Gli Elementi rappresentano per le cosmogonie delle civiltà umane occidentali e orientali i regni e le matrici del cosmo manifesto, in cui tutto esiste e consiste. Nella tradizione ellenica sono quattro (fuoco, terra, aria, acqua) e furono introdotti da Empedocle, che li chiamò (rizòma ‘radici’). Ogni radice possiede una coppia di attributi – fuoco (caldo e secco), acqua (fredda e umida), terra (fredda e secca), aria (calda e umida) – che, secondo Ippocrate caratterizza rispettivamente quattro umori (bile gialla, flegma, bile nera, sangue) e temperamenti: collerico (magro, asciutto, colorito, irascibile, permaloso, furbo, generoso, superbo), malinconico (magro, debole, pallido, avaro, triste), flemmatico (grasso, lento, pigro, sciocco), sanguigno (gioviale, allegro, goloso, sessualmente giocoso). L’etere, sinonimo di quintessenza è il quinto elemento e rappresenta l’essenza del mondo verticale e invisibile. I riferimenti agli elementi sono presenti nella tradizione induista – khsiti o bhumi (terra), ap o jala (acqua), agni o tejas (fuoco), marut o pavan (aria o vento), byom o akasha (etere) – e nel ciclo creativo e distruttivo di quella cinese: legno (alimenta il fuoco, divide la terra), fuoco (crea la terra, cenere e scioglie il metallo), terra (genera il metallo, assorbe l’acqua), metallo (raccoglie l’acqua, abbatte il legno), l’acqua nutre il legno, spegne il fuoco).
In astrologia si chiamano triplicità (perché ciascun elemento è composto di tre segni zodiacali), e comprendono Fuoco, Terra, Aria e Acqua. La natura di ciascun elemento definisce molte caratteristiche dei segni che lo compongono, anche se ognuno le esprime in modi diversi.
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