituale è la presenza dello Spirito. Il termine “spirito” deriva dal latino “spiritus”, che significa “respiro”. Il respiro è il requisito fisico fondamentale nella vita umana e precede ampiamente il cibo ai fini dell’immediata sopravvivenza. Tuttavia, quando approda alla vita spirituale, il respiro va ben oltre la sopravvivenza fisica, poiché abbraccia il nostro sé multidimensionale, una natura enigmatica, misteriosa, di cui non si può dire nulla a parole senza rischiare di cadere nella banalità, nella propaganda delle trite definizioni religiose.

Accedere a questa dieta ci permette di risvegliare ed energizzare il nostro vero sé, uscendo dall’incubo della separazione ed espandendo la consapevolezza di chi siamo, o meglio nella domanda sincera, nell’incognita di chi siamo, nella presenza del mistero della vita e della morte. Questo mistero potremmo chiamarlo Dio, una parola legittimamente imbarazzante per alcuni e indubbiamente generatrice di conflitti e fraintendimenti da parte delle varie tradizioni e culture che ne fanno o meno uso. Per questo motivo nel Cerchio del Sacro Cono lo chiamiamo, questo mistero, questo Dio, “Sacro Cono”.

Questo è in definitiva ciò che nutre la nostra autentica natura: la presenza di Dio, del Sacro Cono. D’altra parte, insieme al nutrimento, esiste anche un’altra funzione vitale che implica la digestione del cibo, l’assimilazione delle sostanze utili e il rilascio di materiali di residuo e sostanze tossiche. Un Convivio del Sacro Cono, comprende non solo il nutrimento e l’assimilazione, ma anche il rilascio e l’evacuazione a livello fisico, emotivo, mentale e spirituale.

Entrando nel Convivio, ogni membro è consapevole che si tratta di uno spazio sacro, la cui frequentazione favorisce un processo di guarigione comprendente non solo i partecipanti, la Comunità e il territorio circostante, bensì l’intero pianeta, e ogni forma di vita visibile e invisibile di questo e altri universi.

Il Convivio ci ricorda che sebbene le circostanze del tempo atmosferico, emotivo e mentale, con i loro diversi livelli di buio e luminosità, possono cambiare in un gruppo o per ogni individuo, la presenza del punto centrale, dell’asse verticale, chiamato anche Sacro Cono, permane costante e accessibile ugualmente per tutti. Il Cerchio ci insegna così a rilasciare l’identificazione con i nostri processi emotivi e mentali personali, diventando coscienti di fare parte di una più ampia realtà.

Negli incontri di Convivio i partecipanti si siedono solitamente in cerchio impiegando protocolli diversi in base alle tradizioni e consuetudini locali. In genere il Convivio inizia con alcuni momenti di silenzio o con un’invocazione che consente di riconoscere e attivare la sacralità dell’incontro. Dopo una purificazione e centratura mediante fumigazione, preghiera, danza, canti, tambureggiamenti, meditazione, letture da testi sacri o altre pratiche, a ogni partecipante è data la possibilità di intervenire uno a uno, ricevendo attenzione e rispetto totale da tutti gli altri.

Durante il Convivio ognuno ha l’opportunità di vedersi rispecchiato in chi parla e di fornire, a sua volta, questa possibilità agli altri partecipanti. In questo modo si sviluppa intimità e fiducia, e si impara ad accettare gli altri come parte di sé stessi.

La disposizione circolare garantisce la coesione del gruppo e il suo rapporto paritario con il Centro, che rappresenta il Sacro Cono nella sua espressione di asse verticale, in cui si collocano i tre mondi della cosmologia sciamanica.

Prima dell’arrivo dei partecipanti, il Sacrista (Preparatore del Convivio) ha il compito di sistemare in maniera completa quanto è necessario per l’incontro.

I partecipanti si mettono a sedere in posizione circolare, assicurandosi di spegnere cellulari e altre apparecchiature elettroniche, e di essere tutti in grado di vedersi l’un l’altro senza sforzi. In questo modo esemplificano la loro connessione sia con l’asse verticale sia con l’asse orizzontale. Si possono impiegare sedie o cuscini.

Se un membro regolare del Cerchio è assente una sedia o cuscino è lasciato vuoto per rappresentarlo. Altri posti possono essere lasciati vuoti in rappresentanza di forze o riferimenti che si intendono considerare durante il Convivio, per esempio, lo Spirito del Luogo. Inoltre il Facilitatore informa riguardo i motivi di eventuali assenze di partecipanti regolari.

La postura da adottare durante il Convivio è quella classica della meditazione, seduti a terra o impiegando una sedia. Se il Convivio è breve, come il Convivio Base, sarebbe ideale trovare una posizione comoda e mantenerla per la durata dell’incontro. Questo perché il Convivio è inteso come pratica spirituale a tutti gli effetti, per cui occorre essere presenti nello spirito, nel corpo e nella mente. Quando la durata del Convivio non è breve è possibile cambiare posizione e fare alcune pause per stirarsi, sciogliere i muscoli, fare una serie di respiri profondi, ecc.

È necessario che tutti i partecipanti siano a conoscenza dell’intenzione del Convivio, ossia che oltre a conoscere le norme particolari e generali, siano informati sul motivo dell’incontro, su chi sarà presente e su eventuali contributi che sono chiamati a offrire durante il lavoro. Il Facilitatore ha il compito di invitare i partecipanti, comunicando l’intenzione dell’incontro, che poi avrà cura di ripetere all’inizio dell’incontro.

Il Centro del Cerchio rappresenta il Sacro Cono, l’asse verticale, la Luce, il Divino e ad esso è fatto regolare riferimento, tramite un’interazione costante. Al centro del cerchio è posta una candela e/o qualcosa di significativo, una rappresentazione tangibile del Sacro Cono, che idealmente è sempre la stessa, e può essere affiancata talvolta da ulteriori oggetti che esemplificano l’intenzione particolare di ogni incontro.

Simulacro della Parola: può essere un cristallo, un sonaglio, una pietra, un libro sacro, una conchiglia, un bastone, un calice, una sfera o un altro strumento connesso alla tradizione del gruppo o del luogo in cui si tiene il Convivio. Il Simulacro rappresenta l’intenzione del Cerchio e costituisce un aspetto del Centro. I partecipanti possono parlare soltanto quando tengono questo oggetto tra le mani, e questo significa, tra le altre cose, che non si può interrompere una persona mentre sta parlando ma che dobbiamo ascoltarla fino alla fine. Il Simulacro può essere fatto girare nel Cerchio in senso orario o posto al Centro del Cerchio e preso da chi vuole intervenire. Se il Simulacro viene fatto girare nel Cerchio e qualcuno, quando è il suo turno, non ha nulla da dire, passa il pezzo parlante al suo vicino. L’uso del Simulacro è facoltativo ed è preferibile nei cerchi di più lunga durata.

Invocazione: costituisce l’inizio ufficiale del Convivio, il momento in cui è formalmente aperto con un invito diretto alla Luce ad essere consapevolmente presente. Dal momento dell’invocazione iniziale fino all’invocazione di chiusura, il Convivio è uno spazio sacro ufficiale, al cui interno sono in vigore i suoi accordi e linee guida. L’invocazione ha luogo con l’Implementazione e Conflagrazione del Sacro Cono, cui sono aggiunti i riferimenti binari del giorno, e opzionalmente preghiere, o altre parole ispirate, che includono un diretto ed esplicito riferimento al riconoscimento della presenza del Sacro Cono. Dopo l’invocazione è possibile leggere un breve brano da un testo sacro, inserire una musica sacra, fare un canto, danza, o fornire informazioni base sulle caratteristiche astrologiche e spirituali del giorno.

Ruoli del Convivio

Rettore: è l’autorità monocratica provvisoria e vicaria sita al vertice del Cerchio del Sacro Cono con la responsabilità di preservarne il lignaggio, di sovrintendere ogni sua attività, di dirigere la formazione curiale e di addestrare, iniziare e accreditare i membri del Cerchio.

Mentore: è un membro del Cerchio che ha ricevuto un’iniziazione specifica (Pahai Achara) e conseguito le qualifiche per adempiere il ruolo di consulente con competenze di custodia e insegnamento della tradizione astrosciamanica. Il suo compito consiste nell’operare al servizio dei praticanti al fine di fornire assistenza, supporto e informazioni in accordo con la Formazione e le pratiche astrosciamanica. La qualifica di Mentore richiede il completamento dei i tre stadi del Primo Livello (base, intermedio, avanzato), la certificazione 0, 1 e 2 e l’ammissione al secondo livello, oltre che il completamento del Magistero.

Tutore: ha la responsabilità di gestire il protocollo del Convivio, assicurandone l’integrità e il rispetto degli accordi. Ha il compito di fare le invocazioni iniziali e finali e definire i temi dell’incontro. Ha la facoltà di intervenire o interrompere chi parla nel caso vi siano inadempienze degli accordi. L’identità del tutore è stabilita con rotazione periodica ed è chiarificata al termine di ogni incontro per l’incontro successivo. Per poter operare come Tutore occorre aver completato la formazione astrosciamanica del primo livello base, aver conseguito la certificazione 0, ed aver iniziato la formazione del primo livello intermedio da almeno otto mesi, con l’impegno di portarla a termine nei tempi dovuti, e frequentare il Magistero da almeno tre mesi.

Tutore Supplente: opera come il Tutore, avendo ricevuto speciale autorizzazione dal Rettore, esclusivamente a tempo determinato. Per poter operare come Supplente occorre aver completato la formazione astrosciamanica del primo livello base, aver conseguito la certificazione 0, ed aver iniziato la formazione del primo livello intermedio da un mese, con l’impegno di portarla a termine nei tempi dovuti, e frequentare il Magistero da almeno un mese.

Sacrista: ha il compito di allestire il Cerchio prima del suo inizio, predisponendo i posti a sedere, il Centro, la candela e tutti gli oggetti richiesti per l’occasione. Riceve inoltre i partecipanti nel luogo dell’incontro ed ha la responsabilità di tutto quello che accade prima e dopo l’incontro. A conclusione del Cerchio il Preparatore provvede a liberare lo spazio e a riporre il Centro e altri oggetti nei loro luoghi di conservazione.

Tenutario del Tempo: ha la responsabilità di mantenere il rispetto dei tempi concordati per ogni intervento, segnalando a chi parla quando è il momento di avviarsi a concludere (secondo i tipi di cerchio da mezzo minuto a due minuti prima) e il punto limite in cui non è più possibile parlare. È nominato all’inizio di ogni Cerchio.

Guardiano: ha il compito di vigilanza del Cerchio, riguardo sia il rispetto degli accordi sia l’integrità spirituale e della parola. Il suo ruolo può essere svolto dal Tutore quando il numero dei partecipanti è limitato. Il Guardiano opera come figura di supporto del Tutore.

Scriba: ha la responsabilità di riportare in forma scritta il contenuto degli incontri, in particolare dei Cerchi decisionali, quanto viene proposto e deciso, e anche eventuali messaggi e visioni. Ha il compito anche di registrare gli incontri, redarre eventuali minute, ecc.

Clicca qui per il MANUALE PROVVISORIO DI PROPEDEUTICA AL CONVIVIO DI PAHAI INTERDIMENSIONAL

Aspetti planetari

Novembre 11, 2018 by admin

In ciascun individuo, ogni pianeta ha una norma di espressione diversa secondo la posizione che occupa nella mappa astrologica al momento della nascita (fotogramma fisso) e nei suoi spostamenti successivi insieme con altri corpi celesti (continuazione del film). Queste diversità espressive sono misurate in base alle distanze angolari che si formano tra pianeti e altri punti astrologici. Alcune distanze sono considerate significative e sono definite con il termine aspetti. Gli aspetti che si riferiscono alle posizioni natali sono chiamati aspetti di nascita. Quelli che riguardano il rapporto tra le posizioni natali e gli spostamenti successivi dei pianeti sono invece denominati aspetti di transito.

Gli aspetti definiscono il tipo di relazione esistente tra due o più pianeti o punti astrologici, e il modo in cui essi tendono a funzionare nelle specifiche aree descritte dalla mappa astrologica. Gli aspetti si basano sulla divisione frazionale del cerchio di 360° dell’eclittica.

I principali aspetti sono i seguenti.

Congiunzione (0°)
Sestile (60°)
Quadratura (90°)
Trigono (120°)
Semisestile (30°)
Quinconce (150°)
Opposizione (180°)
Parallelo (pianeti con stessa declinazione)

Fondamentalmente, esistono due tipi di aspetti: quelli tradizionalmente ritenuti facili (trigono, sestile, quintile, congiunzione, parallelo) e quelli difficili (opposizione, quadratura, quinconce), sebbene vi siano aspetti definibili anche come neutrali (congiunzione, parallelo). Gli aspetti facili indicano che tra le parti coinvolte esiste un’interazione spontanea e agevole, mentre quelli difficili, che qui preferisco chiamare energetici, evidenziano una certa tensione o concentrazione di energia in grado di generare i rancori più consistenti o, in caso di rilascio, le benedizioni più sublimi.

Quando due pianeti sono in aspetto energetico contribuiscono in genere a creare le principali situazioni di perdono e trasformazione nella vita. È soprattutto con essi che si verificano occasioni di confronto durante le esplorazioni astrosciamaniche. Con l’aiuto dello Spirito Guida, posso stabilire un dialogo con i pianeti, nella forma di Spiriti Totem, per conoscere l’effettiva realtà delle loro condizioni e perché creano dei problemi.

Ogni situazione di malessere o crisi ha una sua precisa ragione e deriva da un’errata comunicazione tra una o più forze. Qui ho la possibilità di assumermi le mie responsabilità e di rivendicare il mio potere. Tramite la Guida, posso convocare le forze dissonanti ed esprimermi direttamente con loro. Posso dirgli che quando esse si rifiutano di collaborare e di adempiere il mio Intento più alto, contribuiscono a creare dolore e caos nella mia vita e in quella di chi mi circonda. Si tratta di chiedere di che cosa hanno bisogno per lavorare in armonia le une con le altre, e di creare nuove condizioni operative.

Quando due pianeti sono in aspetto facile, possiedono un potenziale spontaneo per operare insieme e per unire creativamente le reciproche energie. Raramente si trovano in conflitto, anche se possono creare condizioni di inerzia e automatismo, quando l’Intento della persona in questione è confuso o è separato dalla Funzione. Spesso, le forze unite da aspetti facili, operano o se la spassano così bene insieme che, se non riescono a trovare un riconoscimento consapevole, una situazione piacevole o un Intento chiaro nella vita dell’individuo in questione, possono decidere di andarsene per i fatti loro o di porsi al servizio di altre persone, entità o situazioni cui l’Intento non manca. Quando ciò accade, sia nel caso di aspetti facili o energetici, si tratta di andare a recuperare con la Guida, e l’eventuale aiuto di ulteriori alleati, queste forze che ci hanno abbandonato e di reintegrarle nella nostra esistenza. Impiegando la carta natale e varie tecniche di viaggi sciamanici o di recupero dell’anima, posso individuare queste forze e chiedere loro di contribuire al mio Intento collegato alla Funzione.

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